Translate

07/10/26

Directionless




Inaugurata quest'estate, "Directionless" nella sede di Menorca della galleria Hauser & Wirth è un'ampia mostra collettiva curata dall'artista Rashid Johnson. Il progetto parte dalla consapevolezza che stiamo vivendo un periodo segnato non solo da un profondo disorientamento, ma anche da un senso di spossatezza. 

Le certezze politiche si sono sgretolate, le narrazioni collettive si sono indebolite, le ansie ecologiche si sono acuite e i sistemi di significato ereditati non offrono più punti di riferimento stabili. In tale contesto, la mancanza di direzione emerge non come una temporanea perdita di orientamento, ma come un'esperienza determinante della vita contemporanea. La mostra si interroga su quali forme di pensiero, sentimento e pratica artistica diventino possibili quando le certezze non sono più disponibili e quando la spossatezza stessa è diventata una condizione sociale condivisa.


Anziché cercare una soluzione, Directionless riflette su come gli artisti abitino stati di sospensione, ambiguità, opacità e frammentazione. Le opere qui raccolte non offrono mappe per uscire dall'incertezza. Piuttosto, propongono modi per rimanere presenti al suo interno. Esplorano cosa significhi navigare in un mondo in cui le identità sono sempre più instabili, le storie restano irrisolte e il futuro appare al contempo aperto e difficile da immaginare.

Organizzata dall'artista Rashid Johnson, la mostra adotta una struttura volutamente polifonica. Johnson ha invitato gli artisti Charles Gaines, Firelei Báez e Cristina Iglesias a nominare colleghi al di fuori della galleria, distribuendo l'autorità curatoriale e permettendo alla mostra di svilupparsi attraverso affinità, divergenze e dialoghi. Questa metodologia guidata dagli artisti riflette la premessa centrale della mostra: che l'orientamento non è fisso o ereditario, ma continuamente negoziato attraverso relazioni, incontri e atti di immaginazione.


06/10/26

Al MAO Song Dong. Soul Out

Song Dong, Borrow Light , 2025, Site-specific installation, Variable dimensions , Installation view, 36 Bienal de São Paulo, 2025
© Levi Fanan / Fundação Bienal de São Paulo Courtesy of the Artist and Beijing Commune

Dal 23 ottobre 2026 fino al 27 giugno 2027 il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta Song Dong. Soul Out, la prima mostra personale in Italia dedicata all’artista Song Dong (Pechino, 1966) a cura di Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci. L’esposizione è concepita come un progetto site-specific che coinvolge l’intero museo, trasformandolo in un dispositivo narrativo in cui le opere di Song Dong entrano in dialogo con le collezioni permanenti e con l’architettura storica di Palazzo Mazzonis.

 Riunendo alcune delle installazioni più iconiche dell’artista, insieme a un archivio di fotografie e video di performance realizzate dagli anni ‘90 a oggi, Song Dong. Soul Out ripercorre oltre trent’anni di lavoro, mettendo in luce una pratica capace di intrecciare esperienza individuale e storia collettiva, memoria privata e trasformazioni sociali, restituendo al contempo uno sguardo sulla Cina contemporanea.

05/10/26

Space Remembers




A New York la galleria Matthew Marks propone "Leidy Churchman: Space Remembers" con   tredici nuovi dipinti e tre sculture.Churchman è noto per la varietà dei suoi soggetti, che traggono ispirazione dalla natura, dai media contemporanei e dagli oggetti di uso quotidiano, nonché da una miriade di segni e simboli culturali. La scrittrice Alhena Katsof descrive i dipinti in mostra come opere che "trasformano il concetto di casa in una forza gravitazionale. Qui, la casa è cellulare e celeste, frammentata e integra".



In cinque dipinti di grandi dimensioni, ciascuno alto un metro e ottanta e largo due metri e settanta, Churchman adotta un approccio compositivo unico: un paesaggio sconfinato, un portale astrale, una vista iperingrandita e ravvicinata di una conchiglia. Un'opera raffigura la casa di Churchman su un'isola al largo della costa del Maine, un ambiente pastorale permeato da presenze inaspettate. Una mucca riposa in primo piano con un cespuglio di mirtilli che sembra spuntare dal suo ventre, accanto a due aragoste. L'icona di una divinità buddista protettrice fluttua sopra di essa.

04/10/26

Nel segno di Venezia , donazione Favaretto Rubelli



In mostra a Ca’ Rezzonico disegni dei maestri del Cinquecento e capolavori del Settecento, parte della donazione Favaretto Rubelli.  Un regalo alla città, nel segno di Venezia. 
 
Con la mostra di Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento veneziano, Fondazione Musei Civici di Venezia presenta e celebra la recente donazione di opere su carta di Alessandro Favaretto Rubelli, presidente della celebre omonima impresa di tessuti: una preziosa serie di 29 disegni di antichi maestri veneti - tra cui Palma il Giovane, Carlevarijs, Ricci, Canaletto, Tiepolo -  testimonianza di una colta passione collezionistica, che l’avvocato e Cavaliere del lavoro  ha deciso di donare alla città di Venezia, destinando al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia. 
 
Il filo conduttore, con poche eccezioni, è rappresentato proprio dall’amore per la sua città, la sua storia e, soprattutto, i suoi artisti. L’impegno profuso nella propria impresa non ha, infatti, sottratto all’avvocato la possibilità di dedicarsi alla sua passione per la storia e l’arte della Serenissima: anche durante i viaggi d’affari all’estero, Alessandro Favaretto Rubelli ha raccolto un’importante collezione di libri antichi di argomento veneziano, comprendente opere di carattere storico, guide e album illustrati, che coprono un arco cronologico che va dalla fine del Quattrocento fino ai primi del Novecento.
 
La raccolta in mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico si compone, essenzialmente, di due nuclei principali. Il primo, un gruppo di fogli del Cinquecento, tra cui spicca il Cristo tentato dal diavolo di Palma il Giovane, uno degli artisti più importanti a cavallo tra XVI e XVII secolo. Preparatorio per un telero perduto di Palazzo Ducale, il foglio mostra un alto grado di rifinitura, dove possiamo cogliere appieno l’abilità disegnativa del Palma, autore anche un altro foglio della collezione Favaretto Rubelli, con La preghiera di san Carlo Borromeo, datato 1624. Ma è il gruppo del Settecento veneziano il vero protagonista della raccolta, con rappresentati i principali artisti dell’ultimo secolo di storia della Serenissima. Cominciando da Luca Carlevarijs,  con ben cinque Studi di macchiette, tutti provenienti dalla collezione di Tito Miotti, che vanno ad arricchire il nucleo di disegni dell’artista delle collezioni civiche, tra i più importanti al mondo assieme a quelli del British Museum e del Victoria and Albert Museum di Londra. Si tratta di piccoli fogli, nei quali Carlevarijs ha raffigurato popolani al lavoro, donne intente a conversare, uomini seduti o in piedi, andando a formare quel repertorio di personaggi che avrebbero poi popolato le sue vedute. A Sebastiano Ricci appartiene un disegno a matita nera preparatorio per le Tentazioni di Sant’Antonio abate, saggio magistrale della capacità del maestro di definire i chiaroscuri con un segno sicuro e un tratteggio vigoroso.  Anche gli allievi di Ricci sono ben rappresentati nella collezione Favaretto Rubelli: Gaspare Diziani è presente con due studi, mentre Francesco Fontebasso è rappresentato da una copia giovanile di un quadro del maestro. Immancabile in una raccolta di disegni veneti una caricatura di Giambattista Tiepolo, in questo caso proveniente dall’album Valmarana, come si evince dagli angoli ritagliati. Si tratta di uno splendido esempio delle capacità satiriche del maestro, in grado di dare vita ai suoi personaggi con pochi tratti di inchiostro. Infine, un posto di rilievo è occupato da due studi di vedute di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, che facevano parte di un album appartenuto a Italico Brass e in seguito disperso. Si tratta di prove affascinanti del pittore veneziano, e di testimonianze importanti del suo metodo di lavoro, che arricchiscono di molto le collezioni civiche veneziane.
 
Un gesto importante quello dell’avvocato Favaretto Rubelli che fornisce molte conferme; il ruolo centrale del Gabinetto dei disegni e delle stampe nello studio, nella conservazione e nella valorizzazione della grafica antica; l'attività di Fondazione Musei Civici di Venezia come realtà in grado di custodire, raccontare, il patrimonio culturale affidatole, perché siano tesoro delle future generazioni; infine, ma non ultimo, come la generosità e la visione dei donatori sia, ancora oggi, la base costituente di patrimonio collezionistico e di un senso civico, a beneficio della collettività. 
 
Entrato nell’azienda di famiglia nel 1955, a soli 24 anni, Alessandro Favaretto Rubelli ha saputo, guidarla in breve tempo, verso i mercati internazionali, aprendo sedi e showroom in tutto il mondo: da Londra a Parigi, da New York a Lione, fino a Dubai. Sotto la sua presidenza, la Rubelli firma una serie di collaborazioni con artisti e atelier di fama mondiale per ampliare l’offerta tessuti esclusivi e raffinati. Nel 2018 nasce, infine, la Fondazione Rubelli, che ha come obiettivo promuovere e diffondere il patrimonio culturale, storico e contemporaneo dell’azienda, che comprende, insieme all’Archivio Storico, una serie di bozzetti per tessuti e oltre cinquantamila campioni tessili.
 

NEL SEGNO DI VENEZIA
La donazione Alessandro Favaretto Rubelli
 
23 settembre 2026 – 11 gennaio 2027
Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano
A cura di Alberto Craievich

Informazioni utili 
Orari museo:
  -  fino al 31 ottobre: 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)
  -  dall'1 novembre: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00)
Chiuso il martedì 
Biglietti: la mostra è inclusa nel biglietto e nel percorso di visita del museo 

 

03/10/26

Global Antiquity



Semi-capitello di lesena figurato gandhārico-corinzio Butkara I, valle dello Swat, Pakistan (antica regione del Gandhāra), I secolo d.C., dinastia 
Kushan Scisto scolpito a rilievo 17,9 x 27,8 x 20,9 cm MAO - Museo d’Arte Orientale, Torino Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Maurizio Elia (2006)

Fondazione Prada presenta “Global Antiquity”, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis , Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi , in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA , a Milano dal prossimo 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. “Global Antiquity ” propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico , dal700 a.C. al 1000 d.C. circa .

La mostra si inserisce in un ’indagine più articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente n elle sed i di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia) , ed è proseguita nel 2022 a Milano con “ Recycling Beauty ” (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Mon ica ), una ricognizione dedicata al riuso di antichità greche e romane in contesti post -antichi, dal Medioevo al Barocco.

La premessa di questa ampia ricerca è la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato , ma anche come un elemento vitale in grado di incidere sul presente e 
sul futuro. Temi come la serialità, il riuso, il riciclo e la globalità sono strettamente legati alla nostra concezione di modernità, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni 
valori, categoriee modelli del passato . Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalità espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO/OMA , il patrimonio 
antico diventa , per usare le parole di Salvatore Settis, “ una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.

Attraverso un ’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che , nel corso di oltre 1.700 an ni di storia , hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all ’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti , provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o 
più zone geografiche e società , spesso distanti tra loro. In questa prospettiva , il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione . 
Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politi ci, culturali , economici e religiosi , ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale. 

“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppa te non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida 
e in continua evoluzione di direttrici poligonali . Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Cina , o esponendo una statuetta femminile del subcontinente indianogiunta a Pompei prima dell ’eruzione del 79 d.C. , la mostra innesca un cortocircuito spazio -temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata. 

Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo : l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso ne l discorso politico ed economico di oggi , e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale . Da una parte, “Global Antiquity ” ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh , “ è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza. ” In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale . D all’altra parte, l ’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity ” offrono solide basi per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo, fondate sull ’idea che ogni realtà culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in sé stessa, assediata dagli “ altri” e, per questo, da difendere a ogni costo.

Come spiega Salvatore Settis: “ Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama: la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l ’Eurasia , spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala. Dal nostro atlante di micro -storie emerge così una macro -storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità. ”

Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margherie il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L ’allestimento traduce l ’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata 
attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti , realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita i l pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.

Il principio di convergenza riguarda , per esempio, la compresenza di oggetti provenienti da contesti diversi in un unico luogo , come nel caso del sito di Begram in Afghanistan, rivelando l’esistenza di intensi rapporti commerciali e cul turali che collegavano regioni molto distanti tra loro . Il cosiddetto tesoro di Begram, rinvenuto alla fine degli anni Trenta e oggi conservato nel Museo di Kabul e nel Musée Guimet a Parigi, comprende oggetti di lusso appartenuti alle raffinate élite locali e giunti in quel luogo tra il I e il II secolo d.C. da un ’area vastissima, dall ’Impero romano all ’Asia occidentale, dalla Cina degli Han all ’India e alle regioni limitrofe . L ’idea di convergenza può essere esemplificata anche da un singolo oggetto , come il cofanetto rinvenuto a Belmonte Piceno, nelle Marche, e realizzato tra il 560 e il 540 a.C. , un capolavoro in avorio con preziosi inserti di figure in ambra . I materiali impiegati testimoniano reti commerciali di ampia portata : l’avorio prove niva infatti dall ’Africa o dall ’Asia attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo orientale , mentre l ’ambra era importata dal lontano Mar Baltico, attraversando l’Europa fino all’Adriatico . Le scene e i personaggi di cultura etrusca e greca che decorano il cofane tto mostrano influenze estranee alla tradizione locale picena e , invece, testimoniano una conoscenza profonda della cultura ellenica, resa possibile dalla circolazione della ceramica greca a figure nere nel Mediterraneo. 

L ’idea di simmetria si può rintracciare nella ripresa di iconografie quasi identiche in oggetti e manufatti appartenenti a epoche e aree tra loro distanti . È il caso di due oggetti molto rari presenti in mostra : la moneta argentea con Alessandro e il re indiano Poro (325 –323 a.C.circa ), probabilmente coniata a Babilonia al tempo di Alessandro Magno , e il Cammeo di 
Shapur I, vincitore dell ’imperatore romano Valeriano (260 –270 d.C. circa ), proveniente dall ’Iran sasanide . Entrambe le opere utilizzano un linguaggio figurativo che enfatizza la superiorità di un sovrano rispetto all ’avversario sconfitto . Pur appartenendo ad ambienti diversi , la moneta d ’argento e il cammeo in sardonica svolgono la stessa funzione ideologica: tradurre la vittoria militare e la subordinazione del nemico in un’immagine che legittima e celebra il potere di un re, greco in un ca so e persiano nell’altro .

L ’intersezione fra culture è esemplificata in mostra da oggetti e manufatti che evidenziano particolari ibridazioni artistiche: è il caso del rivestimento in oro del Gorytos scitico (metà del IV secolo a.C.) , rinvenuto a Melitopol in Ucraina, una custodia per arco e frecce, parte dell’equipaggiamento militare e cerimoniale delle popolazioni nomadi di stirpe iranica che occupavano le steppe dell ’Eurasia, dalla regione d el Mar Nero all ’Asia centrale . È decorato
con scene tratte dalla mitologia greca, in particolare con episodi della vita di Achille . La sua lavorazione a sbalzo e a cesello, la composizione narrativa in registri e i motivi ornamentali vegetali appartengono alla tradizione dell ’oreficeria greca. Questo manufatto in uso fra le élite militari scitiche è la dimostrazione concreta di come, nel IV secolo a.C., le interazioni tra il mondo greco e quello delle steppe fossero intense e creassero nuove forme artistiche attingendo a una molteplicità di tradizioni culturali.

Il percorso espositivo al centro del Podium è introdotto e concluso da due gruppi di opere che fungono da prologo ed epilogo della mostra. Il primo trittico include il busto romano in marmo del “ Sacerdote indio ” (fine del II secolo d.C.) del Museo Nacional del Prado , il Buddha assiso in meditazione nella posizione del loto (II-III secolo d.C .) del Museo delle Civiltà di Roma , appartenente alla produzione buddhista del Gandh āra (corrispondente all’area dell ’attuale Pakistan settentrionale e dell ’Afghanistan orientale) e il busto romano in prestito da una collezione privata che vuol rappresenta re il Ritratto di Apollonio di Tiana (II sec. d.C. circa), un filosofo e taumaturgo greco di età romana che , secondo il suo biografoFilostrato , avrebbe raggiunto l’India nord -occidentale, spinto dal desiderio di conoscere la sapienza orientale. Attraverso l’accostamento di queste tre opere si vuole mostrare come la cultura e la religione indiane fossero oggetto di profondo interesse e di curiosità nel mondo greco -romano . Il secondo trittico indaga la trasformazione della figura del Buddha in quella di un santo cristiano. Il Buddha stante in scisto (I–III secolo d.C.) di area gandhāricaconservat o al Museo delle Civiltà di Roma, la lastra in marmo scolpita che rappresenta un Apologo dalla vita dei santi Barlaam e Iosafat (1225 -1230 circa ), in prestito da l Museo della Cattedrale di Ferrara , e l’Icona dei santi Barlaam e Iosafat dall ’Asia minore (1799) del Museo Bizantino e Cristiano di Atene rappresentano tre fasi di un lungo processo di trasmissione , assimilazione e reinterpretazione culturale, in cui la figura del Buddha è progressivamente modificata da modello di sapienza indiana a immagine di santità cristiana . Un focus è dedicato ai lavori tessili di varia provenienza ( dalla Cina ai Musei Vaticani, al Qatar ) esposti in un container esterno collegato al Podium . Un altro approfondimento indaga la possibile origine cinese del la tes ta del Leone di San Marco , posto su una colonna nella Piazzetta accanto al Palazzo Ducale , come esempio di collegamento artistico e culturale lungo ampie rotte commerciali e di scambio .

“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori , brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali , tra i quali The Metropolitan Museum o f Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles,  British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani , Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli . 

In occasione della mostra, Fondazione Prada pubblicherà un ampio volume illustrato progettato graficamente da 2x4 . Il libro comprende un’introduzione di Miuccia Prada,  Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un testo critico di Salvatore Settis , 27 saggi di studiosi italiani e internazionali , un’ampia raccolta di schede di approfondimento delle opere esposte, redatte da oltre 40 specialisti, e una serie di mappe tematiche e storiche che  ricostruiscono le trasformazioni geopolitiche e le connessioni tra Europa, Asia e  Mediterraneo dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa . Il volume sarà disponibile anche nella nuova  collana “Dispense” che propone una selezione di cataloghi della Fondazione, ristampati in  formato medio e in bianco e nero.

02/10/26

Lady in Blue al Fourth Plinth



Quest'autunno il mitico Fourth Plinth in Trafalgar Square a Londra  ospita una Lady in Blue, divertente scultura in bronzo dell’artista americana Tschabalala Self.

Questa iniziativa da sempre porta per un breve tempo un'opera di arte contemporanea nel cuore della città londinese. 

Svelata il 10 settembre 2026, Lady in Blue rende omaggio a una giovane donna metropolitana – una figura quotidiana – che rispecchia molte delle londinesi di oggi. L'opera è nata dal desiderio di portare a Trafalgar Square una "donna comune" contemporanea. Realizzata in bronzo, la statua indossa un abito dipinto di un blu vibrante e gli accessori riproducono il lapislazzuli. Questa pietra rara e preziosa è stata utilizzata come pigmento fin dall'antichità.

La Signora in Blu è una donna in cui molti possono riconoscersi. Non è un idolo da venerare né una figura storica da commemorare. È una donna che si proietta verso il nostro futuro collettivo con ambizione e determinazione. È una londinese che rappresenta lo spirito della città.





Il Quarto Plinto è una delle opere d'arte pubblica più famose al mondo.

Svolge un ruolo importante nel portare l'arte contemporanea e il dibattito a milioni di persone gratuitamente e nel gettare una nuova luce sulla piazza più storica di Londra.

Le opere destinate al Fourth Plinth vengono selezionate tramite consultazione pubblica e decisione del Fourth Plinth Commissioning Group, un comitato indipendente composto da artisti, giornalisti e curatori. Il sindaco  poi approva l'artista vincitore sulla base delle raccomandazioni del gruppo di commissione.

01/10/26

Nachtruhe di David L. Johnson




Molto interessante il progetto "Nachtruhe" che David L. Johnson presenta presso la galleria Thomas Schulte di Berlino sul tema dei parchi nelle città, sia nella loro accezione pubblica che privata. 



Comunicato stampa 

Nella città di Filadelfia, il Codice Comunale §10-303 (Condotta illecita dei minori) vieta ai minori non accompagnati di rimanere negli spazi pubblici dopo determinate ore notturne. I minori di età pari o inferiore a tredici anni hanno un coprifuoco dalle 21:30 alle 6:00, mentre i minori di età compresa tra i quattordici e i diciassette anni hanno un coprifuoco dalle 22:00 alle 6:00. Il coprifuoco modifica le condizioni legali dello spazio pubblico, conferendo alla polizia maggiori poteri per fermare e trattenere i giovani per strada, all'interno di attività commerciali e nelle aree verdi.

Dal 2014, il Dipartimento dei Parchi e delle Attività Ricreative di Filadelfia ha installato dispositivi Mosquito in oltre trenta parchi e centri ricreativi in ​​tutta la città. Questi dissuasori sonori emettono toni ad alta frequenza tra 16 e 18,5 kilohertz, causando irritazione e, in alcuni casi, nausea in caso di esposizione prolungata. Commercializzati come dispositivi destinati principalmente a persone di età inferiore ai venticinque anni, i Mosquito sono spesso udibili da un gruppo di ascoltatori molto più ampio. Sebbene la città affermi che questi dispositivi siano attivi solo durante le ore di coprifuoco, alcuni rimangono accesi tutto il giorno, rendendo la loro presenza sonora una condizione permanente in diversi parchi di quartiere.

A New York, l'applicazione del coprifuoco nei parchi si è intensificata negli anni '80, quando molti parchi cittadini erano ancora aperti 24 ore su 24. Nel 1988, il tentativo di imporre un coprifuoco notturno a Tompkins Square Park, all'epoca sede della più grande comunità di occupanti abusivi della città, scatenò proteste represse con violenza dalla polizia. Tre anni dopo, il parco fu sgomberato e chiuso con la forza, seguito da lavori di riqualificazione paesaggistica e di sicurezza che permisero un maggiore controllo sull'accesso.

Oggi, cancelli, riflettori e barricate della polizia continuano a limitare l'accesso a parchi newyorkesi come Tompkins. Allo stesso tempo, molti spazi pubblici accessibili a New York sono di proprietà privata e gestiti come spazi pubblici di proprietà privata (POPS). Sebbene in gran parte privi di cancelli, questi spazi sono spesso pattugliati da società di sicurezza private. In alcuni casi, le aziende praticano illegalmente fori o applicano targhette di pattugliamento su alberi e altre proprietà comunali per verificare i giri di ronda delle guardie, estendendo la sorveglianza privata oltre le proprietà che sono incaricate di pattugliare.

Il Parco Görlitzer di Berlino fa parte di una Kriminalitätsbelasteteter Ort (kbO), una delle sette zone di polizia designate in cui la polizia di Berlino può effettuare controlli di identità e perquisizioni senza sospetto individuale. Mantenuti sotto successive coalizioni del Senato, i confini precisi di queste zone sono rimasti segreti per anni. A seguito di continue pressioni pubbliche e richieste al Senato da parte di organizzazioni tra cui Kampagne für Opfer rassistischer Polizeigewalte Wrangelkiez United, una nuova legge di riforma della polizia ha imposto alla polizia di Berlino di rendere pubblici i confini esatti dei kbO per la prima volta nel febbraio 2026. Lo Stato di Berlino ha pubblicato ciascun kbO come mappa separata sul proprio sito web. Viste insieme, le mappe mostrano che il kbO che comprende il Parco Görlitzer si estende ben oltre il parco, attraversando il Canale Landwehr e collegandosi con il vicino kbO di Warschauer Brücke.

La chiusura notturna del Parco Görlitzer è entrata in vigore il 1° marzo nell'ambito di un programma di sicurezza promosso dal Senato di Berlino a guida CDU. Il provvedimento limitava l'accesso dopo le 22:00 e dopo le 23:00 durante i mesi estivi. Per far rispettare la chiusura, le autorità hanno installato dei cancelli su un muro di pietra preesistente, originariamente costruito come muro di contenimento per la stazione ferroviaria di Görlitzer del XIX secolo. Il 1° giugno, a seguito di diversi interventi materiali e legali da parte di attivisti e residenti locali, il Tribunale amministrativo di Berlino ha sospeso la chiusura, ritenendo che l'amministrazione del Senato non avesse l'autorità per imporla. Il parco rimane aperto di notte mentre la controversia legale è in corso, ma la recinzione resta al suo posto.

Testo di David L. Johnson

30/09/26

Animali della collezione Al Thani



Presso Hôtel de la Marine a Parigi è in corso la mostra "Animali" che attraverso oltre 120 opere provenienti dalla Collezione Al Thani, molte delle quali presentate a Parigi per la prima volta, esplora le rappresentazioni di creature reali e immaginarie di civiltà diffuse in quattro continenti, dal III millennio a.C. all'inizio del XX secolo.

Tra i pezzi più pregiati figurano una statuetta votiva laconica in bronzo raffigurante un cavallo del periodo geometrico (Grecia, 750-730 a.C.), un'imponente fibbia per cintura a forma di tigre (daigou) realizzata in Cina durante il periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.), un'impugnatura per bastone da passeggio a forma di testa di serpente creata dalla Maison Fabergé (circa 1890) e una scultura in legno dell'uccello primordiale della cosmogonia Senufo (circa 1900).

La mostra è organizzata dalla Fondazione della Collezione Al Thani in collaborazione con il Centro dei Monumenti Nazionali.



la Collezione Al Thani

Con un approccio enciclopedico e rappresentativo di un'ampia gamma di culture e civiltà, la Collezione celebra la ricchezza della creatività umana e il potere universale dell'arte attraverso i secoli.

Le gallerie dedicate alla Collezione presso l'Hôtel de la Marine, che apriranno nel novembre 2021, presenteranno i capolavori della Collezione e ospiteranno anche mostre temporanee organizzate in collaborazione con musei di fama internazionale e prestiti occasionali da parte di istituzioni partner. Oltre alle mostre, la Collezione organizza giornate di studio e conferenze in una sala dedicata.


La Collezione è di proprietà della Al Thani Collection Foundation, un'organizzazione no-profit la cui missione principale è quella di promuovere l'arte e la cultura. Accompagna le iniziative artistiche fornendo sostegno ai progetti museali, alle mostre e alla pubblicazione di opere scientifiche che celebrano la ricchezza e la diversità delle culture.

In passato, le opere della Collezione Al Thani sono state presentate al pubblico attraverso mostre temporanee presso importanti istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Nazionale di Tokyo.

29/09/26

Art Basel Paris


Per gentile concessione di Art Basel

Torna Art Basel Paris e come già con la vecchia organizzazione de le Fiac si espanderà sulla città.  Un dialogo che aveva dato i suoi frutti e che sempre più il gruppo Art Basel sviluppa per organizzare i suoi eventi fieristici tanto più qui a Parigi.

In questa fase di grande crisi dove il sistema dell’arte risulta sempre più marginale; una visione più diffusa e aperta gioca sicuramente a favore. La distruzione del mercato normale e medio a favore di quello più caro ma molto ristretto ha snaturato tutto, per cui ora forse bisogna tornare a lavorare in modo più diffuso e con dei valori più sensati e meno speculativi.

 

La direzione di Karim Crippa, gioca cosi la carta più condivisa della convivialità, la bellezza della città e i tantissimi meravigliosi spazi.

 

Guardando all’interno della fiera paiono molto interessanti la proposta Premise con una visione curatoriale e la varia selezione degli incontri.

 

Ma eccovi il comunicato stampa


Per la sua quinta edizione, Art Basel Paris, sotto la guida del nuovo direttore Karim Crippa , pone Parigi al centro della fiera, considerandola parte essenziale della sua identità artistica e culturale. Riunendo 211 gallerie internazionali di spicco, tra cui 64 espositori con spazi espositivi in ​​Francia , l'edizione 2026 riflette la ricchezza dell'ecosistema delle gallerie parigine, estendendo al contempo la presenza della fiera ai musei, alle istituzioni, agli spazi pubblici e alle comunità creative della città.


Art Basel Paris si terrà al Grand Palais dal 23 al 25 ottobre 2026 , con giornate di anteprima il 21 e 22 ottobre.


L'edizione 2026 riunisce 183 gallerie nella sezione Galeries, 16 presentazioni personali in Emergence e 12 progetti a tema storico in Premise . Trentadue gallerie parteciperanno ad Art Basel Paris per la prima volta, mentre sei gallerie passeranno da Emergence a Galeries. Un numero record di 12 stand collettivi, che riuniranno 24 gallerie, creerà nuovi dialoghi tra programmi e prospettive artistiche differenti.


Quest'anno, Premise si trasferisce nel Salon Seine, uno spazio di 900 metri quadrati, offrendo maggiore spazio e visibilità a presentazioni basate sulla ricerca che rivisitano e ampliano le narrazioni consolidate della storia dell'arte.


Oltre alla fiera stessa, Art Basel Paris si estende in tutta la città attraverso un programma pubblico ampliato , con importanti commissioni e presentazioni al Petit Palais, Palais d'Iéna, Cité de l'architecture et du patrimoine, Parvis des Droits-de-l'Homme, Beaux-Arts de Paris, Avenue Winston-Churchill, Square Jean Perrin, Place Clemenceau e Jardin de la Nouvelle-France.


Il programma è arricchito dal ritorno di Oh La La!, un allestimento di due giorni che permetterà alle gallerie di trasformare i propri stand con opere nuove e stimolanti venerdì e sabato . L'edizione di quest'anno di Oh La La! sarà curata dalla direzione artistica dell'attrice francese Philippine Leroy-Beaulieu, con il tema Miti e Leggende.


Per la prima volta, Conversations approda nell'Auditorium del Grand Palais, riunendo artisti, direttori di musei, curatori, collezionisti e personalità del mondo della cultura per un programma di dibattiti e incontri individuali.


L'edizione di quest'anno si basa sul successo di Art Basel Paris 2025, che ha accolto oltre 73.000 visitatori e rappresentanti di oltre 240 musei e fondazioni.


Grazie al suo portfolio internazionale di gallerie, alla crescente rete di collaborazioni istituzionali e alla presenza ampliata nella capitale francese, Art Basel Paris 2026 consolida ulteriormente il suo ruolo all'interno di uno degli ecosistemi culturali più dinamici al mondo.


Secondo il rapporto Art Basel & UBS Global Art Market Report 2026 , le vendite in Francia hanno raggiunto i 4,5 miliardi di dollari nel 2025, rappresentando l'8% del mercato globale dell'arte e oltre la metà del mercato dell'UE in termini di valore. La Francia si posiziona al quarto posto tra i mercati dell'arte più grandi al mondo.


L'edizione 2026 riflette l'ampiezza e la pluralità della scena artistica contemporanea parigina, dove artisti, gallerie, musei e istituzioni culturali francesi e internazionali si incontrano. All'interno della fiera e in tutta la città, le pratiche artistiche spaziano tra pittura, scultura, installazione, fotografia, performance, letteratura, danza, cinema e nuovi media.


Il risultato è un'edizione che guarda oltre i confini tradizionali della fiera d'arte per esplorare i molteplici modi in cui l'arte viene prodotta, presentata, fruita e collezionata.

28/09/26

Torino, The Others



The Others torna per la sua XV edizione, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, all'interno della Contemporary Art Week torinese.

Quest'anno la fiera cambia prospettiva e trova casa in un luogo inedito: il piano terra del Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere di Borgo San Paolo, grazie alla collaborazione con GTT - Gruppo Torinese Trasporti.

Borgo San Paolo è uno dei quartieri più autentici di Torino: nato come borgo operaio, oggi mescola anima popolare, creatività e vita di quartiere. Tra caffè storici, botteghe indipendenti e strade vivaci, conserva un forte senso di comunità, pur essendo a pochi minuti dal centro. Un angolo di Torino genuino e in continua evoluzione, dove tradizione e contemporaneità convivono con naturalezza.

Un primo sguardo alla nuova sede: scopri il Parcheggio Lancia nel nostro reel su Instagram.
Al centro del concept curatoriale, la scelta di questo luogo consente uno spostamento simbolico e percettivo: un parcheggio, spazio quotidiano destinato alla sosta e al transito, viene riconfigurato come sede espositiva. In questo modo, il pubblico è invitato a osservare con uno sguardo nuovo un luogo familiare, riscoprendone il potenziale come spazio di socialità e produzione culturale.
La struttura della fiera si sviluppa attraverso una serie di fermate espositive, all'interno delle quali gallerie, artisti e curatori presentano progetti site-specific e multidisciplinari, trasformando il parcheggio in uno spazio dinamico e partecipativo.

Per la XV edizione, The Others amplia inoltre il programma con una nuova sezione dedicata all'editoria, pensata per dare spazio a editori, pubblicazioni e progetti editoriali indipendenti.
La nuova sezione amplia così il percorso della fiera, introducendo l'editoria come ulteriore spazio di ricerca e confronto delle pratiche artistiche contemporanee.