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Visualizzazione post con etichetta Okwui Enwezor. Mostra tutti i post
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14/11/12

Imran Qureshi - Artist of the Year 2013



Deutsche Bank espande le sue attività nel mondo dell'arte aprendo una propria galleria espositiva, che si chiamerà "Deutsche Bank Kunsthalle", concludendo così la partnership con Fondazione Solomon R. Guggenheim.

Aprirà a Berlino nei primi mesi del 2013 con una mostra dell'artista pachistano Imran Qureshi,  che ha vinto il premio di "Artist of the Year" 2013 indetto proprio dalla Deutsche Bank.

"Deutsche Bank Kunsthalle è una dichiarazione del nostro impegno per Berlino. Stabilendo la nostra piattaforma qui, stiamo costruendo la nostra partnership di successo con la Fondazione Solomon R. Guggenheim e sostenere il nostro impegno di lunga data per l'arte contemporanea di tutto il mondo. Qui faremo un contributo prezioso per l'arte che va al di là di Berlino. La nostra galleria d'arte dovrebbe essere il luogo in cui il lavoro di giovani talenti può essere visto per la prima volta ", dice Stefan Krause, la Deutsche Bank Consigliere di Gestione, che si assumerà la responsabilità per le attività artistiche in tutto il mondo della banca.

La Deutsche Bank Kunsthalle aprirà nel mese di Aprile 2013 con la grande di Imran Qureshi che è stato selezionato dal Deutsche Bank Global Art Advisory Council, composto dai curatori Okwui Enwezor, Hou Hanru, Udo Kittelmann e Victoria Noorthoorn.

Imran Qureshi è il quarto artista nel vincere questo premio, precedentemente furono Wangechi Mutu (Kenya), Yto Barrada (Francia e Marocco) e Roman Ondák (Slovacchia).

17/06/12

dOCUMENTA (13) - Ultimo atto - la montagna ha partorito un bel topolino.




Fridericianum piano terra

Lo strano miscuglio molto celebrare ideato da Carolyn Christov-Bakargiev, in uno stile molto simile a Catherine David, Documenta X, attraversa la storia, sulla falsa riga del precedente curatore Roger Buergel, Documenta XII, miscela presente, passato, noto e sconosciuto aggiungendone una declinazione scientifica. Mentre da Okwui Enwezor, Documenta XI, sviluppa l’idea di piattaforma nei tanti incontri antecedente l’evento. Ci s’imbatte così in poliedrico miscuglio d’idee e opere, che vanno dai quadri di Salvador Dalì al computer di Konrad Zuse, senza dimenticare i tanti rivoli giovanilistici e le solite banalità alternative, come il cumulo “Doing Nothing Garden” di spazzatura colonizzato dall’erba ideato da Song Dong che oscura la visuale prospettica dall’Orangerie. 

La scelta volutamente borderline fra cos’è arte e cosa non è, non funziona molto bene, perché così facendo si apre un percorso infinito di snaturamento dei significati molto facile e poco funzionale. Si torna alla wunderkamera, dalla meraviglia al funzionalismo, dal caos al bric è brac, dove tutto pare giustificabile, scusabile forse superfluo. 

I tempi di crisi e il ricco budget a disposizione dovrebbero servire a focalizzare nuove prospettive e non a ripetere i vecchi stilemi, con le arrugginite strutture, apparentemente ammantate da tante parole. Da troppi anni la scusa del caos magmatico come fonte di rinnovamento viene posto in una realtà sempre più dolorosa e complessa, dove gli artisti sono passati dall’impegno diretto e reale all’appropriazione e uso promozionale della creatività altrui (che sia musica, teatro, danza, dolore …). 

Se nell’insieme alcuni progetti, sono sicuramente validi, la maggioranza però risulta oramai scontata e debole. Colpisce molto come tutta questa «progettualità» muoia poi nella realizzazione, sia come arte sia come « impegno ». L’arte in questo evento si conferma sempre più slegata dall’azione culturale e sempre più un prodotto commerciale che gioca al sentimentalismo, un poco ipocritamente. 


Fridericianum, opera di Fabio Mauri

Ma vediamo le opere, iniziando dal Fridericianum, partendo dal lontano passato delle piccole sculture medio-orientali, miscelate giungendo agli oggetti del dittatore tedesco, in una vicinanza che sa più di spettacolo che di senso. Per passare ad opere consolidate di Man Ray o in una remota stanza due quadri di Salvador Dalí. All'ennesimo ovvio omaggio a Boetti e uno più valido a Fabio Mauri. L’idea di « cervello » come area di elaborazione potrebbe essere valida ma qui pare più un mediocre espediente, che si snatura completamente nelle prime stanze troppo svuotate a scapito dei piani superiori in certi casi troppo piene, senza ben capirne il perché. Fra le opere che più mi conquistano sicuramente quelle di Michael Rakowitz, con la sua contrapposizione fra i libri consumati e quelli scolpiti nel tempo. Mi soddisfano lo spazio di Kader Attia che nel suo lavoro installativo riesce a giustificare le sue sculture. 

Va un poco meglio all’Ottoneum, dove il gioco fra arte e scienza pare funzionare un poco, anche se sembra più un esercizio scolastico che un lavoro di forte impatto artistico. Vedasi l’opera di Mark Dion che riprende i libri-albero realizzati nel 1771-79 col progetto 'Xylotheque Schildbach'. 

Mi piace in pieno la Documenta-Halle dove a parte l’elevato presenza dei lavori di Gustav Metzger si crea un forte contrasto fra le opere di Thomas Bayerle e Nalini Malani, ma anche le stanze dedicate alla pittura hanno una dignità che altrove manca. 

L’Orangerie risulta troppo confusa e alquanto osmotica più equilibrata la Neue Galerie, forse lo spazio che regge meglio nel suo complesso. Qui le opere di Geoffrey Farmer, una selezione di immagini dalla rivista Life dal 1935, che crea un lungo percorso storico, e di Wael Shawky, due video che attraverso dei burattini in ceramica raccontano la storia delle crociate secondo la cultura araba, sono fra i lavori più validi, come il l’opera “disobedient” di Sanja Ivecomivc. 

Bella l’idea di usare il parco, un poco come fossero dei padiglioni nello stile della biennale di Venezia, peccato che la collocazione eccessivamente espansa li renda difficilmente fruibili, per cui fornitevi di un bicicletta e forse riuscirete a vederne alcuni. Nel complesso simpatici anche se molto banali e ovvi, come sempre la quantità non vuol dire qualità. Fra i tanti segnalo quello nel boschetto del canadese Gareth Moore e la grotta di Allora & Calzadilla. 

Fra gli spazi paralleli ci sono dei negozi, la giovanilistica casa degli Ugonotti, dove c’è l’enfatizzato lavoro di Tino Sehgal (prossimamente alla Turbine Hall della Tate) che come al solito mi pare sempre più teatralmente autoreferenziale. Segnalo uscendo per l’allegra spensieratezza il lavoro di N.Solakov nel palazzo in fronte alla Neue Galerie. E mi piace l’intervento di Tacita Dean presente nell’ Echemaliges Finanzamt, grandi lavagne riportano profili di montagne dell'Afghanistan, semplice e bello. 

In conclusione un evento sicuramente vasto e articolato con una buona serie di opere ben allestite. Ma rimane comunque una sensazione di abbondanza noiosa. Per cui alla fine si esce con la sensazione di una normale mostra, un poco troppo poco per un evento che aveva tante propositi. 

Mi aspettavo dopo tutte le filippiche della curatrice qualcosa di più coraggioso, di nuovo e sperimentale in linea con i grandi cambiamenti enfatizzati. Visto che sia il tempo, la sua nomina è stata fatta nel Dicembre del 2008, e il budget, si parla di oltre 20 milioni di euro, lo avrebbe permesso. 



Postilla 
Mi domando come mai ancora oggi l’universo del web che oramai attraversa in modo deciso la vita quotidiana non sia partecipe attivamente, e non solo come semplice diario informativo, dei progetti artistici come questo che vuole essere una rappresentazione della cultura contemporanea. Questa che è la vera rivoluzione di questi ultimi 20 anni pare assolutamente assente dalla realtà artistica. 
In realtà esiste un variegata forma di arte nel web ma viene marginalizzata dal “sistema arte”, forse perché difficilmente si potranno fare le solite speculazioni del mercato artistico. 


Fridericianum, opera di Salvator Dali'




Fridericianum, teca con corredo del bagno di Hitler




Fridericianum, opera di Michael Rakowitz,




Fridericianum, opera di Michael Rakowitz,




Ottoneum, opera di Aase Texmon Rygh




Ottoneum, opera di Claire Pentecost




Documenta-Halle, l'artista Etel Adnan (in rosa) e le sue opere pittoriche




Documenta-Halle, opere di Etel Adnan




Documenta-Halle, opere di Thomas Bayrle




Documenta-Halle, intervento di Yan Lei




Neue Galerie, opera di Geoffrey Farmer




Neue Galerie, opera di Sanja Ivecomivc




Uno dei tanti spazi allestiti nel parco




Ehemaliges Finanzamt - intervento di Tacita Dean

05/06/12

dOCUMENTA (13) L’arte è tutto



L’estetica come funzionalità, ci ricorda la curatrice di dOCUMENTA13, Carolyn Christov-Bakargiev, quando parlando dei pomodori rielabora l’idea dell’arte come potenziale per affascinare e sviluppare il processo evolutivo. Ma tutto il percorso di avvicinamento all’evento mischia elementi scientifici con elementi estetici. Un tentativo di riconsiderare l’arte non solo come un oggetto da guardare ma un qualcosa di articolato e affascinante, che parla molti linguaggi ed elabora tanti significati.   
  
Questo si intuisce anche dalla serie di libricini "100 Notes - 100 Thoughts" e dai tanti eventi raccolti sotto il titolo “and and and” che sparsi per il mondo hanno trattato un poco di tutto.  
  
La progettazione di questa edizione sembra quindi indirizzata all’idea di un’arte che è spazio di ricerca e riflessione, posizione che rielabora in forma dinamica l’idea dell’arte, forse rimandando all’origine stessa dell’arte, cioè l’arti-gianato, l’operare a mano, il fare tecnologico.    

Se l’ultima edizione, curata da Roger M. Buergel, ha dato una visione multi storica ampliandola alle espressioni più marginali, questa pare avviata alla riconsiderazione artistica, centrandola forse più sulla sua processualità che sul risultato, ma aspettiamo a breve l’apertura per poterne finalmente prendere atto.   

Documenta nasce nel 1955, quando l’artista ed insegnate Arnold Bode, organizza una mostra di arte moderna internazionale nella sua città natale, Kassel.    

L’evento, raggruppando artisti da tutta europa,  nasce come un gesto per ripensare i danni causati dalla divisione della seconda guerra mondiale, favorendo quindi un’empatia e un dialogo tra le diverse nazioni.   

La mostra fu un grande successo che si decise di replicare. 
Così negli anni Documenta cresce e si rinnova passando da tradizionale mostra ad evento di portata mondiale.

d 1 (1954) la prima
d 2 (1959) arriva l’arte astratta
d 3 (1964) le prime installazioni
d 4 (1968) arriva la pop art
d 5 (1972) arrivano le performance e un curatore, si inizia con Harald Szeemann.
d 6 (1977) sempre più multimediale, curata da Manfred Schneckenburger
d 7 (1982) è l’anno di Beuys e delle 7000 piante, curata da Rudi Fuchs.
d 8 (1987) giunge la video arte, curata da Manfred Schneckenburger
d 9 (1992) curata da Jan Hoet con tanti eventi esterni.
d 10 (1997) iniziano la progettualità dei "100 giorni -. 100 Ospiti", curata da Catherine David
d 11 (2002) arte da tutto il mondo, curata da Okwui Enwezor
d 12 (2007) arte in tutti i modi. Curata da Roger M. Buergel, Ruth Noack.
d 13 (2012) ….

04/04/12

Triennale de Paris - Per iniziare un’evento cosa c’è di più bello che farlo intorno ad una bella zuppa calda?




Bene e allora via alla terza edizione della Triennala di Parigi che per avviare inizia il prossimo 7 Aprile con una grande zuppa Tom Ka ideata da Rirkrit Tiravanija, ma andava anche bene organizzata da un qualsiasi ristorantino parigino, ma così la cosa ha più un’area di “artisticità” (speriamo solo che non sia costata di più) nel magnifici spazi del Nuovo Grand Palais, l’ingresso è gratuito, si mangia da mezzogiorno fino a mezzanotte, attenzione alla prossima prova costume! 

Lasciamo stare le solite filippiche sul cibo, l’incontro e le supposte artisticità del lavoro di Rirkrit Tiravanija, e vediamo che cosa ci proporrà la nuova triennale ideata da Okwui Enwezor, che in un testo un poco datato e citazionista sta cercando di costruire un evento contemporaneo. 

Questa edizione della Triennale d'Arte Contemporanea, la terza (a proposito che fine a fatto al Triennale di Torino?) coinvolgerà diversi spazi dal classico stupendo Grand Palais, all’innovativo Palais de Tokyo, che riapre dopo importanti ampliamenti e rinnovamenti passando da 8.000 m2 a 22.000 m2, e ampliandosi anche a location più marginali della grande capitale francese,sviluppandosi sul tema " Intense proximité ",. 

Questa Triennale aspira a un’esplorazione degli spazi in cui l’arte e l’etnografia convergono in un rinnovato fascino per l'ignoto e il lontano. L'ambizione di questo progetto è quello di andare oltre la nozione di spazio come i confini nazionali/geografici favorendo l’idea di uno luoghi la cui morfologia è in continua evoluzione, superando le categorie localistiche, ecc. 

Pare quindi una mostra costruita sul tema della globalizzazione contemporaneamente generatrice di speranze e paure, fra lo spettro di isolazionismo e un immaginario culturale comune imposto dalla massificazione dei media. 

Via un pretesto per metterci di tutto e di più con un certo stile cosmopolita. 

Un anticipo saranno la due giorni speciale, dal 12 al 13 Aprile, che si svolgeranno al Palais de Tokyo, quando aprirà le sue porte per 36 ore non-stop per far guardare dietro le quinte della sua metamorfosi con concerti, performance, installazioni, ecc. 

Dal 20 Aprile si avvierà in modo ufficiale la Triennale negli spazi del già citato Palais de Tokyo, la Bétonsalon – Centre for art and research, il Centre d'art contemporain d'Ivry – le Crédac, la Galliera – musée de la Mode de la Ville de Paris, Il Grand Palais, l’ Instants Chavirés, Les Laboratoires d'Aubervilliers, e il Musée del Louvre. 

La lista degli artisti selezinati è : André Gide et Marc Allegret / Marcel Griaule / Wifredo Lam / Pierre Verger / Walker Evans / Claude Lévi-Strauss / Helen Levitt / Jean Rouch / Carol Rama / Ivan Kozaric / Geta Bratescu / Öyvind Fahlström / Timothy Asch / Lorraine O'Grady / Ahmed Bouanani / Daniel Buren / Sarkis / Georges Adéagbo / Werner Herzog / Antoni Muntadas / Eugenio Dittborn / David Hammons / Annette Messager / El Anatsui / Lothar Baumgarten / Michael Buthe / Haim Steinbach / Rainer Werner Fassbinder / Ewa Partum / Adrian Piper / Chantal Akerman / Miklos Onucsan / Trinh T. Minh-ha / Terry Adkins / Teresa Tyszkiewicz / Carrie Mae Weems / Thomas Struth / Anne Lacaton & Jean-Philippe Vassal / Jean-Luc Moulène / Alfredo Jaar / Thomas Hirschhorn / Jochen Lempert / Peter Friedl / Isaac Julien / Meschac Gaba / Dan Perjovschi / Rirkrit Tiravanija / Ariella Azoulay / Huma Bhabha / Luc Delahaye / Rosângela Rennó / Guy Tillim / Claude Closky / Ali Essafi / Monica Bonvicini / Ellen Gallagher / Alejandra Riera et Andreas M. Fohr / Walid Sadek / Barthélémy Toguo / Ivan Boccara / Minouk Lim / Chris Ofili / Jason Dodge / Joana Hadjithomas et Khalil Joreige / Marcia Kure / Adel Abdessemed / Yto Barrada / Jewyo Rhii / Joost Conijn /Seulgi Lee / Pauline Boudry et Renate Lorenz / Wangechi Mutu / Éric Baudelaire / Emmanuelle Lainé / David Maljkovic / NaoKo TaKaHaShi / Isabelle Cornaro / Aneta Grzeszykowska / Victor Man / Batoul S'Himi / Marie Voignier / Clemens von Wedemeyer / Desire Machine Collective / Nicholas Hlobo / Hiwa K / Bouchra Khalili / Hassan Khan / Selma et Sofiane Ouissi / Younes Rahmoun / Lili Reynaud-Dewar / Köken Ergun / Bojan Fajfric / Mathieu Kleyebe Abonnenc / Anca Benera et Arnold Estefan / Basim Magdy / Haroon Mirza / Konrad Smolenski / Ziad Antar / Carolina Caycedo / Camille Henrot / Nina Canell / Tarek Atoui / Dominik Lang / Adam Pendleton / Louise Hervé & Chloé Maillet / Karthik Pandian / Aurélien Porte / Ekta Mittal et Yashaswini Raghunandan / Bertille Bak / Neil Beloufa / Dominique Hurth / Mihut Boscu / Centre for Visual Introspection