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28/02/19

Flicks alla Fondazione Peruzzo



Sono sempre più le realtà culturali che usano il proprio profilo sui social per proporre progetti espositivi. Fra le ultime anche la Fondazione Peruzzo, col supporto della curatrice Valentina Tanni, organizza il progetto "Flicks" una serie di eventi “espositivi” con una serie di video artistici.

Hanno iniziato con il video “Everyday is my birthday” commissionato a Kensuke Koike, artista giapponese che si ispira alle pagine di Alice nel Paese delle Meraviglie.




Dal sito

online video gallery a cura di Valentina Tanni

Una serie di opere d’arte in formato video da fruire online. Sequenze brevi e intense, pensate per catturare l’attenzione di uno spettatore impegnato nella navigazione quotidiana attraverso un universo informativo magmatico e ipertrofico.

La Fondazione Alberto Peruzzo trasforma il suo sito web in uno spazio espositivo temporaneo ospitando, a rotazione, lavori inediti firmati da artisti italiani e internazionali.  I video, commissionati per l’occasione e collocati in un’ampia area – la principale – dell’home page, accoglieranno il visitatore della pagina offrendo suggestioni in un luogo normalmente destinato alla veicolazione di semplici informazioni.  Il sito web si trasforma così in una vera e propria architettura virtuale, incorniciando e accogliendo le sperimentazioni portate avanti dagli artisti nel settore dell’immagine in movimento.

Con ‘flicks’ – letteralmente colpi, scatti, movimenti veloci –  gli anglosassoni, in maniera colloquiale e informale, si riferiscono anche al mondo del cinema e ai film.
 
Valentina Tanni è critica d’arte, curatrice e docente. La sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web. Nel 2001 ha fondato Random Magazine, uno dei primi magazine online dedicati alla Net Art, ed è tra i membri fondatori delle riviste d’arte contemporanea Exibart e Artribune. Ha curato numerose mostre in musei e gallerie, tra cui “Netizens”, “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati”, “Maps and Legends. When Photography Met the Web”, “Nothing to See Here”, “Eternal September” e “Stop an Go. The Art of Animated Gifs”. È stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” e ha lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private (Università di Roma La Sapienza, LUISS, Istituto Europeo di Design). Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano.

Musei gratis… + 8




Il Ministero dei Beni Culturali ha ufficializzato il programma annuale di aperture gratuite, quest’anno saranno 20 giorni di accessibilità per musei, siti archeologici statali, parchi e giardini monumentali.

Così aumentano le giornate ad ingresso libero nei luoghi della Cultura statali: sono 8 in più rispetto al passato, scelte in base alle caratteristiche di ciascun museo autonomo o polo museale territoriale. Tra le novità anche l’istituzione della ‘Settimana dei Musei’ a cadenza annuale e un ticket da 2 euro per i ragazzi e le ragazze dai 18 ai 25 anni, che intendono visitare un luogo della Cultura. ‘La rivoluzione’ è prevista nel decreto firmato dal ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli lo scorso 9 gennaio, che introduce modifiche al decreto ministeriale numero 507 del 1997 che disciplina le modalità di istituzione del biglietto di ingresso ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali.

A illustrare il contenuto delle nuove disposizioni sono stati il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli, il Direttore Generale Musei del Mibac Antonio Lampis e la direttrice del Polo museale del Lazio Edith Gabrielli, nel corso di una conferenza stampa, a Roma, che si è svolta nell’auditorium del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Il decreto, che entrerà in vigore il prossimo 28 febbraio, innova di fatto il sistema delle agevolazioni per l’accesso ai siti statali introducendo: 8 giornate ticket free, scelte dai direttori dei musei autonomi e dei poli museali regionali, in relazione alle specificità territoriali di ciascun sito; 6 giornate ad ingresso gratuito durante la ‘#SettimanaDeiMusei’ dal martedì alla domenica in tutti musei statali italiani che quest’anno ricade dal 5 al 10 marzo; e 6 giornate gratuite in concomitanza con le prime domeniche del mese, da ottobre a marzo.

Oltre ad incrementare il numero delle giornate gratuite nell’ottica di migliorare l’offerta culturale di ciascun museo e agevolarne la fruizione, il decreto si rivolge in particolare alle nuove generazioni. E lo fa istituendo da quest’anno una tariffa di soli 2 euro per i ragazzi e le ragazze dai 18 ai 25 anni.
La riduzione del costo dei biglietti di ingresso per i giovani si basa, infatti, su una scelta precisa del ministro, finalizzata ad abbattere gli ostacoli anche di carattere economico, che spesso rappresentano un deterrente per l’accesso alla Cultura e alla fruizione dei beni culturali.





Il Mibac, poi, ai fini di una migliore diffusione delle novità introdotte dal decreto, ha promosso la campagna di comunicazione istituzionale #IoVadoAlMuseo, al via da oggi sui canali social e sulle reti Rai con la trasmissione dello spot istituzionale realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma per la regia di Paolo Santamaria, l’attivazione del sito www.iovadoalmuseo.it e gli hashtag #IoVadoAlMuseo e #SettimanaDeiMusei.

Per ottenere informazioni utili su fasce orarie e giornate ad ingresso libero, programmare una visita e andare al museo basterà un semplice click da smartphone, tablet o pc.

“Con l’iniziativa Io Vado al Museo andiamo oltre rispetto al passato e aumentiamo l’offerta culturale nel nostro Paese. Le nuove agevolazioni sono il frutto di un percorso, avviato nei mesi scorsi dal Mibac – ha detto Bonisoli, in conferenza stampa . Aumentando il numero di giornate gratuite in tutti i musei statali d'Italia, vogliamo migliorare le modalità di fruizione del nostro patrimonio culturale e far conoscere alcuni tesori nascosti o poco noti, ma ugualmente preziosi, come il museo in cui ci troviamo oggi”.

“Con questo decreto - ha spiegato il ministro - cambieranno fondamentalmente due cose: la prima è che con la Settimana dei Musei sarà identificato un periodo preciso di lancio della stagione museale con tutti i musei statali gratuiti. Quest'anno si svolgerà dal 5 al 10 marzo e sarà un'occasione per spingere i cittadini e le famiglie a visitare i nostri bellissimi musei e ammirare le meraviglie in essi custodite”. “La seconda novità – ha continuato Bonisoli – è aver dato la possibilità a ciascun istituto statale di impostare un piano di gratuità sostenibile, migliorando la qualità della offerta e dunque di fruizione dei beni culturali, garantire sicurezza e tutela del patrimonio culturale in armonia con le esigenze del territorio”.

“Con la campagna Io Vado al Museo - ha concluso - intendiamo avvicinare i cittadini, ed in particolare i giovani, al patrimonio culturale, fondamento dell’identità culturale italiana”.



27/02/19

Solo da Bambini




Fondazione Merz presenta, da giovedì 7 marzo a domenica 19 maggio 2019, Solo da Bambini, progetto espositivo a cura di Maria Centonze, firmato da tre personalità artistiche fortemente legate tra loro: una coppia, composta dall’artista Lina Fucà e il regista Daniele Gaglianone, e il loro amico fraterno, l’artista Paolo Leonardo

Punto di partenza per la composizione della mostra è il viaggio a Cuba, durato circa un mese, compiuto da Lina Fucà e Daniele Gaglianone con i loro figli nel 2016, su commissione della Fondazione Merz. Alla rielaborazione visiva, personale e collettiva, di questa esperienza biografica si aggiungono le influenze del territorio di appartenenza dei tre artisti: la città di Torino con i suoi spazi, le comunità che li abitano e le esperienze personali o altrui a essa legate.

Il filo conduttore che attraversa questo insieme di narrazioni visive è la riflessione intorno al tema dell’infanzia, fase dell’esistenza in cui si condensano incontri ed esperienze determinanti, alla quale fare ritorno attraverso la memoria.

Solo da bambini si sviluppa lungo tre distinti racconti del vissuto di ciascun autore, che talvolta si sovrappongono tra loro o intrecciano percorsi alternativi suggeriti dal ricordo delle persone incontrate lungo il cammino.
Media e linguaggi diversi tra pittura, installazione, fotografia e video, concorrono alla restituzione di queste esperienze nella loro forma fisica e interiore. La selezione in mostra include produzioni individuali, opere frutto di collaborazioni tra gli artisti o che prevedono il coinvolgimento di performer, amici, conoscenze occasionali.

Il viaggio di Lina Fucà e Daniele Gaglianone è stato parte di un progetto di AICEC, sostenuto dalla Fondazione Merz in collaborazione con Brigata Doné nell'ambito dei progetti di amicizia italo-cubani. 

Didascalia immagine: Ph. Lina Fucà

Post-water



   

Il Museo Nazionale della Montagna di Torino ospita, fino al 17 Marzo, una bella mostra di arte contemporanea dal titolo Post-Water, curata da Andrea Lerda.

Un articolato percorso narrativo e semantico indaga il tema dell’acqua attraverso video, fotografie, pitture, disegni e sculture, miscelando il materiale storico del museo e opere di noti artisti internazionali, tra cui alcuni lavori realizzati appositamente per l’evento espositivo.



In questa fase di attenzione al complesso tema della mutazione del nostro globo che, sottoposto alla violenta trasformazione tecnologica, rischia sempre più di far estinguere il genere umano, gli artisti hanno da decenni posto una forte riflessione culturale.


La mostra apre col mito di Narciso, auto-lusinghiera posizione che il genere umano vuole assumere, e prosegue, con una  carrellata di interessanti opere, in stimolanti riflessioni che gli artisti hanno creato, consapevoli che in realtà l’umanità è parte di un sistema complesso.

In mostra ci sono opere di: Andreco, Georges-Louis Arlaud, Marcos Avila Forero, Olivo Barbieri, Gayle Chong Kwan, Caretto/Spagna, Jota Castro, Sebastián Díaz Morales, Federica Di Carlo, Mario Fantin, Bepi Ghiotti, William Henry Jackson, Adam Jeppesen, Francesco Jodice, Jeppe Hein, Frank Hurley, Peter Matthews, Ana Mendieta, Studio Negri, Giuseppe Penone, Pennacchio Argentato, Paola Pivi, Laura Pugno, Gaston Tissandier.


Vi invito anche a seguite il ricco programma di eventi che vedrà fra i tanti un intervento performativo di Marinella Senatore il prossimo 3 Marzo.

Il progetto è stato reso possibile grazie ai prestiti di importanti istituti museali quali il Castello di Rivoli - Museo d’Arte Contemporanea, il MAMbo -Museo d'Arte Moderna di Bologna, il Vejle Kunstmuseum e la Collezione La Gaia di Busca.



Post-Water 
Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” – CAI Torino
Piazzale Monte dei Cappuccini 7, 10131 Torino




26/02/19

Massimo De Carlo triplica!




La galleria Massimo De Carlo affianca alle due sedi milanesi un nuovo spazio presso Casa Corbellini-Wassermann, in viale Lombardia 17.

Appena rinnovato lo storico palazzo di Piero Portaluppi accoglierà dall’8 Marzo una serie di eventi espositivi con i più importanti artisti della galleria. Il primo sarà curato da Francesco Bonami col titolo "MCMXXXIV”, un’indagine sull’estetica artistica italiana fra il 1930 e il 1940, con opere di Fausto Melotti, Adolfo Wildt e alcuni artisti contemporanei.

25/02/19

Harald Szeemann al Castello di Rivoli




Questa sera si inaugura una mostra su Harald Szeemann, organizzata dal Getty Research Institute di Los Angeles in collaborazione con il CRRI – Castello di Rivoli Research Institute, titolo dell'evento :"Harald Szeemann: Museum of Obsessions / museo delle ossessioni ", un percorso che analizza le tappe fondamentali della vita e della carriera di Harald Szeemann (Berna, 1933 – Tegna, Svizzera, 2005) attraverso una serie di tematiche che hanno caratterizzato la vicenda umana e professionale del curatore svizzero. Attraverso la presentazione di materiali d’archivio, documentazioni fotografiche e video nonché una scelta di opere d’arte che hanno caratterizzato le sue mostre più significative, la rassegna intende offrire ai visitatori uno sguardo all’interno del pensiero, delle visioni e delle ossessioni, delle controversie e delle polemiche che hanno accompagnato l’esistenza di questa figura eccezionale.

Dopo aver debuttato al Getty Research Institute di Los Angeles, che nel 2011 ha acquisito lo sconfinato archivio di Szeemann, e aver fatto tappa alla Kunsthalle di Berna e alla Kunsthalle di Düsseldorf, la mostra viene presentata al secondo piano del Castello di Rivoli con un allestimento che si sofferma sugli intensi rapporti avuti dal curatore con gli artisti torinesi, integrando nel percorso espositivo opere provenienti dalle collezioni del Castello di Rivoli e da altre collezioni private. La mostra include inoltre Grossvater: Ein Pionier wie wir / Nonno: un pioniere come noi che ricostruisce il primo progetto espositivo di Szeemann successivo a documenta 5 (1972) per il quale, nel 1974, nella propria abitazione a Berna, il curatore ripercorre la vita del nonno parrucchiere Étienne Szeemann.


La mostra

Il percorso espositivo, che si snoda attraverso le sale auliche al secondo piano del museo, si apre nella Sala 33 in cui è documentata la “Fabbrica Rosa” in Ticino che ha ospitato l’archivio e la biblioteca di Harald Szeemann. Nella sala è inoltre allestita una scultura monumentale composta dai cartellini multicolori dei bagagli emessi dalle compagnie aeree che Szeemann accumulò negli ultimi decenni della sua carriera e che testimoniano non solo la frequenza e l’estensione dei suoi spostamenti, ma anche la scelta di una professione che combaciasse con la sua grande passione per i viaggi.  


Nelle Sale 32 e 21 sono invece presentati preziosi materiali d’archivio che ripercorrono gli anni in cui Harald Szeemann diresse la Kunsthalle di Berna. Nominato direttore nel 1961 all’età di ventotto anni, Szeemann divenne uno dei più giovani direttori di museo al mondo e durante la sua direzione, l’istituzione si trasformò in uno spazio internazionale in cui le ultime tendenze dell’arte contemporanea s’intrecciavano con le mostre storiche. A lui si devono importanti rassegne dedicate al Surrealismo e ad artisti come Francis Picabia, Vasilij Kandinskij, Kazimir Malevič e Marcel Duchamp, ma anche ad artisti americani come Robert Rauschenberg, Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Szeemann fu inoltre il primo curatore a commissionare a Christo e Jeanne-Claude l’impacchettamento di un edificio: nel 1968, per celebrare il cinquantesimo anniversario del museo, venne realizzato il progetto Wrapped Kunsthalle Bern, Switzerland, 1967-68 (Impacchettare la Kunsthalle di Berna, Svizzera, 1967-68). Fu però con la celebre mostra Live in Your Head: When Attitudes Become Form (1969) che esplorava le poetiche post-minimaliste che si stavano diffondendo in quel periodo in Europa e negli Stati Uniti che Szeemann impresse una svolta radicale all’attitudine curatoriale tradizionale, stravolgendo gli spazi del museo svizzero con un allestimento incredibile e provocatorio. L’utilizzo estremamente libero dello spazio museale da parte degli artisti scatenò un acceso dibattito internazionale che lo costrinse in breve tempo a rassegnare le proprie dimissioni. Grazie al clamore suscitato da When Attitudes Become Form, Szeemann divenne il curatore più noto dell’epoca e la sua popolarità gli valse la nomina a direttore artistico di documenta 5 (1972).

L’allestimento della Sala 32 ripropone alcune delle opere iconiche che furono presentate a Berna nel 1969 in occasione di When Attitudes Become Form, tra cui una versione di Igloo con albero (Igloo with Tree), 1968-69 di Mario Merz, Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969 (Me sunbathing in Turin 19 January 1969), 1969 di Alighiero Boetti e Pipe(Tubo), 1968 di Bill Bollinger.

La Sala 21 accoglie documenti e materiali d’archivio che testimoniano gli oltre otto anni trascorsi alla Kunsthalle di Berna nel corso dei quali Szeemann strinse intense relazioni con gli artisti. Appartengono a questo periodo lettere, proposte e disegni di artisti provenienti dal suo archivio, ma anche una selezione di locandine di oltre cinquanta mostre tenute presso l’istituzione elvetica.


Dopo aver lasciato la direzione della Kunsthalle di Berna, Szeemann si dedicò alla professione di curatore indipendente proponendo a varie istituzioni museali progetti la cui condizione essenziale era l’indipendenza. Il primo incarico gli fu affidato nel 1970 dal Kölnischer Kunstverein di Colonia per il quale curò la mostra Happening & Fluxus. La rassegna, organizzata insieme all’artista Wolf Vostell, si proponeva di storicizzare gli anni sessanta attraverso più di seicento documenti e immagini che testimoniavano lo sviluppo dell’arte performativa a livello mondiale, ma le caotiche performance che ebbero luogo in occasione dell’inaugurazione – molte delle quali a contenuto sessuale e violento - offesero il pubblico e offuscarono gli esiti della ricerca.

La svolta arrivò nel 1970 quando Szeemann fu eletto segretario generale di documenta 5 a Kassel. Definendo il progetto e supervisionando un team di importanti curatori, Szeemann riuscì nel proprio intento di riattualizzare e radicalizzare il programma della manifestazione che vide coinvolti oltre 200 artisti in 100 giorni consecutivi di spettacoli ed eventi che si svolsero nell’estate e nell’autunno del 1972. La mostra, intitolata Befragung der Realität – Bildwelten heute (Interrogare la realtà – le immagini del mondo di oggi) esplorava temi che spaziavano dall’arte concettuale a quella performativa, dalla Pop art alla propaganda politica, dalle utopie architettoniche alla fantascienza, dai musei d’artista all’arte dei malati mentali.

La mostra, tuttora considerata come la più significativa e ambiziosa degli anni settanta, ha contributo a stabilire nuovi criteri organizzativi per le grandi retrospettive internazionali.

Nella Sala 22, che accoglie le opere Infinito (Infinite), 1971 di Giovanni Anselmo e Svolgere la propria pelle – finestra (To unroll one’s skin – window), 1970 di Giuseppe Penone, oltre a importanti documenti d’archivio sono ospitati gli straordinari rotoli di carta a quadretti che rivestivano l’ufficio di Szeemann in cui erano elencati ogni artista, ogni sezione e ogni scadenza di documenta 5, che per l’occasione sono stati digitalizzati e assemblati, mentre l’ambiente raccolto della Cappella accoglie l’installazione Objekts from the forest (Oggetti dalla foresta), c. 1951-72 di Armand Schulthess.


Nel decennio che seguì documenta 5, Szeemann ridusse progressivamente il suo coinvolgimento nei confronti dell’arte contemporanea, decidendo di trasferirsi nel Canton Ticino, dove lavorò a una complessa trilogia di mostre: Junggesellenmaschinen /Les machines célibataires (Le macchine celibi), 1975, Monte Verità / Berg der Wahrheit: Le mammelle della verità / Die Brüste der Wahrheit, 1978, e Der Hang zum Gesamtkunstwerk: Europäische Utopien seit 1800 (Tendenza verso l’opera d’arte totale: utopie europee dal 1800 circa), 1983, che presentavano una nuova interpretazione della modernità. Questa trilogia di mostre è considerata come un ulteriore tentativo di radicalizzare le avanguardie dell’inizio del ventesimo secolo. Oltre ai documenti e a una selezione di opere d’arte esposte in occasione delle tre mostre, nelle Sale 23 e 24 è presentato parte del materiale proveniente dalle collezioni di ricerca di Szeemann relativo alle idee che interpretava come modelli utopici: la Patafisica, l’anarchismo e i movimenti riformisti della vita. Le sezioni del suo archivio relative agli artisti visionari - mistici, autodidatti, artisti considerati disturbati mentalmente e altri geni fantasiosi – includono figure che ricorrono più volte nel corso della carriera di Szeemann, avendogli fornito gli strumenti per la comprensione del processo creativo e del ruolo che l’arte può avere nella società.

Le Sale 23 e 24 sono dedicate alla mostra Junggesellenmaschinen /Les machines célibataires (Le macchine celibi) del 1975 che indaga la crescente incidenza dell’estetica della macchina sia nell’arte visiva sia nella letteratura europea tra il 1875 e il 1925. La mostra, ispirata al libro omonimo di Michel Carrouges del 1954 che per primo propose similitudini tra l’opera di Duchamp La Mariée mise à nu par ses célibataires, même (La sposa messa a nudo dai suoi scapoli) e le macchine descritte nelle opere degli scrittori Alfred Jarry, Franz Kafka e Raymond Roussel, presentava sezioni dedicate al Giainismo, alla mitologia greca, all’antropomorfismo, ai robot e agli androidi, alla femme fatale e alle macchine artistiche ed erotiche. La retrospettiva, per la quale Szeemann creò manifestazioni fisiche di alcune di queste macchine letterarie commissionando interpretazioni di grande formato di impossibili apparati meccanici, presentava modelli delle invenzioni di Leonardo da Vinci, oggetti di cultura popolare e opere recenti di arte cinetica. Come primo progetto di grande formato della sua Agentur für geistige Gastarbeit (Agenzia per il lavoro spirituale all’estero), la mostra presentò notevoli sfide logistiche per Szeemann.


Nella Sala 25 sono invece allestite le opere Harry, ca. 1975 e You Missed My Masterpiece, 1975 di James Lee Byars.


La Sala 27 è interamente dedicata alla comunità utopica del Monte Verità nel Canton Ticino: da quando negli anni settanta dell’Ottocento l’ideologo anarchico Mikhail Bakunin visse nella regione, e da quando alcuni seguaci della teosofia e di Annie Besant vi si stabilirono, la collina divenne un centro in cui furono messi alla prova molti esperimenti utopici e vari tentativi di trasformare la società. La comunità riuniva movimenti di anarchici, nudisti, vegetariani, ballerini e artisti che si svilupparono nella regione di Ascona dove Szeemann trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita e dove trovò un’importante ripresa della storia modernista: una comunità di avanguardie, ma con solide fondamenta in idee spirituali, visionarie e utopiche. La mostra Monte Verità / Berg der Wahrheit: Le mammelle della verità / Die Brüste der Wahrheit dedicata nel 1978 da Szeemann alle comunità creative insediatesi nei dintorni dell’omonima collina ad Ascona, forniva una visione olistica e trans-storica della montagna, evidenziando il simbolismo e la potenzialità di cambiamento attraverso gli eventi che si svolsero in occasione della rassegna. Szeemann aveva suddiviso la mostra in quattro temi principali che aveva fatto coincidere con le mammelle di una divinità della Verità, una dea di sua stessa invenzione.

Nella sala è inoltre allestita l’opera Sedia a intreccio “sedia del vegetariano” (Woven Chair, “chair of the vegetarian”), c. 1910 di Karl Gräser e i tre abiti di Charlotte Bara per le danze del 1920.


Nella Sala 28 sono raccolti i documenti legati all’ultima mostra della trilogia, forse quella più ambiziosa concepita da Szeemann: Der Hang zum Gesamtkunstwerk: Europäische Utopien seit 1800 (Tendenza verso l’opera d’arte totale: utopie europee dal 1800 circa). Ispirata al concetto di gesamtkunstwerk di Richard Wagner, che cercò di unificare tutte le arti per raggiungere una consapevolezza sensoriale amplificata che permettesse di liberare il pubblico dalla stasi della vita tecnologica per tornare alla natura, la mostra curata da Szeemann presentata presso la Kunsthaus di Zurigo nel 1983 includeva opere visive, cinematografiche, di danza, performance e sonore realizzate da circa quattro dozzine di visionari allo scopo di creare un’opera d’arte totale (gesamtkunstwerk).


La mostra include inoltre Grossvater: Ein Pionier wie wir / Nonno: un pioniere come noi, originariamente presentata nel 1974 da Szeemann nel proprio appartamento sopra il Café du Commerce in Gerechtigkeitsgasse 74 a Berna. Dedicata al nonno ungherese Étienne Szeemann - famoso coiffeur al servizio delle famiglie reali che aveva inventato un congegno per le onde della permanente - la mostra comprendeva oltre 1.200 oggetti appartenenti all’antenato del quale il curatore condivideva l’atteggiamento pioneristico verso l’esistenza. Nell’affascinante arrangiamento, Szeemann aveva tessuto la storia di una vita lasciando che l’allestimento interno diventasse una biografia. A metà tra un museo d’artista e l’esperimento surrealista, la mostra utilizzava i beni del nonno di Szeemann per produrre una serie di giustapposizioni dinamiche in grado di esplorare contemporaneamente i contorni della biografia del nonno, le migrazioni dei popoli in Europa, le guerre del ventesimo secolo e lo sviluppo dell’acconciatura come modernismo parallelo a quello artistico e l’assenza di curatela come un’attività creativa. 

Nelle Sale 29, 30 e 31 del Castello sono stati minuziosamente ricreati gli ambienti che Harald Szeemann, in occasione della piccola mostra dedicata al nonno, aveva animato con centinaia di fotografie in bianco e nero che ritraevano l’antenato, bauli da cui riaffioravano manoscritti densi di appunti, un vecchio armadio da cui spuntavano abiti, cappelli e trine di inizio secolo scorso, uno scrittoio con numerosi stipetti sormontato da oggetti di varie fogge, ma anche un tavolo da toilette con pettini e spazzole e una primordiale macchina per le onde della permanente ideata dal nonno.

Harald Szeemann: Museum of Obsessions / museo delle ossessioni
26 febbraio – 26 maggio 2019 - Castello di Rivoli
A cura di Glenn Phillips e Philipp Kaiser con la collaborazione di Doris Chon e Pietro Rigolo


Virus da Paludetto



La galleria davidepaludetto|artecontemporanea, ospita la serie “Virus” di Sergio Ragalzi, un dialogo fra  quadri e grandi sculture realizzate nel 1988.


Fra ludicità e misticismo, lavori primitivi che manifestano idiosincrosie umane




24/02/19

GES-2 slitta al 2020





L’apertura del GES-2, il grande museo d'arte contemporanea del miliardario russo del gas naturale Leonid Mikhelson, progettato da Renzo Piano, è stata spostata al 2020, col fine di poter gestire la meglio questo articolato complesso centro culturale.

Intanto prosegue l’attività dello spazio veneziano che questo maggio vedrà l’avvio della mostra “Time, Forward !”  una collettiva organizzata dal curatore Omar Kholeif.

23/02/19

Aesthetica di Daniele Bongiovanni da Raffaella De Chirico.




 Selezione dei paesaggi rarefatti del ciclo intitolato “Aesthetica”, avviato nel  2015 da Daniele Bongiovanni sono proposti dalla galleria Raffaella De Chirico.





Declinazioni cromatiche leggere si intersecano in equilibrati spostamenti spaziali.




Evanescenti paesaggi che si aprono alle emozioni più delicate e poetiche.

22/02/19

Arrivano i Ruangrupa per Documenta 15





La direzione artistica di Documenta 15 a Kassel, oggi ha annunciato il nominativo del curatore, che in realtà sarà un gruppo di artisti indonesiani, cioè “Ruangrupa”. Altro forte segnala che il ruolo dei curatore sta lentamente declinando, confermando sempre più quel sentore di debolezza di queste figure, che troppo spesso si occupano più di promuovere filiere relazioni anziché progetti artistici. 

Altra interessante notizia il fatto che questo gruppo di persone non è legato al forte sistema dell’arte ma nasce da un’ambiente alquanto autonomo. 

Le ultime documente sono state alquanto bruttine, una serie di edizioni confuse e troppo spesso banali. Si è visto sempre meno arte e sempre più tante inutili pippe mentali, troppo spesso autoreferenziali o assurde nel loro illusione di essere cultura. 

Vedremo fra quattro anni che cosa riusciranno a fare questo bel gruppo di persone, soprattutto se sapranno superare certe desuete strategie. 






CS

ruangrupa Selected as Artistic Direction of documenta 15
For the First Time an Artist Collective Curates the International Art Exhibition 
 
Nominated unanimously by the International Finding Committee the Supervisory Board appointed ruangrupa, a collective of artists and creatives from Jakarta, Indonesia, with a ten-member core as the artistic direction of documenta 15. This was announced by the general director of documenta und Museum Fridericianum gGmbH, Dr. Sabine Schormann, today.
 
As a result, documenta will be organized by an artist collective for the first time. documenta 15 takes place from 18 June to 25 September 2022 in Kassel.

For the eight-member Finding Committee, Elvira Dyangani Ose (director of The Showroom, London) and Philippe Pirotte (director of the Staatliche Hochschule für Bildende Künste – Städelschule, and director of Portikus, Frankfurt am Main) gave the following reasons for the unanimous decision: “We have appointed ruangrupa because they have demonstrated the ability to appeal to various communities, including groups that go beyond pure art audiences, and to promote local commitment and participation. Their curatorial approach is based on an international network of local community-based art organizations. We are eager to see how ruangrupa will develop a concrete project for and from Kassel. At a time when innovative strength particularly stems from independent organizations active on the community level, it seems only logical to offer this collective approach a platform with documenta.”

The Indonesian word ruangrupa loosely translates as “a space for art” or “a space form.” This field of tension is already apparent from the collective’s central curatorial approach. Farid Rakun and Ade Darmawan, who represented ruangrupa today in Kassel, formulated their decidedly participatory curatorial goals for the international art exhibition in 2022 as follows: “We want to create a globally oriented, cooperative, interdisciplinary art and culture platform that will have an impact beyond the 100 days of documenta 15. Our curatorial approach aims at a different community-oriented model of resource usage – economical, but also taking ideas, knowledge, programs and innovations into account. If documenta was launched in 1955 to heal war wounds, why shouldn’t we focus documenta 15 on today’s injuries, especially ones rooted in colonialism, capitalism, or patriarchal structures, and contrast them with partnership-based models that enable people to have a different view of the world.”

The collective was founded in 2000 in Jakarta, Indonesia. ruangrupa runs an art space in South Jakarta and realizes exhibitions, festivals, publications and radio formats. The collective has participated in many cooperation and exhibition projects, including the Gwangju Biennale (2002 und 2018), the Istanbul Biennale (2005), the Asia Pacific Triennial of Contemporary Art (Brisbane, 2012), the Singapore Biennale (2011), the São Paulo Biennale (2014), the Aichi Triennale (Nagoya, 2016) and Cosmopolis at Centre Pompidou (Paris, 2017). In 2016, ruangrupa curated TRANSaction: Sonsbeek 2016 in Arnhem, the Netherlands. In 2018, the participants founded GUDSKUL, an educational and networking project for creatives based on cooperative work.
At documenta 14, ruangrupa participated with its internet radio station as a partner of the decentralized radio project Every Time a Ear di Soun, which brought together eight worldwide radio stations. ruangrupa is a nonprofit organisation. At least one member of the organisation will spend a lot of time in Kassel for the preparation of documenta 15.

The Chairman of the Supervisory Board of documenta und Museum Fridericianum gGmbH, Lord Mayor Christian Geselle, welcomed the Finding Committee’s selection:
“For ruangrupa, the principle of networking is of central importance. From Kassel, interdisciplinary artistic interventions will be initiated, which will make the documenta city visible internationally and bring the (art) world to Kassel, as it were. Our city can only benefit from this. I am pleased that documenta is looking to the future in such an exciting way.”

The Hessian Minister of Higher Education, Research and the Arts, Angela Dorn, stresses the potential of social debate: ” I am already looking forward to the fact that in three years, with documenta 15, Kassel will again be hosting the world’s most important contemporary art exhibition. The state of Hesse is proud to enable this platform, which promotes discussion of cultural positions today as well as perspectives for the future. With the expansion of the documenta archive into an independent research institute we will further strengthen contemporary art in Kassel. I congratulate the Finding Committee, which proposed the Indonesian artist collective for the artistic direction of the next documenta, and am pleased that the Supervisory Board followed this suggestion. With the selection, documenta is consciously giving room to the non-European view of the art world and bringing the world to Hesse in a completely new way. ruangrupa uses art in its home country to address public issues and problems. I’m looking forward to seeing how they incorporate this idea in documenta 15.”

Hortensia Völckers, director of the German Federal Cultural Foundation, is eagerly looking forward to seeing how the concept is developed further: “As the German Federal Cultural Foundation, we were very pleased about the successful course of the process to find the artistic direction of documenta 15 and congratulate all participants on a result that makes us expect an interesting and inspiring documenta. We are happy to be part of this process and to be able to contribute our expertise to such a renowned exhibition project.”

Sabine Schormann paid tribute to the great commitment of all members of the international Finding Committee: “I would like to thank the international Finding Committee for a dedicated and intensive selection process, which with the presentation of ruangrupa as Artistic Direction sends a strong signal for a vibrant and sustainable documenta 15. I am looking forward to seeing how the participatory approaches are made more specific in the development process.”

The Finding Committee for documenta 15 is composed of the following experts:
Ute Meta Bauer, founding director, NTU Centre for Contemporary Art Singapore; Charles Esche, director of the Van Abbemuseum in Eindhoven, the Netherlands; Amar Kanwar, artist and documentary filmmaker, New Delhi, India; Frances Morris, director of Tate Modern in London, Great Britain; Gabi Ngcobo, curator of the 10th Berlin Biennale 2018 in Germany (South Africa); Elvira Dyangani Ose, director of The Showroom London, England; Philippe Pirotte, director of the Staatliche Hochschule für Bildende Künste – Städelschule Frankfurt/M., Germany (Belgium); Jochen Volz, director of Pinacoteca do Estado de São Paulo, Brazil.

Dall'arte al sociale, il gruppo Unicredit vende la sua collezioni d’arte




Il gruppo Unicredit ha deciso di vendere parte della sua vasta collezione d’arte, pare oltre 60mila opere, che coprono tutto la storia dell'arte, per poter sostenere il progetti di sviluppo sociale  Social Impact Banking.

L'iniziativa si concretizzerà in diverse forma, dalla donazioni delle opere ad alcuni musei, alla vendita con cui una parte minima del ricavato si investirà su giovani artisti.

Questa decisione muterà fortemente il grande sistema di valore che l'arte ha visto in modo molto anomalo cresce in questi anni. 


Il MoMa va in vacanza per rifarsi il "trucco"






Procede con una chiusura il grande lavoro di rinnovamento del MoMa che fermerà i battenti per 4 mesi, così verrà completata l’integrazione con gli spazi dell’ex-Folk Museum come ideata dallo studio Diller Scofidio + Renfro.



L’iniziativa è stata resa possibile grazie alle donazioni private, tra cui ben 100 milioni di dollari dal magnate dell'intrattenimento David Geffen e oltre 200 milioni da David Rockefeller, morto nel 2017.

Il rinnovamento consentirà una nuova proposta espositiva della vasta collezione in una chiave di visione culturale globale in cui si supera la visione occidentale a favore di una percezione creativa articolata fra le tante società culturali.



Così il museo festeggerà i suoi novanta anni di attività proponendosi come un modello innovativo di proposta artistica internazionale.



21/02/19

L’arte fa miracoli





Sul “domenicale” del Sole 24 ore di questa settimana c’è un divertente articolo di Ermanno Cavazzoni che parla della “spiritualità” dell’arte contemporanea che però non sembra capace di fare miracoli.

Dissento molto da questa visione un poco parziale in quanto ritengo che l’arte contemporanea in realtà fa un grande miracolo, trasforma il ciarpame in oro, come i migliori alchimisti del medioevo, capace con la formula magica di un astruso testo di far diventare pregiato qualsiasi oggetto che sia “toccato” dall’artista, tutto questo grazie al patinato sistema dell’arte contemporanea.

Basta andare a certe fiere per scoprire centinaia di inutili oggetti che attraverso capriole di significati e un ampio uso di paroloni e stranezze varie, fra storia e miti, diventano oggetti portatori di elevati valori e soprattutto di incrementarne il valore materiale.

Oramai sono trascorsi decenni dalle prime sperimentazioni concettuali e anche questo settore è diventato noiosissimo ma funzionale a trasformare l’investimento produttivo di manufatti, spesso industriali, in apparenti oggetti artistici, il tutto condito dalla solita strategia impaginativa dello spazio rarefatto e da una certa atmosfera cultural-mondana.

Vedremo col tempo che cosa rimarrà, ma già in questi decenni di frequentazioni di mostre, gallerie, fiere e biennali, ho visto passare centinaia di inutili oggetti con stupendi testi di cui ben poco, alla fine, è rimasto.



20/02/19

L'arte ricorda emozioni




Continuano gli atti vandalici al “Monumento alle vittime gay della persecuzione nazista” progettato da  Elmgreen & Dragset a Berlino.

L'opera ideato dal duo artistico è un stanza riservata dentro è proiettato un video, che viene cambiato ogni due anni coinvolgendo ogni volta un nuovo artista. Attualmente c’è un lavoro di Yael Bartana.

Il monumento è stata inaugurata nel 2008, situata vicino al Museo dell'Olocausto, e di tanto in tanto viene presa di mira da atti vandalici, come è successo nuovamente il mese scorso.

Segno che ancora oggi è determinante lavorare sulle difficoltà relazionali del vivere civile e che l’arte possa essere un elemento costruttivo.

Cultura, parliamone alla francese ...



La moda della condivisione è oramai sempre più articolata, ultima interessante proposta arriva ora dalla rivista «Fine Arts» e dalla Fondazione Heritage che  hanno lanciato una piattaforma per un confronto aperto su alcuni temi culturali.

Si tratta del sito www.granddebatculture.fr dove i francesi sono invitati a inserire condividere idee e commenti su questi importanti settori.


CS
Su iniziativa del Presidente della Repubblica, nel dicembre 2018, il governo ha avviato un importante dibattito nazionale sui temi culturali. Grande assente da questa consultazione: gli aspetti della cultura.

Perché crediamo che questi ultimi dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico, Beaux Arts Magazine, leader della stampa culturale in Francia, e la Heritage Foundation, che opera dal 1996 per la conservazione e valorizzazione del patrimonio francese, lanciano un grande dibattito sulla cultura.

Per favorire il dibattito, abbiamo identificato tre principali questioni nazionali: cultura per tutti, arte e educazione culturale e patrimonio.

Speriamo che molti di voi si esprimano su questi tre temi e su tutti gli altri argomenti che sembrano essenziali per voi (sostegno alla creazione, remunerazione degli artisti, incentivi fiscali, transizione energetica con la questione delle turbine eoliche ...).

Parallelamente verranno organizzati dibattiti, le cui date si trovano nella sezione Dibattiti pubblici. Tutti i francesi, gli attori culturali, le associazioni, i municipi, le fondazioni, i teatri, i centri d'arte, i musei, i luoghi storici, le biblioteche, ecc., Sono invitati a organizzare dibattiti. Nella sezione Public Debates della piattaforma, saranno in grado di comunicare le date e i luoghi di questi incontri e di condividere le discussioni che hanno avuto luogo.

I risultati di questa consultazione saranno consegnati al Presidente della Repubblica e al Ministro della Cultura Franck Riester, il 15 aprile 2019.


Incoraggio tutti gli artisti e gli attori culturali, pubblici o privati, a partecipare al Grande dibattito nazionale. Sono lieto che questi due attori contribuiscano con la loro iniziativa a questa riflessione collettiva. Sarò particolarmente attento alle proposte che emergeranno.

Franck Riester, ministro della cultura

19/02/19

Cai Guo-Qiang arriva a Pompei


Cai Guo-Qiang at the foot of Mount Vesuvius making gunpowder tests with the Naples-based firework company, Pompeii, 2018. 
Photo by Sang Luo, courtesy Cai Studio.


L’artista cinese, realizzerà un lavoro site specific a Pompei durante la rassegna che si svolgerà  al Museo Archeologico di Napoli. 

Il progetto che si intitola “Explosion Studio” si svolgerà il prossimo 21 febbraio.

L’opera sarà realizzata in collaborazione con una società locale di fuochi d'artificio.

Il giorno dopo si aprirà la mostra al Museo Archeologico con parte dell’intervento e alcuni recenti lavori realizzati dall’artista. 


CS

Il MANN porta avanti il proprio percorso di indagine sulla cultura orientale ospitando, a partire dal prossimo 22 febbraio, le suggestioni delle opere di Cai Guo Qiang. L’artista cinese, insignito del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999 e noto per le sue performance con il fuoco, esporrà al Museo una selezione di lavori frutto della sua “officina dell’esplosione”.
Le opere, create dopo un evento con fuochi d’artificio, dialogheranno con le collezioni permanenti, in un gioco di assonanze e dissonanze tematiche, mentre mosaici ed affreschi antichi accompagneranno il visitatore in un labirintico viaggio di scoperta tra passato e presente.

18/02/19

Riflessi di bellezza

Ann Veronica Janssens, Hot Pink Turquoise, 2019.
2 lampade alogene da 750/1000 watt, filtro dicroico a colori, 1 treppiede. Dimensioni variabili
Foto © Museo dell'Orangerie / Sophie Crépy. Per gentile concessione dell'artista e Kamel Mennour, Parigi / Londra

Museodell'Orangerie presenta una serie di interventi dell’artista belga Ann Veronica Janssens, che dialogano cromaticamente con la stupenda serie di Nymphéas di Claude Monet.


Un’ opere che si sviluppa con due proiettori dotati ciascuno di una lampadina alogena e un filtro dicroico, capace di creare sulle pareti particolari effetti cromatici.

Un intervento che nella leggerezza della luce rimandano alla fragilità dei riflessi del laghetto di Givenrny.




17/02/19

Antony Gormley agli Uffizi di Firenze







Sempre di più gli Uffizi di Firenze incontrano il contemporaneo, ora è la volta di due geometrie fisiche di Antony Gormley, che anticipano, nel percorso museale, la mostra "Essere" che avrà luogo dal 26 Febbraio al 26 Maggio.




Una intitolata “Another time” è posta nel corridoio della grande vetrata sul Ponte Vecchio, e l’altra “Settlement”, nella sala 43 dove è anche presente l’ Ermafrodito dormiente, famosa copia romana di un’ originale greco.

Il resto delle opere sarà proposto nella terrazza sovrastante la Loggia dei Lanzi.




Olafur Eliasson: In real life




Torna alla Tate Modern Olafur Eliasson, dopo oltre dieci anni dal grande successo dell’intervento nella Turbine Hall che lo rese famoso in tutto il mondo. Un lavoro ambientale che non verrà ripetuto, giustamente, ma che sarà proposto in documentazione.

La mostra infatti sarà un’antologica presso il Blavatnik Building, ideato degli architetti Herzog & de Meuron, e si svolgerà dal 11 Luglio al 5 Gennaio 2020.




Fra i tanti lavori ci sarà anche il particolare “tunnel luminoso” Your Blind Passenger ideato nel 2010 che sarà proposto in questa occasione.

Nel complesso l’artista danese è passato da un’attività artistica a un vero e proprio lavoro di studio progettuale che si articola in tantissime forme, continuando la forma artistica ma affiancandola anche da declinazioni design. Senza dimenticare anche altri percorsi come quello funzionale e sociale.




L’attività artistica si infiltrerà anche negli spazi della Tate, dove il Terrace Bar offrirà un menu ispirato alle famigerate colazioni di lavoro di Eliasson, portando nel museo piatti biologici e sostenibili.