Semi-capitello di lesena figurato gandhārico-corinzio Butkara I, valle dello Swat, Pakistan (antica regione del Gandhāra), I secolo d.C., dinastia
Kushan Scisto scolpito a rilievo 17,9 x 27,8 x 20,9 cm MAO - Museo d’Arte Orientale, Torino Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Maurizio Elia (2006)
Fondazione Prada presenta “Global Antiquity”, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis , Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi , in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA , a Milano dal prossimo 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. “Global Antiquity ” propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico , dal700 a.C. al 1000 d.C. circa .
La mostra si inserisce in un ’indagine più articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente n elle sed i di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia) , ed è proseguita nel 2022 a Milano con “ Recycling Beauty ” (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Mon ica ), una ricognizione dedicata al riuso di antichità greche e romane in contesti post -antichi, dal Medioevo al Barocco.
La premessa di questa ampia ricerca è la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato , ma anche come un elemento vitale in grado di incidere sul presente e
sul futuro. Temi come la serialità, il riuso, il riciclo e la globalità sono strettamente legati alla nostra concezione di modernità, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni
valori, categoriee modelli del passato . Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalità espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO/OMA , il patrimonio
antico diventa , per usare le parole di Salvatore Settis, “ una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.
Attraverso un ’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che , nel corso di oltre 1.700 an ni di storia , hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all ’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti , provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o
più zone geografiche e società , spesso distanti tra loro. In questa prospettiva , il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione .
Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politi ci, culturali , economici e religiosi , ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.
“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppa te non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida
e in continua evoluzione di direttrici poligonali . Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Cina , o esponendo una statuetta femminile del subcontinente indianogiunta a Pompei prima dell ’eruzione del 79 d.C. , la mostra innesca un cortocircuito spazio -temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata.
Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo : l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso ne l discorso politico ed economico di oggi , e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale . Da una parte, “Global Antiquity ” ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh , “ è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza. ” In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale . D all’altra parte, l ’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity ” offrono solide basi per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo, fondate sull ’idea che ogni realtà culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in sé stessa, assediata dagli “ altri” e, per questo, da difendere a ogni costo.
Come spiega Salvatore Settis: “ Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama: la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l ’Eurasia , spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala. Dal nostro atlante di micro -storie emerge così una macro -storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità. ”
Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margherie il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L ’allestimento traduce l ’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata
attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti , realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita i l pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.
Il principio di convergenza riguarda , per esempio, la compresenza di oggetti provenienti da contesti diversi in un unico luogo , come nel caso del sito di Begram in Afghanistan, rivelando l’esistenza di intensi rapporti commerciali e cul turali che collegavano regioni molto distanti tra loro . Il cosiddetto tesoro di Begram, rinvenuto alla fine degli anni Trenta e oggi conservato nel Museo di Kabul e nel Musée Guimet a Parigi, comprende oggetti di lusso appartenuti alle raffinate élite locali e giunti in quel luogo tra il I e il II secolo d.C. da un ’area vastissima, dall ’Impero romano all ’Asia occidentale, dalla Cina degli Han all ’India e alle regioni limitrofe . L ’idea di convergenza può essere esemplificata anche da un singolo oggetto , come il cofanetto rinvenuto a Belmonte Piceno, nelle Marche, e realizzato tra il 560 e il 540 a.C. , un capolavoro in avorio con preziosi inserti di figure in ambra . I materiali impiegati testimoniano reti commerciali di ampia portata : l’avorio prove niva infatti dall ’Africa o dall ’Asia attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo orientale , mentre l ’ambra era importata dal lontano Mar Baltico, attraversando l’Europa fino all’Adriatico . Le scene e i personaggi di cultura etrusca e greca che decorano il cofane tto mostrano influenze estranee alla tradizione locale picena e , invece, testimoniano una conoscenza profonda della cultura ellenica, resa possibile dalla circolazione della ceramica greca a figure nere nel Mediterraneo.
L ’idea di simmetria si può rintracciare nella ripresa di iconografie quasi identiche in oggetti e manufatti appartenenti a epoche e aree tra loro distanti . È il caso di due oggetti molto rari presenti in mostra : la moneta argentea con Alessandro e il re indiano Poro (325 –323 a.C.circa ), probabilmente coniata a Babilonia al tempo di Alessandro Magno , e il Cammeo di
Shapur I, vincitore dell ’imperatore romano Valeriano (260 –270 d.C. circa ), proveniente dall ’Iran sasanide . Entrambe le opere utilizzano un linguaggio figurativo che enfatizza la superiorità di un sovrano rispetto all ’avversario sconfitto . Pur appartenendo ad ambienti diversi , la moneta d ’argento e il cammeo in sardonica svolgono la stessa funzione ideologica: tradurre la vittoria militare e la subordinazione del nemico in un’immagine che legittima e celebra il potere di un re, greco in un ca so e persiano nell’altro .
L ’intersezione fra culture è esemplificata in mostra da oggetti e manufatti che evidenziano particolari ibridazioni artistiche: è il caso del rivestimento in oro del Gorytos scitico (metà del IV secolo a.C.) , rinvenuto a Melitopol in Ucraina, una custodia per arco e frecce, parte dell’equipaggiamento militare e cerimoniale delle popolazioni nomadi di stirpe iranica che occupavano le steppe dell ’Eurasia, dalla regione d el Mar Nero all ’Asia centrale . È decorato
con scene tratte dalla mitologia greca, in particolare con episodi della vita di Achille . La sua lavorazione a sbalzo e a cesello, la composizione narrativa in registri e i motivi ornamentali vegetali appartengono alla tradizione dell ’oreficeria greca. Questo manufatto in uso fra le élite militari scitiche è la dimostrazione concreta di come, nel IV secolo a.C., le interazioni tra il mondo greco e quello delle steppe fossero intense e creassero nuove forme artistiche attingendo a una molteplicità di tradizioni culturali.
Il percorso espositivo al centro del Podium è introdotto e concluso da due gruppi di opere che fungono da prologo ed epilogo della mostra. Il primo trittico include il busto romano in marmo del “ Sacerdote indio ” (fine del II secolo d.C.) del Museo Nacional del Prado , il Buddha assiso in meditazione nella posizione del loto (II-III secolo d.C .) del Museo delle Civiltà di Roma , appartenente alla produzione buddhista del Gandh āra (corrispondente all’area dell ’attuale Pakistan settentrionale e dell ’Afghanistan orientale) e il busto romano in prestito da una collezione privata che vuol rappresenta re il Ritratto di Apollonio di Tiana (II sec. d.C. circa), un filosofo e taumaturgo greco di età romana che , secondo il suo biografoFilostrato , avrebbe raggiunto l’India nord -occidentale, spinto dal desiderio di conoscere la sapienza orientale. Attraverso l’accostamento di queste tre opere si vuole mostrare come la cultura e la religione indiane fossero oggetto di profondo interesse e di curiosità nel mondo greco -romano . Il secondo trittico indaga la trasformazione della figura del Buddha in quella di un santo cristiano. Il Buddha stante in scisto (I–III secolo d.C.) di area gandhāricaconservat o al Museo delle Civiltà di Roma, la lastra in marmo scolpita che rappresenta un Apologo dalla vita dei santi Barlaam e Iosafat (1225 -1230 circa ), in prestito da l Museo della Cattedrale di Ferrara , e l’Icona dei santi Barlaam e Iosafat dall ’Asia minore (1799) del Museo Bizantino e Cristiano di Atene rappresentano tre fasi di un lungo processo di trasmissione , assimilazione e reinterpretazione culturale, in cui la figura del Buddha è progressivamente modificata da modello di sapienza indiana a immagine di santità cristiana . Un focus è dedicato ai lavori tessili di varia provenienza ( dalla Cina ai Musei Vaticani, al Qatar ) esposti in un container esterno collegato al Podium . Un altro approfondimento indaga la possibile origine cinese del la tes ta del Leone di San Marco , posto su una colonna nella Piazzetta accanto al Palazzo Ducale , come esempio di collegamento artistico e culturale lungo ampie rotte commerciali e di scambio .
“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori , brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali , tra i quali The Metropolitan Museum o f Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani , Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli .
In occasione della mostra, Fondazione Prada pubblicherà un ampio volume illustrato progettato graficamente da 2x4 . Il libro comprende un’introduzione di Miuccia Prada, Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un testo critico di Salvatore Settis , 27 saggi di studiosi italiani e internazionali , un’ampia raccolta di schede di approfondimento delle opere esposte, redatte da oltre 40 specialisti, e una serie di mappe tematiche e storiche che ricostruiscono le trasformazioni geopolitiche e le connessioni tra Europa, Asia e Mediterraneo dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa . Il volume sarà disponibile anche nella nuova collana “Dispense” che propone una selezione di cataloghi della Fondazione, ristampati in formato medio e in bianco e nero.
