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Visualizzazione post con etichetta Mario Merz. Mostra tutti i post
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18/01/25

100 Mario Merz


Sta per concludersi, il prossimo 2 Febbraio, il secondo omaggio a Mario Merz che la Fondazione Merz ha realizzato per il centenario della nascita dell’artista l’1 gennaio 2025, negli spazi a Torino in via Limone 24.

In un allestimento molto sobrio ma intenso sono presentati una selezione di lavori tra installazioni, igloo, tavoli, tele e opere su carta, in particolare  tre lavori imponenti in termini di contenuto e di misura.

Il progetto espositivo prende le mosse a partire dal concetto legato alla necessità di individuare la natura profonda che si cela dietro ai modelli per arrivare alla base del pensiero umano, il quale nella sua diversità è definito sempre da leggi che sfuggono allo scorrere del tempo e alla molteplicità degli ambienti. La frase che dà il titolo all’esposizione è stata estrapolata da uno scritto di Mario Merz e si ricollega a questa necessità di guardare alla natura e allo scorrere del tempo per poter raggiungere un senso di leggerezza concettuale, che si ritrova nel nucleo di opere presentate. Nei lavori in mostra vi sono elementi e concetti che si ripropongono e che si legano in un percorso che, citando sempre Merz, mantiene l’assurdità e la leggerezza della favola…


All’atmosfera onirica e delicata che ha pervaso fino a oggi l’ambiente espositivo irradiato dai riflessi dorati emanati dall’igloo Senza titolo (foglie d’oro), 1997, dalla cera del tavolo Quattro tavoli in forma di foglie di magnolia (1985), esposta in questa occasione per la prima volta in Europa, dalla trasparenza dei vasi di L’Horizont de lumière traverse notre vertical du jour (1995) oltre che dalle opere alle pareti già presenti in mostra, si affaccia un dominante controcanto, dovuto all’installazione di due altri igloo del 1989 e del 2002 e un imponente lavoro pittorico, Geco in casa (1983).

Come un iconico virtuosismo, il pas de deux tra la tela e il coccodrillo con i numeri di Fibonacci, antica presenza in Fondazione, le opere rimbalzano da una parte all’altra dello spazio espositivo collegandosi le une con le altre in un’atmosfera da favola; un apparente disordine in cui cose dal mondo si mescolano e diventano responsabili del loro trasformarsi per riapparire in un’armonica unione.











Segnalo anche che nelle giornate di martedì 14 e mercoledì 15 gennaio 2025, la Fondazione Merz ha ideato un simposio dal titolo  “Libertà di avere tre idee contrastanti”,  dedicato all’artista che si sviluppa come un racconto corale su Mario Merz e il suo pensiero, in continua evoluzione e aperto alla pluralità di visioni.studiosi, critici, storici dell’arte e artisti, partendo dalla propria esperienza specifica, si alterneranno per offrire testimonianze, approfondimenti e riflessioni che valorizzano la conoscenza sul suo lavoro e sul suo lascito.






26/04/21

Marisa e Mario Merz, rapporto artistico

  

Foto di Renato Ghiazza


Presso la Fondazione Merz di Torino apre il 27 Aprile la mostra curata da Mariano Boggia dedicata al rapporto artistico fra Marisa e Mario Merz. 
 
CS

Per la prima volta negli spazi della Fondazione il lavoro di Marisa e Mario si incontra in un percorso unitario, quasi a ricreare la dimensione dialogica, lo scambio intenso e profondo sulle reciproche pratiche che sempre esercitarono, mantenendo punti di vista individuali.
 
 
“Marisa e Mario Merz. La punta della matita può eseguire un sorpasso di coscienza” è un progetto espositivo inedito, a cura di Mariano Boggia, che presenta, nella particolare luce di questo tempo, il lavoro di Marisa e Mario Merz.

Rare sono state le esposizioni dedicate esclusivamente all’arte di Marisa e Mario insieme.

Le loro opere manifestano modalità espressive diverse, ma strettamente collegate e interagenti, come strettamente uniti e inseparabili sono sempre stati i due artisti: insieme hanno lavorato negli spazi dello studio e della casa, insieme si sono mossi nel mondo esercitando ciascuno sull’altro stimoli, incoraggiamento e protezione.
In questa vicinanza si è svolta la loro attività individuale, sostenuta da una medesima energia in una continuità di creazione artistica che ha modificato la stessa natura del tempo.

Un tempo presente infinito è la dimensione in cui Marisa si è dedicata allo studio della struttura della figura femminile con il disegno, la pittura, la scultura.
In un tempo presente infinito Mario ha riproposto il suo igloo attraverso l’uso di materiali sempre diversi così come ha arricchito la sua reinventata natura con la creazione di disegni che appaiono come tavole di anatomia, atlanti di zoologia, erbari giganti…
Anche lo spazio viene reinventato, la casa-studio non è diversa dal museo: in questa mostra una fitta trama di opere, per la gran parte mai prima esposte, sono immerse in un continuo dialogo e occupano un ambiente segnato dal neon dei numeri di Fibonacci, in una vertigine che ripropone la domanda di Mario se lo spazio sia curvo o diritto.
La punta della matita, cioè la pratica artistica ha permesso a Marisa e a Mario “un sorpasso di coscienza”, la creazione di un’arte che è meraviglia e che supera ogni definizione estetica, politica, sociologica, semantica…

Arte che è l’espressione del loro profondissimo pensiero di libertà.

05/01/19

Un comunità di storie in forma di igloo


 


Da poco è sorto un piccolo borgo nei grandi spazi del Pirelli  Hangar – Bicocca di Milano.


Un minuscolo villaggio di storie umane, di ricordi e di percezioni in forma di igloo che l’artista Mario Merz negli anni ha ideato e che ora sono assemblati in questo seducente paesaggio artistico.




Camminare fra queste opere suscita alterne sensazioni, i diversi materiali affascinano per la loro precarietà, le forme primordiali invitano a cercare memoria del nostro passato.


Queste opere sembrano invitarti ad entrare e sostare in queste fragili forme, lasciandosi andare alle emozioni e alla storia che ognuno di essi narra.




29/08/18

Alla Pirelli HangarBicocca arrivano gli igloos di Mario Merz


Mario Merz  -Senza titolo, 1985  Veduta dell’installazione, Kunsthaus Zürich, Zurigo, 1985
Courtesy Fondazione Merz, Torino - Foto: Paolo Mussat Sartor


Per la stagione autunnale il Pirelli HangarBicocca presenta “Igloos”, una mostra dedicata a Mario Merz (Milano 1925-2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, realizzata riunendo il corpus delle sue opere più iconiche, gli Igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa.

Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nei 5.500 metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli HangarBicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo.

A cinquant’anni dalla creazione del primo igloo, la mostra offre l’occasione per osservare lavori di Mario Merz di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da numerose collezioni private e museali internazionali – tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven –, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in Italia.

La mostra “Igloos” assume come punto di partenza l’esposizione personale di Mario Merz curata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento “al fine di formare un villaggio, un paese, una ‘Città irreale’ nello spazio espositivo”, come afferma Szeemann. (Vicente Todolí)

Il progetto di Milano prosegue l’intento di Szeemann e Merz, mettendo in luce come l’artista abbia continuato a sviluppare con coerenza e visionarietà l’immaginario dell’igloo. L’esposizione include infatti anche opere concepite nei decenni successivi, in occasione di importanti antologiche e retrospettive nei grandi musei europei e stranieri.

Mario Merz - veduta della mostra, Kunsthaus Zürich, 1985. 
Courtesy Getty Research Institute, Los Angeles (2011.M.30) - Foto: Balthasar Burkhardt


Vicente Todolí è Direttore Artistico di Pirelli HangarBicocca e curatore della mostra. Precedentemente è stato Direttore della Tate Modern di Londra dal 2003 al 2010; dal 1996 al 2003 ha diretto il Museu Serralves di Porto e dal 1989 al 1996 è stato Direttore Artistico dell’IVAM (Instituto Valenciano de Arte Moderno).

Pirelli HangarBicocca è un’istituzione no profit dedicata alla promozione e alla produzione dell’arte contemporanea che riflette la cultura d’impresa di Pirelli e il suo impegno per la ricerca, l’innovazione e la diffusione dei linguaggi contemporanei. Con una ricca e intensa programmazione, Pirelli HangarBicocca presenta mostre personali dei più importanti artisti internazionali che si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, oltre che un calendario di eventi culturali e approfondimenti, garantendo al pubblico l’accesso gratuito allo spazio.

25/06/18

Cosa è rimasto?






Una narrazione luminosa e vitale scorre nelle diverse opere che Mario Merz ha realizzato fra il 1966 e il 1973; storici tempi di grandi fermenti soci-culturali.

In questi cinquant’anni le trasformazioni del nostro pianeta sono state intense e rapide; la mostra alla Fondazione Merz offre un attimo di quiete per poter ripensare e rielaborare riflessione estetiche e culturali ancora molto attuali; nate in quell’illusione di cambiamento che per un attimo s’infiammò.




Fra neon, vario materiale storico e igloo si crea una serie di ancore su cui sostare per potersi riprendere dall’incessante metafore del futuro liberista.

Il fallimento delle utopie pare trovare in questi totem uno spirito di sospensione, reperti/simboli di una speranza che può rinascere.

Opere e documenti vivi, riflessioni e pensieri che si attivano nell’osservatore odierno arricchite dal tempo storico.

Un’opera artistica non è forse un esercizio di libera chimera?

La mostra durerà fino al 16 settembre 2018




P.s. Durante le serate estive torna la piacevole rassegna “Meteorite in giardino”, con variegate proposte visive e musicali.






25/03/15

Premio Mario Merz 2015


Sta per concludersi la mostra sulla prima edizione del Premio Mario Merz alla fondazione omonima di Torino, un bel progetto articolato in una serie di opere molto impegnative. Il vincitore sarà segnalato a fine Aprile. 

english below


La mostra, curata da Beatrice Merz, si tiene dal 29 gennaio al 12 aprile 2015 alla Fondazione Merz di Torino e raccoglie due o tre opere per ciascun autore, scelte tra le più significative del loro percorso artistico.
Lida AbdulGlenn LigonNaeem MohaiemenAnri Sala e Wael Shawky,  sono i cinque finalisti selezionati tra le 512 candidature da una giuria composta da Claudia Gioia (curatrice indipendente), Beatrix Ruf (direttrice dello Stedelijk Museum, Amsterdam) e Marisa Merz.
Il pubblico può esprimere la propria preferenza visitando la mostra o collegandosi al sito.  Al voto del pubblico si aggiungerà il responso della giuria composta da Manuel Borja-Villel (Direttore Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid), Massimiliano Gioni (Capo Curatore New Museum, New York – Direttore artistico Fondazione Trussardi, Milano), Lawrence Weiner (artista) e Beatrice Merz.
All’artista vincitore, proclamato a fine aprile 2015, sarà dedicata una mostra personale negli spazi della Fondazione Merz di Torino con il supporto per la realizzazione di un nuovo progetto. La mostra, accompagnata da una ricca monografia, sarà poi ospitata in uno spazio in Svizzera nell’ambito del nuovo progetto “Nomade” della neonata Merz Foundation Svizzera.
La mostra è a ingresso gratuito.
Il premio, che non riceve finanziamenti pubblici ma si sostiene unicamente grazie all’iniziativa privata, sin dalla sua nascita è caratterizzato da uno spirito di apertura e inclusione e infatti chiediamo al pubblico un coinvolgimento fattivo attraverso il voto. - Affermano Beatrice e Willy Merz – Proprio per questo motivo, con il Comitato Organizzatore abbiamo deciso di non prevedere un biglietto di ingresso né per la mostra né per il concerto”.




English


The exhibition, curated by Beatrice Merz, is from January 29 to April 12, 2015 at the Fondazione Merz  and showcases two or more pieces by each of the finalists, selected among their most significant works.
Lida AbdulGlenn LigonNaeem MohaiemenAnri Sala and Wael Shawky are the five finalists selected from 512 nominees from the jurors Claudia Gioia (independent curator), Beatrix Ruf (director of the Stedelijk Museum, Amsterdam) and Marisa Merz.
The public is invited to vote when visiting the exhibition or by logging onto the prize website www.mariomerzprize.org and cast their vote online. To evaluate the works and determine the winner there will also be a Jury of Experts. Members of the Final Jury for the Art Section are: Manuel Borja-Villel (Director of the Museo Nacional Centro de arte Reina Sofía, Madrid), Massimiliano Gioni (Head Curator New Museum, New York – Art Director Fondazione Trussardi, Milan), Lawrence Weiner (artist) and Beatrice Merz. 
The winning artist’s work will be featured in a solo show to be set up in the exhibition spaces of the Fondazione Merz in Turin. The artist will also receive support to create a new project. The exhibition, accompanied by a publication, will subsequently be showcased at the recently established Merz Foundation Switzerland.
The exhibition is free of charge.
“The Prize—which is not state-funded, but relies solely on private funding—originates from an idea of openness and participation”— say Beatrice and Willy Merz . “For this reason and since we ask the public to actively participate by casting their vote, we chose, together with the Organizing Committee, not to charge an admission fee for the exhibition nor the concert”.
The winner of this first edition will be announced by end of April 2015

22/09/14

Mario Merz a Londra

La nota galleria Pace, nella sua sede di Londra, presenterà dal 26 Settembre all'8 Novembre, una mostra dedicata a Mario Merz con, una importante retrospettiva, particolarmente ampia e dai pregiati pezzi. 


Pace London, in collaboration with Fondazione Merz, is honoured to present a momentous exhibition of the late Italian artist Mario Merz from 26 September to 8 November 2014 at 6 Burlington Gardens. Featuring works from the 1960s to 2003, this retrospective marks the first major UK gallery staging of the artist’s work in more than twenty years and Pace’s first exhibition of Merz’s work.

To accompany the exhibition, Pace will publish a catalogue highlighting both the works in the exhibition and archival materials from the artist. The catalogue will feature a new essay by Dr. Benjamin H.D. Buchloh, Andrew W. Mellon Professor of Modern Art at Harvard University, and Merz’s final interview with Hans Ulrich Obrist, Co-Director of Exhibitions and Programmes and Director of International Projects at the Serpentine Galleries, London. Pace London will celebrate the catalogue’s publication at the gallery on Thursday 16 October. 

Merz reacted against the dominant trends in art from the 1950s and 1960s, rejecting the mythic aspirations of movements like Abstract Expressionism in favour of a more grounded art rooted in simple materials and nature, prompting his inclusion in Italy’s loosely organised Arte Povera movement. Merz’s presiding interest throughout his career was the transformation of materials by placing them in contact with alternate forces of energy, drawing his art into a more organic state. “I work from the emotions I get from the archetypal structure that cancels the material. Then, once I have procured the object I try to take possession of its structure with my hands, arranging it in various positions till I feel it is in unison with me physically…,” Merz said. “In fact the point of my work is to regain possession of ‘things’, by avoiding filling them out with projections, and to keep their limited but individual primary presence alive in myself.” This preoccupation—what curator Harald Szeeman called Merz’s “interior necessity”—inspired the range of Merz’s formal motif, including the igloo, nature, tables, neon lighting, and the Fibonacci sequence, all of which feature in the exhibition.

The exhibition’s centerpiece is Spostamenti della Terra e della Luna su un Asse (Movements of the Earth and the Moon on an Axis) (2003), a three-domed installation and the final igloo he made. Merz began constructing igloos in 1968 using a variety of materials, and this particular one combines many of these earthen and industrial objects—metal rods, neon, clamps, clay, glass and stone—in its tripartite structure. Merz’s igloos are among his most iconic works, providing a free-standing and independent form to affect material energies, however impermanent or precarious they may be. “For him it is the act of building, not the finished structure that is meaningful. Building is a journey through the territory he works in, so his process is determined by the conditions he finds, his materials—whether man-made or natural—depend upon what is locally available,” wrote curator Germano Celant.

The artist’s interest in light and energy found its most enduring expression in his use of neon tubes. Merz employed neon lights on materials such as bottles, synthesizing the industrial qualities of the tube with the chemical and its immaterial radiance. In Igloo con vortices (Igloo with Vortex) (1981), on public view for the first time since his 1989 retrospective at the Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Merz placed a blue neon light amidst a swath of bundled brushwood leaning against a mixed media rendering of a cone and dome. “The neon is experienced as an energetic flux or spear of light that passes through the object, thus destroying the idea of the solidity of the object,” wrote Celant. “Punctured by the neon, the object becomes annulled as an icon but it is redefined as material; the neon abandons its own physicality and becomes light.”

Merz also used neon in Linea (Line) (1991), a work that straddles the line between painting and sculpture, depicting the first nineteen terms of the Fibonacci sequence in blue neon on a raw canvas suspended from a metal frame. The mathematical sequence, in which each term is determined by the sum of the two previous values, became a hallmark of the artist’s practice for its resonance with both the spiral and nature, as many interlocutors have cited Fibonacci’s sequence as mirroring organic patterns. Spirals recur in several works in the exhibition, including the sprawling, installation Une Ouvrée, une mesure de terre qui donne un portrait bien terrestre (1986), a rectilinear spiral of mesa-like concrete blocks and firewood on view on the gallery’s second floor. The spiral functioned as an allegory for growth and development, spawning outward to grow and incorporate more space, but also change its form and energy. “If you make an assemblage, you create a sort of concentrated power that transmits a naturally more optic emotion, but also a feeling of presence.” The spiral echoes the tables Merz made and painted throughout his career, which served as a stage for his assemblages but also connected to broader formal and conceptual ideas of line and space. “I reject linear, one by one, or assembly-line fabrication of spaces. I reject the idea that there can be a fixed number of people in a space,” Merz wrote in 1973.
The exhibition includes sculptures and works on paper that express some of his most enduring motifs. Merz’s interest in art emerged during his imprisonment in 1945, while detained for anti-Fascist activities he began regularly drawing spiraling forms without lifting his pen from the page. These activities combined with his reaction against the Italian state informed his desire to defy the status quo of art through a turn toward simpler materials and imagery. The works on paper, although drawn from various points in his life, speak to Merz’s sustained investment in the ideas that inspired his art, depicting spirals as well as organic form with a range of materials and objects such as raincoats, which became a hallmark of many of his mixed media and two-dimensional works. These works, and the exhibition as a whole, attest to his pursuit of a distinctive and avant garde project steeped in new way of making art. Merz said, “I think that everything has already been destroyed and, as far as I’m concerned, I want to put things right again, really clean things out.”


Mario Merz (b. 1925, Milan; d. 2003, Milan) is one of the most prominent artists to emerge from Italy in the postwar period and one of the best known figures in the Arte Povera movement. After growing up and studying medicine in Turin, Merz joined an anti-Fascist group that led to his imprisonment in 1945 where he became a voracious drawer. Merz exhibited his paintings of organic matter in his first solo exhibition in 1954 and, by 1966, was including ephemera and neon lights in his sculptures. In 1967, he became part of the loosely defined Arte Povera movement, a term coined by Germano Celant. Merz created art and broadened his materials throughout the rest of his life. He was married to artist Marisa Merz, who he met in the 1950s. He has participated in landmark group exhibitions including When Attitudes Become Form. Bern 1969 / Venice 2013 at Fondazione Prada in the 2013 Venice Biennale; Arte Povera. The Great Awakening, Kunstmuseum, Basel (2012-13); Zero to Infiinity: Arte Povera 1962-1972, Tate Modern, London (2001); the Venice Biennale (1997, 1976, 1972); Documenta (1982, 1977, 1972); and Live in Your Head. When Attitudes Become Form, Kunsthalle, Bern (1969). In 2003, Merz received Japan’s Praemium Imperiale.
Mario Merz has had solo exhibitions at the Henry Moore Institute, Leeds (2011); Kunstmuseum, Winterthur (2007); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Turin (2005), Buenos Aires (2002); Stedelijk Museum, Amsterdam (1994); Solomon R. Guggenheim Museum, New York (1989); Museum of Contemporary Art, Los Angeles (1989); Louisiana Museum of Modern Art, Humlebaek, Denmark (1988); CAPC/Musée d’art contemporain, Bordeaux (1987); Musée d’art contemporain, Montréal (1987); Kunsthuas, Zürich (1985); Albright-Knox Gallery, Buffalo, NY (1984); Moderna Museet, Stockholm (1983); The Israel Museum, Jerusalem (1983); Kunsthalle, Basel (1975, 1981); Whitechapel Art Gallery, London (1980); Institute of Contemporary Arts, London (1975); and Walker Art Center, Minneapolis (1972). Fondazione Merz, Turin, has maintained a permanent exhibition of the artist’s work since opening in 2005.

Merz’s work is included in numerous prominent public collections worldwide, including The Art Institute of Chicago; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Turin; Centre national d’art et de culture Georges Pompidou, Paris; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, Washington, DC; Louisiana Museum of Modern Art, Humlebaek, Denmark; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Rome; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Museum of Fine Arts, Boston; The Museum of Modern Art, New York; Museu d’Art Contemporani de Barcelona; National Gallery of Art, Washington, DC; The National Gallery of Australia, Canberra; San Francisco Museum of Modern Art; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Stedelijk Museum, Amsterdam; Tate Modern, London; and Walker Art Center, Minneapolis. This is Pace’s first exhibition with the artist. 

PACE
Pace is a leading contemporary art gallery representing many of the most significant international artists and estates of the 20th and 21st centuries. Founded by Arne Glimcher in Boston in 1960 and led by Marc Glimcher, Pace has been a constant, vital force in the art world and has introduced many renowned artists’ work to the public for the first time. Pace has mounted more than 800 exhibitions, including scholarly exhibitions that have subsequently travelled to museums, and published nearly 450 exhibition catalogues. Today Pace has ten locations worldwide: four in New York; two in London; one in Beijing, one in Hong Kong and temporary spaces in Menlo Park, California and Zuoz, Switzerland. Pace London inaugurated its flagship gallery at 6 Burlington Gardens with the exhibition Rothko/Sugimoto: Dark Paintings and Seascapes, in 2012.

Pace London at 6 Burlington Gardens is open to the public Tuesday to Saturday, from 10 a.m. to 6 p.m. www.pacegallery.com/

14/11/11

Equilibri fra cerchi, sfere e riverberi.



Presso la fondazione Merz di Torino è in corso fino al 15 gennaio 2012 una complessa idea espositiva concepita da Simon Starling, utilizzando i lavori di Faivovich & Goldberg, Sture Johannesson, Mario Merz, James Nasmyth & James Carpenter con la curatela di Maria Centonze.

E’ la prima volta che l’artista si pone nel ruolo di strutturare un progetto in cui non sono solo sue le opere ma un dialogo fra le proprie e quelli di altri artisti. Adattando il suo percorso creativo, rielaborazioni di tecnologie in contesti artistici nuovi, ha prodotto un’iniziativa di diversi microcosmi, trame di un realtà impercettibile, in cui l’aspetto della circolarità proposta dagli igloo di Mario Merz pare l’elemento più comune.

In generale la mostra è piacevole, con alcuni aspetti che ho trovato molto validi; come l’ opere “ El Meson de Fierro” degli artisti argentini Faivovich & Goldberg che presentano una tappa di questo progetto di indagine sul passaggio dei meteoriti, sulle loro tracce nella crosta terrestre e sulla funzione di confine, dal titolo “A Guide to Campo Cielo”.

Bella la stanza in cui un’opera processuale di Starling dialoga direttamente con alcuni disegni di Mario Merz, in un rinvio di potenza e sviluppo esponenziale.

Affascina anche la serie di disegni di Carpenter e Nasmyth "Illustration for the Moon" in cui l’aspetto circolare rimanda direttamente alla sezione dell'opera "Spostamenti della terra e della luna su un asse“ realizzato da Mario Merz nel 2003.

Al piano inferiore un video di Simon Starling prende il pretesto letterario orientale come trama per una compenetrazione fra presente e passato, fra realtà e finzione, che la realizzazione documentativa di maschere del teatro No porta ad un estremo gioco di rimandi.

L’evento è stato realizzato in collaborazione con la Galleria Franco Noero.

Orario di apertura: dal Martedì alla Domenica dalle 11 alle 19.

14/09/11

Arte Povera 2011



Inizia dal Mambo il 24 Settembre la grande rassegna di eventi sull’ “Arte povera” a cura di Germano Celant, per proseguire poi al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli vicino a Torino, al MADRE – Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e alla Triennale di Milano.

Un grande focus con gli artisti più significativi di questo momento della storia dell’arte italiana del secolo scorso; Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zori.

Un gruppo di artisti nato come opposizione al sistema, erano il mitico 1967, che ora è perfettamente integrato nel sistema, cosa che fa riflettere su come le migliori intenzioni mutano col tempo.

Particolarmente interessante l’evento che si svilupperà al Castello di Rivoli con la mostra “Arte povera international”. Un particolare confronto fra gli artisti del gruppo poverista e altri artisti che operavano contemporaneamente. Tra i tanti ci saranno quindi diretti dialoghi con le opere di Vito Acconci, Carl Andre, John Baldessari, Dara Birnbaum, Daniel Buren, Lucio Fontana, Sol LeWitt, Walter De Maria, Rebecca Horn, On Kawara, Fausto Melotti, Berry Le Va, Keith Sonnier, Robert Barry e Andy Warhol.

Alla Triennale di Milano una mostra più tradizionale e storica. Al MAMbo di Bologna col titolo "Arte povera 1968" ci sarà la documentazione sul contributo critico e linguistico, di cui oggi restano ovviamente solo più le memorie, visto che ora tutti questi artisti sono pienamente imborghesiti, sostenuti da un mercato che detta leggi univoche e limitatrici al sistema artistico.

Gli spazi della Donnaregina a Napoli proporranno “Arte povera + Azioni povere 1968” mostra documentativa, legata agli eventi che si svolsero all’Arsenale di Amalfi nel 1968.

Nella capitale una vasta panoramica divisa fra il MAXXI e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Quindi se siete fra quelli che ancora non hanno visto le opere di questi artisti, potete approfittare di questa grande rassegna, a cui sono anche proposti incontri, giornate di studi e una serie di installazioni e azioni per ricordare i bei tempi andati dell’Arte Povera, che ora è molto ricca.

Chissà se i giovani artisti di oggi avranno la stessa “fortuna”.