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31/03/20

TBD


Gli studenti di Campo, l'annuale corso curatoriale della Fondazione S.R.Rebaudengo di Torino, ha dato vita a un progetto intitolato TBD, acronimo di To Be Defined. 

Il gruppo costituito da Anna Casartelli, Irene Sofia Comi, Camilla Compagni, Eleonora Fascetta, Roberto Malaspina, Francesca Manni, Daria Miricola, Sofia Pirandello, Iacopo Prinetti e Miriam Rejas Del Pino, coinvolgerà artisti su diversi temi che caratterizzeranno ogni numero. 


30/03/20

Florian 300



Apriva 300 anni fa, sulla più bella piazza di Venezia il Florian, una bottega del caffè che ora è un'elegante spazio di bellezza ed emozioni. 




Come sono cambiati i tempi da quando in uno stanzino di piazza San Marco iniziavano a servire una bevanda nera e bollente, Quello spazio ora si è allargato e si è trasformato in una accogliente boiserie, diventando uno dei luoghi ideali per sostare e respirare il tempo veneziano. 




Inaugurato il 29 Dicembre del 1720 festeggerà con una serie di importanti eventi, un francobollo commemorativo e un bel libro che ne racconta la fantastica accoglienza e bellezza. 




29/03/20

Apre l'ADI design Museum



Doveva aprire nei giorni del design milanese il nuovo ADI design Museum - Compasso d'Oro, ideato dallo studio Migliore+Servetto Architects con la collaborazione di  Italo Lupi.

Vicino al rinnovato quartiere di Porta Volta a Milano, fra le vie Ceresio e Procaccini, aprirà le sue porte con una serie di eventi collaterali nei suoi 5000 metri quadrati di spazi, fra spazi espositivi, bar, sale polifunzionali e uffici.

Sarà anche assegnato l’annuale premio del XXVI Compasso d’Oro ADI.



Con i suoi 5.135 metri quadrati di superficie, di cui 3.000 riservati alle aree espositive, sarà uno dei grandi musei d’Europa dedicati al design: oltre duemila pezzi in collezione con nuove acquisizioni a ogni edizione del premio, un'esposizione permanente con gli oggetti premiati dal 1954 a oggi, mostre tematiche, spazi per riunioni di lavoro e manifestazioni pubbliche.

28/03/20

La biblioteca digitale dell'Unesco



World Digital Library è la biblioteca digitale internazionale gestita dall’Unesco e dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, un mondo di oltre milioni di documenti di cui una grande parte fruibile nel web, un ottimo spazio per trovare eleganti codici miniati islamici o raffinate incisioni moderne o libri d'arte. 

27/03/20

Prossimamente la Gallery Weekend Berlin 2020




Anche quest'anno dal 1 al 3 maggio, si svolgerà, per la 16a edizione dell'apertura corale delle gallerie della capitale della Germania, la Gallery Weekend Berlin.

Saranno quasi 50 spazi con una ricca varietà di proposte, dalle nuove inaugurazioni a eventi performativi, incontri conferenze, via un'occasione ghiotta per conoscere la città e scoprirne i tanti spazi .  

Ecco l'elenco delle gallerie partecipanti : Baudach, Tamina Amadyar / Borch, Julie Mehretu / Isabella Bortolozzi, Seth Price, Wu Tsang / BQ, David Shrigley / Buchholz, Mark Leckey / Buchmann, Bettina Pousttchi / Capitain Petzel, Ross Bleckner / carlier I gebauer, Jelena Bulajic, Paul Graham / ChertLüdde, Rosemary Mayer / Mehdi Chouakri, Sylvie Fleury / Contemporary Fine Arts, Sophie Reinhold / Crone, Otto Zitko / Dittrich & Schlechtriem, Jonas Wendelin / Ebensperger Rhomberg, Marta Górnicka / Eigen + Art, Nicola Samori / Konrad Fischer, Thomas Schütte / Lars Friedrich, Nora Kapfer / Klaus Gerrit Friese, Karin Kneffel / Michael Haas, Martha Jungwirth, Jakob Mattner, Ernst Wilhelm Nay / Kewenig, Christian Boltanski / Klemm´s, Emilie Pitoiset / Klosterfelde Edition, Wilhelm Klotzek / König, Elmgreen & Dragset, Loie Hollowell / KOW, Barbara Hammer / Kraupa-Tuskany Zeidler, Ambera Wellmann / Tanya Leighton, Brian Belott / alexander levy, Felix Kiessling / Daniel Marzona, Nina Canell / Meyer Riegger, Paulo Nazareth / Neu, Sergej Jensen / neugerriemschneider, Pae White / Michel Majerus & Thomas Bayrle / Michel Majerus Estate, Takashi Murakami / Nordenhake, ORTHODOX ABSTRACTION (and of course there was poetry), Josef Albers, Torsten Andersson, Olle Baertling, Ann Edholm, Marcia Hafif, Georg Herold, Alfred Jensen, Donald Judd, Imi Knoebel, Helen Mirra, Michael Schmidt, Richard Serra, Stanley Whitney / Peres Projects, Austin Lee / Plan B, Ran Zhang / Gregor Podnar, Marcius Galan / PSM, Catherine Biocca / Aurel Scheibler, Jack Pierson, Joe Zucker / Esther Schipper, Philippe Parreno / Thomas Schulte, Rebecca Horn / Société, Andrea Fourchy / Sprüth Magers, Kaari Upson / Sweetwater, D´Ette Nogle / Barbara Thumm, Anna K.E. / Tanja Wagner, Grit Richter / Barbara Weiss, Berta Fischer / Wentrup, Jan-Ole Schiemann / Barbara Wien, Nina Canell / Kunsthandel Wolfgang Werner, Gotthard Graubner

26/03/20

Arte nel web



Non si può uscire ma il web offre tantissime "finestre" sul mondo anche quello dell'arte, infatti sono migliaia i musei visitabili virtualmente, alcuni ora organizzano anche delle mostre on-line.

Alcuni potete scoprirli nel grande sito di Google Art, dove ci sono anche progetti di ricerca e scatti fotografici che consentono incredibili ingrandimenti. 

Ovviamente non è la stessa cosa che vederle, ma in queste giornate domestiche possono essere una bella finestra sull'arte.

Eccovi alcuni link dei musei più gettonati 

Iniziamo dagli Uffizi per proseguire al Louvre di Parigi passando per Museo Pergamon di Berlino,  vale poi un salto al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, e poi proseguite voi nel vasto mondo del web. 



25/03/20

Arriva la Quadriennale 2020



Con la guida del direttore artistico Sara Cosulich sta per realizzarsi il grande rinnovato evento della Quadriennale che avrà corso con la grande esposizione autunnale, che occuperà tutto il Palazzo delle Esposizioni a Roma. 

Il progetto espositivo, che si inaugurerà il prossimo 1 Ottobre, è realizzato con la collaborazione di Stefano Collicelli Cagol, la XVII edizione sarà parte di un ampio progetto che  coinvolgerà tutta la città col titolo “RomaEuropa Festival” 




La realizzazione della mostra si è sviluppato  parallelamente agli eventi dei Q-International, bandi di sostegno agli artisti italiani per eventi stranieri, e agli Q-Rated, incontri e laboratori sul territorio nazionale per giovani artisti. 

E’ stato anche annunciato il progetto della futura sede che sarà presso l’ex Arsenale Clementino di Porta Portese, che vedrà una grande trasformazione architettonica.


24/03/20

Arte nei video MiBACT, Martin Creed e Belvedere Museum

Il MiBACT sta diffondendo stupendi video sul suo profilo Youtube, eccone alcuni 









Martin Creed esegue alcune nuove e vecchie canzoni da casa sua a Londra in occasione del lancio di 'Dispatches', la nuova serie di mostre online, video originali ed esperienze della galleria Hauser & Wirth.





Concludiamo con uno dei tanti video che il Belvedere Museum propone sulla sua collezione



Salute per gli artisti statunitensi



Una bella notizia arriva dalla Fondazione Rauschenberg che ha attivato un'azione di sostegno per gli artisti statunitensi privi di supporto economico per pagare l'assistenza sanitaria.

Il progetto è realizzato con la collaborazione del New York Foundation for the Arts,

23/03/20

Memos al Poldi Pezzoli di Milano




Il museo milanese Poldi Pezzoli ospita fino al 4 Maggio la piacevole mostra "Memos" dedicata alle proposte più ricercate della moda di questi ultimi decenni.  




Un bel progetto espositivo, proposto dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, ispirato dalle "Lezioni americane" di Italo Calvino. Curato da Maria Luisa Frisa con Judith Clark col progetto visuale di Stefano Tonchi.




Le sei parole simbolo del testo vengono "rappresentate" dalla cinquantina di raffinati pezzi presentanti in diversi ambienti, molto ben contestualizzati e correlati.




Foto di  Francesco De Luca

21/03/20

Prossimamente Cappella Rothko.


Dopo diversi mesi di lavoro riaprirà a fine giugno la storica Cappella Rothko.

In questo settimane il famoso complesso è stato sottoposto a restauro e ristrutturazione degli spazi per consentire una fruizione più qualificata all’opera, per realizzare al meglio il progetto originale dell’artista e dei suoi sostenitori John e Dominique de Menil.

Con un budget di 30 milioni di dollari vengono ri-progettati gli spazi, spostandoli dalla cappella, e ristudiato l’illuminazione, con la riconfigurazione del lucernaio centrale. 

20/03/20

/ge·ne·a·lo·gì·a/

Foto  Marcello Maloberti, Famiglia Metafisica, 1990-2015, Stampa alla gelatina d’argento, 30 x 40 cm, 
Courtesy the artist + Raffaella Cortese, Milano 

In queste giornate di grandi cambiamenti Artissima raccoglie l’appello lanciato dal MiBACT Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo con l’obiettivo di condividere contenuti da fruire virtualmente, ampliando così il racconto digitale della fiera e dei suoi protagonisti già avviato con i progetti di Artissima Digital, come #ArtissimaRewind e #ArtissimaStories.

In questi giorni così complessi per l’Italia e per il mondo della cultura, Artissima presenta /ge·ne·a·lo·gì·a/, iniziativa virtuale volta a diffondere il messaggio che l’arte non si ferma nemmeno in questo frangente ed è capace di trascendere le barriere fisiche per continuare a raccontarsi e a proporre contenuti nuovi e positivi grazie al digitale.

/ge·ne·a·lo·gì·a/ è un progetto che vivrà sul profilo Instagram della fiera, costruendo giorno per giorno un “albero genealogico” intimo e personale dell’arte italiana contemporanea. Il progetto è iniziato il 18 marzo, ogni giorno un artista scelto tra quanti presentarono proprie opere nel Deposito d’Arte Italiana Presente di Artissima 2017 (curato da Vittoria Martini e Ilaria Bonacossa), verrà chiamato ad indicare nel panorama italiano due artisti a cui si sente particolarmente legato, eleggendone uno a proprio ideale riferimento ed uno come proprio discendente.

Storia fatta di rapporti diretti e di sguardi lontani, di ispirazioni e di omaggi, /ge·ne·a·lo·gì·a/ racconterà un immaginifico dietro le quinte dell’arte contemporanea italiana. 

Durante questo periodo di lockdown in cui tuttavia gli artisti continuano a creare, a partire dall'esperienza di un “deposito" fisico nascerà un “database” digitale accessibile a tutti, testimonianza di un momento in cui dobbiamo ridefinire i nostri paradigmi per poter progettare un futuro sostenibile.

Restate sintonizzati: /ge·ne·a·lo·gì·a/ is coming!

#artissima
#laculturanonsiferma

19/03/20

Ai Weiwei all’Opera di Roma


Saranno dell’artista cinese Ai Weiwei la scenografia e i costumi per il debutto della prossima "Turandot" di Giacomo Puccini che si svolgerà all’Opera di Roma il prossimo 25 marzo  (rimandato).

18/03/20

Il lato debole dell’arte contemporanea.



Una breve riflessione che prende spunto dalla recente polemica sulla mostra Desert X, che si svolge in Arabia Saudita, sul tema della finzione culturale dell’arte, che vuole essere valore sociale ma poi troppo spesso è semplice pagliacciata per corti danarose che siano grandi collezionisti con fabbriche schiaviste o sistemi politici dittatoriali. 

Che dire, nonostante i tanti finti temi sociali, troppo spesso gli artisti si lasciano conquistare dal potere e dal denaro, che smuove i loro animi tanto sensibile (al benessere).

Colpa che spesso è da condividere con i galleristi e i collezionisti che si appassionano a tante opere senza però farsi intenerire. 

Che dire poi delle vergognose donazioni che piovono allegramente su fondazioni e musei, soprattutto negli Stati Uniti, mentre la società civile sempre più cade nella povertà e nell’ignoranza, ma veramente servono tutti questi nuovi e rinnovati musei non sarebbe più sensibile donarli a scuole, ospedali, tanto più in questa delicata fase coronavirus, caserme dei pompieri etc. 

Che l’arte sia cultura è stato un mantra che oggi non ha più tanto senso, oggi l’arte, come quasi tutte le attività umane, è diventata “consumo” e infatti i luoghi più dinamici in questi tempi sono proprio le modaiole fiere, atti di puro inquinamento ambientale, consumi e superficialità smodate. 

A questi inutili riti consumistici si affiancano i tanti eventi ideati nei tanti spazi naturali che diventano luogo di inquinamento, conquista e consumo.

A tutto ciò poi si affianca il grave problema della convivenza con regimi dittatoriali, che siano piccoli regni o grandi nazioni come la Cina o la Russia, dove la democrazia e la libertà non si vedono nemmeno col binocolo, ma dove tutti (dagli architetti agli artisti, col supporto di curatori, critici e galleristi) vanno, visto la grande mole di fresco “denaro”.

Ovviamente ci sono poi nicchie di reale impegno e valore, speriamo che siano queste quelle che prima o poi trovino il giusto rispetto e attenzione.

17/03/20

10 anni al Maxxi..mo o quasi


Son già passati dieci anni dall’apertura del Maxxi di Roma, uno spazio dalla difficile architettura, progetto dell’archistar Zaha Hadid, che negli anni si è conquistata una discreta attenzione nazionale con un programma attento alle declinazioni contemporanee e alla storia dell’arte e dell’architettura, proposto dal direttore artistico Hou Hanru. 

A giugno ci sarà poi l’apertura di una sezione del Maxxi a L’Aquila nello storico edificio di Palazzo Ardinghelli

Negli anni ha avuto una programmazione stimolante ma che non ha prodotto significativi risultati, l’affluenza è stata sempre molto bassa, in dieci anni poco più di 3.000.000 di visitatori e un costo annuale assai alto, quest’anno sarà di quasi 13 milioni di euro.

Come sempre ci si domanda se questo tipo di investimento produca effettivamente cultura o almeno un ritorno turistico. 

16/03/20

L'abito fa il monaco al Mast di Bologna


I moderni e dinamici spazi del Mast di Bologna ospita la fotografica mostra «Uniform into the work/out of the work», curata da Urs Stahel, con oltre 600 immagini selezionate fra i più importanti fotografi internazionali.




Ci sono gli eleganti scatti di Herb Ritts, le ampie ricerche di Paola Agosti o la particolare documentazione di Rineke Dijkstra.



Nel complesso si rimane affascinati dal percepire come le uniformi evidenziano il ruolo e il limite del vestirsi, con le fascinazioni culturali e di potere che il “vestire” porta con se.
 



Push the Limits alla Fondazione Merz di Torino



"Push the Limits" è il titolo della prossima mostra alla Fondazione Merz di Torino, che festeggia i quindici anni di attività.

Le curatrici,Claudia Gioia e Beatrice Merz, propongono attraverso il lavoro di note artiste, quali Rosa Barba, Sophie Calle, Katharina Grosse, Shilpa Gupta, Mona Hatoum, Barbara Kruger, Jenny Holzer e tante altre, il superamento di certe posizioni culturali che si aprono ai grandi cambiamenti socio-culturali di questi anni. 


CS

Il titolo PUSH THE LIMITS dichiara sin da subito la volontà di indagare la capacità dell’arte di porsi costantemente al limite per spostare l’asse del pensiero, della percezione e del discorso, immettendo nuovi elementi nel sistema.

PUSH THE LIMITS racconta senza sforzo, finalismi e sovrastrutture che non siano quelli del pensiero e della creatività dell’arte contemporanea, un percorso di ricerca per trovare un linguaggio consapevole e capace di raccontare il presente.

Il percorso espositivo investe interamente gli spazi della Fondazione e si struttura come un discorso continuo; un incalzare, di strappi, sovrapposizioni, interrogativi, di realtà già conosciute e che paiono superate ma che invece tornano, di realtà non note che sarebbe opportuno penetrare, di realtà incomunicabili e che chiedono nuove parole.

Installazioni di grandi dimensioni concorrono alla definizione di una scrittura espositiva in grado di restituire al visitatore un’esperienza di senso totalmente immersiva, tra atmosfere, suoni, parole, tessiture materiche e cromatiche differenti. Dalla dimensione politica a quella simbolica, dall’ispirazione filosofica a quella poetica: un allestimento che sintetizza visivamente l’urgenza espressiva del nostro tempo e che invita il visitatore a definire una propria traiettoria in questo paesaggio continuo.

A testimoniare questa istanza, propria dell’arte contemporanea, sono alcune tra le voci femminili più rappresentative della ricerca artistica internazionale, che con la loro opera hanno declinato – in maniera diversa e sempre relazionandosi con il contesto di appartenenza – l’idea di limite e il concetto stesso di superamento. Autrici che nella loro pratica creativa hanno superato il vocabolario stereotipato di sapere, spingendo più in là i significati 

15/03/20

Quando le statue avevano colore


Questa riscoperta del mondo variopinto delle sculture antiche mi affascina molto e ora il Liebieghaus Skulpturensammlung presenta una nuova tappa del progetto "Gods in Color" a Francoforte, che in questi anni è stato proposto in diversi sedi internazionali.

 

Quest'anno l'iniziativa si articola sul tema della statuaria pubblica e sulla sua interpretazione.







14/03/20

Non solo porno





Come cambiano i tempi, se una volta era l'arte che guardava alla sessualità oggi i ruoli paiono invertirsi con il noto sito di materiale sessuale Pornohub che ospita per la prima volta un video artistico ideato da Leilah Weinraub dal titolo Shakedown sulla realtà lesbica losangelina, come segnala Variety.

Questo filmato è stato già presentato in diversi festival del cinema, come quello di Berlino o in musei internazionali quali il MoMa PS1 di New York. 

La nota piattaforma di video vuole avviare con questa iniziativa uno sguardo più ampio sul tema della sessualità che da lato "oscuro" possa diventare un lato più quotidiano che superi i retaggi culturali di osceno.

13/03/20

Alle Stanze del Vetro di Venezia Studio Glass americano

Kait Rhoads, Alaria (detail), 2016. W. 122 cm. Photo: Rozaril Lynch


Per la stagione primaverile le suggestive Stanze del Vetro ospitano uno Studio Glass, con una straordinaria selezione di opere in vetro di artisti e designer americani

Aprirà il 26 Aprile e durerà fino al 2 Agosto col titolo “Venezia e lo Studio Glass Americano”, l'evento sarà curata da Tina Oldknow e William Warmus, già curatori di vetro moderno e contemporaneo al The Corning Museum of Glass di New York.


Norwood Viviano, Cities Underwater: Thirteen Sites (detail New York City), 2018-2019. L. 45 m. Photo: Cathy Carver

Con 155 eccezionali pezzi tra cui vasi, sculture e installazioni in vetro create da 60 artisti, americani e veneziani, questa mostra sarà la prima a esaminare attentamente l’influenza che l’estetica e le tradizionali tecniche di lavorazione del vetro veneziano hanno avuto sullo Studio Glass americano dagli anni Sessanta ad oggi.

“Venezia e lo Studio Glass Americano” dimostrerà l’eredità duratura e versatile della produzione di vetro veneziano in America, analizzando l’impatto che Venezia ha avuto sull’arte vetraria americana contemporanea.


John Kiley, Halo, 2018. H. 48,3 cm. Photo: Ben VanHouten


Venezia e lo Studio Glass Americano
Le Stanze del Vetro - Isola di San Giorgio
A cura di Tina Oldknow e William Warmus
23 marzo – 26 luglio 2020

12/03/20

Forma /Informe alla Gam di Torino



Negli spazi della Wunderkammer della Gam di Torino arriva "Forma /Informe" una mostra dedicata alla nascita della fotografia non-oggettiva e informale in Italia. Una selezione di 50 stampe vintage e originali in gran parte inedite di 7 grandi fotografi, provenienti da importanti archivi italiani e da prestigiose collezioni d’arte internazionali e 23 rare pubblicazioni. La mostra è frutto di una originale indagine sulla fotografia sperimentale italiana dalla metà degli anni trenta alla fine degli anni cinquanta del Novecento, curata da Antonella Russo, storica e teorica della fotografia.


Forma/Informe può essere definita come “Un viaggio al termine della forma” della fotografia italiana del dopoguerra, partendo dalle indagini sul luminismo fotografico di Giuseppe Cavalli (1904-1961) e dalla sperimentazione di Luigi Veronesi (1908- 1998), per poi passare a  considerare la  fase più compiuta dell’immagine non oggettiva con il grafismo ottico  di Franco Grignani (1908-1999), le cosmografie cromatiche di Pasquale De Antonis (1908-2001), la pioneristica ricerca sul materico di Piergiorgio Branzi (1928), fino a esaminare una serie di “scomposizioni” di Paolo Monti (1908-1982) e di Nino Migliori (1926), considerato oggi il protagonista indiscusso dell’informale fotografico empatico del secondo dopoguerra.


Il percorso prende il via dai lavori di Giuseppe Cavalli. In mostra opere come Pallina (1949) o Muretto (1950): immagini dai toni alti, volti a cogliere la valenza plastica delle cose e il “ritmo palpitante” negli oggetti.

Pittore, grafico, scenografo e fotografo, Luigi Veronesi nella sua lunga carriera produce immagini di accoppiamenti di positivo-negativo, inversioni tonali, sovraimpressione e immagini solarizzate. Tra queste, l’opera in mostra Le stelle dalla mia finestra (1940), immagine di un cielo senza luna attraversato da scie luminose e puntini bianchi, reso con graffiature che alternano il bianco e nero e grigio che danno movimento alla fotografia.

Franco Grignani, pittore e fotografo autodidatta e graphic designer, mette la fotografia a servizio della grafica con esperimenti di esposizioni multiple e sovrapposizioni di diversi negativi. A fine anni quaranta affina la sua ricerca moltiplicando le sue sperimentazioni: nascono così le “dissonanze percettive”, le “vibrazioni visive”, le “rotazioni formali” e le “tensioni visive”.

Del grande fotografo umanista Piergiorgio Branzi sono esposti scatti inediti della serie Montmartre (1954), vedute urbane del quartiere parigino ancora sconvolto dalle ferite della guerra, insieme a Mykonos (1957), che descrive la struttura e la materia stessa del paesaggio.

Uno dei protagonisti più autorevoli della fotografia italiana, Paolo Monti, dedica buona parte della sua ricerca alla fotografia “astratta” che, come scrive la curatrice in catalogo: “è una investigazione nel cuore della materia del mondo, un andare alle fondamenta della produzione di forme primordiali”.

Se l’Informale di Monti, almeno fino agli anni Cinquanta, è ancora legato alla ripresa fotografica, altri autori a lui contemporanei, avevano già iniziato a distaccarsene.

Pasquale De Antonis elabora una sua personale e particolare tecnica basata sull’utilizzo di più fonti luminose filtrate da uno schermo cartaceo forato in più punti, e in seguito perfeziona queste prime esperienze spingendosi a fissare direttamente sulla carta sensibile le mille forme che andavano assumendo gocce e liquidi oleosi o inchiostri densi versati su una lastra di vetro retroilluminata.

Nino Migliori ha iniziato a fine anni Quaranta lavorando in una minuscola camera oscura allestita in un angolo della cucina di casa, facendo uso di acidi per lo sviluppo e fissaggio applicati su ritagli di carta, perché un foglio intero era troppo prezioso. La carta veniva cosparsa di liquido di sviluppo e poi esposta alla luce artificiale, o solare o di una fiamma. Migliori denominò questo procedimento Ossidazioni. Altre esperienze, i Pirogrammi, sono ricavate da registrazioni di piccole bruciature inferte alla pellicola con una punta riscaldata o esposte a una fiamma, mentre gli Idrogrammi fissano tracce di gocce di acqua o liquidi schiumosi applicati sul lastrino dell’ingranditore; allora l’immagine appare un organismo vivente, una costellazione di cellule sospese come in un liquido amniotico.


La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue in italiano e inglese curato da Antonella Russo ed edito da Silvana Editoriale, include 60 immagini, comprese le riproduzioni di tutte le fotografie esposte, una cronologia ragionata delle principali mostre, pubblicazioni ed eventi fotografici dell’epoca, saggio teorico e appartati biografici.

11/03/20

Emma Talbot è la vincitrice del Max Mara Art Prize for Women




E' Emma Talbot la vincitrice del Max Mara Art Prize for Women di quest'anno, proposto da Max Mara, Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti .

Il Max Mara Art Prize for Women è aperto ad artiste con base nel Regno Unito che non hanno ancora esposto le proprie opere in una mostra antologica. Questo prestigioso premio biennale istituito nel 2005 è l’unico riconoscimento per le arti visive dedicato ad artiste nel Regno Unito. In quanto vincitrice del Premio, Talbot trascorrerà una residenza di sei mesi in Italia nel 2020, organizzata a misura del suo progetto, durante la quale avrà l’opportunità di realizzare un nuovo corpus di opere che saranno esposte nel 2021 alla Whitechapel Gallery e alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia.

Iwona Blazwick, OBE, direttrice della Whitechapel Gallery, ha annunciato che Emma Talbot è la vincitrice dell’ottava edizione del Max Mara Art Prize for Women durante la cerimonia che si è tenuta presso la Whitechapel Gallery di Londra. Talbot è stata scelta da una giuria di esperte del mondo dell’arte presieduta da Blazwick e composta dalla gallerista Florence Ingleby, dall’artista Chantal Joffe, dalla collezionista Fatima Maleki e dalla critica d’arte Hettie Judah, tra una rosa di finaliste di cui facevano parte Allison Katz, Katie Schwab, Tai Shani, e Hanna Tuulikki.

Emma Talbot (nata nel 1969 nel Regno Unito) vive e lavora a Londra. La sua attività nell’ambito del disegno, della pittura, dell’installazione e della scultura esplora un paesaggio interiore fatto di pensieri, emozioni e storie personali. Queste esperienze individuali sono poi proiettate nel contesto di narrazioni più ampie, evidenziando tematiche contemporanee diffuse. Le sue opere sono spesso disegnate a mano o dipinte su seta o su altre basi tessili e comprendono parti scritte dall’artista stessa o riprese da altre fonti. Si occupano del personale in quanto entità politica, della politica sociale, del genere, del mondo naturale e del nostro rapporto intimo con la tecnologia e il linguaggio.

La sua proposta vincente per il Max Mara Art Prize for Women propone temi fortemente radicati come il potere, la governance, gli atteggiamenti riguardo alla natura e alle rappresentazioni delle donne visti attraverso una lente squisitamente personale. Il punto di partenza scelto dall’artista è il dipinto Le tre età della donna (1905) di Gustav Klimt, che raffigura una donna anziana nuda in piedi e a capo chino, come a trasmettere un senso di vergogna. Talbot avrà l’opportunità di vedere da vicino il dipinto, che si trova presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, durante la sua residenza in Italia. Nell’opera proposta per il Premio, Talbot intende animare la figura della donna anziana come soggetto dotato di volontà, capace di superare una serie di prove simili alle dodici fatiche di Ercole. Attraverso queste fatiche moderne, Talbot investirà la donna del potenziale necessario a ricostruire la società contemporanea, contrastando una visione negativa dell’invecchiamento, oggi prevalente.  

Nel corso della residenza di sei mesi appositamente organizzata per lei dalla Collezione Maramotti, che si svolgerà più avanti quest’anno, Talbot soggiornerà a Roma, a Reggio Emilia e in Sicilia per compiere una ricerca dedicata alla mitologia classica, all’artigianato tessile e alla permacultura.

Per maggiori informazioni sul premio e sulla residenza di Emma Talbot, si rimanda al comunicato stampa.

Emma Talbot ha affermato: Questo premio giunge in un momento cruciale che mi appare incredibilmente appropriato, dato che solo di recente ho iniziato a concentrarmi a tempo pieno sulla mia pratica artistica dopo aver lavorato per molti anni come insegnante per sostenere la mia famiglia, essendo una madre single. Il Max Mara Art Prize for Women mi aiuterà a trarre il maggior beneficio possibile da questa importante transizione. Essendo giunta nel momento ideale, questa incredibile e generosa opportunità di concentrarmi totalmente sul mio lavoro e di intraprendere una lunga ricerca con esperienze di prima mano costituirà una vera e propria svolta nella mia vita.

Iwona Blazwick ha affermato: Emma Talbot crea disegni radiosi e sculture policrome in scala epica e combina parole e immagini per esprimere il lirismo e il dolore della soggettività. Siamo tutti emozionati di conoscere l’impatto che l’esperienza italiana avrà sull’estetica visionaria della vincitrice di questa edizione del Max Mara Art Prize!

Luigi Maramotti ha dichiarato: Sono davvero orgoglioso della lunga collaborazione con Whitechapel Gallery e dell’amicizia che mi lega alla sua direttrice, Iwona Blazwick. Emma Talbot ha ideato un progetto molto originale che speriamo trarrà vantaggio dalle incredibili potenzialità che l’Italia offre, dall’immersione approfondita nella storia dell’arte, dalle tecniche tessili e dalla diversità dei territori: tutti elementi cruciali per la sua futura impresa. Non vediamo l’ora di accoglierla in Italia e alla Collezione Maramotti.

New York Clearing di Antony Gormley


New York Clearing è il nuovo monumentale progetto che Antony Gormley ha realizzato a Brooklyn.

Installata al Pier 3 di Brooklyn Bridge Park sarà visibile al pubblico fino al 27 marzo.

Un grande percorso di connessioni commissionato per una rassegna di arte pubblica da Connect BTS.


Art of Mymovies



La piattaforma Mymovies presenta dal 12 marzo al 3 aprile 2020 una serie di film d'artista in streaming gratuito.

Un modo per pensare al cinema e all'arte in questi giorni così strani.


CS

Lo schermo dell'arte reagisce alla gravità della situazione, allo spaesamento generale e all'annullamento delle manifestazioni culturali nel nostro paese, con una proposta attiva di condivisione pubblica: lo streaming gratuito di film d'artista del suo archivio grazie alla partnership con MYmovies e alla generosa concessione delle opere da parte degli autori.

L'arte è sempre frutto di urgenza. Un'urgenza intima espressiva che dà risposte creative in forma di opera alle sollecitazioni del tempo. Attraverso gli strumenti che le sono propri, l'arte genera riflessione e socialità diventando di proprietà collettiva. Oggi tale dimensione ampia e aperta è annullata, sostituita da un nuovo tipo di emergenza collettiva dalle conseguenze sociali potenzialmente devastanti. E' a questo che bisogna reagire.

MYmovies.it

Attraverso gli strumenti che le sono propri, l'arte genera riflessione e socialità diventando di proprietà collettiva. L'arte sa inventare soluzioni in grado di oltrepassare le difficoltà. Chiamati dallo Schermo dell'arte gli artisti hanno immediatamente aderito mettendo a disposizione i propri film.

Dal 12 marzo al 3 aprile 2020, alcuni film dall'archivio dello Schermo dell'arte saranno visibili in streaming gratuito sulla piattaforma MYmovies. Ad oggi hanno aderito:

New Palermo Felicissima, di Jordi Colomer
The Show MAS Go On, di Rä di Martino
SEL, di Rebecca Digne
Continuity, di Omer Fast
Quantum, di Flatform
Le ceneri di Pasolini, di Alfredo Jaar
The Column, di Adrian Paci
Sudan, di Luca Trevisani

Se tanti musei, fondazioni, mostre e teatri chiudono, se molte iniziative vengono rimandate è necessario dare un segnale forte e portare l'arte nella vita quotidiana delle persone affinché la cultura continui a nutrire l'anima e lo sguardo.



10/03/20

Abitare insieme alla Biennale di Architettura di Venezia


 Leong Leong, “View from Santa Monica Boulevard with Adminstrative Offices to the left and Youth Housing to the right,” Anita May Rosenstein Campus, 2019. Courtesy Iwan Baan


Una domanda, “How will we live toghether?”, molto aperta e che proprio in questi tempi di stress sembra ancora più attuale, così si avvia la Biennale di Architettura che proporrà al pubblico dal prossimo 29 Agosto al 29 Novembre. 

Le risposte saranno tantissime, quest'anno vi partecipano oltre 63 paesi, tutte molto ampie,  originali, che indagheranno i luoghi sociali come piazze, parchi o biblioteche ma anche il privato quotidiano con i suoi cambiamenti tecnologici e la continua connettività social.

Curatore di questa edizione è l’architetto libanese Hashim Sarkis noto per una visione di inclusione sociale e culturale, attento alle dinamiche complesse dei grandi mutamenti socio-economici che stanno modificando le tante assodate tradizioni. 


PRÁCTICA, “River Somes, Urban Beach,” River Somes: Across Communities and Ecosystems, 2017-ongoing. Courtesy PRÁCTICA


CS

Sarà aperta al pubblico da sabato 23 maggio a domenica 29 novembre 2020, ai Giardini e all’Arsenale, la 17. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo How will we live together?, a cura di Hashim Sarkis, organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta fino ad oggi da Paolo Baratta. La pre-apertura avrà luogo nei giorni 21 e 22 maggio, la cerimonia di premiazione e inaugurazione si svolgerà sabato 23 maggio 2020.
“Un tema costante in tutti questi anni – spiega Paolo Baratta – è stato quello dei vantaggi sociali che possono derivare dalla presenza dell’Architettura. Come abbiamo detto più volte, l’Architettura ci fa individui più consapevoli, ci aiuta a essere non solo consumatori, ma cittadini, ci stimola a considerare gli effetti indiretti delle nostre azioni, ci aiuta a comprendere meglio l’importanza dei beni pubblici e dei beni gratuiti. Ci aiuta a sviluppare una visione del welfare più completa. Voglio qui ricordare tra le tante la Biennale Architettura 2010 - People meet in Architecture - curata dalla giapponese Kazuyo Sejima, che quest’anno sarà la presidente della giuria internazionale. E infine, l’architettura ci aiuta a non sperperare risorse e a donarci qualche grado di felicità. ”

“La Mostra di Hashim Sarkis coglie in uno sguardo ampio problemi strutturali della società contemporanea; egli osserva, e noi con lui, che in tutte le aree del mondo sono in corso fenomeni di intenso cambiamento, assai diversi tra loro ma accomunati dalla necessità di importanti “aggiustamenti” nelle condizioni dell’abitare. Lo sguardo del curatore e della Mostra è quindi ulteriormente dilatato. L’architettura diviene qui il riferimento di un vasto impegno interdisciplinare e di un vasto impegno culturale e politico.”

“In un’epoca in cui può essere diffusa la sensazione non più di essere a cavallo di un progresso che continuamente si diffonde, ma di essere vittime dei cambiamenti che esso comporta e nella quale molti possono approfittare delle paure, dei timori, delle frustrazioni che ne derivano per sviluppare campagne ultra difensive, ci pare utile una Biennale che richiami a tutti che l’identità di una società o di una comunità sta nella qualità dei progetti che è capace di formulare per il suo futuro: per correggere storture e valorizzare risorse. E come dimostrano numerosi fenomeni che interessano il mondo proprio in questi giorni, i progetti non possono essere che il frutto di una estesa consapevolezza e diffusa collaborazione.”

“Ancora una volta - conclude Baratta - ci chiediamo quale sia la finalità di una Mostra come la Biennale, a chi si rivolge? Oltre a essere strumento di conoscenza e dialogo per gli addetti ai lavori, la Mostra di Architettura è anche una “chiamata” al pubblico a farsi visitatore, a farsi visitatore attento, a farsi testimone diretto, testimone oculare. Un’esposizione chiede al visitatore una disponibilità a dilatare lo sguardo, chiede al curatore  di essere scienziato e drammaturgo a un tempo. Non basta diffondere conoscenza ma occorre contribuire alla consapevolezza, non basta rivelare problemi, occorre alimentare con esempi di proposte e di realizzazioni, il desiderio di Architettura.” 

“Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale – dichiara Hashim Sarkis. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali vivere generosamente insieme. Gli architetti invitati a partecipare alla Biennale Architettura 2020 sono stati incoraggiati a coinvolgere nella loro ricerca altre figure professionali e gruppi di lavoro: artisti, costruttori, artigiani, ma anche politici, giornalisti, sociologi e cittadini comuni. La Biennale Architettura 2020 vuole così affermare il ruolo essenziale dell'architetto, che è quello di affabile convener e custode del contratto spaziale.”
“Allo stesso tempo questa mostra vuole affermare l’idea che è proprio in virtù della sua specificità materiale, spaziale e culturale che l’architettura orienta i vari modi di vivere insieme. E in tal senso abbiamo chiesto ai partecipanti di evidenziare gli aspetti prettamente architettonici del tema principale.”
“How will we live together?” è una domanda tanto sociale e politica quanto spaziale. Aristotele, quando si pose questa domanda per definire la politica, propose il modello di città. Ogni generazione se la pone rispondendo in modo diverso. Più recentemente le norme sociali in rapida evoluzione, la crescente polarizzazione politica, i cambiamenti climatici e le grandi disuguaglianze globali ci fanno porre questa domanda in maniera più urgente e su piani diversi rispetto al passato. Parallelamente, la debolezza dei modelli politici proposti oggi ci costringe a mettere lo spazio al primo posto e, forse come Aristotele, a guardare al modo in cui l'architettura dà forma all'abitazione come potenziale modello di come potremmo vivere insieme.”
“Oltre che dai nuovi problemi che il mondo pone all'architettura, l’edizione di quest’anno si ispira anche all'attivismo emergente di giovani architetti e alle revisioni radicali proposte dalla pratica dell’architettura per affrontare queste sfide. Ma più che mai, gli architetti sono chiamati a proporre alternative. Come cittadini, impegniamo la nostra capacità di sintesi per riunire le persone attorno alla risoluzione di problemi complessi. Come artisti, sfidiamo l'immobilismo che deriva dall'insicurezza di chiedere "Cosa succederebbe se?". E infine come costruttori, attingiamo dal profondo del nostro inesauribile ottimismo. La convergenza di ruoli in questi tempi nebulosi non può che rendere più forte la nostra missione e, speriamo, più bella la nostra architettura.”


Han Tümertekin, View of the ferry market in Istanbul, 2019. Photo: Sena Özfiliz, 3d editing: Ali Gürer and Zeynep Tümertekin

LA MOSTRA INTERNAZIONALE
La Mostra si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini, l’Arsenale e Forte Marghera, includendo 114 partecipanti in concorso provenienti da 46 paesi, con una rappresentanza crescente da Africa, America Latina e Asia. Oltre ai partecipanti invitati, la Biennale Architettura 2020 comprende Stations + Cohabitatsricerche fuori concorso sui temi della Mostra sviluppate da ricercatori di università di tutto il mondo.
Organizzata in cinque scale tra Arsenale e Padiglione Centrale ai Giardini, la Mostra presenta anche grandi installazioni collegate a ognuna delle cinque scale che si disporranno negli spazi esterni dell’Arsenale e dei Giardini. Cinque architetti e un fotografo di architettura sono infine gli autori del progetto dedicato al gioco a Forte Marghera, che si chiamerà: "How will we play together?".

La Biennale di Venezia e il Victoria and Albert Museum, London presentano per il quinto anno consecutivo il Progetto Speciale al Padiglione delle Arti Applicate (Arsenale, Sale d’Armi) dal titolo British MosquesIn collaborazione con l’architetto Shahed Saleem, il padiglione guarda al mondo fai da te e spesso non documentato delle moschee adattate a questo uso. Tre i casi di studio: la moschea di Brick Lane, una cappella protestante divenuta sinagoga; la moschea di Old Kent Road, installata in un vecchio pub; la moschea di Harrow Central, uno spazio appositamente costruito situato di fianco alla casa a schiera che precedentemente la ospitava. Realizzazione della Biennale di Venezia.


Bureau of Engineering, Michael Maltzan Architecture, Inc. / HNTB Corporation, “City of Los Angeles,” Sixth Street Viaduct. Courtesy Michael Maltzan Architecture

PAESI
Sono 63 le Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia; paesi presenti per la prima volta alla Biennale ArchitetturaGrenada, Iraq e Uzbekistan.
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il TurismoDirezione Generale Creatività contemporanea, sarà a cura di Alessandro Melis.

WEEKENDS ON ARCHITECTURE
Weekends on Architecture integrano il programma della 17. Mostra attraverso una serie di conferenze e incontri con architetti, studiosi e professionisti di tutto il mondo che cercheranno di rispondere alla domanda How will we live together?Tra ottobre e novembre 2020 saranno organizzati tre weekend per sei appuntamenti, in ogni incontro si discuterà di due argomenti ispirati alle questioni ricorrenti nei progetti dei partecipanti: le nuove sfide che il cambiamento climatico pone all'architettura; il ruolo dello spazio pubblico nelle recenti rivolte urbane; le nuove tecniche di ricostruzione; le forme mutevoli dell’edilizia collettiva in ??tutto il mondo; l'architettura dell'educazione e l'educazione dell'architetto; il rapporto tra curatela e architettura. Il programma sarà disponibile prossimamente sul sito labiennale.org.

BIENNALE SESSIONS, il progetto per le Università
Per l’undicesimo anno consecutivo La Biennale dedica il progetto Biennale Sessions alle Università, alle Accademie e agli Istituti di Formazione Superiore. L'obiettivo è quello di offrire una facilitazione a visite di tre giorni da loro organizzate per gruppi di almeno 50 tra studenti e docenti, con la possibilità di organizzare seminari in luoghi di mostra offerti gratuitamente e assistenza all'organizzazione del viaggio e soggiorno.
Atelier RITA, Emergency Shelter for Refugees and Roma Community, 2017. Courtesy David Boureau @urbamutability // All rights reserved 2020



EDUCATIONAL
Nel corso dell’ultimo decennio La Biennale ha dato crescente importanza all’attività formativa, sviluppando un forte impegno nelle attività cosiddette “Educational” verso il pubblico delle Mostre, le università, i giovani e i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Nella Biennale Architettura 2018 e Biennale Arte 2019 sono stati complessivamente 114.672 i soggetti coinvolti, di cui 68.205 i giovani partecipanti alle attività Educational. Anche per il 2020 è prevista un’ampia offerta che si rivolge a singoli e gruppi di studenti, bambini, adulti, famiglie, professionisti, aziende e università. Tutte le iniziative puntano sul coinvolgimento attivo dei partecipanti, sono condotte da operatori selezionati e formati dalla Biennale e si suddividono in Percorsi Guidati e Attività di Laboratorio (scheda allegata).

L'OFFERTA EDITORIALE

Il catalogo ufficiale, dal titolo How will we live together?, è composto di due volumi.
Il Volume I, a cura di Hashim Sarkis, è dedicato alla Mostra Internazionale. Il Volume II è dedicato alle Partecipazioni Nazionali e agli Eventi Collaterali. La Guida della Mostra è studiata editorialmente per accompagnare il visitatore lungo il percorso espositivo. La proposta editoriale è arricchita da due volumi in lingua inglese, dal titolo Cohabitats ed Expansions, che riflettono sui temi sviluppati dalla Mostra. Il progetto graficodell’immagine coordinata della Biennale Architettura e il layout dei volumi sono a firma di Omnivore, Inc.. I volumi sono editi da La Biennale di Venezia.

IL PARTNER E GLI SPONSOR
La Biennale Architettura 2020 è realizzata con il sostegno di Rolex, Partner e Orologio Ufficiale della manifestazione.
Si ringraziano gli Sponsor della Biennale Architettura 2020: Artemide, Edison, JTI (Japan Tobacco International), Vela – Venezia Unica, Paola Lenti e Trenitalia Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
Ringraziamenti a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP.

RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, le Istituzioni del territorio che in vario modo sostengono La Biennale, la Città di Venezia, la Regione del Veneto, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, la Marina Militare.
Un ringraziamento va ai donor, agli Enti e Istituzioni internazionali importanti nella realizzazione della 17. Mostra, e allo sponsor Edison che quest’anno realizza un intervento di efficientamento energetico sul sistema di illuminazione delle Corderie dell’Arsenale.
In particolare i nostri ringraziamenti vanno a Hashim Sarkis e a tutto il suo team.
Grazie, infine, a tutte le grandi professionalità della Biennale applicate con grande dedizione alla realizzazione e alla gestione della Mostra.

Sito web ufficiale della Biennale Architettura 2020: www.labiennale.org
Hashtag: #BiennaleArchitettura2020 #HowWillWeLiveTogether
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