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Visualizzazione post con etichetta Marisa Merz. Mostra tutti i post
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19/06/26

100 Marisa Merz



In occasione del centenario della nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più significative dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento con Marisa Merz. La danza delle ore, una grande mostra in tre atti che coinvolge il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, il progetto nasce dalla collaborazione tra alcune delle principali istituzioni culturali del territorio, unite nell’intento di restituire la complessità, la forza poetica e l’eredità ancora viva dell’opera di Marisa Merz, nata a Torino il 23 maggio 1926.

Afferma Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte: “Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità del Piemonte di fare sistema. Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere.”

Aggiunge Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino: “Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea. Questa congiuntura è una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche alla lungimiranza della Fondazione CRT che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato”.

La presentazione ufficiale della mostra si è svolta a Milano, nella Sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione attenta e partecipe di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano.

Ad aprire i lavori è stato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha dichiarato: “Siamo particolarmente felici che tre importanti istituzioni culturali torinesi abbiano scelto Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino e alla stagione dell’Arte Povera, ma allo stesso tempo, ci fa piacere ricordare come anche il Museo del Novecento conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e Ottanta, opere che il pubblico può oggi ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno, il Museo del Novecento ospiterà nello spazio Archivi una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento”, dedicata a Tommaso Trini. Una scelta particolarmente significativa, poiché Trini fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita Arte Povera, ma anche uno degli osservatori più attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz.”

La collaborazione tra le istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino-Milano nella valorizzazione del contemporaneo e nella costruzione di progettualità condivise capaci di generare ricerca, produzione culturale e visibilità internazionale.

Al Castello di Rivoli, la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio; alla Fondazione Merz da Beatrice Merz e Sébastien Delot; alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi. Le tre sedi costruiscono insieme un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.

La mostra, in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, si configura come una retrospettiva senza precedenti, difficilmente replicabile per ampiezza e profondità. Attraverso un nucleo straordinario di opere, alcune delle quali inedite, il percorso offre una lettura articolata della ricerca dell’artista, mettendo in dialogo tre dimensioni fondamentali del suo lavoro: il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come spazio dell’arte, la casa come laboratorio alchemico e la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Il progetto sarà accompagnato da un catalogo unico, presentato in occasione di un convegno dedicato all’artista.


19/05/25

Merz e Rama le donne di Torino a Berna



 In questi giorni il Kunst Museum di Berna offre uno sguardo su due importanti artiste torinesi Marisa Merz e Carol Rama, in un bel dialogo di opere e riflession. 
 
La mostra su Marisa Merz (1926–2019), curata da  Sébastien Delot, Andrea Viliani e Livia Wermuth, mette in risalto  il suo ruolo e il suo legame al movimento dell'Arte Povera, unica donna a esserne parte. La potenza sottile delle sue opere si rivela in una visione profondamente nutrita. Le sue creazioni sono caratterizzate dal silenzio, dalla poesia e dalla ricerca della fragilità dell'arte, che è parallela a quella della vita.  


Nel suo studio, Marisa Merz ha trasformato lo spazio e il tempo in un collage attraverso disegni, dipinti, sculture e installazioni. Si è mossa con virtuosismo tra la storia dell'arte europea e la vita quotidiana, utilizzando materiali come alluminio, argilla, rame, nylon, cera e tessuto. Il Kunstmuseum Bern dedica alla sua opera la più grande retrospettiva in Svizzera degli ultimi trent'anni. 



La sezione dedicata a Carol Rama, curata da Livia Wermuth, guarda alla sessualità, follia, malattia e morte che sono i grandi temi che l'artista ha affrontato nella sua arte. È una delle artiste moderne più importanti, che ha ottenuto riconoscimenti tardivi. 


Già negli anni Trenta, Rama aprì la strada all'arte femminista contemporanea con rappresentazioni del desiderio femminile e creò un corpus di opere sperimentali, radicali e personali nell'arco di circa settant'anni. Il Kunstmuseum Bern presenta la prima mostra antologica completa in Svizzera dedicata all'artista torinese, con opere che coprono tutte le fasi creative della sua straordinaria produzione. 

26/04/21

Marisa e Mario Merz, rapporto artistico

  

Foto di Renato Ghiazza


Presso la Fondazione Merz di Torino apre il 27 Aprile la mostra curata da Mariano Boggia dedicata al rapporto artistico fra Marisa e Mario Merz. 
 
CS

Per la prima volta negli spazi della Fondazione il lavoro di Marisa e Mario si incontra in un percorso unitario, quasi a ricreare la dimensione dialogica, lo scambio intenso e profondo sulle reciproche pratiche che sempre esercitarono, mantenendo punti di vista individuali.
 
 
“Marisa e Mario Merz. La punta della matita può eseguire un sorpasso di coscienza” è un progetto espositivo inedito, a cura di Mariano Boggia, che presenta, nella particolare luce di questo tempo, il lavoro di Marisa e Mario Merz.

Rare sono state le esposizioni dedicate esclusivamente all’arte di Marisa e Mario insieme.

Le loro opere manifestano modalità espressive diverse, ma strettamente collegate e interagenti, come strettamente uniti e inseparabili sono sempre stati i due artisti: insieme hanno lavorato negli spazi dello studio e della casa, insieme si sono mossi nel mondo esercitando ciascuno sull’altro stimoli, incoraggiamento e protezione.
In questa vicinanza si è svolta la loro attività individuale, sostenuta da una medesima energia in una continuità di creazione artistica che ha modificato la stessa natura del tempo.

Un tempo presente infinito è la dimensione in cui Marisa si è dedicata allo studio della struttura della figura femminile con il disegno, la pittura, la scultura.
In un tempo presente infinito Mario ha riproposto il suo igloo attraverso l’uso di materiali sempre diversi così come ha arricchito la sua reinventata natura con la creazione di disegni che appaiono come tavole di anatomia, atlanti di zoologia, erbari giganti…
Anche lo spazio viene reinventato, la casa-studio non è diversa dal museo: in questa mostra una fitta trama di opere, per la gran parte mai prima esposte, sono immerse in un continuo dialogo e occupano un ambiente segnato dal neon dei numeri di Fibonacci, in una vertigine che ripropone la domanda di Mario se lo spazio sia curvo o diritto.
La punta della matita, cioè la pratica artistica ha permesso a Marisa e a Mario “un sorpasso di coscienza”, la creazione di un’arte che è meraviglia e che supera ogni definizione estetica, politica, sociologica, semantica…

Arte che è l’espressione del loro profondissimo pensiero di libertà.

04/09/19

Marisa Merz - Geometrie sconnesse palpiti geometrici alla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano



Marisa Merz  Senza titolo  1976  Argilla cruda, pittura oro, cera, su treppiede metallico  139 x 45 x 46,5 cm  
© Roberto Pellegrini  Collezione Giancarlo e Danna Olgiati


Dal 22 settembre 2019 al 12 gennaio 2020 la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta  l’esposizione Marisa Merz. Geometrie sconnesse palpiti geometrici, dedicata a Marisa Merz  (Torino, 1926 – 2019), unica esponente femminile del gruppo dell’Arte Povera e tra le più  significative protagoniste della scena artistica italiana dagli anni Sessanta. Una selezione  delle sue opere più iconiche mette in rilievo una tematica ricorrente nel lavoro dell’artista,  ovvero la sua ricerca sul volto o meglio sulla figura.

Il progetto espositivo, curato da Beatrice Merz e sviluppato con la collaborazione della Fondazione  Merz, si colloca nell’ambito di una serie d’iniziative dedicate ad artisti presenti nella Collezione  Giancarlo e Danna Olgiati e si avvale di prestiti provenienti da importanti collezioni pubbliche e  private – in gran parte svizzere – oltre che dalla collezione personale dell’artista.

La mostra riunisce un corpus di quarantacinque opere che ripercorrono l’intero orizzonte creativo di Marisa Merz: dal disegno su diversi supporti alla scultura in argilla cruda, dalle tessiture di filo di  rame e di nylon agli oggetti trasformati in cera, nel tentativo di restituire tutte le modalità espressive  proprie dell’artista.

L’esposizione, che copre più di cinquant’anni di ricerca, si apre con alcuni capisaldi della produzione di Marisa Merz. Opere iconiche come Senza titolo del 1975 documentano gli esiti più  alti dell’indagine sul filo di rame, mezzo espressivo che le permette di esplorare i confini tra disegno   e scultura. A partire dagli anni Settanta i suoi interventi acquistano un carattere compiutamente ambientale, come testimonia la grande installazione in fili di rame lavorati a maglia, realizzata nel 1979 e da allora mai più esposta.

La mostra prosegue con un’ampia selezione di lavori, alcuni inediti, che comprendono disegni e  tecniche miste su differenti supporti unitamente ad un raffinato gruppo delle sue celebri testine in  creta. Tutte opere che dagli anni Ottanta tracciano il percorso più recente di Marisa Merz, mettendo  in luce una tematica ricorrente nella sua produzione, l’indagine sul volto o sulla figura, individuata come punto di riferimento nel percorso espositivo. Afferma nell’introduzione in catalogo Beatrice  Merz: “Il percorso della mostra è disegnato per permettere alle singole opere di intrattenere un  dialogo serrato tra loro creando, così, un campo di forza scandito da una successione di volti  sconosciuti e trasfigurati, ma profondamente reali”; volti o figure che “sono eseguiti attraverso la  sovrapposizione di segni e materie, in un ritmo quasi ossessivo”.

Il titolo stesso della mostra Geometrie sconnesse palpiti geometrici – frase autografa dell’artista,  appuntata su una parete della sua casa-studio – si pone come sibillina guida al personalissimo  universo segreto di Marisa Merz, di cui la mostra di Lugano desidera restituire la complessità lirica  e rigorosa al tempo stesso.



21/01/17

Marisa Merz al Met Breur



Dal 24 Gennaio il Met Breur dedicherà a Marisa Merz una importante retrospettiva.

Sarà dedicata al delicato lavoro pittorico e scultoreo dell'artista torinese, compagna del più noto Mario Merz, oltre che unica protagonista femminile del movimento dell'Arte Povera. 




La mostra propone cinque decenni di lavoro, dai suoi primi esperimenti con materiali artistici non tradizionali alle installazioni fino alle recenti opere più intimiste.



CS del museo 

In January 2017, The Met Breuer will present the first major retrospective in the United States of the Italian painter, sculptor, and installation artist Marisa Merz (born Turin, Italy, 1926). Marisa Merz: The Sky Is a Great Space will bring together five decades of work to explore Merz’s prodigious talent and influence. The exhibition will feature her early experiments with nontraditional art materials and processes, her mid-career installations that balance intimacy with impressive scale, and the enigmatic portrait heads she created after 1975.

The exhibition is organized by The Metropolitan Museum of Art, New York, and the Hammer Museum, Los Angeles.

Merz gained international prominence as part of the circle of artists associated with Arte Povera in the 1960s. An avant-garde movement that rejected Italy’s postwar material wealth in favor of “poor” materials, Arte Povera was identified with the radicalism of the student movement but proclaimed no stylistic or ideological credo except the negation of existing codes and art world limitations. As the sole female protagonist of the movement and one of the few Italian women at the time to present her work in major international venues, she showed a practice that was inflected by gender and cultural differences. Merz’s challenging and evocative body of work was deeply personal and decidedly anticareerist. Its consequence and scope also exceeded its occasionally diminutive scale. Ultimately, Merz’s work was as much a response to her own experience as it was to the art of her contemporaries, and her pioneering practice exists in the interstices between art and life that has become so central to contemporary art making.

Merz’s oeuvre, distinguished by incredible range and uncompromising consistency, often crystallizes the ephemeral and breaks down barriers between public and private space. Her early works started as an expansion of her domesticity, including the group of works in Untitled (Living Sculptures), soft yet sharp-edged tangles of sheet metal that first hung from the ceiling of her kitchen in the mid-1960s, and the group of delicate but powerful objects Merz made from nontraditional materials such as copper wire and knitting needles. In the mid-1970s, the artist began sculpting a series of small heads. Roughly modeled in unfired clay, sometimes coated with luminous pigments or gilding, and encased in wax, these Teste [Heads] have become emblematic of the artist and her more recent work. They also anticipate the return to figuration that was central to Italian art of the 1980s. Though seemingly a departure from the abstract nature of her early work, her Teste and the related, jewel-like portraits on paper demonstrate Merz’s lasting engagement with the possibilities of line as well as the indexical trace of the artist.

Marisa Merz: The Sky Is a Great Space is curated by Connie Butler, Chief Curator, Hammer Museum, and Ian Alteveer, Associate Curator, Department of Modern and Contemporary Art, The Metropolitan Museum of Art.

The exhibition will be accompanied by a catalogue published by the Hammer Museum, Los Angeles. The exhibition and publication were developed in close collaboration with Fondazione Merz, Turin.

Related programs include exhibition tours, family tours, a Drop-in Drawing course, and a MetSpeaks panel discussion.


#MarisaMerz
#MetBreuer

27/09/13

Duplicazione contemporanea - Un nuovo edificio per la Serpentine Gallery.

Fra pochi giorni, il 28 Settembre, la Serpentine di Londra raddoppia i suoi spazi con l’apertura del nuovo edificio della Sackler Gallery Serpentine, ristrutturato dal Premio Pritzker Architecture Zaha Hadid. Questo nuovo luogo espositivo, una piccola palazzina neoclassica in Kensington Gardens, amplia gli spazi della Serpentine con oltre novecento metri quadrati, affiancati anche da un bel bar e un ristorante. Si trova a pochi minuti a nord dall’edificio della storca Serpentine. Il nome è stato scelto in omaggio ai sostenitori del progetto Mortimer e Theresa Sackler.


L’intervento di ristrutturazione si integra abbastanza bene nonostante la forte differenza stilistica, una grande “tenda” bianca che si avvolge sull’antica struttura ottocentesca, in un fresco abbraccio cromatico.




Per l’occasione due mostre in antitesi temporale, la novantenne Marisa Merz e il giovanissimo Adrián Villar Rojas, a cui si aggiunge un intervento audio sul Serpentine Bridge, opera dell’autrice messicana Valeria Luiselli, la prima di una serie di passeggiate dedicata allo spazio fra la Serpentine e la Sackler.




serpentinegallery.org

14/09/11

Arte Povera 2011



Inizia dal Mambo il 24 Settembre la grande rassegna di eventi sull’ “Arte povera” a cura di Germano Celant, per proseguire poi al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli vicino a Torino, al MADRE – Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e alla Triennale di Milano.

Un grande focus con gli artisti più significativi di questo momento della storia dell’arte italiana del secolo scorso; Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zori.

Un gruppo di artisti nato come opposizione al sistema, erano il mitico 1967, che ora è perfettamente integrato nel sistema, cosa che fa riflettere su come le migliori intenzioni mutano col tempo.

Particolarmente interessante l’evento che si svilupperà al Castello di Rivoli con la mostra “Arte povera international”. Un particolare confronto fra gli artisti del gruppo poverista e altri artisti che operavano contemporaneamente. Tra i tanti ci saranno quindi diretti dialoghi con le opere di Vito Acconci, Carl Andre, John Baldessari, Dara Birnbaum, Daniel Buren, Lucio Fontana, Sol LeWitt, Walter De Maria, Rebecca Horn, On Kawara, Fausto Melotti, Berry Le Va, Keith Sonnier, Robert Barry e Andy Warhol.

Alla Triennale di Milano una mostra più tradizionale e storica. Al MAMbo di Bologna col titolo "Arte povera 1968" ci sarà la documentazione sul contributo critico e linguistico, di cui oggi restano ovviamente solo più le memorie, visto che ora tutti questi artisti sono pienamente imborghesiti, sostenuti da un mercato che detta leggi univoche e limitatrici al sistema artistico.

Gli spazi della Donnaregina a Napoli proporranno “Arte povera + Azioni povere 1968” mostra documentativa, legata agli eventi che si svolsero all’Arsenale di Amalfi nel 1968.

Nella capitale una vasta panoramica divisa fra il MAXXI e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Quindi se siete fra quelli che ancora non hanno visto le opere di questi artisti, potete approfittare di questa grande rassegna, a cui sono anche proposti incontri, giornate di studi e una serie di installazioni e azioni per ricordare i bei tempi andati dell’Arte Povera, che ora è molto ricca.

Chissà se i giovani artisti di oggi avranno la stessa “fortuna”.