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08/10/17

London art week



E’ in pieno fermento la settimana dell’arte contemporanea londinese che con al centro il doppio evento di Frieze propone tante occasioni di contemporaneità

Dopo anni di euforia si notano i primi segnali di declino, passate le grande innovative proposte tutto pare sempre più una minestrina alquanto acquosa e riscaldata. Gli aspetti negativa sicuramente i troppi eventi molta enfatizzati ma con poca sostanza. La ripetitività delle proposte, ovviamente se i primi anni tutto sembrava molto fresco, ora essere nuovi risulta sempre più difficile.

Ma godiamoci quello che c’è cercando fra le tante proposte.


Alla Tate Modern il parco giochi di Superflex è carino, più interessante la mostra sugli anni settanta della cultura afro negli Stati Uniti.

La Whitechapel propone una variegata serie di mostre, fra le tante valida quella su Leonor Antunes.


Alla Serpentine evito sicuramente l’ennesima sbrodolata di parole della Marathon, discreta la mostra su Torbjørn Rødland, poi punto oltre Hydin Park alla Wallace Collection per la bella mostra di disegni di El Greco.  

Mostre tranquille alla National Gallery con una selezione di opere di Edgar Degas e alla Royal Academy of Arts con un'ampia retrospettiva su Jasper Johns.

L' Estorick Collection guarda alle influenze fra l'arte italiana degli anni sessanta e quella inglese con l'esposizione "Poor Art | Arte Povera: Italian Influences, British Responses".





Guardiamo ora alle fieri, la sezione “Sex work” di Alison M.Gingeras è fra le cose più valide di questa edizione di Frieze, oltre ovviamente alla marea di proposte per tutti i gusti delle gallerie. 


Frieze Master è sempre ben struttura, con le proposta oramai storicizzata si va sul sicuro.

PAD Fair in Mayfair come sempre è più design che arte, esagerata ma divertente.

Quest’anno Sunday sembra migliorata un poco.

1:54 finalmente sta diventando un bel progetto curato con proposte fresche e abbordabili.

Dividono gli spazi e così si compensano The Other e Moniker, popolari e tranquille.



Concludiamo con un rapido sguardo alle gallerie londinesi con Hauser & Wirth che presente una bella ricostruzione dell'opera “Un Jardin d’Hiver” che Marcel Broodthaers fece nel 1974. 


Mentre la Lisson propone i recenti lavori di Allora & Calzadilla

09/06/15

Tony Cragg



Si è inaugurato da pochi giorni la prima personale di Tony Cragg alla Lisson Gallery di Milano con una nuova serie di opere in bronzo, legno, pietra e acciaio inossidabile, affiancate da lavori su carta. Le sculture che proposte all’interno della galleria sono il risultato di complesse costruzioni formali e studi geometrici che consentono l’emergere di altre figure che l’osservatore può riconoscere, associare e nominare.


Le articolate sculture polimorfe di Cragg rivelano alcuni aspetti sulla relazione esistente tra la razionale dinamica interna dei materiali e la risposta soggettiva alle forme che assumono. Nell’intenzione di Cragg questa non solo è l’essenza della scultura, ma quella di ogni nostra esperienza del mondo. I suoi lavori sono intrisi di movimento, crescita, dinamismo e di un senso di meraviglia verso le apparentemente illimitate possibilità che la plastica scultorea offre.

In mostra vi sono due sculture in bronzo e marmo di grandi dimensioni: Over the Earth and First Person, quest’ultima collocata all’esterno della galleria. In queste opere, Cragg non si rivolge solamente alla natura e all’energia del mondo organico, ma anche alla realtà potenziata che si sprigiona attraverso la tecnologia e alle molteplici prospettive che ci sopraggiungono dalla velocità e versatilità della vita moderna.

Molte delle opere in mostra presso Lisson Gallery Milan presentano strette relazioni con le sette sculture attualmente esposte presso il Duomo di Milano (parte di Expo Milano 2015, visibili sino al 31 ottobre). Punta di diamante del progetto realizzato dall’artista in collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo è l’opera Paradosso (Paradox) collocata all’interno della Cattedrale, visivamente ispirata alla statua in oro della Madonnina che si erge sulla guglia più alta della copertura, per tradizione indicata quale punto più alto di Milano. L’esposizione di Cragg sulle Terrazze del Duomo, si compone di ulteriori sei sculture monumentali che contrastano con la staticità dell’architettura gotica e con lo skyline milanese.

Il richiamo alla maestosità della Madonnina e al suo gesto di protensione verso il cielo trova una corrispondenza nel bronzo di due metri d’altezza presentato all’interno della galleria di via Zenale, dal titolo After We’ve Gone (2015), scultura simile a un oggetto in torsione che suggerisce i profili di un corpo in movimento. La fisicità propria dell’artista si riversa nei suoi disegni, punto di inizio per la sua pratica tridimensionale, contenenti la genesi di ogni singola radicale rotazione delle forme, forse rivelando anche come il seme di un’idea, un’energia nascosta, o una considerazione sull’esistenza possano tradursi in nuova sostanza ed eventualmente in complesse e disorientanti oggettualità.



Alcune note sull’artista

Tony Cragg è uno dei più importanti scultori al mondo. Costantemente impegnato nella ricerca di nuove relazioni tra la persone e il mondo materiale, lavora con la pietra, il legno, il vetro, l’alluminio, la fusione del bronzo e del ferro e oggetti trovati: dalla plastica dei beni di consumo alla spazzatura. Le suo opere d’accumulo più datate presentano una comprensione tassonomica del mondo: Cragg afferma di vedere negli oggetti creati dall’uomo “chiavi fossilizzate di un tempo passato che è il nostro presente”. Allo stesso modo, le composizioni a pavimento o parete costituite da oggetti assemblati che inizia a comporre negli anni Ottanta, confondono il limite tra la creazione umana e il paesaggio naturale, creano un’impressione familiare nella quale ogni singolo elemento si relaziona al tutto.

Tony Cragg ha sempre nutrito, sin dagli anni giovanili, un interesse appassionato per le scienze e la Storia Naturale e da ragazzo ha lavorato come tecnico di laboratorio presso il National Rubber Producers Research Association (1966–68), un’esperienza che si ritrova nel suo vigoroso approccio alla materia. Cragg ha detto: “vedo intorno a materiali o oggetti bolle di informazioni” (1992), forma e significato sono interdipendenti, qualunque cambiamento apportato alla forma cambia la “bolla di informazioni” e vice versa; così, ogni mutazione nei materiali cambia senso e significato. L’artista concepisce la scultura come uno studio su come la materia e la forma materiale influenzino e diano sostanza alle nostre idee ed emozioni.

Tutto ciò è evidente nella maniera in cui ha lavorato e rielaborato due ampi corpi di opere chiamati Early Forms e Rational Beings. Early Forms esplora le possibilità di conferire scultoreamente nuove forme a oggetti comuni, come ad esempio i contenitori, creando inconsuete apparenze, dando vita a nuove reazioni emozionali, relazioni e significati. Rational Beings esamina i punti di contatto tra due descrizioni estetiche del mondo apparentemente diverse: le composizioni formali, basate sulla razionalità e la matematica, che vanno a costruire le più complesse forme organiche alle quali noi rispondiamo emotivamente; la figura umana, esempio perfetto di qualcosa che sembra assolutamente organico, in grado di scaturire reazioni emotive, mentre non è altro che una complessa combinazione di cellule, molecole, organi e processi chimici. La ricerca condotta dall’artista non imita la natura e quella che è la nostra apparenza, quanto piuttosto si interroga sul perché appariamo così come appariamo e siamo come siamo.

Tony Cragg è nato a Liverpool, Gran Bretagna, nel 1949 e dal 1977 ha vissuto e lavorato a Wuppertal, in Germania. Ha ottenuto il diploma presso il Wimbledon School of Art nel 1973 e una laurea al Royal College of Art nel 1977. Cragg è stato protagonista di importanti mostre personali, tra cui: CAFA Museum in Beijing (2012), the Scottish National Gallery, Edimburgo (2011), Tate Gallery Liverpool, UK (2000), Museo Nacional Centro de Arte, Reina Sofia, Madrid (1995), Stedelijk van Abbemuseum, Eindhoven (1991) e la Tate Gallery, Londra (1988). Ha rappresentato l’Inghilterra alla 53esima Biennale di Venezia del 1988 e nello stesso anno è stato insignito del Turner Prize della Tate Gallery di Londra. É stato docente presso l’Ecole Nationale Superieure des Beaux Arts di Parigi (1999-2009) e la Kunstakademie di Dusseldorf (dal 2009 a oggi). É stato investito della carica di CBE nel 2003, eletto Royal Academician nel 1994; nel 2007 riceve il Praemium Imperiale per la Scultura a Tokyo e viene premiato con la 1st Class Order of Merit della Repubblica Federale Tedesca nel 2012.


Informazioni pratiche

Orari Lun-Ven 10.00 – 13.00 | 15.00 – 18.00. Sabato su appuntamento Dove Via Zenale 3, 20123 Milano

Contatti +39 02 8905 0608, milan@lissongallery.com, www.lissongallery.com


20/10/13

Gallerie londinesi nei giorni di Frieze week-end

Raven Row - Öyvind Fahlström The Little General (Pinball Machine), 1967–8

Fra le gallerie viste ieri vi segnalo Raven Row con la collettiva Reflections from Damaged Life, in Artillery Lane, sopra la Whitechapel. 

Victoria Miro Idris Khan Beyond the Black
Il lavoro di Idris Khan da Victoria Miro nella sede di Wharf Road.

Lisson Gallery Tatsuo Miyajima I-Model

Il ricercato lavoro di Tatsuo Miyajima alla Lisson Gallery con la suggestiva cabina rossa. 

17/09/13

Fred Sandback alla Lisson Gallery di Milano


La stagione autunnale per la Lisson Gallery a Milano si avvia con l'opera di Fred Sandback, un'artista non molto famoso ma molto interessante dei percorsi minimali americani. 


Comunicato stampa 

Una scultura fatta solo di poche linee potrebbe sembrare purista o geometrica. Il mio lavoro non è nulla di tutto ciò. Le mie linee non sono il distillato o la rifinitura di alcunché. Sono semplici fatti, il risultato della mia attività e non rappresentano niente oltre loro stesse. Le mie opere sono offerte come situazioni concrete, letterali, e non come indicazioni di qualcosa”.
Fred Sandback, Statement, 1977
Lisson Gallery Milan presenta una selezione storica di lavori dell’artista americano Fred Sandback (1943-2003), la sua prima personale in Italia negli ultimi cinque anni. Nelle sale principali della galleria saranno esposte tre opere chiave che rappresentano l’elegante e insieme minimale metodo di organizzazione spaziale di Sandback.
Sarà presentata inoltre una selezione di disegni e modelli in scala di alcune opere concepite – ma mai realizzate - per l’esposizione alla Lisson Gallery di Londra nel 1977.
Ognuna delle tre opere di grandi dimensioni, realizzate con filo acrilico nero o rosso, se vista frontalmente o dall’alto è triangolare, compresa l’opera collocata in un angolo, Untitled (Cornered Triangle, Fifth of Ten Cornered Constructions) del 1980. In quest’opera, tre fili di acrilico di uguale lunghezza compongono un triangolo equilatero che appoggiato contro l’angolo della stanza forma un tetraedro. Le altre due opere, invece, disegnano aree triangolari: una di queste ha l’aspetto di due piani verticali convergenti che si restringono verso un punto; mentre l’altra è costituita da tre forme a L che sembrano fluttuare libere, oppure congiungersi in un punto immaginario collocato sul pavimento della galleria.
La sequenza dei disegni originali, realizzati a matita leggera e pastelli, e i modellini in scala, costruiti recentemente sulla base di tali disegni, si riferiscono alla mostra personale di Sandback, ‘Constructions and Drawings’, che fu presentata nella sede storica di Lisson Gallery a Londra, al 66-68 di Bell Street, dall’11 ottobre al 19 novembre 1977. Queste opere, proposte allora da Sandback per la mostra, non furono in realtà mai realizzate dall’artista e hanno visto solo ora la luce.

L’artista
Nato a Bronxville (New York) nel 1943, Fred Sandback divenne famoso soprattutto come artista minimalista, insieme ai suoi contemporanei Dan Flavin, Donald Judd, Sol LeWitt e Carl Andre. Attraverso il suo lavoro con il filo elastico e la fibra di acrilico che delineano o separano lo spazio tridimensionale, Sandback precorse e influenzò molti artisti di oggi che si occupano di installazione. Nonostante le sue dichiarazioni sulla natura meramente fattuale e concreta della propria pratica artistica, la sua opera unisce riferimenti all’architettura, alla pittura, alla scultura e persino alla musica, grazie a una passione giovanile per gli strumenti a corda. Tra le mostre in corso dedicate alla sua opera ricordiamo: ‘When Attitudes Became Form: Bern 1969/Venice 2013’, Fondazione Prada; ‘Fred Sandback: A Drawing Retrospective’, organizzata dal Kunstmuseum di Winterthur (Svizzera), che aprirà nella primavera 2014 e che successivamente sarà al Josef Albers Museum di Bottrop (Germania) e al Museo di Wiesbaden (Germania). Importanti esposizioni personali della sua opera sono state realizzate presso: Whitechapel Gallery (2011), Kunstmuseum Liechtenstein di Vaduz (2005, itinerante). La Dia Art Foundation ha sostenuto il Fred Sandback Museum a Winchendon, Massachusetts (1981-1996). Opere di Sandback sono esposte in modo permanente presso Dia:Beacon.

Lisson Gallery
Lisson Gallery è una delle più influenti e longeve gallerie internazionali d’arte contemporanea al mondo. Fondata nel 1967 da Nicholas Logsdail, ha aperto la strada alle carriere giovanili di alcuni importanti artisti minimalisti e concettuali, come Sol LeWitt e Richard Long, così come a quella di rilevanti scultori britannici, da Anish Kapoor a Tony Cragg fino alla generazione più giovane, guidata da Ryan Gander e Haroon Mirza. Lisson Gallery rappresenta 42 tra i più innovativi ed emozionanti artisti contemporanei, inclusi sei vincitori del Turner Prize e molti che hanno ricevuto il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia. Con due spazi espositivi a Londra, uno a Milano e un ufficio a New York, la galleria supporta e aiuta a livello globale la crescita degli artisti, tra cui figurano Marina Abramovič, Allora and Calzadilla, Ai Weiwei, Gerard Byrne, Liu Xiaodong, Tatsuo Miyajima, Rashid Rana, Pedro Reyes e Santiago Sierra. Il programma Lisson Presents  estende questo patrimonio di innovazione curatoriale al di là gli spazi della galleria stessa, attraverso un lavoro in collaborazione con le istituzioni e gli artisti per presentare nuove iniziative in tutto il mondo.

 

Informazioni Pratiche
Mostra -Fred Sandback

 Sede:  Lisson Gallery Milan, via Zenale 3, 20123 Milano

Orari di Apertura: da Lunedì a Venerdì:  10.00 –  18.00

15/10/11

Maratona fra arte e incontri



Alla Serpentine Gallery ultimi giorni per visitare il padiglione intimista di Peter Zumthor, presso cui da domani inizia la grande Maratona dedicate quest’anno al tema del giardino, esteso nelle varie implicazioni sia letterali che la varietà dell’arte può suscitare, molto ricco l’elenco degli artisti partecipanti: Etel Adnan, Brian Aldiss, Maria Thereza Alves, Rosie Atkins, Yto Barrada and Sean Gullette, Gianfranco Baruchello, Gerry Bibby, Stefano Boeri, Andrea Branzi, John Brockman, Pablo Bronstein, Lizzie Carey-Thomas, Hélène Cixous, Emer Coleman, Pascal Cribier, Adam Curtis, David Deutsch, Elizabeth Diller, Jimmie Durham, Marcus du Sautoy, Brian Eno, Patrick Eyres, Hans-Peter Feldmann, FIELDCLUB, Sophie Fiennes, Adriaan Geuze, Jef Geys, Dominique Gonzalez-Foerster, Dan Graham, Rodney Graham, Fritz Haeg with Denise Withers, Zarina Hashmi, Will Holder, Jennifer Jacquet, Charles Jencks, Koo Jeong-A, Alison Knowles and Meghan DellaCrosse, Pablo León de la Barra, Jonas Mekas and David Ellis, Catherine Mosbach, muf architecture/art, Christian Philipp Müller, Peter Murray-Rust, Silke Otto-Knapp, Mark Pagel, Philippe Parreno, Giuseppe Penone, Julia Peyton-Jones, Alice Rawsthorn, Carissa Rodriguez and Avena Gallagher, David Rowan, Peter Saville and Anna Blessmann, Rüdiger Schöttle, Richard Sennett, Bas Smets, Paul Smith, Something & Son, Susan Stenger, Corin Sworn, Wolfgang Tillmans, Mierle Laderman Ukeles, Günther Vogt, Sophie von Cundale, Alex Waterman, Cerith Wyn Evans, Andrea Zanzotto and Qiu Zhijie.

Segnalo che gli spazi della Serpentine ospitano alcune opera, soprattutto video, legate da filo sonoro proposte da Anri Sala, tra cui un tamburello su cui intervenire.

Presso la vicina Lisson Gallery potete vedere una mostra dedicate a Shirazeh Houshiary e nei nuovi spazi le opere di Cory Arcangel.


Non perdetevi l’intervento di Reza Aramesh alla vicina Holy Trinity Church o la mostra della V&A Museum dedicata al Postmodern.

Se vi volete riposare artisticamente un attimo potete fare un salto al St John Hotel dove troverete Sarah Lucas in un accogliente letto accompagnata con delle opera distribuite in alcune sale.

Vi segnalo ancora che in questa settimana hanno aperto altre 5 nuove gallerie di media grandezza, che incrementano il numero che si dice già superiore a 300.

19/10/10

Giornate londinese - spazi privati.




Fra le tante gallerie viste mi sono rimasti in mente i lavori intensamente colorati di Ludovica Gioscia alla The Agency, la confusione assemblativa di Jason Rhoades da Hauser & Wirth, mentre la medesima galleria presentava una oramai classica Louise Bourgeois, nella nuova sede di Saville Row.

Piacevoli i pannelli resinosi di Helene Appel alla The Approach, le sculture fisiche di Marilène Oliver da Beauxarts e l’installazioni di Kit Craig da Arcade.

Un poco perplesso sul lavoro di Paola Pivi che da Carlson prova con le pruderie gay a richiamare un poco di attenzione, mentre un naturalistico Stefano Arienti è proposto da Greengrassi.

Molto interessanti gli assemblaggi di Fernanda Fragateiro da Eastcentral.

Rigorosissima Marina Abramovic da Lisson, oltre ad un presenzialismo continuo fra la tate, la marathon etc..

Da Haunch of Venison un ovvio Tom Wesselmann e una collettiva composta da Adam Dix, Alex Hoda and Katie Paterson un poco noiosetta.

Più piacevole Hew Locke che propone un assemblaggio di fili perlinati da Hales Gallery, divertente anche se già un poco vista l’immensa scultura rosa di Michael Shaw da Schwartz Gallery.

Stupende le sculture floreali di Yayoi Kusama Da Victoria Miro mentre Gagosian propone un fantastico James Turrel in Brittan street, forse la cosa più interessante vista a Londra e un ovvio Damien Hirst in Davies Street.

15/04/10

Gli spazi privati dell'arte londinese


Dopo aver trattato degli spazi pubblici una breve panoramica sulle gallerie private londinesi.

Il mercato dell’arte a Londra è sicuramente dinamico e libero. Tantissime le occasioni d’incontro e di confronto, tantissimi gli spazi off e le gallerie più potenti. Segnalo quelle che più mi hanno colpito e che mi hanno dato spunti per certi lavori che sto sviluppando e che spero di poter presentare prossimamente.

Da Haunch of Venison una serie di interventi di Chiharu Shiota, un mix fra Paolini e Saraceno, e Jitish Kallat molto intenso e con una elegante attenzione alla forma e al dettaglio. Molto bello l’intervento sullo scalone. Da Cell un avvincente progetto di Celine Condorelli, un processo creativo architettonico, stimolante e fresco. Alla Wilkinson Gallery serie di opere di Fiona Mackay, Morag Keil, Manuela Gernedel. Mentre Limoncello propone le opere “oggetti quotidiani” di Matthew Smith. Molto belli i due progetti ideati da Tim Etchell presentati da Gasworks, in particolare Art Flavours dedicato alla trasformazioni di alcune parole in gusti di gelato.

Molto formale e minimalista la recente produzione di sculture di Tony Cragg dalla Lisson. Chisenhale Gallery ha nei suoi spazi un intervento sonoro interattivo di Florian Hecker, molto ben presentato. Una bella pittura in forma plastica per Christopher Stevens da Mummery + Schnelle mentre nella Project Room ci sono i bei lavori “fotografici” di Mariano Mauricio. White Cube in Mason’s Yard propone un Franz Ackermann molto ben allestito. Da Raven Row uno stimolante progetto espositivo che sotto il titolo “A History of Irritated Material” presenta una serie di ingerenze “sociali” di gruppi attivisti come Group Material, Inspection Medical Hermeneutics, Sture Johannesson. Molto interessante. Da Gagosian Gallery in Britan Street c’è "Crash," raffinata collettiva in omaggio ad una novella di JG Ballard. Mentre in Davies Street sono allestiti una serie di tavole a matita e tecnica mista di Arshile Gorky, in contemporanea alla bella mostra alla Tate Modern. Timothy Taylor mette in mostra una serie di ritratti di Alex Katz e propone una sezione chiamata The Viewing Room in cui viene proposto un giovane artista, il primo è Christopher Hanlon appena diplomatosi al Royal College of Art di Londra con una serie di quadri a tema molto quotidiano e minimale. Sempre affascinanti Ilya e Emilia Kabakov che da Sprovieri presentano il progetto pittorico “The Flying paintings”. Semplici e suggestivi i video di Frances Young in visione da Madder139. Da Danielle Arnaud c’è Paulette Phillips con due interventi sul tema documentaristico architettonico, molto formali e un poco banali. Al Barbican Center una serie di mostre la più significativa quella sui design Rod Aron, anche se riguardando questi pezzi d’arredo paiono già così datati.

La Saatchi Gallery continua il suo percorso di proposte collettive in tema etnici contemporanei, ora è la volta dell’India con “The empire strikes back: indian art today”, come le altre volta la sensazione è di opere prive di nazionalità, se non in rari casi i lavori paiono possibili ovunque, una sensazione di svuotamento espressivo è molto presente. Fra i tanti si salva Jitish Kallat, attualmente anche in mostra da Haunch of Venison. Mi delude un poco la mostra da Hauser & Wirth in Old Bond Street con i pezzi di Subodh Gupta, più avvincente Bharti Kher nella sede di Piccadily. Da Victoria Miro un Idris Khan con dei lavori di grandi dimensioni legati alla cultura islamica, molto minimali e un poco ovvi, per le forme e le idee,ma tutto molto raffinato.

Josh Lilley mette in mostra i simpatici assemblaggi di Rebecca Nassauer. Mentre presso la Galleria Nettie Horn organizza una collettiva sotto il titolo Sensescapes con un gruppo di artisti diversi per tematica ma molto congrui nella forma espressiva. Da Thomas Dane Gallery una volta tanto dei video che mi piacciono, dell’irlandese John Gerrard, semplici e molto suggestivi. Fra le tante cose viste concludo citando ancora lo spazio The Woodmill in Bermondsey, con più di 50 studi per artisti e 2 gallerie, il dinamismo privato sa creare cose che da noi paiono quasi impossibili, come artista Londra sarebbe proprio una terra felice.