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01/07/26

GAM futura!

 LA DIAGONALE DI LUCE. Un attraversamento urbano all’interno del quartiere. GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Credito fotografico: MVRDV 

Fondazione Torino Musei e Fondazione Compagnia di San Paolo, in collaborazione con la Città di Torino e con il supporto della Fondazione per l’architettura / Torino, insieme al gruppo vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione – MVRDV di Rotterdam, Balance Architettura ed EP&S Group di Torino – hanno presentato ufficialmente oggi, nei prestigiosi spazi del Teatro Regio, il grande Piano di riqualificazione, rilancio e valorizzazione della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, illustrando la visione e l’impostazione della GAM del futuro.

Un intervento che nasce dalla volontà di cogliere le sfide contemporanee più attuali legate all’evoluzione dei musei e dei luoghi della cultura e che si configura come uno dei più rilevanti progetti di rigenerazione e innovazione in ambito museale in atto a livello nazionale ed europeo, con un investimento complessivo di 27,5 milioni di euro sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo.

Prima galleria civica d’arte moderna nata in Italia, con una collezione di oltre 50.000 opere, la GAM di Torino avvia così un importante percorso di trasformazione che segna un passaggio strategico per la Città di Torino e per l’intero sistema museale italiano, mettendo al centro una visione capace di coniugare innovazione architettonica e tecnologica, sostenibilità ambientale, accessibilità e inclusione, per rinnovarsi guardando al futuro nel rispetto della propria identità storica e architettonica.

La GAM riafferma in questo modo la propria vocazione sperimentale, cogliendo l’eredità del progetto originario realizzato negli anni Cinquanta dagli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, riconosciuto all’epoca come una tra le più avanzate esperienze museali del dopoguerra. Oggi quella stessa visione pionieristica viene reinterpretata attraverso un modello di museo contemporaneo pensato come una grande piazza civica, piattaforma culturale e luogo di incontro per le nuove generazioni.

Il progetto di oggi, inserito nel percorso pluriennale delineato dal Piano Strategico della Fondazione Torino Musei, nasce con l’ambizione di rilanciare quella visione per proiettarla nel futuro, con grande attenzione alla definizione del ruolo del museo come spazio culturale, pubblico e partecipato, nella consapevolezza della sua rilevanza sociale e dell’impegno delle istituzioni verso le generazioni dei visitatori di domani.

A sancire questo straordinario momento sono intervenuti al Teatro Regio il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e Presidente della giuria Marco Gilli, il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio, con i rappresentati del team vincitore, Winy Maas e Bertrand Schippan per MVRDV, Alberto Lessan e Jacopo Bracco per Balance Architettura ed Elena Bo per EP&S Group – moderati dal Vice Direttore de La Stampa Federico Monga e dal Direttore Editoriale di DOMUS Walter Mariotti – alla presenza delle principali istituzioni cittadine e nazionali e un’ampia platea di partecipanti.

Dal 1° luglio 2026 la GAM presenta inoltre un’esposizione dedicata ai vincitori e ai quattro finalisti del Concorso Internazionale di Progettazione, per condividere con la città e con i visitatori il percorso di trasformazione in essere, scoprendo nel dettaglio il progetto vincitore del gruppo composto dallo studio olandese MVRDV e dagli italiani BALANCE Architettura, EP&S Group, Dott. Michelangelo Di Gioia e Prof. Filippo Busato, con Stratosferica e Giorgina Bertolino, e svelando le proposte finaliste di Kengo Kuma & Associates Europe, Guillermo Vázquez Consuegra Arquitecto SLP, Mario Cucinella Architects e ACPV Architects – Antonio Citterio Patricia Viel, selezionate tra 49 gruppi di progettazione provenienti da tutto il mondo. Un racconto per immagini che mette al centro il ruolo contemporaneo del museo come spazio culturale e urbano in continua evoluzione.

Siamo davvero molto soddisfatti di questo progetto di respiro internazionale, che apre ufficialmente una nuova fase della storia della GAM, per farne un modello culturale e di innovazione – dichiara il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Tra gli obiettivi che, come amministrazione, ci siamo posti sin dall’inizio del nostro mandato vi è sicuramente il rilancio di quella che, non dimentichiamo, è stata la prima Galleria d’arte moderna d’Italia e riveste da sempre un ruolo strategico all’interno del sistema culturale della nostra città. Per la GAM è iniziato un percorso di rinnovamento che, anche attraverso il grande piano di riqualificazione architettonica che l’esito del concorso di progettazione sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo permetterà di mettere in campo, la riporterà all’antico splendore, riprendendo quello spirito avanguardistico che caratterizzò la sua nascita arricchito di elementi nuovi e innovativi, per valorizzarne sempre di più il prestigio al livello nazionale ed internazionale. Investire nella cultura ha sempre un valore positivo, per la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini e per la promozione della città.

La GAM è uno dei luoghi simbolo della cultura italiana e il suo rilancio rappresenta una grande opportunità per Torino. La Fondazione Compagnia di San Paolo ha scelto di sostenere questo percorso con una visione di lungo periodo, assumendo integralmente l'onere dell'investimento per il restauro e la riqualificazione del museo e mettendo a disposizione, oltre alle risorse economiche necessarie, competenze ed esperienza maturate nella promozione di concorsi internazionali di architettura per grandi istituzioni culturali. Come per il Museo Egizio e per la Cavallerizza Reale, crediamo che la valorizzazione del patrimonio debba misurarsi con le esigenze del presente e con le sfide del futuro: per questa ragione la rigenerazione della GAM rientra tra i Progetti di Sviluppo del Piano Strategico 2025-2028 della Fondazione. Il progetto architettonico selezionato restituisce alla GAM la sua vocazione innovatrice, rafforzandone il ruolo di infrastruttura culturale aperta, accessibile e internazionale. È un investimento sulla qualità della città, sulla sua capacità di attrarre talenti, generare conoscenza e offrire nuove opportunità di partecipazione culturale alle generazioni future – dichiara Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e Presidente della giuria. 

La GAM, la più antica Galleria civica di arte moderna e contemporanea in Italia, mirabilmente ricostruita nel dopoguerra con un progetto, in allora, unico e visionario oggi si ripropone di fare altrettanto con uno sguardo verso il futuro – dichiara il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio. Il progetto di riqualificazione della GAM rappresenta il più importante investimento a livello nazionale e uno dei più rilevanti a livello internazionale per ambizione e impatto. Con lo straordinario supporto ideativo e finanziario di Fondazione Compagnia di San Paolo e grazie al fondamentale sostegno del Sindaco Lo Russo è stato possibile pianificare un complessivo progetto di rigenerazione della GAM che rappresenta anche un’eccezionale opportunità di riposizionamento del museo a livello internazionale. Innovazione e avanguardia rappresentano il filo conduttore che guida il più complessivo progetto di rigenerazione della GAM, riprendendo e facendo evolvere quello spirito innovativo che ha caratterizzato, raro esempio dell’epoca a livello internazionale, la nascita del Museo e l’ideazione dell’edificio. Il progetto affronta le principali sfide contemporanee legate alla evoluzione dei musei e dei luoghi di cultura: sostenibilità ambientale, risparmio energetico, innovazione architettonica e tecnologica, ma anche e soprattutto l’attuazione di nuovi modelli di fruizione museale orientati al pubblico di domani, nel fondamentale segno dell’inclusione e del ruolo sociale del museo e per la sua funzione di protagonista culturale. Un nuovo spazio civico, una nuova piazza e luogo di aggregazione Sono particolarmente grato a MVRDV con Balance Architettura e EP&S Group, vincitori del concorso e tra i più qualificati professionisti a livello internazionale, che con il loro progetto architettonico hanno saputo cogliere e valorizzare in modo esemplare lo spirito e la visione del progetto.

Per molti aspetti, il nostro progetto riprende le idee e l’ottimismo che hanno ispirato la realizzazione di questo edificio settant’anni fa – dichiara Winy Maas, socio fondatore di MVRDV. Il nostro obiettivo è ripulire e rendere il più accessibile possibile questo edificio, creando un dialogo tra passato e futuro. Mi piace pensare che se Carlo Bassi e Goffredo Boschetti potessero vedere oggi la nostra proposta sarebbero colpiti da come le nuove tecnologie, i materiali e i valori contemporanei possano spingere le loro intuizioni progettuali ancora oltre rispetto a quanto fosse possibile negli anni Cinquanta.


LA NUOVA DIMENSIONE DELL’ARTE. Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Credito fotografico: MVRDV


Il progetto vincitore della nuova GAM

Il gruppo di progettazione composto da MVRDV, BALANCE Architettura, EP&S Group, Dott. Michelangelo Di Gioia e Prof. Filippo Busato, con Stratosferica e Giorgina Bertolino, si è aggiudicato il primo posto del Concorso Internazionale di progettazione per il Piano di riqualificazione, rilancio e valorizzazione della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il cui esito è stato annunciato lo scorso 20 dicembre.

La giuria del Concorso ha riconosciuto al progetto la capacità di affrontare la riqualificazione come riscrittura sensibile e critica dell’edificio e della sua relazione con la città.

La proposta vincitrice punta a rilanciare il ruolo e il prestigio della GAM a livello nazionale e internazionale, riprendendo e sviluppando quello spirito avanguardistico che ne caratterizzò la nascita, attraverso una nuova lettura dello spazio urbano. La Galleria viene ripensata come infrastruttura civica aperta, inclusiva e tecnologicamente avanzata, capace di moltiplicare le modalità di fruizione del museo e di intensificare il dialogo tra collezioni, architettura e città.

In questa prospettiva, la GAM non è concepita soltanto come luogo di conservazione ed esposizione, ma come motore relazionale di una nuova piazza civica per Torino: uno spazio aperto e permeabile, capace di favorire l’incontro tra persone, culture e generazioni, rafforzando il legame tra il museo e la vita quotidiana della città.

In questa visione, sostenibilità, efficienza energetica, innovazione architettonica e tecnologica, insieme a nuovi modelli di incontro con l’arte, diventano elementi centrali di una trasformazione che ridefinisce il museo contemporaneo, assumendo inclusione e ruolo civico come principi guida.

Al tempo stesso, il progetto riscopre e valorizza in chiave contemporanea l’essenza dell’impianto originario, uno dei rari edifici museali realizzati ad hoc in Italia, instaurando un equilibrio rinnovato tra autenticità storica e nuova architettura, a partire dagli interventi degli spazi esterni che puntano a ritrovare un dialogo sempre più stretto con la città attraverso la creazione di una grande piazza civica polifunzionale: aperta a visitatori e cittadini in ogni momento del giorno e dell'anno e destinata ad accogliere numerose iniziative all’aperto. Anche i giardini si rinnovano grazie a un incremento delle aree verdi, trasformando le opere d’arte all’aperto in elementi permanenti del paesaggio urbano.

L'ingresso principale conserva la collocazione storica all'angolo tra corso Galileo Ferraris e via Magenta, preservando la memoria dell’impianto originario, mentre un nuovo percorso pedonale – definito Diagonale di luce – attraversa il complesso, creando un collegamento diretto tra il centro cittadino e i quartieri più giovani ed emergenti di Torino.

All’interno, il progetto recupera la spazialità organica dell’impianto progettato nel 1951, attenuata nel tempo da stratificazioni successive, restituendole chiarezza e continuità, in un equilibrio tra funzioni pubbliche e museali. Le nuove soluzioni architettoniche, integrate in modo armonico, valorizzano la luce naturale e rafforzano il dialogo tra interno ed esterno. La riorganizzazione degli ambienti recupera una maggiore fluidità del percorso museale, rendendo gli spazi più aperti, leggibili e adatti alle esigenze contemporanee. In questo processo, la scala monumentale torna ad avere un ruolo centrale, sia come elemento scenografico sia come fulcro del percorso di visita.


 Attraverso un approccio congiunto, architettonico e museografico, il patrimonio sommerso della Galleria composto da oltre 50.000 opere, finora custodito nei depositi sotterranei, diventa finalmente accessibile al pubblico. Il piano interrato si trasforma in un nuovo Deposito Vivente - non solo spazio di conservazione ma luogo espositivo attivo - che si sviluppa attraverso un percorso accessibile, percepibile anche dall’esterno grazie all’utilizzo di superfici trasparenti. Un recupero fisico e concettuale delle fondamenta della Galleria che rende tangibile l’idea di un luogo di cultura aperto, partecipativo e democratico, in coerenza con la visione che ne aveva ispirato la costruzione.

Il corpo principale dell’edificio ospita le funzioni espositive e le attività complementari. Al piano terra gli spazi di accoglienza si affiancano all’area didattica, uno spazio polifunzionale che integra in modo dialettico le funzioni di un vero e proprio centro civico, aperto alle attività delle comunità, rafforzando il ruolo pubblico dell’istituzione. Sempre al piano terra, l‘innovativa area di ristorazione, ampia e luminosa e dotata di accesso indipendente, contribuisce a rendere la GAM un luogo vissuto da tutti durante l’intero arco della giornata, ampliando le occasioni di incontro tra arte, cultura e vita urbana. L’auditorium, un volume autonomo preceduto da un foyer aperto e adattabile e dotato di un ingresso indipendente, è pensato come spazio flessibile dedicato alle diverse espressioni performative dell’arte contemporanea e contribuisce ad ampliare le opportunità di partecipazione e produzione culturale offerte dal museo.

Tra il primo e il secondo piano si distribuiscono le collezioni permanenti e le aree per le mostre temporanee, progettati secondo criteri di flessibilità per rispondere alle diverse esigenze curatoriali ed espositive.

Nel dialogo ritrovato tra luce, architettura e contesto urbano, la GAM riafferma quindi la propria identità di museo aperto e polifunzionale, capace di generare nuove relazioni e opportunità per il pubblico e per la città.

In occasione dell’evento è stato annunciato anche un ricco Public Program che accompagnerà la fase di cantierizzazione dell’edificio fino all’estate 2027.


MVRDV

Lo studio di architettura MVRDV è stato fondato nel 1993 a Rotterdam da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries. Grazie al successo ottenuto sin dagli esordi con progetti quali la sede dell’emittente pubblica olandese Dutch Public Broadcaster VPRO e il complesso residenziale per anziani WoZoCo ad Amsterdam, MVRDV è diventato uno studio di fama internazionale. Oggi i tre soci fondatori guidano un team dinamico di oltre 300 persone insieme ai partner Frans de Witte, Fokke Moerel, Wenchian Shi e Bertrand Schippan. Con quattro sedi satellite a Shanghai, Parigi, Berlino e New York, MVRDV opera a livello globale progettando soluzioni in grado di affrontare le sfide architettoniche e urbane contemporanee.

MVRDV adotta un metodo progettuale fortemente collaborativo, basato sulla ricerca e il coinvolgimento di esperti di ogni settore, clienti e stakeholder nella propria rigorosa indagine tecnica e creativa. Il risultato è costituito da edifici, piani urbanistici, studi e oggetti di forte impatto, che consentono alle nostre città e ai nostri paesaggi di evolversi verso un futuro migliore. MVRDV lavora con il BIM e dispone di valutatori BREEAM e LEED ufficiali interni. In collaborazione con la Delft University of Technology, MVRDV gestisce The Why Factory, un think tank e istituto di ricerca indipendente focalizzato su un programma per l'architettura e l'urbanistica immaginando la città del futuro.


 BALANCE ARCHITETTURA

BALANCE è uno studio internazionale di architettura con sede a Torino fondato da Alberto Lessan e Jacopo Bracco nel 2011. Ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia ed è stato vincitore del premio “Giovane Talento dell’Architettura Italiana 2022”, assegnato dal Consiglio Nazionale degli Architetti CNAPPC. Nel 2025 ha ricevuto la Menzione d’Onore di Architetto italiano dell’Anno. Dal 2011 si occupa di architettura, spazi di lavoro, grandi allestimenti e urbanistica. I progetti dello studio sono stati pubblicati sulle principali riviste di settore, tra cui Detail, Architectural Review, Platform, Domus, The Plan, Abitare, World Architecture e molte altre. Lo studio ha presentato i propri lavori in numerosi contesti nazionali e internazionali: Torino, Milano, Venezia, Roma, Parigi, New York, Lubiana, Kyoto, Tirana, Tashkent. Oggi il team è composto da Alberto Lessan, Jacopo Bracco, Giorgio Salza, Giulia Barbero, Alejandra Mora, Eudes Margaria, Claudio Carrieri, Marco Galli, Andrea Lombardi e Camilla Rogai. Lessan e Bracco affiancano l’attività professionale a quella accademica, insegnando progettazione architettonica e design presso il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l’IAAD. BALANCE crede che l’architettura sia innanzitutto composizione: l’assemblaggio di elementi e funzioni nelle tre dimensioni, attraverso l’organizzazione plastica di materiali primari.


 EP&S Group

Il Consorzio EP&S nasce nel 2013 dall’unione di SI.ME.TE., Prodim ed EL, tre società di ingegneria torinesi ognuna delle quali leader nei rispettivi ambiti di applicazione, al fine di creare un campione dell’ingegneria integrata.  Forte dei suoi 150 anni di esperienza nel settore pubblico e privato e di una pragmatica e strategica visione imprenditoriale, EP&S costituisce oggi una delle più solide, strutturate e rinomate realtà ingegneristiche del mercato italiano, soprattutto nota per il suo contributo fattivo a opere complesse fra cui infrastrutture, ospedali, industrie ed edifici di terziario avanzato.


29/06/26

YSL e Matisse




Il Museo Matisse di Nizza propone per l'estate la mostra " Henri Matisse – Yves Saint Laurent: Bellezza, Moda e Felicità", con la collaborazione del Museo Yves Saint Laurent di Parigi per realizzare un'importante mostra sui due creatori di spicco che hanno costantemente ripensato il XX secolo, esplorandone le fonti e trasgredendole, al fine di abolire i confini consolidati tra arti visive e arti applicate.

Se un unico filo conduttore unisse Henri Matisse (1869-1954) e Yves Saint Laurent (1936-2008), sarebbe senza dubbio il loro desiderio di trasgredire i confini stabiliti tra "belle arti" e "arti applicate". Per Matisse, le stampe decorative, con il loro dinamismo intrinseco, divennero il mezzo per creare uno spazio pittorico che "va oltre i limiti del tangibile " [1] ; per Yves Saint Laurent, la pittura offriva la possibilità di passare dal bidimensionale al tridimensionale, di concepire l'abbigliamento come un mobile che si dispiega nello spazio, un'arte in movimento. Cucito e pittura sono gesti che contribuiscono alla "stessa sperimentazione con la linea, alla stessa precisione nella gestione dei contrasti, tra materiali e volume " [2]  , e sebbene Henri Matisse e Yves Saint Laurent non si siano mai incontrati, il dialogo tra loro è ormai evidente.
La mostra si propone di mettere in luce queste corrispondenze e di creare un dialogo tra le opere dei due artisti. Attinge alle ricche collezioni del Musée Matisse di Nizza e della Fondation Pierre Bergé–Yves Saint Laurent, integrate da prestigiosi prestiti provenienti dalla Francia e da tutto il mondo.

Riunendo 160 opere – abiti di alta moda, tradizioni popolari, dipinti, disegni, tessuti, accessori e documenti d'archivio – il Musée Matisse Nice offre un percorso unico che mette in luce la profonda unità dei legami che lo stilista – uno dei maggiori innovatori della moda francese – ha instaurato con Henri Matisse, uno dei più grandi artisti del suo tempo. 

[1] Kathleen Brunner, Ann Dumas, Jack Flam et al. , Matisse e il colore dei tessuti , Le Cateau-Cambrésis, Musée départemental Matisse, Londra, Royal Academy of Arts, New York, Metropolitan Museum of Arts, 2004-2005/Parigi, Gallimard, 2004.

[2] Dominique Païni, “Il pittore della donna moderna”, in Yves Saint Laurent, Dialogo con l’arte , 2002. Con altri couturier amanti dell’arte – Jacques Doucet, ad esempio – certi gesti, come la pittura e il cucito, trovano la stessa sperimentazione con le linee e la stessa attenzione ai contrasti tra materiali e volumi.

27/06/26

Shilpa Gupta per Furla Series, Fondazione Furla


Per l’ottava edizione del programma Furla Series, Fondazione Furla e GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano annunciano una mostra personale di Shilpa Gupta, a cura di Bruna Roccasalva.
 
Tra le voci più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, Shilpa Gupta esplora temi quali il linguaggio, la censura, la mobilità e le strutture che modellano l'identità e la libertà degli individui.

Attraverso una pratica multidisciplinare che spazia tra scultura, installazioni luminose, video, suono e performance, Gupta intesse dialoghi tra lingue e territori, tra singolarità e collettività, intimità e sfera pubblica.

La mostra presenta una serie di nuove produzioni pensate appositamente per gli spazi del museo e riassume gli elementi costitutivi del lavoro di Gupta, offrendo uno sguardo sulla ricerca che l’artista porta avanti da più di vent’anni.

La mostra di Shilpa Gupta si inserisce nel quadro della partnership pluriennale tra Fondazione Furla e GAM - Galleria d'Arte Moderna di Milano, che dal 2021 presenta con cadenza annuale un progetto espositivo inedito, volto a mettere in dialogo l’arte contemporanea con gli spazi storici e la collezione permanente del museo.


Furla Series è il progetto che a partire dal 2017 vede Fondazione Furla impegnata nella realizzazione di mostre in collaborazione con importanti istituzioni d’arte italiane, con un programma tutto al femminile pensato per dare valore e visibilità al contributo fondamentale delle donne nella cultura contemporanea.

Promossa da Fondazione Furla e GAM - Galleria d’Arte Moderna, Milano
15 settembre – 20 dicembre 2026
14 settembre: ore 11.00 conferenza stampa e preview, ore 19.00 opening
GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano
www.fondazionefurla.org

26/06/26

Lydia Ourahmane a Venezia





La Fondazione Nicoletta Fiorucci propone a Venezia, fino al 22 Novembre, presso gli spazi di Dorsoduro 2829, 5 opere di A cura di Lydia Ourahmane, con la curatela di Polly Staple. 




Lydia Ourahmane è un'artista concettuale le cui installazioni, sculture, opere video e sonore creano situazioni che hanno conseguenze al di là delle mura dell'istituzione, negoziando al contempo i termini al suo interno. 




Esplorando paesaggi di dislocazione e comunità, il suo lavoro esamina come il movimento di oggetti e persone sia influenzato da fattori quali restrizioni statali e barriere invisibili. Le sue recenti presentazioni hanno coinvolto il pubblico come materiale, soggetto e autore.

25/06/26

Federica Balconi per Fivefold Tuning

Federica Balconi, Guastafeste, 2026, Platea | Palazzo Galeano, Lodi. Courtesy: l’artista e Platea | Palazzo Galeano, Lodi. Foto: Alessio Belloni 

La programmazione di Fivefold Tuning prosegue con la giovane artista Federica Balconi (Monza, 1999).

 La curatela di quest’anno, affidata a Giovanna Manzotti, introduce un cambio di paradigma nella scansione temporale della programmazione: non più una successione di mostre personali autonome, ma un racconto unitario che si sviluppa per stratificazioni, relazioni e continuità.

 La scultura di Federica Balconi concepita per Platea, dal titolo Guastafeste, si configura come un’opera che, nella sua comparsa nello spazio con un’attitudine ironica e spiazzante — per colore, forma e postura —, instaura una felice relazione con | senza | soluzione di continuità, non senza interferire con il suo rigore formale. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo, aggiungendo alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e di irriverenza.

 La ricerca scultorea di Federica Balconi intreccia progettazione, meccanica e riferimenti all’architettura e al design, affrontati attraverso soluzioni compositive volutamente fragili e instabili. Le sue opere mettono in discussione la funzionalità dei materiali e le convenzioni costruttive, trasformando la logica progettuale in un esercizio di precarietà. Le strutture risultanti rivelano una dimensione ironica e disfunzionale, in cui la tensione tra razionalità tecnica e fallimento diventa elemento centrale del lavoro.

 Come scrive la curatrice Giovanna Manzotti nel suo testo critico: «L’intervento di Balconi si configura come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza.»

 

Platea | Palazzo Galeano è un progetto dell’Associazione Platea | Palazzo Galeano e.t.s., nata a Lodi nel 2020 con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea sul territorio con una prospettiva internazionale. Cuore del progetto è una vetrina espositiva ricavata nella facciata di Palazzo Galeano, sempre illuminata, visibile giorno e notte e inaccessibile dall’esterno: un dispositivo che trasforma lo spazio urbano in esperienza visiva, offrendo l’opera allo sguardo del passante.

 Oltre a Federica Balconi, la struttura temporale estesa di Fivefold Tuning concepita come un unico piano sequenza, vedrà la partecipazione di Lorena Bucur (Cremona, 1996), Diana Lola Posani (Milano, 1994) e Andrea Di Lorenzo (Varese, 1994) che entreranno progressivamente in scena tra giugno e novembre 2026, intervenendo sempre all’interno dell’ambiente ideato da Liliana Moro.

 Il titolo del progetto evoca un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione che presuppone ascolto, prossimità e tensione condivisa. La voce iniziale — quella di Moro — stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti si inseriscono, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità. In questo senso, la programmazione non si configura come una sequenza di eventi isolati, ma come un organismo in evoluzione, in cui ogni intervento modifica il contesto e viene a sua volta modificato da esso.

 Con Fivefold Tuning, Platea consolida la propria identità come luogo di ricerca curatoriale, capace di concepire lo spazio espositivo come dispositivo attivo e la programmazione come un processo aperto, costruito nel tempo e nella relazione con il pubblico.

 

Il nome Platea, donato dall’artista Marcello Maloberti, sottolinea la centralità del pubblico e la dimensione collettiva dell’arte. In questa tensione tra display e città, Platea sviluppa un programma orientato a opere capaci di generare un “incidente di sguardo” e di inserirsi nel ritmo quotidiano dello spazio pubblico.



Testo di Giovanna Manzotti 

È nell’intervento architettonico e installativo | senza | soluzione di continuità di Liliana Moro che la scultura Guastafeste di Federica Balconi fa la sua comparsa con un’attitudine ironica e spiazzante, tanto per colore, quanto per forma e postura. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera instaura una felice relazione con il lavoro di Moro, non senza interferire con il suo rigore formale. Questo oggetto color magenta è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo. Se Moro, con le sue superfici riflettenti, ha aperto la vetrina alla città, riconfigurandola come presenza attiva nel contesto urbano, il gesto di Balconi rafforza questa attitudine e aggiunge alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e irriverenza.

 Guastafeste, una volta collocato nella vetrina — a dispetto della sua già citata irriverenza e instabilità —, non appare come un oggetto estraneo ma, al contrario, si inserisce felicemente nella partitura definita da Moro, dilatandone la gamma dei registri espressivi e permettendo all’insieme di risuonare secondo una più ricca varietà di note. L’intervento di Balconi si configura così come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza. É una complicità nel disturbo che entrambe le artiste sembrano aver ricercato. Se il gesto di Moro è stato fondativo, quello di Balconi espande il campo delle possibilità sul quale saranno chiamati ad avvicendarsi gli altri artisti invitati nel palinsesto espositivo nei mesi a venire.

 Composto da sottili moduli di legno lamellare di abete e faggio, tagliati al laser e verniciati con pittura al quarzo e smalto opaco, Guastafeste si caratterizza per una configurazione compositiva e funzionale che tradisce la sua matrice originaria. Da elemento in carta che trova abituale collocazione a muro o a soffitto, il festone diventa qui una traccia architettonica: una piccola colonna che poggia a terra e cerca di ergersi, trovando un equilibrio solo apparente. In questo sforzo, è come se essa si sgretolasse, crollando su se stessa; al contempo però cerca una forma, la rincorre, forse la trova, ed è in quel momento esatto che diventa altro da sé — un corpo strisciante che si stacca gradualmente dalla sua parte più rigida o, viceversa, una ghirlanda la cui struttura alveolare ben visibile si accorpa verso la fine del suo scheletro. Questo accade forse per rendere il suo atteggiamento più manifesto attraverso una serie di continui aggiustamenti posturali — amplificati dalle pareti riflettenti — che la rendono ai nostri occhi tanto autoironica, quanto volutamente determinata nel farsi avanti verso la sua entrata, o uscita, di scena.


Platea Educational

Parallelamente alla programmazione espositiva, torna Buon Compleanno Platea!, progetto educativo a cura di Bianca Basile, giunto alla quinta edizione. L’artista Nicola Biagetti guiderà un workshop con gli studenti del Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi, rinnovando il dialogo tra pratica artistica e formazione. Il progetto coinvolge i giovani in un processo creativo che riflette sulle relazioni tra spazio espositivo e spazio pubblico, in continuità con l’impianto curatoriale della stagione.

Il progetto grafico di Fivefold Tuning è a cura di Carolina Incerti.


24/06/26

GAM 4 Risonanza




 Il percorso della rassegna delle Risonanze, alla GAM di Torino, giunta alla sua quarta edizione, per la stagione estiva presenta una serie variegata di proposte tra cui, in un bel allestimento, gli scatti fotografici di Lisetta Carmi dedicati al Cimitero Monumentale di Genova, corredato da una scelte di statuaria del secondo Ottocento e di primo Novecento della collezione del museo di Torino.

Molto interessante poi sotto il titolo "Un altro Novecento" un'ampia selezione di disegni curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato. Un viaggio nelle opere di carta molto variegato e ricco di stimoli e bellezza. L'esposizione è stata resa possibile grazie alla vasta raccolta della Galleria Moderna di Torino e al fondo  della Collezione Fondazione Deforneris.




Spesso i disegni vengono visti come una semplice azioni preparatoria di opere più complesse come un quadro o lo studio di una scultura, questa mostra evidenzia come essi  spesso siano già opere artistiche piene del valore estetico e culturale.
 



Il percorso, creato per tema, offre poi l’occasione di analizzare i diversi stili e le diverse sensibilità, che nel tempo si trasformano seguendo mode e tendenze socio-culturali. Si arriva poi ad alcune sezioni che offrono un approccio più contemporaneo e culturale, particolarmente belle ed interessanti quelle sulla Malinconie, Compenetrazioni e Linee e Filtri. 
 
Nel percorso si incontra poi una stupenda opera a disegno su muro di Giuseppe Penone, che sviluppandosi sulle pareti del museo produce una decontestualizzazione del luogo e del concetto di disegno. 




In occasione dei novant'anni di i Giorgio Griffa è stata allestita una sala omaggio con alcuni dei suoi lavori più famosi.

Anche al piano interrato, si festeggia un'altro centenario, con una bella mostra dedicata a Vincenzo Agnetti, curata da  Chiara Bertola con Virginia Lupo, pensata in una chiave che gioca su un piano metalinguistico, aprendo, attraverso le opere presenti, un gioco di possibili post-significati che vanno oltre il semplice gioco fra parola e realtà.




Su tutte le proposte è presente poi  l'interviene dell'artista contemporaneo Pesce Khate, che dialoga con tutti queste esposizioni.
 

23/06/26

Premio Paul Thorel al Macro

 Irene Fenara, Supervision (Craters), 2026 | Video, schermo LED 450 x 250 cm, loop 1’19’’

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta dall’11 giugno la mostra collettiva delle artiste vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel, a cura di Sara Dolfi Agostini, che riunisce le opere inedite di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, realizzate nel contesto della residenza avvenuta a Napoli nel 2025.

Promosso e organizzato dalla Fondazione Paul Thorel, il Premio nasce con l’obiettivo di sostenere artiste e artisti impegnati nella ricerca sull’arte digitale. Il progetto si articola in residenze, nuove produzioni artistiche, mostre con partner istituzionali e pubblicazioni nella collana editoriale di Nero Editions, e riattiva gli spazi e gli strumenti di lavoro dello studio-atelier dell’artista italo-francese Paul Thorel, pioniere dell’immagine e della fotografia digitale dagli anni Ottanta che si stabilì a Napoli nel 1994. La Fondazione Paul Thorel ha aperto al pubblico nel 2022 con un programma di ricerca e valorizzazione dell’archivio di Thorel e della sua collezione di arte italiana e internazionale, e il Premio dedicato alle pratiche artistiche contemporanee che interrogano il rapporto tra digitale, immagine e società.

Lorenza Longhi, Small and Medium Grab Bag, 2026 | borsa per regali, videocamera in miniatura, nastro adesivo, fiocco, 15 x 15 x 6 cm

«Le imperfezioni sono una forma di scarto produttivo rispetto alla logica dell’algoritmo e ai flussi di dati che governano la realtà. Con le loro opere, Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi attraversano il digitale che è diventato ormai infrastruttura del presente, mettendone in crisi trasparenza, velocità e controllo. La mostra apre insomma uno spazio di attrito nel regime della previsione: è un esercizio di resistenza minima, dove il reale torna a farsi instabile e umano».
                                                           Sara Dolfi Agostini, curatrice Fondazione Paul Thorel


Le imperfezioni è la mostra delle artiste che hanno vinto la 3ª edizione del Premio Paul Thorel: Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi. Tre artiste nate all’inizio degli anni Novanta, per le quali il digitale non rappresenta una scelta, ma una condizione pervasiva: un dispositivo che amplifica la realtà, ma la comprime anche dentro un immaginario virtuale codificato e limitante, che intrappola la libertà individuale dentro protocolli aziendali e confonde spazio pubblico e privato. Il titolo della mostra è una parola complessa, femminile e plurale, che restituisce tre caratteristiche di questa terza edizione del Premio Paul Thorel.




Caterina De Nicola, Untitled / dalla serie from the series Old Time Card Rack, 2026 | Espositore da mercato in metallo su ruote, stringhe, viti 97 x 200 x 100 cm

Le imperfezioni sono anche l’antidoto alla perfezione prevedibile degli algoritmi, alla computazione che penetra ogni aspetto della vita umana, a una macchina che si è infiltrata nei meccanismi di creazione dell'identità e di produzione della conoscenza. Le opere in mostra cercano la dimensione umana in questa società iper-stimolata dal digitale, sospesa tra le visioni religiose del tecno-futuro dalla Silicon Valley e la paranoia di un futuro già scritto dall’IA. Sono un gesto di resistenza che passa per il do it yourself, il fai da te – che è sporco, incompleto, sbagliato – e, all’astrazione e all’esattezza dei dati, oppone glitch e materiali residuali estratti dal mondo del consumo e del controllo.

Il Premio Paul Thorel è una piattaforma di ricerca dedicata alla scena artistica italiana e internazionale, con un focus sulle arti digitali e sull’immagine contemporanea come linguaggio e orizzonte estetico. Ogni anno la Fondazione, insieme a un comitato di esperti, curatori e direttori di museo, seleziona dodici artisti con progetti inediti da realizzare durante una residenza pensata per riattivare gli spazi e gli strumenti di lavoro di Paul Thorel a Napoli, dove l’artista trasferì il suo studio nel 1994. La giuria sceglie tre vincitori, e la Fondazione produce e presenta le opere commissionate in collaborazione con un’istituzione museale — nel 2024 alle Gallerie d’Italia di Napoli, nel 2025 al Museo Madre – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli, e nel 2026 al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. La Fondazione pubblica anche un libro d’artista per ciascun vincitore in collaborazione con la casa editrice NERO Editions. 

22/06/26

ITALICS annuncia PANORAMA 2027




Si svolgerà a Genova, a fine giugno 2027, la sesta edizione di Panorama, inaugurando una nuova fase della mostra d’arte diffusa ideata da ITALICS, rete istituzionale nata nel 2020 che oggi coinvolge le principali gallerie di arte antica, moderna e contemporanea con sede in Italia. A firmare la curatela di Panorama Genova sarà Arturo Galansino.
 
Nell’autunno 2026 ITALICS celebrerà i cinque anni di Panorama con la pubblicazione di un volume dedicato alle prime cinque edizioni della mostra diffusa e alle principali attività sviluppate dalla sua fondazione.
 
 
Per la sua sesta edizione, Panorama avvia una nuova fase di consolidamento e sviluppo del progetto, scegliendo Genova come sede della prossima tappa e segnando una nuova scansione nel calendario degli appuntamenti dedicati all’arte. La mostra diffusa e itinerante ideata da ITALICS – rete istituzionale nata nel 2020 che oggi coinvolge circa sessanta tra le più importanti gallerie di arte antica, moderna e contemporanea con sede in Italia – si terrà a fine giugno 2027 nel capoluogo ligure e sarà curata da Arturo Galansino, storico dell’arte e direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze.
 
La scelta di spostare Panorama all’inizio dell’estate segna un’evoluzione naturale del progetto e risponde alla volontà di rafforzarne il posizionamento nel contesto internazionale, individuando una finestra temporale in sintonia con il calendario globale dell’arte e favorendo un’ampia partecipazione di pubblico, professionisti e operatori del settore, ampliando al contempo le opportunità di dialogo e di scambio per i territori, le istituzioni e le comunità coinvolte.

È in questa prospettiva che, dopo le edizioni di Procida (2021), Monopoli (2022), L’Aquila (2023), Monferrato (2024) e Pozzuoli (2025), Panorama approda a Genova nel 2027: una città che, per la sua storia di scambi, attraversamenti e stratificazioni, interpreta in modo particolarmente efficace la vocazione della manifestazione a mettere in relazione arte, luoghi e persone. Crocevia del Mediterraneo e custode di un patrimonio storico e culturale di straordinaria ricchezza, Genova offre infatti il contesto ideale per proseguire questo percorso di ricerca e sperimentazione. In questa prospettiva, Panorama rappresenta anche un’occasione per guardare alla Liguria come a un sistema culturale articolato, dove città, borghi e paesaggi concorrono a definire un’identità di straordinaria complessità e fascino.
 
A guidare questa nuova edizione sarà Arturo Galansino, che raccoglie il testimone dei curatori delle precedenti edizioni – Vincenzo de Bellis (Procida 2021 e Monopoli 2022), Cristiana Perrella (L’Aquila 2023), Carlo Falciani (Monferrato 2024) e Chiara Parisi (Pozzuoli 2025) – proseguendo il percorso di ricerca che caratterizza Panorama fin dalla sua nascita. La sua curatela sarà chiamata a interpretare la complessità storica, culturale e urbana di Genova, trasformando la città in una piattaforma di incontro tra opere, luoghi e comunità.
 
A testimonianza della continuità e della crescita del progetto, nell’autunno 2026 ITALICS pubblicherà un volume dedicato ai primi cinque anni di Panorama. Attraverso testi, immagini e contributi critici, la pubblicazione – edita da Allemandi – ripercorrerà le prime cinque edizioni della mostra diffusa, documentandone l’evoluzione e il dialogo costruito nel tempo tra arte, territori e comunità. Il volume offrirà inoltre l’occasione per restituire una visione d’insieme delle attività sviluppate da ITALICS dalla sua fondazione e per accompagnare l’avvio di una nuova fase del progetto.

21/06/26

Estate

Arriva l'estate e tutto diventa più rilassato, anche il nostro sito. 

20/06/26

Un MET orientalista





Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.

Il Met di New York ci offre, fino al 28 febbraio 2027, una bella mostra interculturale fra l' Europa e il Medio Oriente, in questi tempi di crescente complessità fra queste due dimensioni socio-culturali. 

Il titolo "Orientalismo: Tra realtà e fantasia" propone una visione che vuole mettere in discussione certi luoghi ancora oggi comuni sulle terre d'oriente. Con una scelte delle opere d'arte ideate tradizionalmente  come orientaliste, in dialogo con oggetti provenienti dal Medio Oriente, favorendo una comprensione più profonda dei contesti di scambio tra culture, a partire dalla conquista napoleonica dell'Egitto nel 1798 e culminando con un'esplorazione del pittore ottomano formatosi in Francia, Osman Hamdi Bey (1842-1910). 

Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.

La mostra mette in luce le tradizioni dell'arte e della cultura islamica che affascinarono i nostri antenati del XIX secolo, accanto alle creazioni europee e americane, esplorando le complesse questioni relative all'influenza e all'appropriazione culturale. Questa è la prima mostra al Met dedicata all'Orientalismo e la prima grande collaborazione tra i Dipartimenti di Pittura Europea e di Arte Islamica.

Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.