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06/02/26

Paris Internationale a Milano


Un nuovo capitolo internazionale all'incrocio tra Milano Art Week e Milano Design Week

Dal 18 al 21 aprile 2026, con un'anteprima VIP il 17 aprile, Paris Internationale Milano segna un passo decisivo nell'evoluzione della fiera. Organizzata durante la Milano Art Week e i giorni di apertura della Milano Design Week, crea un'eccezionale convergenza tra l'arte e uno degli eventi di design più influenti al mondo. Concepita come una piattaforma mirata e rigorosamente curata, questa prima edizione fuori dalla Francia riafferma la duplice identità di Paris Internationale: luogo di scoperta e mercato affidabile per l'arte contemporanea.

Da tempo riconosciuta per il suo ruolo centrale nel design, nell'architettura e nella cultura visiva, Milano ospita oggi una scena artistica vibrante e sperimentale, profondamente radicata nella storia e al tempo stesso attiva nel plasmare le pratiche contemporanee. Questo contesto rende Milano la cornice naturale per Paris Internationale, una città in cui collezionismo, produzione e scambio intellettuale sono strettamente intrecciati: un contesto locale che la fiera celebrerà attraverso collaborazioni che saranno presto annunciate. In questo contesto, la sovrapposizione con il Salone del Mobile amplifica un ecosistema locale già vivace, portando un afflusso eccezionale di visitatori internazionali – accanto alla consolidata comunità milanese di collezionisti, designer e attori culturali – e rafforzando il posizionamento della fiera all'intersezione tra arte contemporanea e industrie creative più ampie.


Anteprima VIP 17 aprile

Paris Internationale Milano riunisce un gruppo selezionato di gallerie internazionali i cui programmi combinano ambizione, criticità e impegno a lungo termine nei confronti dei propri artisti. La fiera è concepita come un luogo in cui attenzione e tempo permettono incontri significativi con le opere d'arte, che spesso portano ad acquisizioni sicure da parte di collezionisti privati ​​e istituzioni. Fedele alla sua etica fondante, Paris Internationale privilegia la profondità rispetto al volume, offrendo un formato intimo e volutamente limitato che si rivolge sia ai collezionisti emergenti che agli intenditori esperti, nonché alle collezioni istituzionali di ogni dimensione.

Come afferma Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano: "È anche un riconoscimento del lavoro svolto per rendere la nostra città un punto di riferimento per l'arte contemporanea, un luogo dove le energie internazionali si incontrano e crescono insieme. Milano vanta una lunga tradizione nell'arte contemporanea, che negli ultimi anni si è ulteriormente rafforzata grazie a un ecosistema culturale sempre più dinamico e interconnesso".


Un punto di riferimento del modernismo del dopoguerra nel cuore di Milano

Paris Internationale Milano si svolgerà in un edificio storico degli anni '50 vicino a Milano Centrale, con 2.000 m² di spazio espositivo: Palazzo Galbani in Via Fabio Filzi, un esempio lampante del modernismo del dopoguerra progettato tra il 1956 e il 1959, con ingegneria strutturale di Pier Luigi Nervi, celebre per la sua forma prismatica e l'elegante facciata continua, oggi oggetto di un restauro conservativo da parte di Park, che ne ripristina l'originale espressione strutturale e la chiarezza spaziale per una nuova era di utilizzo. La scenografia della fiera è sviluppata in stretta collaborazione con lo studio di architettura svizzero Christ & Gantenbein, proseguendo un dialogo a lungo termine che ha plasmato l'identità spaziale di Paris Internationale nel corso di diverse edizioni. L'architettura consente presentazioni generose e un coinvolgimento prolungato con le opere, il tutto completato da un ristorante e un bar che prolungano l'esperienza per tutto il giorno.

Il format riunirà circa 35 partecipanti internazionali selezionati per il rigore e la chiarezza dei loro programmi. Parallelamente alle mostre, un programma conciso di conferenze ed eventi contestualizzerà ulteriormente le presentazioni, rafforzando il ruolo di Paris Internationale come piattaforma pensata per l'attenzione, l'impegno e il coinvolgimento a lungo termine con l'arte contemporanea.

05/02/26

Sarah Grilo da Lelong



La Galerie Lelong  presente le opere dell'artista Sarah Grilo che nacque a Buenos Aires nel 1917. Negli anni '50 iniziò a creare opere figurative influenzate dal Cubismo. Si evolse rapidamente verso l'astrazione geometrica quando si unì al gruppo "Artistas Modernos de la Argentina", che espose allo Stedelijk Museum di Amsterdam e al Museo d'Arte Moderno di Rio de Janeiro.

Dal 1954 al 1961, Sarah Grilo visse a Parigi, dove la sua opera astratta assunse una dimensione più lirica. Riuscì a trasferirsi a New York nel 1962 grazie a una borsa di studio Guggenheim. Il suo lavoro prese una svolta decisiva, ispirata dall'immersione in un nuovo paesaggio urbano e dalla scoperta dell'arte americana dell'epoca. Queste superfici vibranti sono animate dalle luci lampeggianti di insegne e pubblicità, con numeri, lettere, graffiti e slogan pubblicitari che si mescolano a gocce di vernice. Sarah Grilo ha continuato a sviluppare questo nuovo linguaggio visivo a Parigi e Madrid dal 1970 fino alla sua morte nel 2007.

La mostra presenta opere degli anni Settanta e Ottanta, periodo durante il quale l'artista ha lavorato alternativamente a Parigi e in Spagna (Madrid, Marbella). Amava giocare con permutazioni, frammentazioni e inversioni di elementi. Nella sua mente, questo era legato all'osservazione matematica: "El orden de los factores no altera el producto" (l'ordine dei fattori non altera il prodotto), che ha usato come titolo di uno dei suoi dipinti: "Desorden de los factores".

04/02/26

Alla Pinacoteca Agnelli nel 2026


Ecco le proposte espositive della Pinacoteca per la primavera e l’estate, che prenderanno avvio a partire da giovedì 30 aprile 2026, con una mostra dedicata a Walter Pfeiffer, una nuova edizione di Beyond the Collection con protagonista Amedeo Modigliani e due installazioni sulla Pista 500 di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli.

Per l’autunno e l’inverno, in contemporanea con Artissima e con l’art week torinese 2026, da venerdì 30 ottobre 2026, l’istituzione presenterà al pubblico una grande retrospettiva dedicata ad Alberto Savinio, una nuova edizione di Beyond the Collection ideata da Chris Ofili e un’installazione sulla Pista 500 di Iris Touliatou, vincitrice dell’edizione 2025 del Premio Pista 500 in collaborazione con Artissima.


Mostra: Walter Pfeiffer

Dal 30 aprile al 13 settembre 2026

Una mostra retrospettiva dedicata all’artista Walter Pfeiffer (1946, Beggingen; vive e lavora a Zurigo) ripercorrerà la sua prolifica carriera di fotografo pioniere, capace di ridefinire la bellezza e lo stile e trasformare l’ordinario in glamour. L’esposizione presenterà serie iconiche e immagini inedite dei suoi soggetti – dal nudo al paesaggio, dalla natura morta al corpo performante – testimoniando il suo sguardo intimo e pop tra vita, moda e desiderio.


Beyond the Collection: Amedeo Modigliani Dal 30 aprile al 13 settembre 2026

Il progetto metterà in dialogo quattro capolavori di Amedeo Modigliani (1888, Livorno–1920, Parigi), invitando il pubblico a scoprirli da prospettive nuove, anche grazie alle rivelazioni emerse dalle più recenti ricerche scientifiche.


La Pista 500: Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli Dal 30 aprile 2026

La Pista 500, il progetto artistico di Pinacoteca sull’iconica pista di collaudo delle automobili FIAT, si arricchirà di nuove installazioni site-specific di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli. Le opere riattiveranno gli spazi della Pista e della Rampa attraverso dialoghi inaspettati con l’architettura dell’edificio e le sue implicazioni.

Nathalie Du Pasquier (1957, Bordeaux; vive e lavora a Milano) presenterà una nuova installazione per gli spazi all’aperto della Pista 500. Estendendosi per tutta la lunghezza del Lingotto, l’intervento attiverà l’architettura dell’edificio, fondendo forma, colore e paesaggio.

Nella Rampa ellittica dell’ex fabbrica FIAT, Peter Fischli (1952, Zurigo, dove vive e lavora) metterà in relazione lo spazio architettonico con i meccanismi ripetuti dell’esperienza, tra viaggio, percezione, scoperta e meraviglia.


Mostra: Alberto Savinio Dal 30 ottobre 2026

Il pittore d’avanguardia Alberto Savinio (1891, Atene–1952, Roma) sarà protagonista di una grande retrospettiva che metterà in luce il suo contributo rivoluzionario all’arte del Novecento e la sua attualità nel dibattito contemporaneo sulla pittura. La mostra presenterà Alberto Savinio come un autore classico, un uomo rinascimentale, un intellettuale postmoderno e, allo stesso tempo, un artista del futuro.


Beyond the Collection: Chris Ofili Dal 30 ottobre 2026

L’artista Chris Ofili (1968, Manchester; vive e lavora a Port of Spain, Trinidad e Tobago) presenterà una nuova serie di opere in dialogo con la Collezione Permanente della Pinacoteca. Nei suoi dipinti e disegni, Ofili fonde esperienze personali, diversi riferimenti culturali e personaggi mitici e storici in composizioni vibranti, che giustappongono astrazione e figurazione.


La Pista 500: Iris Touliatou Dal 30 ottobre 2026

Una nuova installazione di Iris Touliatou (1981, Atene, dove vive e lavora) metterà in discussione il formato del billboard sulla Pista 500, riflettendo sul Lingotto in quanto sito e sulla FIAT quale fonte di ricerca.Touliatou è la vincitrice dell’edizione 2025 del Premio Pista 500, in collaborazione con Artissima.


PINACOTECA AGNELLI

Rilanciata nel 2022 con una rinnovata visione contemporanea, Pinacoteca Agnelli è il museo sul tetto del Lingotto, l’ex stabilimento FIAT di Torino. La programmazione della Pinacoteca mette in relazione passato e presente attraverso la produzione di mostre temporanee dedicate ai pionieri dell’arte contemporanea, progetti espositivi volti a riattivare la storica Collezione Permanente e una serie di commissioni site-specific sulla Pista 500 di artiste e artisti internazionali.

 

BEYOND THE COLLECTION

Beyond the Collection è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la Collezione Permanente del museo. Attraverso il coinvolgimento di artiste e artisti contemporanei e la collaborazione con altre prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, alcune opere della collezione diventano il punto focale di nuovi allestimenti e di nuove narrazioni, che possano rileggere il patrimonio storico attraverso le tematiche della contemporaneità.

 LA PISTA 500

La Pista 500 è un progetto artistico che nasce nel 2022 come iniziativa di scultura pubblica della Pinacoteca Agnelli. La Pista 500, storico circuito di collaudo delle automobili Fiat sul tetto del Lingotto, è oggi una passeggiata panoramica nell’arte. Un parco sospeso a 28 metri di altezza, con più di 40.000 piante di oltre 300 specie autoctone, che si arricchisce regolarmente di nuove installazioni ideate specificamente da artisti internazionali in dialogo con architettura e paesaggio.

03/02/26

Richard Pousette-Dart da Pace

 



A New York la galleria Pace ospita Richard Pousette-Dart: Geometry of Summer fino al 28 febbraio 2026. La mostra mette in luce una selezione di opere create da Richard Pousette-Dart tra il 1974 e il 1992 nell'ambiente naturale e luminoso della sua casa e studio nella contea di Rockland, New York.



Basandosi sulla mostra del 2022 " Richard Pousette-Dart: Spirito e Sostanza degli anni '50 a New York", questa presentazione si concentra sugli ultimi due decenni della vita dell'artista, in cui ha continuato a esplorare le complesse relazioni tra luce e forma, tra fisico e visivo, tra corpo e spirito. " Geometry of Summer" sarà la settima mostra dedicata a Pousette-Dart allestita da Pace da quando la galleria ha iniziato a rappresentare il suo lascito nel 2013.

02/02/26

Venezia per il 2026


Francesco Guardi Festa della Sensa in Piazza San Marco 61 × 91 cm Lisbona, Museo Calouste Gulbenkian

Per il 2026 la Fondazione Musei Civici di Venezia, presentato, nelle sue 13 sedi ma non solo, il grande lavoro di squadra per realizzare mostre memorabili. Nell'anno della Biennale d'Arte il MUVE spazia dall’indagine archeologica - con la grande mostra a Palazzo Ducale dedicata a Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari - passando per la storia della Serenissima, delle civiltà veneziane e della laguna veneta, con il rinnovamento del percorso del Museo Correr, gli interventi di valorizzazione al Museo di Torcello e le ricerche del Museo di Storia Naturale.

Ma ci sarà anche musica e teatro, l’arte delle “civiltà del Settecento” con i musei di Ca’ Rezzonico, il Museo di Palazzo Mocenigo e la Casa di Carlo Goldoni, fino alle esplorazioni del moderno, contemporaneo e attualità, con Jenny Saville a Ca’ Pesaro e Erwin Wurm al Museo Fortuny, al saper fare e alle nuove produzioni artistiche, rispondendo alle necessità della cultura, delle persone, dei visitatori, di tutti.
Ma eccovi la programmazione.
 
Area Marciana

L’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale è sede della grande mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari (6 marzo – 29 settembre 2026, anteprima stampa 5 marzo) a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, focalizzata sul ruolo rivestito dalle acque nell’orizzonte del sacro sia del popolo etrusco che di quello veneto, con oltre 700 reperti provenienti da prestigiose istituzioni e musei nazionali. Il dialogo tra antico e contemporaneo trova casa nel “Museo della città”, il Museo Correr: nella Sala Quattro Porte con l’intervento di Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico (27 febbraio – 30 giugno, anteprima stampa 26 gennaio) installazione ambientale di più opere concepite dall’artista iraniano per lo spazio. Le Sale Canoviane ospitano Dialoghi canoviani. Spiral Economy. Charrière and Canova (30 aprile – 22 novembre 2026) un dialogo tra l’artista franco-svizzero Julian Charrière e Antonio Canova che svelano la poesia della materialità.

Idee e progetti accompagnano i visitatori verso la nascita del “Grande Correr”, che aprirà nel 2027: un piano per il rinnovo del percorso espositivo al primo piano, attraverso Storia e Civiltà di Venezia, tra Stato, istituzioni, città, arti e che si integra con la restituzione dello spazio espositivo del secondo piano, attualmente in corso.

 
I musei del Moderno e Contemporaneo

È la Galleria d’arte Moderna Ca’ Pesaro ad inaugurare la stagione espositiva delle grandi monografiche e delle indagini dedicate ai protagonisti della pittura contemporanea: dal 28 marzo al 22 novembre 2026 (anteprima stampa 27 marzo 2026) il museo accoglie la prima, ampia esposizione a Venezia con Jenny Saville a Ca’ Pesaro, con una esposizione concepita per raccontare una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea, ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri, accanto a nuove opere realizzate per l’occasione.

Nelle giornate veneziane più intense per il pubblico del contemporaneo, nelle Sale Dom Pérignon al secondo piano di Ca’ Pesaro inaugura Hernan Bas. I visitatori (dal 7 maggio al 30 agosto 2026, anteprima stampa 6 maggio) con oltre trenta nuove opere esposte in un’installazione immersiva concepita appositamente per Ca’ Pesaro. Sempre nelle Sale Dom Pérignon il 2026 prosegue con progetti di valorizzazione di maestri legati alla ricerca sul territorio, che hanno deciso di lasciare alle collezioni civiche veneziane testimonianze della loro produzione; Gianmaria Potenza. Io, Venezia. Forma, luce, materia dal 3 ottobre al 22 novembre, un riconoscimento all’autore nell’anno del suo novantesimo compleanno; Omaggio a Silvio Gagno a cura di Sileno Salvagnini (dal 12 dicembre al 7 febbraio 2027) con una rassegna che ne descrive l’avventura artistica.

La stagione del Museo Fortuny apre con Diafanés e un tributo all’artista lombardo Antonio Scaccabarozzi, attraverso l’approfondimento di tre momenti centrali nella sua ricerca. A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, con Associazione Archivio Antonio Scaccabarozzi e Galleria Clivio, la mostra è aperta dal 28 gennaio al 6 aprile 2026 (inaugurazione e anteprima stampa, 27 gennaio 2026).

Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 (anteprima stampa 5 maggio) la casa – atelier di Mariano Fortuny ed Henriette Nigrin presenta, per la prima volta in Italia, un’ampia mostra monografica dedicata allo scultore austriaco Erwin Wurm: un’indagine sul suo lavoro e sul concetto stesso di scultura, dove vengono messe in discussione le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, tra questioni filosofiche, psicologiche e sociali essenziali, trattate con l’inconfondibile umorismo.

Parte delle attività per le celebrazioni per i 50 anni dalla nascita del Museo, prosegue l’indagine e la testimonianza del ruolo primario di Henriette Nigrin nella gestione dell’atelier tessile, con l’approfondimento e l’esposizione di tessuti per moda e arredamento.
Il 2026 è l’anno del restauro e della presentazione dell’album Ciel di Mariano Fortuny, un progetto visionario sugli studi degli effetti atmosferici e della luce.
 
I musei del Settecento

Un anno speciale per Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano che dal 7 marzo all’8 giugno, accoglie I Guardi della Collezione Gulbenkian, in un'esposizione che porta il nucleo di opere più preziose del museo portoghese a Venezia. Dipinti di Francesco Guardi databili tra il 1770 e 1790, in dialogo con disegni provenienti dal Gabinetto del Museo del Settecento Veneziano.

Nel corso dell’estate il museo presenta la Donazione Rubelli (dal 24 giugno al 7 settembre 2026), la collezione di disegni di Alessandro Favaretto Rubelli, fautore del successo dell’omonima impresa di tessuti e fine collezionista. Uno splendido, nuovo tassello che arricchisce le raccolte di grafica antica, con la donazione di disegni di artisti veneti tra Cinquecento e Settecento, con Canaletto, Giandomenico Tiepolo, Palma il Giovane, Sebastiano e Marco Ricci.  In autunno, dal 23 settembre 2026 all’11 gennaio 2027 Ca’ Rezzonico presenta Album Romantici, un’esposizione dedicata agli album di disegni ottocenteschi a conclusione del restauro di tre importanti pezzi, appartenuti ad altrettanti protagonisti della vita culturale veneziana del XIX secolo.

Punto di riferimento per la storia della moda, del tessuto, del costume e del profumo, dal 20 maggio all’8 novembre 2026 il Museo di Palazzo Mocenigo apre all’indagine dell’artista libanese Mouna Rebeiz con la mostra Le tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo, in cui il copricapo conico in lana o seta rossa, unicamente maschile, diventa elemento caratterizzante di nudi femminili. Infine, nelle sale del piano nobile della Casa di Carlo Goldoni, un nuovo allestimento illustra il teatro goldoniano attraverso dipinti e arredi settecenteschi, ricreando ambientazioni tratte dalle commedie dell’autore. Un percorso arricchito da un focus dedicato al teatro musicale, che nel Settecento raggiunse il suo massimo splendore.
 
Il Museo di Storia Naturale
Dopo un intenso anno dedicato, in modo particolare, all’indagine sulla Laguna Veneta - che sarà protagonista di due nuove sale nello spazio espositivo permanente - tra le principali attività 2026 di divulgazione e restituzione al pubblico il museo propone il progetto fotografico e di comunicazione scientifica Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico: un’esposizione in programma dal 5 giugno al 13 settembre 2026 a cura di Lorenzo Peter Castelletto e realizzato con Area protetta Marina di Miramare (WWF) e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale, per svelare il “dietro le quinte” di un ambiente affascinante sospeso tra terra e mare.

 
I Musei delle Isole

Particolarmente significativo per il Museo del Vetro di Murano è la restituzione, tra la fine del 2026 e il 2027, del nuovo spazio museale, grazie agli interventi strutturali che permetteranno di rendere ancora più esaustivo il capitolo dedicato all’arte del vetro veneziano – e non solo – novecentesco e contemporaneo. Il nuovo padiglione di oltre 1300 metri quadrati, un tempo fabbrica di conterie, viene così accorpato alla sede principale del Museo per diventare spazio dedicato alle storie di fabbrica e di famiglia del XX secolo, alle donazioni di autori contemporanei e designer - tra cui la donazione del gallerista newyorkese Berry Friedman e della ditta Carlo Moretti - fino all’ultima sezione dedicata ai lampadari contemporanei. Tra le mostre temporanee in programma, oltre ai progetti connessi alla The Venice Glass Week, dal 12 giugno 2026 al 30 marzo 2027 il museo ospita l’esposizione Babel, con opere del noto artista muranese Marco Toso Borella.
 
A Burano, insieme alle molte attività educative, di formazione e diffusione dell’arte del merletto, torna per l’undicesima edizione il concorso Un merletto per Venezia, dedicato alla creatività contemporanea; come da tradizione, la premiazione è fissata per il 14 giugno, contestualmente all’apertura al pubblico della mostra I merletti delle Biennali (fino all’8 gennaio 2027). A pochi minuti da Burano, il Museo di Torcello arricchisce il presidio dei musei in laguna: collegandosi fisicamente alla rete dei musei delle isole e inserendosi, con la sezione archeologica, medievale e moderna, nel racconto della storia di Venezia, tra civiltà della laguna e storia del collezionismo, prologo della narrazione sviluppata nelle altre sedi.
 
MUVE a Mestre: spazi espositivi, progetti culturali e la nascita di un nuovo museo
L’attesa nella primavera del 2026 è con l’apertura del nuovo museo di arte contemporanea in città: MUVEC, la Casa delle Contemporaneità, che prende forma permanente al Centro Culturale Candiani, al termine di importanti lavori per ridisegnare struttura e funzioni dell’edificio. Un ingresso dedicato conduce al secondo piano e alla collezione permanente: una selezione di opere delle collezioni civiche di arte moderna e contemporanea di Ca’ Pesaro, con percorso dedicato all’arte dal 1948 a oggi. Il progetto invita a riflettere sul significato di arte contemporanea, mettendo in dialogo le principali esperienze internazionali transitate da Venezia e le ricerche artistiche sviluppatesi nel territorio.

Il percorso, articolato in 60 opere di oltre 50 artisti, si snoda in tre nuclei tematici, che attraversano le trasformazioni dell’arte e della società dal secondo dopoguerra al nuovo millennio, indagando i temi del corpo, della materia e della città come spazio di vita, dialogo e conflitto: Costruzione, Ricostruzione e Decostruzione. Tre percorsi strutturati su due livelli di lettura complementari: l’arte internazionale, e le esperienze locali, che si intrecciano e si arricchiscono reciprocamente.
 
Il terzo piano resta dedicato alle mostre temporanee, con un rinnovato spazio espositivo che valorizza le molte contemporaneità delle raccolte civiche, proseguendo il ciclo di mostre sui Maestri del Novecento – dal 26 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 con Klimt, Schiele, Kokoshka e il corpo nell’arte contemporanea - e ospitando il Premio Mestre di Pittura, che nel 2026 celebra la sua decima edizione.

Verso un distretto culturale, artistico e creativo, MUVE a Mestre è impegnata nella programmazione dell’Emeroteca dell’Arte, luogo di aggregazione per la cittadinanza, la comunità artistica e centro di produzione, con in 10 artisti residenti del Bando congiunto con Fondazione Bevilacqua La Masa, più i tre vincitori dei concorsi Artefici del Nostro Tempo e Premio Mestre di Pittura. Spazi di lavoro che si uniscono, in stretta continuità, ad opportunità espositive con le mostre che nascono nella nuova Casermetta Est di Forte Marghera: nuova sede per Artefici del nostro tempo, dal 20 giugno al 27 settembre 2026 e la mostra di fine residenza per gli artisti dell’Emeroteca dell’Arte con Bevilacqua La Masa, tra l’autunno del 2026 e la primavera del 2027, fino alle occasioni di connessioni e contaminazioni che nasceranno nella futura factory del Palaplip. 


01/02/26

Peter Schuyff a Londra



A Londra la galleria Massimo De Carlo propone la mostra "A Great Sufficiency" , la prima personale di Peter Schuyff presso lo spazio della city.

La mostra riunisce opere plasmate dal conteggio, dalla ripetizione e dal lavoro manuale prolungato, trattando la pittura come un'economia autonoma di lavoro e attenzione. 

Il titolo allude a un senso di pienezza – né troppo né troppo poco – e riflette la resistenza di Schuyff all'eccessiva spiegazione, nonché la sua convinzione che la pittura trovi il suo significato attraverso l'atto stesso del fare.


31/01/26

Prossimamente Serpentine Pavilion 2026

Serpentine Pavilion 2026, una serpentina, progettata da LANZA atelier. Rendering, vista aerea. © LANZA atelier


La Serpentine Gallery di Londra è lieta di annunciare che lo studio di architettura messicano LANZA atelier, fondato da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, è stato selezionato per progettare il Padiglione 2026. Intitolato "Serpentine" , il Padiglione di LANZA atelier sarà presentato al pubblico presso la Serpentine South il 6 giugno 2026, con Goldman Sachs a supporto del progetto annuale per il 12° anno consecutivo. Mentre il Padiglione raggiunge la sua 25a edizione, Serpentine celebrerà questo importante anniversario attraverso una partnership speciale con la Fondazione Zaha Hadid.

Nel corso della sua storia, il Serpentine Pavilion è diventato una vetrina molto attesa per i talenti emergenti. Nel corso degli anni, il Padiglione si è evoluto come piattaforma pubblica e artistica partecipativa per i programmi sperimentali, interdisciplinari, comunitari e formativi della Serpentine.

LANZA atelier, fondato nel 2015 da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, è uno studio di architettura con sede a Città del Messico. La loro pratica collaborativa affonda le sue radici nel quotidiano e nell'informale, con attenzione a come tecnologia, artigianato e intelligenza spaziale emergano in condizioni inaspettate. Il loro lavoro individua la bellezza nell'uso, nell'assemblaggio e nell'incontro, proponendo modalità per costruire quel dialogo in primo piano e quell'esperienza collettiva.


30/01/26

Affrettati Lentamente

Foto mostra di Daniele Molajoli

La Fondazione Memmo di Roma ospita, fino al 12 aprile 2026, "Affrettati Lentamente", undicesimo capitolo di Conversation Piece, ciclo di mostre con cadenza annuale a cura di Marcello Smarrelli, nato con l’intento di restituire una panoramica degli artisti italiani e stranieri che scelgono Roma come luogo di residenza e di ricerca.

Un progetto curatoriale di grande successo, che ha già coinvolto oltre sessanta tra gli artisti più interessanti della scena contemporanea internazionale.

Il titolo della mostra, Affrettati lentamente, si ispira alla celebre locuzione latina festìna lente attribuita dallo storico romano Svetonio all’imperatore Augusto che unisce in un ossimoro due concetti antitetici – velocità e lentezza – per indicare un agire tempestivo e deciso, ma al tempo stesso cauto e riflessivo.

Erasmo da Rotterdam, negli Adagia del 1508, racconta che Aldo Manuzio gli mostrò un denario di Tito con l’immagine dell’imperatore e il simbolo dell’ancora intrecciata a un delfino: allegoria del motto festina lente che unisce rapidità e lentezza. In questo senso è ripreso da Italo Calvino nelle Lezioni americane, per esprimere il tempo della creatività: un’immediatezza che nasce da una lunga sedimentazione, un’intuizione fulminea resa possibile da pazienti aggiustamenti. La tensione tra urgenza e riflessione richiama anche la distinzione aristotelica tra praxis e théôria, descrivendo bene il ritmo alternato dell’atto artistico che può emergere improvviso o maturare lentamente, ma sempre attraverso un processo profondo di organizzazione dei saperi. Nell’epoca della comunicazione veloce, questa dialettica tra rapidità e profondità diventa cruciale, e le immagini tornano a occupare un ruolo centrale, quasi sacrale.

Come di consueto, anche agli artisti di questa undicesima edizione è stato chiesto di confrontarsi con un tema di risonanza universale, ma intimamente legato alla storia dell’arte, alla città di Roma e alla sua storia millenaria.

Esiste un tempo interno alle opere d’arte? Come si percepisce, come si misura e quale valore assume, reale o simbolico, nel processo creativo?

Queste alcune delle riflessioni proposte agli artisti invitati: Alicja Kwade (1979, Katowice, Polonia), vincitrice del Premio Roma 2025-26 presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo; Paul Maheke (1985, Brive-la-Gaillarde, Francia) e Enrique Ramírez (1979, Santiago del Cile, Cile), entrambi pensionnaires 2025-26 presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici; Prem Sahib (1982, Londra), BSR – British School at Rome Abbey Fellow 2025-26; Henry Taylor (1958, Ventura, California).

Le opere esposte, realizzate appositamente per gli spazi della Fondazione Memmo o presentate per la prima volta a Roma, riflettono sul tempo dell’arte, raccontandolo attraverso modalità e linguaggi differenti. L’opera d’arte diventa, così, un peculiare misuratore del tempo, il cui funzionamento va di volta in volta decodificato.

Foto mostra di Daniele Molajoli

Attraverso le sue installazioni, Alicja Kwade invita a riconsiderare i meccanismi della percezione e della conoscenza che entrano in gioco nella vita di tutti i giorni. Il suo linguaggio si fonda sulla capacità di decostruire e decontestualizzare gli oggetti comuni per generare prospettive impreviste e punti di vista inediti su convenzioni socialmente condivise. Con le sue opere – spesso concepite in dialogo con l’architettura, lo spazio esterno e i fenomeni naturali – Kwade esplora i concetti di tempo e spazio con l’obiettivo di introdurre una sensazione di derealizzazione del mondo.

L’opera in mostra, Superheavy Skies (2024) è una struttura metallica mobile che consente a singoli elementi di fluttuare liberamente nello spazio. Kwade sfida la percezione visiva dello spettatore agganciando imponenti massi a sottili tondini metallici, creando così un contrasto netto. I bracci della scultura, ispirata ai mobiles di Calder, sono messi in movimento dall’interazione di forze fisiche che ne regolano l’equilibrio. Altri due lavori fanno da contrappunto all’installazione centrale. Da un lato, la scultura Assumption of Distinct Qualities (2025), composta da una pietra che sembra animarsi dall’interno, mentre un ramo di legno cresce organicamente scavandola e attraversandola. Dall’altro, l’opera su carta From light to dark in 3 months XII (91 days/2184) (2025) in cui Kwade utilizza delle lancette di orologio in ottone per misurare e visualizzare idealmente il tempo: ogni lancetta rappresenta una singola ora, accompagnando una meditazione poetica sul tempo, sul cambiamento e sulle forze invisibili che plasmano il nostro mondo.

La ricerca di Paul Maheke affonda le sue radici nel pensiero decoloniale ed emancipatorio, mettendo in discussione identità e memoria attraverso la lente della storia. Giocando con l’alternanza di strati trasparenti e opachi – sia in senso letterale che metaforico – l’artista indaga gli elementi che modellano l’immaginario collettivo. Attraverso installazioni, disegni e testi, Maheke ci invita a considerare il corpo come un archivio costantemente reinventato e riscritto - un territorio con una propria cartografia, in cui storie personali e collettive si incontrano e si trasformano.

Per la mostra l’artista ha realizzato una nuova installazione site-specific composta da cinque opere su plexiglass specchiato e alluminio, inserite all’interno di una sala dalle pareti interamente dipinte e rivestite di tende sottili. Attingendo all’iconografia funeraria conservata negli archivi, nei cimiteri romani e non solo, l’opera evoca una coreografia di fantasmi in cui passato e presente si intrecciano. Attraverso questi incontri spettrali, Maheke riflette sulla visibilità, sull’esclusione e sulle sopravvivenze sociali delle storie marginalizzate nel contesto contemporaneo di Roma.

Nella sua pratica Enrique Ramírez combina video, fotografia, suono e installazione per esplorare forme narrative in cui sogno e realtà si confondono per trascendere confini e periodi storici. Mantenendo un equilibrio sottile tra il poetico e il politico, Ramírez costruisce narrazioni stratificate incentrate su un elemento che ricorre in maniera quasi ossessiva: il mare. Spazio della memoria in perpetuo movimento, il mare diventa un luogo di proiezione narrativa in cui il destino del Cile, suo paese d’origine, si intreccia con storie più ampie di viaggi, conquiste e migrazioni.

L’allestimento, concepito come una sequenza temporale, attraversa un ampio spettro di tecniche e materiali: fotografia, collage, installazioni luminose, video, scultura, suono. Nelle fotografie e nei collage della serie Flotilla (2025), le piccole composizioni di immagini e frammenti di vela in dacron evocano flotte fragili e percorsi sospesi, rappresentando il viaggio come esperienza collettiva e insieme individuale, instabile e incerta. I due lightbox - Cruz en un mar – horizonte (2025) - trasformano il paesaggio marino in un memoriale simbolico, dove luce e trasparenze amplificano le assenze e le perdite, mentre il video Mar, la fin prévue (2019) restituisce il mare come spazio sospeso tra promessa di libertà e destino, riconsegnando una percezione meditativa dello scorrere del tempo. Cuatro lamentos a un paisaje (2023) è una scultura mobile e sonora che introduce un’ulteriore dimensione sensoriale. Ispirata a strumenti ancestrali di uso comune, originari dall’Ecuador e dal nord del Cile e del Perù, la scultura fa in modo che l’aria e l’acqua al suo interno generino suoni spontanei. Un paesaggio sonoro che diventa un atto meditativo trasformando il suono in immagine.

Nella pratica di Prem Sahib, il tempo si manifesta come dimensione emotiva e spaziale più che cronologica: un tempo stratificato, in cui passato e presente coesistono nelle tracce dei corpi lasciate negli spazi che li hanno accolti. La ricerca di Sahib esplora la sessualità, l'intimità e il desiderio nell'ambito delle comunità queer; il suo minimalismo rende visibile una temporalità non sincronica, fatta di memorie, desideri e assenze, diventando un modo per interrogare la durata emotiva delle esperienze e la loro persistenza nello spazio.

Helix III (2018) è un rilievo in gesso, con al centro una figura maschile che incarna il corpo “ideale” dell’antichità, su cui l’artista è intervenuto inserendo lungo i bordi pesanti piercing in acciaio cromato, in netto contrasto con la posa classica della figura maschile. Il rilievo, copia di un originale neoclassico, era collocato nella sauna gay “Chariots” nell’East End di Londra, chiusa nel 2016 per lasciare spazio alla costruzione di un hotel di lusso. Salvando dalla quasi distruzione oggetti di rilevanza storica queer e rielaborandone la memoria simbolica, Sahib attinge da un’archeologia urbana capace di ripensare il tempo e la memoria.

Con la sua pittura Henry Taylor cattura frammenti di tempo. I soggetti dei suoi dipinti emergono da una ricerca che attinge alla memoria personale e collettiva, intrecciando biografia, cultura e storia. Nel suo studio convivono ritagli di giornale, fotografie d’archivio del movimento per i diritti civili, scatti di volti noti o sconosciuti.

Il titolo del dipinto esposto, Hershal Earl, when he was young, a youth (2022), sottolinea esplicitamente la condizione giovanile del soggetto. La figura, ritratta frontalmente e a pieno volto, occupa una tela di dimensioni imponenti, scelta che amplifica la presenza del giovane e ne accentua il valore simbolico e identitario. Con gesti rapidi, tocchi di colore saturo e fitte campiture, Taylor è in grado di afferrare un’emozione prima che svanisca. Le sue opere, popolate da figure della comunità nera e da simboli di lotte storiche, attraversano l’intero spettro della condizione umana e diventano biografie visive, testimonianze permanenti della storia di singoli individui e di intere comunità.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione, in uscita nella primavera del 2026.
Si ringraziano per la collaborazione l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e la BSR – British School at Rome.


Foto mostra di Daniele Molajoli


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Conversation Piece – il progetto

Conversation Piece nasce dalla volontà della Fondazione Memmo di monitorare costantemente la scena artistica contemporanea della città e, in particolare, l’attività delle accademie e degli istituti di cultura stranieri, dove tradizionalmente completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Attraverso queste mostre e altre iniziative, la Fondazione Memmo vuole porsi come un amplificatore del lavoro di queste istituzioni. Il titolo del ciclo si ispira a uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (1974), una chiara metafora del confronto tra generazioni e dei rapporti di odio e amore tra antico e moderno; ma Conversation Piece era anche un genere pittorico diffuso tra XVII e XVIII sec., caratterizzato da gruppi di persone in conversazione tra loro o colti in atteggiamenti di vita familiare. La mostra, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo. Negli anni hanno partecipato più di cinquanta artisti internazionali, fra cui Yto Barrada, Eric Baudelaire, Rossella Biscotti, Jos de Gruyter & Harald Thys, Piero Golia, Francesca Grilli, Invernomuto, Jonathan Monk, Philippe Rahm, Julian Rosefeldt, Marinella Senatore, Victor Man, Miltos Manetas, Yael Bartana, Claire Fontaine, Kapwani Kiwanga, Bruna Esposito, Bianca Bondi, Enzo Cucchi, Sidival Fila, Richard Mosse. 


Il curatore         
Marcello Smarrelli è Direttore artistico di Pesaro Musei, della Fondazione Pastificio Cerere di Roma, della Fondazione Ermanno Casoli di Fabriano, curator-at-large alla Fondazione Memmo di Roma, membro dell’Osservatorio regionale della cultura della Regione Marche. Dopo la laurea in Storia dell’Arte presso l’Università La Sapienza di Roma e la specializzazione in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Siena, si è dedicato allo studio dei rapporti tra estetica e pedagogia, incentrando la sua pratica curatoriale sulle questioni legate all’estetica relazionale, all’arte nello spazio pubblico e alla sua funzione educativa e formativa. Ha curato numerose mostre in istituzioni pubbliche e private, progetti d’arte pubblica, workshop di formazione con gli artisti per aziende multinazionali; il progetto E-STRAORDINARIO, ideato per la Fondazione Ermanno Casoli, basato sulla cooperazione tra artisti e impresa per la formazione aziendale, si è classificato primo al Premio Cultura+Impresa 2014. I suoi interventi critici sono pubblicati in cataloghi e riviste specializzate con le quali collabora regolarmente. È stato membro di importanti giurie per l’assegnazione di premi per l’arte contemporanea in Italia e all'estero (Curatore del Premio Ariane de Rothschild, critico selezionatore Premio Fondazione Prince Pierre de Monaco, Premio Furla, Talent Prize, Premio per la Giovane Arte Italiana, ideatore e curatore di 6artista per Civita, Allianz e Fondazione Pastificio Cerere, Premio Ermanno Casoli, Surprize per l’ABA di Urbino).

Fondazione Memmo
La Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un’attività culturale mirata ad avvicinare il mondo dell’arte al vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà. A partire dal 2012, grazie all’iniziativa di Fabiana Marenghi Vaselli Bond e Anna d’Amelio Carbone è attivo un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. Contribuire allo sviluppo del tessuto culturale nel territorio, connettersi a realtà internazionali, aprendo un dialogo con le altre istituzioni e promuovere l'interazione fra gli artisti e la città di Roma sono tra gli obiettivi della Fondazione Memmo. Performance, residenze, talk, laboratori didattici e pubblicazioni sono quindi l’occasione per promuovere il presente, come un osservatorio dedicato alla contemporaneità, per contribuire allo sviluppo del nostro futuro.  Nel 2018 la Fondazione Memmo si aggiudica il prestigioso Montblanc de la Culture Arts Patronage Award, riconoscimento grazie al quale, nel gennaio 2020, ha avviato un programma di residenze a Londra, in collaborazione con Gasworks, dedicato agli artisti italiani, proseguendo in questo modo l’attività di confronto, scambio e connessione tra artisti e istituzioni di contesti diversi. Gli artisti finora coinvolti sono Diego Marcon (2020), Adelaide Cioni (2022), Francis Offman (2023), Alice Visentin (2024), Raffaela Naldi Rossano (2025).    

 

28/01/26

Joseph Cornell a Parigi



The House on Utopia Parkway: studio di Joseph Cornell ricreato da Wes Anderson (foto di Thomas Lannes; tutte le immagini © 2025 The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation/Concesse in licenza da VAGA presso Artists Rights Society (ARS)
 

A Parigi presso la galleria Gagosian è in corso un interessante progetto espositivo ideato col noto regista Wes Anderso, si tratta della mostra "The House on Utopia Parkway: Joseph Cornell's Studio Re-Created by Wes Anderson".


CS

Una mostra ideata dal curatore Jasper Sharp e dall'acclamato regista americano. Aperta lo scorso 16 dicembre 2025, la mostra porta lo studio newyorkese dell'artista nel cuore di Parigi, trasformando la galleria al numero 9 di rue de Castiglione in un tableau meticolosamente allestito – in parte capsula del tempo, in parte scatola delle ombre a grandezza naturale – per la prima presentazione personale dell'opera di Cornell a Parigi in oltre quarant'anni.

Joseph Cornell (1903-1972) non sapeva disegnare, dipingere o scolpire e non ricevette alcuna educazione artistica formale, eppure produsse uno dei corpus di opere più originali e straordinari di qualsiasi artista del XX secolo. Sebbene non avesse mai lasciato gli Stati Uniti, la città di Parigi viveva vividamente nella sua immaginazione. Vagava per le sue strade tra cartoline, guide turistiche e conversazioni con l'amico Marcel Duchamp, e dedicò decine di opere d'arte ai suoi poeti, palazzi e protagonisti storici. Nella modesta casa di famiglia in Utopia Parkway nel Queens, a New York, che condivideva con la madre e il fratello, lavorava in uno studio seminterrato pieno di scaffali pieni di scatole da scarpe e barattoli imbiancati, pieni di oggetti raccolti durante le sue incursioni tra librerie di Manhattan, negozi di antiquariato e negozietti di quartiere. Si riferiva a questa collezione di stampe, piume, mappe, biglie, giocattoli, conchiglie e altri oggetti effimeri come al suo "reparto pezzi di ricambio". Ha fornito la materia prima per collage intricati, assemblaggi e shadow box che avrebbero influenzato generazioni di artisti, da Yayoi Kusama, Robert Rauschenberg, Betye Saar, Carolee Schneemann e Andy Warhol a molti artisti contemporanei.


The House on Utopia Parkway: studio di Joseph Cornell ricreato da Wes Anderson (foto di Thomas Lannes; tutte le immagini © 2025 The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation/Concesse in licenza da VAGA presso Artists Rights Society (ARS)

È questo mondo che Anderson e diversi suoi collaboratori di lunga data, insieme alla curatrice della mostra Cécile Degos, danno ora vita a Parigi attraverso oltre trecento oggetti e curiosità provenienti dalla collezione personale di Cornell. In questa suggestiva cornice, sono esposti diversi esempi delle shadow box dell'artista – poetici reliquiari della memoria e dell'immaginazione – tra cui Pharmacy (1943), un tempo di proprietà di Teeny e Marcel Duchamp, ispirata a un antico mobile da farmacia. Untitled (Pinturicchio Boy) (c. 1950), un'opera iconica della celebre serie Medici di Cornell , incornicia dietro un vetro color ambra diverse riproduzioni del Ritratto di ragazzo di Bernardino Pinturicchio (c. 1480-82), accostandole a mappe stradali italiane e giocattoli di legno. "Un camerino per Gille" (1939) rende omaggio al Pierrot (1718-19) di Jean-Antoine Watteau, noto anche come Gilles , conservato al Musée du Louvre, a pochi passi dalla galleria. E "Blériot II" (c. 1956) rende omaggio a Louis Blériot, l'inventore francese che fu il primo a compiere un volo a motore attraverso la Manica. Accanto a queste opere, si trovano prestiti dal Joseph Cornell Study Center dello Smithsonian American Art Museum di Washington, DC, tra cui una serie di scatole incompiute dell'artista che offrono un raro scorcio sul suo processo creativo.

La Casa di Utopia Parkway  può essere ammirata attraverso la finestra della galleria che si affaccia sulla strada, trasformando lo spazio in una scatola di Cornell a grandezza naturale. Illuminata soffusamente dall'interno, ricorda le molte ore che Cornell trascorse a lavorare fino a tarda notte.

Nel numero invernale di Gagosian Quarterly , Sharp presenta il resoconto di Sarah Lea sui visitatori dello studio di Cornell, tra cui Tony Curtis, John Lennon, Susan Sontag e Billy Wilder, oltre a numerosi artisti.


The House on Utopia Parkway: studio di Joseph Cornell ricreato da Wes Anderson (foto di Thomas Lannes; tutte le immagini © 2025 The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation/Concesse in licenza da VAGA presso Artists Rights Society (ARS)

Joseph Cornell nacque nel 1903 a Nyack, New York, e morì nel Queens, New York, nel 1972. Le sue opere sono presenti nelle collezioni del Centre Pompidou di Parigi, della Tate di Londra, del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, del Museum of Modern Art di New York, della National Gallery of Art di Washington, DC, dell'Art Institute of Chicago e del Los Angeles County Museum of Art. Cornell espose per la prima volta alla Julien Levy Gallery di New York, nella storica mostra del 1932 "Surréalisme" . Le sue opere sono state esposte anche al Pasadena Art Museum (1966-67), al Museum of Modern Art di New York (1980-81, poi alla Whitechapel Gallery di Londra, alla Kunsthalle di Düsseldorf, Germania, a Palazzo Pitti di Firenze, Italia, al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris e all'Art Institute of Chicago, 1981-82); Navigating the Imagination , Smithsonian American Art Museum, Washington, DC (2006–07); Wanderlust , Royal Academy of Arts, Londra (2015, trasferita al Kunsthistorisches Museum, Vienna, 2015–16); e Birds of a Feather , Metropolitan Museum of Art, New York (2018). 

Lo sceneggiatore, regista e produttore  Wes Anderson è nato nel 1969 a Houston, in Texas. Tra i suoi film figurano Bottle Rocket (1996), Rushmore (1998), I Tenenbaum (2001), Le avventure acquatiche di Steve Zissou  (2004), Il treno per il Darjeeling (2007), Fantastic Mr. Fox (2009), Moonrise Kingdom (2012), Grand Budapest Hotel (2014), Isle of Dogs (2018), The French Dispatch (2021) e Asteroid City (2023), oltre alla raccolta di cortometraggi The Wonderful Story of Henry Sugar and Three More (2024). Il suo ultimo film è The Phoenician Scheme , distribuito quest'anno da Focus Features.

Parallelamente alla mostra, il 21 novembre 2025 verrà inaugurata al Design Museum di Londra una mostra che ripercorre la carriera cinematografica di Anderson fino a oggi, esponendo oggetti di scena, costumi e altri oggetti provenienti dal suo archivio personale.


27/01/26

La Galleria Cuturi apre una sede a Parigi


Fra le tante novità del nuovo anno segnaliamo che fra poco aprirà uno spazio a Parigi la Galleria Cuturi  all'interno dei giardini del Palais-Royal, nel marzo 2026.

La galleria parigina inaugurerà con una mostra inaugurale curata dalla curatrice indipendente Deborah Lim, residente a Singapore, che riunirà importanti artisti del Sud-Est asiatico insieme a figure affermate della scena artistica francese. Situato al 24 della Galerie de Montpensier, nello storico quartiere del Palais-Royal, il nuovo spazio riflette l'impegno della Galleria Cuturi per l'arte contemporanea e lo scambio interculturale tra Oriente e Occidente, rendendo omaggio alla sua identità ibrida e transdisciplinare attraverso un dialogo tra arte, design e moda. L'inaugurazione rende omaggio anche all'eredità del sito con un omaggio a Didier Ludot, collezionista e pioniere dell'alta moda vintage, che aprì la sua boutique di moda parigina allo stesso indirizzo.
 
L'iniziativa parigina prevede un programma rigoroso e ambizioso, con quattro mostre annuali, ciascuna curata da un importante curatore ospite.
 
Parigi gioca un ruolo strategico, generando prestigio, legittimità e spessore simbolico. Questo posizionamento, alimentato da un programma di residenze, mostre satellite e collaborazioni transnazionali, trova ora una naturale estensione con l'apertura della Galleria Cuturi in Europa, e più specificamente a Parigi.
 
Fondata a Singapore nel 2019, la Cuturi Gallery è uno spazio artistico di nuova generazione guidato da una visione in cui l'arte incarna sia l'emancipazione che il significato. Inclusiva nella sua etica, si impegna a dare risalto alle voci di artisti e curatori emergenti. Con radici a Singapore, ma impegnata nel dialogo con l'area Asia-Pacifico e l'Europa, la galleria costruisce ponti culturali e promuove nuove forme di circolazione tra artisti, curatori e pubblico.