Translate

25/06/26

Federica Balconi per Fivefold Tuning

Federica Balconi, Guastafeste, 2026, Platea | Palazzo Galeano, Lodi. Courtesy: l’artista e Platea | Palazzo Galeano, Lodi. Foto: Alessio Belloni 

La programmazione di Fivefold Tuning prosegue con la giovane artista Federica Balconi (Monza, 1999).

 La curatela di quest’anno, affidata a Giovanna Manzotti, introduce un cambio di paradigma nella scansione temporale della programmazione: non più una successione di mostre personali autonome, ma un racconto unitario che si sviluppa per stratificazioni, relazioni e continuità.

 La scultura di Federica Balconi concepita per Platea, dal titolo Guastafeste, si configura come un’opera che, nella sua comparsa nello spazio con un’attitudine ironica e spiazzante — per colore, forma e postura —, instaura una felice relazione con | senza | soluzione di continuità, non senza interferire con il suo rigore formale. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo, aggiungendo alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e di irriverenza.

 La ricerca scultorea di Federica Balconi intreccia progettazione, meccanica e riferimenti all’architettura e al design, affrontati attraverso soluzioni compositive volutamente fragili e instabili. Le sue opere mettono in discussione la funzionalità dei materiali e le convenzioni costruttive, trasformando la logica progettuale in un esercizio di precarietà. Le strutture risultanti rivelano una dimensione ironica e disfunzionale, in cui la tensione tra razionalità tecnica e fallimento diventa elemento centrale del lavoro.

 Come scrive la curatrice Giovanna Manzotti nel suo testo critico: «L’intervento di Balconi si configura come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza.»

 

Platea | Palazzo Galeano è un progetto dell’Associazione Platea | Palazzo Galeano e.t.s., nata a Lodi nel 2020 con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea sul territorio con una prospettiva internazionale. Cuore del progetto è una vetrina espositiva ricavata nella facciata di Palazzo Galeano, sempre illuminata, visibile giorno e notte e inaccessibile dall’esterno: un dispositivo che trasforma lo spazio urbano in esperienza visiva, offrendo l’opera allo sguardo del passante.

 Oltre a Federica Balconi, la struttura temporale estesa di Fivefold Tuning concepita come un unico piano sequenza, vedrà la partecipazione di Lorena Bucur (Cremona, 1996), Diana Lola Posani (Milano, 1994) e Andrea Di Lorenzo (Varese, 1994) che entreranno progressivamente in scena tra giugno e novembre 2026, intervenendo sempre all’interno dell’ambiente ideato da Liliana Moro.

 Il titolo del progetto evoca un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione che presuppone ascolto, prossimità e tensione condivisa. La voce iniziale — quella di Moro — stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti si inseriscono, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità. In questo senso, la programmazione non si configura come una sequenza di eventi isolati, ma come un organismo in evoluzione, in cui ogni intervento modifica il contesto e viene a sua volta modificato da esso.

 Con Fivefold Tuning, Platea consolida la propria identità come luogo di ricerca curatoriale, capace di concepire lo spazio espositivo come dispositivo attivo e la programmazione come un processo aperto, costruito nel tempo e nella relazione con il pubblico.

 

Il nome Platea, donato dall’artista Marcello Maloberti, sottolinea la centralità del pubblico e la dimensione collettiva dell’arte. In questa tensione tra display e città, Platea sviluppa un programma orientato a opere capaci di generare un “incidente di sguardo” e di inserirsi nel ritmo quotidiano dello spazio pubblico.



Testo di Giovanna Manzotti 

È nell’intervento architettonico e installativo | senza | soluzione di continuità di Liliana Moro che la scultura Guastafeste di Federica Balconi fa la sua comparsa con un’attitudine ironica e spiazzante, tanto per colore, quanto per forma e postura. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera instaura una felice relazione con il lavoro di Moro, non senza interferire con il suo rigore formale. Questo oggetto color magenta è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo. Se Moro, con le sue superfici riflettenti, ha aperto la vetrina alla città, riconfigurandola come presenza attiva nel contesto urbano, il gesto di Balconi rafforza questa attitudine e aggiunge alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e irriverenza.

 Guastafeste, una volta collocato nella vetrina — a dispetto della sua già citata irriverenza e instabilità —, non appare come un oggetto estraneo ma, al contrario, si inserisce felicemente nella partitura definita da Moro, dilatandone la gamma dei registri espressivi e permettendo all’insieme di risuonare secondo una più ricca varietà di note. L’intervento di Balconi si configura così come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza. É una complicità nel disturbo che entrambe le artiste sembrano aver ricercato. Se il gesto di Moro è stato fondativo, quello di Balconi espande il campo delle possibilità sul quale saranno chiamati ad avvicendarsi gli altri artisti invitati nel palinsesto espositivo nei mesi a venire.

 Composto da sottili moduli di legno lamellare di abete e faggio, tagliati al laser e verniciati con pittura al quarzo e smalto opaco, Guastafeste si caratterizza per una configurazione compositiva e funzionale che tradisce la sua matrice originaria. Da elemento in carta che trova abituale collocazione a muro o a soffitto, il festone diventa qui una traccia architettonica: una piccola colonna che poggia a terra e cerca di ergersi, trovando un equilibrio solo apparente. In questo sforzo, è come se essa si sgretolasse, crollando su se stessa; al contempo però cerca una forma, la rincorre, forse la trova, ed è in quel momento esatto che diventa altro da sé — un corpo strisciante che si stacca gradualmente dalla sua parte più rigida o, viceversa, una ghirlanda la cui struttura alveolare ben visibile si accorpa verso la fine del suo scheletro. Questo accade forse per rendere il suo atteggiamento più manifesto attraverso una serie di continui aggiustamenti posturali — amplificati dalle pareti riflettenti — che la rendono ai nostri occhi tanto autoironica, quanto volutamente determinata nel farsi avanti verso la sua entrata, o uscita, di scena.


Platea Educational

Parallelamente alla programmazione espositiva, torna Buon Compleanno Platea!, progetto educativo a cura di Bianca Basile, giunto alla quinta edizione. L’artista Nicola Biagetti guiderà un workshop con gli studenti del Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi, rinnovando il dialogo tra pratica artistica e formazione. Il progetto coinvolge i giovani in un processo creativo che riflette sulle relazioni tra spazio espositivo e spazio pubblico, in continuità con l’impianto curatoriale della stagione.

Il progetto grafico di Fivefold Tuning è a cura di Carolina Incerti.


24/06/26

GAM 4 Risonanza




 Il percorso della rassegna delle Risonanze, alla GAM di Torino, giunta alla sua quarta edizione, per la stagione estiva presenta una serie variegata di proposte tra cui, in un bel allestimento, gli scatti fotografici di Lisetta Carmi dedicati al Cimitero Monumentale di Genova, corredato da una scelte di statuaria del secondo Ottocento e di primo Novecento della collezione del museo di Torino.

Molto interessante poi sotto il titolo "Un altro Novecento" un'ampia selezione di disegni curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato. Un viaggio nelle opere di carta molto variegato e ricco di stimoli e bellezza. L'esposizione è stata resa possibile grazie alla vasta raccolta della Galleria Moderna di Torino e al fondo  della Collezione Fondazione Deforneris.




Spesso i disegni vengono visti come una semplice azioni preparatoria di opere più complesse come un quadro o lo studio di una scultura, questa mostra evidenzia come essi  spesso siano già opere artistiche piene del valore estetico e culturale.
 



Il percorso, creato per tema, offre poi l’occasione di analizzare i diversi stili e le diverse sensibilità, che nel tempo si trasformano seguendo mode e tendenze socio-culturali. Si arriva poi ad alcune sezioni che offrono un approccio più contemporaneo e culturale, particolarmente belle ed interessanti quelle sulla Malinconie, Compenetrazioni e Linee e Filtri. 
 
Nel percorso si incontra poi una stupenda opera a disegno su muro di Giuseppe Penone, che sviluppandosi sulle pareti del museo produce una decontestualizzazione del luogo e del concetto di disegno. 




In occasione dei novant'anni di i Giorgio Griffa è stata allestita una sala omaggio con alcuni dei suoi lavori più famosi.

Anche al piano interrato, si festeggia un'altro centenario, con una bella mostra dedicata a Vincenzo Agnetti, curata da  Chiara Bertola con Virginia Lupo, pensata in una chiave che gioca su un piano metalinguistico, aprendo, attraverso le opere presenti, un gioco di possibili post-significati che vanno oltre il semplice gioco fra parola e realtà.




Su tutte le proposte è presente poi  l'interviene dell'artista contemporaneo Pesce Khate, che dialoga con tutti queste esposizioni.
 

23/06/26

Premio Paul Thorel al Macro

 Irene Fenara, Supervision (Craters), 2026 | Video, schermo LED 450 x 250 cm, loop 1’19’’

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta dall’11 giugno la mostra collettiva delle artiste vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel, a cura di Sara Dolfi Agostini, che riunisce le opere inedite di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, realizzate nel contesto della residenza avvenuta a Napoli nel 2025.

Promosso e organizzato dalla Fondazione Paul Thorel, il Premio nasce con l’obiettivo di sostenere artiste e artisti impegnati nella ricerca sull’arte digitale. Il progetto si articola in residenze, nuove produzioni artistiche, mostre con partner istituzionali e pubblicazioni nella collana editoriale di Nero Editions, e riattiva gli spazi e gli strumenti di lavoro dello studio-atelier dell’artista italo-francese Paul Thorel, pioniere dell’immagine e della fotografia digitale dagli anni Ottanta che si stabilì a Napoli nel 1994. La Fondazione Paul Thorel ha aperto al pubblico nel 2022 con un programma di ricerca e valorizzazione dell’archivio di Thorel e della sua collezione di arte italiana e internazionale, e il Premio dedicato alle pratiche artistiche contemporanee che interrogano il rapporto tra digitale, immagine e società.

Lorenza Longhi, Small and Medium Grab Bag, 2026 | borsa per regali, videocamera in miniatura, nastro adesivo, fiocco, 15 x 15 x 6 cm

«Le imperfezioni sono una forma di scarto produttivo rispetto alla logica dell’algoritmo e ai flussi di dati che governano la realtà. Con le loro opere, Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi attraversano il digitale che è diventato ormai infrastruttura del presente, mettendone in crisi trasparenza, velocità e controllo. La mostra apre insomma uno spazio di attrito nel regime della previsione: è un esercizio di resistenza minima, dove il reale torna a farsi instabile e umano».
                                                           Sara Dolfi Agostini, curatrice Fondazione Paul Thorel


Le imperfezioni è la mostra delle artiste che hanno vinto la 3ª edizione del Premio Paul Thorel: Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi. Tre artiste nate all’inizio degli anni Novanta, per le quali il digitale non rappresenta una scelta, ma una condizione pervasiva: un dispositivo che amplifica la realtà, ma la comprime anche dentro un immaginario virtuale codificato e limitante, che intrappola la libertà individuale dentro protocolli aziendali e confonde spazio pubblico e privato. Il titolo della mostra è una parola complessa, femminile e plurale, che restituisce tre caratteristiche di questa terza edizione del Premio Paul Thorel.




Caterina De Nicola, Untitled / dalla serie from the series Old Time Card Rack, 2026 | Espositore da mercato in metallo su ruote, stringhe, viti 97 x 200 x 100 cm

Le imperfezioni sono anche l’antidoto alla perfezione prevedibile degli algoritmi, alla computazione che penetra ogni aspetto della vita umana, a una macchina che si è infiltrata nei meccanismi di creazione dell'identità e di produzione della conoscenza. Le opere in mostra cercano la dimensione umana in questa società iper-stimolata dal digitale, sospesa tra le visioni religiose del tecno-futuro dalla Silicon Valley e la paranoia di un futuro già scritto dall’IA. Sono un gesto di resistenza che passa per il do it yourself, il fai da te – che è sporco, incompleto, sbagliato – e, all’astrazione e all’esattezza dei dati, oppone glitch e materiali residuali estratti dal mondo del consumo e del controllo.

Il Premio Paul Thorel è una piattaforma di ricerca dedicata alla scena artistica italiana e internazionale, con un focus sulle arti digitali e sull’immagine contemporanea come linguaggio e orizzonte estetico. Ogni anno la Fondazione, insieme a un comitato di esperti, curatori e direttori di museo, seleziona dodici artisti con progetti inediti da realizzare durante una residenza pensata per riattivare gli spazi e gli strumenti di lavoro di Paul Thorel a Napoli, dove l’artista trasferì il suo studio nel 1994. La giuria sceglie tre vincitori, e la Fondazione produce e presenta le opere commissionate in collaborazione con un’istituzione museale — nel 2024 alle Gallerie d’Italia di Napoli, nel 2025 al Museo Madre – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli, e nel 2026 al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. La Fondazione pubblica anche un libro d’artista per ciascun vincitore in collaborazione con la casa editrice NERO Editions. 

22/06/26

ITALICS annuncia PANORAMA 2027




Si svolgerà a Genova, a fine giugno 2027, la sesta edizione di Panorama, inaugurando una nuova fase della mostra d’arte diffusa ideata da ITALICS, rete istituzionale nata nel 2020 che oggi coinvolge le principali gallerie di arte antica, moderna e contemporanea con sede in Italia. A firmare la curatela di Panorama Genova sarà Arturo Galansino.
 
Nell’autunno 2026 ITALICS celebrerà i cinque anni di Panorama con la pubblicazione di un volume dedicato alle prime cinque edizioni della mostra diffusa e alle principali attività sviluppate dalla sua fondazione.
 
 
Per la sua sesta edizione, Panorama avvia una nuova fase di consolidamento e sviluppo del progetto, scegliendo Genova come sede della prossima tappa e segnando una nuova scansione nel calendario degli appuntamenti dedicati all’arte. La mostra diffusa e itinerante ideata da ITALICS – rete istituzionale nata nel 2020 che oggi coinvolge circa sessanta tra le più importanti gallerie di arte antica, moderna e contemporanea con sede in Italia – si terrà a fine giugno 2027 nel capoluogo ligure e sarà curata da Arturo Galansino, storico dell’arte e direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze.
 
La scelta di spostare Panorama all’inizio dell’estate segna un’evoluzione naturale del progetto e risponde alla volontà di rafforzarne il posizionamento nel contesto internazionale, individuando una finestra temporale in sintonia con il calendario globale dell’arte e favorendo un’ampia partecipazione di pubblico, professionisti e operatori del settore, ampliando al contempo le opportunità di dialogo e di scambio per i territori, le istituzioni e le comunità coinvolte.

È in questa prospettiva che, dopo le edizioni di Procida (2021), Monopoli (2022), L’Aquila (2023), Monferrato (2024) e Pozzuoli (2025), Panorama approda a Genova nel 2027: una città che, per la sua storia di scambi, attraversamenti e stratificazioni, interpreta in modo particolarmente efficace la vocazione della manifestazione a mettere in relazione arte, luoghi e persone. Crocevia del Mediterraneo e custode di un patrimonio storico e culturale di straordinaria ricchezza, Genova offre infatti il contesto ideale per proseguire questo percorso di ricerca e sperimentazione. In questa prospettiva, Panorama rappresenta anche un’occasione per guardare alla Liguria come a un sistema culturale articolato, dove città, borghi e paesaggi concorrono a definire un’identità di straordinaria complessità e fascino.
 
A guidare questa nuova edizione sarà Arturo Galansino, che raccoglie il testimone dei curatori delle precedenti edizioni – Vincenzo de Bellis (Procida 2021 e Monopoli 2022), Cristiana Perrella (L’Aquila 2023), Carlo Falciani (Monferrato 2024) e Chiara Parisi (Pozzuoli 2025) – proseguendo il percorso di ricerca che caratterizza Panorama fin dalla sua nascita. La sua curatela sarà chiamata a interpretare la complessità storica, culturale e urbana di Genova, trasformando la città in una piattaforma di incontro tra opere, luoghi e comunità.
 
A testimonianza della continuità e della crescita del progetto, nell’autunno 2026 ITALICS pubblicherà un volume dedicato ai primi cinque anni di Panorama. Attraverso testi, immagini e contributi critici, la pubblicazione – edita da Allemandi – ripercorrerà le prime cinque edizioni della mostra diffusa, documentandone l’evoluzione e il dialogo costruito nel tempo tra arte, territori e comunità. Il volume offrirà inoltre l’occasione per restituire una visione d’insieme delle attività sviluppate da ITALICS dalla sua fondazione e per accompagnare l’avvio di una nuova fase del progetto.

21/06/26

Estate

Arriva l'estate e tutto diventa più rilassato, anche il nostro sito. 

20/06/26

Un MET orientalista





Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.

Il Met di New York ci offre, fino al 28 febbraio 2027, una bella mostra interculturale fra l' Europa e il Medio Oriente, in questi tempi di crescente complessità fra queste due dimensioni socio-culturali. 

Il titolo "Orientalismo: Tra realtà e fantasia" propone una visione che vuole mettere in discussione certi luoghi ancora oggi comuni sulle terre d'oriente. Con una scelte delle opere d'arte ideate tradizionalmente  come orientaliste, in dialogo con oggetti provenienti dal Medio Oriente, favorendo una comprensione più profonda dei contesti di scambio tra culture, a partire dalla conquista napoleonica dell'Egitto nel 1798 e culminando con un'esplorazione del pittore ottomano formatosi in Francia, Osman Hamdi Bey (1842-1910). 

Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.

La mostra mette in luce le tradizioni dell'arte e della cultura islamica che affascinarono i nostri antenati del XIX secolo, accanto alle creazioni europee e americane, esplorando le complesse questioni relative all'influenza e all'appropriazione culturale. Questa è la prima mostra al Met dedicata all'Orientalismo e la prima grande collaborazione tra i Dipartimenti di Pittura Europea e di Arte Islamica.

Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.

19/06/26

100 Marisa Merz



In occasione del centenario della nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più significative dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento con Marisa Merz. La danza delle ore, una grande mostra in tre atti che coinvolge il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, il progetto nasce dalla collaborazione tra alcune delle principali istituzioni culturali del territorio, unite nell’intento di restituire la complessità, la forza poetica e l’eredità ancora viva dell’opera di Marisa Merz, nata a Torino il 23 maggio 1926.

Afferma Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte: “Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità del Piemonte di fare sistema. Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere.”

Aggiunge Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino: “Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea. Questa congiuntura è una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche alla lungimiranza della Fondazione CRT che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato”.

La presentazione ufficiale della mostra si è svolta a Milano, nella Sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione attenta e partecipe di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano.

Ad aprire i lavori è stato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha dichiarato: “Siamo particolarmente felici che tre importanti istituzioni culturali torinesi abbiano scelto Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino e alla stagione dell’Arte Povera, ma allo stesso tempo, ci fa piacere ricordare come anche il Museo del Novecento conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e Ottanta, opere che il pubblico può oggi ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno, il Museo del Novecento ospiterà nello spazio Archivi una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento”, dedicata a Tommaso Trini. Una scelta particolarmente significativa, poiché Trini fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita Arte Povera, ma anche uno degli osservatori più attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz.”

La collaborazione tra le istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino-Milano nella valorizzazione del contemporaneo e nella costruzione di progettualità condivise capaci di generare ricerca, produzione culturale e visibilità internazionale.

Al Castello di Rivoli, la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio; alla Fondazione Merz da Beatrice Merz e Sébastien Delot; alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi. Le tre sedi costruiscono insieme un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.

La mostra, in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, si configura come una retrospettiva senza precedenti, difficilmente replicabile per ampiezza e profondità. Attraverso un nucleo straordinario di opere, alcune delle quali inedite, il percorso offre una lettura articolata della ricerca dell’artista, mettendo in dialogo tre dimensioni fondamentali del suo lavoro: il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come spazio dell’arte, la casa come laboratorio alchemico e la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Il progetto sarà accompagnato da un catalogo unico, presentato in occasione di un convegno dedicato all’artista.


18/06/26

Leonardotheka


Per la gioia degli appassionati di Leonardo da Vinci è stato aggiornato "Leonardotheka" dove ora è possibile trovare una vasta raccolta delle sue opere digitalizzate, provenienti dalla Royal Collection di Windsor  e dal Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Il progetto è ideato dal Museo Galileo di Firenze col Royal Collection Trust, la Biblioteca Ambrosiana e la Biblioteca Leonardiana di Vinci.

link  https://teche.museogalileo.it/leonardo/home/index.html 


17/06/26

Corpi musicali


 Installation view of Musical Bodies , 2026 at The Metropolitan Museum of Art. Photo by Eileen Travell , courtesy of The Met

Il Metropolitan di New York ha inaugurato da pochi giorni un stupenda mostra sul tema della relazione fra il corpo umano e la musica, un progetto molto suggestiva che attraversa il tempo e le culture del mondo. 

Dal battere le mani e i piedi al beatboxing e al fischio, il corpo umano è uno strumento musicale. Gli strumenti musicali, a loro volta, spesso traggono la loro forma e decorazione dal nostro corpo. In tutto il mondo e attraverso i secoli, gli strumenti emergono come potenti veicoli che rappresentano le nostre voci, le nostre azioni e la nostra identità non solo nella musica, ma anche nelle arti visive, nella letteratura, nella religione, nella cultura pop e nella mitologia.

 Installation view of Musical Bodies , 2026 at The Metropolitan Museum of Art. Photo by Eileen Travell , courtesy of The Met


Musical Bodies è la prima grande mostra ad esplorare la relazione tra strumenti musicali e corpo, riunendo circa 130 strumenti, dipinti, sculture, disegni e altro ancora per illustrare come esprimiamo chi siamo, cosa apprezziamo e in cosa crediamo. Con opere provenienti dalla collezione del Met e da istituzioni e collezionisti di tutto il mondo, la mostra esplora 4.000 anni di storia dell'arte e della musica, dai sonagli dell'antico Egitto e dai capolavori musicali di Tiziano e Degas all'abbigliamento ispirato agli strumenti e a una delle chitarre più celebri di Prince. Musical Bodies coinvolgerà visitatori di tutte le età, che siate musicisti, appassionati ascoltatori o semplicemente curiosi dell'espressione umana.

 Installation view of Musical Bodies , 2026 at The Metropolitan Museum of Art. Photo by Eileen Travell , courtesy of The Met


La mostra è resa possibile grazie al contributo di Barbara Tober, del Diane W. and James E. Burke Fund, della William Randolph Hearst Foundation e del Gail and Parker Gilbert Fund.

Ulteriore supporto è fornito da Anonymous, The Dancing Tides Foundation, il Vanguard Council e The Augustine Foundation in memoria di Rose Augustine.

Il catalogo è stato realizzato grazie al Fondo per le pubblicazioni Mary C. e James W. Fosburgh.

Ulteriore supporto è fornito da Kenneth e Anna Zankel

#MetMusicalBodies

16/06/26

Ruhr - Manifesta 2026

 


Con l'arrivo dell'estate parte la storia rassegna biennale di Manifesta che quest'anno fa tappa nella regione del Ruhr tedesco. 

Dal 21 giugno al 4 ottobre 2026, oltre 100 artsiti presenteranno le proprie opere in dodici ex chiese del dopoguerra tra Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum. Con il titolo "Questa non è una chiesa", questi spazi vengono reinventati come luoghi di vita civica, benessere fisico e incontro comunitario.

Accompagna la rassegna espositva un fitto programma di eventi e manifestazioni collaterali che potete scoprire e prenotare sul sito  di Manifesta

CS

Programma gratuito con oltre 100 partecipanti in 12 sedi in 4 città In occasione del 30° anniversario della Biennale Nomade Europea, fondata nel 1996 a Rotterdam, Paesi Bassi, Manifesta 16 Ruhr si svolgerà per 15 settimane nella regione della Ruhr in Germania, in quattro città: Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen. La biennale europea si svolgerà in 12 ex chiese o edifici abbandonati e riunirà più di 100 partecipanti, artisti e collettivi insieme a una serie di progetti di mediazione radicati nelle comunità locali della regione.

Al centro di questa edizione di Manifesta c'è una questione urgente: come possiamo, in un'epoca caratterizzata da molteplici crisi, disinformazione e polarizzazione, contribuire allo sviluppo di modelli sociali alternativi? Come può la cultura utilizzare gli spazi aperti (urbani) e gli immobili sfitti per contrastare la divisione e l'isolamento in una società post-Covid? Durante la fase di ricerca pre-biennale, il team di Manifesta 16 Ruhr è rimasto colpito dalla mancanza di edifici ecclesiastici modernisti e dalla  perdita di spazi comunitari.

La domanda, quindi, è: come potrebbe la trasformazione degli edifici ecclesiastici del dopoguerra trasformarsi in luoghi per la vita civica, il benessere fisico e l'incontro comunitario?

Manifesta 16 Ruhr ha invitato i cittadini e le comunità locali a immaginare nuovi futuri per questi spazi, chiedendosi come potrebbero migliorare la coesione sociale e l'interazione. Manifesta 16 Ruhr sarà completamente gratuito e senza biglietti, garantendo che questi spazi di cultura e incontro rimangano genuinamente aperti e accessibili a tutti.

Con l'afflusso di nuove chiese costruite dopo la Seconda Guerra Mondiale, questi edifici ecclesiastici  simboleggiavano l'emergere di una nuova democrazia.

Ora abbandonati, Manifesta esplora come potrebbero essere riconsiderati come spazi che rafforzano la società civile e lo spirito comunitario. L'importanza della prossimità e la necessità di creare spazi pubblici non commerciali dove le comunità possano incontrarsi, trascorrere del tempo e godersi la vita quotidiana sono tra le questioni chiave individuate nella Visione Urbana e nel quadro concettuale della biennale. 

Manifesta 16 Ruhr si propone di avviare un dibattito tra i responsabili politici e gli amministratori locali su come affrontare la realtà che oltre 20.000 chiese in tutta la Germania saranno abbandonate e sconsacrate nel prossimo decennio. 

Accanto al patrimonio industriale della regione,Manifesta 16 Ruhr esplora le storie umane della Germania del dopoguerra e le narrazioni migratorie che hanno plasmato la regione della Ruhr. Mentre la storia industriale ha spesso celebrato la solidarietà dei minatori e la forza del lavoro, le voci individuali, in particolare quelle dei migranti provenienti da contesti diversi, sono rimaste spesso sottorappresentate.