Oggi, sabato 23 maggio 2026 torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM, che si svolge in contemporanea in tutta Europa con l’obiettivo di incentivare e promuovere la conoscenza del patrimonio e dell’identità culturale nazionale ed europea.
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Dal 2000 artblog di Domenico Olivero
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23/05/26
Notte Europea dei Musei
22/05/26
Buongiorno ceramica!
21/05/26
Trasforma le ore del tuo tempo
La storica sala dell'Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart si trasforma in un paesaggio mutevole composto da 400.000 cubi di legno. Dodici artisti e visitatori costruiscono strutture temporanee accompagnati dal suono. Voci riempiono lo spazio con canti. I testi sono basati su poesie di 15 autori internazionali, dagli inizi del XX secolo a oggi. Tra questi figurano il poeta Khalil Gibran (1883–1931), la scrittrice e pittrice Etel Adnan (1925–2021), il poeta e regista Forugh Farrochzad (1935–1967), la poetessa Layla Sarahat Rushani (1952/4–2004), il poeta Mahmud Darwisch (1941–2008), il paroliere Ocean Vuong (nato nel 1988), il poeta Ilya Kaminski (nato nel 1977) e la poetessa e scrittrice Arundhathi Subramaniam (nata nel 1973). Brevi versi su comunità, formazione, amore, perdita e speranza costituiscono il libretto dell'opera.
I 400.000 cubi di legno utilizzati nell'installazione e nella performance diventeranno parte di un'opera d'arte pubblica a Eisenhüttenstadt nel 2027 come parte del progetto di Lina Lapelytė per Die Neuen Auftraggeber. Gli spettacoli si terranno durante il periodo della mostra, il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica dalle 14:00 alle 17:00.
L'artista Lina Lapelytė
Lina Lapelytė (nata nel 1984 a Kaunas, Lituania) è un'artista e compositrice la cui pratica affonda le radici nella performance. Lavorando tra Vilnius e Londra, collabora con performer professionisti e non professionisti per creare atti collettivi di canto che mettono in discussione i sistemi di silenziamento e invitano alla vulnerabilità. Le sue opere sono state presentate, tra gli altri, al Festival d'Automne/Bourse de Commerce (Parigi), al BAM, al MOCA e alla Biennale di Venezia. È nota soprattutto per l'opera Sun & Sea (con Vaiva Grainytė e Rugilė Barzdžiukaitė), vincitrice del Leone d'Oro alla Biennale di Venezia del 2019.
Composizione della colonna sonora: Lina Lapelytė con Daniel Bürkner
Registrazioni sul campo: Peter Cusack
Ingegneria del suono e diffusione: Thorsten Hoppe
Coreografia: Alice Chauchat
Drammaturgia e collaborazione artistica: Cian McConn, Florine Lindner
Cantanti: Nérika Amaral, Daniel Belasco Rogers, Josephine Brinkmann, Mustafa Çiçek, Afran, Ruby Haffar, Talin Hajintsi, Cat Jones, Camilla Therese Karlsen, Toto Knoblauch, Paula Kramer, Ligia Liberatori, Niusha Nasim, Lisa Newill-Smith, Ruben Nsue, Cian McConn, Tom Oldham, Mata Sakka, Sandra Sarala, Doris Schließer, Luca Schüssler, Shao Shin Frieda Luk, Yuri Shimaoka, Maria Vanieieva, Michael Wenzlaff, Barbara Wiebking
Costumi: Muku
Partitura musicale: Thomas Oldham
20/05/26
Variantology, Agnieszka Kurant da Lia Rumma
Gli spazi napoletani della Galleria Lia Rumma ospitano Variantology, la prima mostra personale di Agnieszka Kurant con la galleria, in programma fino al 23 Maggio 2026. La mostra riunisce una selezione di opere nuove e recenti.
La pratica multidisciplinare di Kurant esplora le intelligenze collettive e non umane, il futuro del lavoro e della creatività, e le forme di sfruttamento insite nel capitalismo digitale. Attingendo a filosofia, antropologia, tecnologia e scienza, il suo lavoro si concentra sull’emergere e l’evoluzione di forme modellate da un’agenzia collettiva, che si tratti di termitai, minerali, linguaggi, segni, strumenti, valute o movimenti sociali. In collaborazione con scienziati, l’artista costruisce sistemi complessi, reti e ambienti in cui molteplici agenti—molecole, batteri, animali, algoritmi di intelligenza artificiale o folle umane—interagiscono generando forme ibride e instabili, in continua metamorfosi, come organismi viventi. Oscillando tra biologico, digitale e geologico, naturale e artificiale, vita e non-vita, passato profondo e futuro remoto, le sue opere indagano la soggettività plurale, l’evoluzione dei sistemi viventi, la cultura e la tecnologia, le trasformazioni dell’umano, l’automazione e la cibernetica.
Le opere di Kurant, basate sulla ricerca, si nutrono dei processi di creazione di valore in rete dell’economia digitale e indagano l’autorialità collettiva e il sistema globale di sfruttamento del lavoro incorporato nell’intelligenza artificiale. Le forme ibride che l’artista produce spesso contrastano le previsioni algoritmiche con processi non calcolabili e imprevedibili. I suoi assemblaggi e amalgamazioni—cresciuti, evoluti, cristallizzati o modellati a livello molecolare—emergono dalle mutazioni della materia nell’Antropocene e riflettono mutamenti della soggettività collettiva influenzati dalla tecnologia. Questi esperimenti speculativi propongono idee su come la vita umana e non umana potrebbe evolvere.
Il titolo della mostra, Variantology, si ispira al concetto di ricerca interdisciplinare introdotto dall’archeologo dei media Siegfried Zielinski, che mette in discussione il progresso tecnologico lineare ed esplora variazioni e alternative alle narrazioni dominanti nella storia della tecnologia e dei media. L’approccio variantologico indaga le relazioni del “deep time” (tempo profondo), osservando come arti, scienze e tecnologie abbiano evoluto insieme, spesso in modi inaspettati, in diverse culture della conoscenza, dall’antichità all’epoca moderna. Unendo un possibile passato a un possibile futuro, mira a comprendere come queste variazioni abbiano modellato il nostro mondo e a sfidare l’idea di un unico percorso corretto di sviluppo. Il ruolo particolarmente significativo di Napoli nella storia dell’alchimia e della tecnologia riveste un’importanza centrale nell’approccio variantologico. Nell’interpretazione di Kurant, le previsioni sul futuro prodotte oggi dalla tecnologia sono intrecciate in una relazione ricorsiva con il mondo, influenzando presente e futuro, indipendentemente dal fatto che si avverino o meno.
19/05/26
Materia di memorie
18/05/26
Domenico Gnoli a New York
Le opere di Domenico Gnoli arrivano a New York negli spazi della galleria Lévy Gorvy Dayan. Si tratta della più grande mostra di opere dell'artista negli Stati Uniti da oltre cinquant'anni, a seguito della sua celebre personale del 1969 alla Sidney Janis Gallery di New York. Attraverso dipinti, disegni, incisioni, quaderni e lettere, la retrospettiva rappresenta un'importante continuazione dell'eredità di Gnoli in America, dopo la grande retrospettiva a lui dedicata nel 2021-22 alla Fondazione Prada di Milano. Siamo orgogliosi di organizzare questa mostra in collaborazione con la vedova di Gnoli, Yannick Vu, e gli eredi dell'artista, nonché di presentare opere della sorella dell'artista, Mimì Gnoli, e di importanti collezioni private.
Nella sua breve ma prolifica vita, Domenico Gnoli (1933-1970) si affermò come maestro della percezione, creando un corpus di dipinti senza pari per composizione e meticolosa cura dei dettagli. Nato a Roma, iniziò la sua carriera come illustratore e scenografo e costumista, lavorando e viaggiando in tutto il mondo, fino a raggiungere la maturità artistica come pittore nel 1964. I suoi ultimi dipinti ritraggono oggetti di uso quotidiano – tra cui abiti, capelli, letti e divani – ingranditi, frammentati e sospesi. Le tele sono al contempo affascinanti e inquietanti, rivelando segreti della vita contemporanea finora inesplorati.
17/05/26
L'oro di Ersel
In ogni epoca l’oro ha trovato una valenza: solenne e devozionale, negli antichi fondi oro è simbolo di eternità; nel contemporaneo acquista una valenza più concettuale e diviene simbolo di preziosità ed opulenza.
La mostra, ad ingresso libero, è aperta al pubblico torinese e milanese tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 17:00.
16/05/26
Bussola di luce
La Chambres d’Art della galleria Tucci Russo, in via Davide Bertolotti 2 a Torino. propone i delicati lavori di è lieta di Linda Carrara .
Prendendo spunto dalla frase di J.W.von Goethe "Wo viel Licht ist, ist starker Schatten” (Dove c’è molta luce, ci sono anche ombre intense) l'artista ha elaborato una serie di lavori ambientali al luogo, stratificando la materia primordiale in una chiave luminosa.
15/05/26
New York art center
Si inizia con Frieze New York, dal 13 al 17 maggio, presso lo The Shed, poi si avvia Independent, dal 14 al 17 maggio al Pier 36, per proseguire poi col TEFAF New York, dal 15 al 19 maggio, negli spazi del Park Avenue Armory.
Ma ci sono anche le case d'asta Bonhams, Christie’s, Phillips e Sotheby’s ed eventi più sperimentali come il NADA. Il musei poi hanno mostre di grande prestigio come il Met con Raffaello o il Whitney con la Bienniale 2026.
Via una decina di giorni ricchi di proposte e offerte.
14/05/26
Corporate Porn da Moitre
Il collettivo di arte sociale DMAV (Dalla maschera al volto) arriva a Torino con "Corporate Porn. Fenomenologia dell’oscenità organizzativa e tensioni di resistenza" presso la galleria Moitre.
Si tratta di un progetto creativo che attraverso una mostra e una serie di performance, indaga le derive del linguaggio organizzativo contemporaneo e le sue implicazioni sociali, politiche ed emotive tramite linguaggi visivi, performativi e sonori.
Fra video, grafica e sculture si attraversano i linguaggi della comunicazione contemporanea con ironia, giocando con le diverse riflessioni/pensieri che attraverso un lavoro di lettering conquista per la sua gradevolezza.
La mostra sarà fruibile fino al 30 giugno 2026, mentre proseguiranno gli interventi performativi.




























