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31/01/22

TEFAF 2022

 


La storica fiera TEFAF "The European Fine Art Foundation" ha reso noto che la trentacinquesima edizione di TEFAF Maastricht avrà luogo da sabato 25 giugno a giovedì 30 giugno 2022 (con accesso solo su invito il 24 giugno e fino alle ore 14 del 25 giugno) al MECC a Maastricht.

 

Prevista inizialmente nel mese di marzo, TEFAF Maastricht è stata rimandata lo scorso dicembre a causa delle crescenti preoccupazioni inerenti il COVID-19. Da allora, gli organizzatori hanno collaborato con i fornitori e i soggetti economici della Fiera per confermare la fattibilità di un’edizione estiva. Le date sono state concordate dal Consiglio di TEFAF e dal suo Comitato Esecutivo, composto da 13 galleristi - in rappresentanza degli interessi degli espositori della Fiera - e da 7 altri professionisti.

 

Queste le parole del Presidente di TEFAF, Hidde van Seggelen: “Per riuscire a riprogrammare TEFAF Maastricht abbiamo dovuto gestire una situazione complessa che ha richiesto il contributo e la flessibilità di molte persone e organizzazioni. Siamo orgogliosi che l’evento avverrà in concomitanza di altre fiere d’arte di spicco, rendendo giugno un mese cruciale del 2022 per la nostra comunità. La trentacinquesima edizione di TEFAF Maastricht rappresenterà un vivace ritorno della Fiera, oltre all’opportunità di chiamare di nuovo a raccolta i collezionisti e gli appassionati d’arte più importanti del mondo per scoprire, fruire e apprezzare la ricca storia dell’arte che ha reso celebre TEFAF”.

 

Per questa trentacinquesima edizione, TEFAF Maastricht ospiterà la sua nutrita varietà di galleristi in uno spazio espositivo ridisegnato. I dettagli sui partecipanti e gli ulteriori annunci sulla Fiera di giugno verranno condivisi a breve.

 

TEFAF

Fondata nel 1988 Maastricht, Paesi Bassi, TEFAF - acronimo di The European Fine Art Foundation - è un’organizzazione no profit che supporta l’esperienza, il sapere e la varietà della comunità globale dell’arte, ed è altamente rispettata per i meticolosi standard di valutazione delle opere. Le fiere annuali di TEFAF hanno luogo Maastricht New York. Come dimostra la selezione di qualità dei galleristi partecipanti alle sue Fiere, TEFAF si pone come guida esperta per i collezionisti privati e istituzionali del mercato globale dell’arte, ispirando appassionati e compratori di tutto il mondo. L’organizzazione è controllata da un Consiglio di 20 membri appartenenti alla comunità dell’arte e dell’antiquariato - per la maggior parte espositori TEFAF - e guidata dal Comitato Esecutivo, composto da sette membri scelti dal Consiglio.

30/01/22

Sempre più classico

 


La fase di revisionismo artistico continua il suo percorso, dopo una trentina di anni dedicati al presente il sistema dell'arte guarda con più interesse al passato, spesso anche secondario, per consumare prodotti artistici. 

Sicuramente le tantissimi ricerche e sperimentazioni hanno raggiunto una ripetitività noiosa e spesso vacua che rende il presente creativo poco significativo, quello che poteva essere un nuovo campo, la ricerca tecnologica nella rete e nei programmi software si è rapidamente consumati alla fine degli anni novanta e non ha saputo evolversi, le recenti "truffe" delle immagini NFT nell'arco di un'anno hanno rivelato la loro assurdità e ora con la pandemia tutto pare così labile. 

Così con il ritorno alla sicurezza banale delle pittura, che si consuma infatti molto rapidamente con un continuo flusso di opere spesso più fumettistiche che artistiche, sia per qualità che per ricercatezza, il mondo dell'arte continua a scovare sconosciuti artisti da proporre alla continua ricerca dei collezionisti che oramai devo avere magazzini alquanto capienti e spesso molto deprezzati. 

Rifugio quasi sicuro il classico anche se ora si assistono a patacche tipo il finto Leonardo o l'attuale Botticelli che pare più uno studio che un'opera ma il collezionismo contemporaneo non si preoccupa tanto del senso ma del consenso, dell'attimo di "notorietà" che sfuma purtroppo nella superficialità.  

29/01/22

Museo Matisse Nizza

 

Vista della mostra "Noël Dolla, visite d'atelier" Photo © François Fernandez © Succession H. Matisse pour les œuvres de l'artiste 


Molto successo stanno avendo le mostre che il Museo Matisse di Nizza sta presentando, la prima è con i lavori dell'artista Noël Dolla, che presso l'atelier del museo, propone tredici interessanti opere dell'ultima serie di Sniper, prodotte dall'artista tra il 2020 e il 2021,


©Succession H. Matisse pour les œuvres de l'artiste / Photo © François Fernandez


La seconda mostra è un'importante selezione di opere dalla nota collezione di David ed Ezra Nahmad, illuminati mercanti-collezionisti, che hanno concesso il prestito di sedici opere di Henri Matisse dalla loro collezione. 

Questo set eccezionale viene per la prima volta svelato al pubblico nella sua interezza. 

28/01/22

Hermès Grand Tour


Il gruppo Hermès Italia ha avviato una importante iniziativa dedicata al recupero del patrimonio artistico del nostro paese intitolato "Grand Tour", la prima iniziativa si è svolta a Padova col recupero dell'opera di Jacopo da Montagnana realizzata nel sottoportico di Palazzo Angeli, in Piazza Prato della Valle, si tratta di una "Annunciazione della Vergine Maria con Arcangelo Gabriele".

L'intervento è stato realizzato dalla Lares, in cooperazione con Fondaco Italia e l’associazione culturale Spirito Nuovo.

Il progetto proseguirà e avrà scadenza annuale, per il 2022 l'intervento di recupero si svolgerà a Napoli e nel 2023 sarà a Roma. 

27/01/22

Artivismo ...

 


Nella collana Vele Enaudi è stato pubblicato "Artivismo, Arte, Polita, Impegno" del critico Vincenzo Trione, un testo dedicato all'arte che declina il suo operato non tanto nel lavoro artistico quanto nell'impegno artistico. 

Da anni ho scritto di questo percorso che spesso ritengo più funzionale alla visibilità dell'artista che al tema trattato, molte volte sarebbe meglio dire usato con superficialità.

Ora il noto curatore/critico condivide in un testo abbastanza interessante le tante dinamiche di un'arte che ha smesso il ruolo creativo per essere più partecipe, almeno sulla carta, alle diverse mode della socialità. 

Se alcuni dei tanti che cavalcano questa visibilità hanno sicuramente merito e qualità tanti, sicuramente troppi, si rivelano nel tempo opportunisti e vacui. 

L'autore presenta alcuni degli artisti più gettonati dal mercato dell'arte come esempi ma nel complesso pare un'analisi molto distante dai veri artisti impegnati. 

Condivido le osservazioni finali di Robert Hughes che giustamente mette in risalto come l'arte raramente ha inciso sul contesto sociale e che spesso certe letture siano più revisioni postume che reali, vedasi il famoso caso di Guernica che quando fu esposto per la prima volta non fu notato da nessuno, ma molti anni dopo si è costruito tutta un'enfasi culturale su quell'opera, quando oramai era negli USA. 

26/01/22

Fra via e morte da Thomas Dane a Napoli

  


A fine Marzo la sede napoletana della galleria Thomas Dane ospiterà la collettiva "A Matter of Life and Deathcurata da Jenni Lomax


CS

 Nel film di Powell e Pressburger del 1946, Scala al paradiso, il personaggio di David Niven – un pilota di caccia della Seconda Guerra Mondiale – si lancia dal suo bombardiere Lancaster in fiamme senza paracadute. Atterra su una spiaggia familiare, scoprendo però presto di non essere né vivo né morto, dovendo contrattare la vita in uno spazio tra il cielo e la terra.
 
Lucio Fontana è arrivato in Italia dall'Argentina da bambino, nel 1905, all'inizio di una sequenza di 25 anni di terremoti devastanti che hanno afflitto gran parte del paese. Molti ritengono che questi catastrofici eventi naturali abbiano avuto un peso non indifferente sulla qualità eruttiva delle prime sculture in argilla di Fontana – un materiale che amava per la sua malleabilità organica e le sue caratteristiche sensuali. L’artista creò opere in argilla che mantenevano il movimento e il gesto mentre generavano anche una sensazione di luce e spazio, riferendosi ad esse come “terremotata ma ferma”.
 
Come Fontana e il suo quasi contemporaneo Leoncillo Leonardi, gli artisti riuniti alla Thomas Dane Gallery di Napoli per la mostra A Matter of Life and Death, riconoscono l'esistenza di questo stato di incertezza tra l'esistere e il non esistere, spesso affrontandolo di petto.
 
Nel corso della loro carriera questi artisti – che abbracciano diverse generazioni – hanno realizzato sculture e installazioni in ceramica che si confrontano con la possibilità della catastrofe e incarnano la fisicità e l'energia della loro creazione. Sia che usino argilla cruda o cotta, le loro opere rivelano un senso di pericolo e ci trasmettono la consapevolezza della precarietà delle proprietà e dei processi dell'argilla. La terra, l'umidità, la temperatura e l'aria creano cambiamenti quando si scontrano, per accidente o per calcolo, provocando la trasformazione da uno stato all'altro, determinando uno spazio incalcolabile che contiene fragilità e forza insieme.  
 
Phoebe Cummings sfrutta la delicatezza e la natura temporale dell'argilla cruda per realizzare intricate strutture che si deteriorano intenzionalmente nel tempo. Durante il periodo di residenza presso la galleria di Napoli, Cummings lavorerà direttamente sulla fabbrica dell'edificio con le proprietà naturali dell'argilla e dell'acqua. Per Keith Harrison, invece, il processo di cottura è un atto vivo e una componente vitale delle sue opere performative con l'argilla.
 
Masaomi Yasunaga usa gli ingredienti base dell'argilla – sabbia e ciottoli – con l'improbabilità di questi materiali che determinano la lenta disintegrazione delle sue opere. I pezzi informi e i frammenti di argilla cotta di Anya Gallaccio sono a volte sontuosi, altre volte grotteschi, resti di un atto deliberato e pubblico di creazione e distruzione. Qualsiasi danno causato dal processo volatile di creazione dell'opera di Andrew Lord viene riparato e riempito con una foglia d'oro, in un atto che riconosce sia una storia dell’argilla che la bellezza sfregiata della scultura stessa.
 
Phillip King spesso rilascia la tensione gonfia e sbilanciata delle sue sculture tagliando e rompendo l'interezza della forma. A dispetto di queste ferite i suoi "vasi" mantengono il loro equilibrio e assumono persino un senso di identità umana.
 
Altre opere in mostra rivelano una presenza audace e corporale. Le bottiglie di ceramica Witch Bottles di Serena Korda – parte di una serie chiamata The Hosts – attendono espressivamente un respiro che le trasformi in strumenti sonori, mentre la sua collana pendente di enormi perline di ceramica è stata fatta appositamente per Napoli “... per invogliare le sirene a cantare dal mare”.  La coppia di strutture alte, da pavimento, di Lawson Oyekan dialogono sulle loro somiglianze e differenze. E, posto su un tavolo, il gruppo di vasi farfalle di Chiara Camoni mostra le ambiguità dell'antropomorfismo e la bellezza contraddittoria della natura. Le opere non smaltate di Camoni sono in contrasto con la lucida fluidità delle estrusioni di argilla di Lynda Benglis. Applicato con un colore pittorico, il lavoro di Benglis incarna il gesto e un movimento futuristico.  Un gruppo di nuove opere di Magdalene A. N. Odundo sembra aspirare ed espirare; di forma simile a un vaso, sono plasmate dal contenimento del respiro e dalla sua forza vitale.
Jenni Lomax, novembre 2021
 
 
Artisti partecipanti:
 
Lynda Benglis (Lake Charles, USA, 1941)
Phoebe Cummings (Walsall, Regno Unito, 1981)
Chiara Camoni (Piacenza, Italia, 1974)
Lucio Fontana (Rosario, Argentina, 1899 – Varese, Italia, 1968)
Anya Gallaccio (Paisley, Regno Unito, 1963)
Keith Harrison (West Bromwich, Regno Unito, 1967)
Phillip King (Tunisi, Tunisia, 1934 – Londra, Regno Unito, 2021)
Serena Korda (Londra, Regno Unito, 1979)
Leoncillo Leonardi (Spoleto, Italia, 1915 – Roma, Italia, 1968)
Andrew Lord (Rochdale, Regno Unito, 1950)
Magdalene A. N. Odundo (Nairobi, Kenya, 1950)
Lawson Oyekan (Londra, Regno Unito, 1961)
Masaomi Yasunaga (Osaka, Giappone, 1982)
 
Jenni Lomax è una curatrice e scrittrice indipendente.  È stata direttrice del Camden Art Centre di Londra, dal 1990 al 2017, dove ha realizzato un programma influente e lungimirante di mostre internazionali, residenze e progetti educativi. I suoi progetti più recenti comprendono: Alexandre da Cunha, Duplex, Brighton CCA, 2021; Through Which the Light Passes, Ragged School Museum, Londra, 2021; Alexandre da Cunha, Arena, Thomas Dane Gallery Napoli, 2020-21; Exercising Freedom: Encounters with Art, Artists and Communities, Whitechapel Gallery, 2020.    



A Matter of Life and Death
29 Mar - 28 May 2022
Via Francesco Crispi, 69, Napoli

ArtBasel sbarca a Parigi al Grand Palais

 


Londra sempre più con la Brexit viene lasciata a latere a vantaggio di Parigi ennesima conferma la creazione di una nuova fiera d'arte da parte del potente gruppo Art Basel proprio nella capitale francese nell'iconico Grand Palais.


CS

Art Basel, together with its parent company MCH Group, is delighted to announce that it has been awarded a seven-year contract to stage a new contemporary and Modern art fair at the prestigious Grand Palais in Paris, following a public competition initiated by the Réunion des musées nationaux – Grand Palais in December last year. Launching in October 2022, this new project of international stature will build bridges with France’s cultural industries– from fashion and design to film and music – to create a flagship event that radiates throughout the city and is firmly embedded in Paris and its cultural scene. The new fair will initially take place at the Grand Palais’s temporary venue, the Grand Palais Éphémère, located in the historic heart of Paris on the Champ-de-Mars, until the restoration of the Grand Palais is completed in 2024.

‘With its incomparable history and contemporary dynamism, Paris is uniquely positioned as a pivotal epicenter of the international cultural scene,’ says Marc Spiegler, Global Director, Art Basel. ‘We aim to build on Paris’s unparalleled standing as a global metropolis to help create a vibrant week that even further amplifies the city’s international resonance as a cultural capital.’
Art Basel brings to this project its 50-year history of creating the world’s leading art fairs in Europe, the Americas and Asia. Defined by its host city and region, each Art Basel show is unique, which is reflected in its participating galleries, artworks presented, and the parallel programming produced in collaboration with local institutions for each edition. As in Basel, Miami Beach and Hong Kong, Art Basel will work closely with Paris’s museums, private institutions, galleries and other cultural spaces, to create an active cultural program from morning to night, all week, and throughout the city.
By combining the history of Art Basel and the cultural heritage of Paris, our ambition is to launch a new event that brings together artists, collectors, curators and gallery owners from all over the world and unites Parisian cultural actors beyond the Grand Palais. To deliver this ambitious new project for Paris, Art Basel will establish a new French entity and employ a dedicated team on the ground, as well as work closely with France’s gallery community and ensure their strong representation in the fair’s Selection Committee. In addition, Art Basel intends to develop an identity and a brand specific to the Parisian fair. Further details regarding the fair, including the composition of the Selection Committee, gallery application dates, and naming of the event will be communicated in the coming weeks.

‘This is exciting news not only for MCH Group.’ says Beat Zwahlen, Group CEO. ‘Our Art Basel team has done a tremendous job preparing a compelling bid, and I’d like to thank the Réunion des musées nationaux – Grand Palais for their trust in us. This is another step towards our goal to ensure the long-term success of MCH Group, and it’s gratifying to see that our strategy is beginning to bear fruit.'

Con Productive Leisure il Collettivo Proteo a Torino si interroga sulla produzione artistica ...

 


E' iniziato alcuni giorni fa, con le affissioni pubbliche di Danilo Correale nel quartiere Borgo San Paolo, il progetto Productive Leisure, del collettivo Proteo, che a fine settimana avrà il suo fulcro con una serie di eventi a Torino. 


CS

Productive Leisure è il primo episodio del progetto di ricerca del Collettivo Proteo che avrà luogo a Torino il 28, 29 e 30 gennaio 2022. L’evento nasce come restituzione conclusiva di Campo 21, il corso di studi e pratiche curatoriali della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in collaborazione con CRT, Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea. 

Productive Leisure prende il nome dalle attività che vengono svolte nel tempo libero, contrastando l’idea passiva di ozio per esaltarne le sue caratteristiche positive.

Il programma sarà strutturato in tre giornate di talk, installazioni e performance che indagheranno il tema della cura dellɘ lavoratorɘ nel contesto del sistema occupazionale contemporaneo. Il progetto è immaginato come una piattaforma diffusa e multiforme il cui campo d’azione sarà il quartiere di Borgo San Paolo, in cui si trova anche la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

A partire dall’etimologia del termine lavoro derivante da labor, ovvero fatica, il progetto riflette sulla sofferenza derivante dal vivere una condizione lavorativa di logoramento fisico e psicologico e contemporaneamente anche sulla frustrazione di non avere un’occupazione. 

Perché lavoriamo? Cosa significa lavorare oggi? Abbiamo lavorato abbastanza per riposarci? Vogliamo prenderci cura di noi? 

Partendo da queste domande, lɘ artistɘ e teoricɘ coinvoltɘ, tramite diversi media contribuiscono a costruire un immaginario di possibilità individuali e collettive in cui la presa di coscienza delle logiche lavorative attuali costituisce il primo passo verso una rinnovata consapevolezza della cura del sé. 

Productive Leisure, infatti, ricerca azioni partecipative e condivise verso una riappropriazione di nuovi dispositivi di emancipazione e cambiamento riflettendo sulla possibilità di un futuro post lavorativo, in cui l’essere umano possa liberarsi dall’obbligo dell’iperproduttività. 

L’obiettivo è quello di proporre, attraverso le pratiche artistiche e teoriche, un palliativo temporaneo a un presente in cui il lavoro ci chiede di essere costantemente performanti. 

Botticelli in asta da Sotheby's a New York


La base d'asta è 40 milioni di dollari per “L’uomo dei dolori” attribuito a Sandro Botticelli, domani a New York sarà messo all'asta da Sotheby's, questo il video promozionale... 





dai facci un pensierino ..

25/01/22

La nuova Kunsthalle di Berlino

 


Dove c'era l'aeroporto di Tempelhof, nel cuore di Berlino, sorgerà la nuova  Kunsthalle della città. L'apertura è prevista per il 29 Gennaio e si inaugura con una grande mostra dedicata all'artista Bernar Venet




CS

BERNAR VENET, 1961–2021.

60 JAHRE PERFORMANCE, BILDER UND SKULPTUREN

In der bislang umfangreichsten Werkschau von Bernar Venet weltweit zeigen mehr als 150 Werke alle Facetten seines 60-jährigen Schaffens. Ab 29. Januar 2022 öffnet die Ausstellung in den Hangars 2 und 3 des ehemaligen Flughafens Tempelhof ihre Tore fürs Publikum.

Bernar Venet, 1961–2021. 60 Jahre Performance, Bilder und Skulpturen ist die erste in einer Reihe von Ausstellungen, die in den nächsten zwei Jahren in der Kunsthalle Berlin – den beiden großen Hangarhallen 2 und 3 des Flughafens Tempelhof – gezeigt werden. Die bisher größte und umfangreichste Retrospektive des französischen Künstlers weltweit umfasst sein gesamtes komplexes und breit gefächertes Schaffen als Bildhauer, Maler, Performancekünstler sowie als radikaler Konzeptkünstler. Die Schau versammelt über 150 Werke, die die kompromisslose, fast obsessive Herangehensweise des Künstlers widerspiegeln, seine Umwelt durch Kunst ständig neu zu gestalten.

Beginnend mit Arbeiten aus seinem ersten Atelier zeichnet die Ausstellung Bernar Venets Werdegang und die Entstehung eines Werks nach, das sich bis heute selbst immer wieder in Frage stellt. Seine Auffassung von Kunst, die weit über das Formale und Räumliche hinausgeht, hat Bernar Venet stets bekräftigt. Sein Streben ist bis heute fest verwurzelt in dem unbändigen Wunsch, die Welt nicht einfach so hinzunehmen, wie sie ist, sondern ihr vielmehr eine eigene Perspektive zu verleihen. Landschaften und Räume erhalten eine neue Dimension, die es dem Betrachter ermöglicht, die Umwelt, in der seine charakteristischen stählernen Linien, Bögen und Winkel installiert sind, anders wahrzunehmen und zu fühlen.

Die Ausstellung ist eine persönliche Hommage an Dr. Paul Wember, Direktor des Kaiser-Wilhelm-Museums in Krefeld, der dem Künstler im Jahr 1970 als erster eine Einzelausstellung gewährte, und das zu einer Zeit, als Galerien seine Werke nur in Gruppenausstellungen zeigten.

Einen Schwerpunkt der Ausstellung bilden Venets Arbeiten aus den Jahren 1966 bis 1970 – seiner Zeit in den USA, in der er der Konzeptkunst nahesteht. In ihnen zeigt sich die extreme Radikalität eines künstlerischen Ansatzes, der ihm schon in jungen Jahren internationale Anerkennung einbrachte. Seit 1979, mit Indeterminate Lines, wendet sich sein Werk dem Formalismus zu. Neben seinen Holzreliefs hat er damit eine neue Sprache im einzigartigen Stil seiner Stahlskulpturen entwickelt, die heute auf der ganzen Welt zu sehen sind. Ergänzend zu diesen frühen Werken wird Venet die skulpturalen Elemente seiner Großinstallation im Louvre Lens, Frankreich, nutzen und eigens für die weitläufigen Hangarhallen vier verschiedene Installationen aus Bögen, Winkeln und geraden Linien konzipieren.  

24/01/22

Elevation 2022

 


La Fondazione Lume prosegue col progetto Elevation 1049 / 1822 alla una quarta interazione, anche se su scala ridotta Echoes, che si svolgerà a Febbraio 2022.

Riflettendo sull'idea iniziale di ampliare le nostre mostre in un più ampio contesto alpino in Svizzera e nel contesto di questa pandemia, Elevation sperimenta un nuovo modello su scala ridotta, due città e due artisti. Concentrando i nostri sforzi su due nuove commissioni, presentate contemporaneamente nelle località di Gstaad (1049) e St. Moritz (1822) , l'iterazione di quest'anno collega due dei paesaggi alpini più conosciuti, quello dell'Engadina e del Saanenland. 

In previsione di un programma più ampio nel 2023, l'edizione unica di quest'anno esplora nuove possibilità guardando con ottimismo al futuro.

23/01/22

Gordon Matta-Clark a Salisburgo

 

Il Museo del Moderno di Salisburgo offre un'indagine sul lavoro radicale, socialmente critico e innovativo, che Gordon Matta-Clark (1943–1978, New York, NY, USA) ha realizzato. Egli è stata una delle figure più significative della scena artistica di New York della fine degli anni '60 e '70. I suoi "tagli edilizi", in cui ha tagliato e trasformato edifici vuoti con gesti a volte radicali, hanno ottenuto un ampio riconoscimento. Allo stesso tempo, anche le considerazioni sociali ed ecologiche hanno giocato un ruolo centrale nel suo pensiero e nella sua diversa pratica artistica. La connessione tra corpo, spazio, architettura, natura, processi sociali e pratiche come il riciclaggio e la cucina lo collocano come un artista che è stato e rimane una fonte di ispirazione per artisti e architetti allo stesso modo.

La mostra offre nuovi spunti di riflessione sul pensiero artistico di Matta-Clark. Punto di partenza sono le vaste collezioni del Canadian Centre for Architecture (CCA) di Montréal e della Fondazione Generali. Per la prima volta in Europa, la mostra presenta una serie di ricerche e mostre su Matta-Clark in tre parti, organizzata dal CCA. In esso, i curatori Yann Chateigné, Hila Peleg e Kitty Scott si confrontano con materiali d'archivio altamente rivelatori come corrispondenza personale, quaderni di schizzi, filmati inediti, fotografie private e schizzi di progetti, oltre alla biblioteca di Matta-Clark. Nella mostra, una selezione di questi materiali viene resa accessibile per la prima volta insieme alle opere di entrambe le collezioni. Nello spirito di un dialogo tra le collezioni, l'artista Hans Schabus ha sviluppato un progetto complementare per la Fondazione Generali in cui esplora la vita e l'opera di Matta-Clark dal punto di vista specifico di un artista.




22/01/22

Arte Fiera si sposta a Maggio

 


La 45 edizione di Arte Fiera e la rassegna Art City Bologna si spostano a Maggio, dal 13 al 15 per potersi svolgere in sicurezza. 

CS
 Arte Fiera è lieta di annunciare le nuove date della sua quarantacinquesima edizione, che si svolgerà a Bologna dal 13 al 15 maggio (preview su invito 12 maggio). La manifestazione si svilupperà nei padiglioni 15 e 18 del Quartiere fieristico di Bologna, gli stessi del 2020.

Dopo la decisione di rimandare la tradizionale edizione di fine gennaio, che avrebbe dovuto svolgersi proprio a partire da oggi, la scelta di BolognaFiere, in accordo con il direttore artistico Simone Menegoi, è quella di riprogrammare la Fiera nella stagione primaverile.

L’obiettivo è di garantire una manifestazione sicura e di grande qualità, in linea con la sua vocazione e tradizione, all'interno della quale potranno finalmente ritrovarsi gli addetti ai lavori e il grande pubblico che frequenta da sempre la più longeva fiera d’arte italiana.

“La collocazione di Arte Fiera a metà di maggio è stata scelta perché si inserisce senza sovrapposizioni nel calendario delle maggiori fiere d’arte nazionali e internazionali - dichiara Simone Menegoi - Ricordando anche il positivo riscontro di Art City a maggio, l'anno passato, confidiamo che sarà gradita a tutti”.  

Nei giorni di Arte Fiera la città sarà animata anche dalle mostre e dagli eventi di Art City, che ha scelto di cambiare le proprie date per mantenere il suo legame consolidato con la manifestazione fieristica.

“Art City e Arte Fiera insieme per una grande festa dell’arte che valorizza e trasforma Bologna dai padiglioni della Fiera ai luoghi diffusi in città in una grande mappa dell’arte tutta da  scoprire. Art City e Arte Fiera condividono fin dal 2013 una strategia unitaria per la valorizzazione del patrimonio artistico della città grazie a una strategia di rete integrata che coinvolge nei giorni di Arte Fiera sedi espositive pubbliche e private, gallerie, palazzi storici e spazi pubblici in una fruizione dei luoghi che si diffonderà nella città - commenta Elena Di  Gioia, delegata alla cultura del Comune di Bologna - Questa condivisione, interrotta lo scorso anno dalle conseguenze della pandemia, riprende in questa edizione nel mese di maggio, in una nuova modalità di fruizione dei  luoghi e all'aperto, e offrirà sia ai visitatori di Arte Fiera sia ai cittadini e alle cittadine dell’area metropolitana un programma culturale particolarmente  ricco e stimolante per celebrare la gioia di stare di nuovo insieme con l’arte e la cultura al  centro delle nostre comunità”.

Gala Porras-Kim all'Amant di New York

 


Presso l'Amant di New York Gala Porras-Kim indaga sul significato e la conoscenza degli oggetti "artistici". 


CS

Precipitation for an Arid Landscape is the first solo presentation on the East Coast of the work of Colombian-born Los Angeles-based artist Gala Porras-Kim.

Grounded in specific archeological points of reference, the works consider the creation, acquisition, conservation, study, display, description, and circulation of art and cultural artifacts. Porras-Kim shows how these processes displace an object’s original functions and instead shape a different sense of history, identity, and social relations. Aware of these constructs, Gala Porras-Kim considers the lives and stories of the artifacts, raising questions about how objects speak, for whom, and for what purposes.

The exhibition centers on four recent installations, three of which are new commissions: Asymptote Towards an Ambiguous Horizon (2021), Precipitation for an Arid Landscape (2021), and Leaving the Institution Through Cremation Is Easier than as a Result of a Deaccession Policy (2021). Joining these is Proposal for the Reconstituting of Ritual Elements for the Sun Pyramid at Teotihuacán (2019). These projects are set in dialogue with several earlier, complementary works, which establish a deeper context of the artist’s practice.




Gala Porras-Kim carried out part of her research for this exhibition while being a Fellow at the Radcliffe Institute for Advanced Studies at Harvard University (2019–2020) and as Artist in Residence at the Getty Research Institute (2020-2022). We would like to thank the Peabody Museum of Archaeology and Ethnology at Harvard University for providing access to the archival material showcased in this exhibition.

This exhibition is organized and produced by Amant in cooperation with KADIST and is curated by Ruth Estévez and Adam Kleinman.



21/01/22

Uno stupendo Poussin donato da Jon e Barbara Landau al Met di New York

 


Ieri il Metropolitan Museum of Art ha annunciato di aver ricevuto in dono da Jon e Barbara Landau un dipinto eccezionale di Nicolas Poussin (1594–1665), artista francese che ha cambiato il corso dell'arte europea col dipingere e stabilire i termini per le generazioni successive di artisti. L'agonia nel giardino, creata tra il 1626 e il 1627, è una delle sole due opere unanimemente accettate di Poussin eseguite a olio su rame anziché su tela. Questa importante aggiunta al Dipartimento di pittura europea porta a sette il patrimonio di dipinti di Poussin del Met, rendendolo la più grande e completa collezione di opere dell'artista al di fuori dell'Europa. 

"Siamo entusiasti di aggiungere questo straordinario dipinto alla collezione del Met", ha affermato Max Hollein, Marina Kellen Direttore francese del Metropolitan Museum of Art. “Poussin ha sempre fatto parte della storia del Museo – il suo Midas Washing at the Source of the Pactolus è stato acquistato come parte della collezione fondatrice del Met nel 1871 – e quest'ultima aggiunta consolida ulteriormente la posizione del Museo come leader nella presentazione di opere del grande pittore francese. Ci vogliono intenditori appassionati come Jon e Barbara Landau per acquisire un'opera così importante, e non possiamo ringraziarli abbastanza per la loro incredibile generosità nel regalare questo capolavoro al Met e nel condividere per sempre questo importante dipinto con il pubblico".

Stephan Wolohojian, curatore responsabile del Dipartimento di pittura europea, ha aggiunto: “Questa opera ambiziosa, essendo appartenuta a uno dei più importanti collezionisti romani del XVII secolo, è stata apprezzata sin dal momento in cui è stata dipinta. Questo regalo dà al Met l'unico Poussin su rame in una collezione museale. Non vediamo l'ora di studiare ulteriormente questo raro dipinto e di condividerlo con i visitatori del Met, grazie alla straordinaria generosità di Jon e Barbara Landau".

Jon e Barbara Landau hanno commentato: “Abbiamo vissuto con Agony in the Garden di Nicholas Poussin negli ultimi 22 anni, dove è stata una gloriosa presenza quotidiana. Quando è arrivato il momento di trovare una nuova casa, il nostro unico pensiero è stato il Metropolitan Museum of Art, dove abbiamo imparato così tanto sull'arte che amiamo. Siamo entusiasti del fatto che, sebbene non sia più nostro, l'opera sia stata collocata in una posizione così perfetta e che, come parte del pubblico che va al museo, saremo sempre in grado di goderne".

Poussin eseguì "Agonia nel giardino" in un momento cruciale subito dopo il suo arrivo a Roma, quando non aveva ancora raggiunto una solida posizione nel mondo artistico della città. Sarebbe presto entrato nella collezione di Carlo Antonio dal Pozzo, fratello dell'antiquario-intenditore Cassiano dal Pozzo che sarebbe diventato il più grande mecenate romano di Poussin. Un'iscrizione latina scritta sul retro dell'opera è coerente con il modo in cui è stata inventariata la collezione Dal Pozzo. Il dipinto era stato conosciuto attraverso inventari e riferimenti dai più illustri visitatori di Roma nei secoli XVII e XVIII, ma è andato perso fino al 1985, quando la sua riscoperta è stata annunciata come un'importante aggiunta al corpus di Poussin.


In questo dipinto simile a un gioiello in scala intima, una composizione curvilinea unisce due scene: Cristo anticipa la sua morte per crocifissione, mentre i suoi discepoli dormono. La monumentalità delle figure in primo piano e l'architettura dimostrano il fascino di Poussin per il mondo classico, mentre il trattamento della luce e la cascata di putti derivano dal suo interesse per i pittori veneziani del Rinascimento. Mentre forgiava la sua identità come una figura importante nella pittura europea, Poussin avrebbe continuato a sottolineare il rapporto con l'antichità e la scultura classica, lasciando un impatto indelebile sulla storia dell'arte.

L'opera è ora in mostra nella Galleria 621. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web di The Met .


A proposito di Jon e Barbara Landau

Sostenitori di lunga data del Met, Jon e Barbara Landau sono importanti collezionisti di arte europea, in particolare concentrandosi sul Rinascimento italiano, con opere di Tiziano, Jacopo Tintoretto e Donatello, e sulla pittura francese del XIX secolo, comprese le tele di Eugène Delacroix, Jean-Baptiste- Camille Corot, Jean-François Millet e uno dei più grandi possedimenti privati ​​di dipinti di Gustave Courbet. Il signor Landau fa parte dei comitati in visita del Met per la conservazione dei dipinti e dei dipinti europei. Lui e la signora Landau sono Friends of European Paintings e Wrightsman Fellow del Department of European Sculpture and Decorative Arts. Per celebrare il 150° anniversario del Met nel 2020, hanno sostenuto un dono col paesaggio pionieristico di Théodore Rousseau, intitolato Amleto in Auvergne .

Rebecca Horn al Bank Austria Kunstforum Wien

 


Rebecca Horn è una delle artiste più straordinarie e versatili della sua generazione. Il Bank Austria Kunstforum Wien le dedica la prima retrospettiva completa da quasi 30 anni in Austria. Il focus della mostra è sull'intreccio mediatico dei generi più diversi nel lavoro di Rebecca Horn e intende fornire una visione di vasta portata della sua pratica artistica.

 


Rebecca Horn divenne nota nel 1972 come la più giovane partecipante all'epocale documenta 5 con il titolo Individual Mythologies- a cura di Harald Szeemann. Con i suoi primi strumenti per il corpo e le sue performance, attraverso i suoi lungometraggi e sculture cinetiche fino a installazioni site-specific, ma anche con i suoi disegni intimi e poesie, l'opera di Rebecca Horn è più che sfaccettata. Nella sua pratica, che va avanti ormai da cinquant'anni, l'artista ha creato il proprio cosmo carico di simboli in cui realtà e finzione si fondono. 



Foto di Gregor Titze 


I dualismi come materia/spirito, soggetto/oggetto o femmina/maschio vengono qui incrociati. Il suo lavoro è una rete crescente di oggetti, motivi e temi che l'artista riprende ancora e ancora. In tal modo, stabilisce numerosi rapporti con l'arte, la letteratura e le tradizioni cinematografiche, nonché con la mitologia e il mondo delle fiabe. 

Concludo segnalandovi il ricco materiale video inserito sul profilo del Kunstforum su Youtube.





20/01/22

New Era con Doug Aitken a Sydney

 


Il Museum of Contemporary Art Australia a Sydney ospita in queste settimana il progetto di Doug Aitken: New Era, proposto con una grande installazione e una serie dei suoi video a 360°  per un percorso che indaga l'articolato lavoro dell'artista.



19/01/22

Graffiti Writing in Italy 1989-2021

 


Il prossimo sabato 22 gennaio 2022, presso la Triennale di Milano, alle ore 17.00, viene presentata l'edizione limitata, sviluppata in collaborazione con l’artista Angelo Muschio, di “Graffiti Writing in Italy 1989-2021”, il libro di Alessandro Mininno sul writing in Italia.  


I graffiti hanno condizionato profondamente l’arte, la comunicazione visiva e la cultura contemporanea, sia allestero che in Italia. Allo stesso tempo la lordiffusione ha cambiato per sempre laspetto delle nostre città, provocando una reazione dura e intollerante da parte della politica e dell’opinione pubblica.


Il linguaggio del writing, dopo quarant'anni dalla sua comparsa in Italia, è tuttora difficile da comprendere per il pubblico: si tratta di una cultura underground che mischia illegalità e pericolo, arte e vandalismo.


Il libro “Graffiti Writing in Italy 1989-2021”, di Alessandro Mininno, spiega il writing  in modo divulgativo e documenta dettagliatamente, con le fotografie e le parole dei suoi protagonisti, la nascita e l'evoluzione del fenomeno in Italia.


Innumerevoli linee ferroviarie, private e pubbliche, una passione generalizzata per il lettering e una repressione spesso blanda hanno attirato diverse generazioni di ragazzi verso questo campo, trasformando l'Italia in uno dei paesi europei con la più lunga tradizione nel writing.


Il volume è edito da bruno, con il supporto di Gummy Industries.


Alla presentazione partecipano l’autore, il giornalista Stefano Bottura e l’artista Angelo Muschio. Seguirà la proiezione del documentario Nero Inferno, un’importante testimonianza video sul writing milanese dei primi anni 2000. Al termine dell’incontro un Dj set di Merge Layers (Natlek e Nobel).


I Partner Istituzionali Eni e Lavazza, lInstitutional Media Partner Clear Channel e il Technical Partner ATM sostengono Triennale Milano anche per questo progetto.

Yves Laloy da Perrotin a Parigi

 






Gli spazi parigini della galleria Perrotin presentano una bella mostra monografica su Yves Laloy (Rennes, 1920–Cancale, 1999) con una cinquantina di opere distribuite in due dei suoi spazi, in avenue Matignon e rue de Turenne. L'artista  ha tenuto una grande mostra alcuni anni fa, nel 2004 al Musée des Beaux-Arts di Rennes.

 In questa occasione vengono presentate due opere emblematiche di Laloy provenienti dalle collezioni del Museo, oltre a numerosi prestiti privati.

CS

Yves Laloy commence une carrière d’architecte avant de se tourner définitivement vers la peinture en 1950. Dès ses débuts, il expose dans les galeries surréalistes parisiennes où ses calembours et son ironie trouvent une résonance toute particulière. En 1958, André Breton lui organise une exposition à la Galerie La Cour d'Ingres et signe un texte élogieux dans la préface du catalogue. Quelques années plus tard, Breton choisit Les Petits pois sont verts, les petits poissons rouges... (1959) pour illustrer la couverture de son ouvrage Le Surréalisme et la peinture. Laloy lui-même n’a jamais adhéré au mouvement surréaliste, il a développé son oeuvre autour d'un vocabulaire plastique multiple allant de compositions géométriques d’une grande rigueur à une figuration de mondes ondoyants et cosmogoniques. Ses œuvres ont été montrées à Paris, Milan, Bâle, et dans des expositions consacrées au surréalisme, jusqu’à celle organisée en 1991 au centre Pompidou en hommage à André Breton. Sa nature indépendante et la rareté de son œuvre lui ont conféré un statut d'artiste assez confidentiel, connu principalement des amateurs d'art surréaliste.La polyphonie de cette œuvre inclassable et la curiosité non conventionnelle de l'artiste invitent aujourd’hui à regarder sous un jour différent ces tableaux pleins des mystères du cosmos, de la mer et de son inconscient. 

Foto di Claire Dorn

18/01/22

Galleria Borghese alcune opere d'archivio





 Molto interessante l'iniziativa che la Galleria Borghese porta avanti per circa 1 mese, dal 4 gennaio al 7 febbraio 2022, dal titolo “I quadri scendono le scale” fatta per valorizzare piccoli tesori che non trovano posto quotidianamente nel percorso espositivo e sono custoditi nei depositi della Galleria, situati al di sopra dei piani espositivi e al momento non accessibili.

Si tratta di circa quindici opere che, a rotazione, arricchiranno l’esposizione. Quadri di piccole dimensioni con figure e paesaggi, su tela o tavola, ma anche rame, prevalentemente di scuola fiamminga, ma non solo.




Di rilevo il nucleo di pittrici donne, tra cui il Ritratto di dama di Lucia Anguissola, probabilmente il ritratto della sorella Sofonisba, anche lei pittrice. Un volto delicato incorniciato da un pizzo leggero e bordato di luce dorata, che tiene fra le dita la collana a cordoncino, segno pittorico di riconoscibilità di Lucia.

Oppure Le tre grazie, un olio su tela già attribuito a Francesco Vanni e a Rutilio Manetti, e recentemente restituito alla mano di Ventura Salimbeni. Il quadretto rappresenta un paesaggio impreziosito da profili di luce, alla maniera di Paul Brill, al centro del quale sono raffigurate le tre Grazie, Aglaia, Eufrosine e Talìa, secondo la mitologia greca e romana, divinità legate al culto della natura e della vegetazione, oppure, secondo la visione neoplatonica, le tre facce dell’Amore, la Castità, la Voluttà e la Bellezza, legate al culto di Venere-Afrodite.