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02/03/26

Danh Vo torna allo Stedelijk Museum



Lo Stedelijk Museum ha in corso la mostra πνεῦμα (Ἔλισσα)  personale  dell'artista Danh Vo (nato nel 1975). Il suo lavoro esplora come l'identità personale emerga dall'intersezione tra storie collettive ed esperienze vissute. Vo è noto per le sue coreografie di oggetti, immagini e testi, e per il modo idiosincratico in cui unisce il suo lavoro a quello degli altri. In questo modo, esplora le relazioni umane in tutta la loro fragilità, così come le forze che plasmano il nostro modo di vivere, di relazionarci gli uni con gli altri e di dare significato alle nostre esperienze.

Da oltre vent'anni, Vo sviluppa un linguaggio visivo plasmato dalle esperienze di sfollamento e di espulsione. Esplora il modo in cui il potere permea la vita delle persone: come seduce, ferisce, plasma e costringe all'adattamento. Le sue installazioni riuniscono opere segnate da guerra, desiderio, ambizione e fede. Così facendo, rivela come il potere si manifesti nelle persone, nei materiali e nelle storie personali.


Le sculture di Vo rivelano il suo fascino per la potenza poetica dei materiali: le venature del legno, la freddezza del marmo, la lucentezza del rame. Sono costituite da frammenti antichi, reliquie religiose o parti di monumenti, tra gli altri, messi in dialogo tra loro. Gli oggetti funzionano come opere d'arte, pur portando con sé i segni del tempo. Il modo in cui Vo posiziona questi elementi nello spazio è un elemento chiave della sua pratica: attraverso la loro reciproca collocazione, evocano nuove connessioni e narrazioni inaspettate. Così, ogni passaggio attraverso la mostra acquisisce una propria dinamica e un proprio significato.

Con  πνεῦμα (Ἔλισσα),  Vo torna allo Stedelijk, dove ha esposto per la prima volta nel 2008. La sua nuova presentazione crea un campo aperto di tensione in cui lo spettatore si muove liberamente e in cui le relazioni tra gli oggetti evocano continuamente nuovi significati. Ciò rende chiaro che la visione non è mai neutrale. 


foto Panoramica della mostra Danh Vo — πνεῦμα (Ἔλισσα), 2026. Stedelijk Museum Amsterdam. Scatti di Peter Tijhuis 

01/03/26

"Untitled" (Go-Go Dancing Platform) di Felix Gonzalez-Torres

 Ritengo che Felix Gonzalez-Torres sia l'artista più significativo dell'ultimo decennio del secolo scorso, le sue opere ancora oggi sono attualissime e valide, anche in letture che sicuramente posso stravolgere il significato originale per essere altro come "Untitled" (Go-Go Dancing Platform) del1991, che oggi può essere riletta in una chiave di attimo ora vivibile solo nella sua unicità, perfetto per il gioco dei social e dei device.

"Untitled" (Go-Go Dancing Platform), ora proposto negli spazi di Hauser & Wirth nel centro di New York, è una interessante occasione per ri-vedere questa "piattaforma" dipinta di blu incorniciata da 48 lampadine. Una volta installata l'opera, accoglie randomaticamente un ballerino, che può agire una volta al giorno, in orari non programmati – indossando lamé argentato e ascoltando musica di propria scelta tramite cuffie – salendo sulla piattaforma per brevi performance non coreografate in cui balla solo per se stesso. Il ballerino suscita sorpresa, desiderio e proiezione. Quando non è occupata, la piattaforma rimane una scultura definita dalla possibilità di attivazione, evocando precedenti e "ismi" storico-artistici – in particolare il minimalismo – pur sfidandoli sottilmente.

Sebbene l'opera sia legata a un periodo di profonda assenza e dolore, irradia gioia, fisicità e apertura emotiva, qualità che attraversano e rafforzano le delicate complessità della pratica di Gonzalez-Torres. Come ha affermato Humberto Moro, Vicedirettore del Programma della Dia Art Foundation, in un recente film sull'opera: "Ci ricorda che la bellezza può essere effimera, che la performance può essere un atto privato e che la cura, come la memoria, richiede sforzo. "Untitled" (Go-Go Dancing Platform) appare ancora attuale perché affronta questioni senza tempo. Chi può essere visto? Chi può esibirsi e per chi? Cosa facciamo del nostro desiderio, della nostra attenzione, della nostra attesa? Felix Gonzalez-Torres ci offre un'arte che non si conclude, ma continua ancora e ancora in ogni incontro e ci lascia spazio non solo per guardare, ma per sentire e ricordare". 

Negli ultimi tre decenni, “Untitled” (Go-Go Dancing Platform) è stato realizzato in numerosi contesti istituzionali, ogni presentazione è stata plasmata dal suo particolare momento e luogo, consentendo all’opera di svilupparsi in modo nuovo a ogni iterazione. 

28/02/26

Eleganza maschile a Palazzo Morando


Palazzo Morando, nel cuore del quadrilatero della moda milanese, propone una ricercata mostra sull'eleganza maschile. 

Attraverso pezzi originali, documenti d’epoca e abiti, “The gentleman – Stile e gioielli al maschile” invita a riflettere sul significato culturale e simbolico dell’ornamento, restituendo dignità storica e contemporanea a un ambito troppo spesso trascurato del costume maschile.


Rappresentativi di eventi storici e sociali, gli oggetti in mostra illustrano l’evoluzione dello stile attraverso i secoli, offrendo una lettura trasversale delle trasformazioni del gusto, del ruolo sociale e della funzione simbolica del gioiello nel costruire l’identità maschile, senza dimenticare gli aspetti funzionali dello stesso.







27/02/26

Giornate milanesi - Casa Museo Boschi Di Stefano


Un esempio di storia del collezionismo milanese è sicuramente la Casa Museo Boschi Di Stefano un museo aperto grazie al Touring Club che espone una parte della straordinaria collezione d'arte del Novecento raccolta da Antonio Boschi e Marieda Di Stefano.



Casa Museo Boschi Di Stefano è un luogo unico: la collezione è allestita negli spazi in cui era stata in origine collocata, cioè nell'appartamento di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano al secondo piano della palazzina di via Jan 15, progettata da Piero Portaluppi tra il 1929 e il 1931. 























26/02/26

Giornate milanesi - Dan Flavin Santa Maria Annunciata la Rossa



L'illuminazione della chiesa di Santa Maria Annunciata la Rossa è stato l'ultimo lavoro dell'artista american Dan Flavin, un intervento dal grande valore spiriturale.




Nel 1996, su invito del Reverendo Giulio Greco, l’artista americano Dan Flavin (New York 1933-1996) ideò un’opera come elemento centrale del restauro e rinnovamento della chiesa parrocchiale progettata da Giovanni Muzio negli anni ’30. Un anno dopo – in occasione della mostra dedicata all’artista – la Fondazione Prada realizzò il progetto postumo di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, a Milano, con la collaborazione del Dia Center for the arts di New York e del Dan Flavin Estate.



Consiglio la visita all'ora del tramonto così col variare della luce solare si può apprezzare la suggestione di questo intervento. Emozioni che vibrano grazie all'attenta ricerca ed elaborazione che l'artista ha ideato.