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Dal 2000 artblog di Domenico Olivero
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08/05/26
Cecilia Vicuña a Rivoli
07/05/26
Disegnare il gotico
Che sia un film o un romanzo le ambientazioni gotiche paiono sempre perfette. Ma tutto ciò ha un grande valore tecnico e artistico.
Se le molto torri delle cattedrali gotiche potevano svettare verso il cielo, era merito dei costruttori che delineavano la loro visione e le loro ambizioni creando sulla carta i progetti pensati.
La mostra in corso al Met, "Gothic by Design : The Dawn of Architectural Draftsmanship" rivela come maestri muratori e altri artisti iniziarono a visualizzare e comunicare le loro complesse idee per cattedrali e altre strutture di ispirazione architettonica attraverso disegni e, successivamente, stampe. Tra il XIII e il XVI secolo, queste opere d'arte poco conosciute su pergamena e carta divennero un fattore significativo nell'evoluzione stilistica dell'architettura gotica e dell'arte gotica in generale.
Questa rara esposizione di oltre 90 opere d'arte – disegni e stampe, insieme a lavori di oreficeria, elementi architettonici, sculture e dipinti – getta nuova luce sulle scelte artistiche e sulla vasta conoscenza che hanno ispirato la pratica edilizia gotica. Scoprite la visione, l'immaginazione e la maestria artistica racchiuse nei progetti accuratamente elaborati dagli architetti medievali e dagli altri artisti dell'epoca.
La mostra è visitabile a Met Fifth AvenueGallerie 691–693 fino al 19 luglio
Gratuito con il biglietto del museo.
La mostra è resa possibile grazie al Placido Arango Fund e al Gail and Parker Gilbert Fund.
Ulteriore supporto è fornito dalla Schiff Foundation, da Gilbert e Ildiko Butler e dal Michael and Patricia O'Neill Charitable Fund. Il catalogo è stato realizzato grazie al Fondo Diane W. e James E. Burke. Ulteriore supporto è fornito da Hubert e Mireille Goldschmidt, e da Ann M. Spruill e Daniel H. Cantwell.
06/05/26
Banksy monument ...
L'opera appena "proposta" nel solito spazio pubblico è una scultura in Waterloo Place, nel cuore di Londra. Una figura il cui volto è nascosto da una bandiera, relativo video che si può vedere sul suo profilo
Un'idea che lega la rappresentanza con l'anonimato, un lavoro gradevole, che ora vedremo se durerà o come si suppone sarà rimosso, ma chi ne sarà il proprietario (lo stato, un museo, si venderò …).
Il gioco sta perdendo smalto e diventa alquanto monotono.
05/05/26
Edward Weston a Torino da Camera
La mostra "Edward Weston. La materia delle forme" è organizzata con la Fundación Mapfre che dopo le tappe di Madrid e Barcellona approda per la prima volta in Italia.
Fino al 2 giugno 2026, è possibile godere di questi storici scatti nell’esposizione che riunisce 171 fotografie e offre una vasta antologia dell’opera di Edward Weston (Illinois, 1886 – California, 1958), una delle figure centrali della fotografia moderna nordamericana.
04/05/26
Ci sono dei colpevoli? Forse i curator* e i critic* …
In questi giorni si è accesa un’ampia polemica sulla mancanza di presenze di artisti italiani nei grandi eventi, come la Biennale, Manifesta e tante altre occasioni.
Ho letto diversi articoli, quasi tutti di curator*/critic* che si lamentano del sistema, delle risorse, che mancano strutture… personalmente penso che i primi artefici di queste assenze siano proprio i curator*/critic* che in questi anni non fanno un vero lavoro di ricerca dei fermenti artistici territoriali ma troppo spesso si fermano alla cerchia dei contatti artistici minima, molto spesso già legati a gallerie.
Per non dire poi che nonostante ci siano diversi musei dedicati all’arte moderna (ad esempio le GAM) e contemporanea, rarissimamente si vedono programmazioni, dei curator*/critic*, dedicate agli artisti che operano nel territorio. Rassegne che potrebbero raccontare delle presenze e dei percorsi, perché solo rendendo visibile il vero fermento si potrà intercettare voci innovative e fresche. Via la mia impressione e che di artisti ce ne siano, ma pare che nessuno voglia vederli.
Sappiamo di come invece si preferisca fra i tanti attori (curator*/critic*) fare una gestione più superficiale e di facile consenso evitando rischi e coraggiose proposte che escano dalle solite mostre algide e noiose. Da anni poi purtroppo ci sono curator*/critic* italiani che nelle loro programmazioni propongono sempre i soliti moduli banali e ovvi di allestimenti e di artisti, che giustamente non producono interesse e attenzione.
A tutto ciò si aggiunge lo spirito esterofilo. Se una volta c’era forse uno sguardo “troppo” regionalistico (da cui comunque emergevano eccellenze e novità) ora si preferisce uno sguardo straniero, dove ad iniziare dalla gallerie per arrivare ai diversi musei, coordinati dai curator*/critic*, si accettano proposte spesso di dubbia qualità che provengono da mediocri artisti stranieri ma già comunque “autenticati” da enti stranieri, anche nella speranza di poter poi trovare un canale per la propria professionalità curatoriale in ambito internazionale, in parte anche comprensibile ma che poi alla fine sfocia in una banalissimo lavoro da piazzista.
Se all’estero si vedono annualmente mostre dedicate alle espressioni artistiche del territorio, una per tutti la classica rassegna del Whitney, qui raramente si vede un impegno reale alla visibilità di giovani voci espressive. Si preferiscono creare apparati spesso molto costosi ma poco produttivi, come le residenze, i corsi .... Tanta fuffa dagli alti costi, che serve più a far sopravvivere i pochi fortunati che entrano nei giri dei curator*/critic*, che sono poi i gestori di queste strutture.
Sicuramente anche il clima culturale oramai è cambiato, se una volta le espressioni artistiche erano motivate da urgenze culturali molto di quello che oggi si vede, spesso mascherato da impegno “culturale”, sono più funzionali all’idea di oggetto da consumo, sia per la bassa professionalità degli attori (dagli artist* ai curator*/critici*) sia anche da parte dei collezionisti più interessati a seguire delle mode che avere delle proprie passioni ponderate.
Concludo pensando poi al ruolo dell’ IA che sta mutando tutte le professionalità, chissà quali fantastici testi scriverà per realizzare la curatela di una mostra!
03/05/26
Lida Abdul da Persano
02/05/26
I corpi viventi di Michelangelo e Rodin
01/05/26
Rosy Simas al Walker
Per Simas, l'installazione funge sia da rappresentazione fisica della sua famiglia sia da riflesso della filosofia Hodinöšyö:nih. Citando lo scrittore Anishinaabe Gerald Vizenor, Simas descrive ogni elemento della mostra come un atto di "sopravvivenza", un riflesso dei modelli circolari di protezione tra lei e i suoi antenati. Integrando un'ampia ricerca con l'esperienza vissuta, A:gajë:gwah dësa'nigöëwë:nye:' promuove la pace e il benessere della comunità in un'epoca di politica spietata, razzismo e intolleranza.
30/04/26
Turner Prize 2026
Il Turner Prize 2026, alla sua 42 edizione, presenta i quattro finalisti del premio, che sono: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku.
Quest'anno le opere saranno presentate presso il MIMA a Middlesbrough, dal 26 settembre 2026 al 29 marzo 2027, un premio che da sempre si caratterizza per la capacità di seguire e promuovere gli artisti che inglesi o che operano in Gran Bretagna alle prime arme.
CS
Simone Barclay
Nominato per la sua performance The Ruin , commissionata dal Roberts Institute of Art e presentata anche all'Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra, all'Hepworth Wakefield nel West Yorkshire e al New Art Exchange di Nottingham. La performance di spoken word della durata di un'ora, con percussioni dal vivo di James Larter e corno di Isaac Shieh, trae ispirazione dalla sua infanzia a Huddersfield e dalla sua esperienza diretta del paesaggio industriale del nord dell'Inghilterra. La giuria ha elogiato la performance d'esordio di Barclay per la sua esplorazione dell'identità britannica, della classe sociale, della razza e dell'identità maschile, attraverso un uso evocativo e sperimentale del linguaggio e un paesaggio sonoro psicologicamente coinvolgente.
Kira Freije
Nominata per la sua prima importante mostra personale, "Unspeak the Chorus" presso The Hepworth Wakefield, nel West Yorkshire, Freije utilizza metallo, tessuto e materiali di recupero per creare sculture che esplorano le emozioni umane universali. Il suo tableau teatrale presenta figure a grandezza naturale costruite con armature metalliche a vista e volti espressivi in pietra fusa in pose che sono al contempo inquietanti e bellissime. La giuria ha elogiato la profondità emotiva del lavoro di Freije, evidenziando il suo vocabolario scultoreo unico di materiali e forme, nonché il modo suggestivo ed espressivo in cui ha trasformato lo spazio attraverso la disposizione delle figure.
Installation view of Kira Freije_ Unspeak the Chorus, The Hepworth Wakefield, November 2025. Photo © Lewis Ronald.
Margherita Humeau
Nominata per la sua mostra personale Torches, presentata all'ARKEN Museum of Contemporary Art di Copenaghen e all'HAM Helsinki Art Museum, l'opera di Humeau esplora la formazione della vita, la storia antica dell'umanità e mondi futuri immaginari. Le sue sculture combinano riferimenti a specifiche specie naturali e forme ultraterrene, immerse in un ciclo continuo di luce e suono. L'installazione esprime una profonda affinità con il mondo naturale, adottando una prospettiva ecocentrica piuttosto che antropocentrica. La giuria è rimasta colpita dalla sua capacità di realizzare l'allestimento cinematografico e dal suo approccio a temi ecologici ed esistenziali attraverso forme innovative, scenari speculativi e dinamici cambiamenti di scala.
Marguerite Humeau, “Torches” at ARKEN Museum, 2025 © Marguerite Humeau. Photography by Mathilde Agius. Courtesy of the artist
Tanoa Sasraku
Nominata per la sua mostra personale Morale Patch presso l'Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra. L'installazione esplora idee geopolitiche attraverso sculture-oggetto e opere su carta. La mostra si concentra sulla storia politica e militare recente del petrolio attraverso un'installazione altamente concettuale che prende in prestito il linguaggio visivo del mondo aziendale. La giuria ha elogiato la precisione e la raffinatezza dell'installazione, sottolineando come affronti complesse questioni storiche con forti risonanze contemporanee e il suo utilizzo di un allestimento clinico e minimalista che trasmette al contempo ironia e serietà.
Tanoa Sasraku, Morale Patch installation view, Institute of Contemporary Arts, London, 2025-26. Image © Jack Elliot Edwards, courtesy the artist and Vardaxoglou Gallery, London.
Il Turner Prize, uno dei premi più prestigiosi al mondo per le arti visive, si propone di promuovere il dibattito pubblico sui nuovi sviluppi dell'arte britannica contemporanea. Istituito nel 1984, il premio prende il nome dal pittore radicale JMW Turner (1775-1851) e viene assegnato ogni anno a un artista britannico per una mostra o altra presentazione eccezionale della sua opera. Il vincitore del Turner Prize riceverà un premio di 25.000 sterline, mentre gli altri artisti finalisti riceveranno 10.000 sterline ciascuno.
La Tate Britain collabora frequentemente con musei e gallerie in tutto il Regno Unito per portare il Turner Prize al pubblico più ampio possibile. Dal 2011 la mostra è stata allestita a Gateshead, Derry-Londonderry, Glasgow, Hull, Margate, Coventry, Liverpool, Eastbourne e Bradford. Il premio è un pilastro del dinamico programma di collaborazioni nazionali della Tate, che comprende anche mostre itineranti, progetti di ricerca e il prestito di centinaia di opere d'arte a sedi britanniche, dove vengono ammirate da oltre 3 milioni di persone all'anno.
Alex Farquharson, direttore della Tate Britain e presidente della giuria del Turner Prize, ha dichiarato: "È un privilegio annunciare questa straordinaria rosa di finalisti: congratulazioni a tutti e quattro gli artisti nominati. Il Turner Prize continua a offrire al pubblico un'avvincente riflessione sull'ampiezza e la vitalità dell'arte britannica contemporanea. La selezione di quest'anno presenta una gamma ricca e diversificata di opere, che spaziano tra installazioni e performance, con una forte enfasi sulla pratica scultorea. Ogni artista ci invita in scenari attentamente costruiti, sia reali che immaginari, che offrono prospettive distinte attraverso le quali esplorare il mondo che ci circonda e riflettere sul nostro posto al suo interno."
La dottoressa Laura Sillars, direttrice del MIMA e preside della Facoltà di Cultura e Creatività della Teesside University, ha dichiarato: "Questa rosa di finalisti promette una straordinaria mostra del Turner Prize presso il MIMA, cuore pulsante della cultura della Teesside University. Non vediamo l'ora di collaborare con gli artisti nei prossimi mesi a Middlesbrough, una città con una forte e crescente fiducia nella propria cultura. Essendo il primo Turner Prize in ambito universitario, questo momento crea un contesto speciale, in cui l'arte contemporanea può ispirare discussioni, dialoghi e nuove prospettive."
I membri della giuria del Turner Prize 2026 sono: Sarah Allen, responsabile dei programmi della South London Gallery, Joe Hill, direttore e amministratore delegato dello Yorkshire Sculpture Park, Sook-Kyung Lee, direttrice del Whitworth e professoressa di pratiche curatoriali presso l'Università di Manchester, e Alona Pardo, direttrice dell'Arts Council Collection, Regno Unito. La giuria è presieduta da Alex Farquharson, direttore della Tate Britain.
29/04/26
LETIA per la GAM di Milano
Il progetto presenta per la prima volta alla città di Milano, in un contesto museale pubblico, il lavoro dell’artista che qui vive e lavora dagli anni della sua formazione.
L’installazione di LETIA – Letizia Cariello si configura come un’ampia struttura in alluminio dorato abitata dagli elementi più rappresentativi della poetica dell’artista, aperta su tutti i lati, completamente attraversabile dallo sguardo, in dialogo costante con gli ambienti della Sala del Parnaso e con lo spazio esterno del giardino visibile dalle finestre. Un dialogo che si genera spontaneamente, in un intuitivo gioco di equilibrio e dinamismo.
Come racconta l’artista:
«Si tratta di una struttura quadrilatera, leggera. Costruita con un sistema a incastro di tubi di alluminio giallo oro. La grande opera-giostra che si materializza mentre disegno. Ricorda un gazebo ma potrebbe essere anche lo scheletro di qualcosa di abitabile. Qualcosa di ideale e insieme di primario. Come la struttura scheletrica di una casa oppure una specie di serra. È tutte queste cose ma nessuna in particolare. Risponde a un pensiero di casa, una casa sottile: interiore quanto visibile, attraversabile tutta in un colpo con lo sguardo anche se non percorsa fisicamente.»
La musica rappresenta un elemento fondamentale nella ricerca artistica di Cariello. Per questo motivo, il 21 maggio, presso il Parnasetto della Sala del Parnaso, è previsto un concerto a cura di Le Dimore del Quartetto. Dalle ore 18 alle 19.30, i musicisti eseguiranno brani in dialogo con l’installazione, accompagnando i visitatori liberi di muoversi nella sala e di fruire simultaneamente opera e musica.
La Sala del Parnaso
L’opera Παρνασσός Parnassus nasce in stretto dialogo con la Sala del Parnaso, che prende il nome dall’affresco di Andrea Appiani (Milano, 1754 – 1817) sul soffitto della sontuosa ex sala da pranzo della Villa. Datato 1811 e ultima testimonianza del pittore, l’affresco recupera – innovandolo – il tema classico del dio della musica Apollo circondato dalle nove Muse, rappresentanti delle arti, sul Monte Parnaso. L’opera costituisce un esempio preminente del Neoclassicismo italiano.
Uno spazio interiore: l’opera di LETIA – Letizia Cariello
La ricerca di LETIA si concentra sull’energia, sullo spazio e sul tempo, con particolare attenzione alla possibilità di rendere visibile il tempo stesso. Il suo lavoro esplora la sottile linea di confine tra la terza e la quarta dimensione, attraverso un approccio rigoroso che coinvolge il corpo e una vasta gamma di mezzi espressivi.
Nel disegno, come nelle opere tridimensionali, nelle installazioni e nei video, l’artista presta un’attenzione costante al gesto e all’uso delle mani, integrando nei propri progetti anche musica e suono. Lo spazio interiore e lo spazio esteriore sono concepiti come un’unica dimensione, in un dialogo continuo tra percezione e materia.
Architettura e musica sono intese come ambiti affini, accomunati dal principio della vibrazione: ogni azione può essere espressa come fenomeno vibratorio. La musica, in particolare, è concepita come capace di generare spazi interiori, stanze mentali in cui tempo e spazio si fondono, fino a coincidere.
All’interno di questo quadro, Παρνασσός Parnassus si configura come una grande struttura leggera in alluminio dorato, una sorta di “gabbia” aperta e attraversabile con lo sguardo in ogni direzione. La sua trasparenza invita a una fruizione mobile, basata sullo spostamento continuo del punto di vista.
L’opera accoglie al suo interno quattro elementi principali: tre coppie di calendari e un globo sospeso. I calendari, montati su telai circolari e accoppiati schiena contro schiena, sono sempre visibili nel loro recto e disposti secondo differenti modalità: due coppie sono integrate nella struttura e attivate da sistemi che ne permettono la rotazione lungo assi verticale e orizzontale, mentre una terza coppia è collocata lungo uno dei lati perimetrali, con un sistema che richiama il disegno delle vetrate piombate.
Il globo, realizzato in carta da parati serigrafata con motivo calendario e arricchito da inserti di rose essiccate provenienti dal giardino della GAM, è costruito su una struttura a centine di legno di risonanza curvate. Sospeso nello spazio, il globo è completato da una grande nappa pendente, volutamente sproporzionata, che introduce un elemento di discontinuità e accentua la tensione tra ordine e deviazione.
La struttura si pone in dialogo costante con la Sala del Parnaso, con le sue forme architettoniche, con la presenza dell’affresco di Appiani e con l’esterno del giardino, visibile attraverso le finestre. Trasparenza, leggerezza e apertura diventano così strumenti per attivare una relazione dinamica tra interno ed esterno, tra spazio costruito e spazio naturale.
In questo contesto, il lavoro di Cariello ruota attorno all’idea di srotolare un messaggio attraverso il flusso del tempo e dello spazio nella materia. Ogni gesto diventa così un atto di esplorazione continua, un’indagine reiterata sui confini tra le dimensioni.
Genesi dell’opera
Per la realizzazione di Παρνασσός Parnassus, Letizia Cariello va alle origini, recuperando il significato ittita di parna, ovvero “casa”, “dimora”, termine da cui deriva il toponimo anatolico Parnašša, affine al Monte Parnaso. Nella cultura greca, il Parnaso era consacrato ad Apollo e alle Muse, descritto come un paesaggio montuoso giallognolo, sede di una fonte purificatrice che fungeva da passaggio per gli inferi.
L’artista riprende nella sua opera il concetto di casa-attraversamento, in un confronto diretto con l’affresco di Appiani, ma anche con gli altri elementi decorativi della stanza – lampadari, pavimenti – e con il giardino all’inglese della Villa.
Trasparenza, leggerezza e relazione con l’esterno sono gli elementi fondamentali che hanno guidato la creazione di questo luogo, strettamente relazionato con l’ambiente in cui è inserito.
In Παρνασσός Parnassus è chiaramente riscontrabile anche l’interesse dell’artista per la musica: suono e ritmo sono, nel suo linguaggio – come nella cultura classica greca e latina – strettamente connessi allo spazio, alla proporzionalità degli ambienti, e possono essere misurati e resi visibili anche nella planimetria di un’abitazione.
Il Concerto
L’esposizione intende trovare estensione della dimensione ritmica e sonora presente in Παρνασσός Parnassus, per cui è previsto un intervento musicale che non si configura come evento collaterale, ma come elemento strutturale dell’opera. Il 21 maggio, presso la zona denominata “Parnasetto” della Sala del Parnaso, Le Dimore del Quartetto eseguiranno un concerto articolato in due set, dalle ore 18.00 alle 18.35 e dalle ore 18.55 alle 19.30.
I visitatori possono muoversi liberamente nello spazio, costruendo un’esperienza personale in cui percezione visiva e ascolto si intrecciano. La musica accompagna e allo stesso tempo modifica la relazione con l’opera, incidendo sulla percezione della luce, dei materiali e dei movimenti potenziali degli elementi.
Il programma musicale è stato selezionato per affinità con i riferimenti culturali e formali del progetto. Alcuni brani richiamano il contesto del Neoclassicismo italiano – come La Primavera di W. A. Mozart – mentre altri instaurano un dialogo più diretto con la ricerca dell’artista sulla dilatazione del tempo e sulla tensione verso l’infinito, come il Quartetto n. 8 in mi minore, op. 59 n. 2 II di L. van Beethoven.
In particolare, quest’ultimo, nato dalla contemplazione della volta celeste, restituisce una tensione verso l’immenso e l’irraggiungibile che trova corrispondenza con l’opera di LETIA – Letizia Cariello. La musica diventa così un mezzo per amplificare la dimensione mentale dell’installazione, generando una “stanza” in cui esperienza sensibile e immaginazione coincidono.
Il Catalogo
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da SilvanaEditoriale, con testi di Letizia Cariello, della curatrice e critica d’arte Lea Vergine (Napoli, 1936 – Milano, 2020) e dell’architetto Sonia Calzoni, docente di Progettazione architettonica al Politecnico di Milano, presidente di In-arch Lombardia e progettista del futuro ampliamento al Secondo Arengario del Museo del Novecento di Milano. Oltre che di Gianfranco Maraniello, Direttore Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano, e di Paola Zatti, Conservatore responsabile GAM, con un’intervista all’artista.

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