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26/03/26

Echo di Klára Hosnedlová

 

Gli eleganti e ampi spazi della White Cube a Bermondsey ospitano l'intervento scenografico   di Klára Hosnedlová, "Echo", che è innanzitutto un'ampia meditazione sul tempo. Dove imponenti strutture artificiali appaiono abbandonate o inghiottite da massicce formazioni organiche. Considerando il tempo come iterazione e riverbero, gli ambienti costruiti da Hosnedlová evocano uno scavo archeologico di un futuro: "luoghi sperimentali" in cui i processi temporali mettono radici e si manifestano.

Facendo riferimento a nozioni di natura idealizzata e futuri creati dalle macchine, ma anche alla nostalgia di un passato artigianale, la ricerca di Hosnedlová abbraccia la fotografia, gli studi d'archivio e il lavoro con gli artigiani, rivitalizzando le modalità di produzione tradizionali. Dalle altezze della galleria 9x9x9 del White Cube, la luce naturale illumina Untitled (from the series Embrace) (2025), un'installazione emblematica composta da un enorme arazzo sfrangiato con viticci sciolti, realizzato in canapa grezza non lavorata. Sfumature variegate di marroni, ruggine e rame si combinano nella sua forma fibrosa e trapuntata, in cui è incastonata una grande cornice di arenaria. Ricordando un frammento osseo proveniente da uno scavo archeologico, la cornice scolpita, con il suo rilievo a coste, racchiude un ricamo fotorealistico, i cui fili raffinati contrastano con la massa irregolare e materica. Raffigurante delle dita che stringono un singolo fiammifero acceso, il ricamo è al contempo un riferimento al fuoco come tecnologia primitiva e simbolo di illuminazione, un'allusione alla brevità della vita umana in un contesto di vasti salti temporali. Di fronte, un altro ricamo è appeso, un complemento che appare al contempo istruttivo e carico di presagi. Invece di una singola fibra tessile accesa a un'estremità, l'opera trasmette un momento di conseguenze sospese, suggerendo il potenziale distruttivo del fuoco, una minaccia per la massa circostante.

Allo stesso modo in cui un'eco è un motivo ripetuto che si propaga a distanza, le nuove mostre di Hosnedlová sono sempre debitrici di quelle precedenti. Rifuggendo dalla mera ripetizione, la pratica dell'artista ricombina idee ed elementi installativi in ​​configurazioni trasformate e adattate a ogni luogo. Centrale nella sua pratica è una specifica metodologia di lavoro che abbraccia i depositi del tempo. Mettendo in scena performance private all'interno delle sue elaborate scenografie, Hosnedlová documenta attentamente i movimenti di una piccola compagnia che muove i primi, incerti passi in un mondo alieno. Dirigendoli a compiere azioni semplici, Hosnedlová valorizza la naturale esitazione degli interpreti non professionisti che esplorano le condizioni del loro ambiente: "Questo tipo di non conoscenza è, per me, il più interessante". La composizione della scena e della coreografia funziona per lei in modo molto simile a come uno schizzo preparatorio potrebbe funzionare per un pittore: le immagini che queste performance producono entrano a far parte di un archivio, dal quale l'artista seleziona, ritaglia e traduce in ricami. Mentre queste immagini ricamate offrono una testimonianza parziale di un passato recente, le performance, a loro volta, infondono nelle installazioni di Hosnedlová deboli tracce di presenza umana: passi tra cumuli di foglie, segni di dita che scavano nell'argilla cruda.

La sala principale della galleria si apre su una piattaforma centrale in metallo, fiancheggiata da imponenti pareti metalliche, ciascuna ornata da prodigiose sculture in arenaria su cui sono incastonate ulteriori immagini ricamate. Realizzate con materiali industriali e compositi, le installazioni architettoniche di Hosnedlová spesso richiamano ambienti costruiti. Pensata per essere percorsa e utilizzata come seduta, la piattaforma quadrangolare a gradoni è composta da griglie metalliche, la cui forma trova un'eco nell'opera ricamata dell'artista, il gioiello dentale Grillz (2025). Mentre la piattaforma evoca l'apertura dello spazio pubblico urbano – esponendo, se non addirittura intimidendo, luoghi privi di ombra o protezione naturale – la griglia rimanda alla sua funzione in città come interfaccia tra il mondo terrestre e quello sotterraneo. Sparsi disordinatamente sulla piattaforma, come pelli mute, si trovano alcuni indumenti abbandonati; provenienti da una serie di costumi creati in collaborazione con Emily Fuhrmann, questi resti scartati sono indizi del passaggio degli artisti attraverso lo spazio. Al centro della piattaforma si trovano forme turgide e amorfe, le cui superfici sono avvolte in un substrato di micelio impregnato di funghi Reishi. Utilizzando un processo biologico incontrollabile come mezzo espressivo, l'artista considera la materia vivente come una performance di lunga durata.

Attorno e attraverso la piattaforma sono stati posizionati pali in acciaio inossidabile, ciascuno fissato con un ricamo incorniciato in acciaio. Sebbene l'artista sia stata inizialmente attratta dal ricamo a mano per la sua qualità immersiva e processuale che le permetteva di sfuggire al "calcolo del tempo", il risultato è inesorabilmente una propria misura temporale, segnata filo per filo. A tal proposito, Writing on the Back I e Lost Message (entrambi del 2025) raffigurano mani impegnate in atti di creazione di segni; in uno, un "messaggio perduto" è scritto con un pezzo di carbone, mentre in un altro polvere di carbone e grasso vengono applicati direttamente con la punta delle dita. Opere come queste postulano un'altra tecnologia antica, quella del disegno come ausilio mnemonico e sistema di registrazione storica, mentre altrove, l'astratto Shared Fire(2025) estende queste idee a quella di un'eredità collettiva del futuro. Ai margini dell'installazione, gli immensi bassorilievi a parete fanno da sentinella. Tinte di polvere di pietra e minerali, queste sculture ricordano reliquie screziate o resti corporei, la cui inquietante alterità biomorfa evoca i frammenti fossilizzati di una grande creatura non identificata. Tutt'intorno, una composizione sonora distorta, creata con Billy Bultheel, risuona nello spazio, immergendo ulteriormente i visitatori nella visione archeo-futuristica di Hosnedlová di questo mondo alternativo. Combinando registrazioni di stridii e gemiti metallici, nonché frammenti di rumore bianco e voci distorte – alcune delle quali balbettano la frase "corpo di conoscenza" – il brano sonoro collassa e sovrappone il tempo, per poi spazializzarlo.

Attraverso la dettagliata creazione di un ambiente totale da parte di Hosnedlová, la molteplicità della qualità del tempo viene messa in gioco nel pensiero, nel processo e nel registro unici dell'artista. In "Echo", il tempo resiste sia alla linearità che a qualsiasi definizione statica; l'opera dell'artista sostiene che il tempo sia un materiale malleabile, che può essere compresso, immagazzinato, recuperato e riprodotto. Pur impegnandosi a ricostituire passati personali, storici e recenti, "Echo" non è solo una mostra, ma un evento che anticipa già il successivo, seminando un ritornello per un futuro ancora sconosciuto.

25/03/26

Chiaroscuro




La Bourse de Commerce attingendo a un centinaio di opere della Collezione Pinault – e, per la prima volta, a diverse opere moderniste – propone la mostra Clair-obscur esplora l'eredità del chiaroscuro e la sua risonanza nel presente.




Il progetto prende avvio dalla frase del filosofo Giorgio Agamben «Il contemporaneo è colui che fissa saldamente lo sguardo sul proprio tempo per percepirne non la luce, ma l'oscurità. Tutte le epoche, per chi vive la contemporaneità, sono oscure. Il contemporaneo è proprio colui che sa vedere questa oscurità, che è capace di scrivere intingendo la penna nell'oscurità del presente»




La mostra trae ispirazione per l'idea e dalla tecnica del chiaroscuro, emersa per la prima volta nei dipinti manieristi e barocchi del XVI secolo, in particolare nelle opere di Caravaggio, che ne intensificò l'uso, immergendo il mondo terreno in una profonda oscurità penetrata da raggi di luce che accentuano il senso di tensione drammatica e gli interrogativi spirituali alla base dei suoi dipinti. In continuazione di questo viaggio nel cuore delle tenebre, Goya ha espresso tutta l'oscurità dell'umanità nelle sue opere, e il chiaroscuro da lui perfezionato continua a influenzare le opere contemporanee con il suo senso di profondità e mistero.

24/03/26

Michael Heizer due negativi

 foto di Maris Hutchinson

Sta per concludersi la stupenda mostra che la galleria Gagosian ha dedicato alle due nuove sculture negative di  Michael Heizer, Convoluted Line A e Convoluted Line B  (entrambe del 2024), presso la galleria al 522 West 21st Street, New York. Sono inoltre esposta una piccola selezione di disegni giovanili correlati. Le sculture rappresentano l'apice di una tradizione artistica che risale alle prime sculture all'aperto realizzate da Heizer negli anni '60 nei deserti del Nevada e della California. 

Tra le sculture a linea negativa più complesse dell'artista, Convoluted Line A e Convoluted Line B  sono sinuose strutture in acciaio inserite in un pavimento di cemento rialzato. Curvate con la delicatezza di una linea tracciata, riflettono l'interesse dell'artista per la precisione del segno su scala monumentale e le possibilità della linea come forma scultorea. Concepite pensando agli ampi spazi interni della galleria e collocate l'una rispetto all'altra, si estendono per 26,7 metri di lunghezza e formano un ambiente unitario che incoraggia un'esperienza di fruizione immersiva.

 foto di Maris Hutchinson

La continua ricerca di Heizer sulle possibilità formali di linea, dimensione e spazio negativo ebbe inizio negli anni '60 con tele sagomate composte da passaggi geometrici più chiari e più scuri per suggerire l'assenza e la presenza della forma. Nel 1967, iniziò ad applicare questi concetti alle sculture tridimensionali, scavando nella terra. Tra le prime sculture a linea negativa si annoverano le Nine Nevada Depressions  (1968, non più esistenti), molteplici scavi a forma di anelli, intersezioni, zigzag e linee spezzate che si estendono per 520 miglia di terreno, culminando in Double Negative (1969), due tagli profondi 50 piedi in due pareti di mesa opposte vicino al fiume Virgin in Nevada.

Sebbene le Nine Nevada Depressions si siano deteriorate o siano state smantellate, negli anni '70 Heizer iniziò a realizzarne versioni in acciaio corten. Tra queste figurano Dissipate (1968/1970), Rift (1968/1982) e Isolated Mass/Circumflex (2)  (1968/1978) (Menil Collection, Houston). Tornò anche a lavori precedenti come Compression Line (1968/2016) (Glenstone, Potomac, Maryland), una scultura negativa concava in acciaio con pareti curve costrette a "baciarsi" dalla pressione del terreno circostante, realizzata per la prima volta in legno nel 1968. Le eleganti curve delle nuove opere esposte alla Gagosian culminano la ricerca di Heizer sui limiti fisici dell'acciaio rigido e sul suo conseguente potenziale estetico.
Dal 1970 al 2022, Heizer ha anche realizzato la City . Situata nella parte centro-orientale del Nevada, l'opera comprende tumuli e depressioni delimitati da sinuosi cordoli di cemento. Per vivere appieno la City , i visitatori devono attraversarne il terreno impervio e abbandonarsi alla sua sublime vastità, scala e solitudine. Convoluted Line A e Convoluted Line B  richiamano i percorsi tortuosi della  City ; allo stesso modo, la relazione tra il corpo dello spettatore e la scala delle sculture è fondamentale per il loro impatto sensoriale.

 foto di Maris Hutchinson

Nel 2022, Heizer è stato invitato a partecipare alla costruzione di Wadi AlFann (Valle delle Arti), la nuova destinazione culturale dell'Arabia Saudita, nel deserto di AlUla. Lì installerà una serie di incisioni lineari di dimensioni architettoniche, che si rifanno ai petroglifi scolpiti nella roccia arenaria.

23/03/26

Prossimamente Miart

 Dal 17 al 19 aprile 2026 (VIP preview giovedì 16) torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi e organizzata da Fiera Milano che celebra la sua trentesima edizione ospitando 160 gallerie provenienti da 24 Paesi.

 

All’interno del nuovo complesso espositivo della South Wing di Allianz MiCo, il percorso sarà organizzato su tre livelli distinti, concepiti per accompagnare i visitatori in un’esperienza di scoperta progressiva tra le sezioni della fiera.

 

Ad accogliere il pubblico all’ingresso troverà posto Emergent, punto di partenza del percorso espositivo, che offre l’opportunità di scoprire le ultime tendenze dell’arte contemporanea attraverso una selezione di gallerie il cui programma è volto alla sperimentazione.

 

La sezione, curata da Attilia Fattori Franchini, cresce, quest’anno, coinvolgendo 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, con nuovi ingressi da Los Angeles, Johannesburg, New York, Londra, Istanbul e Varsavia, confermando ancora una volta la sua posizione di riferimento internazionale.

 

La femminilità in tutte le sue forme, le politiche identitarie, le strutture sociali, la memoria, il corpo, il cambiamento climatico, la narrativa speculativa, la storia dell’arte e la cultura pop sono solo alcuni dei temi trattati dai 26 progetti espositivi, attraverso una selezione ambiziosa di opere pittoriche, sculture, ceramiche, opere tessili, video e fotografie.

 

In particolare la pittura, figurativa e astratta, sarà centrale in numerose presentazioni, molte delle quali alla loro prima partecipazione a miart: Amanita (New York, Roma) introdurrà la ricerca di Marco Scarpi (San Donà di Piave, 1998), interessato alla rappresentazione del corpo umano attraverso immagini associative; Ehrlich Steinberg (Los Angeles) esporrà le opere delicate e poetiche dell’artista giapponese Emi Mizukami (Tokyo, 1992); Shahin Zarinbal (Berlino) e South Parade (Londra) presenteranno un focus su Judith Dean (Billericay, 1965), offrendo, attraverso la composizione di immagini, molteplici visioni della realtà; la galleria turca MERKUR (Istanbul) mostrerà i paesaggi astratti di Nilufer Yildirim (Istanbul, 1984), mentre KRUPA (Londra, Breslavia) esibirà le erotiche tele camp di Łukasz Stokłosa (Kalwaria Zebrzydowska, 1986).

 

Installazioni site-specific saranno protagoniste degli stand di MATTA (Milano), attraverso seducenti immagini quotidiane e riflessioni sull'identità sociale dell’artista tedesca Theresa Büchner (Aachen, 1993); Ilenia (Londra), con una serie di sculture pensate appositamante per la fiera dal collettivo Concorde (Milano, 2020); Triangolo (Cremona) creerà uno spazio intimo e immersivo abitato dalle sculture di Nicole Colombo (Monza, 1991); COMMUNE (Vienna), con una performance di lunga durata in cui l’artista Frank Wasser (Dublino, 1988) assumerà il ruolo di un barista irlandese; e DES BAINS (Londra) con l’opera scenografica di Désirée Nakouzi De Monte (Trieste, 1994) e Andrea Parenti (Milano, 1992), unendo frammenti video ad opere scultoree realizzate in pelle e mobili di recupero.

 

Oltre alle già citate, sono molte le artiste donne protagoniste di solo show, come Valentina Cameranesi Sgroi (Roma, 1980) da Satine (Venezia), Gunes Terko (Ankara, 1981) da Ferda Art Platform (Istanbul), Manuela Garcia (Città del Messico, 1982) da N.A.S.A.L. (Guayaquil - Città del Messico), Linda Lach (Varsavia, 1995) da TBA (Varsavia) e Katja Farin (Los Angeles, 1996) da Gaa (New York - Colonia).

 

Insieme a Established ed Established Anthology, Emergent contribuisce al racconto di oltre un secolo di storia, attraverso uno sguardo attento e curioso sul presente dell’arte internazionale.

miart si conferma così una piattaforma capace di accogliere e rappresentare una pluralità di voci, celebrando il passato e volgendo lo sguardo verso nuovi orizzonti.

 


 

Emergent: gallerie partecipanti

 

Alarcón Criado, Siviglia | Amanita, New York - Roma | COMMUNE, Vienna | Crome Yellow M & C, Johannesburg | Galleria Eugenia Delfini, Roma | DES BAINS, Londra | Ehrlich Steinberg, Los Angeles | Ferda Art Platform, İstanbul | Andrea Festa, Roma | Galerie Fleur & Wouter, Amsterdam | Alice Folker Gallery, Copenaghen | Gaa, New York - Colonia | Ilenia, Londra | IPERCUBO, Milano | KALI Gallery, Lucerna | KRUPA, Londra - Breslavia | Lovay Fine Arts, Ginevra | Manuš, Spalato - Zagabria | MATTA, Milano | MERKUR, Istanbul | N.A.S.A.L., Guayaquil - Città del Messico | Orma, Milano | RED LAB GALLERY, Milano - Lecce | Satine, Venezia | South Parade, Londra | Studio la Linea Verticale, Bologna | TBA, Varsavia | Triangolo, Cremona | Shahin Zarinbal, Berlino

21/03/26

Rielaborazioni secondo Robert Gober da Matthew Marks




Molto interessante l'attuale mostra da Matthew Marks a New York,al 522 West 22nd Street, dal titolo "Plein Air". Si tratta di un'esposizione delle recenti sculture di Robert Gober, insieme a una mostra organizzata da Gober dedicata alle opere dei pittori John Folinsbee e Harry Leith-Ross. 

Le nuove sculture di Robert Gober sono realizzate con un'ampia varietà di materiali, tra cui bronzo, peltro, legno, vetro soffiato a mano, pittura acrilica e carta fatta a mano. Molte delle opere sono dotate di luci interne. Tutte sono state realizzate nello studio dell'artista a New York negli ultimi tre anni.




John Folinsbee (1892–1972) e Harry Leith-Ross (1886–1973) erano membri di un gruppo di pittori americani noti come Impressionisti della Pennsylvania. Si incontrarono nel 1913 all'Art Students League e divennero amici e colleghi per tutta la vita.

Robert Gober (nato nel 1954) ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui cinque Biennali del Whitney e cinque Biennali di Venezia, inclusa la Biennale del 2001, dove ha rappresentato gli Stati Uniti. Il suo lavoro è stato oggetto di un'ampia retrospettiva al Museum of Modern Art di New York nel 2014. Altre mostre personali sono state organizzate dal Museum of Contemporary Art di Los Angeles, dal Walker Art Center di Minneapolis, dal Dia Center for the Arts di New York, dalla Serpentine Gallery di Londra, dal Jeu de Paume di Parigi e dallo Schaulager di Basilea.




20/03/26

Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026


 
Anche quest’anno è stato pubblicato l'Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026 di Arts Economics.
  
Lo scorso giovedì 12 Marzo è stato diffuso con una conversazione online con i Relatori Dott.ssa Clare McAndrew, autrice del rapporto e fondatrice di Arts Economics; Noah Horowitz, CEO di Art Basel; e Paul Donovan, Chief Economist di UBS Global Wealth Management, moderatida Melanie Gerlis, editorialista e collaboratrice del Financial Times e redattrice di The Art Newspaper.
 
Questo rapporto di benchmark annuale analizza il mercato dell'arte globale nel 2025, collocandone la performance nel più ampio panorama economico e patrimoniale. Esaminando i settori chiave, tra cui mercanti d'arte, case d'asta e fiere d'arte, fornisce la panoramica più completa e basata sui dati delle forze che plasmano il mercato dell'arte odierno e delle dinamiche che ne hanno definito la traiettoria nel 2025.
 
Una ricca messe di dati che aiuta a fare un quadro professionale del sistema dell’arte contemporanea con i suoi tanti complessi aspetti, come la dicotomia fra le tante chiusure e ridimensionamenti delle gallerie e la supposta crescita del sistema. 


19/03/26

Matt Mullican a Berlino




La Galerie Thomas Schulte presenta fino al 18 Aprile la mostra ABOVE AND BELOW THE THREE WORLDS , un'ampia personale di opere su carta, calchi, video e oggetti scultorei di Matt Mullican. Sistemi familiari di organizzazione e rappresentazione di informazioni e conoscenze, tra cui grafici, modelli e bacheche, si fondono con quelli idiosincratici che sono al centro della pratica di Mullican. 




Il suo uso di colori primari e forme elementari emerge quando la leggibilità iniziale cede il passo alla complessità sottostante. Questa costellazione di segni, simboli e codici, che a volte richiama quelli presenti sia negli ambienti pubblici che in quelli privati, offre una lettura multistrato dello spazio: una realtà strutturata su diversi livelli di significato ed esperienza.




Mullican ha sviluppato la sua cosmologia e il suo sistema di categorizzazione del mondo fin dagli anni '70. ABOVE AND BELOW THE THREE WORLDS fa riferimento alle prime mostre di quel periodo, che si occupavano di tracciare la progressione dell'immagine – dalla figura definita al segno astratto – per considerarne la natura, le possibilità di percezione e il modo in cui trasferisce significato. Qui, opere degli anni '70 accanto a quelle prodotte negli ultimi anni sottolineano le continuità e l'elaborazione del suo sistema visivo completo.


18/03/26

Sics e le Gilbert GAlleries del V&A Museum di Londra


Da pochi giorni hanno riaperto le Gilbert Galleries del Victoria and Albert Museum di Londra, spazi permanenti dedicati alla straordinaria collezione di arti decorative dei filantropi britannici Rosalinde (1913–1995) e Arthur Gilbert (1913–2001). Ospitata al V&A dal 2008, la Collezione riunisce circa 1.200 capolavori provenienti da tutto il mondo, tra cui una delle più importanti raccolte di micromosaici a livello internazionale, con esemplari ottocenteschi realizzati in Italia da Maestri Mosaicisti che decorano gioielli, ritratti, scatole e tavoli con paesaggi, vedute architettoniche, animali e scene storiche di straordinaria precisione.

 

L’arte del micromosaico, eccellenza storica italiana che in Ravenna ha uno dei suoi centri più autorevoli e vitali a livello mondiale, trova ancora più spazio nel nuovo ampliamento delle Gilbert Galleries grazie alla collaborazione con SICIS, l’azienda italiana, con sede a Ravenna, riconosciuta a livello internazionale per la sua eccellenza nell’arte del mosaico e del micromosaico e per la capacità di reinterpretare questa tecnica storica nel linguaggio contemporaneo.

 

Una partnership, quella di SICIS con il V&A, che prosegue e rafforza il dialogo avviato già nel 2018 in occasione della lecture “Micromosaics: Highlights from the Gilbert Collection”, tenuta dalla Dott.ssa Heike Zech e dedicata ai capolavori della collezione Gilbert durante la quale i maestri mosaicisti dell’atelier SICIS hanno realizzato una placca in micromosaico eseguita interamente a mano, riproducendo una porzione del celebre tavolo ottocentesco The Flora of Two Sicilies, capolavoro realizzato da Michelangelo Barberi negli anni '50 dell'Ottocento, uno degli oggetti di maggiore rilevanza della Collezione Gilbert al V&A.

 

Un progetto elaborato e minuzioso che ha richiesto 3 mesi di lavoro e che SICIS ha anche documentato in un video che, all’interno del nuovo allestimento delle Gilbert Galleries, mostra come gli strumenti più moderni e i materiali usati vengano applicati ai principi delle tecniche del micromosaico, invariati dal 1730.

 


Nell’ambito del progetto di rinnovo ed espansione delle Gilbert Galleries, SICIS ha contribuito alla creazione di un’installazione didattica e interattiva che accompagna i visitatori alla scoperta del processo di lavorazione del micromosaico. Elemento centrale del nuovo percorso è un tavolo interattivo per il quale SICIS ha prodotto e donato i materiali e gli strumenti impiegati nel processo tradizionale: filati di vetro, elementi in vetro smaltato e autentici strumenti utilizzati dagli artigiani mosaicisti.  Accanto a essi, un’esposizione di materie prime e semilavorati mostra come migliaia di minuscole tessere vengano realizzate, selezionate e assemblate per dare vita a immagini in miniatura dalla sorprendente ricchezza cromatica, offrendo al pubblico la possibilità di comprenderne da vicino il processo di creazione.

 

L’installazione include anche un’opera in micromosaico realizzata a mano dai Maestri Mosaicisti dell’atelier di SICIS di Ravenna, che riproduce una porzione del grande tavolo “The Flora of Two Sicilies” della Gilbert Collection. Collocato in dialogo con l’originale, questo lavoro contemporaneo evidenzia la continuità tra i capolavori storici e la ricerca odierna, mostrando come la stessa tecnica possa essere ancora oggi terreno di sperimentazione artistica. L’opera contemporanea, creata utilizzando migliaia di sottilissimi filati di vetro, è stata realizzata seguendo fedelmente la tecnica tradizionale del micromosaico e viene presentata in dialogo con l’originale della collezione Gilbert.

 

«Siamo onorati di collaborare ancora una volta con il Victoria and Albert Museum -  afferma Gioia Placuzzi, COO di SICIS - Il micromosaico è una delle forme più sofisticate dell’arte decorativa europea. Con il nostro lavoro vogliamo contribuire a preservare questa straordinaria tradizione e allo stesso tempo dimostrare come possa continuare a evolversi attraverso nuove interpretazioni artistiche e progettuali».

Con il proprio contributo, SICIS rafforza il ponte tra passato e presente, dimostrando come questa secolare tradizione continui a evolversi nei laboratori di oggi, tra innovazione sui materiali, nuove applicazioni e progetti di divulgazione pensati per un pubblico internazionale.

 

 

SICIS

Fondata a Ravenna, città simbolo dell’arte musiva, SICIS è oggi uno dei principali laboratori al mondo impegnati nello sviluppo del micromosaico contemporaneo.

Attraverso il lavoro dei propri maestri mosaicisti, l’azienda continua a reinterpretare questa tecnica storica applicandola all’arte, al design, all’architettura, all’arredamento d’interni e alla gioielleria, contribuendo a mantenere viva una tradizione che unisce sapere artigianale, ricerca artistica e innovazione.

 

Approfondimento sul processo di lavorazione della placca in micromosaico realizzata da SICIS

 

Il micromosaico è stato realizzato in vetro, ottenuto riscaldando sabbia e sostanze chimiche in una fornace. Il vetro, tagliato in quadrati, per fare un micromosaico, è stato nuovamente fuso in un crogiolo di metallo e, quando ha raggiunto la giusta temperatura, è stato tirato in lunghi filati, che si sono raffreddati e solidificati rapidamente. I filati sono stati poi incisi con una lima e spezzati in lunghezze più maneggevoli, andando a costituire la tavolozza che l'artista ha usato per creare il micromosaico.

Come supporto dell’opera è stata utilizzata una base di metallo, successivamente coperta con una pasta che ha tenuto i pezzi in posizione. L'artista ha inciso i filati per ricavarne minuscole tessere, minuziosamente inserite nella pasta con delle pinzette appuntite.

Creare i colori e le forme giuste è l'abilità più importante per un artista di micromosaici, che può scegliere tra una tavolozza infinita di colori, forme o motivi.

Il colore e la forma di ogni minuscola tessera creata attraverso questo processo di fusione sono unici e non possono essere riprodotti esattamente.

La placca è stata poi pressata con un blocco di legno per assicurarsi che le tessere fossero ben fissate e successivamente lucidata con cera e strumenti abrasivi fino a creare una superficie liscia e brillante.

17/03/26

Arte corpo danza immagine ...

 

Recentemente ho trovato molto interessante questo mix fra arte e danza proposto l'estate scorsa al LAB7 che esplorano l'integrazione di tecnologie all'avanguardia con le realtà e i limiti fisici delle performance dal vivo.

Un interessante esempio è questo lavoro eseguito da Thomas Parent, in un progetto ideato con Raphael Dupont e Samuel Tétreault, utilizzando la speciale telecamera Orbbec e il software VVVV, un ambiente di programmazione visuale.

16/03/26

Giornate FAI di Primavera


Tornano le attessissime "Giornate FAI di Primavera" il prossimo Sabato 21 e domenica 22 marzo; il più efficace strumento con cui il FAI dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico italiano perché sia per sempre e per tutti.

Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025, quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.


Le Giornate FAI di Primavera, così come quelle d’Autunno, sono dunque una preziosa occasione offerta agli italiani per conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro Paese, ma anche un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno della sua missione di utilità pubblica di cura e tutela del patrimonio culturale, nello spirito dell'articolo 9 della Costituzione e secondo il principio della sussidiarietà (art.118): ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute durante l’evento sostiene concretamente le sue attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione, alcuni dei quali molto onerosi, sui 75 Beni che cura, gestisce e conserva, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico affinché tutti i cittadini possano goderne, per sempre.


In occasione delle Giornate FAI di Primavera, saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane, scelti con inesauribile curiosità e passione, e aperti grazie all’eccezionale cura organizzativa dei volontari del FAI, capaci di coinvolgere, ancor prima del pubblico che li visiterà, istituzioni, aziende e privati cittadini che li metteranno a disposizione, dando così il loro contributo a questa grande “festa collettiva”.