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Visualizzazione post con etichetta fondazione merz. Mostra tutti i post
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18/11/25

Push the Limits 2

 


Alla Fondazione Merz prosegue il progetto "Push the Limits", curato da Claudia Gioia e Beatrice Merz, che in questa seconda edizione riprende una frase di Mario Merz – “la cultura si sveste e fa apparire la guerra“. 

Per la rassegna sono state selezionate una ventina di opere che affrontano in modo variegato il tema, con approcci molto diversi sia formalmente che culturalmente, evidenziando la complessa cifra del fare artistico. 



CS

La Fondazione Merz presenta la seconda edizione di PUSH THE LIMITS, progetto espositivo a cura di Claudia Gioia e Beatrice Merz.

La mostra esplora la capacità dell’arte di rispondere alle questioni attuali e urgenti e di farsi portatrice di cambiamento, rifiutando la rassegnazione all’immobilità. Riunisce 20 artiste di generazioni e provenienze diverse che fanno del superamento e della trasformazione dei limiti imposti e supposti la propria grammatica artistica.

La mostra è aperta da lunedì 27 ottobre 2025 a domenica 1° febbraio 2026. Le artiste sono: Heba Y. Amin, Maja Bajević, Mirna Bamieh, Fiona Banner aka The Vanity Press, Rossella Biscotti, Monica Bonvicini, Latifa Echakhch, yasmine eid-sabbagh/Rozenn Quéré, Cécile B. Evans, Dominique Gonzalez-Foerster, Mona Hatoum, Emily Jacir, Jasleen Kaur, Katerina Kovaleva, Teresa Margolles, Helina Metaferia, Janis Rafa, Zineb Sedira, Nora Turato.

Nel rititolare la seconda edizione di PUSH THE LIMITS è stata aggiunta la frase di Mario Merz, “la cultura si sveste e fa apparire la guerra”. Il riferimento è al ruolo da sempre complesso della cultura in situazioni di conflitto e alla necessità che la cultura si svesta di un’immagine ovattata per evidenziare la sua natura combattiva. In questo modo si intende sottolineare anche la libertà e la responsabilità dell’arte e della cultura, così come l’obiettivo di forzare i limiti, proprio oggi in cui tutti i principi della convivenza e del diritto vengono continuamente stravolti, perché possano venire nuove parole per ricominciare a pensare in termini di giustizia e di relazioni internazionali, sociali e civili.

La mostra mette in campo azioni, immagini e voci capaci di riallineare mezzi e fini, con la consapevolezza che la relazionalità è, come ricordava Barbara Kruger nella prima edizione del progetto, qualità costitutiva dell’azione. In questa prospettiva — cara anche a Hannah Arendt, per la quale l’azione collettiva possiede un principio estetico — libertà e esecuzione coincidono nel dare forma a parole e forme nuove, in risposta alle crisi del presente.

18/01/25

100 Mario Merz


Sta per concludersi, il prossimo 2 Febbraio, il secondo omaggio a Mario Merz che la Fondazione Merz ha realizzato per il centenario della nascita dell’artista l’1 gennaio 2025, negli spazi a Torino in via Limone 24.

In un allestimento molto sobrio ma intenso sono presentati una selezione di lavori tra installazioni, igloo, tavoli, tele e opere su carta, in particolare  tre lavori imponenti in termini di contenuto e di misura.

Il progetto espositivo prende le mosse a partire dal concetto legato alla necessità di individuare la natura profonda che si cela dietro ai modelli per arrivare alla base del pensiero umano, il quale nella sua diversità è definito sempre da leggi che sfuggono allo scorrere del tempo e alla molteplicità degli ambienti. La frase che dà il titolo all’esposizione è stata estrapolata da uno scritto di Mario Merz e si ricollega a questa necessità di guardare alla natura e allo scorrere del tempo per poter raggiungere un senso di leggerezza concettuale, che si ritrova nel nucleo di opere presentate. Nei lavori in mostra vi sono elementi e concetti che si ripropongono e che si legano in un percorso che, citando sempre Merz, mantiene l’assurdità e la leggerezza della favola…


All’atmosfera onirica e delicata che ha pervaso fino a oggi l’ambiente espositivo irradiato dai riflessi dorati emanati dall’igloo Senza titolo (foglie d’oro), 1997, dalla cera del tavolo Quattro tavoli in forma di foglie di magnolia (1985), esposta in questa occasione per la prima volta in Europa, dalla trasparenza dei vasi di L’Horizont de lumière traverse notre vertical du jour (1995) oltre che dalle opere alle pareti già presenti in mostra, si affaccia un dominante controcanto, dovuto all’installazione di due altri igloo del 1989 e del 2002 e un imponente lavoro pittorico, Geco in casa (1983).

Come un iconico virtuosismo, il pas de deux tra la tela e il coccodrillo con i numeri di Fibonacci, antica presenza in Fondazione, le opere rimbalzano da una parte all’altra dello spazio espositivo collegandosi le une con le altre in un’atmosfera da favola; un apparente disordine in cui cose dal mondo si mescolano e diventano responsabili del loro trasformarsi per riapparire in un’armonica unione.











Segnalo anche che nelle giornate di martedì 14 e mercoledì 15 gennaio 2025, la Fondazione Merz ha ideato un simposio dal titolo  “Libertà di avere tre idee contrastanti”,  dedicato all’artista che si sviluppa come un racconto corale su Mario Merz e il suo pensiero, in continua evoluzione e aperto alla pluralità di visioni.studiosi, critici, storici dell’arte e artisti, partendo dalla propria esperienza specifica, si alterneranno per offrire testimonianze, approfondimenti e riflessioni che valorizzano la conoscenza sul suo lavoro e sul suo lascito.






21/11/22

Anubi alla Fondazione Merz

 

E' stata una delle mostre più interessanti nelle aperture dei giorni di Artissima a Torino suscitando molte positive critiche. Si tratta della mostra di Michal Rovner alla Fondazione Merz.

Una grande installazione che si inserisce in questi ampi spazi in modo poetico e creativo, riflettendo sul particolare tema dell'immigrazione con una visione "naturalistica" e storica. 


Prendendo spunto dal valore rappresentativo e simbolico degli sciacalli, animali del transito, secondo l'antica cultura egizia, li ha documentati durante lunghe sedute notturne, con una telecamera a infrarossi, vicino a casa sua.

Le immagini proiettate sulle pareti, trasmettono una sensazione di inquietudine  e mistero, che ci fanno percepire il disagio dell'estraneità, dell'essere ri-osservati e insicuri. 

In una sala laterale è presentato anche il  progetto Makom che ha già presentato in precedenti mostre. 



31/10/22

Alert di Michal Rovner alla Fondazione Merz di Torino


 Con l'apertura della mostra "Alert" alla Fondazione Merz si avvia la settimana dell'arte a Torino.

Si tratta di nuovo progetto site-specific dell’artista Michal Rovner (Israele, 1957), curato da Beatrice Merz.

La mostra personale ALERT dell’artista israeliana Michal Rovner restituisce al pubblico un’esperienza immersiva che affonda le proprie radici nella pratica dell’artista, rievocandone le tematiche e le pratiche affinate nel corso degli anni.

In risposta alla situazione di crisi dei rifugiati, Michal Rovner ha trascorso notti tra i campi bui, in attesa di un incontro con gli sciacalli, gli altri, gli sconosciuti.  I lavori risuonano in una dimensione non familiare, evocando un senso di paura e di allerta, facendo riemergere energie primitive e la notte insita in noi.

Il progetto espositivo rinnova il dialogo inaugurato dall’artista con Fondazione Merz nel 2019, con la partecipazione di Michal Rovner al programma culturale elaborato dalla Fondazione a Palermo in occasione della seconda edizione di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo.

08/06/21

Mario Merz Prize quarta edizione

 


 Oggi la Fondazione Merz ha annunciato i finalisti della quarta edizione del premio internazionale Mario Merz Prize, per il settore arte e musica.

 Sono Yto Barrada (Francia/Marocco), Paolo Cirio (Italia), Christina Forrer (Svizzera), Anne Hardy (UK), Koo Jeong A (Korea), He Xiangyu (Cina) gli artisti scelti dalla giuria, composta da Beatrice Merz (Presidente Fondazione Merz), Claudia Gioia (curatrice indipendente) e Samuel Gross (Special Project Manager Musée d’Art et d’Histoire, Genéve).


Nella primavera/estate 2022 i sei finalisti saranno protagonisti di una mostra collettiva nella sede della Fondazione Merz di Torino.

Il vincitore, che verrà annunciato nel settembre 2022, avrà la possibilità di dare forma a un progetto espositivo personale commissionato da Fondazione Merz.

 Sono Katherine Balch (USA), William Dougherty (USA), Farzia Fallah (Iran), Füsun Köksal (Turkey), Claudia Jane Scroccaro (Italy) i compositori scelti dalla giuria, composta da Gianluca Cangemi (compositore, produttore fonografico A&R), Luisella Molina (Direttore generale Orchestra dell’Università degli Studi di Milano) e Philip Samartzis (Sound-designer and Professor at Melbourne University).


Le composizioni dei cinque finalisti saranno poi eseguite in concerto e una giuria internazionale avrà il compito di decretare il vincitore a cui verrà commissionato un brano.

11/04/20

#FondazioneMerzRewind


#FondazioneMerzRewind è un progetto social che raccoglie quotidianamente attraverso i profili Instagram e Facebook, immagini, testi e video per raccontare i 15 anni della sua storia espositiva. Il 29 aprile 2005 la Fondazione venne inaugurata con una mostra dedicata a Mario Merz. 

A questa sono poi succeduti numerosi progetti che hanno visto alternarsi esposizioni dedicate a Mario e Marisa Merz a grandi progetti site-specific di artisti nazionali e internazionali invitati a confrontarsi con lo spazio della Fondazione.

Anche il Dipartimento Educazione attraverso il suo profilo Instagram accompagna il racconto, ricordando i workshop e le attività formative affidate agli artisti che ne hanno segnato con i loro interventi la storia.

16/03/20

Push the Limits alla Fondazione Merz di Torino



"Push the Limits" è il titolo della prossima mostra alla Fondazione Merz di Torino, che festeggia i quindici anni di attività.

Le curatrici,Claudia Gioia e Beatrice Merz, propongono attraverso il lavoro di note artiste, quali Rosa Barba, Sophie Calle, Katharina Grosse, Shilpa Gupta, Mona Hatoum, Barbara Kruger, Jenny Holzer e tante altre, il superamento di certe posizioni culturali che si aprono ai grandi cambiamenti socio-culturali di questi anni. 


CS

Il titolo PUSH THE LIMITS dichiara sin da subito la volontà di indagare la capacità dell’arte di porsi costantemente al limite per spostare l’asse del pensiero, della percezione e del discorso, immettendo nuovi elementi nel sistema.

PUSH THE LIMITS racconta senza sforzo, finalismi e sovrastrutture che non siano quelli del pensiero e della creatività dell’arte contemporanea, un percorso di ricerca per trovare un linguaggio consapevole e capace di raccontare il presente.

Il percorso espositivo investe interamente gli spazi della Fondazione e si struttura come un discorso continuo; un incalzare, di strappi, sovrapposizioni, interrogativi, di realtà già conosciute e che paiono superate ma che invece tornano, di realtà non note che sarebbe opportuno penetrare, di realtà incomunicabili e che chiedono nuove parole.

Installazioni di grandi dimensioni concorrono alla definizione di una scrittura espositiva in grado di restituire al visitatore un’esperienza di senso totalmente immersiva, tra atmosfere, suoni, parole, tessiture materiche e cromatiche differenti. Dalla dimensione politica a quella simbolica, dall’ispirazione filosofica a quella poetica: un allestimento che sintetizza visivamente l’urgenza espressiva del nostro tempo e che invita il visitatore a definire una propria traiettoria in questo paesaggio continuo.

A testimoniare questa istanza, propria dell’arte contemporanea, sono alcune tra le voci femminili più rappresentative della ricerca artistica internazionale, che con la loro opera hanno declinato – in maniera diversa e sempre relazionandosi con il contesto di appartenenza – l’idea di limite e il concetto stesso di superamento. Autrici che nella loro pratica creativa hanno superato il vocabolario stereotipato di sapere, spingendo più in là i significati 

02/12/19

Emilio Prini alla Fondazione Merz



Al Fondazione Merz ha in corso una mostra sull’amico Emilio Prini, uno degli artisti più estremi e quiete del ricco panorama artistico dell’ambito dell’arte povera.  




Una figura che ha saputo portare all’estremo lo spirito concettuale dell’azione / non azione cara a begli anni e che nel tempo ha riattivato con interessanti minime scelte. 




La mostra, alquanto affollata, presente una bella selezione di opere tra cui un igloo di Merz con macchina da scrivere che l’artista aveva usato come luogo di scrittura. 


 
 
 

28/10/19

Taw2019 Torino Art Week

Opere di Icaro alla Gam di Torino 

Parte questa sera la ricca settimana dell'Arte Contemporanea di Torino, uno degli eventi più interessanti sull’arte contemporanea in Italia.

Si inizia con l’inaugurazione della mostra su Emilio Prini alle ore 19 alla Fondazione Merz

Mentre sono già avviate le belle proposte della Gam con opere di Icaro, Primo Levi e i video di De Dominicis. 

Alle Sale Chiablesi c’è la meravigliosa esposizione sulla collezione Gualino, sicuramente da non perdere, che si chiuderà il 3 Novembre. 

La Pinacoteca Agnelli da pochi giorni ha avviato una stupenda mostra sulle stampe di Hokusai Hiroshige Hasui, da non perdere. 


15/10/19

Emilio Prini alla Fondazione Merz


 Emilio Prini, Studi per Pesi Spinte Azioni, 1968. Collezione privata

Dal 28 Ottobre al 9 febbraio 2020 la Fondazione Merz, in collaborazione con Archivio Emilio Prini, presenta un’esposizione personale concepita come omaggio all’artista Emilio Prini (Stresa, 1943 – Roma, 2016), con la curatela di Beatrice Merz e Timotea Prini.

Un omaggio doveroso da parte della Fondazione Merz a un artista discusso, sfuggente, certamente geniale, ironico, autentico e provocatore. La mostra è anche un’occasione per ripercorrere un legame di amicizia e di profonda stima tra Emilio Prini e Mario Merz.

Per la prima volta un nucleo di oltre quaranta opere di Emilio Prini, dal 1966 al 2016, viene portato in mostra per attivare una riflessione critica e storica intorno all’esperienza di uno dei più interessanti rappresentanti dell’Arte povera.

Il percorso espositivo e l’allestimento sono stati concepiti dalle curatrici nel rispetto della filosofia dell’artista anche grazie alla profonda conoscenza e vicinanza con l'uomo Prini, amico e padre.

Emilio Prini (Stresa, 1943 - Roma 2016) è stato un protagonista dell’arte povera, uno dei movimenti artistici recenti più influenti e radicali, fortemente connesso al contesto politico e sociale della seconda metà del XX secolo.

A partire dal 1967, anno del debutto con la mostra curata da Germano Celant Arte povera–Im Spazio alla Galleria La Bertesca di Genova, Prini prende parte alle mostre più significative dell’epoca: Op Losse Schroeven, Stedelijk Museum, Amsterdam (1969); When Attitudes Become Form”, Kunsthalle Bern (1969); Conceptual Art, Arte Povera, Land Art, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (1970); Information, MoMA, New York (1970), Contemporanea, Villa Borghese, Roma (1973). Dai primi anni Ottanta, coerentemente con il suo pensiero e senza mai interrompere la ricerca, limita la sua partecipazione a mostre e appuntamenti artistici. Tra questi si segnalano: Identité Italienne. L’art en Italie depuis 1985, Centre Georges Pompidou, Parigi (1981), Ouverture, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (To) (1984), Documenta X, Kassel (1997) e Zero to Infinity. Arte Povera 1962-1972, Tate Modern Londra (2001). Una posizione trasgressiva, quella di Prini, o se vogliamo ortodossa nei confronti della pratica artistica e dei codici del sistema dell’arte.

Inaugurazione: lunedì 28 ottobre 2019, ore 19 

08/10/19

Mario Merz Prize Arte


 Fondazione Merz


Si è concluso pochi giorni fa, presso la Fondazione Merz, la mostra degli artisti selezionati per il Mario Merz Prize settore arte; che sono Bertille Bak (Francia, 1983), Mircea Cantor (Romania, 1977), David Maljkovic (Croazia, 1973), Maria Papadimitriou (Greta, 1957) e Unknown Friend, duo costituito da Stephen G. Rhodes (USA, 1977) e Barry Johnston (USA, 1980), selezionati da una giuria composta da Samuel Gross (responsabile artistico Istituto Svizzero), Claudia Gioia (curatrice indipendente) e Beatrice Merz (presidente Fondazione Merz), curatori della collettiva presso la Fondazione Merz.


David Maljkovic

La mostra presenta i lavori di questi cinque giovani artisti in un ampio allestimento che da un giusto respiro alle diverse opere alquanto varie per formato e indirizzi riflessivi.


 Mircea Cantor


Forse troppo spesso l’istanza prende il sopravento sull’opera favorendo il pensiero e poco l’aspetto visivo, questo il rischio che ho percepito in alcuni lavori proposti, molto validi sul piano delle istanze ma molto deboli sul piano fisico. Questo approccio oramai è troppo spesso la prassi consolidata di un’arte che risulta celibe. Bisognerebbe avere più coraggio.


Unknown Friend

Per cui trovo molto debole il lavoro narrativo/documentativo di Bertille Bak e l’opera di David Maljkovic più coraggioso il gesto di Maria Papadimitrou che trova nella forma scultorea una sua visione. Sicuramente il più interessante è il bel video di Mircea Cantor, una ricerca che diventa visione nuova e ben proposta, mentre la struttura dei Unknown Friend si presenta troppo confusionaria e banaluccia.


Maria Papadimitrou


Il vincitore, selezionato dalla giuria finale composta da curatori e direttori di istituzioni museali internazionali, Manuel Borja-Villel (direttore Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid), Lawrence Weiner (artista), Massimiliano Gioni (direttore Artistico New Museum, New York - direttore artistico Fondazione Trussardi, Milano) e Beatrice Merz, sarà comunicato a Madrid, in occasione dell’apertura della mostra monografica dedicata a Mario Merz presso il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia il prossimo 10 Ottobre.


 Bertille Bak


Presso il sito del premio  potete ascoltare i brani dei selezionati per la sezione musica. 

Fondazione Merz   via Limone, 24

06/05/19

L'infanzia della memoria





Cosa rimane della nostra infanzia? Potrebbe essere un titolo alternativo per la recente mostra della Fondazione Merz che presenta le opere di Lina Fucà, Daniele Gaglianone e Paolo Leonardo.

Ricordi, tracce di attimi, alquanto sfuocati ma ricchi di emozione, che però variano per ognuno di noi e quindi difficilmente condivisibili.



Così le tracce proposte dagli artisti sono stati personali che agli occhi di un estraneo perdono del loro valore e diventano oggetti più o meno sensibili.

La mostra nell’insieme è un poco confusa, interessanti i video e le opere di Paolo Leonardo che nella loro evanescenza paiono più accessibili.


27/02/19

Solo da Bambini




Fondazione Merz presenta, da giovedì 7 marzo a domenica 19 maggio 2019, Solo da Bambini, progetto espositivo a cura di Maria Centonze, firmato da tre personalità artistiche fortemente legate tra loro: una coppia, composta dall’artista Lina Fucà e il regista Daniele Gaglianone, e il loro amico fraterno, l’artista Paolo Leonardo

Punto di partenza per la composizione della mostra è il viaggio a Cuba, durato circa un mese, compiuto da Lina Fucà e Daniele Gaglianone con i loro figli nel 2016, su commissione della Fondazione Merz. Alla rielaborazione visiva, personale e collettiva, di questa esperienza biografica si aggiungono le influenze del territorio di appartenenza dei tre artisti: la città di Torino con i suoi spazi, le comunità che li abitano e le esperienze personali o altrui a essa legate.

Il filo conduttore che attraversa questo insieme di narrazioni visive è la riflessione intorno al tema dell’infanzia, fase dell’esistenza in cui si condensano incontri ed esperienze determinanti, alla quale fare ritorno attraverso la memoria.

Solo da bambini si sviluppa lungo tre distinti racconti del vissuto di ciascun autore, che talvolta si sovrappongono tra loro o intrecciano percorsi alternativi suggeriti dal ricordo delle persone incontrate lungo il cammino.
Media e linguaggi diversi tra pittura, installazione, fotografia e video, concorrono alla restituzione di queste esperienze nella loro forma fisica e interiore. La selezione in mostra include produzioni individuali, opere frutto di collaborazioni tra gli artisti o che prevedono il coinvolgimento di performer, amici, conoscenze occasionali.

Il viaggio di Lina Fucà e Daniele Gaglianone è stato parte di un progetto di AICEC, sostenuto dalla Fondazione Merz in collaborazione con Brigata Doné nell'ambito dei progetti di amicizia italo-cubani. 

Didascalia immagine: Ph. Lina Fucà

15/11/18

Schegge di speranza alla Fondazione Merz con Petrit Halilaj





Un lampo di vita fa esplode il letto portandoci fra dolore e speranza






La vita, come i sogni, è un teatro in cui tutti noi attraversiamo esperienze, con i nostri desideri, paure, dubbi che prendono il volo.




Ci accompagnano musiche antiche che risuonano nei nostri attimi.

Ogni luogo è simili, ogni esistenza è in continuo stravolgimento.

Restano i coraggiosi che salvano le speranze e producono gioia.













Petrit Halilaj con Shkrepëtima alla Fondazione Merz fino al 3 Febbraio 2019

12/10/18

Shkrepëtima di Petrit Halilaj alla Fondazione Merz di Torino



La Fondazione Merz per la stagione autunnale presenta, dal prossimo Lunedì 29 Ottobre 2018 a Domenica 3 Febbraio 2019, Shkrepëtima la nuova mostra personale inedita di Petrit Halilaj (Kostërrc, Skenderaj-Kosovo 1986).

L’artista di origine kosovara è il vincitore per il settore arte della seconda edizione del Mario Merz Prize, il premio biennale internazionale per l’arte e la musica promosso dalla Fondazione Merz.

La mostra costituisce il punto culminante e conclusivo di un articolato progetto declinato in tre diverse tappe in altrettante località significative per la vita e la carriera dell’artista.

Il primo capitolo corrisponde alla realizzazione di una performance che si è svolta il 7 luglio 2018 presso le rovine del Centro Culturale di Runik (Kosovo), città in cui l’artista è cresciuto e dove si è confrontato con l’intera comunità locale. Successivamente, dal 20 luglio al 19 agosto 2018, è stato presentato un allestimento al Zentrum Paul Klee di Berna (Svizzera), a sottolineare il profondo legame di intenti tra la nazione svizzera e l’Italia nella mission del Mario Merz Prize. Infine, il progetto giungerà a Torino, restituito nelle forme di una importante e inedita esposizione conclusiva il cui cuore sarà costituito da un intervento site – specific.


Il lavoro di Petrit Halilaj si interroga su come si costituisca la memoria collettiva di una comunità e mira ad agire come una scintilla. In lingua albanese il termine Shkrepëtima significa infatti “lampo” e, per estensione, indica un pensiero improvviso e intenso che funziona come attivatore di coscienze, ma richiama anche l’eredità storica dell’omonima rivista culturale multietnica pubblicata a Runik tra gli anni Settanta e Ottanta.


Shkrepëtima prosegue l’indagine lungo le radici storiche della cittadina di Runik, intervenendo sul reale al fine di modificare i processi di costituzione della storia collettiva e riavvicinare la comunità alle proprie origini.







Il punto di partenza di questo percorso lungo le tracce della storia perduta è proprio Runik, città in cui l’artista è cresciuto e dove, tra 1968 e 1983, è stato riportato alla luce un importante insediamento neolitico e, in particolare, un’ocarina: uno tra i più antichi strumenti musicali rinvenuti nei Balcani. Oggi, questo importante reperto del patrimonio storico-culturale del territorio insieme al complesso di fonti materiali ritrovate, non è accessibile agli abitanti poiché conservato a Belgrado.




La performance, prodotta da Hajde! Foundation e Fondazione Merz, che prevede il coinvolgimento di trenta performer, musicisti e di tutti gli abitanti del villaggio, riattiverà attraverso l’agire comune il legame tra la popolazione e la propria cultura di fronte a quanto resta di un luogo simbolo per la memoria cittadina. Il Centro Culturale, infatti, sino allo scoppio del terribile scontro che ha condotto il Kosovo all’indipendenza, conservava una grande libreria, un teatro e una cooperativa e questa sua funzione aggregativa ritroverà eco nell’azione orchestrata da Petrit Halilaj con i propri concittadini, malgrado il destino del centro sia a oggi estremamente incerto.

Le due esposizioni al Zentrum Paul Klee e alla Fondazione Merz presenteranno 40 nuovi disegni elaborati dall’artista esaminando i resti documentaristici rinvenuti presso il Centro Culturale a Runik. La serie funzionerà come uno storyboard concettuale della performance e allo stesso tempo come una trama visiva della storia culturale del villaggio.

Il percorso espositivo al Zentrum Paul Klee sarà completato dall’installazione video a due canali The city roofs were so near that even a sleepwalking cat could pass over Runik without ever touching the ground (già presentata nell’ambito di RU al New Musuem nel 2017), che registra le voci aneddotiche di una popolazione la cui storia esiste solo nei racconti tramandati oralmente.




La mostra presso la Fondazione Merz rappresenterà il vero e proprio compimento dell’intero progetto Shkrepëtima: la restituzione finale e complessiva di questa discesa lungo le radici identitarie di una civiltà.

Attraverso un nuovo intervento site – specific che includerà video, suoni, sculture, disegni e installazioni realizzati durante l’esperienza performativa a Runik e permetterà al pubblico di penetrare a sua volta nell’intricato sistema dialogico intessuto dall’artista, nel tentativo di ricostruire un legame tra il territorio e i suoi abitanti.




La mostra sarà corredata dalla pubblicazione di un catalogo edito da hopefulmonster contenente la documentazione dell’intero progetto.


Petrit Halilaj. Shkrepëtima   
un progetto del vincitore della 2° edizione del Mario Merz Prize

a cura di Leonardo Bigazzi
Fondazione Merz, Torino 
29 ottobre 2018 – 3 febbraio 2019