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Visualizzazione post con etichetta Pirelli HangarBicocca. Mostra tutti i post
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30/07/25

Prossimamente Nan Goldin al Pirelli HangarBicocca




 Per la stagione autunnale il Pirelli HangarBicocca presenterà la mostra " Nan Goldin This Will Not End Well" organizzata col Moderna Museet, Stoccolma, in collaborazione con Pirelli HangarBicocca, Milano, Stedelijk Museum Amsterdam, Neue Nationalgalerie, Berlino, e Réunion des musées nationaux - Grand Palais, Parigi. Curatela di Roberta Tenconi con Lucia Aspesi.

L'evento prenderà avvio dall’11 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026,  si tratta della prima retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin come filmmaker. A Milano la mostra riunisce il più grande corpus di slideshow mai presentato, include una installazione sonora appositamente commissionata e offre l’occasione di esporre per la prima volta in Europa in un contesto museale i suoi due più recenti slideshow.

"Ho sempre desiderato essere una filmmaker. I miei slideshow sono film composti da fotogrammi", dice Nan Goldin.

 La retrospettiva è allestita in diverse strutture architettoniche, definite come padiglioni, progettati dall’architetta Hala Wardé, che già in varie occasioni ha collaborato con Goldin. Ciascun padiglione è concepito in risposta a un’opera specifica, e tutti insieme formano un villaggio. Benché il titolo della mostra "This Will Not End Well" [Non finirà bene] possa suonare cupo, è contestualmente carico di un’ironia benevola, ed esprime con forza la "caratteristica, incrollabile joie de vivre" di Goldin.

L’esposizione include: The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022), capolavoro di Goldin; The Other Side (1992-2021), ritratto storico, omaggio agli amici trans attraverso scatti intimi e privati realizzati tra il 1972 e il 2010; Sisters, Saints and Sibyls (2004-2022), testimonianza sul trauma familiare e sul suicidio; Fire Leap (2010-2022), incursione nel mondo dell’infanzia; Memory Lost (2019-2021), trip claustrofobico nell’astinenza da sostanze stupefacenti; e infine Sirens (2019-2020), viaggio nell'estasi della droga. A Milano, l'installazione Sisters, Saints and Sibyls (2004- 2022) sarà presentata all'interno del "Cubo", uno spazio in cui le dimensioni e l'altezza – che supera i 20 metri – richiamano la natura architettonica de La Chapelle de la Salpêtrière di Parigi, luogo in cui l'opera è stata originariamente commissionata ed esposta nel 2004. L'installazione presso Pirelli HangarBicocca sarà riproposta in una forma fedele all'originale, che comprende anche gli elementi scultorei, visibili da una piattaforma sopraelevata.

 
In occasione della mostra in Pirelli HangarBicocca, curata da Roberta Tenconi con Lucia Aspesi, e ospitata nelle Navate, saranno inclusi due slideshow aggiuntivi: You Never Did Anything Wrong (2024), il primo lavoro astratto di Goldin, ispirato a un antico mito secondo cui un’eclissi sarebbe causata da animali che rubano il sole, è una meditazione poetica sulla vita, la morte e i cicli naturali che collegano tutti gli esseri viventi. La seconda opera, Stendhal Syndrome (2024), si basa su sei miti tratti dalle “Metamorfosi” di Ovidio che prendono vita attraverso i ritratti degli amici di Goldin in un dialogo visivo attraverso il tempo, e in cui l'esperienza personale dell’artista si intreccia con i suoi scatti di dipinti e sculture provenienti da musei di tutto il mondo.
Inoltre, l’esposizione si aprirà con una nuova installazione sonora del collettivo Soundwalk Collective, che l’ha concepita in stretta collaborazione con l'artista. Come una sorta di preludio, l’opera guiderà i visitatori verso il simbolico villaggio di slideshow di Goldin. Il duo, formato dall’artista e compositore Stephan Crasneanscki e dal compositore Simone Merli, collabora con Nan Goldin dal 2015: hanno realizzato colonne sonore per progetti quali il documentario "All the Beauty and the Bloodshed" (2022), vincitore del Leone d'Oro alla 79ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, e ambienti sonori immersivi per installazioni come "The Women's March, 1789" (2019), presentata nell’ambito della mostra personale Visible/Invisible presso il Domaine du Trianon, Versailles, nel 2019. La nuova composizione, appositamente commissionata da Pirelli HangarBicocca, trae origine dalle registrazioni ambientali raccolte durante le precedenti edizioni della mostra di Goldin a Stoccolma, Amsterdam e Berlino. Dalle sonorità che scaturiscono dai padiglioni sovrapponendosi, emerge un nuovo ambiente acustico che traccia un ideale itinerario poetico tra spazi e tempi diversi.
 
Nan Goldin (nata a Washington D.C. nel 1953) è una delle artiste di maggior rilievo nel panorama contemporaneo. La sua indagine dell'esperienza umana è ormai leggendaria, e ha influenzato profondamente generazioni successive. La sua prima opera, The Ballad of Sexual Dependency, documenta esperienze di vita a Provincetown, New York, Berlino e Londra a partire dagli anni '70 e '80 fino ai giorni nostri. Nel lavoro Goldin ha fotografato con ruvida tenerezza il suo gruppo di amici, creativi e bohémien. I suoi scatti catturano istanti di intimità e sessualità, il quotidiano e feste sfrenate, mettendo in luce il conflitto tra autonomia e dipendenza.
 
Goldin appartiene alla generazione che ha sperimentato la libertà e stili di vita prima dell’AIDS, e un mondo alternativo fuori delle norme sociali. La sua opera si pone dunque come una testimonianza dell’epoca. Intorno al 1980 l’artista ha iniziato a presentare i suoi slideshow in diversi club e spazi pubblici di New York, in cinema underground e festival cinematografici europei. In ciascuna di queste occasioni, Goldin ha aggiornato e rieditato The Ballad of Sexual Dependency, utilizzando proiettori di diapositive azionati direttamente da lei e con una eclettica colonna sonora di sottofondo. È proprio la capacità di Goldin di rivisitare gli slideshow che nel tempo ha definito il cuore della sua pratica artistica. Negli ultimi 40 anni, Goldin ha prodotto una decina di slideshow diversi, che spaziano da ritratti di amici a racconti di eventi familiari traumatici. Col tempo, l'artista ha aggiunto alle sue opere altri elementi quali immagini in movimento, voci e materiali d'archivio.
 
Oltre all'influenza che Goldin ha esercitato sull’arte e sul sistema dell'arte, è difficile pensare all’odierna fotografia di moda e pubblicitaria senza riflettere sui suoi rivoluzionari paradigmi visivi.
 
L'artista
Numerose sono le istituzioni internazionali che hanno ospitato mostre personali di Nan Goldin, tra cui: National Gallery of Australia (2023), Neuer Berliner Kunstverein, Berlino (2022), Art Institute of Chicago (2020), Tate Modern, Londra (2019), Triennale di Milano (2017), MoMA Museum of Modern Art, New York (2016), Museu de Arte Moderna, Rio de Janeiro (2012), Musée du Louvre, Parigi (2010), Kiasma, Helsinki (2008), Centre Pompidou, Parigi (2007, 2001), La Chapelle de la Salpêtrière, Parigi (2004), Musée d'Art Contemporain de Montréal, Quebec (2003), Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, Torino, Museu Serralves, Porto, Whitechapel Art Gallery, Londra (2002), Reina Sofía, Madrid (2001), Kunsthalle Wien, Vienna (1998), Stedelijk Museum Amsterdam (1997), Fotomuseum Winterthur (1997), Whitney Museum of American Art, New York (1996), Kunstmuseum Wolfsburg (1996), Neue Nationalgalerie, Berlino (1994), Moderna Museet, Stoccolma (1993) e The Institute of Contemporary Art, Boston (1985).
Le opere dell’artista sono state presentate in diverse edizioni della Biennale del Whitney di New York (1985, 1993, 1995) e in occasione della Biennale di Sydney (1996). Dopo quattro decenni di pratica artistica, nel 2022 è stata invitata a partecipare alla Biennale di Venezia con lo slideshow Sirens (2019-2021).
Goldin è stata nominata Commandeur des Arts et des Lettres nel 2006, e ha ricevuto numerosi e prestigiosi premi, tra cui il Kering Women in Motion Award for Photography (2025), il Käthe Kollwitz Prize, Berlino (2022), la Centenary Medal della Royal Photographic Society di Londra (2018), la Edward MacDowell Medal, New Hampshire (2012) e l'Hasselblad Award, Göteborg, Svezia (2007).
 
P.A.I.N. e paradigmi rivoluzionari di espressione visiva
Nan Goldin si è sempre confrontata, con approcci differenti, con questioni sociali quali identità di genere, salute mentale e AIDS. In Memory Lost, ad esempio, visibile anche in questa mostra, l’artista evoca i lati più oscuri della tossicodipendenza. Nel 2017 Goldin ha fondato P.A.I.N. (Prescription Addiction Intervention Now), un “gruppo di azione” indirizzato contro la famiglia Sackler. Il gruppo ritiene la famiglia di miliardari responsabile di aver innescato la crisi epidemica da overdose di oppioidi. I Sackler figurano fra i maggiori donatori di numerosi e rilevanti musei internazionali. Ciononostante, molte di queste istituzioni hanno risposto alle pressioni di P.A.I.N. rimuovendo ogni traccia del nome Sackler dalle loro sedi.
 
Il tour internazionale
Il tour internazionale della mostra è organizzato da Moderna Museet di Stoccolma (29 ottobre 2022 - 26 febbraio 2023), in collaborazione con Stedelijk Museum Amsterdam (31 agosto 2023 - 28 gennaio 2024), Neue Nationalgalerie di Berlino (23 novembre 2024 - 6 aprile 2025), Pirelli HangarBicocca di Milano (11 ottobre 2025 - 15 febbraio 2026) e Réunion des musées nationaux - Grand Palais di Parigi (marzo - giugno 2026). Il tour è curato da Fredrik Liew, Capo Curatore, Moderna Museet, mentre la mostra in Pirelli HangarBicocca è curata da Roberta Tenconi, Capo Curatrice, Pirelli HangarBicocca, con Lucia Aspesi, Curatrice, Pirelli HangarBicocca.
 
Catalogo
In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo di 216 pagine, di cui 140 illustrate, con testi di Vince Aletti, Thomas Beard, Guido Costa, Marvin Heiferman, Roni Horn, Patrick Radden Keefe, Caitlín R. Kiernan, Fredrik Liew, Andrea Lissoni, Gabor Maté, Cookie Mueller, Eileen Myles, Alfred Pacquement, Darryl Pinckney, Rene Ricard, Lucy Sante, Sarah Schulman, Anne Swärd, Hala Wardé e David Wojnarowicz. Il catalogo è pubblicato in inglese e distribuito internazionalmente da Steidl Verlag.
 
Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca è una fondazione no profit dedicata alla produzione e alla promozione dell’arte contemporanea, voluta e sostenuta da Pirelli. Fondata nel 2004, Pirelli HangarBicocca è oggi un’istituzione di riferimento per la comunità dell’arte internazionale, per i cittadini e per il territorio. Realtà museale totalmente gratuita, accessibile e aperta, è un luogo di sperimentazione, ricerca e divulgazione in cui l’arte è lo spunto di riflessione sui temi più attuali della cultura e della società contemporanea. Le attività, rivolte a un’audience ampia ed eterogenea, comprendono un calendario di importanti mostre personali di artisti italiani e internazionali, un programma multidisciplinare di eventi collaterali e di approfondimento, un’attività editoriale scientifica e divulgativa, proposte educative e di formazione. Il dialogo tra pubblico e arte è inoltre favorito dalla presenza costante, negli spazi espositivi, di uno staff di mediatori museali. A partire dal 2012 la direzione artistica è affidata a Vicente Todolí. Ospitato in un edificio ex industriale, un tempo sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive, Pirelli HangarBicocca ha una superficie di 15.000 metri quadrati ed è uno degli spazi espositivi a sviluppo orizzontale più ampi d’Europa. L’area espositiva comprende gli spazi di Shed e Navate, dedicati a ospitare mostre temporanee, e l’opera permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, monumentale installazione costituita da sette torri in cemento armato divenuta una delle opere più iconiche della città di Milano.

19/06/25

Icarus



 Avevo visto per la prima volta una sua opera alla Biennale di tanti anni fa, il lavoro delle "bandiere" con le formiche mi era piaciuto tantissimo, ora l'ho rivedo ora qui al Pirelli HangarBicocca presentaato nell'antologica intitolata “ICARUS”, la prima in Europa, dedicata alla pratica artistica di Yukinori Yanagi: un’ampia selezione di opere iconiche risalenti agli anni novanta e duemila insieme a lavori più recenti. I visitatori possono percorrere le traiettorie imprevedibili create dall’opera dell’artista giapponese. 




Yanagi ricontestualizza alcune delle sue installazioni più significative e monumentali negli spazi ex industriali di Pirelli HangarBicocca innescando una riflessione, più che mai attuale, sui temi del nazionalismo, delle dinamiche governative e sugli aspetti paradossali delle società contemporanee.




Yukinori Yanagi (Fukuoka, 1959) vive e lavora sull’isola di Momoshima in Giappone, lontano dalla scena pubblica, pur rappresentando uno dei più influenti artisti giapponesi contemporanei. Invitato nel 1993 alla sua prima rassegna internazionale, la 45. Biennale di Venezia, presenta centottanta bandiere di sabbia colorata sgretolate giorno dopo giorno dal lavoro incessante di migliaia di formiche vive. Yanagi torna in Italia con una grande mostra dopo trentadue anni.




Noto per l’esplorazione di temi complessi legati alla sovranità, alla globalizzazione e ai confini, che indaga attraverso installazioni site-specific di grandi dimensioni, l’artista si addentra sovente nella storia giapponese, confrontandosi tuttavia con tematiche universali legate al nazionalismo e all’impatto della modernizzazione e della tecnologia sulla società. Il suo modus operandi evoca gli intricati sistemi di immagini simboliche e i preconcetti di oppressione politica e nazionale, sfidandone la stasi e dissolvendoli in forme organiche per natura intrinsecamente mutabili.




“ICARUS” è il titolo della mostra di Yukinori Yanagi a cura di Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli che raggruppa un corpus di lavori che ripercorrono la carriera dell’artista nelle Navate e nel Cubo di Pirelli HangarBicocca. Il titolo rievoca il mito greco di Icaro e Dedalo che funge come avvertimento e invito a riflettere sull’arroganza umana nata dall’eccessiva fiducia riposta nella tecnologia. Avvicinandosi troppo al sole (inteso come metafora dell’energia nucleare), Icaro diviene infatti responsabile della sua caduta. La narrativa espositiva presenta continue dualità, creando un dialogo tra passato e presente, distruzione e rinascita, realtà e fantasia, materia e simbolismo, movimento e permanenza. L’idea di trascendere i confini fisici rappresentati da elementi come container, barili ed altri oggetti utilizzati per i sistemi di trasporto, diventa una metafora per l’interconnessione globale.


La mostra sarà accompagnata da una monografia pubblicata da Marsilio Editori che esplorerà le tematiche ricorrenti che hanno influenzato il percorso di Yukinori Yanagi, approfondendo le influenze e gli sviluppi della sua pratica nel corso della carriera. Il volume includerà saggi di studiosi e critici internazionali, tra cui la curatrice Mami Kataoka e la storica dell’arte Reiko Tomii, oltre a una conversazione tra Yanagi e Vicente Todolí e Fiammetta Griccioli, curatori della mostra in Pirelli HangarBicocca. Il libro raccoglierà, per la prima volta, tutti i progetti architettonici più ambiziosi realizzati dall’artista dal 2008 fino ad oggi. Saranno inoltre presenti schede dettagliate dedicate alle opere esposte, redatte da studiosi e arricchite da una selezione di immagini storiche.









05/01/25

Meccanismi d'arte


 Fino ai primi di Febbraio gli spazi della Pirelli HangarBicocca ospitano una selezione delle celebri opere di Jean Tinguely (Friburgo, 1925 – Berna, 1991) un artista considerato fra i pionieri del XX secolo che ha rivoluzionato il concetto stesso di opera d’arte, e uno dei maggiori esponenti dell’arte cinetica. Al centro del suo lavoro vi è la ricerca attorno alla macchina con il suo funzionamento e movimento, i suoi rumori e suoni e la sua poesia intrinseca. 

Tinguely è tra i primi artisti ad utilizzare oggetti di scarto, ingranaggi e altri materiali che poi salda, creando macchine rumorose e cacofoniche funzionanti dotate di veri e propri motori. Le sue sculture presentano inoltre un carattere performativo grazie al loro costante movimento e alla loro peculiarità di coinvolgere il pubblico. L’ingranaggio, e in particolare la ruota, sono spesso gli elementi fondanti delle sue opere, i cui funzionamenti tradizionali sono volontariamente sgretolati dall’artista, che libera la macchina dalla “tirannia dell’utilità”, favorendo l’imprevisto e l’effimero all’interno dei suoi marchingegni assurdi e sorprendenti.




La mostra in Pirelli HangarBicocca è la più estesa retrospettiva realizzata in Italia dopo la scomparsa dell’artista e include circa quaranta opere, realizzate dagli anni cinquanta agli anni novanta, che occupano la quasi totalità dei 5.000 metri quadrati delle Navate. Il percorso di mostra è un’unica coreografia sonora e visiva composta da opere di vario formato, alcune addirittura monumentali, in cui emerge la componente sonora, quella dinamica e quella cromatica dell’espressività anticipatrice di Tinguely. 

Le opere meccaniche trovano un legame spontaneo con l’ampiezza dell’edificio ex industriale di Pirelli HangarBicocca e offrono al pubblico la possibilità di entrare in contatto e approfondire la pratica dell’artista svizzero che concepiva l’arte lontana dall’idea di autorialità, quindi mai univoca e definitiva: un’arte sovente realizzata come performance, talvolta collocata in luoghi non museali, transitoria e, grazie ai suoi elementi interattivi, capace di coinvolgere e affascinare.

La mostra è realizzata in collaborazione con Museum Tinguely, Basilea ed è parte del programma tinguely100.












03/12/24

Jean Tinguely al Pirelli HangarBicocca


 
E' stata una grande rottura la visione artistica di Jean Tinguely (Friburgo, 1925 – Berna, 1991) giustamente considerato uno dei grandi artisti pionieri del XX secolo che hanno rivoluzionato il concetto stesso di opera d’arte, e uno dei maggiori esponenti dell’arte cinetica. Al centro del suo lavoro vi è la ricerca attorno alla macchina con il suo funzionamento e movimento, i suoi rumori e suoni e la sua poesia intrinseca. 

Tinguely è tra i primi artisti ad utilizzare oggetti di scarto, ingranaggi e altri materiali che poi salda, creando macchine rumorose e cacofoniche funzionanti dotate di veri e propri motori. Le sue sculture presentano inoltre un carattere performativo grazie al loro costante movimento e alla loro peculiarità di coinvolgere il pubblico. L’ingranaggio, e in particolare la ruota, sono spesso gli elementi fondanti delle sue opere, i cui funzionamenti tradizionali sono volontariamente sgretolati dall’artista, che libera la macchina dalla “tirannia dell’utilità”, favorendo l’imprevisto e l’effimero all’interno dei suoi marchingegni assurdi e sorprendenti.




La mostra in Pirelli HangarBicocca è la più estesa retrospettiva realizzata in Italia dopo la scomparsa dell’artista e include circa quaranta opere, realizzate dagli anni cinquanta agli anni novanta, che occupano la quasi totalità dei 5.000 metri quadrati delle Navate. Il percorso di mostra è un’unica coreografia sonora e visiva composta da opere di vario formato, alcune addirittura monumentali, in cui emerge la componente sonora, quella dinamica e quella cromatica dell’espressività anticipatrice di Tinguely. 

Le opere meccaniche trovano un legame spontaneo con l’ampiezza dell’edificio ex industriale di Pirelli HangarBicocca e offrono al pubblico la possibilità di entrare in contatto e approfondire la pratica dell’artista svizzero che concepiva l’arte lontana dall’idea di autorialità, quindi mai univoca e definitiva: un’arte sovente realizzata come performance, talvolta collocata in luoghi non museali, transitoria e, grazie ai suoi elementi interattivi, capace di coinvolgere e affascinare.




La mostra è realizzata in collaborazione con Museum Tinguely, Basilea ed è parte del programma tinguely100. In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo (italiano-inglese) da Marsilio Arte con contributi di Béatrice Joyeux-Prunel, Camille Morineau, Lucia Pesapane, Renzo Piano, Annalisa Rimmaudo, Vicente Todolí, Melissa Warak.


22/08/24

Jean Tinguely al Pirelli HangarBicocca a Milano

Jean Tinguely davanti al Duomo di Milano, Italia, Novembre, 1971  © SZ Photo / Wolleh Lothar / Bridgeman Images Foto Wolleh Lothar


 Sembrerà di essere in una officina ma in realtà sarà la mostra “Jean Tinguely”,  la più estesa retrospettiva realizzata in Italia dopo la scomparsa dell’artista, che si snoderà negli spazi della Pirelli HangarBicocca – dal 10 ottobre 2024 al 2 febbraio 2025.
 
La mostra tenterà di mettere in luce la radicalità e la natura sperimentale di Jean Tinguely, tra gli artisti che hanno tracciato la storia dell’arte del XX Secolo, rimarcando la sua attualità nel presente e la sua valenza contemporanea ancora oggi.
 
Il percorso espositivo prevede oltre trenta lavori realizzati dagli anni cinquanta agli anni novanta che occuperanno i 5.000 metri quadrati delle Navate di Pirelli HangarBicocca dando vita ad un’unica coreografia sonora e visiva formata dalle opere più rappresentative del suo percorso artistico, da quelle seminali a quelle cinetiche monumentali.
 
La mostra “Jean Tinguely” è realizzata da Pirelli HangarBicocca in collaborazione con il Museo Tinguely di Basilea. Il progetto espositivo è a cura di Camille Morineau, Lucia Pesapane e Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli.
 
La mostra Jean Tinguely fa parte del palinsesto di eventi culturali realizzati per celebrare i cento anni dalla nascita dell’artista (1925-2025).
 
“Sono un artista del movimento. Ho cominciato facendo pittura, ma mi sono arenato, ero in un vicolo cieco” (da “Tinguely parla di Tinguely”, intervista in onda sulla Radio Televisione Belga il 13 dicembre 1982). Si autodefinisce così uno degli artisti più eversivi del secolo scorso che ha incentrato tutta la sua sperimentazione sul superamento della bidimensionalità e sull’assidua ricerca sul movimento della materia e degli oggetti e sul cambiamento continuo, scardinando il concetto di composizione permanente e definitiva. Una attitudine artistica che si riferisce a temi esistenziali più ampi come la precarietà e transitorietà dell’essere umano e l’evoluzione dei contesti sociali e politici.
 
Jean Tinguely (Friburgo, 1925 – Berna, 1991) è infatti considerato uno dei grandi artisti pionieri del XX secolo che hanno rivoluzionato il concetto stesso di opera d’arte, e uno dei maggiori esponenti dell’arte cinetica. Al centro del suo lavoro vi è la ricerca attorno alla macchina con il suo funzionamento e movimento, i suoi rumori e suoni e la sua poesia intrinseca. Tinguely è tra i primi artisti ad utilizzare oggetti di scarto, ingranaggi e altri materiali che poi salda, creando macchine rumorose e cacofoniche funzionanti dotate di veri e propri motori. Le sue sculture presentano inoltre un carattere performativo grazie al loro costante movimento e alla loro peculiarità di coinvolgere il pubblico. L’ingranaggio, e in particolare la ruota, sono spesso gli elementi fondanti delle sue opere, i cui funzionamenti tradizionali sono volontariamente sgretolati dall’artista, che libera la macchina dalla tirannia dell’utilità, favorendo l’imprevisto e l’effimero all’interno dei suoi marchingegni assurdi e sorprendenti.
 
La mostra in Pirelli HangarBicocca sarà la più estesa retrospettiva realizzata in Italia dopo la scomparsa dell’artista e includerà più di trenta opere, realizzate dagli anni cinquanta agli anni novanta, che occuperanno la quasi totalità dei 5.000 metri quadrati delle Navate. Formeranno il percorso espositivo i lavori che hanno segnato l’evoluzione della pratica di Jean Tinguely come le sculture sperimentali méta-mecanique della metà degli anni cinquanta; Gismo (1960) imponente scultura meccanica dotata di ruote e motore; Ballet des Pauvres (1961) realizzata con oggetti di uso domestico; le grandi macchine come Requiem pour une feuille morte del 1967; Plateau agriculturel (1978) realizzata con diversi macchinari per il lavoro agricolo; i Philosopher del 1988 e 1989 dedicati ai filosofi antichi e moderni (che hanno teorizzato l’anti materialismo); le macchine musicali come Méta-Maxi e le opere come Pit-Stop del 1984 e Shuttlecock del 1990 che rivelano la grande passione dell’artista per la Formula 1 e per le gare di velocità.
 
Questa retrospettiva, che si apre a ridosso dei cento anni dalla nascita dell’artista, sarà anche l’occasione per ricordare al pubblico il profondo rapporto di Jean Tinguely con Milano dove ha realizzato alcuni dei suoi progetti più ambiziosi come La Vittoria (1970), l’iconica performance-spettacolo organizzata di fronte al Duomo. L’ultimo grande tributo a Jean Tinguely in un’istituzione italiana avvenne nel 1987 con la mostra “Una magia più forte della morte”, aperta nella sua prima tappa a Venezia a Palazzo Grassi e curata da Pontus Hultén, importante curatore e direttore di museo (nella vita ne ha diretti sei, tra cui il museo Tinguely di Basilea), e grande amico e promotore dell’artista.

Il percorso di mostra sarà un’unica coreografia sonora e visiva formata da opere di vario formato, alcune addirittura monumentali, in cui emergerà la componente sonora, quella dinamica e quella cromatica dell’espressività anticipatrice di Tinguely.

Le opere meccaniche troveranno un legame spontaneo con l’ampiezza dell’edificio ex industriale di Pirelli HangarBicocca e offriranno al pubblico la possibilità di entrare in contatto e approfondire la pratica dell’artista svizzero che concepiva l’arte lontana dall’idea di autorialità, quindi mai univoca e definitiva: un’arte sovente realizzata come performance, talvolta collocata in luoghi non museali, transitoria e, grazie ai suoi elementi interattivi, capace di coinvolgere e affascinare. 
 
Jean Tinguely con Moulin à Prière nella Galleria Iolas, Parigi, 1963  © Museo Tinguely, Basilea Jean Tinguely © SIAE, 2024 Foto Monique Jacot

 
L’artista
Alcune tra le più importanti istituzioni di rilievo internazionale hanno ospitato sue esposizioni personali, tra cui Kunstpalast, Düsseldorf (2016); Stedelijk Museum, Amsterdam (2016, 1984, 1973); Centro Cultural Borges, Buenos Aires (2012); Henie Onstad Art Centre, Oslo (2009); Institut Valencià d’Art Modern (2008); Kunst Haus Wien (2008, 1991); Kunsthal Rotterdam (2007); Stadtgalerie Klagenfurt, Klagenfurt am Wörthersee, Austria (2003); Städtische Kunsthalle, Mannheim, Germania (2002); Musée Picasso, Antibes (1999); Museum für Kunst und Geschichte, Friburgo (1991); Central House of the Artist, Mosca (1990); Centre Pompidou, Parigi (1988); Palazzo Grassi, Venezia (1987); Louisiana Museum, Humlebaek, Danimarca (1986, 1973, 1961); Museum of Modern art of Shiga, Giappone (1984); Musée Rath, Ginevra (1983); Palais des Beaux-Arts, Bruxelles, Tate Gallery, Londra, Kunsthaus, Zurigo (1982); Wilhelm Lehmbruck Museum, Duisburg, Germania (1978); Kunstmuseum Basel (1976, 1972); Museum of Modern Art, New York, (1975, 1961); Moderna Museet, Stoccolma (1972, 1966); Centre National d’Art Contemporain, Parigi (1971); Museum of Contemporary Art, Chicago (1968); Dayton Art Institute, Ohio (1966); The Museum of Fine Arts, Houston (1965); Kunsthalle, Baden-Baden, Germania (1964).

Le opere dell’artista sono state incluse anche in numerose rassegne e mostre collettive, quali Biennale de la sculpture, Yonne, Francia (1991); Biennale Monumenta, Middelheim, Antwerp (1987); Biennale de Paris (1982); documenta, Kassel (1968); Expo — International and Universal Exposition, Montréal (1967); Expo — Exposition Nationale Suisse, Lausanne (1964); Biennale di Venezia (1964); Salon de Mai, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1966, 1964).
 
A Jean Tinguely è inoltre dedicato l’intero Museum Tinguely di Basilea, istituzione unica e spazio interattivo inaugurato nel 1996 che raccoglie la più grande collezione al mondo di opere dell’artista, in larga parte donata da Niki de Saint Phalle.
 
 
Il Catalogo
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo (italiano-inglese) da Marsilio Arte con contributi di Béatrice Joyeux-Prunel, Camille Morineau, Lucia Pesapane, Renzo Piano, Annalisa Rimmaudo, Vicente Todolí, Melissa Warak.
 
 
 
Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca è una fondazione no profit dedicata alla produzione e alla promozione dell’arte contemporanea, voluta e sostenuta da Pirelli. Fondata nel 2004, Pirelli HangarBicocca è oggi un’istituzione di riferimento per la comunità dell’arte internazionale, per i cittadini e per il territorio. Realtà museale totalmente gratuita, accessibile e aperta, è un luogo di sperimentazione, ricerca e divulgazione in cui l’arte è lo spunto di riflessione sui temi più attuali della cultura e della società contemporanea. Le attività, rivolte a un’audience ampia ed eterogenea, comprendono un calendario di importanti mostre personali di artisti italiani e internazionali, un programma multidisciplinare di eventi collaterali e di approfondimento, un’attività editoriale scientifica e divulgativa, proposte educative e di formazione. Il dialogo tra pubblico e arte è inoltre favorito dalla presenza costante, negli spazi espositivi, di uno staff di mediatori museali. A partire dal 2012 la direzione artistica è affidata a Vicente Todolí. Ospitato in un edificio ex industriale, un tempo sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive, Pirelli HangarBicocca ha una superficie di 15.000 metri quadrati ed è uno degli spazi espositivi a sviluppo orizzontale più ampi d’Europa. L’area espositiva comprende gli spazi di Shed e Navate, dedicati a ospitare mostre temporanee, e l’opera permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, monumentale installazione costituita da sette torri in cemento armato divenuta una delle opere più iconiche della città di Milano.

25/11/23

James Lee Byars al Pirelli HangarBicocca

 


E' in corso al Pirelli HangarBicocca di Milano una ampia mostra antologica su James Lee Byars (Detroit, Michigan, 1932 – Il Cairo, 1997), realizzata in collaborazione col e Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid.

L'artisti americani ha sviluppato dagli anni Sessanta a oggi, una sua personale visione che ha influenzato un’intera generazione nell’ambito dell’arte concettuale e performativa. Con una formazione che spazia dall’arte alla psicologia e alla filosofia, Byars è da sempre affascinato dalla cultura giapponese, che ha influenzato la sua pratica artistica per tutta la vita. Nella sua arte, Byars associa motivi e simboli dei costumi e della civiltà orientale alla sua profonda conoscenza dell’arte e della filosofia occidentale, offrendo una visione unica e personale della realtà e delle sue componenti fisiche e spirituali. Attraverso l’uso di media differenti, come l’installazione, la scultura, la performance, il disegno e la parola, infatti, l’artista ha dato vita a una riflessione mistico-estetica sui concetti di perfezione e ciclicità, sulla figura umana – sulla sua rappresentazione e smaterializzazione –, spesso attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico in azioni temporanee o in interventi su larga scala. Centrale nel suo lavoro è il rapporto con il pubblico, che viene chiamato a confrontarsi con l’artista stesso e a rispondere a domande che egli pone in maniera diretta e indiretta con le sue opere.




Dopo oltre trent’anni dalla sua ultima mostra istituzionale in Italia, Pirelli HangarBicocca dedica una retrospettiva a James Lee Byars, raccogliendo opere di grandi dimensioni, realizzate dal 1974 al 1997 e provenienti da collezioni museali internazionali, alcune raramente esposte e presentate in Italia per la prima volta, in cui vengono combinati armoniosamente materiali preziosi e ricercati, come marmo, velluto, seta, foglia d’oro e cristallo, a geometrie minimali e archetipe, come sfere prismi e pilastri, e a oggetti baroccheggianti in un gioco di rimandi simbolici ed estetici tra forma e contenuto. A partire dai molteplici significati allegorici e formali della materia, la mostra si sofferma sulle tematiche che hanno attraversato la pratica dell’artista come la ricerca della perfezione, il dubbio come approccio all’esistenza e la finitudine dell’essere umano, invitando i visitatori a riflettere sulle potenzialità alchemiche dell’arte nel plasmare la realtà.




12/05/23

Ann Veronica Janssens al Pirelli HangarBicocca

 


Sicuramente una mostra da non perdere in questo periodo è la bella antologica realizzata al Pirelli HangarBicocca sul lavoro di Ann Veronica Janssens.

Lo spazio è stato trasformato da una serie di aperture che fanno entrare il tempo presente nei mastodontici spazi dell'Hangar. 

Gesto che attiva il relazionarsi fra il meteo quotidiano e le opere stesso che così vivono dei cambiamenti di luce e di aria, tutto è una continua trasformazione.



Le diverse opere sono immerse in un processo di mutazione e percezione. Per ognuno di noi i manufatti presenti sono pretesti per le nostre personali memorie che li rielaborano in infinite narrazioni. 

Una mostra in cui immergersi e lasciarsi andare alle emozioni senza troppi interrogativi ma con una grande voglia di percepire la propria essenza fisica. Costella la rassegna una serie di eventi performativi e incontri di approfondimento.








13/04/23

Gian Maria Tosatti al Pirelli HangarBicocca

 


Fino al 30 Luglio il Pirelli HangarBicocca accoglie nei suoi spazi  “NOw/here”, la personale di Gian Maria Tosatti (Roma, 1980; vive e lavora a Napoli), reduce dal successo alla 59. Biennale di Venezia col suggestivo progetto del Padiglione Italia. 

L'evento “NOw/here”, si compone di due cicli di dipinti: Ritratti (2022) e NOw/here (2023), opere pittoriche dal grande formato che dialogano con gli aulici spazi del Pirelli HangarBicocca, creando alterni momenti di dialogo e contrasti. 



La serie Ritratti è composta da quattro dipinti in oro e ruggine su pannelli in ferro assemblati e installati su strutture in tubo giunto. I processi di corrosione e ossidazione del metallo, che restituiscono fisicamente la dimensione del passare del tempo, diventano “materia” pittorica attiva. Attraverso l’impiego dell’oro, l’artista si rifà alla tradizione pittorica occidentale, dai mosaici bizantini, passando per i fondi oro impiegati nella pittura su tavola di Duecento e Trecento, fino alle più recenti pratiche sperimentali di artisti italiani degli anni settanta quali Jannis Kounellis, Gino De Dominicis e Luciano Fabro. Con Ritratti, Tosatti smaterializza la bidimensionalità del piano per creare un altrove emblematico, dando vita – come egli stesso spiega – a “una superficie che separa il regno delle cose da quello dell’anima”.



Mentre la serie NOw/here si configura come dieci grandi campiture di grafite e carboncino bianco su tela sospese al soffitto. Grazie alle sfumature che il materiale – utilizzato come tecnica pittorica su grande scala – crea, Tosatti passa dalla dimensione reale a quella immaginifica. Il risultato sono raffigurazioni di orizzonti costellati da enigmatiche sfere bianche che, come punti radianti, richiamano l’idea di luce, metafora ricorrente nei suoi lavori. La mostra è stata ideata con la curatela di Vicente Todolí,

Il progetto di illuminazione è stata concepita dal light designer e direttore di fotografia Pasquale Mari, che vanta una pluriennale esperienza in ambito cinematografico, teatrale e artistico.


Crediti foto: Gian Maria Tosatti “NOw/here”, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2023. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Ela Bialkowska, OKNOstudi

12/05/21

Rispunta Cattelan al Pirelli HangarBicocca di Milano


 Forse non se ne sentiva la mancanza ma comunque ritorna l'ex artista ribelle che finito le arlecchinate ora si propone in una versione finto culturale al Pirelli HangarBicocca dal prossimo 15 luglio 2021 al 20 febbraio 2022. Il progetto espositivo, concepito appositamente per gli spazi dell’istituzione milanese, porterà all’attenzione del pubblico, attraverso una rappresentazione simbolica del ciclo della vita, una visione della storia collettiva e personale sempre in bilico tra speranza e fallimento, materia e spirito, verità e finzione.   

La programmazione di Pirelli HangarBicocca  prosegue nei prossimi mesi con la prevista apertura della mostra di Maurizio Cattelan, l’artista italiano più noto internazionalmente, dal titolo “Breath Ghosts Blind”, dal 15 luglio 2021 (con presentazione alla stampa il 13 luglio) al 20 febbraio 2022. Lo spazio museale, attualmente chiuso al pubblico, riaprirà non appena le norme anti-Covid lo consentiranno.


A cura di Roberta Tenconi e Vicente Todolí, la mostra personale di Maurizio Cattelan coniuga una riconfigurazione di un lavoro storico con opere inedite che per la prima volta vengono presentate negli spazi delle Navate di Pirelli HangarBicocca, trasformandoli in un monumento fuori dal tempo.

“Breath Ghosts Blind” si sviluppa in una sequenza di atti distinti che affrontano temi e concetti esistenziali come la fragilità della vita, la memoria e il senso di perdita individuale e comunitario. Il progetto site-specific dell’esposizione in Pirelli HangarBicocca mette in discussione il sistema di valori attuale, tra riferimenti simbolici e immagini che appartengono all’immaginario collettivo.

Attraverso la sua pratica e nel corso della sua trentennale carriera artistica, Maurizio Cattelan (Padova, 1960) ha messo in scena azioni considerate spesso provocatorie e irriverenti. Le sue opere sottolineano i paradossi della società e riflettono su scenari politici e culturali con profondità e acume. Facendo uso di immagini iconiche e di un pungente linguaggio visivo, i suoi lavori suscitano spesso accesi dibattiti favorendo un senso di partecipazione collettiva. Nel concepire opere a partire da immagini che attingono a momenti, eventi storici, figure o simboli della società contemporanea – evocata a volte anche nei suoi aspetti più disturbanti o traumatici – l’artista invita lo spettatore a cambiare punto di vista e a riconoscere la complessità e l’ambiguità del reale.

La mostra Breath Ghosts Blind” rappresenta il culmine di un progetto a cui l’artista lavora da tempo e celebra il suo ritorno a Milano a distanza di oltre dieci anni. Nella città che è stata già protagonista di alcuni dei suoi più significativi interventi – da Untitled (2004), la controversa installazione in Piazza XXIV Maggio, alla monumentale scultura pubblica L.O.V.E (2010) – l’esposizione è un seguito delle visionarie riflessioni di Cattelan attorno agli aspetti più disorientanti del quotidiano. 

Suoi progetti e mostre monografiche sono stati presentati in istituzioni di rilievo internazionale, tra cui Blenheim Palace, Oxfordshire (2019); Monnaie de Paris (2016); Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2016 e 2011); Fondation Beyeler, Riehen/Basilea (2013); Ujazdowski Castle Centre for Contemporary Art, Varsavia (2012); Palazzo Reale, Milano, The Menil Collection, Houston, Deste Foundation Project Space, Hydra (2010); Kunsthaus Bregenz (2008); MMK Museum für Moderne Kunst, Francoforte (2007); Fondazione Nicola Trussardi, Milano, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento (2004); MOCA Museum of Contemporary Art, Los Angeles, Ludwig Museum, Colonia (2003); Museum of Contemporary Art, Chicago (2002).

Cattelan ha inoltre preso parte a importanti rassegne collettive, tra cui Yokohama Triennale (2017 e 2001); Biennale di Venezia (2011, 2009, 2003, 2001, 1999, 1997 e 1993); Gwangju Biennale (2010); Biennale of Sydney (2008); Whitney Biennial, New York, Seville Biennial (2004); Biennale de Lyon (2003), Skulptur Projekte Münster (1997).

Finalista del Guggenheim Hugo Boss Prize (2000), l’artista ha ricevuto il premio Quadriennale di Roma (2009), l’Arnold-Bode Prize, Kassel (2005), la laurea honoris causa in Sociologia dall’Università degli Studi di Trento (2004) e il titolo di Professore honoris causa in scultura dall'Accademia di Belle Arti di Carrara (2018).

In occasione dell’esposizione “Breath Ghosts Blind” in Pirelli HangarBicocca, verrà realizzata con Marsilio Editori una pubblicazione che include contributi critici di Francesco Bonami e Nancy Spector sulla pratica di Cattelan insieme a una conversazione tra l’artista e i curatori Roberta Tenconi e Vicente Todolí. Inoltre la monografia raccoglierà una ricca documentazione fotografica delle opere installate, insieme a riflessioni sui temi sollevati in mostra attraverso lo sguardo di filosofi, teologi e scrittori, tra cui Arnon Grunberg, Andrea Pinotti e Timothy Verdon.

La mostra di Maurizio Cattelan sarà visibile nello spazio delle Navate contestualmente a quella di Neïl Beloufa “Digital Mourning” prorogata fino al 9 gennaio 2022 nello spazio dello Shed. La mostra di Chen Zhen “Short-circuits” chiuderà al pubblico il 6 giugno 2021.

Oltre all’attività espositiva, nei prossimi mesi del 2021, Pirelli HangarBicocca manterrà l’ampio programma di attività di divulgazione, didattica, ricerca, inclusione e formazione sia in forma digitale sia, quando possibile, nei propri spazi fisici.  

Tutti i contenuti di approfondimento delle mostre e dei progetti culturali di Pirelli HangarBicocca sono online su pirellihangarbicocca.org con la nuova proposta digitale “Bubbles”.


 Pirelli HangarBicocca è un’istituzione no profit dedicata alla promozione e alla produzione dell’arte contemporanea che riflette la cultura d’impresa di Pirelli e il suo impegno per la ricerca, l’innovazione e la diffusione dei linguaggi contemporanei. Con una ricca programmazione, Pirelli HangarBicocca presenta mostre personali dei più interessanti artisti italiani e internazionali che si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, oltre che un calendario di eventi culturali e approfondimenti, garantendo al pubblico l’accesso gratuito allo spazio.


10/02/20

Trisha Baga al Pirelli HangarBicocca



Dal prossimo 20 Febbraio al  19 Luglio il Pirelli HangarBicocca presenta la mostra personale di Trisha Baga  “the eye, the eye and the ear”, che raccoglie installazioni video e sculture in ceramica, in un percorso attraverso narrazioni sorprendenti e inusuali: dalla fantascienza alla popstar Madonna, da antiche leggende ai dispositivi digitali come Alexa Echo.

Trisha Baga, americana di origini filippine, tra le video maker e artiste più innovative e attive della sua generazione, combina linguaggi e media differenti, attingendo dall’immaginario televisivo, da quello cinematografico e da filmati amatoriali per trattare temi come l’identità di genere, il rapporto tra mondo reale e digitale e l’evoluzione tecnologica, facendo emergere una diversa prospettiva della contemporaneità.


L’artista

Trisha Baga (Venice, Florida, 1985, vive e lavora a New York) sviluppa la sua pratica dalla seconda metà degli anni 2000 per mezzo di performance e video a partire da un esercizio di auto-riflessione sul corpo e sul linguaggio e la loro trasformazione nel corso del tempo. Utilizzando frammenti di cultura pop, humor e forme contemporanee di comunicazione, l’artista a poco a poco sostituisce fisicamente il proprio corpo con oggetti trovati o manipolati che diventano parte delle sue installazioni. L tecnologia 3D, che espande lo schermo del video nello spazio espositivo, diventa il suo medium privilegiato, con proiezioni che spesso, infatti, inglobano gli oggetti di scena dando vita a un gioco di volumi e ombre e stratificando lo spazio fisico in numerosi livelli visivi e sonori. Tra i protagonisti di questi paesaggi filmici, gli oggetti entrano a far parte della narrazione che alterna episodi apparentemente sconnessi tra loro a momenti più strutturati, che richiamano l’attenzione del visitatore.

Attraverso l’osservazione della trasformazione dei mezzi tecnologici e dei conseguenti cambiamenti sociali, Trisha Baga decostruisce ironicamente schemi ed elementi consolidati della cultura di massa e li mixa in un corpus eterogeneo di lavori. La cantante Madonna può convivere così con la figura dell’artista, come in Madonna y El Niño (2010-2020); oppure video ispirati a film di fantascienza possono sovrapporsi al ritratto della famiglia Baga, mentre dispositivi elettronici entrati nella nostra quotidianità, come Alexa Echo di Amazon, diventano protagonisti e personaggi, come avviene in Mollusca & The Pelvic Floor (2018).

Il corpo e la sua frammentazione figurativa sono elementi costanti delle opere di Trisha Baga, che li utilizza per esplorare il concetto di identità di genere e il rapporto tra individuo e collettività, portando avanti un’indagine sull’immaginario delle società post-coloniali e su tematiche legate agli effetti psicologici della globalizzazione. Questi aspetti sono spesso colti nei video attraverso un montaggio sincopato in cui località geografiche e ambienti differenti vengono avvicinati e contrapposti a ritmo rapido e fluido. Allo stesso tempo frammenti incoerenti di narrazioni e found footage vengono accompagnati da inquadrature o screenshot di schermi di computer, cursori e finestre pop-up che ne rivelano la natura effimera e malleabile.

Accanto alla produzione video l’opera di Trisha Baga incorpora inoltre i media della pittura e della ceramica. Quest’ultima si manifesta come ipotetici rendering rudimentali della realtà che ci circonda – tra cui stampanti, microscopi, macchine fotografiche o telefoni – insieme a paesaggi desertici composti da semi di sesamo su superfici di legno, che materializzano i pixel di cui i video sono composti.

La mostra

“the eye, the eye and the ear”, a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, è la prima esposizione istituzionale in Italia di Trisha Baga e riunisce cinque installazioni video che indagano la relazione tra il corpo e l’evoluzione della tecnologia visiva, ripercorrendo la produzione dell’artista, dal suo primo lavoro There is no “I” in Trisha (2005-2007/2020), concepito come una sitcom televisiva che gioca con gli stereotipi di genere in cui Baga interpreta tutti i ruoli, alla più recente opera 1620 (2020) realizzata per l’occasione. Come una mise en abyme, la mostra è un percorso lungo i media che hanno scandito la pratica di Baga, passando dal VHS, al DVD per arrivare al 3D, e affonda le radici nella sua pratica performativa. Gli stessi spettatori sono chiamati ad attraversarla con le lenti stereoscopiche degli occhiali 3D. L’artista presenta inoltre una ricca selezione di ceramiche realizzate dal 2015 e sei lavori della serie Seed Paintings (2017), composti da semi di sesami e da tavole di legno di diverse dimensioni.
Il display della mostra rimanda agli allestimenti caratteristici dei musei di storia naturale, non solo nella presentazione delle opere, ma anche per un approccio classificatorio inconsueto che mette in relazione l’idea di fossile a dispositivi tecnologici, come gli assistenti personali virtuali, creando dei corto-circuiti temporali.
Attraverso il suo sguardo ironico e umoristico Baga riflette sull’eccessivo affidamento e sulle speranze che riponiamo nella tecnologia, rivelandone così gli aspetti più fragili e fallimentari.
Il titolo “the eye, the eye and the ear”, frammenta e particolareggia i sensi attivi nell’esperienza di mostra, in cui gli effetti visivi replicano e richiamano quelli sonori quasi a concepire la narrazione come un organismo vivente.
I visitatori vengono accolti nello spazio espositivo da una scritta a muro, Orlando (2015-2020). Il testo è un estratto dalla prefazione del libro Half Mile Down del 1926 del naturalista e scienziato William Beebe, in cui viene spiegato il processo di stampa del volume stesso. Baga ha però sostituito alla parola “book” (libro) il termine “man” (uomo), dando vita a un paradossale scambio di identità tra essere umano e oggetto. L’opera funge così da dichiarazione sul progetto di mostra, mettendo in relazione il corpo umano con artefatti materiali e culturali ed evidenziando uno degli aspetti centrali della pratica di Trisha Baga. Come titoli di testa e di coda dell’esposizione, la scritta è riprodotta invertita anche all’uscita dello spazio dello Shed.
Situato subito dopo l’ingresso alla mostra, il “corridoio geologico dell’evoluzione” dei manufatti della civiltà – come viene definito da Trisha Baga – si presenta come una raccolta di oltre trenta ceramiche, realizzate dall’artista dal 2015 a oggi. Cagnolini che sembrano sfingi in miniatura, figure della cultura pop, per esempio la drag queen e personaggio televisivo RuPaul, dispositivi elettronici e oggetti, come telefoni retrò, proiettori di diapositive o microscopi, sono i soggetti di queste sculture, che appaiono quasi fossilizzati nella ceramica e posti su plinti: elementi della vita quotidiana dell’artista e tracce del presente e del passato diventano ironicamente reperti da esporre nei musei.
Sul lato opposto Baga colloca la nuova opera realizzata in occasione della mostra in Pirelli HangarBicocca, 1620 (2020)Questa video installazione si ispira alla leggendaria Plymouth Rock, che rappresenta simbolicamente lo sbarco dei Padri Pellegrini e l’origine degli Stati Uniti d’America. Come dichiara l’artista: 1620 è un racconto impressionistico di fantascienza, in cui Plymouth Rock viene reimmaginata come una fonte di “narrative stem cells” (cellule staminali narrative) nelle mani di genetisti, che studiano i difetti radicati nella storia dell’America. Baga impiega il mezzo cinematografico per ripercorrere le vicende immaginifiche della mitica roccia e delle sue ripetute frammentazioni nel corso dei secoli, tracciando allo stesso tempo un parallelo storico-culturale con quelle del suo paese.
Il centro dello spazio espositivo è dedicato a due installazioni che hanno avuto un ruolo determinante nel definire il lavoro di Trisha Baga, There is no “I” in Trisha (2005-2007/2020), il suo primo video, e Madonna y El Niño (2010-2020), presentato in una nuova versione in 3D. Nella prima opera un salotto, che sembra ricalcare il tipico set delle commedie americane, accoglie i visitatori, mentre su un monitor viene trasmessa una sitcom interpretata dall’artista. Il video riprende alcune delle caratteristiche di questo genere di serie televisive come Friends Frasier – risate registrate di sottofondo, trame leggere e personaggi sterotipati – per mettere in scena una riflessione sui ruoli di genere, sulla sessualità, sulle norme sociali che li regolano e sulla loro rappresentazione da parte dei media. Il titolo della seconda installazione, Madonna y El Niño, dà origine a molteplici rimandi, da una parte l’iconografia cristiana della Madonna con il bambino, dall’altra la cantante Madonna e il fenomeno climatico El Niño. Concepito come uno studio linguistico sulla produzione creativa della popstar nel periodo in cui i DVD erano il principale supporto domestico per la riproduzione video, il lavoro combina materiale preesistente di Madonna con footage originali dell’artista, che diventa riflesso, pubblico, metafora, controfigura, regista, e infine, schermo di proiezione. Di fronte allo schermo di proiezione è posizionata una palla da discoteca, che frammenta e riflette i pixel del video per simulare gli effetti dei mutamenti climatici provocati da El Niño, e che rappresenta le trasformazioni di un corpo-immagine attraente e invitante. 
Come a conclusione di questo percorso immersivo nelle installazioni video di Trisha Baga viene presentato uno dei lavori più recenti, Mollusca & The Pelvic Floor (2018). Vicina al linguaggio tipico dei film di fantascienza holliwoodiani, tra cui Gravity e Contact, l’opera si addentra in un viaggio la cui trama è fitta di incursioni tra il reale e il virtuale. Mollusca è il nome omofono con cui l’artista chiama Alexa, l’intelligenza artificiale sviluppata da Amazon, e la loro relazione è simbolo di metamorfosi e di contatto tra specie diverse. Come spesso accade nei lavori di Baga, il racconto sullo schermo non ha una fine definita, e si espande entro accostamenti sinestetici, intuizioni e geografie disparate che trascendono universali forme di comunicazione.

Trisha Baga
Trisha Baga vive e lavora a New York, ha studiato presso The Cooper Union School of Art di New York (2007) e il Bard College, Annandale-on-Hudson, New York (2010). Diverse istituzioni internazionali e spazi hanno ospitato sue mostre personali, tra cui Gallery TPW, Toronto (2018); CCC, Carpenter Center for the Visual Arts, Harvard College, Cambridge (2017); 356 Mission Road, Los Angeles (2015); Zabludowicz Collection, Londra (2014); Peep-Hole, Milano (2013); Whitney Museum of American Art, New York, Kunstverein München, Monaco (2012). I suoi lavori sono stati anche esposti in numerose mostre e rassegne collettive presso, ad esempio, Walker Art Center, Minneapolis (2019); Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles (2018); Aïshti Foundation, Beirut (2017); Whitney Museum of American Art, New York, Biennial of Moving Images, Centre d'Art Contemporain Genève, Ginevra, Folkwang Museum, Essen, Manifesta 11, Zurigo (2016); Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi (2015); Biennale di Lione (2013); Center for Performance Research, New York (2010).

Il programma espositivo
La mostra è parte del programma artistico 2019-2020, concepito dal Direttore Artistico Vicente Todolí assieme al dipartimento curatoriale: Roberta Tenconi, Curatrice; Lucia Aspesi, Assistente Curatrice; Fiammetta Griccioli, Assistente Curatrice. Il programma proseguirà con le mostre di Chen Zhen (9 aprile–26 luglio 2020); Neïl Beloufa (10 settembre 2020–17 gennaio 2021); Steve McQueen (29 ottobre 2020– 28 febbraio 2021).

Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca è un’istituzione no profit dedicata alla promozione e alla produzione dell’arte contemporanea che riflette la cultura d’impresa di Pirelli e il suo impegno per la ricerca, l’innovazione e la diffusione dei linguaggi contemporanei. Con una ricca programmazione, Pirelli HangarBicocca presenta mostre personali dei più importanti artisti internazionali che si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, oltre che un calendario di eventi culturali e approfondimenti, garantendo al pubblico l’accesso gratuito allo spazio.