Son
già passati dieci anni da quando il PAV (Parco d’Arte Vivente) di Torino aprì i
battenti con una progettualità che ancora oggi si pone di riferimento per un
approccio alle forme che possono essere di crescita ambientale in una
prospettiva artistico.
Venerdì
e sabato scorso hanno festeggiato con una serie di conferenze molto
interessanti che aprono a future riflessioni per attivare un invito a nuove
consapevolezze per riprogettare questo vivere che non è il migliore possibile.
Parallelamente
è stata inaugurata la mostra The God-Trick che sviluppa alcuni spiriti
culturali di Donna Haraway con le opere di Lara Almarcegui, Michel Blazy, Piero Gilardi, Steve Kurtz (CAE), Bonnie Ora Sherk, Nomeda e Gediminas Urbonas, interventi che si muovono più
sulla natura che sull'arte; questo fare in parte mi trova solidale e in parte mi
lascia perplesso su quanta complessità sempre più si deve affrontare per
arginare il lento decadimento del nostro pianeta.
Chissà
se saremo in grado di superare “Il trucco di Dio” in cui la presenza umana si
pone come unica visione, con un agire poco rispettoso della diversità, linfa
vitale del nostro pianeta.
Le
diverse opere proposte ci rendono conto che per agire bisogna avere una giusta
visione e che essa pone l’uomo come parte di un sistema e non come suo centro.
Questo
forse è il grande valore che in questi anni il PAV ha sostenuto e sviluppato
nella sua ricca attività culturale, esempio raro nel nostro paese per coerenza
e coraggio.