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19/06/26

100 Marisa Merz



In occasione del centenario della nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più significative dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento con Marisa Merz. La danza delle ore, una grande mostra in tre atti che coinvolge il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, il progetto nasce dalla collaborazione tra alcune delle principali istituzioni culturali del territorio, unite nell’intento di restituire la complessità, la forza poetica e l’eredità ancora viva dell’opera di Marisa Merz, nata a Torino il 23 maggio 1926.

Afferma Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte: “Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità del Piemonte di fare sistema. Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere.”

Aggiunge Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino: “Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea. Questa congiuntura è una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche alla lungimiranza della Fondazione CRT che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato”.

La presentazione ufficiale della mostra si è svolta a Milano, nella Sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione attenta e partecipe di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano.

Ad aprire i lavori è stato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha dichiarato: “Siamo particolarmente felici che tre importanti istituzioni culturali torinesi abbiano scelto Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino e alla stagione dell’Arte Povera, ma allo stesso tempo, ci fa piacere ricordare come anche il Museo del Novecento conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e Ottanta, opere che il pubblico può oggi ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno, il Museo del Novecento ospiterà nello spazio Archivi una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento”, dedicata a Tommaso Trini. Una scelta particolarmente significativa, poiché Trini fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita Arte Povera, ma anche uno degli osservatori più attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz.”

La collaborazione tra le istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino-Milano nella valorizzazione del contemporaneo e nella costruzione di progettualità condivise capaci di generare ricerca, produzione culturale e visibilità internazionale.

Al Castello di Rivoli, la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio; alla Fondazione Merz da Beatrice Merz e Sébastien Delot; alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi. Le tre sedi costruiscono insieme un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.

La mostra, in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, si configura come una retrospettiva senza precedenti, difficilmente replicabile per ampiezza e profondità. Attraverso un nucleo straordinario di opere, alcune delle quali inedite, il percorso offre una lettura articolata della ricerca dell’artista, mettendo in dialogo tre dimensioni fondamentali del suo lavoro: il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come spazio dell’arte, la casa come laboratorio alchemico e la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Il progetto sarà accompagnato da un catalogo unico, presentato in occasione di un convegno dedicato all’artista.


18/06/26

Leonardotheka


Per la gioia degli appassionati di Leonardo da Vinci è stato aggiornato "Leonardotheka" dove ora è possibile trovare una vasta raccolta delle sue opere digitalizzate, provenienti dalla Royal Collection di Windsor  e dal Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Il progetto è ideato dal Museo Galileo di Firenze col Royal Collection Trust, la Biblioteca Ambrosiana e la Biblioteca Leonardiana di Vinci.

link  https://teche.museogalileo.it/leonardo/home/index.html 


17/06/26

Corpi musicali


 Installation view of Musical Bodies , 2026 at The Metropolitan Museum of Art. Photo by Eileen Travell , courtesy of The Met

Il Metropolitan di New York ha inaugurato da pochi giorni un stupenda mostra sul tema della relazione fra il corpo umano e la musica, un progetto molto suggestiva che attraversa il tempo e le culture del mondo. 

Dal battere le mani e i piedi al beatboxing e al fischio, il corpo umano è uno strumento musicale. Gli strumenti musicali, a loro volta, spesso traggono la loro forma e decorazione dal nostro corpo. In tutto il mondo e attraverso i secoli, gli strumenti emergono come potenti veicoli che rappresentano le nostre voci, le nostre azioni e la nostra identità non solo nella musica, ma anche nelle arti visive, nella letteratura, nella religione, nella cultura pop e nella mitologia.

 Installation view of Musical Bodies , 2026 at The Metropolitan Museum of Art. Photo by Eileen Travell , courtesy of The Met


Musical Bodies è la prima grande mostra ad esplorare la relazione tra strumenti musicali e corpo, riunendo circa 130 strumenti, dipinti, sculture, disegni e altro ancora per illustrare come esprimiamo chi siamo, cosa apprezziamo e in cosa crediamo. Con opere provenienti dalla collezione del Met e da istituzioni e collezionisti di tutto il mondo, la mostra esplora 4.000 anni di storia dell'arte e della musica, dai sonagli dell'antico Egitto e dai capolavori musicali di Tiziano e Degas all'abbigliamento ispirato agli strumenti e a una delle chitarre più celebri di Prince. Musical Bodies coinvolgerà visitatori di tutte le età, che siate musicisti, appassionati ascoltatori o semplicemente curiosi dell'espressione umana.

 Installation view of Musical Bodies , 2026 at The Metropolitan Museum of Art. Photo by Eileen Travell , courtesy of The Met


La mostra è resa possibile grazie al contributo di Barbara Tober, del Diane W. and James E. Burke Fund, della William Randolph Hearst Foundation e del Gail and Parker Gilbert Fund.

Ulteriore supporto è fornito da Anonymous, The Dancing Tides Foundation, il Vanguard Council e The Augustine Foundation in memoria di Rose Augustine.

Il catalogo è stato realizzato grazie al Fondo per le pubblicazioni Mary C. e James W. Fosburgh.

Ulteriore supporto è fornito da Kenneth e Anna Zankel

#MetMusicalBodies

16/06/26

Ruhr - Manifesta 2026

 


Con l'arrivo dell'estate parte la storia rassegna biennale di Manifesta che quest'anno fa tappa nella regione del Ruhr tedesco. 

Dal 21 giugno al 4 ottobre 2026, oltre 100 artsiti presenteranno le proprie opere in dodici ex chiese del dopoguerra tra Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum. Con il titolo "Questa non è una chiesa", questi spazi vengono reinventati come luoghi di vita civica, benessere fisico e incontro comunitario.

Accompagna la rassegna espositva un fitto programma di eventi e manifestazioni collaterali che potete scoprire e prenotare sul sito  di Manifesta

CS

Programma gratuito con oltre 100 partecipanti in 12 sedi in 4 città In occasione del 30° anniversario della Biennale Nomade Europea, fondata nel 1996 a Rotterdam, Paesi Bassi, Manifesta 16 Ruhr si svolgerà per 15 settimane nella regione della Ruhr in Germania, in quattro città: Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen. La biennale europea si svolgerà in 12 ex chiese o edifici abbandonati e riunirà più di 100 partecipanti, artisti e collettivi insieme a una serie di progetti di mediazione radicati nelle comunità locali della regione.

Al centro di questa edizione di Manifesta c'è una questione urgente: come possiamo, in un'epoca caratterizzata da molteplici crisi, disinformazione e polarizzazione, contribuire allo sviluppo di modelli sociali alternativi? Come può la cultura utilizzare gli spazi aperti (urbani) e gli immobili sfitti per contrastare la divisione e l'isolamento in una società post-Covid? Durante la fase di ricerca pre-biennale, il team di Manifesta 16 Ruhr è rimasto colpito dalla mancanza di edifici ecclesiastici modernisti e dalla  perdita di spazi comunitari.

La domanda, quindi, è: come potrebbe la trasformazione degli edifici ecclesiastici del dopoguerra trasformarsi in luoghi per la vita civica, il benessere fisico e l'incontro comunitario?

Manifesta 16 Ruhr ha invitato i cittadini e le comunità locali a immaginare nuovi futuri per questi spazi, chiedendosi come potrebbero migliorare la coesione sociale e l'interazione. Manifesta 16 Ruhr sarà completamente gratuito e senza biglietti, garantendo che questi spazi di cultura e incontro rimangano genuinamente aperti e accessibili a tutti.

Con l'afflusso di nuove chiese costruite dopo la Seconda Guerra Mondiale, questi edifici ecclesiastici  simboleggiavano l'emergere di una nuova democrazia.

Ora abbandonati, Manifesta esplora come potrebbero essere riconsiderati come spazi che rafforzano la società civile e lo spirito comunitario. L'importanza della prossimità e la necessità di creare spazi pubblici non commerciali dove le comunità possano incontrarsi, trascorrere del tempo e godersi la vita quotidiana sono tra le questioni chiave individuate nella Visione Urbana e nel quadro concettuale della biennale. 

Manifesta 16 Ruhr si propone di avviare un dibattito tra i responsabili politici e gli amministratori locali su come affrontare la realtà che oltre 20.000 chiese in tutta la Germania saranno abbandonate e sconsacrate nel prossimo decennio. 

Accanto al patrimonio industriale della regione,Manifesta 16 Ruhr esplora le storie umane della Germania del dopoguerra e le narrazioni migratorie che hanno plasmato la regione della Ruhr. Mentre la storia industriale ha spesso celebrato la solidarietà dei minatori e la forza del lavoro, le voci individuali, in particolare quelle dei migranti provenienti da contesti diversi, sono rimaste spesso sottorappresentate.

15/06/26

Una nuova stagione per la Fondazione Cerruti per l'Arte

 Collezione Cerruti, Salone Circolare. Ph. Silvia Mangosio e Luca Vianello

Dal 2026 la casa-museo di Rivoli rafforza accessibilità, accoglienza e programmazione culturale, con nuovi progetti espositivi, commissioni d’artista, percorsi sonori e un programma dedicato al patrimonio librario

Un luogo appartato e straordinario, nato dalla visione di un collezionista riservato e coltissimo, si prepara a una nuova fase della propria storia. La Fondazione Cerruti, custode della Collezione raccolta da Francesco Federico Cerruti — oltre mille opere tra dipinti, sculture, tappeti, mobili, ceramiche e libri, dal Trecento all’inizio degli anni Duemila — avvia nel 2026 un percorso di rafforzamento della propria identità pubblica.
 
Aperta al pubblico nel 2019, in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Collezione Cerruti è oggi una delle esperienze più singolari del panorama museale italiano: una casa-museo mai abitata dal suo proprietario, costruita come spazio di contemplazione, studio e desiderio, dove capolavori antichi, moderni e contemporanei convivono con arredi, libri rari e oggetti preziosi.
 
Dal mese di maggio 2026, la visita alla Collezione diventa più accessibile grazie all’apertura di un nuovo parcheggio, al riallestimento della reception — progettata da Emil Kerckhove e Annalisa Stabellini — e all’introduzione di nuovi servizi di accoglienza: biglietteria, punto ristoro e lettura, e un bookshop curato in collaborazione con la libreria indipendente torinese Paint It Black.
 
Il nuovo corso prevede inoltre il raddoppio dei turni di visita nei giorni di apertura, una revisione delle tariffe e un programma culturale più fitto e articolato, con l’obiettivo di rendere la Collezione un luogo sempre più attrattivo, accogliente e capace di parlare a pubblici diversi: studiosi, appassionati, turisti, studenti, famiglie e visitatori curiosi.
 
La programmazione 2026 inaugura nuovi format pensati per valorizzare la Collezione attraverso sguardi molteplici.


Palinsesti #1: Mappamondi e Visioni
a cura di Luca Cena 2 maggio – 13 settembre
 
Palinsesti è un format espositivo concepito per valorizzare e rendere progressivamente accessibile il prezioso nucleo librario della Collezione Cerruti, una delle componenti meno conosciute ma più sorprendenti della raccolta. Con due appuntamenti annuali affidati allo stesso studioso o curatore, il progetto porta negli ambienti della Villa libri straordinari selezionati secondo un tema specifico, mettendoli in dialogo con le opere, gli arredi e l’atmosfera della casa-museo. Il progetto mette in scena un dispositivo narrativo capace di trasformare il libro raro in esperienza visiva, spaziale e immaginativa.
 
Palinsesti #1: Mappamondi e Visioni, visitabile fino al 13 settembre 2026, inaugura il format con un allestimento a cura di Luca Cena (Torino, 1985), libraio antiquario, divulgatore e co-fondatore nel 2019 di White Lands Rare Books, spazio culturale dedicato a libri rari, prime edizioni, mappe e stampe antiche. Attraverso una selezione di atlanti, cosmografie e libri di viaggio tra Cinquecento e Settecento, Cena costruisce un percorso che attraversa sette ambienti della Villa. Per la prima volta vengono presentati negli spazi della Villa alcuni capolavori assoluti della Collezione Cerruti, tra cui il Theatrum Orbis Terrarum (1601) di Abraham Ortelius, l’Atlas Maior (1662–1665) di Willem e Joan Blaeu e l’Harmonia macrocosmica (1661) di Andreas Cellarius: opere che raccontano il desiderio umano di misurare, rappresentare e immaginare il mondo. Il percorso trasforma la Villa in un vero e proprio “mappamondo interiore”, dove il libro geografico si rivela capace di spalancare orizzonti pur restando nello spazio protetto della casa.
 
Il secondo appuntamento di Palinsesti, sempre a cura di Luca Cena, inaugurerà il 26 settembre 2026. Nel 2027 il format proseguirà con due nuove edizioni affidate a Vincenzo Latronico, scrittore e traduttore tra le voci più autorevoli della scena letteraria contemporanea italiana.


Impronte #1: Alice Visentin Dal 6 giugno
 
Impronte è un ciclo di commissioni d’artista nato da una condizione concreta della visita: l’uso dei calzari protettivi. Il primo progetto è affidato ad Alice Visentin (Ciriè, 1993) – artista la cui ricerca si concentra sull’immagine e sulla percezione – che trasforma un dispositivo conservativo in oggetto d’uso, opera e memoria della visita. I “calzari d’artista” accompagnano il percorso all’interno di Villa Cerruti e, al termine della visita, possono essere acquistati in edizione limitata, configurandosi al tempo stesso come oggetti d’uso e da collezione.
La ricerca di Alice Visentin comprende pittura, disegno e installazione, e trae origine tanto da narrazioni orali quanto dalla letteratura. Le sue opere si nutrono di storie e personaggi appartenenti sia alla cultura popolare sia a quella aulica, dando forma a mondi fantastici in cui si intrecciano immaginari contemporanei e tradizioni montane legate alle sue origini.
La seconda edizione di Impronte, prevista a dicembre, sarà affidata a Taus Makhacheva (Mosca, 1983), artista di base a Dubai che esplora il rapporto tra narrazione storica e autenticità culturale.
 
UNICUM #1: Tappeto Isfahan, detto “Polonese”
6 giugno – 29 novembre 2026
 
Sempre a partire dal prossimo 6 giugno, nella nuova project room della casa-museo, UNICUM inaugura un formato espositivo semestrale dedicato, di volta in volta, a una singola opera della Collezione Cerruti. Il programma porta in primo piano lavori meno accessibili, mettendone in risalto le qualità formali, storiche e simboliche. Attraverso un dispositivo di analisi storica e narrazione, ogni opera viene riletta nelle sue relazioni con il collezionista e con il contesto domestico che la accoglie.
Protagonista del primo appuntamento è il Tappeto Isfahan detto “Polonese”, straordinario manufatto safavide in seta, oro e argento, proveniente dalla collezione di Paul Getty a Malibu. A raccontarne storia e valore sarà Beatrice Campi, storica dell’arte ed esperta di arte islamica e indiana.
 
Fonogrammi
Dal 26 ottobre 2026 | in occasione di Torino Art Week
 
Dal 26 ottobre 2026, in occasione di Torino Art Week, debutterà Fonogrammi, una nuova serie di commissioni sonore che accompagnano i visitatori alla fruizione della Collezione, concepite per l’ascolto in presenza e online. Artisti, musicisti, storici e scrittori sono invitati a costruire percorsi sonori, con una forma ibrida tra visita guidata, saggio acustico e field recording. I primi quattro Fonogrammi saranno firmati da Beatrice Bonino, artista, Jeremy Deller, artista, Giorgio Di Domenico, storico dell’arte, e Siôn Parkinson, artista e musicista.
Durante Torino Art Week, dal 26 ottobre al 1 novembre 2026, la Collezione Cerruti sarà aperta tutti i giorni, dalle 10.30 alle 18, con i consueti orari di visita.
 
Quaderni di Fisica e Metafisica

Alla fine del 2026 uscirà il quarto numero dei Quaderni di Fisica e Metafisica, la rivista scientifica della Fondazione ideata nel 2024 da Andrea Cortellessa e dedicata allo studio e all’approfondimento dei temi legati alla Collezione. La collana affronta i propri argomenti secondo una duplice prospettiva: quella della “fisica”, con un approccio analitico e filologico, talvolta propriamente accademico; e quella della “metafisica”, che accoglie una dimensione speculativa, narrativa e saggistica. Il titolo rende omaggio a Giorgio de Chirico, tra gli artisti più amati da Cerruti. In uscita a dicembre 2026 con il titolo La religione del libro, il volume sarà dedicato alle relazioni tra bibliofilia, testi sacri, bibliomania e libro magico.
 
Seguendo un formato collaudato, aprirà  il numero il contributo di uno scrittore, in questo caso Tommaso Pincio, e quello visivo di un'artista, in questo caso Banu Cennetoglu; si avvicendano poi i saggi di Amy Hollywood sui poemi collage di Susan Howe; di Carlo Falciani sull'iconografia del libro nella pittura del Pontormo; Valeria D’Urso sull’esoterismo in Savinio; e poi un attraversamento puntuale della Collezione, in questo numero ad opera di Fabio Bertolo sulle legature di fine secolo e sul patrimonio librario della Collezione Cerruti. Infine, per la prima volta nei Quaderni, sarà presente una ristampa, tradotta eccezionalmente in italiano per l’occasione, di un estratto dal volume Bibliomania or Book Madness di Thomas Frognall Dibdin del 1809.

14/06/26

Dalla notte al giorno

2026, Talona a Torre del Greco, Napoli, marzo. Ph. Ambrosia Fortuna 

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta Eravamo notte, ora siamo giorno, progetto espositivo dell’artista e fotografa Ambrosia Fortuna, a cura di Sabato De Sarno.
 
La mostra raccoglie una serie di fotografie e video realizzati nell’arco di oltre dieci anni tra Milano e Napoli, componendo un archivio visivo aperto e in continua evoluzione che attraversa esperienze personali, relazioni e comunità legate alla scena queer e drag italiana.
 
Il progetto prende forma a partire dall’esperienza diretta dell’artista, che giunge a Milano all’età di 21 anni entrando a far parte della vita culturale e notturna della città. Le immagini nascono all’interno di una rete di relazioni intime e condivise: non documentazione esterna, ma testimonianza vissuta, costruita attraverso fiducia, prossimità e appartenenza.
 
Fotografie e riprese video restituiscono frammenti di quotidianità — preparazioni, camerini, attese, momenti domestici, confessioni, amicizie — raccontando la dimensione umana e affettiva di una comunità che trova nello spazio notturno un luogo di espressione, trasformazione e libertà.
 
Nel percorso espositivo il tempo diventa elemento centrale: i corpi cambiano, le identità si trasformano, le relazioni si ridefiniscono. Rimane costante il desiderio di esistere, di essere riconosciuti e rappresentati con autenticità e delicatezza.
 
Con questo progetto il PAC prosegue la propria attenzione verso le pratiche artistiche contemporanee capaci di interrogare i temi dell’identità, della rappresentazione e delle comunità, valorizzando linguaggi che intrecciano dimensione personale e riflessione collettiva.
 
La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea con Wunderplace Studio, in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano.

La mostra è realizzata con il supporto di Levi’s®, che attraverso questo progetto rinnova il proprio storico impegno a sostegno della comunità LGBTQIA+ ed è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale. Con questa mostra il PAC partecipa a Milano Pride 2026, inserendosi nel ricco calendario di proposte culturali che interesseranno la città in occasione del Pride Month.

 Ambrosia Fortuna - ERAVAMO NOTTE, ORA SIAMO GIORNO
A cura di Sabato De Sarno 13.6-15.6 2026 
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea

BIOGRAFIE
 
Ambrosia Fortuna
Ambrosia Fortuna (Napoli, 1993) è artista visiva e fotografa. La sua pratica nasce da un’esperienza diretta all’interno di contesti performativi e comunità marginali, in particolare legate alla scena queer e trans italiana.
Il suo lavoro si sviluppa tra Milano, Napoli e Roma, intrecciando fotografia, performance e ricerca visiva in una riflessione sui temi dell’identità, della trasformazione, del corpo e dell’appartenenza. Attraverso immagini intime e stratificate, costruisce archivi personali e collettivi in cui la fotografia diventa strumento di memoria, affermazione e cura.
Programma completo su pacmilano.it
 
Sabato De Sarno
Sabato De Sarno è un direttore creativo e curatore che lavora tra moda, arte e progetto editoriale. Dopo oltre vent’anni nel sistema moda, con un percorso sviluppato all’interno di realtà come Prada, Dolce & Gabbana e Valentino, è stato Direttore Creativo di Gucci fino a febbraio 2025. Il suo lavoro si è progressivamente ampliato verso una dimensione più trasversale. Oggi il suo approccio mette al centro processo, tempo e presenza umana. Tra i progetti recenti, Napoli Infinita e INSIEME, mostra curata presso Piscina Cozzi durante la Milano Design Week 2026, incentrata sul processo e sul lavoro degli artigiani. Vive e lavora tra Milano e Bruxelles. È collezionista di arte contemporanea e di pezzi di moda d’archivio.
 
ABOUT
 
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Il PAC è lo spazio pubblico per l’arte contemporanea a Milano, un luogo aperto a tutti dove vivere e condividere la cultura contemporanea attraverso l’arte. Leggere il proprio tempo è una sfida: richiede curiosità, apertura, confronto e assenza di pregiudizi. L’arte contemporanea allena a scardinare gli stereotipi e uscire dalla nostra zona di comfort per guardare la realtà con nuovi occhi e costruire nuove interpretazioni. Con questo obiettivo il PAC ha consolidato la sua reputazione come istituzione che indaga la scena artistica italiana e internazionale sulle tracce della sperimentazione e della ricerca. Progettato da Ignazio Gardella nel 1954, il PAC è uno dei primi esempi in Italia di spazio espositivo pensato per l’arte contemporanea, ispirato alle Kunsthalle europee. I suoi ampi e luminosi spazi hanno ospitato i grandi nomi del panorama artistico internazionale, insieme ad artisti già affermati, ma ancora poco noti al pubblico italiano, dialogando anche con il tessuto culturale della città per realizzare progetti di fotografia che interrogano le complessità della nostra società.
 
Orgoglio Porta Venezia Milano
ORGOGLIO PORTA VENEZIA MILANO è il progetto culturale diffuso ideato da Paolo Sassi, Carlo Barbarossa, Elena Di Marco e Silvia Beretta e promosso dall’Associazione Commercianti Porta Venezia Milano Rainbow District, nato per valorizzare il quartiere simbolo della comunità LGBTQIA+ milanese attraverso arte, cultura, inclusione e partecipazione. Durante il Pride Month, il progetto anima il distretto con un palinsesto di mostre, talk, performance, iniziative sociali e appuntamenti aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di promuovere libertà d’espressione, diritti, diversity e coesione sociale. Realizzato con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con istituzioni culturali, associazioni, media partner e realtà del territorio, Orgoglio Porta Venezia Milano si conferma un osservatorio contemporaneo sui temi dell’identità, dell’inclusione e della trasformazione urbana.
 
Levi’s®
Levi’s® collabora a questo progetto perché crede nel potere della self expression come forma di identità, libertà e appartenenza. Da sempre il brand attraversa i territori della cultura come spazio di presa di posizione, scegliendo di stare dove le identità si ridefiniscono e i linguaggi si trasformano, sostenendo comunità e movimenti che hanno fatto dell’autenticità un linguaggio condiviso.

13/06/26

Fields of Vision: Dallas Collects

Foto di Evan Sheldon.

Presso la Green family art Foundation di Dallas è in corso la mostra Fields of Vision: Dallas Collects  che riunisce importanti opere d'arte del XXI secolo acquisite a partire dal 2020 da alcuni dei collezionisti più stimati della città. Curata da Sara Hignite, la mostra si propone di mettere in luce la diversità della comunità di collezionisti d'arte di Dallas e la sua importanza nel panorama artistico internazionale, offrendo al contempo un'opportunità senza precedenti di ammirare opere d'arte appartenenti a collezionisti affermati ed emergenti di Dallas.

 
Foto di Evan Sheldon.

Nel febbraio del 2025, USA Today ha nominato Dallas il miglior distretto artistico degli Stati Uniti per il secondo anno consecutivo. Questa metropoli tentacolare è conosciuta in tutto il mondo come una destinazione artistica di livello mondiale, con importanti musei, gallerie di rilievo, numerose fiere d'arte, collezionisti di alto livello e artisti di talento che tessono un vibrante tessuto culturale che avvolge la città, plasmandone in molti modi l'identità.  Fields of Vision posizionerà le collezioni di Dallas all'interno dell'ampio e sempre più complesso ecosistema artistico globale post-pandemia. 



Foto di Evan Sheldon.

12/06/26

Kunsthaus Zürich e la salute

«Connect» im Kunsthaus Zurich Foto © Franca Candrian, Kunsthaus Zürich


L'arte può fare molto più che ispirare: può connettere, responsabilizzare e trasformare. Con una gamma sempre più ampia di iniziative all'incrocio tra arte, salute e società, la Kunsthaus Zürich sta ulteriormente ampliando il suo ruolo di luogo attivo di incontro e partecipazione.

La Kunsthaus Zürich intende l'arte come una forza vitale nel cuore della società. In quanto istituzione artistica con una missione pubblica, persegue l'obiettivo non solo di presentare l'arte, ma anche di renderla accessibile come mezzo di scambio, coesione e sviluppo personale. Attraverso programmi e collaborazioni innovative, la Kunsthaus crea spazi in cui le persone possono incontrarsi, scoprire nuove prospettive e sviluppare le proprie forme di espressione.

L'attenzione si concentra su iniziative che collegano l'arte con ambiti come la medicina, lo sviluppo personale e l'impegno sociale. Ne risulta un programma diversificato che dimostra come l'arte possa fornire un impulso concreto al benessere individuale e alla coesione sociale.

ART.IN
Un esempio chiave è il nuovo programma art.in, che supporta i giovani in momenti di crisi attraverso il potere trasformativo dell'arte, della danza e della musica.

Sviluppato in collaborazione tra la Kunsthaus Zürich, la Children Action Foundation e PUK-Life – il programma di intervento in situazioni di crisi per i giovani,

un'iniziativa del Dipartimento di Psichiatria e Psicoterapia dell'Infanzia e dell'Adolescenza dell'Ospedale Psichiatrico Universitario di Zurigo – combina la pratica artistica con il potenziamento emotivo. Basati sul modello di successo di Artopie a Ginevra e supportati dall'esperienza del Teatro dell'Opera di Zurigo, i laboratori offrono uno spazio sicuro in cui i giovani possono partecipare attivamente, accrescere la propria autostima ed esplorare nuove prospettive.


LABORATORI AL KISPI

La Kunsthaus Zürich è anche direttamente coinvolta nel settore sanitario: Insieme all'Ospedale Pediatrico di Zurigo, è stato sviluppato un format di laboratorio per giovani pazienti.

Il progetto è stato avviato nel 2025 dall'artista Monster Chetwynd con un progetto performativo che ha offerto a bambini e ragazzi della clinica di riabilitazione Affoltern una via di fuga creativa dalla routine ospedaliera quotidiana. In breve tempo, lo spazio si è trasformato in un vivace laboratorio dove hanno creato, sperimentato e riso: un esempio lampante dell'impatto immediato dei processi artistici.

STORIE D'ARTE RISVEGLIATE 

Altri programmi sono specificamente dedicati a diverse situazioni di vita: dal 2012, Storie d'Arte Risvegliate invita persone con demenza a sviluppare in modo collaborativo storie e poesie ispirate a opere d'arte: l'attenzione è rivolta all'esperienza condivisa, non alla mera rievocazione. Sviluppato in collaborazione con il Centro di Gerontologia e l'area di ricerca "Dinamiche dell'invecchiamento sano" dell'Università di Zurigo.

11/06/26

Riparte la Fusion Gallery di Torino


In questo periodo di chiusure a Torino una buona notizia, ha riaperto la Fusion Gallery di Piazza Peyron 9g,  fondata da Walter Vallini, ora con la direzione di Michele Bramante.

La nuova stagione della Galleria si propone con la mostra collettiva "Lo sguardo verificato. Pittura e natura contro la falsa visione", visitabile fino al 30 settembre (chiusura estiva dal 19 luglio al 2 settembre). 

Orario: mercoledì 10-13, giovedì 16-19, venerdì 10-13 e sabato 16-19 .

10/06/26

Anni napoletani




Preso il Madre di Napoli prosegue il formato espositivo in progress Gli anni che si sviluppa in capitoli ed è dedicato all’esplorazione di episodi di storia dell’arte dei decenni più recenti a Napoli. La collezione del Madre dialoga con importanti collezioni pubbliche e private, principalmente della città, per evocare, attraverso opere emblematiche, momenti e produzioni artistiche di rilievo avvenute in questo territorio. Il primo capitolo espositivo si è tenuto dal 19 dicembre 2024 al 30 giugno 2025.

Il titolo Gli anni si riferisce all’omonimo romanzo della scrittrice Annie Ernaux, premio Nobel per la letteratura 2022, nel quale la descrizione di fotografie e le memorie di momenti importanti di una singola vita diventano al contempo affresco autobiografico e cronaca collettiva e storiografica. Il romanzo avverte che immagini e ricordi privati sono destinati a scomparire nel flusso della storia; questa mostra propone di considerare le opere d’arte come un antidoto a questo processo di dissoluzione. Nel corso del tempo, passata l’urgenza del rapporto con l’attualità in cui sono state concepite, le opere sono in grado di raccontare tanto la propria ricerca estetica e linguistica, quanto il contesto in cui sono state prodotte ed esposte. A loro volta, le collezioni nelle quali sono conservate possono essere considerate, da questo punto di vista, depositi di storie, avvenimenti e passaggi che fanno parte di un vissuto comune.




La narrazione costruita, scandita in momenti ed episodi, viene segnalata mediante l’apposizione di poster indicanti gli anni in cui le opere scelte sono state esposte in Campania, offerte alla memoria condivisa che questa mostra celebra. A completamento di questa traiettoria e a conferma della vitalità della ricerca costantemente condotta dal Madre sul presente, Gli anni include anche artisti che espongono a Napoli per la prima volta: per questo secondo capitolo, Eva Giolo. Inoltre, continua la sperimentazione di un modello espositivo in cui viene offerto a un artista del territorio campano, in questo caso Giorgia Garzilli, di curare una mostra di una stanza a partire dalla collezione del Madre, intesa come bacino di riferimento culturale formativo e ideativo.

Il percorso di mostra, come la struttura dei ricordi, non è cronologico.
Affinché ciascun opera diventi, oltre che emblema di una ricerca artistica e di un determinato momento socio-politico, anche antidoto alla sparizione della memoria storica condivisa (pericolo descritto da Ernaux), la mostra ha nel suo public program un vero e proprio elemento costitutivo. Durante il periodo espositivo, incontri, conversazioni e visite rendono conto della vivacità della scena artistica napoletana nella storia dell’arte recente, contestualizzandola in una prospettiva storiografica più ampia. Le opere esposte diventano così un palinsesto su cui costruire narrazioni storico-artistiche, politiche, antropologiche e sociologiche, in linea con una concezione del museo come luogo di produzione di pensiero trans-disciplinare.




 Artisti partecipanti:
Carlo Alfano (Napoli, 1932 – 1990) / Thomas Bayrle (Berlino, 1937) / Luciano Fabro (Torino, 1936 – Milano, 2007) / Simone Fattal (Damasco, 1942) / Giorgia Garzilli (Napoli, 1992) / Eva Giolo (Bruxelles, 1991) / Piero Golia (Napoli, 1974) / Mimmo Jodice (Napoli, 1934 – 2025) / Rashid Johnson (Chicago, 1977) / Allan Kaprow (Atlantic City, 1927 – Encinitas, 2006) / Rosa Panaro (Casal di Principe, 1935 – Napoli, 2022) / Lorenzo Scotto di Luzio (Pozzuoli, 1972) / Cindy Sherman (New Jersey, 1954) Frances Stark (Newport Beach, 1967) / Eric Wesley (Los Angeles, 1973)

09/06/26

Il museo immaginario della Fondazione CRT

Lo scorso fine settimana la Fondazione CRT ha aperto le sale di Palazzo Perrone di San Martino, uno stupendo gioiello storico-architettonico della città e sede della Fondazione, per rendere visibili al pubblico alcune prestigiose opere della collezione Arte CRT, nell’ambito del progetto espositivo Museo Immaginario.

Il percorso di visita – con ingresso da via XX Settembre 31 – ha permesso di attraverso le sale auliche del palazzo, di origine tardo seicentesca e rinnovato nel XVIII secolo: dallo Scalone al Salone d’Onore, dalla Sala del Consiglio di Indirizzo alla balconata, ornata dai simboli della città, della laboriosità e del risparmio, fino alla Sala Presidenti e alla Sala del Consiglio di Amministrazione.

Spazi in cui sono accolte parte della vasta collezione della Fondazione CRT, spesso date in comodato alla GAM e al Castello di Rivoli, e presenti ora negli spazi della Fondazione. Il progetto espositivo Museo Immaginario, curato da Clemente Miccichè e ispirato al Musée Imaginaire di André Malraux, mette in dialogo artisti di epoche e linguaggi diversi con la storia barocca di Palazzo Perrone di San Martino, creando suggestive connessioni tra passato e presente.

Tra i punti salienti del percorso espositivo figurano opere di alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte e della fotografia del Novecento e contemporanea. Le immagini di Gianni Berengo Gardin raccontano con straordinaria sensibilità l’Italia e l’Europa del secondo dopoguerra, trasformando la quotidianità in memoria collettiva, mentre gli scatti di Ugo Mulas, Uliano Lucas, Ferdinando Scianna e Luigi Ghirri restituiscono uno sguardo poetico e insieme critico sul paesaggio culturale italiano del Novecento. Centrale anche il dialogo con le pratiche performative e concettuali internazionali, rappresentate dalle opere di Vito Acconci, che indagano il corpo, lo spazio e la percezione come strumenti di relazione con il pubblico. 

Il percorso attraversa inoltre le ricerche pittoriche del secondo Novecento con lavori di Mimmo Paladino, Afro Basaldella, Asger Jorn, Karel Appel e Mario Nigro, fino alle riflessioni contemporanee di Luca Bertolo, Flavio Favelli e Paola Pivi, che affrontano temi legati alla memoria, alla sovrabbondanza delle immagini e alla fragilità del presente. Completa il percorso una selezione di opere che mettono in dialogo arte, fotografia e gesto performativo, tra cui lavori di Ketty La Rocca, Anna Maria Maiolino, Claudio Abate e Aurelio Amendola.







08/06/26

Zurich Art Weekend

 Da venerdì 12 a domenica 14 giugno 2026, lo Zurich Art Weekend torna per la sua nona edizione, riunendo la comunità artistica mondiale a Zurigo in vista di Art Basel.

Distribuito su oltre 70 sedi, il programma curato presenta più di 75 mostre e oltre 150 eventi, riunendo più di 150 artisti e operatori culturali internazionali. Le mostre costituiscono il fulcro, sviluppandosi in una città interconnessa e facilmente percorribile a piedi, mentre conferenze, visite guidate, performance, passeggiate artistiche, workshop e format interdisciplinari creano le condizioni per incontri diretti e scambi tra artisti, curatori, collezionisti e pubblico.

Gratuito e aperto al pubblico, lo Zurich Art Weekend offre accesso a un ecosistema artistico altamente interconnesso, che unisce istituzioni, gallerie, spazi espositivi, case editrici, edizioni, università, collezioni e fondazioni. È una piattaforma di scambio al crocevia del mondo dell'arte internazionale, dove idee, prospettive e pratiche si incontrano e circolano.

Un grande insieme di istituzioni, gallerie, università, spazi espositivi alternativi, collezioni, fondazioni, case editrici e case editrici, Zurich Art Weekend che presentano oltre 75  mostre  in tutta la città.

06/06/26

Trasloco


La galleria Marc Straus è lieta di presentare Moving Day , una mostra personale di nuove sculture da parete e da pavimento di Lucia Hierro. Attraverso una serie di scatole, contenitori e recinzioni scultoree, Hierro esplora lo spostamento, la memoria e la fragile stabilità della casa nel contesto mutevole della realtà economica della New York contemporanea.

La mostra prende il titolo da una tradizione storica newyorkese che risale all'epoca coloniale. Per oltre due secoli, quasi tutti i contratti di locazione residenziali della città scadevano simultaneamente il 1° maggio alle 9 del mattino, costringendo migliaia di residenti a trasferirsi all'improvviso. Le strade si riempivano di carri, carretti e mobili mentre le famiglie trasportavano frettolosamente i propri averi attraverso la città in un momento di sconvolgimento collettivo. Conosciuto come "Moving Day" (il giorno del trasloco), l'evento trasformava la città in uno scenario di caos e rinnovamento ogni anno, fino a quando la pratica non si estinse durante la Seconda Guerra Mondiale.

Hierro traccia un parallelo tra questo fenomeno storico e le attuali realtà del panorama culturale di New York. L'aumento degli affitti, le mutevoli pressioni economiche e la costante scomparsa di piccole imprese e spazi per artisti hanno reso sempre più difficile il mantenimento di una stabilità a lungo termine. I quartieri plasmati da artisti e operatori culturali vengono spesso trasformati dagli stessi investimenti che la loro presenza attrae, creando cicli di spostamento che continuano a rimodellare la città. Per Hierro, queste forze non sono astratte. Dopo la tragica perdita dei suoi genitori nel corso dell'ultimo anno e mezzo, le opere in mostra rendono omaggio sia alla madre che al padre, entrambi scomparsi, e pongono una profonda indagine su cosa accada a una persona di fronte a circostanze di questo tipo. Una situazione con cui, universalmente, ognuno di noi dovrà prima o poi fare i conti. 


In tutta la mostra, il gesto di fare le valigie diventa sia letterale che metaforico. Le opere suggeriscono un processo di chiusura di un capitolo e di preparazione di un altro: imballare gli oggetti, le immagini e le identità che un tempo definivano un luogo o un momento. Così facendo, Hierro cattura un'esperienza profondamente personale ma ampiamente condivisa: l'incertezza di vivere e lavorare in una città in costante trasformazione economica e culturale.
Le opere di Moving Day riflettono questo momento di sconvolgimento. Attingendo al linguaggio formale che ha definito la pratica di Hierro nell'ultimo decennio – con riferimenti alla Pop Art, al Minimalismo e all'Arte Concettuale – le sculture incorporano echi visivi di artisti come Claes Oldenburg, Donald Judd e Tom Wesselmann. Tuttavia, mentre questi riferimenti storici plasmano la forma dell'opera, il suo contenuto rimane radicato nell'esperienza vissuta dall'artista.

Le opere scultoree di Hierro funzionano simultaneamente come contenitori e immagini: depositi per i frammenti che compongono una vita in movimento. Al loro interno sono racchiusi i resti visivi che da tempo ricorrono nel suo lavoro: cianfrusaglie della diaspora, oggetti effimeri personali e i simboli riconoscibili del vernacolo urbano di New York. In un'opera, Cliché Paradox, un sacco della spazzatura nero contiene stivali Timberland e un berretto da baseball degli Yankees, oggetti che sono diventati sinonimo di una particolare identità culturale, rivelando al contempo i complessi strati che si celano dietro tali stereotipi.


Moving Day riflette in definitiva un momento di transizione, non solo per l'artista ma per la stessa New York. Gli artisti sono stati storicamente tra i primi a immaginare il potenziale dei quartieri prima ancora che arrivassero gli investimenti. Eppure, con l'aumento dei costi che continua a rimodellare la città, le comunità che un tempo conferivano a questi luoghi il loro carattere sono sempre più costrette a trasferirsi altrove. Attraverso queste opere, Hierro documenta quella fragile soglia tra la partenza e la possibilità. Anche in mezzo alla precarietà e allo sradicamento, l'atto del trasloco suggerisce la possibilità di un rinnovamento. Ciò che appare come una fine potrebbe anche essere l'inizio di qualcosa che si sta ancora svolgendo.

05/06/26

Prossimamente Artissima



Il tempo vola e Artissima sta lavorando alacremente per la prossima edizione. Si tratta dell'unica fiera italiana esclusivamente dedicata all’arte contemporanea, giunta alla trentatreesima edizione: un appuntamento che coincide con il quinto anno della direzione di Luigi Fassi e che invita a leggere le passate edizioni come un percorso curatoriale progressivo e coerente.
 
Nel corso di queste cinque edizioni, e secondo una precisa identità progettuale, Fassi ha consolidato un metodo di lavoro che ha definito Artissima come spazio autorevole di riflessione critica sul contemporaneo e parallelamente ne ha rafforzato la duplice natura di fiera commerciale da un lato, e di piattaforma di diplomazia culturale internazionale e istituzione di fiducia per l’arte contemporanea dall’altro.
 
Artissima oggi mette in relazione gallerie, artisti, istituzioni, geografie e identità differenti e crea nuove possibilità di dialogo tra il territorio e una dimensione globale, confermandosi come uno spazio di sensibilità e confronto, in cui l’arte agisce come pratica di immaginazione, relazione e trasformazione dello sguardo.
 
Anno dopo anno, Fassi ha disegnato per Artissima un itinerario di esplorazione dell’arte, interrogata come strumento per indagare l’ignoto, attraversare la complessità del presente e immaginare nuove possibilità di relazione e di esperienza condivisa.
 
Artissima si svolgerà da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre 2026, con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con le Gallerie d’Italia – Torino, museo della Banca, che affiancherà Artissima per il settimo anno. Le quattro storiche sezioni della fiera — Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Editions — e le tre sezioni curate — Present Future, Back to the Future e Disegni — prenderanno vita nei luminosi spazi dell’Oval Lingotto Fiere di Torino.



LE PRIME NOVITÀ DEL 2026

IL TEMA

Il tema di Artissima 2026 è Fancy: A Flexible, Acrobatic Body. Nasce da un’immagine della filosofa Martha C. Nussbaum per affermare che il linguaggio dell’arte, guidato dalla fancy - la proiezione in avanti della fantasia - possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze e di avvicinarci alla pluralità di chi è altro da noi.

L’arte non si limita a dare forma a ciò che esiste, ma apre il campo a ciò che potrebbe esistere, diventando un’intelligenza pubblica cruciale, capace di nutrire e arricchire le istituzioni democratiche di una comunità. Artissima incarna questo esercizio acrobatico dell’immaginazione, orientato verso possibilità ancora invisibili: la fiera è un incontro fisico, intenso e accelerato con le opere d’arte che ci allena a ripensare il modo in cui vediamo, abitiamo e condividiamo il presente.
 
Nelle parole di Luigi Fassi: “Il tema di quest’anno racconta la qualità acrobatica della fancy, la forza proiettiva dell’immaginazione resa possibile dall’arte. Secondo Martha C. Nussbaum, la fancy è un linguaggio che va continuamente allenato: una facoltà capace di spingersi oltre l’evidenza, trascendere l’oggetto e aprire uno sguardo più benevolo verso l’altro nelle nostre relazioni morali, politiche e civili. In questa capacità trasformativa risiede una delle funzioni più profonde dell’arte: modificare chi guarda, affinando la possibilità di riconoscersi nell’esperienza altrui. È la forma stessa dell’arte — corporea, complessa, mobile — a guidarci verso questa apertura, in un esercizio democratico dello sguardo, che si oppone a rigidità e chiusure attraverso il movimento libero della fantasia. Artissima è da sempre un luogo in cui il pensiero prende forma attraverso incontri inattesi: tra opere, corpi, idee e sensibilità differenti. Fancy ci sembra allora una parola capace di raccontare non solo l’energia dell’arte contemporanea, ma anche il movimento continuo della fiera stessa, il suo essere uno spazio vivo di sperimentazione, intuizione e scoperta.”


COMITATO DI SELEZIONE

Artissima conferma il comitato di selezione 2026 delle gallerie partecipanti alle sezioni storiche — Main Section, Monologue/Dialogue, New Entries e Art Editions — composto da galleristi internazionali: Paola Capata (Monitor, Roma, Lisbona e Pereto), Philippe Charpentier (mor charpentier, Parigi e Bogotá), Guido Costa (Guido Costa Projects, Torino), Emanuel Layr (Layr, Vienna), Francesco Lecci (Clima, Milano), Antoine Levi (Ciaccia Levi, Parigi e Torino) e Elsa Ravazzolo Botner (A Gentil Carioca, Rio de Janeiro e San Paolo).

Main Section è la sezione dedicata alle gallerie più affermate sulla scena internazionale, per offrire a collezionisti e pubblico una rassegna di altissima qualità. New Entries accoglie le gallerie internazionali emergenti più interessanti, con meno di cinque anni di attività, alla loro prima partecipazione alla fiera. Monologue/Dialogue è riservata alle gallerie emergenti e/o con approccio sperimentale che intendono presentare uno stand monografico o il dialogo tra i lavori di due artisti. Art Editions è la sezione speciale dedicata alle gallerie e agli spazi non profit che presentano edizioni, stampe e multipli di artisti contemporanei.
 

IL TEAM CURATORIALE

Artissima conferma nuovamente il team di curatori che lavorerà sulle tre sezioni curate – Present Future, Back to the Future e Disegni – la cui esperienza in fiera si concretizza con stand monografici.

Per il terzo anno, Léon Kruijswijk (performance Curator al Mudam di Lussemburgo) e Joel Valabrega (curatrice indipendente di Porto e Milano) sono i curatori di Present Future, la sezione dedicata ai talenti emergenti e che ospita progetti monografici con l’obiettivo di mettere in risalto le nuove tendenze che caratterizzano il panorama artistico internazionale.
Jacopo Crivelli Visconti (direttore della Albuquerque Foundation di Sintra) e Heike Munder (curatrice indipendente e scrittrice di Zurigo) sono riconfermati per il terzo anno i curatori di Back to the Future, la sezione di Artissima che presenta progetti monografici di pionieri dell’arte contemporanea che in momenti e luoghi diversi, tra gli anni 1930-1990, hanno avuto il coraggio di opporsi a ciò che ritenevano sbagliato.

Per Disegni, è confermata la curatela per il quinto anno di Irina Zucca Alessandrelli (curatrice della Collezione Ramo di Milano e della Milano Drawing Week). La sezione, unica nelle fiere italiane dedicata al mezzo espressivo del disegno, presenta progetti concepiti come mostre personali che valorizzano l’autenticità e l’autonomia dell’opera su carta.
 

L’IDENTITÀ VISIVA DI ARTISSIMA 2026

Artissima rinnova la collaborazione con lo studio grafico torinese FIONDA per il nono anno consecutivo. Per il 2026 l’immagine coordinata interpreta il tema Fancy: A Flexible, Acrobatic Body: gli storici loghi, diventati parentesi, si trasformano in un sistema visivo in continua evoluzione. Le forme si piegano, si moltiplicano e generano traiettorie inattese, suggerendo apertura, trasformazione e possibilità. Un’identità visiva che rilegge la propria storia per aprirsi a nuove possibilità e immaginari futuri.

04/06/26

Sweet Revenge


 Il museo Reina Sofia di Madrid propone la mostra Sweet Revenge  con le opere di Felix Gonzalez-Torres (1957-1996), artista cubano-americano. La dimensione emotiva e politica della sua pratica, profondamente attuale, continua a risuonare in noi.

Madrid era un luogo emotivamente complesso per Gonzalez-Torres, un'esperienza che esplorò nelle sue prime opere e a cui fece riferimento nel corso della sua breve carriera. Nel 1971 fu inviato in Spagna nell'ambito di un programma di evacuazione di bambini da Cuba. Vi rimase per un breve periodo prima di trasferirsi a Porto Rico e successivamente a New York, dove avrebbe vissuto per gran parte della sua vita adulta. Non tornò a Madrid fino al 1991, per una mostra collettiva. In quell'occasione presentò per la prima volta "Senza titolo (Vendetta)", una scultura realizzata con caramelle blu cristalline. Ricordando quel primo ritorno, scrisse: "Sono tornato a Madrid dopo quasi vent'anni: dolce vendetta".



La mostra utilizza l'idea di "dolce vendetta" come strumento metodologico per affrontare il suo lavoro. Attraverso questa prospettiva, cerca di comprendere il suo potente utilizzo della differenza, della contraddizione e del paradosso nei vari gruppi di opere che la compongono. La raffinata bellezza del suo vocabolario estetico è spesso sfumata o intensificata dagli elementi che compaiono tra parentesi nei titoli delle sue opere, evocando riferimenti a temi diversi come l'amore, la guerra e la malattia, nonché a complesse narrazioni sociali e politiche, non sempre esplicitamente visive. Allo stesso modo, i protocolli che regolano le sue pile di carta e i suoi mucchi di caramelle, pensati per essere riforniti all'infinito man mano che il pubblico li prende, così come l'installazione delle sue tende, dei cartelloni pubblicitari e delle file di luci (di cui alcuni esempi sono inclusi nella mostra), combinano struttura e flessibilità. Il suo lavoro lascia spazio alla contingenza, alla trasformazione e alla reinterpretazione. Il fulcro di  Sweet Revenge  consiste nel mostrare come l'opera di Gonzalez-Torres sostenga simultaneamente molteplici condizioni, spesso apparentemente opposte. La tensione tra questi termini non è casuale, bensì costitutiva dell'opera stessa, ed è ciò che ne attiva la capacità di generare riflessione critica.

In quanto artista queer attivo durante gli anni più bui della crisi dell'AIDS e in un contesto politico dominato dalla destra conservatrice negli Stati Uniti, Gonzalez-Torres ha sviluppato un linguaggio visivo volutamente instabile, partecipativo e profondamente personale. La morte del suo compagno per AIDS nel 1991 è stata cruciale per la sua opera elegiaca, in cui lega indissolubilmente il dolore alla celebrazione dell'amore. Consapevole della propria imminente morte a causa della stessa malattia, Gonzalez-Torres ha prefigurato il futuro del suo lavoro e ha lasciato un'eredità influente in cui le forme estetiche diventano veicoli di risonanza emotiva e urgenza politica.