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31/10/23

Diffusissima 2023

 


E' partita da qualche giorno la rassegna Diffusissima, alla seconda edizione, un progetto che si propone come gallerie diffuse e libere nella rete urbana della città in oltre 75 spazi torinesi.

Il progetto è stato inaugurato lo scorso 22 ottobre e dura fino al 5 novembre. Tantissimi eventi che vanno dalle tante piccole e stimolanti mostre e installazioni, corredate spesso da performance, a workshop e opere condivise. 

Torino Art Week 2023


Oggi per la settimana dell'arte oggi apre alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino la settima edizione di Apart/ Fair.

Una piccola ma ben curata fiera di antiquari promossa dall'Associazione Piemontese Antiquari A.P.A con una grande varietà di opere provenienti da epoche e luoghi a 360° guardando anche al mondo del design e delle sperimentazioni più recenti. 

Tema di questa edizione è "L’arte come viaggio" Il melting pot è la cifra dei nostri giorni. Non a caso l’arte antica è oggi fortemente contemporanea: attraversa i continenti, le culture, dialoga con il contemporaneo perché il tempo della bellezza è il presente.  APART vi accompagna in questo viaggio: dall’Europa all’Asia e all’Africa, dall’archeologia ai giorni nostri.


Gianni Caravaggio alla GAM di Torin

 Gianni Caravaggio, Lo stupore è nuovo ogni giorno, 2008, foto : Andrea Rossetti

Torino continua il percorso di avvicinamento ad Artissima con l'inaugurazione della mostra antologica di  Gianni Caravaggio presso la GAM di Torino.

Presso la GAM è già stata avviata la stupenda mostra su Francesco Hayez (Venezia 1791 - Milano 1882), con uno sguardo alla scoperta del mondo dell’artista, all’interno dell’officina del pittore, per svelarne tecniche e segreti.

Mentre gli spazi della VideotecaGAM sono dedicati a Simone Forti (Firenze 1935) tra le artiste più versatili e influenti nello sviluppo delle pratiche performative contemporanee e Leone d'oro alla carriera alla Biennale Danza 2023, una mostra che presenta le recenti acquisizioni della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

 L’esposizione si compone di un nucleo di opere realizzate nell’arco di quasi trent’anni di lavoro, dal 1995 ad oggi. Cinque nuove opere sono state prodotte per l’occasione.

Una di queste, una foglia di marmo nero, intitolata Quando nessuno mi vede, è stata collocata nel giardino del museo, all’ombra di un cespuglio. All’interno le fa eco una scultura di marmo verde, speculare alla prima, intitolata Alla luce del sole. Altre opere si rispondono l’un l’altra nel percorso, tracciando relazioni e rispecchiamenti.

Dall’intera mostra emerge il potere evocativo delle opere e delle immagini che, nel presentare se stesse, rimandano sempre anche a ulteriori immagini e ad ulteriori significati. Il pensiero che riconosce tali rimandi è il pensiero per analogiam, dove ogni forma è anche metafora e dove in ogni granello di materia si può riconoscere inscritto l’emblema del tutto. Il pensiero per analogia trova nel finito la memoria dell’infinito e nella più piccola realtà la presenza di quanto ci sovrasta: i visitatori troveranno tra le opere un panno posato a terra, una coperta nera ricamata di stelle bianche, disposte in un preciso ordine. Il loro disegno ripeterà la posizione delle costellazioni sopra Torino il 31 ottobre alle sei della sera, giorno e orario di inizio dell’inaugurazione. I visitatori si troveranno così inclusi in un perfetto rispecchiamento tra il microcosmo del ricamo e il cielo sopra il museo.

La mostra dedicata all’opera di Gianni Caravaggio è la terza di un ciclo rivolto al lavoro di artisti italiani, di volta in volta accostato ad alcune riflessioni di poetica. La prima esposizione del 2021 trattò il pensiero dalla contraddizione in una collettiva di cinque artisti. La seconda ha considerato il pensiero metamorfico, nella mostra Hic sunt dracones del 2022, in un dialogo tra un’artista e un collettivo. In questa personale si evidenzia il pensiero per analogia.

“In tutte queste esposizioni il piano della riflessione è stato suggerito dal tessuto espressivo delle opere esposte. Si è evitato di presentare delle collettive di molti artisti per far sì che il tema non si sovrapponesse come una griglia interpretativa sovradeterminata, ma fosse la voce individuale delle opere a precisare i percorsi del pensiero. – scrive Elena Volpato – Contraddizione, metamorfosi e analogia sono tre territori dell’indefinito che la filosofia, sin dalla sua nascita, ha cercato di espungere come forme aberranti, contrarie alla logica, alla razionalità e al pensiero scientifico deduttivo, relegandole allo spazio del mito, dell’immaginazione simbolica e prescientifica. Rappresentano però, non solo alcuni dei processi più naturali con cui la mente umana dà senso all’esperienza del mondo, ma sono il terreno stesso di nascita dell’espressione poetica e artistica. In questo senso, i percorsi sviluppati nelle tre esposizioni non sono né “temi” né “contenuti”. Sono il nucleo essenziale della natura di quanto chiamiamo arte, la cui autenticità sta nelle forme di eccedenza del senso, in un oltre del significato che supera il piano della realtà letterale. L’opera d’arte vive in quello spazio dell’espressione che è ineffabile eppure necessario ed è lì che ogni lettura o tentativo di interpretazione dovrà provare ad incontrarla.”

La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo di Corraini Edizioni, con scritti di Gianni Caravaggio, Elena Volpato e Federico Ferrari.

Si ringraziano la Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris e la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT che hanno acquisito negli anni passati alcune importanti opere di Gianni Caravaggio per la collezione della GAM.


30/10/23

Khalil Rabah. Through the Palestinian Museum of Natural History and Humankind

Khalil Rabah, In this issue, 2012 Courtesy the artist


 Come sempre la Fondazione Merz apre con l'inaugurazione della sua mostra la settimana di Artissima.

L’esposizione concepita da Khalil Rabah (Gerusalemme, 1961) si presenta come estensione del Palestinian Museum of Natural History and Humankind (PMNHH), progetto artistico sviluppato come un’istituzione museale nomade che l’artista ha inaugurato nel 2003. Il museo di Rabah, che comprende dipartimenti come geologia, botanica e paleontologia, ha visto diverse iterazioni in tutto il mondo e si identifica come un progetto in continuo divenire.

A Torino, per la prima volta, il Palestinian Museum of Natural History and Humankind di Khalil Rabah assume la forma di un cantiere archeologico, in cui il visitatore è invitato a immergersi in un racconto storico restituito attraverso testimonianze e indizi.  Negli spazi della Fondazione Merz, l’artista sfida il ruolo del museo come mero contenitore e si focalizza sull’arte come strumento di interpretazione e correzione della storia.

La pratica artistica di Khalil Rabah spazia tra pittura, scultura e installazione per costruire un’analisi lucida e attenta della storia e delle sue interpretazioni, mettendone in discussione le modalità narrative e la percezione che generano. Tematiche fondamentali come il cambiamento, la memoria e l’identità si intersecano nei suoi lavori, creando nuovi modi di rappresentare le comunità e i rapporti che le compongono.


Khalil Rabah, Hide Geographies, 2018 Courtesy the artist


Khalil Rabah ha ideato un nuovo progetto che si configura come un ulteriore sviluppo del Palestinian Museum of Natural History and Humankind (PMNHHk). Pensato per la Fondazione Merz, la mostra si apre su un cantiere quasi archeologico di un museo che cerca nella storia le sue radici e anela ad una nuova idea di paesaggio umano come sua ragione d’essere. Un museo in costruzione che prende forma all’interno dello spazio che lo ospita, dove Il visitatore, attraverso testimonianze ed indizi, può sperimentare il tentativo dell’artista di ricucire un racconto capace di immaginare nuove relazioni con quanto ci circonda.

Il museo cerca il suo luogo e cresce domandandosi: l’arte può correggere la storia?

Khalil Rabah fonda la sua pratica artistica sulla rilettura della storia e delle sue interpretazioni. Spaziando tra pittura, scultura ed installazione l’artista palestinese mette in discussione la percezione pubblica, le aspettative e le modalità di esposizione.

29/10/23

La Fondazione CRT per Artissima

 


Anche quest'anno la settimana di Artissima porta a Torino una grande serie di manifestazioni di prestigio e novità, ricco il programma che vede tanti eventi paralleli come  FlashBack, The Others e  Paratissima supportata da altri spazi e fondazioni, fra le più note Agnelli, Merz, Sandretto, Ogr e Fico. 

Molte le occasioni di poter scoprire le forme di arte innovativa ma anche storiche e di respiro internazionale.

Iniziamo subito segnalandovi il progetto "Dove finiscono le tracce" voluto dalla Fondazione CRT, uno dei più importanti sostenitori di questa settimana culturale torinese, che propone cinque importanti opere della collezione della Galleria di Arte Moderna  di Torino in cinque suggestivi spazi torinesi, Palazzo Perrrone di San Martino, Palazzo Madama, Museo del Risorgimento, Teatro Carignano e al Teatro Regio. 


CS

La Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT parteciperà con diverse e rinnovate iniziative ad Artissima, la principale fiera d’arte contemporanea in Italia, che si terrà dal 3 al 5 novembre 2023 a Torino, e il cui tema di quest’anno è Relations of Care.

La prima importante novità riguarda proprio la mostra Dove finiscono le tracce: progetto espositivo nato e sostenuto dal desiderio della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT di valorizzare la propria collezione e affidato alla curatela di Luigi Fassi (Direttore di Artissima) e all’organizzazione di Artissima. La mostra diffusa si disloca nei luoghi simbolici della città di Torino, con alcune iconiche opere della collezione della Fondazione attualmente in comodato alla GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e dal Castello di Rivoli Museo d’arte Contemporanea.

I luoghi della mostra diffusa e i relativi artisti ospitati saranno:

  • Il cortile di Palazzo Perrone di San Martino – sede della Fondazione CRT e della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT con Francesco Gennari;
  • La Corte Medievale di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica con Peter Friedl;
  • Il portico d’ingresso del Museo Nazionale del Risorgimento con Cally Spooner;
  • Il foyer del Teatro Carignano con William Kentridge;
  • La Sala del Caminetto del Teatro Regio di Torino con Simon Starling.



Sempre la Fondazione CRT propone poi il progetto presso le OGR con due mostre che si apriranno il 3 di Novembre una con le opere di Sara Enrico e una con quelle di Sarah Sze


CS Sara Enrico

Dal 3 novembre fino al 10 dicembre 2023 al Binario 2, invece, Tainted Lovers, mostra personale di Sara Enrico (Biella, 1979), a cura di Samuele Piazza.

Prodotta con il supporto di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT – sostenitrice di una fellowship a favore di artisti piemontesi per un periodo di residenza all’American Academy di Roma – la mostra raccoglie una serie di opere realizzate tramite una sofisticata manipolazione di materiali, dal tessuto al cemento fino alla gommapiuma, e allestite in una inedita installazione nello spazio espositivo.

Il rapporto con la superficie degli oggetti, le tensioni delle strutture e le interconnessioni tra elementi eterogenei invita i visitatori a riconsiderare le categorie percettive, immergendoli in un’esperienza sensoriale quasi tattile.




CS Sarah Sze

Dal 3 novembre 2023 al 11 febbraio 2024, Metronome, prima personale in un'istituzione italiana dell’artista statunitense Sarah Sze (Boston, 1969), a cura di Samuele Piazza, Senior Curator OGR. La mostra presenta una nuova opera co-commissionata e co-prodotta dall’istituzione insieme ad Artangel - Londra e ARoS - Aarhus Art Museum e il supporto della Victoria Miro Gallery.

L’installazione restituisce tutta la complessità della poetica dell’artista che dalla fine degli anni Novanta ha sviluppato un linguaggio visivo capace di sfidare la staticità della scultura e di rappresentare l’esplosione di informazioni che caratterizza il nostro presente.

Il lavoro della Sze sembra navigare e rimodellare l’incessante flusso di informazioni della vita contemporanea attraverso costellazioni di oggetti e proliferazione di immagini. Sze rielabora la mole di narrazioni visive che immagazziniamo quotidianamente, da riviste, televisione, smartphone, cyberspazio e mondo reale; la sua pratica evoca il processo generativo della creazione di immagini in un mondo in cui il consumo e la produzione sono sempre più interdipendenti e in cui, in un continuum, la scultura dà origine alle immagini e le immagini alla scultura.



28/10/23

Paratissima 2023

 


Inizia domani presso la Cavallerizza di Via Verdi 5 una nuova edizione della frizzate Paratissima, la rassegna più giovanile di queste giornate d'arte torinese, che richiama sempre un grande pubblico di appassionato e collezionisti. 

L'evento come sempre si manifesta con le sue tante sezioni e proposte, vediamo le principali partendo dal tema dell'anno che è : Eye contact - match with art

La collaborazione tra IAAD e Paratissima ha visto lo sviluppo di una proposta di tema per la XIX edizione di Paratissima da parte degli studenti del corso di Communication Design coordinato da Andrea Bozzo, con Direttore strategico Aurelio Tortelli.

Durante i mesi di Project work, l’ufficio comunicazione di Paratissima ha seguito con entusiasmo i progetti degli studenti, guidati dai professori IAAD nella loro esecuzione, fino alla discussione di tesi finale di gruppo in cui hanno presentato l’ultima versione di progetto.

Molti sono stati tanti gli spunti emersi nei lavori presentati dagli studenti che Lorenzo Germak, CEO di Paratissima, ha definito “interessanti per capire qual è il punto di vista della nuova generazione, anche in un’ottica di WinWin“

La collaborazione con IAAD si manifesta per Paratissima coerentemente con la sua mission: credere e investire tanto in giovani artisti emergenti, quanto in talenti della comunicazione e della grafica.La collaborazione tra IAAD e Paratissima ha visto lo sviluppo di una proposta di tema per la XIX edizione di Paratissima da parte degli studenti del corso di Communication Design coordinato da Andrea Bozzo, con Direttore strategico Aurelio Tortelli.


La decima edizione di Nice & Fair / Contemporary Visions torna a novembre 2023 in corrispondenza dell’Art week torinese per presentare un excursus su fresche e inedite proposte, sia da un punto di vista artistico che curatoriale. La stretta collaborazione tra i talenti emergenti in entrambi gli ambiti dà vita a sei progetti espositivi volti a indagare tematiche e argomenti di stringente attualità, legati al presente. Ogni mostra collettiva sarà l’esito di un confronto tra curatori agli esordi e giovani artisti, per dare spazio e voce a chi si trova a intraprendere oggi il proprio percorso artistico in modo professionale.

Il board curatoriale coinvolge ben 16 curatori che nel 2023 hanno affrontato il percorso formativo di NICE – New Independent Curatorial Experience, un master e training di perfezionamento che si sviluppa proprio attraverso la progettazione e la realizzazione dell’evento stesso.

Sei sono i progetti espositivi che saranno ospitati dal Complesso della Cavallerizza di Torino dal 31 ottobre al 5 novembre.

Nice & Fair / Contemporary Visions sarà un’occasione di confronto, una piattaforma espositiva reale e digitale, al contempo una mostra e una fiera che consentirà agli artisti di proporre le proprie opere in un contesto professionale adeguato, volto sia alla presentazione del proprio lavoro che alla vendita. Ai progetti espositivi sarà dedicato un catalogo appositamente realizzato per l’occasione, dotato di ISBN e corredato da testi originali scritti dal board curatoriale, e pubblicato in collaborazione con Prinp, casa editrice specializzata nell’editoria d’arte. Il progetto di formazione N.I.C.E che ibrida teoria ed esperienza pratica, giunto alla sua nona edizione, nasce nel 2014 da un’idea di Francesca Canfora, che ne cura tutt’oggi la direzione didattica e artistica, sia del corso che dell’evento omonimo.


Ci sono poi sezioni dedicate alla performance, ai bambini e tante altre che aspettano di essere scoperte. 

27/10/23

La collezione Fondazione CRC al Castello di Rivoli a Torino

 


Le giornate dell'arte contemporanea torinesi si aprono con una inaugurazione al Castello di Rivoli di Torino dove è stata presentata la mostra "Sensing Painting" realizzata con le opere di oltre 50 artisti dalla Collezione della Fondazione CRC, selezionate dal progetto ColtivArte, iniziato nel 2017 e voluto per ampliare la collezione della Fondazione, grazie alla selezione delle opere fatta da una pregiata commissione scientifica composta dal Direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev, dal Direttore dell’Art Institute presso la Academy of Art and Design FHNW di Basilea Chus Martínez e dal Direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude Guido Curto..



La mostra inizia sulle scale del palazzo dove ci accoglie una elaborazione poetica e naturalistica di Alex Cecchetti e prosegue nel grande salone del secondo piano dove sono proposti, come una suggestiva antica quadreria, una selezione della vasta collezione di opere che dialogano fra loro nelle maestose pareti, tinte di un caldo colore avvolgente.

Così si crea una affascinante narrazione che scorre dalle intense cromie di Andrea Massaioli alle delicate sfumature di Manuele Cerutti, passando per le stratificazioni materiche di Paolo Turco alle forme ironiche di Daniele Milvio. Tanti lavori figurativi ma anche molto sperimentazione astratte e ricerche sperimentali. 



La mostra valorizza le linee guida in base alle quali è stata costruita la Collezione: tra queste in particolare la forte presenza di opere d’arte di giovani artisti del territorio piemontese e italiano, l’attenzione al panorama contemporaneo internazionale e la preminenza di opere pittoriche. Il progetto espositivo, che mette in mostra opere prodotte da 50 artisti, evidenzia come la pittura mantenga un ruolo fondamentale quale linguaggio espressivo, soprattutto nel contesto dell’attuale era digitale. Rispetto alla smaterializzazione che caratterizza un’ampia parte della quotidianità, la mostra invita il pubblico a un incontro attivo e diretto con le opere d’arte, dall’insostituibile valore esperienziale, fisico e sensoriale.



In linea con la grande attenzione che Fondazione CRC e Castello di Rivoli dedicano alle giovani generazioni e al tema dell’educazione, la mostra offre un ricco programma di laboratori gratuiti dedicati alle scuole. Per le scuole primarie e secondarie di primo grado, nell’ambito dei laboratori dedicati all’arte contemporanea, il Rondò dei Talenti, polo educativo e formativo realizzato dalla Fondazione CRC nel centro di Cuneo, accoglierà una volta a settimana il laboratorio Sensing Painting. Le attività saranno curate dalla Scatola Gialla, con la supervisione del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli. Per le scuole secondarie di secondo grado, è previsto un ricco programma inedito di visite e workshop correlati alla mostra e alla Collezione del Castello di Rivoli, a cura del Dipartimento Educazione del Museo, per ripensare alla storia della pittura in chiave contemporanea.



L'esposione durerò fino al 28 gennaio e grazie al sostegno della Fondazione CRC, per promuovere la visita alla mostra, che mette a disposizione biglietti gratuiti d’ingresso per ogni residente in provincia di Cuneo e per un suo accompagnatore.






26/10/23

Progetto Art Venture di Artissima


Con l'arrivo di Artissima si avviano tante riflessioni, una molto interessante, realizzata dall'organizzazione è la contaminazione tra arte contemporanea e mondo dell’impresa che possono generare dialoghi capaci di promuovere nuovi scenari. 

Nasce in quest’ottica una mappatura del territorio italiano che racconta in modo immediato ed efficace i dialoghi più significativi attivati da imprese che hanno scelto, non solo di investire nell’arte contemporanea di ricerca, ma che accolgono opere e artisti all’interno dei propri spazi aziendali. Arte che convive con la vita quotidiana dell’impresa e viene resa fruibile come collezione aperta o attraverso l’organizzazione di mostre temporanee e progetti specifici mirati alla divulgazione a pubblici nuovi. 

La mappatura, nata da un’idea di Nicola Zanella, consente di analizzare e approfondire nuovi processi culturali e un sistema in espansione che, riconosciuto e normato da un punto di vista giuridico, può divenire un importante generatore di valore sociale quanto economico in un Paese che vede nel rapporto tra pubblico e privato una chiave di sviluppo e successo.

25/10/23

Il ritratto veneziano dell'Ottocento a Ca' Pesaro

GUGLIELMO STELLA (Milano, 1828-Venezia, 1894) La moglie dell’artista  1850-1860 circa  olio su tela, cm 77,5 × 63  
Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, inv. 2326

Un secolo di grande storia e di grande pittura, di profonde trasformazioni sociali, politiche, economiche. Un secolo popolato da liberali e da patrioti, rivoluzionari e reazionari, nobili e borghesi, intellettuali e artisti romantici, neoclassici, realisti, veristi, fino alla soglia delle Avanguardie, che ha visto la nascita delle Pinacoteche, dei musei civici, de La Biennale di Venezia. Un secolo da riscoprire nei volti e nelle opere dei suoi protagonisti con la mostra Il ritratto veneziano dell’Ottocento, a Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna dal 21 ottobre 2023 al 1° aprile 2024, a cura di Elisabetta Barisoni e Roberto De Feo.

Un’esposizione che intende raccontare il primo secolo dell’età contemporanea che a Venezia apre, idealmente, con la caduta della Serenissima e prosegue in tutto il Paese con la Restaurazione, passando per i moti del ‘48, il Risorgimento, l’Unità d’Italia. Ma è anche, e soprattutto, un progetto che rimanda in modo preciso e puntuale all’intuizione e alla grande mostra che Nino Barbantini, primo Direttore della Galleria di Ca’ Pesaro, organizzò e allestì esattamente cento anni fa, nel 1923, sullo stesso tema e con lo stesso titolo: Il ritratto veneziano dell’Ottocento. Tra le prime retrospettive dedicate a questo secolo, un’esposizione “blockbuster” per il tempo, coronata da un grande successo di pubblico, di stampa e di critica, realizzata con criteri museografici attualissimi e con un numero eccezionale di opere e prestiti, provenienti da tutto il Triveneto: 241 lavori di 50 artisti, pittori, scultori, miniaturisti, tutti operanti dall’inizio dell’Ottocento fino al penultimo decennio del secolo, che per lo studioso si apriva con Teodoro Matteini e si chiudeva con Giacomo Favretto.

Un excursus tra autori celebri come Hayez, Molmenti, Grigoletti, Schiavoni, Lipparini, scoperti e riscoperti, artisti che a Venezia avevano vissuto, si erano formati, lasciando testimonianze preziose della società, dello spirito dell’epoca, dei suoi protagonisti e dei suoi grandi stravolgimenti: un patrimonio di immagini di famiglie, di intellettuali, di artisti, di patrioti, di donne - alcune, artiste a loro volta - persone che hanno animato il territorio da Venezia, luogo privilegiato d’incontro, fino a Padova, Vicenza, Bassano del Grappa, Pordenone, Trieste, Trento, Treviso, Belluno. Volti eterni del secolo più lungo della modernità e, non ultimo, primo esempio - confermato ai nostri giorni - della grandezza artistica di un secolo dimenticato, a favore della mitizzazione di quello precedente. Per dirla con le parole dello stesso Barbantini: per portare un poco di luce su un periodo della storia artistica della nostra città ingiustamente oscuro.


Tutto questo rivive oggi in un prezioso e lungo lavoro di ricerca condotto dai curatori per ricostruire l’allestimento e il catalogo della storica esposizione: un enorme sforzo critico che in due anni ha portato a rintracciare ben 166 opere di 52 artisti già della mostra originale, ora conservate in Musei e collezioni su tutto il territorio nazionale. Accanto, i capolavori rimasti a Venezia, provenienti dalle collezioni di Ca’ Pesaro, del Museo Correr, e dalle Gallerie dell’Accademia, insieme a numerose raccolte private. Una ricostruzione che ha permesso di sviluppare importanti nuovi contributi rispetto al progetto di Barbantini, tra cui riattribuzioni - con 11 nuovi autori riconosciuti - e aggiornate schede scientifiche - 279 per 60 artisti - grazie al lavoro di una rete di studiosi, conservatori e ricercatori di tutto il territorio.

Nelle quattro sezioni in cui è articolata, l’esposizione ripercorre quindi La nascita di un secolo, che parte dal Congresso di Vienna (1815) per arrivare in un lungo travaglio all’unificazione del Paese; significativi approfondimenti monografici de I grandi protagonisti, seguiti da Vita e società dell’Ottocento, tra nobili e borghesi, tra città e campagna; infine il Ritratto verso la modernità in cui la materia pittorica si sgrana e si illumina, arrivando alle soglie del ‘900.

«La mostra del 1923 - ricordano i curatori dell’attuale, Elisabetta Barisoni e Roberto De Feo - riscosse grandissimo successo di pubblico e una vivace risposta della stampa. Ancora oggi è considerata una rassegna di capitale importanza per la riscoperta dell’arte veneziana di un intero secolo, per l’avvio della conoscenza dei suoi protagonisti e la valorizzazione di molti dei capolavori che vi furono esposti. L’iniziativa inaugurava anche un nuovo corso della Galleria veneziana e dell’attività di Barbantini, indirizzata, durante gli anni Venti, alla progettazione di significative esposizioni monografiche su periodi o singoli protagonisti dell’arte italiana. Il ritratto veneziano dell’Ottocento è inoltre centrale nella definizione della storia delle mostre e costituisce un valido e precoce esempio museografico di rassegna dedicata a un tema o a un preciso arco temporale, concepita come una rassegna filologica di un’esposizione che fece storia e al contempo un omaggio al suo geniale curatore, la cui lezione storico-artistica permane nelle collezioni e la cui voce risuona nelle sale di Ca’ Pesaro. La riproposizione nella medesima sede di così tanti capolavori dei più rappresentativi artisti veneziani dell’Ottocento, ripalesati quando perduti, ristudiati quando già noti, permetterà anche di visualizzare i tratti dei protagonisti veneziani di un intero secolo, scelti nel 1923 da Barbantini per istinto e grazie alle sue pionieristiche conoscenze di allora e, un secolo dopo, ancora capaci di affascinare e stupire il pubblico di Ca’ Pesaro».

L’elenco realizzato da Barbantini, organizzato per ordine alfabetico, oltre a scarne notizie biografiche degli autori, riportava i nomi dei proprietari di allora. Da queste informazioni ha preso avvio lo strenuo lavoro di ricerca e di identificazione delle opere dopo cento anni dalla loro esposizione a Ca’ Pesaro. Molte di esse, anche grazie al successo dell’esposizione, confluirono in raccolte pubbliche, mentre altre rimasero presso gli eredi o confluirono in collezioni private. Se un esiguo numero è andato definitivamente perduto, tuttavia altre opere attendono di essere rintracciate poiché l’ubicazione è ad oggi sconosciuta. Una decina di lavori furono donati proprio a Ca’ Pesaro dopo la mostra del 1923, e l’istituzione passò così da essere galleria ad essere un museo accogliendo il primo nucleo di autori del XIX secolo e arricchendo la propria collezione, dove i ritratti dell’Ottocento trovarono posto accanto ai Maestri internazionali, acquisiti dal Comune di Venezia sin dalle prime edizioni di Biennale e ai capesarini di inizio secolo come Arturo Martini, Felice Casorati e Gino Rossi.


24/10/23

Beyond Production by Artissima


REBECA ROMERO, Semilla SAGRADA. Images of the project. Courtesy the artist and Copperfield gallery, London

 La collaborazione fra Artissima e Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT ha dato vita dal 2021 a Beyond Production, una piattaforma concettuale realizzata per promuovere, a ogni edizione, una nuova riflessione sulle diverse tendenze più innovative dell’arte contemporanea con l’obiettivo di indagare come queste si relazionano con il mercato dell’arte, la produzione delle opere, la ricerca degli artisti e il ruolo delle gallerie.

Nel 2021, Beyond Production ha presentato Surfing NFT, un progetto focalizzato sull’indagine di un fenomeno che, in quell’anno, aveva iniziato ad animare il dibattito contemporaneo: gli NFT e il loro rapporto con l’arte contemporanea, la sua filiera e il mercato. Nel 2022, con il capitolo incentrato sul Metaverso dal titolo METAmorphosis, Beyond Production ha indagato questo complesso fenomeno, mettendone in risalto potenzialità e limiti e proponendone una visione critica, formativa ed educativa sia per i professionisti del mondo dell’arte che per il pubblico di appassionati.

Giunto al suo terzo volume, nel 2023 Beyond Production conferma la curatela di Ilaria Bonacossa, Direttrice del Museo Nazionale dell’Arte Digitale – MNAD di Milano, e propone un Symposium, una riflessione approfondita sul rapporto tra le nuove tecnologie, l’arte e la società adottando tre punti di vista differenti: quello degli artisti e addetti del mondo dell’arte, quello dei tecnici e quello di coloro che si occupano degli aspetti legali ed etici di questi nuovi mezzi. Un ciclo di studi aperto al pubblico che mira alla valorizzazione e riflessione del percorso svolto finora grazie a interventi di relatori internazionali d’eccezione. Ingrediente progettuale e in linea con i tratti identitari di Beyond Production sarà il coinvolgimento dell’Intelligenza Artificiale nella restituzione dei contenuti del simposio.

Alia, un’entità artificiale sviluppata dal dipartimento Deep Learning e Big Data di Alkemy Spa, società partner del progetto specializzata nella trasformazione digitale delle imprese,affiancherà i mediatori del simposio nella rielaborazione dei contenuti emersi come una redazione live “smart” e verrà interrogata su diversi temi durante il talk di restituzione che si terrà in fiera. Alia è nata in seno alla collaborazione tra Alkemy Spa, il Museo Nazionale dell’Arte Digitale – MNAD di Milano, e il MEET Digital Culture Center di Milano. La cura grafica e l’implementazione del progetto digitale di restituzione finale saranno dirette da Artshell, azienda italiana che offre soluzioni tecnologiche innovative al sistema dell’artee storico partner di Beyond Production.

L’obiettivo di questo coinvolgimento è affrontare la domanda che anima il dibattito contemporaneo: l’AI è un alleato, un sostituto o un nemico?

Il Simposio sarà ospitato presso le OGR Torino nella giornata di sabato 4 novembre dalle ore 10 alle ore 13. Il talk di restituzione è previsto per domenica 5 novembre alle ore 16.30 presso l’Oval.

Le iscrizioni gratuite al simposio sono disponibili a partire dal 18 ottobre.

23/10/23

Giorgio Benni alla Galleria d'Arteha

 


La Galleria d'Arteha, istituita nel 1990 come spazio espositivo di Temple Roma, ha la missione di identificare, ricercare ed esporre le opere d'arte di artisti locali e internazionali, emergenti e affermati, che operano nell'area di Roma. 

La Galleria d'Arte occupa uno spazio di circa 200 mq al piano terra di Villa Caproni, sede dal 1966 della Temple University Rome. Diviso in due sale, con soffitti alti, pareti bianche e luci moderne, questo spazio espositivo ha ospitato sin dalla sua nascita centinaia di spettacoli, performance, concerti e altri eventi.

Lo spazio ospita dal 24 ottobre al 30 novembre  la mostra Giorgio Benni: Photographing Contemporary Art. Un metodo di lavoro.

Personaggio molto noto nel panorama artistico contemporaneo romano, da oltre 30 anni Giorgio Benni fotografa ogni opera d'arte presente in ogni mostra, proveniente da studi d'artista, musei e collezioni private. Con questa mostra, nata da un'idea di Katherine Krizek, docente della Temple University Rome, rendiamo omaggio ad una fotografa d'arte, figura importante per noi del settore, per il pubblico che visiona le opere attraverso le pubblicazioni, e per tutti gli artisti che hanno arricchito il proprio archivio con meravigliose fotografie delle loro opere.

La mostra è divisa in tre sezioni. Il primo si riferisce all'illuminazione di opere tridimensionali. Utilizzo sempre luci semplici, morbide e non invasive.

La seconda sezione presenta la documentazione di performance che solitamente fotografo dallo stesso punto di vista del pubblico.

La terza sezione presenta fotografie di interni. Amo percorrere una mostra come spettatore e cercare le relazioni tra le opere e gli elementi architettonici che contestualizzano le immagini e le inseriscono nel loro contesto naturale per l'arte: vale a dire, la vita di tutti i giorni.


22/10/23

La Metamemoria di Flashbackt Art Fair

 


​Quest'anno il tema di Flashback Art Fair sarà "Metamemoria", che si svolgerà negli spazi del complesso di Flashback Art Habitat in Corso Giovanni Lanza 75 a Torino. 

“Questa edizione della fiera è importantissima perché rende ancora più esplicito il nostro operare. Con la nascita di Habitat la fiera si inserisce inequivocabilmente all’interno di un più ampio programma dedicato all’arte e alla vita. Flashback funziona come attivatore, il nostro obiettivo è quello di rivivificare l’esistente, siano esse opere, luoghi o persone. Opere antiche, inedite, trascurate, persone ai margini, periferie fisiche e mentali, luoghi dimenticati.
Con questa edizione speriamo che il grande pubblico comprenda il nostro agire ed entri a far parte del nostro ecosistema condividendo tali obiettivi così da poter partecipare alla loro realizzazione”.

Questa la dichiarazione della direzione composta da Ginevra Pucci, Stefania Poddighe e dall’artista Alessandro Bulgini.

Il titolo di questa edizione è Metamemoria, l’undicesimo capitolo del racconto di Flashback che mette in luce efficaci strumenti per vivere il nostro presente attraverso l’arte. In neuroscienza, la metamemoria è quella capacità introspettiva che permette all’essere umano di valutare e monitorare la propria reminiscenza, dalla quale dipende l’identità personale e la consapevolezza di ciò che ci appartiene. Immagini, nozioni e sensazioni vengono riprodotte nella mente e ricollocate nel tempo e nello spazio, costruendo così il bagaglio culturale personale dal quale possiamo attingere quotidianamente. Più si è abili nel testare la propria capacità mnemonica, più si riesce a migliorare la memoria prospettica: programmare un’azione e metterla in atto quando serve, in ogni momento della vita quotidiana.

L’immagine guida dell’undicesima edizione di Flashback Art Fair è realizzata sulla base dell’opera Piante di Turi Rapisarda, appartenente a una serie fotografica che ha come spunto dominante la metamemoria. Nella serie, gli immigrati e le immigrate del Sud Italia sono ritratti come piante in vaso, restituiti come individui pienamente consapevoli, incredibili nella perfezione della loro compiutezza. Le radici, nella finitezza del vaso, sono parte integrante di noi stessi, la parte essenziale che ci permette di affrontare il nostro presente.

Le Piante di Rapisarda costituiscono una perfetta metafora per le opere presenti in fiera, elementi attraverso i quali esercitiamo la metamemoria (costruiamo con conoscenza e consapevolezza il nostro bagaglio culturale).
 
Per questa edizione i progetti espositivi si susseguono negli spazi di corso Giovanni Lanza.
Le gallerie dell’undicesima edizione concentrano il proprio sguardo sull’arte stessa, quale attivatore di metamemoria, indagando la potente ed energica rilevanza dell’aspetto artistico nel quotidiano comune.
Differenti forme, tecniche e linguaggi, tra pittura e scultura, attraversano il tempo, dalle opere cinquecentesche, come quella realizzata da Francesco Badile nel 1530 ca. delle gallerie Pozzallo e Botticelli, all’Ottocento romantico e seducente di Francesco Hayez (Aleandri arte moderna). Un momento di magia, dove gli orpelli vengono abbattuti per permettere alla purità di farsi strada, emergere e andare a formare il nostro immaginario.

Ci troviamo ad attraversare singoli periodi storici come il Novecento con gli eterni Balla, De Chirico, Medardo Rosso, Savinio e Sironi della Galleria Russo e Bottegantica o ci ritroviamo catapultati in progetti che legano opere realizzate in periodi diversi come il raffinato esempio di Galleria dello Scudo dove le opere di Luigi Ontani e quelle dei maestri del seicento indagano congiuntamente l’uomo con curiosità antropologica. Temi e ricerche che si ripetono e si sovrappongono aggiungendo senso come nell’universo variegato della torinese In Arco che spazia tra gli smalti su tela e carta di Mario Schifano realizzati tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, e i dipinti intraprendenti e sensuali del giovane Giuseppe Mulas.

Le variegate proposte delle gallerie permettono dunque agli elementi comuni di palesarsi e renderci così consapevoli della nostra memoria personale e collettiva.

Visione e prospettive diverse stimolano le associazioni mentali: la galleria Richard Saltoun, impegnata in ambito socio-politico, si presenta con una forte quota rosa partendo dall’esplorazione estetica di Giulia Napoleone e Marinella Pirelli, fino a Carla Accardi, membro chiave dell’avanguardia italiana, mentre altre gallerie come la Galleria Niccoli preferiscono presentare un’indagine legata a singoli artisti, ne è un esempio l’opera di Piero Fogliati che esplorando la percezione sensoriale e i fenomeni naturali, costruisce macchine dotate di un’estetica raffinata e complessa legata alla sfera visiva-acustica.
 
Un’atmosfera, quella di Flashback Art Fair in cui si potenzia la metamemoria, un luogo dove le opere assolvono al compito di stimolare i numerosi processi di conoscenza e consapevolezza. Flashback nel suo undicesimo capitolo ci racconta dunque quanto importante sia rendersi consapevoli della memoria, prendersi cura di essa e di ciò che ci appartiene. Il tutto reso possibile attraverso l’arte, disciplina umana che lega culture, storie e vite.

21/10/23

Robert Mapplethorpe al Museo Novecento di Firenze




Il Museo Novecento rende omaggio a uno dei più grandi esponenti della fotografia del Novecento, Robert Mapplethorpe (New York, 1946 – Boston, 1989), tramite un raffronto inedito con gli scatti di Wilhelm von Gloeden (Wismar, 1856 – Taormina, 1931) e alcune immagini dei Fratelli Alinari: un confronto evocativo e a tratti puntuale, che rivela il ricorrere di temi comuni; motivi che attraversano il tempo e giungono fino a noi, ponendosi come spunti di riflessione sull’attualità e su come arte, morale e spiritualità cambino e si evolvano nella loro reciproca relazione.



La mostra, organizzata a quarant’anni di distanza dall’esposizione del Palazzo delle Cento Finestre che fece conoscere a Firenze l’opera del fotografo statunitense, mette in luce il legame di Robert Mapplethorpe con la classicità, nonché il suo approccio scultoreo al mezzo fotografico. Il profondo interesse per l’antico, la passione per i maestri che lo hanno preceduto e l’attenta comprensione della statuaria (in particolare dell’opera di Michelangelo) sono delle costanti nella ricerca dell’artista.



Appassionato collezionista di fotografie, Mapplethorpe conosce l’opera del barone Wilhelm von Gloeden, con la quale ha forse la possibilità di confrontarsi ampiamente anche agli inizi degli anni Ottanta, grazie ai contatti con il gallerista Lucio Amelio e a un soggiorno a Napoli, durante il quale si misura inoltre con la potenza disarmante delle rovine. Von Gloeden, tra i pionieri della staged photography, celebra nelle sue composizioni un ideale richiamo al passato, concepito quale inesauribile bacino di soggetti e suggestioni: un segno stilistico unico, che lo rende ancora oggi un’icona e costituisce un suggestivo riferimento per Mapplethorpe.


20/10/23

Collettiva alla Galerie Max Hetzler





 Presso la  Galerie Max Hetzler è in corso una mostra con le  opere di Albert Oehlen , Richard Prince e Rudolf Stingel presso Bleibtreustraße 45 a Berlino.

La definizione del dizionario di remix in musica è la seguente: 'Un remix è una nuova versione di un brano musicale che è stato creato mettendo insieme le singole parti strumentali e vocali in modo diverso.' 1 Le opere di questa mostra si riferiscono tutte in modo riconoscibile e deciso all'arte del XX secolo, ma differiscono ampiamente per atteggiamenti intellettuali, varietà di tecniche e diverse prospettive che gli artisti assumono nel ispirarsi alle loro ispirazioni.




L’ammirazione di Albert Oehlen per l’artista americano nato a Kiev John Graham risale agli anni ’90. Eseguite quasi quattro decenni dopo, nel 2019, le due opere di grandi dimensioni esposte in questa mostra sono rese a carboncino su tela in diverse tonalità di grigio. Presentando una figura simile a un cartone animato giustapposta a un vasto sfondo bianco, le composizioni interpretano e trasformano il dipinto di Graham Tramonto Spaventoso (Terrifying Sunset), 1940-1949.




Nel corso della sua carriera, Richard Prince ha incluso elementi della cultura popolare americana, così come icone della storia dell'arte moderna. L'artista ha descritto il suo metodo come “campionamento”. Prince specula stabilendo relazioni complesse e creando cortocircuiti tra immagine e parola. Nei due dipinti presentati in questa mostra, Prince attinge alla storia dell'arte confrontandosi con l'opera di Pablo Picasso.

Rudolf Stingel si ispira al suo connazionale Ludwig Bemelmans – che, come lui, è nato a Merano, in Alto Adige – e ai famosi murales che creò per il Carlyle Hotel di New York nel 1947. Divergendosi dalla tavolozza originale, i dipinti di Stingel sono in gran parte neri e i dipinti bianchi offrono rappresentazioni fotorealistiche di singole scene tratte dalle immagini nostalgiche e calde di Bemelmans.

Albert Oehlen (*1954, Krefeld), vive e lavora in Svizzera. Espone regolarmente alla Galerie Max Hetzler dal 1981. Il lavoro di Oehlen è stato oggetto di numerose mostre in istituzioni internazionali, tra cui lo Sprengel Museum di Hannover (mostra in duo con Carroll Dunham); Serpentine Gallery, Londra (entrambi 2019–2020); Fondazione Aïshti, Beirut (2018–2019); Palazzo Grassi, Venezia (2018–2019); Museo Nacional de Bellas Artes, L'Avana (2017); Il Cleveland Museum of Art e Guggenheim, Bilbao (2016); Nuovo Museo, New York (2015); Kunsthalle Zurigo (2015).

Richard Prince (*1949, Zona del Canale di Panama) vive e lavora nello stato di New York. Il lavoro di Prince è stato oggetto di mostre personali in istituzioni internazionali tra cui il Louisiana Museum of Art, Humblebaek (2022); Museo di Arte Contemporanea Detroit (2019); Espace culturale Louis Vuitton, Pechino; Astrup Fearnley Museet, Oslo (tutti 2018); Museo d'arte della contea di Los Angeles (2017); L'artista ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2003 e nel 2007, nonché alla Biennale del Whitney nel 1985, 1987, 1997 e 2004.

Rudolf Stingel (*1956, Merano) vive e lavora a New York. Il lavoro dell'artista è stato oggetto di numerose mostre personali in istituzioni internazionali, tra cui Fondation Beyeler, Basilea (2019); Palazzo Grassi, Venezia (2013); Secessione, Vienna (2012); Neue Nationalgalerie, Berlino (2010); Museo di Arte Contemporanea, Chicago; Whitney Museum of American Art, New York (entrambi 2007); tra gli altri.

19/10/23

Wade Guyton da Matthew Marks

 


Presso gli spazi newyorchesi di Matthew Marks sono visibili i recenti dipinti di Wade Guyton. Una stupenda raccolta di opere dal grande fascino e in un particolare allestimento. 

Nel 2021 Guyton si è trasferito in un altro piano dell'edificio del suo studio che il precedente inquilino, un'azienda di abbigliamento, aveva riempito di appendiabiti in metallo. Invece di rimuovere gli scaffali, li ha riproposti per appendere i suoi dipinti e conservarli. Nella mostra attuale, Guyton ha duplicato questo set di scaffali e installato i dipinti nello stesso modo.




Alcune delle immagini nei dipinti recenti di Guyton includono fotografie che l'artista ha scattato nel suo studio, inchiostro fresco da dipinti in fase di elaborazione, screenshot della home page del New York Times , file bitmap, una trasparenza di sedici anni fa di uno dei suoi dipinti X, una natura morta di Manet e una vista dalla finestra del suo studio.

Wade Guyton (nato nel 1972) ha tenuto mostre personali presso istituzioni in tutta Europa e negli Stati Uniti, tra cui il Museum Ludwig di Colonia (2019), la Serpentine Gallery di Londra (2017), la Kunsthalle Zürich (2013) e il Whitney Museo d'Arte Americana di New York (2012).

Wade Guyton è in mostra al 522 West 22nd Street dal 15 settembre al 28 ottobre 2023, dal martedì al sabato, dalle 10:00 alle 18:00.




18/10/23

U di Sergio Verastegui

 


A Los Angeles Praz-Delavallade Projects propone "U", la terza mostra dell'artista peruviano Sergio Verastegui, parte della trilogia How RU che esplora le idee filosofiche di decostruzione di Martin Heidegger e Jacques Derrida attraverso il prisma del corpo, dell'esperienza di vita e di sé dell'artista. - presenza nello spazio.




Va detto che tutte le opere presentate alla mostra sono state consegnate tramite posta ordinaria, e l'artista stesso non è stato fisicamente presente durante l'allestimento della mostra a Los Angeles. Questi fatti sono diventati una parte importante del concetto della mostra e della ricerca dell'artista.




Come nella sua precedente mostra personale R, Verastegui si riferisce ancora al corpo e all'aspetto fisico degli oggetti nella sala espositiva. Come può un oggetto essere presente nello spazio? Cosa significa essere presenti in un mondo fatto di tecnologie, social media, intelligenza artificiale e realtà virtuale?