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Visualizzazione post con etichetta Castello di Rivoli. Mostra tutti i post
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21/07/26

Un Castello per l'autunno!

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (mortificatio, imperfectio, putrefatio, combustio, incineratio, satisfactio, confirmatio, compositio, inventio, dispositio, actio, mneme), 1970-71Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-TorinoFoto Paolo Pellion 

 
“Costruire una collezione pubblica oggi significa molto più che custodire un patrimonio. Significa mantenerlo vivo, rinnovarne continuamente il racconto e metterlo in relazione con le domande del presente attraverso nuove produzioni, riallestimenti e acquisizioni, ma anche saper far nascere una collezione, facendo da garante tra artista e istituzione, assumendosi la responsabilità di un bene pubblico e continuando, al tempo stesso, a disegnare nuovi percorsi.”   Francesca Lavazza, Presidente
 
“Commissionare nuove opere e conservare il patrimonio sono due espressioni della stessa responsabilità pubblica, non due attività distinte. Da una parte il Museo produce il presente; dall’altra custodisce la memoria affinché continui a generare futuro.”
Francesco Manacorda, Direttore
 
La stagione autunnale del Castello di Rivoli si sviluppa proprio lungo questa idea, intrecciando più interventi complementari che definiscono una nuova fase del percorso espositivo: la terza edizione di Inserzioni, il programma di commissioni ideato da Francesco Manacorda; il nuovo riallestimento della Collezione dedicato all’Arte povera; una sala di Giulio Paolini in memoria del collezionista Gino Viliani; una nuova edizione di Il Castello Incantato con una sala in omaggio a Remo Salvadori; e la presentazione delle opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026. Progetti differenti che condividono un’unica visione: quella di un museo nel quale la Collezione non rappresenta un punto di arrivo, ma uno spazio di ricerca in continua trasformazione.
 
 
INSERZIONI | Il museo come luogo di produzione
Primo e secondo piano, Edificio Castello
dal 25 settembre
 
Giunta alla sua terza edizione, Inserzioni conferma il proprio ruolo di laboratorio permanente del Castello di Rivoli. Pensato per invitare artisti contemporanei a confrontarsi con l’architettura incompiuta del Castello e con il percorso della Collezione, il progetto trasforma periodicamente le sale del Museo in una mostra in costante evoluzione.
 
Le nuove commissioni di Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu affrontano alcune delle questioni più urgenti della contemporaneità: la migrazione delle persone e delle forme culturali, il rapporto tra architettura e costruzione dell’identità, la memoria come materia attiva del presente e le strutture invisibili che regolano la società globalizzata. Pur attraverso linguaggi profondamente differenti, le tre artiste condividono una riflessione sullo spazio come dispositivo culturale e politico. La casa, il museo, l’architettura diventano luoghi nei quali si sedimentano appartenenze, gerarchie, ricordi e forme di potere.
 
Per Haris Epaminonda, il Castello diventa un portale che mette in dialogo la sala sontuosamente decorata di Juvarra con Casa Mollino, rivelando corrispondenze inaspettate tra due modi radicalmente diversi di costruire lo spazio come rappresentazione dell’identità e, attraverso la frammentazione, aprendolo a molteplici letture e narrazioni.
 
La nuova opera commissionata a Sung Tieu, un’installazione site-specific realizzata per il Castello di Rivoli, indaga sulle forze che plasmano la memoria collettiva e il senso di appartenenza. Attraverso un intervento architettonico, l’opera riflette su come le storie siano radicate negli spazi, nelle strutture e nell’esperienza vissuta.
 
Utilizzando la Piramide di Memphis sia come protagonista che come monumento, Christelle Oyiri ripercorre il destino dei simboli nel cinema, nella scultura e nelle installazioni. Il suo lavoro segue la trasformazione delle architetture sacre in spettacolo commerciale, interrogandosi su come la fede riesca a sopravvivere alle fratture storiche mutando continuamente attraverso la musica, la cultura popolare e gli immaginari della diaspora nera.
 
 
ARTE POVERA | Conservare significa continuare ad attivare
Primo e secondo piano, Edificio Castello
Da luglio 2026
 
Accanto alle nuove commissioni, il Museo presenta un importante riallestimento di opere di Arte povera in Collezione. Il nucleo storico dell’Arte povera costituisce una delle identità fondative del Castello di Rivoli. Non soltanto perché il Museo conserva una delle raccolte più importanti dedicate ai pionieri del gruppo, ma anche perché fu proprio l’importanza internazionale di questo movimento a dare una forte spinta all’istituzione del Museo aperto nel 1984. Il nuovo percorso assegna a ognuno degli artisti uno spazio autonomo, valorizzando capolavori della Collezione, incluse quelle in comodato da Fondazione Arte CRT. Accanto alle opere di Alighiero Boetti, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto, tutti al primo piano, i nuovi allestimenti al secondo piano presentano opere di Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, oltre a una sala dedicata a Emilio Prini (da ottobre 2026) costituendo una vera e propria mostra del gruppo artistico.
 
Il riallestimento riafferma il ruolo del Museo come garante della conservazione, dello studio e della piena accessibilità di un patrimonio pubblico che continua a parlare al presente. Nell’ambito dei riallestimenti che valorizzano il ruolo di Torino quale fucina creativa, da ottobre 2026, per la prima volta al Castello di Rivoli una sala sarà inoltre dedicata a Carol Rama, tra le più grandi artiste del Novecento.
 
 
GIULIO PAOLINI: IN DUE ATTI
In memoria di Gino Viliani
 
A cura di Marcella Beccaria e Andrea Viliani
Secondo piano, Edificio Castello, Sala 22
Atto I: da luglio 2026
Atto II: da ottobre 2026
 
Nel contesto dei riallestimenti della Collezione, il Castello di Rivoli dedica una sala a Giulio Paolini che si sviluppa in due atti. Per il primo atto del progetto, già in corso dall’estate, l’artista ha individuato Contemplator enim e In esilio, installazioni pre-esistenti che diventano dispositivi ambientali per esporre altre sue opere. Nel secondo atto del progetto, da ottobre 2026, queste installazioni accoglieranno un gruppo di opere appartenute a Gino Viliani, suo appassionato collezionista, promesse in dono al Museo. “Paolini trasforma così la sala – dichiarano i curatori Beccaria e Viliani – in un meccanismo allestitivo e narrativo in cui riunire, come se fossero su un unico palcoscenico, luoghi, persone e ruoli diversi, quali lo studio dell’artista, la stanza della casa, la sala del museo, o l’autore, il collezionista, il curatore e il pubblico”.
 
 
IL CASTELLO INCANTATO | Il museo come palestra pedagogica
Con la collaborazione curatoriale di Marcella Beccaria, Francesco Manacorda, Paola Zanini
Terzo piano, Edificio Castello
Da settembre 2026
 
Il Castello Incantato è un progetto non solo espositivo, ma anche educativo, ideato e allestito con non-adulti coinvolti nel processo di avvicinamento all’arte contemporanea. Il progetto individua nei più giovani i visitatori ideali del museo presente e di quello futuro. Il Castello Incantato si ispira all’idea di agorà, la principale piazza pubblica nelle città dell’antica Grecia, promuovendo l’idea di museo quale luogo di incontro e confronto, palestra pedagogica, esperienziale, inclusiva e scuola di cittadinanza.
 
Per la nuova edizione 2026, Il Castello Incantato propone un percorso espositivo incentrato su importanti artiste e artisti, le cui opere hanno contribuito in maniera fondamentale alla storia della collezione e delle mostre del Castello di Rivoli. Il progetto presenta lavori di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi. Ospiti speciali dell’edizione 2026 sono Peter Friedl con No prey, no pay, grande installazione ispirata ai pirati e alle loro storie dimenticate e Rivane Neuenschwander con dream.lab. Il progetto di Neuenschwander prende spunto dalle creature e dai mostri che abitano i sogni dei bambini. Questa nuova versione dell’opera prodotta dal Museo si ispira anche a disegni dei bambini del territorio, che hanno partecipato a laboratori e workshop del Dipartimento Educazione su indicazione dell’artista.
 
 
CONTINUO INFINITO PRESENTE | Omaggio a Remo Salvadori
In collaborazione con Archivio Remo Salvadori
Terzo Piano, Edificio Castello, Sala 35
 
Nel contesto di Il Castello Incantato, una sala è dedicata a Remo Salvadori, purtroppo scomparso durante la preparazione del progetto. “Ricercando la dimensione spirituale nel reale,” dichiara Marcella Beccaria “Salvadori ha tracciato un percorso di rara profondità etica e coerenza. Già avviata in stretto dialogo con Remo e sviluppata poi in collaborazione con il suo Archivio grazie a Sally Benjamin Salvadori, questa sala è un omaggio a un grande artista la cui visione continuerà a risplendere”. Il nuovo allestimento include La stanza delle tazze, 1985-86, importante lavoro sul colore e le forme ispirato ai principi antroposofici di Rudolf Steiner. Insieme a quest’opera appartenente alla Collezione del Castello e di grande rilevanza nella produzione dell’artista, sono presentate lavori in prestito dall’Archivio Salvadori.
 
Premio Piero Siena 2026 — Stefano Bernardi e Samira Mosca
A cura di Federica Lamedica
Primo Piano, Edificio Castello, Sale 15 e 16
Dal 25 settembre
 
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, Ripartizione Cultura italiana, e Museion – Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano, il Castello di Rivoli collabora all’edizione 2026 del Premio Piero Siena, nell’ambito di un accordo attraverso il quale la Provincia acquisisce e dona ai musei partner opere di artiste e artisti operanti in Alto Adige, dopo un processo di selezione condotto con i musei stessi. Gli artisti vincitori sono Stefano Bernardi (Bolzano, 1970) per il Castello di Rivoli e Samira Mosca (Bolzano, 1995) per il Museion. Dopo una prima presentazione al pubblico presso il Centro Trevi di Bolzano nell’estate 2026, le opere premiate sono esposte nelle Sale storiche del Castello di Rivoli, la cui collezione permanente acquisisce l’opera di Bernardi.

31/07/25

Iscrizioni al Castello di Rivoli

 


Il Castello di Rivoli presenta, nel solco dei festeggiamenti dei quarant’anni dell’istituzione, la nuova serie Inserzioni, un nuovo formato volto a commissionare ad artisti contemporanei un’opera pensata per il Castello. Gli artisti coinvolti nella prima edizione del progetto sono: Guglielmo Castelli (Torino – Italia, 1987), Lydia Ourahmane (Saïda – Algeria, 1992) e Oscar Murillo (Valle del Cauca – Colombia, 1986). In concomitanza con Inserzioni, il Museo presenta anche l’opera vincitrice del premio Collective 2025, Culture Lost and Learned by Heart: Butterfly, 2021, di Adji Dieye (Milano – Italia, 1991) e la recente acquisizione tramite il bando PAC del Ministero della Cultura italiano di Mare con gabbiano, 1967, di Piero Gilardi (Torino – Italia, 1942-2023) e di a.C., 2017, di Roberto Cuoghi (Modena – Italia, 1973).
 
Inserzioni introduce nuove commissioni nel tessuto della Collezione del Castello di Rivoli, invitando una selezione di artisti particolarmente rilevanti oggi a intervenire ciascuno in una sala del Museo per relazionarsi con l’architettura aulica, la storia espositiva del museo e le altre opere attualmente allestite. Il format, della durata di sei mesi e rinnovato due volte l’anno, trasforma sale tradizionalmente dedicate alla Collezione in una mostra collettiva in continua evoluzione, portando le nuove voci a cui normalmente i musei dedicano una sala a parte al centro della narrazione istituzionale. Questo permette di arricchire l’offerta culturale degli allestimenti della Collezione con artisti, movimenti e aree geografiche finora non pienamente rappresentati nella storia espositiva e nel patrimonio artistico del Museo.
 
Ispirandosi alla formula inaugurata dal primo direttore Rudi Fuchs per la prima mostra Ouverture del 1984, ogni artista è invitato a creare un’opera specificamente concepita per una delle sale auliche del Castello, quasi a collaborare con esse, attraverso il tempo storico. Come per la prima mostra, gli artisti vengono messi al centro del progetto, sottolineando il valore delle ricerche individuali di ciascuno di loro. Il Museo intende mantenere la sua caratteristica apertura alle voci degli artisti come momento chiave nella scrittura della storia dell’arte. Questo modus operandi incorpora oggi principi di grande urgenza come quelli di inclusione, apertura ad altre culture e approcci e partecipazione sociale e culturale.
 
Una delle particolarità del Castello di Rivoli è il suo carattere di luogo non finito. Questa sua caratteristica lo trasforma in un “contenitore” che gli artisti possono letteralmente o metaforicamente completare inserendosi, così da far nascere esperienze e allestimenti unici. Spesso le opere sono arricchite dal dialogo con le sale in cui vengono allestite e, viceversa, le sale a volte diventano più forti grazie agli interventi artistici in esse contenuti.
 
Inserzioni apre al pubblico da venerdì 26 settembre 2025 sino a febbraio 2026.
Il progetto è sostenuto da Radical Commissioning Group, un gruppo ristretto di benefattori che crede, come il Museo, nella necessità di dare carta bianca agli artisti per creare opere visionarie, dando allo stesso tempo la possibilità all’istituzione di espandere la propria voce.

 
Guglielmo Castelli
Guglielmo Castelli ha lavorato a un nuovo corpo di opere da inserire nella sala affrescata dedicata ai Continenti. L’artista presenta una nuova serie scultorea, che vede alcuni dei personaggi che popolano i suoi dipinti sfuggire da essi per esibire in forma bidimensionale in curiosi ambienti tridimensionali un’idea di infanzia silenziosa e d’attesa. Realizzate su ritagli di carta, le figure umane delle opere sono coreografate attorno a piccole maquette di tavoli progettati dall’artista di un ambiente casalingo e teatrale immaginario. Alle pareti, una serie di nuovi dipinti – tra cui uno monumentale di oltre tre metri – raffigurano le atmosfere fantastiche e condensate tipiche di Castelli in cui si svolgono molteplici azioni, ripetute cadute e altrettanti fallimenti. Nella sala adiacente, lunga e sottile, sono esposte alcune opere su carta e per la prima volta una speciale presentazione dei materiali preparatori e dei quaderni di schizzi di Castelli, che comprendono studi per i personaggi del suo mondo inventato, apparenti scarti che divengono ecosistema e stratificazione insieme a prove di composizione che rivelano il processo di realizzazione dei suoi quadri.
 
Lydia Ourahmane
La nuova commissione di Lydia Ourahmane è realizzata in collaborazione con la sorella Sarah Ourahmane, compositrice e musicista. Una composizione scritta per tre cantanti ipovedenti si sviluppa in tre stanze del museo. Appena visibile ma percepibile al tatto, la partitura è incastonata nelle pareti di ogni stanza e rimane dunque permanentemente a disposizione per future esecuzioni. Per leggere la partitura, ogni cantante si muove lungo i muri o le ringhiere del Castello, seguendo con il tatto le frasi musicali. Negoziando i limiti della composizione come linguaggio e della composizione in braille come mezzo, la partitura viene interpretata dai cantanti mentre si muovono. Il margine dell’interpretazione è aumentato dalla coreografia spaziale, poiché i cantanti camminano mentre cantano. Quando si traduce una frase musicale in Braille, la cella a sei punti riporta uno dopo l’altro vari dati: l’altezza e il ritmo di ogni nota, oltre alla chiave e all’ottava in cui è scritta la composizione. Le partiture si presentano come un’unica riga con le note, la loro durata, l’altezza in ottave, le legature, le pause e le istruzioni interpretative comunicate in sequenza. Riducendo la quantità di ornamenti o istruzioni interpretative, ogni cantante apporta la propria logica personale a ogni frase. Il coro di elementi composto dall’architettura, lo spazio e il corpo inoltre contribuisce a dare forma alla partitura. I cantanti devono quindi memorizzare gli elementi distinti e poi ricomporli, creando una possibilità amplificata di entropia, di evoluzione e di sviluppo.
 
Oscar Murillo
In seguito a una visita al Museo, Oscar Murillo ha scelto la Sala 18 come ambientazione per la sua installazione immersiva site-specific, A see of history, 2025. L’opera riunisce 48 dipinti della serie Disrupted Frequencies di Murillo in un grande piano dipinto che invita i visitatori a esperire l’opera dal basso, come un affresco caduto e sospeso nel tempo. Composta da un arazzo di tele intrecciate - provenienti dal database Frequencies di Murillo – l’installazione esplora una tensione tra visione e vastità, immaginando nuovi territori scolpiti in un mare di segni stratificati. Iniziata nel 2013, Frequencies prevedeva il posizionamento di tele vuote sui banchi di scuola di tutto il mondo e la cattura dei segni consci e inconsci lasciati dagli studenti. Concepite dall’artista come dispositivi di registrazione analogica, queste tele fungono da registro frammentato di una frequenza culturale e sociale globale. Su questi frammenti, Murillo ha lavorato in varie tonalità di blu, applicando pennellate gestuali di pittura a olio e una miscela di pigmento iridescente che ricorda sia l’oceano sia il cielo, elementi che contemporaneamente legano e separano lo spazio geografico. In questo terreno sospeso, la storia e il tempo diventano fluidi, incerti e aperti alla riconfigurazione.
 
Nuove aquisizioni allestite in Collezione
Adji Dieye, Piero Gilardi, Roberto Cuoghi
 
Vincitrice della seconda edizione del Premio Collective per il Castello di Rivoli, Adji Dieye (Milano – Italia, 1991) presenta per la prima volta al Museo Culture Lost and Learned by Heart: Butterfly, 2021, donata al Castello dall’Associazione Collective. La pratica di Dieye si sviluppa nell’intersezione tra immagine, spazi urbani e memoria culturale. Attraverso l’uso di materiali di archivio o relativi alla pubblicità e all’architettura, l’artista indaga come si formano e trasformano le epistemologie nazionali, interrogando le strutture visive e ideologiche che modellano l’identità collettiva.
 

Grazie alla vincita dell’avviso pubblico PAC – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, il Castello di Rivoli ha acquisito Mare con gabbiano, 1967, importante opera storica di Piero Gilardi (Torino – Italia, 1942-2023). L’opera è uno tra i primissimi esempi di Tappeti-natura, serie che ha scritto un importante capitolo della storia dell’arte, anticipando l’attuale attenzione per tematiche ecologiste. Per valorizzare questa acquisizione, il Museo, in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Piero Gilardi, presenta una sala dedicata all’artista con ulteriori opere, tra cui una rara Macchina per discorrere, 1963, e materiali documentari.
 
Grazie alla vincita dell’avviso pubblico Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, il Castello di Rivoli ha acquisito la serie fotografica a.C., 2017, di Roberto Cuoghi (Modena – Italia, 1973). Mai esposta al pubblico, a.C. riguarda opere scultoree e esperimenti di decadimento realizzati nello studio dell’artista a Milano per Imitatio Christi, il progetto da lui sviluppato per la sua partecipazione al Padiglione Italia della Biennale di Venezia nel 2017.
 

Il progetto di Piero Gilardi è sostenuto dal PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

29/05/25

Rebecca Horn al Castello di Rivoli

Rebecca Horn, Federflügel (Ali di piuma), 1992 piume, barre di metallo, motore, 45 x 19 x 20 cm 
Collezione ifa – Institut fūr Auslandsbeziehungen e.V. © Paolo Pellion di Persano © REBECCA HORN, by SIAE 2025

Da pochi giorni il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea propone la mostra Rebecca Horn – Cutting Through the Past. Un'esposizione a cura di Marcella Beccaria, si tratta della prima retrospettiva dedicata all’artista in un museo italiano e la prima grande esposizione dopo la sua recente scomparsa. Il progetto nasce dalla cooperazione tra il Castello di Rivoli e Haus der Kunst, Monaco di Baviera, a seguito della personale dell’artista organizzata dalla stessa istituzione nel 2024.

 
Rebecca Horn – Cutting Through the Past riconosce il ruolo fondamentale di Rebecca Horn (Michelstadt, 1944 – Bad König, Germania, 2024) nello sviluppo della pratica artistica contemporanea, attraverso opere che negli anni hanno dato vita ad un inquietante teatro performativo, nel quale sono protagoniste tematiche fondamentali quali tempo, memoria, desiderio e relazioni di potere. Il lavoro di Rebecca Horn propone un inscindibile intreccio tra l’umano e il meccanico e anticipa problematiche al centro dell’attuale dibattito culturale, in un contesto definito da tecnologie e macchine che tendono a diventare nostre estensioni.
 
La mostra, il cui titolo rimanda a quello di una delle grandi installazioni dell’artista presente nella collezione del Castello, presenta oltre 35 opere dell’artista tra installazioni, sculture, video, film e disegni che si estendono dagli esordi negli anni sessanta a opere recenti, con importanti prestiti di opere raramente esposte provenienti dalla Fondazione Moontower, originariamente istituita in Germania dalla stessa artista. Il percorso espositivo include iconiche macchine cinetiche come Pfauenmaschine (Macchina pavone), originariamente ideata dall’artista per la sua partecipazione a documenta, Kassel nel 1982, sino alla recente Hauchkörper (Corpo che respira), 2017, oltre alle installazioni monumentali Inferno, 1993-2024, Turm der Namenlosen (Torre dei senza nome), 1994, e Concert for Anarchy (Concerto per l’anarchia), 2006.
 



Nella sezione centrale della mostra, i visitatori potranno osservare le performance di esordio di Horn attraverso i video Performance I, 1970-1972, Performance II, 1972 e Berlin (10.11.1974 – 28.1.1975), 1974-1975. Recentemente digitalizzati, saranno proiettati in grande scala come in un paesaggio continuo. Valorizzando il nucleo di importanti lavori di Horn presenti nella collezione del Castello, la mostra presenta inoltre il film Der Eintänzer (Lo gigolò), 1978, e le coinvolgenti installazioni Cutting Through the Past (Tagliando attraverso il passato), 1992-1993, l’opera che dà il titolo alla mostra, e Miroir du Lac (Specchio del lago), 2004.
 
Dopo la mostra presso Haus der Kunst e la scomparsa dell’artista, la mostra al Castello pone inoltre particolare attenzione ai suoi disegni, pratica che la accompagna dagli esordi. Sono presenti rari disegni realizzati dal 1964 e soprattutto un importante gruppo di Bodylandscapes. Tra gli ultimi lavori di Horn, questi disegni pittorici di grande formato nascono da un processo performativo. La selezione evidenzia la ricorrente presenza di forme arrotondate e cerchi, interpretabili quali simboli del tempo concepito come entità ciclica e non lineare e allusioni ad una rigenerazione senza fine. Insieme all’installazione Das Rad der Zeit (La ruota del tempo), 2016, anch’essa presentata per la prima volta in un museo pubblico, queste opere manifestano la dimensione spirituale di Horn, in linea con una ricerca che comprende Piccoli Spiriti Blu, la grande opera pubblica che dal 2000 connota il paesaggio di Torino dall’alto della Chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini.
 
In concomitanza con la mostra, in accordo con la Fondazione Moontower, un disegno a muro di Rebecca Horn sarà nuovamente visibile al pubblico dopo essere stato nascosto per molti anni. Si tratta di una notazione quasi segreta eseguita dall’artista durante la metà degli anni novanta mentre si trovava al Castello.
 




In occasione di Rebecca Horn – Cutting Through the Past, opere dell’artista saranno presenti anche alla Collezione Federico Cerruti, quale secondo episodio di Interferenze, programma incentrato su affinità e differenze tra il Castello di Rivoli e Villa Cerruti. In questa occasione, la selezione di opere, inclusiva di un grande Bodylandscape ed installazioni, comprenderà Cello (Violoncello), 1999. Originariamente allestita dall’artista a Weimar quale parte del grande progetto Konzert für Buchenwald (Concerto per Buchenwald), quest’opera, concepita come un violoncello che suona da sé con due archetti, è presentata nella sala della musica della Villa.
 
Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli, dichiara: “Rebecca Horn ha avuto un rapporto privilegiato con il Castello di Rivoli, partecipando a quattro mostre tra cui quella di apertura nel 1984. Siamo onorati di poter celebrare questa vicinanza con una grande mostra che rende chiara la rilevanza e l’incontenibile visionarietà di quest’artista molto amata anche per via del suo iconico intervento al Monte dei Cappuccini”.
 
Marcella Beccaria, Vice Direttrice del Museo e curatrice della mostra, dichiara: “Rebecca Horn ha manifestato la capacità, propria dei grandi artisti, di piegare tecniche e linguaggi alla propria volontà, anticipando molteplici ambiti di ricerca contemporanei che spaziano dal pensiero multispecie ai nuovi orizzonti che si vanno delineando, con tecnologie che manifestano atteggiamenti assimilabili alle emozioni umane”.
 
La mostra nasce dalla collaborazione tra Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino e Haus der Kunst, Monaco di Baviera, dove è stata curata da Jana Baumann.

22/02/25

Rebecca Horn al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Rebecca Horn - Cutting Through the Past (Tagliando attraverso il passato), 1992-93 5 porte, asta in metallo, motore, 220 x 307 x 306 cm
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino Foto © Renato Ghiazza, Torino 

 

La primavera del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea guarda allo storico lavoro di Rebecca Horn  con una ampia retrospettiva dedicata all’artista in un’istituzione museale pubblica italiana. La mostra nasce dalla cooperazione con Haus der Kunst, Monaco di Baviera, a seguito della personale dell’artista organizzata dalla stessa istituzione nel 2024, ed è curata da Jana Baumann e Marcella Beccaria nella Manica Lunga del Castello.

 La mostra riconosce il ruolo fondamentale di Rebecca Horn (Michelstadt, 1944 – Bad König, Germania, 2024) nello sviluppo della pratica artistica contemporanea, attraverso opere che creano un inquietante teatro performativo, nel quale sono protagoniste tematiche fondamentali quali tempo, memoria, desiderio e relazioni di potere. Il lavoro di Rebecca Horn propone un inscindibile intreccio tra l’umano e il meccanico e anticipa problematiche al centro dell’attuale dibattito culturale, in un contesto definito da tecnologie sempre più complesse che stanno modificando il concetto di umano.

 La mostra presenta una selezione di installazioni, sculture, video, film e disegni che si estende dagli anni Settanta al presente, con importanti prestiti dalla Fondazione Moontower, originariamente istituita in Germania dalla stessa artista, e valorizzando il nucleo di opere di Horn presenti nella collezione del Castello di Rivoli. Il percorso espositivo includerà iconiche macchine cinetiche come Peacock Machine, originariamente ideata dall’artista per la sua partecipazione a documenta, Kassel nel 1982, sino alla recente Hauchkörper, 2017, oltre alle installazioni monumentali Inferno, 1993-1994, Tower of the Nameless, 1994 e Concert for Anarchy, 2006. Nella sezione centrale della mostra, i visitatori potranno incontrare le performance di esordio di Horn attraverso i video Performance I, 1970-1972, Performance II, 1972 e Berlin, 1974-1975. Come per l’iniziale presentazione a Haus der Kunst, essi saranno proiettati in grande scala, dopo essere stati restaurati e digitalizzati. La mostra comprenderà inoltre importanti lavori appartenenti alla collezione del Castello, tra cui il film Der Eintänzer, 1978, e le coinvolgenti installazioni Cutting Through the Past, 1993, l’opera che dà il titolo alla mostra, e Miroir du lac, 2004.

 L’inaugurazione della mostra Rebecca Horn – Cutting Through the Past, in programma per giovedì 22 maggio, è introdotta da Francesco Manacorda e Andrea Lissoni, rispettivamente Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Direttore dell’Haus der Kunst, Monaco di Baviera, e da una conversazione sull’artista tra le curatrici della mostra Marcella Beccaria e Jana Baumann, rispettivamente Vicedirettrice e Capo Curatrice del Castello e Curatrice Senior di Haus der Kunst.

 In occasione della mostra, in collaborazione con Luci d’Artista e la Città di Torino, verrà organizzata l’accessione di Piccoli Spirti Blu, l’importante Luce d’Artista realizzata da Rebecca Horn di proprietà della Città di Torino in gestione a Fondazione Torino Musei.

 


Special Screenings

24 e 25 maggio 2025

 In sinergia con EXPOSED e il tema dell’edizione 2025 Sotto la superficie – Beneath the Surface, il Castello di Rivoli organizza una serie di proiezioni dedicata ai film di Rebecca Horn presentandoli all’interno del proprio Teatro sabato 24 e domenica 25 maggio 2025. La programmazione include la proiezione di due feature film scritti e diretti dall’artista che sono parte della Collezione del Museo, Buster’s Bedroom, 1991 e La Ferdinanda – Sonate für eine Medici Villa, 1981.

13/01/25

40 anni del Castello di Rivoli

 

Olafur Eliasson(Copenaghen, Danimarca / Copenhagen, Denmark, 1967)Your circumspection disclosed (La tua circospezione svelata),1999legno, specchio / wood, mirrordimensioni determinate dall’ambiente / dimensions determined by the spaceCastello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torinoin comodato da / on loanfromFondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT 

Pochi giorni fa, lo scroso 19 Dicembre, si è fatta una grande festa al Castello di Rivoli  che raggiunge i  40 anni di attività, organizzata dal Dipartimento Educazione. Le persone sono state protagoniste dell’evento, un momento importante con la partecipazione di tutto il territorio, giovani e giovanissimi di ieri e di oggi, bambini e ragazzi, insegnanti e genitori, associazioni, istituzioni, enti culturali e l’intera collettività.

 Per animare la festa, il Dipartimento Educazione ha chiamato a raccolta i partner storici, per un ricco programma aperto a tutti: arte, danza, performance dal vivo e défilé, all’insegna della gioia e del divertimento. Filo conduttore è l’esperienza vissuta con il corpo, individuale e collettivo, come metafora del senso di appartenenza alla storia del Museo, in relazione ai nuovi progetti espositivi, in particolare Ouverture 2024 e II Castello Incantato.


Roni Horn (New York, NY, USA, 1955) StillWater (TheRiverThames,forExample)(Acquaquieta–IlTamigi,peresempio),1999stampa litografica su carta non patinata / photolithography on uncoated paper3 fotografie con testo / photographs with text, 77,5 x 105,5 cm ciascuna / eachCastellodiRivoliMuseod’ArteContemporanea,Rivoli-TorinoDonazione / GiftAndrea Zegna di Monte Rubello


 La giornata si era aperta con un grande “abbraccio” al Castello, grazie alla parata coreografica a cura della Compagnia EgriBiancoDanza: una nuova occasione per abitare gli spazi del Museo ripercorrendo, con gesti corali, il processo di co-creazione e rendendo evidente che il cuore pulsante del Museo sono da sempre le persone. Stalker Teatro ha proposto un doppio appuntamento: al mattino Steli, con una  performance partecipativa che realizza un’architettura collettiva, immersiva e reversibile, per rendere evidente il potenziale delle connessioni tra lo spazio e chi lo attraversa. Steli è parte di Reaction, un progetto di ricerca, formazione e produzione artistica, incentrato sul rapporto tra arti visive, teatro e performance art, ideato in collaborazione con il Dipartimento Educazione al Castello di Rivoli. Al pomeriggio, Stalker Teatro ha proposto Alter, un progetto performativo inedito, liberamente ispirato agli artisti e alle opere d’arte contemporanea.

 Nel corso della mattinata, gli studenti del territorio sono stati protagonisti di due grandi azioni performative: i ragazzi rivolesi dell’indirizzo musicale dell’Istituto Comprensivo Gobetti e dell’Istituto Comprensivo Levi coordinati dai loro docenti hanno dato vita a uno speciale omaggio sonoro al Museo preparato per l’occasione da cento giovani musicisti con tastiere, strumenti a fiato e a percussione; gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, invece, realizzarono una grande oper-Azione collettiva, tra passato presente e futuro, nel segno del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto realizzata con l’alluminio riciclato e riciclabile all’infinito fornito dal Consorzio CiAl e in collaborazione con Cittadellarte Fondazione Pistoletto.

 

Maria Thereza Alves (SãoPaulo, Brasile / Brazil, 1961)  Una proposta di sincretismo (questa volta senza genocidio) (A Proposal for Syncretism –This Time Without Genocide), 2018ceramica, legno, cornice metallica / tile, wood, metal frame270 x 260 x 100 cm Castello di Rivoli Museod’Arte Contemporanea, Rivoli-Torinoin comodato da / on loan fromFondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT   

Inoltre, in continuità con la storica collaborazione con l’Istituto dei Sordi di Torino avviata con il progetto del Dizionario di Arte Contemporanea in LIS – Lingua dei Segni Italiana, è stata proposta per la prima volta una performance poetica di Nicola Della Maggiora in Visual vernacular – forma d’arte performativa propria della Comunità Sorda, nell’ambito del palinsesto internazionale Winter Party off dell’Istituto, La Lingua dei Segni e la Cultura Sorda. Un Patrimonio dell’Umanità. Un’occasione per valorizzare nei confronti di un pubblico ampio la particolarità della lingua dei segni, basata interamente sui movimenti del corpo e le espressioni del viso.

 Sono attivamente coinvolti il Dipartimento Arte promosso dall’Assessorato all’Istruzione della Città di Rivoli e il nascente CCR Consiglio Comunale dei Ragazzi che ha collaborato al progetto Il Castello Incantato, il Consorzio Turismovest con il Gruppo Storico Rivolese I Dragoni Rossi, Pro Loco di Rivoli, l’Unitre, The Bridge Institute, oltre a SBAM – Sistema Bibliotecario Metropolitano di Torino Area Nord Ovest, la comunità delle famiglie del Gruppo Abele - Genitori & Figli e il Teatro Ragazzi di Torino. 

Per il supporto a Il Castello Incantato si ringrazia la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.



 

31/05/20

Ritorna la fontana di Marco Bagnoli a Rivoli


Grande evento in occasione della Festa della Repubblica, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea il prossimo martedì 2 giugno 2020 che  aprirà straordinariamente dalle ore 15 alle ore 21 e si tornerà ad ammirare la fontana di Marco Bagnoli Cinquantasei nomi (1999-2000). L’opera è allestita all’esterno del Castello nell’antica vasca decagonale eseguita nel 1868 per celebrare l’inaugurazione dell’acquedotto della città di Rivoli.

Le 56 canne da cui zampilla l’acqua, simili ai sottili fusti del bambù e alte cinque metri, sono dipinte in blu e rosso e sono state realizzate in alluminio anodizzato con la sofisticata tecnologia del “polistirene perduto” (lost foam) che riprende in chiave contemporanea l’antico metodo della “cera perduta”, utilizzato per produrre le statue in bronzo.

“L’opera ideata da Bagnoli”, afferma Marcella Beccaria, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Museo, “si compone di canne disposte a ‘quinconce’, la configurazione a file parallele sfalsate di mezzo passo, simile al numero cinque nei dadi. Unità di misura adottata sin dal tempo degli antichi romani, il quinconce, in latino quincunx, corrisponde alla frazione 5/12, come indicato dalla parola stessa formata da quinque ‘cinque’ e uncia ‘oncia’, sottomultiplo che propriamente rappresenta la dodicesima parte di un’unità. Graficamente, il quinconce è dato dal ‘V’, cinque in latino, duplicato e capovolto all’angolo, così da formare la lettera ‘X’. Tuttora adottato in arboricoltura per disporre varie tipologie di piantagioni, lo schema geometrico del quinconce è riconducibile all’antichità più remota. Già usato secondo alcune ipotesi nei giardini di Babilonia e forse da Noè dopo il diluvio, il quinconce potrebbe persino discendere dalla disposizione delle piante nel Paradiso, che significa appunto giardino. Scientificamente, il quinconce è riscontrabile nella struttura di foglie, fiori e semi di numerose specie arboree. Applicazioni del quinconce comprendono la disposizione dei corpi militari presso i macedoni, i greci e i romani, e sono anche rintracciabili in alcune antiche strutture urbane, in architettura, in giochi a scacchiera, per arrivare al labirinto di Creta, come raccontato da Sir Thomas Browne in The Garden of Cyrus (Il giardino di Ciro), erudito testo sull’argomento pubblicato nel 1658. Intenzionalmente, l’opera di Bagnoli abbraccia la vertigine di questi infiniti riferimenti e la figura a X che struttura l’opera può essere interpretata in relazione alla formula SPAZIO X TEMPO che riassume l’intera ricerca dell’artista”.




Biografia dell'artista

Dopo una formazione scientifica e una laurea in chimica, Marco Bagnoli (Empoli, 1949), esordisce come artista negli anni ’70 del secolo scorso. Importanti partecipazioni a mostre internazionali includono la Biennale di Venezia (1982, 1986, 1997), documenta, Kassel (1982, 1992) e Sonsbeek, Arnhem (1986). Tiene mostre personali in prestigiose istituzioni tra cui De Appel, Amsterdam (1980 e 1984), Centre d’Art Contemporain Genève, Ginevra (1985), Musée Saint-Pierre art contemporain, Lyon (1987), Magasin, Centre National d’Art Contemporain, Grenoble (1991), Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (1992), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (1995), IVAM, Centre del Carme, Valencia (2000), České Muzeum Výtvarných Umění, Praga (2009), Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli (2015). Nel 1981 Bagnoli presenta un’installazione per la Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino, per poi realizzare opere in dialogo con architetture di importanza storica e spirituale, come a Firenze, la Cappella Pazzi (1984), la Sala Ottagonale della Fortezza da Basso (1989), l’Abbazia di San Miniato al Monte (1992, 1994, 2012, 2018-2019), il Forte di Belvedere (2003, 2017), il Giardino di Boboli (2013), la Stazione Leopolda (2014). Nel maggio 2017 si è aperto a Montelupo Fiorentino l’Atelier Marco Bagnoli, uno spazio multifunzionale che l’artista concepisce come un’opera d’arte totale e che accoglie in un’esposizione temporanea costantemente in progress sue opere, dal 1972 al presente.

Opere di Bagnoli sono conservate in numerosi musei internazionali e dal 1976 l’artista ha realizzato molteplici installazioni permanenti, tra cui quelle per Palazzo Durini e la Piantagione Paradise di Bolognano, Pescara; Ascolta il flauto di canna, 1985-2007 e Dacché sia notte, entra, 2007, nel parco di Villa La Magia a Quarrata; Amore e Psiche, 2010, nel Parco Mediceo di Pratolino a Vaglia; Immacolata concezione, 2011, all’interno di ChiantiBanca a Piazza Duomo a Firenze; la fontana L’anello mancante alla catena che non c’è, 1989-2017, in piazza Ciardi a Prato.

Per le celebrazioni del Millenario 1018-2018 dell’Abbazia di San Miniato al Monte a Marco Bagnoli è stata commissionata Janua Coeli, che consiste nell’installazione di opere all’interno e all’esterno della Basilica, e delle due cerimonie di apertura e di chiusura. Nel 2018 è stata pubblicata la monografia di Germano Celant, Marco Bagnoli (Skira, Milano) inclusiva di testi inediti dell’artista.


Parte della Collezione permanente del Museo, l’opera di Bagnoli Cinquantasei nomi è stata presentata per la prima volta al Castello nel giugno del 2000 su commissione dell’allora Direttore Ida Gianelli e prodotta con il contributo di Dongo S.p.A. L’attuale restauro è reso possibile grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato.

17/10/19

Come crescere e avere sempre la stessa forma, Claudia Comte al Castello di Rivoli

Claudia Comte, The Morphing Scallops (black on white) (Le capesante in trasformazione – nero su bianco), 2019
Veduta dell’installazione, Gladstone Gallery, New York (11 gennaio – 16 febbraio 2019) © Claudia Comte
Immagine: Courtesy l’artista, Gladstone Gallery, New York e Bruxelles, e KÖNIG Galerie, Berlino/Londra Foto Roman März

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza e ospita la prima personale in un museo pubblico italiano dell’artista svizzera Claudia Comte (Grancy, 1983). Sviluppata a stretto contatto con l’artista e curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marianna Vecellio, la mostra sarà inaugurata il prossimo 30 ottobre.

A partire dall’osservazione della natura e dei suoi mutevoli pattern, l’artista elabora ampie installazioni ambientali che incorporano il mondo dalla prospettiva dell’esperienza del digitale. Affondando l’interesse in temi di urgente attualità come il cambiamento climatico, l’ecologia e l’inquinamento globale, l’artista racconta anche la memoria dei materiali e la saggezza del lavoro manuale. Il corpo principale delle opere di Comte è rappresentato da queste installazioni, ma il suo lavoro comprende anche la scultura e la pittura, nonché ampie installazioni multimediali.

Tutti i progetti dell’artista svizzera condividono nella fase di ideazione una serie di regole, nonché di punti di riferimento, che con evidenza collegano un lavoro all’altro. Da questa matrice processuale deriva un approccio metodico ma allo stesso tempo dinamico caratterizzato da un’attitudine minimalista.

Nata e cresciuta a Grancy, un piccolo villaggio vicino a Losanna ai piedi del Mont Tendre, una delle cime più alte del Massiccio del Giura, una catena montuosa calcarea situata a nord delle Alpi, l’artista svizzera nei suoi lavori esprime un forte rimando autobiografico.

La foresta con i suoi alberi e tutti i suoi dati appartengono alla memoria personale dell’artista e i ricordi d’infanzia sono i primi a influenzare la traduzione del paesaggio all’interno delle sue creazioni. Se le sculture di Comte affondano le loro radici nella naturalezza delle forme biomorfiche, gli interventi murali trasformano le superfici in sequenze ottiche e segni grafici infiniti, con una estetica da era digitale. Il vocabolario astratto monocromatico e a volte con gradienti di colore che investe tutto il suo lavoro la avvicina, invece, all’astrazione di Sol LeWitt, Bridget Riley e perfino John Armleder, artista con il quale ha studiato.

In occasione della mostra al Castello di Rivoli, Comte realizzerà undici monumentali interventi murali appositamente pensati per le sale del terzo piano della residenza reale storica. Ispirato ad alcuni motivi decorativi settecenteschi presenti sui soffitti e sulle pareti dell’edificio principale del Museo, l’opera si sviluppa secondo moduli ripetuti nello spazio attraverso cui costruisce un ambiente ottico avvolgente e vibrante. L’artista trae ispirazione dalle informazioni e dalla specificità geologiche del territorio dove il Museo è collocato, ovvero l’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana. Nella fase di ideazione e creazione, Comte ha avuto modo di approfondire lo studio di questa stratificazione di rilievi derivati dai movimenti dei ghiacciai in epoca neozoica a partire da 1.800.000 anni fa. La collina sulla quale il Castello di Rivoli si erge, come anche una parte del centro storico della città, è una formazione rocciosa tipica di questo genere di evento ed è chiamata dagli studiosi “masso erratico” o “masso delle streghe”. Inoltre, l’artista ha arricchito lo studio del suo intervento site-specific al Museo attraverso la sua recente ricerca sull’esplorazione del mondo sottomarino, i pattern della vita nel mare e il paesaggio misterioso sommerso, rivelando un’alleanza tra ricerca e pensiero ecologico. “In tal senso”, afferma Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli, “l’opera di Comte esprime un ritorno di interesse assolutamente attuale per il pensiero cibernetico che negli anni sessanta e settanta studiava i pattern della natura in relazione all’emergere dell’informatica poco dopo la metà del ventesimo secolo con il lavoro di studiosi quali Gregory Bateson, autore di Verso una ecologia della mente nel 1972”.

La mescolanza di dati scientifici e nozioni storiche viene filtrata dall’artista e restituita visivamente in forme astratte per creare un’esperienza visiva e sensoriale. Come per gli altri progetti murali, l’opera presentata al Castello è sviluppata a partire dalla geometria e dalla ripetizione lineare delle forme, elementi riconoscibili della cifra stilistica di Comte.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo scientifico bilingue (inglese e italiano), pubblicato dal Castello di Rivoli. Il catalogo presenterà i saggi dei curatori, una ricca documentazione fotografica riguardante l’opera al Castello e una cronistoria selezionata degli interventi murali dagli esordi dodici anni fa a oggi corredata da schede di approfondimento. Completa il volume una sezione di apparati scientifici che includono la cronologia espositiva dell’artista e la bibliografia.

La mostra è realizzata con il sostegno di
ProElvethia
Gladstone Gallery, New York – Brussels
König Galerie, Berlin


Si ringrazia
Istituto Svizzero
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo


Biografia

Claudia Comte (Grancy, 1983) ha conseguito i suoi studi superiori all’ECAL – Ecole cantonale d’art di Losanna, per poi perfezionare il suo percorso accademico presso l’Haute Ecole Pédagogique. Recenti mostre personali includono I have grown taller from standing with Trees presso il Copenhagen Contemporary, 2019; The Morphing Scallops alla Gladstone Gallery di New York, 2019; Claudia Comte: Electric Burst (Lines and Zigzags) al Contemporary Art Museum St. Louis (Missouri), 2018 e nello stesso anno Zigzags and Diagonals al Museum of Contemporary Art Cleveland (Ohio). Si evidenziano nel 2017 10 Rooms, 40 Walls, 1059 m2 presso il Kunstmuseum Luzern, di Lucerna e La Ligne Claire da Basement Roma. Le sue opere sono state anche incluse in esposizioni collettive, le più recenti sono Hot Saw – Electric Power presso la Kunsthalle di Basilea, 2018; The Primary Fondue Party un evento collaterale alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, 2016, presso il Salon Suisse: ATARAXIA e ancora The Language of Things organizzata dal Public Art Fund, presso il City Hall Park di New York.

Claudia Comte. Come crescere e avere sempre la stessa forma
A cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marianna Vecellio
31 ottobre 2019 – 23 febbraio 2020
Inaugurazione: 30 ottobre 2019, ore 19

07/10/18

Documenti da Ottobre 1968. “arte povera più azioni povere” agli Arsenali di Amalfi al Castello di Rivoli

arte povera più azioni povere (RA3-terza Rassegna di Pittura Internazionale di Amalfi)
Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi, Amalfi, 4-6 ottobre 1968
Courtesy Archivio Lia Rumma - foto Bruno Manconi


In occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI e del cinquantenario della rassegna arte povera più azioni povere (Antichi Arsenali della Repubblica, Amalfi, 4-6 ottobre 1968), il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea dedica una mostra documentaria a questo fondamentale momento dell’arte del dopoguerra.

arte povera più azioni povere venne organizzata nel 1968 dal Centro Studi Colautti di Salerno promosso da Marcello Rumma, illuminato collezionista, editore e mecenate, e curata da Germano Celant (che aveva già allestito la prima mostra di Arte povera Arte Povera-IM spazio, Galleria La Bertesca, Genova, settembre-ottobre 1967, e pubblicato il manifesto teorico “Arte povera. Appunti per una guerriglia”, novembre 1967, Flash Art). La mostra costituì il primo importante momento di internazionalizzazione degli artisti degli anni sessanta in cui protagonisti dell’arte concettuale, del postminimalismo e della Land Art si incontrarono, anticipando mostre di fama quali When Attitudes Become Form (Kunsthalle Bern, Berna; Institute of Contemporary Art, Londra, 1969), Op Losse Schroeven: Situaties and Cryptostructuren (Stedelijk Museum, Amsterdam, 1969) e documenta 5 (Kassel, 1972). La rassegna di Amalfi può essere considerata la prima mostra di Arte povera tenutasi in uno spazio pubblico. Insieme a Giovanni Anselmo (1934), Alighiero Boetti (1940-1994), Luciano Fabro (1936-2007), Jannis Kounellis (1936-2017), Mario Merz (1925-2003), Marisa Merz (1926), Giulio Paolini (1940), Pino Pascali (1935-1968), Michelangelo Pistoletto (1933),Emilio Prini (1943-2016), Gilberto Zorio (1944), (l’artista Piero Gilardi -1942- partecipò al convegno), la rassegna di Amalfi incluse anche altri artisti quali Ableo (1944-2017), Paolo Icaro(1936), Pietro Lista (1941) Gino Marotta (1935-2012), Gianni Piacentino (1945), e  artisti europei come l’inglese Richard Long (1945) e gli olandesi Jan Dibbets (1941) e Ger van Elk (1941-2014).

Allestita negli spazi degli antichi Arsenali della cittadina di Amalfi, la mostra presentò una serie di opere di natura processuale, insieme ad azioni, happening e performance: Long stringeva le mani ai passanti, Icaro restaurava un angolo di un palazzo, Anne Marie Boetti affidava alle onde del mare una zattera in polistirolo, Dibbets collocava una linea bianca in mare, Lista seppelliva la luce di un neon sotto la sabbia accompagnato da un concertino a flauto di Anne Marie Boetti, Pistoletto faceva un concerto di fischietto a due con Ableo e metteva in scena lo spettacolo L’uomo ammaestrato insieme al gruppo I Guitti, oltre ad esporre opere fisiche con stracci, candele e bollitori. Alighiero Boetti realizzò per l’occasione l’istallazione Shaman-Showman, la sua opera più effimera e performativa.

Nelle giornate di Amalfi la dimensione performativa e laboratoriale si estese anche al dibattito critico. Alcune delle figure più importanti del momento si riunirono a discutere le nuove forme e possibilità dell’arte e del suo sistema: con Marcello Rumma e Germano Celant, Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles, Piero Gilardi, Filiberto Menna, Angelo Trimarco e Tommaso Trinianimarono un’assemblea che rifletteva sul ruolo della critica in un contesto artistico in rapida mutazione.

La mostra al Castello di Rivoli Ottobre 1968. “arte povera più azioni povere” agli Arsenali di Amalfi è incentrata sulle fotografie scattate ad Amalfi nel 1968 da Bruno Manconi, provenienti dall’archivio di Lia Rumma e di cui una copia è stata donata all’archivio del Museo in questa occasione. Il corpus di immagini è di altissimo valore, in quanto in alcuni casi si tratta dell’unico documento esistente capace di raccontare opere e azioni del tutto effimere. Al tempo stesso, esso testimonia l’eccezionale momento storico che vide riunite le creatività di alcuni tra i maggiori artisti e intellettuali che hanno rivoluzionato l’arte contemporanea a livello internazionale. Oggi la critica è concorde nel riconoscere arte povera più azioni povere come una tra le mostre collettive più importanti tenutesi in Europa a partire dagli anni Sessanta.

Questa mostra documentaria anticipa una serie di celebrazioni per il cinquantenario dell’evento di Amalfi e dedicate alla figura di Marcello Rumma. Morto prematuramente nel 1970, Rumma fu l’animatore fondamentale della scena artistica campana con una serie di progetti espositivi a Salerno e agli antichi Arsenali di Amalfi affidati a curatori e critici tra i più attivi negli anni ‘60 sulla scena italiana. In ordine cronologico i progetti inclusero:
1966, Ritorno alle cose stesse, a cura di Renato Barilli
1967, L’impatto percettivo, a cura di Alberto Boatto e Filiberto Menna
1968, Ricognizione cinque, a cura di Angelo Trimarco
1968, arte povera più azioni povere, a cura di Germano Celant

Il Philadelphia Museum of Art aprirà il 27 ottobre 2018 (fino al 7 luglio 2019) la rassegna Arte Povera: Homage to Amalfi ’68, curata da Carlos Basualdo e Erica Battle, mentre nell’ottobre 2019 ilMuseo Madre di Napoli presenterà una mostra su Marcello Rumma a cura di Andrea Viliani e Gabriele Guercio.


Programma attività del CRRI
Organizzata dal CRRI – Castello di Rivoli Research Institute e dal Dipartimento Curatoriale del Museo, Ottobre 1968. “arte povera più azioni povere” agli Arsenali di Amalfi costituisce il primo di una serie di appuntamenti relativi alle attività espositive del CRRI secondo le seguenti linee guida: analisi delle grandi mostre storiche (filone al quale questo primo progetto appartiene), mostre dedicate a importanti curatori (che vedrà approfondire la figura di Harald Szeemann nel 2019 attraverso una prima collaborazione con il Getty Research Institute, Los Angeles) e, infine, approfondimenti relativi a progetti di artisti presenti nelle collezioni del Castello (Giuseppe Penone, gennaio 2019). Creato all’interno del Museo quale estensione della sua Biblioteca, il CRRI è un dipartimento volto alla ricerca, raccolta e valorizzazione dei materiali d’archivio di artisti, curatori, critici, galleristi e collezionisti attivi tra gli anni sessanta e i giorni nostri. Gli archivi raccolti e catalogati diventano così non solo materiale di studio e di ricerca da parte di studiosi italiani e internazionali, ma anche materia viva aperta all’utilizzo creativo e interdisciplinare. Il CRRI si adopera inoltre nella formazione di figure professionali, come dimostrano i workshop, tra cui quello per la formazione di archivisti, tenutosi nel 2017, e quello per Registrar, che si è svolto tra giugno e settembre 2018, in collaborazione con il Family Office Tosetti Value.

Le attività del CRRI sono sostenute dalla Regione Piemonte e dalla Compagnia di San Paolo.

Si ringrazia l’Archivio Lia Rumma.

Evento organizzato in occasione della Giornata del Contemporaneo Descrizione: GDC14 promossa da AMACI Descrizione: Schermata 2018-09-17 alle 15



Ottobre 1968. “arte povera più azioni povere” agli Arsenali di Amalfi
Una mostra di documentazione fotografica proveniente dall’archivio di Lia e Marcello Rumma organizzata dal CRRI – Castello di Rivoli Research Institute

13 ottobre 2018 – 31 marzo 2019
Inaugurazione 13 ottobre 2018, ore 11

20/09/18

Il Castello di Rivoli e Slow Fish presentano La vita nell’oceano



Speciale evento domenica 23 settembre 2018, a partire dalle ore 14.00, presso il Teatro del Castello di Rivoli dove si terrà La vita nell’oceano, una giornata di studio tra arte, scienza e cibo con Dayne Buddo, Cooking Sections, Joan Jonas, Elena Mazzi, Jeffrey Peakall, Stush in the Bush.


In occasione di Terra Madre - progetto di Slow Food dedicato alla cultura del cibo inteso come atto responsabile - il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta, in collaborazione con TBA21, La vita nell’oceano, una giornata di studio interdisciplinare dedicata alla scoperta dell’ecosistema marino, della sua biodiversità e del suo delicato equilibrio. L’evento coinvolgerà gli artisti Joan Jonas, Cooking Sections, Elena Mazzi, con il geologo Jeffrey Peakall, il biologo Dayne Buddoe l’azienda agricola Stush in the Bush.

Terra Madre Salone del Gusto 2018 si terrà dal 20 al 24 settembre a Torino, organizzato da Slow Food, la Città di Torino e la Regione Piemonte, in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e con la partecipazione del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, all’interno delle attività previste per “l’anno del cibo italiano”. Food for Change è il tema dell’edizione del 2018, partendo dal progetto stesso, diffuso e aperto, fino ai contenuti dei forum e delle conferenze. Una delle cinque aree tematiche di quest’anno è Slow Fish.

Secondo Terra Madre, nel 2014 nei paesi europei sono stati spesi 34,57 miliardi per acquistare prodotti ittici. In totale nei paesi europei si consumano 7,5 milioni di tonnellate di pesce all’anno (33,4 chili pro capite contro i 19,2 chili consumati in media a livello globale), di questi, 2,75 milioni di tonnellate sono pescati localmente, i restanti 5 milioni sono prodotti di importazione.


La vita nell’oceano, ospitato nel Teatro del Museo, sarà l’occasione per vedere in anteprima Moving off the Land: Oceans – Sketches and Notes, nuovo lavoro dell’artista americana Joan Jonas realizzato con il supporto di TBA21-Academy, istituzione nata dalla volontà di promuovere progetti transculturali.
Recentemente celebrata da una grande mostra retrospettiva alla Tate Modern di Londra, Joan Jonas è pioniera del video e della performance art emersa tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70. Il Castello di Rivoli ha ospitato una mostra personale dell’artista nel 2006.

Prodotta da TBA21-Academy, l’opera è una combinazione ipnotica di immagini di vita sottomarina, suoni e disegni che confluirà, nella sua versione finale, nella mostra promossa dalla fondazione austriaca per l’estate del 2019 nella chiesa di San Lorenzo a Venezia, in concomitanza della 58. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia.
Oltre a Joan Jonas interverranno personalità del mondo dell’arte, della scienza e dell’agricoltura sostenibile per un confronto transdisciplinare sul tema: Jeffrey Peakall, Professore dei Processi di Sedimentazione presso l’Università di Leeds, Dayne Buddo, ecologista e biologo marino esperto di biodiversità marina e in particolare di specie invasive, il duo di artisti Cooking Sections (Daniel Fernández Pascual & Alon Schwabe), l’artista italiana Elena Mazzi e Lisa e Christopher Binns, fondatori di Stush in the Bush in Jamaica. 


L’evento si concluderà con una tavola rotonda moderata da Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli.