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Visualizzazione post con etichetta Tommaso Calabro. Mostra tutti i post
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06/07/24

Harold Stevenson torna a Venezia



L'elegante sede veneziana della galleria Tommaso Calabro ospita una sensuale mostra dell’artista americano Harold Stevenson (1929-2018) uno dei più interessanti esponenti della cultura d’avanguardia del secondo dopoguerra, amico intimo di Andy Warhol e noto per i suoi provocatori dipinti di nudi maschili. Supportato dai galleristi Alexander Iolas e Iris Clert, Stevenson espone a New York, Parigi e Atene, entrando nelle collezioni dei più importanti musei americani, inclusi il Guggenheim e il MoMA di New York.




“Harold Stevenson” è la prima mostra monografica in Italia dedicata all’artista, con una selezione di dipinti realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta. Tra questi, si ritrovano i celebri nudi, il suo capolavoro The Altar of Peace (1972) – drammatica riflessione sulla guerra del Vietnam – e alcune delle sculture in vetro create insieme a Gino Cenedese a Murano nel 1968.




Il rapporto di Stevenson con Venezia inizia nel 1962 proprio a San Polo, quando, al fianco di artisti quali Yves Klein e Jean Tinguely, espone alla Piccola Biennale, organizzata da Iris Clert in parallelo alla 31a edizione della Biennale Arte. Grazie a Clert, Stevenson torna a Venezia nel giugno 1964 per partecipare alla mostra collettiva Biennale Flottante. E proprio nella galleria parigina di Clert nel 1969 Stevenson realizza il suo omaggio a Venezia, esponendo i vetri realizzati insieme a Cenedese, in cui si riassume il suo amore per la città e la sua affascinante storia centenaria.
 

24/01/24

Tommaso Calabro r-apre con Tiger Tateishi


Tiger Tateishi -  Mao's Ecstasy, 1970

Domani a Milano apre la nuova sede della galleria Tommaso Calabro che si è spostata negli ampi spazi in Corso Italia 47,  si inizia con una mostra su "Tiger Tateishi".

Pittore, mangaka, illustratore e ceramista, l'artista giapponese Tiger Tateishi (1941-1998) si distinse per il suo eclettismo nella scena artistica della seconda metà del secolo scorso, tra Tokyo e Milano. Artista poliedrico e immaginifico, Tateishi rielaborò in un universo sincretico i simboli della cultura asiatica con ispirazioni dai movimenti artistici occidentali che più lo affascinavano, come la Pop Art, l’Anti-Arte, il Cubismo, il Surrealismo e la Metafisica.

Questa mostra rende omaggio a Tiger Tateishi con una selezione di dipinti e opere su carta realizzati tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta: dai disegni firmati 'Tiger Pinxit' e le prime, rare litografie, ai celebri dipinti "a vignette", caleidoscopi di immagini e icone della contemporaneità, in cui convergono le grandi passioni dell’artista: il surrealismo, la fantascienza e i fumetti.

Inaugurazione Giovedì 25 gennaio 2024 / Ore 12:00 - 20:00 

26 gennaio - 23 marzo 2024 

Corso Italia 47, 20122 Milano 


21/03/23

Alekos Fassianos Tommaso Calabro a Milano


 Anche questa volta la galleria Tommaso Calabro presenta un progetto speciale, molto ben allestito e curato. 

Sono state selezionate alcune opere di Alekos Fassianos (1935-2022), per una personale, vagliate con la collaborazione della Alekos Fassianos Estate.



Dopo quasi cinquant’anni la città di Milano accoglie di nuovo una personale di questo ricercato artista, con oltre quaranta dipinti, opere su carta e pezzi di design realizzati tra la fine degli anni sessanta e i primi anni duemila.

Si tratta di un affascinante viaggio all'interno dell'immaginario lirico di Fassianos, che combina memoria e mitologia, sacro e profano, classicità e ordinarietà. 


Galleria Tommaso Calabro

Orari di apertura  martedì - sabato: ore 11:00 - 19:00  lunedì: su appuntamento

Piazza San Sepolcro 2

20123 Milano

29/11/22

Le "sculture bidimensionali" di Pietro Consagra alla galleria Tommaso Calabro

Con piacere oggi la pagina di do@time ospita un articolo della divulgatrice d'arte Enrica Savigliano, eccovi il suo testo a seguito della vista alla galleria Tommaso Calabro di Milano effettuata la settimana scorsa. 



Nella galleria milanese Tommaso Calabro sono ospitate fino al 10 dicembre 2022 opere di Pietro Consagra (1920-2005), protagonista del rinnovamento dell’astrazione in scultura del secondo Novecento.

Il progetto espositivo Immagini vaganti, curato da Paola Nicolin con il supporto dell’Archivio Pietro Consagra e dell’Archivio Ugo Mulas vuole mostrare un percorso che schiarisce il processo di creazione del linguaggio visivo del maestro siciliano.

Come un’indicazione all’inizio di un cammino, troviamo ad accoglierci Spessori in prospettiva (1968), che contiene un gruppo di sculture dorate: un quadrato, una stella, un triangolo e un cerchio s’allungano nelle loro porzioni con uguale profondità.


Nella prima sala, una gigantografia della foto in bianco e nero di Ugo Mulas della personale milanese di Consagra alla Galleria dell’Ariete del 1967 riempie lo spazio lungo il muro laterale. All’interno della fotografia si vede Inventario n.1 (1966-67), che ritorna nelle sue sei sculture fatte di lastre in legno colorate appese alle pareti della galleria, creando così un segnaposto nella storia dei suoi allestimenti.

Nello spazio a venire si dispiegano una selezione di sculture dalle serie iniziate negli anni Sessanta Ferri, Controluce e Giardini, piastre sottili di acciaio create per la visione frontale o, persino bifrontale, come Piano sospeso bianco (1964), una scultura fatta di un piano di legno perforato e tagliato che scende giù appesa al centro della sala.

Successivamente, una dimensione più intima e domestica ospita una anche meno conosciuta serie: dei mobili di colori accesi pensati per la sua casa e il suo studio raccolgono il segno grafico del suo linguaggio, fatto di forme che si ripetono in, da o fuori se stesse. Grandezze opposte sono presentate in uno dei pezzi di design: un mobile rosa senza ante abbastanza grosso da contenere alcune delle lamine traforate della serie Sottilissime, realizzate dagli anni Settanta.


La sottigliezza è la caratteristica principale verso cui tendono le sue opere, motivo per cui Carla Lonzi le chiamerà “sculture bidimensionali”. Consagra si serviva infatti del disegno come strumento di ricerca per giocare sull’errore e il ripensamento, per la creazione di un immaginario che riversava nella produzione sia scultorea che pittorica. Nella tela Fondo nero (cinque immagini) (1981) diventa ben visibile la traccia lasciata dal colore di un gesto spontaneo che forma accorpamenti di segni di colori brillanti e a tratti contrastanti, di solchi che s’arricciano su se stessi o ritornano indietro.



Le indicazioni del suo linguaggio fermate su questa tela dal fondo scuro sono il risultato di un processo avvenuto con spensieratezza e gioco nella Minneapolis del 1967, quando a Consagra venne in mente di realizzare la serie di Lenzuoli per amici e parenti. Le stoffe dipinte con colori lavabili sono esposti come arazzi che pendono dal soffitto della sala fulcro della mostra, poiché con questa serie di opere inizia la ricerca della curatrice Nicolin, da cui poi nasce il progetto della mostra. Una serie di lavori nati per funzione e finalità diverse, più intime e private rispetto a quello per cui è noto il grande scultore Consagra, autore di Giallo Mori - Nembro Rosato (1977), le due grandi sculture bifrontali in marmo installate verso piazza Duomo a Milano.

Nell’ultima sala, Ferro trasparente rosa chiaro (1967) è installato su di un plinto verde acido, che distrae dai connotati raffinati della stanza del piano nobile in cui è immersa la sottile e traforata scultura.

Chiude così il percorso espositivo, con lo stesso verde che ci ha accolti all’inizio, quello della struttura su cui sono poggiate Spessori in prospettiva, quello di un allestimento che rimanda alla dimensione giocosa delle immagini vaganti di Pietro Consagra.


12/02/20

Casa Iolas apre a Milano, ma citofonate a Vezzoli ...



Dopo l'esperienza curatoriale al Museo d'Orsay ora Francesco Vezzoli prosegue con un progetto dedicato al gallerista e collezionista greco Alexander Iolas (1907-1987), con un allestimento di Filippo Bisagni presso l'elegante galleria d’arte Tommaso Calabro.  

Alexander Iolas fu uno dei più importanti mercanti d’arte della seconda metà del Novecento. Tra i primi a creare un sistema internazionale di gallerie satelliti, introdusse il Surrealismo negli Stati Uniti e organizzò la prima mostra personale di Andy Warhol. Amico e sostenitore di alcuni dei più grandi artisti del suo tempo, Iolas iniziò tuttavia a essere dimenticato subito dopo la sua morte. La stessa sorte toccò alla sua casa di Atene, Villa Iolas, la cui inestimabile collezione d’arte venne saccheggiata e andò in gran parte dispersa.  

Risultato di una ricerca sull’attività espositiva di questo visionario mercante d’arte, Casa Iolas. Citofonare Vezzoli intende rievocare gli spazi perduti della sua leggendaria abitazione. Attraverso lo sguardo di Vezzoli, artista che da sempre si interroga sulle complessità psicologiche di personaggi celebri, la mostra propone la riscoperta di una figura cardine del mercato dell’arte novecentesco. Con questo progetto Tommaso Calabro continua il suo iter espositivo finalizzato a valorizzare alcuni dei galleristi più importanti, ma spesso parzialmente dimenticati, del ventesimo secolo. Casa Iolas. Citofonare Vezzoli è il secondo capitolo di un percorso avviato dalla galleria nel 2018 con la mostra inaugurale dedicata all’italiano Carlo Cardazzo (1908-1963).

Nato nel 1907 ad Alessandria d’Egitto con il nome di Costantino Koutsoudis in una famiglia greca di commercianti di cotone, Alexander Iolas, come si farà chiamare più tardi, mostra fin da ragazzo una predisposizione per la musica e la danza. Contro il volere della famiglia, all’età di diciassette anni si trasferisce a Parigi e poi a Berlino, dove lavora come ballerino professionista. Con l’avvento del nazismo, si sposta nuovamente a Parigi, città in cui avviene il suo primo incontro con l’arte. A Montparnasse acquista la sua prima opera d’arte, un dipinto di Giorgio de Chirico intravisto nella vetrina di una galleria in Rue Marignan. Durante gli anni di permanenza nella capitale francese, Iolas si avvicina alla corrente Surrealista e stringe amicizie con i più importanti artisti dell’epoca, tra cui Georges Braque, Man Ray, Pablo Picasso e de Chirico stesso. Nel 1944 si trasferisce a New York, dove balla alla Metropolitan Opera. In seguito a un infortunio al piede, decide di intraprendere una nuova carriera nell’arte lavorando come gallery manager alla Hugo Gallery, che dirigerà per i successivi dieci anni. Qui dedica mostre agli artisti surrealisti incontrati a Parigi, tra cui Max Ernst (1946), René Magritte (1947) e Victor Brauner (1947) e, nel 1952, organizza la prima personale di Andy Warhol, dedicata a una serie di disegni ispirati ai testi di Truman Capote. Grazie alla sua personalità istrionica e a un infallibile acume commerciale, Iolas si fa presto strada nella scena artistica newyorkese, fino a inaugurare un suo spazio nel 1955 insieme all’ex ballerino Brooks Jackson, la Jackson-Iolas Gallery. Negli anni successivi, apre una rete internazionale di gallerie d’arte (Parigi, Ginevra, Milano, Madrid, Roma e Atene), dove mostre di Brauner, Copley, Fontana, Yves Klein, Kounellis, Magritte, Raysse, Matta, Nicky De Saint Phalle e molti altri si susseguono senza sosta per anni. Nel 1976, alla morte dell’amico Max Ernst, Iolas chiude tutte le sue gallerie in Europa, mantenendo una promessa fatta all’artista.  

Negli anni Settanta Iolas realizza il sogno di creare una casa ad Atene dove racchiudere la sua vasta collezione. Villa Iolas, costruita nel quartiere popolare di Aghia Paraskevi su un’estensione di 700 metri quadrati e interamente ricoperta di marmo bianco, ospitava l’inestimabile collezione del gallerista. Nelle sue numerose stanze, antichità greche, egizie, romane, bizantine e orientali trovavano spazio accanto alle opere dei più importanti artisti moderni. Nonostante Iolas avesse espresso la volontà di lasciare la propria collezione al governo greco, lo Stato non riconvertì mai la sua casa in un museo, condannandola a un triste destino di abbandono e vandalismo. Ad eccezione di alcune opere donate da Iolas al Centre George Pompidou e delle 44 opere donate al Macedonian Museum of Contemporary Art, il resto della sua collezione venne venduto dagli eredi o andò disperso.

Uomo istrionico, capace di incantare i salotti culturali internazionali in cinque lingue diverse con un innegabile savoir faire , Alexander Iolas ha determinato il corso del mercato dell’arte del secondo Nocevento. La galleria Tommaso Calabro ne rievoca la vita e la personalità esponendo opere di alcuni degli artisti da lui esposti: Victor Brauner, William N. Copley, Giorgio de Chirico, Max Ernst, Lucio Fontana, Paul Klee, Yves Klein, Les Lalannes, René Magritte, Georges Mathieu, Roberto Matta, Eliseo Mattiacci, Pino Pascali, Man Ray, Martial Raysse e Fausta Squatriti. Nelle sale della galleria Tommaso Calabro trasformate nelle stanze di Villa Iolas, Francesco Vezzoli intesserà un dialogo con l’universo del gallerista greco inserendo in mostra alcune sue sculture recenti, di cui due inedite, e tre nuove opere a ricamo realizzate per l’occasione. Secondo Vezzoli “Casa Iolas vuole essere non solo un omaggio a un grande gallerista quasi dimenticato, ma anche a u na cultura galleristica basata su relazioni personali di amicizia, fiducia e stima reciproche, che il sistema del mercato dell’arte contemporaneo sembra aver definitivamente cancellato. Per questo motivo ho voluto omaggiare la figura di Iolas nella sua int erezza, come gallerista e collezionista, come dandy del mercato dell’arte e come esteta.”  

Villa Iolas verrà idealmente rievocata attraverso un allestimento che andrà a operare su tre livelli attraverso opere di artisti esposti da Iolas, opere di Francesco Vezzoli e complementi d’arredo che ripropongono l’estetica di Villa Iolas. Il percorso allestitivo, che coinvolgerà tutti gli spazi della galleria Tommaso Calabro, sarò scandito in ogni stanza da punti focali in cui i tre livelli si fondono in vere e proprie installazioni scenografiche. 

La mostra sarà arricchita dall’esposizione di materiale d’archivio di alcune delle mostre delle gallerie Iolas. Il progetto sarà accompagnato da un prezioso catalogo interamente illustrato con testi di Luca Massimo Barbero.  

La mostra chiuderà l’8 giugno, giorno del trentatreesimo anniversario della morte di Alexander Iolas. 

12/11/19

Aricò e Castelli Ferrieri da Tommaso Calabro





La galleria Tommaso Calabro presenta una bella mostra sul rapporto culturale e creativo di Rodolfo Aricò (1930-2002) e Anna Castelli Ferrieri (1918-2006), curata da Paola Nicolin, prima tappa di un progetto di esposizioni sul dialogo tra maestri/e dell'arte, dell'architettura e del design del secondo dopoguerra italiano.




A partire dagli anni Sessanta, Rodolfo Aricò crea tele sagomate che combinano un forte rigore geometrico a una sospesa ambiguità percettiva. Progettate applicando i principi dell’assonometria e caratterizzate da una monocromia solo apparente. A cavallo tra pittura, scultura e architettura, queste opere rinnovano le categorie tradizionali della storia dell’arte.



Nella stessa Milano di Aricò, Anna Castelli Ferrieri, direttrice artistica di Kartell dal 1976 al 1987, è figura femminile centrale di un rinnovamento legato al mondo dell’architettura e del design. La sua formazione tra arti diverse la porta a concepire architetture, allestimenti e arredi che si interrogano su cosa sia il progetto di design, a che cosa serva e a chi è destinato. L’utilizzo di forme geometriche semplici si combina a un’attenta ricerca su materiali nuovi, in primis la plastica, di cui Anna Castelli sfrutta la versatilità per sovvertire idee, pregiudizi e comportamenti attorno all’oggetto di valore.
  



Piazza San Sepolcro, 2 – 20123 Milano
La mostra sarà visitabile fino al 23 Novembre 2019.