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Dal 2000 artblog di Domenico Olivero
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15/08/26
14/08/26
Eternità viventi
Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane
L'Hammer Museum di Los Angeles accoglie fino al 23 Agosto la mostra "Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi" presentando ventidue artisti provenienti dal Nord, Centro e Sud America che abbracciano la natura imprevedibile dei materiali viventi.
Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane
Questi artisti utilizzano materiali come avocado, cacao, achiote, cocciniglia, pietra, argilla e coloranti naturali per creare installazioni di grandi dimensioni, dipinti, opere su carta e sculture a tecnica mista.
Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane
Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane
13/08/26
15 di Google Art & Culture
Era nato il 1º febbraio 2011 come Google Art Project, oggi ribattezzato Google Arts & Culture, la piattaforma gestita dal Google Cultural Institute che collabora con oltre 2.000 istituzioni in più di 80 paesi.
Attraverso di essa tutti possono esplorare oltre 10.000 luoghi storici digitalizzati con migliaia di immagini di arte e cultura, grazie alla tecnologia Gigapixel, La fotocamera robotizzata Art Camera che scatta immagini ad altissima risoluzione (oltre 7 miliardi di pixel) per mostrare dettagli invisibili a occhio nudo nei musei.
Un grande patrimonio culturale condiviso alla portata di tutte le persone che desiderano conoscere e approfondire i tantissimi temi proposti, con interazioni e stimolanti idee educative.
11/08/26
Spazi pubblici europei
La partecipazione record di quest’anno ribadisce l’obiettivo principale del Premio: riconoscere le migliori pratiche per la democratizzazione degli spazi urbani e incoraggiare il dibattito sulle risposte a temi come l’emergenza climatica, le disuguaglianze sociali e la trasformazione della mobilità.
Il 2 e 3 luglio, la Giuria Internazionale, presieduta dall’architetto Eva Prats e comprendente Angelika Fitz, Monika Konrad, Inês Lobo, Bas Smets e Philip Ursprung, e Lluís Ortega come segretaria, si sono incontrati per selezionare i 25 progetti che saranno inseriti nel catalogo pubblicato in occasione dell’edizione e dell’Archivio del Premio Europeo per lo Spazio Pubblico Urbano, una risorsa online che riunisce
La giuria internazionale ha selezionato 25 progetti provenienti da 14 paesi europei, tra cui interventi in alcune delle più grandi città europee, tra cui Parigi, Copenaghen, Barcellona, Lisbona, Bruxelles, Vienna e Varsavia. I 25 progetti selezionati riflettono un fermo impegno per le soluzioni basate sulla natura, il riutilizzo delle infrastrutture esistenti e l'accessibilità universale.
Oltre al loro impatto sociale, la Giuria ha evidenziato il rigore formale, la sensibilità materiale e la qualità spaziale di tutti gli interventi, integrati coerentemente nel tessuto urbano esistente e creando nuovi modi di vedere e progettare lo spazio pubblico per offrire risposte sane alle sfide odierne dell’emergenza climatica, del ripristino ecologico e della coesione sociale.
Progetti di diversa scala e natura
I progetti selezionati rappresentano interventi su diverse scale e di varia natura che rispondono a una varietà di strategie di intervento, tra cui:
Il 2 e 3 luglio, la Giuria Internazionale, presieduta dall’architetto Eva Prats e comprendente Angelika Fitz, Monika Konrad, Inês Lobo, Bas Smets e Philip Ursprung, e Lluís Ortega come segretaria, si sono incontrati per selezionare i 25 progetti che saranno inseriti nel catalogo pubblicato in occasione dell’edizione e dell’Archivio del Premio Europeo per lo Spazio Pubblico Urbano, una risorsa online che riunisce
La giuria internazionale ha selezionato 25 progetti provenienti da 14 paesi europei, tra cui interventi in alcune delle più grandi città europee, tra cui Parigi, Copenaghen, Barcellona, Lisbona, Bruxelles, Vienna e Varsavia. I 25 progetti selezionati riflettono un fermo impegno per le soluzioni basate sulla natura, il riutilizzo delle infrastrutture esistenti e l'accessibilità universale.
Oltre al loro impatto sociale, la Giuria ha evidenziato il rigore formale, la sensibilità materiale e la qualità spaziale di tutti gli interventi, integrati coerentemente nel tessuto urbano esistente e creando nuovi modi di vedere e progettare lo spazio pubblico per offrire risposte sane alle sfide odierne dell’emergenza climatica, del ripristino ecologico e della coesione sociale.
Progetti di diversa scala e natura
I progetti selezionati rappresentano interventi su diverse scale e di varia natura che rispondono a una varietà di strategie di intervento, tra cui:
Trasformare edifici in nuove infrastrutture pubbliche che riattivano i centri urbani, come un ex magazzino militare di Mannheim (Germania) e il mercato storico di Porto (Portogallo)
Recuperare gli spazi abbandonati per promuovere la biodiversità, alla grande e alla piccola scala, come gli interventi a Copenaghen (Danimarca), Split (Croazia) e Berga (Spagna). Degni di menzione anche spazi di benessere, come il giardino terapeutico costruito a Kyiv (Ucraina), pensato per accompagnare il reinserimento e la salute mentale nei luoghi di conflitto
Trasformando le grandi infrastrutture di trasporto nelle città europee, come il vecchio cantiere ferroviario di Vienna (Austria) e Parigi (Francia), l'incrocio Glòries a Barcellona (Spagna), il parcheggio sulle vecchie banchine di Anversa (Belgio), il porto fluviale di Varsavia (Polonia), la trasformazione di un ex sito industriale a Køge (Danimarca) e l'aeroporto di Vicenza (Italia), convertito in parco ecologico. Questi interventi contrastano con altri su scala più piccola, come la conversione di un parcheggio nella piazza del paese di Piódão (Portogallo), e progetti effimeri come la conversione di una fontana e una rotonda in bagni pubblici a Methana (Grecia) e Logroño (Spagna), rispettivamente
I progetti che rispettano il patrimonio urbano, come la foresta urbana sul piazzale del Consiglio di Parigi (Francia) e le due piazze di Bruxelles (Belgio), e interventi più chirurgici come il progetto Inner Courtyard di Inca (Spagna) e l'accesso universale al Castello di Lisbona (Portogallo), contribuiscono a creare città più eque, inclusive. La selezione comprende anche progetti che rispettano il patrimonio naturale, come quelli per preservare il principale spazio pubblico verde di Basilea (Svizzera), rivitalizzare i corsi d’acqua stagionali dell’isola di Ios (Grecia), ripristinare il fiume Mark a Breda (Paesi Bassi), consolidare il corridoio verde del fiume Leça a Matosinhos (Portogallo) o trasformare le difese alluvionali di una grande spiaggia urbana a Brema (Germania).
CLICCA QUI PER SCOPRIRE I 25 PROGETTI SHORTLIST
Date Di tutti questi 25 progetti, la Giuria selezionerà i 5 finalisti, che saranno annunciati il 9 settembre.
Una sessione pubblica al CCCB è poi prevista per il 14 ottobre, quando ogni team selezionato presenterà il suo progetto alla giuria. Una volta fatte le presentazioni, la Giuria sceglierà il progetto vincitore, che sarà annunciato il giorno seguente, il 15 ottobre, durante la cerimonia di premiazione, che si svolgerà anche al CCCB.
LE NOTE DEGLI EDITORI
Il Premio europeo per lo spazio pubblico urbano è un'iniziativa del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB), con una rete istituzionale a livello europeo per garantire il riconoscimento degli interventi nello spazio pubblico presentati in ogni edizione.x
Le istituzioni che compongono il Consiglio sono:
Arc en Rêve, Bordeaux, Francia
Architekturzentrum Wien – AzW, Vienna, Austria
ArkDes, Stoccolma, Svezia
La Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Parigi, Francia
KANAL Architettura, Bruxelles, Belgio
Deutsches Architekturmuseum – DAM, Francoforte, Germania
Eesti Arhitektuurimuuseum, Tallin, Estonia
Kortárs Építészeti Központ – Kék, Budapest, Ungheria
Muzej za Arhitekturo in Oblikovanje – MAO, Lubiana, Slovenia
The Architecture Foundation – AF, Londra, Regno Unito
Maggiori informazioni su www.cccb.org/european-prize-for-urban-public-space
Il CCCB è un centro artistico multidisciplinare dedicato a esplorare i grandi temi della società contemporanea in diversi linguaggi e formati, con un ampio programma che comprende importanti mostre tematiche, cicli di talk e incontri letterari, proiezioni audiovisive e festival. Sin dai suoi inizi, il CCCB ha promosso la riflessione sulle città contemporanee, comprendendo che sono luoghi chiave per le trasformazioni e le sfide del mondo di oggi.
Maggiori informazioni su www.cccb.org
CLICCA QUI PER SCOPRIRE I 25 PROGETTI SHORTLIST
Date Di tutti questi 25 progetti, la Giuria selezionerà i 5 finalisti, che saranno annunciati il 9 settembre.
Una sessione pubblica al CCCB è poi prevista per il 14 ottobre, quando ogni team selezionato presenterà il suo progetto alla giuria. Una volta fatte le presentazioni, la Giuria sceglierà il progetto vincitore, che sarà annunciato il giorno seguente, il 15 ottobre, durante la cerimonia di premiazione, che si svolgerà anche al CCCB.
LE NOTE DEGLI EDITORI
Il Premio europeo per lo spazio pubblico urbano è un'iniziativa del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB), con una rete istituzionale a livello europeo per garantire il riconoscimento degli interventi nello spazio pubblico presentati in ogni edizione.x
Le istituzioni che compongono il Consiglio sono:
Arc en Rêve, Bordeaux, Francia
Architekturzentrum Wien – AzW, Vienna, Austria
ArkDes, Stoccolma, Svezia
La Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Parigi, Francia
KANAL Architettura, Bruxelles, Belgio
Deutsches Architekturmuseum – DAM, Francoforte, Germania
Eesti Arhitektuurimuuseum, Tallin, Estonia
Kortárs Építészeti Központ – Kék, Budapest, Ungheria
Muzej za Arhitekturo in Oblikovanje – MAO, Lubiana, Slovenia
The Architecture Foundation – AF, Londra, Regno Unito
Maggiori informazioni su www.cccb.org/european-prize-for-urban-public-space
Il CCCB è un centro artistico multidisciplinare dedicato a esplorare i grandi temi della società contemporanea in diversi linguaggi e formati, con un ampio programma che comprende importanti mostre tematiche, cicli di talk e incontri letterari, proiezioni audiovisive e festival. Sin dai suoi inizi, il CCCB ha promosso la riflessione sulle città contemporanee, comprendendo che sono luoghi chiave per le trasformazioni e le sfide del mondo di oggi.
Maggiori informazioni su www.cccb.org
10/08/26
Prossimamente Museo del Novecento
Dal 6 ottobre 2026 il Museo del Novecento presenta quattro nuovi progetti espositivi dedicati a figure e linguaggi dell'arte italiana della seconda metà del Novecento.
Fulcro del programma è Tommaso Trini. La terra vista dalla luna, secondo appuntamento di Voci del Novecento, il ciclo dedicato a critici, curatori e storici dell’arte che hanno orientato la lettura dei linguaggi contemporanei. Dopo la mostra dedicata a Enrico Crispolti, il Museo del Novecento rende omaggio a Tommaso Trini (Sanremo, 1937), tra le voci più originali, radicali e indipendenti della critica italiana della seconda metà del XX secolo. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal Museo del Novecento in collaborazione con l’Archivio Tommaso Trini, la mostra, a cura di Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, ricostruisce la complessità di uno sguardo interdisciplinare capace di intercettare e interpretare le trasformazioni della cultura del suo tempo.
Accanto a Voci del Novecento, il programma autunnale presenta tre nuovi appuntamenti di FOCUS900, un progetto che esplora la collezione permanente del Museo attraverso una serie di approfondimenti dedicati ad alcuni protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento.
La sala monografica dedicata a Vincenzo Agnetti, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti e curata da Federica Boragina, indaga la centralità della poesia nella fase conclusiva della ricerca dell’artista.
Segue l’approfondimento dedicato a Enrico Castellani e alle celebri superfici a rilievo realizzato in collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani. Attraverso una selezione di opere emblematiche, il percorso mette in luce la radicalità di una ricerca che ha trasformato il concetto stesso di pittura.
Ai focus monografici il Museo affianca un approfondimento dedicato ai lavori di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli e Emilio Tadini, a testimonianza di una stagione cruciale della cultura visiva italiana e milanese tra gli anni Sessanta e Settanta. Un periodo segnato dalla crescita economica e dall’affermazione dei mass media, quando Milano diviene uno dei principali laboratori di sperimentazione artistica in Italia.
Con il programma espositivo dell’autunno 2026, il Museo del Novecento prosegue il proprio lavoro di ricerca, studio e valorizzazione delle collezioni grazie alla collaborazione con archivi e studi d’artista.
Fulcro del programma è Tommaso Trini. La terra vista dalla luna, secondo appuntamento di Voci del Novecento, il ciclo dedicato a critici, curatori e storici dell’arte che hanno orientato la lettura dei linguaggi contemporanei. Dopo la mostra dedicata a Enrico Crispolti, il Museo del Novecento rende omaggio a Tommaso Trini (Sanremo, 1937), tra le voci più originali, radicali e indipendenti della critica italiana della seconda metà del XX secolo. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal Museo del Novecento in collaborazione con l’Archivio Tommaso Trini, la mostra, a cura di Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, ricostruisce la complessità di uno sguardo interdisciplinare capace di intercettare e interpretare le trasformazioni della cultura del suo tempo.
Accanto a Voci del Novecento, il programma autunnale presenta tre nuovi appuntamenti di FOCUS900, un progetto che esplora la collezione permanente del Museo attraverso una serie di approfondimenti dedicati ad alcuni protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento.
La sala monografica dedicata a Vincenzo Agnetti, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti e curata da Federica Boragina, indaga la centralità della poesia nella fase conclusiva della ricerca dell’artista.
Segue l’approfondimento dedicato a Enrico Castellani e alle celebri superfici a rilievo realizzato in collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani. Attraverso una selezione di opere emblematiche, il percorso mette in luce la radicalità di una ricerca che ha trasformato il concetto stesso di pittura.
Ai focus monografici il Museo affianca un approfondimento dedicato ai lavori di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli e Emilio Tadini, a testimonianza di una stagione cruciale della cultura visiva italiana e milanese tra gli anni Sessanta e Settanta. Un periodo segnato dalla crescita economica e dall’affermazione dei mass media, quando Milano diviene uno dei principali laboratori di sperimentazione artistica in Italia.
Con il programma espositivo dell’autunno 2026, il Museo del Novecento prosegue il proprio lavoro di ricerca, studio e valorizzazione delle collezioni grazie alla collaborazione con archivi e studi d’artista.
09/08/26
Prossimamente "LEI. Ritratti di donne" a Parma
Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa Casati con penne di pavone, 1911-1913, olio su tela
Dopo il successo della retrospettiva “Giacomo Balla. Un universo di luce”, dal 2 ottobre 2026 va in scena a Parma, nelle sale del Palazzo del Governatore, il secondo capitolo del protocollo d’intesa tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con una nuova esposizione, LEI, concepita per la città emiliana con capolavori provenienti esclusivamente dalla collezione della galleria.
La mostra, dal titolo LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta oltre 60 opere allestite in 13 sale – dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi – che compongono una sorprendente rassegna di sguardi tra figure reali e ideali dell’universo femminile, lungo oltre due secoli di storia. Alcuni lavori sono di recente acquisizione, a partire da Nu Debout, il pastello del 1906 ca. di Pablo Picasso donato lo scorso anno dalla Cy Twombly Foundation.
La mostra, dal titolo LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta oltre 60 opere allestite in 13 sale – dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi – che compongono una sorprendente rassegna di sguardi tra figure reali e ideali dell’universo femminile, lungo oltre due secoli di storia. Alcuni lavori sono di recente acquisizione, a partire da Nu Debout, il pastello del 1906 ca. di Pablo Picasso donato lo scorso anno dalla Cy Twombly Foundation.
La figura femminile ha saputo catturare l’interesse, il dibattito e l’ispirazione delle arti visive; è stata vero e proprio motore della creatività umana e tema privilegiato della ricerca artistica tra XIX e XX secolo. Attraverso il ritratto femminile si sono manifestate le tensioni estetiche, psicologiche, culturali e politiche che hanno accompagnato il passaggio alla modernità.
«La GNAMC propone a Parma una straordinaria selezione di ritratti femminili, con diversi capolavori, per celebrare l’ottantesimo anniversario del voto alle donne. Conferma, in questo modo, il concreto impegno nel progetto “Museo migrante”, ideato proprio per diffondere la conoscenza della propria collezione in Italia e all’estero. La mostra, inoltre, offre l’occasione per perfezionare e aggiornare gli studi sulla collezione, anche alla luce di alcune importanti nuove acquisizioni promosse recentemente in vista della mostra, secondo una visione dinamica del patrimonio culturale che mira ad arricchirlo costantemente.», afferma Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
«Credo che il compito delle amministrazioni pubbliche e delle grandi istituzioni culturali non si esaurisca nella conservazione del patrimonio. La sua funzione è anche quella di creare occasioni di conoscenza, confronto e riflessione, affinché le opere continuino a dialogare con il presente e ad arricchire la vita della comunità. È questo il senso della collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea: permettere a una grande collezione pubblica nazionale di incontrare la città e, allo stesso tempo, rafforzare Parma come luogo di progettazione culturale, capace di promuovere iniziative di rilievo nazionale attraverso la sinergia tra istituzioni. È attraverso queste collaborazioni che una città cresce, amplia i propri orizzonti e rende la cultura una componente centrale della vita pubblica. La collaborazione con la GNAMC va esattamente in questa direzione e rappresenta un investimento sul presente e sul futuro culturale di Parma», dichiara Lorenzo Lavagetto, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Parma.
Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti, grazie al sostegno di Fondazione Cariparma e di Regione Emilia-Romagna, l’esposizione è curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, ed è visitabile al primo piano del Palazzo del Governatore dal 2 ottobre 2026 fino all’8 marzo 2027.
Il progetto espositivo
Le donne rappresentate appartengono a mondi differenti, hanno età, condizioni, caratteri e destini eterogenei, eppure condividono la capacità di raccontare un’esperienza umana che supera il tempo in cui furono ritratte. Dalla Signora Ginoux (L’Arlesiana di Vincent van Gogh), moglie del proprietario del Café de la Gare di Arles, alla marchesa Luisa Casati, diva eccentrica e collezionista immortalata da Giovanni Boldini; dalla facoltosa aristocratica polacca Hanka Zborowska (la Signora dal collaretto di Amedeo Modigliani) a Carminella, figlia del popolo la cui storia il tempo ha lasciato nella penombra, ma non il pennello di Antonio Mancini; da Palma Bucarelli (la donna che rivoluzionò l’arte contemporanea italiana alla guida della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma) dipinta da Savinio, all’attrice Elsa Martinelli nell’interpretazione di Giosetta Fioroni. Un immaginario al femminile rivelatore e generatore di una moltiplicazione dell’Io di donne attraverso altre donne. I soggetti esposti agiscono, in taluni casi, sia da rappresentazione di una realtà sia sotto forma di variazioni possibili dell’identità femminile. Da qui nascono ritratti di donne con potenti personalità, esaltate nella loro energia grazie alla cattura “magistrale” di uno sguardo rivelatore, di un gesto segreto o di un respiro appena trattenuto.
Un prestito eccezionale di opere
La mostra (che si avvale di un comitato scientifico composto – oltre dai curatori – da Stefano Marson, Alberto Salvadori e Simona Tosini Pizzetti) comprende un prestito eccezionale di capolavori alla città di Parma, molti dei quali raramente concessi, provenienti dalle collezioni della GNAMC di Roma, la più ampia sul territorio nazionale di arte italiana e internazionale del XIX e XX secolo. Dai raffinati disegni di Gustav Klimt (tra cui uno studio per Le tre età della donna) in cui la linea sigilla l’erotismo e l’eleganza della donna della Secessione viennese, alla Figura (Femme de Venise VI) di Alberto Giacometti, un totem ancestrale, una madre-matrice scarnificata, fino alle Femmes di Man Ray, dove il corpo femminile smette di essere oggetto di contemplazione per farsi rebus, ombra perturbante, enigma che rifiuta di essere catalogato dallo sguardo maschile. Mentre la cera della Bambina che ride di Medardo Rosso cattura il guizzo dell’infanzia della piccola protagonista prima che venga normata dalle ristrettive convenzioni sociali del decoro borghese di fine Ottocento, la Donna in bianco invece viene dipinta da Kees van Dongen agli albori del XX secolo con occhi enormi, inquisitori, che non subiscono la posa e iniziano a guardare dritto il pubblico, costringendolo a fare i conti con la fiera indipendenza di un secolo in cui le donne non hanno più voglia di chiedere il permesso.
Legata a doppio filo all’emancipazione sociale e politica delle donne, la nascita di una nuova identità femminile guida anche la pratica delle artiste in mostra. Con i rispettivi e differenti linguaggi – dalla densità plastica della scultura di Antonietta Raphaël all’obiettivo fotografico di Dora Maar e Francesca Woodman, fino alle performance dalle complesse coreografie di Vanessa Beecroft e Marinella Senatore –, queste autrici hanno scardinato vecchi paradigmi e aperto una riflessione profonda sui concetti di personalità, libertà, autodeterminazione e riappropriazione del corpo.
L’arte italiana tra le due Guerre
Una sezione del percorso espositivo è dedicata alla ricerca in Italia tra le due guerre mondiali. In questa complessa fase di transizione, l’universo delle donne si impone sulla scena sempre più autonomo, volitivo, protagonista. La mostra ricompone questo straordinario mosaico culturale attraverso i ritratti femminili dei maggiori protagonisti del periodo (tra cui i pittori Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi, Enrico Prampolini, Renato Guttuso, e scultori come Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù, Pericle Fazzini) facendo risaltare la varietà delle esperienze tra Metafisica, “Valori Plastici”, il Novecento italiano, la poetica del Realismo magico, insieme alle grandi mitologie dei primi decenni del XX secolo. L’attività di questi artisti si rivela d’avanguardia anche nel respingere, negli anni Trenta e Quaranta, i rigidi stereotipi domestici e materni che la propaganda del regime fascista tenterà di imporre, scegliendo piuttosto di raccontare l’intimità delle donne, solcata da silenziosa e tenace resistenza nonché da inquietudini esistenziali.
08/08/26
Le bandiere del NMNM
Avviato nel 2021, il programma 8 Flags invita gli artisti a occupare gli otto pennoni situati sul tetto di Villa Paloma. Shimabuku, Pierre Bismuth, Nick Mauss, George Condo, Laure Prouvost, Pier Paolo Calzolari, Miquel Barceló, Francisco Tropa, Chloé Royer e Flore Saunois hanno tutti partecipato al progetto.
Nell'ambito della mostra "Victor Brauner, L'avventura magica", il NMNM ha proposto a Karina Bisch e Nicolas Chardon (CONNOISSEURS) di formare una famiglia e riunire a turno otto artisti per reinterpretare il celebre Jeu de Marseille , una variante del tradizionale gioco di carte da 54 carte ideata dai surrealisti che si rifugiarono a Villa Air-Bel a Marsiglia nel marzo del 1941.
Dopo André Breton e gli otto pittori allora in esilio (Victor Brauner, Frédéric Delanglade, Óscar Domínguez, Max Ernst, Jacques Hérold, Wifredo Lam, Jacqueline Lamba e André Masson) arrivarono Karina Bisch e Nicolas Chardon, Corentin Canesson, Fabien Gharbi, Niels Hung, Nicolas Jasmin, Anne Neukamp, Camila Oliveira Fairclough, Lili Reynaud Dewar e Anne Laure Sacriste. In un modo che ricordava un gioco collaborativo del cadavere squisito, le rappresentazioni visive delle opere di questi artisti portarono alla creazione di nuove figure e al disegno dei dorsi di queste carte, che furono trasformate in bandiere.
“Artisti, editori, collezionisti, curatori e organizzatori di mostre: è attraverso il prisma di queste attività intrecciate che abbiamo plasmato le otto bandiere di Villa Paloma, i venti monegaschi che rimescolano instancabilmente le carte di un gioco aperto, celebrando la passione tanto quanto la ragione, il quadrato e la rosa.
Tra queste due figure, simboli e motivi al contempo, ora fluttuano le teste di una nuova araldica. Riusciremo a leggere in questo gigantesco e malleabile tarocco l'immagine del dipinto a venire?
Dal corpo rosso danzante di Lili al faro rivelatore ma enigmatico di Fabien, tutta la profondità dei nostri sguardi, dei nostri scambi, delle nostre relazioni è in mostra. Nicolas diventa uno stratega, mentre Anne e Camila cantano dell'economia del segno. Anne Laure elogia il doppio, e Corentin quello della caduta. Che spettacolo bello e divertente, verrà ricordato? Non dimenticare, dipinge Niels, a memoria!
06/08/26
Villa Albani Torlonia si rinnova
Installation view (work in progress), Marmora romana. Copyright Fondazione Torlonia. Foto Agostino Osio.
Busto maschile a sinistra: MT 367 Testa moderna di Marco Aurelio giovane su busto loricato;
Busto femminile a destra: MT 129 Testa ritratto femminile
Prosegue il rinnovamento di Villa Torlonia e dopo l’inaugurazione dell’Antiquarium nel 2024, in occasione del decimo anniversario della Fondazione, il 18 settembre 2026 aprirà al pubblico il nuovo spazio dell’Antiquarium con Marmora Romana, mostra a cura di Carlo Gasparri dedicata ai marmi policromi, all'omonima opera e alla memoria di Raniero Gnoli (1933–2025), raffinato studioso e appassionato collezionista di marmi antichi.
L'ampliamento dell'Antiquarium nelle Scuderie di Villa Albani Torlonia rafforza l'impegno della Fondazione, promotrice di una sistematica opera di studio e conservazione dell’antico nel condividere con il pubblico i risultati dell'attività condotta nei Laboratori Torlonia con il supporto di Fondazione Bvlgari, al contempo offrendo maggiore rilievo al lavoro di studio reso possibile dal sostegno di Chiomenti.
A inaugurare questa nuova fase dell'Antiquarium, aperto gratuitamente al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 13.00, è una mostra che arricchisce il percorso permanente con 20 ulteriori sculture della Collezione Torlonia, di cui 15 recentemente restaurate. Con 44 opere complessivamente esposte, tra sculture e le colonne originali del Museo Torlonia, l’Antiquarium si conferma come luogo di conoscenza vivo e accessibile, in dialogo con la città di Roma e il pubblico.
L'ampliamento dell'Antiquarium nelle Scuderie di Villa Albani Torlonia rafforza l'impegno della Fondazione, promotrice di una sistematica opera di studio e conservazione dell’antico nel condividere con il pubblico i risultati dell'attività condotta nei Laboratori Torlonia con il supporto di Fondazione Bvlgari, al contempo offrendo maggiore rilievo al lavoro di studio reso possibile dal sostegno di Chiomenti.
A inaugurare questa nuova fase dell'Antiquarium, aperto gratuitamente al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 13.00, è una mostra che arricchisce il percorso permanente con 20 ulteriori sculture della Collezione Torlonia, di cui 15 recentemente restaurate. Con 44 opere complessivamente esposte, tra sculture e le colonne originali del Museo Torlonia, l’Antiquarium si conferma come luogo di conoscenza vivo e accessibile, in dialogo con la città di Roma e il pubblico.
Attraverso busti, elementi architettonici, capitelli, piedi di tavolo e sculture, la mostra racconta l’eccezionale varietà e raffinatezza dei materiali lapidei impiegati negli interni romani, dall'età antica fino ai successivi interventi di restauro.
Con l’inaugurazione del nuovo spazio espositivo e la mostra Marmora Romana, la Fondazione Torlonia conferma il proprio impegno nello studio dell’antico attraverso la valorizzazione della più importante collezione privata di scultura romana al mondo, restituendo al pubblico capolavori recentemente restaurati e nuovi spazi pensati per accoglierle e raccontarle.
04/08/26
Prossimamente Serpentine
MOSTRA | AMAR KANWAR
Serpentine presenterà un'importante mostra personale di opere nuove ed esistenti di Amar Kanwar che trasformerà l'edificio Serpentine North in un ambiente visivo e sonoro meditativo.
La mostra segnerà la prima di una nuova installazione cinematografica a sette schermi intitolata The Charcoal Man.
A Serpentine North
23 settembre 2026 – 31 gennaio 2027
Incontro con la stampa: martedì 22 settembre 2026, ore 9:00-12:00
Si prega di confermare la propria partecipazione scrivendo a: press@serpentinegalleries.org
Serpentine è lieta di annunciare un'importante mostra personale dell'artista e regista Amar Kanwar (nato nel 1964 a Nuova Delhi, India), uno degli artisti più importanti che operano oggi nel campo delle immagini in movimento. Allestita presso la Serpentine North, la mostra sarà visitabile dal 23 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.
Per oltre due decenni, Kanwar ha sviluppato un corpus di film lirici distintivi che si muovono tra documentario, diario di viaggio e saggio visivo per esplorare le condizioni specifiche del subcontinente indiano. Produttore e regista di numerosi film e installazioni video, le opere poetiche e contemplative di Kanwar sono spesso segnate dalla storia del suo paese, ripercorrendo le eredità della decolonizzazione e della spartizione dell'India e del Pakistan. Pur essendo intriso di specificità regionale e storie profondamente personali, il lavoro di Kanwar affronta alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo. Confrontandosi con il passato come mezzo per comprendere meglio il presente, Kanwar testimonia sconvolgimenti sociali, spostamenti, potere, violenza, giustizia e memoria, rivelando in definitiva ciò che ci unisce – piuttosto che ciò che ci differenzia – a prescindere dalla geografia o dal contesto.
Nelle gallerie oscurate, i visitatori potranno ammirare una trilogia di film avvincenti di Kanwar: il lungometraggio Such a Morning (2017), l'installazione multischermo The Peacock's Graveyard (2023) e una nuova installazione multischermo intitolata The Charcoal Man (2026), che sarà presentata in anteprima alla Serpentine Gallery.
MOSTRA | JUSTIN CAGUIAT
Serpentine è lieta di annunciare la prima mostra istituzionale nel Regno Unito dedicata alle opere nuove e recenti di Justin Caguiat, che sarà visitabile presso Serpentine South dall'8 ottobre 2026 al gennaio 2027.
Nato nel 1989 a Tokyo, Caguiat vive e lavora tra la California e New York. È noto soprattutto per i suoi dipinti di grandi dimensioni su tela non intelaiata o lino, che spesso si estendono su intere pareti. Parallelamente alla sua attività in studio, si è dedicato alla gestione di spazi e collettivi artistici.
Caguiat è attratto dall'architettura e dalla risonanza spirituale degli spazi sacri, così come dalle infrastrutture urbane di tutti i giorni. La sua recente mostra Zodiac Machine ha presentato le sue opere nella chiesa di Santa Ana y la Esperanza a Madrid, nonché nel vicino mercato alimentare di Moratalaz e negli spazi pubblici circostanti. L'installazione è stata influenzata dall'architetto spagnolo Justo Gallego Martíz, in particolare dalla sua Catedral de Justo, che ha progettato e costruito da solo utilizzando esclusivamente materiali riciclati e di recupero. La mostra alla Serpentine Gallery amplierà e svilupperà questo recente progetto, riunendo pittura, scultura, grafica, suono e film. In risposta all'architettura e alle infrastrutture della galleria, accanto a tele, sculture e stampe, Caguiat creerà una nuova installazione site-specific di dipinti termocromici. Installate in modo da richiamare la forma di una grande vetrata, le opere cambiano costantemente colore e rivelano forme diverse reagendo a fattori ambientali come temperatura e luce. Le opere di Caguiat sono spesso di dimensioni monumentali, evocando murales o ampi paesaggi.
Sebbene resistano a narrazioni predefinite, le loro opere trasmettono un'atmosfera devozionale che ricorda gli affreschi. Il linguaggio visivo distintivo di Caguiat attinge a una vasta gamma di riferimenti, dalla psichedelia degli anni '60 alla letteratura di fantascienza, fino alla tradizione barocco-folk dei primi santi cattolici filippini, ai Nabis, all'Ukiyo-e, all'arte grafica e all'eredità dei manga. Mentre frammenti, figure, luoghi e impressioni si fondono e svaniscono continuamente, la stratificazione del colore inizia a riecheggiare il modo in cui la memoria si forma e si trasforma nel tempo.
Tra le sue recenti mostre personali si annoverano quelle presso la Ezra and Cecile Zilkha Gallery, Wesleyan University, Middletown (2024); Modern Art (2023, 2020); Greene Naftali, New York (2022); The Warehouse, Dallas (2022); Taka Ishii Gallery, Tokyo (2021); e 15 Orient, New York (2018). Le sue opere sono presenti nelle collezioni del Dallas Museum of Art; dell'Hammer Museum, Los Angeles; del Museum of Contemporary Art, Los Angeles; dell'Hessel Museum of Art, Annandale-On-Hudson, New York; del San Francisco Museum of Modern Art; e del Museum of Contemporary Art, Chicago, tra gli altri.
03/08/26
Meteo Rothko
Il meteo secondo i dipinti di Mark Rothko è la proposta dell'ironico sito Current Rothko, ideato dal designer Joonas Virtanen.
Con l'idea di dare al fruitore un'idea fisica del clima, il designer ha intersecato i quadri dell'artista con le previsioni meteo, creando un dialogo fra la bellezza del clima e la bellezza del gesto pittorico.
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