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30/07/14

Ritratto dell'artista da giovane, antologica sui vincitori della Borsa per Giovani Artisti Italiani



Gli anni della giovinezza sono passati, si è giunti oramai a trent’anni di vita, che per un museo di arte contemporanea è già una certa maturità.
Per festeggiarli il Castello di Rivoli offre una variegata proposta di iniziative e mostre che ripercorrono la già ricca storia di questa importante istituzione culturale.
Così la mostra “Ritratto dell'artista da giovane” è un’occasione per ripensare alla storia dell’arte contemporanea italiana con i suoi artisti più attuali, vincitori della Borsa per Giovani Artisti Italiani, che nella Manica Lunga sono proposti in un percorso di opere molto articolate.
La rassegna non è solo un ripercorrere l’importanza del premio che quasi tutti gli anni è stato assegnato ma è anche l’occasione per riflettere sulle criticità attuali dell’arte italiana che negli anni passati ha sempre di più dismesso la sua pratica creativa a favore di un fare artistico più di servizio che di produzione.
Le tante opere trattano di tutto ma raramente di arte, proprio il tema dell’arte pare essere scomparso all’attenzione degli artisti presenti, che si dedicano a tantissime pratiche ma quasi nessuna di queste tratta del mondo visivo, dello sguardo, della creazione di “immagini”.
Saranno state le necessità sociali, le urgenze civili, ma la cultura artistica italiana si è sempre di più dedicata alla società civile, lasciando a latere gli aspetti estetici, che sono tipici dell’arte, per questo chi li pratica si chiama artista.
La mostra è uno stimolante percorso di memoria storica di tanti attimi della storia italiana, con alcuni lavori di un certo spessore, ma quasi tutti vivono di attimi e non paiono capaci di essere “opera d’arte” che perduri nel tempo.
Ma forse queste necessità, di fare arte, non è più pregnante nel nostro presente, in continuo divenire, dove primeggia sempre di più l’attimo quotidiano sull’attimo storico.
Significativo lo spazio espositivo al piano inferiore dedicato alla pubblicità che in un breve documentario amalgama un certo percorso sociale alla fruizione della Biennale degli anni di protesta, quasi introduzione agli anni successivi, in cui il Castello di Rivoli prendeva avvio.
Nella sezione della permanente l’allestimento generale è molto gradevole e ben equilibrato, si spazia abbastanza bene negli ultimi decenni dell’arte con una selezione di opere di ottima qualità, fra le più stupende il video di Cantor, l' opera di Rebecca Horn e Mona Hatung.

All’ultimo piano era in corso la personale di Jan Dibbets che soprattutto nelle prima stanze mi  è piaciuto tantissimo, nel suo aver miscelato molto bene, la ricerca visiva con l’intervento ambientale.

Per l’autunno il Castello sta allestendo una ricca proposta di eventi; tra cui una mostra su Sophie Calle e una grande progetto dedicata alla tecnica del disegno.

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