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Capire o emozionarsi? L’arte educata



Ancora oggi, nonostante l’evidente crollo del sistema, si sente la solfa che le persone vanno educate all'arte (ovviamente quella contemporanea, quella antica stranamente si capisce da sé).

Dopo decenni si sentono questi soloni che vivono in una dimensione laterale, nella loro utopica missione di educatori di visioni che ritengono le loro scelte migliori di altre, non si sa bene perché, forse perché ci guadagnano promuovendo amici e partners.

Pare non avere fine l'orrore prodotto da decine di figure di dubbio gusto che con orrende mostre ammantate da assurde istanze culturali, più strane e marginali sono meglio è, hanno sdoganato l'oggetto inutile e brutto come panacea della nuova arte, collegato da un rapido consumo che continua riproporsi e a dimenticare.

Sono oramai decenni che centinaia di bric e brac seguitano a essere smerciati con gaudio dai galleristi, visto l'ottimo ritorno economico. Oggetti privi di valore si ammantano magicamente, nelle candide stanze delle gallerie, di meriti economici stratosferici.

Come sempre colpa dei polli, quasi sempre privi di cultura ma dal ricco portafoglio, che si fanno spennare per potersi poi definire collezionisti (di patacche).


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