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16/07/14

Un premio val la carriera?


I premi d’arte sono sempre stati strani oggetti, sia per come vengono assegnati sia per quello che realmente rappresentano.

Teoricamente dovrebbero essere un riconoscimento a un merito, capacità, idea.

Oggi questo atteggiamento pare superato, riconoscerli sarebbe escludere chi invece può far comodo al sistema, per cui si preferisce premiare a casaccio, senza troppi problemi se le opere sono dei banali remake o alquanto brutte e mal fatte, come già è successo, e non solo nel nostro paese.

Così sempre più, non essendoci un reale confronto e un’aperta partecipazioni, paiono coccarde date per costruire un determinata immagine di un artista che produce determinati  oggetti  per una filiera di consumo.

Si conferma questo ruolo del premio come occasione di cassa di risonanza per rendere pubblico e noto un’artista.

Il più strategico di questi ultimi anni il famoso Turner Prize consegnato in Gran Bretagna che sicuramente da un buon gettone economico ma che soprattutto richiama i principali giornali e media del sistema dell’arte internazionale.


Ce ne sono per tutte le tipologie sia culturali, economiche, i gruppi di potere e anche di qualità.

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