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11/05/26

L'effetto realista spiazza gli artisti della Biennale


A seguito della dismissione della giuria, per le solite beghe di potere politico che poco hanno a che vedere con la Biennale di Venezia, ma piace molto alle persone che devono far credere di essere impegnate, ora anche gli artisti manifestano il loro snobismo culturale; va bene una giuria dei nostri pari ma il volgo popolo che verrò a vedere non può giudicarci. E così decidono di non essere sottoposti a questa "gogna" di un giudizio realizzato attraverso i visitatori della mostra veneziana. 

E così tutte le pippe culturale, di impegno e di lotta di tutti questi "artisti" svaniscono sotto la realtà dei semplici fatti.

Che strano, gli artisti non si preoccupano se i cari collezionisti, che spendono migliaia di euro per comprare le loro opere, forse sono stati guadagnati con qualche investimento in armamenti, o in società non proprio trasparenti o rispettose dei diritti umano, mentre il popolo, di cui spesso si fanno "paladini non richiesti", che visiteranno l'evento per un semplice piacere "culturale", non possono liberamente esprimere un giudizio forse scevro da interessi di mercato e autentico sul senso del "gusto culturale". 

Questa scelta viene raccontata come sostengo alla posizione presa dalla giuria dimissionaria che non si capisce bene come mai polemizza con la Biennale quando poi alcune di questi hanno lavorato in stati in cui esistono oligarchie religiose che limitano da sempre i diritti universali dell'uomo, svelando come in Europa si possono fare finte polemiche dove ci sono i petrol dollari no. 

Strane bilance che però rivelano sempre più la grande debolezza dell'arte contemporanea e dei suoi attori, ma già tutto questo finto folclore proposto in questa edizione manifesta uno strano sentore di falsità buonista.