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Visualizzazione post con etichetta John Ruskin. Mostra tutti i post
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01/03/18

Le pietre di Venezia a Palazzo Ducale


E' stato uno dei libri culto della storia dell'arte e ora diventa una stupenda mostra che John Ruskin “torna” a Venezia in una grande mostra a Palazzo Ducale.

 John Ruskin Ca’ d’Oro, 1845 Matita, acquerello, tempera su carta grigia, 476 x 330 mm 
Ruskin Foundation (Ruskin Library,Lancaster University), Lancaster© Ruskin Foundation, Lancaster

CS
Per la prima volta in Italia, un evento internazionale punta i riflettori su Ruskin-artista e sul suo rapporto con la città lagunare.
Cosa sarebbe il mito di Venezia senza John Ruskin, cantore della bellezza eterna della città, tanto più affascinante ed estrema perché colta nella sua decadenza? Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, l’inglese John Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, “Le pietre di Venezia”: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.
Ruskin, ammirato da Tolstoj e da Proust, capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, torna ora a Venezia nei luoghi della sua ispirazione; torna a Palazzo Ducale, edificio emblematico che egli esplorò a lungo da angolazioni diverse: taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi. Ad ospitarlo è la sequenza di sale e loggiati tante volte raffigurati, ove la scenografia di Pier Luigi Pizzi dà risalto alle presenze architettoniche e scultoree della Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava e che desiderava preservare dall’oblio.

“[Venezia] giace ancora davanti ai nostri sguardi come era nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il languido riflesso nella laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l’ombra. Vorrei tentare di tracciare le linee di questa immagine prima che vada perduta per sempre, e di raccogliere, per quanto mi sia possibile, il monito che proviene da ognuna delle onde che battono inesorabili, simili ai rintocchi della campana a morto, contro le pietre di Venezia” John Ruskin, The Stones of Venice, vol. I, ch. I, § 1

Voluta da Gabriella Belli quale tributo alla conoscenza e al mito di Venezia, la mostra è curata da Anna Ottani Cavina: prima presentazione a tutto campo, in Italia, dell’opera di un artista che “ha valicato ogni confine in nome di una visione interdisciplinare, praticata quando il termine ancora non c’era”.


Joseph Mallord William Turner Venezia, Punta della Dogana e Santa Maria della Salute, 1843 Olio su tela, 62 x 93 cm 
The  National Gallery of Art, Washington Given in memory of Governor Alvan T. Fullerby The Fuller Foundation, Inc.
Pervaso da spirito religioso maturato nell’Inghilterra vittoriana, animato da una visione etica, che lo spinse ad agire sul piano sociale e politico con l’obiettivo utopico di una società organica e felice per tutti (tanto che Gandhi ne sarà incantato), strenuo oppositore del meccanicismo e del materialismo che vedeva diffondersi, Ruskin nel corso della sua vita opera e s’interroga sulle questioni sociali, sull’arte, sul paesaggio e sulla Natura; scrive di mineralogia e di botanica, così come di economia, architettura e restauro, preoccupato che le tecniche allora in uso finissero con il cancellare gli edifici medievali.

16/09/13

Arts and Crafts alla Whitechapel, Presente e passato del design inglese


In un’epoca così articolata e complessa, tutta la storia passata, prende ora una nuova luce; con uno spirito innovativo e una visione ampia, la Whitechapel Gallery proporrà nei suoi spazi, dal 17 Settembre al 1 Dicembre la  mostra “Contemporary Art Society: Nothing Beautiful Unless Useful” che attraversa la storia inglese dai Preraffaelliti a L.S. Lowry, passando dalla squisita tradizione dei bicchieri e pentole vittoriane alla produzione di manufatti contemporanei. Un interessante percorso sui manufatti e sulla loro estetica, un’iniziativa che vuole analizzare il senso estetico e il gusto che si è diffuso in questi ultimi secoli, la sua nascita e la sua trasformazione.

Punti salienti della mostra sono le opere su carta di Edward Burne-Jones e Ford Madox Brown, gli acquerelli di John Ruskin e William Holman Hunt, che sono stati utilizzati per favorire la conoscenza e l'amore per l'arte e la bellezza tra i lavoratori. Mentre le opere di Frank Brangwyn, Jacob Kramer e Edward Wadsworth presentano raffigurazioni grintose di vita quotidiana, rappresentando fabbriche e densi paesaggi industriali. Molto belle sono le fotografie di Humphrey Spender, interessante poi un film di Humphrey Jennings dedicato al contesto sociale e culturale dell’epoca, raffiguranti la vita di tutti i giorni, dai bambini che giocano per strada alle allegre scene nei pubs.

L’evento è realizzato con la Contemporary Art Society che sostiene musei e gallerie in tutto il Regno Unito con finanziamenti pubblici, donazioni, azioni di sensibilizzazione e consulenze.  Il progetto espositivo è sostenuto dall’ Arts Council England che ha creato quattro borse curatoriali, di cui questa è la prima iniziativa. Essa consentirà una serie di incontri, manifestazioni e la realizzazione di un catalogo che raccoglierà tutto il materiale.