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26/02/26

Giornate milanesi - Dan Flavin Santa Maria Annunciata la Rossa



L'illuminazione della chiesa di Santa Maria Annunciata la Rossa è stato l'ultimo lavoro dell'artista american Dan Flavin, un intervento dal grande valore spiriturale.




Nel 1996, su invito del Reverendo Giulio Greco, l’artista americano Dan Flavin (New York 1933-1996) ideò un’opera come elemento centrale del restauro e rinnovamento della chiesa parrocchiale progettata da Giovanni Muzio negli anni ’30. Un anno dopo – in occasione della mostra dedicata all’artista – la Fondazione Prada realizzò il progetto postumo di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, a Milano, con la collaborazione del Dia Center for the arts di New York e del Dan Flavin Estate.



Consiglio la visita all'ora del tramonto così col variare della luce solare si può apprezzare la suggestione di questo intervento. Emozioni che vibrano grazie all'attenta ricerca ed elaborazione che l'artista ha ideato. 















25/02/26

100 Claude Monet

 


Segnalo questo bel webinar dedicato al centenario della morte di Claude Monet, per tutti gli appassionati dell' impressionismo.



24/02/26

Risplende il Polittico di Defendente Ferrari


 Dopo un importante restauro il “Polittico con San Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione” di Defendente Ferrari è tornato nella sala Acaia di Palazzo Madama al piano terra.

Grazie al sostegno finanziario dell’avvocato ed ex vicesindaco di Torino, Marziano Marzano, è stato possibile realizzare questo importante lavoro di recupero, realizzato dal laboratorio di restauro di Leone Algisi a Gorle (BG), che ha curato gli interventi sulla parte lignea e strutturale, con la collaborazione di Carla Grassi per la parte pittorica. Così il Museo civico d’arte antica ha potuto affrontare e portare a compimento un delicato intervento di restauro sul polittico.

Questo dipinto su tavola possiede ancora la cornice originale, a differenza di molte altre opere simili oggi nei musei o nelle chiese, l’opera – acquisita dal Museo nel 1932 – ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti. La presenza della carpenteria originaria, rara per polittici di questa epoca, ha reso necessaria la revisione delle soluzioni conservative adottate in precedenti restauri.



Il restauro ha riguardato innanzitutto gli aspetti strutturali e di montaggio dell’insieme, con un complesso lavoro di risanamento delle tavole lignee che costituiscono il supporto dei dipinti. In particolare, la tavola centrale presentava evidenti segni di un’antica frattura, che è stata ricomposta con grande accuratezza, restituendo stabilità e continuità all’intero polittico. Parallelamente, sono stati affrontati gli interventi sulla superficie pittorica.

Il polittico fu realizzato da Defendente Ferrari (Chivasso, 1475 ca. – 1540), allievo di Giovanni Martino Spanzotti con il quale collaborò in diverse occasioni tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. In seguito, la sua autonoma bottega diffuse in numerosi episodi, in tutto il territorio del ducato di Savoia, un linguaggio elegante e raffinato, espressione di una mediazione tra la pittura dell’Italia padana e quella francese e fiamminga, riconoscibile nella costante attenzione ai particolari, dagli elementi naturali ai dettagli preziosi degli abiti.

Il polittico presenta al centro san Gerolamo nel suo eremitaggio, affiancato da due tavole laterali con coppie di santi. Non si conosce la collocazione originaria dell’opera, priva di riferimenti storici o iconografici certi. Un elemento di eccezionale interesse è la cornice originale, decorata con candelabre rilevate a pastiglia secondo i dettami della cultura rinascimentale, così come la predella, realizzata con una raffinatissima tecnica di tratteggio a oro che richiama tanto l’oreficeria quanto le tecniche incisorie.



 Entrato nelle collezioni civiche grazie al mecenatismo illuminato di inizio Novecento – grazie al contributo di Giovanni Battista Devalle, Isaia Levi e Silvio Simeom – il polittico torna oggi pienamente leggibile e strutturalmente risanato grazie a un atto di mecenatismo altrettanto significativo.

Venerdì scorso è stata fatta la presentazione di questa importante azione di amore e cura del patrimonio artistico della vasta raccolta di Palazzo Madama. 

23/02/26

Intime trasformazioni installative


Gli spazi del museo MAO a Torino presentano la prima grande mostra personale dell'artista Chiharu Shiota in Italia, un progetto ideato in collaborazione col Mori Art Museum di Tokyo, che proprio in questi giorni festeggia il successo di oltre 100.000 visitatori, conquistati da questo intenso lavoro estetico ed emotivo. 

La mostra è un delicato viaggio nel complesso universo intimo di quest'artista che condivide con le sue opere la sua fragilità del vivere. 


 L'allestimento inizia subito nella Corte dove è presente l'opera "Dove stiamo andando" fatta di lane e fili metallici che ci vuol far riflettere sul flusso relazionale nel procedere quotidiano. 

Attraversato questa sollecitazione incontriamo l'intervento "inside/outside" realizzato con vecchie finestre di legno che l'artista, quasi in processo catartico, raccoglieva a Berlino. 


Nella grande sala prende spazio l'intervento "viaggio incerto" un imponente lavoro realizzato con barche in metallo e una vasta rete di fili rossi  che avvolgono lo spazio e lo attraversano nella parte superiore, quasi come un cielo burrascoso.

Segue una sala di contaminazioni, dove sono presenti tracce di corpi, in vetro, in ceramica in metallo sospesi, che entrano in relazioni con organi negative. Quando una presenza esterna abita il nostro corpo lo altera, lo trasforma, a volte rischia anche di distruggerlo.

L'attraversamento prosegue e dall'intenso colore rosso si sprofonda in un nero oscuro, con alcuni mobili consumati da un incedio, memoria di un inaspettato evento infantile.


 Incontriamo poi una sezione a carattere cronologico in cui sono raccontati alcuni attimi della sua formazione, come le sue esperienze performative a seguito anche di un percorso realizzato con Marina Abramovic, da cui emergono alcuni cambiamenti del suo fare creativo, come il passaggio da un'attività pittorica a una più performativa o installativa. 


Il percorso prosegue al piano superiore dove si intersecano altri installazioni in cui la memoria dell'accumulo e del viaggio rendono ancora più sensibile quell'idea di instabilità nel vivere, nello spostarsi e nell'incontrare, ma anche forme che popolano il secondo piano o la miniaturizzazione dell'ultimo piano. 

La mostra è un condiviso percorso di emozioni e instabilità, di leggerezza formale e di intensità espressiva. 



Segnalo che accompagna l'evento un ricco public programme musicale e performativo, che include anche proiezioni, incontri e conferenze, consultate il sito per tutte le informazioni. 

Nelle sale del museo è in corso anche la terza edizione di Declinazioni Contemporanee, il programma di residenze e commissioni site-specific che invita artisti contemporanei a dialogare con la collezione e il museo in continua trasformazione.


22/02/26

Storia di corona all'Accorsi-Ometto

 


Un temporaneo e speciale evento si sta svolgendo presso la Fondazione Accorsi-Ometto che ospita nella Sala delle Arti del Barocco la corona di Carlo III di Borbone, nell’intento di promozione della cultura e di divulgazione della conoscenza delle arti decorative, dell’eccellenza tecnica e della tradizione manifatturiera italiane.

Questo prezioso manufatto rappresenta la riproduzione dell’originaria corona commissionata nel 1732 dalla regina di Spagna, Isabella Farnese, a un’equipe di orefici fiorentini. Con questa corona Carlo di Borbone venne incoronato re di Sicilia il 3 luglio 1735 nel Duomo di Palermo.



La corona divenne il simbolo del Regno di Carlo III e di Ferdinando IV di Borbone, ma se ne persero le tracce nel 1799, quando venne imbarcata sulla nave Vanguard ammiraglia della flotta di Horatio Nelson che trasportava diversi preziosi da Napoli verso Palermo.

Questa riedizione è stata realizzata dal Centro Orafo Il Tarì, da sempre impegnato nell’organizzazione di eventi culturali e di mostre nell’ambito del gioiello e dell’oreficeria, con particolare attenzione alle tecniche lavorative susseguitesi nel corso dei secoli. La sua riproduzione è in argento dorato e pesa 1405 grammi. È decorata da oltre 300 pietre bianche cubic zirconia e da una grande ametista di taglio antico, che sostituisce l’originale “diamante viola Farnese” di 42 carati.



Nella stessa bacheca della riproduzione della corona, sono esposti esempi di arte decorativa napoletana appartenenti alle collezioni del Museo Accorsi-Ometto: una coppia di doppieri in argento, eseguiti intorno al 1775 dall’ancor poco conosciuto Francesco Tomaselli, e uno splendido vassoio da parata in piquet tartarugato, donato da papa Benedetto XIV Lambertini al marchese piemontese. 

L'occasione è accessibile fino al 22 Marzo di quest'anno. 


20/02/26

Green Carnation




Nell'ambito della serie Spotlight, mostre a carattere monografico, la galleria GAVLAK presenta in questi giorni "Green Carnation" , con i nuovi dipinti dell'artista canadese Kris Knight. Composta da una serie di intimi dittici, la mostra approfondisce il lungo impegno di Knight con l'identità queer, la ritrattistica e le forme di comunicazione codificate, dove convergono intimità, memoria e simbolismo.

Ispirandosi alla floriografia, il "linguaggio dei fiori" dell'epoca vittoriana in cui alle piante venivano attribuiti significati specifici, Green Carnation abbina ritratti di uomini a nature morte floreali selezionate per riflettere ogni soggetto attraverso un'associazione crittologica. Storicamente utilizzata per trasmettere sentimenti che non potevano essere espressi ad alta voce, la floriografia offriva un sistema di comunicazione discreto, profondamente in sintonia con le storie queer plasmate dalla segretezza, dalla sopravvivenza e dal riconoscimento codificato.

La mostra prende il titolo da un evento del 1892, quando Oscar Wilde ordinò ai suoi amici gay di indossare garofani verdi sui risvolti delle giacche all'inaugurazione del Ventaglio di Lady Windermere . Il fiore tinto, emblema di artificio e "innaturalità", divenne un sottile segnale di desiderio omosessuale, circolando come un codice queer silenzioso ma provocatorio. Knight attinge a questa discendenza di linguaggio codificato, collocando il suo lavoro all'interno di una più ampia storia di segnali LGBTQ+, dalle metafore floreali ai lessici visivi di abiti, gesti e stile che da tempo hanno permesso alla comunità queer di trovare se stessa.

Con questo nuovo corpus di opere, Knight amplia la sua pratica ritrattistica, continuando a esplorare il confine labile tra documentazione e autobiografia. Dipinge gli uomini che lo circondano – prevalentemente creativi queer – sia come soggetti che come surrogati, inscenandoli all'interno di mondi attentamente composti e pieni di luce. Sebbene radicati in relazioni reali, i ritratti resistono a una somiglianza diretta. Knight descrive invece i suoi modelli come "attori" e "veicoli", attraverso i quali frammenti della sua storia, della sua memoria e del suo desiderio vengono silenziosamente rivelati.



Knight si definisce un "pittore lento", che lavora a partire da fotografie, schizzi e lunghe conversazioni piuttosto che da sedute dirette. Il tempo trascorso con i suoi soggetti – parlando, ascoltando, ricordando – indugia nei dipinti anche dopo che questi lasciano lo studio. Attraverso i dittici, dettagli biografici affiorano come sussurri: ricordi di giardini d'infanzia, momenti di tormento e perdita, la morte prematura del primo fidanzato. Queste opere funzionano come atti di ricordo – registrazioni di esperienze vissute che si muovono fluidamente tra confessione personale e memoria queer collettiva.

Le nature morte floreali di "Green Carnation" fungono da estensioni cruciali dei ritratti di Knight, offrendo una visione metaforica attraverso il linguaggio simbolico delle piante. Fiori e piante, motivi ricorrenti nella pratica di Knight, rispecchiano la bellezza fugace e la vulnerabilità emotiva che definiscono la sua opera figurativa. La sua caratteristica tavolozza di pastelli gessosi è qui ampliata per includere tonalità e toni più innaturali, che rimandano ai garofani tinti di Wilde e rafforzano i temi della mostra: artificio, desiderio ed espressione codificata.



Informazioni su Spotlight

Spotlight è la serie di presentazioni monografiche mirate di GAVLAK, ciascuna pensata per mettere in luce momenti o temi cruciali all'interno della pratica di un artista. Parallelamente alla programmazione regolare della galleria, la serie offre una piattaforma per indagini mirate e formati sperimentali, tra cui progetti in situ e installazioni pubbliche. Mettendo in primo piano aspetti specifici del lavoro di un artista, Spotlight amplia i modelli espositivi tradizionali e reinventa il modo in cui l'arte viene vissuta e contestualizzata.