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06/08/20

Arriva Earth Speakr


Arriva Earth Speakr, promosso dalla Fondazine Deste, si tratta di una creazione di Olafur Eliasson in cooperazione col suo studio, bambini, partner creativi e un gruppo di ricercatori ed esperti, Earth Speakr è un'opera d'arte che promuove la collaborazione e la riflessione tra persone di tutte le età sul cambiamento climatico e il futuro del pianeta.

 È costituito da un'app giocosa (sviluppata per sistemi iOS e Android) e un sito Web interattivo (www.earthspeakr.art) in 25 lingue.

Nei prossimi sei mesi, tutti possono scaricare l'app Earth Speakr e animare il proprio ambiente utilizzando una tecnologia interattiva giocosa. I bambini di età compresa tra 7 e 17 anni possono scegliere di partecipare dando la loro voce a qualsiasi cosa - un albero, una buccia di banana, il cielo o la strada - e parlando per il pianeta. I loro messaggi creativi sono condivisi sul sito Web dell'opera d'arte e sperimentati sull'app tramite Augmented Reality (AR).

Olafur Eliasson, Earth Speakr, 2020, per l'Ufficio federale degli affari esteri in occasione della presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione europea 2020. Foto: Lars Borges

Sia i bambini che gli adulti possono essere coinvolti!
 

Se sei un bambino, puoi creare messaggi Earth Speakr e invitare i tuoi amici a fare di più.
 
Se sei un adulto, esplora i messaggi di Earth Speakr, ascolta ciò che hanno da dire e condividili con gli altri creando Loud Speakrs in realtà aumentata per amplificare gli argomenti che ritieni più pertinenti.
 
Se sei un istituto o parte di una rete, puoi ospitare un evento e incoraggiare i bambini a partecipare, digitalmente o di persona. I toolkit disponibili sul sito Web guidano l'utente nella co-creazione di attività coinvolgenti per i bambini nell'esplorazione delle opere d'arte e nel portare Earth Speakr nella programmazione esistente.
 
Se sei in politica, puoi essere coinvolto ascoltando ciò che i futuri elettori hanno da dire e considerando come puoi rispondere al meglio agli argomenti che solleveranno.
 
Per avere un'idea del progetto, guarda qui una breve procedura dettagliata con Olafur Eliasson.

Olafur Eliasson, Earth Speakr, 2020, per l'Ufficio federale degli affari esteri in occasione della presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione europea 2020

Earth Speakr è disponibile gratuitamente su App Store e Google Play.

Ampliamo le voci dei bambini e aiutiamoli a diffondere le loro idee sull'ambiente locale mentre scatenano la loro creatività!

05/08/20

Alien Landscape alla 303 Gallery


Gli spazi della 303 Gallery ospitano una nuova mostra collettiva tematica, intitolata Alien Landscape. La mostra sarà esposta nello spazio fisico della galleria e contemporaneamente presentata come una sala di osservazione online, con una vasta selezione di opere.


Alien Landscape riunisce una varietà di approcci contemporanei alla rappresentazione del mondo naturale e oltre. Gli artisti in questa mostra affrontano la vastità del loro argomento dirigendo la nostra attenzione verso un particolare panorama, fenomeno, pianta o creatura da considerare nuovamente. Assolutamente assenti sono le persone stesse, sebbene appaiano tracce dell'intervento umano e della tecnologia. Rendendo il terreno sia osservato che inventato, queste opere riformulano la nostra prospettiva, mentre a loro volta coltivano un'accresciuta consapevolezza di noi stessi come solo una piccola parte di un grande pianeta - uno che richiede la nostra attenzione e cura.



04/08/20

Future Generation Art Prize 2020



PinchukArtCentre (Kiev, Ucraina) annuncia la rosa degli artisti per la sesta edizione del Future Generation Art Prize. Selezionato tra oltre 11.700 voci di artisti in quasi 200 paesi, l'elenco finale comprende 21 artisti e collettivi di artisti, che coprono i cinque continenti. Istituito dalla Victor Pinchuk Foundation nel 2009, il Future Generation Art Prize è un premio biennale globale di arte contemporanea per scoprire, riconoscere e fornire supporto a lungo termine a una futura generazione di artisti di tutto il mondo.

Gli artisti sono: Alex Baczynski-Jenkins (33, Poland), Wendimagegn Belete (34, Ethiopia), Minia Biabiany (32, Guadeloupe), Aziz Hazara (28, Afghanistan), Ho Rui An (29, Singapore), Agata Ingarden (26, France), Rindon Johnson (30, United States), Bronwyn Katz (26, South Africa), Lap-See Lam (30, Sweden), Mire Lee (32, South Korea), Paul Maheke (35, United Kingdom), Lindsey Mendick (32, United Kingdom), Henrike Naumann (35, Germany), Pedro Neves Marques (35, Portugal), Frida Orupabo (34, Norway), Andres Pereira Paz (33, Bolivia), Teresa Solar (35, Spain), Trevor Yeung (32, Hong Kong), and artist collectives Calla Henkel & Max Pitegoff (USA), Yarema Malashchuk and Roman Himey (Ukraine), and Hannah Quinlan & Rosie Hastings (UK).

Il collettivo Yarema Malashchuk e Roman Himey è incluso come vincitore del Premio PinchukArtCentre 2020 - un premio nazionale di arte contemporanea assegnato a giovani artisti ucraini fino a 35 anni. Tutti gli altri artisti sono stati scelti da un comitato di selezione internazionale, che comprende: Justine Ludwig, curatore di Creative Time a New York; Julia Morandeira Arrizabalaga, ricercatrice e curatrice; Daniel Muzyczuk, capo del dipartimento di arte moderna del Museo Sztuki di Lodz; Iheanyi Onwuegbucha, curatore CCA Lagos; Jeppe Ugelvig, critico e curatore; Zoe Whitley, regista Chiesenhalе; June Yap, direttore curatoriale, programmi e pubblicazioni Singapore Art Museum.

Il comitato di selezione è stato nominato dalla illustre giuria internazionale della Future Generation Art Prize che comprende: Lauren Cornell, direttore del corso di laurea e curatore capo presso il Center for Curatorial Studies, Bard College; Jacopo Crivelli Visconti, Curatore della 34a edizione della Bienal de São Paulo; Elvira Dyangani Ose, direttore di The Showroom, Londra; Bjorn Geldhof, direttore artistico, PinchukArtCentre; Shilpa Gupta, artista; Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery e direttore artistico della 58a Biennale d'Arte di Venezia; Eugene Tan, direttore della National Gallery di Singapore e del Singapore Art Museum.

Gli artisti selezionati saranno incaricati di creare le nuove opere esposte in mostre presso il PinchukArtCentre di Kiev e la Biennale di Venezia. La giuria determinerà i vincitori del premio principale e dei premi speciali durante la mostra del Future Art Generation Art presso il PinchukArtCentre di Kiev. I premi vengono assegnati durante una cerimonia nel dicembre 2021.

Il vincitore del premio principale riceve una divisione di $ 100.000 tra un premio in denaro di $ 60.000 e un investimento di $ 40.000 nella loro pratica. Altri $ 20.000 vengono assegnati come premio speciale / i tra un massimo di cinque artisti a discrezione della giuria per il supporto di progetti che sviluppano la loro pratica artistica.


Prossimamente Flashback 2020

foto edizione 2019

Procedono molto positivamente a Torino i preparativi per Flashback, l’arte è tutta contemporanea: la fiera che - arrivata alla sua ottava edizione – costituisce uno degli elementi fondamentali dell’ampio progetto culturale dedicato all’arte, attivo tutto l’anno e nato per offrire una diversa visione sulla storia dell’arte e sulla storia di oggi.

Si sono chiuse a fine giugno le domande di partecipazione ed è ora in corso la selezione delle gallerie. Si dicono dunque soddisfatte le direttrici nonché Fondatrici di Flashback Stefania Poddighe e Ginevra Pucci: “Abbiamo lavorato tenendo ancora di più in considerazione le esigenze di tutti. In primis delle gallerie, i nostri ‘compagni di avventura’, ma anche dei fornitori e dell’organizzazione tutta. Per cui massima trasparenza nelle decisioni operative portate avanti dalla fiera e molta condivisione” osserva Stefania Poddighe. “Inoltre – aggiunge Ginevra Pucci – abbiamo voluto inaugurare una nuova sezione chiamata OneShot, in cui le gallerie potranno presentare un’unica opera dalle importanti caratteristiche culturali, storiche e artistiche. Alcune opere presenti l’anno scorso, ci hanno fatto riflettere su quanto sia importante lo spazio sia fisico che comunicativo dedicato a questi capolavori”.

Dal 5 all’8 novembre i futuristici spazi del Pala Alpitour di Torino ospiteranno la selezionata squadra di Gallerie. Sono già possibili alcune anticipazioni su quanto si potrà ammirare nella prossima edizione che, come già annunciato, ha come titolo Ludens, ottavo capitolo del racconto di Flashback, l’arte è tutta contemporanea.

Nel romanzo di fantascienza umoristica “La Variante dell’Unicorno”, Roger Zelazny immagina una partita a scacchi, surreale e ironica, tra l’Uomo e una creatura fantastica - l’Unicorno, appunto - in una battaglia all’ultima mossa per la sopravvivenza. È proprio a questo gioco immortale - gli scacchi - che si ispira l’edizione 2020 di Flashback: la scacchiera, come spazio scenico, come campo aperto a ogni possibilità e alle infinite varianti di scelta; il gioco come palestra d’azione, come capacità creativa, strumento ideale per reinterpretare il passato e immaginare tutti i futuri possibili.
L’Unicorno, animale mitologico, guida di questa edizione, osserva la caduta di Adamo ed Eva nascosto tra le foglie del Paradiso Terrestre, in un olio del fiammingo Maestro della Fuga in Egitto - attivo durante il XVI secolo - presentato da Caretto & Occhinegro, la Galleria Roccatre aggiunge due preziose caselle, una bianca e una nera, alla scacchiera di Flashback, luogo della rappresentazione, con Teatrino bianco e Teatrino nero della serie Concetto spaziale di Lucio Fontana. La creatività dionisiaca della danza è invece il soggetto de La bayadère di Paul-Albert Besnard, una delle opere esposte da Paolo Antonacci: una coreografia fatta di mosse razionali e precise per simulare caos e sfrenatezza.
La partita continua con quattro opere che fissano in forme e materiali diversi l’infanzia, il tempo privilegiato del gioco: Medardo Rosso si ispira a suo nipote che gioca a nascondino dietro a una tenda e lo immortala nella scultura Ecce Puer presentata da Galleria Russo. La galleria Piacenti propone la serenità dello sguardo di un ritratto infantile di Pelagio Palagi, a cui fa specchio il cielo terso di una mente priva di inganni; strettamente legata all’infanzia, poi, è la figura di San Cristoforo, che sorregge il piccolo sulle spalle come un nonno giocoso e affianca il giovane San Sebastiano in due tavole firmate da Matteo di Giovanni, presentate da Longari Arte. Ancora, Flavio Pozzallo propone un Gesù neonato scolpito nel XIV secolo, che sorride spensierato sulle ginocchia della mamma, stringendo tra le mani il globo del Salvator Mundi come fosse un giocattolo.
Con Il bacio di Angelica e Medoro di Giovanni Lanfranco, Alessandra Di Castro Antichità ci permette di assistere ai giochi e alle schermaglie di due giovani innamorati, in una scena tratta dagli intrecci di storie e personaggi che un grande poeta-burattinaio ha saputo orchestrare per intrattenere i cortigiani nei loro lunghi pomeriggi oziosi. A proposito di corte, poi, in nessuna che si rispetti può mancare Un giullare, come quello dipinto da Giovan Battista Quadrone e presentato da Arcuti Fine Art: una figura shakespeariana che, tra tintinnii di sonagli e giochi di prestigio, dispensa perle di verità.
Ma molti altri sono ancora gli assi vincenti che questa edizione ha in serbo: dalla sensualità spezzata del torso romano di FG Fine Art alle architetture, fragili come castelli di carte, de Le Termopili di De Chirico (Galleria dello Scudo). Dall’azione a cavallo della Diana cacciatrice di Ettore Tito (800/900 Artstudio) all’anello propiziatorio a forma di dado, opera di Solange Azagury–Partridge di Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d’epoca e alla Fioritura di Alik Cavaliere (Copetti Antiquari), con steli e rami che si intersecano in un equilibrio precario e commovente, come bastoncini di una partita a shanghai; fino ad arrivare alla coppia di giocatori di Schreiber Collezioni, un lui e una lei che si sfidano in groppa ai loro destrieri in una partita a polo che è cominciata nella Cina di mille anni fa e che prosegue a Flashback 2020.
Una selezione di opere citate è scaricabile dal link: https://we.tl/t-2mT5s2NhSe e dal sito www.studioesseci.net alla voce eventi in programmazione.

L’elenco completo delle gallerie partecipanti verrà svelato a settembre.
Nel frattempo prosegue sino a novembre Flashback day-by-day, il programma che entra dirompente nel nostro quotidiano: ogni giorno un nuovo appuntamento dedicato al pubblico di tutte le età. Dal progetto speciale Flashback è Opera Viva ai laboratori didattici, dal sound allo storytelling, dai talk fino alle lezioni d’arte “tutta contemporanea”, in un inedito viaggio dedicato all’arte senza alcun limite spazio-temporale.

I canali social di Flashback

Facebook @flashbackfair
Instagram @flashbacktorino
Spotify @FLASHBACK
YouTube @FlashbackTorino

Tutti gli appuntamenti settimanali vengono raccolti sul Flashback Program online disponibile a questo link: http://www.flashback.to.it/it/program/

Per ulteriori informazioni: e. info@flashback.to.it m. +39 393 6455301


Flashback, l’arte è tutta contemporanea
VIII edizione, Ludens
5 / 8 novembre 2020
Pala Alpitour, Torino

03/08/20

Stanza d'artista con Ordovas


La galleria Ordovas propone su suo sito lo spazio degli artisti che hanno sempre cercato di fuggire dal caos della vita per potersi immergere nella creazine, quali: Henri Matisse nella sua casa, Villa Le Rêve, nel soleggiato sud della Francia, Joan Miró nel suo studio da sogno a Palma di Maiorca e Frank Auerbach nascosto in un vicolo laterale a Camden Town.


Questa serie di "Stanze dell'artista" ci invita nei confini dello spazio personale di un artista immaginato. Piena di disegni, incisioni, fotografie, mobili, piante e libri, la nostra mostra evoca un'atmosfera di contemplazione e creatività. Riunisce una vasta selezione di opere di dodici celebri artisti moderni e contemporanei: da un disegno a carboncino del 1924 di Henri Matisse a una serie di incisioni del 2019 dell'artista colombiano José Antonio Suárez Londoño.


Lanciata online il 4 maggio 2020, The Artist's Room abbraccia quasi un secolo di produzione artistica su carta, rendendo omaggio a un mezzo che è stato a lungo al centro di esperimenti artistici.


02/08/20

Pubblicato Appennino 1201 di Angelo Bellobono



La Collezione Maramotti è lieta di annunciare la pubblicazione del libro d’artista Linea Appennino 1201 di Angelo Bellobono e la presentazione del volume il 5 settembre 2020 presso il Rifugio Bargetana di Ligonchio (RE).
 
Da diversi anni il lavoro di Bellobono si concentra sulle montagne del Mediterraneo – concepito come grande lago incastonato tra le vette che lo circondano – e sull’Appennino, che con i suoi 1201 km rappresenta la colonna vertebrale orografica del nostro Paese.

Nel 2018 l’artista ha percorso a piedi la dorsale appenninica, dal limite meridionale del Pollino/Dolcedorme fino al Monte Maggiorasca in Liguria; il rapporto diretto con la natura e l’attraversamento del paesaggio hanno generato visioni confluite in quadri, scritti, riviste dipinte e questo nuovo libro d’artista.
 
Il libro raccoglie una selezione delle pagine delle riviste dipinte dedicate e ispirate da Bellobono all’Appennino, opere in cui dei magazine di arte contemporanea diventano supporto ideale per accogliere la necessità del gesto pittorico e del pensiero immaginifico. L’artista restituisce qui la sua relazione corporea e mentale con il paesaggio, le sue creste, i suoi cieli, le sue terre – raccolte e mescolate con la pittura –, le molte tracce di animali e le rare presenze umane: l’essenza stessa dell’incontro con la natura, dunque con se stessi. In un costante percorso di esplorazione denso di sensazioni, memorie e connessioni attivate a partire da territori perlopiù ignorati, Bellobono riflette sull’Italia interna e alta per costruire futuri possibili, realizzando diari di viaggio “artistico-ritualistici” in cui si fondono l’esperienza fisica della natura e la materia della pittura.
 
Il 5 settembre presso il Rifugio Bargetana, sull’Appennino reggiano, l’artista presenterà il libro in conversazione con Elisa Del Prete, curatrice e autrice che da tempo segue la sua ricerca.



01/08/20

Paolini a Milano


Per la stagione estiva la sede milanese di Palazzo Belgioioso  della galleria Massimo De Carlo presentare "Il mondo nuovo", la prima personale di Giulio Paolini.  La mostra riunisce un corpus di opere inedite, realizzate dall’artista per l’occasione.



Il progetto rappresenta uno dei due episodi espositivi che vedono Paolini impegnato a Milano nel corso del 2020; è infatti prevista la personale dal titolo "Qui dove sono" presso la Galleria Christian Stein di Corso Monforte, a partire dal mese di settembre. 


31/07/20

David Tremlett e i suoi Buil da Alfonso Artiaco



David Tremlett torna alla Galleria Alfonso Artiaco  di Napoli per la sua sesta personale (le precedenti nel 1996, 2001, 2006, 2011 e nel 2015) con un nuovo progetto sitespecific.




“I 13 dittici Build sono la continuazione dei lavori eseguiti su carta e su pareteda David Tremlett negli ultimi 3 anni. Ogni opera analizza la costruzione scultorea della "forma disegnata". I dittici sono l'assemblaggio di forme geometriche a 4 e 5 lati e ognuna di queste ha volume, colore, peso ed equilibrio. Ogni dittico parla di positivo e negativo, sinistro e destro e forsemaschio e femmina. L'uso della geometria, del colore e del pastello strofinato a mano sulla carta è stato un marchio di fabbrica del lavoro di Tremlett per 40 anni. Il suo linguaggio è scultoreo, è sul disegno e sullo spazio. Nella sala 5 ci sarà un nuovo disegno murale realizzato appositamente per lo spazio che loospita seguendo le 7 modanature che caratterizzano le pareti della stanza.”


30/07/20

Il cielo in una stanza in versione islandese ...


Questa fine d'anno vedrà una particolare proposta artistica ideata dalla Fondazione Nicola Trussardi con l'artista  islandese Ragnar Kjartansson che presenterà "The Sky in a Room" . Il progetto, pensato per la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, è stato concepito in seguito al difficile periodo di quarantena che ha segnato la vita pubblica e privata di milioni di italiani, in particolare dei cittadini della Lombardia: ancora una volta un intervento dalla forte valenza simbolica, voluto dalla Presidente Beatrice Trussardi e dal Direttore Artistico Massimiliano Gioni nel diciottesimo anno di attività nomade della Fondazione Nicola Trussardi, per entrare in dialogo con la storia passata e recente della città di Milano.
 
Dal 22 settembre al 25 ottobre 2020, ogni giorno, cantanti professionisti si alterneranno, uno alla volta, all’organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto – detta anche San Carlino – per eseguire un etereo arrangiamento della celebre canzone di Gino Paoli, Il cielo in una stanza, che si ripeterà ininterrottamente per sei ore al giorno, come una ninna nanna infinita.
 
“Il cielo in una stanza è l'unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche fondamentali dell'arte: la sua capacità di trasformare lo spazio." spiega l'artista. "In un certo senso, è un'opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell'immaginazione – infiammata dall'amore – di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l'amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi... L'amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana, diceva Oscar Wilde.”
 
Le opere di Ragnar Kjartansson – che alternano video, performance, musica e pittura – sono caratterizzate da un senso di profonda malinconia e sono spesso ispirate alla tradizione del teatro e della letteratura nordica del Novecento, con riferimenti che si possono ricondurre all’opera di Tove Janson, Halldór Laxness, Edvard Munch e August Strindberg, tra gli altri.
 
Cresciuto all’interno di un contesto artistico e musicale colto – i genitori sono attori teatrali di successo, la madrina è una cantante folk professionista – ancora adolescente Kjartansson intraprende la carriera di musicista con diversi gruppi, tra cui i Kanada, i Kósý, e i Trabant, con cui gira in tournée sia in Islanda sia a livello internazionale. Dal 2007 si dedica interamente alle arti visive, ma i rapporti con la musica e con il teatro – come strumenti espressivi e universi sentimentali – restano centrali in molte sue opere. In particolare, la ripetizione di suoni e gesti è un elemento fondamentale nelle sue composizioni e coreografie, che sono state spesso descritte come forme di meditazione e di riflessione nelle quali ritornelli, frasi e arie musicali sono trasformate in litanie toccanti e mantra ipnotici.
 
Dopo mesi trascorsi nello spazio chiuso delle proprie abitazioni, accanto ai propri cari o, più tristemente, lontani dai familiari e dagli affetti – rendendosi conto della propria solitudine e soffrendo per le persone perse nella lotta contro la pandemia – la performance di Kjartansson può essere letta come un poetico memoriale contemporaneo: un inusuale monumento e un’orazione civile in ricordo dei dolorosi mesi passati a immaginare il cielo in una stanza e a sognare nuovi modi per stare insieme e per combattere la solitudine e l’isolamento.
 
The Sky in a Room – performance inizialmente commissionata da Artes Mundi e dal National Museum of Wales di Cardiff, con il supporto del Derek Williams Trust e dell'ArtFund – per questa presentazione verrà messa in scena nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, un luogo la cui storia è intimamente legata a precedenti epidemie, dalla peste del 1576 a quella del 1630, resa celebre da I promessi sposi di Alessandro Manzoni che cita in più occasioni il Lazzaretto nel romanzo e vi ambienta uno dei capitoli più noti.
 
Concepita inizialmente come un altare da campo nel centro del Lazzaretto edificato dall’architetto Lazzaro Palazzi, la chiesa venne progettata da Pellegrino Tibaldi su commissione del cardinale Carlo Borromeo nel 1576. Originariamente aperta su tutti i lati così che i malati potessero assistere alle funzioni rimanendo all’esterno, la chiesa è stata poi trasformata dall’architetto Giuseppe Piermarini a cavallo tra Settecento e Ottocento. Sopravvissuta alle trasformazioni di quasi cinque secoli, San Carlino è un luogo che racconta la storia di Milano e dei suoi cittadini attraverso stratificazioni profonde.
Nel 2017 la chiesa è stata oggetto di un restauro completo finanziato dalla Fondazione Rocca in ricordo di Roberto Rocca
 
The Sky in a Room di Ragnar Kjartansson fa parte di una serie di progetti realizzati dal 2013 dalla Fondazione Nicola Trussardi: mostre temporanee, incursioni, performance e interventi pop-up che hanno portato a Milano artisti internazionali tra cui Ibrahim Mahama, Jeremy Deller, Sarah Lucas, Gelitin, Darren Bader e Stan VanDerBeek.
 
La Fondazione Nicola Trussardi è un’istituzione no profit privata, un museo nomade per la produzione e la diffusione dell’arte contemporanea in contesti molteplici e attraverso i canali più diversi, che nasce a Milano nel 1996. Le sue attività sono rese possibili grazie alla generosità delle socie fondatrici e di un gruppo di sostenitrici e sostenitori che ne supporta i progetti. 
Con The Sky in a Room continua così il percorso intrapreso dalla Fondazione nel 2003, per portare l’arte contemporanea nel cuore della città di Milano, riscoprendo e valorizzando luoghi dimenticati o insoliti. Dopo importanti mostre personali tra cui quelle di Allora & Calzadilla, Pawel Althamer, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Urs Fischer, Peter Fischli e David Weiss, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala e Tino Sehgal e le due grandi mostre a tema La Grande Madre (2015) e La Terra Inquieta (2017).
 


Ragnar Kjartansson
 
Nato a Reykjavík nel 1976, Ragnar Kjartansson è uno degli artisti contemporanei più noti della sua generazione. Negli ultimi dieci anni il suo lavoro è stato celebrato dai più importanti musei internazionali. Nel 2019 è stato uno degli artisti più giovani ad avere una mostra personale al Metropolitan Museum di New York. Ha esposto due volte alla Biennale di Venezia, dove ha anche rappresentato l’Islanda nella partecipazione ufficiale del 2009, e ha presentato il suo lavoro all’Hangar Bicocca di Milano, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e all’ EX3 di Firenze, oltre che al New Museum di New York, il Kunstmuseum di Stoccarda, il Palais de Tokyo di Parigi, il Barbican di Londra e la Carnegie di Pittsburgh.  Kjartansson ha vinto prestigiosi premi tra cui nel 2019 l’Ars Fennica Award e nel 2011 il Performa Malcolm McLaren Award.

 

#TheSkyInARoom
#FondazioneNicolaTrussardi


Sere estiva d'arte a New York


Questa sera ben 24 gallerie del Lower East Side a New York saranno aperte fino a tardi per celebrare l'arte contemporanea in tutto il quartiere della città, che giustamente non dorme mai.


29/07/20

L'opera ritrovata


Il dipinto di Jacopo del Sellaio nella camera nella torre di Villa Cerruti. Foto Francesco Federico Cerruti, fine anni Ottanta. 
Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

Un caso di saccheggio nazista che grazie alla positiva collaborazione rimane condiviso nella stupenda Collezione Cerruti al Castello di Rivoli.

Si tratta di un evento particolare che riguarda un dipinto apparentemente perduto di Jacopo del Sellaio, saccheggiato dalla collezione di una famiglia ebraica viennese agli albori della seconda guerra mondiale, è stato scoperto dal Museo Castello di Rivoli ed è ora esposto nella Collezione Cerruti grazie a un accordo amichevole con gli eredi.

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte, insieme all’Holocaust Claims Processing Office (HCPO) dello Stato di New York, sono lieti di annunciare la positiva risoluzione della vicenda legata alla proprietà dell’opera Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli, 1480-1485, di Jacopo del Sellaio. L’opera era stata acquistata dall’imprenditore e collezionista Gustav Arens (Reichenau, Repubblica Ceca, 1867 – Vienna, 1936).

L’imprenditore e collezionista Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015) acquisì l’opera nel 1987 ignaro dei suoi trascorsi da un antiquario italiano il quale l’aveva acquisita all’asta da Christie’s a Londra nel 1985.

Il dipinto, tra le più pregiate opere di tipologia devozionale realizzate da Jacopo di Arcangelo detto del Sellaio (Firenze, 1443–1493) da oggi deve la sua notorietà non più solo al valore storico-artistico in quanto importante esempio della più alta pittura italiana rinascimentale, apprezzata da Cerruti, ma anche al suo valore simbolico in quanto memoria del dramma dei suoi proprietari originali Gustav Arens, di sua figlia Ann e di suo marito Friedrich Unger, travolti dallo scandalo delle espropriazioni illegittime di opere d’arte durante l’epoca nazista.

L’opera, esposta a partire dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso nella camera della torre di Villa Cerruti, che oggi fa parte del polo museale Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea – Collezione Cerruti, ha infatti una storia particolarmente travagliata.

Il dipinto, acquistato dall’uomo d’affari e importante collezionista Gustav Arens presso la Galerie Sanct Lucas di Vienna all’inizio del 1936, fu inviato all’Akademie der bildenden Künste per il restauro dove il professore e storico dell’arte Emmerich Schaffran attribuì l’opera a Jacopo del Sellaio rettificando la precedente attribuzione a Raffaellino del Garbo. Alla morte di Gustav Arens, avvenuta nel marzo 1936, il dipinto ereditato dalla figlia maggiore Ann Arens sposata con Friedrich Unger fu sequestrato con l’intera collezione della famiglia Unger dalle autorità naziste presumibilmente dopo il marzo 1938 e restituito dietro il pagamento di un cospicuo riscatto. Con l’acuirsi della persecuzione ebraica, nel giugno del 1938 Ann e Friedrich Unger nonché le figlie Grete e Gitte fuggirono dapprima in Francia e nel maggio del 1939 negli Stati Uniti. A nulla servirono gli sforzi della famiglia per sdoganare e spedire negli Stati Uniti le opere d’arte e gli altri beni rimasti in deposito a Parigi; le operazioni furono ostacolate dalla burocrazia e, nel febbraio del 1942, le autorità tedesche requisirono definitivamente ogni proprietà della famiglia Unger ivi compresa la collezione d’arte.

Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Unger poterono recuperare parte del loro patrimonio artistico ma non il quadro di Jacopo del Sellaio di cui si erano perdute le tracce. La famiglia cercò ostinatamente per decenni di rientrare in possesso del dipinto amato particolarmente sin dall’infanzia dalla figlia minore Grete (Vienna, 1928). Nel 1974 l’opera riapparve misteriosamente sul mercato presso la Galerie Fischer di Lucerna e nel 1985 a Londra a un’asta di Christie’s. Due anni dopo, ignaro degli eventi drammatici che avevano contrassegnato la peripezia del dipinto, Francesco Federico Cerruti lo acquistò da un mercante italiano che lo aveva acquistato all’asta di Christie’s.


Nel 2016, dopo la morte di Cerruti (luglio 2015) si avviano gli accordi per l’affidamento della Collezione Cerruti al Castello di Rivoli, poi formalizzato nel 2018. Le ricerche condotte dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea hanno permesso di riconoscere nella tavola il quadro sottratto alla famiglia Unger e, nel 2018 la Fondazione Cerruti, anche a nome del Castello di Rivoli, ha contattato l’HCPO (Holocaust Claims Processing Office) dello Stato di New York grazie al quale sono stati individuati gli attuali eredi nella famiglia di Grete Unger Heinz, figlia minore di Ann e Friedrich Unger, e nei figli di sua sorella Gitta Unger Meier: Karen Reeds, Andrea Meier e Alan Meier. Nel 2018 è stata quindi avviata una trattativa tra le parti conclusasi felicemente nel 2020 con le finalità di mantenere integra la Collezione Cerruti, preservare il ricordo dei tragici eventi che hanno scosso l’Europa nel corso del XX secolo e permettere al pubblico di vedere il dipinto nella nuova casa museo, Villa Cerruti, gestita dal Castello di Rivoli. Oltre a un compenso finanziario da parte delle Fondazione Cerruti alla famiglia, è stato concordato di narrare le vicissitudini del dipinto e della famiglia Arens e Unger ai visitatori. Ora è dunque possibile ammirare l’opera di Jacopo del Sellaio, un dipinto particolarmente amato da Cerruti a tal punto che l’aveva voluto accanto al letto nella camera della torre, uno spazio mistico in cui erano state raccolte molte opere devozionali e destinato al raccoglimento della sulla finitudine.


Afferma Grete Unger Heinz, “A quasi 93 anni, avevo perso la speranza che questo amato dipinto rinascimentale italiano appartenente ai miei genitori sarebbe mai riemerso. Sono lieta non solo che la Fondazione Cerruti abbia raggiunto un equo accordo con gli eredi della famiglia Unger, incluso un resoconto completo della travagliata storia del dipinto, ma anche che io possa ancora vedere l’opera stessa al Museo del Castello di Rivoli nel corso della mia vita”.

 

Aggiunge Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli e della Fondazione Cerruti, “Sono lieta che la Fondazione Cerruti, gli eredi di Ann e Friedrich Unger e il nostro Museo siano stati in grado di risolvere con successo una richiesta di restituzione dei beni delle vittime dell’Olocausto lunga decenni. Attraverso la nostra ricerca sulla provenienza della Collezione Cerruti - e grazie all’Ufficio Reclami dell’Olocausto (HCPO) di New York - siamo stati in grado di identificare gli eredi di questo dipinto rinascimentale andato perduto durante la Seconda Guerra mondiale, compensarli per la loro perdita e conservare il dipinto al museo per la fruizione pubblica. Quest’opera di Jacopo del Sellaio, così amata dai suoi proprietari originali e anche da Francesco Federico Cerruti, che l‘ha acquisita nel 1987 senza conoscerne il passato travagliato, ha finalmente trovato la pace”.

Susan Philipsz a Los Angeles


La Tanya Bonakdar Gallery  propone fino al 19 Settembre il progetto  "Sleep Close and Fast "  la prima mostra personale di Susan Philipsz nella location di Los Angeles, che anticiperà la presentazione della sua installazione a dodici canali "Prelude in the Form of a Passacaglia" realizzata nel 2020 alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles il 6 febbraio 2020.


Sleep Close and Fast è una nuova installazione sonora a sette canali con registrazioni di ninne nanne cantate con la voce dell'artista. Raccolti da una varietà di fonti tra cui film horror di culto, opera e letteratura, le ninne nanne scelte condividono sfumature oscure e inquietanti. Emanata da botti di acciaio inossidabile, l'acustica scultorea suggerisce spazio profondo, distanza e memoria. Le registrazioni vocali sono accompagnate da un battito di percussioni impostato al ritmo del battito cardiaco dell'artista, che funge da metronomo per la ninna nanna.



28/07/20

Banksy all'asta per Betlemme


Questa sera saranno ben 3 i Banksy che saranno battuti all'asta dalla Sotheby's per la vendita serale "Rembrandt to Richter" con cui sarà sostenuto l'ospedale a Betlemme, città in cui l'artista ha da tempo attivato il noto "Hotel Betlemme".

Base d'asta per i tre lavori da oltre un milione di euro che si spera di superare visto lo spirito sociale dell'iniziativa, come già aveva fatto per sostenere l'ospedale inglese di Southampton a maggio.

Les Parallèles du Sud di Manifesta 13



Per la prima volta nella sua storia, Manifesta 13 Marsiglia è più di un semplice programma di mostre di arti visive per un pubblico internazionale di specialisti. Ora riunisce tre programmi altrettanto importanti tra cui due sono ancorati localmente. Traits d'union.s è un programma ideato da un team artistico composto da curatori internazionali, il programma Le Tiers [il terzo programma] presenta una rassegna realizzato dai membri del dipartimento di educazione e mediazione di Manifesta 13 Marsiglia e Les Parallèles du Sud è un multidisciplinare programma di mostre ed eventi prodotti dalle parti interessate regionali in collaborazione con partner internazionali.

Per Les Parallèles du Sud, sono stati selezionati 86 progetti tra 360 domande da una giuria composta da Hedwig Fijen, direttore di Manifesta 13 Marsiglia; Colette Barbier, direttrice della Fondation d’entreprise Ricard; Alya Sebti, membro del team artistico di Manifesta 13 Traits d’union.s; e l'artista di Marsiglia Michèle Sylvander. Il programma inizierà contemporaneamente a Traits d'union.s, dal 28 agosto al 29 novembre 2020. Esplorerà questioni concentrate attorno alla domanda: Marsiglia e la sua regione possono essere fonte d'ispirazione per un rinnovato modello di convivenza in una città influenzata da diverse generazioni di migrazioni?

Il più interdisciplinare dei tre programmi, Les Parallèles du Sud presenterà più di 40 mostre e installazioni, oltre a una vasta gamma di spettacoli, conferenze, tavole rotonde, scuole estive, editoria e progetti sonori in tutta la regione da Marsiglia a Nizza, Arles ad Avignone e poi ad Aix-en-Provence, Port de Bouc, Monaco, Vallauris ed Embrun. Artisti internazionali, curatori, ricercatori, gallerie, organizzazioni no profit e istituzioni (provenienti da tutto il mondo) collaboreranno con attori regionali per accogliere più di 350 partecipanti (di cui 200 artisti visivi, di cui metà con sede nella regione).

“La cultura è vitale nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La nostra regione soleggiata, piena di luce, ha sempre mantenuto un posto unico per le arti visive. Attraverso "Les Parallèles du sud", Manifesta 13 Marsiglia offre una magnifica visibilità a tutti i luoghi e artisti che danno vita all'arte tutto l'anno sul nostro territorio. Tutti coloro che lavorano per sviluppare arte, immaginazione e sensibilità sono essenziali per la nostra felicità e per l'attrattiva della nostra regione per i suoi abitanti e visitatori. " Renaud Muselier, Presidente della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Per Manifesta 13 Les Parallèles du Sud, molti partecipanti affronteranno questioni chiave dei nostri tempi, come la trasformazione della vita civile in un contesto sociale spesso contrassegnato da fratture, mettendo in evidenza pratiche partecipative che sono più essenziali che mai nella nostra società . Molti progetti coinvolgono fortemente anche il modo in cui ci relazioniamo con la natura e le questioni ecologiche. Provenienti da diverse parti d'Europa e dal contesto globale, gli artisti metteranno in discussione specifici momenti chiave della storia attraverso una vasta serie di ricordi e domande riflessive e un focus sul concetto di trasformazioni geo-politiche e narrazioni alternative di comprensione, riflessione e immaginazione .

27/07/20

Do it on Google Arts



Da molti anni il progetto di Do It ideato dall'ormai onnipresente Hans Ulrich Obrist, nel 1993 chiacchierendo con Christian Boltanski e Bertrand Lavier trova ora spazio nel grande contenitore multimediale di Google Arts & Culture .

Lanciato a metà maggio con nome di  "Do it (around the world)" raccoglie decine di possibili progetti che ognuno può farsi, ma che sono giustificati da noti artisti internazionali, confermando ancora come il sistema arte finge l'idea della libertà, liberi si ma solo se firmati...

Comunque mi diverte molto e trovo che potrebbe essere veramente un esempio di alternatività al sistema "mercato", basterebbe correggerlo e lasciare spazio a tutti di essere artisti.