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Visualizzazione post con etichetta Filatoio. Mostra tutti i post
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30/08/17

E’ l’ora del Kimono - L’arte del vestire




Tutto è iniziato alle ore 6,08 di Sabato 23 Luglio quando con una cerimonia orientale di saluto al sole è stata avviata la mostra “Y Kimono now” davanti al complesso del Filatoio di Caraglio, uno dei più antichi e meglio conservati d’Europa.





Il suggestivo ancestrale rito ha accolto i raggi del sole, illuminando gli spazi di questo stupendo spazio espositivo che per decenni ha prodotto pregiati filati molto simili a quelli che nel lontano Giappone erano usati per i bellissimi Kimono, ora giunti dalla vasta collezione di Nancy Stetson Martin, composta da più di ottocento pezzi.




Per questa bella mostra sono stati selezionati cento pezzi realizzati fra il 1868 e il 1945.

Proprio nel data del 1868 il Giappone riprende la sua attività di relazioni col mondo esterno avviando un vasto traffico di scambi commerciali, compreso quello del baco da seta con contatti anche italiani tra cui dei gestori del Filatoio di Caraglio.




La mostra è strutturata in quattro spazi dedicate al succedersi delle stagioni, al paesaggio, all’acqua e all’arte, realizzati con piacevoli allestimenti con i selezionati kimono; accompagnano le diverse parti delle piacevoli didascalie narrative.





La bellezza di questi manufatti, ben esaltata dall’esposizione, gioca su vari livelli di presentazione, sia nell’attenzione ai singoli abiti sia nell’assemblarli in piacevoli forme cromatiche. Alcuni pezzi affascinano per la bellezza dei ricami altri per la suggestione delle forme. Tutti molto belli.

La mostra è accompagnata da diversi eventi paralleli e da pratiche visite guidate.





Info
Aperta fino al 5 Novembre 2017 presso il Filatoio di Caraglio
Orario: giovedì-sabato 14.30-19 / domenica e festivi 10-19











  





18/11/16

Luzzati incantato - Mostra antologica sull’artisa ligure al Filatoio di Caraglio


Il Filatoio di Caraglio per la stagione autunnale propone una mostra dedicata alla produzione scenografica di Emanuele Luzzati, il grande artista genovese noto per i suoi eleganti collage.





La mostra articolata in tre sezioni, con una allestimento un poco cupo, presenta una selezione dei lavori realizzati con diverse realtà, che vanno dall’animazione alla scenografia, legati da poetiche fiabesche e leggendarie.


Luzzati è stato un artista poliedrico e gioioso, che ha saputo collegare diversi approcci creativi e tecnici quali il collage, il disegno, la fotografia, creando uno stile unico e personale.


La mostra, che durerà fino al 27 Febbraio, è organizzata dalle Fondazioni Il Filatoio Rosso e Cerratelli di San Giuliano Terme col Museo Luzzati di Genova; con la curatela di Roberta Orsi Landini e Bruna Niccoli.






Contemporaneamente è in corso, fino al 6 Gennaio,  una mostra fotografica con gli scatti di Michele Pellegrino dedicati alle spiagge liguri, uno sguardo impietoso sul consumo estivo di questi spazi naturali.




05/12/14

Oltre i confini, uno sguardo lontano



Fra memoria e presente la nuova mostra del Filatoio di Caraglio propone otto giovani artisti italo-francesi che hanno perlustrato i versanti delle alpi cuneesi.

Questi suggestivi spazi, che ora in un’ottica europea sono patrimonio comune, conservano tracce di storie d’antiche distanze e conflitti.

L’evento si sviluppa in un percorso che guarda dalla storia dei contrasti con i fortini difensivi giungendo al nostro presente di svago domenicale con i colorati tavolini da pic-nic. In mezzo c’è lo sfruttamento, l’abbandono, la trasformazione, i ricordi turistici.

Ricordi di montagne che in questo progetto, condiviso con la regione del Gap, sono riscoperte nel valore del territorio e del suo potenziale di memoria.

Questa collettiva dopo l’esposizione al Castello di Montmaur, trova ora nel Filatoio, un’altra occasione di riflessione fra la ricca storia di questa industria ottocentesca con la nuova visione transfrontaliera di industria della cultura, potenziando il valore del confronto e della conoscenza.

Ma vediamo i diversi artisti con i loro progetti.


Franco Ariaudo indaga il fenomeno del turismo “da piazzola di sosta”. Luoghi privilegiati di questa forma di “loisir”, che unisce il pasto all’aperto con la ricerca del contatto con la natura, sono i bordi delle carreggiate stradali. Con il progetto Sauvage (pret-à-monter), Ariaudo affronta il tema del paesaggio analizzando un rituale collettivo di “addomesticazione” della natura, per disegnare un’insolita mappa del territorio a partire dall’esplorazione dei suoi margini.



Giorgio Cugno esplora il potenziale metaforico e narrativo dell’acqua, intesa quale elemento connettivo generatore di energia. Nella “cinematic installation” dal titolo Outflow, gli interni di due diverse centrali idroelettriche – la Centrale ENEL presso la diga del Chiotas e la Centrale EDF di Serre-Ponson, diventano un unico mondo narrativo. Due personaggi conducono lo spettatore in una dimensione enigmatica e fuori dal tempo dove ogni dettaglio acquisisce molteplici possibili significati.

Irene Dionisio presenta il cortometraggio Quel événement imprévisible, girato nel forte di Mont-Dauphin, imponente struttura difensiva, progettata nel seicento dal famoso architetto militare Vauban, che si erge nella “piana dei mille venti”. Mai toccata da conflitti bellici (fatta eccezione per la bomba lanciata per errore durante il secondo conflitto mondiale), è reinterpretata attraverso il tema dell’attesa e del rapporto tra uomo e architettura, tra passato militare e presente turistico.

Luca Giacosa utilizza la luce come metafora della presenza umana nel contesto alpino – luoghi un tempo densamente abitati e oggi spopolati in una serie di fotografie notturne, realizzate con l’esclusivo ricorso all’illuminazione artificiale proveniente dai centri abitati. Giacosa si spinge fino a dove la luce lo consente nella sua ricognizione, in quello spazio evanescente tra luce e ombra che in montagna segna il perimetro del territorio antropizzato.



Daniella Isamit Morales esplora l’idea del paesaggio primordiale delle zone transalpine, in un’installazione-giardino realizzata con esemplari di piante che gli studiosi presumono già esistenti in queste zone duecento milioni di anni fa, nel periodo geologico del Triassico. L’opera è un’installazione composta da varie specie di conifere, lycopodium, cycas e felci: Araucaria Heterophylla, Dicksonia Antartica, Cycas Revoluta, Zamia Skimeri, Encephalartos Arenarius, Selaginella, Isoetes, Equiseti, Lycopodium carinatum, Wollemia, Encephalartos.


Stephen Loye propone una versione in miniatura del paesaggio transfrontaliero realizzato con i materiali e gli oggetti (dai souvenir alle cartoline) raccolti o acquistati nell’arco di un viaggio lungo un percorso circolare tra Francia e Italia che inizia e finisce a Digne-les-Bains: 360 gradi in 360 ore (quindici giorni), senza fermarsi più di 24 ore nello stesso luogo. Il risultato è un paesaggio “affettivo” e completamente reinventato, nelle sue distanze e nelle sue proporzioni.



Il progetto pittorico di Matthieu Montchamp si concentra sulle architetture e sugli apparati militari che fino alla seconda guerra mondiale hanno modellato e modificato il paesaggio alpino. Belvédère des barbelés (belvedere dei fili spinati) combina gli esiti dell’osservazione diretta delle tracce di questo passato con riferimenti ai poco noti rapporti tra l’industria bellica e le avanguardie storiche, attraverso la ripresa dei pattern astratti utilizzati come motivi mimetici.



Interessato a una nozione di paesaggio definita dalle “strutture che individuano gli spazi” e dagli “attori che li qualificano”, Cosimo Veneziano esamina un’altra geografia transfrontaliera, una geografia identitaria, quella dell’Occitania, attraverso immagini e cartografie, individuate nell’ambito di una ricerca effettuata su periodici e pubblicazioni datati tra il 1970 e il 2000 riformulate attraverso il disegno, per dar vita a un personale archivio storico, “opaco” e di difficile consultazione.



Il progetto “Acteurs transculturels / Creatività giovanile: linguaggi a confronto” è promosso dalla Regione Piemonte in partnership con il Conseil Général des Alpes de Haute-Provence, il Conseil Général des Hautes-Alpes e l’Associazione Culturale Marcovaldo e realizzato con il sostegno dell’Unione Europea nell’ambito del Programma Alcotra 2007–2013 “Insieme oltre i confini”.

15/04/14

Paesaggi dinamici - M.C.Esher a Caraglio


Il solare Filatoio di Caraglio si erge deciso sullo sfondo frastagliato della collina caragliese, creando un forte contrasto, che forse sarebbe piaciuto a M.C.Esher, che negli anni trenta, frequentava il suolo italico, alla ricerca di paesaggi secondari e quieti.

Ora, in codesto suggestivo spazio, una vasta antologica è dedicata a questo famoso artista, creatore di seducenti giochi percettivi e abili disegnatore fra paesaggismi e geometrie matematiche.

Nei diversi stanze, del maestoso edificio ottocentesco, si percorre una bella mostra che rende molto chiaro, attraverso un buon supporto didattico, il particolare percorso artistico che trasformò un quieto paesaggista in un’abile creatore di mondi incredibili.

Maurits Cornelis Escher, trascorse, negli gli anni trenta, lunghe perlustrazioni in Italia, soprattutto nel sud. Dove rimase affascinato dai bellissimi paesaggi e dalla stupenda luce solare. In questo periodo sviluppò la sua particolare attenzione alle forme e alle loro ambiguità visiva, sviluppando sempre più un’approccio scientifico che lo porterà a realizzare la serie di incredibili lavori che hanno affascinato intere generazioni di appassionati d’arte.



Un’ampia selezione di opere, più di centotrenta lavori, ripercorrono la carriera dell’abile incisore olandese. La mostra, che raccoglie materiale da diverse importanti collezioni italiane e straniere, con oggetti provenienti anche da prestigiosi musei e biblioteche, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, primo progetto che avvia una serie di cooperazioni con importanti centri culturali italiani, ma non solo.

Particolarmente interessante la sezione finale che pone alcuni spunti di confronto con altri celebri artisti, come gli spazi dilatati di Piranesi, le suggestioni liberty, le sperimentazioni avanguardistiche dei futuristi o dei surrealisti, che parallelamente operavano a Escher.


Per chi volesse approfondire, durante la rassegna, saranno realizzati alcune conferenze sui diversi aspetti della creatività e della percezione delle immagini, sia secondo una visione artistica che scientifica.

Tutti i dettagli per organizzare una piacevole visita al sito  http://www.marcovaldo.it/ 

21/12/12

Illusione visibile - Alcuni suggestivi costumi di scena della Fondazione Cerratelli



L'arte della Meraviglia al Filatoio di Caraglio
Nei suggestivi spazi del Filatoio di Caraglio, uno dei più grandi e antichi d’Europa, è in corso una stupenda rassegna che tratta i mondo del filato legandolo alle suggestioni del mondo lirico e teatrale. Si tratta di una mostra di 40 fantastici costumi selezionati dalla vasta collezione Cerratelli di San Giuliano Terme, presso Pisa. 

La Casa d'Arte Cerratelli nasce nel 1916, per volontà del baritono Arturo Cerratelli, diventando nel tempo nota in tutto il mondo per la qualità e bellezza dei suoi manufatti. Con la Sartoria Cerratelli hanno collaborato, per la realizzazione di costumi di scena, i più noti personaggi da Luchino Visconti a Franco Zeffirelli. Realizzando allestimento per i maggiori teatri al mondo quali il Metropolitan di New York; la Comedie Francaise di Parigi, il Royal Opera House Covent Garden di Londra e Alla Scala di Milano. Hanno anche lavorato per la televisione come per “I Borgia” prodotti dalla BBC o la “Maria Stuarda” per la RAI. Ma anche il mondo del cinema li ha coinvolti, ad esempio, nel suggestivo film “la Camera con vista” di James Ivory. 

L'arte della Meraviglia al Filatoio di Caraglio
La mostra curata, da Roberta Orsi Landini, propone, in una allestimento elegante e con un suggestivo sottofondo musicale, alcuni abiti di scena dalle fatture più elaborate. Si tratta di un’occasione unica, quella di poter vedere, da vicino, questi stupendi capolavori della confezione di abiti da scena, che sono sempre percepiti a grandi distanze. Si può così ammirare la sapienza artigianale e la bellezza creativa di codesti vestiti, pezzi unici e impareggiabili. Percepire direttamente la raffinatezza dei materiale e il fulgore cromatico, l'ingenio della forma e l'originalità della costruzione. 

Parallelamente alla mostra è in corso, negli spazi vicini, un’esposizione di opere di un collezionista cuneese, Miche Berra, che presenta un piacevole scorcio del gusto locale, tra cui un’interessante raccolta di opere di artisti del territorio cuneese, variegati nei temi e nelle tecniche. 



Note informative : 
L’evento è organizzato dall’associazione culturale Marcovaldo con il sostegno di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Crt, in collaborazione con i Comuni di Caraglio, l’associazione culturale Auriate, la Fondazione Cerratelli di Lucca. La mostra resterà aperta fino al 24 febbraio 2013 dal giovedì al sabato dalle ore 14,30 alle 19, la domenica dalle 10 alle 19. Maggiori informazioni sul sito Internet www.marcovaldo.it o telefonando al numero verde della Regione Piemonte 800 329 329 o al numero dell’associazione culturale Marcovaldo 0171/618260.

16/05/12

Consapevolmente congiungendo la montagna - Sconfinamenti artistici fra Italia e Francia



La provincia cuneese è una landa di confine, per decenni terra di lotte e di duri confronti di potere. Ma dopo i dolorosi scontri del secolo scorso lentamente è fiorita la consapevolezza che le frontiere siano un luogo di congiunzione su cui arricchirsi culturalmente. 

Su queste proposizioni il Cesac ha avviato da diversi anni un pregiato percorso, nominato VIAPAC, di dialogo con la terra di oltre frontiera, tra Digne-les-Bains e Caraglio, attraverso Seyne-les-Alpes, la valle dell’Ubaye e la Valle Stura. Coordinato con la preziosa curatela del gruppo a.titolo, che da anni opera con l’iniziativa Nuove Committenze, e con Nadine Gomez-Passamar, responsabile del Musée Gassendi-CAIRN di Digne-les-Bains, è stato realizzato un evento e una mostra che declinano in diversi percorsi creativi, sapientemente accostati in un susseguirsi di emozioni. 

La mostra Mente Locale è accostata agli interventi di "A travers la montagne" negli spazi dell'antico Filatoio di Caraglio. Accoglie il visitatore un vibrante lavoro di Alessandro Sciaraffa che nell’intensità sonora gioca all’opposta pesantezza dell’opera interna che riverbera lontananze memorie acustiche. 

L’intento del viandante è proposto, nelle prime sale al piano terra, da alcuni lavori di Abraham Poincheval che amalgama il viaggio in diversi possibili registri, fotografico, scultorio e documentativo, rimandando così al primo piano dove le tracce di Anna Scalfi Eghenter costituiscono possibili declinazioni di un’idea di nazione. 

In modo più dinamico Marzia Migliora offre riletture luminose mentre statiche e storiche sono i blocchi di Richard Nonas. 

Proseguendo s’incontrano i lavori di Paul Armand Gettecrea e di Joan Fontcuberta che ripensano in un gioco di significati e sensi, l’idea di memoria e conservazione delle identità e dei luoghi. Una fragile tappa è con l’opera di Andrea Carretto e Raffaella Spagna che ci fa ripensare alla trasformazione dell’operato umana e alle continue possibilità e conseguenze della manipolazione. 

Seguono i lavori di memoria di Anne-James Chaton, Nello Russo, Anne-James Chaton ed Enrico Tealdi, che in un ulteriore intervento esterno, presso l’albergo d’Oriente, nel centro di Caraglio, trova aggiuntive espressioni al suo delicato percepire lo stratificare della memoria. 

Conclude il percorso l’opera di Hannes Egger che offre modo di afferrare un’idea dell’accoglienza, nell’ambito di un’operazione artistica sulla geopolitica dei confini, dedicata alle punte Venezia dal Nord Est al Nord Ovest delle Alpi, inaugurata lo scorso anno presso il padiglione Austriaco della Biennale di Venezia. 

Per un approfondimento prendetevi l'utile pubblicazione "Fare museo", agile guida e interessante lettura.

10/10/11

Fra presente e passato



Il Filatoio di Caraglio per la stagione autunnale offre una serie di eventi di ampio spettro culturale. Si va dalla mostra “Il popolo che manca” che è stata inaugurata questa primavera e che durerà fino al 30/11 alle due recenti mostre “00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire” e “Esponenziale. Vedute dalla collezione La Gaia” che sono state inaugurate la settimana scorsa.

“00 Italia. Non c’è un’ombra nella quale scomparire” è un progetto ideato dalle curatrici di a.titolo con Marianna Sabena in collaborazione con la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, come base di un’indagine sull’arte italiana del primo decennio del XXI secolo attraverso le opere più significative segnalate direttamente da duecento giovani artisti attivi nel nostro Paese.

L’evento è stato condiviso da Andrea Bruciati, direttore del museo di Monfalcone, che ha proposto ai musei della rete Amaci, di cui il Filatoio è socio, di partecipare al progetto espositivo.

La seconda mostra che propone il Filatoio “Esponenziale. Vedute dalla collezione La Gaia” declina in una nuova lettura il rapporto di cooperazione con la prestigiosa collezione La Gaia di Busca.

La nota collezione buschese si è resa disponibile per un supporto culturale e pubblico con l’associazione Cesac, che gestisce gli spazi del Filatoio, nel condividere alcune delle sue preziose opere per un percorso che è orientata alla promozione e alla valorizzazione del sistema territoriale dell’arte contemporanea nel Piemonte Sud-Occidentale e nell’Alta Provenza.
Le opere proposte per questa occasione sono state selezionate dagli artisti partecipanti alla mostra, in un supposto rapporto sulle tematiche e sensibilità creative.

I due progetti espositivi sono quindi mixati nel percorso espositivo, creando un percorso fra presente e passato che si amalgama con alcune difficoltà.

In una rilettura artistica della storia italiana sono proposte opere, soprattutto video, di questo ultimo decennio.

Entrando al primo piano incontriamo nell’area sinistra, due opere di Sislej Xhafa, una rivisitazione dell’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, e un’interpretazione dell’inno nazionale a cura di una ragazza straniera.

Si prosegue poi con una serie di video; uno sul lavoro di Rossella Biscotto, e uno sulla convivenza con migranti e rifugiati di Gianluca e Massimiliano De Serio.

Le sale successive sono allestite con le opere degli artisti e quelle selezionate dalla collezione La Gaia. Il mix produce una certa confusione temporale che non sempre mette in buona luce le opere dei “giovani” artisti.

Fra le tante mi colpisce il lavoro di Fracis Alay “la multiplication de los borregos” del 1997, per la sua semplicità intrisa di tanti significa.

Essendo i due progetti alquanto diversi, si lascia lo spazio con una generale confusione fra le istanze dell’iniziativa commemorativa e le selezioni giovanili della collezione privata, che il pratico pieghevole non riesce a riordinare.

25/10/10

indicazioni per Fare Museo




Il Filatoio di Caraglio ha avviato la stagione espositiva autunnale, ideato dal gruppo curatoriale tutto femminile a.titolo, sotto l’insegna del progetto “Fare Museo”.

Il titolo dell’iniziativa pone in una nuova luce l’idea del luogo espositivo conosciuto come museo, trasformandone la connotazione statica in una forma dinamica e diretta.

L’azione quindi diventa lo spazio fisico ma anche spirituale di un presente a cui tutti partecipano e condividono una passione comune.

Risulta quindi poetico e piacevole l’intervento ideato da Olivier Grossetête, che lavorando sul tema delle architetture e sulla percezione di questi oggetti fisici, di realizzare con persone di ogni età del territorio caragliese l’idea di una torre dell’acqua che viene costruita anche fisicamente nella corte del Filatoio.

Parallelamente le sue opere sono proposte in un breve ma intenso percorso al primo piano, creando in tal modo un confronto e un approfondimento diretto fra chi visita e osserva il territorio e chi lo vive.

Anche l’opera di Cesare Viel, fatta di immateriali suoni entra in contatto diretto e dinamico col pubblico che percependoli incrementa con propri ricordi e sensazioni l’esperienza di uno spazio specifico ma che può anche aprirsi ad altri vissuti e percezioni.

Le project rooms con giovani artisti entrano in perfetta sintonia con questo intento socio-culturale.

Stupenda la sala di Alessandro Quaranta, realizzata nell’ambito di Viapac, a cui tutti gli eventi sono correlati, iniziativa di progetti che saranno realizzati tra il Filatoio di Caraglio e Musée Gassendi di Digne. L’artista presenta una doppia proiezione che concretizza un percorso di riflessi fra differenti punti della vallata, nodi di pulsione, costellazioni di messaggi che si trasmettono a tutti ma che solo in determinati punti trovano un suo codice.

Si prosegue poi con i ricami di Andras Calamandrei che ri-interpreta paure e spazialità in una fusione cromatica e floreale. Mentre Irina Novarese realizza una archivio di casuali memorie fantastiche interagendo con archivi di amici e persone sconosciute.

Particolarmente utile il nuovo bollettino del Cesac che diverrà sicuramente un valido punto di raccolta e riflessioni di questo nuovo modo di vivere l’arte contemporanea.

Ancora per alcune settimane sono visibili l’opera Poetic Justice di Tania Bruguera e la serie di Perruques-architecture di Meschac Gaba.

Lo spazio come sempre presenta sempre la possibilità di vedere la magnifica ricostruzione del setificio di fine ottocento.