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28/04/18

Vandalismi (con Giovanni Morbin, Luca Vitone, Gaia Carboni)



Il termine ‘vandalizzare’, con i suoi derivati, come ‘vandalismo’, e soprattutto quello da cui proviene, Vandalo/i, hanno da sempre un’accezione esclusivamente negativa, significando danneggiamento e distruzione apparentemente immotivati. Sembrerebbe, tuttavia, che il ‘vandalo’ si accanisca, usando violenza, verso ciò che percepisce come superiore (in bellezza e autorevolezza). Ma si potrebbe anche supporre che la qualità necessaria a scatenare la sua furia distruttiva sia la diversità percepita in qualcosa o qualcuno, rispetto a se stesso e alla sua cultura. Altresì, si potrebbe supporre che una tale energia impiegata per distruggere non si attivi in mancanza di un forte rispetto per ciò che si vorrà quindi distruggere: l’indifferenza, ovvero l’assenza di rispetto e/o di timore reverenziale, generalmente scongiura l’evenienza di un’azione offensiva o distruttiva. In questo caso, potrebbe cadere l’accusa, gravissima, di distruggere senza motivo, ciò che soprattutto atterrisce chiunque, venendo a mancare la possibilità di prevedere, e prevenire, la violenza, con i comportamenti adeguati. Per inciso, questo è anche il caso degli agenti naturali (terremoti, alluvioni, incendi) che colpiscono senza preavviso e spietatamente, senza che vi siano molte possibilità di opporvisi: al massimo, si possono limitare i danni. Invece, il caso di una violenza motivata, portata nei confronti di un nemico che si rispetta e anche si teme, conferisce all’atto vandalico una sorta di legittimazione, attribuendogli qualità creative, ovvero costruttive, attraverso la distruzione. Forse, soltanto attraverso la distruzione (anche, talvolta, quella operata da fenomeni naturali) si possono creare le condizioni giuste per la creazione. Pure, l’atto vandalico è affermativo e vitale, perché permette all’autore, il vandalo, di affermare la sua stessa presenza e la sua potenza nei confronti del nemico, di ciò che, o di chi, ha individuato come tale. E il gesto vandalico in sé determina una discontinuità, una frattura dell’ordine costituito, che viene sovvertito, liberando spazio ed energie per il nuovo.
Tre artisti, tutti italiani, presenteranno a blank, nel corso di tre successivi incontri durante il mese di maggio 2018, un’opera di particolare significato all’interno della propria ricerca. In un caso, l’opera è stata realizzata molti anni fa e merita di essere riproposta per la sua particolarità e la sua forza. Negli altri due casi, si tratta di opere molto recenti, realizzate fra il 2016 e il 2017, e una delle due verrà presentata in pubblico per la prima volta.
Giovanni Morbin nell’estate del 2016, nelle ore centrali di due giorni consecutivi, ha percorso in salita e in discesa un sentiero alpino nel tentativo di contrastare l’azione inesorabile della forza di gravità che, con la complicità di un torrente, incessantemente spinge verso valle tutto ciò che ha peso, in particolare le pietre. Morbin, mediante la ripetizione ostinata del suo gesto oppositivo, ha tentato di invertire una tendenza di fatto incontrovertibile, rifiutando di adattarvisi. Una volta riempito lo zaino di pietre raccolte a valle, le riportava indietro, verso l’alto, più o meno dove erano collocate un giorno, prima che il torrente le spingesse giù. E poi ancora daccapo, più e più volte finché le forze lo sostenevano.
Il video Rock and Roll, che documenta l’intervento, faticoso, disperato e nobile di Giovanni Morbin, verrà proiettato, alla presenza dell’artista, giovedì 10 maggio a blank.

Dopo avervi lavorato per circa tre anni, nell’estate del 1998 Luca Vitone pubblicò “Rock Suite in Y”, un cd, della durata di circa 20', contenente un collage di centinaia di frammenti estratti da altrettante registrazioni di musica rock. Ogni volta – ognuno di questi frammenti – viene lanciata e udita una brevissima parola, anche ripetuta, una parola affermativa, vitale, potenzialmente in grado di sedurre, eccitare, sobillare, aizzare l'ascoltatore. Un gesto – non visto ma percepito e immaginato attraverso l’udito – che intende creare attraverso un’oggettiva distruzione e disintegrazione. Vitone ha lentamente smontato, disintegrandole, costruzioni musicali complesse, utilizzando quindi ogni volta parti ben precise dell’originaria struttura per costruirne una nuova, dalla forma libera ma densa e solida.

Mercoledì 16 maggio, a blank, Luca Vitone rievocherà la genesi e la realizzazione del suo lavoro di 20 anni fa, e proporrà l’ascolto del cd, commentandolo. Nella stessa sala, verrà esposta l’opera Greatest Hits, del 1995-98, che contiene, in modo apparentemente disordinato, tutti gli appunti che gli servirono per creare “Rock Suite in Y”.

Giovedì 31 maggio, sempre a blank, Gaia Carboni narrerà il percorso creativo, costellato da incidenti violenti che hanno lasciato tracce indelebili sulla sua superficie, di un’opera in ceramica alla quale ha lavorato intensamente nell’estate dello scorso anno (a Crissolo, nell’ambito del progetto Mun Ange), prima modellandola, poi cuocendola, infine ammendando le sue varie parti distrutte dall’azione del fuoco, elemento che agisce sempre sul liminare fra distruzione e creazione. Nel corso dell’incontro l’opera verrà infine mostrata, per la prima volta in assoluto, integra e viva, rinata, dopo l’accurata e amorevole ricostruzione della stessa autrice.

Tutti gli incontri avranno inizio alle 18.30 a blank.
date: 
 10 5 18 - 31 5 18
luogo: 
 blank, via Reggio 27, Torino
realizzazione curata da: 
 Carlo Fossati per e/static
inaugurazione: 
 giovedì 10 maggio 2018, ore 18.30
giorni e orari di apertura: 
 dal giovedì al sabato, dalle 15 alle 19.30; soltanto su appuntamento
info: 
 
011235140 estatic.it

28/11/16

Forms Unseen



Lo spazio Blank a Torino  presenta fino al 3 Dicembre un interessante intervento dell’artista australiano Michael Graeve.





Il rarefatto lavoro si muove nello spazio visivo e sonoro con un delicato uso dei media.




Il tempo e il silenzio sono le chiavi di fruizione di questo luogo, le sue impercettibili variazioni, legate fra vibrazioni acustiche e interventi cromatici.  





 






05/11/16

Michael Graeve Forms Unseen




Questa che verrà inaugurata a blank la sera di sabato 5 novembre 2016, a partire dalle 20.30, durante la Notte delle Arti Contemporanee, è la seconda mostra personale di Michael Graeve per e/static. Nella prima, del 2010, già il titolo, “Spatial Choreography”, descriveva con chiarezza quello che è uno dei tratti distintivi del fare arte di questo artista australiano di origine tedesca, contemporaneamente pittore e produttore/manipolatore di suoni e rumori: il suo eccellente senso dello spazio, e la capacità di cooptarlo in un sistema di segni che richiedono di essere esperiti piuttosto che semplicemente osservati. In quell'occasione, gli elementi costitutivi dell'installazione andavano cercati muovendosi, appunto, attraverso lo spazio, per essere rinvenuti ovunque, sui muri, sul pavimento, sul soffitto. Di quando in quando, cogliendo di sorpresa il visitatore, una composizione di suoni e rumori appariva a sovvertire – o quanto meno mettere in discussione – per pochi minuti, tutte le eventuali certezze spaziali acquisite durante l'esplorazione, compiuta camminando e guardando in ogni direzione, della sala espositiva.

In questi sei anni qualcosa è cambiato, e già nel titolo di questo nuovo progetto espositivo, sia pure più allusivamente rispetto alla precisione descrittiva utilizzata nel 2010, si annuncia questo cambiamento. Che viene soprattutto stabilito dall'inserimento di elementi invisibili, non soltanto per la parte attinente all'ascolto – di suoni e rumori, e di silenzi che si alternano con quelli – ma anche per quanto riguarda gli aspetti più propriamente plastici, come forme e colori. Stavolta anche le parti vuote, prive (apparentemente) di forma e di colore, concorreranno a comporre una nuova 'coreografia spaziale' con il fine di dare una differente, sia pure effimera, identità allo spazio. Non viste, ma fortemente presenti ed effettive, linee, direzioni, e, appunto, forme (visibili o meno), saranno protagoniste insieme a colori, suoni, e a superfici apparentemente vuote.




artista: Michael Graeve
titolo mostra: “Forms Unseen”
a blank, via Reggio 27, Torino
inaugurazione sabato 5 novembre 2016 a partire dalle 20.30
fino a sabato 10 dicembre 2016
curata da Carlo Fossati
una produzione di e/static
con il sostegno di:




25/05/15

Quotidianità torinese


Sabato scorso era una giornata di metà maggio assolata e tranquilla, ideale per fare due passi a Torino per conoscere le proposte delle principali gallerie e spazi espositivi.
Prima tappa dallo Studio Quartz, in via Giulia di Barolo, che in perfetta sintonia con la giornata propone dei diorama in forma di amache in cui immergersi serenamente, un bel progetto di Adrien Missika.
A diverse altezze fasce di colore, diverse per cromia e materiale, autoprodotte dall’artista stesso, offrono accoglienza emotiva. Attimi di sosta accompagnati dalle sonorità ideate dagli amici dell’artista, in cui lasciarsi andare alle sensazioni dell’anima.

Ambienti intimi anche nella galleria Alessio Moitre in cui la memoria di un luogo rivive nelle nostre emozioni, l’artista Elena Tortia passa così dalle dinamiche performative a interessanti soluzioni fisiche. 

Segue la passeggiata lo spazio blank in via Reggio dove si sta svolgendo un percorso di proposte in sviluppo fra opere e mutazion temporali. In questo periodo sono visibili i lavori di Steve Roden Rolf Julius Michael Graeve Terry Fox Alessandro Quaranta Patrice Carré Manuele Cerutti.

Altra tappa presso Opere Scelte con la pittura di Michele Munno che attraverso la sua opera rivisita il quotidiano territoriale, fra memorie e presente.

Il tema della forma e della sua consumazione, sia inteso come cibo che come materia, è proposto dalla Galleria di Norma Mangione con i lavori di Raphael Danke.

Articolata anche la serie di immagini vissute come motore di riflessioni e storie nelle scelte fotografiche di Eva Frapiccini presenta dalla Galleria Alberto Peola.

Nella Galleria Guido Costa le fresche onde del mare sono frastagliate fra pixel e nodi in magnifici arazzi monocromatici ideati da Paul Thorel.

Concludo la stimolante passeggiata nel temporaneo spazio dell’Officina 500 in via Cesare Lombroso 15, dove la mostra Praxis, ideata da The Others e Dimora Artica, presenta variegati lavori di suggestioni urbane.

14/05/15

old songs new songs


Il titolo di questo progetto espositivo si riferisce sia, letteralmente, a opere diverse, vecchie o nuove, sia a opere 'vecchie' che si rinnovano in molti modi, come nel caso, appunto, di una canzone che, interpretata in un modo diverso dall'originale ci appare nuova e perfino diversa. Alcune di queste opere erano state presentate, all'interno di mostre personali o collettive, nello spazio di vai Parma 31 – è il caso di music for clouds di Steve Roden, del 2002, in occasione del suo esordio a e/static, del video monochrome blue (stavolta proiettato su muro, nel 2002 diffuso da un monitor), e di rain, sempre dello stesso autore, dalla sua seconda mostra nel 2004; di Rücken(1977/2007), di Rolf Julius, presente nella parte della sua personale del 2007, “Two spaces (walking)”, allestita in via Parma; infine di Cone of Silence, un 'opera di Terry Fox presentata per la prima volta nella collettiva “Before and after sound” del 2003. Altre invece erano già state allestite a blank, ma non negli stessi punti, e messe in relazione con altre opere, ed è questo il caso di sons du haut, sons du bas, di Patrice Carrè, dalla sua seconda personale per e/static nel 2012, “Sons en formation”, o di Squares Squared di Michael Graeve, dalla sua prima personale per e/static, “Spatial Choreography”, del 2010 (opera che venne creata da Graeve direttamente nello spazio in cui fu esposta quella prima volta). Un caso a parte, e nello stesso tempo emblematico, è quello di dirt(1988/2015), un'opera di Rolf Julius – presentata all'interno della collettiva “Light Sculpture / Scultura leggera” del 2005, a Vicenza – che consiste di tre elementi, di cui due fissi e uno continuamente mutevole, ad ogni nuovo allestimento. Due piccoli speakers, con il loro cavo audio e la fonte riproduttiva del suono (un lettore cd) costituiscono il materiale 'fisso' e immutabile, insieme al file audio, creato da Julius nel 1988, mentre il materiale che cambia ogni volta (il 'dirt', letteralmente 'sporcizia', o 'spazzatura', ma piuttosto nel senso di un caotico insieme di elementi eterogenei, scartati o dispersi, e casualmente accumulatisi) è un mix di terriccio, residui vegetali, polvere, micro-ciottoli e altro, che va raccolto di volta in volta nel luogo stesso di ogni nuovo allestimento o nelle immediate vicinanze, all'aperto (in questa occasione, sul grande terrazzo di blank).

È sempre stimolante sottoporre un'opera d'arte alla prova del 'dislocamento', sia fisico, quando viene allestita in uno spazio nuovo – o in altra parte dello stesso spazio – sia 'concettuale', quando non entra più in relazione con altre opere dello stesso autore, bensì con opere di autori diversi. È un processo che ha molto a che fare con quello della vera e propria interpretazione, partendo dal presupposto che quasi mai (l'eccezione va fatta per quelle 'site specific' permanenti, create per un certo luogo, e indivisibili da esso) un'opera rimane nel luogo dove è stata allestita la prima volta, e ad ogni spostamento corrisponde sempre una rilettura più o meno approfondita, resa necessaria dal fatto di doversi confrontare con un diverso contesto, sia topografico sia concettuale. Ovviamente, la presenza di determinate attitudini, o 'affinità elettive', fra opere diverse (e soprattutto di diversi autori) allestite nello stesso spazio è indispensabile, perché certe nuove relazioni possano verificarsi senza tradire la natura di ognuna di esse, e rispettandone la specificità.  Questo problema non si poneva al curatore del progetto, in quanto tutte le opere coinvolte, come gli stessi autori, erano già state presentati insieme nel contesto di precedenti progetti espositivi di e/static (la già citata collettiva “Before and after sound”, poi i due episodi di “découpage”, infine “Things he would like”).


L'altro aspetto che caratterizza il progetto è la presenza di 'canzoni' nuove a tutti gli effetti, o comunque – quando non inedite – mai comparse prima in progetti espositivi prodotti da e/static. A proporle, con interventi periodici che si susseguiranno fino alla chiusura della mostra, saranno artisti come Alessandro Quaranta, Manuele Cerutti e altri, tutti peraltro già intervenuti, in anni recenti, nel nostro spazio espositivo. Ognuno di essi inserirà nel contesto di “Old songs new songs” (utilizzando gli spazi lasciati appositamente vuoti, sia sui muri sia sul pavimento) un'opera che arricchirà, di volta in volta, il paesaggio espositivo, senza violentarlo, ma sicuramente modificandolo.

date: 
 14 5 15 - 4 7 15
luogo: 
 blank, via Reggio 27, Torino
realizzazione curata da: 
 Carlo Fossati per e/static
giorni e orari di apertura: 
 su appuntamento
info: 
 
011235140 estatic.it

16/10/14

Alessando Quaranta 10 storie di veglia (dal Killing Floor)


KillingFloorII_A40.jpg courtesy Alessandro Quaranta e e/static, 2014


Dal 29 aprile al 26 giugno di quest'anno, per l'intera durata del Killing Floor II, una webcam installata all'interno di blank ha ripreso con scatti regolari (la cadenza era variabile, a seconda dei periodi, da un minimo di un minuto a un massimo di tre minuti), tutto ciò che vi avveniva, dalle 6 alle 21.30 di ogni giorno, funzionando in maniera del tutto autonoma, indipendente dalla volontà di chiunque, trascurata, anzi ignorata un po' da tutti, a parte il sottoscritto e Alessandro Quaranta. Queste video-camere di vigilanza fanno ormai parte della normalità, se ne vedono in giro moltissime, quasi nessuno ci fa più caso, e diventano importanti soltanto raramente, in occasione di un evento fuori dall'ordinario, generalmente di natura delittuosa. In quei casi le registrazioni effettuate vengono studiate e analizzate, alla ricerca di conferme o di aspetti innovativi, che aprano nuove prospettive, permettendo spesso di risolvere casi difficili e altrimenti insolubili.

Alessandro durante quei due mesi teneva d'occhio, da lontano, attraverso internet e grazie a un software che raccoglieva tutte le immagini, l'azione oggettiva e distaccata della webcam. Di quando in quando notava (e registrava sul suo taccuino di lavoro) qualcosa di straordinario, spesso soltanto un particolare effetto di luce, oppure un micro-evento in grado di alterare la consuetudine, modificando quasi impercettibilmente l'immagine, apparentemente sempre la stessa, immutata, nella stragrande maggioranza dei frames. Non cercava nessuna conferma, Alessandro, nessun indizio o prova, ma semplicemente osservava, isolando, talvolta, una singola immagine, con cui - ovvero, con una persona, una cosa o un avvenimento 'immortalati' dalla camera - spontaneamente stabiliva una particolare relazione, sia pure univoca e virtuale, un contatto di natura sempre più o meno intensamente affettiva (nel senso letterale del termine)*. Spesso, una connessione si stabiliva fra immagini diverse e talvolta anche temporalmente distanti fra loro, e in questo secondo caso nascevano nuove storie, la realtà così freddamente ritratta dal mezzo meccanico si trasformava, attraverso l'esperienza anche emotiva di Alessandro, diventando una peculiare narrazione, agita da raggi di luce, oggetti vari, o dagli artisti che stavano lavorando sul Killing Floor (Ludovica Carbotta, Alis/Filliol, Giovanni Morbin) e tutti gli 'estranei interessati', persone presenti sia durante le tre presentazioni sia, occasionalmente, prima o dopo.

In questo processo, l'azione della webcam si riscaldava venendo fruita e monitorata dallo sguardo remoto di Alessandro, e il risultato di questa operazione complessa e protrattasi nel tempo è un'antologia di storie, più o meno lunghe, che verranno presentate dall'autore giovedì 16 ottobre proprio a blank, a circa tre mesi e mezzo dalla fine delle riprese, raccolte in 10 libretti, ognuno dedicato a una particolare tipologia, stabilita dallo stesso autore.

Questo di Quaranta non è un mero resoconto del Killing Floor II, soprattutto non è un'arida e didascalica documentazione degli interventi artistici che vi si sono succeduti, ma credo si debba considerare bensì una sorta di trasfigurazione quasi mitica, dal suo personale punto di vista, di quei due mesi, e di tutti i protagonisti delle sue storie. In esse, persone, oggetti, raggi di luce e ombre sembrano agire liberamente e in una dimensione fantastica, come liberati dalle categorie in cui tutti, obbedendo alle nostre mediocri convenzioni, vengono normalmente collocati, conquistando così un'indipendenza, un'alterità che ce li rende misteriosi e conturbanti, allo stesso modo in cui talvolta in un sogno vediamo apparire persone e luoghi sconosciuti, che quasi sempre ci sfuggono al risveglio, e di cui, spesso, rimane in noi una traccia vaga ancorché persistente durante il giorno. È così che molti, pur riconoscendo le proprie fattezze all'interno di alcune immagini dei libretti di Alessandro Quaranta, potrebbero avere la sensazione di vedersi per la prima volta, e sorprendersi come davanti all'apparizione di uno sconosciuto. E altrettanto nuovo e sconosciuto potrà apparire loro un oggetto noto o comunque ordinario, e lo stesso spazio in cui hanno lavorato per ore o giorni, o che hanno talvolta frequentato, negli ultimi mesi o anni. (C.F.)

*: Affettivo [in psicologia]: facoltà a., quelle della sfera del sentimento, in opposizione alle facoltà intellettive; [in terminologia linguistica]: linguaggio a., dove predominano gli impulsi alogici.
(dal Vocabolario Italiano Treccani)


artista: Alessandro Quaranta
titolo: 10 storie di veglia (dal Killing Floor)
curato da: Carlo Fossati per e/static
luogo: blank, via Reggio 27, 10153 Torino
date: inaugurazione giovedì 16 ottobre 2014 dalle 18.30; fino al 31/10/14










06/07/14

Percezioni ..





Presso lo spazio blank  si è svolta una nuova edizione di killinf floor, elementi casuali di ricerca, presentazioni nel loro attimo temporale di sviluppo.

Nei giorni scorsi ho visto l'assemblaggio di Ludovica Carlotta suggestione che mi ricordano alcune architetture razionaliste i cui materiali rimandano alle storie della precarietà contemporanea.

Nell’aria aleggia ancora l’arresa di Giovanni Morbin, di cui purtroppo non ho visto l'evento, come per il video di Alessandro Quaranta.

Al presente sulle pareti alcuni lievi disegni, segnali dei pensieri  antecedenti la formazione del modello architettonico, sul lato opposto una scultura di Alis/Filliol amalgama di durezza e plasticità, fra superfici lucide e asperità abrasive, pare una figura dal cromatismo intenso. 




 








08/11/13

Carlos Casas : Outer Image / L'immagine fuori




Sabato 9 novembre 2013, a partire dalle ore 20.30 a blank, in via Reggio 27 a Torino, Carlos Casas presenterà "Outer Image / L'immagine fuori", la sua prima personale, realizzata e curata da Carlo Fossati, per e/static.

In precedenza, alle ore 18, Carlos Casas presenterà, con Andrea Lissoni e Carlo Fossati, a Into The Wild (in collaborazione con Libreria Luxemburg), in via Accademia delle Scienze 2 a Torino, il suo recente volume monografico "End. Viaggi alla fine del mondo", distribuito da Corraini Edizioni.


Carlos Casas, artista e cineasta di origine catalana, attualmente residente a Parigi, collabora già da diversi anni con e/static, e l'ultima sua apparizione, proprio a blank, risale al 2010, quando venne presentata l'opera video/sonora Avalanche, frutto di una collaborazione con Phill Niblock. Questa è la sua prima mostra personale (se si esclude il progetto del 2008 “Ways to Nowhere”, con Thomas Köner) ed è peraltro legata, in parte, proprio ad Avalanche, perché ne fanno parte due immagini inedite scattate negli stessi luoghi in cui venne girato quel video, nel Pamir. Altre immagini fotografiche (anche queste, in parte, inedite) furono scattate da Casas in Siberia, all'epoca dei 'fieldworks' presentati nella mostra del 2008, e tutte insieme queste fotografie rappresentano uno sguardo all'indietro, verso un'opera, la sua, che annovera già una vasta produzione, realizzata nell'arco di 15 anni circa. Attualmente, Carlos sta portando avanti un ambizioso progetto cinematografico (“Cemetery”, intrapreso già da alcuni anni) intorno alla ricerca del leggendario cimitero degli elefanti, una specie di luogo-non-luogo fra India, Sri Lanka e Nepal che ha sempre suscitato in lui una forte curiosità. Farà parte della mostra anche un nuovo editing del video recentemente presentato a Marsiglia al festival del cinema FIDMarseille (come primo 'script' del progetto 'in progress'), dove ha vinto uno dei premi messi in palio, così come un altro video del tutto nuovo, anch'esso parte integrante del progetto “Cemetery”.




Il titolo della mostra è lo stesso del testo di Carlo Fossati apparso sul volume monografico “End. Journeys to the end of the world”, recentemente pubblicato (ed. Corraini), e proprio da quel testo si vuole prendere spunto per compiere un breve ma intenso viaggio attraverso tutta l'opera di Carlos Casas, in cui la componente del viaggio, intrapreso sempre sotto l'effetto dell'attrazione esercitata dall'ignoto e da qualcosa che, invisibile, sembra perduto, è costante.




artista/i: 

date: 9 11 13 - 14 12 13
Luogo: blank, via Reggio 27, Torino
Realizzazione curata da: Carlo Fossati per e/static
Inaugurazione: sabato 9 novembre a partire dalle 20.30
Giorni e orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 16 alle 19.30; oppure su appuntamento
Info: 011235140 estatic.it carloscasas.net

25/06/13

visionair-13 : Aki Onda + Akio Suzuki


Akio Suzuki e Aki Onda si esibiranno, separatamente e in duo, giovedì 4 luglio a partire dalle ore 21, negli spazi messi a disposizione dal Munlab Ecomuseo dell'Argilla, all'interno della storica fornace di Cambiano, per un evento che si profila come unico e irripetibile, con intriganti interazioni fra suono e memoria del luogo.


Data la particolare natura della 'location', e le regole che ne disciplinano l'utilizzo, l'evento avrà caratteristiche di privatezza, e quindi e/static chiede a tutti i suoi affezionati seguaci, e a chiunque sia interessato a partecipare all'eccezionale serata, di prenotarsi, semplicemente comunicando il proprio nome e cognome con una mail al nostro indirizzo di posta elettronica, info@estatic.it (oggetto: Onda + Suzuki al Munlab) già a partire da oggi, martedì 25 giugno 2013. Verrà data sollecita risposta a ogni messaggio, con la conferma dell'inclusione nell'elenco dei partecipanti (che è limitato a un numero massimo di 60 persone) e una breve nota contenente tutte le informazioni necessarie per raggiungere il Munlab, oltre ad alcune semplici regole di cui si chiederà il rispetto.