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Visualizzazione post con etichetta pittura. Mostra tutti i post
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12/05/21

Fondazione Prada, ferma la pittura!


Fondazione Prada - Stop Painting - Niki de Saint Phalle

Fra pochi giorni presso la Fondazione Prada di Venezia prende avvio la mostra “Stop Painting”, una concepita dall’artista Peter Fischli, che si  svolgerà dal 22 maggio al 21 novembre 2021 nel palazzo storico di Ca’ Corner della Regina.

Definito da Peter Fischli come “un caleidoscopio di gesti ripudiati”, il progetto esplora una  serie di momenti di rottura nella storia della pittura degli ultimi 150 anni, in relazione alla  comparsa di nuovi fattori sociali e valori culturali. La mostra si proietta anche nelle  dimensioni del presente e del futuro per capire se un ulteriore sviluppo di questo processo è  oggi in corso e se l'attuale rivoluzione digitale può essere all’origine di una nuova crisi della  pittura o, al contrario, può contribuire al suo rinnovamento. 

“Lo spettro che riappare continuamente per narrare la storia della fine della pittura è un  problema fantasma? E in caso affermativo, i fantasmi possono essere reali?”. Questi sono  stati i dubbi che hanno guidato Fischli nel processo di concezione della sua mostra.

 Nel  tentativo di rispondere a queste e altre domande aperte, ha identificato cinque rotture  radicali causate da cambiamenti tecnologici e sociali che corrispondono a mutamenti di  paradigma nell’arte attraverso il rifiuto e la reinvenzione della pittura. 

La prima rottura è provocata dalla diffusione della fotografia. Come sottolinea Rosalind Krauss, “la fotografia mette in discussione l’intero concetto di unicità dell’oggetto d’arte, l’originalità dell’autore… e l’individualità della cosiddetta espressione personale”.

 Questo era stato il motivo che aveva spinto il pittore Paul Delaroche a pronunciare per la prima volta intorno al 1840 la famosa e scioccante sentenza: “da oggi la pittura è morta”. La pittura è quindi costretta a rinunciare alla sua funzione mimetica per sopravvivere. La seconda crisi è rappresentata dall’invenzione del readymade e del collage che costringe la pittura a “uscire da se stessa e muoversi nello spazio attraverso gli oggetti”, come nota David Joselit. 

La terza è provocata dalla messa in discussione dell’idea di autorialità, o come la definisce Roland Barthes nel 1968, “la morte dell'autore”. In ogni caso le questioni dell’autenticità e dell’originalità sono già affrontate dagli artisti in precedenza. La quarta crisi può essere identificata con la critica della pittura come bene di consumo alla fine degli anni Sessanta, a causa della sua mobilità, del suo valore simbolico e della sua facile conservazione. La quinta rottura si concentra sulla crisi della critica nella cosiddetta società tardocapitalista, come teorizzato negli studi fondamentali di Luc Boltanski e Eve Chiapello. “Dagli anni Ottanta l’idea di avanguardia divenne obsoleta e si dissolse; di conseguenza, ancora una volta, fu proclamata la fine di una posizione critica nella pittura”, come nota Fischli. 

L’artista ha concepito questa mostra come una pluralità di narrazioni raccontate da lui stesso in prima persona, con un tono soggettivo. Il percorso espositivo inizia al piano terra di Ca’ Corner della Regina con una nuova opera site-specific di Fischli, un modello in scala ridotta dell’intero progetto, definito dall’artista come “una scultura di una mostra di pittura”.

 L’opera è accompagnata da testi scritti dallo stesso Fischli per illustrare ciascuna delle 10 sezioni del progetto che riunisce oltre 110 opere realizzate da più di 80 artisti. Il percorso espositivo si sviluppa al primo piano nobile di Ca’ Corner della Regina seguendo un approccio personale e idiosincratico ed evitando di presentare i lavori secondo un semplice ordine cronologico. 

L’allestimento consiste in un sistema di pareti temporanee che attraversano e sezionano gli spazi espositivi, passando attraverso le soglie che collegano le diverse stanze. L’aspetto uniforme e modernista di queste strutture è in netto contrasto con le pareti affrescate e decorate della sala centrale del primo piano nobile, facendo eco così alle diverse posizioni artistiche espresse contro il linguaggio pittorico. 

La mostra “Stop Painting” è accompagnata da un volume illustrato pubblicato da Fondazione Prada. Include saggi di Diedrich Diederichsen, Eva Fabbris, Arthur Fink, Peter Fischli, Mark Godfrey, Boris Groys, John Kelsey, Sarah Lehrer-Graiwer e Hanna Magauer, oltre a un’intervista di Mario Mainetti al curatore della mostra. 


Exhibition view of "Stop Painting" Fondazione Prada, Venezia. Photo: Marco Cappelletti Courtesy: Fondazione Prada. 


Presentazione delle sezioni della mostra La sezione intitolata “Delirium of Negation” è ospitata nella sala centrale del primo piano nobile di Ca’ Corner della Regina. Secondo l'artista e critico John Kelsey, “la fine della pittura non può che essere una ripetizione”. L’insieme delle opere esposte in questa sezione realizzate da artisti come Lucio Fontana, Lee Lozano, Francis Picabia, Adrian Piper, Ed Rusha e Jean-Frédéric Schnyder ruota attorno a questo assunto. Questi lavori affrontano i fondamentali momenti di crisi della storia della pittura indotti dal readymade, dalla fotografia e dalla mercificazione della pittura stessa. 

La sezione “Mensch Maschine” indaga il superamento della figura dell’artista in quanto produttore della propria opera e mette in discussione l’idea di soggettività come forza ispiratrice dell’attività creativa. I lavori di Andrea Fraser, Pinot Galizio, Alain Jacquet, Piero Manzoni e Niki de Saint Phalle, che incorporano nuovi dispositivi tecnologici e invenzioni, illustrano il possibile e scioccante annullamento della distinzione tra opera d’arte e oggetto di uso quotidiano. 

Riuniti sotto il titolo “Niente da vedere niente da nascondere”, i lavori di Carla Accardi, Walter De Maria, David Hammons, Klara Líden, Martin Kippenberger e Albert Oehlen celano, coprono o distruggono l’immagine rendendo impossibile per lo spettatore la trasformazione della sua superficie in un feticcio. 

La sezione “Word Versus Image” esplora le modalità con cui frammenti testuali sono inclusi nel quadro e indaga la relazione tra immagini e testi come uno degli aspetti chiave della pittura del XX secolo, rappresentata dalle opere di John Baldessari, Gene Beery, Karen Kilimnik, Pino Pascali e Jim Shaw, tra gli altri. 

Come afferma lo studioso Boris Groys, ”la pittura stessa ha perso il suo ambito specifico ed è diventata un oggetto, un readymade, priva di contesto e senza mondo”. Nelle opere incluse nella sezione “When Paintings Become Things” la pittura diventa autonoma dalla superficie del quadro, “dopo molti secoli di concezione dell’atto di dipingere come rappresentazione del mondo esterno”. Le opere di Dadamaino, Carol Rama, Jean-Frederic Schnyder e Rosemarie Trockel sono rappresentazioni tautologiche di elementi reali o consistono in oggetti ordinari e semplici. 

La messa in discussione dei canoni stabiliti e il rifiuto della pittura e dell'industria culturale in generale sono alla base dei quadri della serie “NO” di Boris Lurie, dell'arte autodistruttiva di Gustave Metzger e dei segni violenti contro i musei d'arte di Henry Flynt. Questi artisti fanno parte della sezione “Let's Go and Say No” che dimostra uno stretto legame tra la critica all’arte e alla sua deriva commerciale e i movimenti di protesta politica e sociale. 

La sala intitolata “Readymades Belong to Everyone” presenta appropriazioni sia della cultura commerciale che della storia dell’arte, considerandole come elementi appartenenti allo stesso universo. Marcel Duchamp, Sturtevant, Ben Vautier e Andy Warhol, tra gli altri, sfidano con le loro opere l’idea di autorialità e decostruiscono con le loro pratiche la nozione stessa di pittura. 



Exhibition view of "Stop Painting" Fondazione Prada, Venezia. Photo: Marco Cappelletti Courtesy: Fondazione Prada. 

La sezione “Next to Nothing” si focalizza sul monocromo, la tela bianca e l’idea di traccia sulla superficie. I segni isolati e anonimi di Martin Barré, gli ultimi dipinti astratti di Francis Picabia “decorati” con semplici punti, i “quadri” realizzati in tessuto da Blinky Palermo e i “pours” di Lynda Benglis sono tutti sintomi di questa tendenza all’essenzialità che azzera o ridicolizza l’atto di dipingere. 

Nella sezione “Spelling Backwards” le opere di Roy Lichtenstein, Gerhard Richter e Josh Smith, tra gli altri, “puntano a dimostrare che qualcosa come una ‘essenza della pittura’ non esiste. Nel fare ciò sottolineano la convenzionalità del mezzo, mentre il gesto come segno autografo viene decostruito”, secondo le parole di Peter Fischli. 

La sezione “Die Hard, Stirb Langsam, Duri a morire” riunisce opere che esprimono una nostalgia empatica per il mezzo pittorico e l’impossibilità anche per artisti d’avanguardia come Marcel Broodthaers, Asger Jorn e Kurt Schwitters di sfuggire alla segreta forza di attrazione della pittura figurativa. 

Una selezione di opere di Theaster Gates, Wade Guyton, Bruce Nauman, Lawrence Weiner e altri artisti, allestite al piano terra, nel cortile e sulle scale di Ca’ Corner della Regina, arricchisce le trame convergenti che costituiscono la mostra “Stop Painting”. 










Informazioni 

STOP PAINTING AN EXHIBITION BY PETER FISCHLI 

Fondazione Prada - Venezia Ca’ Corner della Regina Santa Croce 2215, Venezia 

fondazioneprada.org 


01/01/18

Torna la pittura?




Oramai è evidente a tutti che è tornata la pittura, soprattutto figurativa, dopo decenni di ostracismo la pittura si riprende un poco di spazio e diventa materia di mostre e di critica.

Molti davano la pittura per morta, io più semplicemente penso che ora sia parte di una corollario di proposte visive che vanno dal video alla performance, sicuramente non è più il punto centrale, anche per la lunga tradizione che ne ha già affrontato le più disperate forme di sperimentazione. 

Ma è anche vero che le altre forme sono state spremute assai per cui si sta attraversando un periodo di stasi, in cui la pittura può essere vista come una cifròapiù fresca.

Un panoramica attuale su questa tecnica è proposta in proprio in questo periodo presso la Fondazione Stelline di Milano, eccovi alcuni scatti.











05/12/13

Pensare prima di agire... - La materia dell’arte, corpo o spirito?

Phofdo - photographic project 


Forse si vedono in lontananza i primi segnali di ripresa, forse la crisi socio-economica sta per finire, forse potrebbe essere utile capirne i meccanismi e riconsiderare il sistema che viviamo, forse pochi lo faranno.

Considerazioni globali che valgono sicuramente anche per il mondo dell’arte presente, sia che siano artisti che collezionisti o galleristi.

I sistemi fanno acqua da tutte le parti, si consuma tutto e tutto rapidamente diventa obsoleto.

La pregnanza delle cose è sempre più aleatoria, spesso evidentemente inutile e finta, ma pare stranamente difficile prenderne atto.

Le nuove tecnologie digitali hanno sicuramente stravolto in un decennio tutti i vecchi modi culturali di agire.

Nel prossimo futuro tutto diventerà sempre più evidente, tutto sarà incredibilmente a portata di mano, ma tutto sarà digitale, cioè immateriale, miliardi di parole, immagini, che assembleranno informazioni, funzioni.

Un nuovo mondo si sta formando e quello vecchio sempre più appare così realmente pesante.

Sarà un bene, sarà un male, boh e chi lo sa!

Sicuramente l’idea di arte sarà totalmente mutata, ma così lo saranno anche quella di persona, realtà etc…

Fa una certa impressione vedere ad una fiera nemmeno un’opera digitale ma una miriade di vecchi stantii manufatti, spesso prodotta da artisti detti giovani ma che anziché essere artisti paiono attempati artigiani atti a  rimodulare solo vecchie strategie per poter “partecipare” al monopoli dell’arte.

Se l’arte una volta era il futuro sempre più ora pare passato, o almeno quella che si vede nel così detto “sistema dell’arte”.

Ovvio il problema è la commercializzazione dell’opera che giustifica la sua esistenza, affascina quindi notare come ancora oggi ci si leghi alla necessità fisica dell’opera, nonostante tutti i tentativi dell’arte di smaterializzarsi. Ma siam fatti di materia fisica e come tale abbiamo bisogno di altra fisicità, solo che ora il campo dell’espressione è saturo e si compulsiva su ricicli del fare.

La pittura sicuramente è quella più stanca, ma a ruota tutte le intense ricerche espressive di questo ultimo secolo non trovano spazio di sviluppo, ma pedestre ripetizioni.

L’arte è sempre più noiosamente legata al passato e il futuro pare troppo immateriale per affascinare.


Ci saranno sviluppi?

19/09/13

Chi non muore si rivede - La pittura, ripescata



Dopo tanti anni di annunciata dipartita la pittura è risorta, o forse è solo ritornata sotto i riflettori del mercato.

I cantori di sfortuna ora, con l’ennesimo salto mortale linguistico, l’hanno risuscitata.

Partecipi ovviamente i galleristi che spinti dalla crisi hanno riscoperto la “sicurezza” di questa antica tecnica.

Prodotto ovvio, tradizionale, che fa credere che ci si trova veramente davanti ad un “artista”, senza doversi scervellarsi a giustificare il manufatto commercializzato in aure artistica, l’attuale tenuta del mercato pittorico pare confermarne il gioco. 

Così dopo anni di ogni sorta di bric e brac tornano, nelle immacolate stanze, le tele con i loro inutili gesti pittorici oramai obsoleti e ripetitivi, ma condivisi da tutti.

Personalmente trovo più bello un bel monitor ultrapiatto su cui immettere migliaia di immagini, che siano mie o che siano prodotte da professionisti, fotografie (anche di opere, disegni..) e video, in un bel variare col mio umore e il mio gusto, non più legato alla staticità di un’immagine fissa, vedremo se il tempo mi darà ragione.  


20/04/13

Franchetti, Tiziano e Leonardo. Grandi eventi venezia del 2013



Sono stati presentati i grandi progetti di recupero di alcuni complessi museali di venezia che saranno proposti in un ricco programma di eventi culturali. 

Cominciamo, in ordine di tempo, dalla proposta della Cà d’'Oro dove i riflettori si accenderanno, dal 30 maggio al 24 novembre, sulla mostra “Da Giorgio Franchetti a Giorgio Franchetti”. 

L’'esposizione, curata da Claudia Cremonini e Flavio Fergonzi, mette a confronto due uomini, nonno e nipote dallo stesso nome, e la loro straordinaria passione collezionistica. Il primo, il Barone Franchetti, riunì nella sua Cà d'’Oro una collezione senza eguali di capolavori dell’arte italiana e fiamminga: da Giambono a Mantegna, da Tiziano, Tintoretto, Paris Bordon sino a Guardi, ma anche van Eyck e van Dick, Paul Brill o Joachim Patinier. Per loro restaurò e adattò la celebre dimora sul Canal Grande, donando il Palazzo e le raccolte d’arte e di arredi in essa contenute allo Stato italiano nel 1916. 

Il nipote Giorgio Franchetti, deceduto da pochi anni (2006), collezionò ciò che di nuovo proponevano gli artisti italiani del secondo dopoguerra: Tano Festa, Cy Twombly, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Ceroli, Fabro, Luigi Ontani... e se fece qualche concessione allo “storico” fu solo per Balla. Queste opere vengono per la prima volta riunite dopo la dispersione che è seguita alla scomparsa del collezionista, nel “portego” del secondo piano di Cà d’'Oro. In un colloquio con quelle riunite nella stessa “Galleria” dal nonno, a testimoniare come la loro passione, pur diretta a momenti diversi della storia dell’arte, abbia comun denominatore nella qualità, frutto di grande competenza e tenacia. 

E’ solo un'’opera, anche se straordinaria com’'è la “Bella” del Tiziano, l'’oggetto e il soggetto della seconda proposta del Polo Veneziano. Il capolavoro del Vecellio sarà esposto, dal 12 settembre all’'8 dicembre, in un luogo magnifico e ancora marginalmente inserito nei percorsi veneziani dell'’arte: Palazzo Grimani, dimora bellissima a poche centinaia di metri da San Marco, integralmente recuperata da un lungo intervento di restauro. L'’opera è quindi un pretesto per la scoperta di questo Palazzo assolutamente magnifico e delle rare, eccezionali opere d'arte in esso custodite, prima fra tutto il Polittico di Gerolamo Bosch. Sarà davvero un confronto imperdibile quello tra la luminosa Flora e il magico, complesso mondo dell’'artista fiammingo. 


L’'appuntamento, imperdibile, di Settembre è poi con Leonardo da Vinci, alle Gallerie dell'Accademia, oggetto di un integrale recupero ancora in atto. 

Va detto che una mostra così la si può ammirare una volta in una generazione. Per un motivo oggettivo: i disegni, e a maggior ragione quelli di un autore sommo come Leonardo, prima e dopo una esposizione pubblica necessitano di molti anni “di riposo”, al buio assoluto, all'’interno dei caveaux climatizzati nei quali sono opportunamente custoditi. E'’ una regola imposta dalla priorità che, giustamente, viene data alla conservazione di opere fragilissime e preziosissime. 

Per questo la mostra “Leonardo Da Vinci. L’uomo, La Natura, La Scienza”, a cura del Direttore del Gabinetto dei Disegni delle veneziane Gallerie dell’Accademia Annalisa Perissa, è di quelle da appuntarsi in agenda. Sarà aperta al pubblico, nelle medesime Gallerie dell’'Accademia, naturalmente a Venezia, dal 4 settembre all'8 dicembre 2013: 90 giorni in tutto, ovvero il periodo massimo concesso per l'’esposizione di questi capolavori. 

Per questa esposizione vengono riuniti ben 52 disegni di Leonardo, 25 dei quali patrimonio delle Gallerie stesse (e mai più esposti nella loro interezza dal lontano 1980), gli altri provenienti da importantissime istituzioni italiane e soprattutto straniere. Con i disegni di Leonardo (e tra essi il celebre “Uomo Vitruviano” la mostra propone stampe, incisioni e altri disegni di artisti coevi al grande Da Vinci, oltre ad una spettacolare selezione di dipinti di Giorgione e di altri grandi che a Leonardo si sono ispirati. 

“Le tre proposte, tiene a sottolineare la Soprintendente Damiani, non esauriscono certo l’attività del nostro Polo museale, semmai rappresentano la punta di diamante di una attività quotidiana rivolta al pubblico, fatta di piccole mostre, di incontri, didattica, momenti di approfondimento, proposte musicali o di programmi destinati ai più piccoli e alle famiglie. 

In una città che vive dinamiche del tutto peculiari, il rapporto con i residenti è altrettanto fondamentale di quanto non lo sia quello con i turisti. 

Con queste mostre, continua Giovanna Damiani, vogliamo proporre iniziative di assoluta qualità scientifica coniugata a spettacolarità, con un obiettivo aggiuntivo: fare di queste esposizioni il motivo in più per incentivare il pubblico più vasto a visitare i meravigliosi musei del nostro Polo, oggi meno valutati di quanto oggettivamente meritino da un turismo veloce e non sempre attento com’è quello veneziano. Lo vogliamo fare innanzitutto perché è nella nostra missione, ma anche per far scoprire monumenti cui gli interventi di restauro, appena completati o ancora in corso, hanno restituito bellezza e nuova funzionalità. 

Penso al fascino nascosto di Palazzo Grimani e penso alla Cà d’Oro, la cui facciata è tra le più note e fotografate del Canal Grande, mentre davvero poco noti restano i tesori che dietro ad essa sono custoditi. Ma penso alle stesse Gallerie dell'’Accademia, concentrato assoluto di veri capolavori, o a musei importanti ed attivissimi come l’'Archeologico, in Piazza San Marco, o l'’affascinante Museo Orientale”.

08/02/13

Tempi di crisi, ritorna la pittura...




Sarà la crisi, 
saranno i tempi sempre più tediosi, 
gli alloggi che si rimpiccioliscono, 
la noia del nuovo, 

ma sempre di più la pittura sta ritornando al centro del sistema del mercato dell'arte.

Fino a ieri quasi scomparsa dalle riviste di moda artistica, oggi ritorna prepotente sulle pagine delle riviste più cool, da Kaleidoscope a Flash art  numeri interi dedicati alla pittura...

sarà un ritorno?

sarà più spendibile per il vasto pubblico

sarà che oramai l'arte non ha più nulla da dire e si accontenta di descrivere il mondo?

18/12/12

Un futuro di monitor alle pareti...



Mi colpisce molto notare come lentamente sta cambiando il modo di fruire dell'immagine, in particolare come le persone non percepiscano più la differenza fra pittura e immagine digitale.

Questo vale sempre più per la maggioranza che non capisce la diversità nei termini tecnici. 

La pittura è percepita come un fatto antico, legato al passato, con tutto il fascino che ne comporta, mentre l'immagine digitale è vissuta come un fatto contemporaneo, in cui "tutti" sono partecipi.  

Il fatto che ora i monitor al plasma si possono appendere benissimo alle pareti, sta facendo cresce un numero sempre più ampio di artisti che realizzano opere per questo tipo di supporto che lentamente sostituirà molte delle opere da parete "tradizionali" come i quadri. 

16/12/12

National Gallery, fotografia o pittura?



La National Gallery apre alla fotografia con un’esposizione diretta con la pittura. Creando un interessante confronto fra queste due tecniche con la mostra dal titolo “Seduced by Art: Photography Past and Present”. 

L’evento esplora le fotografie dei primi del novecento fino alle fotografie contemporanee più emozionanti, proponendole in un dialogo diretto con la pittura storica. Quasi novanta fotografie entrano in diretto paragone con le opere pittoriche. Con uno sguardo provocante questo gioco crea un diretto dibattito fra le due tecniche. 

Per l’occasione sono stati selezionati importanti lavori di Martin Parr, Craigie Horsfield, Sam Taylor-Wood, Richard Billingham, Julia Margaret Cameron, Gustave Le Gray che sono anche stati proposti accanto ad alcune delle opere più emozionanti della vasta collezione della National Gallery. Infatti in via eccezionale, tre 'interventi' di fotografie contemporanee di Richard Billingham, Craigie Horsfield e Richard Learoyd sono visualizzati all'interno delle gallerie con i dipinti di Constable, Degas e Ingres, mentre il restante della mostra è esposto nell’area temporanea. 

Quest’accostamento di tecniche pone in risalto come lo sguardo umano rimane costante nel percepire il suo spazio quotidiano, infatti, i temi nonostante i cambiamenti rimangono sempre gli stessi; il ritratto, la natura morta, nudi e paesaggio, cambia solamente la capacità di mettere in evidenza le forme dei tempi, la declinazione che inquadra i soggetti e l’intensità compositiva. 

La mostra comprende anche alcune nuova fotografie e video, commissionate appositamente per la mostra ed esposti al pubblico per la prima volta, oltre a opere raramente visto nel Regno Unito. 

La grande sala centrale della mostra è stata strutturata con alcune intense e provocanti immagini religiose di Julia Margaret Cameron e di Helen Chadwick, con lo spettacolare campo di battaglia di Emile-Jean-Horace Vernet del 1821 e il lavoro Luc Delahaye del 2001. Il tema del ritratto include Tina Barney, Martin Parr è proposto accanto a Thomas Gainsborough e la signora Andrews, mentre le fotografie di Craigie Horsfield affiancano il vittoriano David Wilkie Wynfield. Nudi dipinti e fotografati con le opere controverse di Oscar Gustav Rejlander e Richard Learoyd. Una stupenda sala è dedicata al paesaggio con le prime fotografie del francese Gustave Le Gray e le opere coeve di Jem Southam e Richard Billingham. 

Sono proposti anche dei video di Sam Taylor-Wood 'Still Life', Ori Gersht 'Blow Up, realizzati per l’occasione da Maisie Maud Broadhead e Jack Cole, 'An Ode to Hill e Adamson' presentati accanto a un ritratto fotografico del 1840 di David Octavius. 

Questo evento proseguirà poi alla CaixaForum di Barcellona (21 febbraio - 19 maggio 2013) e alla CaixaForum di Madrid (18 giugno-15 settembre 2013). Curatore della rassegna Speranza Kingsley. 

30/11/12

Edgar Degas a Torino



Nel cuore del Parco del Valentino, immerso nei colori autunnali, c'è la Promotrice delle Belle Arti che propone una suggestiva mostra su Edgar Degas. 

L’evento è curato da Xavier Rey, che cogliendo l’opportunità del restauro di alcune aree espositive del Musée d’Orsay, ha portato una ricercata selezione di lavori, ben settantatre, di Edgar Degas nella cosmopolita città sabauda. 

In un elegante allestimento che valorizza in modo pieno la variegata raccolta, si attraversano alcune delle fasi più importanti dell’artista, declinate nelle diverse tecniche, dal pastello alla scultura. 

La mostra è strutturata in un percorso storico che in certe aree è proposto in validi confronti tematici. 

Entrando ci accogli l’autoritratto realizzato nel 1855 in uno stile realistico, con uno sguardo un poco supponente, intenso e deciso, forse consapevole delle suo buone capacità artistiche e molto determinato verso il futuro. Seguono una serie di ritratti familiari, tra cui quello verista di Hilaire de Gas, nonno dell’artista. 

La stanza successiva è dedicata al suo primo lavoro per un concorso pubblico “Semiramide che costruisce Babilonia”, con relativi studi, seguito poi da una serie di opere di carattere storico, per giungere al grande straordinario dipinto sulla famiglia Bellelli, attorniato da piccole opere preparatorie. 

Una stanza intera è allestita per l’ inquietante “Ballerina di quattordici anni” del 1879, che nel suo combine fra scultura e manufatti quotidiani produce uno strano effetto di memoria e dolore. 

Seguono una serie di stanze con le opere che narrano della vita quotidiana e mondana di Parigi. In uno stile che slitta sempre di più da una precisa definizione alla sua evanescenza. Le linee e le forme nel tempo cambiano e arrivano alla fine a creare forme più plastiche e quasi sfumate. Forse dovuto anche alle perdita della vista, che fece si che l’artista si interessò alla scultura. Scultura dedicata soprattutto alle forme equine e alle diverse posizioni delle danzatrici, da lui tanto osservate. 

L’ultima sala affascina per le diverse bagnati in cui lo stile pittorico diventa quasi anticipatore delle future tendenze moderniste. 

La mostra è corredata di un’interessante video e di una pratico bookshop. Molto ben fatte le audio guide. 

Si consiglia, per una fruizione più quieta, la visita della mostra nei giorni settimanali, evitando così l’affollamento del fine settimana. 

Info e dettagli al sito : mostradegas.it 





05/11/12

Il meglio della pittura, seconda edizione di Paris Tableu



Se amate la pittura vi segnaliamo dal sette al dodici Novembre di recarvi a Parigi per la nuova edizione di Paris Tableu, una delle più interessanti rassegne dedicate alla pittura classica. 

L'evento si svolge presso il Palazzo della Borsa, nel centro di Parigi. Vi partecipano alcune delle gallerie più significative di questo mercato che non ha mai attimi di crisi. fra le tante vi segnaliamo: Charles Beddington (Londra), Rafael Valls (Londra), Derek Johns (Londra), Stair Sainty Gallery (Londra), The Weiss Gallery (Londra), Galeria Caylus (Madrid), Galerie Sanct Lucas (Vienna), Cesare Lampronti (Roma), Massimo Megna Antiquario (Roma), Kunsthandel P. de Boer (Amsterdam), David Koetser (Zurigo. 

La prima edizione di questa manifestazione l'anno scorso ha attratto tantissimi visitatori che quest'anno potranno fruire di diverse nuove iniziative, fra le tante segnaliamo l'interessante "Ciné d'hier", una piccola rassegna di film sulla storia della pittura e dei suoi protagonisti.

10/09/12

L’arte visiva sta attraversando una fase sempre più disorientata



Da una parte le forme assodate e storiche (pittura, scultura, fotografia, video) che oramai si ripetono noiosamente in estremi tecnici o estetici, senza però apportare un valore di attualità. Su un altro versante le forme più sperimentali (installazione, site-specific, performance…) che esaurite una propria espressività sfociano sempre più nello spettacolo, copiandone, spesso in malo modo, estetica e messaggi.

Resta la nuova tecnologia, quella realmente quotidiana della multimedilità (rete web che si sta integrando in tutti i media), ma che fino ad ora non riesca ad avere una sua reale riconoscibilità, forse proprio per questa sua innovazione ancora non riconosciuta e soprattutto per la sua in-gestibilità economica (e forse questa è la grande novità).

Sicuramente il linguaggio espressivo delle istallazioni risulta sempre più ripetitivo, come è successo con la pittura, con la fotografia e con tante altre tecniche. La grande produzione ha saturato lo spazio di originalità, rimane un certo ambito per l’emotività e per i percorsi narrativi, ma anche questi oramai tendono ad essere stanchi.

Anche l’arte prodotta sul web tende sempre più ad assomigliarsi, forse l’attuale fase culturale sta vivendo una trasformazione globale che farà si che essendo tutto arte nulla la sia realmente più.

Forse questo aspetto può essere visto come un fase positiva in cui si libera da certe “aspettative” l’artista e lo si riposizione nel suo ruolo originario di artigiano dove poterlo lasciare agire liberamente senza più finzioni di ruoli stantii e desueti.

Perché guardare un quadro? Il punto di vista di Clive Bell sulla pittura.



E’ stato recentemente tradotto in italiano il saggio “Il piacere della pittura” scritto da Clive Bell, esponente del gruppo di Bloomsbury, nei primi decenni del secolo scorso. Un bel testo le cui riflessioni sono tuttora valide, soprattutto da quando i grandi musei macinano milioni di visitatori che transitano rapidamente da un’opera all’altra, come uno struscio domenicale sulle vie del corso. 

Quali sensazioni scaturiscono da un quadro e perché? Questi e tanti altri interrogativi sono proposti e analizzati per aiutarci a un godimento meno “consumistica”. Quante emozioni crescono se lo sguardo è meno distratto. Spesso si è assolutamente incapaci a “leggere” l’opera artistica e si rischia di vedere solamente “oggetti” resi noti dai media come “capolavori”. 

Sono tante le riflessioni che questo testo presenta e analizza in uno stile pungente e ironico nella migliore tradizione british. Un testo che affronta l’ancora attuale questione di come un’opera debba essere fruita e di quale sia il reale valore di un’estasi artistica. Il pregio della pittura nasce non solo dalla sua funzione visiva ma anche da quella cognitiva, dalla capacità di trasformare i pensieri e le idee in forme sensibili allo sguardo che parlano al nostro animo. 

Attraversando così i più noti musei, dalla National Gallery ai Musei Vaticani realizziamo una piacevole passeggiata seguendo un testo ricco di spunti e di piaceri.

09/02/12

Andamento lento della pittura.



Tempi di crisi anche per il mercato della pittura, che tolto alcuni casi eccezionali risente della generale criticità economica che tocca i paesi avanzati.

Cartina di tornasole è l’interessante rapporto della Banca Monte dei Paschi che ha elaborato l’undicesimo Art Market Report, analisi degli indici di vendita, che mette in risalto la complessa fase del mercato che passata l’euforia degli anni 2007/2008 rimane incerta e stagnante.

I dati di questo ultimo report, con scadenza semestrale, basati su un’analisi degli ultimi anni 2006-2011, mettono in confronto il 2010 e il 2011 dove dato più negativo è il -17,8% sul mercato anglo-americano. Mentre registra un +39,0% quello asiatico, che risente di una grande sviluppo nel nuovo collezionismo e nella crescita di nuovi musei.

Per le opere di artisti italiani, presentati alle Italian Sales, c’è una positiva tenuta, anche se con un suo ridimensionamento.

Stupisce la stranezza del contemporaneo che scende nel venduto, anche se il mercato ha aumentato le aree di vendita, ma cresce nel fatturato, sostenuto soprattutto nel mercato asiatico.

In crescita purtroppo l’invenduto, segnale di questa generale crisi, che rivede l’idea di investimento, soprattutto nel contemporaneo, come valida alternativa e che forse la ripone nella giusta luce di una “differenzazione” del capitale.

Rapidamente possiamo dire che il nuovo mondo è sempre più ad oriente, realtà dinamica e pulsante, mentre ad occidente “nulla di nuovo”…

Per una consultazione diretta visitate il sito : http://www.mps.it/Investor+Relations/ResearchAnalisis/Settori/MercatoArte/ArtMarketReport/

04/03/06

Altre considerazioni sulla pittura e sull’arte



Dai millenni passati le immagini sono state il mezzo attraverso cui chi detiene il potere economico, impone agli altri un certo modo di vedere la realtà, oggi questa verità pare completamente realizzatasi su tutti i fronti, sempre di più siamo affossati in un unico magma culturale, banale e superficiale, che domina su tutto il pianeta. Tale situazione impoverisce e rallenta lo sviluppo culturale. Cosa poter fare per reagire? Come opporsi all'appiattimento artistico?
In una cultura dominata dal ?Dappertutto e ora? tutto viene consumato, forse anche i nostri sentimenti, lasciando solo un cumulo di macerie e di vuoto. Quando torneremo alla lentezza, alla profondità, al bellezza del parziale, della differenzazione?


Il consumismo dell'arte.

Sempre di più trovo che l'arte naufraga quando lascia la sua unicità per essere un prodotto atto a canalizzare flussi economici, creando in tal modo svuotamenti culturali. L'arte diventa così un corollario turistico e non un valore creativo di una identità culturale. Che vive di tanti attimi di breve durata e senza lasciare tracce del suo esistere, e soprattutto senza dipendere dalle necessità economiche.


La dittatura dell'arte.
Il concetto di arte è uno dei tanti esempio di dittatura culturale europea sulle altre etnie, in quanto nelle altre strutture sociali tale ?concetto? non è mai esistito, ma è stato imposto dalle prime colonizzazioni. Per cui ora si ragione nei termini di una visione eurocentrica che ha annullato le diverse visioni appiattendo tutto e distruggendo altre forme di percepire il mondo. Per cui spesso vengono presentati artisti africani, cinesi etc.. che ripropongono stili europei con elementi folcloristici, ma che nulla hanno reale loro tradizione, in quanto non sarebbero accettati nel limitato mondo dell'arte.

Opere per il cuore opere per la mente, opere che fungono funzione di veicolo culturale o opere che soddisfano il senso estetico?
L?arte delle sole idee è una risposta alla eccessiva esteticità, un tentativo di soddisfare la diffusa noia visiva?
La maggior parte delle opere artistiche contemporanee rischia però di essere troppo legata a una idealizzazione che non ha nulla da apportare e condividere con l'osservatore. Spesso un inutile parlare del vuoto senza possibilità di sviluppi. L?eccessiva attenzione al margine ci porta tutti su un precipizio di infinità inutilità autocompiacente.