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30/09/18

David Hockney a Westminster




Il prossimo 2 ottobre presso l'Abazia di Westminster si inaugurerà la grande vetrata realizzata per i festeggiamenti della reggenza di Elisabetta II ideata da David Hockney.




CS

Westminster Abbey will today unveil a new stained glass window designed by David Hockney and commissioned to celebrate the reign of Her Majesty The Queen.

It depicts a vividly coloured country scene reflecting The Queen's deep affection and connection to the countryside.

The new window is in the Abbey’s north transept, which was plain glass until now, is called formally The Queen's Window.

David Hockney is one of the most influential artists of The Queen's reign and his contribution has been recognised with an Order of Merit and as a Companion of Honour, was chosen for the commission. This is his first work in stained glass.

The brief to the artist was to provide something symbolic or representational of the subject, rather than a heraldic or figurative design, and for it to be recognisable as his work.

Hockney's response was to design a country scene, set within his beloved Yorkshire featuring hawthorn blossom, using his distinct colour palette of yellow, red, blue, pink, orange and greens. The subject reflects The Queen as a countrywoman and her widespread delight in, and yearning for, the countryside.

Stained glass artists and craftspeople at Barley Studio created the window using traditional techniques, working with the artist to translate his vision into glass. Barley Studio is a leading stained glass studio of over forty years based in York.

Phoebe Unwin con Field alla Collezione Maramotti


 Phoebe Unwin Headway, 2018 olio su tela  oil on canvas 51 x 41 cm 
© the artist Courtesy Amanda Wilkinson Gallery, London

Collezione Maramotti presenta Field , prima mostra personale in  Italia dell’artista inglese Phoebe Unwin, costituita da una serie di nuovi disegni e dipinti realizzati appositamente per la Pattern Room della Collezione.

Il titolo dell’esposizione evoca molteplici connotazioni. Il ‘campo’ rimanda al paesaggio, ma anche alle campiture di colore e al taglio della visione. È un luogo di mezzo, un soggetto pittorico tradizionale che permette all’artista di oscillare fra il figurativo e l’astratto, di investigare le qualità formali della pittura.

Sviluppando una ricerca sul paesaggio e sull’interazione fra la figura umana e l’ambiente circostante Unwin costruisce con la pittura una delicata alternanza di orizzonti, distanze variate che generano in’osservazione a diverse velocità. Anche la superficie stratificata e porosa delle opere e la messa a fuoco appannata dei soggetti generano un dinamismo della visione all’interno di ogni quadro e un’intima relazione tra un’opera e l’altra.

Il lavoro da cui prende avvio il progetto è un quadro del 2017, Approach, in cui Unwin dipinge due persone sospese in un incontro; i loro contorni si fondono, in parte, con il paesaggio, che viene così modellato dalla percezione.

L’esplorazione delle percezioni attraverso i colori, le forme e le lorocombinazioni, lo studio dei percorsi visivi e delle reazioni emozionali, si uniscono a un interesse per i diversi tempi e i ritmi interni all’opera. Attraverso un processo che muove dall’astrazione verso la figurazione, in cui la materia si fa segno e le figure affiorano nel colore, Unwin crea immagini sospese in un tempo e ​
in uno spazio indeterminati. L’artista stessa ha definito il guardare un’opera come un’esperienza che è “sentita fisicamente e si svolge, in un certo senso, sempre nel presente”. 

Phoebe Unwin Untitled, 2018 carboncino su carta  charcoal on paper 29,5 x 21 cm 
© the artist Courtesy Amanda Wilkinson Gallery, London

Le influenze artistiche, letterarie, cinematografiche e personali di Unwin sono liberamente elaborate, agiscono come suggestioni aperte che l’artista incorpora nell’esplorazione del processo e del gesto della pittura. I suoi quadri sono luoghi visivi con infinite possibilità; la narrazione intrinseca delle opere non è definita né definitiva, si rivela in modi nuovi e diversi, emerge attraverso lo sguardo attivo di chi osserva.

Indagando i modi in cui astrazione e figurazione si confondono e sovrappongono Unwin ci invita a riflettere sulla complessità di piccoli momenti apparentemente senza importanza, e nello stesso tempo esplora e forza i limiti della pittura come mezzo di espressione.

L’artista non prende spunto da fotografie, né dall’immensa quantità di immagini che circolano in rete, ma da memorie personali o da blocchi da disegno sui quali traccia schizzi delle sue esperienze quotidiane. 

Phoebe Unwin Approach, 2017 olio su tela / oil on canvas 183 x 153 cm 
© the artist  Courtesy Amanda Wilkinson Gallery, London

La Collezione Maramotti include già una sua opera del 2015, anno in cui Unwin era stata nominata tra le finaliste della sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel Gallery.


Nel 2019 sarà pubblicato un libro ad accompagnamento della mostra. 



14 ottobre 2018 – 10 marzo 2019

Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 –  18.30
Sabato e domenica 10.30 –  18.30
Chiuso: 1 novembre, 25 – 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Info
Collezione Maramotti 
Via Fratelli Cervi 66
42124 Reggio Emilia 
tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org



Note biografiche

Phoebe Unwin è nata a Cambridge, UK, nel 1979. Vive e lavora a Londra. Ha ottenuto un BA (Hons) Fine Art all’Università di Newcastle e un MFA  in Pittura presso la Slade School of Fine Art di Londra. Tra le mostre personali più recenti: Amanda Wilkinson Gallery, Londra (2018, 2015, 2013); The Corridor, Reykjavík (2012); Honor Fraser Gallery, Los Angeles(2009). Ha preso parte a numerose esposizioni collettive in varie sedi, tra cui: K Space, Gwacheon (2018); Tenderpixel, Londra; Breese Little, Londra (2017); Towner Art Gallery, Eastbourne; Saatchi Gallery, Londra; Tate Britain, Londra; Stiftung Museum Schloss Moyland, Bedburg-Hau (2016); Leeds Art Gallery, Leeds (2015); Contemporary Art Society, Londra (2014); CSW Ujazdowski Castle, Varsavia (2013); Royal Academy, Londra (2012).

29/09/18

Arte autunnale a Torino (01)




Ouverture ha dato avvio alla stagione espositiva delle gallerie torinesi e le proposte sono molto interessanti e variegata.


Iniziamo dalla fresca  realtà  dell’ Associazione Quasi Quadro in via Feletto 38, che presenta il bell’intervento di Leo Gilardi.  Una serie di "Asteroidi" che Orbitano liberamente con le loro masse tridimensionali accogliendo il visitatore affascinato. Un interessante lavoro di ricerca fra materia e movimento, esercizio fisico e digitale, risolto piacevolmente in libere opere che trasmettono leggerezza e alterità. 






A poca distanza c’è la storica realtà di Barriera, in via Crescentino 25, col progetto fra concettuale e pittorico di  Julie Polidoro col titolo "Dappertutto succede qualcosa".









In piazza Bottesini c'è il manifesto "-10º Minuto” di Francesca Sandroni per Opera Viva Barriera di Milano, col sostegno di FlashBack.






Scendendo in zona Vanchiglia c’è la proposta della galleria di Davide Paludetto, via degli Artisti 10, con la collettiva di giovani artisti palermitana (Gisella Chaudry, Chiara Gullo, Raffaele Milazzo e Germain Ortolani) che prosegue anche al Castello di Rivara.








Vicino c’è Luce Gallery, in largo Montebello 40, con le opere di Sebastiano Damone Sessa; fragili elaborazioni, stratificazioni di materiali che trasmettono delicate sensazioni.







Continua …

28/09/18

Galerie Max Hetzler apre a Londra

 Scatto dalla mostra in corso alla galleria di Berlino



La galleria Max Hetzler, dopo Parigi e Berlino, apre  domani nel cuore di Londra un'ampio spazio espositivo in Dover Street al numero 41.


 Scatto dalla mostra in corso alla galleria di Berlino


Si inizia con una collettiva sugli artisti degli anni ottanta, per seguire poi con una mostra su André Butzer. 

CS

Galerie Max Hetzler is delighted to announce the opening of a new space in London this September. Located at 41 Dover Street, the space is on the first floor and benefits from high ceilings and much natural light across the two adjoining rooms facing the street.

Since beginning in Stuttgart in 1974, Galerie Max Hetzler has exhibited established and emerging contemporary art and its programme has continued to evolve with the artists it has been showing since the 1980s, including Albert Oehlen, Thomas Struth and Christopher Wool. Reflecting the gallery's long history, the London space will complement the two existing venues in Berlin and the Paris gallery, with a focus on curated historical exhibitions.

Coinciding with its presentation at Frieze, Galerie Max Hetzler London will exhibit highlights from the group show True Stories. A Show Related to an Era – The Eighties curated by Peter Pakesch. A two-part exhibition which opened at the Berlin gallery on 14 September 2018, the London highlights on view from 29 September will include key works by Robert Gober, Mike Kelley, Martin Kippenberger, Cady Noland, Albert Oehlen and Thomas Struth.

True Stories includes an esteemed roster of artists, many of whom have been involved with Galerie Max Hetzler since its origin, including Albert Oehlen who had his first solo exhibition at the gallery in 1981 and 25 solo shows since, as well as Martin Kippenberger who had 11 life-time exhibitions at the gallery and Günther Förg who first exhibited with Max Hetzler in 1984 and whose work has been the subject of 20 solo shows to date. True Stories will also present noted artists such as Richard Prince and Julian Schnabel, who recently began to exhibit with the gallery.

Featuring important works from the 1980s, the exhibition links the American centres of Los Angeles in the West and New York in the East, with Cologne and Vienna - the two European hotspots of the time; four cities of intellectual importance which experienced a growing exchange during that period.

The London programme will commence in the extended space with a solo exhibition of early paintings by André Butzer in November 2018.

Soggettiva Theaster Gates con Spike Lee, Dee Rees e Okwui Enwezor alla Fondazione Prada


Concluso i lavori di realizzazione della Fondazione Prada a Milano dal 5 ottobre 2018 inizia una nuova stagione cinematografica, che comprende proiezioni, maratone e incontri. Venerdì 21 settembre la programmazione sarà inaugurata da un evento speciale che include la conversazione aperta al pubblico tra Theaster Gates, Spike Lee, Dee Rees e Okwui Enwezor.

Il programma cinematografico della Fondazione Prada è costituito da tre sezioni che corrispondono a tre giorni definiti della settimana. Ogni venerdì si tiene Soggettiva, opere cinematografiche scelte da importanti personalità provenienti da ambiti diversi invitati a condividere con il pubblico e a scegliere i loro film preferiti che hanno contribuito alla loro formazione personale e culturale. Ogni sabato è proposta Indagine, la sezione che riunisce prime visioni e film che non sono stati distribuiti in Italia o che sono stati proiettati in rare occasioni. Ogni domenica si svolge Origine, film del passato restaurati e riproposti per la loro rilevanza storica, la loro attualità e il loro valore cinematografico.


La nuova serie di Soggettiva sarà curata dall’artista e studioso Theaster Gates, in occasione della sua mostra The Black Image Corporation, aperta al pubblico dal 20 settembre 2018 al 14 gennaio 2019 negli spazi dell’Osservatorio. Il progetto esplora il patrimonio fondamentale contenuto negli archivi della Johnson Publishing Company, che ha contribuito a definire i codici estetico-culturali dell’identità afroamericana contemporanea. Soggettiva Theaster Gates sarà inaugurata con una maratona cinematografica e una conversazione, aperta al pubblico e moderata da Okwui Enwezor, tra l’artista e i registi Spike Lee e Dee Rees, che si terrà alle ore 18 del 21 settembre negli spazi del Deposito nella sede di Milano della Fondazione. Durante la maratona, che si svolgerà dalle ore 10 di venerdì 21 settembre fino alle ore 7 di sabato 22 settembre, il pubblico potrà immergersi in un’intensa e unica esperienza cinematografica in grado di creare risonanze e connessioni tra frammenti visivi e ricerche estetiche presenti nei diversi film.

La selezione di Gates include nove film – Body and Soul (USA, 1925) di Oscar Micheaux; Carmen Jones (USA, 1954) di Otto Preminger; La parete di fango (The Defiant Ones - USA, 1958) di Stanley Kramer; Sweet Sweetback's Baadasssss Song (USA, 1971) di Melvin Van Peebles; Killer of Sheep (USA, 1977) di Charles Burnett; Fa’ la cosa giusta (Do the Right Thing - USA, 1989) di Spike Lee; Daughters of the Dust (USA, 1991) di Julie Dash; I Am Not Your Negro (USA, 2016) di Raoul Peck e Moonlight (USA, 2016) di Barry Jenkins – che rivelano una complessità di prospettive sociali, culturali e politiche sulla comunità nera, sfidando gli stereotipi razzisti o negativi presenti nel cinema classico hollywoodiano e nella produzione cinematografica rivolta al grande pubblico. Attraverso generi e linguaggi diversi – dal musical al film politico, dal cinema indipendente al documentario, dal guerrilla film al LGTBQ cinema – l’insieme di questi lavori cinematografici offre sguardi su visioni alternative, controverse e radicali della popolazione nera nella storia americana degli ultimi novant’anni.

Nel mese di ottobre Indagine propone due pellicole: BlacKkKlansman (USA, 2018), il nuovo film di Spike Lee vincitore del Grand Prix du Jury al 71° Festival di Cannes e Ana, mon amour (Romania, 2017) del regista rumeno Peter Călin Netzer, presentato nella sezione principale del 67° Festival internazionale del Cinema di Berlino e mai distribuito in Italia.

La sezione Origine presenta quattro film, con una programmazione concepita come due doppi spettacoli: Via col vento (Gone with the wind – USA, 1939) di Victor Fleming è associato a un altro capolavoro in Technicolor, Lawrence d’Arabia (Lawrence of Arabia – Regno Unito, 1962) di David Lean. Fanny e Alexander (Fanny och Alexander - Svezia, Francia, Germania, 1982) di Ingmar Bergman è presentato in dialogo con Documentario su Fanny e Alexander (Dokument Fanny och Alexander - Svezia, 1984), cronistoria della realizzazione del film del regista svedese vincitore di un premio Oscar, in occasione del 100° anniversario della nascita di Bergman.

Tutti i film saranno proiettati in 35mm o DCP nella loro versione originale, grazie al supporto di Beta Cinema, Cinematek, Kino Lorber, Lucky Red, Milestone Films, Park Circus, Reading Bloom, Swedish Film Institute, Universal Pictures International, Wanted Cinema, Xenon Pictures. 

27/09/18

Alla 107 Vivace. Sostenuto. Andante



Si può fare speleologia nell’arte figurativa contemporanea usando la musica come metafora australe, suggestiva, soggettiva. 

Tre modi di affrontare la tela; tre stagioni estetiche; tre ‘tempi’. Che costituiscono, insieme, una armonia – una seduzione di dissonanze e di anomalie.

La Fondazione 107 in Torino costruisce un percorso originale all’interno dell’arte figurativa di oggi mettendo in mostra tre artisti esemplari, nella loro diversità: Thomas Lange (1957), Luigi Carboni (1957), Cosimo Casoni (1990).

Thomas Lange affronta la tela violando le regole, in eresia pittorica, giungendo però – nella ritrattistica di piccole dimensioni, ad esempio – a momenti di concentrata commozione. Luigi Carboni tesse un ragionamento artistico sul ‘codice’, deragliandone la lucidità, in modo ipnotico, dando l’idea di essere al cospetto di una frase spiazzante e labirintica di Jorge Luis Borges. Cosimo Casoni, in forma estrema, mescola la delicatezza dei macchiaioli all’intensità sciamanica di Jackson Pollock, fluttuando sulla tela con il suo inseparabile skateboard.

Vivace. Sostenuto. Andante è una mostra dialogica ideata accerchiando la domanda: che ritmo s’impone l’artista davanti alla tela bianca, quale processo mentale lo muove, da che musica – che valica mente, corpo, tela – si lascia ispirare? L’allestimento della mostra intende mettere in sintonia tre diverse ispirazioni, tre ‘movimenti’, che in contrappunto – e magari in contrasto – implicano un ragionamento sull’arte contemporanea. Spiazzante. Il ritmo sotteso nel titolo che marchia la mostra dimostra la vitalità dell’arte di oggi, impegna alla gioia, a rilanciare la magnificenza. Non si resta passivi, quieti, ‘intrattenuti’ di fronte alle opere di Lange, Carboni e Casoni: esse imprimono un moto, chiedono il ballo. 

Non è secondario riflettere sul fatto che i ‘tempi’ della musica sono anche i tempi della pittura e soprattutto i tempi della vita.

Thomas Lange: “La pittura contiene in se stessa un tono, un clangore. L’origine dell’arte è, anche, la paura, la speranza di liberare l’anima” 

Luigi Carboni: “Amo orientarmi con tutto l’ascolto, con tutto il gesto di un artista italiano, di un artista europeo; penso che l’identità sia l’ultima forma di resistenza contro l’omologazione: l’idea di assoluto è il vero nemico dell’uomo”

Cosimo Casoni: “I paesaggi appaiono all’occhio come finestre, tra realtà e immagine di google, o come stickers di skateboard brand dove l’elemento naturale sostituisce i logo”

Thomas Lange (1957) nasce con i Giovani Selvaggi, a Berlino; dotato di una pittura feroce fino alla commozione, nel 1990 è invitato alla XLIV Biennale di Venezia. Tra le molte esposizioni ricordiamo Caravaggio. La passione e la morte (2005), Enzo Cucchi-Thomas Lange (2010), Golgota (2012) e Thomas Lange a Palermo (2012). Sue opere sono custodite nelle maggiori istituzioni museali europee.

Luigi Carboni (1957) è artista di raffinati codici figurativi, di australi astrazioni che impongono allo sguardo un impegno di disciplina.

Numerose le ‘personali’ e le collettive, Carboni ha esposto da New York ad Amsterdam, da Hosaka a Venezia. Il suo lavoro è stato acquisito dalle più importanti istituzioni museali italiane.

Cosimo Casoni (1990) legge la tradizione figurativa – dal Pontormo a Silvestro Lega – ‘sporcandola’ con le evoluzioni dello skate. Ne nasce una pittura ‘nuova’, riconosciuta (Premio Arte Mondadori nel 2013, Premio Arte Laguna Arsenale nel 2014), che gli ha consentito, dopo diverse ‘collettive’, di realizzare alcune ‘personali’, già importanti, a Milano e a Firenze.


26/09/18

Louis Kahn e Venezia


 Louis Kahn, Basilica di San Marco, Venezia, 1951, pastello su carta, 31.7 x 39.4 cm Credit: Sue Ann Kahn / Art Resource, NY

Il nuovo Teatro dell'architettura dell'USI a Mendrisio (Svizzera), progettato da Mario Botta, inaugura il prossimo 12 Ottobre una mostra su Louis Kahn e la sua permanenza a Venezia, curata da lisabetta Barizza in collaborazione con Gabriele Neri, col sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura di Mendrisio e dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.

Con “Louis Kahn e Venezia” per la prima volta viene messo in scena il profondo legame tra l’architetto americano - uno dei Maestri del Novecento - e la città di Venezia, cominciato nel 1928 con la sua prima visita in Laguna, proseguito nei decenni successivi con altri viaggi e consolidato con le partecipazioni alla Biennale, l’amicizia con Carlo Scarpa, le diverse lezioni tenute e soprattutto con il suo progetto, rimasto sulla carta, per il Palazzo dei Congressi. Tali vicende, insieme ai temi ad esse correlati, sono approfondite in mostra grazie a modelli, elaborati grafici, fotografie, videoinstallazioni, lettere e altri documenti, in parte inediti, provenienti da numerosi archivi internazionali e collezioni private tra cui The Architectural Archives-University of Pennsylvania di Philadelphia, il Canadian Centre for Architecture di Montréal, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, la collezione di Sue Ann Kahn di New York e altri.

In mostra spiccano i disegni originali per il Palazzo dei Congressi, frutto di un intenso lavoro analitico e progettuale svolto tra il 1968 e il 1972, che per la prima volta vengono riuniti per restituire la densità della riflessione architettonica di Kahn; le sue reinterpretazioni grafiche dell’architettura veneziana; le registrazioni delle sue lezioni e conferenze a Venezia.

Sono presenti anche disegni originali di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright, anch’essi autori di progetti, mai realizzati, per la città lagunare. Il lavoro di ricerca sotteso al progetto espositivo punta infatti a far riflettere sull’attuale e complesso rapporto che si instaura tra passato, presente e futuro in un luogo così eccezionale come Venezia, “puro miracolo” – come disse Louis Kahn – della storia dell’umanità.

La scelta del tema di questa prima grande esposizione entra anche in risonanza con le caratteristiche architettoniche del Teatro dell’architettura, istituendo un legame tra l’opera di Louis Kahn, Venezia e l’architettura ticinese. Nella sua forza geometrica e nella sua essenziale spazialità, il nuovo edificio del campus dell’Accademia di architettura di Mendrisio, rivela infatti l’influenza che Kahn ha avuto sul lavoro di Mario Botta, il quale collaborò con il Maestro americano proprio in occasione del suo progetto per Venezia, alla fine degli anni Sessanta, quando era ancora un giovane studente.

Louis Kahn, Palazzo dei Congressi, Venezia, schizzo della sezione e della pianta con dettaglio dell’interno della sala, s.d. [1968 o 1969] Credit: Canadian Centre for Architecture, Montréal


Il progetto di Louis Kahn per Venezia (1968-72)

Il progetto per il nuovo Palazzo dei Congressi di Venezia, assieme a quello per un centro di ricerca per la creazione artistica, prendono avvio dall’incontro tra Giuseppe Mazzariol e Louis Kahn, avvenuto a Philadelphia nell’aprile del 1968. Pensati per i Giardini Napoleonici di Venezia, l’analisi territoriale di Kahn include la zona della Laguna prospiciente l’area di progetto e le principali emergenze architettoniche con cui i nuovi edifici avrebbero dialogato: l’isola di San Giorgio, piazza San Marco, la Punta della Dogana con la Chiesa della Salute, le chiese di Palladio alla Giudecca e il progetto di Le Corbusier per l’ospedale, anch’esso mai realizzato.

Kahn presentò il suo progetto a Venezia nel 1969 inaugurando la mostra allestita nelle sale di Palazzo Ducale (30 gennaio-15 febbraio 1969). Dopo la mostra, Kahn continuò a sviluppare l’edificio per il nuovo Palazzo dei Congressi assieme all’ingegnere August Komendant, ma nel 1972 venne definitivamente bocciata la possibilità di costruire ai Giardini, ipotizzando una nuova collocazione nell’area dell’Arsenale. L’architetto adeguerà il progetto al nuovo sito, ma presto risulterà chiara la mancanza di volontà politica per realizzarlo, consegnandolo nel limbo delle occasioni mancate per Venezia.



Le sezioni della mostra

Il percorso espositivo occupa i tre piani del Teatro dell’architettura e si articola in sezioni tematiche, in cui vengono analizzati i progetti sviluppati tra il 1968 e il 1972 grazie anche al supporto di un’ampia documentazione e dove vengono approfonditi eventi, relazioni e debiti culturali: Kahn e Venezia; Ritorno in Europa; Giuseppe Mazzariol e l’idea di Venezia; Frank Lloyd Wright e Le Corbusier a Venezia; La lezione di Louis Kahn; Louis Kahn e Carlo Scarpa; Il progetto di Louis Kahn per Venezia


Louis Kahn, Modello del progetto di Louis Kahn per il Palazzo dei Congressi ai Giardini della Biennale Credit: Louis I. Kahn Collection, The University of Pennsylvania and the Pennsylvania Historical Museum Commission


Catalogo

Accompagna la mostra un catalogo Mendrisio Academy Press-Silvana Editoriale, a cura di Elisabetta Barizza e Gabriele Neri, che include, oltre ai saggi dei curatori, una testimonianza di Mario Botta e testi di Fulvio Irace e Werner Oechslin.


Teatro dell’architettura

Offrire uno strumento a favore del dibattito culturale sull’architettura è l’obiettivo che ha spinto l’Università della Svizzera italiana e la Fondazione Teatro dell’architettura a promuovere la costruzione di un nuovo edificio, il Teatro dell’architettura, all’interno del Campus universitario dell’Accademia di architettura di Mendrisio.

Il nuovo edificio, a pianta centrale circolare con tre piani fuori terra e due piani interrati, rimanda alla tipologia del teatro anatomico. Unico nel suo genere, il Teatro dell’architettura contribuirà significativamente alla nuova immagine identitaria dell’Accademia di architettura del Campus Mendrisio: un laboratorio di idee e di eventi, un luogo di sperimentazione, infine uno strumento contemporaneo che dovrà essere in grado di percepire e trasmettere le tendenze culturali in atto. Progettato dall’architetto Mario Botta il Teatro dell’architettura è sorto accanto al Palazzo Turconi: l’edificio ha un diametro di 27 metri e la superficie totale è di circa 3˙000 metri quadrati. Gli spazi si prestano ad una pluralità di utilizzi per eventi sia concomitanti che indipendenti. L’inizio delle attività del Teatro dell’architettura sono previste per il 2018. Il Teatro dell’architettura dell’Università della Svizzera italiana del campus di Mendrisio avrà una gestione programmata in accordo fra la Direzione dell’Accademia di architettura e la Fondazione Teatro dell’architettura. Tutti gli eventi culturali saranno aperti al pubblico, per rafforzare così le basi di una solida vocazione culturale nei confronti del proprio territorio. Il Teatro dell’architettura agirà anche come piattaforma di interscambio con altre istituzioni che hanno fatto delle istanze della cultura il proprio campo di interesse.



LOUIS KAHN E VENEZIA a Mendrisio (Svizzera) al Teatro dell’architettura (via Turconi 25)
dal 12 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

·           Orari:
·           mercoledì / venerdì / sabato / domenica: 12.00-18.00
·           giovedì: 14.00-20.00
·           chiuso lunedì e martedì


Aperture speciali
giovedì 1 novembre; sabato 8 dicembre; mercoledì 26 dicembre 2018
domenica 6 gennaio 2019

Chiusure
lunedì 24 dicembre; martedì 25 dicembre; lunedì 31 dicembre 20182019
martedì 1 gennaio 2019

Biglietti:
·           Ingresso intero: CHF 10.- / Euro 10. -
·           Ingresso ridotto: CHF 7.- / Euro 7. - 

·           Ingresso gratuito (Studenti e docenti USI / SUPSI, Amici dell’Accademia di architettura di Mendrisio, tutti sotto i 18 anni)


Contatti:
Informazioni: tel. +41.58.6665000
E-mail: info.tam@usi.ch
Sito internet: www.arc.usi.ch

25/09/18

Art Site Fest 2018


Torna la ricca programmazione di Art Site Fest che propone alcuni progetti speciali attraverso mostre monografiche, residenze d’artista e narrazioni sull’attualità.

Güler Ates, artista turca residente a Londra,  ha condotto una residenza che e stata anche un viaggio attraverso alcune delle dimore reali del Piemonte . In ciascuna di esse ha allestito un set fotografico per le sue performance. Il lavoro di Güler Ates propone una riflessione sul confronto tra culture distanti e la possibile eredità di un comune patrimonio. 

Al Museo Egizio, Joseph Eid, fotografo libanese, che al lavoro di fotoreporter alterna una raffinata indagine sociale e umana, propone alcuni scatti da Palmira a testimonianza della fragilità del patrimonio archeologico e della necessità della sua salvaguardia. Nelle immagini di Eid, rivive la storia di Mohamed Anis, appassionato di musica e di auto d’epoca, che con il suo grammofono ha resistito ai bombardamenti che hanno distrutto la sua casa. La storia del collezionista di Aleppo, che ha commosso il mondo, testimonia come l’arte possa essere portatrice di una speranza per il futuro. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Agence France Presse. 

Per Palazzo Madama, Luisa Valentini propone un’installazione pensata per il giardino  del  Palazzo   con la collocazione della scultura Ninfa del Cedro in dialogo con l’architettura e la natura del luogo.

La fotografa canadese Dina Goldstein, al Castello Cavour di Santena, presenta una riflessione ironica sul potere di trasformazione dei media: le principesse delle fiabe disneyane sono alle prese con una realtà quotidiana di disillusione, malattia e discriminazione.


Tra le collaborazioni di questa edizione di Art Site Fest, il Castello di Govone ospita un'opera di  Carmela   Cosco per il  Progetto  Amuse  (Creative  Europe  2014-2020)  gestito dall' Associazione Terre dei Savoia in partenariato con Malta, Olanda e Lituania.

Mirsad Herenda scultore bosniaco dialoga con Mihailo Beli Karanovic, artista serbo: un confronto che prova quanto l’arte possa essere un veicolo di dialogo tra popoli, ben oltre i conflitti sanguinosi che hanno devastato l’Europa.

A Venaria, un omaggio all’opera storica, tra figurazione e astrazione dello scultore Agenore Fabbri , in collaborazione con l’Archivio Fabbri.

Art Site Fest quest’anno propone a Venaria quattro serate in collaborazione con“Parole  d’Artista”,   rassegna   teatrale curata   dal   Teatro  di Dioniso,  quest’anno  concepita   e condotta da Elena Serra. 

La Cappella di Sant’Uberto della Reggia di Venaria, per la serata inaugurale ospita Peppe Servillo che terrà un reading con Elena Serra, sul rapporto tra Edgar Degas e la sua   modella,  musiche   originali   di   Lamberto   Curtoni.  Federica   Fracassi   e   Concita   de Gregorio  daranno voce a Dora Maar, artista e compagna di Picasso. Altro appuntamento è quello con Carlotta Natoli , sul tema della memoria. 
Nelle diverse sedi di Art Site Fest, Lamberto Curtoni cura un programma di interventi musicali che interpreteranno opere e ambienti, con Sergio Sorrentino chitarra, Claudia Ferrero clavicembalo, Vittoria Panato violino e Quartetto Taag.




Il festival,  è un  progetto dell’Associazione  Phanes,  con il  patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Torino, dell’Ambasciata del Canada e la collaborazione di: Segretariato Regionale per il Piemonte del Ministero dei beni e delle attività culturali, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino, Fondazione Torino Musei, Fondazione Ordine Mauriziano, Fondazione Cavour, Associazione Terre di Savoia, Casa Martini, Teatro di Dioniso – Parole d’artista.

La manifestazione si avvale del sostegno di Fondazione CRT e Reale Mutua e del contributo di Museumstudio, HST, Webaudio, Tipografia Sosso, Villa Giada.  

24/09/18

Kooness, arte dal web





Sta riscuotendo un positivo riscontro la recente piattaforma del sito Kooness, un  progetto ideato da Lorenzo Uggeri, che ha saputo riunire pregiate gallerie da diverse nazioni per proporre un network internazionale per il mercato dell'arte.


Forte di una proposta che propone le opere in una chiave più attenta col supporto di un gruppo curatoriale, e con una ventaglio di offerta molto vario. 


Le proposte partono da cifre abbordabili, poche centinai di euro, per arrivare a opere di un certo valore economico, superando anche i 15.000 euro.

Per informazioni: https://www.kooness.com/


 


CS


Founded in 2015 and based in Milan - the city of art, fashion and design - Kooness is a leading marketplace for the art world. Kooness provides everyone passionate about art –from newbies to major art collectors – a new and simple way to discover, share and buy contemporary art.

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How it works

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23/09/18

Residenza Cripta 747




Cripta 747 ha annunciato i vincitori della selezione del bando Residenza 2018 che sono Andrew Wagner (New York, 1992) e Gernot Wieland (Horn, 1968).

I borsisti sono stati selezionati tra più di 560 candidati dal comitato scientifico, composto da Alessio Antoniolli (direttore di Gasworks, Londra), Giovanni Carmine (direttore di Kunst Halle Sankt Gallen) e Eva Fabbris (membro del Dipartimento di ricerca e curatela della Fondazione Prada, Milano). 

Gli artisti trascorreranno i prossimi due mesi in residenza al Cripta747, immersi nel paesaggio culturale e sociale della città, sviluppando e approfondendo la loro ricerca e discussione.



Diversi eventi pubblici, come workshop, proiezioni e conferenze animeranno la residenza, in aggiunta a Open Studio il 31 ottobre.

Sarà un'apertura tutta la giornata durante la quale tutti potranno incontrare gli artisti, parlare con loro del lavoro, delle questioni estetiche, sociali e politiche che muovono le loro indagini e vedere i progressi nella realizzazione di nuove produzioni sviluppate durante il soggiorno a Torino. 





22/09/18

I taccuini leonardesci del Codex Forster ora on-line




Ecco un'altro interessante motivo per apprezzare le nuove tecnologie. 

Da alcuni giorni il sito del V&A National Art Library di Londra ha messo on-line i famosi taccuini di Leonardo da Vinci noti come Codex Forster

Sono tre e sono stati scritti durante la permanenza alla corte del Duca di Milano Ludovico Sforza, fra il 1480 e il 1505.

Non resta che andare a questo link e leggerselo tranquillamente da casa! 




CS

Famous worldwide as the painter of such masterpieces as the Mona Lisa, Leonardo da Vinci (1452 – 1519) is also renowned for his notebooks in which he recorded his thoughts and inventions. Five of these fascinating notebooks, bound into three small volumes, have been in our collection since 1876 when they were bequeathed to the Museum by John Forster.

Collectively known as Codex Forster, they date from about 1487 to 1505 and reflect Leonardo's highly inquisitive mind. Codex Forster I contains both the earliest notebook we hold (from folio 41, about 1487 – 90, Milan) and the latest (up to folio 40, 1505, Florence). Written in Leonardo's famous 'mirror-writing', the subjects explored within range from hydraulic engineering to a treatise on measuring solids.

21/09/18

L’Alterjinga di Leo Gilardi da Quasi Quadro






Prosegue l’attività espositiva dell'Associazione Quasi Quadro che presenta “Alterjinga”, mostra personale dell'artista torinese Leo Gilardi, il primo capitolo di una serie di esposizioni che analizzano il fenomeno della realtà digitale.

Altierjinga, ovvero ‘Tempo del Sogno", nella cultura aborigena è il nome di un mondo esistito prima della creazione, dove gigantesche creature totem attraversarono la Terra cantando di ciò che incontravano, portando così questi elementi alla creazione.

Leo Gilardi percepisce un'analogia tra la suddetta ideazione e la naturale predisposizione dell'uomo alla razionalizzazione e all’ordine visivo, che arriva ad un livello così avanzato da soggiogare l’occhio, creando delle alterazioni percettive che portano ad una sorta di cecità selettiva che dimostra l’impossibilità di comprendere la realtà differentemente dal criterio logico.

Le opere esposte in Alterjinga appartengono dunque al Tempo del Sogno pre-digitale, ossia quel mondo precedente al momento in cui l’avanzamento tecnologico ha permesso una svolta nel rapporto tra macchina e persona, creando un proprio ritaglio nella realtà personale del genere umano.

Elementi fatui, che rimangono in attesa di essere nominati, la cui forma non rispetta un'identificazione dal momento che la loro conformazione segue le indicazioni dettate dalla superficie, di cui è impossibile coglierne il reale aspetto a causa degli effetti ottici.

Secondo l'artista la razionalità senza la sua “contrapposizione naturale” guida la creazione in un modo sbilanciato, asettico, artificiale, disumanizzante, in cui sono gli stessi creatori a doversi adattare nell’esplorazione di un nuovo ambiente.


Leo Gilardi nasce nel 1987 a Torino, città in cui vive e lavora. La sua ricerca artistica approfondisce le connessioni tra sociale e naturale, tra artificiale ed emotivo. Come nel ricostruire la natura di un organismo la cui coerenza è mutevole, ed assoggettabile a parti di se, allo stesso modo in cui riesce a rivoluzionarsi.

Inaugurazione sabato 22 settembre h 18:00

22.09 - 20.10
Via Feletto 36
10155 - Torino