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24/08/26

Della Robbia al Met

 


Quest'estate, la mostra al Metropolitan Museum of Art celebra il notevole contributo dell'ingegnosa famiglia Della Robbia all'arte del Rinascimento italiano. Visitabile dal 10 agosto 2026 al 17 gennaio 2028, " Rediscovering Della Robbia at The Met" presenta una selezione di opere raramente esposte, riportate in vita grazie alla ricerca, al restauro e ai media digitali. La mostra presenta i rilievi figurativi e statuette, nonché progetti architettonici, provenienti dalla magnifica collezione del Museo di sculture in terracotta smaltata della famiglia Della Robbia, la cui innovativa bottega fiorì nella Firenze rinascimentale dal 1440 al 1530.

“Riunendo per la prima volta in una mostra esempi eccezionali delle opere di Della Robbia conservate al Met, " Rediscovering Della Robbia" riporta alla luce celebri opere simbolo di Andrea della Robbia, provenienti dalla collezione del Museo, grazie a nuovi interventi di restauro e studi, invitando i visitatori ad ammirare la grandezza, l'impatto visivo e la risonanza emotiva di queste sculture distintive che hanno segnato il passaggio dallo stile del primo Rinascimento a quello dell'Alto Rinascimento”, ha dichiarato Max Hollein, Direttore e CEO del Met, titolare della cattedra Marina Kellen French. “Siamo inoltre entusiasti di presentare la Mandorla Mistica di Giovanni della Robbia , che entra ufficialmente a far parte della collezione del Met, ed esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dick Wolf per la sua generosità nel donare quest'opera importante al Museo, nell'ambito della generosissima donazione promessa dalla Dick Wolf Collection”.

Sebbene il Met possieda la più grande e importante collezione di opere di Della Robbia negli Stati Uniti, questa sarà la prima volta nella storia del Museo che una selezione significativa di opere è esposta insieme in una galleria dedicata. La mostra "Rediscovering Della Robbia at The Met" presenta la produzione di tre generazioni della famiglia Della Robbia e include capolavori dell'inventore della tecnica della terracotta smaltata, Luca; opere monumentali del suo talentuoso nipote ed erede, Andrea; e sculture colorate dell'ultimo titolare della bottega, Giovanni.

Denise Allen, curatrice del Dipartimento di Scultura Europea e Arti Decorative, ha dichiarato: "Fin dalla sua ideazione, ' Rediscovering Della Robbia at The Met' si è basata sul dialogo creativo e sulla libera condivisione di idee tra curatori, restauratori e specialisti digitali, sottolineando come la collaborazione tra persone con competenze diverse favorisca l'innovazione, sia in una bottega rinascimentale che in un museo contemporaneo".

“Cinque dei capolavori di Andrea della Robbia recentemente restaurati e presenti nella collezione, due dei quali riattribuiti di recente, sono esposti in mostra. Insieme, le sculture mettono in luce il contributo fondamentale, spesso trascurato, di Andrea allo sviluppo dell'arte rinascimentale, rivelandosi preziose per visitatori e studiosi”, ha affermato Federica Carta, curatrice ospite.

Il pezzo forte della mostra sarà l'Assunzione della Vergine (Pala Marquand) di Andrea della Robbia , una scultura di 3x2 metri composta da 66 sezioni individuali in terracotta smaltata, donata nel 1882 dal fondatore del Museo, Henry G. Marquand. Quest'opera, la prima scultura monumentale del Rinascimento italiano ad entrare nella collezione, è rimasta fuori dalla mostra per quasi 70 anni. Sebbene la pala fosse stata precedentemente attribuita alla bottega di Andrea della Robbia, nuove ricerche condotte per la mostra indicano che fu realizzata dallo stesso Andrea e dalla sua bottega intorno al 1485, e i suoi elementi ben conservati rivelano la maestria artigianale di Andrea al culmine della sua carriera. Trentatré delle sezioni della pala d'altare, recentemente restaurate, saranno esposte in situ di fronte a una ricostruzione grafica dell'opera completa. Questa esposizione sarà affiancata da una ricostruzione virtuale animata su larga scala, realizzata con tecnologia di scansione 3D, per suggerire come l'opera fosse originariamente assemblata.

Uno dei due principali prestatori della mostra è il produttore vincitore di un Emmy e appassionato collezionista Dick Wolf, la cui promessa donazione della Dick Wolf Collection al Met comprende due straordinarie sculture di Giovanni della Robbia che completano le opere già presenti nella collezione del Museo. Una di queste è la lunetta policroma della Mandorla Mistica , recentemente donata al Museo. Sarà esposta insieme alla lunetta di Andrea raffigurante San Michele Arcangelo , anch'essa appartenente al Met , offrendo un confronto che metterà in evidenza come Giovanni abbia introdotto una gamma vibrante di colori nella precedente e più sobria tavolozza di Della Robbia, dominata dal bianco e dal blu. La mostra "Rediscovering Della Robbia at The Met" è curata da Denise Allen, curatrice del Dipartimento di Scultura Europea e Arti Decorative, e dalla curatrice ospite Federica Carta, borsista interdisciplinare della Fondazione Slifka (2022-23).

La mostra è resa possibile grazie al contributo di Lilly Endowment Inc. e dei signori J. Tomilson Hill.

Ulteriore supporto è fornito da Barbara e Jon Landau.

22/08/26

Kyōto YouMe Triennale 2026

 


In Giappone, a Kyoto, quest'autunno, debutta la Kyōto YouMe Triennale, un nuovo appuntamento internazionale dedicato all'incontro tra arte, artigianato e design. La prima edizione, denominata MANIFESTO Edition, si svolgerà dal 9 al 18 ottobre 2026 presso Shōsei-en Garden, lo storico giardino appartenente al complesso templare di Higashi Hongan-ji, e in altri luoghi della città di Kyoto. La Triennale nasce con l'obiettivo di creare una piattaforma permanente di dialogo tra culture, discipline e generazioni: un evento che, ogni tre anni, riunirà artisti, designer, artigiani, curatori, istituzioni e imprese per esplorare il valore contemporaneo del "fare" come espressione di conoscenza, identità e innovazione. Il progetto trae origine dall'esperienza decennale di DESIGN WEEK KYOTO, piattaforma open-lab che ha coinvolto oltre 150 realtà produttive e migliaia di visitatori specializzati ogni anno, favorendo connessioni internazionali tra imprese, designer e comunità artigiane. 

Tra i risultati più significativi di questo percorso vi è una nuova fase di collaborazione tra Liberty London e artigiani e aziende tessili di Tango, avviata con la realizzazione dei furoshiki in Tango chirimen con pattern Liberty, presentati in occasione di Expo 2025 Osaka Kansai. A seguito della forte risonanza suscitata dalla scoperta degli archivi Liberty presso il Padiglione del Regno Unito all'Expo 2025 Osaka Kansai, e in accordo con la Prefettura di Kyoto e i curatori del progetto, Liberty è stata accolta come Main Cultural International Sponsor della Kyōto YouMe Triennale 2026 – MANIFESTO Edition. Anche Pentagram, autore dell'identità visiva della Triennale, ha aderito al progetto in qualità di design sponsor. Grazie inoltre al programma Open Studio Study Tours, la città stessa diventa parte integrante della Triennale: laboratori e piccole manifatture locali aprono le proprie porte, trasformandosi in luoghi di incontro e di scambio di conoscenze. Attraverso visite in piccoli gruppi dedicate alle diverse tradizioni manifatturiere – tra cui laccatura, ceramica, tessitura Nishijin, kintsugi e altre arti tradizionali – il pubblico internazionale avrà l'opportunità di entrare in contatto diretto con gli artigiani e scoprire i processi, le tecniche e le storie che definiscono il valore del Made in Kyoto, oggi ancora più significativo grazie a un dialogo senza confini tra culture, tra il Giappone e il resto del mondo.

YouMe: un tempo di incontro tra persone, culture e idee
Il nome YouMe unisce due concetti: "you & me" e "yume", la parola giapponese che significa sogno. La Triennale è concepita come un momento di incontro, un tempo condiviso in cui persone provenienti da Paesi e ambiti diversi possano confrontarsi sul futuro della creatività. Il Manifesto della Kyōto YouMe Triennale prende avvio da una riflessione: arte, artigianato e design non rappresentano un'alternativa all'industria, ma sono espressioni differenti dello stesso impulso umano a creare significato attraverso i materiali e connessioni intenzionali. In un'epoca caratterizzata dalla crescente digitalizzazione e dall'intelligenza artificiale, la manifestazione propone una rinnovata attenzione al valore umano del fare: il tempo dedicato alla creazione, le relazioni tra le persone, i saperi tramandati, l'imperfezione e l'unicità dei processi manuali. Le tradizionali contrapposizioni tra tradizione e innovazione, locale e globale, artigianato e industria, arte e design sono oggi superate. Kyoto diventa il luogo simbolico di questa riflessione: una città in cui memoria storica e ricerca contemporanea convivono da secoli e dove l'atto del creare conserva ancora una forte dimensione culturale e sociale, continuando ad accogliere l'invenzione.

La sede: Shōsei-en Garden, Kyoto
Il cuore della manifestazione sarà Shōsei-en Garden (渉成園), storico giardino appartenente al complesso templare di Higashi Hongan-ji e riconosciuto come sito di rilevanza nazionale per il suo valore paesaggistico. Fondato nel XVII secolo, Shōsei-en rappresenta uno dei più alti esempi della sensibilità estetica di Kyoto, fondata sull'equilibrio tra architettura, natura, artigianato e cultura. La scelta di questo luogo come sede principale sottolinea la continuità tra il patrimonio del passato e le nuove forme della creatività contemporanea. La Triennale si estenderà inoltre attraverso una rete di sedi satellite, tra gallerie, laboratori artigiani e spazi culturali diffusi in tutta la città.

Il programma della MANIFESTO Edition
Cuore della manifestazione sarà la Core Exhibition, ospitata presso Shōsei-en Garden, che riunirà opere provenienti da tutto il Giappone e da diversi Paesi attraverso una selezione curata da un network internazionale di curatori. Il percorso espositivo comprenderà una selezione di arte, design e artigianato giapponese, la International Art, Design & Craft Exhibition, con opere curate da curatori partner provenienti da tutto il mondo, e I AM. WE ARE. LIBERTY., mostra speciale dedicata ai 150 anni degli archivi di Liberty, storico marchio britannico e partner creativo internazionale della Triennale. Il programma sarà completato dagli Open Studio Study Tours, iniziativa ereditata dall'esperienza di DESIGN WEEK KYOTO, che accompagnerà i visitatori all'interno dei laboratori e delle manifatture artigiane della città. Accanto alla mostra principale, la Triennale svilupperà un ampio programma internazionale dedicato allo scambio culturale, alla formazione e alla creazione di nuove reti di collaborazione. Tra gli appuntamenti principali figurano la Keynote Conference & Design Conference, organizzata in collaborazione con il Department of Design del Politecnico di Milano; gli Study Tours tra studi, laboratori e siti produttivi di Kyoto; il Business Matching & Distribution Forum, pensato per favorire l'incontro tra artigiani, designer, buyer e distributori internazionali; e l'Educational Programme, sviluppato con università e istituzioni culturali partner, tra cui il Politecnico di Milano e la Kyoto University of the Arts.
 

Curatori
La MANIFESTO Edition della Kyōto YouMe Triennale è curata da una rete internazionale di professionisti provenienti dai mondi del design, della cultura, dell'arte e dell'artigianato:
Harry Pearce — Pentagram;
Andrea Petochi — Managing Director di Liberty, Chair della British Museum Company;
Isao Kitabayashi — Fondatore di DESIGN KYOTO e CEO di COS Kyoto;
Alessandro Biamonti — Department of Design, Politecnico di Milano;
Esha Gupta — Fondatrice di Design Pataki, Design Pataki Agency e Design Pataki Foundation, Mumbai;
Kodama Kanazawa — Curatore Indipendente e Associate Professor presso Kyoto University of the Arts;
Shaikha Al Sulaiti — Senior Concept Manager presso Doha Design District, Curatrice e Designer;
Hiroyuki Anzai — Business + Culture Designer, Director di De Tales Ltd.

20/08/26

Prossimamente "Global Antiquity” da Prada

  Custodia di gorytos Melito pol’kurgan, presso Melitopol, regione di ZaporizhzhiaIV sec. a.C.Oro 583 goffrato27,5 x 47 cmCollezione del Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina© Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina. Foto: Dmytro Klochko


Per l'autunno la Fondazione Prada presenta “Global Antiquity”, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA, a Milano dal 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. “Global Antiquity” propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico, dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa.

La mostra si inserisce in un’indagine più articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente nelle sedi di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia), ed è proseguita nel 2022 a Milano con “Recycling Beauty” (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Monica), una ricognizione dedicata al riuso di antichità greche e romane in contesti post-antichi, dal Medioevo al Barocco.

La premessa di questa ampia ricerca è la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato, ma anche come un elemento vitale in grado di incidere sul presente e sul futuro. Temi come la serialità, il riuso, il riciclo e la globalità sono strettamente legati alla nostra concezione di modernità, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni valori, categorie e modelli del passato. Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalità espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO/OMA, il patrimonio antico diventa, per usare le parole di Salvatore Settis, “una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.

Attraverso un’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che, nel corso di oltre 1.700 anni di storia, hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti, provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o più zone geografiche e società, spesso distanti tra loro. In questa prospettiva, il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione. Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politici, culturali, economici e religiosi, ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.

“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppate non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida e in continua evoluzione di direttrici poligonali. Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Cina, o esponendo una statuetta femminile di manifattura indiana giunta a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C., la mostra innesca un cortocircuito spazio-temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata.

Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo: l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso nel discorso politico ed economico di oggi, e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale. Da una parte, “Global Antiquity” ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh, “è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza.” In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale. Dall’altra parte, l’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity” offrono solide basi per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo, fondate sull’idea che ogni realtà culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in sé stessa, assediata dagli “altri” e, per questo, da difendere a ogni costo.

Come spiega Salvatore Settis: “Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama: la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l’Eurasia, spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala. Dal nostro atlante di micro-storie emerge così una macro-storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità.”

Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margheri e il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L’allestimento traduce l’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti, realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita il pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.

“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori, brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali, tra i quali The Metropolitan Museum of Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani, Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli.

18/08/26

Amburgo art week


 La scena artistica contemporanea di Amburgo è ricca, diversificata e connessa a livello internazionale. L’inaugurazione della Hamburg Art Week offre, per la prima volta, una piattaforma condivisa attraverso la quale questa energia artistica entra in vista, invitando il pubblico a sperimentarne la ricchezza e la complessità in modi nuovi.

Dal 3 al 6 settembre 2026, con il titolo Crossing Currents, Hamburg Art Week riunisce 18 musei e istituzioni, 44 gallerie, 42 spazi e iniziative artistiche indipendenti, diverse collezioni private e l'Associazione delle gallerie di Amburgo (Landesverband Hamburger Galerien) nella prima presentazione collettiva della scena artistica contemporanea di Amburgo a questa scala. Per quattro giorni, l'arte si svolge in tutta la città come una rete di confluenze e scoperte, rivelando la profondità, la diversità e l'interconnessione dell'ecosistema artistico di Amburgo.

Ispirato dalla storia di Amburgo come città portuale plasmata dal movimento e dalla migrazione, Crossing Currents prende il titolo dai flussi intersecanti di persone, idee e spazi artistici che hanno a lungo definito la città. Sei percorsi artistici curati, o Currents, attraverso Amburgo, creando nuovi attraversamenti tra attori indipendenti e istituzionali, pratiche consolidate e sperimentali, e prospettive locali e internazionali, aprendo nuovi tipi di conversazioni tra artisti e pubblico.

Nato da un desiderio condiviso di rendere più visibile e collettivamente sperimentata l'ecologia artistica di Amburgo, Crossing Currents funge da quadro connettivo tra spazi artistici e pubblico. È un invito a immergersi nell’arte contemporanea nelle sue molteplici forme e a impegnarsi con la città attraverso le sue comunità artistiche, accogliendo la gente di Amburgo, i visitatori provenienti dalla Germania e dall’estero, il pubblico della prima settimana dell’arte e i professionisti delle arti internazionali.

Attraverso mostre, spettacoli, talk e percorsi artistici, la Fondazione 2026 mette a fuoco l'ampiezza e

“Crossing Currents è iniziato con la convinzione che la comunità artistica di Amburgo è più forte quando si riunisce. La nostra visione è quella di creare una piattaforma che approfondisca le connessioni in tutta la comunità artistica di Amburgo e rifletta l'identità creativa della città, una piattaforma che accende nuove relazioni e porti voci locali e internazionali in conversazione. In questo modo, speriamo di rafforzare i legami tra Amburgo e il mondo dell’arte internazionale e contribuire alla crescente reputazione della città come destinazione vibrante per l’arte contemporanea” – Soci fondatori, fotografati di seguito.
Credito immagine: Founding Edition, Crossing Currents, team, dall'alto verso il basso: Anna Nowak e Luise Nagel (Iniziatori), Jessica Nupen e Fanny Roy (Registi). Fotografia per gentile concessione di Steve Thomas Photography.

Il programma di performance, Pulse, colloca l'arte visiva in conversazione con forme sperimentali di pratica dal vivo, che vanno dalla musica e installazioni sonore alla danza e alla parola parlata. Presentate lungo i percorsi artistici, le performance si svolgono in dialogo diretto con mostre, opere d’arte e ambientazioni architettoniche, generando impulsi inaspettati tra spazi e pubblico.

L'attualità, il programma del discorso, inizia con una semplice domanda: perché un'altra settimana dell'arte? In un momento in cui le idee su come la cultura viene prodotta e vissuta stanno rapidamente cambiando, considera ciò che una settimana d'arte può offrire oltre la sola visibilità. Una serie di conversazioni pubbliche con voci di spicco dei campi dell'arte e della cultura esamineranno la posizione di Amburgo come città d'arte ed esploreranno le possibilità che una settimana dell'arte possa offrire il suo futuro sviluppo culturale.

“Hamburg ospita un’eccezionale eccellenza artistica, forti reti internazionali e una vivace comunità culturale. Quello che manca fino ad ora è una piattaforma condivisa che unisce questa energia e la rende visibile. Attraverso i suoi percorsi artistici curati, Hamburg Art Week fornisce esattamente questo quadro, offrendo nuovi modi per sperimentare la diversità, la qualità e la vitalità della scena delle arti visive contemporanee di Amburgo. "- Dr Carsten Brosda, Senator for Culture and Media, Hamburg

Crossing Currents è guidato da Jessica Nupen (direttore artistico, curatore e coreografo) e Fanny Roy (Arts and Cultural Manager). Insieme ai suoi iniziatori Luise Nagel (Managing Partner, Produzentengalerie Hamburg) e Anna Nowak (Amministratore Delegato e Artistico, Kunsthaus Hamburg), e un team di Amburgo, stanno plasmando la visione, la direzione e la crescita futura della Art Week.

Crossing Currents è generosamente sostenuto dal Ministero della Cultura e dei Media Free e dalla città anseatica di Amburgo, ZEIT STIFTUNG BUCERIUS e Michael Otto Stiftung.

La Founding Edition è attualmente in fase di sviluppo, con punti salienti del programma, collaborazioni e partnership che saranno annunciate progressivamente nel corso delle prossime settimane.

17/08/26

Prossimamente Pinacoteca Agnelli


 
In occasione della Torino Art Week, la Pinacoteca Agnelli inaugura venerdì 30 ottobre 2026 la nuova stagione espositiva con tre progetti che attraversano il Novecento storico e la ricerca contemporanea, confermando la vocazione del museo a mettere in relazione collezione, nuove produzioni e riletture della storia dell’arte.
 
La programmazione autunnale propone Alberto Savinio. Souvenir, la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata a una delle personalità più originali della cultura europea del Novecento; Laure. Chris Ofili & Édouard Manet, nuovo appuntamento del ciclo Beyond the Collection, che invita artisti contemporanei a confrontarsi con le opere della Collezione Permanente; e il nuovo intervento di Iris Touliatou, vincitrice dell’edizione 2025 del Premio Pista 500, in collaborazione con Artissima, per La Pista 500, il progetto di arte contemporanea all’aperto che ha trasformato l’ex pista di collaudo del Lingotto in uno dei luoghi più riconoscibili della scena artistica internazionale.
 
Tre progetti profondamente diversi per linguaggi, generazioni e approcci, accomunati dalla volontà di interrogare la contemporaneità attraverso nuove prospettive critiche e di proporre al pubblico strumenti inediti per leggere il presente. La stagione autunnale conferma il ruolo della Pinacoteca Agnelli come luogo in cui la ricerca storica dialoga con la contemporaneità, con la Collezione Permanente come punto di partenza e fulcro per nuove interpretazioni.


Alberto Savinio. Souvenir

Da venerdì 30 ottobre 2026 a domenica 4 aprile 2027, fulcro della programmazione è Alberto Savinio. Souvenir, la più importante mostra dedicata all’opera di Alberto Savinio (1891, Atene – 1952, Roma), intellettuale tra i protagonisti della cultura europea del Novecento.

A cura di Sarah Cosulich e Pietro Rigolo, realizzata in collaborazione con l’Archivio Alberto Savinio e con il supporto di un comitato scientifico internazionale, la mostra riunisce circa settantacinque opere tra dipinti e disegni, offrendo una rilettura ampia e articolata della sua ricerca pittorica dagli anni Venti ai primi anni Cinquanta.

Figura difficilmente riconducibile a un’unica disciplina, Savinio ha attraversato musica, letteratura, teatro e arti visive costruendo un immaginario personale in cui convivono mito classico, memoria, ironia e invenzione. La mostra ne restituisce la complessità attraverso un percorso che mette in evidenza la straordinaria originalità della sua pittura e il suo contributo alla costruzione della cultura visiva del Novecento.

Il percorso espositivo segue l’evoluzione della sua ricerca attraverso alcuni dei nuclei tematici più significativi della sua produzione: i riferimenti al mondo classico e alla Grecia della sua infanzia, il tema della memoria, i ritratti di famiglia, le figure ibride tra uomo e animale, i celebri “giocattoli”, i paesaggi antropomorfi e la produzione grafica, che negli ultimi anni della sua attività assume una crescente autonomia.

Più che una ricostruzione cronologica, Souvenir propone una riflessione sulla straordinaria capacità di Savinio di attraversare il proprio tempo anticipando questioni ancora oggi centrali: il rapporto tra identità e rappresentazione, il dialogo tra culture, la costruzione della memoria e il ruolo dell’immaginazione come strumento di conoscenza.

Ad accompagnare la mostra sarà pubblicato da Mousse Publishing un catalogo bilingue italiano-inglese, la prima pubblicazione istituzionale in lingua inglese dedicata all’artista. Il volume raccoglie saggi originali di studiosi internazionali, un ricco apparato iconografico e una cronologia che ricostruisce il percorso umano e artistico di Savinio intrecciando arti visive, letteratura e musica.


Beyond the Collection. 
Laure. Chris Ofili & Édouard Manet

Prosegue con Laure. Chris Ofili & Édouard Manet il ciclo Beyond the Collection attraverso cui la Pinacoteca Agnelli invita artisti contemporanei a confrontarsi con le opere della propria Collezione Permanente, generando nuovi punti di vista sul patrimonio del museo.

Per questo nuovo capitolo Chris Ofili (1968, Manchester; vive e lavora a Port of Spain, Trinidad e Tobago) presenta, da venerdì 30 ottobre 2026 a domenica 4 aprile 2027, una serie inedita di lavori sviluppati a partire dal Ritratto di Laure di Édouard Manet, dipinto realizzato intorno al 1862 e conservato nella Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli.

Il progetto, a cura di Pietro Rigolo, prende avvio dalla figura di Laure, la donna ritratta da Manet, la cui identità è stata a lungo oscurata nella storia dell’arte da un precedente titolo che ne aveva ridotto la complessità biografica a una semplice classificazione razziale. Chris Ofili restituisce centralità alla sua figura e riflette sul modo in cui le immagini contribuiscono a definire le identità.

Nei suoi dipinti e disegni, Ofili intreccia riferimenti storici, esperienze personali, memoria culturale e tradizioni figurative differenti, costruendo un universo visivo caratterizzato da una straordinaria ricchezza cromatica e narrativa. Il dialogo con Manet diventa così l’occasione per affrontare temi quali rappresentazione, memoria e riscrittura della storia dell’arte.

Il progetto è accompagnato da una pubblicazione gratuita che approfondisce il percorso espositivo attraverso un saggio inedito della storica dell’arte Denise Murrell, curatrice al Metropolitan Museum di New York, tra le maggiori studiose internazionali della figura di Laure.
Dal 2022, Beyond the Collection rappresenta uno dei principali programmi di ricerca della Pinacoteca Agnelli, volto a rileggere la Collezione Permanente attraverso il contributo di artisti contemporanei e collaborazioni con istituzioni italiane e straniere, aprendo nuove prospettive sulle opere e sulle storie che esse custodiscono.


La Pista 500. Iris Touliatou

Per la nuova stagione della Pista 500, la Pinacoteca Agnelli presenta un progetto inedito di Iris Touliatou (1981, Atene, dove vive e lavora), artista selezionata nel 2025 attraverso il Premio Pista 500 realizzato in collaborazione con Artissima.

La pratica di Touliatou si sviluppa a partire dai contesti nei quali interviene e dalle relazioni che li attraversano. Ogni progetto nasce dall’osservazione delle dinamiche economiche, sociali e istituzionali proprie del luogo che lo ospita, dando vita a opere che mettono in relazione spazio, comunicazione e sistemi di produzione.

Per la Pinacoteca Agnelli l’artista realizza un nuovo intervento, con la curatela di Nicola Trezzi, che coinvolge il Billboard della Pista 500 e, allo stesso tempo, si estende ai canali di comunicazione del museo. Il progetto riflette sui meccanismi attraverso cui immagini e messaggi vengono prodotti, distribuiti e consumati, trasformando gli strumenti della comunicazione istituzionale in parte integrante dell’opera stessa.

La Pista 500 è l’ambizioso progetto artistico all’aperto che estende il programma della Pinacoteca Agnelli oltre gli spazi del museo, trasformando l’ex pista di collaudo per le automobili sul tetto dell’edificio del Lingotto – originariamente costruito come stabilimento FIAT – in un giardino sospeso con un percorso artistico panoramico. Le opere presenti su La Pista 500 sono state realizzate da artisti italiani e stranieri e includono sculture, installazioni luminose o sonore e progetti di cinema espanso. Questi interventi dialogano con l’architettura e il passato industriale del Lingotto, nonché con il suo attuale contesto urbano e il paesaggio circostante, trasformando La Pista 500 da circuito chiuso a strada aperta, da spazio produttivo a luogo collettivo per nuove storie e visioni.



Una stagione che attraversa passato e presente

Con la programmazione autunnale 2026 la Pinacoteca Agnelli rafforza un percorso che negli ultimi anni ha ridefinito il ruolo del museo come luogo di ricerca, produzione e confronto tra epoche diverse.

La rilettura di una figura chiave del Novecento come Alberto Savinio, il dialogo tra Chris Ofili ed Édouard Manet e la nuova commissione affidata a Iris Touliatou testimoniano una progettualità che affianca approfondimento storico e sperimentazione contemporanea, proponendo al pubblico esperienze capaci di attivare nuove letture della Collezione Permanente quale patrimonio culturale.
 
Attraverso mostre, nuove produzioni e commissioni site specific, la Pinacoteca Agnelli continua così a sviluppare una programmazione che interpreta il museo non soltanto come luogo di conservazione, ma come spazio aperto alla ricerca, al confronto critico e alla costruzione di nuovi immaginari. 

14/08/26

Eternità viventi


Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane

 L'Hammer Museum di Los Angeles accoglie fino al 23 Agosto la mostra "Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi" presentando ventidue artisti provenienti dal Nord, Centro e Sud America che abbracciano la natura imprevedibile dei materiali viventi. 

Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane

Questi artisti utilizzano materiali come avocado, cacao, achiote, cocciniglia, pietra, argilla e coloranti naturali per creare installazioni di grandi dimensioni, dipinti, opere su carta e sculture a tecnica mista. 

Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane

Ognuno di questi materiali è vivo: si evolve, si decompone, gocciola, si sbriciola ed evapora. Sono radicati nello spirito, nella memoria e nella conoscenza dei mondi dei popoli indigeni e delle popolazioni di colore. La mostra esplora le idee relative ai materiali come testimonianze del vivente e depositari di memoria cosmica, decadimento organico e trasformazione.

Diverse eternità in un giorno: la forma nell'era dei materiali viventi , vista dell'installazione
Hammer Museum, Los Angeles, 5 aprile – 23 agosto 2026. Foto: Jeff McLane

13/08/26

15 di Google Art & Culture


Era nato il 1º febbraio 2011 come Google Art Project, oggi ribattezzato  Google Arts & Culture, la piattaforma gestita dal Google Cultural Institute che collabora con oltre 2.000 istituzioni in più di 80 paesi. 

Attraverso di essa tutti possono esplorare oltre 10.000 luoghi storici digitalizzati con migliaia di immagini di arte e cultura, grazie alla tecnologia Gigapixel, La fotocamera robotizzata Art Camera che scatta immagini ad altissima risoluzione (oltre 7 miliardi di pixel) per mostrare dettagli invisibili a occhio nudo nei musei. 

Un grande patrimonio culturale condiviso alla portata di tutte le persone che desiderano conoscere e approfondire i tantissimi temi proposti, con interazioni e stimolanti idee educative. 

11/08/26

Spazi pubblici europei




 La partecipazione record di quest’anno ribadisce l’obiettivo principale del Premio: riconoscere le migliori pratiche per la democratizzazione degli spazi urbani e incoraggiare il dibattito sulle risposte a temi come l’emergenza climatica, le disuguaglianze sociali e la trasformazione della mobilità.

Il 2 e 3 luglio, la Giuria Internazionale, presieduta dall’architetto Eva Prats e comprendente Angelika Fitz, Monika Konrad, Inês Lobo, Bas Smets e Philip Ursprung, e Lluís Ortega come segretaria, si sono incontrati per selezionare i 25 progetti che saranno inseriti nel catalogo pubblicato in occasione dell’edizione e dell’Archivio del Premio Europeo per lo Spazio Pubblico Urbano, una risorsa online che riunisce

La giuria internazionale ha selezionato 25 progetti provenienti da 14 paesi europei, tra cui interventi in alcune delle più grandi città europee, tra cui Parigi, Copenaghen, Barcellona, Lisbona, Bruxelles, Vienna e Varsavia. I 25 progetti selezionati riflettono un fermo impegno per le soluzioni basate sulla natura, il riutilizzo delle infrastrutture esistenti e l'accessibilità universale.

Oltre al loro impatto sociale, la Giuria ha evidenziato il rigore formale, la sensibilità materiale e la qualità spaziale di tutti gli interventi, integrati coerentemente nel tessuto urbano esistente e creando nuovi modi di vedere e progettare lo spazio pubblico per offrire risposte sane alle sfide odierne dell’emergenza climatica, del ripristino ecologico e della coesione sociale.
 

Progetti di diversa scala e natura
I progetti selezionati rappresentano interventi su diverse scale e di varia natura che rispondono a una varietà di strategie di intervento, tra cui:
    
Trasformare edifici in nuove infrastrutture pubbliche che riattivano i centri urbani, come un ex magazzino militare di Mannheim (Germania) e il mercato storico di Porto (Portogallo)
    
Recuperare gli spazi abbandonati per promuovere la biodiversità, alla grande e alla piccola scala, come gli interventi a Copenaghen (Danimarca), Split (Croazia) e Berga (Spagna). Degni di menzione anche spazi di benessere, come il giardino terapeutico costruito a Kyiv (Ucraina), pensato per accompagnare il reinserimento e la salute mentale nei luoghi di conflitto
    
Trasformando le grandi infrastrutture di trasporto nelle città europee, come il vecchio cantiere ferroviario di Vienna (Austria) e Parigi (Francia), l'incrocio Glòries a Barcellona (Spagna), il parcheggio sulle vecchie banchine di Anversa (Belgio), il porto fluviale di Varsavia (Polonia), la trasformazione di un ex sito industriale a Køge (Danimarca) e l'aeroporto di Vicenza (Italia), convertito in parco ecologico. Questi interventi contrastano con altri su scala più piccola, come la conversione di un parcheggio nella piazza del paese di Piódão (Portogallo), e progetti effimeri come la conversione di una fontana e una rotonda in bagni pubblici a Methana (Grecia) e Logroño (Spagna), rispettivamente
    
I progetti che rispettano il patrimonio urbano, come la foresta urbana sul piazzale del Consiglio di Parigi (Francia) e le due piazze di Bruxelles (Belgio), e interventi più chirurgici come il progetto Inner Courtyard di Inca (Spagna) e l'accesso universale al Castello di Lisbona (Portogallo), contribuiscono a creare città più eque, inclusive. La selezione comprende anche progetti che rispettano il patrimonio naturale, come quelli per preservare il principale spazio pubblico verde di Basilea (Svizzera), rivitalizzare i corsi d’acqua stagionali dell’isola di Ios (Grecia), ripristinare il fiume Mark a Breda (Paesi Bassi), consolidare il corridoio verde del fiume Leça a Matosinhos (Portogallo) o trasformare le difese alluvionali di una grande spiaggia urbana a Brema (Germania).
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Date Di tutti questi 25 progetti, la Giuria selezionerà i 5 finalisti, che saranno annunciati il 9 settembre.

Una sessione pubblica al CCCB è poi prevista per il 14 ottobre, quando ogni team selezionato presenterà il suo progetto alla giuria. Una volta fatte le presentazioni, la Giuria sceglierà il progetto vincitore, che sarà annunciato il giorno seguente, il 15 ottobre, durante la cerimonia di premiazione, che si svolgerà anche al CCCB.
 

LE NOTE DEGLI EDITORI

Il Premio europeo per lo spazio pubblico urbano è un'iniziativa del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB), con una rete istituzionale a livello europeo per garantire il riconoscimento degli interventi nello spazio pubblico presentati in ogni edizione.x
Le istituzioni che compongono il Consiglio sono:
    Arc en Rêve, Bordeaux, Francia
    Architekturzentrum Wien – AzW, Vienna, Austria
    ArkDes, Stoccolma, Svezia
    La Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Parigi, Francia
    KANAL Architettura, Bruxelles, Belgio
    Deutsches Architekturmuseum – DAM, Francoforte, Germania
    Eesti Arhitektuurimuuseum, Tallin, Estonia
    Kortárs Építészeti Központ – Kék, Budapest, Ungheria
    Muzej za Arhitekturo in Oblikovanje – MAO, Lubiana, Slovenia
    The Architecture Foundation – AF, Londra, Regno Unito

Maggiori informazioni su www.cccb.org/european-prize-for-urban-public-space

Il CCCB è un centro artistico multidisciplinare dedicato a esplorare i grandi temi della società contemporanea in diversi linguaggi e formati, con un ampio programma che comprende importanti mostre tematiche, cicli di talk e incontri letterari, proiezioni audiovisive e festival. Sin dai suoi inizi, il CCCB ha promosso la riflessione sulle città contemporanee, comprendendo che sono luoghi chiave per le trasformazioni e le sfide del mondo di oggi.


Maggiori informazioni su www.cccb.org 

10/08/26

Prossimamente Museo del Novecento



 Dal 6 ottobre 2026 il Museo del Novecento presenta quattro nuovi progetti espositivi dedicati a figure e linguaggi dell'arte italiana della seconda metà del Novecento.
 
Fulcro del programma è Tommaso Trini. La terra vista dalla luna, secondo appuntamento di Voci del Novecento, il ciclo dedicato a critici, curatori e storici dell’arte che hanno orientato la lettura dei linguaggi contemporanei. Dopo la mostra dedicata a Enrico Crispolti, il Museo del Novecento rende omaggio a Tommaso Trini (Sanremo, 1937), tra le voci più originali, radicali e indipendenti della critica italiana della seconda metà del XX secolo. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal Museo del Novecento in collaborazione con l’Archivio Tommaso Trini, la mostra, a cura di Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, ricostruisce la complessità di uno sguardo interdisciplinare capace di intercettare e interpretare le trasformazioni della cultura del suo tempo.
 
Accanto a Voci del Novecento, il programma autunnale presenta tre nuovi appuntamenti di FOCUS900, un progetto che esplora la collezione permanente del Museo attraverso una serie di approfondimenti dedicati ad alcuni protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento.
 
La sala monografica dedicata a Vincenzo Agnetti, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti e curata da Federica Boragina, indaga la centralità della poesia nella fase conclusiva della ricerca dell’artista.
 
Segue l’approfondimento dedicato a Enrico Castellani e alle celebri superfici a rilievo realizzato in collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani. Attraverso una selezione di opere emblematiche, il percorso mette in luce la radicalità di una ricerca che ha trasformato il concetto stesso di pittura.
 
Ai focus monografici il Museo affianca un approfondimento dedicato ai lavori di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli e Emilio Tadini, a testimonianza di una stagione cruciale della cultura visiva italiana e milanese tra gli anni Sessanta e Settanta. Un periodo segnato dalla crescita economica e dall’affermazione dei mass media, quando Milano diviene uno dei principali laboratori di sperimentazione artistica in Italia.
 
Con il programma espositivo dell’autunno 2026, il Museo del Novecento prosegue il proprio lavoro di ricerca, studio e valorizzazione delle collezioni grazie alla collaborazione con archivi e studi d’artista.