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Visualizzazione post con etichetta Palazzo Ducale. Mostra tutti i post
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19/07/26

Sublime Antoon Van Dyck




Con oggi si chiude la grande mostra dedicata alla pittura di Antoon Van Dyck allestita presso gli spazi di Palazzo Ducale a Genova.
 
Si è trattato di una grande evento che ha portato nella città ligure importanti capolavori da tutto il mondo, per poter presentare l’articolato percorso artistico di questo geniale pittore  olandese che operò in questa magnifica città.

 

Gli spazi espositivi, ampi e accoglienti, ci guidano in un percorso ideato per tematiche, favorendo così la possibilità di riflettere e confrontare le diverse fasi creative e il variegato percorso della sua tecnica pittorica, che negli anni si è trasformata ed è diventata un modello imitato dai successivi artisti del tempo. L'artista sa realizzare una nuova visione della figura umana che supera la monumentalità per diventare presenza e verisimo. Molto belle poi le diverse occasioni, lungo il percorso espositivo, di confronto con opere di altri artisti, soprattutto col suo maestro, Pieter Paul Rubens, di cui si percepiscono le sue influenze che poi scaturiscono in un'evoluzione personale e più cromaticamente intensa. 
 
Antoon diventa ben presto un pittore di successo nell’ambito della ritrattistica, geniale interprete di un periodo culturale in cui la forma estetica raggiunge i suoi vertici sia per l’espressività che per la bellezza ricercata dei vestiti e delle pose. Aspetti che l’artista porta a sublimare e rendere meravigliosamente belli senza mai cadere nel lezioso e ripetitivo.


La mostra prende avvio con un autoritratto giovanile che già evidenzia il suo grande talento per proseguire con magnifiche sale come quella dedicata alla ritrattistica familiare o alle opere sacre, forse la parte meno nota del suo lavoro, ma anche quella più particolare e raffinata, come nel caso dell'opera dedicata a Santa Rosalia, che diventa un modello ripetuto da tantissimi altri pittori. 

Il percorso si conclude nella cappella del Doge, dove è proposto la stupenda "Crocifissione con i Santi Francesco e Bernardo e il nobile Francesco Orero" proveniente dalla chiesa di San Michele di Pagana.
 
La rassegna è stata costellata da diversi eventi che hanno arricchito l'evento e dato occasione di approfondimento all'opera di questo storico artista olandese. 







23/01/26

Anthony Van Dyck a Genova


 Antoon Van Dyck, Ritratto di dama genovese, Olio su carta applicato su tela e poi su tavola; Collezione privata europea

Sarà la raffinatezza di Anthony Van Dyck a rendere imperdibile una gita al Palazzo Ducale di Genova. La mostra con oltre 50 dipinti autografi, provenienti da 32 musei prestatori da 22 città di tutta Europa: dal Louvre di Parigi, al Prado di Madrid, alla National Gallery di Londra, sarà un grande viaggio nel genio artistico che ha lavorato a Anversa, Genova e Londra

Palazzo Ducale ospiterà questo grande evento nella prossima primavera, sarà la più grande mostra monografica sul pittore fiammingo Anthony Van Dyck (Anversa 1599 – Londra 1641) degli ultimi 25 anni.

In continuità con la mostra Rubens a Genova del 2022 e forti del suo eccezionale successo di pubblico e di critica, Palazzo Ducale ospita una nuova mostra internazionale dedicata a un altro maestro della pittura europea, che proprio a Genova deve parte della sua maturazione artistica.

Tre dipinti di Rubens, suo maestro, consentiranno qualche puntuale confronto, in una mostra che è però tutta incentrata sull’arte magistrale di uno degli artisti più amati al mondo.

L’immensa statura di Van Dyck risiede non solo nella qualità della sua opera, ma anche nella capacità di variare la propria arte perché in sintonia con gli ambiti di committenza di volta in volta diversi, cambiando quanto necessario per sedurre i nuovi clienti, assecondare abilmente i loro gusti, sintonizzarsi con ciascun milieu nel quale si trova a operare.

La mostra si sviluppa nelle sale nell’Appartamento del Doge e include la splendida Cappella Dogale. Le varie sezioni si susseguono sul filo di uno storytelling che mira a raccontare la crescita e lo sviluppo dell’arte di Van Dyck nelle tre città fondamentali della sua carriera – Anversa, Genova e Londra – seguendo queste diverse tappe attraverso lo sviluppo di alcune tematiche e iconografie messe a confronto. Il visitatore apprenderà così come ogni milieu e contesto artistico e culturale può influenzare e forgiare l’arte di un pittore, anche e forse ancor più quando si tratta di un vero genio come Van Dyck.

Due autoritratti giovanili; ritratti di eleganti dame genovesi, anversane e inglesi; opere legate alla committenza del Re d’Inghilterra Carlo I, suadenti opere mitologiche e intense opere sacre consentiranno di immergere il visitatore nel magico mondo creativo di un genio. 

08/06/20

Una Ninfee di Claude Monet arriva a Genova

Claude Monet (1840-1926), Nymphéas, vers 1916-1919. Huile sur toile, 150x197 cm. Paris, musée Marmottan Monet, legs Michel Monet, 1966. © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images 

Sono considerate parte di un complesso progetto che l'artista aveva realizzato nei suoi ultimi anni è uno di questi meravigliosi pannelli arriva dal 12 giugno al 23 agosto a Palazzo Ducale.

Un’occasione unica per una visita particolare, a tu per tu con l’opera che proviene dal Musée Marmottan Monet di Parigi. Alcuni minuti esclusivi, soli o con qualche familiare, per ammirare da vicino uno dei quadri più famosi del grande pittore impressionista.

Con questa iniziativa, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Arthemisia intendono far diventare il distanziamento sociale l’occasione per un’esperienza estetica immersiva ed emozionante.

Questa mostra è una sfida alla riscoperta della contemplazione, del contatto e della forza espressiva di un’opera. In un tempo che ci costringe a costruire barriere per proteggerci, l’invito è quello a un incontro diretto con un capolavoro, per metterci in ascolto di quanto l’arte con grande capacità narrativa riesce a dire di sè, ma anche di noi.

Più di ogni altro è Monet, che con la sua pittura fluida e avvolgente, col suo narrare personale eppure universale, può permetterci di vincere questa sfida.

Nel 1894 fu Giovanni Boldini, pittore italiano e uno dei massimi rappresentanti della Belle Époque, a sollecitare la conoscenza di Monet in Italia.

E qui, oggi come allora, è ancora Boldini a introdurci l’opera dell’artista francese. E lo fa con un altro capolavoro, uno dei tesori artistici della città di Genova che - esposto qui - vuole strapparci un’altra promessa, ovvero scoprire - con sempre maggiore profondità - il patrimonio culturale genovese.

L’esposizione nata in collaborazione tra Palazzo Ducale, Arthemisia e il Musée Marmottan Monet di Parigi vanta infatti anche il contributo del Comune di Genova, che per l’occasione ha concesso in visione, come introduzione alla visita del capolavoro di Monet, il dipinto La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt di Giovanni Boldini, proveniente dalle Civiche Raccolte Frugone di Nervi.

A sostenere l’iniziativa al fianco delle istituzioni c’è Generali Italia col progetto Generali Valore Cultura, il programma per promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.

Giverny
Nel 1883 Claude Monet, al seguito della moglie e dei figli, si trasferisce a Giverny - piccolo e tranquillo paese immerso nella campagna della Normandia - dove, secondo le sue parole “la luce è unica: non si trova uguale in nessun’altra parte del mondo.”

Nell’estate del 1893, Monet ottiene l’autorizzazione a deviare il corso dell’Epte che costeggiava allora il villaggio di Giverny. Alla fine dell’anno, i lavori sono conclusi e Monet, che da giardiniere e botanico esperto cura i dettagli del suo giardino, fa piantare quattro salici piangenti della varietà cosiddetta “di Babilonia” sul perimetro dello stagno delle ninfee di Giverny; uno in prossimità del ponte giapponese, due sul lato lungo del laghetto parallelamente alla strada e un ultimo sulla riva opposta al ponte.

Gli alberi lì piantati sono un elemento che l’artista inserisce più volte nei numerosi quadri realizzati durante la Prima Guerra Mondiale e fino alla fine del decennio.
Nelle prime versioni, in un angolo è visibile la riva e appare il tronco, potente segno verticale dalle morbide ricadute, il cui riflesso si staglia sull’acqua calma. Presto, i riferimenti al tronco e alla riva si cancellano, il che non permette ormai più di sapere di che albero si tratta né di individuare la collocazione del pittore.

Le Ninfee
Nell’opera esposta al Ducale, Monet offre la visione di un “mondo fluttuante”, spazio piano dove si fa fatica a distinguere l’immagine dal suo riflesso, dove due cascate di salici, vicino ai bordi laterali, incorniciano un tappeto di ninfee su cui poggiano i riflessi delle nuvole.

Le Ninfee sono caratterizzate dall’assenza di fondo: l’orizzonte è aperto, non vi è né terra, né cielo, ma solo l’onda e il fogliame ricoprono la tela luminosa e sovrastata da corolle di fiori eterei; Ninfee che rappresentano una tappa fondamentale nell’arco della produzione artistica di Monet, poiché sintetizzano l’evoluzione finale non solo dello stile dell’artista, ma dell’intera corrente pittorica impressionista nella quale egli si inserisce.

A corredo della mostra alcune fotografie del Maestro, un video introduttivo che ne racconta la vita e un video d’epoca (1915 ca.) che riprende Monet mentre dipinge nel suo giardino a Giverny.

La visita all’opera sarà permessa seguendo i protocolli di sicurezza anti Covid19 che prevedono: il rispetto della distanza di sicurezza tra le persone seguendo il percorso segnalato all’interno delle sale espositive; utilizzo della mascherina all’interno della mostra; misurazione della temperatura all’ingresso della mostra.

Info


01/03/18

Le pietre di Venezia a Palazzo Ducale


E' stato uno dei libri culto della storia dell'arte e ora diventa una stupenda mostra che John Ruskin “torna” a Venezia in una grande mostra a Palazzo Ducale.

 John Ruskin Ca’ d’Oro, 1845 Matita, acquerello, tempera su carta grigia, 476 x 330 mm 
Ruskin Foundation (Ruskin Library,Lancaster University), Lancaster© Ruskin Foundation, Lancaster

CS
Per la prima volta in Italia, un evento internazionale punta i riflettori su Ruskin-artista e sul suo rapporto con la città lagunare.
Cosa sarebbe il mito di Venezia senza John Ruskin, cantore della bellezza eterna della città, tanto più affascinante ed estrema perché colta nella sua decadenza? Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, l’inglese John Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, “Le pietre di Venezia”: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.
Ruskin, ammirato da Tolstoj e da Proust, capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, torna ora a Venezia nei luoghi della sua ispirazione; torna a Palazzo Ducale, edificio emblematico che egli esplorò a lungo da angolazioni diverse: taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi. Ad ospitarlo è la sequenza di sale e loggiati tante volte raffigurati, ove la scenografia di Pier Luigi Pizzi dà risalto alle presenze architettoniche e scultoree della Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava e che desiderava preservare dall’oblio.

“[Venezia] giace ancora davanti ai nostri sguardi come era nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il languido riflesso nella laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l’ombra. Vorrei tentare di tracciare le linee di questa immagine prima che vada perduta per sempre, e di raccogliere, per quanto mi sia possibile, il monito che proviene da ognuna delle onde che battono inesorabili, simili ai rintocchi della campana a morto, contro le pietre di Venezia” John Ruskin, The Stones of Venice, vol. I, ch. I, § 1

Voluta da Gabriella Belli quale tributo alla conoscenza e al mito di Venezia, la mostra è curata da Anna Ottani Cavina: prima presentazione a tutto campo, in Italia, dell’opera di un artista che “ha valicato ogni confine in nome di una visione interdisciplinare, praticata quando il termine ancora non c’era”.


Joseph Mallord William Turner Venezia, Punta della Dogana e Santa Maria della Salute, 1843 Olio su tela, 62 x 93 cm 
The  National Gallery of Art, Washington Given in memory of Governor Alvan T. Fullerby The Fuller Foundation, Inc.
Pervaso da spirito religioso maturato nell’Inghilterra vittoriana, animato da una visione etica, che lo spinse ad agire sul piano sociale e politico con l’obiettivo utopico di una società organica e felice per tutti (tanto che Gandhi ne sarà incantato), strenuo oppositore del meccanicismo e del materialismo che vedeva diffondersi, Ruskin nel corso della sua vita opera e s’interroga sulle questioni sociali, sull’arte, sul paesaggio e sulla Natura; scrive di mineralogia e di botanica, così come di economia, architettura e restauro, preoccupato che le tecniche allora in uso finissero con il cancellare gli edifici medievali.

23/04/13

Giunta a Venezia l'Olympia di Manet - Ieri e oggi le bellezze s'incontrano



Nelle stupende sale del Palazzo Ducale di Venezia è giunta la sensuale Olympia che s’incontra con l’elegante Venere in un simposio di bellezza. Accompagnano queste due meraviglie le dame del balcone, lo spensierato pifferaio, e tanti altri personaggi, tutti riuniti in un omaggio al grande pitture Édouard Manet. 

La mostra che si aprirà fra pochi giorni, il 24 Aprile, a Venezia è un’occasione speciale per poter ammirare alcuni capolavori della pittura impressionista ma non solo. Attimi di stupore da godere nel pieno della particolare luce veneziana. 

Settanta dipinti del celebre pittore affiancati a opere che ispirarono il suo percorso artistico, momenti unici di emozioni in un percorso storico. Che ha nel confronto diretto fra la Venere del Tiziano e la sua Olympia, un’occasione irripetibile di dialogo estetico. Ma non solo il confronto abbraccia diverse opere della storia dell’arte italiana che hanno alimentato il percorso artistico di Manet, come ad esempio “Due dame veneziane” del Carpaccio 

Si manifesta in tal modo il legame artistico fra il grande pittore francese e la storia dell’arte italiana, da cui trasse molte ispirazioni, quando in due viaggi nel 1853 e poi nel 1857 percorse il nostro bel paese.

28/02/13

L'Olympia a Venezia



La famosa opera "l'Olympia" realizzata da Edouard Manet nel 1863 lascerà la tranquilla dimora del Museo d'Orsay di Parigi per una breve villeggiatura nelle luminose stanze di Palazzo Ducale a Venezia. 

Dal 25 Aprile al 4 Agosto sarà l'opera più interessante della mostra "Manet; ritorno a Venezia" che raccoglie ben 43 opere del grande artista francese. 

Un grande evento per la stagione estiva della serenissima.