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26/05/26

Metamagico al PAV di Torino



 
Il Parco Arte Vivente presenta un’ampia mostra personale dedicata a Claudio Costa (1942–1995), uno degli artisti più singolari e meno esplorati della scena italiana del secondo Novecento. Metamagico, a cura di Marco Scotini, esplora attraverso gli anni Settanta il corpus centrale dell'opera di Costa attorno alla sua ossessione fondante: il rapporto tra cultura materiale, memoria biologica e origine antropologica. Lungo un percorso che vede l’archivio, il museo e il rito (appositamente rivisitati) come luoghi in cui tale rapporto si manifesta.

La mostra si inscrive nel programma di ricerca storica del PAV dedicato alle radici della relazione tra arte ed ecosistema, un indirizzo che coltiva sin dalla sua fondazione ma che, negli ultimi anni, ha inteso estendere a quei pionieri che, già a partire dagli anni Sessanta e Settanta, avevano anticipato le domande oggi centrali nel dibattito su ecologia, biodiversità e memoria del vivente. In questo quadro, Claudio Costa occupa una posizione del tutto singolare: non rappresenta la natura, piuttosto la usa come archivio, come sistema di segni, come materia che porta in sé le tracce del tempo biologico e culturale, nella convinzione che il passato naturale non sia perduto ma sempre latente, riesumabile attraverso il gesto artistico.

Claudio Costa si forma tra Milano e Parigi, dove frequenta il celebre laboratorio di grafica Atelier 17 di S.W. Hayter e incontra Marcel Duchamp, che rimarrà per lui un riferimento imprescindibile. Dalla fine degli anni Sessanta, muovendosi in contatto con il clima dell'Arte Povera, senza mai assorbirne completamente le coordinate, la sua ricerca si sviluppa in una direzione autonoma e radicale: quella di un'antropologia visiva che mescola strumenti dell'etnografia, della paleontologia e dell'alchimia in quello che lui stesso definisce “work in regress”. Suo primo concetto ispiratore che fa il verso a James Joyce: un percorso sempre in divenire ma a ritroso, verso l'origine dell'umano. Costa non è un artista che parla "di" cultura primitiva, ma piuttosto uno che ne adotta il metodo: raccogliere, classificare, disseppellire, riesumare, trasformare.




Fin dalle prime opere degli anni Sessanta, Costa lavora con materiali organici ed elementari - ardesia, creta, cera, terracotta, ossa, elementi vegetali - costruendo oggetti che abitano una zona di confine tra il reperto e l'opera d'arte, tra il museo naturalistico e la teca rituale. Protagonista di rilievo nel circuito dell'Arte Povera, del Concettuale e di Fluxus, ha partecipato con una sala personale a Documenta 6 a Kassel (1977) e a diverse edizioni della Biennale di Venezia, tra cui la sezione Arte e Alchimia del 1986. Nell'ultima fase della sua carriera ha unito arte e impegno sociale, fondando a Genova, proprio a partire dal suo rapporto con la psicanalisi,il Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli presso l'ex ospedale psichiatrico di Quarto, a Genova.

Metamagico, cita l’opera in mostra del 1978 di Costa, è il titolo che Marco Scotini sceglie per indicare il piano operativo dell'artista: una riflessione sul pensiero magico che, dialogando con Deleuze e Guattari, usa la logica del rito e del mito come strumento conoscitivo alternativo alla razionalità occidentale modernista. Un pensiero che, nelle parole di Ernesto de Martino, abita il confine tra la "presenza che crolla" e il suo riscatto: il luogo in cui l'arte e lo sciamano operano insieme. La mostra riunisce opere di natura eterogenea che si collocano nella produzione degli anni '70 — tavole, teche, installazioni, serie fotografiche — tenute insieme da un unico filo conduttore: questa accanita insistenza sulla ricerca dell’origine per quanto questa possa rivelarsi sempre immanente. La mostra Metamagico si articola in tre aree: Antropologia riseppellta, dedicata alla sua sala personale a Kassel del ‘77, il Museo dell’Uomo e il Museo di antropologia attiva di Monteghirfo.

Nell’ambito della mostra personale di Claudio Costa le AEF/PAV (Attività Educazione Formazione) propongono il laboratorio AgriPittura, neologismo che indica una sperimentazione espressiva derivata dal materiale costituente del paesaggio: dalla terra, dall’erba e ogni altro prodotto naturale o coltivato. Per un approfondimento su un piano più socio-antropologico, Marina Arienzale condurrà il Workshop_88 / Gira Voce 03, un’azione condivisa costruita per dialogare e ragionare sulla comunicazione come un grande telefono senza fili, dove i partecipanti usciranno dagli spazi del PAV per ascoltare le voci del quartiere e raccoglierne le opinioni.
 
 
Claudio Costa (Tirana, 1942 – Genova, 1995) Artista poliedrico e figura originale nel panorama internazionale, Costa si forma tra Milano e Parigi, dove frequenta l'Atelier 17 di S.W. Hayter e incontra Marcel Duchamp. Dalla fine degli anni '60, la sua ricerca si concentra sulla paleontologia e l’antropologia ("work in regress"), esplorando l’origine dell'uomo attraverso materiali organici e non convenzionali (argilla, acidi, fotocopie). Nel 1975 fonda il Museo d’Antropologia Attiva a Monteghirfo. Protagonista di rilievo nel circuito dell’Arte Povera, del Concettuale e di Fluxus, ha partecipato a rassegne prestigiose come Documenta 6 a Kassel (1977) e diverse edizioni della Biennale di Venezia (celebre la sezione "Arte e Alchimia" del 1986). Nell'ultima fase della sua carriera ha unito arte e impegno sociale, fondando a Genova il Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli presso l'ex ospedale psichiatrico di Quarto.

 
La mostra è in collaborazione con l’Archivio Claudio Costa e C+N Gallery CANEPANERI.
Metamagico è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Città di Torino e della Regione Piemonte. 

25/05/26

Art Research World Exhibition — ARWE a Torino


 
ARWE - Art Research World Expo, arriva a Torino, costruisce uno spazio di confronto tra arte e sperimentazione contemporanea internazionale con opere di artisti di nuova generazione provenienti da ventuno Scuole d’arte italiane e da ventisette istituzioni universitarie similari di diciotto paesi esteri.

Un programma che intreccia linguaggi artistici interdisciplinari e pratiche curatoriali, offrendo occasioni di incontri aperti alla comunità accademica e alla città.

Mostre d’arte visiva, performance, teatro, danza, circo, opera, workshop, incontri e pratiche artistiche diffuse in diversi luoghi di Torino.

L'obiettivo del progetto, vincitore di un bando PNRR, dedicato all'internazionalizzazione delle istituzioni dell'Alta Formazione Artistica e Musicale, AFAM, è quello di valorizzare i percorsi di ricerca-creazione, legittimando la ricerca artistica come strumento di indagine, produzione di sapere e veicolo di innovazione.

L’iniziativa si inserisce nel progetto INAR - Italian Network of Artistic Research e ARWE, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU - con le risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
 

24/05/26

Indian Summer da Astuni a Bologna



 

La galleria Enrico Astuni di Bologna ospita la collettiva Indian Summer, in cui sono raccolte una trentina di opere realizzate con diversi media – scultura, pittura, installazione – in cui la vibrazione cromatica genera un’interessante dinamica di narrazione a più voci. 



In una temperie mondiale, pregnante riflesso di sconvolgimenti sociali ed umani, la mostra evidenzia una qualità immateriale, caratteristica delle forme estetiche: il colore, come linguaggio, pensiero, strategia percettiva, atto simbolico di recupero dei codici e valori umani e culturali.


23/05/26

Notte Europea dei Musei



Oggi, sabato 23 maggio 2026 torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM, che si svolge in contemporanea in tutta Europa con l’obiettivo di incentivare e promuovere la conoscenza del patrimonio e dell’identità culturale nazionale ed europea.


Il Ministero della Cultura italiano anche quest’anno partecipa alla manifestazione con l’apertura serale dei musei e dei luoghi della cultura statali al costo simbolico di 1 euro (eccetto le gratuità previste per legge).

Le aperture straordinarie saranno arricchite da eventi e iniziative organizzati in collaborazione con enti e associazioni, per far conoscere le attività degli Istituti e promuovere la conoscenza del patrimonio culturale in un’atmosfera particolarmente suggestiva.

22/05/26

Buongiorno ceramica!

 


Col divertente titolo "Buongiorno ceramica" si svolgerà un fine settimana, il 23 e 24 maggio, tutto dedicato alla ceramica italiana, con eventi sparsi in tutta Italia. Ci saranno visite guidate, laboratori, apertura delle botteghe storiche... ma anche tante mostre fra l'antico e il contemporaneo. 

Una vera e propria celebrazione dell'artigianato artistico italiano, tra arte e design, ma non solo. 

Le iniziative, in continuo aggiornamento, sono consultabili sul sito www.buongiornoceramica.it e si svolgono in contemporanea nelle 60 città della ceramica AiCC e con eventi collaterali sparsi in tutta Italia 

21/05/26

Trasforma le ore del tuo tempo


Lina Lapelytė. We Make Years Out of Hours, vista della mostra Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, Berlino, 2026 © Lina Lapelytė. VG Bild-Kunst, Bonn 2026. Foto: Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie / Laura Fiorio 


Mi ha colpito molto l'installazione performativa di Lina Lapelytė, We Make Years Out of Hours, press la Sala Storica dell'Hamburger Bahnhof in uno spazio per l'azione collettiva e canti, nell'ambito della seconda Commissione CHANEL. L'installazione trascende i confini tra scultura e performance, tra individuo e collettività: 400.000 cubi di legno si distribuiscono sul pavimento, si impilano formando pile e si connettono a formare strutture architettoniche e poi colline. I blocchi passano tra le mani di performer e visitatori, rimodellando continuamente il paesaggio ligneo. We Make Years Out of Hours  è un monumento vivente al tempo, alla cura e alla convivenza. Coinvolgendo attivamente il pubblico, il formato partecipativo enfatizza il concetto di museo aperto, tema del 30° anniversario dell'Hamburger Bahnhof.

La storica sala dell'Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart si trasforma in un paesaggio mutevole composto da 400.000 cubi di legno. Dodici artisti e visitatori costruiscono strutture temporanee accompagnati dal suono. Voci riempiono lo spazio con canti. I testi sono basati su poesie di 15 autori internazionali, dagli inizi del XX secolo a oggi. Tra questi figurano il poeta Khalil Gibran (1883–1931), la scrittrice e pittrice Etel Adnan (1925–2021), il poeta e regista Forugh Farrochzad (1935–1967), la poetessa Layla Sarahat Rushani (1952/4–2004), il poeta Mahmud Darwisch (1941–2008), il paroliere Ocean Vuong (nato nel 1988), il poeta Ilya Kaminski (nato nel 1977) e la poetessa e scrittrice Arundhathi Subramaniam (nata nel 1973). Brevi versi su comunità, formazione, amore, perdita e speranza costituiscono il libretto dell'opera.

Lina Lapelytė. We Make Years Out of Hours, vista della mostra Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, Berlino, 2026 © Lina Lapelytė. VG Bild-Kunst, Bonn 2026. Foto: Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie / Laura Fiorio 

Come lo spazio espositivo stesso, anche l'opera diventa un luogo di costante cambiamento. I cubi di 10 x 10 x 10 cm, realizzati in abete e pino, passano tra le mani di performer e visitatori. Le strutture emergono e scompaiono. Ogni nuova forma richiede che un'altra ceda il passo. L'opera solleva interrogativi su cosa rimane e cosa scompare. Chiede inoltre chi decide cosa viene costruito e cosa deve essere rimosso, e le cui vite portano il peso di questi cambiamenti. Il titolo "Facciamo anni dalle ore" descrive l'importanza della parte per il tutto: le ore diventano anni, gli individui diventano una comunità.

I 400.000 cubi di legno utilizzati nell'installazione e nella performance diventeranno parte di un'opera d'arte pubblica a Eisenhüttenstadt nel 2027 come parte del progetto di Lina Lapelytė per Die Neuen Auftraggeber. Gli spettacoli si terranno durante il periodo della mostra, il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica dalle 14:00 alle 17:00.

L'artista Lina Lapelytė
Lina Lapelytė (nata nel 1984 a Kaunas, Lituania) è un'artista e compositrice la cui pratica affonda le radici nella performance. Lavorando tra Vilnius e Londra, collabora con performer professionisti e non professionisti per creare atti collettivi di canto che mettono in discussione i sistemi di silenziamento e invitano alla vulnerabilità. Le sue opere sono state presentate, tra gli altri, al Festival d'Automne/Bourse de Commerce (Parigi), al BAM, al MOCA e alla Biennale di Venezia. È nota soprattutto per l'opera Sun & Sea (con Vaiva Grainytė e Rugilė Barzdžiukaitė), vincitrice del Leone d'Oro alla Biennale di Venezia del 2019.


Lina Lapelytė. We Make Years Out of Hours, vista della mostra Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, Berlino, 2026 © Lina Lapelytė. VG Bild-Kunst, Bonn 2026. Foto: Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie / Laura Fiorio 



Ideazione, musica e regia: Lina Lapelytė
Composizione della colonna sonora: Lina Lapelytė con Daniel Bürkner
Registrazioni sul campo: Peter Cusack
Ingegneria del suono e diffusione: Thorsten Hoppe
Coreografia: Alice Chauchat
Drammaturgia e collaborazione artistica: Cian McConn, Florine Lindner
Cantanti: Nérika Amaral, Daniel Belasco Rogers, Josephine Brinkmann, Mustafa Çiçek, Afran, Ruby Haffar, Talin Hajintsi, Cat Jones, Camilla Therese Karlsen, Toto Knoblauch, Paula Kramer, Ligia Liberatori, Niusha Nasim, Lisa Newill-Smith, Ruben Nsue, Cian McConn, Tom Oldham, Mata Sakka, Sandra Sarala, Doris Schließer, Luca Schüssler, Shao Shin Frieda Luk, Yuri Shimaoka, Maria Vanieieva, Michael Wenzlaff, Barbara Wiebking
Costumi: Muku
Partitura musicale: Thomas Oldham

20/05/26

Variantology, Agnieszka Kurant da Lia Rumma

 


Gli spazi napoletani della Galleria Lia Rumma ospitano Variantology, la prima mostra personale di Agnieszka Kurant con la galleria, in programma fino al 23 Maggio 2026. La mostra riunisce una selezione di opere nuove e recenti.

La pratica multidisciplinare di Kurant esplora le intelligenze collettive e non umane, il futuro del lavoro e della creatività, e le forme di sfruttamento insite nel capitalismo digitale. Attingendo a filosofia, antropologia, tecnologia e scienza, il suo lavoro si concentra sull’emergere e l’evoluzione di forme modellate da un’agenzia collettiva, che si tratti di termitai, minerali, linguaggi, segni, strumenti, valute o movimenti sociali. In collaborazione con scienziati, l’artista costruisce sistemi complessi, reti e ambienti in cui molteplici agenti—molecole, batteri, animali, algoritmi di intelligenza artificiale o folle umane—interagiscono generando forme ibride e instabili, in continua metamorfosi, come organismi viventi. Oscillando tra biologico, digitale e geologico, naturale e artificiale, vita e non-vita, passato profondo e futuro remoto, le sue opere indagano la soggettività plurale, l’evoluzione dei sistemi viventi, la cultura e la tecnologia, le trasformazioni dell’umano, l’automazione e la cibernetica.



Le opere di Kurant, basate sulla ricerca, si nutrono dei processi di creazione di valore in rete dell’economia digitale e indagano l’autorialità collettiva e il sistema globale di sfruttamento del lavoro incorporato nell’intelligenza artificiale. Le forme ibride che l’artista produce spesso contrastano le previsioni algoritmiche con processi non calcolabili e imprevedibili. I suoi assemblaggi e amalgamazioni—cresciuti, evoluti, cristallizzati o modellati a livello molecolare—emergono dalle mutazioni della materia nell’Antropocene e riflettono mutamenti della soggettività collettiva influenzati dalla tecnologia. Questi esperimenti speculativi propongono idee su come la vita umana e non umana potrebbe evolvere.



Il titolo della mostra, Variantology, si ispira al concetto di ricerca interdisciplinare introdotto dall’archeologo dei media Siegfried Zielinski, che mette in discussione il progresso tecnologico lineare ed esplora variazioni e alternative alle narrazioni dominanti nella storia della tecnologia e dei media. L’approccio variantologico indaga le relazioni del “deep time” (tempo profondo), osservando come arti, scienze e tecnologie abbiano evoluto insieme, spesso in modi inaspettati, in diverse culture della conoscenza, dall’antichità all’epoca moderna. Unendo un possibile passato a un possibile futuro, mira a comprendere come queste variazioni abbiano modellato il nostro mondo e a sfidare l’idea di un unico percorso corretto di sviluppo. Il ruolo particolarmente significativo di Napoli nella storia dell’alchimia e della tecnologia riveste un’importanza centrale nell’approccio variantologico. Nell’interpretazione di Kurant, le previsioni sul futuro prodotte oggi dalla tecnologia sono intrecciate in una relazione ricorsiva con il mondo, influenzando presente e futuro, indipendentemente dal fatto che si avverino o meno.

19/05/26

Materia di memorie

 


La sala del Quartz Studio ospita un siparo centrale, presagio di una messa scena, di un tempo che inizia e che finisce, allora memorie, ricordi affiorano. 




L'artista Anna Orlowska ci offre le sue, in una chiave fra l'installazione e la fotografia, realizzando un racconto di emozioni e dubbi, materia dello spirito e del cuore. 



18/05/26

Domenico Gnoli a New York



Le opere di Domenico Gnoli arrivano a New York negli spazi della galleria Lévy Gorvy Dayan. Si tratta della più grande mostra di opere dell'artista negli Stati Uniti da oltre cinquant'anni, a seguito della sua celebre personale del 1969 alla Sidney Janis Gallery di New York. Attraverso dipinti, disegni, incisioni, quaderni e lettere, la retrospettiva rappresenta un'importante continuazione dell'eredità di Gnoli in America, dopo la grande retrospettiva a lui dedicata nel 2021-22 alla Fondazione Prada di Milano. Siamo orgogliosi di organizzare questa mostra in collaborazione con la vedova di Gnoli, Yannick Vu, e gli eredi dell'artista, nonché di presentare opere della sorella dell'artista, Mimì Gnoli, e di importanti collezioni private.



Nella sua breve ma prolifica vita, Domenico Gnoli (1933-1970) si affermò come maestro della percezione, creando un corpus di dipinti senza pari per composizione e meticolosa cura dei dettagli. Nato a Roma, iniziò la sua carriera come illustratore e scenografo e costumista, lavorando e viaggiando in tutto il mondo, fino a raggiungere la maturità artistica come pittore nel 1964. I suoi ultimi dipinti ritraggono oggetti di uso quotidiano – tra cui abiti, capelli, letti e divani – ingranditi, frammentati e sospesi. Le tele sono al contempo affascinanti e inquietanti, rivelando segreti della vita contemporanea finora inesplorati.



17/05/26

L'oro di Ersel



Fino al 22 maggio 2026 lo Spazio Ersel di Torino ospita la mostra "The Golden Hour | L’oro nell'arte dal figurativo all’astratto". La mostra sarà poi visionabile anche a Milano dal 5 giugno al 10 luglio 2026. L'esposizione ospita 60 articolate opere accomunate da uno stesso segno e da uno stesso materiale: l’oro.

In ogni epoca l’oro ha trovato una valenza: solenne e devozionale, negli antichi fondi oro è simbolo di eternità; nel contemporaneo acquista una valenza più concettuale e diviene simbolo di preziosità ed opulenza. 


Questa mostra trasversale parte dalla pittura antica e arriva all’arte povera. Si alternano opere realizzate in epoche diverse, dai preziosi lavori su tavola di Sano di Pietro e Zanetto Bugatto, ai monocromi astratti di Armando Marrocco; dalla stravaganza di Luigi Ontani alla leggerezza di Pier Paolo Calzolari, dal paradosso surrealista di Man Ray a quello contemporaneo di Francesco Vezzoli.

La mostra, ad ingresso libero, è aperta al pubblico torinese e milanese tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 17:00.