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Visualizzazione post con etichetta Fondazione. Mostra tutti i post
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11/05/15

Il quinto quarto



Il 15 aprile 2015 alle ore 19 ha inaugurato la mostra personale di Giuseppe Gallo, dal titolo Il quinto quarto – a cura di Marcello Smarrelli - realizzata nell’ambito delle iniziative volte a celebrare i 10 anni di attività della Fondazione Pastificio Cerere e i 110 anni dalla costruzione dell’edificio dove è situata. La mostra sarà aperta al pubblico dal 16 aprile al 30 maggio 2015.

A dieci anni dalla sua nascita la Fondazione rende omaggio - con un ciclo di sei mostre dedicate a Ceccobelli, Dessì, Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli – ai protagonisti di quel fermento culturale e creativo che dagli anni Settanta anima la vita dell’ex pastificio. Questi sei artisti, noti come “Gruppo di San Lorenzo”, sono coloro che per primi hanno riconosciuto le potenzialità di questo luogo dismesso, decidendo di trasferirvi i propri studi. Pur confrontandosi quotidianamente, hanno elaborato un linguaggio autonomo dagli esiti differenti che contribuisce ancora in maniera determinante a movimentare la scena dell’arte
contemporanea, dimostrando che si può essere radicati in un posto, o addirittura in un edificio, ma allo stesso tempo far parte della grande comunità artistica internazionale.

Per la progettazione delle mostre non è stato indicato agli artisti nessun concept preciso, ma si è lasciata la possibilità di costruire e presentare un percorso all’interno della loro lunga ed articolata produzione. Queste sei mostre sono altrettanti viaggi ideali nell’immaginario, nelle fonti di ispirazione e nell’universo di segni di ogni artista, intrecciati ai racconti e alle testimonianze degli anni vissuti nell’ex Pastificio in rapporto con la città, con gli amici, con i collezionisti e i galleristi e tutti quelli che hanno avuto un ruolo significativo nel tessere le trame di queste storie.

Con quinto quarto si indicano le interiora, le frattaglie, quei tagli di carne che non vengono ricavati dai tradizionali quattro quarti dell’animale da macello, rientrano nel termine anche le rigaglie dei volatili. Il loro uso in cucina è molto antico, ne abbiamo testimonianze già al tempo degli Etruschi, per i quali le interiora avevano anche un valore religioso. L'aruspicina, infatti, era l'arte divinatoria praticata dall’antico popolo italico e consisteva nell'esame delle viscere di animali sacrificati per trarne segni divini e norme di condotta.

La passione per questo cibo prosegue nel Medioevo e nel Rinascimento, fino alla cucina moderna di Auguste Escoffier e di Pellegrino Artusi.


La scelta del titolo pone l’accento su quell'ironia spesso irriverente che caratterizza il linguaggio di Giuseppe Gallo, insieme alla sua capacità di lettura trasversale della realtà. Il quinto quarto gioca con l’assonanza tra i termini interiora e interiore, quest'ultimo inteso nel suo senso filosofico di introspezione e analisi della propria identità. Dal nesso semantico tra interiora e interiore, cioè una parte di scarto, sporca contrapposta ad una nobile e preziosa, si rivela una possibile chiave di lettura dei lavori. Rimane costante la ricerca di un dialogo con la natura, che si risolve in un approccio al tempo stesso organico e geometrico, coadiuvato dal potere astrattivo del disegno. Su tutto domina l’operare dell’artista, quella capacità di trasformazione alchemica che, molto vicina a quella del cuoco, sa trasformare-mutare attraverso tecnica, conoscenza e fantasia una parte considerata spuria in un cibo per palati sopraffini.

Il punto focale è la scultura site specific – da cui prende il titolo la mostra - composta da una trama di legni intrecciati che creano una membrana autoportante. L’opera si delinea e cresce ai confini di un rettangolo aureo idealmente disegnato e divide lo spazio in due parti: una nobile, l'altra contaminata. Sempre all’idea della proporzione aurea fanno riferimento i due grandi dipinti dal titolo Secondo aureo e Terzo aureo, frutto della più recente produzione dell’artista e qui esposti per la prima volta.

Per Giuseppe Gallo è un ulteriore momento di riflessione sulle relazioni uomo e natura che seguono quella sua visione per cui “la natura delle cose non possiede rigidità proprie, ma ha nell’equilibrio il criterio dominante delle sue creazioni”: proprio dalla ricerca di questi equilibri, in cui ogni elemento è connesso all’altro, ha origine l’operare dell’artista.



biografia
Giuseppe Gallo nasce a Rogliano (CS) nel 1954. Vive e lavora a Roma dal 1976, anno in cui inaugura la prima personale presso la Galleria Ferro di Cavallo. Dal 1979 approda in ambito internazionale con Europa ’79 a Stoccarda. In questi anni stabilisce il suo studio nell’ex-pastificio Cerere, dove lavora tutt’oggi, e si moltiplicano le iniziative nazionali ed internazionali: le mostre presso la Galleria Ferranti di Roma, le rassegne al Groninger Museum a Groningen, al Haus am Waldsee a Berlino nel 1981, l’esordio a New York con la Annina Nosei Gallery nel 1983, la partecipazione alla collettiva Atelier a cura di Achille Bonito Oliva nel 1984, L’Italie aujourd’hui/Italia oggi a Nizza e la mostra Anniottanta a Bologna nel 1985. Nello stesso anno è invitato a partecipare alla XIIIe Biennale de Paris. Tra il 1986 e il 1992 si susseguono quattro personali da Sperone Westwater a New York e le collaborazioni con L.A. Louver di Venice, Akira Ikeda di Tokyo, la Galleria Di Meo a Parigi e la Galleria Triebold di Basilea. Partecipa alla Biennale di Venezia sia nel 1986 che nel 1990 con una sala personale nel Padiglione Italia. Nel 1990 inaugura la mostra Giuseppe Gallo. Oh Vocazione allestita prima a Roma, presso la Galleria Gian Enzo Sperone, e successivamente a Milano presso la Galleria Claudia Gian Ferrari Arte Contemporanea, dove esporrà nuovamente nel 1995 con la personale Giuseppe Gallo. Con le unghie della purezza.

Risalgono al 1989 e 1993 due personali presso la Galleria di Alessandro Bagnai a Siena: Gallo è pazzo e Giuseppe Gallo. Danza armonia sui volti/sfiora le ciglia/e fermati sulle labbra di chi ride. Nel 1998 presenta la personale Tempus edax rerum. Seven Sculptures Measuring Time and Gallo’s Twenty-four Hours a Vienna, presso la Galerie Ernst Hilger, e successivamente a Parigi presso la Galerie Di Meo. Nel 2001 presenta a Rende, nella sua terra natia, Prova generale, analisi della sua intera attività, a cura di Achille Bonito Oliva, con la direzione generale di Tonino Sicoli e il coordinamento di Angelo Capasso; l’anno successivo inaugura una mostra-allestimento presso la Fondazione Volume! di Roma, e nel 2004 dedica alle sue sculture la retrospettiva Percorso amoroso presso la Galleria Civica di Spoleto, a cura di Giovanni Carandente. Dal 2005 al 2006, si susseguono una serie di esposizioni personali in prestigiose gallerie italiane, come la mostra Mito-Rito-Sito, a cura di Rolf Lauter e Mirta D’Argenzio (Galleria dello Scudo, Verona) e Gioco felice di un suonatore di tamburi (Galleria d’arte Emilio Mazzoli, Modena). Nel 2007, è protagonista di un’importante mostra al MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, a cura di Danilo Eccher, dove si ripercorrono 25 anni della sua produzione artistica unitamente a nuove, suggestive produzioni. L’anno seguente inaugura un’ampia rassegna, a cura di Inge Herold e Danilo Eccher, dedicata al suo lavoro presso la Kunsthalle di Mannheim. Del 2008 è la personale Giuseppe Gallo. Symphonie en trois mouvements, presso la Galeria Di Meo a Parigi. Tra il 2009 e il 2010 partecipa a numerose collettive in importanti musei e spazi pubblici italiani quali: Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo al MART - Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Gli anni 80. Una prospettiva italiana, alla Villa Reale di Monza; Keep your seat: stai al tuo posto alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Il Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno gli dedica una personale nel 2010, La leggerezza dell’incoscienza; è del 2013 la personale Prismi all’Oratorio di San Rocco di Padova; mentre nel 2014 viene inaugurata la mostra Gallo morto per amore – piccole sculture corpo a corpo a Bibo’s place, Todi. Le opere di Giuseppe Gallo fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche: il Moma di New York, il Museum Modern Kunst Stiftung Ludwig di Vienna, il Contemporain Midi Pirenées di Toulouse, il Groninger Museum, il Fukuyama Museum of Art, il Museum Biedermann di Donaueschingen e il MART di Rovereto.


PROGRAMMA

• Bruno Ceccobelli: giugno - luglio 2015
• Nunzio: ottobre - novembre 2015
• Marco Tirelli: dicembre 2015 - gennaio 2016
• Pizzi Cannella: febbraio - marzo 2016

30/04/15

Prossimamente Fondazione Prada



In attesa dell'apertura dei nuovi spazi della Fondazione Prada sono stati presentati due interessanti progetti documentativi sulla realizzazione del progetto, si tratta di Fragments e Spriti.
FRAGMENTS è un progetto fotografico a cura di Delfino Sisto Legnani, sviluppato con Marco Cappelletti, Giulio Ghirardi, Leo Iannelli, Germana Lavagna e Andrea Serafini, in collaborazione con la Fondazione Prada e OMA.
I collage, che accostano liberamente gli scatti dei sei giovani fotografi, sono dei rilievi per immagini – realizzati da gennaio a maggio 2015 – che esplorano il complesso architettonico progettato da Rem Koolhaas e destinato a ospitare la nuova sede della Fondazione. Ogni collage è composto da frammenti visivi che non vogliono offrire un’immagine unica e definita, ma testimoniare la complessità del progetto architettonico sviluppato su contrasti, innesti e opposizioni.


SPIRITI è un progetto artistico di Ila Bêka e Louise Lemoine, commissionato dalla Fondazione Prada. Sintetizza l’ultimo mese dei lavori di costruzione in 15 frammenti video che raccontano la trasformazione di un’ex distilleria degli anni dieci del Novecento nella nuova sede della Fondazione a Milano. Dal caos e dalla polvere del cantiere, questi 15 film colgono quelle atmosfere intangibili – come le sostanze volatili che evaporano durante l’invecchiamento del liquore – e fissano nel tempo la condizione transitoria degli spazi, destinata a dissolversi con l’avanzamento dei lavori.

03/04/15

20 anni stellari - Festeggiamenti per il compleanno della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo


Il prossimo 6 Aprile la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo festeggia i suoi vent’anni di attività. Era il lontano 1995 quando Patrizia Sandretto Re Rebaudengo decise di dar forma alla sua grande passione per l’arte in un progetto condivisibile e ampio. L’iniziativa è cresciuta, dai primi anni, animando il territorio piemontese, crescendo, nel superarli in azioni che hanno coinvolto il globo intero con collaborazione a grande raggio internazionale.
Ora presso la Fondazione sono in corso tre mostre; "United Artists of Italy", una stupenda raccolta fotografica sulla ritrattistica dei personaggi dell’arte del gallerista Massimo Minini, realizzata in diversi anni. “Picture Punish Words” curata del direttore dello Stedelijk Museum di Amsterdam Beatrix Ruf, con la personale di Avery Singer, intersezione fra pittura e digital art. Conclude la stimolante offerta la mostra “Fobofilia” che raccoglie alcune opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo col filo comune della paura. Tutte e tre le mostre saranno aperte fino al 12 Aprile, col consueto orario.


Seguirà poi, dal 23 Aprile al 4 Ottobre, una mostra curata da Hans Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery di Londra, sul giovane artista Ian Cheng, appassionato di tecnologia ed evoluzione umana. Poi, per l’autunno, un progetto di Adrián Villar Rojas.
Parallelamente un’area della Fondazione ospiterà il progetto di Francesco Bonami “Tuttovero” condiviso col Castello di Rivoli, la Fondazione Merz e la GAM, dal 25 Aprile all’autunno 2015.
Per festeggiare l’occasione aprirà anche uno spazio speciale in zona Rivoli, un grande capannone di oltre tremila metri quadrati per presentare alcuni dei pezzi più forti per dimensioni della Collezione, con opere soprattutto scultoree di Doug Aitken, Jon Kessler, Tobias Rehberger, Anish Kapoor, Damien Hirst  e tanti altri.
Concludiamo con un augurio di altri fantastici vent’anni di belle proposte.
#fsrr20

23/03/15

Sam Falls alla Fondazione Giuliani


Presso la Fondazione Giuliani è in corso un'esposizione delle opere Sam Falls




“As the moon orbits the earth it tries to pull everything toward it, the only thing the earth can’t hold on to is water. People can hold on to everything but time. The ocean moves up and down, it cleanses the rocks and sand. Time heals our wounds but it ages our bodies. There’s a beauty and a sadness in the moon, in time. There’s eternal return in the cycle of the tide, it defies time while time defines us. This show merges natural elements and artistic processes to highlight our relationship to time, the intrinsic lightness and darkness of aging, the gravitational pull of life, and the shifting spectrum of melancholy.

The angle of light that illuminates the moon, or location of the moon to the earth, which obscures it, changes month to month depending on the axis of the earth. The moon artworks in the show illustrate an abridged cycle of the moon in October 2014. The phases of the moon were lit up with handmade beeswax candles, each candle a different color, photographed, printed on linen, and then leaned on the wall below the candles, which were re-lit and allowed to burn for their duration, dripping wax onto the print below. The candles were sticking out horizontally from the wall in the shape of the moon, so as they burnt down along their horizontal axis emitting the image of the moon, the wax dropped and landed higher up the vertical axis on the print below, the closer the flame came to the wall, the higher up on the print the wax landed. This vertical movement or wax going up the print describes time, like the tide moving up the beach, while the horizontal placement describes the geography of the moon and the waxing and waning light. The black prints illustrate the various cycles of the moon and the time it takes a candle to burn, while their respective counterparts in white, which were the bottom border of each print, illustrate the phases of the moon, an abstract timeline of a month.

Now is always the golden moment of time, unlike the past and future, which decay or unnerve. In my work I’ve always been concerned with how to translate time honestly and understand it more through art. One way of doing this was employing natural elements like the sun and rain to take the helm of the production. With less mediation on my behalf the viewer interacts immediately with time, such as with a piece of fabric left outside for a year with a tire on it to create an image of the tire by fading the fabric around it. The final image floats between an abstract circle and indexical image of a tire, and the productive process creates a rewarding artwork for myself and the viewer in the present, but it speaks to the past. The optimism of production also holds the melancholy of age.

The tide however moves in a relentless cycle, unlike the forward persistence of time. The same way I’ve always been interested in the duality in art between abstraction and indexicality, nihilism and optimism, I’ve also been interested in life, the personal and the universal. This idea is defined well by the linguistic “shifter”, a word like ‘this’ or ‘that’ which is filled with a different meaning dependent upon its referent every time, or proper pronouns like ‘I’ or ‘you’ which are filled with the person who holds them at the time. The heart of this issue is best said in Rosalind Krauss’ Notes on the Index Part 1 with a quote from Roman Jakobson “A shifter is ‘filled’ with signification’ only because it is ‘empty’”. ‘Now’ is a temporal shifter as I see it, it never refers to the same moment since time is fleeting, and the empty, non-existent future is “filled” when it becomes now. This simple idea holds great weight for me and the video illustrates this. Like polaroids of a flower, now blossoms and then dries up.

The helium pieces came about in trying to expand upon the idea of the shifter, not only how it functions temporally, but in the physical world beyond language. The glowing light is charged helium, and the floating balloons are helium filled. Helium here is acting in two very dramatic physical states but remains the same natural element. Most excitingly, the electricity lets us see the color of helium and the balloon gives it form, it is truly representational and quite abstract – I don’t know which one tips the scale and this back and forth gives the work its gravity. The forms of the glass are line tracings of the sides of my family and friends, myself, my dogs. The works show the microcosm of aging; buoyed up in the beginning, full of energy and life, dropping down to a perfect state with time, then eventually resting on the ground, deflated. What has been continues to burn and the balloons serve as a memory of what was.”

- Sam Falls, January 2015

Born in San Diego, USA, Falls currently resides in Los Angeles. He will open a solo exhibition at Franco Noero Gallery in Turin in March 2015. Recent institutional solo exhibitions include Ballroom Marfa, Texas (upcoming, 2015); Pomona College Museum of Art, California; Public Art Fund, New York (2014); LA>

07/03/15

Gauguin a Basilea


Sta avendo una grande successo di pubblico la mostra su Paul GauguinBasilea si è aperta una grande mostra dedicata agli ultimi anni di questo importante artista francese.
Per qualità di pezzi la mostra si annuncia come una delle più interessanti, e sicuramente belle, su questo affascinante artista poliedrico e molto sperimentale. 
La Fondation Beyeler infatti è riuscita a raccogliere oltre cinquanta capolavori di Gauguin dai più importanti musei e collezioni del mondo. 


Questa mostra è una grande retrospettiva, ideata in sei anni di lavor,o per presentare un nuovo modo di guardare all'opera di Paul Gauguin.
Essa si concentra sui molteplici autoritratti di Gauguin e sui dipinti del periodo thaitiano, in cui viene celebrato un ideale mondo esotico incontaminato, in cui si incontrano armoniosamente la natura e cultura, il misticismo e l'erotismo, il sogno e la realtà.


Particolarmente interessante la sezione dedicata alle sculture enigmatiche di Gauguin che evocano l'arte dei mari del sud in un approccio molto intimo e originale.

09/02/15

Conversation Piece | Part 1


Conversation Piece | Part 1, la prima di una serie di mostre dedicate dalla Fondazione Memmo agli artisti italiani e stranieri che hanno deciso di svolgere una  residenza a Roma, in maniera autonoma o ospiti delle fondazioni, degli istituti di cultura o borsisti presso le Accademie straniere. 


Per questo primo appuntamento gli artisti invitati sono:
Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse.

 
Presenta

Conversation Piece | Part 1

Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse

A cura di Marcello Smarrelli

Scuderie di Palazzo Ruspoli, Roma
Via Fontanella Borghese 56b (Metro Spagna), Roma
10 febbraio 2015 – 4 giugno 2015
Martedì – Domenica
11.00- 19.00


Opening: Martedì 10 febbraio 2015, ore 18.00



La Fondazione Memmo-Arte Contemporanea presenta Conversation Piece | Part 1, la prima di una serie di mostre dedicate agli artisti italiani e stranieri che hanno deciso di svolgere una residenza a Roma, in maniera autonoma o ospiti delle fondazioni, degli istituti di cultura o borsisti presso le Accademie straniere.
La mostra, a cura di Marcello Smarrelli, nasce dal desiderio della Fondazione Memmo di costituire un osservatorio permanente puntato sulla scena dell’arte contemporanea a Roma. Un panorama sorprendentemente attivo, quello dell’arte contemporanea nella capitale, difficile da percepire per il grande pubblico, ma su cui domina l’incessante e cruciale attività delle Accademie e degli istituti di cultura stranieri, dove da qualche secolo completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Di queste realtà, ritenute vitali per il mantenimento e lo sviluppo di un tessuto culturale legato ai linguaggi visivi del contemporaneo a Roma, la Fondazione Memmo vuole essere l’amplificatore e il diffusore, attraverso questo ciclo di mostre e di altre attività ad esso collegate, quali talk, workshop e studio visit.
Per questo primo appuntamento gli artisti invitati sono: Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse.
Il titolo del ciclo si ispira liberamente ad un particolare genere di pittura, originario dei Paesi Bassi e molto in voga in Inghilterra fra il XVII e XVIII secolo, che rappresentava gruppi di persone in conversazione o in atteggiamenti di vita familiare. La mostra, infatti, vuole porsi come un momento di confronto e di discussione sul lavoro di artisti, molto diversi, a volte anche distanti tra loro per ricerca, poetica e tecniche.
L’invito rivolto agli artisti è quello di condividere lo spazio di una fondazione privata nel cuore della città, all’interno di Palazzo Ruspoli, testimonianza tra le più significative del tardo rinascimento a Roma. Uno spazio particolarmente connotato dalla storia, ma anche dalla vita quotidiana che da molti secoli continua a scorrere con il succedersi delle nuove generazioni, dove gli artisti potranno riflettere insieme sulle modalità attraverso le quali costruire una mostra collettiva, trovare un possibile fil rouge che permetta ad ogni opera di relazionarsi e “conversare” con le altre.
Nella scelta del titolo vive anche una certa suggestione cinematografica, ispirata da uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (Conversation Piece), 1974, in cui si narrano le vicende di un professore di scienze che vive in un antico palazzo romano circondato dalla sua collezione di quadri raffiguranti ritratti di gruppi familiari, la cui vita intima viene completamente stravolta dall’arrivo di giovani e irrequieti inquilini al piano superiore. Una chiara metafora del confronto generazionale e del possibile e fruttoso scambio che ne potrà venire dal reciproco incontro, anche se non privo di complicazioni, resistenze e incomprensioni. L’idea di casa, di intimità, di confronto generazionale, di rapporto con la storia, di narrazione, di opera d’arte come manifestazione di un vissuto personale in una dimensione espositiva, la ricerca di un rapporto speciale con lo spettatore e con lo spazio, sono solo alcuni dei temi su cui abbiamo invitato questi artisti, momentaneamente fuori dalle loro sedi, a riflettere per la realizzazione delle opere in mostra.
In occasione di Conversation Piece | Part 1, la Fondazione Memmo-Arte Contemporanea presenta un programma di incontri, talk e proiezioni d’approfondimento, che saranno regolarmente comunicati. 



 
La Fondazione Memmo nasce nel 1992 per rendere concreto il sogno del suo fondatore, Roberto Memmo, di avvicinare al mondo dell'arte il vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà. Una scelta, quella di dar vita alla Fondazione, che diventa un gesto di amore per l'arte da condividere con gli altri.

La Fondazione Memmo-Arte Contemporanea prende vita nel 2012, grazie all’iniziativa di Fabiana Marenghi Vaselli Bond e Anna d’Amelio Carbone e presenta un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. L'intento è quello di contribuire allo sviluppo di un tessuto culturale territoriale in una visione globale, connettendosi a realtà internazionali e promuovendo l'interazione fra gli artisti e la città di Roma. 
La Fondazione Memmo attraverso all'organizzazione e alla produzione di mostre, performance, residenze, talk, convegni, laboratori didattici e pubblicazioni vuole promuovere il presente per contribuire allo sviluppo del nostro futuro.

Il nuovo percorso è stato avviato nel Novembre 2012 con la mostra personale di Sara VanDerBeek, nel 2013 è seguita la mostra CHRON II di Sterling Ruby, nel 2014 è stata la volta di Shannon Ebner con “Auto Body Collision”.

Scheda tecnica della mostra
Titolo: Conversation Piece | Part 1
A cura di: Marcello Smarrelli
Assistente curatore e coordinamento: Michela Tornielli di Crestvolant
Periodo: 10 febbraio 2015 – 4 giugno 2015
Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 12 alle 19, lunedì chiuso
Ingresso: libero
Presso: Scuderie di Palazzo Ruspoli, Via Fontanella Borghese 56/b (Metro Spagna), Roma
Inaugurazione: Martedì 10 febbraio 2015 (su invito), ore 18.00; Isabell Heimerdinger, Performance for Conversation Piece, performance
Finissage: Giovedì 4 giugno 2015, ore 24.00; Francesca Grilli, Enduring midnight, performance

04/02/15

Serie classica per la Fondazione Prada


Finalmente è stato reso pubblico che la Fondazione Prada aprirà i suoi nuovi spazi di Milano, in Largo Isarco, il 9 Maggio, con una grande inaugurazione che raccoglierà tutto il jet set dell’arte mondiale che avrà appena concluso il giro veneziano.
A Milano si apriranno i nuovi spazi progettati da Rem Koolhaas, col suo studio Oma, con la mostra “Serial Classic” curata dal noto storico dell’arte Salvatore Settis.
Si tratta di una mostra antica in uno spazio modernissimo.


Per l’occasione saranno proposte antiche statue di gusto greco/romano nei contemporanei spazi ideati da uno degli architetti più sperimentali, che da diversi anni coopera con la fondazione in una ricerca all’innovazione e alla creatività.


Parallelamente aprirà i suoi spazi veneziani di Ca’ Corner della Regina, in occasione della Biennale delle Arti Visive, con una mostra parallela presentando una serie di riproduzioni di statue antiche, usate nel rinascimento per decorare i palazzi, di piccole dimensioni, in un un’interessante dialogo con i suggestivi spazi del maestoso edificio sul Canal Grande.

19/12/14

La Grande Madre - a cura di Massimiliano Gioni

 Michael Elmgreen & Ingar Dragset Short Cut, 2003


english text below

Palazzo Reale, Milano
25 agosto - 15 novembre 2015 



Comune di Milano | Cultura e Fondazione Nicola Trussardi sono lieti di annunciare La Grande Madre, una mostra promossa da Comune di Milano | Cultura, ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi insieme a Palazzo Reale per Expo in città 2015, e realizzata con il sostegno di BNL Gruppo BNP Paribas, main sponsor dell’esposizione.

La mostra, che aprirà al pubblico dal 25 agosto al 15 novembre 2015, è il frutto di una collaborazione tra istituzioni pubbliche e privatenella condivisione di un progetto che porta la grande arte contemporanea, anche nelle sue dimensioni più attuali e innovatrici, nello spazio espositivo più prestigioso della città, rappresentando l’evento di punta del calendario di Expo in città nel secondo trimestre di Expo Milano 2015.

Attraverso le opere di oltre ottanta artisti internazionali, La Grande Madre analizzerà l'iconografia e la rappresentazione della maternità nell'arte del Novecento, dalle avanguardie fino ai nostri giorni.

Dalle veneri paleolitiche alle ‘cattive ragazze’ del post-femminismo, passando per la tradizione millenaria della pittura religiosa con le sue innumerevoli scene di maternità, la storia dell’arte e della cultura hanno spesso posto al proprio centro la figura della madre, simbolo della creatività e metafora della definizione stessa di arte. Archetipo e immagine primordiale, la madre e la sua versione più familiare di “mamma” sono anche stereotipi intimamente legati all’immagine dell’Italia.

La Grande Madre sarà una mostra sul potere della donna: partendo dalla rappresentazione della maternità, l’esposizione passerà in rassegna un secolo di scontri e lotte tra emancipazione e tradizione, raccontando le trasformazioni della sessualità, dei generi e della percezione del corpo e dei suoi desideri.

“Il palinsesto di Expo in città si arricchisce ancora grazie a una mostra prestigiosa, ospitata in una delle sedi espositive più visitate d’Italia, Palazzo Reale, che chiude il cerchio di una proposta completa sull’arte, le sue stagioni e i suoi linguaggi grazie allo sguardo acuto e spiazzante di Massimiliano Gioni, Direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno. Una proposta che non solo offrirà al pubblico la possibilità di compiere un viaggio straordinario nella storia dell’arte e della cultura italiana e internazionale, ma sarà anche un’occasione speciale di approfondimento sulla figura della madre, che più di tutte incarna l’idea della nutrizione, tema centrale di Expo 2015. Un risultato reso possibile grazie alla Fondazione Nicola Trussardi nel quadro di un ampio dialogo tra pubblico e privato, stretti in un’alleanza per la diffusione dell’arte e della cultura”.

Con un allestimento che si estenderà su una superficie di circa 2.000 metri quadrati al piano nobile di Palazzo Reale, La Grande Madreporterà l’arte contemporanea al centro del programma di Expo in città, collegando la storia dell’arte alle questioni più urgenti del nostro tempo. Proseguendo la ricerca della Fondazione Nicola Trussardi, impegnata ormai da più di dieci anni nella produzione e promozione dell’arte contemporanea, La Grande Madre mescolerà il contemporaneo con la storia: in questa mostra tematica verranno accostate opere di oggi e capolavori storici, gemme sconosciute e artefatti provenienti dal mondo del cinema e della letteratura, evocando un ricco tessuto di associazioni, ricordi e immagini.

“Per dodici anni la Fondazione Nicola Trussardi ha lavorato portando il meglio dell’arte contemporanea nei luoghi più belli di Milano, valorizzandoli e aprendoli al pubblico – ha dichiarato la Presidente Beatrice Trussardi. Il percorso fin qui intrapreso ha fatto della Fondazione Nicola Trussardi una delle istituzioni più rispettate nel mondo dell'arte internazionale. In occasione di Expo siamo lieti di avviare questa nuova collaborazione con il Comune di Milano e con uno dei suoi luoghi simbolo, Palazzo Reale, ribadendo il nostro impegno a mantenere vivo il dibattito sull'arte e sulla cultura contemporanea.”



Urs Fischer HOUSE OF BREAD, 2004



The Great Mother
curated by Massimiliano Gioni 

An exhibition promoted by the Cultural Office of the City of Milan, conceived and produced by the Fondazione Nicola Trussardi in partnership with Palazzo Reale for Expo in Città 2015

Palazzo Reale, Milan
August 25 – November 15, 2015



The Cultural Office of the City of Milan and the Fondazione Nicola Trussardi are pleased to announce The Great Mother, an exhibition promoted by the Cultural Office of the City of Milan, conceived and produced by the Fondazione Nicola Trussardi in partnership withPalazzo Reale for Expo in Città 2015, and supported by BNL BNP Paribas Group as main sponsor.

The exhibition, which will be open to the public from August 25 to November 15, 2015, is a collaboration between the public and private sectors to bring contemporary art into Palazzo Reale, the city’s most prestigious exhibition venue, as the pivotal event on the Expo in Città calendar for the second half of Expo 2015 in Milan.

Through the work of more than eighty international artists, the exhibition The Great Mother will analyze the iconography of motherhood in the art and visual culture of the twentieth and twenty-first centuries, from early avant-garde movements to the present.

Whether as a symbol of creativity or as a metaphor for art itself, the archetype of the mother has been a central figure in the history of art, from the Venuses of the Stone Age to the "bad girls" of the postfeminist era and through centuries of religious works depicting innumerable maternity scenes. The more familiar version of “Mamma” has also become a stereotype closely tied to the image of Italy.

In undertaking an analysis of the representation of motherhood, the exhibition The Great Mother will trace a history of women's empowerment, chronicling gender struggles, sexual politics, and clashes between tradition and emancipation.

“The Expo in Città calendar will be made even richer by a prestigious exhibition – housed in one of Italy’s most popular exhibition venues, Palazzo Reale – which offers a sweeping panorama of the history and languages of art through the keen and challenging vision of Massimiliano Gioni, Artistic Director of the Fondazione Nicola Trussardi,” says Filippo Del Corno, the city’s Councilor for Culture. “Not only will this project offer the public the chance to take an extraordinary journey through Italian and international art history and culture, it will be a special opportunity to explore the figure of the mother, the quintessential symbol of nourishment, which is the key theme of Expo 2015. This achievement is made possible by the Fondazione Nicola Trussardi as part of a broader dialogue between the public and private sector, which are joining forces to help spread art and culture.”

With an exhibition layout that will cover more than 2000 square meters (20,000 square feet) on the piano nobile of Palazzo Reale – a neoclassical building which preserves many of its original decorations and period details – The Great Mother will bring contemporary art into the heart of the Expo in Città program, linking art history to the most pressing issues of our time. True to the mission of the Fondazione Nicola Trussardi, which has been producing and promoting contemporary art projects in historical venues for over a decade, The Great Mother will mix past and present: the exhibition will juxtapose contemporary art, historical works, and artifacts from the world of film and literature, weaving a rich tapestry of associations and images.

“For twelve years now, the Fondazione Nicola Trussardi has brought the finest contemporary art into some of Milan’s most beautiful spaces, rediscovering and opening them up to the public,” said Fondazione Nicola Trussardi President Beatrice Trussardi. “For the Expo, we are pleased to be undertaking this new partnership with the City of Milan and with one of its greatest landmarks,Palazzo Reale, confirming our commitment to help fuel the debate on contemporary art and culture.”

15/12/14

Prossimamente Olafur Eliasson


Dopo la grande mostra al Louisiana Museum of Modern Art, per Olafur Eliasson prosegue una serie di mostre e progetti, tra cui “Mat for multidimensionale prayers” con la I8 di Reykjavik in Islanda e The Grey Sheep Compagny, o “Contact” alla Fondation Louis Vuitton a Parigi, dove ha realizzato un intervento site-specific visibile dal prossimo 17 Dicembre.

 Olafur Eliasson e Turne alla Tate Britan 

07/12/14

Fondazione Trussardi, ritorno alla origini

Scatto dalla mostra di Allora&Calzadilla del 2013


La Fondazione Trussardi in collaborazione con Massimilano Gioni organizzerà , in corrispondenza dell’Expo 2015, la mostra “La grande Madre” un evento espositivo nel Palazzo Reale di Milano.


La mostra sarà dedicata alla figura materna come figura generatrice, per l’occasione la rassegna avrà uno sguardo storico presentando opere dell’ultimo secolo, confermando come oramai anche le figure più legate al contemporaneo stanno rivolgendo lo sguardo al passato, stanche forse di tanta contemporaneità?

17/11/14

La moda punta sul classico


Voci che lasciano molto sorpresi sulla scelta del gruppo Prada che pare voler affidare a Salvatore Settis, noto storico dell’arte, il prossimo allestimento dell’apertura alla Fondazione Prada a Milano, che sarà il 9 Maggio, e poi probabilmente alla mostra in concomitanza della Biennale a Ca Corner della Regina a Venezia.


Pare che lo sguardo della moda in questo periodo preferisco il classico e che non ci per un po’ saranno più lavori contemporanei ma una fastosa selezione di sculture e arte greco-romana.


Foto dalla mostra su Louise Bourgeois del 1997 alla Fondazione Prada, foto di  Attilio Maranzano

04/10/14

Scatti sul presente in continuo divenire - Tre mostre alla Sandretto Re Rebaudengo di Torino



Un inizio di stagione autunnale pieno di stimoli alla Fondazione SRR di Torino, con tre sguardi sulla creatività giovanile.
Il primo è con la gioia di fallire, pare essere lo spirito di David Ostrowski, che nella sua ricerca pittorica lascia spazio al piacere dell’errore e della casualità, che spesso produce nuove  sensazioni.


La serie di opere pittoriche proposte ora alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino hanno una forte intensità formale che proprio nella scelta del materiale lascia spazio a una vasta possibilità materica e cromatica. Questa nuova serie, nata a seguito di un incendio nel suo studio, a Colonia, dove tutte le tele di Ostrowski bruciarono tranne una, che rimasta danneggiata dalle fiamme dalla fuliggine diede vita ad un nuovo percorso di ricerca, di cui ora si vedono alcuni risultati.



Le opere di Ostrowski son in bilico fra attimi e ricerca, un equilibrio piacevole e che potrebbe dare sviluppo a interessanti risultati.


 

Nella seconda sala c'è una sezione dedicata a “Consumption – Prix Pictet 2014”  mostra sui finalisti del prestigioso premio fotografico Pictet dedicato ai temi della sostenibilità.
La collettiva include le opere di 11 artisti di fama internazionale, che hanno lavorato sul tema del consumo, creando immagini fotografiche di grande impatto, che invitano a riflettere criticamente sulla realtà. Artisti in mostra: Adam Bartos, Motoyuki Daifu, Rineke Dijkstra, Hong Hao, Mishka Henner, Juan Fernando Herrán, Boris Mikhailov, Michael Schmidt, Abraham Oghobase, Allan Sekula, Laurie Simmons.
Concludono gli eventi espositivi alla FSRR il progetto “Re Rebaudengo Serpentine Grants” con le opere del duo americano formato da Niko Karamyan e Tierney Finster e dell’artista tedesco Riccardo Paratore, vincitori della prima edizione del premio Re Rebaudengo Serpentine Grants nel 2013. La mostra è a cura di Hans-Ulrich Obrist, direttore dei progetti internazionali e co-direttore delle esposizioni alla Serpentine Gallery di Londra e Simon Castets, direttore dello Swiss Institute di New York


Il premio è frutto della collaborazione tra la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la Serpentine Gallery di Londra, ed è stato progettato insieme a 89plus, un progetto di ricerca ideato da Castets e Obrist e dedicato alla generazione di innovatori nati dopo il 1989. Il concorso prevedeva la presentazione delle candidature sulla piattaforma online Discrit 89plus ospitata da DIS Magazine, una piattaforma digitale che sostiene e promuove nuove pratiche creative. Sono stati selezionati due vincitori, uno scelto dal pubblico del web, un altro da una giuria internazionale. Gli artisti vincitori hanno ricevuto un somma di denaro con la quale hanno potuto produrre le opere che saranno esposte in Fondazione.



Il duo composto da Niko Karamyan (Hollywood, California, 1992) e Tierney Finster (Los Angeles, 1991), vincitori del premio popolare, presentano un video musicale, Caught Feelings, séguito di Can We Talk e Drop, le opere con le quali hanno partecipato al concorso. Questa trilogia, intitolata Caught Feelings, indaga il tema dell’amore, che gli artisti definiscono un atto creativo, “la costruzione di fantasie personali in relazione ai nostri Altri eletti, I nostri amati spesso non corrisposti”. Wicked Games porta a conclusione la storia d’amore interpretata dai due artisti, mostrando come qualsiasi cosa, anche la più bella e potente, possa presentare dei risvolti disorientanti, travolgenti e talvolta spaventosi.




Vincitore del premio della giuria, Riccardo Paratore (Eutin, Germania, 1990) presenta Sleeping is Production, una serie di opere che esplorano l’esperienza contemporanea del viaggio. L’installazione in mostra, composta da un gruppo di quadri e da un video, dà forma allo straniamento e alla confusione causati dallo spostarsi continuo che caratterizza la vita di molta parte della popolazione mondiale. I quadri impiegano le coperte degli aerei come tela, sulla quale l’artista ha sparso in modo apparentemente casuale, quasi con gesto pittorico, una serie di minuscoli oggetti e vivande comunemente distribuiti in volo. L’opera si offre come rappresentazione di un microcosmo, una sorta di memoria della vita surreale e caotica cui siamo costretti.

Tutti questi eventi si concluderanno il 12 Ottobre.

La fondazione riaprirà poi i battenti con due nuove interessanti mostre, una “Beware Wet Paint “ realizzata con l’ICA di Londra, che fino al 16 Novembre presenta una serie di opere sul tema della pittura in declinaizone autoreferenziale, e un’altra su Isa Genzken, un’antologica dal titolo “Basic Research Paintings, 1989-1991”. La celebre artista tedesca presenta il suo lavoro pittorico, meno noto del suo ricco percorso scultoreo. Sono olii su tela monocromatici che suggeriscono già nel nome, Basic Research, l’inizio di un percorso di sconfinamento e d’interazione con l’ambiente. Si tratta infatti di frottage del pavimento del suo studio, a metà tra pittura e scultura, che cercano una comunicazione non verbale con spazio e spettatori.