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25/09/13

La global art world inc.


Lo sviluppo del mercato dell’arte ha cambiato funzione e senso del suo stesso processo.  

Oggi l’opera d’arte nasce spesso non più come ricerca personale e intima di un artista ma sempre più come un prodotto di consumo mirato ad un determinato consumatore/collezionista. 

Per questo motivo risulta sempre più difficile dare valore all’arte in quanto non è più un percorso di riflessione, che nel suo evolversi prende forma di un oggetto, ma è un manufatto creato appositamente per essere inserito in una filiera di consumo, che nell’evento espositivo trovano un contesto di significato slegato dal processo di realizzazione.

07/09/13

Mancando la sensibilità si usa la ragione, senza storia senza futuro… - Il nulla duchampiano



Forse uno dei grandi meriti di Duchamp è aver dato avvio all’oggetto senza storia, privo d’identità, per cui capace di contenerle tutte.

All’inizio del novecento la nuova frontiera culturale americana, protesa al futuro, cercava la libertà, una nuova libertà che non avesse storia, memoria, priva di ogni limite.

Questa incredibile dimensione fu colta in pieno dall’ironia di Marcel Duchamp che, un giorno per uno scherzo o forse per una provocazione, scelse un oggetto privo di significato e di storia, come un orinatoio, esponendolo privo anche del suo reale uso, capovolgendolo.

Liberando così di ogni senso e valore l’idea di oggetto artistico.

Nacque l’opera d’arte perfetta per un sistema assoluto come quello americano.

Metafora di un universo che col tempo divenne esempio per l’annullamento di una civiltà che dismesso il suo ricordare si compulsiva nel vuoto gioco del consumo, infinito quanto inutile.


Privato della sensibilità, della bellezza, delle emozioni, si vive solo più di apparenze confezionate per essere dimenticate e reiterare il mito di Sisifo.

19/06/12

Arte, è ancora una parola sensata?



Definire l’arte oggi pare complesso, con tutte le diverse mutazioni che ha subito passando da due forme definite e univoche, la pittura e la scultura, si è duplicata in infinite declinazioni. Parti stesse sono assunte a ruolo unico, vedi il disegno che da elemento di preparazione di un quadro è diventato opera a se stante.

In questo percorso di cambiamento molte declinazioni del fare sono diventate esse stesse opere; dal riciclo alla supposizione di un’idea, dalla casualità di un avvenimento alla industrializzazione di un processo su un manufatto.

Come si può oggi definire un lavoro artistico?

Basta il consenso della comunità, o forse meglio dire di un’oligarchia, ad accreditare un’opera d’”arte”?

In realtà si sta assistendo in questi ultimi anni a una ridefinizione, che superata una illusoria apertura al tutto, lentamente sta richiudendo le porte in una selezione di opere che tornano ad un’estetica formale, forse perché il nuovo grande mercato (la Cina) ama ancora questo tipo di prodotto o forse perché si è già in una fase di ripetizione sperimentale che ricicla il riciclato degli anni 80 molto “sperimentali” ma che già rimandavano alla rottura dei sessanta e via di questo passo alla noia storia del vintage anche nel mondo dell’arte.

Per una definizione di un’opera si può pensarla come “oggetto” che produce e trasforma la cultura da cui nasce e su cui si inserisce. Per cui in continua definizione e pregnanza.

Il fascino e la molteplicità di idee forse può divertirci nell’attesa della “meraviglia”.