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03/08/26

Meteo Rothko

 


Il meteo secondo i dipinti di Mark Rothko è la proposta dell'ironico sito Current Rothko, ideato dal designer Joonas Virtanen.

Con l'idea di dare al fruitore un'idea fisica del clima, il designer ha intersecato i quadri dell'artista con le previsioni meteo, creando un dialogo fra la bellezza del clima e la bellezza del gesto pittorico. 



02/08/26

MAO - Paesaggi da sogno

  Rakuchu Rakugai zu (Scene della Capitale e dintorni), Giappone, 1626 ca.; paravento a sei ante; Inchiostro, tempera e foglia d'oro su sette strati di carta. Bordo di seta damascata e montatura in legno laccato.

Il ricco ed affascinante patrimonio esposto al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino viene arricchito fino al 29 Novembre della mostra "Paesaggi da sogno / Dreamscapes", dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit.
 
Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo.
 
Il progetto – seconda parte di un percorso già avviato al MAO nel 2025 – è curato da Laura Vigo, Conservatrice per l'arte e l'archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), con Claudia Ramasso, conservatore del MAO, e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino.
 
Nelle sale del MAO, le celebri vedute della Tōkaidō dialogano con una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell’immaginario evocato dalle stampe.
 
Grazie alla collaborazione con il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), l’esposizione adotta un approccio ecologicamente sostenibile alla progettazione, in linea con l’orientamento sviluppato dal MAO negli ultimi anni, volto a valorizzare il pensiero curatoriale e il contributo scientifico per un uso consapevole delle risorse museali. La serie conservata al MAO è infatti identica a quella presente nelle collezioni del MMFA: questo consente di realizzare una mostra in cui non sono le opere a viaggiare, ma la prospettiva curatoriale e l’apparato di mediazione museale che la accompagnano. Il progetto si avvale dei contenuti didattici sviluppati dal museo canadese in occasione della presentazione della serie nel 2024, proposta con la medesima chiave interpretativa basata sulla vita sociale ed economica di questi oggetti culturali effimeri al tempo in cui furono prodotti. Attraverso le tecniche di comunicazione verbale ispirate alla Visual Thinking Strategy, la narrazione riesce a rendere più accessibili – e pertinenti – contenuti scritti complessi al più grande numero di lettori.

Realizzata per la prima volta nel 1833 e pubblicata dalla casa editrice Hōeidō di Takenouchi Magohachi, la serie riscosse un successo immediato, rivoluzionando il panorama degli ukiyo-e, le celebri xilografie a blocchi di legno. Stampata in oltre 15.000 copie, la Tōkaidō divenne un vero e proprio bestseller dell’epoca Edo, accessibile a tutti: le singole stampe costavano quanto una ciotola di ramen, venivano comprate e presto dimenticate.
 
Queste immagini furono rivoluzionarie. Non nacquero come opere da museo, ma piuttosto come prodotti editoriali di largo consumo, e fu solo successivamente, durante la seconda metà del XIX secolo, che in Occidente vennero riscoperte e consacrate come opere d’arte.
In questo contesto la direzione artistica di Takenouchi Magohachi fu cruciale: non solo nella stampa e distribuzione, ma anche nel concept narrativo e visivo dell’intera serie, costruita come una sorta di storyboard ante litteram, pensato per catturare l’attenzione di un pubblico ampio, assetato di immaginazione e novità.
 
Ma cosa rende questa serie così speciale rispetto a tutte le altre? Hiroshige, artista proveniente da una famiglia samurai, ebbe l’intuizione di trasformare un tema allora già molto conosciuto – il tragitto lungo la Tōkaidō, 490 km di strada che collegavano Edo (l’odierna Tokyo) a Kyoto – in un racconto visivo capace di mescolare realtà e immaginazione. Con un linguaggio visivo accessibile e modernissimo, ispirato all’arte tradizionale giapponese, ma con profonde suggestioni occidentali (come la prospettiva centrale, l’ombreggiatura, il formato orizzontale e l’uso del blu sintetico), Hiroshige e la sua squadra non si limitarono a rappresentare il paesaggio: lo reinventarono. Ogni stampa diventa così una scena onirica, atmosferica, capace di evocare sogni di viaggio e avventura.
 
La Tōkaidō era una delle cinque grandi arterie del Giappone Tokugawa, istituita nel 1601 e percorsa da daimyo, pellegrini e, col tempo, da mercanti e viaggiatori comuni. Ogni stazione di posta offriva alloggi, cibo, servizi di tutti i generi e prodotti tipici. Hiroshige ed il suo team seppe restituire tutto questo, trasmettendo il senso del movimento, la vivacità e la varietà degli incontri e il fascino di un paese in movimento e in trasformazione. Le sue stampe trasformarono l’ordinario in straordinario, aprendo al pubblico giapponese – e in seguito anche a quello occidentale – un mondo sospeso tra realtà e sogno.



 Contestualmente all’apertura della mostra, nella galleria Giappone 1 verranno esposti al pubblico anche due coppie di paraventi, una della serie Rakuchū rakugai zu (“Vedute della capitale e dei suoi dintorni”), di proprietà della Fondazione Compagnia di San Paolo, e un’altra che rievoca episodi cruciali della Guerra Genpei del XII secolo (“Le battaglie di Ichinotani e Yashima”), appartenente alla collezione del MAO.
 
I paraventi, recentemente restaurati, sono raffigurazioni enciclopediche: da un lato le vedute della capitale, in cui luoghi panoramici e monumenti legati alle festività stagionali di Kyoto sono magnificamente immortalati — tra nuvole dorate fluttuanti — dagli artisti della scuola Kanō; dall’altro le rappresentazioni della Guerra Genpei, in cui la pittura epica celebra episodi del XII secolo, rielaborati in età Tokugawa come rievocazione del passato guerriero e della continuità del potere dei samurai.
La prima coppia di paraventi commemora il corteo dell’imperatore Go-Mizunoo per il festival di Gion del 6 settembre 1626, mostrando la parte orientale della città e il festival estivo che domina la vita delle strade da un lato e il castello di Fushimi e la metà occidentale della capitale dall’altro. Come i paesaggi da sogno di Hiroshige, tra le nuvole si intravedono vedute aeree di altre attività urbane, sia commerciali che di svago. Tuttavia, a differenza delle democratiche stampe delle 53 stazioni del Tōkaidō, queste erano cartografie di lusso che, seppure leggibili da chiunque all'epoca, sarebbero state accessibili esclusivamente a una ristretta élite.
La seconda coppia rievoca invece alcuni momenti salienti della Guerra Genpei tra i clan Minamoto e Taira nel XII secolo. Bandiere araldiche, samurai a cavallo armati di archi, imbarcazioni all’arrembaggio e alabarde che emergono tra nubi dorate animano una scena intensa e drammatica, dove l’esito è già noto: un evento epico, espressione di continuità politica e di casta.
Pur essendo state prodotte in epoca coeva, i paraventi e la serie di stampe esposti rappresentano due punti di vista antitetici: da un lato l’esaltazione del potere, apprezzata dalla ristretta cerchia di nobili e samurai, dall’altro un inno discreto alla vita quotidiana e al movimento, amata e consumata da ampie fasce della popolazione.
Accesso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.

01/08/26

Lotto e Savoldo alla Galleria Sabauda

"La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo"; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino

Gli Spazio Scoperte al secondo piano della Galleria Sabauda, fino al 15 settembre 2026, accolgono la mostra "La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo" che propone un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548).
 
Attraverso il dialogo tra la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto, in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, l’Adorazione dei pastori (1522-1523) e l’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi (1525-1530) di Savoldo, appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, l’esposizione indaga le radici di quella “luce del vero” che anticipa la rivoluzione caravaggesca.
 
Uniti da una comune sensibilità verso la cultura figurativa nordica, evidente nell’attenzione alla luce, al dato naturale e alla resa psicologica dei personaggi, Lotto e Savoldo sviluppano una pittura capace di coniugare intensa partecipazione emotiva e rigorosa osservazione del reale. Nei loro dipinti, il chiaroscuro assume una forte valenza espressiva, mentre la natura si anima di vibrazioni atmosferiche e interiori.
 
Questa linea interpretativa venne evidenziata da Roberto Longhi, tra i maggiori studiosi di Caravaggio, che nella celebre monografia del 1952 individuò in Lotto e Savoldo alcuni dei più significativi precursori del maestro lombardo, riconoscendo nelle loro opere “una umanità più accostante” e un “colorito più vero ed attento”, capaci di rivelare una nuova comprensione della natura umana e della realtà.

 
"La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo"; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino

Realizzata nelle Marche e firmata e datata 1533, la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto entrò nel 1866 nelle collezioni dell’Accademia Carrara, museo che raccoglie uno dei corpus più importanti al mondo di opere di Lorenzo Lotto. L’opera si costruisce attorno al gesto di san Giuseppe che, sollevando il velo, mostra il Bambino addormentato a santa Caterina. La pietra su cui Cristo riposa richiama simbolicamente il sarcofago e prefigura la Passione, mentre Maria, immersa nella lettura, appare turbata dalle profezie sul destino del figlio. Colori intensi, raffinati contrasti chiaroscurali e una straordinaria tensione narrativa contribuiscono a creare una scena sospesa tra quotidianità e dimensione simbolica, anticipando soluzioni che troveranno pieno sviluppo nella pittura giovanile di Caravaggio.
 
Savoldo, attivo tra Lombardia e Veneto, elabora invece una pittura più raccolta e meditativa, nella quale la luce diventa strumento privilegiato per rivelare superfici, materiali e presenze umane. Nell’Adorazione dei pastori, entrata nelle collezioni sabaude nel 1824 con l’acquisizione di Palazzo Durazzo di Genova (ora Palazzo Reale) e delle sue raccolte, emergono la ricchezza cromatica e i bagliori dorati della tradizione veneziana, accanto a una costruzione luministica più concreta e analitica, legata alla cultura lombarda.
L’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi si distingue invece per il forte naturalismo delle figure e per il coinvolgimento diretto dello spettatore: il gesto di san Girolamo che alza il velo e mostra il Bambino invita a una partecipazione consapevole al mistero della Rivelazione, prefigurando al tempo stesso il destino della Passione di Cristo. Attraverso un linguaggio costruito su sottili passaggi di luce e ombra, Savoldo interpreta le esigenze di una spiritualità sempre più intima, concreta e partecipata.
 
La riscoperta di questi due artisti è avvenuta grazie al lavoro decennale di Giovan Battista Cavalcaselle (Legnago (VR), 1819 – Roma, 1897), pioniere della disciplina della storia dell’arte, al quale è dedicata la seconda sala della mostra. Qui sono riprodotti – per gentile concessione della Biblioteca Marciana di Venezia, dove sono confluite tutte le sue carte – i disegni di studio relativi alle tre opere esposte. Cavalcaselle, in un momento in cui la fotografia non è ancora diventata uno strumento chiave per lo sviluppo della storia dell’arte, usa la propria abilità di disegnatore per fissare, ora con tratto sommario, ora con dovizia di dettagli, la memoria delle opere d’arte viste in collezioni pubbliche e private.
 
La mostra dossier si completa con un filmato, una breve “lezione immaginata” di Roberto Longhi, che del Cavalcaselle fu in qualche modo continuatore, nella quale si leggono le tre opere esposte alla luce dei suoi fondamentali studi sui precedenti caravaggeschi.
Si ringrazia la Fondazione Roberto Longhi per la condivisione del progetto della “lezione immaginata”.
 
Grazie alla collaborazione con l’Accademia Carrara di Bergamo proponiamo al pubblico dei Musei Reali di Torino di (ri-) scoprire due pittori, ingiustamente meno noti di quanto meritino, per sapienza artistica e un uso della luce naturale particolarissimo e fondante per Caravaggio, come ha ben indagato Roberto Longhi, piemontese di nascita e di prima formazione universitaria. 

Ancora una volta – ha dichiarato Paola D’Agostino, Direttrice Generale dei Musei Reali di Torino – proponiamo al nostro pubblico una mostra dossier che invita a guardare lentamente (slow-looking), a fermarsi per scoprire dettagli, a cambiare il passo di visite ai musei fatte sempre più in velocità. Ringrazio Annamaria Bava e Alessandro Uccelli, che hanno curato la mostra con un taglio inedito, molto riuscito, nell’evocare anche il modo di studiare l’arte di due grandi conoscitori del passato. Ringrazio anche tutto il personale dei Musei Reali di Torino, che ogni giorno lavora con dedizione e professionalità.

Esprimo la mia gratitudine, infine, anche ai colleghi a guida di altre istituzioni museali e agli studiosi che terranno alcune conferenze per il nostro pubblico, all’interno del nostro public program.


"La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo"; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino
 
Il prestito della Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria ai Musei Reali di Torino – ha dichiarato Maria Luisa Pacelli, Direttrice dell’Accademia Carrara di Bergamo – rappresenta per l’Accademia Carrara un’occasione particolarmente significativa per condividere con un nuovo pubblico uno dei dipinti più poetici della maturità di Lorenzo Lotto. Datata 1533, l’opera rivela la capacità dell’artista di intrecciare intensità emotiva, luce e profondità spirituale in una visione del sacro profondamente umana e moderna. Allo stesso tempo, il confronto con un diverso contesto museale offre la possibilità di far emergere nuove risonanze e prospettive di lettura, valorizzando la forza narrativa e la sottile tensione psicologica della sua pittura. In questo senso, il dialogo con i dipinti di Savoldo mette in luce la ricchezza della cultura figurativa lombardo-veneta del primo Cinquecento, accomunata da una sensibilità nuova verso il dato naturale, la dimensione interiore e la resa atmosferica della luce. Questo progetto testimonia infine la collaborazione particolarmente feconda tra Accademia Carrara e Musei Reali di Torino, fondata sulla condivisione di ricerca, visioni e patrimonio. 

31/07/26

Arte e meditazione


Mi piace vedere che una certa visione dell'arte si sta diffondendo. Nel 2018 io avevo fatto una serie di incontri di meditazione davanti a un quadro, durante la mostra “Noi continuiamo l’evoluzione dell’arte" proposta dalla Fondazione Crc e la GAM di Torino, presso il Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo, ora anche il noto museo di Los Angeles, il Getty, ha avviato una serie di podcast video dal suggestivo titolo “OMMM: Our Museum Mindfulness Meditation”. Si tratta di una serie di podcast di meditazione incentrato sulla creazione di interazioni consapevoli con opere d’arte della sua collezione.

Ospitato dall'educatore della galleria Getty Lilit Sadoyan, OMMM è uno spazio per gli ascoltatori per recuperare e riflettere in un mondo occupato. Rilasciato due volte alla settimana, gli episodi guidano gli ascoltatori in un esercizio di respirazione e meditazione e forniscono approfondimenti sulle opere d'arte in primo piano.

La prima stagione include 12 episodi di meditazione, ciascuno incentrato su un’opera d’arte diversa della collezione del museo di Getty. Il primo episodio è ora disponibile in streaming, incentrato sull’amato dipinto di Getty “Iriss” di Vincent van Gogh. Gli episodi futuri includono “Waiting” di Edgar Degas, “Starry Night” di Edvard Munch e il giardino centrale al Getty Center, progettato da Robert Irwin.

Dodici episodi bonus aggiuntivi si immergeranno più a fondo nei temi dell'opera d'arte o della meditazione. Queste conversazioni presentano diversi ospiti speciali, tra cui l'astrologo Chani Nicholas, lo storico del sonno Roger Ekirch, il monaco buddista Shoukei Matsumoto, il critico di danza del New York Times Gia Kourlas, lo scienziato del clima JPL Marek Slipski e la scalatrice di montagna Katie Ives.

“Tutti possiamo trarre beneficio dal rallentamento, dall’essere più presenti e promuovere momenti consapevoli con noi stessi, coloro che ci circondano – e soprattutto l’arte”, ha detto Lilit Sadoyan, educatore della galleria presso il J. Museo Paul Getty. “OMMM sarà uno spazio per il pubblico per guarire, imparare e avere il potere di abbracciare la consapevolezza nella loro vita quotidiana.”

Sadoyan è un educatore del museo, curatore indipendente e storico dell'arte. È stata un'educatrice della galleria Getty dal 2008 e aiuta a condurre iniziative che indagano l'impatto della mindfulness nei musei attraverso programmi e workshop, tra cui una convocazione nazionale sulla Mindfulness nel Museo. Negli ultimi anni, ha lavorato con i migliori scienziati e professionisti della consapevolezza per studiare l'impatto dell'arte sui nostri corpi e sulle nostre menti.

“Questa è la prima avventura di Getty nei podcast video, che speriamo consenta al pubblico di connettersi alla nostra collezione d’arte a un livello più profondo”, ha dichiarato Zoe Goldman, produttrice di podcast presso la J. Paul Getty Trust. "Che ci impegniamo con OMMM da casa o nelle nostre gallerie, siamo felici di creare più strade per sperimentare l'arte".

30/07/26

Skulptur Projekte Münster 2027

 


Manca solo più un anno alla sesta edizione di Skulptur Projekte Münster che si terrà dal 13 giugno al 3 ottobre 2027. La mostra, che si svolge a Münster ogni dieci anni dal 1977, celebrerà così anche il suo  50° anniversario . Ideata da Klaus Bußmann e Kasper König, Skulptur Projekte ha stabilito nuovi standard per l'arte negli spazi pubblici nel corso dei decenni ed è saldamente radicata nella comunità cittadina. La direzione artistica della sesta edizione è affidata al collettivo curatoriale  What, How & for Whom / WHW.  Skulptur Projekte è sostenuta dal Landschaftsverband Westfalen-Lippe (LWL) e dalla città di Münster. Il Museo d'Arte e Cultura LWL è l'organizzatore.

I profondi cambiamenti sociali, culturali e politici e l'urgenza che hanno caratterizzato l'ultimo decennio costituiscono il punto di partenza di Skulptur Projekte Münster 2027. Da questa prospettiva, la sesta edizione della mostra guarda al futuro e ben oltre il contesto locale. Risponde così a una città e a un mondo in un momento di svolta. Skulptur Projekte 2027 si propone come un invito all'ascolto reciproco, all'apprendimento condiviso e, al contempo, alla riflessione sulle relazioni che questo luogo e questo momento specifico intrattengono con gli altri, e sulle risonanze che permangono tra di essi. Al centro di Skulptur Projekte 2027 risiede il potenziale poetico, filosofico e unificante dell'arte.

Una trentina di artisti progetteranno la prossima edizione di Skulptur Projekte. I primi cinque sono già stati annunciati, e gli altri verranno svelati gradualmente fino all'inaugurazione del 12 giugno 2027. Oltre al centro città, l'attenzione si concentrerà su Kinderhaus, Berg Fidel e York Quarter, quartieri in fase di trasformazione.

L'artista Iza Tarasewicz vive e lavora presso Kinderhaus . Ha scelto la tenuta di Kinderhaus come luogo per le sue opere. L'ex fattoria è ora una comunità residenziale e lavorativa dove persone con diverse disabilità vivono e lavorano. Tarasewicz sta sviluppando una pratica artistica basata sui cicli stagionali e sui processi agricoli, ponendosi la seguente domanda: come possono persone e animali vivere in armonia con la natura?

Nel centro storico, Hew Locke presenta un'installazione nella Casa dei Paesi Bassi, situata nella Krameramtshaus (Sede della Corporazione dei Mercanti). Costruita intorno al 1589, fungeva da luogo di incontro e centro amministrativo per i mercanti locali. Locke raffigura personaggi storici e fittizi, rappresentati come figure di spicco. Scegliendo il luogo in cui si svolsero i negoziati per la Pace di Vestfalia, Locke collega uno specifico contesto locale a più ampi riferimenti storici. In tal modo, allude a temi come il colonialismo, le migrazioni e la disuguaglianza nella distribuzione del potere politico.

Sempre in centro città, Selma Selman presenta un'installazione nell'ex cimitero di Hörster che prende spunto dalle prospettive e dalle storie di origine femminili. Attingendo alla storia della propria famiglia, Selman rende visibili i cicli del lavoro globalizzato utilizzando materiali che altrove verrebbero scartati come rottami e impiegandoli come mezzo di emancipazione collettiva.

Róza El-Hassan esporrà le sue opere nell'Orto Botanico del castello di Münster e a Berg Fidel, nella zona sud della città. L'artista esplora temi come lo sradicamento e la fuga, nonché la vulnerabilità, la fragilità e il sostegno reciproco, prendendo spunto da storie di migrazione personali e collettive. 

Più a sud-est, il quartiere di York – l'ex caserma di York – ha subito una delle trasformazioni più significative nella storia recente di Münster. Costruito durante l'era nazista e utilizzato dalle forze britanniche fino al 2012, il sito ospita attualmente rifugiati ed è in fase di conversione in una nuova area residenziale. Nell'ex mensa ufficiali, Oscar Murillo presenta un'installazione che esplora la cucina comunitaria e la condivisione.

29/07/26

Paulo Nimer Pjota: Encantados alla Galleria sud della SLG


 Paulo Nimer Pjota: Encantados, 2026. Galleria sud di Londra. Foto: Jo Underhill

Paulo Nimer Pjota  è un artista brasiliano che lavora prevalentemente con olio, tempera e acrilico su tela. I suoi dipinti di grandi dimensioni traggono ispirazione dalla storia dell'arte, dalla cultura popolare, dalla mitologia e dalle fiabe, fondendo molteplici riferimenti per creare scenari nuovi e immaginari. Il suo approccio si ispira alle pratiche di campionamento e remix adottate nella musica hip-hop e rap brasiliana, nonché alla sua esperienza come artista di graffiti durante l'adolescenza.

“Non so davvero come sarebbe la vita senza la pittura. È presente in tutto ciò che faccio, nei film che guardo, nei libri che leggo. Magari non hanno nulla a che fare con l'arte, ma riesco a trovarci qualcosa che posso utilizzare.”    –   Paulo Nimer Pjota in un'intervista al Guardian 

Questa mostra nella Galleria Principale della SLG presenta una nuova serie di dipinti su uno sfondo che incornicia un ampio murale dipinto direttamente sulle pareti della galleria. Ambienti magici sono popolati da personaggi mitologici, animali e creature fantastiche. Il sole, le stelle e la luna sono motivi ricorrenti nell'opera di Pjota, così come vasi, conchiglie e altri recipienti, spesso traboccanti di fiori e piante. È inoltre suggerita la presenza della musica, come dimostra una bestia a tre teste raffigurata in un'opera mentre suona contemporaneamente la tromba, il corno, il tamburo e il sassofono.

Unendo elementi disparati provenienti dal passato, dal presente e da un mondo immaginario, Pjota ci introduce in un nuovo universo in cui le consolidate idee di valore vengono smantellate e ridefinite, aprendo la strada a un futuro alternativo. A differenza di un libro di fiabe in cui si dipana una narrazione chiara, le opere di Pjota lasciano allo spettatore la libertà di interpretare le sue scene fantastiche.

 Paulo Nimer Pjota: Encantados, 2026. Galleria sud di Londra. Foto: Jo Underhill

Paulo Nimer  Pjota  Biografia Paulo Nimer  Pjota  (nato nel 1988, São José do Rio Preto, Brasile) vive e lavora a San Paolo, Brasile. Tra le recenti mostre personali figurano  Na Boca do Sol II  presso François  Ghebaly , Los Angeles (2026);  A Lua e Eu (La Luna ed io) al  Kunstinstituut  Melly, Rotterdam;  Os alquimistas estão chegando  al Mendes Wood DM, Parigi (2025); e  Na Boca do Sol  al Mendes Wood DM, New York (2024);  Do  cômico  e do  trágico  al Mendes Wood DM, San Paolo (2023);  Every Empire Breaks Like a Vase  presso François  Ghebaly , Los Angeles, e Maureen Paley & Studio M, Londra (entrambi 2022), così come presso The Power Station, Dallas (2021). Il suo lavoro è stato incluso in mostre collettive istituzionali come 1981/2021: arte contemporânea brasileira al CCBB, Rio de Janeiro (2021);  Immagini non conformi  al  Museu  de Arte do Rio, Rio de Janeiro (2021);  Trouble in Paradise alla  Kunsthal  Rotterdam (2019);  Mare del Desiderio  alla Fondation  Carmignac ,  Porquerolles  (2018). 
          
Paulo Nimer Pjota: Encantados è generosamente sostenuto da: Maureen Paley, Londra; Mendes Wood DM, San Paolo, Bruxelles, Parigi, New York; François Ghebaly Gallery, Los Angeles e New York

28/07/26

Cosa succede qui sotto ..

Tina Sørensen © Schmidt Hammer Lassen, 2026

Molto interesse per il progetto che James Turrell ha ideato per gli spazi dell' ARoS. L'opera intitolata " As Seen Below" offre un'esperienza immersiva, unica è speciale.
 
Nella modalità Cielo Aperto , la grande camera a cupola appare illimitata, con una vista aperta sul cielo. Lo spazio elimina i punti di riferimento familiari, permettendo al cielo di apparire come un campo di colore puro, intenso e immediato.  Cielo Aperto  è in genere il modo in cui si incontra l'opera all'arrivo. Dal 20 giugno è possibile vivere l'esperienza  Cielo Aperto  durante gli orari di apertura del museo. Non è necessaria la prenotazione. 


Adam Mørk. As Seen Below. Giugno 2026

In Colour Shift , l'apertura verso il cielo viene sigillata, trasformando la natura dell'esperienza. Qui, non è più il cielo a essere protagonista, ma la luce e il colore. Con il cielo aperto rimosso dalla vista, la nostra attenzione si concentra sullo spazio stesso: le pareti si dissolvono nella luce e lo spazio sembra mutare. Qui, la luce si rivela come qualcosa di tangibile, non semplicemente come illuminazione, ma come materia che modella e permea lo spazio circostante. Gli spettacoli di Colour Shift in As Seen Below si svolgono ogni ora durante l'orario di apertura del museo da maggio ad agosto. Per il resto dell'anno, si tengono ogni due ore durante l'orario di apertura del museo, dall'alba al tramonto.


Adam Mørk. As Seen Below. Giugno 2026


Crepuscolo. In "As Seen Below"
potrete vivere un'esperienza davvero speciale durante le transizioni tra il giorno e la notte. In "Crepuscolo" , l'apertura è rivolta verso il cielo e la luce all'interno dello Skyspace cambia gradualmente colore in armonia con il sorgere o il tramontare del sole. Mentre Turrell modella il contesto visivo attraverso le mutevoli tonalità all'interno dello Skyspace, il colore del cielo sembra cambiare di conseguenza, istante dopo istante. Come afferma lui stesso: "Posso cambiare il colore del cielo in qualsiasi tonalità desideriate". Qui, la luce plasma il vostro modo di vedere, creando una connessione diretta tra la cupola, il vostro sguardo e il cielo sovrastante.


James Turrell
Per oltre mezzo secolo, l'artista americano James Turrell (nato nel 1943) ha lavorato con la luce, lo spazio e il cielo. Da giovane, James Turrell si è formato come pilota e ha trascorso innumerevoli ore in volo. I suoi incontri con l'atmosfera mutevole del cielo, con i suoi colori cangianti e la sua immensa distesa, sono stati fondamentali per la sua visione artistica. 

Negli anni Sessanta divenne una figura centrale del movimento Light and Space in California. Si formò sia nell'arte che nella psicologia della percezione. 

Il lavoro di Turrell con la luce viene spesso paragonato a quello degli artisti rinascimentali che hanno trasformato la nostra comprensione dello spazio e della visione. Tuttavia, mentre i maestri del passato dipingevano la luce per creare un senso di spazio, Turrell usa la luce nello spazio per immergere lo spettatore "nel dipinto".



"As Seen Below"  , insieme allo spazio espositivo sotterraneo Salling Galleriet e a una nuova piazza artistica all'aperto, rappresenta il culmine della visione di lunga data di ARoS, denominata "The Next Level". 

Il progetto è in fase di sviluppo da oltre 10 anni e fin dall'inizio prevedeva l'idea di aggiungere alla collezione ARoS una nuova opera d'arte realizzata da un artista che lavora su larga scala per creare ambienti unici. 

Tre direttori di museo – Jens Erik Sørensen, Erlend Høyersted e Rebecca Matthews – hanno contribuito alla concezione e alla realizzazione del progetto, con Schmidt Hammer Lassen in qualità di architetto e consulente, in stretta collaborazione con il Comune di Aarhus, proprietario e sviluppatore dell'immobile.

Il progetto Next Level è stato realizzato grazie al generoso sostegno delle Fondazioni Salling, delle Fondazioni New Carlsberg, del Comune di Aarhus, di ARoS e di una donazione privata anonima.

25/07/26

Gli arazzi di Bentivoglio

Michiel Wautier, Quattro paesaggi con cani da caccia, 1665-1670, garage BENTIVOGLIO, Palazzo Bentivoglio, Bologna, ph. Carlo Favero

Preso Palazzo Bentivoglio ogni mese mette a disposizione dello sguardo dei passanti un pezzo dalla sua collezione, presenta per il suo appuntamento estivo Quattro paesaggi con cani da caccia di Michiel Wautiers, quattro arazzi realizzati tra il 1665 e il 1670 e visibili negli spazi del garage fino al 1° agosto 2026.
 
Tra i primi ad abitare le sale di Palazzo Bentivoglio, questi arazzi si erano recentemente confrontati con l’arrivo di un nuovo elemento della collezione nella stessa stanza del palazzo: alcuni fondali originali de La Rosa di Baghdad (1949), il primo cartone animato italiano a colori. Un accostamento peculiare che nasce da un’idea di collezione intesa non come un insieme concluso di oggetti, ma come un sistema vivo di relazioni, debitore della tradizione warburghiana.
 
«Organizzare e disporre la propria collezione d’arte – afferma Davide Trabucco, curatore di garage BENTIVOGLIO – è un lavoro che dura tutta la vita, e le opere di Palazzo Bentivoglio attendono spesso anni per poi trovare finalmente, come direbbe Warburg, il “buon vicino”, ovvero l’oggetto, il quadro, il manufatto, in grado di innescare il cortocircuito di significati e lo slittamento di senso verso nuovi orizzonti a noi prima sconosciuti».
 
Questo incontro di opere di epoche distanti tra loro ha contribuito a suggerire una nuova e temporanea disposizione degli arazzi di Wautiers: le quattro scene venatorie diventano, negli spazi del garage, le quinte di un piccolo teatro su strada, una scenografia sospesa e inaccessibile, dove ancora una volta i passanti e i visitatori sono chiamati a entrare nella composizione, diventandone inconsapevolmente i protagonisti. Attraversati da figure e animali, i paesaggi di Wautiers sembrano così oltrepassare la loro funzione decorativa per trasformarsi in elementi capaci di costruire uno spazio e raccontare una storia. Il loro spostamento, il gesto di arrotolarli e nuovamente svolgerli, appartiene alla natura stessa degli arazzi, oggetti mobili, pensati per modificare gli ambienti che abitano, che, secondo le parole del curatore, «ci ricordano l’origine tessile dell’architettura, quando gli interni di una tenda nomade ricreavano attraverso le trame dei tessuti la totalità dei colori e delle forme del mondo».
 
garage BENTIVOGLIO dà poi appuntamento ai passanti a settembre con Cadaveri squisiti (2009) di Cuoghi Corsello, tra i protagonisti più significativi della scena artistica bolognese degli ultimi decenni, la cui ricerca ha fatto della città uno dei propri principali luoghi di sperimentazione. 

24/07/26

Il soffio della montagna - Su echi e tracce nei nostri paesaggi

 

Il sospiro della montagna, veduta dell'installazione Kunsthaus Glarus, 2026. Angelika Loderer, Anouk Tschanz. Foto: Gina Follia

La mostra collettiva presso la Haus für Kunst Uri è frutto di una collaborazione con la Kunsthaus Glarus e riunisce 18 artisti provenienti dalla Svizzera e dall'estero.  Il Sospiro della Montagna prende spunto dalla specifica topografia dei due musei: entrambi sono radicati nel paesaggio delle Prealpi e delle Alpi – geograficamente, storicamente e culturalmente – e sono collegati dal Passo del Klausen, che raggiunge i 1.948 metri. Nel riflettere sul carattere particolare del paesaggio circostante e nell'allestire una mostra congiunta tra le due istituzioni, l'eco è diventata la nostra compagna. Un richiamo e la sua risonanza richiedono un paesaggio specifico: pareti rocciose scoscese e frastagliate o profonde valli. Un'eco si verifica quando i riflessi di un'onda sonora vengono ritardati abbastanza a lungo da essere percepiti come un evento uditivo distinto. Prima che fosse possibile lo studio scientifico delle onde sonore, l'eco veniva immaginato anche come il sospiro delle montagne o il sussurro degli spiriti montani.

Il Sospiro della Montagna, vista dell'installazione presso il Kunsthaus Glarus, 2026. Leila Peacock, Hain, 2026. Per gentile concessione di Leila Peacock. Foto: Gina Folly  

Circondati da quelle stesse montagne, ci interroghiamo sugli echi del presente – echi che interpretano e contribuiscono a plasmare i nostri paesaggi a livello sociale, culturale e politico. L'eco che nasce all'interno di un paesaggio specifico e che porta con sé le storie, le tradizioni, i costumi o i miti di quel paesaggio. L'eco che ritroviamo come tracce di sfruttamento coloniale, ecologico o imperiale inscritte nel paesaggio. L'eco come memoria di paesaggi che, a causa della distruzione, dello spostamento o della migrazione, non sono più accessibili, e che vengono mantenuti vivi e tramandati attraverso storie e suoni. L'atto stesso di visitare la mostra in due sedi museali è un invito a riflettere su come le opere risuonano dentro di noi e su come gli spazi plasmano le nostre esperienze.


Il Sospiro della Montagna, vista dell'installazione, Kunsthaus Glarus, 2026. Noemi Pfister, opere dalla collezione del Glarner Kunstverein e dall'archivio della Fondazione Dätwyler, allestimento espositivo di integrale. Foto: Gina Folly

Noor Abed, Talar Aghbashian, Kateryna Aliinyk, Nathalie Bissig, Yann Stéphane Bisso, Binta Diaw, Andro Eradze, Sky Hopinka, Dominique Koch, Angelika Loderer, Zahra Malkani, Lou Masduraud, Leila Peacock, Noemi Pfister, Stas Shärifulla, Tiffany Sia, Rebecca Solari, Anouk Tschanz. Completano l'esposizione opere della collezione del Kunstverein di Glarner e dell'archivio della Fondazione Dätwyler.

Un progetto espositivo collaborativo attraverso il Passo del Klausen presso la Haus für Kunst Uri e la Kunsthaus Glarus.  A cura di Annette Amberg e Gioia Dal Molin.

23/07/26

Crollo dell'arte contemporanea

Genova

Dopo l'abbuffata degli anni zero il mercato dell'arte in Italia e nel mondo lentamente sta crollando. Sono ormai tantissimi le gallerie che in questi ultimi anni hanno chiuso e quelle che ci sono hanno una programmazione sempre più risicata e tutte ridimensionano gli spazi.

Le colpe sicuramente sono da imputare a diversi attori, per primi sicuramente  le gallerie che hanno immesso sul mercato dell'arte a prezzi assurdi nomi sconosciuti pompati in pochi mesi come maestri d'arte che nel breve volgere del tempo sono scomparsi. Secondo sicuramente i collezionisti che anziché preoccuparsi di comprare opere di valore hanno preferito giocare all'illusione dell'investimento, favole raccontante da tante gallerie che ora si lacerano le vesti perché nessuno più le sostiene. 

Tutto questo ha ovviamente distrutto l'idea di arte come cultura per portarla a essere uno dei tanti mercati di oggetti di dubbio valore e di breve consumo. 

Forse se si saprà ritornare al vero senso dell'opera d'arte, anche se penso  che oggi non ci sia più questa possibile narrazione, si potrà ridare valore alla filiera. 

Intanto le nuove generazioni stanno tornando a guardare all'antico, forse consapevoli che almeno lì la qualità e misurabile e tangibile, un'altra lezione per il nostro contemporaneo.