Translate

Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post

20/01/17

Capitali europee della Cultura


Domani si inaugurano gli eventi delle due Capitali europee della Cultura del 2017, quest'anno sono la cittadina danese di Aarhus e quella cipriota di Pafos.

Il 21 Gennaio avviene l'inaugurazione ad Aarhus. Come tema centrale degli eventi è stata pensata la parola “Ripensare”. In questa epoca di grandi cambiamenti bisogna "Ripensare" tutto a cominciare dalla cultura per proseguire poi a tutte le attività umane. 

Il 28 Gennaio prenderà avvio la sezione di Pafos, qui il tema sarà  “Linking Continents, Bridging Cultures” (collegare i continenti, avvicinare le culture), per un'isola dalla grande storia e dalla lunga tradizione di attraversamento delle culture. 


Le future Capitali europee della cultura saranno: nel 2018 La Valletta (Malta) e Leeuwarden (Paesi Bassi), nel 2019 Plovdiv (Bulgaria) e Matera (Italia) e nel 2020 toccherà a Fiume (Croazia) e Galway (Irlanda). 

18/01/15

Capitali della Cultura Europea 2015

 Mons

Le Capitali della cultura Europea 2015 sono la città di Mons in Belgio e Plzeň nella Repubblica Ceca.

Plzeň

Come sempre saranno tantissimi gli eventi e le occasioni culturali, per tutti i dettagli visitate i siti 



http://www.mons2015.eu/fr per Mons


http://www.plzen.eu/obcan/ per Plzeň

28/12/14

La cultura che non c’è più, cosa è successo all’arte



Una volta l’arte era considerata un ambito culturale, con cui si rappresentava un tempo, un modo di vivere e un’insieme di tradizioni e usanze che accadevano.

Le cose oggi sono molto cambiate, si sono semplificate attraverso i nuovi media e la storia dell'arte pare essersi fermata.

Quello che era un luogo di patrimonio culturale, storico, è stato convertito con l’innestato di nuovi operatori che, intuendo il grande potenziale di questa filiera creativa, lo hanno incanalato verso una produzione/distribuzione ben strutturata.

Fruendo del manto storico, ricco e variegato, ma allontanatosi dal senso culturale, l’arte visiva contemporanea garantisce un'immissione di tanti oggetti/immagini in circuito distributivo secondo dei canali di massificazione del prodotto.

Particolarmente interessante la redditività di questi investimenti che a fronte di bassi costi di produzione garantiscono ottimi guadagni.


Praticamente come con la moda, dove quello che conta non è il prodotto ma come lo si enfatizza / commercializza (interessante notare come alcuni investitori guarda caso vengono proprio da quella realtà), anche il sistema dell’arte sta erodendo il suo patrimonio storico, ricco di fantasia e creatività, appiattendolo su un mercato spietato e privo di stimoli. 

20/01/14

Vota la cultura


Ecco un'altra interessante edizione di cheFare, uno strumento di ricerca sui nuovi modi di fare cultura oggi in Italia. Si tratta di uno spazio che permette ad associazioni e imprese profit e non profit di sviluppare il proprio fare, dando vita a collaborazioni diffuse e attivando network territoriali. cheFare è una piattaforma che premia l’impatto sociale, segnalando e raccontando i progetti culturali ad alto grado di innovazione.

Ci sono anche diversi progetti artistici, consultateli e votatene uno, o preparatene uno per il prossimo anno


02/07/13

Cultura o divertimento...


Ieri Federculture ha presentato il suo annuale rapporto, risulta che c'è un calo di pubblico -4 % per i musei e gli eventi espositivi, si semplifica dicendo che la cultura sta perdendo pubblico.

Io non penso che questa sia cultura, penso che sia spettacolo, raramente una mostra è realizzata in termini culturali ma quasi sempre in termini di prodotto di consumo, la cultura è un gesto più complesso e articolato che tocca anche questa realtà, ma è fatta di ricerca, studio, analisi, memoria.






20/06/13

Un'estate marsigliese


Marsiglia prosegue nel suo ricco cartellone di capitale della cultura europea che condivide con la sommessa Kosice in Slovacchia. Il programma è molto vasto, infatti non si focalizza solo su Marsiglia ma abbraccia molte altre città satellite della Provenza, le proposte anche per la stagione estiva sono molto allettanti, eccovi il cartellone a questo indirizzo http://www.mp2013.fr/ 

03/04/13

L’arte contemporanea è ancora cultura?


Per anni si è proposto il mantra dell’arte come cultura, forse fino agli anni settanta qualche valore culturale si poteva ancora scorgere in questi particolari manufatti. Ma in questi ultimi decenni le opere artistiche son diventate materiale di pratico smercio economico con cui giocare a status sociali, enfatizzati da un sistema di allegri momenti conviviali in location dal particolare fascino alternativo. 


Il forte ingresso di investitori e di abili commercianti ha trasformato un delicato settore creativo in un pratico sistema di arricchimento, per i più accorti. 

Già Tom Wolf in un suo ironico saggio “Come ottenere il successo in arte” aveva accennato a questa trasformazione e ora che, una particolare crisi economica sta cambiando tanti valori economici, questa pare prendere corpo in modo inequivocabile. 

La caduta dei valori tanto enfatizzati fino a pochi mesi fa mette in risalto il vero spessore di tante “opere artistiche”, che proprio per il loro vuoto significato culturale collassano rispetto all’enfatizzato momento di vendita. 

L’arte contemporanea spesso è stata usata, in questi ultimi decenni, come un pratico sistema per veicolare prodotti commerciali dal basso valore di produzione ma con un forti ricarichi di vendita, decorata da finti sostegni culturali, per giustificarne un’immissione sul mercato. 

Si è creato un sistema di inutili testi e filippiche, partecipi i tanti curatori, critici e finti promotori di informazioni, col fine di giustificare il ruolo alto di questi oggetti ma dai recenti risultati e dalla sua volatilità si capisce sempre più la reale funzione di prodotto momentaneo di consumo. 

Tutto questo spesso sfruttando molte istituzioni pubbliche che, in un’ottica di risparmio, hanno demandato il ruolo realmente culturale a una funzione di vetrina commerciale.

26/02/13

Arte contemporanea... privatizziamo tutto?


Grande trasformazione in ambito politico, sarà anche in ambito artistico?

Via le vecchie poltrone via i vecchi poltroni, anche nel mondo dell'arte contemporanea.

Una valanga di finti luoghi della cultura fruiti da poche centinaia di persone a spese di migliaia di contribuenti.

Che sia l'ora di chiudere i tanti luoghi espositivi pubblici per l'arte contemporanea, gestiti da lobby privatistiche che usano la finta litania della cultura per commercializzare "arte".

Sarebbe interessante capire quale cultura e per chi?

Se analizziamo gli ultimi decenni vediamo che tutta l'arte prodotta non ha inciso assolutamente sul tessuto culturale ma solo nelle tasche delle abili gallerie che hanno usato le tante strutture pubbliche per piazzare e promuovere i propri prodotti (artistici). 

Slegati completamente dal tessuto sociale e culturale questi luoghi vengono gestiti da una manipolo di personaggi che replicano compulsivamente proposte prive di valore ma giustificabili per promuovere i soliti "finti giovani artisti italiani" anziché dare spazio alla vasta realtà espressiva, limitata in quanto giudicata "non culturale" da essi stessi, quando finirà questo teatrino dell'opportunismo?

Non sarebbe meglio privatizzare il tutto?



16/12/12

Il solito Rinascimento..



Negli Stati Uniti il prossimo 2013 lo stato italiano organizzerà una serie di eventi per promuovere l’immagine del nostro paese.

Come da copione sicuro è stata riportata la statua di Michelangelo il David/Apollo alla National Gallery of Art di Washigton, come già nel 1949, ci saranno i soliti eventi che narrano di una serie di piccoli stati che uniti poi duecento anni dopo ora ricordiamo come Rinascimento.

Peccato che di quella CULTURA oggi si veda ben poco anzi, a guardarsi in giro pare che non ci sia più nulla da alcuni decenni, in compenso abbiamo avuto uno sperpero incredibile di risorse e quello che poteva essere costruttivo è stato abbandonato.

Ma forse, ora che si è toccato il fondo, non si potrà che risalire, speriamo! 

Il programma è qui http://www.italyinus2013.org/it/

peccato che quando cliccate su gli eventi per conoscerli troverete quasi sempre l'elegante scritta "coming soon"   ...

12/08/12

Ferragosto : Porte aperte per l'arte



Anche quest’anno, nel giorno di Ferragosto, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali aprirà ai visitatori il suo ricco patrimonio di musei, gallerie, monumenti, palazzi, ville, castelli, templi, parchi, giardini, aree e siti archeologici, necropoli e scavi. 

Molti dei luoghi d’arte coinvolti, inoltre, animeranno il programma della giornata con eventi, concerti, mostre tematiche e suggestivi percorsi guidati. Sarà un’opportunità privilegiata per trascorrere un Ferragosto davvero speciale alla riscoperta della ricchezza culturale del nostro Paese. 

“Lo sforzo per garantire le aperture del 15 agosto è significativo e importante, soprattutto in relazione all’attuale situazione di oggettiva difficoltà di alcuni musei per carenza di personale e risorse” spiega il neo Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, Anna Maria Buzzi. “Ciò nonostante sarà assicurato il massimo impegno affinché, anche nel mese in cui è maggiore la presenza di turisti italiani e stranieri, si possa proseguire nel nostro compito di valorizzare i musei e le aree archeologiche, promuovendone una quanto più ampia e completa fruizione”. 


Per informazioni su orari di apertura è attivo un call center nazionale che risponde al numero verde 800991199, gratuito per chiamate da telefonia fissa effettuate dal territorio italiano. Il servizio è accessibile tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:45. 

Per ulteriori informazioni visitare il sito: http://www.beniculturali.it

02/08/12

Capitale abbandonato - Cultura e arte


Phofdo - photographic project 

Non capiamo come ancora oggi il nostro paese non metta la priorità storica del suo ricco patrimonio artistico come risorsa primaria per dare occupazione, sviluppa e dinamica economica. 

Il nuovo rapporto annuale di Federculture rimette al centro il valore della meraviglia del nostro paese come uno dei pochi luoghi di crescita. Ben il 7 % di aumento di utenze che fruiscono dei luoghi culturali come necessità e che fanno del nostro paese il luogo con maggior siti sotto tutela dell’Unesco quasi il 18% di quelli mondiali. 

Per anni si è parlato di industria della cultura o di giacimenti, poi si approva una legge che limita al 20 la spesa per la cultura, strana nazione la nostra. 

Dal primo paese al mondo per turismo lentamente siamo scivolati al decimo posto sorpassati da paesi che offrono molto meno di noi ma in modo sicuramente più efficiente e coordinato. 

Se si sapesse superare le limitate capacità cooperativistiche forse di potrà risorgere. 

La colpa è ovviamente di tutti noi che non abbiamo agito costruttivamente e che continuiamo a mancare l’obiettivo di fare del nostro meraviglioso paese una nazione.

16/04/12

L’arte ( non solo quella contemporanea) dalle stelle alle vetrine?



In questi ultimi decenni la cultura è lentamente scomparsa dalle pagine dei giornali, dalle trasmissioni televisive, dal dibattito sociale, trasformandosi in quella nuova realtà che la classe borghese ha raccolto sotto il nome di spettacolo. In questo grande calderone è finito tutto quello che si svolge durante il “tempo libero” cioè quando non si lavora. 

La trasformazione ha coinvolto anche l’arte che ha smesso la sua funzione narrativa e storica per tentare di trasformarsi ed inserirsi in questo nuovo universo consumistico.

I musei da luogo di raccolta, analisi e riflessione sono diventati grandi attrattori di spettatori, spesso nel senso di coloro che guardano senza capire. Luoghi che si sono attrezzati per essere usati al meglio per ospitare questa marea di gente, così sono apparsi bar, ristoranti, punti vendita di ogni ben di dio e gli stessi musei sono usati come vetrine per promuovere prodotti commerciali (dalle macchine ai vestiti).

Il mondo degli artisti, per adattarsi a questo nuovo sistema, si è messo a produrre ogni tipo di manufatto, interessati ad ogni sorta di problema/tematica possibile, dando varietà alla filiera produttiva.

Colpisce poi che le immagini sono create sempre più da chi di arte non sa proprio cosa sia, cioè non ha svolto quegli studi che fanno supporre che ci sia un legame fra la storia dell’immagine e la sua creazione artistica.
 Ma soprattutto nell’arte alla tradizioni della committenza si è aggiunto un nuovo attore che fa produrre e distribuisce “oggetti artistici” le “gallerie”.

I galleristi, forse i veri artefici del nuovo mondo dell’arte, riescono a fare cose incredibili, cioè a vendere uno scatto di una polaroid, un oggetto polveroso, una mediocre disegno, un assemblaggio da mercatino delle pulci, il cui valore reale mediamente sarebbe di pochi euro, in una miniera d’oro (ecco qui spiegato forse l’amore per il termine galleria …).

Supportati da una vasta realtà di critici, curatori, giornalisti che, spesso stipendiati proprio dalle gallerie, fantasiosamente frugano nei più reconditi universi della parola per dare giustificazione a questa trasformazione, saccheggiando di ogni senso tutto la storia culturale umana.

La cosa più affascinante di questo ampio mercato è la fantasiosa idea dell’originalità e dell’unicità, che è un’ombra di un lontano passato dove effettivamente una cosa era unica ed irripetibile. Oggi come per tutti i prodotti è solo una scelta commerciale, illusoria, che fa si che un prodotto sia realizzato in due esemplari o in centinaia di essi, variando quindi il suo valore commerciale.

 Siamo così passati dalla “meraviglia” alla “paccottiglia”, chissà quanto durerà?

13/03/12

Dire, fare lavorare - La cultura esiste ancora?

Phofdo - photographic project 

In questi ultimi tempi la crisi ha portato strani risvegli assopiti da un periodo di vasto consumo di quello che una volta si conosceva come “cultura”. 

La cultura era il simbolo di una nazione, quello che faceva supporre che chi viveva in quel contesto fosse legato da questi “aspetti” comuni che andavano dalla lingua alle espressioni visive, passando per la musica, la letteratura, il teatro etc. 

Ora che il mondo in questi ultimi decenni si è globalizzato, tutti sono sempre più simili, che siano nati a Cuneo o a Zapala. Pare strano pensare che anche la cultura non si sia trasformata e che il senso stesso di identità sia ancora quello di una volta. 

Ancora più strano notare che proprio chi ha sempre operato in questo sistema non abbia avvertito i grandi cambiamenti sia tecnologici sia sociali, che giustamente hanno trasformato l’idea di cultura e ciò che una volta pareva indiscutibile oggi sempre più diventa marginale. 

Tradizioni, usanze, idee, linguaggi, forme estetiche sono cambiate in modo rapido e si sono diffuse attraverso meccanismi “capitalistici” che una volta erano impensabili e che hanno raggiunto una vasta parte della popolazione, ampliando e diffondendo questa conoscenza. 

Ma dalla piazza si è passato al supermercato dalle chiacchiere col vicino ci si è spostati su un social forum elettronico. 

In questo cambiamento tutta la classe culturale, che per decenni ha vissuto quieta alla luce di uno stato che li ha lasciato operare dov’erano? 
Come mai solo oggi che gli stipendi vanno in crisi si sollevano a protestare? 
Che cosa hanno prodotto? 
Che apporto hanno dato allo comunità sociale che li ha mantenuti? 
Può ancora oggi un paese, con i grandi cambiamenti economici in corso, continuare a supportare le innumerevoli strutture sparse per il vasto territorio ? 

Se ovviamente il nostro vasto patrimonio sia fisico sia intellettuale è in crisi, sono tante le responsabilità, sicuramente sono importanti e utili i vari appelli ma forse bisognerebbe cambiare sia modi che forme e tutti dovrebbero attivarsi e responsabilizzarsi. 

Se ci sono sicuramente tanti motivi di orgoglio ci sono stati anche tanti decenni di sperpero e di irresponsabilità. Ri-criminarlo non serve al presente ma si spera che per il futuro ci sia un reale cambiamento e una reale volontà di crescita.

27/11/11

Georges de la Tour a Palazzo Marino



Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento culturale proposto da Eni con un grande artista della storia dell'arte a Palazzo Marino, nel cuore di Milano.

Quest’anno l’occasione è doppia visto che del misterioso George de La Tour saranno presentati ben due capolavori, in perfetto stile natalizio.

Per la prima volta in Italia si potrà vedere “L'Adorazione dei pastori” che accompagna uno dei più celebri quadri del pittore lorenese “il San Giuseppe falegname”.

Due strabilianti opere accessibili al pubblico in un percorso guidato alla fruizione di questi capolavori.

"Dal 25 novembre 2011 all’8 gennaio 2012 sono giunti dal Musée du Louvre di Parigi a Milano due nuovi capolavori provenienti dalle sue collezioni: L’Adorazione dei pastori e il San Giuseppe falegname, due delle opere più incantevoli del maestro del Seicento francese Georges de La Tour.

La nuova tappa milanese segna l’ulteriore consolidamento degli stretti legami che uniscono l’Eni, principale azienda italiana e sponsor culturale di primo rango, al Musée du Louvre. Dopo aver reso possibile la presentazione, a Milano, di due opere eccezionali appartenenti alle nostre collezioni d’arte italiana come il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci nel 2009 e la Donna allo specchio di Tiziano nel 2010, Eni offre ora al pubblico italiano la possibilità di scoprire il talento di Georges de La Tour e la stupefacente bellezza di queste due tele del maestro francese. La mostra
inaugura una nuova serie di eventi espositivi organizzati congiuntamente dall’Eni e dal Louvre, che permetterà ai milanesi di ammirare alcuni tra i più grandi capolavori della pittura europea conservati nel museo parigino.

Georges de La Tour occupa una posizione tutta particolare all’interno della storia dell’arte. Dopo la morte del pittore, nel 1652, la sua opera cadde nel più completo oblio. Bisognerà attendere quasi tre secoli prima che gli storici riscoprano la sua figura e a poco a poco, a partire dal 1915, ne ricostruiscano l’opera, la carriera, la vita. Oggi, benché i suoi dipinti siano entrati a far parte delle collezioni del Louvre solo nel corso
del Novecento, Georges de La Tour è uno dei pittori francesi più celebri e amati dal pubblico.

In Italia, tuttavia, l’immenso talento di Georges de La Tour è ancora poco noto: sono perciò davvero lieto che in questa fine d’anno i milanesi abbiano l’opportunità di ammirare per la prima volta due tra i più grandi capolavori del maestro come il San Giuseppe falegname e L’Adorazione dei pastori." ecco alcuni brani del Presidente-direttore del museo del Louvre Henri Loyrette.

Eccovi alcune informazioni sulle opere:

L’Adorazione dei pastori, 1644 (?)olio su tela, 107 x 137 cm

L’Adorazione dei pastori di Georges de La Tour fu probabilmente commissionata dai cittadini di Lunéville nel 1644 come tributo al nuovo governatore, il Marchese de la Ferté.

Nei personaggi in essa raffigurati si possono forse riconoscere i ritratti di borghesi della città o di modelli consueti e familiari al pittore, il quadro infatti risponde a un modulo di rappresentazione: quello del ritratto di gruppo. Era in uso allestire Sacre Rappresentazioni alle quali, come ancora oggi nel presepe vivente, prendevano parte diversi attori-cittadini. Da sinistra a destra si riconoscono: Maria Vergine, un pastore con i baffi che stringe in mano un bastone e porta in braccio un agnellino, un pifferaio che si sta per togliere il cappello in segno di rispetto, una nutrice che con le due mani stringe la zuppa per la puerpera e, infine, all’estrema destra, San Giuseppe che fa da contraltare alla figura della Vergine e tiene in mano una candela, con la quale illumina la scena. La luce naturalistica, tuttavia, sembra quasi provenire dal fanciullo che
riposa nella mangiatoia avvolto nelle fasce, e dal quale si sprigiona un bagliore divino.

La Vergine è vestita di rosso e quasi assorta in una intima e contenuta meditazione, il pastore porta con sé un agnello, così mansueto da fermarsi a brucare dalle paglie della culla. L’epifania del Salvatore ha un effetto di calma sospesa anche sul mondo animale. In particolare l’agnello ha la funzione simbolica di ricordare la passione di Cristo, così come anche le fasce e gli occhi chiusi di Gesù bambino prefigurano la sua morte e resurrezione. La figura del pifferaio, in ombra, stringe lo strumento e in segno di umiltà porta la mano destra alla falda del cappello. Tutto avviene in una atmosfera sospesa, astratta, immutabile e quasi irreale.

Un capolavoro che ci ricongiunge poeticamente al mistero della Nascita e che con grande perizia tecnica illumina le tenebre del passato, non solo con un alto valore documentario ma anche con un’intensità comunicativa del tutto attuale.


San Giuseppe falegname, 1640 circa olio su tela, 137 x 102 cm

Nel buio di una scena notturna due figure si confrontano: un fanciullo e un vecchio chino. Si tratta del San Giuseppe falegname che nel dipinto di Georges de La Tour è assistito da un attento e curioso Gesù bambino. Egli ne illumina i gesti antichi di carpentiere, facendo schermo (al pittore che li ritrae e a noi spettatori) con la mano sinistra alla lunga fiammella del cero. A terra, fermato dal peso del piede di Giuseppe, è un trave entro il quale egli pratica un foro con un succhiello; accanto un maglio di legno e una sgorbia. Di grande poesia, quasi metafisica, anche il truciolo arricciato, esaltato dalla luce della candela.

Questa splendida tela è datata alla metà degli anni 40 del Seicento. Nella simbologia del dipinto un chiaro riferimento alla croce, sulla quale si giocava la salvezza del mondo secondo il Cattolicesimo. La luce emanata dal volto del bambino, simbolo dell’incarnazione divina, rischiara la fronte corrugata di Giuseppe sulla quale è impressa l’angoscia per il destino del figlio.

Caro alla pittura del Seicento soprattutto in ambito nordico, il soggetto rivela una sensibilità cromatica fiamminga e una spiritualità francescana, fuse magistralmente con uno dei temi amati dalla pittura caravaggesca e ancor prima da quella di Leonardo: il giustapporsi della figura dell’anziano a quella del giovane. Così, se nell’immagine di Giuseppe il pittore sembra voler incarnare l’accettazione del destino da parte degli uomini e la capacità di svolgere il nostro compito umilmente, lasciandoci guidare dalla luce di Cristo, nel fanciullo risplende la purezza dei prediletti nel Regno dei Cieli.

È celato, in questa immagine, uno spunto di riflessione; nella bellezza di questo bambino è posto un punto centrale del Cristianesimo: amare il prossimo come fanciulli curiosi, avendo negli occhi lo stupore di chi impara. Una lentezza spirituale opposta ai devastamenti tumultuosi della guerra e della pestilenza che La Tour dovette pur conoscere, dei quali è segno il sofferto volto lacrimoso dell’artigiano, umile mediatore tra uomo e Dio.



Vi segnalo anche l'interessante progetto d’allestimento che è stato studiato per l’evento “Georges de La Tour a Milano” che nasce da una serie di spunti concettuali ed estetici che rimandano a grande parte dell’iconografia classica sulla Natività, che vede Gesù nascere in una stalla, capanna o grotta; all’architettura nordica familiare al Maestro; alla semplicità ed alla “umile naturalità” consona ad entrambi i soggetti dei due capolavori che si intendono esporre a Palazzo Marino.

La logica progettuale ci ha quindi orientato verso la scelta di una “architettura” scultorea, pulita ma suggestiva per dimensioni ed effetti materici, nonché alla scelta di utilizzare materiali naturali e tradizionali.

Ne è risultato un sistema composto da una grande parete a onda intonacata con calce ed argilla e da una pavimentazione in legno vecchio, un organismo “sospeso” all’interno della Sala Alessi e costituito da superfici concettualmente “povere”, che ci consentono di arricchire l’atmosfera del luogo con giochi di
luce che ne esaltino la plasticità.

Una scelta distante da ogni intenzione decorativa ma che proprio da questo trae la sua forza, innescando una contrapposizione tra la “neutra” semplicità dell’intervento e l’eleganza della sala in cui si inserisce, garantendo allo stesso tempo il rispetto della poetica delle due opere di de La Tour.

La comunicazione dei contenuti scientifici e didattici è affidata ad una serie di schermi collocati all’interno di lunghi e bassi parallelepipedi, in modo da consentirne la visibilità ad adulti, bambini e diversamente abili.

Da un punto di vista distributivo dello spazio il progetto rispetta le molte esigenze funzionali, prima di ogni altra quella di tenere separate le opere, pur conferendo loro pari dignità di “location”, così da consentire la migliore visuale di esse ed agevolare la spiegazione degli storici dell’arte.

Le teche a controllo climatico che contengono le opere sono state magistralmente realizzate dal Laboratorio museotecnico Goppion.



Come sempre l’appuntamento è gratuito.

Dal 26 Novembre all'8 Gennaio.

Orari di visita dalle 9.30 alle 19;

Il Giovedì e il Sabato dalle 9.30-22.


Vi segnalo proprio accanto, e sempre gratuitamente, la prima sezione della Galleria D’Italia, nei magnifici palazzi in via Manzoni.

22/08/11

Il fallimento della cultura italiana




In questi ultimi anni si sono levati tanti appelli dalla “società culturale”, tante voci che lamentano un suo svuotamento, tante critiche all’annullamento delle risorse.

Ma forse si dimenticano i tanti decenni di energie spese per questa classe “sociale” che in molti casi ha approfittato del benessere e non ha saputo diffondere e condividere questi “valori”, svuotando le casse erariali e “producendo” ben poco.

In modo critico penso che sia meglio smetterla con queste richieste e capire come realmente attivare nuovi processi veramente “culturali” aperti alla comunità e non solo rivolti a minuti rivoli “elitari”.