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10/09/12

L’arte visiva sta attraversando una fase sempre più disorientata



Da una parte le forme assodate e storiche (pittura, scultura, fotografia, video) che oramai si ripetono noiosamente in estremi tecnici o estetici, senza però apportare un valore di attualità. Su un altro versante le forme più sperimentali (installazione, site-specific, performance…) che esaurite una propria espressività sfociano sempre più nello spettacolo, copiandone, spesso in malo modo, estetica e messaggi.

Resta la nuova tecnologia, quella realmente quotidiana della multimedilità (rete web che si sta integrando in tutti i media), ma che fino ad ora non riesca ad avere una sua reale riconoscibilità, forse proprio per questa sua innovazione ancora non riconosciuta e soprattutto per la sua in-gestibilità economica (e forse questa è la grande novità).

Sicuramente il linguaggio espressivo delle istallazioni risulta sempre più ripetitivo, come è successo con la pittura, con la fotografia e con tante altre tecniche. La grande produzione ha saturato lo spazio di originalità, rimane un certo ambito per l’emotività e per i percorsi narrativi, ma anche questi oramai tendono ad essere stanchi.

Anche l’arte prodotta sul web tende sempre più ad assomigliarsi, forse l’attuale fase culturale sta vivendo una trasformazione globale che farà si che essendo tutto arte nulla la sia realmente più.

Forse questo aspetto può essere visto come un fase positiva in cui si libera da certe “aspettative” l’artista e lo si riposizione nel suo ruolo originario di artigiano dove poterlo lasciare agire liberamente senza più finzioni di ruoli stantii e desueti.