NY Window è composta da 57 nuove opere su carta in un'installazione che si estende dal pavimento al soffitto e avvolge l'interno della finestra. I disegni di Pessoli formano una serie di narrazioni non lineari, ognuna delle quali presenta una vignetta tratta dall'immaginario americano, dall'iconografia religiosa, dalla cultura popolare, dalla politica e dalla vita quotidiana.
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Dal 2000 artblog di Domenico Olivero
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25/10/26
Alessandro Pessoli alla Finestra
NY Window è composta da 57 nuove opere su carta in un'installazione che si estende dal pavimento al soffitto e avvolge l'interno della finestra. I disegni di Pessoli formano una serie di narrazioni non lineari, ognuna delle quali presenta una vignetta tratta dall'immaginario americano, dall'iconografia religiosa, dalla cultura popolare, dalla politica e dalla vita quotidiana.
24/10/26
Come collezionano le nuove generazioni?
Il report sottolinea inoltre una crescente digitalizzazione e l'integrazione di strumenti basati sull'intelligenza artificiale nei comportamenti d'acquisto dei collezionisti, ma eccovi il link per una lettura più completa https://theartmarket.artbasel.com/
23/10/26
The Dinner
Con una selezione di pastelli a olio in un allestimento "da salotto", insieme a dipinti a carboncino, sculture e due film dell'artista, The Dinner apre un nuovo capitolo del mondo immaginario di Van de Velde. La mostra ruota attorno a una cena immaginaria in galleria, che riunisce un eclettico gruppo di artisti e personalità del mondo della cultura, sia viventi che scomparsi, dove si sviluppano conversazioni giocose e riflessive, e dove umorismo, analisi, realtà e illusione si intrecciano indissolubilmente.
22/10/26
Costellazione Beyeler
Grande rinnovamento alla Fondazione Beyeler a Basilea in Svizzera, dopo trent'anni, e un investimento di quasi 150 milioni di dollari apre nuovi spazi progettati dall'architetto Peter Zumthor, che prevede anche un'ampia area naturale.
L'evento è caratterizzato anche dalla mostra "Constellations" che durerà fino a Settembre 2027 e inaugura il nuovo insieme di ampliamenti della Fondation Beyeler, sviluppandosi sia nei due edifici museali sia nel parco esteso.
La mostra riunisce oltre 200 opere eccezionali provenienti dalla collezione del museo e da collezioni private strettamente legate all’istituzione, dando vita a costellazioni uniche di arte, architettura e natura."Constellations" si svolge nei due edifici museali della Fondation Beyeler: l’iconico Museo Beyeler di Renzo Piano e la nuova sezione del Museo Wyss di Peter Zumthor. I due edifici offrono prospettive diverse sulle opere esposte. Nel Museo Beyeler, le opere dialogano con l’architettura familiare che ha caratterizzato l’esperienza artistica della Fondation Beyeler negli ultimi 30 anni. Nel Museo Wyss, invece, le opere sono collocate in un contesto nuovo.
Allo stesso tempo, "Constellations" offre ai visitatori la prima opportunità di vivere i due edifici museali e gli spazi naturali circostanti come un insieme coeso e coerente. Il cuore della mostra è la rinomata collezione di Ernst e Hildy Beyeler, ampliata nel tempo per includere anche l’arte contemporanea.
21/10/26
Butch Gardens School of Art
El Museo del Barrio presenta Teddy Sandoval e la Butch Gardens School of Art , un'importante mostra che esamina la vita e l'opera di Teddy Sandoval (1949-1995), un artista innovativo ma storicamente sottovalutato, la cui pratica ha esplorato genere, sessualità, identità e appartenenza con umorismo e urgenza politica. Radicato nelle comunità artistiche queer e chicana di Los Angeles, il lavoro di Sandoval si è confrontato con i movimenti sociali e culturali che hanno plasmato gli Stati Uniti e l'America Latina dagli anni '70 agli anni '90.
Curata da C. Ondine Chavoya e David Evans Frantz, la mostra prende il titolo da Butch Gardens, un bar gay di Los Angeles frequentato da Sandoval e da altri avventori chicanas nei primi anni '70. Sandoval adottò il nome del bar per la fittizia "Butch Gardens School of Art", una struttura concettuale attraverso la quale promuoveva la collaborazione, la sperimentazione e la comunità creativa, sfidando al contempo le strutture tradizionali del mondo dell'arte.
Andando oltre una retrospettiva convenzionale, la mostra mette in dialogo l'opera di Sandoval con un gruppo multigenerazionale di artisti queer, latini e latinoamericani le cui pratiche condividono linguaggi visivi e preoccupazioni politiche affini. Attraverso la fotografia, la pittura, il disegno, il collage, l'arte concettuale e la performance, la mostra mette in luce le storie interconnesse della produzione artistica queer e diasporica nelle Americhe.
La mostra presenta opere d'arte provenienti da tutta la carriera di Teddy Sandoval, insieme a quelle di Yolanda Andrade, Félix Ángel, Myrna Báez, Ester Hernández, Hudinilson Jr., Marisol, Marta Minujín, Joey Terrill, Martin Wong, Felipe Baeza, Ana Segovia e altri.
El Museo del Barrio è l'unica sede di New York ad ospitare la retrospettiva itinerante, organizzata da Independent Curators International (ICI) e sviluppata in collaborazione con il Williams College Museum of Art e il Vincent Price Art Museum. L'allestimento di El Museo è curato da Lee Sessions, curatore associato delle collezioni permanenti di El Museo del Barrio.
SPONSOR:
Teddy Sandoval and the Butch Gardens School of Art è una mostra itinerante curata da C. Ondine Chavoya e David Evans Frantz. È prodotta da Independent Curators International (ICI), New York, in collaborazione con il Vincent Price Art Museum dell'East Los Angeles College e il Williams College Museum of Art. Il sostegno principale alla mostra è fornito dalla Getty Foundation attraverso l'iniziativa The Paper Project, dalla Terra Foundation for American Art, dalla Mellon Foundation, dal programma di borse di ricerca curatoriale della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, dall'AltaMed Art Collection e dal National Endowment for the Arts. Un generoso finanziamento è offerto da Estrellita B. Brodsky e dalla Pasadena Art Alliance. Crozier Fine Arts è il partner logistico preferenziale per le opere d'arte. Il programma espositivo di ICI è reso possibile grazie al supporto aggiuntivo del Consiglio di amministrazione di ICI, dell'ICI Curatorial Fund for Latin America and the Caribbean e dei membri dell'ICI International Forum.
20/10/26
Teheran/New York - Monir Shahroudy Farmanfarmaian al Museet Museum
Il Museet Museum di Stoccolma indata, con una ricecata mostra, l'opera di Monir Shahroudy Farmanfarmaian (1922–2019), architettura e corpo, frammenti e totalità, tradizione e innovazione si fondono. Attingendo alle tradizioni visive iraniane e alla sperimentazione artistica postbellica con materiali e percezione, ha sviluppato un linguaggio visivo caratterizzato da astrazione geometrica e forme ispirate alla natura. Oggi è considerata una delle artiste più influenti dell'Iran.
La mostra “Teheran/New York” riunisce circa cento opere realizzate tra il 1970 e il 2015 e mette in luce l'ampiezza della pratica artistica di Monir Shahroudy Farmanfarmaian. Mosaici di specchi caleidoscopici e assemblaggi scultorei sono esposti accanto a collage, disegni floreali, tappeti, opere calligrafiche e alle opere autobiografiche che lei chiamava “Scatole del dolore”.
In mostra anche “Third Family” (2011), una delle sue esplorazioni più approfondite della geometria e delle sue possibilità di variazione. Prendendo come punto di partenza l'esagono e altre forme di base radicate nelle tradizioni dell'arte islamica, ha creato un'ampia gamma di variazioni. Spesso lavorava in serie, che a volte definiva “famiglie”, con opere legate da affinità di forma e struttura.
Teheran e New York
La pratica artistica di Monir Shahroudy Farmanfarmaian è stata plasmata dai suoi spostamenti tra Teheran e New York, due città che, in modi diversi, hanno influenzato la sua vita e il suo lavoro.
Nel 1945 lasciò l'Iran per studiare a New York. Lì, strinse legami con la scena artistica d'avanguardia della città e lavorò come designer e illustratrice. Quando tornò a Teheran nel 1957, la città stava entrando in un periodo di rapido sviluppo culturale e divenne un centro artistico dinamico e cosmopolita durante gli anni '60 e '70. Allo stesso tempo, Shahroudy Farmanfarmaian approfondì il suo interesse per le tradizioni visive iraniane – dall'arte e architettura islamica all'arte e all'artigianato popolare – e costituì una vasta collezione di opere d'arte e oggetti.
La sua visita al santuario di Shah Cheragh a Shiraz nel 1966 segnò una svolta nel suo lavoro. Le pareti, le volte e le cupole dell'edificio sono ricoperte di ayeneh-kari, un'antica forma d'arte iraniana in cui piccoli pezzi di specchio vengono assemblati a formare motivi geometrici. Nel corso del tempo, Shahroudy Farmanfarmaian ha fatto del mosaico di specchi il suo stile distintivo, portandolo fuori dall'architettura e integrandolo in rilievi e oggetti d'arte scultorei.
Esilio e ritorno
In seguito alla rivoluzione in Iran del 1979, la sua vita e la sua opera si trovarono ad affrontare circostanze completamente nuove. La sua casa e il suo studio, le sue opere e gran parte della collezione che aveva accumulato furono confiscati e dispersi. Visse quindi in esilio a New York per venticinque anni.
A New York, ha gradualmente ricostruito la sua pratica artistica attraverso opere di dimensioni ridotte realizzate con materiali a sua disposizione: carta, matite, fotografie e riproduzioni. Nei collage e nei disegni realizzati durante gli anni dell'esilio, la perdita e la nostalgia si intrecciano con frammenti di storia dell'arte iraniana e immagini delle sue opere perdute. La memoria è diventata uno dei tanti materiali a sua disposizione.
Nel 2004, all'età di 82 anni, Shahroudy Farmanfarmaian fece ritorno a Teheran. Lì, riaprì il suo studio e riprese a lavorare con i mosaici a specchio, affiancando artigiani specializzati. Questo segnò l'inizio di uno dei periodi più produttivi della sua carriera: le sue opere a specchio crebbero in dimensioni e complessità e le idee sviluppate durante gli anni dell'esilio poterono finalmente essere realizzate.
Tra modernismo e arte contemporanea
L'arte di Shahroudy Farmanfarmaian occupa un posto di rilievo nel modernismo globale del XX secolo, pur appartenendo anche alla storia dell'arte contemporanea. Le modalità con cui la sua opera si è trasformata a seguito di sconvolgimenti, spostamenti e nuove condizioni materiali, insieme alla sua esplorazione del rapporto tra oggetto, spazio e spettatore e alle sue collaborazioni con artigiani specializzati, collegano la sua pratica artistica a questioni che rimangono centrali per l'arte odierna.
Nell'incontro con le sue opere a specchio, le prospettive si frammentano e si moltiplicano. I confini tra opera d'arte, spazio e spettatore si dissolvono. "Si diventa parte dell'opera d'arte e l'opera d'arte diventa parte di te", come ha affermato la stessa Shahroudy Farmanfarmaian. Il suo lavoro getta inoltre nuova luce su connessioni e scambi a lungo esclusi dalle narrazioni dominanti della storia dell'arte moderna.
Biografia
Monir Shahroudy Farmanfarmaian (1922–2019) nacque a Qazvin, in Iran, nel 1922. Dopo aver studiato alla Facoltà di Belle Arti dell'Università di Teheran, si trasferì a New York nel 1945, dove proseguì gli studi e lavorò come illustratrice e designer per, tra gli altri, Bonwit Teller, "Glamour" e Katja & Monir (in seguito Katja of Sweden). Al suo ritorno in Iran, partecipò alla prima Biennale di Teheran e rappresentò l'Iran alla Biennale di Venezia. Nel 1975, le sue opere furono esposte alla Champlain-Ravagnan Gallery di New York e nel 1977 alla Galerie Denise René di Parigi.
Nei suoi ultimi anni, il suo lavoro ha ottenuto un crescente riconoscimento istituzionale. La mostra “Infinite Possibility: Mirror Works and Drawings 1974–2014” è stata inaugurata al Serralves Museum of Contemporary Art di Porto nel 2014 ed è stata presentata l'anno successivo al Guggenheim Museum di New York. Le sue opere sono state esposte per la prima volta in Svezia nel 2016, nella mostra collettiva “New Visions” alla Tensta konsthall di Stoccolma. Nel 2017, è stato inaugurato il Monir Museum di Teheran, il primo museo in Iran dedicato a una singola artista donna. Nel 2018, la mostra “Sunset, Sunrise” è stata inaugurata all'Irish Museum of Modern Art (IMMA) di Dublino ed è stata presentata l'anno successivo alla Sharjah Art Foundation negli Emirati Arabi Uniti.
Monir Shahroudy Farmanfarmaian è morto a Teheran nel 2019, all'età di 96 anni.
19/10/26
Annodare...
18/10/26
Al Met Krasner e Pollock
Col titolo "Krasner and Pollock: Past Continuous",il Metropolitan Museum of Art, a New York, ci propone una grande mostra che ripercorre l'intero arco della carriera di Lee Krasner (1908–1984) e Jackson Pollock (1912–1956), esaminando in parallelo le pratiche — distinte ma interconnesse — di questi due artisti, compagni nell'arte e nella vita.
L'esposizione è visitabile fino al 31 gennaio 2027; rappresenta la prima importante presentazione newyorkese dedicata ai due artisti dopo oltre vent'anni, introducendo la loro opera a una nuova generazione e rivalutando al contempo il loro duraturo impatto sull'arte moderna e contemporanea.
Krasner e Pollock erano artisti emergenti a New York quando si incontrarono, in occasione di una mostra del 1942 organizzata dall'artista John Graham. Si sposarono nel 1945 e si trasferirono a Springs, a Long Island, dove le loro vite rimasero intrecciate — sul piano personale, artistico e professionale — fino alla morte di Pollock nel 1956. Se l'opera di una vita aveva già consolidato l'eredità di Pollock, i quasi trent'anni in cui Krasner gli sopravvisse segnarono alcuni degli anni più trasformativi della sua carriera.
Prendendo il titolo "Past Continuous" da un dipinto della Krasner del 1976, la mostra ripercorre vite e pratiche parallele, plasmate inizialmente dall'esperienza vissuta e successivamente segnate dalla memoria.
L'esposizione mette in risalto la varietà e l'importanza storico-artistica del lavoro di Krasner, offrendo al contempo un approfondito esame della ricca e complessa pratica di Pollock.
La mostra è resa possibile grazie a Kenneth C. Griffin e Griffin Catalyst, Marina Kellen French e la Barrie A. and Deedee Wigmore Foundation. Ulteriori contributi sono offerti da Trevor e Alexis Traina, dall'Aaron I. Fleischman and Lin Lougheed Fund, dalla Huo Family Foundation, da Joyce Kwok, Janice Lee e Joseph Bae, Dina Axelrad Perry, Alice e Tom Tisch e dalla Horace W. Goldsmith Foundation.
17/10/26
Frieze Sculpture
16/10/26
Flashback Art Fair
Intitolata IN TIME, l’edizione 2026 prosegue la ricerca di Flashback sull’arte come spazio capace di mettere in relazione epoche, linguaggi e prospettive differenti. Antico, moderno e contemporaneo convivono in un percorso nel quale il tempo non è una dimensione lineare, ma un territorio aperto: passato, presente e futuro si incontrano, si trasformano reciprocamente e tornano a interrogare il nostro modo di abitare il presente.
Il tema dell’edizione invita a riflettere sul valore del tempo e sulla responsabilità di essere “dentro il proprio tempo”: riconoscerne le urgenze, conservarne la memoria e immaginare possibilità condivise per il futuro. L’immagine guida è affidata all’astronauta Paolo Nespoli, il cui sguardo dallo spazio suggerisce un cambio di prospettiva: osservata a distanza, la Terra supera confini e separazioni, restituendo una visione più ampia e consapevole di ciò che ci circonda.
In questa cornice, le gallerie partecipanti presentano opere capaci di interrogare il presente attraverso la memoria, la materia, la natura, il corpo, la spiritualità, la politica e la sperimentazione dei linguaggi. Dipinti, disegni, fotografie, sculture e installazioni di epoche diverse entrano in dialogo, dimostrando come ogni opera possa continuare a generare significati nel tempo e nell’incontro con il pubblico.
LE GALLERIE
Aleandri Arte Moderna, Roma (IT); Antiques Par Force, Roma (IT); Arcuti Fine Art, Roma, Torino (IT); Atipografia, Arzignano, VI (IT); Galleria Aversa, Torino (IT); Umberto Benappi, Torino (IT); Botticelli Antichità, Firenze (IT); Studio d'Arte Campaiola, Roma (IT); Galleria Canesso, Milano (IT), Parigi (FR); Ciacek Gallery, Varsavia (PL); Galleria Ferrero, Ivrea, TO (IT); Galleria Del Ponte, Torino (IT); Galleria dello Scudo, Verona (IT); Galleria Giamblanco, Torino (IT); Yvonne Hohner Contemporary, Karlsruhe (DEU); Kollenburg Antiquairs, Oirschot (NL); Kromya Art Gallery, Verona (IT), Lugano (CH); LANG, Amsterdam (NL); Galleria Lombardi, Roma, Milano (IT); Luma Arte Contemporanea, Orte, VT (IT); Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d'Epoca, Torino (IT); Mendittorosa, Napoli (IT); Nathalie Motte Masselink, Parigi (FR); Galleria d'Arte Niccoli, Parma (IT); NP ArtLab, Milano (IT); Nuova Galleria Morone, Milano (IT); Open Art, Prato, PO (IT); Photo&Contemporary, Torino (IT); Galleria Ponti, Roma (IT); Flavio Pozzallo, Oulx, TO (IT); Richard Saltoun, Roma (IT), Londra (UK), New York (USA); Sangallo Fine Art, Vasto, CH (IT); Gian Enzo Sperone, Sent (CH); Galleria Antonella Villanova, Firenze (IT); Floris Van Wanroij, Dommelen (NL).
Le opere di IN TIME, presentate dalle gallerie, costruiscono un percorso attraverso modi diversi di abitare il tempo: nella relazione con la Terra, nella memoria dei luoghi e delle immagini, nella trasformazione della materia.
LE EDIZIONI PRECEDENTI
2013: L’Enigma del tempo. 2014: Il Labirinto. 2015: Energia: arte e vita. 2016: Nuovo sincretismo. 2017: In senso inverso. 2018: Le Rive di un altro mare. 2019: Gli Erranti. 2020: Ludens. 2021: La Zona Franca. 2022: He. art. 2023: Metamemoria. 2024: Equilibrium? 2025: Untitled.
Flashback Art Fair 2026
Giornata inaugurale e press preview: mercoledì 28 ottobre 2026 dalle 11 alle 22
Apertura al pubblico: da giovedì 29 ottobre a domenica 1°novembre 2026 dalle 11 alle 20
Flashback Habitat
Corso Giovanni Lanza 75, Torino
Ingresso
Biglietto intero: 15€
Biglietto ridotto: 10€ (riduzioni previste per legge, possessori di Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card e tessera Amic* di Flashback Habitat)
Per informazioni: www.flashback.to.it; info@flashback.to.it; +39 393 6455301























