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25/09/11

doattime 25/09/2011

una delle 36 vedute della Tour Eiffel di Henri Riviere 1902

Seiko Kato

Paul Klee, Ad Marginem, 1930,

Gerhard Richter, The Chicago Art Institute Collection

Foto di John Loengard © Time Inc Ad Reinhardt New York 1966

Foto di Jean Mounicq Alberto Giacometti, Paris, 1961

Foto di Edward Steichen, studio di Brancusi, 1920

Amore e Psiche



Palazzo Salmatoris di Cherasco, in provincia di Cuneo, dopo aver ospitato, negli anni scorsi, le prestigiose mostre di Picasso, De Pisis, Ligabue, Campigli, De Chirico, Guttuso, Morandi, da Picasso a Fontana, i Fratelli De Chirico a confronto, Chagall Mirò e Magritte, Felice Casorati e la sua Scuola, Gli Italiani di Parigi da Modigliani a Campigli, Carlo Carrà, De Pisis e il suo tempo, Sironi, Guttuso, Vedova. Arte e Ideologie politiche a confronto, dall'8 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012 presentauna nuova significativa mostra " AMORE E PSICHE - Il silente passaggio della figura tra reale e trasfigurazione dall'800 ai giorni nostri ".

La rappresentazione della figura e la sua metamorfosi, nel passaggio dal reale all'astratto, da psichead amore, dal razionale all'irrazionale, costituisce uno dei temi centrali dell'arte moderna e contemporanea.
La necessità di una nuova definizione pittorica del mondo figurale comincia a incalzare nell'800 quando la pittura, ormai stanca della ripetizione accademica di modelli dall'antico, si pone a confronto diretto con la natura e la realtà visibile, per poi giungere nel secolo scorso a interpretazioni soggettive e introspettive.

La mostra di fine anno di Cherasco propone oltre 70 autori con opere di grande eleganza, ponendo l'accento sui due poli d'attrazione creativa, passando dalla rappresentazione oggettiva all'interpretazione del cosmo figurale.
Vengono presi in esame 200 anni di produzione artistica attraverso le opere di pittori neoclassici e romantici; quelle di artisti macchiaioli o pre impressionisti, artisti che scompongono il colore con la tecnica del divisionismo per concludere il XIX secolo con la presenza degli autori iniziatori della pittura Scapigliata.

Dai ritratti vaporosi che hanno caratterizzato la pittura "fin de siècle" si passa alla disgregazione dinamica delle forme e delle figure tipica di cubismo e futurismo.

Non mancano le rappresentazioni tipiche del periodo Metafisico e del "ritorno all'ordine" tipico di Novecento.

L'attenzione alle istanze europee è rappresentata dalla pittura post impressionista dei Sei di Torino e dal movimento Chiarista lombardo.
Dagli anni cinquanta la figura diventa un'aggregazione di materia cromatica per divenire negli anni più recenti rarefatta ed evanescente.

Christo progetto impacchettamento del monumento a Vittorio Emanuele a Milano 1970

Bansky - The Key To Making Great Art Is All In The Composition 2004

Artverona



Fedele alla sua missione di fiera più rappresentativa delle gallerie italiane di qualità, ArtVerona11 si muove tra continuità ed evoluzione

Un pensiero fortemente positivo anima questa nuova edizione di ArtVerona che, svolgendosi per prima tra le maggiori fiere, apre di fatto la stagione del mercato dell’arte moderna e contemporanea.

Accreditata come uno dei principali appuntamenti italiani per il mercato, ArtVerona si conferma al tempo stesso manifestazione espositiva ed evento culturale.

Rinnova i premi Aletti e il concorso Icona, le sezioni PhotoArtVerona e VideoArtVerona, e d’Est con l’accurata indagine sull’arte della vicina Europa orientale.

Sulla scia del successo ottenuto, conferma le iniziative più recenti quali I Numeri primi, all’interno del format pluriennale On Stage, e Independents2; la prima tesa a promuovere la ricerca nel sistema dell’arte contemporanea, la seconda ideata per ospitare, in un contesto inusuale come la fiera, associazioni, fondazioni, collettivi e spazi no profit.

Propone nuovi appuntamenti legati al teatro e alla musica contemporanei e attraverso tre suggestive installazioni, all’interno della sezione 045 Open Space, stimola il dialogo tra arte contemporanea e luoghi antichi della città.

Artesera n° 9




Il nuovo sito web di ArteSera

Venerdì 30 Settembre verrà presentato in anteprima a Ferramenta il nuovo sito web di ArteSera: nato come emanazione diretta del giornale, il portale vuole essere luogo di deriva, approfondimento e confronto sui temi del contemporaneo.

Una piattaforma che, come il freepress, vuole suggerire spunti e visioni attraverso il racconto diretto dei protagonisti: centrale nel nuovo sito sarà infatti il blog, inteso come spazio comune per tutti coloro che vogliano condividere l’intento di ricerca e divulgazione culturale. Così come la sezione progetti, che si arricchirà nel tempo con tutte le iniziative correlate ad ArteSera, e l’archivio, che conserverà in versione consultabile e scaricabile i numeri del freepress.


ArteSera n°9

il nuovo numero di ArteSera per la prima volta non è un numero monotematico, ma un giro d'orizzonte...per tutti quelli che vogliono farsi un'idea!


Si riparte a settembre, che sembra sempre il vero inizio dell’anno, molto più che a gennaio. Che invidia i diari di scuola, che riempiono in queste settimane le cartolerie e le librerie con colori, figure e formati diversi. È una leggerezza alla quale ambire, in un ritorno che respira pesante per tutti, che non ha dato tregua a nessuno con le notizie estive […] Ma per certi versi è la solita storia, appunto sempre italiana, fatta di identità, indole, segreti, corsi e ricorsi, opacità. Un miele trasparente che continua ad avvolgerci e a rallentarci sguardo, azione e coscienza. Come racconta Mario Martone in “Noi credevamo”, tra cinema, teatro e arte. È un simbolo perfetto di questa situazione l’opera di Gabriele Arruzzo, che dà la copertina al numero e parla la stessa lingua, anche storica, del film di Martone. Un nuovo stemma per la Repubblica Italiana carico di metafore. Vedere lucidamente l’anima delle cose, capirne la radice per stare in contatto con la realtà, fuori dal rumore del vento.

Per esempio, per parlare ancora di Biennale di Venezia e querelle annesse, una visita dovrebbe partire dal Padiglione dell’Egitto, che davvero segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, anche per chi non vuol sentire né vedere.

Da Pechino due italiani avventurosi e curiosi, Rosario Scarpato e Monica Piccioni, eredi dei grandi viaggiatori dei secoli passati, raccontano Pechino attraverso tre decenni.

Al Maxxi si parla di India oggi, fissata nell’immagine di un’autostrada affollata in tutte le direzioni, piena di luce, vita, caos, in corsa per il mondo. E il mondo una volta passava per il Piper, quello torinese, non quello romano, altrettanto fantastico, quasi un fantasy a ricordarlo ora. Ma la realtà a volte è un sogno, per fortuna, è una visione relativa dove piani diversi si mescolano, come nei poetici lavori di Paolo Leonardo per Collezione Artesera.

Nel numero si parla anche di copyright, di come sia un vero ginepraio capire genio e plagio, furbizia e libertà. E poi di nuovi distretti d’arte che sorgono sulla mappa cittadina e di belle mostre che aprono e del nuovo sito web di ArteSera, una nuova piccola sfida con cui vogliamo inaugurare questo inizio d’anno.

Chiude la Fondazione Pomodoro




All'improvviso, nei giorni scorsi, è giunta la notizia della prossima chiusura, degli spazi espositivi di via Solari (l’ex fabbrica Riva-Calzoni), della Fondazione Pomodoro, che avverrà il 31 Dicembre.

Molto stringato il comunicato:

«Arnaldo Pomodoro, presidente della Fondazione, ringrazia gli enti pubblici e privati, gli artisti, e quanti sin dal 2005, anno di apertura degli spazi di via Solari, sono stati vicini e hanno collaborato con questa istituzione».

Annullate le mostre già programmate, su Giuseppe Penone e Igor Eskinja.

Costituita dal 2005, in soli sei anni ha vivacizzato, nel bene e nel male, la realtà artistica milanese, soprattutto per il settore della scultura.

L'ente avvisa comunque che non si scioglierà ma proseguirà, in modo diverso, le sue attività, presso il l'atelier dell'artista Arnaldo Pomodoro, cioè il presidente della fondazione.

22/09/11

Pavilion of Art & Design



Come ogni anno si svolge presso Berkeley Square una fantastica esposizione di arredi artistici e pregiati pezzi di design storici e contemporanei.

Un grande evento organizzato da Patrick Perrin e Stéphane Custot che dopo un rigoroso processo di selezione ha riunito i migliori venditori da tutto il mondo nei loro rispettivi campi, che sono l'Arte Moderna, Design, Arti Decorative, Fotografia e Arte Tribale.

PAD 2011 a Londra oggi può così presentare 57 espositori di gran prestigi, provenienti da Europa, Asia e Nord America,

Selezione che si basa sull'offerta dei migliori oggetti di design e arte, pezzi unici e originali.

Ecco l'elenco completo dei partecipanti

88 GALLERY (UK) / GABRIELLE AMMANN (Germany) / ANNE AUTEGARDEN (Belgium) / MANUEL BARBIÉ (Spain) / BLAIRMAN & SONS (UK) / JEAN-DAVID BOTELLA (France) / BEN BROWN (UK) / CARPENTERS WORKSHOP GALLERY (UK & France) / CHAHAN (France) / ROSSELLA COLOMBARI (Italy) / CONNAUGHT BROWN (UK) / E&R CYZER (UK) / DANSK MØBELKUSNT (Denmark) / DICKINSON (UK) / DIDIER LTD (UK) / DOWNTOWN (France) / ENTWISTLE (France & UK) / EYKYN MACLEAN (USA) / FAGGIONATO (UK) / FRIEDMAN BENDA (USA) / DAVID GILL (UK) / CRISTINA GRAJALES (USA) / LOUISA GUINNESS (UK) / HAMILTONS (UK) / HAZLITT HOLLAND-HIBBERT (UK) / STELLAN HOLM (USA) / HOPKINS CUSTOT (UK) / MICHAEL HOPPEN (UK) / WILLY HUYBRECHTS (France) / BERNARD JACOBSON (UK) / JOUSSE ENTREPRISE (France) / ROBIN KATZ (UK) / JACQUES LACOSTE (France) / LAMBERTY (UK) / PASCAL LANSBERG (France) / LEFEVRE (UK) / LUXEMBOURG & DAYAN (USA & UK) / YVES MACAUX (Belgium) / THE MAYOR GALLERY (UK) / TODD MERRILL (USA) / MITCHELL-INNES & NASH (USA) / MODERNITY (Sweden) / RICHARD NAGY (UK) / NILUFAR (Italy) / OSBORNE SAMUEL (UK) / PIERRE PASSEBON (France) / PERIMETER (France) / PRIVEEKOLLEKTIE (The Netherlands) / ADRIAN SASSOON (UK) / CLARA SCREMINI (France) / NATALIE SEROUSSI (France) / SLADMORE (UK) / TEGA (Italy) / VAN DE WEGHE (USA) / VEDOVI (Belgium) / GORDON WATSON (UK) / MARIA WETTERGREN (France)

Ancora una volta Moët Hennessy è lo sponsor che acquisterà un pezzo importante da donare alla sezione di Arti Decorative del Victoria & Albert Museum, iniziativa che prende il nome di MoëtHennessy-PAD London Prize. La prestigiosa giuria selezionatrice è presieduta dall'architetto e designer Nigel Coates, è composta da figure di rilievo nei campi dell'arte, della moda, della cultura, della comunicazione e di business, come Allegra Hicks, Jasper Conran, Tom Dixon, Bella Freud e Karla Otto.

Il dublinese architetto David Collins, noto per i suoi interni di lusso e design, è stato invitato a disegnare la zona di ingresso della fiera di quest'anno.

doattime 22/09/2011

Roma; di arte in arte...



In queste stupende giornate autunnali la capitale offre una tre giorni e due notti di eventi spumeggianti dal 23 al 25 Settembre con Roma Art 2Nights organizzata da Untitled Association.

Gallerie e musei uniti per offrire dal mattino fino alle fresche serate alcuni eventi artistici, mete di sicuro interesse e piacere.

Partecipano i più importanti musei e gallerie d’arte contemporanea.

Le dieci gallerie promotrici del progetto Roma Art 2Nights sono:

1/9unosunove 200 Différents oiseaux Raffaella Crispino

Federica Schiavo Gallery L’ultima sigaretta Andrea Sala

Furini Arte Contemporanea Mind over mindAndrea Bianconi

Gagosian Gallery “Trash” di Dan Colen

Galleria Marie-Laure Fleisch “Trouble Rainbow” con Claudia Comte, Athene Galiciadis e Melodie Mousset.

Magazzino “Testimone di fatti ordinari” di Alessandro Piangiamore

Monitor “Bus de la Lum” di Nico Vascellari

RAM Radioartemobile “Camere # 16” La Terza Tigre Rossella Biscotti, Mark Manders, Olaf Nicolai

T293 con Jordan Wolfson

The Gallery Apart “Patterns of Paradise” di Astrid Nippoldt



A cui si affiancano le mostre di

Fondazione Pastificio Cerere Texts – Postcard from… Massimo Grimaldi,

Fondazione Volume! Sans fin di Christian Boltanski

e Nomas Foundation presenta “La Visione di Carlo (Vizi di Forma)”, la prima mostra personale in Italia di Rosalind Nashashibi, realizzata in collaborazione con Peep-Hole di Milano.



Sarà anche assegnato il Menabrea Art Prize alla sua prima edizione, premio di promozione per giovani artisti senza gallerie.
Il Menabrea Art Prize nasce dal felice connubio tra Untitled Association, associazione no-profit sorta a Roma nel 2010 per promuovere e sviluppare progetti legati all’arte contemporanea, e Birra Menabrea S.p.A., prestigiosa e storica casa birraria, sensibile ai temi della sperimentazione artistica e del design, già sponsor tecnico della prima edizione di Roma Art 2Nights, manifestazione curata e promossa da Untitled Association nel 2010.

Per la finale, i cinque artisti italiani selezionati – Valentino Diego (Torino, 1978); Anna Franceschini (Vigevano, 1979); Invernomuto, duo composto da Simone Bertuzzi (Piacenza, 1982) e Simone Trabuzzi (Piacenza, 1983); Postcards from Beirut, duo composto da Elisabetta Mori, (Livorno, 1978)e Rocco Poiago (Firenze, 1976); Mirko Smerdel (Prato, 1978) – sono chiamati a riflettere sul tema del doppio.

La giuria, composta da Vincenzo de Bellis, curatore indipendente e direttore di Peep Hole, Milano; Adrienne Drake, curatrice indipendente e direttore artistico Fondazione Giuliani, Roma; Nicola Furini, gallerista; Jacopo Giacomini, collezionista;Silvia Macchetto, art communication consultant e rappresentante segnalato da Birra Menabrea S.p.A; Attilio Rappa, collezionista e rappresentante segnalato da Birra Menabrea S.p.A, ha scelto Mirko Smerdel.

Al primo classificato, Menabrea S.p.A. dedicherà una Birra “Special e limited Edition” dell’esclusiva linea “Top Restaurant”, già disponibile presso i migliori ristoranti italiani. L’opera del vincitore sarà infatti riprodottasull’etichetta di una bottiglia della prestigiosa referenza, poi distribuita sul mercato ed anche proposta a collezionisti, associazioni e fondazioni per l’arte, nell’ambito di iniziative con scopi benefici.

Il vincitore riceverà, inoltre, da Birra Menabrea un premio di 2.000 euro. A partire dal 30 settembre tutte le opere selezionate per il “Menabrea Art Prize” saranno esposte nello storico stabilimento Menabrea di Biella, all’interno di una sala dedicata all’iniziativa, e saranno visibili sul sito di Untitled Association nell’area riservata a questo premio.


Programma

Venerdì - 23 settembre 2011

Dalle ore 10 alle ore 20 apertura straordinaria di Gallerie e Fondazioni

Sabato – 24 settembre 2011

Dalle ore 10 alle ore 20 apertura straordinaria di Gallerie e Fondazioni

Ore 19.30 proiezione a cura di Nomas Foundation presso Museo MAXXI

Ore 22.30 Roma Art 2Nights Party presso la Hall del MAXXI

Domenica – 25 settembre 2011

Dalle ore 10 alle ore 18 apertura straordinaria di Gallerie e Fondazioni

Ore 18.30 cocktail di chiusura e premiazione del Menabrea Art Prize presso la terrazza del museo MACRO

Al Pav Domenica 25/09 workshop




DOMENICA=WORKSHOP

Arte contemporanea, natura e scienza al Parco Arte Vivente. Laboratori a partecipazione gratuita pensati per il tempo libero comune di adulti e bambini, su prenotazione sino a esaurimento posti.

Biologia creativa

ON, PRINCIPI DI BIO LUCE


A cura dello staff del PAV

La bioluminescenza - la luminosità naturale degli organismi viventi - ha colpito l’immaginazione di molti artisti impegnati a studiarne e utilizzarne il meccanismo a fini estetici, etici e ambientalisti. In sede di laboratorio, utilizzando materiali inerti e apposite sostanze fotosensibili, vengono prodotti elaborati collettivi che assumono la caratteristica della luminosità.

Il laboratorio, previa prenotazione, è a partecipazione gratuita compresa nel biglietto di ingresso al museo.

Francesco Polenghi



Partendo dall’adesione al pensiero di Spinoza e utilizzando l’approccio scientifico per superare il dualismo tra corpo e mente, Francesco Polenghi ha realizzato opere in cui il procedimento pittorico deriva dai sensi, dall’intelletto e dall’esperienza, nel coesistere della ricerca empirica e del rigore matematico.

Il percorso espositivo che si snoderà negli spazi della Novalis Contemporary Art di Torino permetterà al visitatore di attraversare il lavoro di Francesco Polenghi e prendere parte, o meglio completare con la contemplazione, al flusso di energia che la sua pittura inevitabilmente evoca. I luoghi dei suoi dipinti sono il risultato di esperienza e pulsioni soggettive in cui si avverte un equilibrio formale dato dall’armonia dei colori e dalle complesse policromie.

Nella fase iniziale Francesco Polenghi si astrae dal mondo circostante ed effettua la prima stesura del colore, arricchendola nella fase successiva di uno spessore timbrico sovrapponendo al segno iniziale uno strato di colore diverso.L’utilizzo della pittura ad olio e i suoi tempi d’essicamento obbliga l’artista ad attendere prima di intervenire nuovamente, ma soprattutto gli permette di lavorare su più tele in contemporanea e di ragionare con distacco sui limiti della pittura. Le piccole forme cilindriche che attraversano le tele, sempre quadrate, rappresentano i segni del flusso di energia e dell’esperienza spirituale di Francesco Polenghi, quasi il respiro dell’artista, che diventano forma ed esperienza di un complesso procedimento di astrazione in cui lo spettatore ne diventa, non solo il testimone, ma il protagonista.

arte parole e ...



Continua la produzione dei “notebook” di dOCUMENTA (13) del progetto “100 Notizen – 100 Gedanken “ (100 notizie + 100 pensieri), questa volta ci si sposta alla Kadist Art Foundation presso Hôtel du Grand Veneura in rue de Turenne, 60 a Parigi il 24 Settembre alle ore 19.

L’incontro sarà introdotto da Sandra Terdjman, direttore del programma di Kadist Art Foundation, con Chus Martínez, Capo del Dipartimento, membro dell’Agent Group per Documenta (13) e Raimundas Malasauskas, agente per Documenta (13), che discuteranno sulle forme attive di pensiero e le prospettive dell 'avvenire con Alejandro Jodorowsky, autore del notebook. 14.

I notebook sono realizzati in tre diversi formati (A6, A5, B5) e vanno da 16 a 48 pagine. I collaboratori provengono da diversi campi - arte, scienza, filosofia, psicologia, antropologia, teoria politica, letteratura e poesia. La seconda serie di autori notebook includono Arjun Appadurai e Nalini Malani, Doug Ashford e Julie Ault, Mario Bellatin, Bifo - Franco Berardi, Mariana Castillo Deball e Roy Wagner, Dario Gamboni e Paul Gauguin, Mariam e Ashraf Ghani, Donna Haraway, Alexander Kluge , Pamela M. Lee e Meyer Shapiro, Romaine Moreton, Nikos Papastergiadis e Cornelius Castoriadis, Griselda Pollock e Charlotte Salomon, Suely Rolnik, Annemarie Sauzeau, e Mario Garcia Torres.

Commissionato dal direttore artistico di DOCUMENTA (13) Carolyn Christov-Bakargiev con il capo dipartimento, membro del gruppo di Agent Core, Chus Martínez, questa serie di documenti sono curati dal capo delle pubblicazioni, Bettina Funcke.

I “100 Notizie + 100 Pensieri” è stato lanciato in posti diversi e in diversi momenti, ciascuno accompagnato da una discussione sulla natura e lo scopo di questo progetto editoriale.

Ispirandosi alle dolci colline albesi



Dopo l’esperienza nell’evento “15 artisti per Steven” dell’anno scorso, è tornata, presso la Casa d’artista nella Tenuta Monsordo Bernardina della famglia Ceretto di Alba, l’artista americana Kiki Smith, nota per il suo delicato lavoro dalla fragile impronta femminili.

L’artista starà nella seducente terra di langa per lasciarsi stimolare dal suggestivo paesaggio e sviluppare un progetto con istituzioni piemontesi.

La Casa d’artista, sostenuta dalla famiglia Ceretto nella Tenuta Monsordo Bernardina è parte di una serie di progetti che questa nota società vinicola ha verso l’arte contemporanea. Come la magnifica Cappella del Barolo, rinnovamento realizzato invitando gli artisti David Tremlett e Sol LeWitt, o gli affreschi di Francesco Clemente per il ristorante La Piola, gestito assieme al Ristorante Piazza Duomo, nel cuore di Alba.

Patterns of Paradise



Il progetto PATTERNS OF PARADISE sarà esposto nella personale che, dal 13.10 al 20.11.2011, il Kunstraum Muenchen dedicherà ad Astrid Nippoldt.


The Gallery Apart è lieta di annunciare la sua partecipazione alla inaugurazione collettiva delle gallerie romane 1/9, Marie-Laure Fleisch, Furini Arte Contemporanea, Monitor, Federica Schiavo e T293 che per la prima volta apriranno contemporaneamente le porte al pubblico per celebrare il lungo weekend d'arte di Roma Art2Nights dal 23 al 25 Settembre.

20/09/11

doattime 20/09/2011

Nopx|artbook 2010



La produzione di Elisa Abela parte dalla raccolta di immagini, vecchie foto recuperate e ritagli cartacei di varia provenienza che, rielaborati prima sul piano mnemonico, riemergono per essere ri-assemblati, assecondando una pratica meccanica che ha origini compulsive e visionarie.

Questi frammenti di memoria visiva vengono impaginati all'interno di vecchi libri (scelti sulla base dei loro contenuti), di scatole appositamente realizzate o su supporti di vario genere (es. carta fotografica, alluminio, plexiglass, cartoncino) piegati, di volta in volta, alle diverse esigenze comunicative e semantiche. La risorsa tecnica e linguistica più originale di questi lavori è rappresentata dall’uso del nastro adesivo, o meglio del nastro isolante.

Con la sua forte impronta materica e cromatica -oltre al bianco e al nero più diffusi nei lavori elettrici, vengono impiegati rosso, verde, giallo, blu e anche marrone- il nastro isolante è il mezzo col quale viene tracciata l’identità grafica del foglio di carta che ospita il collage. A questo percorso che tende a ridisegnare un repertorio di immagini trovate, a volte contribuisce anche l’uso del pennarello nero, chiamato a cucire, isolare, puntualizzare, –con maggiore duttilità di tratto del nastro- i diversi ritagli distribuiti sulla pagina.

I materiali utilizzati per contestualizzare questi frammenti offrono qualche indizio relativo al linguaggio e ai toni del prodotto complessivo, che traduce la memoria in una piattaforma sperimentale dalla quale far partire nuove intuizioni. L'esito di questa manipolazione istintuale e incontrollabile si concretizza, per paradosso, in oggetti, collage e libri coerentemente strutturati, che diventano veicolo di narrazioni ambigue e sottilmente tendenziose, volte a spingere la percezione al limite tra realtà e verosimiglianza.

Nopx - via Saluzzo 30 Torino

In Deed: certificati di autenticità nell'arte



L'opera esiste anche se non esiste? E' sufficiente che il suo autore ci inviti a intendere come opera qualcosa che non ha niente di materiale, come un pensiero, un progetto o un'azione? Questa domanda è al centro della mostra In Deed: certificati di autenticità nell'arte, che nella Galleria di Piazza San Marco della Fondazione Bevilacqua La Masa.

La mostra, curata da Susan Hapgood e Cornelia Lauf, investiga il significato dei certificati di autenticità nel sistema dell'arte contemporanea, soprattutto a partire dagli anni '60, quando tali certificati hanno iniziato a accompagnare opere che non esistono fisicamente, bensì consistono in performance, opere concettuali, o istruzioni per realizzare l'opera a distanza.

L'esposizione è stata precedentemente allestita presso De Kabinetten Van De Vleeshal, Middelburg, Olanda; successivamente sarà ospitata presso le seguenti sedi: KOHJ International Artists' Association, New Delhi; Mumbai Art Room, Mumbai; Nero HQ, Roma; John M. Flaxman Library Special Collections, the School of the Art Institute of Chicago, Chicago; Salt Beyoğlu, Istanbul; The Drawing Center, New York.

I certificati di autenticità fanno riferimento a un'opera, ne attestano legalmente l'esistenza, costituiscono la ricevuta fiscale di una transazione; talvolta incorporano essi stessi un'opera d'arte. I certificati servono a validare l'autorialità e l'autenticità del lavoro e permettono il posizionamento dell'opera d'arte sul mercato come un prodotto di marca – anche quando si tratta di lavori transitori o immateriali. Mentre si presume comunemente che l'importanza intrinseca di una determinata opera d'arte dovrebbe essere evidente all'occhio di un esperto, i certificati puntano invece altrove l'attenzione, e dimostrano che i materiali o le qualità estetiche in un oggetto a volte non sono sufficienti a costituire l'opera d'arte. Nell'epoca contemporanea, globalizzata e capitalista, il certificato, con le implicazioni che esso comporta sul pensiero artistico, è diventato al contempo uno strumento di business e una dichiarazione filosofica sulla natura di un'opera d'arte. I certificati hanno valenze giuridiche e ontologiche che li rendono documenti particolarmente affascinanti per attestare i cambiamenti di atteggiamento nei confronti dell'arte e del ruolo degli artisti.

Fornendo esempi di certificati di artisti degli ultimi cinquant'anni, questa mostra svela come i ruoli dei diversi attori siano mutati e come siano anche cambiati i materiali delle opere e i contenuti stessi dell'arte. L'esposizione, che si rivolge a un pubblico eterogeneo di appassionati d'arte o di questioni legali, di studiosi o di curiosi, presenta documenti all'apparenza molto formali, così come certificati disegnati e personalizzati dai singoli artisti; sono inclusi certificati di:

Ruben Aubrecht, Judith Barry, Robert Barry/Stefan Brüggemann, Hemali Bhuta e Shreyas Karle, Pierre Bismuth, Marinus Boezem, George Brecht, Daniel Buren, André Cadere, Marcel Duchamp, Maria Eichhorn, Urs Fischer, Dan Flavin, Andrea Fraser, Liam Gillick, The Felix Gonzalez-Torres Foundation, Hans Haacke, Edward Kienholz, Yves Klein, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, Ken Lum, Piero Manzoni, Gordon Matta-Clark, Josiah McElheny e Allan Kaprow, Jonathan Monk, Robert Morris, Antoni Muntadas, Yoko Ono, Cesare Pietroiusti, Adrian Piper, Emilio Prini, Robert Projansky e Seth Siegelaub, Raqs Media Collective, Robert Rauschenberg, Sharmila Samant, Joe Scanlan, David Shrigley, Daniel Spoerri, Haim Steinbach, Superflex, Rirkrit Tiravanija, Ben Vautier, Lawrence Weiner, Franz West, Ian Wilson, Cerith Wyn Evans, Carey Young, Andrea Zittel, Heimo Zobernig.

Il catalogo della mostra, prodotto da Roma Publications, Amsterdam, è realizzato con il supporto di BlueLabel, Londra

Fondazione Bevilacqua La Masa - Galleria di Piazza San Marco, 71/c, Venezia

00 Italia - Esponenziale, eventi al Cesac di Caraglio




Con "00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire" e "Esponenziale. Vedute dalla Collezione La Gaia", a.titolo propone un nuovo capitolo di Fare Museo, il progetto curatoriale che orienta la sua direzione artistica al CESAC di Caraglio. Le due mostre si aggiungono alla personale di Andrea Fenoglio e Diego Mometti Il popolo che manca. aperta dal 2 luglio 2011, costituendo un insieme che declina l’arte contemporanea entro diverse scale e prospettive: il territorio, l’Italia, la scena internazionale. Attraverso le opere di oltre venti artisti, i pubblici del Filatoio potranno dunque misurarsi con un ampio panorama di ricerche attente a temi sensibili quali il rapporto tra località e globalità, tra presente e Storia, tra memorie individuali e collettive.

Secondo gli indirizzi di Fare Museo, le mostre 00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire e Esponenziale. Vedute dalla Collezione La Gaia sono il frutto di una rete di collaborazioni e sinergie, 00 ITALIA.

NON C’È UN’OMBRA NELLA QUALE SCOMPARIRE

Francesco Arena, Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Gianluca e Massimiliano De Serio, Armin Linke, Sislej Xhafa,

ESPONENZIALE. VEDUTE DALLA COLLEZIONE LA GAIA

Opere di Francis Alys, John Armleder, Miroslaw Balka, Lynda Benglis, Patty Chang & David Kelley, Sam Durant, Július Koller, Helen Mirra,
Mike Nelson, Roman Ondák, Gina Pane

DUE MOSTRE A CURA DI A.TITOLO con MARIANNA SABENA

Marcovaldoinnescate da un lato per avviare nuove strategie espositive capaci di far fronte alle criticità delle attuali politiche culturali e, d’altra parte, per articolare nelle pratiche espositive, nuove forme di autorialità e curatorialità fondate sullo scambio e sul rilancio. Le due nuove mostre sono, in questo senso, delle vere e proprie staffette. Staffette tra le ricerche e le scelte degli artisti; staffette di pensieri e riflessioni tra artisti, curatori, collezionisti rilanciate ai visitatori. I lavori dei sei autori di 00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire, sono stati individuati entro cento opere segnalate da duecento artisti attivi in Italia: un censimento, un indice di predilezioni, una raccolta avviata dal progetto 00 Italia, ideato da Andrea Bruciati, direttore della Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone. Adottando un criterio analogo, a.titolo ha chiesto ai sei artisti invitati una scelta ulteriore da compiersi entro la dimensione internazionale delle opere raccolte dalla prestigiosa Collezione La Gaia di Busca.

Esponenziale. Vedute dalla Collezione La Gaia completa dunque una progressione, facendo intendere, sin dal titolo, la potenziale estensione e capillarità delle rotte che l’arte contemporanea sa tracciare entro le complesse geografie del presente.

00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire nasce in collaborazione con la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, sulla base di un’indagine sull’arte italiana del primo decennio del 21° secolo attraverso le opere più significative segnalate direttamente da duecento giovani artisti attivi nel nostro paese.

Andrea Bruciati, direttore del museo di Monfalcone, ha proposto ai musei della rete AMACI di partecipare al progetto espositivo ed editoriale 00 Italia nell’ambito degli eventi di Italia 150, raccogliendo l’interesse e la disponibilità a collaborare, oltre che del CESAC, del MAN, Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, del Museo Marino Marini di Firenze, del MA.GA - Museo Arte Gallarate e di Villa Giulia - CRAA Centro Ricerca Arte Attuale di Verbania.

Nell’accogliere l’invito, a.titolo ha selezionato sei opere rappresentative di una direzione della ricerca artistica dell’ultimo decennio, orientata all’indagine e alla rilettura di situazioni e protagonisti della storia italiana recente. Datati tra il 2000 e il 2010, i video, le serie fotografiche e le installazioni esposti in 00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire, restituiscono uno sguardo articolato sul
paese, componendo una sorta di viaggio che si snoda, tra passato e presente, attraverso una serie di stazioni e temi paradigmatici: i luoghi che costituiscono Il Corpo dello Stato (Armin Linke), il lavoro (Rossella Biscotti), la convivenza con migranti e rifugiati (Gianluca e Massimiliano De Serio). A tali paradigmi si intrecciano nello spazio espositivo del Filatoio opere che evocano personalità chiave della storia nazionale: Giuseppe Garibaldi (Sislej Xhafa), Aldo Moro (Francesco Arena) e Pier Paolo Pasolini (Elisabetta Benassi).

Esponenziale. Vedute dalla Collezione La Gaia amplia la riflessione sulla ricerca artistica del periodo in questione, assumendo nuovamente come prospettiva il punto di vista degli artisti. I sei autori di 00 Italia sono stati invitati a spostarsi di scala selezionando una serie di titoli tra le opere di artisti internazionali, raccolte dalla Collezione La Gaia di Busca, a inaugurare un nuovo indirizzo di collaborazione tra il CESAC e La Gaia che prevede l’adozione di differenti prospettive di analisi della collezione, come presupposto per realizzare specifici, quanto inediti, progetti espositivi anche nell’ambito di una cooperazione transfrontaliera orientata alla promozione e alla valorizzazione del sistema territoriale dell’arte contemporanea nel Piemonte Sud-Occidentale e nell’Alta Provenza. La mostra, che presentaopere di Francis Alys, John Armleder, Miroslaw Balka, Lynda Benglis, Patty Chang & David Kelley, Sam Durant, Július Koller, Helen Mirra, Mike Nelson, Roman Ondák, Gina Pane, costituisce dunque il primo appuntamento della serie La Gaia - vedute da una collezione.

19/09/11

I Buoni e i Cattivi



Mostra personale di Simone Ferrarini A cura di Maria Cristina Strati

Inaugurazione 20 ottobre 2011 ore 19,00

Sapete chi è Marcello Micheluzzi? Non fate finta di conoscerlo, come si fa alle inaugurazioni con i nomi degli artisti più cool appena scoperti da Saatchi o da Jeffrey Deitch e di cui nessuno ha mai sentito parlare (ma guai ad ammetterlo!). Marcello Micheluzzi è un personaggio semi sconosciuto, un italiano qualunque, vissuto negli anni venti del secolo scorso e che passò alla storia per due ragioni diverse e tra loro opposte, almeno dal punto di vista “morale”.
La prima ragione per cui qualcuno si ricorda di Marcello è per una sua foto segnaletica, scattatagli dalla polizia in virtù della sua allora fiorente attività di rapinatore di banche. L’altra ragione, e questa è divertente, è che Marcello Micheluzzi non fu solo un noto bandito dell’epoca, ma anche un inventore riconosciuto. Certo, non scoprì il vaccino per la tubercolosi o l’aria condizionata o altro, non fu così grande, ma è effettivamente ricordato nella storia come l’inventore della sega circolare.

Bene, non state leggendo in anteprima la trama del prossimo film di Woody Allen.
Questa è una mostra di pittura, pensata e realizzata con l’intenzione di mettere allegramente in crisi (noi speriamo in un modo proficuo) alcuni modi di pensare diffusi, socialmente accettabili e convenienti.
In altre parole, per scrivere un bel punto interrogativo davanti, o meglio dietro a tutte le idee preconcette che fanno giudicare in fretta e comodamente, magari ricorrendo a cliché e luoghi comuni frusti e stereotipati, tanto per sistemare la coscienza e non rischiare di mettere in gioco noi stessi, la nostra immagine e le idee a cui siamo affezionati. E forse anche per rendere la vita un po’ più monotona e meno interessante.

La mostra si compone di una serie di tele di grandi dimensioni (1,60x3 m), appese al soffitto in modo da creare un vero e proprio percorso, che parte dalla pittura e ci passa fisicamente attraverso: da alcuni grandissimi della storia dell’arte e della musica rock ai miti del cinema, fino santi della tradizione, passando per la Yoko Ono, i Beatles e molti altri. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi, alcuni su sfondo scuro, altri che campeggiano su tele chiare e luminose.
Ma chi è buono e chi è cattivo? Attenzione, non tutto è come sembra.


Simone Ferrarini è nato nel 1976 a San Polo d’Enza (Reggio Emilia), dove vive e lavora. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero ed è oggi alla sua prima personale a Torino. Ma è anche un ciclista, un formatore, un artigiano, un blogger, uno che collabora con un collettivo di street art e, a suo dire, un italiano medio. Se vi ricordate di averlo incontrato all’ultimo vernissage della galleria più trendy che vi viene in mente, probabilmente vi state confondendo con un altro.
M.C.S., settembre 2011

Dal 21 ottobre al 25 novembre 2011

Aperto dal martedì al venerdì dalle 16,00 alle 19,00 (gli orari possono variare, verificare via mail o telefono)

Fusion Art Gallery, Piazza Peyron 9/g, 10143 Torino

Il segno e lo spirito



"...benché le scuole costituiscano una parte importante nella formazione di qualsiasi percorso creativo, il primo ed essenziale principio e' innato nell'artista e, come scrive uno dei maggiori critici d'arte dell'epoca Sung, Kuo Jo-Hsu: 'Esso cresce nel silenzio dell'anima'...… “ Gabriella Crespi

Parte da Milano, città d'origine e fulcro dell'intera vicendacreativa, l’omaggio alla vita artistica di Gabriella Crespi. Artista, designer, scultrice, ma anche musa ispiratrice per i maggiori fashion designer internazionali e ambasciatrice dell’italian style nel mondo, Gabriella Crespi è una figura intensamente carismatica che in due decenni di attività, negli anni Sessanta e Settanta, ha attraversato innumerevoli discipline creative, lasciando un indelebile segno nella formazione del gusto del nostro tempo.



Dal 24 settembre al 16 ottobre 2011, Palazzo Reale dedica a Gabriella Crespi la grande mostra antologica “Il Segno e lo Spirito”, curata da Elisabetta Crespi, figlia e stretta collaboratrice dell’artista-designer, e da Cesare Cunaccia. L’esposizione è stata ideata e organizzata da Ottavia Landi di Chiavenna, con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana ed è stata realizzata grazie al contributo dello sponsor unico Gruppo MEDIOLANUM Farmaceutici S.p.A. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico.



Gabriella Crespi oggi è più che mai “nell’aria”: celebrata da numerose pubblicazioni, dalle aste, dalle più sofisticate gallerie internazionali e da un collezionismo raffinato. Questa mostra vuole essere il giusto riconoscimento a una protagonista della creatività italiana, ma propone anche un viaggio attraverso i linguaggi della contemporaneità, con uno sguardo emozionale, ironico e poetico: la mostra si svolge come un racconto coerente che percorre tutti gli ambiti verso cui si è indirizzata la creatività diGabriella Crespi. Per la maggior parte opere d’arte uniche: dai mobili agli oggetti, dall’illuminotecnica alle sculture, sino ai gioielli. Tutto rigorosamente firmato e numerato, con innumerevoli brevetti depositati in Italia e all’estero, e gelosamente custodito tuttora nelle case di appassionati collezionisti di tutto il mondo, che in occasione di questa mostra hanno deciso di mostrarli al pubblico.



Il fil rouge che lega le diverse produzioni di Gabriella Crespi è un segno assolutamente personale, basato sulla natura dialogica tra apparenti contrasti, come in un gioco di specchi e rimandi tra filosofia utilitaristica dello spazio e purezza del senso estetico formale; tra spontaneità della natura e artificiosità del pensiero, tra materia e luce: una semplicità raggiunta solo grazie a una grande complessità interiore. Gabriella crea partendo da una propria visione, studiando, lavorando, chiedendo ai materiali che usa tutto il loro potenziale espressivo, spingendoli sino alle loro estreme possibilità, per rendere tangibile il pensiero e apportare quelle innovazioni che considera significative nel nostro tempo.



“Nei mobili di Gabriella Crespi provi il piacere della materia naturale ma sempre preziosa… Mobili mobilissimi per diventare infine mobili plurimi. Mobili a sorpresa che come per un gioco magico si aprono, si chiudono, si cambiano, si trasformano: ‘Apriti Sesamo’.” Vanni Scheiwiller



Grazie a una concezione sempre originale, dall’uso di materiali come il legno, il metallo, le pietre e le lacche, alle forme articolate che rispondono alle esigenze di un design “contemporaneo”, alla sorprendente capacità di trasformare gli oggetti, con aperture, chiusure, mutamenti di funzione, Gabriella Crespi hasaputo conquistarsi in brevissimo tempo la scena internazionale. Il suo cammino diartista ispira in maniera incisiva la creatività delle ultime leve espressive, e “….la sua arte di grande creatrice ha già fatto scuola.”



Negli anni Cinquanta, dopo gli studi di architettura al Politecnico di Milano, avvia una produzione di oggetti, dapprima lampade e sculture, come le piccole “lune” d’acciaio, dove convergono e vengono ritrasformate le suggestioni stilistiche dell’epoca. Inizia un intenso lavoro di ricerca e sperimentazione, teso tra design e astrazione scultorea, in cui disegno-progetto-prodotto sono vissute da Gabriella come momenti di un procedimento unitario. All’inizio degli anni Settanta, Gabriella presenta la sua prima produzione di mobili, sintesi perfetta di molteplici riflessioni. Sono mobili pieni di “vita”, in opposizione al senso statico, liberi nello spazio e in continua metamorfosi. La celebre serie dei “Plurimi” - il cui nome è un omaggio all’artista Emilio Vedova – è costituita da volumetrie giocate sulle possibilità evolutive di una medesima forma, che mutano nello spazio, in perpetuo dialogo con l’ambiente e la luce.



Nel 1987 Gabriella, al culmine del successo, si stabilisce in India, sulle pendici dell'Hymalaia, per seguire un percorso spirituale, scegliendo la guida di Sri Muniraj. Solo di recente è tornata in Italia, dopo una lunga interruzione volontaria della propria attività artistica. Un rientro che è come un secondo inizio, dopo oltre 20 anni di assenza. Nel 2008, dimostrando una vitalità e un’attualità concettuale fuori dal comune, accetta l’invito di Stella McCartney a studiare una riedizione limitata di cinque gioielli metamorfici in bronzo, pietre dure e semipreziose, cristalli, realizzati negli anni Settanta, da presentare a Parigi in occasione dell’apertura del nuovo flagship store della stilista britannica. Tutto il ricavato viene devoluto al Haidakhan Charitable & Research Hospital in India, Ospedale specializzato in clinica oculistica, fondato dal suo Maestro spirituale Sri Muniraj.



Il progetto di allestimento delle quattro sale degli Arazzi di Palazzo Reale, che è stato curato dallo studio D.A.W., sotto la direzione artistica dell’Arch. Carlo Perosino, ”mira a valorizzare la produzione dell’artista con una scenografia leggera, aerea, quasi trasparente, che rende i pezzi esposti protagonisti assoluti.” Le strutture espositive combinano il tondino in ferro delle armature, elemento che coniuga forza ed essenzialità, con speciali lastre in ceramica che diventano il palcoscenico raffinato e discreto in cui le opere hanno totale centralità.



La mostra si svolge attraverso aree tematiche che rendono ben leggibile il talento creativo di Gabriella e i percorsi personali, culturali e di vita a esso sottesi: “Lune e Pietra”, Leitmotiv della particolare poetica di Gabriella Crespi, sculture che hanno dato inizio a un modo di interventocreativo nel design; “Plurimi”, la celeberrima serie di mobili ‘metamorfici’; “India”, il percorso spirituale di Gabriella attraverso sculture e fotografie; “Gioielli e Gocce Oro”, colature libere concepite tramite l’antico e prezioso procedimento della cera persa, calici, candelabri e lo straordinario servizio di posate, in un allestimento carico di suggestione; “Rising Sun”, quasi una poetica dell’abitare; opere “Unicum”, un excursus tra gli oggetti, incroci di forme e materia: sculture, tavoli, sedie, lampade, appliques; “Animali”, sculture in bronzo dall’approccio fiabesco che rivelano l’attenzione incessante di Gabriella per il mondo naturale. “Vetrine” una piccola ma significativa sezione della mostra che vuole anche ricordare la stretta e lunga collaborazione con Paolo Paganini, vero maestro e geniale interprete dello still life, purtroppo prematuramente scomparso.



La mostra narra il legame di Gabriella con la moda: una liaison che assume forme e valenze particolari e multiformi. Se già all’inizio della sua carriera, Gabriella Crespi ha stabilito un fervido rapporto creativo, soprattutto in tema di piccoli oggetti per la casa e la tavola, con Christian Dior, il primo stilista che negli anni ’70 - con estro e visionarietà sperimentali e in decisivo anticipo sui tempi - ha sviluppato una vera home collection firmata con il brand della Maison.



Moda per Gabriella Crespi ha significato anche la collaborazione creativa con grandi stilisti di ieri e di oggi, ma non solo: donna dallo stile e dalla bellezzaepocali e inconfondibili, come testimoniano le splendide immagini fotografiche lungo il percorso espositivo, è stata una continua fonte di ispirazione e tra le icone glamour predilette dei maggiori creatori di moda italiani e stranieri. Valentino soprattutto, in queifavolosi ’60 e i ’70 che vedevano il definitivo affermarsi della parabola della moda del Made in Italy sulla scena mondiale.



La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue, edito da Mondadori Electa. Il volume, in un percorso di testi e di immagini, segue le aree tematiche su cui si articola la mostra. Contiene i contributi di: Ambra Medda, Stella McCarthney, Natalia Bianchi, Massimo Martignoni e Cesare Cunaccia.



Con le prefazioni di Alessandro Del Bono e Cristina Del Bono Ferruzzi di MEDIOLANUM Farmaceutici S.p.A.; del presidente della Camera Nazionale dellaModa Italiana, Mario Boselli e di Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia.

Workshop autunnale




Massimo Bartolini è un artista che ha utilizzato nel proprio lavoro diverse tecniche come la fotografia, il video, l'installazione ma che, negli ultimi anni, ha focalizzato la sua attenzione nella progettazione e costruzione di spazi e luoghi in grado di trasformare lo spazio iniziale. Tutta l'opera di Bartolini è una ricerca all'arricchimento delle nostre ipotesi percettive. Le sue opere sono sempre dei percorsi che portano all'interno di essa, luoghi da attraversare e nello stesso tempo inconsueti paesaggi mentali che si lasciano riconoscere per qualche insignificante e quotidiano frammento. Uno degli ultimi lavori s'intitolava ironicamente "La California frazione Cecina" (2002) dove l'artista aveva riprodotto il suo studio con tutti gli oggetti che lo raccontavano e che parlavano anche del paese in cui Bartolini è sempre vissuto. Le stanze – le "Teste" come le ha chiamate l'artista fin dall'inizio - sono una delle metafore più riuscite e importanti del sistema espressivo di questo artista, luoghi di redenzione entro cui è possibile pensarsi e spingersi oltre un limite. Ancora una volta – come ha scritto bene Laura Cherubini – si tratta per Bartolini di portare anche il corpo lì dove arriva il pensiero.

Artisti partecipanti: Alessandro Ambrosini, Lia Cecchin, Giulio Delvé, Roberto Fassone, Mattia Ferroni, Ornaghi&Prestinari, Namsal Siedlecki.

Mostre personali selezionate 2010 Massimo Bartolini: Cor, South London Gallery, London Massimo Bartolini. Dews, Institute of Contemporary Art, Sofia
2009 Three quarter tone-pieces, Magazzino d'arte moderna, Roma 2008 Dialoghi con la città, a cura di Laura Cherubini, MAXXI - Museo delle Arti del XXI Secolo, Roma Mostre collettive selezionate 2011 Yokohama 2011: International Triennale of Contemporary Art, sedi varie, Yokohama 2010 Beyond Entropy: when Energy becomes Form - Evento collaterale della 12. Mostra Internazionale di Architettura, a cura di Architectural Association School of Architecture, London e Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia 2009 Fare Mondi / Making Worlds, a cura di Daniel Birnbaum, 53a Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia, Venezia 2008 Una stanza tutta per sé, a cura di Marcella Beccaria, Castello di Rivoli, Rivoli (TO)

Yupzxqtut - Ana Cardoso



Opere dell'artista newyorchese dal 22 Settembre al 9 Novembre 2011 da Conduits

18/09/11

Workshop Otolith Group



La Fondazione Spinola Banna per l’Arte organizza un workshop internazionale condotto da Otolith Group e che coinvolge artisti torinesi e internazionali come Cleo Fariselli, Jacopo Miliani, Adriano Nasuti-Wood, Valentina Roselli, Manuel Scano.

Otolith Group è un collettivo guidato da artisti, fondato da Anjalika Sagar e Kodwo Eshun che si occupa di film, video, scrittura, workshop, mostre e pubblicazioni.

Il laboratorio di gruppo, che prevede la visione di film e video, discussioni teoriche, elaborazioni pratiche, esplora i legami e le potenzialità del documentario, dei film d’essai, del modernismo e della fiction.

Su nero nero



Per l'apertura della stagione espositiva autunnale, il Castello di Rivara - Centro d'Arte Contemporanea presenta una mostra collettiva che coinvolge artisti storici e contemporanei, nazionali e internazionali.
La mostra Su nero nero, a cura di Franz Paludetto, raccoglie opere d'arte realizzate con ogni tecnica, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al design, con un'area dedicata ai video.

Nero è il tema portante dell'esposizione, che trasforma un colore in materia, facendone una storia, un racconto, una filosofia di vita e stilistica.

Nella sezione delle arti visive si possono apprezzare i lavori di: Marco Tirelli, Katharina Fritsch, Francesco Sena, Nunzio, Jessica Carroll, Paolo Grassino, Luigi Mainolfi, Kolkoz, Hermann Nitsch, Andreas Exner, Giuseppe Salvatori, Hermann Pitz, Claudia Rogge, Alicja Kwade, Elvio Chiricozzi, Adrian Tranquilli, Nicus Lucà, Eraldo Taliano, Nicola Carrino, Nino Migliori, Carlo D’Oria, Mattia Biagi, Riccardo Giordano, Fabio Viale, Velasco Vitali, Stefan Alber, Dario Neira, Santolo De Luca, Rodolfo Fiorenza, Maurizio Taioli, Daniela Perego, Salvatore Astore, Simone Bergantini, Jil Mathis, Gregor Hildebrandt, Simona Galeotti, Titti Garelli, Annamaria Gelmi, Oreste Casalini, Alessandro Gioiello, Luca Sacchetti, Sergio Ragalzi, Maura Banfo, Roberto Pietrosanti, Gianni Politi, Saverio Todaro, Gregorio Botta, Claudio Rotta Loria, Diamante Faraldo, Luigi Stoisa, Paola Binante, Eduardo Basualdo, Alessandro Giorgi, Vittorio Ranghino, Paolo Parisi, Dino Pedriali, Björn Beneditz, Michelangelo Castagnotto, Wiebke Siem, Paolo Leonardo, Plinio Martelli, Valerio Tedeschi, Ferdi Giardini, Roberta Verteramo, Enzo Bodinizzo, Gino Sabatini Odoardi, Carlo Guaita, Sarah Ledda, Turi Rapisarda, Alfredo Aceto, Felice Levini, Johan Sandberg, Luciano Massari, Lucia Nazzaro, Alessandro Bulgini, Arash Radpour e Marcello De Angelis.

Nella sezione video invece, curata da Giovanni Viceconte, ci sono le proiezioni multimediali di Luca Christian Mander, Dario Lazzaretto, Jacopo Jenna, Luca Matti, Devis Venturelli, Marina Paris, Claudia Gambadoro, Marco Lamanna, Fred Ernesto Maida e Annamaria Di Giacomo.

La rivoluzione terrestre



Una grande chiesa medievale nel centro storico di Alba ospita il progetto inedito di Valerio Berruti "La rivoluzione terrestre" a cura di Andrea Viliani e con la musica di Alessandro Mannarino.

Una raffigurazione della rivoluzione terrestre intesa come il moto che la terra compie attorno al sole ma che diventa rivoluzione spirituale, pacifica e morale, compiuta sulla terra dai bambini stessi.

In occasione della mostra sarà presentato un libro. In occasione dell'inaugurazione sarà presentato un libro d'artista (La rivoluzione terrestre, edito da Sandro Corino Editore) contenente il testo del curatore, Andrea Viliani, la canzone scritta appositamente per la mostra da Alessandro Mannarino, l’omaggio a Beppe Fenoglio, un contributo di Filippo Taricco, direttore artistico del festival letterario Collisioni e un breve racconto scritto appositamente dall’autrice Chiara Zocchi.

La mostra - che inaugura venerdì 30 settembre dalle 18,30 - sarà visitabile gratuitamente fino all'11 novembre. In occasione del finissage si potrà assistere ad una performance del cantautore Alessandro Mannarino, autore della colonna sonora.

www.larivoluzioneterrestre.it

Il paese dei nidi



Negli ultimi anni molte specie di uccelli faticano a crearsi nidi e procurarsi cibo a causa degli interventi di cementificazione che alterano l'ecosistema.

Il paese dei nidi è un progetto, ideato da Patrizia Rossello per tutelare l’ambiente e il paesaggio attraverso la costruzione e diffusione di casette nido per uccelli, trasformate in opere d’arte da artisti attivi in Piemonte.

Le bird box d'autore in viaggio per l'Italia si possono visitare dal 17 settembre, data in cui la mostra itinerante giunge, al Castello di Racconigi per la tappa di Cuneo.

Oltre alla mostra, racconti. installazioni sonore e un incontro multidisciplinare che connette LIPU alle esperienze artistiche e formative di creativi e associazioni.

Novità di questa tappa è la stanza dedicata ai racconti degli scrittori, dove ascoltare le storie create per Il Paese dei Nidi, letti dagli attori Chiara Buratti e Francesco Visconti, con la sonorizzazione del sound designer Andrea Pozzoli.

La giornata del 17 si apre alle 16 con una visita guidata al Centro Cicogne della Lipu, che prosegue al Parco del Castello e alle 18.30 il taglio del nastro per l'inaugurazione della mostra.

Sulla terrazza nord del Castello di Racconigi, aperitivo con i prodotti tipici dell’enogastronomia di Calosso, a cura della ProLocoe della Cantina comunale.

Al buio - Franesco Sena



Un nuovo spazio apre in via Stampatori 9, diretto da Davide Paludetto, in continuità simbolica con la storia dei diversi spazi torinesi curati negli anni da Franz Paludetto ma, significativamente, arrivando in coda all’esperienza romana: quasi un completamento, un ritorno a casa. E che inaugura con una personale di Francesco Sena: Al buio.

Nell’installazione concepita come evoluzione di quella Via nera realizzata nella piccola galleria di Via degli Ausoni a Roma, oggi, il nero si trasforma in buio, come assumendo una connotazione più esistenziale, percettiva, assoluta: l’idea di nero è restituita ora dall’assenza, dalla constatazione di ciò che resta dopo che l’immane pira di rovi si è consumata, carbonizzata, trasformando in “buio”, insieme, anche i residui di umanità che si lascia dietro.

Il grande dittico 200x340 cm rimbalza quasi, sulla parete di fianco, l’idea di ciò che è stato: nero anch’esso, testimone di un processo di trasformazione ingannevole, infondo, ridotto ad una eterna tautologia.

Living Works



Il PAV Parco d’Arte Vivente presenta la prima esposizione italiana di Eduardo Kac, artista brasiliano che vive a Chicago, rappresentante di quella che viene definita “arte transgenica”.

A cura di Claudio Cravero, Living Works esplora le frontiere che separano l’uomo dagli animali e dai robot: un intreccio che, grazie all’ingegneria genetica e alla tecnologia, genera la vita. L’esposizione indaga sui termini cari alla biologia: la trascrizione, il codice e le traduzione; è da questi concetti che nasce il progetto Edunia, ovvero la fusione tra una pianta di petunia e il dna dell’artista.

Questo e altri esperimenti al confine tra arte e genetica trovano spazio all’interno del PAV a partire dal 10 giugno, mentre il dialogo tra un canarino e un filodendro (parte del progetto Essay Concerning Human Understanding) si dipana tra il PAV e il Castello di Rivoli.

Living Works è visibile fino al 25 settembre. L’inaugurazione è il 9 giugno alle 19, al PAV. Gli orari: dal mercoledì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18; sabato e domenica dalle 12 alle 19.

Doattime 180911

Piovra - Yoshua Okón



La ricerca di Yoshua Okon (Città del Messico, 1970) può essere interpretata come una incessante sperimentazione socio-antropologica, tradotta in lavori (spesso video-installazioni, ma anche fotografie e oggetti) che, pur mantenendo spesso un aspetto all’apparenza documentaristico, trascendono il contesto in cui si collocano per parlare, più in generale, degli aspetti contraddittori, surreali e grotteschi che appartengono alla condizione umana.

Nei video di Yoshua Okon l’improvvisazione e il coinvolgimento di non-attori ha un ruolo fondamentale, come a far intendere che la realtà supera di gran lunga la fantasia in fatto di emblematicità e di risonanza delle situazioni ritratte. Così, in Orillese a la Orilla, dei poliziotti messicani sono chiamati a esibire davanti alla telecamera le loro pose migliori, creando un involontario spettacolo machista che parla di sopraffazione e abuso di potere. In un lavoro più recente, intitolato Bocanegra, Okon lavora con un gruppo di neo nazisti messicani che, durante il loro rituale incontro settimanale, vestiti con divise del Terzo Reich, intrattengono conversazioni surreali che
inframmezzano statement politici a banali considerazioni di ordine quotidiano.

Piovra, il lavoro che dà il titolo alla mostra (esposto in contemporanea all’Hammer Museum di Los Angeles), consiste nella rimessa in scena della guerra civile in Guatemala, riproposta nel parcheggio di un Home Depot della periferia di Los Angeles, durante un giorno di regolare apertura. Yoshua Okon porta alla ribalta una guerra che tutti, in particolare gli USA, hanno voluto dimenticare, anche in virtù del provato coinvolgimento della CIA negli sconvolgimenti politici guatemaltechi che, nei primi anni ’50, hanno condotto ad una guerra civile tenuta in vita per ben 40 anni con lo scopo di favorire le multinazionali statunitensi nel controllo di una porzione
significativa dell’economia Guatemalteca.

I performer che prendono parte al video sono membri della comunità Maya di Los Angeles: immigrati clandestini negli USA in fuga dai lunghi anni di una guerriglia a cui hanno preso parte in entrambe le fazioni, i combattenti ripropongono la loro esperienza di guerra, traslata nel luogo dove, ad oggi, passano le loro giornate in attesa di essere assunti come braccianti giornalieri.

L’effetto straniante creato dalla distanza, all’apparenza insanabile, tra un campo di battaglia e il parcheggio di un grande magazzino, si assottiglia fino a rivelare le responsabilità politiche e morali di un paese assopito dal consumismo e dalla convinzione che il profitto possa costituire un pretesto per conquistare e sottomettere.

Nell’altro ambiente della galleria, come una sorta di contrappunto, e’ esposto Hipnostasis, una video-installazione prodotta in collaborazione con Raymond Pettibon. Attraverso una narrativa frammentata, i due artisti ritraggono un gruppo di vagabondi hippies di Venice Beach, volontariamente dediti a un’esistenza al di fuori delle regole e dei dettami sociali. La stasi che contraddistingue queste figure dall’aspetto icastico, quasi dei monumenti a un’utopia fallita, rivela l’approccio profondamente mistico e allo stesso tempo rivoluzionario di questi reduci della filosofia hippy. A un livello ulteriore, il lavoro sembra aprirsi a un’investigazione più profonda, di carattere esistenziale, che mette in discussione assunti come l’autenticità delle nostre scelte di vita e la comune nozione del tempo e dello spazio.

Attraverso un approccio che mischia toni comici e tragici, il reale e l'assurdo, Yoshua Okon ci offre due manifestazioni, all’apparenza antitetiche, di un'indagine volta a rivelare gli aspetti critici di una realtà che, percepita attraverso un sistema di convenzioni e di condizionamenti culturali, spesso ci si para davanti senza essere vista.

Kaufmann Repetto Via di porta Tenaglia 7 Milano

Ciò che resta - Andrea Magaraggia



(…) e dunque il tuo lavoro mi appare così, un mettere a nudo.
La ricerca del momento preciso in cui l'opera si palesa, in cui non c'è altro passo possibile, perché essa è già lì, svelata, ridotta all'osso. Ciò che resta oltre l’accessorio, il mutevole, il temporaneo è l’opera che si dà come scheletro, nella sua struttura, nel suo grado minimo, solido, rimasto.

In effetti penso spesso al processo di realizzazione di un lavoro come ad un’accelerazione temporale. L’oggetto subisce un procedimento d’irriducibile semplificazione, una sintesi verso il suo potenziale più basico. Ciò che resta presuppone l’idea di un appena prima e di un subito dopo, si tratta di scivolare lungo una linea temporale senza la pretesa di confrontarsi con l’eternità o con l’effimero.

E’ semplicemente aver a che fare con delle cose, appunto, rimaste.

Ciò che resta è anche il frammento, qualcosa che si percepisce come mancante, perdita d'altro, di una matrice, di un corpo. E' l'abbandonato, la parte rimasta che conquista presto una sua autonomia formale. In questo senso Ciò che resta, resta solo un attimo, l’attimo in cui il residuo smette d’essere tale per diventare già opera, già forma compiuta.

E’ semplicemente come dici tu: un corpo. Qualcosa che è stato all’interno della vita, del tempo e per un attimo (o da sempre) si trova qui. Ora. La sua magia sta nel fatto d’essere presente. Ciò che resta allude a qualcosa che ha raggiunto una fissità formale definita, ma che al tempo stesso, innesca un processo immaginativo. L’opera oscilla tra l’ambiguità del materiale amorfo e un’immagine formale chiara e definita.

Ciò che resta è ancora l’incombenza della morte nel tuo lavoro o la beffa della vita.
Un memento mori forse. Alcune opere sembrano sacrificare una parte di sé per continuare ad essere o per essere finalmente, un processo brutale di cui il lavoro porta il segno. Penso a quelle opere che appaiono parzialmente erose, combuste, la cui materia trasformata si rivela lentamente.

In questi lavori ad interessarmi è l’impossibilità di comunicare tutto e subito. Guardando l’opera non è possibile averne un’impressione univoca, definita; è necessario vederla complessivamente nei suoi scarti, nei suoi ritardi e nei suoi eccessi.

Ci sono parti in attesa di acquisire una forma specifica, che poeticamente devono ancora avvenire, così come ce ne sono altre non ancora riconoscibili, nella scultura agiscono momenti diversi alcuni passati, decaduti ed altri appena germinati, sospesi.

La mostra proseguirà fino a sabato 22 ottobre 2011. Unosolo Via Broletto 26 Milano

Trung Anh Vu + FART gallery + Niagara



Spazio Ferramenta, progetto culturale indipendente nato a gennaio nel quadrilatero romano, inaugura il 20 settembre 2011 il nuovo ciclo di appuntamenti. Come ormai è tradizione, la contaminazione tra linguaggi artistici e l’attenzione ai talenti emergenti costituiscono i punti fermi di una proposta artistica di qualità.

La serata del 20 settembre conterrà tre eventi in uno e si configura così come un evento ricco e insolito, in perfetto stile “ferramenta” dove nulla è ciò che sembra, i linguaggi si mescolano e l’inconsueto diventa la norma!

Spazio Ferramenta inaugura Spazio Off. Una vetrina situata in via San Domenico, nel cuore storico di Torino, viene offerta a un artista emergente selezionato dal comitato curatoriale. Spazio Ferramenta mette l’arte contemporanea in vetrina e affianca la nuova iniziativa al programma per talenti emergenti denominato Studio Visit (lanciato in giugno) raddoppiando l’impegno nella promozione dei giovanissimi.

La linea rossa

Il primo artista ad ‘abitare’ Spazio Off sarà Trung Anh Vu (Vietnam, 1980), diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Torino, ha esposto a PARCO (Casier, TV) e alla Galleria Tonin di Torino.
Anh Vu proporrà un’installazione scultorea sul tema del doppio e della scissione emotiva.

Esiste una realtà al di là della realtà? Una realtà della realtà? Una realtà nel visibile e anche nell’invisibile?

Tuttavia è più importante per noi sapere ciò che abbiamo assunto dalla realtà per riportarne il valore e il significato su noi stessi. Nella realtà esistono diversi piani, mentre il presente è soltanto il segno del tempo; la commistione di visibile e invisibile ci rende difficile identificare l’essenza.

A volte ci affidiamo alle superfici riflettenti per fare luce su qualcosa che possiamo chiamare verità. Potrebbe trattarsi di un qualsiasi oggetto fuori di sé, oppure proprio di sé.
Il sé si interroga sulla sua natura davanti allo specchio. Nel caos, nel disordine dei pensieri, la quiete dell’anima ci porta le sensazioni della leggerezza, nelle cose semplici e conosciute trova un modo per collegare l’essere e il non essere.

Le origini non stanno nelle domande; esse possono essere decodificate solo quando noi troviamo un modo di collegare il visibile e l’invisibile, il finito e l’infinito, ciò che è fisso e ciò che è mutevole.

La linea rossa, Trung Anh Vu solo show, dal 20 settembre al 20 ottobre, Spazio Off, via San Domenico 7. Inaugurazione 20 settembre dalle 19.


In Spazio Ferramenta troverà spazio una mostra curata dal progetto FART Gallery che per l’occasione propone i lavori di Cristiano Piccinelli, Moisi Guga, Valentina Argirò, Simone Pizzinga, Michela Depetris, Mario Petriccione. Con questa mostra Ferramenta non solo propone i lavori di alcuni giovani artisti, ma crede e collabora a un giovane progetto creativo del territorio.

FART è una galleria virtuale che organizza mostre itineranti, già presentata dal Maché, recentemente ha trovato spazio nella manifestazione Sub Urb Art presso l’ex fabbrica di via Foggia 28.

Artberg II - Creatività emergente, mostra collettiva a cura di FART GALLERY, Spazio Ferramenta, via Bellezia 8G, dal 20 settembre al 4 ottobre, dal giovedì alla domenica dalle 20 alle 23.

Inaugurazione 20 settembre dalle 19

· Il vernissage delle due esposizioni avrà una colonna sonora d’eccezione: ospite il trio musicale Niagara che, in occasione dell’uscita del nuovo album improvviserà una sonorizzazione di voci ed effetti analogici e digitali campionati in tempo reale. Il contest darà vita a substrati di tappeti dron minimali in continua evoluzione. Inoltre verrà presentato il nuovo videoclip del gruppo, già disponibile in rete da qualche settimana.

Niagara live@Spazio Ferramenta martedì 20 settembre, dalle 19.

La Visione di Carlo (Sacro e Profano)



La mostra è declinata nelle due sedi come due parti di un dittico che prendono rispettivamente i sottotitoli Sacro e Profano e Vizi di Forma.

Elemento comune e filo conduttore dei due percorsi espositivi è il film inedito Carlo’s Vision commissionato da Nomas Foundation e Peep-Hole e prodotto dalla Collezione Stefano e Raffaella Sciarretta.

Carlo’s Vision (2011) è un cortometraggio in 16 mm, girato a partire da un episodio di Petrolio, il romanzo incompiuto di Pier Paolo Pasolini. Petrolio è un ritratto del mondo contemporaneo italiano, un contributo cruciale alla comprensione dei fatti accaduti in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. L’artista parte dall’episodio del romanzo che illustra la visione di Carlo, il protagonista. L’obiettivo di Nashashibi non è tradurre puntualmente la visione di Pasolini in un film, ma di proporre una visione equivalente nel contesto odierno e lasciare che essa si scontri con la realtà per vederne il risultato. La struttura, i personaggi principali e la scena sono gli stessi del racconto mentre il resto, il contesto, è lasciato alla realtà e all’osservazione. La visione su Via di Tor Pignattara contenuta in Petrolio è ambientata negli anni Sessanta; il film di Rosalind Nashashibi nell’estate del 2011. Carlo percepisce la realtà con un’intensità del tempo, della luce e del colore differenti da quelli vissuti dal resto della strada, dai passanti con i quali si scontra. Il film di Rosalind Nashashibi coglie un rituale e una visione al di fuori del tempo e lo consegna alla quotidianità, creando e provocando una frizione dove realtà simultanee si sfiorano.

Negli spazi di Peep-Hole La Visione di Carlo, Sacro e Profano presenta inoltre Shelter for a New Youth (2011), un’opera installativa realizzata in occasione della Biennale di Sharjah nella quale emerge per la prima volta l'interesse dell'artista per Petrolio. L’opera è composta da una serie fotografica di parti basse maschili e da alcuni dipinti che mostrano le mani di Topolino così come rappresentate nell’iconografia di Buddha dove una mano punta verso l'alto e l’altra verso il basso, in un gesto che indica l'apertura, l’accettazione e l’ambivalenza.

Successivamente all’apertura della mostra si terranno a Roma e a Milano due serate di incontro con l’artista e screening dei suoi film recenti. Luoghi e date saranno comunicati a breve.

La ricerca di Rosalind Nashashibi (1973) si concentra sugli attimi d’intensità insiti nella vita quotidiana e nei contesti urbani. L’artista si allontana dalla rappresentazione per privilegiare l’esperienza come spazio della coscienza. Spesso due elementi sono giustapposti per rendere visibili differenti livelli della realtà che coesistono allo stesso momento, oppure una scena costruita, una ‘finzione’, è posta in una situazione ‘reale’. L’artista lavora principalmente con il mezzo cinematografico, dove il melanconico scorrere del tempo si espande e l’osservatore è messo in una posizione di verifica del presente.

Temporary caffè ...



E’ stato aperto a Londra dalla Illy Caffè con la Flos/Moroso un temporaneo spazio creativo denominato “Crossover - creativity meets creativity”.

Lo spazio si trova in 15 Rosebery Avenue, Londra, EC1R 4SP

Il direttore creativo è Michelangelo Pistoletto con la sua Cittadellarte che oltre a coordinare gli eventi presenta anche una serie di opere che faranno da trait d'union tra Londra e la cultura del mediterraneo

Ecco i prossimi appuntamenti

2 Settembre Inaugurazione ufficiale con Michelangelo Pistoletto (esclusivamente su invito e per i media)
13 Settembre Didier Jumeau Lafond - Dammann Tea (17:00 - 18:00)
Marina Abramovic e Patricia Urquiola (19:00 - 20:30)
14 Settembre Christian Frosi (vincitore del Moroso Contemporary Art Award) (19:00 - 20:30)
15 Settembre Viki Geunes (19:00 - 20:30)
19 Settembre Mark McCrum (Conversazione 19:00 - 20:00, book signing dalle 20:00 alle 20:30)
22 Settembre Paola Pivi e David Cunningham (Performance 17:00 - 20:30, Conversazione 20:45 - 21:45)
23 Settembre Marcel Wanders (Conversazione 12:00 - 14:00)
26 Settembre Enrique Juncosa e Robin Marchesi (18:00 - 19:30)

5 Ottobre Martin Parr (19:00 - 20:30)
6 Ottobre Gianluca Franzoni e Stefano Giubertoni - Cioccolato Domori (19:00 - 20:30)
10 Ottobre Ross Lovegrove (19:00 - 20:30)
11 Ottobre Anders Byriel e Thomas Poulsen (19:00 - 20:30)
13 Ottobre Carlito Carvalhosa e Hans Ulrich Obrist (19:00 - 20:30)
14 Ottobre Huo Xiaoyan e Liu Wei (19:00 - 20:30)
15 Ottobre David Adjaye (19:00 - 20:30)

Barona - The House of dirty Games



Fedele alla sua vocazione di crooner, in bilico tra umor nero e crudo realismo, Paleari ci racconta una storia di periferia, ambientata alla Barona, storico quartiere multietnico di Milano.

In una piccola bisca, nascosta tra i condomini, Lady D scommette sul suo corpo. E' una notte estiva, appiccicosa, una di quelle notti in cui può succedere di tutto. O assolutamente nulla.

Barona racconta proprio di questa sospensione, sospensione tra verità e finzione, tra lecito ed illecito, tra passato e presente. La Barona è una metafora, innanzitutto di luogo e, di conseguenza, anche di tempo. E' l'altrove.

Paleari quasi lavora contro di se, distillando in tre elementi minimali - uno slide show, una fotografia ed una rivista -, la sua consueta esuberanza di inesorabile investigatore dei corpi. E' come se il realismo di cui si nutre il suo lavoro cercasse altre declinazioni, a partire dalla perfetta simulazione - nella rivista, ma non solo -, di certe componenti di impianto e cromatiche delle riviste soft core dei primi anni settanta, fino alla colonna sonora originale dello slide show, composta da Howie B, sorta di breve serialità dagli accenti inaspettatamente classici.

Come ogni organismo ben riuscito la Barona non ha lacune o ridondanze: è perfetta nella sua veste semplice di apologo dell'ambiguità.

La mostra resterà aperta al pubblico in orario di galleria fino al 27 ottobre 2011. Guido Costa Project, Via Mazzini 24 Torino.


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Fabio Paleari vive a Milano. Barona - The House of dirty Games è la sua quarta mostra presso Guido Costa Projects. Dagli anni di Ibiza in cui segue e documenta la famiglia Leu, comunità di tatuatori tra le più note al mondo, attraverso la Londra di Pete Doherty e Kate Moss, alla cui stroria d'amore dedica nel 2008 un libro e una grande mostra - I wan't give up -, fino alle più recenti esperienze di cinema indipendente con Howie B, Fabio Paleari ha dimostrato una forte originalità e coerenza, in linea con le ricerche più radicali della nuova fotografia internazionale. Ha esposto in Italia e all'estero, sia in musei, che in gallerie e fondazioni private. Sue opere sono presenti in grandi collezioni italiane ed europee.

Grazie, prego, scusi



John Kleckner è cresciuto in una fattoria, nello stato americano dell’Iowa, in una tipica farm dove il tempo scorre lento, si impara ad aspettare e i dettagli acquistano importanza. Questa attitudine alla riflessione, alla pazienza del fare, alla cura del particolare e alla ricerca metodica, si è poi trasferita nella prassi artistica del disegno, in seguito appresa e affinata durante gli anni di studio in accademia.

Nei primi anni del Duemila si trasferisce a Berlino insieme a quella generazione che oggi rappresenta la comunità artistica internazionale più interessante e variegata. Nel periodo della sua formazione, per John Kleckner la passione per la storia dell’arte si è mescolata agli interessi giovanili, così l’incontro con il Surrealismo e il Dadaismo accompagna la lettura dei fumetti della Marvel e il cinema horror di serie b, i paesaggi incantati dei Pre-Raffaelliti incrociano la saga di Star Wars sulle note psichedeliche dei Nirvana. Sono gli anni Novanta, e la cultura artistica si muove tra il rifiuto della dilagante mercificazione dell’opera d’arte e l’affermazione di una controcultura libera dagli schemi sociali ed economici, tra riferimenti letterari “alti” ed una mitologia fantastica e popolare, terreno di formazione per uno stile hardcore punk, affollato di figure inventate, frutto della fantasia visionaria dell’artista. Universi remoti e paesaggi astrali con il tratto leggerissimo della china sono lo sfondo per il progetto Forty Seasons, una raccolta di 40 disegni ispirati a quaranta ipotetiche stagioni, scenari senza tempo abitati da figure mitologiche, in cui lo stile tipico dell’illustrazione viene arricchito dai colori ad acquerello. Negli anni che seguono i disegni mostrano i segni di una crescente tensione tra figurazione e astrazione, un conflitto generato dalla ricerca di un equilibrio formale. Da un lato l’accuratezza chirurgica nella descrizione delle immagini, dall’altro un consapevole interesse per la materia diventano i cardini attorno a cui si articola la produzione di Kleckner degli ultimi anni. A questi si aggiunge l’uso di stampe e altri materiali cartacei che l’artista trova, seleziona e utilizza come supporto e scenografia di storie senza tempo, atmosfere noir, racconti epici che in realtà non esistono, una mitologia fittizia che è l’emulazione di certi immaginari popolari nutriti di romanticismo, che l’artista disvela nella loro reale inconsistenza.

A queste sperimentazioni si rifà il lavoro realizzato per la mostra Grazie, Prego, Scusi, titolo della storica canzone di Mogol del ‘65, ma in questo caso lo spartito su cui John Kleckner costruisce uno dei collage della serie prodotta a conclusione della sua residenza all’interno del ciclo “Domani, a Palermo”. Kleckner sperimenta la più tradizionale delle tecniche contemporanee, sfruttando la pratica surrealista dell’accostamento di parti e materiali diversi, mettendo insieme disegni di piccoli volatili, animali o insetti ritratti a china alla maniera di Albrecht Dürer, con vigorose pennellate di colori che invadono la superficie della carta lasciando visibile solo alcune didascalie. Il gioco è semplice: lo spray ricopre l’immagine raffigurata su fogli provenienti da pubblicazioni di storia dell’arte del Novecento, la didascalia rimane a commento della nuova composizione.

Il dittico Spring, Early Spring, ad esempio, è composto da due carte interamente mascherate di colore azzurro chiaro e azzurro scuro, una tecnica con la quale l’artista interpreta metaforicamente quella stratificazione di stili, di storie e civiltà che si vive in Sicilia. Tra i collage, un gruppo è dedicato ai Quattro Canti, intersezione topografica delle due vie principali di Palermo, via Vittorio Emanuele e via Maqueda che nelle nicchie dei quattro angoli dei palazzi secenteschi accolgono le statue di re spagnoli e, al livello più alto, quelle delle quattro vergini panormite, le sante Cristina, Ninfa, Oliva e Agata. Kleckner impreziosisce il collage col disegno meticolosissimo di quattro zanzare tigre, virtuosismi a china degni della migliore tradizione d’incisione ottocentesca. Si tratta di un principio compositivo che utilizza i meccanismi inconsci legati da un lato alla gestualità pittorica, dall’altro alla creazione di immagini poetiche ed estremamente controllate, il cui significato entra in relazione con le parole e con altri elementi derivati da un certo immaginario fumettistico. Alla sua prima esposizione in Italia, questa produzione si inserisce nella ricerca di Kleckner come ulteriore opportunità di lavorare sui limiti delle tecniche artistiche, evidenziando quel conflitto di stili, modi, tradizioni che rappresentano probabilmente il ritratto più fedele della città di Palermo. Francesco Pataleone Arte Contemporanea via Garraffello, 25