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30/07/26

Skulptur Projekte Münster 2027

 


Manca solo più un anno alla sesta edizione di Skulptur Projekte Münster che si terrà dal 13 giugno al 3 ottobre 2027. La mostra, che si svolge a Münster ogni dieci anni dal 1977, celebrerà così anche il suo  50° anniversario . Ideata da Klaus Bußmann e Kasper König, Skulptur Projekte ha stabilito nuovi standard per l'arte negli spazi pubblici nel corso dei decenni ed è saldamente radicata nella comunità cittadina. La direzione artistica della sesta edizione è affidata al collettivo curatoriale  What, How & for Whom / WHW.  Skulptur Projekte è sostenuta dal Landschaftsverband Westfalen-Lippe (LWL) e dalla città di Münster. Il Museo d'Arte e Cultura LWL è l'organizzatore.

I profondi cambiamenti sociali, culturali e politici e l'urgenza che hanno caratterizzato l'ultimo decennio costituiscono il punto di partenza di Skulptur Projekte Münster 2027. Da questa prospettiva, la sesta edizione della mostra guarda al futuro e ben oltre il contesto locale. Risponde così a una città e a un mondo in un momento di svolta. Skulptur Projekte 2027 si propone come un invito all'ascolto reciproco, all'apprendimento condiviso e, al contempo, alla riflessione sulle relazioni che questo luogo e questo momento specifico intrattengono con gli altri, e sulle risonanze che permangono tra di essi. Al centro di Skulptur Projekte 2027 risiede il potenziale poetico, filosofico e unificante dell'arte.

Una trentina di artisti progetteranno la prossima edizione di Skulptur Projekte. I primi cinque sono già stati annunciati, e gli altri verranno svelati gradualmente fino all'inaugurazione del 12 giugno 2027. Oltre al centro città, l'attenzione si concentrerà su Kinderhaus, Berg Fidel e York Quarter, quartieri in fase di trasformazione.

L'artista Iza Tarasewicz vive e lavora presso Kinderhaus . Ha scelto la tenuta di Kinderhaus come luogo per le sue opere. L'ex fattoria è ora una comunità residenziale e lavorativa dove persone con diverse disabilità vivono e lavorano. Tarasewicz sta sviluppando una pratica artistica basata sui cicli stagionali e sui processi agricoli, ponendosi la seguente domanda: come possono persone e animali vivere in armonia con la natura?

Nel centro storico, Hew Locke presenta un'installazione nella Casa dei Paesi Bassi, situata nella Krameramtshaus (Sede della Corporazione dei Mercanti). Costruita intorno al 1589, fungeva da luogo di incontro e centro amministrativo per i mercanti locali. Locke raffigura personaggi storici e fittizi, rappresentati come figure di spicco. Scegliendo il luogo in cui si svolsero i negoziati per la Pace di Vestfalia, Locke collega uno specifico contesto locale a più ampi riferimenti storici. In tal modo, allude a temi come il colonialismo, le migrazioni e la disuguaglianza nella distribuzione del potere politico.

Sempre in centro città, Selma Selman presenta un'installazione nell'ex cimitero di Hörster che prende spunto dalle prospettive e dalle storie di origine femminili. Attingendo alla storia della propria famiglia, Selman rende visibili i cicli del lavoro globalizzato utilizzando materiali che altrove verrebbero scartati come rottami e impiegandoli come mezzo di emancipazione collettiva.

Róza El-Hassan esporrà le sue opere nell'Orto Botanico del castello di Münster e a Berg Fidel, nella zona sud della città. L'artista esplora temi come lo sradicamento e la fuga, nonché la vulnerabilità, la fragilità e il sostegno reciproco, prendendo spunto da storie di migrazione personali e collettive. 

Più a sud-est, il quartiere di York – l'ex caserma di York – ha subito una delle trasformazioni più significative nella storia recente di Münster. Costruito durante l'era nazista e utilizzato dalle forze britanniche fino al 2012, il sito ospita attualmente rifugiati ed è in fase di conversione in una nuova area residenziale. Nell'ex mensa ufficiali, Oscar Murillo presenta un'installazione che esplora la cucina comunitaria e la condivisione.

29/07/26

Paulo Nimer Pjota: Encantados alla Galleria sud della SLG


 Paulo Nimer Pjota: Encantados, 2026. Galleria sud di Londra. Foto: Jo Underhill

Paulo Nimer Pjota  è un artista brasiliano che lavora prevalentemente con olio, tempera e acrilico su tela. I suoi dipinti di grandi dimensioni traggono ispirazione dalla storia dell'arte, dalla cultura popolare, dalla mitologia e dalle fiabe, fondendo molteplici riferimenti per creare scenari nuovi e immaginari. Il suo approccio si ispira alle pratiche di campionamento e remix adottate nella musica hip-hop e rap brasiliana, nonché alla sua esperienza come artista di graffiti durante l'adolescenza.

“Non so davvero come sarebbe la vita senza la pittura. È presente in tutto ciò che faccio, nei film che guardo, nei libri che leggo. Magari non hanno nulla a che fare con l'arte, ma riesco a trovarci qualcosa che posso utilizzare.”    –   Paulo Nimer Pjota in un'intervista al Guardian 

Questa mostra nella Galleria Principale della SLG presenta una nuova serie di dipinti su uno sfondo che incornicia un ampio murale dipinto direttamente sulle pareti della galleria. Ambienti magici sono popolati da personaggi mitologici, animali e creature fantastiche. Il sole, le stelle e la luna sono motivi ricorrenti nell'opera di Pjota, così come vasi, conchiglie e altri recipienti, spesso traboccanti di fiori e piante. È inoltre suggerita la presenza della musica, come dimostra una bestia a tre teste raffigurata in un'opera mentre suona contemporaneamente la tromba, il corno, il tamburo e il sassofono.

Unendo elementi disparati provenienti dal passato, dal presente e da un mondo immaginario, Pjota ci introduce in un nuovo universo in cui le consolidate idee di valore vengono smantellate e ridefinite, aprendo la strada a un futuro alternativo. A differenza di un libro di fiabe in cui si dipana una narrazione chiara, le opere di Pjota lasciano allo spettatore la libertà di interpretare le sue scene fantastiche.

 Paulo Nimer Pjota: Encantados, 2026. Galleria sud di Londra. Foto: Jo Underhill

Paulo Nimer  Pjota  Biografia Paulo Nimer  Pjota  (nato nel 1988, São José do Rio Preto, Brasile) vive e lavora a San Paolo, Brasile. Tra le recenti mostre personali figurano  Na Boca do Sol II  presso François  Ghebaly , Los Angeles (2026);  A Lua e Eu (La Luna ed io) al  Kunstinstituut  Melly, Rotterdam;  Os alquimistas estão chegando  al Mendes Wood DM, Parigi (2025); e  Na Boca do Sol  al Mendes Wood DM, New York (2024);  Do  cômico  e do  trágico  al Mendes Wood DM, San Paolo (2023);  Every Empire Breaks Like a Vase  presso François  Ghebaly , Los Angeles, e Maureen Paley & Studio M, Londra (entrambi 2022), così come presso The Power Station, Dallas (2021). Il suo lavoro è stato incluso in mostre collettive istituzionali come 1981/2021: arte contemporânea brasileira al CCBB, Rio de Janeiro (2021);  Immagini non conformi  al  Museu  de Arte do Rio, Rio de Janeiro (2021);  Trouble in Paradise alla  Kunsthal  Rotterdam (2019);  Mare del Desiderio  alla Fondation  Carmignac ,  Porquerolles  (2018). 
          
Paulo Nimer Pjota: Encantados è generosamente sostenuto da: Maureen Paley, Londra; Mendes Wood DM, San Paolo, Bruxelles, Parigi, New York; François Ghebaly Gallery, Los Angeles e New York

28/07/26

Cosa succede qui sotto ..

Tina Sørensen © Schmidt Hammer Lassen, 2026

Molto interesse per il progetto che James Turrell ha ideato per gli spazi dell' ARoS. L'opera intitolata " As Seen Below" offre un'esperienza immersiva, unica è speciale.
 
Nella modalità Cielo Aperto , la grande camera a cupola appare illimitata, con una vista aperta sul cielo. Lo spazio elimina i punti di riferimento familiari, permettendo al cielo di apparire come un campo di colore puro, intenso e immediato.  Cielo Aperto  è in genere il modo in cui si incontra l'opera all'arrivo. Dal 20 giugno è possibile vivere l'esperienza  Cielo Aperto  durante gli orari di apertura del museo. Non è necessaria la prenotazione. 


Adam Mørk. As Seen Below. Giugno 2026

In Colour Shift , l'apertura verso il cielo viene sigillata, trasformando la natura dell'esperienza. Qui, non è più il cielo a essere protagonista, ma la luce e il colore. Con il cielo aperto rimosso dalla vista, la nostra attenzione si concentra sullo spazio stesso: le pareti si dissolvono nella luce e lo spazio sembra mutare. Qui, la luce si rivela come qualcosa di tangibile, non semplicemente come illuminazione, ma come materia che modella e permea lo spazio circostante. Gli spettacoli di Colour Shift in As Seen Below si svolgono ogni ora durante l'orario di apertura del museo da maggio ad agosto. Per il resto dell'anno, si tengono ogni due ore durante l'orario di apertura del museo, dall'alba al tramonto.


Adam Mørk. As Seen Below. Giugno 2026


Crepuscolo. In "As Seen Below"
potrete vivere un'esperienza davvero speciale durante le transizioni tra il giorno e la notte. In "Crepuscolo" , l'apertura è rivolta verso il cielo e la luce all'interno dello Skyspace cambia gradualmente colore in armonia con il sorgere o il tramontare del sole. Mentre Turrell modella il contesto visivo attraverso le mutevoli tonalità all'interno dello Skyspace, il colore del cielo sembra cambiare di conseguenza, istante dopo istante. Come afferma lui stesso: "Posso cambiare il colore del cielo in qualsiasi tonalità desideriate". Qui, la luce plasma il vostro modo di vedere, creando una connessione diretta tra la cupola, il vostro sguardo e il cielo sovrastante.


James Turrell
Per oltre mezzo secolo, l'artista americano James Turrell (nato nel 1943) ha lavorato con la luce, lo spazio e il cielo. Da giovane, James Turrell si è formato come pilota e ha trascorso innumerevoli ore in volo. I suoi incontri con l'atmosfera mutevole del cielo, con i suoi colori cangianti e la sua immensa distesa, sono stati fondamentali per la sua visione artistica. 

Negli anni Sessanta divenne una figura centrale del movimento Light and Space in California. Si formò sia nell'arte che nella psicologia della percezione. 

Il lavoro di Turrell con la luce viene spesso paragonato a quello degli artisti rinascimentali che hanno trasformato la nostra comprensione dello spazio e della visione. Tuttavia, mentre i maestri del passato dipingevano la luce per creare un senso di spazio, Turrell usa la luce nello spazio per immergere lo spettatore "nel dipinto".



"As Seen Below"  , insieme allo spazio espositivo sotterraneo Salling Galleriet e a una nuova piazza artistica all'aperto, rappresenta il culmine della visione di lunga data di ARoS, denominata "The Next Level". 

Il progetto è in fase di sviluppo da oltre 10 anni e fin dall'inizio prevedeva l'idea di aggiungere alla collezione ARoS una nuova opera d'arte realizzata da un artista che lavora su larga scala per creare ambienti unici. 

Tre direttori di museo – Jens Erik Sørensen, Erlend Høyersted e Rebecca Matthews – hanno contribuito alla concezione e alla realizzazione del progetto, con Schmidt Hammer Lassen in qualità di architetto e consulente, in stretta collaborazione con il Comune di Aarhus, proprietario e sviluppatore dell'immobile.

Il progetto Next Level è stato realizzato grazie al generoso sostegno delle Fondazioni Salling, delle Fondazioni New Carlsberg, del Comune di Aarhus, di ARoS e di una donazione privata anonima.

25/07/26

Gli arazzi di Bentivoglio

Michiel Wautier, Quattro paesaggi con cani da caccia, 1665-1670, garage BENTIVOGLIO, Palazzo Bentivoglio, Bologna, ph. Carlo Favero

Preso Palazzo Bentivoglio ogni mese mette a disposizione dello sguardo dei passanti un pezzo dalla sua collezione, presenta per il suo appuntamento estivo Quattro paesaggi con cani da caccia di Michiel Wautiers, quattro arazzi realizzati tra il 1665 e il 1670 e visibili negli spazi del garage fino al 1° agosto 2026.
 
Tra i primi ad abitare le sale di Palazzo Bentivoglio, questi arazzi si erano recentemente confrontati con l’arrivo di un nuovo elemento della collezione nella stessa stanza del palazzo: alcuni fondali originali de La Rosa di Baghdad (1949), il primo cartone animato italiano a colori. Un accostamento peculiare che nasce da un’idea di collezione intesa non come un insieme concluso di oggetti, ma come un sistema vivo di relazioni, debitore della tradizione warburghiana.
 
«Organizzare e disporre la propria collezione d’arte – afferma Davide Trabucco, curatore di garage BENTIVOGLIO – è un lavoro che dura tutta la vita, e le opere di Palazzo Bentivoglio attendono spesso anni per poi trovare finalmente, come direbbe Warburg, il “buon vicino”, ovvero l’oggetto, il quadro, il manufatto, in grado di innescare il cortocircuito di significati e lo slittamento di senso verso nuovi orizzonti a noi prima sconosciuti».
 
Questo incontro di opere di epoche distanti tra loro ha contribuito a suggerire una nuova e temporanea disposizione degli arazzi di Wautiers: le quattro scene venatorie diventano, negli spazi del garage, le quinte di un piccolo teatro su strada, una scenografia sospesa e inaccessibile, dove ancora una volta i passanti e i visitatori sono chiamati a entrare nella composizione, diventandone inconsapevolmente i protagonisti. Attraversati da figure e animali, i paesaggi di Wautiers sembrano così oltrepassare la loro funzione decorativa per trasformarsi in elementi capaci di costruire uno spazio e raccontare una storia. Il loro spostamento, il gesto di arrotolarli e nuovamente svolgerli, appartiene alla natura stessa degli arazzi, oggetti mobili, pensati per modificare gli ambienti che abitano, che, secondo le parole del curatore, «ci ricordano l’origine tessile dell’architettura, quando gli interni di una tenda nomade ricreavano attraverso le trame dei tessuti la totalità dei colori e delle forme del mondo».
 
garage BENTIVOGLIO dà poi appuntamento ai passanti a settembre con Cadaveri squisiti (2009) di Cuoghi Corsello, tra i protagonisti più significativi della scena artistica bolognese degli ultimi decenni, la cui ricerca ha fatto della città uno dei propri principali luoghi di sperimentazione. 

24/07/26

Il soffio della montagna - Su echi e tracce nei nostri paesaggi

 

Il sospiro della montagna, veduta dell'installazione Kunsthaus Glarus, 2026. Angelika Loderer, Anouk Tschanz. Foto: Gina Follia

La mostra collettiva presso la Haus für Kunst Uri è frutto di una collaborazione con la Kunsthaus Glarus e riunisce 18 artisti provenienti dalla Svizzera e dall'estero.  Il Sospiro della Montagna prende spunto dalla specifica topografia dei due musei: entrambi sono radicati nel paesaggio delle Prealpi e delle Alpi – geograficamente, storicamente e culturalmente – e sono collegati dal Passo del Klausen, che raggiunge i 1.948 metri. Nel riflettere sul carattere particolare del paesaggio circostante e nell'allestire una mostra congiunta tra le due istituzioni, l'eco è diventata la nostra compagna. Un richiamo e la sua risonanza richiedono un paesaggio specifico: pareti rocciose scoscese e frastagliate o profonde valli. Un'eco si verifica quando i riflessi di un'onda sonora vengono ritardati abbastanza a lungo da essere percepiti come un evento uditivo distinto. Prima che fosse possibile lo studio scientifico delle onde sonore, l'eco veniva immaginato anche come il sospiro delle montagne o il sussurro degli spiriti montani.

Il Sospiro della Montagna, vista dell'installazione presso il Kunsthaus Glarus, 2026. Leila Peacock, Hain, 2026. Per gentile concessione di Leila Peacock. Foto: Gina Folly  

Circondati da quelle stesse montagne, ci interroghiamo sugli echi del presente – echi che interpretano e contribuiscono a plasmare i nostri paesaggi a livello sociale, culturale e politico. L'eco che nasce all'interno di un paesaggio specifico e che porta con sé le storie, le tradizioni, i costumi o i miti di quel paesaggio. L'eco che ritroviamo come tracce di sfruttamento coloniale, ecologico o imperiale inscritte nel paesaggio. L'eco come memoria di paesaggi che, a causa della distruzione, dello spostamento o della migrazione, non sono più accessibili, e che vengono mantenuti vivi e tramandati attraverso storie e suoni. L'atto stesso di visitare la mostra in due sedi museali è un invito a riflettere su come le opere risuonano dentro di noi e su come gli spazi plasmano le nostre esperienze.


Il Sospiro della Montagna, vista dell'installazione, Kunsthaus Glarus, 2026. Noemi Pfister, opere dalla collezione del Glarner Kunstverein e dall'archivio della Fondazione Dätwyler, allestimento espositivo di integrale. Foto: Gina Folly

Noor Abed, Talar Aghbashian, Kateryna Aliinyk, Nathalie Bissig, Yann Stéphane Bisso, Binta Diaw, Andro Eradze, Sky Hopinka, Dominique Koch, Angelika Loderer, Zahra Malkani, Lou Masduraud, Leila Peacock, Noemi Pfister, Stas Shärifulla, Tiffany Sia, Rebecca Solari, Anouk Tschanz. Completano l'esposizione opere della collezione del Kunstverein di Glarner e dell'archivio della Fondazione Dätwyler.

Un progetto espositivo collaborativo attraverso il Passo del Klausen presso la Haus für Kunst Uri e la Kunsthaus Glarus.  A cura di Annette Amberg e Gioia Dal Molin.

23/07/26

Crollo dell'arte contemporanea

Genova

Dopo l'abbuffata degli anni zero il mercato dell'arte in Italia e nel mondo lentamente sta crollando. Sono ormai tantissimi le gallerie che in questi ultimi anni hanno chiuso e quelle che ci sono hanno una programmazione sempre più risicata e tutte ridimensionano gli spazi.

Le colpe sicuramente sono da imputare a diversi attori, per primi sicuramente  le gallerie che hanno immesso sul mercato dell'arte a prezzi assurdi nomi sconosciuti pompati in pochi mesi come maestri d'arte che nel breve volgere del tempo sono scomparsi. Secondo sicuramente i collezionisti che anziché preoccuparsi di comprare opere di valore hanno preferito giocare all'illusione dell'investimento, favole raccontante da tante gallerie che ora si lacerano le vesti perché nessuno più le sostiene. 

Tutto questo ha ovviamente distrutto l'idea di arte come cultura per portarla a essere uno dei tanti mercati di oggetti di dubbio valore e di breve consumo. 

Forse se si saprà ritornare al vero senso dell'opera d'arte, anche se penso  che oggi non ci sia più questa possibile narrazione, si potrà ridare valore alla filiera. 

Intanto le nuove generazioni stanno tornando a guardare all'antico, forse consapevoli che almeno lì la qualità e misurabile e tangibile, un'altra lezione per il nostro contemporaneo.

22/07/26

Eroi alla Tomba François


Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, la tomba è scavata nel tufo e decorata da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi.

L’esposizione al Museo Nazionale Etrusco è accompagnata dalla mostra “Il Ritorno degli Eroi” che, fino al 31 dicembre 2026, dialoga con il ciclo pittorico attraverso oggetti e documenti unici, appartenenti al corredo funerario e provenienti dal Musée du Louvre, dal British Museum, dai Royal Museums of Art and History di Bruxelles, dal Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna.



Il percorso espositivo si arricchisce così con la presenza di reperti archeologici rinvenuti nella tomba. Tra gli oggetti concessi dal Musée du Louvre figurano gli orecchini appartenuti alle donne della famiglia Saties, elaborate collane in lamina d’oro, un anello d’oro raffigurante Cassandra e due scarabei. Una collezione di preziosi orecchini con granati e animali in pasta vitrea, vasi, tra cui un askos a forma di leone, e una bellissima collana con terminali a farfalla della Tomba François provengono dal British Museum di Londra.

L’esposizione restituisce così al pubblico un percorso unitario dedicato a uno dei principali complessi figurativi dell’Etruria antica, mettendo in dialogo pittura, reperti archeologici e testimonianze materiali della famiglia Saties. Attraverso la nuova presentazione degli affreschi e dei reperti associati, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia valorizza un patrimonio che racconta il rapporto tra mito e memoria nel mondo etrusco e lo consegna definitivamente alla collettività.



Le visite alla tomba François e alla mostra sono comprese nel biglietto d'ingresso al museo.
Gli ingressi sono contingentati e la prenotazione obbligatoria.
La tomba non è visitabile nei giorni ad ingresso gratuito (prime domeniche del mese, 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre).

21/07/26

Un Castello per l'autunno!

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (mortificatio, imperfectio, putrefatio, combustio, incineratio, satisfactio, confirmatio, compositio, inventio, dispositio, actio, mneme), 1970-71Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-TorinoFoto Paolo Pellion 

 
“Costruire una collezione pubblica oggi significa molto più che custodire un patrimonio. Significa mantenerlo vivo, rinnovarne continuamente il racconto e metterlo in relazione con le domande del presente attraverso nuove produzioni, riallestimenti e acquisizioni, ma anche saper far nascere una collezione, facendo da garante tra artista e istituzione, assumendosi la responsabilità di un bene pubblico e continuando, al tempo stesso, a disegnare nuovi percorsi.”   Francesca Lavazza, Presidente
 
“Commissionare nuove opere e conservare il patrimonio sono due espressioni della stessa responsabilità pubblica, non due attività distinte. Da una parte il Museo produce il presente; dall’altra custodisce la memoria affinché continui a generare futuro.”
Francesco Manacorda, Direttore
 
La stagione autunnale del Castello di Rivoli si sviluppa proprio lungo questa idea, intrecciando più interventi complementari che definiscono una nuova fase del percorso espositivo: la terza edizione di Inserzioni, il programma di commissioni ideato da Francesco Manacorda; il nuovo riallestimento della Collezione dedicato all’Arte povera; una sala di Giulio Paolini in memoria del collezionista Gino Viliani; una nuova edizione di Il Castello Incantato con una sala in omaggio a Remo Salvadori; e la presentazione delle opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026. Progetti differenti che condividono un’unica visione: quella di un museo nel quale la Collezione non rappresenta un punto di arrivo, ma uno spazio di ricerca in continua trasformazione.
 
 
INSERZIONI | Il museo come luogo di produzione
Primo e secondo piano, Edificio Castello
dal 25 settembre
 
Giunta alla sua terza edizione, Inserzioni conferma il proprio ruolo di laboratorio permanente del Castello di Rivoli. Pensato per invitare artisti contemporanei a confrontarsi con l’architettura incompiuta del Castello e con il percorso della Collezione, il progetto trasforma periodicamente le sale del Museo in una mostra in costante evoluzione.
 
Le nuove commissioni di Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu affrontano alcune delle questioni più urgenti della contemporaneità: la migrazione delle persone e delle forme culturali, il rapporto tra architettura e costruzione dell’identità, la memoria come materia attiva del presente e le strutture invisibili che regolano la società globalizzata. Pur attraverso linguaggi profondamente differenti, le tre artiste condividono una riflessione sullo spazio come dispositivo culturale e politico. La casa, il museo, l’architettura diventano luoghi nei quali si sedimentano appartenenze, gerarchie, ricordi e forme di potere.
 
Per Haris Epaminonda, il Castello diventa un portale che mette in dialogo la sala sontuosamente decorata di Juvarra con Casa Mollino, rivelando corrispondenze inaspettate tra due modi radicalmente diversi di costruire lo spazio come rappresentazione dell’identità e, attraverso la frammentazione, aprendolo a molteplici letture e narrazioni.
 
La nuova opera commissionata a Sung Tieu, un’installazione site-specific realizzata per il Castello di Rivoli, indaga sulle forze che plasmano la memoria collettiva e il senso di appartenenza. Attraverso un intervento architettonico, l’opera riflette su come le storie siano radicate negli spazi, nelle strutture e nell’esperienza vissuta.
 
Utilizzando la Piramide di Memphis sia come protagonista che come monumento, Christelle Oyiri ripercorre il destino dei simboli nel cinema, nella scultura e nelle installazioni. Il suo lavoro segue la trasformazione delle architetture sacre in spettacolo commerciale, interrogandosi su come la fede riesca a sopravvivere alle fratture storiche mutando continuamente attraverso la musica, la cultura popolare e gli immaginari della diaspora nera.
 
 
ARTE POVERA | Conservare significa continuare ad attivare
Primo e secondo piano, Edificio Castello
Da luglio 2026
 
Accanto alle nuove commissioni, il Museo presenta un importante riallestimento di opere di Arte povera in Collezione. Il nucleo storico dell’Arte povera costituisce una delle identità fondative del Castello di Rivoli. Non soltanto perché il Museo conserva una delle raccolte più importanti dedicate ai pionieri del gruppo, ma anche perché fu proprio l’importanza internazionale di questo movimento a dare una forte spinta all’istituzione del Museo aperto nel 1984. Il nuovo percorso assegna a ognuno degli artisti uno spazio autonomo, valorizzando capolavori della Collezione, incluse quelle in comodato da Fondazione Arte CRT. Accanto alle opere di Alighiero Boetti, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto, tutti al primo piano, i nuovi allestimenti al secondo piano presentano opere di Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, oltre a una sala dedicata a Emilio Prini (da ottobre 2026) costituendo una vera e propria mostra del gruppo artistico.
 
Il riallestimento riafferma il ruolo del Museo come garante della conservazione, dello studio e della piena accessibilità di un patrimonio pubblico che continua a parlare al presente. Nell’ambito dei riallestimenti che valorizzano il ruolo di Torino quale fucina creativa, da ottobre 2026, per la prima volta al Castello di Rivoli una sala sarà inoltre dedicata a Carol Rama, tra le più grandi artiste del Novecento.
 
 
GIULIO PAOLINI: IN DUE ATTI
In memoria di Gino Viliani
 
A cura di Marcella Beccaria e Andrea Viliani
Secondo piano, Edificio Castello, Sala 22
Atto I: da luglio 2026
Atto II: da ottobre 2026
 
Nel contesto dei riallestimenti della Collezione, il Castello di Rivoli dedica una sala a Giulio Paolini che si sviluppa in due atti. Per il primo atto del progetto, già in corso dall’estate, l’artista ha individuato Contemplator enim e In esilio, installazioni pre-esistenti che diventano dispositivi ambientali per esporre altre sue opere. Nel secondo atto del progetto, da ottobre 2026, queste installazioni accoglieranno un gruppo di opere appartenute a Gino Viliani, suo appassionato collezionista, promesse in dono al Museo. “Paolini trasforma così la sala – dichiarano i curatori Beccaria e Viliani – in un meccanismo allestitivo e narrativo in cui riunire, come se fossero su un unico palcoscenico, luoghi, persone e ruoli diversi, quali lo studio dell’artista, la stanza della casa, la sala del museo, o l’autore, il collezionista, il curatore e il pubblico”.
 
 
IL CASTELLO INCANTATO | Il museo come palestra pedagogica
Con la collaborazione curatoriale di Marcella Beccaria, Francesco Manacorda, Paola Zanini
Terzo piano, Edificio Castello
Da settembre 2026
 
Il Castello Incantato è un progetto non solo espositivo, ma anche educativo, ideato e allestito con non-adulti coinvolti nel processo di avvicinamento all’arte contemporanea. Il progetto individua nei più giovani i visitatori ideali del museo presente e di quello futuro. Il Castello Incantato si ispira all’idea di agorà, la principale piazza pubblica nelle città dell’antica Grecia, promuovendo l’idea di museo quale luogo di incontro e confronto, palestra pedagogica, esperienziale, inclusiva e scuola di cittadinanza.
 
Per la nuova edizione 2026, Il Castello Incantato propone un percorso espositivo incentrato su importanti artiste e artisti, le cui opere hanno contribuito in maniera fondamentale alla storia della collezione e delle mostre del Castello di Rivoli. Il progetto presenta lavori di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi. Ospiti speciali dell’edizione 2026 sono Peter Friedl con No prey, no pay, grande installazione ispirata ai pirati e alle loro storie dimenticate e Rivane Neuenschwander con dream.lab. Il progetto di Neuenschwander prende spunto dalle creature e dai mostri che abitano i sogni dei bambini. Questa nuova versione dell’opera prodotta dal Museo si ispira anche a disegni dei bambini del territorio, che hanno partecipato a laboratori e workshop del Dipartimento Educazione su indicazione dell’artista.
 
 
CONTINUO INFINITO PRESENTE | Omaggio a Remo Salvadori
In collaborazione con Archivio Remo Salvadori
Terzo Piano, Edificio Castello, Sala 35
 
Nel contesto di Il Castello Incantato, una sala è dedicata a Remo Salvadori, purtroppo scomparso durante la preparazione del progetto. “Ricercando la dimensione spirituale nel reale,” dichiara Marcella Beccaria “Salvadori ha tracciato un percorso di rara profondità etica e coerenza. Già avviata in stretto dialogo con Remo e sviluppata poi in collaborazione con il suo Archivio grazie a Sally Benjamin Salvadori, questa sala è un omaggio a un grande artista la cui visione continuerà a risplendere”. Il nuovo allestimento include La stanza delle tazze, 1985-86, importante lavoro sul colore e le forme ispirato ai principi antroposofici di Rudolf Steiner. Insieme a quest’opera appartenente alla Collezione del Castello e di grande rilevanza nella produzione dell’artista, sono presentate lavori in prestito dall’Archivio Salvadori.
 
Premio Piero Siena 2026 — Stefano Bernardi e Samira Mosca
A cura di Federica Lamedica
Primo Piano, Edificio Castello, Sale 15 e 16
Dal 25 settembre
 
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, Ripartizione Cultura italiana, e Museion – Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano, il Castello di Rivoli collabora all’edizione 2026 del Premio Piero Siena, nell’ambito di un accordo attraverso il quale la Provincia acquisisce e dona ai musei partner opere di artiste e artisti operanti in Alto Adige, dopo un processo di selezione condotto con i musei stessi. Gli artisti vincitori sono Stefano Bernardi (Bolzano, 1970) per il Castello di Rivoli e Samira Mosca (Bolzano, 1995) per il Museion. Dopo una prima presentazione al pubblico presso il Centro Trevi di Bolzano nell’estate 2026, le opere premiate sono esposte nelle Sale storiche del Castello di Rivoli, la cui collezione permanente acquisisce l’opera di Bernardi.

20/07/26

Il camino di Kelly Akashi

Veduta dell'installazione della Whitney Biennial 2026  (Whitney Museum of American Art, 8 marzo-agosto 2026). Hyundai Terrace Commission Kelly Akashi, 2026. Fotografia di Timothy Schenck 


 Parte la Hyundai Terrace Commission: Kelly Akashi con un'installazione site-specific dell'artista di Los Angeles Kelly Akashi, realizzata per la galleria esterna al quinto piano del museo e parte della Whitney Biennial 2026. L'opera comprende una nuova installazione scultorea, un bassorilievo in acciaio, opere su carta e un'animazione proiettata su uno schermo esterno sulla terrazza del Whitney e negli spazi adiacenti.

Il monumento (Altadena)  testimonia le ingenti perdite subite da Altadena, in California, a causa dell'incendio di Eaton nel gennaio 2025. Dopo che la casa e lo studio di Kelly Akashi furono distrutti dalle fiamme, il camino fu l'unica struttura rimasta in piedi. L'artista collaborò con un muratore per ricostruirlo pezzo per pezzo, insieme alla ricostruzione del vialetto d'accesso alla sua abitazione, utilizzando mattoni di vetro luminoso. 

Akashi ha realizzato  Inheritance (Distressed)  utilizzando un centrino della nonna, recuperato da una vendita di oggetti usati di famiglia ma andato poi perduto nell'incendio di Eaton. Qui, la delicata forma del centrino è intagliata nell'acciaio Cor-Ten, un materiale legato alla scultura minimalista e alle sue associazioni storico-artistiche con la mascolinità. L'opera esplora i modi in cui gli artisti, soprattutto le donne, ereditano e si confrontano con le storie artistiche e familiari.

La mostra Hyundai Terrace Commission: Kelly Akashi è organizzata da Marcela Guerrero, curatrice della famiglia DeMartini, e Drew Sawyer, curatore della fotografia della famiglia Sondra Gilman, con Beatriz Cifuentes, assistente curatrice della Biennale, e Carina Martinez, borsista della famiglia Rubio Butterfield.
 

19/07/26

Sublime Antoon Van Dyck




Con oggi si chiude la grande mostra dedicata alla pittura di Antoon Van Dyck allestita presso gli spazi di Palazzo Ducale a Genova.
 
Si è trattato di una grande evento che ha portato nella città ligure importanti capolavori da tutto il mondo, per poter presentare l’articolato percorso artistico di questo geniale pittore  olandese che operò in questa magnifica città.

 

Gli spazi espositivi, ampi e accoglienti, ci guidano in un percorso ideato per tematiche, favorendo così la possibilità di riflettere e confrontare le diverse fasi creative e il variegato percorso della sua tecnica pittorica, che negli anni si è trasformata ed è diventata un modello imitato dai successivi artisti del tempo. L'artista sa realizzare una nuova visione della figura umana che supera la monumentalità per diventare presenza e verisimo. Molto belle poi le diverse occasioni, lungo il percorso espositivo, di confronto con opere di altri artisti, soprattutto col suo maestro, Pieter Paul Rubens, di cui si percepiscono le sue influenze che poi scaturiscono in un'evoluzione personale e più cromaticamente intensa. 
 
Antoon diventa ben presto un pittore di successo nell’ambito della ritrattistica, geniale interprete di un periodo culturale in cui la forma estetica raggiunge i suoi vertici sia per l’espressività che per la bellezza ricercata dei vestiti e delle pose. Aspetti che l’artista porta a sublimare e rendere meravigliosamente belli senza mai cadere nel lezioso e ripetitivo.


La mostra prende avvio con un autoritratto giovanile che già evidenzia il suo grande talento per proseguire con magnifiche sale come quella dedicata alla ritrattistica familiare o alle opere sacre, forse la parte meno nota del suo lavoro, ma anche quella più particolare e raffinata, come nel caso dell'opera dedicata a Santa Rosalia, che diventa un modello ripetuto da tantissimi altri pittori. 

Il percorso si conclude nella cappella del Doge, dove è proposto la stupenda "Crocifissione con i Santi Francesco e Bernardo e il nobile Francesco Orero" proveniente dalla chiesa di San Michele di Pagana.
 
La rassegna è stata costellata da diversi eventi che hanno arricchito l'evento e dato occasione di approfondimento all'opera di questo storico artista olandese.