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22/07/19

Azione creativa alla MDC di Palazzo Belgioioso





La galleria Massimo De Carlo, nella stupenda sede di Palazzo Belgioioso, propone una collettiva di opere raccolte sotto il titolo “Against Colour Stroke Vectors”.




Le opere di Günther Förg, Mario Merz, Emilio Vedova e Mary Weatherford sono proposte nel rapporto tra il gesto e il movimento, lo spazio e i confini della tela, la relazione con il colore.

  




20/07/19

Muoversi intorno



Wilding Cran Gallery "Fare un giro (un posto dove aspettare)" è il titolo del progetto che l'artista Stephen Neidich ha realizzato presso la Wilding Cran Gallery di Las Angeles.


Si tratta di una installazione composta da lunghe catene metalliche mosse da una struttura meccanica che generano una rotazione circolare muovendole fra blocchi di urbanite, l'opera produce una melodia meccanica che riecheggia in tutta la galleria. 


18/07/19

Gabriel Sierra a Torino da Franco Noero



«Subito dopo l’oggetto più distante» è il titolo della mostra che Gabriel Sierra propone presso la galleria Franco Noero, in via Mottalciata, fino al 28 settembre


Una sensazione di concretezza e di presente venato da una ironica percezione che le cose alla fine non sono proprio quello che vediamo ma che forse celano apertamente altre possibilità, che non percepiamo a causa della nostra banalità.


L'artista colombiano ha ideato una serie di lavori che paiono parlare di abitativo, di luoghi apparenti di sicurezza e stabilità.












17/07/19

50 anni di Rencontres de la Photographie Di Arles






Son già cinquanta gli anni dei mitici Rencontres de la Photographie Di Arles, che si festeggiano con un ricco programma di eventi, fra storia e presente che prenderanno avvio dal 20 Luglio.

Nata dalla volontà del fotografo Lucien Clergue oggi sono l'evento più significativo di questo settore creativo che si è espanso nella città e spesso anche nei centri vicini.


16/07/19

Leonardo? Anche no




  
Sappiamo che il mito di Leonardo da Vinci in questi decenni è cresciuto in modo vertiginoso, e per attirare masse turistiche si organizzano ogni genere di eventi. Ora  un nuova occasione sul genio toscano è stata  promossa dalla Fondazione Cariparma a Fabriano. Un grande evento con la “Madonna Benois” che non capisco come si possa attribuita a Leonardo.

Secondo me non è possibile che quelle grassottelle figure siano state fatte da Leonardo, come anche ha dimostrato il recente caso del "Salvatore Mundis" l'importante è parlarne che poi sia così evidente non importa a nessuno, ci sarà sempre qualcuno disposto a trovare possibili tracce di vicinanza.

Darren Bader Interlude alla galleria Franco Noero in Piazza Carignano




Per la stagione estiva la Galleria Franco Noero inaugura  la terza personale dell'artista Darren Bader, opening il 16 luglio con il progetto Interlude, sua prima mostra concepita per gli spazi di Piazza Carignano 2. Le stanze settecentesche della galleria diventano deposito per una varietà di elementi complementari, ready-made e oggetti quotidiani, raccolti dall’artista durante il corso degli anni. Bader interroga in modo indistinto, talvolta semplicisticamente, il significato/contesto degli oggetti utilizzati sperando che il pubblico ne rielabori un senso strettamente estetico, discutibilmente letterario e inevitabilmente filosofico.
 Darren Bader è stato uno degli artisti selezionati dal curatore Ralph Rugoff per la 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia May You Live In Interesting Times  L’artista ha sviluppato per l’occasione un’opera in realtà aumentata intitolataScott Mende’s VENICE!, il cui raggio d’azione copre le corderie dell’Arsenale, il Padiglione Centrale e alcune specifiche location della città di Venezia, aggiungendo un ulteriore nota di realtà alla città lagunare, luogo già saturo di informazioni storico ed estetiche e visitato da milioni di turisti ogni anno.
 Darren Bader (Bridgeport, CT, 1978) vive e lavora a New York. Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali fra le quali ricordiamo: ‘(@mined_out)’, Museo Madre, Napoli (2017); ‘Meaning and Difference, The Power Station, Dallas (2017); light (and) regret; The World as Will and Representation; Final Fantasy’, Kölnischer Kunstverein, Cologne (2015); Reading Writing Arithmetic, Radio Athènes’, Athens (2015); ‘Where is A Bicycle's vagina (and Other Inquiries) or Around the Samovar’, 1857, Oslo (2012); ‘Images, MoMA PS1, New York (2012). Tra le mostre collettive: ‘Pizza is God’, NRW-FORUM, Düsseldorf (2018); Stories of Almost Everyone, Hammer Museum, Los Angeles (2018); ‘Acordo de confiança’, Biblioteca Mario de Andrade, San Paolo (2017); ‘.COM/.CN', presented by K11 Art Foundation and MoMA PS1, K11 Art Foundation Pop-up Space, Hong Kong (2017); ‘Ripple Effect, Centre for Contemporary Art FUTURA, Praga (2017); ‘Videobox’, Carreau du Temple, Parigi (2017); Art Museum, K11 Art Mall, Shanghai (2017); ‘Dreamlands (Screenings)’, Whitney Museum of American Art, New York (2017); ‘Fluidity, Kunstverein in Hamburg, Amburgo (2016); Political Populism, Kunsthalle Wien, Vienna (2015); ‘Antigrazioso', Palais de Tokyo, Paris (2013); ‘Something About a Tree, FLAG Foundation, New York (2013);‘Empire State’, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2013); Oh, you mean cellophane and all that crap, The Calder Foundation, New York (2012); Greater New York, MoMA PS 1, New York (2010); To Illustrate and Multiply: An Open Book, Museum of Contemporary Art, Los Angeles, (2008). Ha partecipato a mostre internazionali e biennali, tra cui: 58. Biennale di Venezia, Venezia (2019); 13th Biennale de Lyon, La vie moderne, Lyon (2015); The Whitney Biennial, The Whitney Museum of Contemporary Art, New York (2014). Nel 2013 è stato insignito del Calder Prize.
Piazza Carignano 2, 10123 Torino
Inaugurazione 16 luglio ore 18
Martedì – sabato 12.00 – 20.00

15/07/19

Due passi con la Gioconda


Non si può rinnovare (restaurare) la Gioconda ma si può riorganizzare la sala che visto il folle afflusso è in continua sollecitazione e ha bisogno di manutenzione.

Allora al Louvre, il prossimo 17 Luglio, il quadro farà un  breve tragitto per giungere nella vicina Galerie de Médicis, così sarà possibile ripulire la sua abituale sala espositiva. 

Via speriamo che i turisti non si perdano e scoprano che al Louvre ci sono anche altre decine di stupendi quadri!

14/07/19

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori





Veduta della mostra “Spitzmaus Mummy in a Coffin and other Treasures” Kunsthistorisches  Museum Vienna 
Dettaglio Stanza 4  Foto: Jeremias Morandell 




Arriva da Vienna la prossima interessante mostra alla Fondazione Prada di Milano, si tratta del progetto espositivo “Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori”, concepito da Wes Anderson e Juman Malouf, visibile dal 20 settembre 2019 al 13 gennaio 2020.



Veduta della mostra “Spitzmaus Mummy in a Coffin and other Treasures” Kunsthistorisches Museum, Vienna. 

Sarcofago di un toporagno  c. IV sec. a.C  legno dipinto  21.9 x 11.6 x 11.4 cm 
Kunsthistorisches Museum Wien, Collezione egizia e del Vicino Oriente 
Foto: Jeremias Morandell 


CS

Organizzata in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la mostra riunisce 537 opere d’arte e oggetti selezionati dal regista cinematografico Wes Anderson (Houston, 1969) e dall’illustratrice, designer e scrittrice Juman Malouf (Beirut, 1975) e provenienti da 12 collezioni del Kunsthistorisches Museum e da 11 dipartimenti del Naturhistorisches Museum di Vienna. Il titolo della mostra rende omaggio a una delle opere esposte, Il Sarcofago di Spitzmaus, una scatola di legno egiziana che contiene la mummia di un toporagno del IV secolo a.C..

La mostra è una riflessione sulle motivazioni che guidano l’atto di collezionare e sulle modalità con le quali una raccolta è custodita, presentata e vissuta. Guardando al passato e ispirandosi al modello della Wunderkammer, “Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” sfida i canoni tradizionali che definiscono le istituzioni museali, proponendo nuove relazioni tra queste e le loro collezioni, tra le figure professionali e il pubblico dei musei. La scelta delle opere, effettuata seguendo un approccio non accademico e interdisciplinare, dimostra non solo una conoscenza approfondita dei due musei da parte di Anderson e Malouf, ma testimonia anche risonanze e corrispondenze inattese tra i lavori raccolti e gli universi creativi dei due artisti. 

Il percorso espositivo è costituito da gruppi di opere: dagli oggetti di colore verde ai ritratti di bambini, dalle miniature agli strumenti di misurazione del tempo, dalle scatole agli oggetti in legno, dai ritratti di nobili e gente comune a soggetti naturali quali il giardino, meteoriti e animali presentati come reperti scientifici o come rappresentazioni artistiche.

“Spitzmaus Mummy in a Coffin and other Treasures” è stata presentata al Kunsthistorisches Museum di Vienna tra novembre 2018 e aprile 2019. La mostra a Milano ne rappresenta una seconda versione, più estesa per superficie espositiva e per numero di opere selezionate. L’allestimento originale con il suo percorso di stanze e vetrine, concepito dai due artisti curatori come uno scrigno con i suoi tesori, è trasportato negli spazi della Fondazione Prada come un ready-made.  

13/07/19

Assegnati le borse dell'Italian Council






Ecco i nominativi dei vincitori della nuova edizione dell'Italian Council (capitale totale  1.900.000 euro) , nome inglese per borse di sostegno italiane (questo fa già capire il limite culturale del nostri sistema) a curatori, critici e artisti (più o meno noti, alcuni anche già forse troppo sostenuti inutilmente) assegnate nei giorni scorsi.

Sono :  Mario Airò, Stefania Noemi Artusi, Marion Baruch, Stefano Cagol, Riccardo Giacconi, Ettore Favini, Flatform, Christian Fogarolli, Davide Mancini Zanchi, Andrea Mastrovito, Andrea Masu, Marzia Migliora, Maria D. Rapicavoli – MDR, Giovanni Rendina, Namsal Siedlecki, Giulio Squillacciotti, Nico Vascellari, Emilio Vavarella e Zimmerfrei

Per il prossimo bando c'è tempo fino al  30 settembre 2019 per potervi partecipare.

La nuova edizione di Italian Council ha visto tra le principali novità maggiori tipologie di attività finanziabili come mostre, partecipazione a manifestazioni internazionali e residenze all’estero. I progetti vincitori per questi nuovi ambiti sono stati presentati dall’Associazione Culturale Ottovolante, dal Kunstmuseum Luzern, dal Steirischer Herbst Festival GMBH, da La Biennale de Lyon e vedranno coinvolti Stefania Noemi Artusi, Davide Mancini Zanchi, Andrea Masu, Giovanni Rendina, Marion Baruch, Stefano Cagol, Riccardo Giacconi e Nico Vascellari.

Per i progetti relativi alla realizzazione di opere d’arte per l’incremento di pubbliche collezioni sono stati invece selezionati i lavori di: Mario Airò, Ettore Favini, Flatform, Christian Fogarolli, Andrea Mastrovito, Marzia Migliora, Maria D. Rapicavoli – MDR, Namsal Siedlecki, Giulio Squillacciotti, Emilio Vavarella e Zimmerfrei. Presentati rispettivamente da: Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture, Associazione Culturale Connecting Cultures, Museo Nazionale del Cinema, Associazione Culturale TRA - Treviso Ricerca Arte, Associazione Culturale Casa Testori, Fondazione Galleria D'Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella - Museo MA*GA, The Shelley and Donald Rubin Foundation for the 8th Floor, Fondazione Pastificio Cerere, Associazione Culturale Careof, Associazione Culturale Ramdom e Associazione Culturale ON.

I progetti sono stati selezionati dalla nuova Commissione di valutazione di Italian Council composta da cinque membri di alto profilo: Federica Galloni, Direttore Generale DGAAP e Presidente della Commissione; Bartomeu Marí Ribas, critico e curatore, direttore del MALI - Museo de Arte de Lima; Marco Scotini, critico, curatore e direttore del dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali della NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, Milano; Claudio Varagnoli, architetto e docente all’Università di Chieti; Angela Vettese, storica dell’arte, critica e docente allo IUAV di Venezia.

12/07/19

Tensioni implicite; Mapplethorpe Now


Installation view: Implicit Tensions: Mapplethorpe Now  Photo: David Heald



Proseguirà fino al 5 Gennaio 2020 il progetto espositivo che il Solomon R. Guggenheim Museum dedica a Robert Mapplethorpe (1946- 1989) in una seconda tappa che si avvierà il prossimo 24 Luglio.

Nel 1993 la Fondazione Robert Mapplethorpe aveva donato circa duecento fotografie e documenti al Museo Guggenheim, creando uno degli archivi pubblici più completi del lavoro dell’artista. Questo dono ha dato il via alla formazione del Guggenheim's Photography Council, un comitato per le acquisizioni dedicato a costruire attivamente e rafforzare la collezione d'arte del museo nella fotografia e nei nuovi media. Molte di queste opere, acquisite negli ultimi trent'anni, si impegnano in un dialogo critico con i temi, le provocazioni e gli approcci formali evidenti nell'opera di Mapplethorpe.


Installation view: Implicit Tensions: Mapplethorpe Now  Photo: David Heald

Trent'anni dopo la morte dell'artista nel 1989, la mostra “Implicit Tensions dimostra l'impatto di Mapplethorpe sia come catalizzatore dello sviluppo della collezione fotografica del Guggenheim sia come pietra di paragone per gli artisti che lavorano nella ritrattistica e nell'autorappresentazione contemporanea.

Ora dalla collezione Guggenheim vengono proposti i fotografai che più hanno sviluppato le visioni di Robert Mapplethorpe, cioè: Rotimi Fani-Kayode (n. 1955, Lagos, Nigeria, 1989, Londra), Lyle Ashton Harris (nato nel 1965, New York), Glenn Ligon (nato nel 1960, New York), Zanele Muholi (nato nel 1972, Umlazi, Sud Africa), Catherine Opie (1961, Sandusky, Ohio) e Paul Mpagi Sepuya (1982, San Bernardino, California)in questo bel progetto organizzato da Lauren Hinkson, Associate Curator, Collections e Susan Thompson, Associate Curator, con Levi Prombaum, Assistente curatoriale, delle Collezioni.

Installation view: Implicit Tensions: Mapplethorpe Now  Photo: David Heald

11/07/19

Omaggio a Roman Opałka





La galleria Building di Milano propone nei suoi spazi una bella antologica su Roman Opałka, che prosegue poi negli spazi veneziani della Fondazione Querini Stampalia.




Mi è piaciuto molto soprattutto per la sezione delle opere fra gli anni cinquanta e sessanta, quando già si vede una certa tendenza alla "ripetizione" del modulo espressivo, che poi prenderà la cifra del progetto  OPALKA 1965 / 1-∞.
 





Olafur Eliasson torna alla Tate Modern


 A visitor jumps and throws shapes with the installation Your Uncertain Shadow. 
Photograph: Imageplotter/REX/Shutterstock





Dopo il grande successo del 2003 con l'intervento alla Turbine Hall (il famoso "sole" del The weather project) torna con una bella mostra Olafur Eliasson e propone un progetto molto accattivante, realizzato appositamente per l'evento.

Un sistema di illuminazione che scompone l'immagine della propria ombra nei colori primari, sicuramente sarà un successo per tantissimi appassionati di selfie.

 

La mostra in forma di antologica sarà visitabile fino al 5 Gennaio del 2020 e presenta tantissimi progetti che l'artista ha realizzato sul tema della luce e dell'ambiente, fra cui alcuni anche per attivare il ruolo degli spettatori come parte del rinnovamento e attenzione al nostro globo.

E' previsto anche uno speciale menù per il punto ristoro della Terrace Bar con prodotti biologici, e una grande installazione fatta con i mattoncini Lego con cui gli spettatori potranno interagire.






10/07/19

Quest’estate vado in giro faccio una vacanza d’arte con Google Maps…





Sei appassionato di arte ma non hai grandi risorse e vorresti approfondire il fantastico mondo della Land Art, anche in questo caso il mondo della tecnologia di Google Maps può aiutarti a vivere un’esperienza quasi turistica.

Alcune delle più note opere della Land Art sono state fotografate dai viaggiatori e condivise su Google Map, che in più consente una bella visione aerea delle opere e anche video.

Iniziamo dall’artista Alberto Burri il cui stupendo Cretto di Gibellina si staglia perfettamente sul web.


Ovviamente non mancano le opere più storiche come la Spiral Jetty di Robert Smithson e Rozel Point, Great Salt Lake, realizzata nel 1970.

Pochi clic più in là c’è Double Negative di Michael Haizer, fatto nel 1969, nella valle del Moapa, a pochi chilometri da Las Vegas.

Non è ancora completato dopo cinquant’anni di attività il noto Roden Crater che James Turrell sta realizzando in Arizona, ma di cui si può vedere già la forma complessiva.

Nel Texas ci sono anche i famosi cubi di cemento di Donald Judd, vicino alla Chinati Foundation, a Marfa, dove è anche presente il famoso “shop” Prada di Elmgreen & Dragset.

Nel deserto dello Utah c’è poi l’osservatorio stellare “Sun Tunnels” di Nancy Holt, compagna di Robert Smithson.
  


Fra le opere più recenti si vedono sempre su Google Maps il lavoro di Richards Serra realizzato nel deserto del Qatar e l’opera del collettivo DAST Arteam a Hurghada, il noto Desert Breath, realizzata nel 1997. 


09/07/19

I campi magnetici a Milano


 Foto della Galleria Giò Marconi di Milano


I campi magnetici è il bel titolo che Cecilia Alemani ha usato per la stupenda mostra presso gli spazi della galleria Giò Marconi di Milano, aperta fino al 19 Luglio.

Una bella collettiva che miscela arte storica e figure più contemporanee, sicuramente ma non perderla.


 Foto della Galleria Giò Marconi di Milano


CS

Nel 1919 André Breton e Paul Soupault conducono uno dei primi leggendari esperimenti di scrittura automatica: per intere giornate e notti insonni Breton e Soupault scrivono testi a quattro mani, seguendo libere associazioni e spericolati accostamenti verbali, cercando di svincolarsi dal controllo della ragione. Questi pensieri in libertà vengono raccolti nella pubblicazione I campi magnetici, apparsa nel 1920, qualche anno prima della nascita ufficiale del surrealismo consacrata dal manifesto del 1924. I campi magnetici può essere considerata la prima opera letteraria basata sulla scrittura automatica: raccoglie infatti un flusso ininterrotto di testi intrisi di immagini che sgorgano dall’inconscio – sogni, allucinazioni e desideri profondi, lontani dalla logica utilitaristica del linguaggio comune, a favore invece di una narrazione ricca e generativa di nuovi legami con la realtà.

A cent’anni di distanza, la mostra I campi magnetici prende spunto da questo essenziale testo surrealista per intessere un dialogo tra diverse generazioni di artisti che usano la rappresentazione del corpo e delle sue metamorfosi come veicoli per riflettere su tematiche quali l’identità e il desiderio.

Mettendo a confronto le opere di artisti storici come Man Ray con quelle di vari eredi della sensibilità surrealista quali Enrico Baj, Richard Hamilton e Louise Nevelson, la mostra I campi magnetici introduce anche il lavoro di vari giovani artisti che praticano una forma di neo-surrealismo, mescolando un rinnovato interesse per la figurazione con tensioni più oscure o, alternativamente, con un senso solare di meraviglia e stupore.

 
 Foto della Galleria Giò Marconi di Milano

Attraverso un fitto dialogo inter-generazionale, la mostra registra le forze di attrazione e repulsione che intrecciano a distanza le opere di vari artisti contemporanei e moderni, collegando maestri del ventesimo secolo e giovani promesse dell’arte internazionale. La mostra funge così anche da biografia intellettuale della Galleria Marconi, innestando sull’eredità storica dello Studio Marconi l’instancabile ricerca di nuovi talenti di Gió Marconi.

Curata da Cecilia Alemani, la mostra si focalizza sulla rappresentazione del corpo – e, in particolare, del corpo femminile – per analizzare e contrastare diverse concezioni della sessualità e della definizione del sé. Tra feticci e totem, la mostra I campi magnetici mette in scena molteplici anatomie fantastiche, in cui il corpo è rappresentato in un flusso costante di trasformazione: dispossessato, dematerializzato, e ricomposto. Installata come una camera delle meraviglie – o una “camera nera”, per citare una delle oltre 20 importanti opere di Man Ray in mostra – I campi magnetici alterna volti e ritratti, oggetti antropomorfi e corpi senz’organi, talismani e fantocci mutanti.

La mostra si apre con un’infilata di fotografie nelle quali Man Ray ha ritratto i manichini che adornavano l’ingresso dell’Esposizione Internazionale del Surrealismo del 1938 a Parigi. Una serie di opere di Louise Nevelson, Man Ray, Virginia Overton e Julia Phillips riprende e amplifica le atmosfere perturbanti del surrealismo, combinando oggetti quotidiani e misteriose rivelazioni metafisiche.

Nella sala principale, trasformata in un boudoir, si susseguono opere storiche e nuove scoperte, in un piccolo psicodramma da camera nel quale i diagrammi interiori di Kerstin Brätsch convivono accanto alle dame di bric-a-brac di Enrico Baj o vicino alle stele della Nevelson. Le più giovani Hannah Levy, Elaine Cameron-Weir e Julia Phillips, invece, compongono protesi per nuovi corpi post-umani e altre divinità ortopediche – parenti lontani delle marionette di inizio secolo e degli strumenti medici che tanto hanno affascinato sia Man Ray sia Richard Hamilton. I quadri di Gina Beavers, Santiago De Paoli, Emily Mae Smith e Summer Wheat riprendono linguaggi vernacolari, tra il pop e il naïf, con i quali descrivono frammenti di anatomie pulsanti di desideri, mentre le sculture morbide di Genesis Belanger aggiornano gli oggetti d’affezione di Man Ray in un gioco di rimandi continui tra passato e futuro, sotto l’influenza di nuove forme di attrazione tra opposti.

I campi magnetici è la seconda mostra curata da Cecilia Alemani per la Galleria Gió Marconi. Nel 2009 la mostra Solaris aveva introdotto per la prima volta al pubblico milanese le opere di Rosa Barba, Kerstin Brätsch, Haris Epaminonda, David Maljković, e i video e le sculture di Ryan Trecartin e Lizzie Fitch.






Foto della Galleria Giò Marconi di Milano 

08/07/19

Biennale di Instanbul 2019





Il prossimo 14 Settembre prenderà avvio la nuova edizione della Biennale di Instanbul curata da Nicolas Bourriaud col titolo "The Seventh Continent".

Questa sedicesima edizione della rassegna vede partecipi 57 artisti che propongono una serie di interventi spari per la città legati dal forte tema dell'inquinamento ambientale a cui il titolo fa riferimento come la marea di plastica presente nel mare che crea un "nuovo continente".

Punti di riferimento dell'evento saranno il Pera Museum, il cantiere navale di Tersane e gli spazi dell'isola Büyükada.





CS

Bourriaud, one of the co-founders of Palais de Tokyo, Paris and current director of the Montpellier Contemporain, stated, “I am very honoured to be able to contribute to the history of Istanbul Biennial, which has always been a place of strong curatorial statements since its creation in 1987. Also, as a crossing point, the city of Istanbul takes a specific signification today, in a global political era marked by binary thought. I will try to build an exhibition that measures up to our historical situation.”

Istanbul Biennial’s Advisory Board commented on Bourriaud, “Nicolas Bourriaud’s research embracing the idea of multiverse is vital for the thoughtful minds of today. We strongly believe that Nicolas will develop an intriguing exhibition considering his esteemed curatorial and theoretical practice, his in-depth academic studies as well has his long term collaborations with artists and active engagement with new generations. 16th Istanbul Biennial, under the curatorship of Nicolas Bourriaud, will celebrate and embrace the possibilities of transdiciplinary collaboration through the exhibition and its public programmes which will bring together artists and specialists living and producing in different parts of the globe.”

The Istanbul Biennial Advisory Board members include Iwona Blazwick, Ayşe Erek, İnci Eviner, Yuko Hasegawa and Agustín Pérez Rubio.

Nicolas Bourriaud

Nicolas Bourriaud, born in 1965, is a curator and writer. He is the director of Montpellier Contemporain (MoCo), an institution he created, gathering the La Panacée art centre, the Ecole Supérieure des Beaux-Arts and the future MoCo Museum, which will be opened in June 2019. He was the director of the École Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris from 2011 to 2015. From 2010 to 2011, he headed the studies department at the Ministry of Culture in France. He was Gulbenkian Curator for Contemporary Art at Tate Britain in London from 2007 to 2010 and founder advisor for the Victor Pinchuk Foundation in Kiev. He also founded and co-directed the Palais de Tokyo, Paris between 1999 and 2006.

Bourriaud’s recent exhibitions include Crash Test, La Panacée (2018); Back to Mulholland Drive, La Panacée (2017); Wirikuta, MECA Aguascalientes, Mexico (2016); The Great Acceleration / Art in the Anthropocene, Taipei Biennial (2014); The Angel of History, Palais des Beaux-Arts (2013); Monodrome, Athens Biennial (2011) and Altermodern, Tate Triennial, London (2009). Nicolas Bourriaud was also in the curatorial team of the first and second Moscow Biennials in 2005 and 2007. His selected books are The Exform (Verso, 2016); Radicant (Sternberg Press, 2009); Postproduction (Lukas & Sternberg, 2002); Formes de vie: L’art moderne et l’invention de soi (Denoel, 1999) and Relational Aesthetics (Presses du reel, 1998).


16th Istanbul Biennial

The 16th Istanbul Biennial is organised by the Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV) and sponsored by Koç Holding as well as other supporters, international funders, and funding bodies to be announced.

The conceptual framework of the 16th Istanbul Biennial will be announced at a press meeting to be held in fall 2018. The media preview of the biennial will be held on 10–13 September 2019 and professional preview will be held on 12–13 September 2019.