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19/01/26

ART CITY Bologna 2026



Fra pochi giorni, da giovedì 5 a domenica 8 febbraio, torna per la quattordicesima edizione, ART CITY Bologna, il programma di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna, con il sostegno di BolognaFiere, in occasione di Arte Fiera, con la direzione artistica di Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna.

ART CITY Bologna 2026 ha come main sponsor Gruppo Hera.
 
A caratterizzare la manifestazione è lo Special Program che, con la curatela di Caterina Molteni, prosegue nel solco della sperimentazione invitando artiste e artisti italiani e internazionali a intervenire in spazi solitamente non fruibili a scopo espositivo, luoghi dimenticati o poco noti al grande pubblico. In questa prospettiva, l’edizione 2026 presenta una speciale collaborazione con l’istituzione cittadina che per eccellenza è dedicata alla conoscenza, al dialogo e al cambiamento: l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.
 
Nata nella data simbolica del 1088, l’Alma Mater è da sempre un punto di riferimento culturale, politico e civile per Bologna. La sua storia è intimamente intrecciata a quella della città e del suo paesaggio urbano, nei suoi palazzi e negli edifici che ne hanno accolto nei secoli le attività. Distribuita nel tessuto cittadino - nelle case dei docenti, negli spazi religiosi e in edifici pubblici - nel Medioevo e nel Rinascimento, trova la sua prima sede ufficiale nel 1563 all’Archiginnasio, per poi trasferirsi a Palazzo Poggi nel 1803. Da allora, la moderna Università ha progressivamente ampliato la propria presenza, costruendo la cittadella universitaria e contribuendo a trasformare il volto della città. Lo Special Program di ART CITY Bologna 2026 rende omaggio a questa eredità culturale con un itinerario di arte contemporanea che attraversa i luoghi di questa prestigiosa istituzione, alcuni dei quali aperti al pubblico per l’occasione: l’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna. Le opere - appositamente commissionate o riallestite - instaurano un dialogo diretto con questi spazi, attivando nuove letture della storia accademica, architettonica e politica dell’Ateneo.
 
Come da tradizione, le sedi dello Special Program non sono semplici contenitori ma dispositivi narrativi che danno forma al tema dell’edizione: la conoscenza e la sua trasmissione. In questo senso ART CITY Bologna 2026 esplora la formazione e l’insegnamento come esperienze radicate in un universo fisiologico e sensibile, oltre la loro consueta dimensione astratta e teoretica. Ed è a partire da queste premesse che nasce il titolo del progetto, Il corpo della lingua, ispirato all’omonimo testo di Giorgio Agamben, in cui il filosofo delinea una vera e propria anatomia del linguaggio: non un concetto statico, ma un corpo vivo, “in fuga non si sa verso dove, ma certo fuori da ogni identità grammaticale e da ogni lessico definitivo”. Per Agamben, il linguaggio - come il sapere - prende forma nella voce, nei gesti, nella relazione con l’altro. Ripensare il corpo significa quindi ripensare anche la conoscenza e le sue modalità di trasmissione.
 
giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato sono le artiste e gli artisti dell’edizione 2026 di ART CITY Bologna e con i loro lavori indagano la conoscenza a partire dalla fisicità del sapere, capace di rivelare le strutture di potere nei processi educativi e, insieme, di aprire spazi di resistenza e nuovi orizzonti espressivi. In questa prospettiva, le opere in mostra propongono modelli alternativi di produzione e trasmissione del sapere, mettendo in discussione l’autorità e la linearità proprie della conoscenza accademica e artistica. I progetti espositivi interrogano la natura dei luoghi della formazione, le regole implicite che li governano e le trasformazioni simboliche, sociali e politiche che ne hanno segnato l’evoluzione, dedicando particolare attenzione alle nuove forme di intelligenza.
 
La coreografa Alexandra Pirici (Bucarest, 1982) intreccia danza, scultura, musica e parola in azioni e ambienti performativi. Per ART CITY Bologna 2026 presenta una nuova produzione nel Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio (piazza Luigi Galvani 1, Bologna), luogo che fin dal XIV secolo ospitava le dissezioni pubbliche della Scuola di Medicina.

Riferendosi all'immagine della salma sul tavolo anatomico, l’artista ribalta lo sguardo normativo dell’autopsia e restituisce nuova centralità ai corpi, umani e più-che-umani. La performer interroga i modi in cui i corpi producono e trasmettono conoscenza, dando vita a una figura in metamorfosi continua che si sottrae alle gerarchie del sapere scientifico e alla tradizionale divisione tra soggetto e oggetto di studio. Il corpo che ne emerge non è più passivo, ma diventa generatore di vita e conoscenza, in dialogo con le molteplici forme di intelligenza che si relazionano continuamente a quella umana, siano esse cognitive, emotive o esperienziali, viventi o non viventi, naturali o artificiali.

Il lavoro che continua la ricerca dell'artista avviata nel 2024 con Attune - una commissione congiunta di Audemars Piguet e Hamburger Bahnhof Berlin - è realizzato grazie al supporto di Banca di Bologna, che conferma la sua partecipazione ultradecennale al programma istituzionale di ART CITY Bologna.
 
L'esperienza collettiva del flusso incessante di informazioni che caratterizza la contemporaneità è al centro della ricerca di Nora Turato (Zagabria, 1991). L’artista sfrutta la natura effimera, mutevole e performativa del linguaggio per articolare performance, video e opere testuali e grafiche in cui la parola diventa materia plastica, sonora e concettuale. Turato realizza una nuova commissione site-specific per gli spazi dell’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna (via Zamboni 33 - 35, Bologna) che si articola in una performance e in un intervento audio ambientale. Al centro del progetto c’è il concetto di “grounding” - letteralmente radicare, toccare terra - inteso come un ritorno all’esperienza sensibile, incarnata ed erotica del sapere e del linguaggio. Usato anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale per indicare la verifica e l’ancoraggio delle informazioni al reale, il termine assume qui una valenza più esperienziale che cognitiva: un invito a riconnettersi al presente, al qui e ora dell’esperienza corporea e relazionale della comunicazione.
 

giulia deval (Torino, 1993) lavora a cavallo tra musica sperimentale e arte contemporanea, concentrando la sua ricerca sulla vocalità.

Il suo progetto PITCH. Notes on Vocal Intonation, vincitore del Premio Lydia, è una performance-lecture e un video saggio che indaga l’uso dei toni acuti e dei toni gravi nelle conversazioni umane e non umane, intrecciando fonti testuali e audiovisive tra etologia, fonetica e cultura pop.

Con un approccio ironico e investigativo, PITCH esplora i significati che le diverse specie - compresa quella umana - attribuiscono ai registri alti e bassi della voce, approfondendo il processo che ha portato a definire la voce del potere come grave e misurata e le voci acute, percepite come meno autorevoli e stridenti, come fastidiose interruzioni di un ordine prestabilito.

In occasione di ART CITY Bologna, l’opera viene presentata nella sua doppia veste di performance e video nell’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia (via San Giacomo 9, Bologna).
 
Nell’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna (viale del Risorgimento 2, Bologna) eccezionale esempio di razionalismo bolognese, troviamo il riallestimento di un’opera storica di Mike Kelley (Detroit, 1954 - Los Angeles, 2012), la cui ricerca ha indagato i legami nascosti tra potere, psicologia e norme sociali, con un’attenzione verso il ruolo dell’architettura. Day Is Done raccoglie 31 cortometraggi musicali ispirati alle attività extracurricolari delle scuole statunitensi. Kelley trasforma immagini raccolte dagli annuari scolastici in concerti, sfilate, liturgie, feste in maschera e rievocazioni storiche con uno stile ironico, visionario e carnevalesco. Questi “rituali accettati di devianza" sono per l’artista l’espressione naturale dell’inconscio scolastico fatto di desideri repressi, tensioni, traumi latenti.
 
La relazione profonda tra corpo, terra e identità è da sempre stata alla base delle indagini di Ana Mendieta (L’Avana, 1948 - New York, 1985). Segnata dall’esperienza dell’esilio, ha trovato negli elementi naturali e nei processi biologici una forma di conoscenza e di radicamento. Flower Person, Flower Body ritrae un corpo intrecciato di fiori, sospinto dall’acqua fino a dissolversi nei suoi ritmi: una presenza che si accorda alla natura fino a confondersi con essa. In Esculturas Rupestres, Mendieta incide sulle pareti di una grotta i profili di divinità femminili caraibiche Taíno, evocando un sapere inscritto nella materia stessa. Per ART CITY Bologna 2026 queste opere si relazionano con gli affreschi illusionistici della Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani (strada Maggiore 45, Bologna), proponendo un’altra possibilità e concezione di mimesi con l’ambiente naturale.
 
L’intervento di Augustas Serapinas (Vilnius, 1990) interroga i legami simbolici tra spazio, architettura e percezione. La sua serie Chair for the Invigilator presenta sedute rialzate, ispirate alle postazioni dei bagnini, alte circa due metri e accessibili tramite una scala a pioli. Originariamente progettate per i guardasala, per ART CITY Bologna 2026 queste strutture vengono messe a disposizione del pubblico, invitato a utilizzarle come postazioni di lettura nella grande biblioteca della Fondazione Federico Zeri (piazzetta Giorgio Morandi 2, Bologna). Da questa nuova altezza, la lettura - e dunque la conoscenza - si manifesta come un processo strettamente legato all’esperienza corporea.

L'opera rientra nel programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026, realizzato dall'Istituto di Cultura Lituano e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana.
 
Con nimiia cétiï è l’incontro tra batteri e intelligenza artificiale a essere indagato. Jenna Sutela (Turku, 1983), che esplora le possibilità della collaborazione tra natura e tecnologia, in questa sua opera chiede ai sistemi AI di tradurre il movimento dei microrganismi in suoni e segni, dando vita a una possibile lingua marziana. Ispirandosi alla fantascienza, l’artista immagina che i batteri possano dialogare con altre forme di vita attraverso la mediazione dei computer. Per l’occasione, l’opera viene presentata negli spazi del Laboratorio didattico del Distretto Navile del Centro Laboratori Didattica Chimica CILDIC (via Piero Gobetti 87, Bologna) in un allestimento immersivo che simula l’hackeraggio dei circuiti dei laboratori da parte di alieni nel tentativo di comunicare con la Terra.
 
Come ulteriore omaggio alle origini dello Studium è concepita anche la nuova identità visiva di ART CITY Bologna 2026 ideata da Al mare. Studio a partire dall'immaginario dei glossatori medievali, i primi interpreti e commentatori dei testi giuridici medievali che contribuirono alla formazione del sapere universitario. I loro segni, annotazioni e rimandi diventano un linguaggio grafico contemporaneo che prende forma dallo studio su carta, dall’evidenziatore, alla penna biro, dagli appunti e dagli scarabocchi che trasformano la parola in forma.
 
Nei giorni di ART CITY Bologna l’intera città si trasformerà in un palcoscenico della cultura contemporanea italiana e internazionale, riflettendone la ricchezza e la vitalità attraverso un ampio cartellone di iniziative artistiche proposte da istituzioni, gallerie e spazi indipendenti. Un programma che mette in evidenza la forza di un sistema culturale plurale e diffuso.

22/01/24

ART CITY Bologna



 Arriva la dodicesima edizione di ART CITY Bologna che avrà luogo dall’1 al 4 febbraio 2024 catalizzando, ancora una volta, l’attenzione del pubblico appassionato dell’universo artistico. Promossa dal Comune di Bologna e BolognaFiere e diretta per il settimo anno da Lorenzo Balbi, direttore di MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, l’art week accompagnerà, come da tradizione, lo svolgimento di Arte Fiera che quest’anno giunge alla sua cinquantesima edizione.

Ed è proprio per celebrare questo storico traguardo della fiera di settore più longeva d’Italia, che ART CITY Bologna ha scelto di omaggiare l’artista moderno più importante nato e vissuto nella città felsinea, Giorgio Morandi (1890 - 1964), nel 60° anniversario della morteproponendo un programma a lui ispirato.


Cinque special project esploreranno e reinterpreteranno il lavoro del Maestro attraverso differenti linguaggi del contemporaneo: quello della performance verrà affidato a Virgilio Sieni, che porterà in scena nella platea del Teatro Comunale di Bologna la nuova produzione Elegia Luminosa e condurrà Atelier Morandi - Palestra Auratica, un ciclo di lezioni sul gesto; quello della fotografia sarà rappresentato dagli scatti di Joel Meyerowitz esposti all’interno delle Collezioni Comunali d’Arte, a Palazzo d’Accursio, in Morandi’s objects - le fotografie di Joel Meyerowitz, e dalle opere di Mary Ellen Bartley nella mostra Mary Ellen Bartley: MORANDI’S BOOKS al Museo Morandi; quello del video sarà espresso dall’artista Tacita Dean con STILL LIFE. The studio of Giorgio Morandi, all’interno del nuovo spazio PIETRO; infine quello del suono avrà come protagonista l’installazione sonora e live Saturnine Orbit di Mark Vernon, pensata da Xing per la Casa Museo Giorgio Morandi e per i Fienili del Campiaro a Grizzana Morandi, in provincia di Bologna.

Ad affiancare i cinque special project, il focus espositivo Morandi metafisico. Tre disegni, Una storia che a Casa Morandi presenterà tre disegni.

Come di consueto nei giorni di ART CITY Bologna, sarà l'intera città a farsi palcoscenico per la cultura contemporanea grazie alla partecipazione di numerose realtà istituzionali pubbliche e privategallerie d'arte e spazi indipendenti che animeranno una programmazione diffusa e variegata in grado di coinvolgere pubblici eterogenei. Tutti i dettagli sulle realtà coinvolte e sulle attività proposte verranno annunciati nel mese di gennaio 2024.

Si conferma, inoltre, l’appuntamento con ARTALK CITY, conversazioni tra artisti, curatori e docenti, curato dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, presso l'Aula Magna, per approfondire le poetiche di alcuni dei protagonisti dell’edizione 2024 di ART CITY Bologna.

● I cinque special project

Virgilio Sieni
Elegia Luminosa
A cura di Lorenzo Balbi
Teatro Comunale di Bologna | Largo Respighi 1, Bologna
1 - 4 febbraio 2024
Giovedì 1 febbraio ore 18.00 / 19.30
Venerdì 2 febbraio ore 18.00 / 19.30 / 21.00
Sabato 3 febbraio ore 16.30 / 18.00 / 19.30 / 21.00
Domenica 4 febbraio ore 14.00 / 15.30 / 17.00
Ingresso gratuito

Elegia Luminosa è una nuova produzione di Virgilio Sieni, danzatore e coreografo italiano, attivo in ambito internazionale per le massime istituzioni teatrali, musicali, fondazioni d’arte e musei. Incentrato sull'opera di Giorgio Morandi, in occasione del 60° anno dalla scomparsa, il progetto indaga la relazione tra l’artista e i suoi oggetti e sulla possibilità di leggere la fase di composizione come un processo coreografico e performativo: un cammino della materia vivente verso il gesto. Una materia che si muove verso di noi, un incontro tra attanti, tra ciò che indica l’origine dell’azione, sia umano che non-umano. Le opere di Morandi, così come gli oggetti da lui usati per comporre le sue opere, ci narrano una relazione vitale ed entusiasmante che si può ricondurre all’idea di corpo luce, quello che Jacques Derrida indica come l’intimità tra essere e seguire: essere sempre pronti a rispondere a una chiamata da qualcosa. Quello che si intende seguire, osservando le nature morte e le vedute di Morandi, è uno sguardo politico sulla postura emozionale che nasce dal dialogo con le cose intese come soggetti che ci determinano, aprendo domande sulla natura, sulla geografia e sull’archeologia dell’azione. La riflessione è su una politica dell’agire umano e della forza rivoluzionaria e indipendente delle cose. Nella performance sono le cose di Morandi, gli oggetti che sono serviti per comporre le sue opere, che determineranno le declinazioni del gesto con le forme della lentezza, dell’incrinatura, dello sguardo sull’altro, del passaggio di luce: atlante di pratiche rivolto al mondo presente. Un adagissimo che accoglie la visione di corpi tenuamente vicini alle cose e agli oggetti appartenuti a Morandi; come nella serie delle Bagnanti in Cézanne, sia nella trasfigurazione di luce che forma i corpi che come inno di gesti forgiati da incrinature e attese che sempre si generano in un tempo inappropriabile.

Il progetto comprende anche Atelier Morandi - Palestra Auratica, un ciclo di lezioni sul gesto condotte da Virgilio Sieni, che si svolgeranno a Bologna dal 22 al 24 gennaio 2024 e saranno rivolte a cittadine e cittadini di tutte le età e a studentesse e studenti dell'Accademia di Belle Arti di Bologna. Alcune opere di Morandi serviranno da guida per riflettere e praticare le origini del gesto che si forma e si evolve dal dire delle cose.

Joel Meyerowitz
Morandi’s objects - le fotografie di Joel Meyerowitz
A cura di Giusi Vecchi
Collezioni Comunali d'Arte | Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6, Bologna
30 gennaio - 25 febbraio 2024
Giovedì 1 febbraio ore 14.00 - 19.00
Venerdì 2 febbraio ore 10.00 - 19.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 - 22.00
Domenica 4 febbraio ore 10.00 - 18.30
Ingresso gratuito nei giorni di ART CITY Bologna

Nato nel 1938 a New York, Joel Meyerowitz è considerato, insieme a William Eggleston e Stephen Shore, uno dei più rappresentativi esponenti della New Color Photography degli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso. Nel 2015 Meyerowitz ha avuto accesso alla stanza di Casa Morandi in cui sono raccolti e conservati gli oggetti che il pittore bolognese disponeva sui suoi tavoli e contemplava a lungo prima di riprodurli nelle sue nature morte. Attraverso più di settecento scatti, utilizzando esclusivamente la luce naturale, il fotografo americano ha compiuto un’indagine per immagini al contempo artistica e filologica. Oltre 260 oggetti fra vasi, ciotole, bottiglie, pigmenti colorati, brocche, fiori secchi, conchiglie, tutte le umili cose divenute i “modelli” di Morandi, sfilano negli scatti di Meyerowitz nella loro dimensione fisica e poetica. Veri e propri ritratti, queste fotografie, confluite in un prezioso volume pubblicato da Damiani editore, esplicitano la potenza espressiva di ogni singolo oggetto, svelandone le sottili caratteristiche, l’assoluta singolarità e il magnetismo che Morandi per primo aveva sperimentato nel riprodurli. Nel 2015 Meyerowitz aveva già voluto omaggiare il Museo Morandi donando un’opera di questo ciclo (Morandi's Objects, trittico, Flag) a cui ora ha generosamente aggiunto altre ventidue fotografie della stessa serie. In Morandi’s Objects - Le fotografie di Joel Meyerowitz viene presentata una selezione della donazione.

Mary Ellen Bartley
Mary Ellen Bartley: MORANDI’S BOOKS
A cura di Alessia Masi
Museo Morandi | Via Don Minzoni 14, Bologna
30 gennaio - 7 luglio 2024
Giovedì 1 e venerdì 2 febbraio ore 10.00 - 20.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 - 23.00
Domenica 4 febbraio ore 10.00 - 20.00
Ingresso gratuito nei giorni di ART CITY Bologna

La mostra della fotografa americana Mary Ellen Bartley si inserisce nel solco di una pratica collaudata dal Museo Morandi ormai da anni: creare relazioni tra l'opera degli artisti contemporanei e quella di Giorgio Morandi, al fine di gettare nuova luce sulla reale portata culturale del suo lavoro e riaffermare il suo ruolo di primo piano nell’immaginario culturale globale, nonché la sua influenza sulla cultura visiva internazionale. Dopo aver visitato lo studio e la casa di Morandi nel 2020, Bartley ha realizzato un lavoro poetico basato su fotografie di sue personali composizioni composte con i libri appartenuti a Morandi e oggi esposti nella dimora di via Fondazza. I libri su Corot, Ingres, Piero della Francesca, Rembrandt, Cézanne, ossia i Maestri del Maestro bolognese, sono diventati i muti interlocutori delle “nature morte” della fotografa, convivendo, talvolta, al fianco di oggetti e scatole di latta sottratti alla polvere dello studio di Morandi e pronti a riprendere vita e a ritrovare uno spazio, quello della foto, che restituisce loro una misurata dignità estetica oltre che una valenza formale. Nel suo approccio metodologico, Bartley ha cercato di rispettare tutti quegli aspetti come la luce, i colori e la geometria, tanto cari a Morandi, arrivando a trasmettere quei valori di semplicità, silenzio, pace, ordine, meditazione e riflessione a cui la nostra società dovrebbe prestare maggiore attenzione. Giorgio Morandi e Mary Ellen Bartley, due artisti distanti nel tempo e nell’utilizzo del mezzo espressivo, ma uniti dalla ricerca dell’essenza e dall’attenzione per le semplici cose.

Tacita Dean
STILL LIFE. The studio of Giorgio Morandi
Progetto promosso da Museo Morandi in collaborazione con Marian Goodman Gallery
A cura di Lorenzo Balbi e Alessia Masi, in collaborazione con spazio PIETRO di Simone Gheduzzi, Palazzo Tanari | Via Galliera 20, Bologna
1 - 4 febbraio 2024
Giovedì 1 febbraio ore 16.00 - 20.00
Venerdì 2 febbraio ore 10.00 - 20.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 - 22.00
Domenica 4 febbraio ore 10.00 - 20.00
Ingresso gratuito

Tacita Dean, artista presente con le sue mostre personali nelle maggiori istituzioni museali internazionali, tra cui Tate Modern e Tate Britain (Londra), New Museum (New York), Schaulager (Basilea) e Solomon R. Guggenheim Museum (New York), nel 2009 realizza due film su pellicola 16mm all'interno dell'appartamento di Bologna in cui Morandi visse e lavorò per gran parte della propria vita, oggi Casa Morandi, in particolare negli ambienti dello studio. Uno di questi, Still Life verrà proiettato all’interno dello spazio PIETRO a Palazzo Tanari. Il video è caratterizzato da uno sguardo minuziosamente attento al dettaglio, una speciale qualità della luce e un tempo lento, fatto di lunghe pause, che rivelano di ogni oggetto, di ogni linea, un'essenza che né la pittura né la fotografia riuscirebbero a catturare allo stesso modo. L'artista britannica ci introduce all'interno di universi densi di tempo e spazio che trattengono la verità del momento, simili a nature morte, seppure in movimento.

Mark Vernon
Saturnine Orbit
Un progetto a cura di Xing in collaborazione con MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Casa Museo Giorgio Morandi e Fienili del Campiaro, Grizzana Morandi (Bologna)
3 - 4 febbraio 2024
Sabato 3 e domenica 4 febbraio ore 11.00 - 18.00 (installazione sonora)
Domenica 4 febbraio ore 16.00 (live)
Ingresso gratuito

Il progetto Saturnine Orbit si compone di un’installazione sonora e un live, appositamente commissionati a Mark Vernon nella Casa Museo Giorgio Morandi e negli spazi dei Fienili del Campiaro, luoghi privilegiati del pittore bolognese durante i periodi di villeggiatura nell’appennino bolognese a Grizzana Morandi. L’artista crea un collage lineare istantaneo di suoni con una propria narrativa. Il nastro funge da diario sonoro cronologico e sarà annotato verbalmente con il luogo, l'ora del giorno e le condizioni meteorologiche, coordinate che potrebbero essere state importanti anche per Giorgio Morandi in quanto pittore.

Accanto ai field recordings raccolti in loco durante la residenza produttiva, Vernon impiegherà gli oggetti morandiani come strumenti sonori, utilizzando lo spazio interno di bottiglie, brocche e vasi nello studio di Casa Morandi come piccole camere di risonanza, mentre le registrazioni ambientali della campagna circostante verranno riprodotte dall'interno di questi oggetti con minuscoli altoparlanti e microfoni. Attraverso questo processo l’esterno diventa l’interno: il mondo in una bottiglia. Oltre alle registrazioni digitali, Vernon utilizzerà un registratore portatile a bobina, una tecnologia databile all’epoca in cui Morandi viveva. Saranno inclusi anche estratti dall’unica registrazione esistente della voce dell’artista bolognese. Tutto il materiale così raccolto e ricomposto sarà presentato in un’installazione sonora dal tono compositivo più astratto, e in una esecuzione live che conterrà elementi più visivo/performativi focalizzandosi sulla manipolazione di oggetti e le interazioni tra microfoni, altoparlanti, registratori e loop su nastro.

Durante ART CITY Bologna, su NEU Radio verrà trasmessa una serie quotidiana di estratti sonori della creazione in corso d’opera; la sound performance dal vivo nei Fienili andrà in onda anche in diretta.

● Morandi metafisico. Tre disegni. Una storia
A cura di Lorenza Selleri
Casa Morandi | Via Fondazza 36, Bologna
1 febbraio - 5 maggio 2024
Giovedì 1 e venerdì 2 febbraio ore 10.00 - 20.00
Sabato 3 febbraio ore 10.00 - 22.00
Domenica 4 febbraio ore 10.00 - 20.00
Ingresso gratuito

Anche Giorgio Morandi è stato un pittore "metafisico". Le opere in cui si può percepire una vicinanza stilistica con quelle dei maggiori esponenti di questo movimento sono poco più di una decina (comprendendo anche quelle oscillanti tra Metafisica e Valori Plastici) e sono prevalentemente dipinti ad olio. Queste tele si conservano nei principali musei italiani (quella appartenuta a Roberto Longhi venne purtroppo rubata e ad oggi non è stata ancora ritrovata) con la sola eccezione della Natura morta, 1918 (V.37) che si trova al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo. Il Museo Morandi possiede tre disegni che, pur essendo cronologicamente successivi al biennio (1917-19) in cui Morandi si avvicina alla Metafisica, possono a pieno titolo appartenere a quel gusto, in quanto schizzi a matita riproducenti rispettivamente due celebri nature morte metafisiche, ora esposte a Brera, e un vaso di fiori che invece può considerarsi emblematico della stagione dei "Valori Plastici". Nella casa di Morandi, nel ripostiglio adiacente al suo studio, si conservano ancora i modelli che a lui servirono per le sue opere metafisiche e questo focus nasce con l'intenzione di documentare questa breve parentesi del percorso artistico morandiano accostando disegni, oggetti e un apparato documentario di lettere, testi e fotografie.

● L’identità visiva ART CITY Bologna 2024
Il logo e l'identità visiva per l’edizione 2024 di ART CITY Bologna 2024 sono stati ideati per la prima volta dallo studio creativo Leftloft.
Il nuovo logo, che si fa portavoce del legame che l’iniziativa ha con Arte Fiera, diventa quest’anno atemporale ed accompagnerà la manifestazione anche nelle sue future edizioni.
L’identità visiva celebra l'universo simbolico di Giorgio Morandi traendo ispirazione dalla serie di oggetti tanto amati e rappresentati dall'artista: brocche, bottiglie e vasi si trasformano in sagome, piatte, colorate e sovrapposte, e rafforzano la loro iconicità manifestando la poetica morandiana.

● ART CITY White Night sabato 3 febbraio 2024
Nel programma ART CITY Bologna si conferma la sempre tanto attesa notte bianca dell’arte, quest’anno in programma il 3 febbraio. Il pubblico potrà fruire della proposta artistica diffusa in città anche nelle ore serali, grazie alla collaborazione di operatori culturali e commerciali che estenderanno il loro orario di apertura fino alle 24.00.

● Il pubblico. Modalità di fruizione
Nell'ottica di favorire l’accessibilità e la più ampia fruizione possibile da parte del pubblico, anche in quest’edizione di ART CITY Bologna resta confermato l’ingresso gratuito o agevolato agli eventi. Tutte le informazioni aggiornate (location, orari e modalità di ingresso alle sedi espositive) saranno consultabili sul sito artcity.bologna.it che, dotato delle schede dedicate a ogni progetto e di una mappa funzionale a una rapida ricerca degli eventi da parte dell’utenza, rappresenterà lo strumento informativo. Gli special project saranno inoltre approfonditi in un tabloid distribuito nelle sedi espositive.

Il programma completo di ART CITY Bologna 2024 sarà pubblicato in prossimità della rassegna sul sito artcity.bologna.it.

25/05/20

Il Polittico Griffoni torna a Bologna


Torna riunito, per un breve periodo, il meraviglioso Polittico Griffoni a Palazzo Fava, nel progetto  'La Riscoperta di un Capolavoro'.

Dopo mezzo secolo torna a Bologna quest'opera dei ferraresi Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti realizzata per una cappella nella Basilica di San Petronio.




Finalmente aperta al pubblico, dopo l'inaugurazione di marzo a cui è seguita la chiusura, presso il Piano Nobile di Palazzo Fava che ospita questo progetto dedicato al Polittico Griffoni che viene "ricostituito" con pezzi originali e rielaborazioni tecnologiche. 


16/03/20

L'abito fa il monaco al Mast di Bologna


I moderni e dinamici spazi del Mast di Bologna ospita la fotografica mostra «Uniform into the work/out of the work», curata da Urs Stahel, con oltre 600 immagini selezionate fra i più importanti fotografi internazionali.




Ci sono gli eleganti scatti di Herb Ritts, le ampie ricerche di Paola Agosti o la particolare documentazione di Rineke Dijkstra.



Nel complesso si rimane affascinati dal percepire come le uniformi evidenziano il ruolo e il limite del vestirsi, con le fascinazioni culturali e di potere che il “vestire” porta con se.
 



05/03/20

Ancora o no?



Il grande intervento Bonjour, di Ragnar Kjartansson apre la mostra AGAINandAGAINandAGAINand, curata da Lorenzo Balbi con Sabrina Samorì al MAMbo.

Un grande lavoro che ci racconta del complesso momento storico in cui tutto pare un remake senza fine. 


Sempre più questo presente si appiattisce su un’incapacità di rischiare, un infinito loop anima l’esposizione, opere che paiono frammenti di videogame, parti di realtà già esistente, riproposti nella loro fragile parzialità.

Pare di vivere un presente noioso e inutile, ben confezionato, incapace di rischiare il cambiamento.



Ma non ci si aspetta proprio dall’arte il coraggio di andare oltre, o forse non c’è più oltre?





CS
 
AGAINandAGAINandAGAINand è la mostra collettiva che apre la stagione espositiva 2020 del MAMbo.

La Sala delle Ciminiere apparirà trasfigurata dalla presenza peculiare dei lavori di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner, Apichatpong Weerasethakul.

La mostra, a cura di Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì, rimarrà aperta al pubblico dal 23 gennaio al 3 maggio 2020 ed è uno dei main project di ART CITY Bologna 2020, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
AGAINandAGAINandAGAINand è resa possibile grazie al prezioso supporto del main sponsor Gruppo Hera e dello sponsor Gruppo Unipol. L'esposizione si realizza in co-progettazione con LAMINARIE. Sponsor tecnico: Freak Andò.

Il tema della ciclicità e del superamento della rappresentazione lineare del tempo pervade il dibattito scientifico contemporaneo a tal punto da poter essere considerato dai fisici il centro di una rivoluzione del pensiero che ci sta portando a riconsiderare l'idea stessa di tempo attraverso nuove teorie come quella delle stringhe a loop e della gravità quantistica a loop.

AGAINandAGAINandAGAINand si pone l’obiettivo di indagare il tema del loop, della ripetizione e della ciclicità nella contemporaneità, analizzandolo da diverse angolazioni attraverso le opere di artisti che hanno posto l’argomento al centro della propria ricerca.

Il progetto espositivo si sviluppa seguendo diversi approcci: uno sociologico che guarda all’impatto delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di organizzazione del lavoro sulla vita psicologica e fisica dell’essere umano; uno filosofico e religioso che prende ispirazione da forme di conoscenza e di credenza basate sull’olismo, sulla reincarnazione e sulla ciclicità temporale; fino ad uno ecologico che propone nuovi modelli di produzione e consumo basati su una rinnovata coscienza della cultura rurale.

Gli autori delle opere che saranno allestite negli spazi del MAMbo provengono da differenti parti del mondo e problematizzano il tema, mostrando come nell’arte sia oggi presente una riflessione sul tempo e sulle forme di conoscenza e di potere che da esso scaturiscono.

Spaziando tra i diversi media - performance, video, scultura, pittura, fotografia e installazione - il progetto propone un percorso strutturato in ambienti immersivi, caratterizzati da intensità temporali differenti.

AGAINandAGAINandAGAINand sarà corredata da una pubblicazione Edizioni MAMbo, a cura di Caterina Molteni, che includerà un saggio critico del curatore Lorenzo Balbi, schede esplicative delle opere in mostra e una sezione di approfondimento con testi e contributi degli artisti e contenuti inediti sul tema, affidati a teorici contemporanei quali il filosofo Federico Campagna, l’antropologa Elizabeth Povinelli e la stessa Molteni.

06/02/20

Sempre più MAMbo per il 2020


Si presenta ricco di stimoli il nuovo anno espositivo del MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna e di Villa delle Rose, sviluppato da Lorenzo Balbi, responsabile dell'Area Arte Moderna e Contemporanea | Istituzione Bologna Musei.

Una identità scientifica caratterizza questo corso iniziato dal 2018 che quest'anno s conferma col ricco programma espositivo, attualmente è in corso nella Sala delle Ciminiere del MAMbo, fino al 3 maggio 2020 la collettiva AGAINandAGAINandAGAINand  (a cura di Lorenzo Balbi con l'assistenza curatoriale di Sabrina Samorì e la curatela del catalogo di Caterina Molteni) che indaga il tema del loop, della ripetizione e della ciclicità nella contemporaneità, analizzandolo da diverse angolazioni attraverso le opere di sette artisti,  tra i più noti sulla scena artistica internazionale, che hanno posto l'argomento al centro della propria ricerca: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner e Apichatpong Weerasethakul.

La Project Room del MAMbo, situata negli spazi della collezione permanente, conferma il suo ruolo di spazio di ricognizione su protagonisti e vicende tra le più significative per la storia artistica del territorio con tre focus espositivi dedicati rispettivamente alla rivista bolognese La Stanza Rossa, che ha animato l'effervescente scena culturale della città negli anni Novanta, ad alcuni eventi espositivi progettati ma non realizzati a Bologna dal 1975 - anno di nascita della Galleria d'Arte Moderna, ad oggi e allo storico laboratorio articolo bolognese Studio Bentivoglio, fondato nel 1965 da Vasco Bendini e dal suo allievo Pier Paolo Calzolari e attivo fino alla prima metà degli anni Settanta.

Nella sede distaccata di Villa delle Rose, è aperta fino al 22 marzo 2020 la prima personale in un'istituzione museale italiana di Antoni Muntadas (Barcellona, 1942). Muntadas. Interconnessioni, a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi, presenta un'analisi trasversale del lavoro dell'artista, che va dai primi anni Settanta a oggi, stabilendo nuovi campi di significato e relazioni puntuali tra i temi ricorrenti nella sua ricerca interdisciplinare: la globalizzazione, il capitalismo transnazionale, la nozione di dispositivo, la relazione pubblico/privato, i rapporti tra monumenti e memoria, le “microfisiche” del potere, l'interrogazione dell'archivio, i processi della traduzione, la circolazione delle informazioni, l'immaginario politico veicolato dai media.

Tra i progetti speciali promossi dall'Area Arte Moderna e Contemporanea, un ruolo preminente avrà la realizzazione di un'ampia personale di Giorgio Morandi negli spazi del prestigioso CAFA Art Museum di Pechino. Colore e forme del visibile – questo il titolo della mostra curata sotto il profilo scientifico dallo staff del Museo Morandi composto da Alessia Masi, Lorenza Selleri e Giusi Vecchi – costituisce la prima retrospettiva sul grande maestro bolognese organizzata in Cina e la più completa finora realizzata. Attraverso una ricca e accurata selezione di circa 140 opere, provenienti per la maggior parte dal museo monografico bolognese e da alcune fra le più importanti collezioni pubbliche e private italiane, la rassegna si propone di promuovere la conoscenza tra il pubblico cinese dell’essenza espressiva morandiana, ripercorrendone le principali fasi.

A Villa delle Rose, il Programma di Residenze ROSE / ROSE Residency Programme giunto alla sua quarta edizione porterà a Bologna l'artista britannica Helen Dowling (1982) per un soggiorno presso la Residenza per Artisti Sandra Natali durante il quale verranno prodotti nuovi lavori.

Un ricco calendario di collaborazioni con festival e rassegne, incontri, presentazioni e workshop continuerà a posizionare il MAMbo come punto di riferimento per il dibattito culturale nella città di Bologna.

Di seguito il programma espositivo in sintesi:
MAMbo | Sala delle Ciminiere

AGAINandAGAINandAGAINand
Opere di Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner, Apichatpong Weerasethakul
a cura di Lorenzo Balbi, con l'assistenza curatoriale di Sabrina Samorì e la curatela del catalogo di Caterina Molteni.
fino al 3 maggio 2020
Aldo Giannotti
Safe and Sound
a cura di Lorenzo Balbi, con l'assistenza curatoriale di Sabrina Samorì
giugno 2020 - gennaio 2021


MAMbo | Project Room
Galleria de’ Foscherari 1963 - 2019
fino al 1 marzo 2020

La Stanza Rossa 1992-1998. Trasversalità artistiche e realtà virtuali
a cura di Carmen Lorenzetti e Stefano Righetti
aprile - maggio 2020
 
Hidden Displays. Il non realizzato a Bologna 1975-2020
un progetto di MoRE a cura di Elisabetta Modena e Valentina Rossi
giugno - settembre 2020 
 
Azioni in Super8. Film e performance allo Studio Bentivoglio
un progetto di Home Movies a cura di Jennifer Malvezzi e Giulia Simi.
ottobre 2020 - gennaio 2021


Villa delle Rose
 
Antoni Muntadas
Muntadas. Interconnessioni
a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi
fino al 22 marzo 2019

ROSE_04. Helen Dowling
Programma di Residenze ROSE / ROSE Residency Programme
a cura di Giulia Pezzoli
aprile - maggio 2020


Eventi speciali

Romeo Castellucci. La vita nuova
Special project di ARTCITY Bologna 2020 a cura di Lorenzo Balbi
DumBO, capannone 4
24-25 gennaio 2020

Nino Migliori. Stragedia
progetto speciale in occasione del 40° Anniversario della Strage di Ustica a cura di Lorenzo Balbi
Ex Chiesa di San Mattia
aprile – settembre 2020

Giorgio Morandi. Colore e forma del visibile
a cura del Museo Morandi
CAFA Art Museum, Pechino
20 novembre 2020 – 28 febbraio 2021

09/01/20

Arte Fiera Bologna 2020


Fra due settimane si apre una nuova edizione di Arte Fiera, la 44ma che si svolgerà nei padiglioni 18 e 15, curata  per il secondo anno da Simone Menegoi,  che col suo staff a ideato una serie di rinnovamenti al progetto che già l'anno scorso aveva avuto un positivo riscontro. L'innovativa iniziativa di limitare gli artisti proposti ha riscontrato un ampio consenso realizzando una fiera più curata e stimolante. 

L'edizione di quest'anno vede così un rinnovato interesse da parte degli espositori, saranno 155 gallerie, con una serie di pregiati ritorni come la storica galleria Giorgio Persano di Torino, la dinamica FPAC con le doppie sedi di Palermo e Milano, l'internazionale Richard Saltoun di Londra. 

La grande novità sarà però la sezione Pittura XXI, curata da Davide Ferri, che conferma il grande ritorno di questa tecnica artistica, affiancata dal progetto Focus curato da Laura Cherubini, che guarda all'arte di metà novecento. 

A corredo di queste iniziative ci sarà la seconda edizione di Courtesy Emilia-Romagna, proposto da Eva Brioschi, curatrice della Collezione La Gaia di Busca (Cuneo).


Ma vediamo le tre sezioni su invito nel dettaglio:

Focus è una delle principali novità di Arte Fiera 2020: una sezione che prende in esame le ricerche artistiche della prima metà del XX secolo e del secondo dopoguerra, con un taglio differente ogni anno. Volutamente ridotta nelle dimensioni, vuole essere un meditato approfondimento su un aspetto dell’arte del XX secolo.

L’edizione d’esordio è firmata da Laura Cherubini, critica e storica dell'arte di chiara fama. Cherubini si è concentrata sul rinnovamento e sulle innovazioni linguistiche della pittura italiana tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta.

“La pittura è certamente un linguaggio che ha fortemente caratterizzato l’arte italiana. Costituisce quindi un tema identitario e delinea un DNA dell’artista italiano. L’idea è stata, soprattutto, quella di offrire una panoramica, attraverso una sintetica campionatura, del periodo fertile e variegato che ha preceduto il cosiddetto “ritorno alla pittura”. Per scoprire che la pittura in Italia c’è sempre stata, in Italia la pittura è di casa.

Il Focus si è quindi concentrato, in particolare, sui decenni Cinquanta, Sessanta e Settanta di quello che possiamo ormai chiamare il secolo scorso. Anni in cui la pratica della pittura in Italia è stata ricca e intensa, nonostante a più riprese venisse data per morta e sepolta. All’interno del filo conduttore di questa concisa sezione potranno essere rintracciate conferme, riscoperte e qualche sorpresa. Si tratta di presenze singolari e diversificate e non etichettabili in un’unica tendenza, movimento o gruppo.

Pitture italiane. Da sempre la pittura abita qui” (Laura Cherubini).

Partecipano alla sezione le gallerie A arte Invernizzi (artista: Mario Nigro), Cortesi Gallery (Giuseppe Santomaso), Galleria dello Scudo (Gastone Novelli), Michela Rizzo (Fabio Mauri, Saverio Rampin), Mazzoleni (Lucio Fontana, Gianfranco Zappettini), Richard Saltoun (Bice Lazzari), Ronchini (Franco Angeli), Tornabuoni Arte (Piero Dorazio).


Pittura XXI, a cura di Davide Ferri, è la prima sezione di una fiera, in Italia o all’estero, dedicata interamente alla pittura contemporanea. L’obiettivo del progetto è di offrire una panoramica del lavoro degli artisti emergenti e mid-career, a livello nazionale e internazionale, che lavorano con questo medium. Una proposta audace e al contempo tempestiva, poiché si colloca in una fase storica in cui la pittura si è riaffacciata prepotentemente sulla scena dell’arte. 

“Individuando un territorio compatto e delimitato all’interno del contesto fieristico, Pittura XXI nasce con l’intento di provare a indicare alcuni fili conduttori che percorrono la ricerca delle ultime generazioni di pittori. Al centro della sezione, in particolare, ci sono alcuni fra i possibili percorsi della pittura figurativa del presente: l’approdo a una figurazione che sembra nascere come un dato momentaneo da una specie di magma astratto, o, al contrario, di un’astrazione che sottintende una grammatica figurativa; la proposta di una figurazione agile, perfino sfrontata, capace di sovrapporre forme e modelli del passato (anche quello che precede le Avanguardie) a un immaginario pop; all’estremo opposto, una figurazione minima, riflessiva, inevitabilmente metalinguistica.

Pittura XXI includerà il lavoro di 30 artisti mid-career, in gran parte internazionali, che hanno iniziato a dipingere dall’inizio degli anni Duemila, presentati da una ventina di gallerie, e vuole evidenziare il lavoro di quegli spazi che, soprattutto in Italia, hanno saputo sviluppare in anni recenti una programmazione in cui la pittura ha avuto un ruolo di primo piano”. (Davide Ferri) 

La nuova sezione includerà: 1/9unosunove (artisti: Simon Callery, Jonathan Vandyke), A+B Gallery (Markus Saile), Arcade (John Finneran), Bernhard Knaus Fine Art (Giacomo Santiago Rogado, Karim Noureldin), Boccanera (Nebojša Despotović, Andrea Fontanari), CAR DRDE (Damien Meade), Cardelli & Fontana (Mirko Baricchi, Beatrice Meoni), Eduardo Secci Contemporary (Chris Hood, Pierre Knop), Ex Elettrofonica (Federico Pietrella, Pesce Khete), Francesca Antonini (Guglielmo Castelli), Galleria FuoriCampo (Eugenia Vanni, Michele Tocca), Luca Tommasi (Mark Francis, Phillip Allen), Monica De Cardenas (Gianluca Di Pasquale, Ivan Seal), Monitor (Peter Linde Busk, Matteo Fato), Norma Mangione Gallery (Michael Bauer), P420 (Adelaide Cioni), Pinksummer (Jorge Queiroz), RIBOT (Jonathan Lux), The Gallery Apart (Corinna Gosmaro, Alessandro Scarabello).


Giunta alla sua seconda edizione, la sezione Fotografia e immagini in movimento, a cura del collettivo Fantom (rappresentato da Selva Barni, Ilaria Speri, Massimo Torrigiani, Francesco Zanot),costituisce un osservatorio puntato su alcune delle più recenti ricerche nel campo della fotografia e del video, cui si aggiungono alcuni imprescindibili punti di riferimento nel passato.

“La sezione combinerà gli utilizzi più classici e tradizionali dei due linguaggi con un approccio sperimentale rivolto allo studio e all’osservazione non soltanto dei soggetti rappresentati, ma anche del mezzo espressivo utilizzato.

La fotografia e il video invadono sempre più lo spazio del quotidiano, reale e virtuale, assumendo un ruolo di cruciale importanza nelle nostre vite. Sono macchine che consentono un’elaborazione estetica, sociale, filosofica e politica di tutto ciò che ci circonda. Ormai non si limitano a registrare cambiamenti e mutazioni, ma sono agenti cruciali della trasformazione del mondo e del nostro rapporto con esso (Fantom).

Fotografia e immagini in movimento vede la partecipazione delle gallerie aA29 Project Room (artisti: Kyle Thompson, Tiziana Pers), Dep Art Gallery (Tony Oursler), Galleria Marcolini (Aneta Bartos, Christian Thompson), Michela Rizzo (Antoni Muntadas, Katerina Šedá, Francesco Jodice), Galleria Poggiali (Goldschmied & Chiari), Gallleriapiù (Matteo Cremonesi), Marcorossi (Rune Guneriussen), Martini & Ronchetti (Lisetta Carmi), MC2 Gallery (Lamberto Teotino, Justine Tjallinks, Paolo Ciregia), Metronom (Christto & Andrew), MLZ Art Dep (The Cool Couple, Discipula, Källstrӧm+Fäldt), Otto Zoo (Paul Kooiker), Pinksummer (Luca Trevisani), Podbielski Contemporary (Giulio Di Sturco, Massimiliano Gatti, Yuval Yairi), Shazar (Giacomo Montanaro), Spazio Nuovo (Marco Maria Zanin, Edouard Taufenbach), Traffic Gallery (Mattia Zoppellaro), Umberto Di Marino (Francesco Jodice, Pedro Neves Marques, Sergio Vega), Viasaterna (Alessandro Calabrese), z2o Sara Zanin (Mariella Bettineschi, Silvia Camporesi, Ekaterina Panikanova).

Fotografia e immagini in movimento è sostenuta da Mercedes Benz, automotive partner della fiera con Stefauto.


INFO

Arte Fiera  - 24/26 gennaio 2020
Padiglioni 18 e 15 – Quartiere fieristico di Bologna
Ingresso: Nord (per chi arriva in piazza Costituzione, servizio gratuito di navette)
Orari: da venerdì a domenica, dalle 11 alle 19
Press preview a inviti: giovedì 23 gennaio, dalle 11 alle 12
Preview a inviti: giovedì 23 gennaio, dalle 12 alle 17
Vernissage a inviti: giovedì 23 gennaio, dalle 17 alle 21

DIGITAL KIT Arte Fiera 2020
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