Saranno dell’artista cinese Ai Weiwei la scenografia e i costumi per il debutto della prossima "Turandot" di Giacomo Puccini che si svolgerà all’Opera di Roma il prossimo 25 marzo (rimandato).
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19/03/20
25/09/13
La global art world inc.
Lo
sviluppo del mercato dell’arte ha cambiato funzione e senso del suo stesso processo.
Oggi l’opera d’arte nasce spesso non più come
ricerca personale e intima di un artista ma sempre più come un prodotto di consumo
mirato ad un determinato consumatore/collezionista.
Per questo motivo risulta sempre
più difficile dare valore all’arte in quanto non è più un percorso di riflessione,
che nel suo evolversi prende forma di un oggetto, ma è un manufatto creato appositamente
per essere inserito in una filiera di consumo, che nell’evento espositivo trovano
un contesto di significato slegato dal processo di realizzazione.
07/09/13
Mancando la sensibilità si usa la ragione, senza storia senza futuro… - Il nulla duchampiano
Forse
uno dei grandi meriti di Duchamp è aver dato avvio all’oggetto senza storia, privo
d’identità, per cui capace di contenerle tutte.
All’inizio
del novecento la nuova frontiera culturale americana, protesa al futuro, cercava
la libertà, una nuova libertà che non avesse storia, memoria, priva di ogni limite.
Questa
incredibile dimensione fu colta in pieno dall’ironia di Marcel Duchamp che, un giorno
per uno scherzo o forse per una provocazione, scelse un oggetto privo di significato
e di storia, come un orinatoio, esponendolo privo anche del suo reale uso, capovolgendolo.
Liberando
così di ogni senso e valore l’idea di oggetto artistico.
Nacque
l’opera d’arte perfetta per un sistema assoluto come quello americano.
Metafora
di un universo che col tempo divenne esempio per l’annullamento di una civiltà che
dismesso il suo ricordare si compulsiva nel vuoto gioco del consumo, infinito quanto
inutile.
Privato
della sensibilità, della bellezza, delle emozioni, si vive solo più di apparenze
confezionate per essere dimenticate e reiterare il mito di Sisifo.
16/04/12
L’arte ( non solo quella contemporanea) dalle stelle alle vetrine?
In questi ultimi decenni la cultura è lentamente scomparsa dalle pagine dei giornali, dalle trasmissioni televisive, dal dibattito sociale, trasformandosi in quella nuova realtà che la classe borghese ha raccolto sotto il nome di spettacolo. In questo grande calderone è finito tutto quello che si svolge durante il “tempo libero” cioè quando non si lavora.
La trasformazione ha coinvolto anche l’arte che ha smesso la sua funzione narrativa e storica per tentare di trasformarsi ed inserirsi in questo nuovo universo consumistico.
I musei da luogo di raccolta, analisi e riflessione sono diventati grandi attrattori di spettatori, spesso nel senso di coloro che guardano senza capire. Luoghi che si sono attrezzati per essere usati al meglio per ospitare questa marea di gente, così sono apparsi bar, ristoranti, punti vendita di ogni ben di dio e gli stessi musei sono usati come vetrine per promuovere prodotti commerciali (dalle macchine ai vestiti).
Il mondo degli artisti, per adattarsi a questo nuovo sistema, si è messo a produrre ogni tipo di manufatto, interessati ad ogni sorta di problema/tematica possibile, dando varietà alla filiera produttiva.
Colpisce poi che le immagini sono create sempre più da chi di arte non sa proprio cosa sia, cioè non ha svolto quegli studi che fanno supporre che ci sia un legame fra la storia dell’immagine e la sua creazione artistica.
Ma soprattutto nell’arte alla tradizioni della committenza si è aggiunto un nuovo attore che fa produrre e distribuisce “oggetti artistici” le “gallerie”.
I galleristi, forse i veri artefici del nuovo mondo dell’arte, riescono a fare cose incredibili, cioè a vendere uno scatto di una polaroid, un oggetto polveroso, una mediocre disegno, un assemblaggio da mercatino delle pulci, il cui valore reale mediamente sarebbe di pochi euro, in una miniera d’oro (ecco qui spiegato forse l’amore per il termine galleria …).
Supportati da una vasta realtà di critici, curatori, giornalisti che, spesso stipendiati proprio dalle gallerie, fantasiosamente frugano nei più reconditi universi della parola per dare giustificazione a questa trasformazione, saccheggiando di ogni senso tutto la storia culturale umana.
La cosa più affascinante di questo ampio mercato è la fantasiosa idea dell’originalità e dell’unicità, che è un’ombra di un lontano passato dove effettivamente una cosa era unica ed irripetibile. Oggi come per tutti i prodotti è solo una scelta commerciale, illusoria, che fa si che un prodotto sia realizzato in due esemplari o in centinaia di essi, variando quindi il suo valore commerciale.
Siamo così passati dalla “meraviglia” alla “paccottiglia”, chissà quanto durerà?
10/03/11
Con-senso o con-testo

Comunicazione, immagine o testo?
Noto che il ruolo della comunicazione è determinante oggi per il consenso, anche nel campo dell’arte, anzi pare quasi l’elemento prioritario.
Si nota un sempre maggiore spostamento del capitale utile per la mostra su questo ruolo informativo.
Oggi creare consenso comunicativo è considerato prioritario per poter avere un riscontro significativo e che incrementi” in modo positivo” l’opera (evento).
La capacità di enfatizzare e creare (anche in modo negativo) attenzione pare essere determinante al lavoro stesso.
In particolare nei media cartacei questo è sempre più evidente, diverse riviste che riportano il medesimo comunicato, le medesime foto, il medesimo valore critico, appiattito, fumoso ma condiviso.
Si osserva un fluente linguaggio nei comunicati sempre più inversamente proporzionale al vuoto materico. Tanto più l’opera è assente e antiestetica tanto più la funzione del testo è complessa e articolata in giochi narrativi, che vanno dallo storico al diaristico .
Molti paiono temi scolastici costruiti per dare l’impressioni di una motivazione forte ed empatica con lettore, quasi giovanilistico e amichevole. Che viene immerso in storielline di vita in bilico fra bucoliche visioni alternative e metafisiche ricerche del proprio sé, che tanto ricordano gli anni della contestazione, ma che ora sono solo patine sottili di un lubrificante commerciale.
Infatti gli artisti stessi non hanno più percorsi lineari, sarebbe troppo normale, ma viaggiano su temi rabdomantici, mischiando misticismo con giovanilismo, fisicità con scientificità, urgenze sociali con modaiole forme, in una varietà pari alle indagini dei motori di ricerca che inserito una parola creano impensabili collegamenti. Mettendo così in evidenza la mancanza di profondità e il bisogno di originalità” a tutti i costi, realizzando un variabilità superficiale e inconcludente di opere.
Paiono rari gli artisti che si immergono nel mondo e non si accontentano di prenderne pezzettini e riproporli come lavori. Ma sanno elaborare opere in cui si sporcano le mani” nel penetrare le urgenze e bellezze del pianeta.
Bisognerebbe saper approfondire, superare quel bisogno di consumo” immediato e rapido, enfatizzato da un sistema pubblicitario/informativo massiccio e omologato su tutti i principali media promozionali, avendo una personalità forte e determinata. Essendo artisti e non vetrinisti/scenografi di spazi commerciali, a volte definite gallerie.
28/02/11
Opera o prodotto - Tutto si consuma e tutto è consumato.

In questi anni la sempre più intensa circolazione delle opere d’arte ha reso il sistema dell’arte troppo simile a una qualsiasi mercato, di tipo oligarchistico, ristretto e pilotato.
Tale trasformazione sta depauperando il valore culturale” dell’opera rendendola sempre più uguale a una qualsiasi merce, vincolata quindi alle strategie di una circolazione di manufatto privo di quel valore che ha sempre caratterizzato l’arte, l’unicità e la bellezza, motive anche del suo plus-valore.
Questa trasformazione in parte è dovuta al consumatore (detto anche collezionista o compratore) che desidera opera riconoscibili e ovvie in quanto la scelta non è dettata da un aspetto personale ma da un’esigenza di rappresentazione. Infatti fino a quando a interessarsi di arte era un’elitè culturale l’esigenza era più variegate, attenta alla qualità e all’originalità. Ora che questa comunità e definitivamente scomparsa rimangono solo più i nuovi ricchi che nel tentativo di darsi una “dignità” si approcciano all’arte con lo stesso spirito con cui si sono arricchiti, mancanza di scrupoli e onnivoracità pragmatica.
Atteggiamenti che si riflette sempre più nelle opera e nel contesto del sistema arte che sempre più si svuota di valore per vivere momenti di effimera banalità.
(prima parte)
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