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22/10/26

Costellazione Beyeler

 Roni Horn, Senza titolo ("Un sogno sognato in un mondo sognante non è davvero un sogno... ma un sogno non sognato lo è."), 2010-2012 Claude Monet, Il basso delle ninfee, circa 1920© Roni Horn Foto: Stefan Altenburge

Grande rinnovamento alla Fondazione Beyeler a Basilea in Svizzera, dopo trent'anni, e un investimento di quasi 150 milioni di dollari apre nuovi spazi progettati dall'architetto Peter Zumthor, che prevede anche un'ampia area naturale.

L'evento è caratterizzato anche dalla mostra "Constellations" che durerà fino a Settembre 2027 e inaugura il nuovo insieme di ampliamenti della Fondation Beyeler, sviluppandosi sia nei due edifici museali sia nel parco esteso. 


Vista dell'installazione «Costellazioni»Foto: Mark Niedermann

La mostra riunisce oltre 200 opere eccezionali provenienti dalla collezione del museo e da collezioni private strettamente legate all’istituzione, dando vita a costellazioni uniche di arte, architettura e natura."Constellations" si svolge nei due edifici museali della Fondation Beyeler: l’iconico Museo Beyeler di Renzo Piano e la nuova sezione del Museo Wyss di Peter Zumthor. I due edifici offrono prospettive diverse sulle opere esposte. Nel Museo Beyeler, le opere dialogano con l’architettura familiare che ha caratterizzato l’esperienza artistica della Fondation Beyeler negli ultimi 30 anni. Nel Museo Wyss, invece, le opere sono collocate in un contesto nuovo. 

Allo stesso tempo, "Constellations" offre ai visitatori la prima opportunità di vivere i due edifici museali e gli spazi naturali circostanti come un insieme coeso e coerente. Il cuore della mostra è la rinomata collezione di Ernst e Hildy Beyeler, ampliata nel tempo per includere anche l’arte contemporanea. 

21/10/26

Butch Gardens School of Art


El Museo del Barrio presenta  Teddy Sandoval e la Butch Gardens School of Art , un'importante mostra che esamina la vita e l'opera di Teddy Sandoval (1949-1995), un artista innovativo ma storicamente sottovalutato, la cui pratica ha esplorato genere, sessualità, identità e appartenenza con umorismo e urgenza politica. Radicato nelle comunità artistiche queer e chicana di Los Angeles, il lavoro di Sandoval si è confrontato con i movimenti sociali e culturali che hanno plasmato gli Stati Uniti e l'America Latina dagli anni '70 agli anni '90.

Curata da C. Ondine Chavoya e David Evans Frantz, la mostra prende il titolo da Butch Gardens, un bar gay di Los Angeles frequentato da Sandoval e da altri avventori chicanas nei primi anni '70. Sandoval adottò il nome del bar per la fittizia "Butch Gardens School of Art", una struttura concettuale attraverso la quale promuoveva la collaborazione, la sperimentazione e la comunità creativa, sfidando al contempo le strutture tradizionali del mondo dell'arte.



Andando oltre una retrospettiva convenzionale, la mostra mette in dialogo l'opera di Sandoval con un gruppo multigenerazionale di artisti queer, latini e latinoamericani le cui pratiche condividono linguaggi visivi e preoccupazioni politiche affini. Attraverso la fotografia, la pittura, il disegno, il collage, l'arte concettuale e la performance, la mostra mette in luce le storie interconnesse della produzione artistica queer e diasporica nelle Americhe.

La mostra presenta opere d'arte provenienti da tutta la carriera di Teddy Sandoval, insieme a quelle di Yolanda Andrade, Félix Ángel, Myrna Báez, Ester Hernández, Hudinilson Jr., Marisol, Marta Minujín, Joey Terrill, Martin Wong, Felipe Baeza, Ana Segovia e altri.

El Museo del Barrio è l'unica sede di New York ad ospitare la retrospettiva itinerante, organizzata da Independent Curators International (ICI) e sviluppata in collaborazione con il Williams College Museum of Art e il Vincent Price Art Museum. L'allestimento di El Museo è curato da Lee Sessions, curatore associato delle collezioni permanenti di El Museo del Barrio.



SPONSOR: 

Teddy Sandoval and the Butch Gardens School of Art  è una mostra itinerante curata da C. Ondine Chavoya e David Evans Frantz. È prodotta da Independent Curators International (ICI), New York, in collaborazione con il Vincent Price Art Museum dell'East Los Angeles College e il Williams College Museum of Art. Il sostegno principale alla mostra è fornito dalla Getty Foundation attraverso l'iniziativa The Paper Project, dalla Terra Foundation for American Art, dalla Mellon Foundation, dal programma di borse di ricerca curatoriale della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, dall'AltaMed Art Collection e dal National Endowment for the Arts. Un generoso finanziamento è offerto da Estrellita B. Brodsky e dalla Pasadena Art Alliance. Crozier Fine Arts è il partner logistico preferenziale per le opere d'arte. Il programma espositivo di ICI è reso possibile grazie al supporto aggiuntivo del Consiglio di amministrazione di ICI, dell'ICI Curatorial Fund for Latin America and the Caribbean e dei membri dell'ICI International Forum. 




20/10/26

Teheran/New York - Monir Shahroudy Farmanfarmaian al Museet Museum


Il Museet Museum di Stoccolma indata, con una ricecata mostra, l'opera di Monir Shahroudy Farmanfarmaian (1922–2019), architettura e corpo, frammenti e totalità, tradizione e innovazione si fondono. Attingendo alle tradizioni visive iraniane e alla sperimentazione artistica postbellica con materiali e percezione, ha sviluppato un linguaggio visivo caratterizzato da astrazione geometrica e forme ispirate alla natura. Oggi è considerata una delle artiste più influenti dell'Iran.

La mostra “Teheran/New York” riunisce circa cento opere realizzate tra il 1970 e il 2015 e mette in luce l'ampiezza della pratica artistica di Monir Shahroudy Farmanfarmaian. Mosaici di specchi caleidoscopici e assemblaggi scultorei sono esposti accanto a collage, disegni floreali, tappeti, opere calligrafiche e alle opere autobiografiche che lei chiamava “Scatole del dolore”.

In mostra anche “Third Family” (2011), una delle sue esplorazioni più approfondite della geometria e delle sue possibilità di variazione. Prendendo come punto di partenza l'esagono e altre forme di base radicate nelle tradizioni dell'arte islamica, ha creato un'ampia gamma di variazioni. Spesso lavorava in serie, che a volte definiva “famiglie”, con opere legate da affinità di forma e struttura.


Teheran e New York

La pratica artistica di Monir Shahroudy Farmanfarmaian è stata plasmata dai suoi spostamenti tra Teheran e New York, due città che, in modi diversi, hanno influenzato la sua vita e il suo lavoro.

Nel 1945 lasciò l'Iran per studiare a New York. Lì, strinse legami con la scena artistica d'avanguardia della città e lavorò come designer e illustratrice. Quando tornò a Teheran nel 1957, la città stava entrando in un periodo di rapido sviluppo culturale e divenne un centro artistico dinamico e cosmopolita durante gli anni '60 e '70. Allo stesso tempo, Shahroudy Farmanfarmaian approfondì il suo interesse per le tradizioni visive iraniane – dall'arte e architettura islamica all'arte e all'artigianato popolare – e costituì una vasta collezione di opere d'arte e oggetti.

La sua visita al santuario di Shah Cheragh a Shiraz nel 1966 segnò una svolta nel suo lavoro. Le pareti, le volte e le cupole dell'edificio sono ricoperte di ayeneh-kari, un'antica forma d'arte iraniana in cui piccoli pezzi di specchio vengono assemblati a formare motivi geometrici. Nel corso del tempo, Shahroudy Farmanfarmaian ha fatto del mosaico di specchi il suo stile distintivo, portandolo fuori dall'architettura e integrandolo in rilievi e oggetti d'arte scultorei.



Esilio e ritorno

In seguito alla rivoluzione in Iran del 1979, la sua vita e la sua opera si trovarono ad affrontare circostanze completamente nuove. La sua casa e il suo studio, le sue opere e gran parte della collezione che aveva accumulato furono confiscati e dispersi. Visse quindi in esilio a New York per venticinque anni.

A New York, ha gradualmente ricostruito la sua pratica artistica attraverso opere di dimensioni ridotte realizzate con materiali a sua disposizione: carta, matite, fotografie e riproduzioni. Nei collage e nei disegni realizzati durante gli anni dell'esilio, la perdita e la nostalgia si intrecciano con frammenti di storia dell'arte iraniana e immagini delle sue opere perdute. La memoria è diventata uno dei tanti materiali a sua disposizione.

Nel 2004, all'età di 82 anni, Shahroudy Farmanfarmaian fece ritorno a Teheran. Lì, riaprì il suo studio e riprese a lavorare con i mosaici a specchio, affiancando artigiani specializzati. Questo segnò l'inizio di uno dei periodi più produttivi della sua carriera: le sue opere a specchio crebbero in dimensioni e complessità e le idee sviluppate durante gli anni dell'esilio poterono finalmente essere realizzate.

Tra modernismo e arte contemporanea

L'arte di Shahroudy Farmanfarmaian occupa un posto di rilievo nel modernismo globale del XX secolo, pur appartenendo anche alla storia dell'arte contemporanea. Le modalità con cui la sua opera si è trasformata a seguito di sconvolgimenti, spostamenti e nuove condizioni materiali, insieme alla sua esplorazione del rapporto tra oggetto, spazio e spettatore e alle sue collaborazioni con artigiani specializzati, collegano la sua pratica artistica a questioni che rimangono centrali per l'arte odierna.

Nell'incontro con le sue opere a specchio, le prospettive si frammentano e si moltiplicano. I confini tra opera d'arte, spazio e spettatore si dissolvono. "Si diventa parte dell'opera d'arte e l'opera d'arte diventa parte di te", come ha affermato la stessa Shahroudy Farmanfarmaian. Il suo lavoro getta inoltre nuova luce su connessioni e scambi a lungo esclusi dalle narrazioni dominanti della storia dell'arte moderna.

Biografia

Monir Shahroudy Farmanfarmaian (1922–2019) nacque a Qazvin, in Iran, nel 1922. Dopo aver studiato alla Facoltà di Belle Arti dell'Università di Teheran, si trasferì a New York nel 1945, dove proseguì gli studi e lavorò come illustratrice e designer per, tra gli altri, Bonwit Teller, "Glamour" e Katja & Monir (in seguito Katja of Sweden). Al suo ritorno in Iran, partecipò alla prima Biennale di Teheran e rappresentò l'Iran alla Biennale di Venezia. Nel 1975, le sue opere furono esposte alla Champlain-Ravagnan Gallery di New York e nel 1977 alla Galerie Denise René di Parigi.

Nei suoi ultimi anni, il suo lavoro ha ottenuto un crescente riconoscimento istituzionale. La mostra “Infinite Possibility: Mirror Works and Drawings 1974–2014” è stata inaugurata al Serralves Museum of Contemporary Art di Porto nel 2014 ed è stata presentata l'anno successivo al Guggenheim Museum di New York. Le sue opere sono state esposte per la prima volta in Svezia nel 2016, nella mostra collettiva “New Visions” alla Tensta konsthall di Stoccolma. Nel 2017, è stato inaugurato il Monir Museum di Teheran, il primo museo in Iran dedicato a una singola artista donna. Nel 2018, la mostra “Sunset, Sunrise” è stata inaugurata all'Irish Museum of Modern Art (IMMA) di Dublino ed è stata presentata l'anno successivo alla Sharjah Art Foundation negli Emirati Arabi Uniti.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian è morto a Teheran nel 2019, all'età di 96 anni.  

19/10/26

Annodare...



La galleria Pace a New York, fino al 24 ottobre, presenta la mostra "Knotting, tying, folding" con le sculture di Lynda Benglis. Oltre a opere in ceramica smaltata, bronzo, plissettate e carta create da Benglis tra il 1972 e il 2024, la mostra mette in luce anche sculture in vetro del 1985, raramente esposte al pubblico.




Dalla fine degli anni Sessanta, Benglis ha sviluppato le sue forme vivaci e fluide utilizzando una vasta gamma di materiali: dalla cera d'api, al lattice e alla schiuma di poliuretano, fino alle successive innovazioni con gesso, oro, metalli vaporizzati, vetro, ceramica e carta. Emersa nel contesto dell'ascesa del Postminimalismo, si è distinta dai suoi contemporanei per un'entusiastica adesione al colore vivido e alle superfici sensuali e organiche. Nel corso della sua carriera ha costantemente spinto i confini della pittura e della scultura, impegnandosi in una radicale indagine sulla percezione sensoriale.




La mostra "Knotting, tying, folding"  presenta una ricca selezione di sculture create da Benglis in oltre cinquant'anni, illustrando il suo utilizzo di diversi metodi e materiali. L'opera più antica in mostra è Sparkle Knot IV (1972), un tubo annodato di rete metallica ricoperto di gesso, colori e brillantini. Sparkle Knot IV segna l'inizio di processi che Benglis avrebbe poi trasformato e sviluppato in altre serie, anch'esse esposte nella presentazione di Pace, dalle vivaci pieghe e opere in vetro metallizzate e ricoperte di foglia d'oro degli anni '80, alle ceramiche pittoriche, estruse e piegate degli anni 2010, fino alle sue più recenti opere Elephant Necklace e in carta, dove l'annodatura lascia il posto a forme aperte ed espansive.

18/10/26

Al Met Krasner e Pollock

Vista della mostra Krasner and Pollock: Past Continuous, al The Metropolitan Museum of Art dal 4 Ottobre 2026 –  31 Gennaio 2027.
foto di Anna-Marie Kellen; courtesy of The Met

Col titolo "Krasner and Pollock: Past Continuous",il Metropolitan Museum of Art, a New York, ci propone una grande mostra che ripercorre l'intero arco della carriera di Lee Krasner (1908–1984) e Jackson Pollock (1912–1956), esaminando in parallelo le pratiche — distinte ma interconnesse — di questi due artisti, compagni nell'arte e nella vita. 

L'esposizione è visitabile fino al 31 gennaio 2027; rappresenta la prima importante presentazione newyorkese dedicata ai due artisti dopo oltre vent'anni, introducendo la loro opera a una nuova generazione e rivalutando al contempo il loro duraturo impatto sull'arte moderna e contemporanea. 

Krasner e Pollock erano artisti emergenti a New York quando si incontrarono, in occasione di una mostra del 1942 organizzata dall'artista John Graham. Si sposarono nel 1945 e si trasferirono a Springs, a Long Island, dove le loro vite rimasero intrecciate — sul piano personale, artistico e professionale — fino alla morte di Pollock nel 1956. Se l'opera di una vita aveva già consolidato l'eredità di Pollock, i quasi trent'anni in cui Krasner gli sopravvisse segnarono alcuni degli anni più trasformativi della sua carriera. 


Vista della mostra Krasner and Pollock: Past Continuous, al The Metropolitan Museum of Art dal 4 Ottobre 2026 –  31 Gennaio 2027.
foto di Anna-Marie Kellen; courtesy of The Met

Prendendo il titolo "Past Continuous" da un dipinto della Krasner del 1976, la mostra ripercorre vite e pratiche parallele, plasmate inizialmente dall'esperienza vissuta e successivamente segnate dalla memoria. 

L'esposizione mette in risalto la varietà e l'importanza storico-artistica del lavoro di Krasner, offrendo al contempo un approfondito esame della ricca e complessa pratica di Pollock. 

La mostra è resa possibile grazie a Kenneth C. Griffin e Griffin Catalyst, Marina Kellen French e la Barrie A. and Deedee Wigmore Foundation. Ulteriori contributi sono offerti da Trevor e Alexis Traina, dall'Aaron I. Fleischman and Lin Lougheed Fund, dalla Huo Family Foundation, da Joyce Kwok, Janice Lee e Joseph Bae, Dina Axelrad Perry, Alice e Tom Tisch e dalla Horace W. Goldsmith Foundation.


Vista della mostra Krasner and Pollock: Past Continuous, al The Metropolitan Museum of Art dal 4 Ottobre 2026 –  31 Gennaio 2027.
foto di Anna-Marie Kellen; courtesy of The Met


17/10/26

Frieze Sculpture

 
Angel Otero, Sogni e Sale , 2025–26. Per gentile concessione di Hauser & Wirth. Foto: Linda Nylind

Fra gli eventi più piacevoli e rilassanti di Frieze a Londra c'è la sezione delle sculture a Regent's Park, eccovi alcuni scatti. 


Douglas White, Palma Nera , 2026. Per gentile concessione della Leila Heller Gallery. Foto: Linda Nylind

Conrad Shawcross, Occhio dell'ago (Time Pebble (E30A13)) , 2026. Per gentile concessione di Victoria Miro. Foto: Linda Nylind

16/10/26

Flashback Art Fair

scatto delle precedente edizione 


 Sta per arrivare Flashback Art Fair, che sarà in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 negli spazi di Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75 a Torino.

Intitolata IN TIME, l’edizione 2026 prosegue la ricerca di Flashback sull’arte come spazio capace di mettere in relazione epoche, linguaggi e prospettive differenti. Antico, moderno e contemporaneo convivono in un percorso nel quale il tempo non è una dimensione lineare, ma un territorio aperto: passato, presente e futuro si incontrano, si trasformano reciprocamente e tornano a interrogare il nostro modo di abitare il presente.

Il tema dell’edizione invita a riflettere sul valore del tempo e sulla responsabilità di essere “dentro il proprio tempo”: riconoscerne le urgenze, conservarne la memoria e immaginare possibilità condivise per il futuro. L’immagine guida è affidata all’astronauta Paolo Nespoli, il cui sguardo dallo spazio suggerisce un cambio di prospettiva: osservata a distanza, la Terra supera confini e separazioni, restituendo una visione più ampia e consapevole di ciò che ci circonda.

In questa cornice, le gallerie partecipanti presentano opere capaci di interrogare il presente attraverso la memoria, la materia, la natura, il corpo, la spiritualità, la politica e la sperimentazione dei linguaggi. Dipinti, disegni, fotografie, sculture e installazioni di epoche diverse entrano in dialogo, dimostrando come ogni opera possa continuare a generare significati nel tempo e nell’incontro con il pubblico.

LE GALLERIE
Aleandri Arte Moderna, Roma (IT); Antiques Par Force, Roma (IT); Arcuti Fine Art, Roma, Torino (IT); Atipografia, Arzignano, VI (IT); Galleria Aversa, Torino (IT); Umberto Benappi, Torino (IT); Botticelli Antichità, Firenze (IT); Studio d'Arte Campaiola, Roma (IT); Galleria Canesso, Milano (IT), Parigi (FR); Ciacek Gallery, Varsavia (PL); Galleria Ferrero, Ivrea, TO (IT); Galleria Del Ponte, Torino (IT); Galleria dello Scudo, Verona (IT); Galleria Giamblanco, Torino (IT); Yvonne Hohner Contemporary, Karlsruhe (DEU); Kollenburg Antiquairs, Oirschot (NL); Kromya Art Gallery, Verona (IT), Lugano (CH); LANG, Amsterdam (NL); Galleria Lombardi, Roma, Milano (IT); Luma Arte Contemporanea, Orte, VT (IT); Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d'Epoca, Torino (IT); Mendittorosa, Napoli (IT); Nathalie Motte Masselink, Parigi (FR); Galleria d'Arte Niccoli, Parma (IT); NP ArtLab, Milano (IT); Nuova Galleria Morone, Milano (IT); Open Art, Prato, PO (IT); Photo&Contemporary, Torino (IT); Galleria Ponti, Roma (IT); Flavio Pozzallo, Oulx, TO (IT); Richard Saltoun, Roma (IT), Londra (UK), New York (USA); Sangallo Fine Art, Vasto, CH (IT); Gian Enzo Sperone, Sent (CH); Galleria Antonella Villanova, Firenze (IT); Floris Van Wanroij, Dommelen (NL).
Le opere di IN TIME, presentate dalle gallerie, costruiscono un percorso attraverso modi diversi di abitare il tempo: nella relazione con la Terra, nella memoria dei luoghi e delle immagini, nella trasformazione della materia. 

LE EDIZIONI PRECEDENTI
2013: L’Enigma del tempo. 2014: Il Labirinto. 2015: Energia: arte e vita. 2016: Nuovo sincretismo. 2017: In senso inverso. 2018: Le Rive di un altro mare. 2019: Gli Erranti. 2020: Ludens. 2021: La Zona Franca. 2022: He. art. 2023: Metamemoria. 2024: Equilibrium? 2025: Untitled.
Flashback Art Fair 2026
Giornata inaugurale e press preview: mercoledì 28 ottobre 2026 dalle 11 alle 22
Apertura al pubblico: da giovedì 29 ottobre a domenica 1°novembre 2026 dalle 11 alle 20

Flashback Habitat
Corso Giovanni Lanza 75, Torino

Ingresso
Biglietto intero: 15€
Biglietto ridotto: 10€ (riduzioni previste per legge, possessori di Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card e tessera Amic* di Flashback Habitat) 

Per informazioni: www.flashback.to.it; info@flashback.to.it; +39 393 6455301

15/10/26

Matemagical

Mathemagical (Installation View) Boesky Gallery, New York, NY September 10 - October 17, 2026 Installation views by Jason Wyche
 


"Esiste una matematica che determina il modo in cui ruotiamo attorno al sole, una matematica che appare così fredda e senz'anima rispetto alla mia esperienza del sorgere e del tramontare del sole. Se potessimo vedere tutti i processi che sono alla base della nostra esperienza, impazziremmo quasi certamente... La bellezza, quindi, è un velo che allude alle difficoltà snervanti dell'origine delle cose, ma ci protegge da esse... Serve ad attrarci verso le cose senza annientarci con il perché di esse." 
                                                                                                                              – Simon Haas
 
Gli spazi della galleria Boesky  di New York, ospitano la mostra "Mathemagical" con le nuove opere degli artisti di Los Angeles Haas Brothers (nati nel 1984 a Santa Monica, California). Mathemagical , la quarta mostra personale degli artisti presso la galleria, coincide con la presentazione di Uncanny Valley , la retrospettiva itinerante dei fratelli Haas a metà carriera, che ha avuto origine al Cranbrook Art Museum di Bloomfield Hills, Michigan, e che aprirà a settembre al Blanton Museum of Art di Austin, Texas.

Attraverso il loro approccio rigoroso e innovativo ai materiali, i fratelli Haas – i gemelli Nikolai e Simon – illuminano i modelli di emergenza che governano il mondo naturale. Sfruttando l'espressionismo creativo di Nikolai e l'attitudine all'analisi e alla sistematizzazione di Simon, i fratelli Haas utilizzano il loro caratteristico umorismo per catturare l'attenzione degli spettatori prima di rivelare i sofisticati processi tecnici e la ricca concettualità che sono alla base della loro pratica. 
 
Nel corso della loro opera, i fratelli Haas hanno spesso impiegato sistemi mutuati dal mondo della natura e della matematica. Partendo da forme relativamente semplici, gli artisti le sottopongono a processi ben definiti – aggiungendo pittura, argilla, cera o perline secondo un algoritmo preciso – ottenendo così una serie di motivi complessi ed emergenti. Nel tempo, i fratelli Haas hanno applicato questi stessi processi utilizzando materiali e forme progressivamente più tecnici e su scale sempre maggiori. Le loro opere della serie "Accretion" , ad esempio, sono nate come piccoli vasi di ceramica. Ispirandosi al processo di accumulo a strati presente in natura – nei coralli, nei funghi degli alberi, nelle formazioni delle grotte – gli artisti hanno steso strato su strato di argilla umida sulla superficie di vasi di dimensioni domestiche per creare superfici screziate e dalla texture organica. Successivamente, gli artisti hanno trasposto questo processo in dipinti e sculture in bronzo fuso.
 
Con Mathemagical , i fratelli Haas presentano le loro opere più ambiziose e sistematizzate fino ad oggi. Per una nuova serie di dipinti intitolata Accretion , gli artisti partono da semplici e nostalgiche scene di paesaggio. Applicano quindi la pittura, addensata con un medium acrilico personalizzato – sviluppato in collaborazione con Golden Artist Colors – alla composizione secondo un'equazione di reazione-diffusione, la stessa che descrive come le cellule si dividono e crescono o come si forma un motivo a strisce e macchie sul pelo degli animali. Utilizzando una tavolozza di colori definita, questo processo detta il modo in cui gli artisti applicano la pittura sulla tela, astraendo profondamente le scene man mano che strato su strato di pittura si accumula sulla superficie.
 
I fratelli Haas hanno utilizzato il processo di Accretion anche per reinterpretare le loro iconiche " Bestie" . Utilizzando il processo di modellazione a cera con bobina di ceramica, sviluppato per le precedenti sculture in bronzo realizzate con la tecnica Accretion , gli artisti depositano lentamente strati di cera per creare una texture superficiale simile alla pelliccia sui loro ritratti antropomorfi di amici e familiari. Realizzando le forme in bronzo e rifinendole con ricche patine, gli artisti trasformano le loro amate " Bestie" nell'espressione più complessa dal punto di vista tecnico e sofisticata dal punto di vista scultoreo del processo di Accretion .
 
L' Albero di Pesche — l'opera più grande di Mathemagical — esemplifica una serie di innovazioni sistematiche e tecniche che i fratelli Haas hanno sviluppato nel corso della loro carriera. La base in pietra scolpita è un omaggio al loro continuo lavoro con la pietra e al loro padre, scalpellino. Il tronco in bronzo dell'albero è texturizzato utilizzando lo stesso processo di Accrezione impiegato nelle opere della Bestia . Il fogliame di perline di vetro veneziane è stato realizzato a mano — seguendo una serie di algoritmi per creare foglie perfette — dalle sorelle Haas di Lost Hills, un gruppo di donne provenienti da una comunità agricola della California centrale che, nel corso di quasi un decennio, hanno appreso la particolare tecnica di lavorazione delle perline dei fratelli Haas. Attraverso la loro continua collaborazione con le sorelle Haas, gli artisti si impegnano in una pratica sociale, creando un'economia del lavoro laddove prima non esisteva. Infine, l'albero è completato da pesche in vetro soffiato finemente lavorate che, illuminate dall'interno, diffondono una calda luce color pesca nella stanza.
 
Mathemagical incarna la capacità dei sistemi di suscitare stupore. Nelle mani dei fratelli Haas, questi   algoritmi definiti matematicamente manifestano la trasformazione dell'ordinario in magico, fantastico, trascendente. "I fratelli Haas", scrive la curatrice Brooke Hodge, "hanno creato per sé un mondo onnicomprensivo, magico e mistico... un mondo che sembra un cosmo completo, dove tutte le opere, le tecniche e le idee convergono". Con Mathemagical , i fratelli Haas ci ricordano con forza che gli stessi sistemi che definiscono il nostro universo hanno il potere di produrre un cambiamento profondo, di rendere visibile una magia inaudita e di generare una gioia sconfinata.


Mathemagical (Installation View) Boesky Gallery, New York, NY September 10 - October 17, 2026 Installation views by Jason Wyche
 
 
INFORMAZIONI SUI FRATELLI HAAS
I fratelli Haas hanno esposto le loro opere ampiamente negli Stati Uniti e all'estero. Haas Brothers: Uncanny Valley , la loro prima grande retrospettiva di metà carriera, ha debuttato al Cranbrook Art Museum di Bloomfield Hills, Michigan, nel 2025, prima di essere trasferita al Museum of Arts and Design di New York; il tour continua al Blanton Museum of Art di Austin, Texas, e al Mint Museum di Charlotte, Carolina del Nord. Le loro opere sono state oggetto di mostre personali al Nasher Sculpture Center di Dallas, Texas; al Katonah Museum of Art di Katonah, New York; al Bass Museum of Art di Miami, Florida; al Savannah College of Art and Design Museum of Art di Savannah, Georgia, e sono state presentate in mostre collettive al San Jose Museum of Art di San Jose, California; all'Anderson Ranch Arts Center di Snowmass Village, Colorado; allo Shelburne Museum di Shelburne, Vermont; allo Sculpture Milwaukee, Wisconsin; al Boca Raton Museum of Art, Florida; Il KMAC Museum di Louisville, Kentucky. Nel 2016, hanno partecipato alla Cooper Hewitt Design Triennial presso il Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum di New York, e nel 2019 hanno ricevuto il YoungArts Foundation Arison Award. Le opere dei fratelli Haas sono presenti nelle collezioni permanenti del Museum of Art, Rhode Island School of Design, Providence, Rhode Island; del Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum di New York, New York; e del Metropolitan Museum of Art di New York, New York. I fratelli Haas vivono e lavorano a Los Angeles, California.

14/10/26

Tarek Atoui alla Tate Modern di Londra

 


Finalmente dopo diversi anni di lavori alquanto mediocri un intervento che sa dare respiro a questo spazio, si tratta dell'installazione di Tarek Atoui che ha trasforma la grande sala della Turbine Hall della Tate Modern a Londra in un suggestivo ambiente sonoro, che sarà fruibile fino all'11 aprile 2027.

L'artista e compositore sperimentale ha unito diversi strumenti musicali antichi e moderni con sculture realizzate su misura per dare una percezione multisensoriale dei suoni. 

Il progetto sarà poi accompagnato da una serie di esibizioni dal vivo di musicisti provenienti da tutto il mondo, che interagiranno con l'installazione e con l'ambiente.


13/10/26

Nuova tappa di Inserzioni al Castello di Rivoli

 


Giunta alla sua terza edizione, Inserzioni conferma il proprio ruolo di laboratorio permanente del Castello di Rivoli. Pensato per invitare artisti contemporanei a confrontarsi con l'architettura incompiuta del Castello e con il percorso della Collezione, il progetto trasforma periodicamente le sale del Museo in una mostra in costante evoluzione.
 
Uno spazio liminare, una porta al confine tra due diverse dimensioni; un lungo corridoio che sfocia in un’ampia stanza, memoria di una condizione abitativa marginale e marginalizzante; un ambiente in cui si ripropongono diverse realtà monumentali in luoghi, contesti e situazioni le più disparate, frutto di una esistenza in cui il concetto stesso di città si è scomposto, frammentato e divenuto fluido.
 
Sono queste le riflessioni attorno a un tema – con ogni evidenza al centro del pensiero contemporaneo – a cui sono indipendentemente e autonomamente arrivate Haris Epaminonda, Sung Tieu e Christelle Oyiri, le tre artiste protagoniste della terza edizione di Inserzioni a cura di Francesco Manacorda (dal 25 settembre 2026), il programma di committenze del Castello di Rivoli con cui il Museo invita a realizzare nuove opere in dialogo con gli ambienti del Castello e con la Collezione permanente.

In un’epoca in cui sempre di più i monumenti e gli spazi urbani sono divenuti un luogo contestato di riscrittura della storia – sull’onda di una dinamica identitaria come anche dai fenomeni migratori e altri agenti di divisione – il pensiero creativo si confronta così con una delle urgenze che sempre più si affaccia nelle diverse società: trovare una risposta alla domanda “Dove abiti?”.

Per Francesco Manacorda, “le tre artiste – appartenenti a generazioni e contesti differenti – chiamate a sviluppare progetti site-specific in un dialogo diretto con alcune sale del Castello di Rivoli, hanno ognuna elaborato un gesto creativo che risponde a tale interrogativo, sorto in loro spontaneamente senza alcun stimolo dalla committenza. Le tre artiste non si sono mai confrontate tra loro nel processo di sviluppo delle rispettive commissioni, e tuttavia le opere si collocano in uno stesso orizzonte di urgenze che attraversano il presente in maniera diffusa e non lineare: l’abitare, la migrazione, il rapporto tra passato e presente, le forme invisibili ma strutturanti della vita sociale nel mondo globalizzato. Questo orizzonte, in un certo qual senso, è stato determinato dal luogo per cui le artiste sono state invitate a lavorare: l’architettura incompiuta del Castello di Rivoli, esso stesso monumento e dimora abitata e più avanti destinata a guarnigione militare fino al suo recupero in chiave museale”.
 
Nato per trasformare il museo in un luogo di produzione oltre che di conservazione, Inserzioni muta periodicamente il percorso espositivo attraverso interventi che prendono forma a partire dagli spazi del Castello. Le nuove opere non occupano semplicemente le sale del Museo, ma instaurano relazioni con la loro storia, con la loro funzione originaria e con le opere della Collezione, modificando il modo in cui questi ambienti vengono attraversati e letti.
 
Distribuite in diversi punti del percorso espositivo, in discontinuità spaziale tra loro, le nuove opere instaurano relazioni differenti con gli ambienti che le ospitano e con le opere della Collezione permanente, in una sorta di amplificazione di armonia e risonanza. Ciascuna nasce da un’indagine autonoma e da un rapporto specifico con una sala del Castello; è il percorso del visitatore a mettere progressivamente in relazione queste presenze, restituendo un museo che continua a produrre nuove letture del proprio patrimonio e del tempo presente.
 
Per Haris Epaminonda (Nicosia, Cipro, 1980), la ricerca prende avvio dalla Sala di Bacco e Arianna, originariamente concepita come spazio di passaggio tra gli appartamenti reali. Da qui nasce un collegamento ideale con Casa Mollino, altra architettura costruita come luogo segreto di soglia e di attraversamento. Separate da oltre due secoli, le visioni di Filippo Juvarra e Carlo Mollino vengono accostate dall’artista attraverso una comune attenzione alla dimensione teatrale dello spazio, al mito – greco da una parte, egizio dall’altra – e alla costruzione di ambienti nei quali architettura, decorazione e corpo concorrono a generare un’esperienza percettiva. L’intervento immagina un portale tra questi due luoghi, lasciando affiorare corrispondenze inattese tra ciò che è fisicamente presente e ciò a cui la mente allude, facendole diventare sostanza stessa dell’esperienza.
 
La commissione di Sung Tieu (Hải Dương, Vietnam, 1987) si inserisce nel percorso di ricerca sviluppato dall’artista per il Padiglione della Germania alla Biennale Arte 2026, dove la mostra Ruin ha trasformato l’architettura che dal 1905 ospita la partecipazione tedesca ai Giardini in una rovina modernista attraverso il rivestimento della facciata con milioni di tessere di mosaico ispirate ai Plattenbauten, gli edifici prefabbricati della Germania Est destinati, tra gli altri, ai cosiddetti “lavoratori a contratto”, in larga parte provenienti dal Vietnam.

Questa ricerca trova una nuova declinazione nella Sala 18 del Castello di Rivoli, alla quale si accede attraverso un corridoio concepito come spazio di transito. Un ambiente rivestito di mosaici introduce il visitatore a un’installazione composta da fotografie, frammenti architettonici provenienti da un edificio demolito e una luce monocromatica ispirata all’illuminazione delle Autobahn tedesche, che altera radicalmente la percezione del colore. Attraverso elementi appartenenti tanto alla memoria personale quanto alla storia urbana, Tieu costruisce un’esperienza in cui l’architettura diventa il luogo in cui si manifestano dinamiche di controllo, marginalizzazione e appartenenza. Lo spazio espositivo non è soltanto contenitore dell’opera, ma un dispositivo percettivo che rende visibili le forme, spesso invisibili, attraverso cui la società contemporanea stabilisce chi può abitare un luogo, a quali condizioni e secondo quali rapporti di potere.
 
Per l’artista e dj Christelle Oyiri (Valle della Marna, Francia, 1992), il punto di partenza è il concetto di monumento, inteso come schermo su cui proiettare immaginari storici e ideologici che possono essere continuamente ridefiniti. Il nuovo progetto nasce da un’indagine che attraversa diversi spazi urbani per riflettere su come la storia sia spesso il risultato di relazioni, possibilità e condizioni mutevoli. Attraverso una pratica che intreccia racconto personale, immagini, video e materiali d’archivio, Oyiri osserva lo spazio della città di Memphis come luogo nel quale si manifestano identità, appartenenze e forme di negoziazione quotidiana. Nel confronto con il Castello di Rivoli, un monumento rimasto incompiuto, oggi trasformato in museo e, proprio per questo, ancora in qualche modo dimora impossibile, queste riflessioni trovano un ulteriore livello di risonanza.
 
Con questa terza edizione, Inserzioni conferma il ruolo del Castello di Rivoli come luogo nel quale la committenza contemporanea diventa parte integrante della vita del museo. Se la Collezione custodisce la storia dell’arte contemporanea, le nuove commissioni ne estendono il racconto, facendo del Castello uno spazio in cui il presente continua a essere costruito attraverso la pratica degli artisti.
 
Si ringrazia il Radical Commissioning Circle per il sostegno a Inserzioni