Per fortuna la serie di stupende mostre presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino sono state prolungate fino al 12 Aprile. Trattasi di tre interessantissime mostre che indagano i molteplici aspetta della cultura visiva, declinate nei diversi progetti proposti.
La prima, intitolata "Notti, cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni" con una serie di raffinate opere d’arte e manufatti storici, provenienti da importanti collezioni private e pubbliche dall'Italia e dall'estero, guarda alla notte magica e misteriosa, a quella parte del giorno in cui il buio domina inquieto e ambiguo. Un tempo che consente visioni e alterazioni, ma anche intimità e sentimenti. Un affascinante percorso che scorre in cinque secoli, selezionate dai curatori Elena Volpato e Fabio Cafagna, dalla consapevolezza scientifica di Galileo Galilei da quando il cielo stellato supera la dimensione poetica fino al nostro presente più articolato e tecnologico.
La mostra, ideata in 14 sezioni tematiche, si apre con una serie di lavori allegorici e prosegue poi con lo spirito dell'osservazione, formandosi nelle diverse stanze in un susseguirsi di opere d’arte fra descrizione e percezione verista, un bel dialogo comune, rivelando una selezione espositiva realizzata con dovizia e stratificazioni di interpretazione.
All’uscita della mostra si incontra la bella antologica dedicata a Elisabetta Di Maggio, delicata e fragile elaboratrice di forme, materie e spiriti. Una mostra che lascia sospesi per la capacità di trasformare la percezione dei materiali, rendendoli delicati e impalpabili, rileggendole le trame fisiche ma anche rappresentative. Che siano le delicate foglie di una pianta esotica o semplici foglie di carta l’artista ci rivela la tessitura dei materiale e la sua rilettura come forma.
Chiude il percorso l’ampia e selezionata retrospettiva sul lavoro di Linda Fregni Nagler al piano interrato. Una serie di importanti ricerche che l’artista ha realizzato in diversi anni e in lunghe pellegrinazioni negli archivi fotografici dell’Europa ma non solo. Questi assemblamenti consentano riletture delle immagini in chiavi che oggi spesso manifestano concetti morali e sociali che spesso sono superati rivelando violenza e sopraffazione, paure e alterazioni.

