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Visualizzazione post con etichetta Caraglio. Mostra tutti i post
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01/03/18

Take me a question





Un progetto di interazione tra arte e spazio pubblico 

CARAGLIO (CN) / MARZO-DICEMBRE 2018

L'arte pubblica, in quanto luogo di raccolta per le persone, funge da modello per la città. Reintegrando questo modello proveniente da un altro tempo, l'arte pubblica ristabilisce gli spazi popolati che portano a discussioni che portano a dibattiti che portano a riconsiderazioni che portano alla risoluzione. In un mondo di centri commerciali, l'arte pubblica ristabilisce la piazza. (Vito Acconci)

(Vito Acconci, pubblicato in "Vito Acconci, public places" di Linda Shearer, The Museum of Modern Ast, 1988)


IL PROGETTO
Take me a question è un progetto di arte pubblica pensato per Caraglio, cittadina in provincia di Cuneo e a lungo sede del CeSAC - Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee, organo parte dell’Associazione Culturale Marcovaldo, che ha chiuso i battenti nel 2016.

Il progetto prende vita su uno dei numerosi cestini pubblicitari che il Comune di Caraglio ha chiesto di installare all’agenzia Cladi Pubblicità di Torino e sparsi per tutto il centro del paese.

Individuando questo contenitore di arredo urbano come spazio dedicato alla riflessione artistica e non alla propaganda pubblicitaria, il progetto intende attivare una riflessione sul ruolo dell’arte all’interno di un territorio che, dopo anni di partecipazione al dibattito artistico nazionale e internazionale, sembra aver dimenticato l’importanza e il ruolo dell’arte all’interno del proprio territorio.

10 artisti verranno invitati a realizzare un progetto site specific, a cadenza mensile, attraverso il quale dare forma a riflessioni in grado di mettere in dialogo arte, territorio e dimensione pubblica.

Un luogo attraverso il quale suscitare domande, porre interrogativi ed evocare riflessioni, alimentando una partecipazione collettiva al dibattito attorno al ruolo e allo spazio dell’arte all’interno della comunità.

Take me a question inserisce nel tessuto urbano un contenitore nuovo, che può essere identificato come spazio per l’arte, come museo di strada, libero e accessibile a chiunque.
La dimensione di non sense che il titolo del progetto evoca è il pretesto da cui partire per l’attivazione di una riflessione critica e partecipata tra spettatore, spazio pubblico e opera.

“To take something” (in italiano “prendere qualcosa”) è l’invito a vedere l’arte come un contenitore al cui interno sono depositati significati e contenuti pronti per essere afferrati.
“Take me a question”, frase che risulta evidentemente sgrammaticata, è a questo punto una provocazione, che volontariamente intende generare una sensazione di disturbo e di messa in discussione di tutte le grammatiche convenzionali.

Take me a question racchiude l’invito all’interazione, lasciando intendere la presenza di due attori che generano un vero e proprio dialogo. Da un lato si pone una domanda, dall’altro si fornisce una possibile risposta. Ma i ruoli sono intercambiabili, e allora le domande e le risposte diventano infinite.

Gli artisti selezionati, nel rifuggire chiavi di letture di natura polemica o retorica, saranno invitati ad utilizzare l’arte e la pratica artistica come oggetto volto a interrogare, attraverso modalità differenti e grazie allo sconfinamento in ambiti tematici variegati.

Un progetto che mette al centro lo spettatore e il luogo che lo ospita.




Intervento #01

​3-31 marzo 2018 / FRANCO ARIAUDO / UPCOMING con un contributo critico di Andrea Lerda e Lisa Andreani e con la collaborazione di COLLI indipendent art gallery, Roma

FRANCO ARIAUDO / Cuneo 1979, Vive a Torino

La ricerca transdisciplinare di Franco Ariaudo attinge dal mondo dell’antropologia, della sociologia, della ritualità, dello sport e del tempo libero. Indaga, e talvolta destabilizza, quei cortocircuiti antropologici e sociali che portano alla formazione di uno specifico tipo di pensiero, all'instaurarsi di una tradizione o semplicemente all'espressione di un cliché. A livello formale, Ariaudo ricorre a diversi media e dispositivi che, in virtù di piccole variazioni percettive, tendono a disturbare lo sguardo abituale dello spettatore. Dal 2015 Franco Ariaudo collabora con COLLI Independent Art Gallery di Roma. É membro del Progetto Diogene (Torino) dal 2011 e nel 2013 è stato artista residente presso Khoj, International Artist Association, Nuova Delhi, India nell’ambito della piattaforma Resò. Nel 2016 è stato invitato a Toruń, in Polonia, attraverso il progetto New Urban Archaeology di Kulturhauz per sviluppare la sua ricerca in-situ intitolata Derby, curata da Krzysztof Gutfrański. Ad agosto 2017 ha presentato al CCA Ujazdowski Castle di Varsavia una performance partecipativa dal titolo "Cubo Race", a cura di Anna Czaban. Recentemente ha presentato la mostra/progetto "Sportification, The Big Piano Smash” alla GAM - Galleria d’Arte Moderna di Torino, a cura di Elena Volpato.

Ariaudo è autore e curatore con Fabio Cafagna del libro “Del Lancio” (Viaindustriae, 2015), un’analisi sul gesto del lancio nella storia dell'arte e con Luca Pucci ed Emanuele De Donno del libro “Sportification, eurovisions, performativity and playgrounds”, una ricerca interdisciplinare focalizzata sull'analisi dei temi dello sport, della competizione e del gioco in relazione al vasto archivio dello show televisivo Giochi Senza Frontiere e la performing art dal 1965 ai giorni nostri. Uno dei suoi ultimi progetti è Il Giornale Ideale, una pubblicazione sotto forma di quotidiano in cui chiunque può pubblicare le proprie notizie ideali.







30/08/17

E’ l’ora del Kimono - L’arte del vestire




Tutto è iniziato alle ore 6,08 di Sabato 23 Luglio quando con una cerimonia orientale di saluto al sole è stata avviata la mostra “Y Kimono now” davanti al complesso del Filatoio di Caraglio, uno dei più antichi e meglio conservati d’Europa.





Il suggestivo ancestrale rito ha accolto i raggi del sole, illuminando gli spazi di questo stupendo spazio espositivo che per decenni ha prodotto pregiati filati molto simili a quelli che nel lontano Giappone erano usati per i bellissimi Kimono, ora giunti dalla vasta collezione di Nancy Stetson Martin, composta da più di ottocento pezzi.




Per questa bella mostra sono stati selezionati cento pezzi realizzati fra il 1868 e il 1945.

Proprio nel data del 1868 il Giappone riprende la sua attività di relazioni col mondo esterno avviando un vasto traffico di scambi commerciali, compreso quello del baco da seta con contatti anche italiani tra cui dei gestori del Filatoio di Caraglio.




La mostra è strutturata in quattro spazi dedicate al succedersi delle stagioni, al paesaggio, all’acqua e all’arte, realizzati con piacevoli allestimenti con i selezionati kimono; accompagnano le diverse parti delle piacevoli didascalie narrative.





La bellezza di questi manufatti, ben esaltata dall’esposizione, gioca su vari livelli di presentazione, sia nell’attenzione ai singoli abiti sia nell’assemblarli in piacevoli forme cromatiche. Alcuni pezzi affascinano per la bellezza dei ricami altri per la suggestione delle forme. Tutti molto belli.

La mostra è accompagnata da diversi eventi paralleli e da pratiche visite guidate.





Info
Aperta fino al 5 Novembre 2017 presso il Filatoio di Caraglio
Orario: giovedì-sabato 14.30-19 / domenica e festivi 10-19











  





18/11/16

Luzzati incantato - Mostra antologica sull’artisa ligure al Filatoio di Caraglio


Il Filatoio di Caraglio per la stagione autunnale propone una mostra dedicata alla produzione scenografica di Emanuele Luzzati, il grande artista genovese noto per i suoi eleganti collage.





La mostra articolata in tre sezioni, con una allestimento un poco cupo, presenta una selezione dei lavori realizzati con diverse realtà, che vanno dall’animazione alla scenografia, legati da poetiche fiabesche e leggendarie.


Luzzati è stato un artista poliedrico e gioioso, che ha saputo collegare diversi approcci creativi e tecnici quali il collage, il disegno, la fotografia, creando uno stile unico e personale.


La mostra, che durerà fino al 27 Febbraio, è organizzata dalle Fondazioni Il Filatoio Rosso e Cerratelli di San Giuliano Terme col Museo Luzzati di Genova; con la curatela di Roberta Orsi Landini e Bruna Niccoli.






Contemporaneamente è in corso, fino al 6 Gennaio,  una mostra fotografica con gli scatti di Michele Pellegrino dedicati alle spiagge liguri, uno sguardo impietoso sul consumo estivo di questi spazi naturali.




05/12/14

Oltre i confini, uno sguardo lontano



Fra memoria e presente la nuova mostra del Filatoio di Caraglio propone otto giovani artisti italo-francesi che hanno perlustrato i versanti delle alpi cuneesi.

Questi suggestivi spazi, che ora in un’ottica europea sono patrimonio comune, conservano tracce di storie d’antiche distanze e conflitti.

L’evento si sviluppa in un percorso che guarda dalla storia dei contrasti con i fortini difensivi giungendo al nostro presente di svago domenicale con i colorati tavolini da pic-nic. In mezzo c’è lo sfruttamento, l’abbandono, la trasformazione, i ricordi turistici.

Ricordi di montagne che in questo progetto, condiviso con la regione del Gap, sono riscoperte nel valore del territorio e del suo potenziale di memoria.

Questa collettiva dopo l’esposizione al Castello di Montmaur, trova ora nel Filatoio, un’altra occasione di riflessione fra la ricca storia di questa industria ottocentesca con la nuova visione transfrontaliera di industria della cultura, potenziando il valore del confronto e della conoscenza.

Ma vediamo i diversi artisti con i loro progetti.


Franco Ariaudo indaga il fenomeno del turismo “da piazzola di sosta”. Luoghi privilegiati di questa forma di “loisir”, che unisce il pasto all’aperto con la ricerca del contatto con la natura, sono i bordi delle carreggiate stradali. Con il progetto Sauvage (pret-à-monter), Ariaudo affronta il tema del paesaggio analizzando un rituale collettivo di “addomesticazione” della natura, per disegnare un’insolita mappa del territorio a partire dall’esplorazione dei suoi margini.



Giorgio Cugno esplora il potenziale metaforico e narrativo dell’acqua, intesa quale elemento connettivo generatore di energia. Nella “cinematic installation” dal titolo Outflow, gli interni di due diverse centrali idroelettriche – la Centrale ENEL presso la diga del Chiotas e la Centrale EDF di Serre-Ponson, diventano un unico mondo narrativo. Due personaggi conducono lo spettatore in una dimensione enigmatica e fuori dal tempo dove ogni dettaglio acquisisce molteplici possibili significati.

Irene Dionisio presenta il cortometraggio Quel événement imprévisible, girato nel forte di Mont-Dauphin, imponente struttura difensiva, progettata nel seicento dal famoso architetto militare Vauban, che si erge nella “piana dei mille venti”. Mai toccata da conflitti bellici (fatta eccezione per la bomba lanciata per errore durante il secondo conflitto mondiale), è reinterpretata attraverso il tema dell’attesa e del rapporto tra uomo e architettura, tra passato militare e presente turistico.

Luca Giacosa utilizza la luce come metafora della presenza umana nel contesto alpino – luoghi un tempo densamente abitati e oggi spopolati in una serie di fotografie notturne, realizzate con l’esclusivo ricorso all’illuminazione artificiale proveniente dai centri abitati. Giacosa si spinge fino a dove la luce lo consente nella sua ricognizione, in quello spazio evanescente tra luce e ombra che in montagna segna il perimetro del territorio antropizzato.



Daniella Isamit Morales esplora l’idea del paesaggio primordiale delle zone transalpine, in un’installazione-giardino realizzata con esemplari di piante che gli studiosi presumono già esistenti in queste zone duecento milioni di anni fa, nel periodo geologico del Triassico. L’opera è un’installazione composta da varie specie di conifere, lycopodium, cycas e felci: Araucaria Heterophylla, Dicksonia Antartica, Cycas Revoluta, Zamia Skimeri, Encephalartos Arenarius, Selaginella, Isoetes, Equiseti, Lycopodium carinatum, Wollemia, Encephalartos.


Stephen Loye propone una versione in miniatura del paesaggio transfrontaliero realizzato con i materiali e gli oggetti (dai souvenir alle cartoline) raccolti o acquistati nell’arco di un viaggio lungo un percorso circolare tra Francia e Italia che inizia e finisce a Digne-les-Bains: 360 gradi in 360 ore (quindici giorni), senza fermarsi più di 24 ore nello stesso luogo. Il risultato è un paesaggio “affettivo” e completamente reinventato, nelle sue distanze e nelle sue proporzioni.



Il progetto pittorico di Matthieu Montchamp si concentra sulle architetture e sugli apparati militari che fino alla seconda guerra mondiale hanno modellato e modificato il paesaggio alpino. Belvédère des barbelés (belvedere dei fili spinati) combina gli esiti dell’osservazione diretta delle tracce di questo passato con riferimenti ai poco noti rapporti tra l’industria bellica e le avanguardie storiche, attraverso la ripresa dei pattern astratti utilizzati come motivi mimetici.



Interessato a una nozione di paesaggio definita dalle “strutture che individuano gli spazi” e dagli “attori che li qualificano”, Cosimo Veneziano esamina un’altra geografia transfrontaliera, una geografia identitaria, quella dell’Occitania, attraverso immagini e cartografie, individuate nell’ambito di una ricerca effettuata su periodici e pubblicazioni datati tra il 1970 e il 2000 riformulate attraverso il disegno, per dar vita a un personale archivio storico, “opaco” e di difficile consultazione.



Il progetto “Acteurs transculturels / Creatività giovanile: linguaggi a confronto” è promosso dalla Regione Piemonte in partnership con il Conseil Général des Alpes de Haute-Provence, il Conseil Général des Hautes-Alpes e l’Associazione Culturale Marcovaldo e realizzato con il sostegno dell’Unione Europea nell’ambito del Programma Alcotra 2007–2013 “Insieme oltre i confini”.

15/04/14

Paesaggi dinamici - M.C.Esher a Caraglio


Il solare Filatoio di Caraglio si erge deciso sullo sfondo frastagliato della collina caragliese, creando un forte contrasto, che forse sarebbe piaciuto a M.C.Esher, che negli anni trenta, frequentava il suolo italico, alla ricerca di paesaggi secondari e quieti.

Ora, in codesto suggestivo spazio, una vasta antologica è dedicata a questo famoso artista, creatore di seducenti giochi percettivi e abili disegnatore fra paesaggismi e geometrie matematiche.

Nei diversi stanze, del maestoso edificio ottocentesco, si percorre una bella mostra che rende molto chiaro, attraverso un buon supporto didattico, il particolare percorso artistico che trasformò un quieto paesaggista in un’abile creatore di mondi incredibili.

Maurits Cornelis Escher, trascorse, negli gli anni trenta, lunghe perlustrazioni in Italia, soprattutto nel sud. Dove rimase affascinato dai bellissimi paesaggi e dalla stupenda luce solare. In questo periodo sviluppò la sua particolare attenzione alle forme e alle loro ambiguità visiva, sviluppando sempre più un’approccio scientifico che lo porterà a realizzare la serie di incredibili lavori che hanno affascinato intere generazioni di appassionati d’arte.



Un’ampia selezione di opere, più di centotrenta lavori, ripercorrono la carriera dell’abile incisore olandese. La mostra, che raccoglie materiale da diverse importanti collezioni italiane e straniere, con oggetti provenienti anche da prestigiosi musei e biblioteche, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, primo progetto che avvia una serie di cooperazioni con importanti centri culturali italiani, ma non solo.

Particolarmente interessante la sezione finale che pone alcuni spunti di confronto con altri celebri artisti, come gli spazi dilatati di Piranesi, le suggestioni liberty, le sperimentazioni avanguardistiche dei futuristi o dei surrealisti, che parallelamente operavano a Escher.


Per chi volesse approfondire, durante la rassegna, saranno realizzati alcune conferenze sui diversi aspetti della creatività e della percezione delle immagini, sia secondo una visione artistica che scientifica.

Tutti i dettagli per organizzare una piacevole visita al sito  http://www.marcovaldo.it/ 

23/06/13

Le radici dello sguardo - nature morte tra quadri barocchi e inquadrature fotografiche del novecento


Oggi, Domenica 23 Giugno, alle ore 17, presso il Filatoio di Caraglio, avrà luogo l' inaugurazione della mostra Le radici dello sguardo. Nature morte tra quadri barocchi e inquadrature fotografiche del Novecento . L' esposizione, curata da Alberto Cottino e Ivana Mulatero, è promossa dall' associazione culturale Marcovaldo con il sostegno di Regione Piemonte e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, il contributo della Fondazione Crt, in collaborazione con i Comuni di Caraglio e Dronero, la Fondazione Filatoio ed il Museo Mallé. 


La mostra sarà aperta fino all '8 settembre, da giovedì a sabato dalle ore 14,30 alle 19, domenica dalle 10 alle 19. 



Presso il Museo Civico Luigi Mallé di Dronero sarà possibile visitare la sezione Omaggio a Luigi Mallé. Nature morte piemontesi e la fotografia di Michele Pellegrino (il sabato dalle 8.30 alle 12.30 e la domenica dalle 14.30 alle 19.00). 



L 'Associazione Marcovaldo con la mostra Le radici dello sguardo. Nature morte tra quadri barocchi e inquadrature fotografiche del Novecento propone al Filatoio di Caraglio un punto di vista, inedito e stimolante, tra pittura e fotografia, quindi tra tradizione e sperimentazione, e suggerisce un confronto fra due epoche lontane tra loro, ma in fondo legate a filo doppio. 



A partire da una serie di celebri inquadrature fotografiche del Novecento, di grande bellezza e importanza storica, realizzate dai più riconosciuti maestri dell' obiettivo quali Edward Weston, Man Ray, Herbet List, Irving Penn, Robert Mapplethorpe, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri e altri, si è ripercorso un cammino a ritroso alla radice del criterio moderno di vedere e di riprodurre la natura. 



Si è risaliti, dunque, alla natura morta dei Sei e Settecento, di cui sono esposti esempi significativi (tra cui dipinti di Tommaso Salini, Giovanni e Niccolò Stanchi, Andrea Scacciati, Bartolomeo Bettera, Pierfrancesco Cittadini), come possibile fonte e modello ma anche come rivelazione di un modo nuovo di pensare il mondo alla luce delle nuove scoperte scientifiche e geografiche che sta alla base del senso della natura contemporaneo. 
La natura morta nasce alla fine del XVI secolo e fin dagli inizi è il genere pittorico nel quale, più che in qualsiasi altro della storia dell' arte occidentale, si realizza un modo di rappresentazione illusionistico e descrittivo. Questi effetti illusionistici riscuotevano successo già nel XIV secolo, ampiamente utilizzati da Giotto e dalla schiera dei seguaci e continuatori, premesse indispensabili per giungere a Caravaggio, con la sua famosa Fiscella , il più celebre cesto di frutta dell' arte di tutti i tempi, un soggetto, secondo il pittore, difficile da dipingere quanto un dipinto con figure umane. 



Il Seicento è il secolo d' oro delle nature morte con una forte carica simbolica, poi elevata nel Settecento a mirabile esempio d eleganza e decorazione. Questi modelli di rappresentazione della natura morta sono i referenti più prossimi per le prime sperimentazioni in campo fotografico e, se alle origini i fotografi interpretano il genere facendo leva sulla connotazione di realismo intrinseca al mezzo, in seguito, a partire dai primi decenni del Novecento, si concentrano sull' uso sapiente delle fonti luminose e delle ombre, sul taglio dell' inquadratura e sulla composizione formale dell' immagine, offrendo numerosissimi esempi di un' inarrestabile vitalità del tema anche nell' epoca attuale. 



Componenti convenzionali come fiori, frutta, libri, strumenti musicali, oggetti quotidiani di varia tipologia, nonché animali e scene di giardino, offrono spunti inesauribili per la sperimentazione. Scevra da significati simbolici, religiosi o allegorici, la natura morta fotografica del Novecento esalta il valore della pura materia, una materia composta principalmente di luce e di valori formali. 
La sensazione è che la fotografia, forse a causa della sua specifica qualità di immobilizzare i soggetti, bloccare un attimo di vita e fermare la transitorietà del quotidiano, sia il frutto maturo di una storia dello sguardo le cui radici affondano nei secoli aulici del barocco. Il principio di eternare l 'attimo e di intensificare una vita silente delle cose , propri del medium fotografico, focalizza lo sguardo insistente del fotografo sul tema della natura morta, un genere predestinato alla resa fotografica. 

Resta aperto l' interrogativo sulla diversità e sullo scarto tra i due percorsi proposti, pittorico e fotografico, affidando al pubblico un esercizio stimolante di osservazione sulle convergenze e divergenze esemplari. La natura morta d' autore di scuola caravaggesca, datata prima metà del XVII secolo, è esposta fianco a fianco, nelle sale del Filatoio di Caraglio, con l' immagine illusionistica di una tavola ricolma di mele selvatiche realizzata nel 2009 della fotografa italoamericana Paulette Tavormina. Anche il grande maestro della natura morta floreale settecentesca Gaspar Lopez è collocato in prossimità con un' immagine fortemente semplificata nella composizione ma intensamente evocativa di Luigi Ghirri, un 'evidente contributo di originalità che la fotografia degli ultimi decenni del Novecento ha riversato sulla nozione di natura morta. È forse la prima volta che una mostra propone d' individuare, con finezza ed intuito, per un largo pubblico, questa sorta di passaggio di consegne tra epoche storiche così lontane.

21/12/12

Illusione visibile - Alcuni suggestivi costumi di scena della Fondazione Cerratelli



L'arte della Meraviglia al Filatoio di Caraglio
Nei suggestivi spazi del Filatoio di Caraglio, uno dei più grandi e antichi d’Europa, è in corso una stupenda rassegna che tratta i mondo del filato legandolo alle suggestioni del mondo lirico e teatrale. Si tratta di una mostra di 40 fantastici costumi selezionati dalla vasta collezione Cerratelli di San Giuliano Terme, presso Pisa. 

La Casa d'Arte Cerratelli nasce nel 1916, per volontà del baritono Arturo Cerratelli, diventando nel tempo nota in tutto il mondo per la qualità e bellezza dei suoi manufatti. Con la Sartoria Cerratelli hanno collaborato, per la realizzazione di costumi di scena, i più noti personaggi da Luchino Visconti a Franco Zeffirelli. Realizzando allestimento per i maggiori teatri al mondo quali il Metropolitan di New York; la Comedie Francaise di Parigi, il Royal Opera House Covent Garden di Londra e Alla Scala di Milano. Hanno anche lavorato per la televisione come per “I Borgia” prodotti dalla BBC o la “Maria Stuarda” per la RAI. Ma anche il mondo del cinema li ha coinvolti, ad esempio, nel suggestivo film “la Camera con vista” di James Ivory. 

L'arte della Meraviglia al Filatoio di Caraglio
La mostra curata, da Roberta Orsi Landini, propone, in una allestimento elegante e con un suggestivo sottofondo musicale, alcuni abiti di scena dalle fatture più elaborate. Si tratta di un’occasione unica, quella di poter vedere, da vicino, questi stupendi capolavori della confezione di abiti da scena, che sono sempre percepiti a grandi distanze. Si può così ammirare la sapienza artigianale e la bellezza creativa di codesti vestiti, pezzi unici e impareggiabili. Percepire direttamente la raffinatezza dei materiale e il fulgore cromatico, l'ingenio della forma e l'originalità della costruzione. 

Parallelamente alla mostra è in corso, negli spazi vicini, un’esposizione di opere di un collezionista cuneese, Miche Berra, che presenta un piacevole scorcio del gusto locale, tra cui un’interessante raccolta di opere di artisti del territorio cuneese, variegati nei temi e nelle tecniche. 



Note informative : 
L’evento è organizzato dall’associazione culturale Marcovaldo con il sostegno di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Crt, in collaborazione con i Comuni di Caraglio, l’associazione culturale Auriate, la Fondazione Cerratelli di Lucca. La mostra resterà aperta fino al 24 febbraio 2013 dal giovedì al sabato dalle ore 14,30 alle 19, la domenica dalle 10 alle 19. Maggiori informazioni sul sito Internet www.marcovaldo.it o telefonando al numero verde della Regione Piemonte 800 329 329 o al numero dell’associazione culturale Marcovaldo 0171/618260.

16/05/12

Consapevolmente congiungendo la montagna - Sconfinamenti artistici fra Italia e Francia



La provincia cuneese è una landa di confine, per decenni terra di lotte e di duri confronti di potere. Ma dopo i dolorosi scontri del secolo scorso lentamente è fiorita la consapevolezza che le frontiere siano un luogo di congiunzione su cui arricchirsi culturalmente. 

Su queste proposizioni il Cesac ha avviato da diversi anni un pregiato percorso, nominato VIAPAC, di dialogo con la terra di oltre frontiera, tra Digne-les-Bains e Caraglio, attraverso Seyne-les-Alpes, la valle dell’Ubaye e la Valle Stura. Coordinato con la preziosa curatela del gruppo a.titolo, che da anni opera con l’iniziativa Nuove Committenze, e con Nadine Gomez-Passamar, responsabile del Musée Gassendi-CAIRN di Digne-les-Bains, è stato realizzato un evento e una mostra che declinano in diversi percorsi creativi, sapientemente accostati in un susseguirsi di emozioni. 

La mostra Mente Locale è accostata agli interventi di "A travers la montagne" negli spazi dell'antico Filatoio di Caraglio. Accoglie il visitatore un vibrante lavoro di Alessandro Sciaraffa che nell’intensità sonora gioca all’opposta pesantezza dell’opera interna che riverbera lontananze memorie acustiche. 

L’intento del viandante è proposto, nelle prime sale al piano terra, da alcuni lavori di Abraham Poincheval che amalgama il viaggio in diversi possibili registri, fotografico, scultorio e documentativo, rimandando così al primo piano dove le tracce di Anna Scalfi Eghenter costituiscono possibili declinazioni di un’idea di nazione. 

In modo più dinamico Marzia Migliora offre riletture luminose mentre statiche e storiche sono i blocchi di Richard Nonas. 

Proseguendo s’incontrano i lavori di Paul Armand Gettecrea e di Joan Fontcuberta che ripensano in un gioco di significati e sensi, l’idea di memoria e conservazione delle identità e dei luoghi. Una fragile tappa è con l’opera di Andrea Carretto e Raffaella Spagna che ci fa ripensare alla trasformazione dell’operato umana e alle continue possibilità e conseguenze della manipolazione. 

Seguono i lavori di memoria di Anne-James Chaton, Nello Russo, Anne-James Chaton ed Enrico Tealdi, che in un ulteriore intervento esterno, presso l’albergo d’Oriente, nel centro di Caraglio, trova aggiuntive espressioni al suo delicato percepire lo stratificare della memoria. 

Conclude il percorso l’opera di Hannes Egger che offre modo di afferrare un’idea dell’accoglienza, nell’ambito di un’operazione artistica sulla geopolitica dei confini, dedicata alle punte Venezia dal Nord Est al Nord Ovest delle Alpi, inaugurata lo scorso anno presso il padiglione Austriaco della Biennale di Venezia. 

Per un approfondimento prendetevi l'utile pubblicazione "Fare museo", agile guida e interessante lettura.

03/12/11

Una balena a Caraglio



Solo sabato 3 Dicembre e Domenica 4 Dicembre sarà possibile vedere presso il Filatoio di Caraglio il progetto artistico di Claudia Losi "Balena Project. Resoconto di viaggio di un cetaceo da terra ", evento promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Cuneo con la curatela di “a.titolo” del Cesac di Caraglio.

Si tratta di una breve esposizioni di pezzi del progetto artistico di Claudia Losi sostenuto dall'imprenditore tessile biellese Ferdinando Botto Poala.

Si vedrà il residuo trasformato del materiale usato per il progetto della Balena e ora ri-interpretato in diversi modi fra cui delle giacche disegnate da Antonio Marras e tanti altri particolari manufatti.

L'evento è aperto al pubblico dalle 14.30 alle 19 e Domenica dalle 10 alle 19. L'ingresso è gratuito.

Il “Balena Project” è un progetto creativo nato nel 2004 dall’artista Claudia Losi, che decise di realizzare una balena in lana di dimensioni naturali. Dopo la sua realizzazione questa è stata portata in giro per il mondo in un continuo lavoro performativo


Ecco alcune foto: