Custodia di gorytos Melito pol’kurgan, presso Melitopol, regione di ZaporizhzhiaIV sec. a.C.Oro 583 goffrato27,5 x 47 cmCollezione del Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina© Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina. Foto: Dmytro Klochko
Per l'autunno la Fondazione Prada presenta “Global Antiquity”, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA, a Milano dal 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. “Global Antiquity” propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico, dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa.
La mostra si inserisce in un’indagine più articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente nelle sedi di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia), ed è proseguita nel 2022 a Milano con “Recycling Beauty” (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Monica), una ricognizione dedicata al riuso di antichità greche e romane in contesti post-antichi, dal Medioevo al Barocco.
La premessa di questa ampia ricerca è la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato, ma anche come un elemento vitale in grado di incidere sul presente e sul futuro. Temi come la serialità, il riuso, il riciclo e la globalità sono strettamente legati alla nostra concezione di modernità, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni valori, categorie e modelli del passato. Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalità espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO/OMA, il patrimonio antico diventa, per usare le parole di Salvatore Settis, “una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.
Attraverso un’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che, nel corso di oltre 1.700 anni di storia, hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti, provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o più zone geografiche e società, spesso distanti tra loro. In questa prospettiva, il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione. Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politici, culturali, economici e religiosi, ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.
“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppate non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida e in continua evoluzione di direttrici poligonali. Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Cina, o esponendo una statuetta femminile di manifattura indiana giunta a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C., la mostra innesca un cortocircuito spazio-temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata.
Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo: l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso nel discorso politico ed economico di oggi, e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale. Da una parte, “Global Antiquity” ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh, “è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza.” In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale. Dall’altra parte, l’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity” offrono solide basi per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo, fondate sull’idea che ogni realtà culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in sé stessa, assediata dagli “altri” e, per questo, da difendere a ogni costo.
Come spiega Salvatore Settis: “Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama: la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l’Eurasia, spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala. Dal nostro atlante di micro-storie emerge così una macro-storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità.”
Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margheri e il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L’allestimento traduce l’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti, realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita il pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.
“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori, brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali, tra i quali The Metropolitan Museum of Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani, Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli.


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