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23/06/13

Le radici dello sguardo - nature morte tra quadri barocchi e inquadrature fotografiche del novecento


Oggi, Domenica 23 Giugno, alle ore 17, presso il Filatoio di Caraglio, avrà luogo l' inaugurazione della mostra Le radici dello sguardo. Nature morte tra quadri barocchi e inquadrature fotografiche del Novecento . L' esposizione, curata da Alberto Cottino e Ivana Mulatero, è promossa dall' associazione culturale Marcovaldo con il sostegno di Regione Piemonte e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, il contributo della Fondazione Crt, in collaborazione con i Comuni di Caraglio e Dronero, la Fondazione Filatoio ed il Museo Mallé. 


La mostra sarà aperta fino all '8 settembre, da giovedì a sabato dalle ore 14,30 alle 19, domenica dalle 10 alle 19. 



Presso il Museo Civico Luigi Mallé di Dronero sarà possibile visitare la sezione Omaggio a Luigi Mallé. Nature morte piemontesi e la fotografia di Michele Pellegrino (il sabato dalle 8.30 alle 12.30 e la domenica dalle 14.30 alle 19.00). 



L 'Associazione Marcovaldo con la mostra Le radici dello sguardo. Nature morte tra quadri barocchi e inquadrature fotografiche del Novecento propone al Filatoio di Caraglio un punto di vista, inedito e stimolante, tra pittura e fotografia, quindi tra tradizione e sperimentazione, e suggerisce un confronto fra due epoche lontane tra loro, ma in fondo legate a filo doppio. 



A partire da una serie di celebri inquadrature fotografiche del Novecento, di grande bellezza e importanza storica, realizzate dai più riconosciuti maestri dell' obiettivo quali Edward Weston, Man Ray, Herbet List, Irving Penn, Robert Mapplethorpe, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri e altri, si è ripercorso un cammino a ritroso alla radice del criterio moderno di vedere e di riprodurre la natura. 



Si è risaliti, dunque, alla natura morta dei Sei e Settecento, di cui sono esposti esempi significativi (tra cui dipinti di Tommaso Salini, Giovanni e Niccolò Stanchi, Andrea Scacciati, Bartolomeo Bettera, Pierfrancesco Cittadini), come possibile fonte e modello ma anche come rivelazione di un modo nuovo di pensare il mondo alla luce delle nuove scoperte scientifiche e geografiche che sta alla base del senso della natura contemporaneo. 
La natura morta nasce alla fine del XVI secolo e fin dagli inizi è il genere pittorico nel quale, più che in qualsiasi altro della storia dell' arte occidentale, si realizza un modo di rappresentazione illusionistico e descrittivo. Questi effetti illusionistici riscuotevano successo già nel XIV secolo, ampiamente utilizzati da Giotto e dalla schiera dei seguaci e continuatori, premesse indispensabili per giungere a Caravaggio, con la sua famosa Fiscella , il più celebre cesto di frutta dell' arte di tutti i tempi, un soggetto, secondo il pittore, difficile da dipingere quanto un dipinto con figure umane. 



Il Seicento è il secolo d' oro delle nature morte con una forte carica simbolica, poi elevata nel Settecento a mirabile esempio d eleganza e decorazione. Questi modelli di rappresentazione della natura morta sono i referenti più prossimi per le prime sperimentazioni in campo fotografico e, se alle origini i fotografi interpretano il genere facendo leva sulla connotazione di realismo intrinseca al mezzo, in seguito, a partire dai primi decenni del Novecento, si concentrano sull' uso sapiente delle fonti luminose e delle ombre, sul taglio dell' inquadratura e sulla composizione formale dell' immagine, offrendo numerosissimi esempi di un' inarrestabile vitalità del tema anche nell' epoca attuale. 



Componenti convenzionali come fiori, frutta, libri, strumenti musicali, oggetti quotidiani di varia tipologia, nonché animali e scene di giardino, offrono spunti inesauribili per la sperimentazione. Scevra da significati simbolici, religiosi o allegorici, la natura morta fotografica del Novecento esalta il valore della pura materia, una materia composta principalmente di luce e di valori formali. 
La sensazione è che la fotografia, forse a causa della sua specifica qualità di immobilizzare i soggetti, bloccare un attimo di vita e fermare la transitorietà del quotidiano, sia il frutto maturo di una storia dello sguardo le cui radici affondano nei secoli aulici del barocco. Il principio di eternare l 'attimo e di intensificare una vita silente delle cose , propri del medium fotografico, focalizza lo sguardo insistente del fotografo sul tema della natura morta, un genere predestinato alla resa fotografica. 

Resta aperto l' interrogativo sulla diversità e sullo scarto tra i due percorsi proposti, pittorico e fotografico, affidando al pubblico un esercizio stimolante di osservazione sulle convergenze e divergenze esemplari. La natura morta d' autore di scuola caravaggesca, datata prima metà del XVII secolo, è esposta fianco a fianco, nelle sale del Filatoio di Caraglio, con l' immagine illusionistica di una tavola ricolma di mele selvatiche realizzata nel 2009 della fotografa italoamericana Paulette Tavormina. Anche il grande maestro della natura morta floreale settecentesca Gaspar Lopez è collocato in prossimità con un' immagine fortemente semplificata nella composizione ma intensamente evocativa di Luigi Ghirri, un 'evidente contributo di originalità che la fotografia degli ultimi decenni del Novecento ha riversato sulla nozione di natura morta. È forse la prima volta che una mostra propone d' individuare, con finezza ed intuito, per un largo pubblico, questa sorta di passaggio di consegne tra epoche storiche così lontane.

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