Translate

Visualizzazione post con etichetta idee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta idee. Mostra tutti i post

28/04/13

aut art - Esiste ancora l'arte?



Una volta si pensava che l’arte rappresentasse lo stato culturale di un paese, forse era vero fin quando ogni paese viveva una sua linea culturale. Ma oggi tutto si è massificato, unificato, omologato, rari i casi in cui una forma culturale riesca ad emergere con delle proprie caratteristiche, queste purtroppo stanno dissolvendosi, anzi paiono quasi scomparse. 

Forse un’opera potrebbe rappresentare la scelta di un individuo, il gusto di un singolo. Peccato che nella maggioranza dei casi, essendo simili i percorso di formazione/educazione degli artisti, i risultati estetici paiono muoversi in cifre stilistiche simili, se non spesso troppo uguali. 

Un altro aspetto che ha eroso l’unicità dell’arte è la commercializzazione che ha reso un’opera più simile ad un “prodotto” artistico che annullando il valore “intellettuale” del manufatto a favore di una produzione/distribuzione massificata, giustificandolo con teorie del tempo passato o con l’illusione dell’investimento culturale, ma queste sono pure finzioni linguistiche, narrativa interscambiabile su qualsiasi “prodotto” commerciale. 

Queste situazioni evidenziano il difficile sviluppo attuale dell’arte, da una parte priva di forti “sensi”, prova è il generale vuoto storico di questi ultimi due decenni di creazione artistica, e dall’altra l’incapacità di confermarsi autonomamente, ma sempre più vincolata da una grande distribuzione che l’ ha omologata a semplice prodotto di consumo, verifica è la ricca messe di produzione artistica venduta in questi anni che scompare appena commercializzata.

26/02/13

Post Moma



Vuoi confrontarti e condividere la tua passione per l’arte?

Beh allora puoi usare la recente piattaforma interattiva e dinamica che il Moma ha attivato con nome di “post” http://post.at.moma.org

Un incrocio fra informazione, forum, sul tema dell’arte e di tutte le sue declinazioni, da quelle scientifiche all’estetiche.

Già molti argomenti e confronti, ovviamente tutto in inglese.

20/02/13

E ora guardiamo tutti indietro …



Segnali c’erano già stati, ad iniziare da Artissima che proiettata al futuro ha aperto una sezione dedicata al passato, strana scelta per una rassegna giovanilistica. Altro forte segnale è stato l’anno scorso a Londra con Frieze Master, che ha avuto un notevole successo.

E ora anche le recenti aste manifestano che c’è più interesse per il passato che per il contemporaneo.

Pare proprio che in questa fase il futuro spaventi per cui meglio rifugiarsi nei bei tempi passati.

 Col rischio però che altrove altri imbocchino la strada del futuro, e infatti così sta succedendo.

Viviamo in un’Europa sempre più stanca e statica mentre altri continenti stanno prendendo piede, e voglia di creare nuovi futuri. 

16/01/13

La teologia dell’arte contemporanea



Nel “sistema dell’arte contemporanea” ci sono “teologi” (critici, curatori, pubblicitari etc.) che professano atti di fede nei confronti di certe “verità” (arte contemporanea come cultura) che in realtà non collimano con quelli di una vasta comunità di persone. 

“Teologi” che paiono interessati più a seguire ispirazioni commerciali che propongono prodotti artistici da immettere sul mercato con abili azioni di promozione e certificazione/bisogno di “aurea artistica”. 

Cosa di per sé più che legittima, si investono dei soldi giustamente per averne dei ritorni, ma voler ammantare queste attività come cultura non mi pare più credibile. Penso che oggi molta dell’arte prodotta è da includere nei sistemi mercantili. 

In quanto l’arte (contemporanea), ma non solo l’arte, ha perso il suo valore storico di rappresentazione culturale, espressa molto meglio da altri media: quali i video, film e la fotografia. Si tratta quindi sempre più di una filiera produttiva immessa per una commercializzazione con forti spinte “speculative”.  

Divertente notare che questi “teologi” da una parte manifestano il bisogno “elitario” di certe produzioni, che non hanno riscontro se non a posteriore quando vengono cucite seguendo gli eventi accaduti, o bisogno di successi “popolari” quando devono giustificare le spese di denaro pubblico, vedi i tanti momenti di arte contemporanea che hanno riscontro di pubblico pari a zero in proporzione al capitale investito.  

Ovvio che questa visione penalizzerà i tanti operatori che da anni agiscono in questa fascia di mercato ma è anche vero che questi non hanno saputo negli anni di grandi risorse, oramai alla nostre spalle, far cresce e diffondere queste loro “capacità”. 

11/10/12

Altro giro altra corsa



Eccoci nuovamente in azione per la ripresa delle rassegne artistiche, vedi queste giornate londinesi, che riavviano il calendario come da tradizionale ciclo annuale.


La crisi economica ha eroso molto di questa giostra, da cui tanti sono usciti e che sempre più gira vorticosa su se stessa, incurante del mondo circostante.
Alcune fratture sono indelebilmente impresse nel carosello, sempre più sbiadito e monotono. Come già era successo nelle precedenti cadute economiche anche per questa si ha un’ulteriore sensazione, su ciò che rimane, di noia e di vacuo.
Guardando indietro, in questi ultimi anni, non si hanno memorie di vere opere d’arte ma di tanti manufatti, spesso inutili e con presuntuose aspettative, privi di particolare fascino. Anche nelle recenti fiere sempre più lo sguardo corre al passato lontano anziché a quello prossimo, segnale di una certa incapacità degli artisti odierni, o di quelli che si presuppone, essere indicati come tali, di scarsa capacità “artistica”.
Forse le strategie di globalizzazione del mercato dell’arte contemporanea non hanno saputo dare spazio alla vasta creatività, che nascosta spesso capita di incrociare, favorendo invece una massificazione di gusto oramai tipica di tanti prodotti di “consumo culturale” quali la moda, musica o cinema. 

04/09/12

Nei rivoli dell’arte il mercato è nudo.



La storia dell’arte visiva ci ha insegnato che col variare del tempo le forme artistiche sono cambiate e si sono evolute. Nell’ultimo secolo la mutazione non è stata solo estetica ma è stata globale, passando così da forme fisiche definite, quali la pittura o la scultura, a indefinite e molteplici fisicità, da quella astratta di James Lee Byars a quella multimediale del web.

Questi cambiamenti hanno sconvolto molto l’idea stessa di arte visiva, spesso si potrebbe parlare di multiarte, che nel suo essere diventa parte teatro, parte musica, parte arte visiva e tante altre cose.

Tutto questo trasformarsi rende sempre più difficile poter definire le cose e spesso può risultare inutile. Alla fine cosa può contare è la soddisfazione che l’accaduto può creare nel fruitore.

La cosa che però lascia perplessi è come si possa dare un reale valore a molte delle cose e come questo valore possa essere sproporzionato al suo effettivo compiersi.

Un esempio per tutti le vendite di opere che realizzata industrialmente in vari multipli in realtà vale all’uscita della produzione poche centinaia di euro a fronte dei milioni con i quali è stata venduta.

Una risposta si può trovare nella filiera distributiva che nel tempo ha creato un’enfasi di distribuzione che accresce un qualsiasi oggetto che segue questa via. Indifferentemente dal suo reale valore. Situazione che permette delle ottime speculazioni di valori e che nel tempo produrrà un vuoto economico in certe tasche e una crescita in altre.

Il gioco è lo stesso del mercato della moda, dove abiti di media fattura vengono distribuiti secondo canali enfatizzanti che ne accrescono il valore di vendita.

Il divertimento, per ora, funziona molto bene, a scapito però degli artisti che si trovano sempre più privati del loro ruolo creativo e del reale senso di crescita culturale che viene imposto da un sistema più attento alle variabili del gusto che delle idee. 

26/08/12

I contemporaneo fallito - Promesse di un futuro mancato

Phofdo - photographic project 



Il ciclo innovativo dell’arte contemporanea sembra giunto al capolinea. Dopo decenni di ribellione e di impegno l’arte contemporanea pare essersi arenata in un pantano espressivo che compulsivamente si ripete noiosamente negli intenti e nelle forme.

Decenni di eroici proclami e di promesse di cambiamento si sono svuotate nel nulla di fatto. Le aspettative si sono mutate in vacue posizioni storiche che narrano di continui fallimenti di un’arte aperta e per tutti. Intenti che ora sempre più vengono riproposto dalle nuove generazioni di artisti ancora più aleatori e sempre più finti.

Il mercato ha vinto sulle ideologie, anche artistiche, monetizzando tutto e piegando i tanti giovani ribelli al borghesismo capitalistico, vedi i vari artisti irrequieti nostrani post-comunisti che al ricco mercato americano devono le recenti riscoperte e un certo benessere economico.

Anche ora che la crisi mette in risalto la divisione sempre più ampia fra ricchezza e povertà, si vedono i giovani artisti atteggiarsi fintamente a ribelli. Qualche debole azione viene fatta giusto per richiamare un poco i media ma senza però realmente impegnarsi in azioni concrete di lavoro ma rifugiandosi in vacue promesse di cambiamento e innovazione.

La continua attenzione alle mode, ha prodotto artisti privi di carattere e di idee. Adattabili a ogni format e necessità non possono dire molto visto che non incidono ma descrivono il momentaneo bisogno espositivo dell’ennesimo inutile evento.

L’arte contemporanea rinunciando al suo ruolo visivo per un comodo “parlarsi intorno” ha dismesso la sua irruenza e forza per evaporarsi nel gioco facile delle parole.

16/05/12

Che cosa è l'arte?



Phofdo - photographic project 

Nella mitologia greca erano nove le muse (La poesia epica, la poesia amorosa, la poesia lirica, la storia, la tragedia, il mimo, la commedia, la danza e l’astronomia) e sette le arti (grammatica, retorica e dialettica (che costituivano il trivio) più aritmetica, geometria, astronomia e musica (quadrivio)) ognuna di essa accompagnava la vita umana ed era stimolo per dare illusorie comprensioni del vivere. Ma non c’era l’arte visiva. Solo dopo il rinascimento l’arte intesa come pittura e scultura diventa significativa, in quanto trasformazione “fisica” del pensiero letterario e filosofico.

Grazie a diverse tecniche, come il disegno, la pittura, l’affresco, le incisioni, la scultura e tante altre, il riscoperto pensiero filosofico greco/romano diventa visibile nelle magnifiche opere prodotte nella corte medicea.

Questo importante ruolo viene incrementato poi dalla funzione didattica espressa nelle chiese, supportata dal compromesso fra il potere economico e quello religioso.  Le arti visive diventano così centrali, esse posso fare cose indicibili come illustrare l’impossibile, creare incredibili architetture, far incontrare personaggi di epoche diverse.   

Ora l’arte nel suo cresce si è perfezionato e nel tempo ha trovato nuove tecniche, dalla fotografia alla meraviglia recente del tri-dimensionale, affascinando e mutando la percezione che l’uomo ha del mondo e di sè.

Ma ora che tutto questo creare sta diventando sempre più accessibile a tutti, visto l’incredibile sviluppo dei mezzi di creazione softwaristici, chi selezionerà per futura memoria tutto il materiale prodotto, avrà ancora senso usare la parola arte?

09/03/12

I grandi misteri dell’Italia - Sono più trasparenti le caste dei politici o quelle degli artisti?


Phofdo - photographic project 

Uno degli aspetti più interessanti del sistema dell’arte italiana contemporanea è l’indifferenza che esiste all’interno della varietà e della pluralità.

Gli artisti si definiscono liberi, aperti ma poi si percepiscono vere e proprie caste chiuse di “artisti eletti” a cui viene dato credito e supporto mentre alla maggioranza del restante universo pare essere precluso ogni attenzione e sostegno. Anzi spesso gli ultimi vengo irrisi e sviliti dai primi, alla faccia dell’impegno e dei valori tanto professati poi in certe opere degli stessi artisti “eletti” ...

 Ma finché sono i privati con i loro soldi (gli stessi che poi certi “eletti” guardano con una certa “diffidenza” essendo ovviamente impegnati in modaioli estremismi di impegno sociale, di comunità, di socialità che fa tanto artista progressita) può essere anche una “libera” selezione ma quando sono le strutture pubbliche (musei, spazi espositivi, luoghi di cultura…) ad agire spesso solo attraverso “strani” canali non accessibili a tutti, o almeno con una selezione chiara, lascia un poco più perplessi.

La stessa perplessità che sorge quando poi si nota che per certe enti privati (leggesi gallerie) gli artisti da loro proposti all’ente pubblico vengono accettati supinamente e spesso presentato come “lume e genio”, anche se poi alla maggioranza del pubblico rimangono ostici.
 Interessante notare che spesso i dirigenti di questi istituti pubblici ovviamente sono nutriti da spirito educativo, libertario e aperto alla società civile …