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28/04/18

Torna Opera Viva in Barriera




Mercoledì 2 maggio inaugura Opera Viva in Barriera con l’opera di Lucia Veronesi La zona sicura; Veronesi è la prima dei sei artisti la cui opera verrà affissa sul manifesto pubblicitario di 6 metri per 3 metri in Piazza Bottesini, quartiere Barriera di Milano a Torino; ideato da Alessandro Bulgini e curata da Cristian Caliandro il progetto artistico urbano sostenuto da Flashback - di cui scandisce le tappe di avvicinamento sino alla fiera 2018 (1-4 novembre) è divenuto ormai un momento di incontro atteso da addetti ai lavori ma anche dalla comunità del quartiere Barriera. 

Quest’anno Opera Viva offre anche la possibilità a tre artisti di candidarsi e di vedere la propria opera affissa sul manifesto. Ma bisogna affrettarsi perché le iscrizioni alla call chiudono l’11 maggio ( http://www.flashback.to.it/it/news/)

Il fil rouge di Opera Viva Barriera di Milano è, come per la fiera, la “diversità”: diversità culturale, diversità identitaria, diversità interpretativa prendendo spunto dal libro di Chad Oliver Le rive di un altro mare. Diversità come ricchezza dunque e non come ostacolo, come ampiezza di sguardo e non come barriera, come allargamento dell’orizzonte e non come sua chiusura.

L’immagine realizzata da Lucia Veronesi rappresenta l’interno di una casa, illuminato da una luce fuori campo, una barricata fatta di oggetti domestici (finti: sono sagome, immagini di oggetti) sbarra fisicamente e visivamente il passaggio, un collage tridimensionale, un teatrino costruito con carta e cartone, carta da parati e ritagli.

L’accumulazione come pratica quotidiana crea un territorio privato nel senso più radicale del termine, sottratto al flusso del tempo e alla sua azione. Una capsula temporale che in uno strano modo riesce a ottenere e a contenere gli scarti, le cose che nessuno vuole più, ciò che è stato espulso con cura dalla nostra società. E d’altra parte, su che cosa hanno lavorato in definitiva le grandi accumulazioni artistiche del XX secolo, dal Merzbau di Kurt Schwitters alle Time Capsules di Andy Warhol?


La safe zone, la “zona sicura” del titolo, non è dunque quella rassicurante, consolatoria, che conferma le nostre abitudini, ma quella che sa costruire di volta in volta un ambiente familiare a partire dal cambiamento, dalla trasformazione.
Come afferma l’artista: - Ho pensato all’incontro con il “diverso” e all'istinto di difesa da ciò che non conosciamo. Qui l'immagine è ambigua: qual è la zona sicura? Chi ha alzato quella barricata? Siamo noi o chi sta dall'altra parte a impedire il passaggio? - 

L’evento si inserisce all’interno della prima edizione di Fo.To, Fotografi a Torino.

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