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Visualizzazione post con etichetta Venezia. Mostra tutti i post
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10/10/26

Venezia Biennale Musica



Da oggi prende avvio il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea alla Biennale di Venezia che si ispira al tema della musica considerata dalla Direttrice Artistica Caterina Barbieri come “l’infanzia dello Spirito: un’esperienza che riconnette a uno stato primigenio di apertura, libertà e potenza creatrice. La grazia del bambino che guarda il mondo con lo stupore del primo sguardo, o meglio del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia rivoluzionaria con cui la musica sa disarmarci”. “Prendendo ispirazione dal “bambino di suono” come simbolo al contempo di rivoluzione e guarigione – prosegue Barbieri – la Biennale Musica 2026, intitolata A Child of Sound, propone un programma inedito di prime assolute e lavori site specific, coinvolgendo alcune delle voci più interessanti, innovative e multiformi della musica contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e geografia”.

Il programma comprende gli spettacoli dei solisti Laraaji, Keiji Haino, Walter Zanetti, Francesco Messina, Sarah Davachi, Clarissa Connelly, degli ensemble Zwerm XL, Gigi Masin/The Wind Trio, PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, The Tallis Scholars, ONCEIM - Orchestre de Nouvelles Créations, Expérimentations et Improvisations Musicales, e i live set di oltre quindici performer.

Il programma si arricchisce inoltre delle seguenti iniziative lungo tutta la durata del Festival: l'installazione Heaven Is Ours / O céu é nosso, celebrazione polifonica dei baloeiros brasiliani; l'installazione Two Things In The World Seem To Be Only Once di Wyldie Bracewell per registrazioni ambientali e materiali d'archivio; i video-documentari Blissful Bun-Chan di Invernomuto e Document: Keiji Haino di Kazuhiro Shirao, entrambi sul Leone d'oro alla carriera 2026 Keiji Haino; infine Origine, uno spazio dedicato all'ascolto profondo, Arcadia, un laboratorio aperto alla sperimentazione musicale, Bar Nightingale Revisited, installazione audio-video di Masaru Hatanaka (questi ultimi allestiti alle Sale d'Armi dell'Arsenale), e Musica Libera, installazione/performance alla Casa di reclusione femminile della Giudecca.

Il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco ha commentato: “Con la potente metafora del bambino in ascolto, ci ricordiamo che che la contemporaneità non si riduce alla semplice appartenenza al proprio tempo. Essere contemporanei significa cercare proprio ciò che nel presente non è ancora pienamente visibile, ascoltare ciò che non ha ancora trovato una lingua. In questa prospettiva anche l’anarchia può tornare al suo significato originario, intesa come sospensione dell’ordine già dato, libertà necessaria perché una forma inattesa possa apparire. A Child of Sound è allora il momento in cui il suono è ancora fresco, l’ascolto non ha ancora deciso che cosa aspettarsi, e la musica può finalmente venire alla luce”.

31/08/26

Venezia, Homo Faber

In collaborazione fra  Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e Michelangelo Foundation, in partnership con Fondazione Giorgio Cini, torna a Venezia  la quarta edizione di Homo Faber: An Island of Light, evento dedicato all’arte dell’eccellenza artigiana. La direzione artistica è affidata a Es Devlin, che porterà la sua arte luminosa sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dal 1 al 30 settembre 2026. La pluripremiata artista britannica è celebre per le sue monumentali installazioni e sculture cinetiche, che hanno arricchito musei, gallerie, teatri e stadi olimpici in tutto il mondo; la sua installazione Library of Light ha attirato 200 mila visitatori alla Pinacoteca di Brera durante il Salone del Mobile di Milano.

Gli artigiani saranno i protagonisti assoluti degli spazi espositivi, il punto focale dell’esperienza dei visitatori. Fotografie, video, poesie e musica metteranno in risalto i loro volti, le loro nazionalità e le loro culture. La ricostruzione di un laboratorio artigianale mostrerà da vicino i loro strumenti, materie prime e tecniche di lavoro e diversi artigiani praticheranno dal vivo la loro arte in tre delle sale principali. Tutte le opere e le installazioni saranno presentate ai visitatori da un nuovo gruppo di Young Ambassadors, 90 talentuosi studenti di design e arti applicate provenienti da tutto il mondo selezionati da Homo Faber per animare la mostra. An Island of Light, un’esperienza profonda e stimolante, andrà a esplorare il rapporto fondamentale tra luce, materiali e manodopera.

Oltre agli spazi espositivi, la quarta edizione comprenderà anche un ricco programma di dimostrazioni dal vivo, laboratori partecipativi ed esperienze gastronomiche uniche, permettendo ai visitatori di immergersi ancora di più nel mondo dell’artigianato e di organizzare la giornata in base ai propri interessi specifici.

Infine, oltre alla mostra, Homo Faber 2026 vedrà il ritorno di Homo Faber in Città: per tutto il mese di settembre le botteghe artigiane veneziane riportate sulla Homo Faber Guide apriranno le porte ai visitatori, mentre un programma di mostre affascinanti su Venezia e il suo ricco patrimonio artigianale sarà allestito in alcuni fra gli splendidi siti della Serenissima.

26/08/26

Sempre Venezia...



 

L'estate volge lentamente alla fine e l'autunno arriva con le sue fresche proposte, come nei musei di Venezia che aspettando gli appuntamenti di The Venice Glass Week si propongono sempre pieni di eventi, vediamo i principali:
 
CA’ REZZONICO – MUSEO DEL SETTECENTO VENEZIANO
Dal 23 settembre 2026 all’11 gennaio 2027
Nel segno di Venezia. La donazione Alessandro Favaretto Rubelli
La mostra celebra la recente donazione alla città di Venezia di una preziosa serie di 29 disegni di antichi maestri veneti – tra cui Palma il Giovane, Carlevarijs, Ricci, Canaletto e Tiepolo – raccolti da Alessandro Favaretto Rubelli. Le opere, destinate al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Fondazione, testimoniano una raffinata passione collezionistica e arricchiscono il patrimonio pubblico.
 
MUSEO DEL VETRO, MURANO e THE VENICE GLASS WEEK
Al Museo del Vetro è in corso BABEL di Marco Toso Borella (fino a marzo 2027), mentre inaugurerà nella settimana di The Venice Glass Week (12–20 settembre 2026) La tua perla per Venezia. Per l’occasione, MUVE propone un articolato programma: a Murano, cuore produttivo e culturale del progetto, tra il Museo del Vetro, alla Scuola Abate Zanetti - con conferenze, workshop e corsi promossi da MUVE Education e MUVE Academy - e Palazzo Da Mula ; a Venezia, con progetti a Casa di Carlo Goldoni e Museo di Palazzo Mocenigo; a Mestre, alla biblioteca VEZ e con il progetto diffuso nelle botteghe del centro. Inoltre, il 14 e 15 settembre il Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue ospita il convegno PERLE 6.0, dedicato alle rotte commerciali delle perle di vetro tra Spagna e Portogallo.

CA’ PESARO – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
L’autunno 2026 conferma Ca’ Pesaro come uno dei principali poli della contemporaneità a Venezia, con un programma articolato tra mostre personali e omaggi. Dal 24 settembre al 22 novembre 2026 la project room ospita Corpus serialis, opere di Nicolás Lamas (Lima, 1980) con PROGETTO LUDOVICO e il supporto della galleria Max Goelitz, che indaga i sistemi di conoscenza e percezione del reale.
Dal 3 ottobre al 22 novembre 2026, al secondo piano, Gianmaria Potenza. Io, Venezia. Forma, luce, materia celebra il novantesimo compleanno dell’artista, mettendo in luce il profondo legame tra la sua ricerca e la città. 
Chiude l’anno, dal 12 dicembre 2026 al 7 febbraio 2027, l’Omaggio a Silvio Gagno, a cura di Sileno Salvagnini, dedicato al percorso creativo del pittore trevigiano.
 
MUVE a MESTRE
 
MUVEC - Casa delle Contemporaneità 
Dal 26 settembre al 14 febbraio
Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea
Tornano le mostre dedicate ai maestri del Novecento, alle eredità e alle riflessioni sulla modernità: un percorso prende avvio dalle figure simbolo della Secessione Viennese – Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka – per interrogare una delle questioni più profonde del Novecento: il corpo come specchio delle inquietudini individuali e collettive. Nei loro lavori il corpo si spezza, si contorce, si carica di tensioni psicologiche e sociali. Non è più solo rappresentazione, ma campo di conflitto. Passando per la restituzione lirica e metafisica dell’immagine di Casorati, Cadorin, il dialogo con il presente si costruisce attraverso artisti che hanno messo al centro della propria poetica lo spazio dei corpi, le assenze,  il tempo, le azioni su di esso, i suoi segni, Manzoni, Gina Pane, Ana Mendieta, riportano il corpo al centro del discorso artistico, tra identità, politica, fragilità e rappresentazione.
 
FORTE MARGHERA – Casermetta 9
3 dicembre 2026 – 9 maggio 2027
Da cosa nasce cosa
Atelier 2025-2026 
Da cosa nasce cosa è la mostra conclusiva degli Atelier 2025–2026 della Fondazione Bevilacqua La Masa, promossi per il secondo anno consecutivo in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia.
L’esposizione a cura di Camilla Mozzato, riunisce una selezione di opere dei 28 artisti under 30 assegnatari degli studi delle due istituzioni e si articola in due momenti: dal 9 ottobre al 22 novembre 2026 a Venezia, tra la Galleria di Piazza San Marco (San Marco 71/c) e Palazzetto Tito (Dorsoduro 2826), sedi della Fondazione Bevilacqua La Masa, per poi proseguire, dal 3 dicembre 2026 al 9 maggio 2027 a Mestre, alla Casermetta 9 di Forte Marghera, uno degli spazi dedicati al contemporaneo della Fondazione Musei Civici di Venezia.

Fondazione Luigi Rovati, Milano
Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari
14 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
Curata da Giulio Paolucci, Laura Maria Michetti e Giovanna Gambacurta, la mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici. L’esposizione prosegue il percorso avviato a Palazzo Ducale a Venezia (fino al 29 settembre 2026) con un progetto distinto e complementare, dedicato al ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e nello sviluppo delle società etrusca e veneta nel corso del I millennio a.C.
 
Intanto sono ancora numerose le mostre ancora in corso, inaugurate nelle diverse sedi dei Musei Civici di Venezia e accompagnate da un palinsesto di conferenze, approfondimenti, incontri, momenti di confronto. Il Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue ospita, fino al 13 settembre, la  mostra fotografica e divulgativa Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico e in Laguna di Venezia. 
 
Proseguono fino al 22 novembre le mostre: Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico e Spiral Economy. Charrière and Canova al Museo Correr; Jenny Saville a Ca’ Pesaro alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna; Erwin Wurm. Dreamer al Museo Fortuny.
 
E ancora, al Museo di Palazzo Mocenigo Le sete di Lucio Andrich (fino all’11 novembre), Le Tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo (fino all’ 8 novembre) e la mostra delle vincitrici del concorso Un merletto per Venezia. 12a edizione. Al Museo del Merletto di Burano prosegue e si arricchisce la mostra  Merletto d'Autore. Biennale del Merletto 2026, per ripercorrere l'ascesa del merletto d'autore come autentica espressione artistica tra gli anni Venti e Trenta. Protagoniste alcune tra le più importanti manifatture italiane, Venezia, Cantù, Rapallo e Bologna, con prestiti dal Giappone. La mostra è visitabile fino all’8 gennaio 2027. 
 
Tutti i dettagli e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale: www.visitmuve.it

03/06/26

La FSRR a Venezia!




La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo da sempre artefice del futuro, prosegue la sua crescita con un nuovo spazio che lo scorso 7 maggio 2026 ha inaugurato ufficialmente la nuova sede sull’isola di San Giacomo, nella Laguna Nord di Venezia: un progetto che unisce arte contemporanea, ricerca e sostenibilità, nato dal recupero e dalla trasformazione di un luogo di straordinario valore storico e ambientale.

San Giacomo entra così a far parte delle sedi della Fondazione insieme a Torino e Guarene, proponendosi come laboratorio internazionale dedicato alla sperimentazione artistica e alle pratiche ecologiche.

Il programma inaugurale ha aperto con Fanfare/Lament, mostra personale di Matt Copson curata da Hans Ulrich Obrist; con la collettiva Don’t Have Hope, Be Hope!, che presenta opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo; e con Isola di San Giacomo 2022–2026. A Story in Images, con fotografie di Giovanna Silva e Antonio Fortugno dedicate al restauro dell’isola.


Il percorso si estende anche al giardino, che ospita installazioni permanenti di Claire Fontaine, Mario García Torres, Hugh Hayden, Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz e Thomas Schütte, in dialogo con la storia e il paesaggio lagunare.

Al momento non è possibile accedere all’isola. L’apertura al pubblico avverrà progressivamente: modalità di visita, prenotazioni e tutte le informazioni utili saranno comunicate prossimamente attraverso i canali ufficiali della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

26/04/26

Biennale di Venezia 2026

 


Per la Biennale di Venezia, che prenderà avvio fra poco, come sempre vi segnalo il mio blog speciale  https://biennalediveneziaarte.blogspot.com/  che da anni segue questo importante evento culturale. 

Sono oramai oltre 25 anni che frequesto questo momento di riflessione unico sull'arte contemporanea che quest'anno è caratterizzato da un tentativo di spaziare per le forme meno commercializzate, anche se poi si nota che alla fine il mercato arriva oramai ovunque e tanti di questi artisti dai nomi esotici vivono nelle capitali economiche dove potersi promuovere al meglio. 

02/02/26

Venezia per il 2026


Francesco Guardi Festa della Sensa in Piazza San Marco 61 × 91 cm Lisbona, Museo Calouste Gulbenkian

Per il 2026 la Fondazione Musei Civici di Venezia, presentato, nelle sue 13 sedi ma non solo, il grande lavoro di squadra per realizzare mostre memorabili. Nell'anno della Biennale d'Arte il MUVE spazia dall’indagine archeologica - con la grande mostra a Palazzo Ducale dedicata a Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari - passando per la storia della Serenissima, delle civiltà veneziane e della laguna veneta, con il rinnovamento del percorso del Museo Correr, gli interventi di valorizzazione al Museo di Torcello e le ricerche del Museo di Storia Naturale.

Ma ci sarà anche musica e teatro, l’arte delle “civiltà del Settecento” con i musei di Ca’ Rezzonico, il Museo di Palazzo Mocenigo e la Casa di Carlo Goldoni, fino alle esplorazioni del moderno, contemporaneo e attualità, con Jenny Saville a Ca’ Pesaro e Erwin Wurm al Museo Fortuny, al saper fare e alle nuove produzioni artistiche, rispondendo alle necessità della cultura, delle persone, dei visitatori, di tutti.
Ma eccovi la programmazione.
 
Area Marciana

L’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale è sede della grande mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari (6 marzo – 29 settembre 2026, anteprima stampa 5 marzo) a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, focalizzata sul ruolo rivestito dalle acque nell’orizzonte del sacro sia del popolo etrusco che di quello veneto, con oltre 700 reperti provenienti da prestigiose istituzioni e musei nazionali. Il dialogo tra antico e contemporaneo trova casa nel “Museo della città”, il Museo Correr: nella Sala Quattro Porte con l’intervento di Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico (27 febbraio – 30 giugno, anteprima stampa 26 gennaio) installazione ambientale di più opere concepite dall’artista iraniano per lo spazio. Le Sale Canoviane ospitano Dialoghi canoviani. Spiral Economy. Charrière and Canova (30 aprile – 22 novembre 2026) un dialogo tra l’artista franco-svizzero Julian Charrière e Antonio Canova che svelano la poesia della materialità.

Idee e progetti accompagnano i visitatori verso la nascita del “Grande Correr”, che aprirà nel 2027: un piano per il rinnovo del percorso espositivo al primo piano, attraverso Storia e Civiltà di Venezia, tra Stato, istituzioni, città, arti e che si integra con la restituzione dello spazio espositivo del secondo piano, attualmente in corso.

 
I musei del Moderno e Contemporaneo

È la Galleria d’arte Moderna Ca’ Pesaro ad inaugurare la stagione espositiva delle grandi monografiche e delle indagini dedicate ai protagonisti della pittura contemporanea: dal 28 marzo al 22 novembre 2026 (anteprima stampa 27 marzo 2026) il museo accoglie la prima, ampia esposizione a Venezia con Jenny Saville a Ca’ Pesaro, con una esposizione concepita per raccontare una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea, ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri, accanto a nuove opere realizzate per l’occasione.

Nelle giornate veneziane più intense per il pubblico del contemporaneo, nelle Sale Dom Pérignon al secondo piano di Ca’ Pesaro inaugura Hernan Bas. I visitatori (dal 7 maggio al 30 agosto 2026, anteprima stampa 6 maggio) con oltre trenta nuove opere esposte in un’installazione immersiva concepita appositamente per Ca’ Pesaro. Sempre nelle Sale Dom Pérignon il 2026 prosegue con progetti di valorizzazione di maestri legati alla ricerca sul territorio, che hanno deciso di lasciare alle collezioni civiche veneziane testimonianze della loro produzione; Gianmaria Potenza. Io, Venezia. Forma, luce, materia dal 3 ottobre al 22 novembre, un riconoscimento all’autore nell’anno del suo novantesimo compleanno; Omaggio a Silvio Gagno a cura di Sileno Salvagnini (dal 12 dicembre al 7 febbraio 2027) con una rassegna che ne descrive l’avventura artistica.

La stagione del Museo Fortuny apre con Diafanés e un tributo all’artista lombardo Antonio Scaccabarozzi, attraverso l’approfondimento di tre momenti centrali nella sua ricerca. A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, con Associazione Archivio Antonio Scaccabarozzi e Galleria Clivio, la mostra è aperta dal 28 gennaio al 6 aprile 2026 (inaugurazione e anteprima stampa, 27 gennaio 2026).

Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 (anteprima stampa 5 maggio) la casa – atelier di Mariano Fortuny ed Henriette Nigrin presenta, per la prima volta in Italia, un’ampia mostra monografica dedicata allo scultore austriaco Erwin Wurm: un’indagine sul suo lavoro e sul concetto stesso di scultura, dove vengono messe in discussione le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, tra questioni filosofiche, psicologiche e sociali essenziali, trattate con l’inconfondibile umorismo.

Parte delle attività per le celebrazioni per i 50 anni dalla nascita del Museo, prosegue l’indagine e la testimonianza del ruolo primario di Henriette Nigrin nella gestione dell’atelier tessile, con l’approfondimento e l’esposizione di tessuti per moda e arredamento.
Il 2026 è l’anno del restauro e della presentazione dell’album Ciel di Mariano Fortuny, un progetto visionario sugli studi degli effetti atmosferici e della luce.
 
I musei del Settecento

Un anno speciale per Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano che dal 7 marzo all’8 giugno, accoglie I Guardi della Collezione Gulbenkian, in un'esposizione che porta il nucleo di opere più preziose del museo portoghese a Venezia. Dipinti di Francesco Guardi databili tra il 1770 e 1790, in dialogo con disegni provenienti dal Gabinetto del Museo del Settecento Veneziano.

Nel corso dell’estate il museo presenta la Donazione Rubelli (dal 24 giugno al 7 settembre 2026), la collezione di disegni di Alessandro Favaretto Rubelli, fautore del successo dell’omonima impresa di tessuti e fine collezionista. Uno splendido, nuovo tassello che arricchisce le raccolte di grafica antica, con la donazione di disegni di artisti veneti tra Cinquecento e Settecento, con Canaletto, Giandomenico Tiepolo, Palma il Giovane, Sebastiano e Marco Ricci.  In autunno, dal 23 settembre 2026 all’11 gennaio 2027 Ca’ Rezzonico presenta Album Romantici, un’esposizione dedicata agli album di disegni ottocenteschi a conclusione del restauro di tre importanti pezzi, appartenuti ad altrettanti protagonisti della vita culturale veneziana del XIX secolo.

Punto di riferimento per la storia della moda, del tessuto, del costume e del profumo, dal 20 maggio all’8 novembre 2026 il Museo di Palazzo Mocenigo apre all’indagine dell’artista libanese Mouna Rebeiz con la mostra Le tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo, in cui il copricapo conico in lana o seta rossa, unicamente maschile, diventa elemento caratterizzante di nudi femminili. Infine, nelle sale del piano nobile della Casa di Carlo Goldoni, un nuovo allestimento illustra il teatro goldoniano attraverso dipinti e arredi settecenteschi, ricreando ambientazioni tratte dalle commedie dell’autore. Un percorso arricchito da un focus dedicato al teatro musicale, che nel Settecento raggiunse il suo massimo splendore.
 
Il Museo di Storia Naturale
Dopo un intenso anno dedicato, in modo particolare, all’indagine sulla Laguna Veneta - che sarà protagonista di due nuove sale nello spazio espositivo permanente - tra le principali attività 2026 di divulgazione e restituzione al pubblico il museo propone il progetto fotografico e di comunicazione scientifica Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico: un’esposizione in programma dal 5 giugno al 13 settembre 2026 a cura di Lorenzo Peter Castelletto e realizzato con Area protetta Marina di Miramare (WWF) e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale, per svelare il “dietro le quinte” di un ambiente affascinante sospeso tra terra e mare.

 
I Musei delle Isole

Particolarmente significativo per il Museo del Vetro di Murano è la restituzione, tra la fine del 2026 e il 2027, del nuovo spazio museale, grazie agli interventi strutturali che permetteranno di rendere ancora più esaustivo il capitolo dedicato all’arte del vetro veneziano – e non solo – novecentesco e contemporaneo. Il nuovo padiglione di oltre 1300 metri quadrati, un tempo fabbrica di conterie, viene così accorpato alla sede principale del Museo per diventare spazio dedicato alle storie di fabbrica e di famiglia del XX secolo, alle donazioni di autori contemporanei e designer - tra cui la donazione del gallerista newyorkese Berry Friedman e della ditta Carlo Moretti - fino all’ultima sezione dedicata ai lampadari contemporanei. Tra le mostre temporanee in programma, oltre ai progetti connessi alla The Venice Glass Week, dal 12 giugno 2026 al 30 marzo 2027 il museo ospita l’esposizione Babel, con opere del noto artista muranese Marco Toso Borella.
 
A Burano, insieme alle molte attività educative, di formazione e diffusione dell’arte del merletto, torna per l’undicesima edizione il concorso Un merletto per Venezia, dedicato alla creatività contemporanea; come da tradizione, la premiazione è fissata per il 14 giugno, contestualmente all’apertura al pubblico della mostra I merletti delle Biennali (fino all’8 gennaio 2027). A pochi minuti da Burano, il Museo di Torcello arricchisce il presidio dei musei in laguna: collegandosi fisicamente alla rete dei musei delle isole e inserendosi, con la sezione archeologica, medievale e moderna, nel racconto della storia di Venezia, tra civiltà della laguna e storia del collezionismo, prologo della narrazione sviluppata nelle altre sedi.
 
MUVE a Mestre: spazi espositivi, progetti culturali e la nascita di un nuovo museo
L’attesa nella primavera del 2026 è con l’apertura del nuovo museo di arte contemporanea in città: MUVEC, la Casa delle Contemporaneità, che prende forma permanente al Centro Culturale Candiani, al termine di importanti lavori per ridisegnare struttura e funzioni dell’edificio. Un ingresso dedicato conduce al secondo piano e alla collezione permanente: una selezione di opere delle collezioni civiche di arte moderna e contemporanea di Ca’ Pesaro, con percorso dedicato all’arte dal 1948 a oggi. Il progetto invita a riflettere sul significato di arte contemporanea, mettendo in dialogo le principali esperienze internazionali transitate da Venezia e le ricerche artistiche sviluppatesi nel territorio.

Il percorso, articolato in 60 opere di oltre 50 artisti, si snoda in tre nuclei tematici, che attraversano le trasformazioni dell’arte e della società dal secondo dopoguerra al nuovo millennio, indagando i temi del corpo, della materia e della città come spazio di vita, dialogo e conflitto: Costruzione, Ricostruzione e Decostruzione. Tre percorsi strutturati su due livelli di lettura complementari: l’arte internazionale, e le esperienze locali, che si intrecciano e si arricchiscono reciprocamente.
 
Il terzo piano resta dedicato alle mostre temporanee, con un rinnovato spazio espositivo che valorizza le molte contemporaneità delle raccolte civiche, proseguendo il ciclo di mostre sui Maestri del Novecento – dal 26 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 con Klimt, Schiele, Kokoshka e il corpo nell’arte contemporanea - e ospitando il Premio Mestre di Pittura, che nel 2026 celebra la sua decima edizione.

Verso un distretto culturale, artistico e creativo, MUVE a Mestre è impegnata nella programmazione dell’Emeroteca dell’Arte, luogo di aggregazione per la cittadinanza, la comunità artistica e centro di produzione, con in 10 artisti residenti del Bando congiunto con Fondazione Bevilacqua La Masa, più i tre vincitori dei concorsi Artefici del Nostro Tempo e Premio Mestre di Pittura. Spazi di lavoro che si uniscono, in stretta continuità, ad opportunità espositive con le mostre che nascono nella nuova Casermetta Est di Forte Marghera: nuova sede per Artefici del nostro tempo, dal 20 giugno al 27 settembre 2026 e la mostra di fine residenza per gli artisti dell’Emeroteca dell’Arte con Bevilacqua La Masa, tra l’autunno del 2026 e la primavera del 2027, fino alle occasioni di connessioni e contaminazioni che nasceranno nella futura factory del Palaplip. 


13/01/26

Prossimamente alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

Sophie Taeuber-Arp (1889-1943) Equilibrio (Equilibre) 1932 Olio su tela 41.7 x 33.5 cm
Stiftung Arp e. V., Berlino/Rolandswerth  

 

La galleria londinese Guggenheim Jeune e la Fucina degli Angeli sono al centro del programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim, che nel corso del 2026 racconta due momenti storici del collezionismo della mecenate americana, in un costante dialogo con la collezione permanente. Dalla più grande mostra mai realizzata in ambito museale volta a celebrare la straordinaria avventura londinese di Peggy Guggenheim e della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, in apertura il 25 aprile 2026, si passerà, in autunno, a un prezioso affondo volto a far luce sulla Fucina degli Angeli, sorprendente capitolo della storia del vetro artistico che ha visto il coinvolgimento di alcuni tra i maggiori protagonisti dell’arte del XX secolo, e della quale la stessa Peggy Guggenheim fu, in molti modi, “madrina”.

Con la chiusura, il 2 marzo 2026, dell’omaggio alle ceramiche di Lucio Fontana, ad aprire la nuova stagione espositiva del museo veneziano sarà Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista (25 aprile – 19 ottobre, 2026), a cura di Gražina Subelytė, Curator, Collezione Peggy Guggenheim, e Simon Grant, Guest Curator. L’esposizione intende approfondire un periodo cruciale che contribuì a definire Peggy Guggenheim come collezionista e mecenate, mettendo in evidenza la rete di influenze e amicizie – da Marcel Duchamp a Mary Reynolds a Samuel Beckett – che ne plasmarono la visione. Attiva a Londra dal gennaio del 1938 al giugno del 1939, Guggenheim Jeune fu un punto di riferimento per le avanguardie dell’epoca e ospitò oltre venti mostre, tra cui la prima personale a Londra di Vasily Kandinsky, una monografica dedicata a Jean Cocteau, la prima mostra collettiva nel Regno Unito dedicata al collage, e una mostra di scultura contemporanea che suscitò scandalo. Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista riunisce un centinaio di opere chiave, provenienti da importanti istituzioni internazionali e collezioni private, esposte in occasione di quelle mostre pionieristiche, oltre a lavori simili appartenenti allo stesso periodo, di artisti come Eileen Agar, Salvador Dalí, Barbara Hepworth, Vasily Kandinsky, Rita Kernn-Larsen, Piet Mondrian, Henry Moore, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e altri ancora. Non mancheranno nel percorso espositivo materiali d’archivio, a testimoniare un’epoca di intensa sperimentazione e fermento culturale, a ridosso dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Dopo Venezia, la mostra si sposterà a Londra, alla Royal Academy of Arts, nell’autunno 2026, e nella primavera del 2027 al Guggenheim New York.

A novembre sarà poi la volta di Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento (14 novembre 2026 – 29 marzo 2027), a cura di Cristina Beltrami, storica dell’arte. La mostra getta luce su una delle vicende più visionarie del vetro muranese nel secondo dopoguerra, ricostruendo la straordinaria avventura creativa della Fucina degli Angeli, avviata da Egidio Costantini a Murano negli anni Cinquanta. Attraverso oltre cento opere in vetro, disegni e documenti storici, l’esposizione ripercorre la storia della Fucina dagli esordi fino agli anni Novanta, evidenziando la collaborazione con alcuni tra i maggiori artisti del XX secolo, tra cui George Braque, Alexander Calder, Lucio Fontana, Fernand Léger, Pablo Picasso, e molti protagonisti della scena artistica giapponese dell’epoca. Decisivo fu il ruolo di Peggy Guggenheim, che sostenne Costantini nei momenti cruciali e contribuì all’espansione internazionale del progetto, facilitando contatti, committenze e il dialogo con il mercato statunitense. Il percorso espositivo metterà in relazione le opere in vetro con dipinti e sculture degli artisti che ruotarono intorno alla Fucina.

10/01/26

Prossimamente presso gli spazi della Collezione Pinault a Venezia


 

Ecco le prime news sulla mostre di alcuni dei più importante centri espositivi internazionale, si tratta della storica Punta della Dogana e di Palazzo Grassi a Venezia parti della costellazione Pinault .


Michael Armitage. The Promise of Change

Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027

Palazzo Grassi

A cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, art director, Serpentine Galleries, per il catalogo, e Caroline Bourgeois, advisor, Pinault Collection, e Michelle Mlati, storica dell’arte

A Palazzo Grassi Pinault Collection dedica un’importante mostra a Michael Armitage, una delle voci più singolari e riconosciute della pittura contemporanea. Oscillando tra figurazione e astrazione, racconto documentario e visioni oniriche, le opere di Armitage intrecciano ricordi personali, riferimenti culturali e immaginari simbolici, dando vita a dipinti lirici che interrogano le nozioni di identità, memoria, spiritualità e le tensioni sociopolitiche del mondo attuale.

 L’artista keniota-britannico Michael Armitage (nato nel 1984, Kenya) presenta a Palazzo Grassi un nucleo di oltre centocinquanta opere tra lavori storici e nuove produzioni che rivelano il suo linguaggio pittorico, ricco e sensibile, e mettono in scena figure e composizioni complesse con una notevole intensità cromatica, unendo diversi canoni estetici. La scelta dei soggetti e le allusioni interpretative condividono in lui la stessa forza espressiva. Il pittore non esita ad affrontare temi violenti e difficili, ritenendo che l’arte non possa ignorare la realtà ma debba al contrario impadronirsene: le conseguenze delle guerre, la corruzione e l’instabilità nelle regioni equatoriali, la crisi migratoria, il peso dello sguardo altrui o ancora gli abusi di potere costituiscono lo sfondo di alcune sue opere particolarmente toccanti.

Dividendo la propria vita tra Kenya e Indonesia, Armitage trae ispirazione da una molteplicità di fonti: fatti storici e attualità contemporanea, manifestazioni politiche, letteratura, cinema, rituali locali, architetture coloniali e moderne, fauna e flora, oltre alla storia globale dell’arte. Al centro della sua iconografia si trova l’Africa orientale, e il Kenya in particolare, che esplora con una sensibilità al tempo stesso critica e satirica, così come con una profondità visionaria. Se alcune scene sono precisamente collocate nello spazio e nel tempo — ad esempio quando l’artista ha seguito una squadra di giornalisti che documentava i movimenti d’opposizione e la loro violenta repressione durante le elezioni del 2017 in Kenya, o quando rappresenta fatti legati al confinamento del 2020–2021 — altre restano più elusive e universali. Questa ambiguità conduce Armitage verso territori fluttuanti.

La mostra a Palazzo Grassi esplora progressivamente questi paesaggi abitati, propizi all’apparizione di visioni. Le scene di Armitage si addensano o addirittura si offuscano, lasciando spazio alla nostra personale interpretazione. Di fronte a un dipinto di Michael Armitage l’occhio esita, viene messo in scacco. Coesistono più racconti, più linee d’orizzonte; gli spazi reali e quelli immaginari s’intrecciano, le versioni e i punti di vista si sovrappongono. Trattate tra violenza e dolcezza, le composizioni dell’artista, sfolgoranti nonostante l’asprezza dei temi, gli permettono di dare libero corso alle sue visioni, paesaggi abitati, se non addirittura allucinati.

Tra questi motivi, si incontrano personaggi reali e immaginari, provenienti tanto dalla letteratura africana contemporanea quanto dalla mitologia greca, che incarnano un certo stato interiore pur testimoniando una condizione esterna. Altre volte, sono individui anonimi a essere rappresentati, come nella serie dedicata alla migrazione, che tenta di raccontare, in grandi composizioni pittoriche, il viaggio pericoloso dei migranti attraverso l’Africa, la traversata marittima spesso mortale verso l’Europa e la disillusione di coloro che riescono a raggiungerla. Ispirandosi talvolta direttamente a scene dei film del regista senegalese Sembène Ousmane (1923–2007), ai personaggi dei romanzi dello scrittore keniota Ngugi wa Thiong’o (1938–2025), o ancora a composizioni pittoriche di Francisco de Goya (1746–1828), Diego Velázquez (1599–1660), o di artisti modernisti africani come Jak Katarikawe (1940-2018) e Peter Mulindwa (1943-2022), tra gli altri, Armitage condensa con grande maestria tali influenze in una forma di sintesi, creando un nuovo vocabolario contemporaneo.

Le opere dell’artista sono dipinte a olio su un tessuto ricavato dalla corteccia di alberi secondo le tradizioni ugandese e indonesiane, liberandosi così dalla tela convenzionale occidentale. Le irregolarità naturali di questo materiale — fori, pieghe e una texture ruvida — influenzano direttamente le composizioni visive, spesso molto elaborate, dell’artista. Eseguite con una tavolozza lussureggiante e sensuale, le pitture di Armitage sono il risultato di un processo di sovrapposizione e stratificazione: la pittura viene applicata, raschiata, poi nuovamente applicata, dando vita a un’immaginazione evocativa e singolare. La pratica del disegno, cui è dedicata una vasta sala all’interno della mostra, rivela inoltre l’attenzione che l’artista riserva ai dettagli, alla composizione e agli studi preparatori.

Amar Kanwar, The Peacock’s Graveyard, 2023 (still). Pinault Collection. Digital video installation, 7 screens, dimensions variable, 28 mins, 16 sec (sync, loop), edition of 6. ©Amar Kanwar, Courtesy Marian Goodman Gallery


Amar Kanwar. Co-travellers

Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027

Palazzo Grassi

A cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection

Pinault Collection presenta una mostra di Amar Kanwar che riunisce due importanti installazioni multimediali al secondo piano di Palazzo Grassi. Caratterizzato da un approccio poetico e filosofico alle questioni individuali, sociali e politiche, Amar Kanwar crea uno spazio di intersezione tra arte, documentazione e attivismo. Le sue installazioni invitano a vivere un’esperienza meditativa con la natura umana, che unisce intensità visiva, impegno e profondità narrativa.

 Amar Kanwar (nato nel 1964, India) si è distinto a partire dagli anni Novanta per i suoi film e le opere multimediali che esplorano la politica del potere, della violenza e della resistenza. Lo sguardo di Kanwar è quello di un osservatore alla ricerca di immagini e rappresentazioni che documentino la storia contemporanea del Asia meridionale. Facendo emergere narrazioni parallele, il regista si affida a documenti d’archivio e testimonianze reali, così come a immagini poetiche, per creare una narrazione stratificata. Andando oltre il giudizio sociale o politico, Kanwar trascende le narrazioni personali e collettive.

La sua installazione The Torn First Pages (2004-2008), presentata nelle sale del secondo piano di Palazzo Grassi, documenta la complessità della lotta per la democrazia in Birmania. L’opera rappresenta la pratica di Kanwar di raccogliere, sintetizzare e reimpiegare documenti d’archivio. Il titolo dell’installazione rende omaggio a un gesto di protesta del libraio Ko Than Htay, che strappava la prima pagina di ogni libro che vendeva — la pagina che, per obbligo di legge, conteneva le dichiarazioni degli obiettivi politici della dittatura militare. Attraverso materiali stampati e video proiettati su fogli di carta, l’artista attira l’attenzione sulle atrocità del regime, così come sulla forza della protesta politica in Birmania e nel mondo.

Immersa nell’oscurità viene presentata l’opera più recente dell’artista The Peacock’s Graveyard (2023). Una riflessione contemporanea sulla morte, l'impermanenza e il ciclo della vita, quest'opera è l'ultima realizzata dall'artista e fa parte della Collezione Pinault. Sette schermi invisibili, contenendo immagini o testi, tessono una coreografia fluttuante che evoca la magia del proto-cinema. Un raga (musica classica indiana melodica basata sull’improvvisazione) potente e vibrante eseguito dal pianista Utsav Lal impone un ritmo lento che evolve in una trance. Sfruttando appieno il potenziale di questa narrazione multifocale, Amar Kanwar non filma figure né usa voci, ma il testo è accompagnato da immagini metaforiche e astratte. In questi cinque racconti scritti dall’artista (per un’esperienza totale di 28 minuti), si incontrano un sacerdote furioso, un boia a cui un albero impartisce una lezione, un proprietario terriero che tradisce una promessa, un presidente reincarnato e due amici salvati dalle loro liti. Kanwar descrive queste favole semplici e metafisiche come strumenti che ci aiutano a regolare il rapporto con il mondo, la sua violenza e le sue relazioni di potere — piccole storie per adulti da portare via con sé.

Concepita da Jean-Marie Gallais, curatore della Pinault Collection, la mostra crea questo dialogo tra due opere create a vent’anni di distanza e invita i visitatori a immergersi nell’insieme di dispositivi visivi e narrativi del regista e stimola una meditazione poetica e politica sulla natura umana, sulla giustizia e l’ingiustizia, “sulle conseguenze dell’arroganza della nostra specie”, come cita l’artista. Pur assumendo una narrazione senza tempo e di finzione, The Peacock’s Graveyard affronta questioni contemporanee: temi legati alla terra, all’acqua e ai diritti umani, alla storia, alla memoria, al karma e alla moralità. The Torn First Pages osserva la resistenza individuale e collettiva delle persone comuni alla violenza. Formalmente, le opere condividono somiglianze, come se la prima fosse una premonizione della seconda, che “distilla” la stessa idea: le immagini diventano all’improvviso cristalline e le storie universali. La mostra offre così una riflessione profonda sul nostro tempo presente, “un momento della storia in cui ogni verità sembra avere un’opposta verità brutale”, spiega Kanwar.



Lorna Simpson. Third Person

Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026

Punta della Dogana

A cura di Emma Lavigne, direttrice generale e curatrice generale, Pinault Collection

Mostra realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York

La mostra personale di Lorna Simpson offre, per la prima volta in Europa, un’ampia rassegna dedicata a oltre un decennio della sua pratica pittorica. Realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York, dove nella primavera del 2025 è stata presentata una versione dal titolo “Source Notes” a cura di Loren Rosati, la mostra a Venezia rinnova il percorso espositivo riunendo circa cinquanta opere – dipinti, collage, sculture, installazioni e un film – provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista e opere inedite create specificatamente per la mostra a Punta della Dogana.

 

L’esposizione è concepita da Emma Lavigne, direttrice generale della Pinault Collection e curatrice generale, in stretto dialogo con l’artista. Il percorso veneziano propone una selezione pensata specificamente per gli spazi di Punta della Dogana, attraverso la quale l’artista costruisce la trama dei fili narrativi che danno forma agli universi di finzione e ai racconti suggeriti dalla sua opera.

Rivelatasi già a metà degli anni Ottanta per il suo approccio innovativo alla fotografia concettuale, Lorna Simpson (nata nel 1960, Stati Uniti) non ha mai smesso di esplorare in modo critico i meccanismi di costruzione delle immagini. Dalla metà degli anni 2010, la pittura si è imposta come un campo di esplorazione particolarmente fecondo del suo lavoro, attraverso il quale prolunga e approfondisce le grandi questioni che attraversano la sua opera: l’erosione e la ricomparsa della memoria, le falle della rappresentazione, l’instabilità dei racconti.

L’esposizione riunisce nuclei significativi di opere appartenenti alle serie più emblematiche di questo periodo, tra cui Ice, Special Characters ed Earth and Sky. Essa abbraccia oltre vent’anni di attività, includendo alcune delle tele realizzate per la partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia del 2015, sotto la curatela di Okwui Enwezor, fino alla presentazione di diverse opere inedite create appositamente per la mostra. Resistenti a ogni lettura univoca, le sue opere ci conducono in zone incerte poste ai margini del visibile. L’esposizione si articola attorno a tre nuclei che scandiscono il percorso. Si apre con un primo gruppo di composizioni attraversate da figure enigmatiche, echi storici e tensioni politiche che evocano i sollevamenti e la loro repressione. Queste opere diventano il teatro di ambienti inospitali e instabili, attraversati da forze diffuse. Prosegue con una serie di panorami artici, ricreati sulla base di archivi di spedizioni, che si sviluppano in gamme di blu notturni e grigi ghiacciati, conferendo a questi paesaggi cupi una dimensione sospesa e irreale. Sulla soglia della laguna veneziana, queste opere sembrano fluttuare tra due stati, porosi agli elementi e abitati da presenze spettrali pronte a dissolversi. Infine, una galleria di ritratti e di enigmatiche e maestose figure femminili, presentate in particolare nel Cube di Tadao Ando, confronta lo sguardo con la complessità delle identità e l’ambiguità della loro rappresentazione.

Da circa quindici anni, il collage occupa un posto centrale nel processo creativo di Simpson, e la mostra ne dà testimonianza con un’installazione che riunisce quaranta collage. Attingendo da un vasto archivio visivo, l’artista fa di questa pratica un terreno di sperimentazione in cui giustapposizioni, slittamenti di senso e associazioni libere trasformano queste immagini in “source notes” destinate a ispirare, in seguito, molte delle sue composizioni. L’esposizione mette in luce tutta la ricchezza di un linguaggio concettuale e plastico multiforme, che attribuisce un grande spazio all’intuizione. L’artista vi esplora la memoria collettiva, il peso degli stereotipi e i meccanismi di cancellazione, proponendo altrettanti prismi critici con cui rileggere oltre mezzo secolo di storia. L'evocazione degli stati della materia e dei fenomeni naturali – acqua, fuoco, ghiaccio, polvere, meteoriti, nuvole – compone un universo instabile, favorevole alle metamorfosi e alle temporalità sospese.



Paulo Nazareth. Algebra

Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026

Punta della Dogana

A cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente

La Pinault Collection presenta Algebra, una grande mostra personale dell’artista brasiliano Paulo Nazareth al piano superiore di Punta della Dogana. Il progetto espositivo nasce a partire dell’ampia presenza delle opere di Nazareth nella Pinault Collection e include un nucleo di opere inedite, riunendo oltre vent’anni di pratica artistica e trasformando lo spazio espositivo dell’ex dogana.

 La mostra a cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente, trae il suo titolo, Algebra, dall’arabo al-jabr, il rimettere insieme le ossa rotte, evocando l’essenza dell’algebra come arte del risolvere gli incogniti e ricomporre ciò che è stato fratturato. Per Paulo Nazareth, questo diventa una metodologia per affrontare le fratture irrisolte della storia attraverso camminate epiche nelle Americhe, nei Caraibi e nel continente africano. La sua pratica del camminare svela la violenza strutturale — razziale e coloniale — che ha modellato i confini contemporanei, proponendo forme di conoscenza radicate nella relazione invece che nell’estrazione, nella saggezza ancestrale invece che nella mappatura coloniale.

Una spessa linea di sale attraversa ogni sala, segnando una soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta sommerso. Per i visitatori più attenti, questa linea rivela lentamente la geometria di una nave fantasma — un tumbeiro, il termine portoghese per le navi negriere che attraversavano l’Atlantico. La sua architettura della sofferenza riaffiora in frammenti all’interno delle stanze, una presenza spettrale che sottende l’intera mostra. Il sale funziona sia come metafora sia come agente materiale: guarisce, corrode, si accumula.

La mostra non presenta né un approccio cronologico né tematico, ma stazioni in un continuum, una distillazione lungo il percorso espositivo di una performance arte-vita in corso. Centrale tra queste è Notícias de América della Pinault Collection, che condensa i dieci mesi di cammino di Nazareth dal Brasile a New York. Fotografie, testi e Havaianas consumate tracciano momenti in cui identità e confini si scontrano, offrendo una testimonianza diretta della migrazione come esperienza vissuta e come finzione costruita.

Quando fu invitato alla Biennale di Venezia del 2013, Nazareth creò un evento parallelo a Veneza, nello stato di Minas Gerais: una piccola città brasiliana che condivide il nome con la capitale marittima italiana. Per questa mostra, attiva nuovamente entrambi i siti in simultanea, creando un dialogo tra emisferi: la città galleggiante costruita sul commercio incontra la sua omonima senza sbocco sul mare nell’interno brasiliano. Due geografie, una pratica.

Occupando un edificio dove le merci venivano contate, tassate e registrate in registri meticolosi — Algebra chiede cosa quei sistemi contabili si rifiutassero di registrare. Nel divario tra misurazione e cancellazione, la mostra di Nazareth risolve per l’innominato, occupandosi di ciò che persiste oltre la documentazione, delle equazioni che i documenti ufficiali non riuscivano a contenere.



05/01/26

Fondazione Dries Van Noten aprirà a Venezia

 


Il nuovo anno porta a Venezia una nuova fondazione culturale voluta da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe, che troverà sede presso  Palazzo Pisani Moretta. 

Aprirà le sue porte nella prossima primavera con una serie di eventi in formato di spazio laboratorio e sperimentazione, parallelamente alla nuova edizione della Biennale d’Arte Contemporanea. 




CS
Ospitata nello storico Palazzo Pisani Moretta, con affaccio sul Canal Grande, la Fondazione Dries Van Noten celebra il saper fare come linguaggio fondamentale dell’identità culturale. Qui le idee prendono forma attraverso i materiali, i gesti e il lento scorrere del tempo, quando mente e mani si incontrano nell’atto creativo. La Fondazione si colloca in uno spazio di transizione, che porta avanti le tradizioni pur reinventandole continuamente. Con l’apertura prevista per aprile 2026, l’istituzione unirà voci consolidate e talenti emergenti in campi come arte, design, moda, architettura, gastronomia e oltre. Favorendo il dialogo tra discipline, la Fondazione mira a generare nuove prospettive, connettere il passato al presente e mettere in relazione i talenti locali con la creatività internazionale.

Affacciato sul Canal Grande, tra il Ponte di Rialto e Ca’ Foscari, Palazzo Pisani Moretta è un gioiello dell’architettura veneziana. Costruito alla fine del XV secolo nello stile gotico veneziano fiorito, passò alla famiglia Pisani Moretta all’inizio del XVII secolo. Tra il 1735 e il 1750, Chiara Pisani ne ridecorò completamente gli interni in stile Rococò. Restaurato nuovamente alla fine del XX secolo, il Palazzo conserva arredi e opere d’arte originali, tra cui lavori di Giambattista Tiepolo, Jacopo Guarana, Gaspare Diziani e Giuseppe Angeli. Tra queste mura storiche, la Fondazione ne rinnova la memoria e l’eredità, accogliendo il pubblico all’interno dei suoi spazi e guidandolo alla scoperta di una selezione attentamente curata di programmi e attività.  

22/12/25

Palazzo Madama fra Vedova e Tintoretto



A Torino Palazzo Madama, nella fastosa Aula del Senato del Regno d’Italia,  accoglie fino al 12 Gennaio la mostra "Vedova e Tintoretto in dialogo" un progetto nato con la collaborazione della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia.

Un immersivo allestimento dinamico crea l'occasione di dialogo fra questi due importanti artisti veneziani, Jacomo Robusti detto il Tintoretto (Venezia, 1518-1594) ed Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006). 

Confronto e incontro fra tempi e modi molto distanti ma che hanno in comune un'espressività intensa e cromatica. Il segno pittorico è il punto di incontro fra questi due figure dell'arte, Tintoretto caratterizzato da un lavoro di stratificazioni e ricerche formali, che Vedova riprende e trasforma in gesti energetici e liberi. 

Il percorso inizia con dei video che aprono la mostra raccontando del luogo e del rapporto umano di Vedova, sviluppandosi poi con occasioni di arte, come la sezione sugli autoritratti, dove dal Louvre è arrivato il celebre Autoritratto di Tintoretto del 1588, o gli studi che Vedova faceva sull'opera del maestro veneziano. 




Dichiara Gabriella Belli: “Per la prima volta questa mostra delinea con estrema scientificità i processi della formazione del pensiero del giovane Vedova sui testi pittorici di Tintoretto. Il percorso ordinato e visionario allo stesso tempo proietta il pubblico nella piena maturità del pittore veneziano, quando era ancora forte il debito per la pittura incandescente e premonitrice di Tintoretto. L’ intensità si coglie anche nella monumentale opera di Vedova …in continuum, 100 e più tele, un lavoro unico, quasi un omaggio in felice competizione con lo sforzo creativo dei grandi teleri veneziani del suo profeta Tintoretto.”

Prosegue Giovanni Carlo Federico Villa: “Questo formidabile dialogo sul farsi dell’arte è stato fortemente voluto da Palazzo Madama per evocare il ruolo dei Musei Civici di Torino così come furono genialmente voluti e concepiti da Vittorio Viale, tra i più significativi direttori europei del Novecento. Viale ha portato in Palazzo Madama il Museo Civico, ha creato la Galleria Civica d’Arte Moderna e infine strutturato con Luigi Carluccio epocali mostre. E al magistero di Viale (1891-1977) questa mostra è dedicata, in una precisa riflessione sull’antico capace di generare il contemporaneo.”




Si prosegue poi con un continuo gioco di rimandi e riflessioni fra i due artisti con opere di grande fascino, come due quadri del celeberrimo ciclo delle Metamorfosi ora conservate alle Gallerie Estensi di Modena.

Il percorso si conclude con la monumentale installazione di Vedova …in continuum, compenetrazione/traslati ’87/’88: più di cento grandi tele, assemblate le une con le altre in uno sviluppo che sfida la verticalità della sala del Senato, testimonianza dell'evoluzione di Vedova che continua con potenza visionaria il suo confronto col maestro ideale.

La mostra è resa possibile grazie al sostegno di Valore Cultura, sponsor ufficiale dell’esposizione all’interno del programma pluriennale di Generali per promuovere l’arte e la cultura.




"Vedova e Tintoretto in dialogo"  a cura di Gabriella Belli e Giovanni Carlo Federico Villa
19 settembre 2025 – 12 gennaio 2026
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica | Sala Senato
Piazza Castello, Torino






14/12/25

Gastone Novelli a Venezia

 

Foto di Irene Fanizza della mostra su Novelli a Cà Pesaro

Gli spazi espositivi del primo piano di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Venezia ospitano un importante mostra su Gastone Novelli (1925- 1968), curata da Elisabetta Barisoni e Paola Bonani, in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli, Roma.

Gastone Novelli (Vienna 1925 – Milano 1968) è stato uno dei maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo dopoguerra. Oggi, nel centenario della sua nascita, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia gli dedica una nuova, fondamentale mostra monografica: un’occasione per riscoprirne la qualità artistica e la carica rivoluzionaria della sua ricerca. Il progetto si inserisce nel solco delle grandi esposizioni di approfondimento che Ca’ Pesaro ha dedicato negli anni ai Maestri del secondo dopoguerra, da Cy Twombly ad Arshile Gorky, da Afro a Roberto Matta, tra gli altri.  

Una ragione in più per celebrare Novelli a Venezia, geografia fondamentale nella sua vicenda artistica, è l’ingresso nelle collezioni civiche di due opere donate dagli eredi. Due capolavori che segnano gli estremi della sua produzione matura: Era glaciale, 1958 e Allunga il passo amico mio, 1967. 
 

Foto di Irene Fanizza della mostra su Novelli a Cà Pesaro

Il percorso espositivo, che si dipana nelle otto sale al secondo piano del museo con circa sessanta opere, pone l’accento sul periodo più intenso della produzione di Novelli, dal 1957 al 1968. La mostra si apre con le opere informali della seconda metà degli anni Cinquanta per arrivare fino ai lavori della fine del decennio in cui la parola e l’azione di Novelli tornano a essere investiti di un più esplicito significato etico e politico. Esclusi dal percorso sono solo gli esordi degli anni brasiliani, già oggetto quest’anno di un “primo capitolo” di approfondimento specifico nella mostra Gastone Novelli. L’arte deve vivere al sole al MAC USP di San Paolo, curata da Ana Magalhães e Marco Rinaldi. 
 
La scelta dell’ordinamento cronologico evidenzia il susseguirsi delle diverse fasi della ricerca dell’artista, mostrando come questa, seppur svolta in un arco temporale molto breve, poco più di dieci anni, abbia toccato alcuni dei punti nodali del dibattito artistico contemporaneo. Due sale sono dedicate ai lavori che egli scelse per le partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1964 e nel 1968. Due momenti fondamentali che, come dichiarò lui stesso, possono dare una precisa e completa indicazione di quelle che sono le possibilità del mio linguaggio. 
 

Foto di Irene Fanizza della mostra su Novelli a Cà Pesaro


Il percorso espositivo

Gli anni Cinquanta sono quelli del passaggio dall’informale materico e gestuale delle prime opere in cui introduce la scrittura come segno visivo e narrativo, alle suggestioni neo-dada del lavori in cui sperimenta anche l’uso del collage. Era glaciale (1958), l’opera che entra oggi nelle collezioni veneziane, appartiene a questo frangente: un quadro è l’apparizione di una apparenza - dichiara l’artista ed Era Glaciale è così l’apparizione di un linguaggio magico, la vera cifra stilistica di Novelli. Un’arte vicina alla poesia in cui si ritrova l’eco degli autori più lirici del Novecento, fra tutti Paul Klee e Osvaldo Licini.
 
Nei primi anni Sessanta, Novelli supera l’Informale ideando una nuova forma di figurazione: la tela diventa spazio di raccolta e inventario di segni, parole e simboli ancestrali. I dipinti si riempiono allora di scritture volutamente difficili da decifrare, in sintonia con le ricerche delle neoavanguardie letterarie, come quelle che compaiono in Una delle sale del museo (1960), lunghi brani o frammenti di frasi, sequenze numeriche o alfabetiche, singoli simboli o isolate lettere, racchiusi dentro riquadri e caselle, come in Dizzy (1960) e Thelonious (1960), e talvolta in vere e proprie griglie, come quelle visibili in Il re del sole (1961) e Il re delle parole (1961). Spazi nuovi che accolgono tutto ciò che lo interessa, dalla poesia al jazz, dall’alchimia alla linguistica, dalla scienza alla psicologia del profondo.

Indispensabile ricordare i suoi viaggi: dopo i soggiorni in Grecia la montagna diventerà un soggetto ricorrente nei suoi dipinti e sarà ispirazione principale per il suo lavoro scultoreo, come è possibile vedere nel nucleo di opere esposte oggi in mostra a Ca’ Pesaro, tra cui Sonnenberg e Schönberg, entrambe del 1964.


Nel 1964 Novelli viene invitato con una sala personale alla XXXII Biennale di Venezia. È la sua prima partecipazione alla rassegna veneziana e sceglie dieci tra gli ultimi lavori: Il grande linguaggio, Il gioco dell’oca, Barcelona (omaggio a Germano Lombardi), Mare buono per la pesca, Il vocabolario, Un orto per Marina, Sole che dirige il viaggio, Il fare della luna, Pianeta che conduce il giorno, Spazio logico. Paesaggi visionari, “pagine bianche”, un gruppo piuttosto coeso di opere, opposte per contenuto, materia e colore al clamore della Pop Art americana. A queste opere è dedicata una delle sale della mostra.
La metà degli anni Sessanta vede il ritorno felice delle cromie nell’esplorazione di paesaggi (Il campo dei giochi, 1965), simboli (L’aquilone del mago, 1965) e alfabeti (La grande “A”, 1965), che combinano i frammenti linguistici collezionati dall’artista negli anni. Forme archetipiche, continuamente “ri-dette”, “ri-formate”, in maniera unica e irripetibile, che si intrecciano alla storia e a riferimenti contemporanei, affidati alla parola scritta, con riferimenti diretti alla politica, Per una rivoluzione permanente (per Lev Trotzky) del 1965, e al costume, Attenti al sergente Bond, sempre del 1965, dedicato all’uscita del film Thunderball di Ian Fleming. 
 
Il 1968 è l’anno della sua morte ma anche di una consacrazione all’eternità, grazie a un gesto di contestazione, simbolico e potente: rivolta verso il muro i quadri della sua sala personale all'Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e appone sul retro di uno di essi la scritta “La Biennale è fascista”, rimanendo nella memoria collettiva del mondo dell’arte tra i protagonisti indiscussi di un’eccezionale stagione di responsabilità e di protesta. 

Prima di questo, Venezia è già nel destino di Novelli: vi si trasferisce nel 1967, rimanendovi fino all’ottobre del 1968. Prende uno studio nella Casa dei Tre Oci alla Giudecca e in città stringe amicizie importanti, come quella con Vittorio Carrain, proprietario del ristorante All’Angelo, per cui realizza l’opera Allunga il passo amico mio (1967), che ora entra a far parte delle collezioni civiche di Ca’ Pesaro.
 
Oltre a rappresentare una tappa fondamentale per raccontare l’indagine su Gastone Novelli, la mostra è anche un’occasione per raccogliere i frutti dei più importanti studi dedicati all’artista, primo fra tutti il Catalogo Generale delle opere di pittura e scultura, pubblicato nel 2011 dall’Archivio Gastone Novelli in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, museo che nel 1999 aveva presentato l’ultima grande antologica dedicata all’artista da un’istituzione pubblica, dopo quella realizzata nel 1988 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
 

Foto di Irene Fanizza della mostra su Novelli a Cà Pesaro

 
Ca’ Pesaro
Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Santa Croce 2076
30135  Venezia
Tel. +39 041 721127
www.visitmuve.it