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Visualizzazione post con etichetta Claudia Comte. Mostra tutti i post
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23/12/19

Onde al Castello


Il terzo piano del Castello di Rivoli occupa fino alla fine di Febbraio 2020 una serie di forti segni espressivi di Claudia Comte, che dialoga con lo spazio ospitante con le sue intime percezioni.
Il progetto di interventi, curato da Carolyn Christov-Bakargiev e Mariana Vecellio, ha operato direttamente sulle pareti delle maestose sale, che sono trasformato in ampi paesaggi visivi, in cui un flusso di minimali segni producono suggestioni e percezioni spaziali. 


Undici interventi che modificano la percezione delle stanze e che sviluppano digitalmente, in forma estetica, la fisicità stessa del castello, riverberandoci e immergendoci nelle sue stesse strutture lineari. 

17/10/19

Come crescere e avere sempre la stessa forma, Claudia Comte al Castello di Rivoli

Claudia Comte, The Morphing Scallops (black on white) (Le capesante in trasformazione – nero su bianco), 2019
Veduta dell’installazione, Gladstone Gallery, New York (11 gennaio – 16 febbraio 2019) © Claudia Comte
Immagine: Courtesy l’artista, Gladstone Gallery, New York e Bruxelles, e KÖNIG Galerie, Berlino/Londra Foto Roman März

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza e ospita la prima personale in un museo pubblico italiano dell’artista svizzera Claudia Comte (Grancy, 1983). Sviluppata a stretto contatto con l’artista e curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marianna Vecellio, la mostra sarà inaugurata il prossimo 30 ottobre.

A partire dall’osservazione della natura e dei suoi mutevoli pattern, l’artista elabora ampie installazioni ambientali che incorporano il mondo dalla prospettiva dell’esperienza del digitale. Affondando l’interesse in temi di urgente attualità come il cambiamento climatico, l’ecologia e l’inquinamento globale, l’artista racconta anche la memoria dei materiali e la saggezza del lavoro manuale. Il corpo principale delle opere di Comte è rappresentato da queste installazioni, ma il suo lavoro comprende anche la scultura e la pittura, nonché ampie installazioni multimediali.

Tutti i progetti dell’artista svizzera condividono nella fase di ideazione una serie di regole, nonché di punti di riferimento, che con evidenza collegano un lavoro all’altro. Da questa matrice processuale deriva un approccio metodico ma allo stesso tempo dinamico caratterizzato da un’attitudine minimalista.

Nata e cresciuta a Grancy, un piccolo villaggio vicino a Losanna ai piedi del Mont Tendre, una delle cime più alte del Massiccio del Giura, una catena montuosa calcarea situata a nord delle Alpi, l’artista svizzera nei suoi lavori esprime un forte rimando autobiografico.

La foresta con i suoi alberi e tutti i suoi dati appartengono alla memoria personale dell’artista e i ricordi d’infanzia sono i primi a influenzare la traduzione del paesaggio all’interno delle sue creazioni. Se le sculture di Comte affondano le loro radici nella naturalezza delle forme biomorfiche, gli interventi murali trasformano le superfici in sequenze ottiche e segni grafici infiniti, con una estetica da era digitale. Il vocabolario astratto monocromatico e a volte con gradienti di colore che investe tutto il suo lavoro la avvicina, invece, all’astrazione di Sol LeWitt, Bridget Riley e perfino John Armleder, artista con il quale ha studiato.

In occasione della mostra al Castello di Rivoli, Comte realizzerà undici monumentali interventi murali appositamente pensati per le sale del terzo piano della residenza reale storica. Ispirato ad alcuni motivi decorativi settecenteschi presenti sui soffitti e sulle pareti dell’edificio principale del Museo, l’opera si sviluppa secondo moduli ripetuti nello spazio attraverso cui costruisce un ambiente ottico avvolgente e vibrante. L’artista trae ispirazione dalle informazioni e dalla specificità geologiche del territorio dove il Museo è collocato, ovvero l’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana. Nella fase di ideazione e creazione, Comte ha avuto modo di approfondire lo studio di questa stratificazione di rilievi derivati dai movimenti dei ghiacciai in epoca neozoica a partire da 1.800.000 anni fa. La collina sulla quale il Castello di Rivoli si erge, come anche una parte del centro storico della città, è una formazione rocciosa tipica di questo genere di evento ed è chiamata dagli studiosi “masso erratico” o “masso delle streghe”. Inoltre, l’artista ha arricchito lo studio del suo intervento site-specific al Museo attraverso la sua recente ricerca sull’esplorazione del mondo sottomarino, i pattern della vita nel mare e il paesaggio misterioso sommerso, rivelando un’alleanza tra ricerca e pensiero ecologico. “In tal senso”, afferma Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli, “l’opera di Comte esprime un ritorno di interesse assolutamente attuale per il pensiero cibernetico che negli anni sessanta e settanta studiava i pattern della natura in relazione all’emergere dell’informatica poco dopo la metà del ventesimo secolo con il lavoro di studiosi quali Gregory Bateson, autore di Verso una ecologia della mente nel 1972”.

La mescolanza di dati scientifici e nozioni storiche viene filtrata dall’artista e restituita visivamente in forme astratte per creare un’esperienza visiva e sensoriale. Come per gli altri progetti murali, l’opera presentata al Castello è sviluppata a partire dalla geometria e dalla ripetizione lineare delle forme, elementi riconoscibili della cifra stilistica di Comte.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo scientifico bilingue (inglese e italiano), pubblicato dal Castello di Rivoli. Il catalogo presenterà i saggi dei curatori, una ricca documentazione fotografica riguardante l’opera al Castello e una cronistoria selezionata degli interventi murali dagli esordi dodici anni fa a oggi corredata da schede di approfondimento. Completa il volume una sezione di apparati scientifici che includono la cronologia espositiva dell’artista e la bibliografia.

La mostra è realizzata con il sostegno di
ProElvethia
Gladstone Gallery, New York – Brussels
König Galerie, Berlin


Si ringrazia
Istituto Svizzero
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo


Biografia

Claudia Comte (Grancy, 1983) ha conseguito i suoi studi superiori all’ECAL – Ecole cantonale d’art di Losanna, per poi perfezionare il suo percorso accademico presso l’Haute Ecole Pédagogique. Recenti mostre personali includono I have grown taller from standing with Trees presso il Copenhagen Contemporary, 2019; The Morphing Scallops alla Gladstone Gallery di New York, 2019; Claudia Comte: Electric Burst (Lines and Zigzags) al Contemporary Art Museum St. Louis (Missouri), 2018 e nello stesso anno Zigzags and Diagonals al Museum of Contemporary Art Cleveland (Ohio). Si evidenziano nel 2017 10 Rooms, 40 Walls, 1059 m2 presso il Kunstmuseum Luzern, di Lucerna e La Ligne Claire da Basement Roma. Le sue opere sono state anche incluse in esposizioni collettive, le più recenti sono Hot Saw – Electric Power presso la Kunsthalle di Basilea, 2018; The Primary Fondue Party un evento collaterale alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, 2016, presso il Salon Suisse: ATARAXIA e ancora The Language of Things organizzata dal Public Art Fund, presso il City Hall Park di New York.

Claudia Comte. Come crescere e avere sempre la stessa forma
A cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marianna Vecellio
31 ottobre 2019 – 23 febbraio 2020
Inaugurazione: 30 ottobre 2019, ore 19

25/05/18

Colonne infinite


  


Stupendo l'effetto scenico delle recenti opere di Claudia Comte da König a Berlino, un forte impatto visivo che trasforma la percezione dei materiali e la qualità delle forme, sembra di entrare in una foresta primordiale o in un antico mausoleo.




CS

KÖNIG GALERIE is pleased to present 'When Dinosaurs Ruled the Earth', Claudia Comte’s second exhibition at the gallery. Comte has conceived an immersive environment comprising spruce trees, new sculptures, and a multi-channel video installation for the nave of the space.

'When Dinosaurs Ruled the Earth' brings together multiple aspects of Comte’s work with a particular focus on the history of materials and the play between ancient and digital technologies. Returning to the use of wood, marble, and bronze in craft and industrial production which have long played an important role in her work, the exhibition can be seen to ‘look back to look forward’. In uncovering prehistoric technologies, as well as systems and languages in contemporary forms, the exhibition proposes that connections between these ideas might provide help to navigate the Anthropocene.

In the main space of KÖNIG GALERIE, a large grid-formation features twenty spruce trees suspended from the ceiling – each tree revealing a carved reliquary in which wood, marble, and bronze sculptures are placed. The placement of the spruce echoes the load-bearing column supporting the nave. Comte’s idiosyncratic family of bunnies, snakes, and cacti are joined by plastic bottles, cans, and shells. While materials like marble signify antiquity and stability, Comte’s casting of plastic detritus – a material which takes approximately 450 years to decompose – probes the value systems and temporal registers we ascribe to materials. The notion that plastic and other supposedly ‘disposable’ materials disappear from sight is challenged in the exhibition – a reminder that plastics and polymers are now found in the most remote of places.


Illuminating the trees are a suite of 4-D video animations produced in collaboration with the Computer Science Department at the University of Freiburg, Germany. Sculptural renders are repeatedly subjected to a range of algorithmic actions causing them to atrophy over and over again. The algorithm – typically an agent of ‘problem-solving’ touted by global technology firms – is deployed here as an agent of visual subterfuge, reducing apparently solid, stable materials into viscous, runny matter.

In another video work, the remote landscapes of Kyrgyzstan or Papua, Indonesia and are adjoined to the exponential industrialisation of natural resources in Western cultures. While for a Western audience these places invoke romantic ideals about untouched terrain that seem relatively unchanged, on her visit Comte found the opposite to be true, observing that industry, technology, and materials move across the world in molecular drifts.

A soundtrack bringing together the various elements of the exhibition has been developed in close collaboration with Egon Elliut. Overlaying recordings of nature and chanting with melodic sounds relating to the building’s site as a former church, the soundtrack reflects Comte’s mnemonic impressions of the forest. Through the mixing process, the chanting takes on a futuristic quality, while the synthetic beat effectively eschews aural recognition.

Throughout the exhibition, juxtapositions of old and new, material and digital abound. In bringing the natural fibres of wood into contact with the glossy materiality of LCD monitors, Comte exposes the points where nature and culture, prototype and modernity inextricably entwine across time.

Human knowledge is constantly being expanded and challenged by fossiliferous finds, making it possible to detect in today’s resource extraction the traces of Triassic life. From the concentric rings of the spruce – which show different speeds of growth according to ecological and climatic shifts – to the sand and other minerals that are melted together to produce the glass of the monitors, 'When Dinosaurs Ruled the Earth' proposes a different analogue of time – one where past, present, and future are deeply entangled.


Born in 1983 in Morges, Switzerland, Claudia Comte lives and works in Grancy, Switzerland and Berlin, Germany. Previous solo and group exhibitions include Zigzags and Diagonals, MOCA Cleveland (2018), Swiss Performance Now, Kunsthalle Basel (2018), KölnSkulpture #9, Köln (2017), La Ligne Claire, Basement Roma (2017), NOW I WON, Messeplatz, Art Basel (2017), 10 Rooms, 40 Walls, 1059 m2, Kunstmuseum Luzern (2017), DesertX, Palm Springs (2017), Catch The Tail By The Tiger, König Galerie, Berlin (2016), The Language of Things, Public Art Fund, New York (2016),