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12/10/26

Artissima 2026


Artissima Internazionale d’Arte Contemporanea di Torino, unica fiera in Italia esclusivamente dedicata all'arte contemporanea, presenta la sua trentatreesima edizione: un appuntamento che coincide con il quinto anno della direzione di Luigi Fassi e che invita a leggere le passate edizioni come un percorso curatoriale progressivo e coerente.

Da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre 2026 gli spazi dell’Oval Torino accoglieranno le quattro sezioni principali della fiera – Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Editions – e le tre sezioni curate – Present Future, Back to the Future e Disegni.

L’edizione 2026 di Artissima vede complessivamente la partecipazione di 183 gallerie italiane e internazionali, di cui 66 presentano progetti monografici. L’offerta espositiva si distingue per la capacità delle gallerie di presentare progetti inediti e sperimentali, coinvolgendo sia giovani talenti sia artisti già affermati. Un’attitudine che aderisce perfettamente all’identità della fiera e al suo essere proiettata verso le tendenze più innovative, confermandosi piattaforma di incontro intenso e accelerato con l’arte contemporanea in tutte le sue forme, come viene esplicitato nel tema di questa edizione Fancy: A Flexible, Acrobatic Body.

Queste le parole del direttore Luigi Fassi:
“In che modo l’arte può agire come un’intelligenza pubblica cruciale, capace di nutrire e arricchire le istituzioni democratiche di una comunità?

L’edizione 2026 di Artissima risponde a questa domanda mediante quattro giorni di relazioni internazionali, diplomazia culturale e incontri tematici, declinati nella prospettiva del lavoro delle gallerie, degli artisti e del collezionismo dal contesto globale. Il mercato dell’arte reso possibile da Artissima si configura quest’anno come un consesso di gallerie, collezionisti e curatori che convergono a Torino per ricercare in Italia le tracce di innovazione artistica del prossimo futuro, ma anche di stimoli e di ideali per attraversare il presente di un mondo scomodo e in trasformazione. Artissima rimarca così la propria bussola di istituzione culturale, che si pone a servizio di tutti gli operatori e gli appassionati, per creare valore economico e contribuire alla costruzione di politiche culturali.
 
Come suggerito dal tema, ispirato alle ricerche della filosofa Martha Nussbaum, Artissima interpreta quest’anno la proiezione in avanti dell’immaginazione, fancy in inglese, che attraverso la sua forza acrobatica, ci conduce oltre i limiti della nostra individualità e quotidianità, per attraversare poeticamente complessità e differenze per avvicinarsi alla pluralità di chi è altro da noi. L’immaginazione artistica, esito dell’inesauribile forza creativa dell’esperienza individuale, è uno strumento potente di vita e azione, capace di offrirci orientamento e consapevolezza anche nell’inedito confronto con l’intelligenza artificiale. Il contesto territoriale è la cornice di tutte le nostre vite e attività, e Artissima appartiene profondamente a Torino e all’Italia. La sua vocazione è mettere la città in relazione con il mondo, scandendo il ritmo di un autunno che, di anno in anno, è sempre più segnato dalla cultura dell’arte contemporanea. Le collaborazioni istituzionali attivate per questa edizione moltiplicano le energie di Artissima, costruendo una geografia culturale condivisa in cui la fiera diventa il punto di convergenza di una città che continua a riconoscersi nell’arte contemporanea e a riconoscere in essa uno dei propri linguaggi più vitali”.


IL TEMA DELLA TRENTATREESIMA EDIZIONE
Il tema di Artissima 2026 si intitola Fancy: A Flexible, Acrobatic Body e nasce da un’immagine della filosofa Martha C. Nussbaum (1947, New York, Stati Uniti) per affermare che il linguaggio dell’arte, guidato dalla fancy – la proiezione in avanti della fantasia – possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze, per avvicinarsi alla pluralità di chi è altro da noi. L’arte non si limita a dare forma a ciò che esiste, ma apre il campo a ciò che potrebbe esistere, diventando un’intelligenza pubblica cruciale, capace di nutrire e arricchire le istituzioni democratiche di una comunità. Artissima incarna questo esercizio acrobatico dell’immaginazione, orientato verso possibilità ancora invisibili: la fiera è un incontro fisico, intenso e accelerato con le opere d’arte che ci allena a ripensare il modo in cui vediamo, abitiamo e condividiamo il presente.



LE GALLERIE E LE SEZIONI DELLA FIERA
Le sezioni di Artissima 2026 sono sette.
Quattro sono selezionate dal comitato delle gallerie della fiera:
Main Section raccoglie 103 gallerie tra le più rappresentative del panorama artistico mondiale;
New Entries, 17 gallerie internazionali emergenti, con meno di cinque anni di attività e per la prima volta in fiera;

Monologue/Dialogue è riservata alle gallerie emergenti e/o con un approccio sperimentale che presentano uno stand monografico o un dialogo tra i lavori di due artisti, con 37 gallerie;
Art Editions ospita gallerie specializzate in edizioni e multipli di artisti, librerie, project space e spazi no profit.
 
Il comitato di selezione
Paola Capata, Monitor (Roma, Lisbona, Pereto);
Philippe Charpentier, mor charpentier (Parigi, Bogotà);
Guido Costa, Guido Costa Projects (Torino);
Emanuel Layr, Layr (Vienna);
Francesco Lecci, Clima (Milano);
Antoine Levi, Ciaccia Levi (Parigi, Torino);
Elsa Ravazzolo Botner, A Gentil Carioca (Rio de Janeiro, San Paolo).
 
Tre sono le sezioni curate da board internazionali di curatori:
Present Future, Back to the Future e Disegni.
 
L’edizione 2026 di Artissima vede complessivamente la partecipazione di 183 gallerie italiane e internazionali, di cui 66 presentano progetti monografici.
 
Le gallerie di Artissima 2026 provengono da 35 paesi e 4 continenti: Austria, Belgio, Brasile, Cina, Colombia, Corea del Sud, Croazia, Cuba, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malesia, Messico, Moldavia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Taiwan, Turchia, Ungheria e Uruguay.
 
Il panorama internazionale della fiera nel 2026 si distingue per la significativa presenza di gallerie provenienti dall’Asia, tra cui A+ Works of Art (Kuala Lumpur), IAH e Vohm (Seul), Maki Fine Arts e Side 2 (Tokyo), Rossi & Rossi (Hong Kong), ss space space (Taipei) e Vanguard (Shanghai), e dall’America del Sud e Centrale, come A Gentil Carioca (Rio de Janeiro e San Paolo), Marli Matsumoto, Luisa Strina, VERVE, Yehudi Hollander-Pappi (San Paolo), Piero Atchugarry (Miami e Pueblo Garçon) e Banda Municipal (Città del Messico), ma anche dal Sudafrica,  SMAC, RESERVOIR, WHATIFTHEWORLD (Città del Capo), e dagli Stati Uniti, 1301PE (Los Angeles), Andrew Reed (Miami), dieFirma, Management (New York).

Si conferma inoltre una forte partecipazione di gallerie dall’Est Europa, da Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svizzera.
 
Espongono per la prima volta in fiera 37 gallerie.
 
Scelgono ancora Artissima alcune delle gallerie di maggiore profilo della scena italiana e internazionale: Alfonso Artiaco, ChertLüdde, Continua, Raffaella Cortese, Thomas Dane, Cristina Guerra, Sylvia Kouvali, Franco Noero, Öktem Aykut, P420, Gregor Podnar, Lia Rumma, Rossi & Rossi, Sies + Höke, Tucci Russo, Studio Trisorio, Vistamare, Wentrup e ZERO… . Tornano in fiera Ex Elettrofonica, Tiziana Di Caro, Annet Gelink, Herald St, Side 2, Janda, Management, Meessen, Federica Schiavo e SMAC.

Si confermano gallerie dalla consolidata vocazione di scouting e ricerca, fra cui: Alice Amati, Alma Pearl, ATM, Matèria, MATTA, TINA, Vohm, zazà.
 
Nella sezione New Entries, dedicata alle gallerie emergenti aperte da meno di cinque anni e presenti per la prima volta in fiera, partecipano 17 gallerie provenienti da 3 continenti: APARTAMENTO (Marsiglia) attraverso le opere di Fábio Colaço interpreta il tema di Artissima come un corpo modellato da forze esterne. Aspekty (Varsavia) presenta le opere di Zofia Artymowska che indagano lo spazio attraverso l'astrazione modulare. BIJU (Cluj-Napoca) presenta quattro artisti rumeni: Mihai Grecu, Marius Ghita, Mircea But, Nicolae Romanitan. Brugger (Klaus) presenta un dialogo tra le opere di Billie Clarken, Melanie Ebenhoch, Oliver Laric, Lukas Thaler e Peles Duo. CERAVENTO (Pescara) presenta i dipinti di Federica Giulianini. Clauda (Praga) esplora il confine tra corpo, arredo e architettura con le opere di Tereza Kalousová. IAH (Seoul) debutta con le opere scultoree di Yongju Kwon, che usa lo shim (spessore/zeppa) come un potente concetto artistico. Kim? Gallery (Riga) presenta la nuova serie di opere al carboncino di Krista Vindberga. Lutnița (Chișinău) propone un esercizio di attenzione visiva che abbraccia il tema della fiera con le opere di Ana Avram, Alex Bodea, Pavel Brăila, Flaviu Cacoveanu, Diana Cepleanu, e Mark Verlan. Marli Matsumoto (San Paolo) ci propone di rimodellare la materia con l’immaginazione con opere di Francesco João, Juan Casemiro, Leka Mendes e Mayana Redin. Saskia Neuman (Stoccolma) presenta un'installazione immersiva di Josef Jägnefält. Night Café (Londra) presenta Mandy Franca, la cui pratica fa da ponte tra l'immaginario digitale e l’artigianalità fisica attraverso il motivo ricorrente del cielo. ORMA (Milano, Sorrento) mette in scena un dialogo tra Lucas Simões e Nacho Unrrein. Andrew Reed (Miami) presenta i dipinti monocromatici di Patricia Geyerhahn. ss space space (Nuova Taipei) si concentra sul concetto di "scivolamento" come atto acrobatico di resistenza con opere di Sara Wu, Wen Gum Gum e Naijen Yang. WHOISPOLA (Varsavia) riunisce opere di Mrozia11, Theo Guicheron-Lopez, Jakub Michalak e Julia Woronowicz. Mandy Zhang Art (Londra) presenta le opere di Sophie Mei Birkin e Can Su.
 
La trentatreesima edizione conferma, per il quarto anno consecutivo, l'Artissima New Entries Fund, fondo sostenuto direttamente dalla fiera per supportare economicamente tre gallerie della sezione New Entries.

LE SEZIONI CURATE 
Le tre sezioni curate della fiera – Present Future, Back to the Future e Disegni – saranno presenti in fiera con stand monografici.

Comitato Present Future
Léon Kruijswijk, Performance Curator, Mudam – Musée d’Art Moderne Grand-Duc Jean, Lussemburgo; Joel Valabrega, Curatrice indipendente, Porto, Milano.

Nel 2026 Present Future propone i lavori di 10 artisti, presentati da 10 gallerie di cui 9 straniere: progetti inediti realizzati appositamente per la fiera o alla loro prima esposizione nel contesto europeo e italiano.

In occasione di Artissima, uno degli artisti della sezione verrà insignito del Premio illy Present Future, sostenuto da illycaffè dal 2001 e giunto alla sua ventiseiesima edizione.

Comitato Back to the Future
Heike Munder, Direttrice, Art and Design School F+F, Zurich e Direttrice Onoraria Simose Art Museum, Otake Hiroshima; Jacopo Crivelli Visconti, Curatore indipendente, San Paolo.

Nel 2026 partecipano a Back to the Future 10 artisti, presentati da 9 gallerie straniere e 3 gallerie italiane.
 
Comitato Disegni
Irina Zucca Alessandrelli, Curatrice della Collezione Ramo e della Milano Drawing Week, Milano.

Per questa edizione 2026 Disegni porterà all’attenzione del pubblico i lavori di 10 artisti, rappresentati da 10 gallerie di cui 4 italiane.

FONDO D’ACQUISIZIONE FONDAZIONE ARTE CRT
Artissima promuove un fondo d’acquisizione con il sostegno della Fondazione Arte CRT.
La Fondazione Arte CRT conferma lo storico Fondo Acquisizioni, per un totale di 300.000 euro, a beneficio delle collezioni della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.  Da sempre organo consultivo della Fondazione in materia di acquisizioni, il Comitato Scientifico della Fondazione partecipa alla scelta delle acquisizioni in fiera, in sinergia con i Direttori e i capo curatori del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, selezionando opere che valorizzeranno ulteriormente il patrimonio artistico di entrambi i musei, centri di eccellenza piemontese e punti cardine nell’avvicinare all’arte un pubblico esteso ed eterogeneo, a livello locale, nazionale e internazionale.

Da più di venticinque anni la Fondazione Arte CRT, ente art oriented  della Fondazione CRT, è assiduo partner di Artissima, e la sostiene con azioni concrete imperniate in particolare su un esteso processo di acquisizioni, nella convinzione che la fiera rappresenti per la città di Torino un’opportunità straordinaria di confermare e consolidare il proprio ruolo sulla scena internazionale.

Negli anni, anche attraverso le acquisizioni in Artissima, la Fondazione ha alimentato un’estesa collezione di opere di arte contemporanea, oggi tra le più prestigiose a livello nazionale e internazionale: quasi mille opere che spaziano dalla pittura alla scultura, dal video alla fotografia, dalle grandi installazioni agli NFT, realizzate da circa 380 artisti, per un investimento complessivo superiore a 43 milioni di euro.

I PREMI
Artissima promuove, in collaborazione con aziende partner, istituzioni per l’arte e fondazioni, 12 premi.
Tre premi in collaborazione con aziende partner:
    il Seletti Wonder Award, promosso da Seletti come nuovo appuntamento dell'anno, alla sua prima edizione;
    il Premio illy Present Future, promosso da illycaffé dal 2001;
    il Premio Orlane per l’Arte, alla sua terza edizione con il supporto di Orlane;
Sei supporti istituzionali ad artisti e gallerie sono promossi da fondazioni e istituzioni:
    il Premio Archivorum Unwritten, novità di questa edizione
    il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte, nato nel 2023 e promosso dalla Fondazione Bracco in collaborazione con la Fondazione Roberto De Silva e Diana Bracco di Milano;
    il Premio Oelle – Mediterraneo Antico, promosso dal 2022 dall’omonima Fondazione di Catania;
    il Premio Pista 500, nato nel 2023 in collaborazione con la Pinacoteca Agnelli;
    il Premio “ad occhi chiusi...”, nato nel 2021 dalla collaborazione con la Fondazione Merz;
    l’Artissima New Entries Fund, sostenuto direttamente da Artissima per valorizzare le giovani gallerie della sezione New Entries;
Tre riconoscimenti che si traducono in un'acquisizione da parte dell'ente promotore: 
    il Premio Tosetti Value per la fotografia promosso da Tosetti Value – Il Family office dal 2020;
    il Matteo Viglietta Award, promosso da Collezione La Gaia dal 2022;
    il Premio Ettore e Ines Fico, promosso dal MEF Museo Ettore Fico di Torino dal 2010.

THE CURATORS’ CHOICE
Artissima lancia inoltre The Curators’ Choice, sostenuto da Fondazione Arte CRT: un gruppo selezionato di curatori internazionali vivrà la fiera con un percorso di ospitalità dedicato, incontrando gallerie e sistema dell'arte torinese. Ogni curatore segnalerà una galleria scoperta in fiera e ritenuta particolarmente significativa, attraverso una menzione critica.


I PROGETTI SPECIALI IN FIERA 
Artissima Junior con Francis Offman per i piccoli visitatori della fiera; Delizie, la nuova VIP Lounge di Artissima firmata da Piermattei; MADE IN, le residenze d’artista in azienda; WoW – Worlds of Words, l’area editoria e il programma di talks; IDENTITY, Moltitudini con Laura Accerboni; Massimo Vitali by Intesa Sanpaolo; dal Giappone anonymous art project; l’archivio Oscar Piattella e la valorizzazione della città; Artissima Digital, le AudioGuide e i Walkie Talkies.

 


I PROGETTI SPECIALI IN CITTÀ 
La mostra NO FUTURE, curata da Alice Motard alle Gallerie d’Italia – Torino; I left something in the woods di Hedda Roman all’ex Giardino Zoologico; Franco Mazzucchelli all’Hotel Principi di Piemonte | UNA Esperienze; Iris Touliatou alla Pinacoteca Agnelli; Louis Morlæ alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

ALTRE INIZIATIVE IN FIERA
Gli spazi istituzionali della DGCC – Ministero della Cultura; The Radiant Van di CANEMORTO by Luci d’Artista; Pastis Social Club by Fondazione Arte CRT; l’iconico merchandising di Artissima; In Case of Anything by K-Way®; le aree speciali della fiera; il Meeting Point by La Stampa; Il Giornale dell’Arte in fiera; il Press Tour; il dialogo con la Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro – Candiolo

IDENTITY 2026
MOLTITUDINI. UNA RESIDENZA TRA ARTE E POESIA
Nell'ambito del percorso IDENTITY — sviluppato da Artissima con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo — Artissima presenta Moltitudini, un’inedita contaminazione progettuale che vede la poetessa Laura Accerboni confrontarsi con l'arte visiva in un percorso di ricerca, interpretazione e ibridazione di linguaggi. Una poetessa in residenza che apre la sua poetica a una dimensione percettiva e di ascolto dell'arte contemporanea, entrando in relazione e risonanza con sei artisti attivi a Torino: Guglielmo Castelli, Sara Enrico, Giorgio Griffa, Tom Johnson, Marzia Migliora e Laura Pugno. Attraverso una serie di incontri, la residenza si configura come un attraversamento delle visioni degli artisti che hanno scelto Torino come luogo di vita e di ricerca, raccontando inoltre quella ritrovata vitalità artistica e attrattività internazionale della città, sempre più capace di richiamare artisti contemporanei e nuove tendenze da tutto il mondo. Il dialogo tra Accerboni e gli artisti si è sviluppato in modo libero e spontaneo con il sottofondo tematico della prossima edizione della fiera, che vede la fancy consentire ancora una volta ad Artissima la libertà di acrobazie interdisciplinari. La residenza è inoltre protagonista della seconda edizione di Mondi Possibili. Dialoghi tra arte e letteratura, il palinsesto di incontri in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori. Il Circolo dei lettori e delle lettrici, Torino e Artissima ospiteranno due incontri ad ottobre – uno al Circolo prima della fiera ed uno al Meeting Point in fiera – in cui Accerboni dialogherà con gli artisti coinvolti nel progetto, restituendo il processo di residenza al pubblico.

Palinsesto:
21 ottobre, ore 18.30 — Circolo dei lettori e delle lettrici
Laura Accerboni in dialogo con Guglielmo Castelli, Sara Enrico e Marzia Migliora
31 ottobre, ore 18.30 — Meeting Point di Artissima
Laura Accerboni in dialogo con Giorgio Griffa, Tom Johnson e Laura Pugno


TUTTE LE GALLERIE PRESENTI IN FIERA

MAIN SECTION
103 tra le gallerie più prestigiose del panorama artistico internazionale: protagonisti affermati che offrono a collezionisti e visitatori una rassegna di altissima qualità.
1/9UNOSUNOVE Roma – 193 GALLERY Paris, Saint-Tropez, Venezia – A ARTE INVERNIZZI Milano – A GENTIL CARIOCA Rio De Janeiro, São Paulo – LUIS ADELANTADO  Valencia – ALICE AMATI London – ANNEX14 Zurich,  Zollikofen – ROLANDO ANSELMI Roma – APALAZZOGALLERY Brescia – ALFONSO ARTIACO Napoli – ARTNOBLE Milano – ARTOPIA Milano – ENRICO ASTUNI Bologna – PIERO ATCHUGARRY Miami, Pueblo Garzón – AV17 Vilnius – MARINA BASTIANELLO Venezia – BIASUTTI & BIASUTTI Torino – BLISS Warsaw – THOMAS BRAMBILLA Bergamo – BREMOND CAPELA Paris – CAR GALLERY Bologna – CARDELLI & FONTANA Sarzana – GIAN MARCO CASINI Livorno – CHERTLÜDDE Berlin – CIACCIA LEVI Paris, Torino – CITRONNE Athens – CLIMA Milano – COLLICA & PARTNERS San Gregorio di Catania – CONTINUA San Gimignano, Beijing, Les Moulins, Havana, Roma, São Paulo, Paris – RAFFAELLA CORTESE Milano, Albisola Superiore – GUIDO COSTA PROJECTS Torino – THOMAS DANE London, Napoli – MONICA DE CARDENAS Milano, Zuoz – DE' FOSCHERARI Bologna – DEP ART Milano, Ceglie Messapica – EX ELETTROFONICA Roma – FRITTELLI Firenze, Milano – FUOCHERELLO Volvera – FUORICAMPO Siena – GALERIST Istanbul – GRAMMA_EPSILON Athens – HERALD ST London, Bologna – ANTONIA JANNONE DISEGNI DI ARCHITETTURA Milano – JOUSSE ENTREPRISE Paris – SYLVIA KOUVALI London, Piraeus – LABS Bologna – ML FINE ART | MATTEO LAMPERTICO Milano – LAVERONICA Modica – LAYR Vienna – LUCE GALLERY Torino – LUNETTA11 Mombarcaro – GALLERIA D’ARTE MAGGIORE G.A.M. Bologna, Venezia, Paris – MAKI FINE ARTS Tokyo – PRIMO MARELLA Milano, Lugano – MATÈRIA Roma – MATTA Milano – MAZZOLENI London, Torino, Milano – MAZZOLI Modena, Berlin – ME VANNUCCI Pistoia – MEESSEN Brussels – MENO PARKAS Kaunas – ANI MOLNÁR Budapest – MONITOR Roma, Pereto, Lisbon – MOR CHARPENTIER Paris, Bogotá – NCONTEMPORARY Milano, Venezia – FRANCO NOERO Torino – NOME Torino – P420 Bologna – P74 Ljubjana – ALBERTA PANE Paris, Venezia – GIORGIO PERSANO Torino – PINKSUMMER Genova – PROMETEO Milano, Lucca – REPETTO Lugano – RIBOT Milano – ROMERO PAPROCKI Paris, Milano – RONCHINI London – ROSSI & ROSSI Hong Kong – LIA RUMMA Milano, Napoli – SANDWICH Bucharest – SIDE 2 Tokyo – SIES + HÖKE Düsseldorf – SIMÓNDI Torino – SOCIÉTÉ INTERLUDIO Cambiano – SOUP London – SPAZIOA Pistoia – STUDIO G7 Bologna – STUDIO SALES DI NORBERTO RUGGERI Roma – STUDIO TRISORIO Napoli – TORNABUONI ARTE Firenze, Milano, Roma, Forte Dei Marmi, Paris, Crans-Montana – TRAFFIC Bergamo – TROTOAR Zagreb – TUCCI RUSSO Torre Pellice, Torino – UNA Piacenza, Milano – VANGAR Valencia – VERVE São Paulo – VISTAMARE Milano, Pescara – VOHM Seoul – WENTRUP Berlin – WHATIFTHEWORLD Cape Town – Z2O SARA ZANIN Roma – ZAZÀ Milano, Napoli – ZILBERMAN Istanbul, Berlin.
 
NEW ENTRIES
17 giovani gallerie internazionali, attive da meno di cinque anni e presenti per la prima volta in fiera per una vivace panoramica di nuovi linguaggi e visioni dalla scena artistica globale.
APARTAMENTO Marseille – ASPEKTY Warsaw – BIJU Cluj-Napoca – BRUGGER Klaus – CERAVENTO Pescara – CLAUDA Prague – IAH Seoul – KIM? GALLERY Riga – LUTNIȚA Chișinău – MARLI MATSUMOTO São Paulo – SASKIA NEUMAN Stockholm – NIGHT CAFÉ London – ORMA Milano, Sorrento – ANDREW REED Miami – SS SPACE SPACE New Taipei City – WHOISPOLA Warsaw – MANDY ZHANG ART London.

MONOLOGUE/DIALOGUE
37 gallerie dal taglio sperimentale, con proposte curate in forma di stand monografico o in dialogo tra due artisti.
10 & ZERO UNO Venezia – GALERIA 111 Lisbon – 1301PE Los Angeles – 22,48 m2 Romainville –  418 GALLERY Munich, Cetate –  A SUD  Pescara – ACAPPELLA Napoli – ADA Roma – AF GALLERY Bologna – FRANCESCA ANTONINI Roma – ATM Gijón – BALCONY Lisbon – BANDA MUNICIPAL Mexico City – UMBERTO BENAPPI Torino – BOCCANERA Trento, Milano – CASTIGLIONI Milano – CLIVIO Milano, Parma – COLLI Foligno – FLEUR & WOUTER Amsterdam – CRISTINA GUERRA Lisbon – MARTIN JANDA Vienna – KODLCONTEMPORARY Prague – GILDA LAVIA Roma – LEHMANN Porto – LOHAUS München – ÖKTEM AYKUT Istanbul – RESERVOIR Cape Town – FEDERICA SCHIAVO Roma – MARTINA SIMETI Milano – SMAC Cape Town, Stellenbosch – SOCIÉTÉ INTERLUDIO Cambiano – LUISA STRINA Sao Paulo – THE ADDRESS Brescia – TRIANGOLO Cremona – UFO Krakow – WIZARD Milano – ZERO... Milano.
ART EDITIONS

Gallerie, librerie e spazi no profit che presentano edizioni, stampe e multipli di artisti contemporanei.

COLOPHONARTE Belluno – DREIVIERTEL Bern – L’ARENGARIO Cellatica – MARTINCIGH Udine – DANILO MONTANARI Ravenna – STUDIO BRUNO TONINI Gussago
 
PRESENT FUTURE
10 progetti monografici dedicati ai talenti emergenti.C. Mae Bloom HANNAH BARRY London | Juliana Frontin YEHUDI HOLLANDER-PAPPI São Paulo | Gamze Palabiyik  VON & VON Nürnberg | Che-Yu Hsu  VANGUARD GALLERY Shanghai | Yun Hu A+ WORKS OF ART Kuala Lumpur | Matisse Mesnil ROMERO PAPROCKI Paris, Milano | Mary-Audrey Ramirez MANAGEMENT New York | Gabriel Ribeiro FOCO Lisbon | Emma Scarafiotti SECCI Milano, Pietrasanta | Scott Young TINA London.
 
BACK TO THE FUTURE
12 gallerie e 10 stand monografici dedicati alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea.
Michel Auder FONTI Napoli | Lenora de Barros LOMBARDI-KARGL Vienna | Romany Eveleigh RICHARD SALTOUN London, Roma, New York | Ângela Ferreira CRISTINA GUERRA Lisbon | Vadim Fishkin GREGOR PODNAR Vienna | Nadia Gould DIEFIRMA New York | Cathy Josefowitz  EASTCONTEMPORARY Milano e IMPORT EXPORT Warsaw, London | Rosa Panaro TIZIANA DI CARO Napoli | Mariuccia Secol GISELA CLEMENT Bonn e MONOPOL Warsaw | Suzanne Santoro LOVAY Geneva.
 
DISEGNI
10 progetti monografici dedicati al disegno su carta.
Marco Di Giovanni IL CHIOSTRO ARTE E ARCHIVI Saronno | Flavio Favelli STUDIO SALES DI NORBERTO RUGGERI Roma | Makiko Furuichi LES FILLES DU CALVAIRE Paris | Maggi Hambling THOMAS BRAMBILLA Bergamo | Tirdad Hashemi ISABELLE Dubai | Susanna Inglada MAURITS VAN DE LAAR The Hague | Khaled Jarada P420 Bologna | Meiro Koizumi ANNET GELINK Amsterdam | Georgina Starr ALMA PEARL London | Katarzyna Wiesiolek SZYDLOWSKY Warsaw.
  
MAGAZINE
ARTFORUM New York – ARTE - CAIRO EDITORE Milano – ARTNEWS ITALIA Roma – ARTRIBUNE, Roma – CURA. Roma – ESPOARTE Albissola Marina – ETC. MAGAZINE Ljubljana – EXIBART Roma – HUS MAGAZINE, Klecza – IL GIORNALE DELL'ARTE Torino – INSIDE ART Roma – L'ES Milano – MOUSSE Milano – SEGNO Pescara, Palma de Mallorca
MARIUS GHITA, Southern shore, 2026, Oil on canvas, 52x40x2 cm, Courtesy Of the artist and Biju Gallery, Photo: Artist

Artissima è la principale fiera d’arte contemporanea in Italia. Sin dalla sua fondazione nel 1994, unisce la presenza nel mercato internazionale a una grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca. L’organizzazione di Artissima è curata da Artissima srl, società della Fondazione Torino Musei, costituita nel 2008 per gestire i rapporti artistici e commerciali della fiera. Il marchio di Artissima appartiene a Città di Torino, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino. Artissima viene realizzata attraverso il sostegno dei tre Enti proprietari del marchio, congiuntamente a Fondazione CRT, Fondazione Arte CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo e Camera di commercio di Torino.
Dal 2010, Artissima si svolge all’Oval Lingotto Fiere, gestito da GL events Italia: uno spazio di 20.000 m2 in vetro e acciaio, inaugurato nel 2006 per i Giochi Olimpici Invernali di Torino e situato nel cuore del polo fieristico del Lingotto.
 
ARTISSIMA
Internazionale d’Arte Contemporanea
+39 011 19744106  
www.artissima.art | info@artissima.it 
Facebook | Twitter | Instagram | Youtube: Artissima Fair   
#artissima
 
Oval Lingotto Fiere – Torino 
29 ottobre 2026 | Preview
30 ottobre – 1 novembre 2026 | Apertura al pubblico

11/10/26

Inma Barrero da Lévy Gorvy Dayan


Dal 17 settembre 2026, la galleria Lévy Gorvy Dayan propone la mostra di Inma Barrero: MOTHERS , la prima esposizione  dell'artista. L'esposizione riunisce otto sculture di grandi dimensioni, ognuna esposta per la prima volta, che rappresentano una diversa presenza materna ispirata al mondo preistorico, antico e moderno di diversi continenti. Le sculture, nel loro insieme, creano, secondo le parole di Barrero, un "coro" di figure materne, "che testimoniano e si rispondono a vicenda attraverso la sala".



Il fulcro del lavoro di Barrero è la perla di ceramica realizzata a mano, composta da centinaia di perle che si uniscono per creare un'unica scultura. Le perle traggono ispirazione da fonti divine e universali, dai ricordi dell'artista del rosario della nonna ai komboloi greci (rosari antistress) e ai rosari buddisti, che ha incontrato durante il suo periodo di vita e lavoro a Kyoto. Per realizzare le perle, utilizza combinazioni non convenzionali di porcellana, terracotta e terracotta, nonché terre provenienti da Giappone, Messico e Spagna per "unire diverse fonti di terra nella figura della madre". Amalgama questi materiali con diverse tecniche di smaltatura e lega o "intreccia" le perle con filo metallico, un omaggio a due forme di riparazione della ceramica: il lañado spagnolo , che restaura la ceramica con legature metalliche o lañas , e il kintsugi giapponese, che ripara le rotture con lacca cosparsa di polveri metalliche, come l'oro.

10/10/26

Venezia Biennale Musica



Da oggi prende avvio il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea alla Biennale di Venezia che si ispira al tema della musica considerata dalla Direttrice Artistica Caterina Barbieri come “l’infanzia dello Spirito: un’esperienza che riconnette a uno stato primigenio di apertura, libertà e potenza creatrice. La grazia del bambino che guarda il mondo con lo stupore del primo sguardo, o meglio del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia rivoluzionaria con cui la musica sa disarmarci”. “Prendendo ispirazione dal “bambino di suono” come simbolo al contempo di rivoluzione e guarigione – prosegue Barbieri – la Biennale Musica 2026, intitolata A Child of Sound, propone un programma inedito di prime assolute e lavori site specific, coinvolgendo alcune delle voci più interessanti, innovative e multiformi della musica contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e geografia”.

Il programma comprende gli spettacoli dei solisti Laraaji, Keiji Haino, Walter Zanetti, Francesco Messina, Sarah Davachi, Clarissa Connelly, degli ensemble Zwerm XL, Gigi Masin/The Wind Trio, PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, The Tallis Scholars, ONCEIM - Orchestre de Nouvelles Créations, Expérimentations et Improvisations Musicales, e i live set di oltre quindici performer.

Il programma si arricchisce inoltre delle seguenti iniziative lungo tutta la durata del Festival: l'installazione Heaven Is Ours / O céu é nosso, celebrazione polifonica dei baloeiros brasiliani; l'installazione Two Things In The World Seem To Be Only Once di Wyldie Bracewell per registrazioni ambientali e materiali d'archivio; i video-documentari Blissful Bun-Chan di Invernomuto e Document: Keiji Haino di Kazuhiro Shirao, entrambi sul Leone d'oro alla carriera 2026 Keiji Haino; infine Origine, uno spazio dedicato all'ascolto profondo, Arcadia, un laboratorio aperto alla sperimentazione musicale, Bar Nightingale Revisited, installazione audio-video di Masaru Hatanaka (questi ultimi allestiti alle Sale d'Armi dell'Arsenale), e Musica Libera, installazione/performance alla Casa di reclusione femminile della Giudecca.

Il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco ha commentato: “Con la potente metafora del bambino in ascolto, ci ricordiamo che che la contemporaneità non si riduce alla semplice appartenenza al proprio tempo. Essere contemporanei significa cercare proprio ciò che nel presente non è ancora pienamente visibile, ascoltare ciò che non ha ancora trovato una lingua. In questa prospettiva anche l’anarchia può tornare al suo significato originario, intesa come sospensione dell’ordine già dato, libertà necessaria perché una forma inattesa possa apparire. A Child of Sound è allora il momento in cui il suono è ancora fresco, l’ascolto non ha ancora deciso che cosa aspettarsi, e la musica può finalmente venire alla luce”.

09/10/26

Marmora Romana




Installation view Marmora Romana. Antiquarium di Villa Albani Torlonia. Foto Agostino Osio © Fondazione Torlonia 

Dopo l’inaugurazione dell’Antiquarium nel 2024, in occasione del decimo anniversario della Fondazione, il 18 settembre 2026 ha aperto al pubblico il nuovo spazio dell’Antiquarium con Marmora Romana, mostra a cura di Carlo Gasparri dedicata ai marmi policromi, all'omonima opera e alla memoria di Raniero Gnoli (1933–2025), raffinato studioso e appassionato collezionista di marmi antichi.
 
L'ampliamento dell'Antiquarium nelle Scuderie di Villa Albani Torlonia rafforza l'impegno della Fondazione, promotrice di una sistematica opera di studio e conservazione dell’antico nel condividere con il pubblico i risultati dell'attività di restauro condotta nei Laboratori Torlonia con il supporto di Fondazione Bvlgari, al contempo offrendo maggiore rilievo al lavoro di studio reso possibile dal sostegno di Chiomenti.
 
«Abbiamo fortemente voluto implementare gli spazi dell’Antiquarium inaugurato nel 2024 in occasione dei 10 anni di attività della Fondazione», dichiara Alessandro Poma Murialdo, Presidente Fondazione Torlonia: «L’Antiquarium è infatti il luogo dove la città di Roma può scorgere il risultato del quotidiano lavoro che portiamo avanti: il restauro, lo studio e la divulgazione della Collezione Torlonia e del gusto dell’antico che ha caratterizzato il collezionismo della Famiglia culminando nell’apertura del Museo Torlonia».
 
A inaugurare questa nuova fase dell'Antiquarium è una mostra che arricchisce il percorso permanente con 20 ulteriori sculture della Collezione Torlonia, di cui 15 recentemente restaurate. Con 44 opere complessivamente esposte, tra sculture e le colonne originali del Museo Torlonia, l’Antiquarium si conferma come luogo di conoscenza vivo e accessibile, in dialogo con la città di Roma e il pubblico.
Attraverso busti, elementi architettonici, capitelli, piedi di tavolo e sculture, la mostra racconta l’eccezionale varietà e raffinatezza dei materiali lapidei impiegati negli interni romani, dall'età antica fino ai successivi interventi di restauro.


Installation view Marmora Romana. Antiquarium di Villa Albani Torlonia. Foto Agostino Osio © Fondazione Torlonia 

 
Tra i capolavori esposti spicca la monumentale Tazza Torlonia, nota anche come Tazza Medici: un imponente cratere in breccia verde egiziana, databile all'età romana, con piede cinquecentesco. Realizzata in una rarissima pietra estratta dalle cave dello Wadi Hammamat, in Egitto — nota in greco come ectontalitis, "mille pietre" — la Tazza si compone di uno dei materiali più preziosi e ricercati del mondo antico.
 
Accanto a essa saranno presentate opere emblematiche come il cosiddetto Alessandro dalla Collezione Giustiniani, oltre a una serie di busti esposti su rocchi di colonne antiche, in continuità con l’allestimento storico del Museo Torlonia.
 
A partire dalla fine del II secolo a.C., l’espansione di Roma verso Oriente mise infatti il mondo romano in contatto con le grandi architetture marmoree ellenistiche, avviando un’intensa attività estrattiva e commerciale che trasformò Roma nel centro di diffusione dei marmi colorati nel Mediterraneo. In età augustea materiali un tempo rarissimi entrarono progressivamente nell’uso comune dell’architettura e della decorazione imperiale, continuando nei secoli a influenzare il gusto europeo attraverso reimpieghi, collezionismo e studi antiquari.
 
Con l’inaugurazione del nuovo spazio espositivo e la mostra Marmora Romana, la Fondazione Torlonia conferma il proprio impegno nello studio dell’antico attraverso la valorizzazione della più importante collezione privata di scultura romana al mondo, restituendo al pubblico capolavori recentemente restaurati e nuovi spazi pensati per accoglierle e raccontarle.
 
«Il lavoro di progettazione che riguarda le mostre, in Italia e all’estero, così come le pubblicazioni e l’opera di conservazione e diffusione dell’antico che la Fondazione Torlonia sta portando avanti grazie al sostegno di partner storici come Fondazione Bulgari per i restauri e Chiomenti per le attività istituzionali, sono una continuazione dell’eterno dialogo dell’antico con il presente: una narrazione ancorata a gesti e valori universali che ritroviamo nei marmi che custodiamo», spiega Carlotta Loverini Botta, Direttrice Fondazione Torlonia: «In un’epoca non facile come quella che stiamo vivendo e di profonde trasformazioni tecnologiche, ci ricordano il senso più profondo della nostra umanità».
 
Un ruolo centrale in questo percorso è infatti svolto dai partner della Fondazione, Bvlgari e Chiomenti, che da anni ne affiancano le attività in Italia e all’estero, contribuendo non solo alla loro realizzazione, ma anche alla progettazione e allo sviluppo di nuovi progetti, come la nuova serie podcast OLTRE IL TEMPO. Le opere della Fondazione Torlonia tra memoria e contemporaneità di Chora Media in collaborazione con La Fondazione Torlonia e condotto da Silvia Beltrametti e Carlotta Loverini Botta. Una collaborazione di lungo periodo che si fonda su una visione condivisa e che rappresenta per la Fondazione una risorsa essenziale per continuare a progettare e realizzare iniziative sempre più ambiziose.
 
L’Antiquarium sarà aperto gratuitamente dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 13.00. Ingresso da via Salaria 92. Per maggiori info www.fondazionetorlonia.org


Installation view Marmora Romana. Antiquarium di Villa Albani Torlonia. Foto Agostino Osio © Fondazione Torlonia 

08/10/26

Elle/Terre/Chaude


Veduta della mostra “She/Earth/Hot” a La Verrière, 2026 © Isabelle Arthuis / Fondation d'entreprise Hermès

Dalla sua creazione nel 2008, in qualità di Fondation d'entreprise Hermès, La Verrière è diventata un punto di riferimento nel panorama espositivo della capitale belga, assumendo al contempo una dimensione internazionale. Aperta al pubblico con ingresso gratuito, ospita mostre di artisti provenienti da diversi ambiti, nell'ambito di progetti curatoriali pensati appositamente per la luce unica dello spazio. Il suo programma è al contempo esigente ed eclettico, e si propone di rivolgersi a un vasto pubblico.

Dopo un percorso nomade che li ha portati da Villa Medici a Roma al borgo di La Borne, passando per Sète e Brest, si sono ora stabiliti in montagna, in un'antica casa colonica.

A Bruxelles, la mostra “Elle/Terre/Chaude” (Lei/Terra/Caldo) presenta una cinquantina di opere, la maggior parte delle quali nuove, disposte attorno a un'installazione centrale. Si tratta di una scenografia densa in cui piedistalli, sculture e tessuti si intrecciano in un vertiginoso susseguirsi di superfici e piani. Il processo creativo degli artisti si nutre di incontri, ma anche di riutilizzo e di un approccio multiforme ai materiali. Combinando materie prime (legno, gres, lino) e tecniche miste (taglio, ceramica, tintura), le loro opere traggono il loro carattere robusto dalla natura circostante, dal sapere vernacolare e dall'arte popolare.

Veduta della mostra “She/Earth/Hot” a La Verrière, 2026 © Isabelle Arthuis / Fondation d'entreprise Hermès

Con il titolo “Lei/Terra/Caldo”, la mostra dedicata al duo Isola/Mare/Caldo apre, per usare le parole di Joël Riff, “ un viaggio dall’altra parte ”. In particolare, presenta le ceramiche di Richard Dewar (nato nel 1949) e le sculture del duo Daniel Dewar & Grégory Gicquel (nati rispettivamente nel 1976 e nel 1975). Sulle pareti de La Verrière sono esposte anche fotografie di Marianne Marić (nata nel 1982) e dipinti di Julien Meert (nato nel 1983), mentre l’autore e ceramista Philippe Godderidge (nato nel 1955) accompagna il progetto con un testo originale. 

07/10/26

Directionless




Inaugurata quest'estate, "Directionless" nella sede di Menorca della galleria Hauser & Wirth è un'ampia mostra collettiva curata dall'artista Rashid Johnson. Il progetto parte dalla consapevolezza che stiamo vivendo un periodo segnato non solo da un profondo disorientamento, ma anche da un senso di spossatezza. 

Le certezze politiche si sono sgretolate, le narrazioni collettive si sono indebolite, le ansie ecologiche si sono acuite e i sistemi di significato ereditati non offrono più punti di riferimento stabili. In tale contesto, la mancanza di direzione emerge non come una temporanea perdita di orientamento, ma come un'esperienza determinante della vita contemporanea. La mostra si interroga su quali forme di pensiero, sentimento e pratica artistica diventino possibili quando le certezze non sono più disponibili e quando la spossatezza stessa è diventata una condizione sociale condivisa.


Anziché cercare una soluzione, Directionless riflette su come gli artisti abitino stati di sospensione, ambiguità, opacità e frammentazione. Le opere qui raccolte non offrono mappe per uscire dall'incertezza. Piuttosto, propongono modi per rimanere presenti al suo interno. Esplorano cosa significhi navigare in un mondo in cui le identità sono sempre più instabili, le storie restano irrisolte e il futuro appare al contempo aperto e difficile da immaginare.

Organizzata dall'artista Rashid Johnson, la mostra adotta una struttura volutamente polifonica. Johnson ha invitato gli artisti Charles Gaines, Firelei Báez e Cristina Iglesias a nominare colleghi al di fuori della galleria, distribuendo l'autorità curatoriale e permettendo alla mostra di svilupparsi attraverso affinità, divergenze e dialoghi. Questa metodologia guidata dagli artisti riflette la premessa centrale della mostra: che l'orientamento non è fisso o ereditario, ma continuamente negoziato attraverso relazioni, incontri e atti di immaginazione.


06/10/26

Al MAO Song Dong. Soul Out

Song Dong, Borrow Light , 2025, Site-specific installation, Variable dimensions , Installation view, 36 Bienal de São Paulo, 2025
© Levi Fanan / Fundação Bienal de São Paulo Courtesy of the Artist and Beijing Commune

Dal 23 ottobre 2026 fino al 27 giugno 2027 il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta Song Dong. Soul Out, la prima mostra personale in Italia dedicata all’artista Song Dong (Pechino, 1966) a cura di Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci. L’esposizione è concepita come un progetto site-specific che coinvolge l’intero museo, trasformandolo in un dispositivo narrativo in cui le opere di Song Dong entrano in dialogo con le collezioni permanenti e con l’architettura storica di Palazzo Mazzonis.

 Riunendo alcune delle installazioni più iconiche dell’artista, insieme a un archivio di fotografie e video di performance realizzate dagli anni ‘90 a oggi, Song Dong. Soul Out ripercorre oltre trent’anni di lavoro, mettendo in luce una pratica capace di intrecciare esperienza individuale e storia collettiva, memoria privata e trasformazioni sociali, restituendo al contempo uno sguardo sulla Cina contemporanea.

05/10/26

Space Remembers




A New York la galleria Matthew Marks propone "Leidy Churchman: Space Remembers" con   tredici nuovi dipinti e tre sculture.Churchman è noto per la varietà dei suoi soggetti, che traggono ispirazione dalla natura, dai media contemporanei e dagli oggetti di uso quotidiano, nonché da una miriade di segni e simboli culturali. La scrittrice Alhena Katsof descrive i dipinti in mostra come opere che "trasformano il concetto di casa in una forza gravitazionale. Qui, la casa è cellulare e celeste, frammentata e integra".



In cinque dipinti di grandi dimensioni, ciascuno alto un metro e ottanta e largo due metri e settanta, Churchman adotta un approccio compositivo unico: un paesaggio sconfinato, un portale astrale, una vista iperingrandita e ravvicinata di una conchiglia. Un'opera raffigura la casa di Churchman su un'isola al largo della costa del Maine, un ambiente pastorale permeato da presenze inaspettate. Una mucca riposa in primo piano con un cespuglio di mirtilli che sembra spuntare dal suo ventre, accanto a due aragoste. L'icona di una divinità buddista protettrice fluttua sopra di essa.

04/10/26

Nel segno di Venezia , donazione Favaretto Rubelli



In mostra a Ca’ Rezzonico disegni dei maestri del Cinquecento e capolavori del Settecento, parte della donazione Favaretto Rubelli.  Un regalo alla città, nel segno di Venezia. 
 
Con la mostra di Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento veneziano, Fondazione Musei Civici di Venezia presenta e celebra la recente donazione di opere su carta di Alessandro Favaretto Rubelli, presidente della celebre omonima impresa di tessuti: una preziosa serie di 29 disegni di antichi maestri veneti - tra cui Palma il Giovane, Carlevarijs, Ricci, Canaletto, Tiepolo -  testimonianza di una colta passione collezionistica, che l’avvocato e Cavaliere del lavoro  ha deciso di donare alla città di Venezia, destinando al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia. 
 
Il filo conduttore, con poche eccezioni, è rappresentato proprio dall’amore per la sua città, la sua storia e, soprattutto, i suoi artisti. L’impegno profuso nella propria impresa non ha, infatti, sottratto all’avvocato la possibilità di dedicarsi alla sua passione per la storia e l’arte della Serenissima: anche durante i viaggi d’affari all’estero, Alessandro Favaretto Rubelli ha raccolto un’importante collezione di libri antichi di argomento veneziano, comprendente opere di carattere storico, guide e album illustrati, che coprono un arco cronologico che va dalla fine del Quattrocento fino ai primi del Novecento.
 
La raccolta in mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico si compone, essenzialmente, di due nuclei principali. Il primo, un gruppo di fogli del Cinquecento, tra cui spicca il Cristo tentato dal diavolo di Palma il Giovane, uno degli artisti più importanti a cavallo tra XVI e XVII secolo. Preparatorio per un telero perduto di Palazzo Ducale, il foglio mostra un alto grado di rifinitura, dove possiamo cogliere appieno l’abilità disegnativa del Palma, autore anche un altro foglio della collezione Favaretto Rubelli, con La preghiera di san Carlo Borromeo, datato 1624. Ma è il gruppo del Settecento veneziano il vero protagonista della raccolta, con rappresentati i principali artisti dell’ultimo secolo di storia della Serenissima. Cominciando da Luca Carlevarijs,  con ben cinque Studi di macchiette, tutti provenienti dalla collezione di Tito Miotti, che vanno ad arricchire il nucleo di disegni dell’artista delle collezioni civiche, tra i più importanti al mondo assieme a quelli del British Museum e del Victoria and Albert Museum di Londra. Si tratta di piccoli fogli, nei quali Carlevarijs ha raffigurato popolani al lavoro, donne intente a conversare, uomini seduti o in piedi, andando a formare quel repertorio di personaggi che avrebbero poi popolato le sue vedute. A Sebastiano Ricci appartiene un disegno a matita nera preparatorio per le Tentazioni di Sant’Antonio abate, saggio magistrale della capacità del maestro di definire i chiaroscuri con un segno sicuro e un tratteggio vigoroso.  Anche gli allievi di Ricci sono ben rappresentati nella collezione Favaretto Rubelli: Gaspare Diziani è presente con due studi, mentre Francesco Fontebasso è rappresentato da una copia giovanile di un quadro del maestro. Immancabile in una raccolta di disegni veneti una caricatura di Giambattista Tiepolo, in questo caso proveniente dall’album Valmarana, come si evince dagli angoli ritagliati. Si tratta di uno splendido esempio delle capacità satiriche del maestro, in grado di dare vita ai suoi personaggi con pochi tratti di inchiostro. Infine, un posto di rilievo è occupato da due studi di vedute di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, che facevano parte di un album appartenuto a Italico Brass e in seguito disperso. Si tratta di prove affascinanti del pittore veneziano, e di testimonianze importanti del suo metodo di lavoro, che arricchiscono di molto le collezioni civiche veneziane.
 
Un gesto importante quello dell’avvocato Favaretto Rubelli che fornisce molte conferme; il ruolo centrale del Gabinetto dei disegni e delle stampe nello studio, nella conservazione e nella valorizzazione della grafica antica; l'attività di Fondazione Musei Civici di Venezia come realtà in grado di custodire, raccontare, il patrimonio culturale affidatole, perché siano tesoro delle future generazioni; infine, ma non ultimo, come la generosità e la visione dei donatori sia, ancora oggi, la base costituente di patrimonio collezionistico e di un senso civico, a beneficio della collettività. 
 
Entrato nell’azienda di famiglia nel 1955, a soli 24 anni, Alessandro Favaretto Rubelli ha saputo, guidarla in breve tempo, verso i mercati internazionali, aprendo sedi e showroom in tutto il mondo: da Londra a Parigi, da New York a Lione, fino a Dubai. Sotto la sua presidenza, la Rubelli firma una serie di collaborazioni con artisti e atelier di fama mondiale per ampliare l’offerta tessuti esclusivi e raffinati. Nel 2018 nasce, infine, la Fondazione Rubelli, che ha come obiettivo promuovere e diffondere il patrimonio culturale, storico e contemporaneo dell’azienda, che comprende, insieme all’Archivio Storico, una serie di bozzetti per tessuti e oltre cinquantamila campioni tessili.
 

NEL SEGNO DI VENEZIA
La donazione Alessandro Favaretto Rubelli
 
23 settembre 2026 – 11 gennaio 2027
Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano
A cura di Alberto Craievich

Informazioni utili 
Orari museo:
  -  fino al 31 ottobre: 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)
  -  dall'1 novembre: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00)
Chiuso il martedì 
Biglietti: la mostra è inclusa nel biglietto e nel percorso di visita del museo 

 

03/10/26

Global Antiquity



Semi-capitello di lesena figurato gandhārico-corinzio Butkara I, valle dello Swat, Pakistan (antica regione del Gandhāra), I secolo d.C., dinastia 
Kushan Scisto scolpito a rilievo 17,9 x 27,8 x 20,9 cm MAO - Museo d’Arte Orientale, Torino Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Maurizio Elia (2006)

Fondazione Prada presenta “Global Antiquity”, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis , Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi , in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA , a Milano dal prossimo 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. “Global Antiquity ” propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico , dal700 a.C. al 1000 d.C. circa .

La mostra si inserisce in un ’indagine più articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente n elle sed i di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia) , ed è proseguita nel 2022 a Milano con “ Recycling Beauty ” (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Mon ica ), una ricognizione dedicata al riuso di antichità greche e romane in contesti post -antichi, dal Medioevo al Barocco.

La premessa di questa ampia ricerca è la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato , ma anche come un elemento vitale in grado di incidere sul presente e 
sul futuro. Temi come la serialità, il riuso, il riciclo e la globalità sono strettamente legati alla nostra concezione di modernità, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni 
valori, categoriee modelli del passato . Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalità espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO/OMA , il patrimonio 
antico diventa , per usare le parole di Salvatore Settis, “ una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.

Attraverso un ’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che , nel corso di oltre 1.700 an ni di storia , hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all ’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti , provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o 
più zone geografiche e società , spesso distanti tra loro. In questa prospettiva , il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione . 
Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politi ci, culturali , economici e religiosi , ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale. 

“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppa te non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida 
e in continua evoluzione di direttrici poligonali . Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Cina , o esponendo una statuetta femminile del subcontinente indianogiunta a Pompei prima dell ’eruzione del 79 d.C. , la mostra innesca un cortocircuito spazio -temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata. 

Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo : l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso ne l discorso politico ed economico di oggi , e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale . Da una parte, “Global Antiquity ” ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh , “ è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza. ” In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale . D all’altra parte, l ’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity ” offrono solide basi per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo, fondate sull ’idea che ogni realtà culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in sé stessa, assediata dagli “ altri” e, per questo, da difendere a ogni costo.

Come spiega Salvatore Settis: “ Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama: la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l ’Eurasia , spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala. Dal nostro atlante di micro -storie emerge così una macro -storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità. ”

Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margherie il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L ’allestimento traduce l ’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata 
attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti , realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita i l pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.

Il principio di convergenza riguarda , per esempio, la compresenza di oggetti provenienti da contesti diversi in un unico luogo , come nel caso del sito di Begram in Afghanistan, rivelando l’esistenza di intensi rapporti commerciali e cul turali che collegavano regioni molto distanti tra loro . Il cosiddetto tesoro di Begram, rinvenuto alla fine degli anni Trenta e oggi conservato nel Museo di Kabul e nel Musée Guimet a Parigi, comprende oggetti di lusso appartenuti alle raffinate élite locali e giunti in quel luogo tra il I e il II secolo d.C. da un ’area vastissima, dall ’Impero romano all ’Asia occidentale, dalla Cina degli Han all ’India e alle regioni limitrofe . L ’idea di convergenza può essere esemplificata anche da un singolo oggetto , come il cofanetto rinvenuto a Belmonte Piceno, nelle Marche, e realizzato tra il 560 e il 540 a.C. , un capolavoro in avorio con preziosi inserti di figure in ambra . I materiali impiegati testimoniano reti commerciali di ampia portata : l’avorio prove niva infatti dall ’Africa o dall ’Asia attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo orientale , mentre l ’ambra era importata dal lontano Mar Baltico, attraversando l’Europa fino all’Adriatico . Le scene e i personaggi di cultura etrusca e greca che decorano il cofane tto mostrano influenze estranee alla tradizione locale picena e , invece, testimoniano una conoscenza profonda della cultura ellenica, resa possibile dalla circolazione della ceramica greca a figure nere nel Mediterraneo. 

L ’idea di simmetria si può rintracciare nella ripresa di iconografie quasi identiche in oggetti e manufatti appartenenti a epoche e aree tra loro distanti . È il caso di due oggetti molto rari presenti in mostra : la moneta argentea con Alessandro e il re indiano Poro (325 –323 a.C.circa ), probabilmente coniata a Babilonia al tempo di Alessandro Magno , e il Cammeo di 
Shapur I, vincitore dell ’imperatore romano Valeriano (260 –270 d.C. circa ), proveniente dall ’Iran sasanide . Entrambe le opere utilizzano un linguaggio figurativo che enfatizza la superiorità di un sovrano rispetto all ’avversario sconfitto . Pur appartenendo ad ambienti diversi , la moneta d ’argento e il cammeo in sardonica svolgono la stessa funzione ideologica: tradurre la vittoria militare e la subordinazione del nemico in un’immagine che legittima e celebra il potere di un re, greco in un ca so e persiano nell’altro .

L ’intersezione fra culture è esemplificata in mostra da oggetti e manufatti che evidenziano particolari ibridazioni artistiche: è il caso del rivestimento in oro del Gorytos scitico (metà del IV secolo a.C.) , rinvenuto a Melitopol in Ucraina, una custodia per arco e frecce, parte dell’equipaggiamento militare e cerimoniale delle popolazioni nomadi di stirpe iranica che occupavano le steppe dell ’Eurasia, dalla regione d el Mar Nero all ’Asia centrale . È decorato
con scene tratte dalla mitologia greca, in particolare con episodi della vita di Achille . La sua lavorazione a sbalzo e a cesello, la composizione narrativa in registri e i motivi ornamentali vegetali appartengono alla tradizione dell ’oreficeria greca. Questo manufatto in uso fra le élite militari scitiche è la dimostrazione concreta di come, nel IV secolo a.C., le interazioni tra il mondo greco e quello delle steppe fossero intense e creassero nuove forme artistiche attingendo a una molteplicità di tradizioni culturali.

Il percorso espositivo al centro del Podium è introdotto e concluso da due gruppi di opere che fungono da prologo ed epilogo della mostra. Il primo trittico include il busto romano in marmo del “ Sacerdote indio ” (fine del II secolo d.C.) del Museo Nacional del Prado , il Buddha assiso in meditazione nella posizione del loto (II-III secolo d.C .) del Museo delle Civiltà di Roma , appartenente alla produzione buddhista del Gandh āra (corrispondente all’area dell ’attuale Pakistan settentrionale e dell ’Afghanistan orientale) e il busto romano in prestito da una collezione privata che vuol rappresenta re il Ritratto di Apollonio di Tiana (II sec. d.C. circa), un filosofo e taumaturgo greco di età romana che , secondo il suo biografoFilostrato , avrebbe raggiunto l’India nord -occidentale, spinto dal desiderio di conoscere la sapienza orientale. Attraverso l’accostamento di queste tre opere si vuole mostrare come la cultura e la religione indiane fossero oggetto di profondo interesse e di curiosità nel mondo greco -romano . Il secondo trittico indaga la trasformazione della figura del Buddha in quella di un santo cristiano. Il Buddha stante in scisto (I–III secolo d.C.) di area gandhāricaconservat o al Museo delle Civiltà di Roma, la lastra in marmo scolpita che rappresenta un Apologo dalla vita dei santi Barlaam e Iosafat (1225 -1230 circa ), in prestito da l Museo della Cattedrale di Ferrara , e l’Icona dei santi Barlaam e Iosafat dall ’Asia minore (1799) del Museo Bizantino e Cristiano di Atene rappresentano tre fasi di un lungo processo di trasmissione , assimilazione e reinterpretazione culturale, in cui la figura del Buddha è progressivamente modificata da modello di sapienza indiana a immagine di santità cristiana . Un focus è dedicato ai lavori tessili di varia provenienza ( dalla Cina ai Musei Vaticani, al Qatar ) esposti in un container esterno collegato al Podium . Un altro approfondimento indaga la possibile origine cinese del la tes ta del Leone di San Marco , posto su una colonna nella Piazzetta accanto al Palazzo Ducale , come esempio di collegamento artistico e culturale lungo ampie rotte commerciali e di scambio .

“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori , brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali , tra i quali The Metropolitan Museum o f Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles,  British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani , Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli . 

In occasione della mostra, Fondazione Prada pubblicherà un ampio volume illustrato progettato graficamente da 2x4 . Il libro comprende un’introduzione di Miuccia Prada,  Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un testo critico di Salvatore Settis , 27 saggi di studiosi italiani e internazionali , un’ampia raccolta di schede di approfondimento delle opere esposte, redatte da oltre 40 specialisti, e una serie di mappe tematiche e storiche che  ricostruiscono le trasformazioni geopolitiche e le connessioni tra Europa, Asia e  Mediterraneo dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa . Il volume sarà disponibile anche nella nuova  collana “Dispense” che propone una selezione di cataloghi della Fondazione, ristampati in  formato medio e in bianco e nero.