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25/01/24

Prometeo Luigi Nono centanni omaggio della Biennale di Venezia




 Per celebrare il centenario della nascita del grande compositore veneziano Luigi Nono (29 gennaio 1924), La Biennale di Venezia presenta un Progetto Speciale dell'Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) per il riallestimento dell'opera Prometeo. Tragedia dell'ascolto di Luigi Nono, che andrà in scena dal 26 al 29 gennaio 2024 nella Chiesa di San Lorenzo, dove si tenne la prima memorabile esecuzione prodotta dalla Biennale Musica nel 1984. L'opera ha avuto nel tempo diverse riedizioni, ma mai nel luogo per cui era stata concepita: la Chiesa di San Lorenzo. Dopo quarant'anni Prometeo torna in scena con un nuovo allestimento prodotto e realizzato dalla Biennale di Venezia in collaborazione con la Fondazione Archivio Luigi Nono e con TBA21-Academy.

“Tragedia composta di suoni, con la complicità di uno spazio”: Luigi Nono ritenne fondamentale cercare di liberare l'opera dalla servitù dell'immagine e della narrazione, sottolineando l'importanza della relazione tra suono e spazio, penalizzata dalle consuetudini di riproduzione delle sale da concerto e dei teatri tradizionali.

Sottotitolato “tragedia dell’ascolto”, Prometeo è, nelle parole di Nono, “tragedia composta di suoni, con la complicità di uno spazio”. Un’opera intesa unicamente come ascolto rivoluzionando lo spazio, concepita dal venezianissimo compositore quasi in intimità con la sua città e destinata a restare nella storia della musica, non solo come punto di arrivo di una ricerca durata una vita, ma anche come vera e propria impresa che ha coinvolto, oltre allo stesso Nono, grandi artisti, progettisti, filosofi, musicisti, impiegando il più imponente e avanzato complesso tecnologico del tempo.



Prometeo torna a quarant’anni di distanza nella sua sede originaria. “Questi legni, queste pietre-spazi di San Lorenzo, infiniti respiri”, scriveva Luigi Nono. La secentesca chiesa sconsacrata di San Lorenzo, dalla singolarissima pianta divisa longitudinalmente dall’altar maggiore in due emicicli, ospiterà la struttura-ambiente re-immaginata, aderendo al pensiero del compositore, da Antonello Pocetti e Antonino Viola con le luci di Tommaso Zappon. Un impianto essenziale e aperto che abbraccia il pubblico con una serie di praticabili in collegamento fra loro posti a tre diverse altezze, che come moderne “cantorie” ospitano in punti diversi dello spazio solisti, complessi vocali e strumentali. Al centro Marco Angius, il maestro italiano che più ha diretto e inciso Luigi Nono, che attraverso un sistema di monitor può raggiungere e condurre, coadiuvato da Filippo Perocco, quattro gruppi orchestrali, due ensemble di solisti strumentale e vocale, coro e voci recitanti – 79 elementi in tutto - distribuiti come in un “multispazio” per quell’ascolto pluridirezionale auspicato dal compositore veneziano.

Accanto all’Orchestra di Padova e del Veneto ci saranno i fuoriclasse del flauto e della tuba Roberto Fabbriciani e Giancarlo Schiaffini, che con il mago del suono Alvise Vidolin per la parte elettronica e Massimo Cacciari, curatore di un vertiginoso intreccio di testi e di lingue, erano stati complici della prima leggendaria edizione. Con loro, importanti solisti: Carlo Lazari alla viola, Michele Marco Rossi al violoncello, Roberta Gottardi al clarinetto, Emiliano Amadori al contrabbasso; le voci dei cantanti Livia Rado, Rosaria Angotti, Chiara Osella, Katarzyna Otczyk, Marco Rencinai, le voci recitanti Sofia Pozdniakova e Jacopo Giacomoni, oltre al Coro del Friuli Venezia Giulia con il Maestro Cristiano Dell’Oste.

Imprescindibile l’apporto di Nicola Bernardini e Luca Richelli al live electronics accanto al regista del suono Alvise Vidolin, testimone diretto del passaggio dalla tecnologia analogica del passato a quella tutta digitale del presente, dalle imponenti macchine create in seno allo Studio di Friburgo e all’Ircam nel 1984 alle dimensioni infinitamente ridotte dei potentissimi pc di oggi, che ha comportato l’immane lavoro di trascrizione dei dati dell’opera e della simulazione delle apparecchiature analogiche al Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova.



INIZIATIVE

Prometeo viene riallestito dalla Biennale di Venezia in occasione del centenario della nascita del grande compositore veneziano Luigi Nono (29 gennaio 1924), come Progetto speciale dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) in collaborazione con la Fondazione Archivio Luigi Nono, e con TBA21–Academy, il centro di ricerca della Fundación TBA21 che si è occupata del restauro dell’Ocean Space Chiesa di San Lorenzo.  

La Fondazione Archivio Luigi Nono, inoltre, ha concluso un accordo con La Biennale di Venezia per trasferire i propri materiali nel Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee della Biennale, in corso di realizzazione all’Arsenale. Prometeo. Tragedia dell’ascolto fa parte del percorso di valorizzazione del trasferimento del Fondo Luigi Nono, insieme a una giornata di studi dedicata.

01/01/17

2017 ricco d'arte contemporanea

Sta per arrivare il 2017 che ci porta i tre eventi più interessanti dell'arte, iniziamo con Documenta che si realizzerà in due sedi prima ad Atene, dall’8 Aprile al 16 Luglio, e poi a Kassel, dal 10 Giugno al 17 Settembre, ideata da un curatore, Adam Szymczyk, che ha strutturato il progetto con un forte sguardo politico e sociale.







Seguirà poi la Biennale di Venezia, dal 13 Maggio al 26 Novembre, con la curatrice Christine Macel, che invece ha scelto un titolo che già dice tutto "Viva l'arte viva".


Concluderà la messe di arte contemporanea l'evento decennale, dedicato tutto alla scultura, ma ora anche un poco alle performance, Skulptur a Münster, dal 10 Giugno al 1 Ottobre. Direttore è  Kasper König col supporto di Britta Peters e Marianne Wagner.  Gli artisti selezionati sono Ei Arakawa, Ayse Erkmen, Peles Empire, Alexandra Pirici e Michael Smith; una sezione dell'evento si svolgerà nella vicina Marl.












01/01/13

Un nuovo anno ricco d'arte per tutti



Un anno ricco di mostre, si annuncia il 2013. Per gli appassionati di arte contemporanea ci sarà la 53 edizione della Biennale di Venezia diretta da Massimiliano Gioni con oltre 80 paesi partecipanti, ma sono ben oltre quindici le biennale di quest'anno tra cui anche quella di Lione. 


Ma vediamo alcune delle tantissime proposte. 

A Milano ci sarà la vasta collezione Jonas Netter, Rodin e un’ampia mostra su Bernadrino Luini. 

A Torino una grande proposto con i pezzi più affascinanti provenienti dall’Ermitage a Palazzo Madama e al Castello di Rivoli una retrospettiva sul particolare lavoro artistico di Ana Mendieta. 

Firenze punta sul Rinascimento e sull’ampliamento degli Uffizi, Roma sul Tiziano. 

A New York Il Museum of Modern Art, MoMa, proporrà Le Courbusier e Claes Oldenburg. Il Guggenheim un’interessante retrospettiva del collettivo giapponese Gutai, il Metropolitan punterà sugli Impressionisti. New Exhibition Museum si dedica alla storia con la mostra 'NYC 1993 Experimental Jet Set, Trash and No Star', 

In Francia Marsiglia sarà la capitale europea della cultura mentre a Parigi si svolgerà grande mostra su Keith Haring al Museo di Arte Moderna mentre il Louvre indagherà l’arte tedesca con oltre duecento opere. 

A Londra si guarda agli Etruschi al British Museum, David Bowie alla V&A Museum e ancora musica alla National Gallery ma con le opere di Vermeer. 

Questi alcuni interessanti stimoli per preparare la valigia per un altro anno che si annuncia stimolantissimo per tutti gli appassionati di arte.

23/09/12

Orizzonte sempre più chiaro - Aggiornamento sulla futura Biennale di Venezia Arti Visive 2013



Si stanno definendo le partecipazioni alla prossima Biennale di Venezia di Arti Visive. 

Pian pianino si sta definendo le partecipazioni nazionali alla prossima Biennale di Venezia, il cui curatore sarà Massimiliano Gioni. 

Mentre ci giunge la notizia che il Padiglione della Germania, che l’anno scorso aveva visto il Leone d’oro con l’omaggio all’artista Christoph Schlingensief, scomparso poco prima dell’inaugurazione, avrà, in uno spirito cosmopolita, ben quattro artisti : Ai Weiwei, Romuald Karmakar, Santu Mofokeng e Dayanita Singh, facciamo il punto delle partecipazioni stilando un elenco dei nomi già indicati dalle diverse nazioni partecipanti. 

Vi invito a segnalarmi eventuali dimenticanze o novità. 

Austria Mathias Poledna 
Canada Shary Boyle 
Danimarca Jesper Just 
France Anri Sala 
Galles Bedwyr Williams 
Germania Ai Weiei, Dayanita Singh, Santu Mofokeng, Romuald Karmakar 
Giappone Koki Tanaka 
Hong Kong Lee Kit 
Inghilterra Jeremy Deller 
Irlanda Richard Mosse 
Islanda Katrín Sigurdardóttir 
Israele Gilad Ratman 
Nuova Zelanda Bill Culbert 
Olanda Mark Manders 
Portogallo Joana Vasconcelos 
Russia Vadim Zakharov 
Scozia Duncan Campbell, Corin Sworn and Hayley Tompkins 
Singapore Skipping 2013 
Stati Uniti Sarah Sze 
Sud Corea Group show 
Svizzera Valentin Carron 
Turchia Ali Kazma

11/11/09

La Biennale di Venezia, il Padiglione Italia




Sta per concludersi la Biennale di Venezia, forse si può tracciare un bilancio del bistrattato Padiglione Italia.

Curato da Luca Beatrice e da Beatrice Buscaroli che hanno proposto gli artisti: atteo Basilé, Manfredi Beninati, Valerio Berruti, Bertozzi&Casoni, Nicola Bolla, Sandro Chia, Marco Cingolani, Giacomo Costa, Aron Demetz, Roberto Floreani, Daniele Galliano, Marco Lodola, MASBEDO, Gian Marco Montesano, Davide Nido, Luca Pignatelli, Elisa Sighicelli, Sissi, Nicola Verlato e Silvio Wolf.

La cosa che più ha colpito di questa edizione è l’aver accusato i due curatori di aver presentato una qualità artistica non adatta all’evento, cosa che non mi pare, al limite sarebbe stato più giusto affermare che la loro scelta era dettata da un gusto che differiva dalle linee proposte nelle due edizioni precedenti.

Personalmente ritengo che la scelta dei curatori sia in linea con questi tempi, dove tutti giustamente enfatizzano le loro scelte indifferentemente dalla motivazioni qualitative e culturali. In quest’attualità sempre più autoreferenziale e incapace d’incontrare l’altro, di aprirsi al mondo e al presente.

Umanità sempre più solipsista e dalla vista debole. I due curatori paiono essere parte di questo mondo, e come tutti tentano le loro “carte”, e non mi pare che siano gli unici. Forse i punti deboli sono stati i mezzi, limitati e il supporto corale frastagliato. Ma tanti altri più abili ma pur sempre “di parte” agiscono con più supporto e dinamismo, con risultati poco più validi e con uno spirito miope e interessato, velato di finta “cultura, almeno in questa edizione c’è stata una certa “onestà culturale” nel giustificare le scelte, forse non condivisa ma almeno meno ipocrita.

Ritengo il Padiglione Italia di quest’anno sufficiente ma poco coraggioso.

Ma oggi chi ha voglia di osare? in fondo non ha fatto tanto meglio il Daniel Birnbaum, molto “sostenuto” anche qui in patria, presentando per la Biennale una semi copia del suo lavoro alla Triennale di Torino, già molto debole, con esiti troppo scontati e poco significativi.

E che dire della privatistica Punta delle Dogana, almeno qui sono soldi privati, enfatizzata con starlette e veline di grido, ma che al suo interno presentava opere “artisticamente commerciali” viste già troppo spesso e in multipli vendibili?

Via siamo in una fase di trasformazione e l’arte deve ancora esprimere questo cambiamento o forse l’ha già fatto, ma altrove dove ha pochi interessa perché sempre più reale e meno manovrabile.

Voi che ne pensate?

10/07/05

Biennale di Venezia 2005 seconda parte



In questi ultimi anni la Biennale ha affiancato agli spazi storici dei Giardini i suggestivi luoghi dell?Arsenale Militare, in particolare la bellissima struttura delle Corderie dove l?altra curatrice della Biennale (Rosa Martinez) ha allestito una mostra più attuale e interessante. Soprattutto nella prima parte, i diversi artisti sono amalgamati in modo piacevole e con proposte molto affascinanti, come il grande lampadario di Joana Vasconcelos o la particolare scultura zen di Mona Hatoum. Nel tragitto si può fare un'esperienza con le proprie onde celebrali nell’astronave dell'artista Mariko Mori, o attraversare suggestivi spazi di candele e suoni realizzati da M.T. Zuluaga col suo 'El espacio se mueve?o l?opera di Nikos Navridis, che ci porta su un suggestivo tappeto volante. Molto malinconica e struggente la stanza da 'ballo? di Valeska Soares e le due barche innamorate di Laura Belém. Dopo una pausa in una simpatica osteria sono passato nella Chiesa di San Francesco dove c?è la mostra dell?Irlanda e della Tailandia entrambe molto giovanili e ludiche, anche se poi sono affrontati temi delicati e sofferenti come la solitudine e il disagio sociale. Rientrando verso San Marco sono passato nel confuso Padiglione della Nuova Zelanda e nelle Antiche Prigioni dove gli artisti di Taiwan presentavano le loro tecnologiche opere legate al tema della libertà. Alla sera c'è stato un bell'incontro con il poeta Andrea Zanzotto che, nell'antico chiostro di San Salvador, presentava una serie di testi inediti.

Venerdì inizia con un buon caffè al Florian, per vedere l?originale installazione di Fausto Gilberto, un ampio disegno nel suo solito stile fumettistico. Mi sono recato poi presso la Fondazione Bevilacqua la Masa dove c’è il lavoro alquanto brutto esteticamente ma particolarmente interessante come progetto di Jorge Orta sul riciclo dell’acqua e sul suo consumo nella nostra contemporaneità. Attraversato la grande piazza di San Marco sono andato a vedere il particolare progetto del padiglione Argentino, un grande materasso per saltare fino al cielo dipinto che lo sovrasta. Sono sceso poi nel popolare campo Santa Margherita per vedere il Padiglione Armeno, con una serie di video e testimonianze molto melanconiche. Trovo che queste serie di video su tematiche sociali siano ormai troppo autoreferenziali e alla fine non sappiano dare nuove meditazioni. Meglio i tre video di Grace Ndiritu, formali e profondi nella loro semplicità, presenti in una mostra accanto. Dopo un veloce pranzo in una bàcaro mi sono recato nella Scuola Vecchia dell?Abbazia, dietro al Ghetto per vedere la proposta della Fondazione Olivetti intitolato Nowhere, con tanti progetti di arte relazionale, ma anche con troppi video, per vederli tutti ci vorrebbero almeno 6 ore!!! Ma previdentemente c’era un breve cartello riassuntivo, nel vicino Palazzo Papafava c?è la grande installazione di M Kazoun, ben allestita e con delle interessanti riflessioni sul volgere del tempo. Poi sono andato alla Fondazione Querini Stampalia per consultare la bella emeroteca e per visitare le due esposizioni una di Kiki Smith, che dialoga col museo del Settecento e una di James Luna, molto bella, sulla cultura degli indiani d?America realizzata in modo originale e con una ottima qualità estetica. Rientrando sono passato alla galleria Michela Rizzo per vedere il nuovo particolare lavoro di Lawrence Carrol, che rielabora il suo linguaggio con nuovi materiali e forme. Alla sera sono stato al teatro Malibran per vedere uno spettacolo di danza cinese, madre e figlia, lavoro piacevole di intersezione fra la danza classica e quella contemporanea.

Sabato mattina ho iniziato il mio giro passando per la chiesa di S.Stae dove l?artista svizzera Pippiolina Rist ha realizzato una riposante installazione video, coricati su grandi materassi si assiste ad una particolare interpretazione della Primavera e del suo sbocciare. Accanto un lavoro molto riflessivo del Padiglione Portoghese con una serie di foto e video mentre nel vicino Museo di Arte Moderna di Ca Pesaro una bella mostra con le sculture di Mimmo Paladino, che presenta alcuni suoi recentissimi lavori. Dopo mi sono recato alla Giudecca per vedere i tristi video di Vezzoli, proposti dalla Fondazione Prada presso i locali della Fondazione Cini, mentre un poco più interessanti quelli offerti dal vicino Padiglione Indiano, nei bei locali del convento di Cosma e Daminano, più in là nell?ex-birreria il Padiglione Galles . Alla sera sono stato all?Accademia per una bella conferenza su quello stupendo quadro del Tiepole, ?Cena in casa Levi?. Per più di un?ora è stato spiegato ed interpretato sia in chiave storica che stilistica questo enorme opera, 3 x 6 metri. Questa serata mi ha proposto l?idea di pensare ad un confronto fra la marea di opere viste in questi giorni, queste raggiungono l?intensità stilistica e cultura di questo quadro? Ho la sensazione che i tempi, sempre più rapidi e in continuo cambiamento, non permettono più di scendere in profondità, ma mi domando quale eredità culturale ed artistica si lascerà alle future generazioni. Anzi a dire il vero sto percependo nelle nuove generazioni un certo distacco da una serie di consapevolezze e modi di vivere che sicuramente cambieranno molto i modi e le forme sociali.

Concludendo possiamo rilevare come la Biennale 2005 sia molto variegata, le parti più interessanti sono sicuramente alcuni padiglioni nazionali, fra i più interessanti segnalo: Francia, Spagna, Hong Kong, Argentina, Austria e Grecia, alcune proposte dei Paesi Asiatici, presenti nel Palazzo Pisani in calle delle Erbe e quelle dei paesi del Sud America presenti nel Palazzo Franchetti. Le proposte delle curatrici sono abbastanza valide, ma non fra le più alte, sia per gli artisti scelti, che per le opere selezionate, non si vede una linea di unione fra i discreti quadri di Francis Bacon e la scritta luminosa di Jenny Holzer, o le foto di Robin Rhode e la stanza di luce di Jorge Macchi. Forse risulta più interessante la zona dell?Arsenale in cui il tema della minoranze, soprattutto femminili, risulta più coerente nella scelte delle opere. Il tema però risulta a volte affrontato in modo antiquato, come la triste performance delle Guerrila Girls o la vincitrice del Leone d?oro giovani proposte Regina Galindo. Fra le opere più belle la stanza con candele e suoni realizzati da M.T. Zuluaga, il suggestivo tappeto volante di Nikos Navridis o la funzione funebre del Centre of Attention di Londra. Nota negativa l?uso dei video per riempire tanti spazi, forse sarebbe più piacevole realizzare uno spazio adeguato, almeno con delle sedie comode, curando una rassegna apposita. Sicuramente aver scelto le curatrici a fine 2004, quando in realtà ci sono due anni di tempo, non ha permesso di poterle mettere nelle condizioni migliori per realizzare un lavoro in modo sereno ed approfondito.

03/07/05

Biennale di Venezia 2005 - prima parte



Partito Mercoledì mattina da Cuneo, con un cielo nuvoloso sono giunto nella suggestiva Venezia, qui per fortuna c?era un bel sole, dopo un rapido pranzo mi sono recato alla Collezione Peggy Guggenheim dove sono in corso due mostre molto interessanti e ben allestite. Una sui disegni e gli studi di Jakson Pollock e una sulla collezione di Ulla e Heiner Pietzsch, cari amici di Peggy. Proprio vicino, subito dopo il ponte dell?Accademia sono presenti alcune mostre collaterali della Biennale di Venezia, e per la precisione quella eccessivamente accumulata della Turchia, la bella raccolta dei paesi del Sud America (Brasile, Costa Rica..). Mentre sulle calle opposte ci sono le mostre del Padiglione di Cipro, con un allestimento semplice ma molto delicato, il tecnologico allestimento della Slovenia, quello triste della Lettonia, e il noioso video del Lussemburgo. Più semplice ed intenso quello dell?Iran o quello di Hong Kong, qualche calla più in là, in cui due artisti dialogano in modo estremo sul tema dell?incontro e della socialità. Proprio accanto c?è Palazzo Fortuny con due mostre molto diverse, una elegante e raffinata realizzata dall?artista francese Henri Foucault e una caotica ma curiosa della Croazia. 

Contemporaneamente anche le gallerie private, quasi tutte vicino alla Fenice, offrono cose pregevoli come la Galleria di Caterina Tognon con la mostra Food4Stars II, dedicata alla relazione che abbiamo con il cibo e le sensazioni che esso produce. Mentre la Galleria Il Traghetto presenta le allegre opere di Enrico T Paris e la Capricorno mette in mostra i bei vasi del premio Turner Gregory Perry, mentre La Galleria, offre una collettiva di artisti tedeschi molto concettuali. Sui tre piani della bella galleria di Flora Bigai una grande mostra antologica su Maraniello.


Giovedì mattina, dopo una lauta colazione ho iniziamo il mio giro con la grande mostra dedicata a Lucian Freud, al museo Correr, che si conferma un grande pittore anche se ormai molto stabile nel suo stile ma che accortamente ritrae personaggi di fama, che sempre sollecitano la curiosità del pubblico. Rispetto ad una mostra che avevo visto tanti anni fa a S.Paul de Vence, non presenta grandi migliorie stilistiche.



Dopo questo momento di modernità mi sono diretto verso i Giardini, dove viene allestita la Biennale, grande spazio dove diverse nazioni hanno i loro Padiglioni (piccoli edifici di proprietà delle diverse nazioni) in cui realizzano le esposizioni. Esiste anche un Padiglione italiano, ma in questi ultimi anni è stato usato per mostre realizzate dai curatori della Biennale, quest?anno due donna spagnole (Maria de Corral per il Padiglione Italia e Rosa Martinez per l?Arsenale). In generale il Padiglione Italia, presenta una serie di proposte ormai consolidate, nomi famosi e spesso già visti, anche qui vicino al Castello di Rivoli. Molto interessante il lavoro di Bruce Nauman con un video intenso, o José Damasceno con una serie di colonne in carta e l?installazione odorosa di Tania Bruguera. Sicuramente più varie ed originali le proposte dei diversi Padiglioni, in particolare mi hanno colpito quello francese con l?artista Anette Messager, Islanda (con l’elegante grafico di Biork), l?Ungherese con un lavoro molto primitivo ma che mi pareva nella sua semplicità autentico, e il Greco con un allestimento ampio e con diverse forme stilistiche ben accordate. Vi segnalo anche quello dell’Australia che si pone (rispetto a due anni fa) in una posizione opposta stilisticamente. Bruttini la Gran Bretagna con i noiosi Gilbert e George e gli Usa con un banalissimo Ed Rusche, che sembrava di essere indietro nel tempo. Interessante ma difficilino la Germania con due artisti molto diversi, un concettuale e un astrattista, molto contemporaneo. Si nota un ritorno di tanti video non più tanto lunghi, ma pur sempre noiosi, forse sono la soluzione migliore per riempire in fretta tanti spazi che sembrerebbero vuoti (?).