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Visualizzazione post con etichetta Ottoneum. Mostra tutti i post
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17/06/12

dOCUMENTA (13) - Ultimo atto - la montagna ha partorito un bel topolino.




Fridericianum piano terra

Lo strano miscuglio molto celebrare ideato da Carolyn Christov-Bakargiev, in uno stile molto simile a Catherine David, Documenta X, attraversa la storia, sulla falsa riga del precedente curatore Roger Buergel, Documenta XII, miscela presente, passato, noto e sconosciuto aggiungendone una declinazione scientifica. Mentre da Okwui Enwezor, Documenta XI, sviluppa l’idea di piattaforma nei tanti incontri antecedente l’evento. Ci s’imbatte così in poliedrico miscuglio d’idee e opere, che vanno dai quadri di Salvador Dalì al computer di Konrad Zuse, senza dimenticare i tanti rivoli giovanilistici e le solite banalità alternative, come il cumulo “Doing Nothing Garden” di spazzatura colonizzato dall’erba ideato da Song Dong che oscura la visuale prospettica dall’Orangerie. 

La scelta volutamente borderline fra cos’è arte e cosa non è, non funziona molto bene, perché così facendo si apre un percorso infinito di snaturamento dei significati molto facile e poco funzionale. Si torna alla wunderkamera, dalla meraviglia al funzionalismo, dal caos al bric è brac, dove tutto pare giustificabile, scusabile forse superfluo. 

I tempi di crisi e il ricco budget a disposizione dovrebbero servire a focalizzare nuove prospettive e non a ripetere i vecchi stilemi, con le arrugginite strutture, apparentemente ammantate da tante parole. Da troppi anni la scusa del caos magmatico come fonte di rinnovamento viene posto in una realtà sempre più dolorosa e complessa, dove gli artisti sono passati dall’impegno diretto e reale all’appropriazione e uso promozionale della creatività altrui (che sia musica, teatro, danza, dolore …). 

Se nell’insieme alcuni progetti, sono sicuramente validi, la maggioranza però risulta oramai scontata e debole. Colpisce molto come tutta questa «progettualità» muoia poi nella realizzazione, sia come arte sia come « impegno ». L’arte in questo evento si conferma sempre più slegata dall’azione culturale e sempre più un prodotto commerciale che gioca al sentimentalismo, un poco ipocritamente. 


Fridericianum, opera di Fabio Mauri

Ma vediamo le opere, iniziando dal Fridericianum, partendo dal lontano passato delle piccole sculture medio-orientali, miscelate giungendo agli oggetti del dittatore tedesco, in una vicinanza che sa più di spettacolo che di senso. Per passare ad opere consolidate di Man Ray o in una remota stanza due quadri di Salvador Dalí. All'ennesimo ovvio omaggio a Boetti e uno più valido a Fabio Mauri. L’idea di « cervello » come area di elaborazione potrebbe essere valida ma qui pare più un mediocre espediente, che si snatura completamente nelle prime stanze troppo svuotate a scapito dei piani superiori in certi casi troppo piene, senza ben capirne il perché. Fra le opere che più mi conquistano sicuramente quelle di Michael Rakowitz, con la sua contrapposizione fra i libri consumati e quelli scolpiti nel tempo. Mi soddisfano lo spazio di Kader Attia che nel suo lavoro installativo riesce a giustificare le sue sculture. 

Va un poco meglio all’Ottoneum, dove il gioco fra arte e scienza pare funzionare un poco, anche se sembra più un esercizio scolastico che un lavoro di forte impatto artistico. Vedasi l’opera di Mark Dion che riprende i libri-albero realizzati nel 1771-79 col progetto 'Xylotheque Schildbach'. 

Mi piace in pieno la Documenta-Halle dove a parte l’elevato presenza dei lavori di Gustav Metzger si crea un forte contrasto fra le opere di Thomas Bayerle e Nalini Malani, ma anche le stanze dedicate alla pittura hanno una dignità che altrove manca. 

L’Orangerie risulta troppo confusa e alquanto osmotica più equilibrata la Neue Galerie, forse lo spazio che regge meglio nel suo complesso. Qui le opere di Geoffrey Farmer, una selezione di immagini dalla rivista Life dal 1935, che crea un lungo percorso storico, e di Wael Shawky, due video che attraverso dei burattini in ceramica raccontano la storia delle crociate secondo la cultura araba, sono fra i lavori più validi, come il l’opera “disobedient” di Sanja Ivecomivc. 

Bella l’idea di usare il parco, un poco come fossero dei padiglioni nello stile della biennale di Venezia, peccato che la collocazione eccessivamente espansa li renda difficilmente fruibili, per cui fornitevi di un bicicletta e forse riuscirete a vederne alcuni. Nel complesso simpatici anche se molto banali e ovvi, come sempre la quantità non vuol dire qualità. Fra i tanti segnalo quello nel boschetto del canadese Gareth Moore e la grotta di Allora & Calzadilla. 

Fra gli spazi paralleli ci sono dei negozi, la giovanilistica casa degli Ugonotti, dove c’è l’enfatizzato lavoro di Tino Sehgal (prossimamente alla Turbine Hall della Tate) che come al solito mi pare sempre più teatralmente autoreferenziale. Segnalo uscendo per l’allegra spensieratezza il lavoro di N.Solakov nel palazzo in fronte alla Neue Galerie. E mi piace l’intervento di Tacita Dean presente nell’ Echemaliges Finanzamt, grandi lavagne riportano profili di montagne dell'Afghanistan, semplice e bello. 

In conclusione un evento sicuramente vasto e articolato con una buona serie di opere ben allestite. Ma rimane comunque una sensazione di abbondanza noiosa. Per cui alla fine si esce con la sensazione di una normale mostra, un poco troppo poco per un evento che aveva tante propositi. 

Mi aspettavo dopo tutte le filippiche della curatrice qualcosa di più coraggioso, di nuovo e sperimentale in linea con i grandi cambiamenti enfatizzati. Visto che sia il tempo, la sua nomina è stata fatta nel Dicembre del 2008, e il budget, si parla di oltre 20 milioni di euro, lo avrebbe permesso. 



Postilla 
Mi domando come mai ancora oggi l’universo del web che oramai attraversa in modo deciso la vita quotidiana non sia partecipe attivamente, e non solo come semplice diario informativo, dei progetti artistici come questo che vuole essere una rappresentazione della cultura contemporanea. Questa che è la vera rivoluzione di questi ultimi 20 anni pare assolutamente assente dalla realtà artistica. 
In realtà esiste un variegata forma di arte nel web ma viene marginalizzata dal “sistema arte”, forse perché difficilmente si potranno fare le solite speculazioni del mercato artistico. 


Fridericianum, opera di Salvator Dali'




Fridericianum, teca con corredo del bagno di Hitler




Fridericianum, opera di Michael Rakowitz,




Fridericianum, opera di Michael Rakowitz,




Ottoneum, opera di Aase Texmon Rygh




Ottoneum, opera di Claire Pentecost




Documenta-Halle, l'artista Etel Adnan (in rosa) e le sue opere pittoriche




Documenta-Halle, opere di Etel Adnan




Documenta-Halle, opere di Thomas Bayrle




Documenta-Halle, intervento di Yan Lei




Neue Galerie, opera di Geoffrey Farmer




Neue Galerie, opera di Sanja Ivecomivc




Uno dei tanti spazi allestiti nel parco




Ehemaliges Finanzamt - intervento di Tacita Dean

05/06/12

dOCUMENTA (13) Reportage da Kassel - I luoghi - un’architettura multi storica per ospitare un evento multiforme


L’edizione di dOCUMENTA (13) si sviluppa in diverse spazi, che attraversano la storia architettonica della città. 

Si va dallo storico edificio del Fridericianum, posto nel centro della città, alla vicina documenta-Halle, costruita nel 1992 per l’edizione di Jan Hoet, la famosa Documenta 9. 

C’è poi l’edificio neo-rinascimentale dello Ständehaus, sede del locale parlamento, costruito fra il 1834 e il 1836, più in là il Karlsaue Park, suggestivo parco dalle geometrie ordinate, in cima a questo spazio c’è l’Orangerie, in un allegro stile barocco. 

Saranno anche usati l’Ottoneum, realizzato dall’architetto Wilhelm Vernukken nel 1603, il Gloria Cinema del 1953, la Neue Galerie e la Hauptbahnhof, cioè la stazione di Kassel. 

Come si vede tante location abbastanza comode da raggiungere, in un percorso interno esterno cittadino. 


  




17/04/12

Il nulla del tutto - A che punto siamo con dOCUMENTA 13?




Oramai manca solo più un mesetto all’apertura della tredicesima edizione di Documento, che ogni cinque anni riunisce il mondo dell’arte nel cuore della Germania. Ma fino ad oggi poco si sa. Anche se si è pellegrinato per eventi di ogni tipo in ogni dove e si sono letti i tanti piacevoli libretti pubblicati nell’attesa, che spaziano dall’agricoltura all’arte, non c’è un’idea definita sull’evento. 

La curatrice Carolyn Christov-Bakargiev, forse impegnata nel girare il mondo in lungo e largo, non ha ancora prodotto un chiaro testo su quello che succederà. Solo sabato scorso sono giunte alcune indicazione strutturali sull’evento, ma forse proprio questo suo muoversi attraverso culture e paesi è già un chiaro segnale sul cambiamento del “fare arte”. 

Sicuramente la suspense è importante per enfatizzare la rassegna ma se ci fossero dei segnali di definizione, si potrà goderla pienamente e non arrivare impreparati alla rassegna. Ma l’effetto mediatico della sorpresa sembra giunto oramai anche nel mondo dell’arte contemporanea, nel miglior stile spettacolo verità. 

Pensando agli stimoli che sono stati proposti in questi ultimi tempi, possiamo dare spazio a tante diverse idee di mostra. Ma se è giusto tenersi dinamici in questi tempi di continui mutamenti, sappiamo già tutti che i giochi sono stati fatti e che gli artisti le opere le hanno già progettate, per cui prolungare troppo l’attesa alla fine rischia di svuotarle di senso. 

Personalmente in questo magma informativo prodotto a oggi intorno a dOCUMENTA 13 ho percepito un’azione sulla “comunicazione” stessa, sul suo inutile flusso gigantesco che sempre più non lascia traccia, anzi annulla e svuota ogni evento. Sia tragico sia gioioso. Per cui risulta importante tornare ad una intimità, ad un rapporto “umano” delle cose. 

Ma vediamo le notizie giunte Sabato scorso, quasi tutte di tipo logistico, da cui apprendiamo che gli artisti saranno oltre 150, si parla nel breve testo che l’evento seguirà una visione olistica, che spazierà dalla creatività artistica a diverse discipline scientifiche, come la biologia, la fisica o l’antropologia. 

La rassegna si svolgerà in diverse location, dai tradizionali spazi quali il Fridericianum, la documenta-Halle, e la Neue Galerie; spostandosi anche in spazi dedicati alle scienze naturali e tecniche, come il Ottoneum e l'Orangerie. Una parte si estenderà in piccoli luoghi come il magnifico parco barocco del Karlsaue o luoghi più "borghesi" quali il Ständehaus e il Grand City Hotel Hessenland. Sono previste anche delle location extra-europee che saranno rivelate solo il 6 Giugno. 

Si confermeranno gli eventi che si svilupperanno per i 100 giorni della rassegna e che potranno essere: congressi, seminari, conferenze, progetti attivati, residenza di scrittori e un programmazione di film. Dal 11 al 15 Giugno si svolgerà un congresso degli artisti con alcune delle più importanti istituzioni collegati all’ Art Academies Network. Per poter fruire al meglio l’evento saranno organizzate dei dTOURS per approfondire la vasta mole di opere presenti. 

Via l’attesa si fa più intensa!