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17/12/17

Caterina Avataneo vince il premio per curatori Neon



Apprendo dal sito Artdaily che la curatrice Cateriana Avataneo ha vinto il premio per curatori Neon.
Ecco la bella news :

LONDON.- Whitechapel Gallery announced Caterina Avataneo as the winner of the 2017 NEON Curatorial Award. 

For the annual NEON Curatorial Award, emerging curators are invited by the Gallery to devise an exhibition proposal drawing from the D.Daskalopoulos Collection, which includes over 500 contemporary artworks by 220 leading international and Greek artists. For this year’s Award proposals were submitted by aspiring curators from Greece, as well as students and alumni from the following Masters programmes: Curating the Contemporary, London Metropolitan University and Whitechapel Gallery; Curating the Art Museum, Courtauld Institute of Art; Curating Contemporary Art, Royal College of Art, and Curating, Goldsmiths College. 

Caterina Avataneo received the award from Dimitris Daskalopoulos for her submission proposal, And Yet They are Knocking at the Door, at a ceremony held at the Whitechapel Gallery this evening, Thursday 14 December. 

La sauna medicea




A Firenze con l'iniziativa “Florence I Care”  un interessante esempio di collaborazione fra privati e pubblici per la tutela del patrimonio storico, si tratta del   restauro del ‘Comodo di Cosimo’ di Palazzo Vecchio, un ambiente che oggi potrebbe essere l’equivalente di un bagno con sauna che si trova adiacente al Salone dei Duecento.

L’intervento è stato sponsorizzato dall’azienda Geberit-Pozzi Ginori, accompagnata da Fondaco srl, società nel settore della consulenza e strategia nella comunicazione associata al recupero e al restauro di opere d’arte e dei beni culturali.

 Il restauro è inserito nel programma FLIC “Florence I Care” con il quale il Comune di Firenze offre a coloro che vogliono diventare suoi partner l’opportunità di “prendersi cura” della città partecipando in prima persona al finanziamento di iniziative volte alla conservazione, al miglioramento ed alla valorizzazione del patrimonio artistico fiorentino.


I lavori di restauro, progettati e diretti a cura del Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, vengono realizzati dagli esperti restauratori della fiorentina Dini Restauri. 

L’ambiente, situato vicino alla Sala dei Duecento sotto la scala piana che collegava il quartiere di Cosimo con quello della duchessa Eleonora, è stato interamente decorato da Marco da Faenza (artista vicino al Vasari) con grottesche e stucchi già utilizzati nelle altre sale e con scene prese dalla storia di Eros e Psiche di Apuleio, storie che gli studiosi vogliono far risalire al matrimonio di Francesco I de Medici, figlio di Cosimo, e Giovanna d’Austria avvenuto nel dicembre del 1565.

Il Comodo ha tutte le caratteristiche della stufa rinascimentale.

Le stufe o stanze-stufe erano ambienti di gran moda nel Rinascimento e ogni palazzo importante era dotato di questo ambiente, che oggi definiremmo un luogo legato al benessere privato con una vera e propria sauna dove oltre alla vasca da bagno fissa vi era un sistema idraulico in grado di scaldare l’acqua e creare vapore. Un luogo solitamente defilato e ritirato dove con ogni probabilità i signori svolgevano anche le loro funzioni corporali attraverso le seggette portatili, spesso rivestite di panni nobili e decorate con grande eleganza (nell’inventario di Palazzo Vecchio del 1553 se ne contano diverse negli appartamenti ducali) e dove, grazie alla presenza di acqua, era più agile provvedere alle pulizie personali. 

Il Comodo di Cosimo ha una grande vasca in pietra, probabilmente dotata di due bocche per l’acqua calda e fredda, e una nicchia di un elegante forma ovale con in basso un alloggiamento per una griglia, sulla quale forse si appoggiavano contenitori con essenze e un canale in pietra da dove arrivava, con ogni probabilità, l’aria scaldata in uno stanzino attiguo e con in alto una presa d’aria per lo sfiato.

16/12/17

Prossimamente Hangar Bicocca




Mentre supera i 200mila visitatori il Pirelli HangarBicocca presenta la programmazione 2018 firmata dal direttore artistico Vicente Todolí: quattro progetti espositivi unici, prodotti e realizzati appositamente per la struttura ex industriale dell’istituzione milanese, tra le più grandi d’Europa.

Il nuovo programma include quattro mostre personali di Eva Kot'átková, Matt Mullican, Leonor Antunes e Mario Merz, alternando artisti affermati ad artisti più giovani nei due differenti spazi espositivi delle “Navate” e dello “Shed”.

Il calendario di mostre 2018 offre al pubblico una panoramica inedita sull’arte contemporanea, approfondendendo temi e aspetti diversi dell’installazione come forma artistica.

Nel 2018, inoltre, Pirelli HangarBicocca, totalmente gestito e supportato da Pirelli,  conferma il proprio impegno a rendere accessibile a tutti, nella completa gratuità, le mostre prodotte, garantendo un’attività di ricerca sulle più interessanti figure artistiche del XX e XXI Secolo, oltre ad un’attività editoriale costante che prevede la pubblicazione di un catalogo per ogni mostra. Nel 2018 è rinnovata anche la volontà di divulgare i temi dell’arte di oggi attraverso il Public Program, un palinsesto culturale di conversazioni, visite speciali, momenti di approfondimento, proiezioni film e video, eventi musicali e performativi, oltre ad un programma di avvicinamento e comprensione dell’arte contemporanea rivolto ai bambini, alle famiglie, agli studenti delle scuole superiori e delle università.

L’adesione al programma di Membership, rivolto a chiunque desideri entrare a far parte della comunità di Pirelli HangarBicocca e condividere la passione per l’arte, continua inoltre ad assicurare occasioni speciali di approfondimento e a consentire accessi privilegiati agli eventi e alle proposte culturali dell’istituzione.



Programma Espositivo 2018


Eva Kot'átková
“The Dream Machine is Asleep” Shed
Inaugurazione 14 febbraio 2018
15 febbraio – 22 luglio 2018

L’opera di Eva Kot'átková (Praga, 1982) indaga le forze intrinseche ed estrinseche che influiscono sul comportamento umano, come le norme e i sistemi educativi che possono manipolare e generare situazioni di controllo.
Per “The Dream Machine is Asleep” Kot'átková presenta una coinvolgente selezione di nuove  installazioni, sculture, collage e opere performative, incentrate sulla concezione del corpo umano come macchina e organo che continua a svolgere le sue funzioni durante il sonno, creando mondi interiori paralleli.
Sulla base delle sue esperienze personali e del recente corpus di opere – come l’installazione video Stomach of the World (2017) – l’artista trasforma lo spazio espositivo in un organismo labirintico attraverso il quale esplorare pensieri privati, visioni intime e sogni ma anche le paure e le sfide della società contemporanea.
A cura di Roberta Tenconi


Matt Mullican
“The Feeling of Things”
Navate
12 aprile – 16 settembre 2018

“The Feeling of Things” è la prima grande retrospettiva in Italia di Matt Mullican (Santa Monica, California, 1951).
Attivo dagli anni Settanta, attraverso il suo lavoro, Matt Mullican ha incessantemente cercato di spiegare e dare struttura a ciò che lo circonda, sviluppando un vocabolario e un sistema complesso di modelli che definisce “i cinque mondi”. Ogni mondo corrisponde a un diverso livello di percezione ed è rappresentato da altrettanti colori: verde per gli elementi fisici e materici; blu per la vita quotidiana (il “mondo senza cornice”); giallo per gli oggetti che acquistano valore, come l’arte (il “mondo nella cornice”); bianco e nero per linguaggio e simboli; rosso per soggettività e idee.
Per Pirelli HangarBicocca l’artista ha concepito un’imponente struttura scultorea sulla forma delle sue iconiche cosmologie in cinque colori che occupa i 3.500 metri quadrati dello spazio espositivo delle Navate. I visitatori sono invitati a entrare e a percorre questa architettura, scoprendo le migliaia di opere esposte al suo interno. Presentando un’ampia selezione di opere dagli anni Settana ad oggi, inclusi dipinti, frottage, bandiere, sculture in vetro, opere su carta, video, light box, opere a pavimento e grandi installazioni, la mostra esplora gli aspetti più ermetici e profondi della vita.
A cura di Roberta Tenconi

Leonor Antunes
Shed
14 settembre 2018 – gennaio 2019

Materiali tradizionali, come corda, legno, ottone, pelle, gomma e sughero, insieme a tecniche manuali e artigianali, sono alla base dell’opera di Leonor Antunes (Lisbona, 1972), artista portoghese attiva a Berlino. Antunes crea eleganti sculture e installazioni attraverso cui si interroga sul significato degli oggetti di uso quotidiano e sul ruolo sociale dell’arte e del design come mezzi per migliorare la qualità della vita.
Per la sua prima mostra a Milano, Antunes presenta un nuovo nucleo di opere e un’installazione
site-specific nello spazio dello Shed. Entrando in relazione con il contesto locale, l’artista riflette sulla tradizione modernista della città di Milano, e in particolare sull’opera di architetti e designer all’avanguardia come Franca Helg (1920-1989), Bruno Munari (1907-1998) e Franco Albini (1905-1977), fonte di ispirazione per una serie di sculture a pavimento e sospese, create appositamente.
A cura di Roberta Tenconi


Mario Merz
“Igloos”
Navate
25 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019

L’opera di Mario Merz (Milano, 1925 - Milano, 2003), figura centrale dell’Arte Povera, esplora i processi di trasformazione che fanno parte della natura e della vita umana. Tra i primi artisti italiani a lavorare con l’installazione, negli anni Sessanta Merz si è spinto oltre la bidimensionalità del dipinto perforando tele e oggetti con tubi al neon. Nel 1968 ha introdotto quello che sarebbe diventato uno dei simboli della sua opera: l’igloo, un elemento che continuerà a esplorare lungo tutto il corso della sua produzione. Metafora di luoghi e spazi abitati, gli igloo di Merz sono spesso realizzati con strutture metalliche ricoperte da frammenti di materiali vari, tra cui argilla, vetro, pietra, iuta e ferro.
La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino e presenterà negli spazi delle Navate oltre trenta igloo realizzati tra il 1968 e il 2003, approfondendo gli aspetti e i temi fondamentali di questo corpus di opere, come la relazione tra interno e esterno, tra luogo fisico e concettuale, tra spazio individuale e collettivo.
A cura di Vicente Todolí


Il programma artistico
Il programma artistico 2018 è concepito dal Direttore Artistico Vicente Todolí assieme al dipartimento curatoriale: Roberta Tenconi, curatrice; Lucia Aspesi, assistente curatrice; Fiammetta Griccioli, assistente curatrice.

Sotto la direzione di Vicente Todolí, dal 2013, sono state presentate mostre personali di Ragnar Kjartansson, Dieter e Björn Roth, Micol Assaël, Cildo Meireles, João Maria Gusmão e Pedro Paiva, Joan Jonas, Céline Condorelli, Juan Muñoz, Damián Ortega, Philippe Parreno, Petrit Halilaj, Carsten Höller, Kishio Suga, Laure Prouvost, Miroslaw Balka, Rosa Barba, Lucio Fontana (fino al 25.02.2018), oltre alla mostra collettiva Take Me (I’m Yours) (fino al 14.01.2018).

Markers



La sede londinese della galleria David Zwirner propone una bella mostra intitolata "Markers" con i lavori degli artisti: Matt Connors, Michael Dean, Marlene Dumas, Goutam Ghosh, Josh Kline, Gillian Lowndes, John Outterbridge, Gerhard Richter, Celso Renato, Jason Rhoades , Prem Sahib and Pádraig Timoney.


CS
Like the exclamation mark, and the multivalent and shifting sentiments it has come to represent, this exhibition will encompass artworks that evoke diffuse and even contradictory meanings within a single visual gesture. The exclamation mark is believed to have originated in the Medieval era, when copyists would append the Latin word io (literally “hooray”) to the end of a sentence in order to indicate joy, and eventually the letters were consolidated into a single character. Over the centuries, its connotations have become corrupted: it is simultaneously warning and exaltation, interjection and admonition, ecstatic and sober. Likewise, this exhibition will include works by both emerging and established artists that elicit such oppositional emotions at once, frequently as a means of negotiating the polarities and vagaries of contemporary society. Mirroring this semiotic shift in particular is the transition from analogue to digital culture, and the shorthand and indeterminate mode of expression it has engendered.   



15/12/17

Realismo magico al Mart



Nel ricco programma di mostre del Mart di Rovereto vi segnalo la mostra "Realismo magico" dedicata a un periodo artistico che è sempre stato sottovalutato, ma che ho sempre amato tantissimo, per cui fa piacere sapere che poi sarà spostata a Helsinki e Essen. 




CS

rima tappa dell’esposizione che approderà nel 2018 all’Ateneum Art Museum di Helsinki e al Folkwang Museum di Essen, la grande mostra della stagione invernale del Mart ripercorre le vicende del Realismo Magico in Italia attraverso una selezione di capolavori pittorici provenienti da importanti collezioni pubbliche e private

Coniata dal critico Franz Roh in un celebre saggio dedicato alla pittura contemporanea (1925), la definizione Realismo Magico descrive una stagione artistica internazionale che ha conosciuto la sua fase più creativa e originale tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Novecento. Si tratta di un periodo successivo alle vicende delle Avanguardie storiche, segnato dal recupero della tradizione pittorica e scultorea.


La rappresentazione oggettiva che il termine “realismo” evidenzia si accompagna, in questa espressione, a un aggettivo che evoca le atmosfere sospese e surreali caratteristiche di questa corrente. La realtà è infatti punto di partenza di una trasfigurazione che passa attraverso l’immaginazione e la meraviglia, messa in atto da un gruppo di artisti tra cui spiccano Cagnaccio di San Pietro, Felice Casorati, Antonio Donghi, Achille Funi, Carlo Levi e Ubaldo Oppi.
Accanto agli interpreti più noti operano alcuni artisti attivi nelle realtà più locali dell’arte veneziana, triestina, torinese e romana, a conferma della trasversalità di temi e stili su cui converge l'esperienza pittorica italiana di quei decenni. Tra questi Mario e Edita Broglio, Leonor Fini, Arturo Nathan, Carlo Sbisà, Gregorio Sciltian, Carlo Socrate e Cesare Sofianopulo.


Il percorso espositivo, che indaga la complessità delle fonti di ispirazione e le diverse declinazioni di ambito italiano, fa luce sulle novità interpretative che il Realismo Magico mette in campo rispetto ad alcuni generi della tradizione pittorica. È questo, infatti, il primo progetto realizzato dopo l’importante antologica curata da Maurizio Fagiolo dell’Arco, tenutasi tra il 1988 e il 1989 alla Galleria dello Scudo di Verona.
La mostra è realizzata in collaborazione con 24 ORE Cultura.
A cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli

14/12/17

Mario Merz Prize




Da alcuni giorni è ripartito il bando  della terza edizione del Mario Merz Prize, il Premio biennale nato con l’intenzione di individuare e segnalare, attraverso la competenza di una fitta rete internazionale di esperti, personalità nel campo dell’arte e della musica.

Il 31 maggio 2018 scade il termine per concorrere alla competizione a cui possono partecipare, per la sezione arte, artisti segnalati da curatori, direttori di museo, critici, galleristi o altri membri di associazioni culturali, e per la sezione musica, compositori indicati da istituzioni musicali, interpreti, critici e personalità del mondo della musica. I compositori e gli artisti non possono nominare loro stessi.

I cinque artisti finalisti saranno protagonisti di una mostra collettiva, mentre i cinque compositori finalisti presenteranno un brano da eseguire in un concerto. La giuria di preselezione sarà svelata a bando concluso.
 
In una fase successiva una giuria internazionale insieme al voto del pubblico sceglierà i vincitori.

13/12/17

Adreas Gursky da Gagosian a Roma per festeggiare i 10 anni!



Immagine:. Andreas Gursky, Bangkok II, 2011, inkjet print, framed: 120 7/8 x 93 5/16 x 2 1/2 inches
(307 x 237 x 6.4 cm) Edition 5 of 6 © Andreas Gursky / SIAE, Italy.

Oggi la sede romana di Gagosian festeggia i suoi dieci anni di attività con l'inaugurazione di una mostra di selezionate opere di Andreas Gursky dalla serie Bangkok (2011) e la monumentale Ocean VI (2010), per la prima volta in Italia. 

Gursky ha dimostrato che un fotografo può ideare e costruire—piuttosto che semplicemente “scattare” foto del mondo contemporaneo, e realizzarle con la stessa scala della pittura monumentale. Così come i pittori di storia del passato trovavano i loro soggetti nella vita quotidiana, anche Gursky trae ispirazione dalla sua esperienza visiva personale e dai fenomeni globali comunicati dai media. Avendo utilizzato inizialmente il computer come semplice strumento di ritocco, ha poi esplorato le sue potenzialità per modificare le immagini: a volte combinando elementi dello stesso soggetto tratti da foto differenti, unendoli in un insieme intricato ma omogeneo, a volte decidendo di ritoccare pochissimo l’immagine. Le opere di Gursky hanno una coerenza formale che nasce dal dialogo audace e tagliente tra fotografia e pittura, rappresentazione e astrazione. Nel corso del tempo, l’artista ha ampliato i suoi soggetti inquadrando e distillando gli schemi e le simmetrie del mondo globalizzato, con i suoi flussi e reticolati di dati e persone, architettura e spettacolarizzazione di massa. Inseguendo l’obiettivo di creare “un’enciclopedia della vita”, il mondo di Gursky fonde il moto perpetuo dell’esistenza con la stasi della riflessione metafisica. 

Nella primavera del 2011 Gursky visita Bangkok e osserva il fiume Chao Phraya che scorre attraverso la città sfociando nel Golfo del Siam. Nelle fotografie di questa serie, l’artista immortala da vicino la superficie tremolante del fiume con le sue luminose increspature catturate in un’estesa struttura verticale a suggerire gli effetti cromatici dell’Impressionismo, o le intense composizioni dei modernisti americani del dopoguerra. Il fiume, nella sua costante trasformazione, mostra un mutevole e cangiante disegno; una simmetria come nelle immagini di Rorschach; o, come in Bangkok VI, una luminosa fascia turchese, riflesso della rete di plastica di un ponteggio per costruzioni. Tuttavia, questa bellezza formale suggerisce una realtà tossica e scientifica. Come i corsi d’acqua urbani in tutto il mondo, tra i quali anche il Tevere a Roma, il Chao Phraya attraverso l’obiettivo di Gursky rivela le sue diverse nature: discarica per ogni tipo di rifiuto (preservativi usati, materassi, copertoni d’auto); crogiolo di squilibri naturali (pesci morti e la bella ma devastante alga conosciuta come giacinto d’acqua); riflesso della città moderna in uno stato di flusso costante. 

Ocean VI (2010) è un’immagine satellitare nella quale l’acqua diventa un sublime e imperscrutabile vuoto. Incantato dalle immagini della rotta di un lungo viaggio aereo, Gursky ne interpreta la rappresentazione grafica—i margini e le vette delle masse terrestri nitidamente delineate intervallate dalle vaste distese blu dell’oceano—come fosse una fotografia. Per la serie Oceans ha reperito foto satellitari in alta definizione, da cui ha generato la sua personale interpretazione di mare e terra, consultando mappe dei fondali per ottenere la giusta densità visuale. Dominata dall’Atlantico, con le isole caraibiche e parti della costa del nord e sud America visibili ai confini più estremi, Ocean VI sottolinea la vulnerabilità dei continenti della Terra, mentre i livelli degli oceani aumentano ad un ritmo crescente. Le opere di Gursky toccano così un tema fondamentale della vita contemporanea, rivelando le minacce ambientali su scala locale e globale. 

Gagosian parteciperà al progetto Passeggiate Fotografiche Romane promosso dal MiBACT con visite guidate alla mostra Andreas Gursky, Bangkok sabato 16 dicembre dalle 12 alle 13.




Con l’introduzione del digitale non si può più dare una definizione univoca del termine “fotografia”.
Quando ho iniziato il mio lavoro, sentivo che sarei stato sempre dipendente dal mondo materiale.
Sembrava più interessante essere un pittore nel proprio studio, libero di decidere cosa fare,
come sviluppare la composizione.
Non sono un pittore, ma ora ho la stessa libertà.

— Andreas Gursky





Andreas Gursky è nato nel 1955 a Leipzig, ex Germania Est, e vive e lavora a Düsseldorf, Germania.

Il suo lavoro è incluso nelle collezioni della Tate Modern, Londra; Museum Ludwig, Colonia; Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf; Kunstmuseum Bonn; Kunsthaus Zürich; Kunstmuseum Basel; National Galleries of Art, Edimburgo; The Metropolitan Museum of Art, New York; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; National Gallery of Art, Washington, DC; San Francisco Museum of Modern Art; e il Los Angeles County Museum of Art (LACMA). Tra le recenti mostre museali si annoverano: “Retrospective 1984–2007,” Haus der Kunst, Monaco (2007, successivamente esposta a Istanbul Museum of Modern Art, Turchia; Sharjah Art Museum, Emirati Arabi Uniti; National Gallery of Victoria, Melbourne; e presso Ekaterina Foundation, Mosca, fino al 2008); Sharjah Biennial, Emirati Arabi Uniti (2007); “Works 80–08,” Kunstmuseen Krefeld, Germania (2008; successivamente esposta a Moderna Museet, Stoccolma; e a Vancouver Art Gallery, Canada, fino al 2009); Museum für Moderne Kunst (MMK), Francoforte sul Meno (2008); Museum Haus Esters Haus Lange, Germania (2008); Pinchuk Art Center, Ucraina (2008); “Andreas Gursky at Louisiana,” Louisiana Museum of Modern Art, Danimarca (2012); Stiftung Museum Kunstpalast, Düsseldorf (2012); The National Art Center, Tokyo (2013); The National Museum of Art, Giappone (2014); “Landscapes,” Parrish Art Museum, New York (2015); the 56th Biennale di Venezia (2015); Museum Frieder Burda, Germania (2015–16); Manifesta 11, The European Biennial of Contemporary Art, Zurigo (2016); e “Andreas Gursky – nicht abstrakt,” Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf (2016). 

Nel gennaio 2018 un’importante retrospettiva di Gursky inaugurerà presso la Hayward Gallery di Londra. 

Per tutte le altre informazioni si prega di contattare la galleria a +39.06.4208.6498 o roma@gagosian.com. Tutte le immagini sono coperte da copyright. L'approvazione della galleria deve essere concessa prima della riproduzione.  

Hugo Boss Prize 2018




Torna una nuova edizione del Hugo Boss Prize realizzato in collaborazione con prestigioso Guggeneheim di New York, ecco gli artisti selezionati per la nuova edizione sono sei alquanto poco visti qui in Italia, per cui tutti da scoprire:


  • Bouchra Khalili (b. 1975, Casablanca)
  • Simone Leigh (b. 1967, Chicago)
  • Teresa Margolles (b. 1963, Culiacán, Sinaloa, Mexico)
  • Emeka Ogboh (b. 1977, Enugu, Nigeria)
  • Frances Stark (b. 1967, Newport Beach, CA)
  • Wu Tsang (b. 1982, Worcester, MA)


CS


(NEW YORK, NY—December 13, 2017)—Six finalists for the Hugo Boss Prize 2018, the biennial award established in 1996 to recognize excellence in the visual arts, were announced today by Nancy Spector, Artistic Director and Jennifer and David Stockman Chief Curator, Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation, and jury chair for the prize. The short list of artists is selected by a panel of international critics and curators based on each artist’s contribution to the expansion of cultural, intellectual, and artistic boundaries with no restrictions regarding age, gender, nationality, or medium. In addition to their significant aesthetic and conceptual contributions to the field of contemporary art, the finalists’ practices collectively reflect the rich diversity of artistic production today.
The following artists are finalists for the Hugo Boss Prize 2018:
  • Bouchra Khalili (b. 1975, Casablanca)
  • Simone Leigh (b. 1967, Chicago)
  • Teresa Margolles (b. 1963, Culiacán, Sinaloa, Mexico)
  • Emeka Ogboh (b. 1977, Enugu, Nigeria)
  • Frances Stark (b. 1967, Newport Beach, CA)
  • Wu Tsang (b. 1982, Worcester, MA)
“The Hugo Boss Prize remains a cornerstone of the Guggenheim’s contemporary programming, and we are thrilled to highlight the work of these six deserving artists, who are working at the vanguard of contemporary art practice, exploring urgent social issues, and providing new artistic vocabulary through which to examine personal and universal themes,” said Nancy Spector. “We are pleased to join with Hugo Boss in this long-term commitment to celebrating the most important and impactful artists of their time.”
In a statement, the jury noted, “Each of the nominated artists selected for the Hugo Boss Prize 2018 short list represents a wholly unique voice in the field of contemporary art. Though their mediums and methods range widely, each pursues deeply existential inquiries into individual struggles as well as those with broader social resonances. Keenly attuned to their surroundings and today’s present moment, these six artists have demonstrated a commitment to bringing art to the center of timely debates in society.”
The prize, administered by the Solomon R. Guggenheim Foundation, includes a $100,000 cash prize for the winner, who will be featured in a solo exhibition at the Solomon R. Guggenheim Museum, New York. The Hugo Boss Prize 2018 winner will be announced in the fall of 2018, with the exhibition to follow in 2019.
“Building on the 20-year history of the Hugo Boss Prize, we are looking forward to celebrating its 2018 edition. The award is a very special and unique project in our arts program and we are extremely excited about this year’s short list,” said Mark Langer, CEO and Chairman of HUGO BOSS AG. “Our sincerest congratulations go out to the six nominees chosen by the jury.”
THE HUGO BOSS PRIZE 2018 SHORT LIST
Bouchra Khalili (b. 1975, Casablanca) lives and works in Berlin and Oslo. Khalili’s works in film, video, and photography foreground individual narratives around topics such as migration, language, place, and belonging. Khalili often engages nonprofessional performers to portray either themselves or little-known historical figures in works that examine the legacies of colonialism, the permeability of borders, and the complexities of cross-cultural translation, locating issues of global impact in personal histories.
Solo exhibitions of Khalili’s work have been presented by the Philadelphia Museum of Art (2017); The Museum of Modern Art, New York (2016); Palais de Tokyo, Paris (2015); Museu d’Art Contemporani de Barcelona (2015); Pérez Art Museum Miami (2013–14); Deutsche Kinemathek, Berlin (2012); and Museu de Arte Moderna, Salvador, Brazil (2007). Her work has also been included in such group exhibitions as Documenta 14, Athens and Kassel (2017); Marrakech Biennial (2016); Between Myth and Fright: The Mediterranean as Conflict, Institut Valencià d’Art Modern (2016); Telling Tales, Museum of Contemporary Art, Sydney (2016); Europe: The Future of History, Kunsthaus Zürich (2015); Here & Elsewhere, New Museum, New York (2014); Venice Biennale (2013); Moscow Biennial (2013); Résonances, Marrakech Art Museum (2010); El Sur de Nuevo, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2009); and Too Much Freedom?, Hammer Museum, Los Angeles (2006).
Simone Leigh (b. 1967, Chicago) lives and works in Brooklyn. Encompassing sculpture, video, and socially engaged performance and programming, Leigh’s oeuvre extends from her research in the fields of ethnography, political history, feminism, and folklore. Her social-practice projects center black female subjectivity with a focus on community, healing, and self-care. The artist’s sculptures and installations, which often make symbolic reference to the black body, utilize vernacular materials associated with the African diaspora to address collective histories.
Leigh’s work has been presented in solo and two-person exhibitions at the Hammer Museum, Los Angeles (2016); Studio Museum in Harlem, New York (2016); Crystal Bridges Museum of American Art, Bentonville, AK (2016); Tate Exchange and Tate Modern, London (2016); New Museum, New York (2016); Atlanta Contemporary Art Center (2014); and The Kitchen, New York (2012). Leigh’s work has also been included in such group exhibitions as Blue Black, Pulitzer Arts Foundation, Saint Louis, MO (2017); Trigger: Gender as a Tool and a Weapon, New Museum, New York (2017); Unconventional Clay: Engaged in Change, Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, MO (2016); Greater New York, MoMA PS1, Queens (2015); Dakar Biennial, Senegal (2014); Black in the Abstract, Part 2: Hard Edges/Soft Curves, Contemporary Arts Museum Houston (2013–14); Radical Presence: Black Performance in Contemporary Art, Contemporary Arts Museum Houston; Grey Art Gallery, New York; Studio Museum in Harlem, New York; Walker Art Center, Minneapolis, MN; Yerba Buena Center for the Arts, San Francisco (2012–15); and The Future as Disruption, The Kitchen, New York (2008).
Teresa Margolles (b. 1963, Culiacán, Sinaloa, Mexico) lives and works in Mexico City. Margolles’s practice confronts issues of violence, death, and poverty in sculptures, installations, and actions that often incorporate visceral material residue, including bodily fluids, sourced from sites of bloodshed or trauma. The artist’s deceptively minimal objects belie the fraught corporeal reality of their materials and prompt viewers to consider the role that society and governments play in both condoning and ignoring pervasive violence and inequality.
Solo exhibitions of Margolles’s work have been held at such institutions as the Musée d’art contemporain de Montréal (2017); Museo de la Ciudad, Querétaro, Mexico (2017); Neuberger Museum of Art, Purchase, NY (2016); Museo Universitario de Arte Contemporáneo, Mexico City (2012); Los Angeles County Museum of Art (2010); and Museum für Moderne Kunst, Frankfurt am Main, Germany (2004). Group exhibitions featuring Margolles’s work include Phantom Bodies: The Human Aura in Art, Frist Center for the Visual Arts, Nashville, TN (2016); Dirge: Reflections on [Life and] Death, Museum of Contemporary Art, Cleveland (2014); América Latina, 1960-2013, Photographs, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris (2013); In The Heart of the Country, Museum of Modern Art, Warsaw (2013); Berlin Biennial (2012); No Lone Zone, Tate Modern, London (2012); and Venice Biennale (2009).
Emeka Ogboh (b. 1977, Enugu, Nigeria) lives and works in Lagos and Berlin. Using sound as a sculptural medium, Ogboh’s transportive soundscape installations capture the culturally specific auditory environment of a particular city, emphasizing the importance of aural sensation in experiencing the world. Ogboh also transforms appropriated songs and compositions by rerecording them with new performers and presenting them in contexts that encourage a reconsideration of their meanings, often highlighting issues such as nationalism and xenophobia.
Ogboh’s work has been presented in solo exhibitions at the Smithsonian National Museum of African Art, Washington, DC (2016); Modern Art Museum, Gebre Kristos Desta Center, Addis Ababa, Ethiopia (2016); ifa-Galerie Berlin (2015); Raum für zeitgenössische Kunst, Berlin (2015). Ogboh has also been featured in such group exhibitions as Documenta 14, Athens and Kassel (2017); Skulptur Projekte 2017: Münster, Germany; Africa: Architecture, Culture and Identity, Louisiana Museum of Modern Art, Denmark (2015); Disguise: Masks & Global African Art, Seattle Art Museum (2015); Venice Biennale (2015); Mikromusik: Festival Experimenteller musik und Sound art, Berlin (2014); The Progress of Love, The Menil Collection, Houston (2012); and Green Summary, Centre for Contemporary Art, Lagos (2010).
Frances Stark (b. 1967, Newport Beach, CA) lives and works in Los Angeles. Stark’s interdisciplinary practice includes works in drawing, collage, painting, video, performance, and digital projects that collectively address the nuances of the human condition in all of its complexity and banality. Stark activates language and imagery to contemplate the rich interiority of the self, exploring subjects such as vulnerability, hubris, ambivalence, and satisfaction, among a multitude of others.
Stark has had solo exhibitions at Museum of Fine Arts, Boston (2016); Hammer Museum, Los Angeles (2015–16); Art Institute of Chicago (2015); Hayward Gallery, London (2014); MoMA PS1, Queens (2011); Centre for Contemporary Arts, Glasgow (2010); and Portikus, Frankfurt (2008). Stark’s work has been featured in major group such exhibitions as the Venice Biennale (2017); The New Human, Moderna Museet, Stockholm (2016); Electronic Superhighway (2016–1966), Whitechapel Gallery, London (2016); Secret Surface: Where Meaning Materializes, KW Institute for Contemporary Art, Berlin (2016); Under the Clouds: From Paranoia to the Digital Sublime, Museu de Serralves, Porto, Portugal (2015); In the Heart of the Country, Museum of Modern Art, Warsaw (2013); Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art, New York (2008); and Learn to Read, Tate Modern, London (2007).
Wu Tsang (b. 1982, Worcester, MA) lives and works in Los Angeles. With a focus on nightlife, club culture, and historically marginalized queer and transgender communities, Tsang’s work in film, video, and performance explores the narrative potential of the body in motion. Collaboration is central to Tsang’s mode of working, as exemplified in the live performances of Moved by the Motion, a collaboration between Tsang and the artist boychild, as well as in works Tsang creates in dialogue with poet and theorist Fred Moten.
Tsang has been the subject of solo exhibitions at FACT Centre, Liverpool (2017); Antennae Space, Shanghai (2017); 356 Mission Road, Los Angeles (2016); and Migros Museum, Zürich (2014). The artist’s work has been included in such group exhibitions as Spectrosynthesis, Museum of Contemporary Art, Taipei (2017); Ten Days Six Nights, Tate Modern, London (2017); Bergen Assembly Triennial, Norway (2016); America Is Hard to See, Whitney Museum of American Art, New York (2015); Discordant Harmony, Hiroshima Museum of Contemporary Art (2015); Made in L.A., Hammer Museum, Los Angeles (2014); Don’t You Know Who I Am?: Art After Identity Politics, MuHKA, Antwerp (2014); Blues for Smoke, The Geffen Contemporary at MOCA, Los Angeles (2012); and First Among Equals, Institute of Contemporary Art, Philadelphia (2012).
HUGO BOSS PRIZE JURY
The 2018 jury is chaired by Nancy Spector, Artistic Director and Jennifer and David Stockman Chief Curator, Solomon R. Guggenheim Foundation. The jurors are Dan Fox, writer, editor, AV Director, Frieze magazine; Sofía Hernández Chong Cuy, Curator of Contemporary Art, Colección Patricia Phelps de Cisneros, New York and Caracas, and incoming Director, Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam; Bisi Silva, Artistic Director, Centre for Contemporary Art, Lagos; Susan Thompson, Associate Curator, Solomon R. Guggenheim Museum; and Joan Young, Director, Curatorial Affairs, Solomon R. Guggenheim Museum.
HISTORY OF THE PRIZE
Since its inception in 1996, the Hugo Boss Prize has been awarded to eleven innovative and influential contemporary artists: American artist Matthew Barney (1996); Scottish artist Douglas Gordon (1998); Slovenian artist Marjetica Potrč (2000); French artist Pierre Huyghe (2002); Thai artist Rirkrit Tiravanija (2004); English artist Tacita Dean (2006); Palestinian artist Emily Jacir (2008); German artist Hans-Peter Feldmann (2010); Danish artist Danh Vo (2012); American artist Paul Chan (2014); and American artist Anicka Yi (2016). The related exhibitions have constituted some of the most compelling presentations in the museum’s history.
Previous finalists include Laurie Anderson, Janine Antoni, Cai Guo-Qiang, Stan Douglas, and Yasumasa Morimura in 1996; Huang Yong Ping, William Kentridge, Lee Bul, Pipilotti Rist, and Lorna Simpson in 1998; Vito Acconci, Maurizio Cattelan, Michael Elmgreen and Ingar Dragset, Tom Friedman, Barry Le Va, and Tunga in 2000; Francis Alÿs, Olafur Eliasson, Hachiya Kazuhiko, Koo Jeong-A, and Anri Sala in 2002; Franz Ackermann, Rivane Neuenschwander, Jeroen de Rijke and Willem de Rooij, Simon Starling, and Yang Fudong in 2004; Allora & Calzadilla, John Bock, Damián Ortega, Aïda Ruilova, and Tino Sehgal in 2006; Christoph Büchel, Patty Chang, Sam Durant, Joachim Koester, and Roman Signer in 2008; Cao Fei, Roman Ondák, Walid Raad, Natascha Sadr Haghighian, and Apichatpong Weerasethakul in 2010; Trisha Donnelly, Rashid Johnson, Qiu Zhijie, Monika Sosnowska, and Tris Vonna-Michell in 2012; Sheela Gowda, Camille Henrot, Hassan Khan, and Charline von Heyl in 2014; and Tania Bruguera, Mark Leckey, Ralph Lemon, Laura Owens, and Wael Shawky in 2016.
To see a time line and a video on the first twenty years of the Hugo Boss Prize, as well as an overview of past prize catalogues, visit guggenheim.org/hugobossprize.
ABOUT HUGO BOSS AG
Since 1995, HUGO BOSS has provided critical support to many Guggenheim programs. In addition to the Hugo Boss Prize, the company has helped make possible retrospectives of the work of Matthew Barney (2003), Georg Baselitz (1995), Ross Bleckner (1995), Francesco Clemente (1999–2000), Ellsworth Kelly (1996–97), Robert Rauschenberg (1997–98), and James Rosenquist (2003–04); the presentation Art in America: Now (2007) in Shanghai; the Felix Gonzalez-Torres (2007) and Ed Ruscha (2005) exhibitions in the U.S. Pavilion of the Venice Biennale; and the exhibition theanyspacewhatever (2008–09) at the Solomon R. Guggenheim Museum. At the 54th Venice Biennale in 2011, the fashion and lifestyle group HUGO BOSS was the lead sponsor of the Allora & Calzadilla exhibition in the U.S. Pavilion. For more information, visit group.hugoboss.com/en/group/sponsoring/art-sponsoring or hugoboss.com/us/magazine/arts.
ABOUT THE SOLOMON R. GUGGENHEIM FOUNDATION
Founded in 1937, the Solomon R. Guggenheim Foundation is dedicated to promoting the understanding and appreciation of art, primarily of the modern and contemporary periods, through exhibitions, education programs, research initiatives, and publications. The Guggenheim constellation of museums that began in the 1970s when the Solomon R. Guggenheim Museum, New York, was joined by the Peggy Guggenheim Collection, Venice, has since expanded to include the Guggenheim Museum Bilbao (opened 1997) and the Guggenheim Abu Dhabi (currently in development). The Guggenheim Foundation continues to forge international collaborations that celebrate contemporary art, architecture, and design within and beyond the walls of the museum, including the Guggenheim Social Practice initiative, Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative, and The Robert H. N. Ho Family Foundation Chinese Art Initiative. More information about the Solomon R. Guggenheim Foundation can be found at guggenheim.org.
VISITOR INFORMATION
Admission: Adults $25, students/seniors (65+) $18, members and children under 12 free. The Guggenheim’s free app, available with admission or by download to personal devices, offers an enhanced visitor experience. The app features content on special exhibitions as well as access to more than 1,600 works in the Guggenheim’s permanent collection. Additionally, information about the museum’s landmark building is available in English, French, German, Italian, and Spanish. Verbal Description guides for select exhibitions are also included for visitors who are blind or have low vision. The Guggenheim app is supported by Bloomberg Philanthropies.
Museum Hours: Sun–Wed, 10 am–5:45 pm; Fri, 10 am–5:45 pm; Sat, 10 am–7:45 pm; closed Thurs. On Saturdays, beginning at 5:45 pm, the museum hosts Pay What You Wish. For general information, call 212 423 3500 or visit the museum online at guggenheim.org.
guggenheim.org/hugobossprize
guggenheim.org/social
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GSF Contemporary Art apre con E.T.De Paris




Inaugura sabato 16 dicembre alle ore 18 un nuovo spazio espositivo nel cuore di TorinoGSF Contemporary Art, si presenta al pubblico, nei prestigiosi spazi della Galleria San Federicoin collaborazione con Riccardo Costantini Contemporary, con una mostra personale di Enrico T. De Paris .
A partire dagli esordi nei primi anni Novanta, le opere di Enrico T. De Paris, artista multimediale noto a livello internazionale, sono realizzate nei linguaggi espressivi più diversi, dalla pittura all’installazione, dal video alle immagini digitali, per creare una sua personale interpretazione del mondo: tutto è immerso in un vortice di pittura e disegno, luci e suoni, vetro e apparecchiature elettroniche, plastica e acciaio per evocare il disordine costruito in funzione di un messaggio più profondo alla ricerca di una nuova dimensione.
Attento ai diritti degli esseri umani e ai loro sogni, al futuro dell’umanità intera, De Paris descrive un mondo prossimo – cerca di individuare il mondo futuro - dove la natura è in grave pericolo, le biotecnologie ed il potere delle multinazionali chimico-farmaceutiche ed agro alimentari contamina il presente, offre così delle metafore come modello concettuale descrittivo e premonitore.
Il lavoro dell’artista trasforma lo spazio nel quale è esposto in un luogo di riflessione sulla contemporaneità: lo sguardo verso il futuro lo porta a realizzare opere prive di centro, proiettate nei nostri occhi e in successione, nelle nostre menti, per costruire dimensioni incerte ed evolutive.
GSF Contemporary Art presenterà una selezione delle opere di Enrico T. De Paris dalle grandi installazioni luminose ai dipinti, appartenenti alle serie GOOD NEWS, GENESIS, BIO_LANDSCAPE, FLUSSI, H.O.T. - human organ transplant e>CHROMOSOMA< 
 
ENRICO T. DE PARIS - 1960 Mel - Belluno, vive e lavora a Torino.

Sarah Cosulich alla Quadriennale




La prossima Quadriennale d’arte di Roma, che si svolgerà nel 2020, sarà curata da Sarah Cosulich, che è stata nominata pochi giorni fa dalla commissione presieduta da Franco Bernabé con Cristiana Collu, Umberto Croppi e Ilaria Della Torre, Selezionata fra 116 candidati .


La scelta è motiva dal progetto curatoriale che vuole essere un’ampia azione di valorizzazione dell’arte contemporanea italiana che va oltre al momento espositivo e si dovrebbe articolare nei diversi anni dell’incarico.



Il Consiglio di Amministrazione della Quadriennale di Roma, presieduto da Franco Bernabè  e composto da Umberto Croppi, Damiana Leoni, Ludovica Purini nella seduta del 27 novembre ha nominato Sarah Cosulich Direttore artistico della Fondazione con lo specifico incarico di coordinare la programmazione culturale nel prossimo triennio che culminerà nella 17a Quadriennale d’arte del 2020.
Sarah Cosulich (1974) si è laureata in storia dell’arte a Washington D.C. e conseguito un master in critica d’arte contemporanea a Londra. Dopo le prime collaborazioni a Berlino – al Museo Ebraico e presso spazi alternativi cittadini – e un’esperienza alla Tate Modern di Londra nel 2001, esordisce nel contemporaneo nel 2003 con Francesco Bonami alla 50a Biennale di Venezia. Dal 2004 al 2008 è curatrice al Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin. Tra il 2009 e il 2010 progetta il programma espositivo della galleria Cardi Black Box a Milano. Dal 2012 al 2017 dirige Artissima a Torino. Recentemente è stata consulente allo sviluppo per Manifesta12 Palermo e collabora attualmente con Mutina, azienda per la quale ha creato un programma di sostegno, produzione e presentazione dell’arte contemporanea.
Il nome di Sarah Cosulich è stato individuato al termine di una procedura di selezione tramite avviso pubblico articolata per titoli, prova e colloqui alla quale hanno presentato domanda 116 candidati. L’istruttoria è stata gestita da una Commissione esaminatrice composta, oltre che dal Presidente Franco Bernabè e dal Direttore Generale Ilaria Della Torre,  da Umberto Croppi e Cristiana Collu, direttore della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Serena Gamba - Monologo




Le parole s’impreziosiscono lasciandole comode dopo averle poste secondo le regole grammaticali, le volontà e i desideri compositivi. Adagiate su un   supporto,   rimangono   solitarie   a   calcolare   le   nostre   giornate,   a scandirci i periodi che ci siamo ritagliati,  formandoci nell’accettazione di un concetto che è alla base della personale scrittura di ognuno:  saper rispettare   le  proprie   parole.  Si   fa  dopo   lungo  silenzio   dedicato  al tratto delle  lettere, dalla tonda sfuggente agli angoli scontrosi delle maiuscole, non è un gesto privo di  purificazione della mente, ma di più si   mostra   come   apparizione   delle   idee,   costrette    nel   caso   della negazione, a procedere raminghe, sino a scomparire nella memoria   delle esperienze. Come nell’atto artistico, si screma, definendo essenziale anche solo la singola  espressione, come ultima foglia rimasta al ramo. Nel lavoro di   Serena Gamba   (1982, Torino) è  logico, presa visione dei lavori, domandarsi se vi è una sacralizzazione del verbo, demandata al libro, suo custode. Semplice e lineare sarebbe l’associazione ma pare invece che già solo nel titolo vi sia la sostanza e che dentro si sia spremuto   il   necessario   per   ottenerne   la   resa   migliore   possibile. 

“Monologo”   è   un   esposizione   che   richiede   tempo   nella   condizione   di sostare, far riposare il fremito del corpo per apprendere che il pensiero e le lettere, possono scontornare un'opera, dare una notizia di eventi futuri,   lasciar   procedere   una   condizione   prossima.   Vi   è   tanto   di soggettivo   in   questo   allestimento,   di   caratterizzato   e   l’impronta dell’artista è  una meravigliosa notizia mostrata tramite opere che sono per   iniziare   concetti,   riportati    così   delicatamente   da   poter   esser soffiati via solo pronunciandoli.

Testo a cura di Alessio Moitre



Via santa Giulia 37 bis, 10121, Torino

Vernissage: 13 dicembre ore 18,30
Esposizione 14 dicembre – 17 febbraio