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08/02/26

Hauser & Wirth a Palermo




 Ha fatto molto scalpore la positiva notizia che il gruppo Hauser & Wirth ha acquistato lo storico Palazzo Forcella De Seta a Palermo, luogo testimone del ricco sfarzo della storia siciliana, incarnando l'interazione delle culture che hanno plasmato l'isola mediterranea. 

Acquisito da Hauser & Wirth all'inizio del 2026, questo straordinario sito sarà sottoposto a un attento restauro volto a ripristinarne l'integrità architettonica per creare una nuova destinazione culturale aperta a tutti e che ne renda omaggio alla tradizione.



Punto di riferimento del quartiere Kalsa di Palermo, affacciato sul Mar Tirreno, il Palazzo è una sintesi architettonica di influenze arabo-normanne e gotiche. Fu originariamente eretto nel XVIII secolo , con elementi integranti del XVI secolo , tra cui la Porta dei Greci. Il sito si è evoluto nel corso dei secoli, riflettendo ogni sua evoluzione i diversi dialoghi culturali che permeano la Sicilia.

"È un onore e un privilegio intraprendere il restauro di Palazzo Forcella De Seta, un sito di straordinaria importanza e bellezza, e avere l'opportunità di creare una nuova destinazione artistica in un luogo venerato in tutto il mondo per il suo secolare impegno nello scambio culturale."—Iwan Wirth

Costruito sui resti della "casina a mare" della famiglia Bonanno, il Palazzo trovò nuova vita nel 1833, quando passò sotto la guida di Enrico Forcella, marchese di Villalonga. Sotto la sua direzione, gli architetti visionari Nicola Puglia ed Emmanuele Palazzotto intrapresero una riprogettazione neoclassica, creando la struttura centrale e gli elementi che vediamo oggi. I suoi numerosi elementi distintivi – mosaici intricati, vivaci affreschi in stucco, finestre ad arco neogotiche e un giardino interno – testimoniano la confluenza di culture e stili che definisce l'architettura di Palermo. Nel corso del suo storico passato, il Palazzo è stato residenza privata e sede di eventi culturali, tra cui la Biennale Manifesta nel 2018.

"È un onore e un privilegio intraprendere il restauro di Palazzo Forcella De Seta, un sito di straordinaria importanza e bellezza, e avere l'opportunità di creare una nuova destinazione artistica in un luogo venerato in tutto il mondo per la sua secolare vocazione allo scambio culturale", ha affermato Iwan Wirth, Presidente di Hauser & Wirth. "Siamo grati ai precedenti proprietari del Palazzo , l'ANCE, per la loro gestione di questo straordinario sito e non vediamo l'ora di iniziare il suo prossimo capitolo, sviluppando una piattaforma per le voci degli artisti e coltivando dialoghi con la comunità che risuonino in questo contesto storico".

04/01/24

William Kentridge a Palermo


 Il Monte dei Pegni di Santa Rosalia a Palermo ospita fino a metà Gennaio l'installazione You Whom I Could Not Save (Te che non ho potuto salvare) che l'artista William Kentridge ha ideato per qeusti antichi spazi ricchi di storia e di ricordi. 

Il percorso labirintico dello spazio è scandito dalla presenza di megafoni che modulano le musiche composte da Nhlanhla Mahlangu e dirette da Tlale Makhene: un intreccio sonoro di testi appartenenti al gruppo di lingue nguni. 

«Il punto di partenza della mostra di Palermo - spiega Kentridge - è stato un'opera sonora. Nella sala in cui vedete la proiezione, si ascoltano le sette voci del coro, in modo che sia possibile sia muoversi tra di esse e sentirle singolarmente, sia sentire il pezzo nella sua interezza. E nelle altre sale ci saranno echi e frammenti che condurranno verso la proiezione finale. 



L’architettura e gli echi dello spazio sembravano adattarsi al tema della barca, perché molta della biancheria data in pegno al Monte nel corso dell’Ottocento era stata deposta lì proprio per consentire alle persone di viaggiare dalla Sicilia agli Stati Uniti» (Intervista con l’Artista, agosto 2023).  

Sagome ibride di memoria surrealista e collage di forme geometriche puntellate da volti ricorrenti nel lavoro dell'artista, sono i protagonisti dell’incedere in un mondo dove, come recita la frase di Majakovskij nel testo di You Whom I Could Not Save, «la sfortuna scorre come da un acquedotto». L’interrogativo sul futuro, sulla necessità di sperare resta costante e la risposta fluttua tra le onde di immagini e suoni che invitano all’immersione in una profondità celeste che investe e abbraccia nonostante non possa salvare tutti.

Il progetto, visibile fino al 12 gennaio 2024, è organizzato da ruber.contemporanea e sostenuto da Fondazione Sicilia, con il coordinamento di Sicily Art and Culture, e vede l'ideazione di Antonio Leone direttore artistico di ruber.contemporanea e la curatela delle storiche dell’arte Giulia Ingarao e Alessandra Buccheri. 





03/09/18

Marzia Migliora - Voce del verbo avere


Marzia Migliora,  A Dora D., 2018 |  Stampa fotografica fine art ai pigmenti 
Courtesy l'artista, Fondazione Merz, Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli



Si inaugurerà Sabato 8 Settembre alle 18, all'ex Monte dei Pegni di Palazzo Branciforte, la mostra personale di Marzia Migliora (Alessandria, 1972) Voce del verbo avere, nata dalla collaborazione tra Fondazione Merz e Fondazione Sicilia.

L’esposizione, a cura di Valentina Bruschi Beatrice Merz e visitabile fino al 4 novembre, fa parte delle iniziative di Palermo capitale italiana della cultura 2018 e si inserisce in Punte brillanti di lance, un programma di mostre e eventi avviato nel 2017 dalla Fondazione Merz per la Città di Palermo.

Il progetto di Marzia Migliora prende avvio dalle forti suggestioni restituitele dall’ex Monte dei Pegni, creando un collegamento con il presente a partire dalla memoria storica del luogo, per far scaturire una riflessione politica e sociale sulla condizione attuale dell’uomo. Detto anche Monte dei Panni, il deposito del Monte di Pietà si snoda in un intricato labirinto di stanze con strutture lignee a tutta altezza, composte da scaffalature dove venivano alloggiati i beni impegnati. Per circa due secoli persone in stato d’indigenza vi hanno depositato doti, corredi e oggetti personali in cambio di poche monete, per poi cercare di tornare a riscattarli.

Voce del verbo avere è l’ideale prosecuzione della mostra personale di Marzia Migliora dal titolo Velme, realizzata nel 2017 dalla Fondazione Merz a Ca’ Rezzonico a Venezia. L’installazione La fabbrica illuminata, realizzata originariamente dall’artista per la mostra Velme, sarà parte della mostra dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, accompagnata da tre opere inedite, concepite appositamente per lo spazio espositivo.

Le opere progettate dall’artista per lo spazio palermitano prendono avvio dal concetto di economia, a partire dalla scomposizione etimologica del termine in oikos (casa, intesa come famiglia, ma anche beni e comunità) e nomos (regola): al Monte di Pietà le persone indigenti erano costrette a impegnare i beni di famiglia (oikos), per cercare di adempiere alle norme imposte dallo Stato e dalla comunità e per assolvere i bisogni primari di sussistenza (nomos). I due termini rappresentano l’elemento concettuale comune in ogni opera in mostra, insieme alle tematiche del denaro, del cibo e della fame. L’ambiguità del denaro, che da un lato affranca dall’essere schiavo, ma dall’altro istituisce nuove schiavitù, costituisce un concetto fondamentale nell’opera di Marzia Migliora. Dal denaro infatti dipende anche l’accesso al cibo, bisogno primario per la sussistenza dell’essere umano: è quindi la fame l’innesco per far leva e attivare analogie e dissonanze, relazioni tra pieno e vuoto, ricchezza e povertà, indigenza e sicurezza, nutrimento e astinenza, inclusione ed esclusione.
Un altro termine sottotraccia a tutta la ricerca è transizione, il passaggio da un modo di essere a un altro, inteso nell’accezione propria della funzione del banco dei pegni, ovvero quella di convertire oggetti personali in denaro contante.

“Siamo lieti – racconta Beatrice Merzpresidente della Fondazione Merz - di proseguire il nostro programma con Palermo attraverso la mostra immaginata da un’artista come Marzia Migliora, per un luogo così fortemente legato alla storia della città, ma anche così intensamente simbolico per la storia dell’Uomo. Perseguendo l’obiettivo di una progettualità nomade, ci spostiamo da Torino per indagare sempre nuovi confini e sperimentare nuove realtà.”

“Con la mostra di Marzia Migliora, Fondazione Sicilia prosegue la felice collaborazione con la Fondazione Merz, nell'ottica – afferma il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore – di un dialogo sempre più creativo e proficuo con le realtà più prestigiose in ambito nazionale e internazionale. Voce del verbo avere è un viaggio di impegno civile e politico, parole intese nel loro senso più alto, di un'artista contemporanea di grande potenza, che si inserisce nel percorso di apertura ai linguaggi contemporanei intrapreso dalla Fondazione Sicilia”.

Il percorso espositivo

L’opera La fabbrica illuminata deve il titolo alla composizione omonima di Luigi Nono del 1964, dedicata agli operai della Italsider di Genova-Cornigliano per denunciare le condizioni di lavoro disumane degli operai.
La fabbrica illuminata si compone di cinque banchi da orafo su cui poggia un blocco di salgemma grezzo, in procinto di essere lavorato. Il sale - elemento fondamentale nella storia commerciale del Mediterraneo, conosciuto anche come “oro bianco” - è scelto dall’artista come emblema dello sfruttamento delle risorse naturali e della forza lavoro necessaria alla sua trasformazione in merce e, quindi, in guadagno. Proprio dal sale deriva il termine salario, la retribuzione in denaro di un lavoratore: ancora una volta il passaggio di stato dei materiali (come in alchimia) richiama la relazione di tutti i lavori in mostra alla funzione del Monte di Pegni.

In mostra anche tre opere inedite: Voce del verbo avere (2018), Pane di bocca (2018) e L’arte della fame (2018).

Voce del verbo avere è l’installazione che apre la mostra e trae suggestione dall’obolo di Caronte, la moneta d’argento che nella mitologia greca e romana veniva posta nella bocca dei defunti affinché la consegnassero al traghettatore di anime per avere accesso al mondo dei morti. L’artista si riappropria della simbologia antica, ponendo una dracma greca degli anni trenta - moneta con la medesima iconografia dell’antico obolo, con la dea madre terra Demetra e la spiga di grano - sospesa all’interno di mandibola di squalo. Voce del verbo avere ruota intorno al concetto di fame, in due differenti accezioni: la fame come bisogno, conseguenza della crisi economica di cui la Grecia è stata simbolo, e come brama insaziabile di potere, il circolo vizioso del sistema che ha fame e di conseguenza affama, di cui l’obolo - nel suo significato contemporaneo di tassa - diventa simbolo. Le fauci spalancate dello squalo diventano metafora del mercato e del culto feroce del denaro.

L’opera Pane di bocca è un’installazione costituita da una fede originale del 1935 che reca l’incisione “Oro alla Patria. 18 dicembre 1935” stretta nella morsa di una pinza odontoiatrica dentata. La Giornata della fede, fu una campagna di propaganda promossa dal regime fascista rivolta al popolo italiano a sostegno della guerra in Etiopia, chiamato a consegnare alla Patria le proprie fedi nuziali, ricevendo in cambio un anello di latta inciso, come quello che è parte dell’opera. L’opera allude al concetto di fede, nel binomio dare avere tra l’autorità dello Stato e il popolo che lo abita.



Chiude il percorso espositivo L’arte della fame. L’installazione, che deve il suo titolo al saggio di Paul Auster, è un carosello in cui alcune tassidermie di allodole rincorrono in un circuito perpetuo una pepita d’oro che, per sua natura, ricorda una mollica di pane.
L’opera concettualmente richiama la struttura lignea del Monte di Pietà, costituita da un complesso di linee verticali e orizzontali che si intrecciano su più piani, a formare una sorta di grande voliera/gabbia.

Marzia Migliora affida all’opera A Dora D., realizzata all’ex-Monte dei Pegni, l’immagine guida della mostra. Nella fotografia il corpo dell’artista è in dialogo con la struttura a griglia che connota l’architettura lignea del deposito, in cui le linee verticali e orizzontali s’intersecano su più piani come sbarre di una gabbia.
L’opera è un omaggio a Dora Diamant, la donna che si prese cura di Franz Kafka nella fase terminale della sua vita quando l’autore scrisse il suo ultimo racconto intitolato Un digiunatore(1922), il cui protagonista si esibiva pubblicamente in una gabbia sorvegliato da tre guardiani, trovandosi nella situazione paradossale di guadagnarsi il pane digiunando.

13/07/18

Manifesta apre Palermo





Il contemporaneo che scopre l’antico, un progetto che rende fruibile l’ennesimo patrimonio dimenticato del nostro Paese, ecco il grande merito di questa nuova edizione di Manifesta che a Palermo riattiva i tanti meravigliosi palazzi storici, con l’iniziativa di alcune mostre di arte contemporanee.

Nel complesso sono stati proposti cinquanta progetti di vario tipo, molti video, tante installazioni e alcune opere più tradizionali. Fra le più interessanti il video dei Masbedo all’Archivio di Stato o l’intervento di Theatre of the Sun a Palazzo Butera.

Ma il grande merito e fascino di questa iniziativa, pare proprio il vasto e antico patrimonio immobiliare trascurato in questi decenni che, grazie alla  rassegna, sono resi per un breve attimo nuovamente fruibili, sperando in una continuità.




Ci sono così il maestoso Palazzo Butera, per fortuna vera riattivazione grazie ai collezionisti Massimo e Francesca Valsecchi, grande appassionato di arte antica e contemporanea. E poi il tenebroso Palazzo Costantino, l’elegante Palazzo Forcella De Seta e tanti altri stupendi siti in una città che pare molto trascurata.

Parallelamente alla rassegna si sono attivate decine di eventi collaterali, facendo vivere una spirito internazionale così raro in questo territorio tanto complesso.

Povertà e bellezza, il fascino dell’abbandonato; questo sicuramente uno dei punti forti che raggruppa i diversi eventi. Si è passati dalla precedente edizione nell’asettica Zurigo a questa grande città assolata.

Mentre il resto del mondo si sviluppa e rinnova, noi pian pianino riscopriamo il vasto patrimonio storico che potrebbe essere veramente una nuova energia da attivare. Chissà!

Non resta che sperare che passato questo bel momento si continui a lavorare per dare futuro a questa strategia propulsiva.





17/06/18

Manifesta collaterale



Palermo si attiva con un coro di energie parallele al grande evento di Manifesta 12, fra i tanti eventi segnaliamo

Luca Trevisani e Olaf Nicolai presentano un progetto espositivo negli eleganti spazi dello storico Grand Hotel et Des Palmes.

La Collezione Maramotti ha portato al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas le opere dell’artista russo Evgeny Antufiev

Sempre al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas la Fondazione Merz porta l'opera di Mario Merz "Pittore in Africa", enigma aperto dall’artista in una storica edizione della Biennale di Venezia (1984) quando la totale mancanza dell’Africa e dei suoi artisti alla kermesse lagunare interrogò Merz su “esisterà pure un pittore in Africa” (foto).

Col titolo “Same same but different” un progetto collaborativo che si svolge nelle sedi del Museo Civico di Castelbuono e del Kunst di Merano.

La Fondazione Sant’Elia ospita l’Istituto Svizzero con le opere di Martin Kippenberger.

L’Associazione Culturale Radiceterna Arte e Ambiente, dialoga col l’Università di Palermo negli spazi di una ampliata biblioteca. 
  
Viasaterna attiva una temporanea residenza con Casino Palermo nel quartiere Kalsa.


C’è anche il progetto di Pinksummer “goes to Palermo" è un group show di cui avevamo già dato notizia


02/06/18

Da Genova a Palermo





La galleria genovese Pinksummer presente una interessante proposta espositiva a Palermo negli spazi  in Via Patania 25/27, col supporto della Fondazione Sambuca, fino alla fine dell’autunno.





Col titolo Pictorial Goose Turn sono state raccolte le opere degli artisti di Peter Fend, Sancho Silva, Michael Beutler, Mariana Castillo Deball, Plamen Dejanoff, Amy O’Neill, Tobias Putrih, Tomás Saraceno, Bojan Šarčević, Georgina Starr, Luca Trevisani, Cesare Viel, Luca Vitone e Stefania Galegati.





11/05/18

Manifesta 12 alcuni anticipi

Palazzo Costantino, Palermo. Copyright Manifesta. Photo © CAVE Studio



Da pochi giorni sono stati resi noti i nomi di alcuni dei partecipanti alla rassegna Manifesta 12 che quest’anno si svolgerà a Palermo, essi sono Jelili Atiku performer che realizzerà la processione Festival of the Earth. Maria Thereza Alves, a Palazzo Butera, col lavoro “Sincretismo”. 

John Gerrard che presenterà l’opera “Untitled (near Parndorf) Austia 2015” un lavoro sul proprio doloroso vissuto. Gilles Clément e lo studio Coloco che nel quartiere ZEN creeranno un giardino sociale. Il collettivo di architetti Rotor realizzerà l’intervento urbano “Monte Gallo”.  E il collettivo londinese Cooking Sections, sarà a Palazzo Ajutamicristo, col lavoro installativo “What Is Above Is What Is Below”. 


Casa del Mutilato, Palermo. Copyright Manifesta. Photo © CAVE Studio.


Uriel Orlow, a Palazzo Butera, che presenterà la video installazione “ Wishing Trees” sulle memoria delle piante.  Ci sarà anche uno scrittore, Giorgio Vasta, che attiverà un laboratorio di scrittura con la collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. Mentre Khalil Rabah riconsidererà il mercato palermitano nell’Orto Botanico.  

Conclude l’elenco Marinella Senatore che presenterò la performance urbana e l’istallazione Palermo Procession.

 

 Forcella De Seta, Palermo. Copyright Manifesta. Photo © CAVE Studio.

 Palazzo Ajutamicristo, Palermo. Copyright Manifesta. Photo © CAVE Studio.

30/04/18

Manifesta 2018 a Palermo



 Tutti i cantieri sono all'opera per la prossima edizione di Manifesta che quest'anno si svolge a Palermo, Capitale italiana delle cultura 2018. 

Un grande evento che sta trasformando questa stupenda città siciliana con un progetto a sfondo urbanistico di "Palermo Atlas" che ha come spirito l'antico Orto Botanico della città, inaugurato nel 1795 da cui si sono ramificati diversi progetti sia a sfondo ambientale che culturale, un "giardino planetario" per far innestare le diverse forme creative umane. 


Tanti i luoghi che stanno sbocciando; Palazzo Butera che ospiterà la collezione di Massimo e Francesca Valsecchi o il Teatro Garibaldi dove è già in corso la rassegna "Aspettando Manifesta".

La rassegna degli eventi è stato ideato in due sezioni : Eventi Collaterali di Manifesta 12 (62 proposte) e il programma 5x5x5 (scambio multidisciplinare tra comunità territoriali e ospiti).

#Manifesta12Palermo #manifestabiennial #manifestadotorg  #Manifesta12Palermo

09/12/17

Il Giardino Planetario di Manifesta a Palermo




Col titolo "Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza” il prossimo anno a Palermo si svolgerà una nuova edizione di Manifesta, dal 16 Giugno al 4 Novembre.

Terra di transito la Sicilia si propone in questo evento europeo come riflessione di contaminazione di culture che possono trasformare e ricreare le vecchie prassi sociali.

Il gruppo di curatori Bregtje van der Haak, Andrés Jaque, Ippolito Pestellini Laparelli e Mirjam Varadinis opera per la prima volta con uno studio di archiettettura l’OMA per poter operare con una visione più strutturale del progetto con una azione che va dall’analisi dei siti alla loro possibile conversione.

Con Palermo Atlas si crea un laboratorio di luoghi, tradizioni, usanze quotidiane che vengono connessi in un relazione di tradizioni.

 L’opera di Francesco Lojacono "Veduta di Palermo” del 1875 diventa l’incona di questa rassegna contemporanea in uno sconfinamento anche storico delle forme artistiche. La natura vegetale non ha confini e questo “giardino” Palermo è un’esempio della libertà della vita.




Il "Giardino Planetario” sarà realizzato in quattro sezioni:

Garden of Flows si concentrerà sulla tossicità, sulla vita delle piante e sulla cultura del giardinaggio esplorandolo in relazione ai beni comuni globali, all’interno dell’Orto Botanico.

Out of Control Room investigherà il tema del potere nell’attuale regime di flussi globali. La location di questa sezione verrà rivelata nei prossimi mesi.

City on Stage si rivolgerà alle opportunità esistenti nel centro e nelle periferie di Palermo per portare avanti progetti fin ora interrotti e mai realizzati.

Collaborazioni produttive tra partners locali e stranieri con l’obiettivo di agire come catalizzatore verranno iniziate con l’obiettivo di poter dare l’avvio a iniziative a lungo termine in città.

Il Teatro Garibaldi ospita una biblioteca, uno spazio caffetteria e sarà una delle sedi del programma degli eventi pubblici, tra cui dibattiti, workshop e proiezioni cinematografiche (tra questi una programmazione dedicata alle pellicole realizzate nella città di Palermo – con introduzione e sessioni di domande e risposte).





Manifesta 12 nel 2018 dialogherà inoltre con le componenti più immateriali della città. Lo farà onorando la storica tradizione di racconti o cantastorie attraverso una serie di nuove produzioni narrative sulle  reti nascoste della città; la processione di Santa Rosalia sarà declinata come espressione di sincretismo e dialogo contemporanei; promuovendo le realtà e iniziative esistenti affinché diventino spazi per l’accoglienza pubblica; disvelando la multiforme collezione di archivi privati  presenti in  città, mettendo in scena alcune storie inedite di Palermo e dei i suoi protagonisti.

I partecipanti e i progetti di ciascuna sezione di Manifesta 12 saranno rivelati nella fase preparatoria della biennale, che si aprirà il 16 giugno 2018 e si concluderà il 4 novembre 2018.

Nell’attesa si svolgeranno diversi eventi di preparazione con iniziative iscritte in Aspettando Manifesta 12. Questo è un programma culturale pensato per permettere ai cittadini di Palermo di conoscere meglio, partecipare a e condividere idee su Manifesta 12, la biennale nomade d’arte contemporanea che approderà a Palermo nel 2018. Aspettando Manifesta 12 è visitabile presso l’appena riaperto Teatro Garibaldi, assegnato a Manifesta dal Comune di Palermo affinché questa ne faccia il suo quartier generale, oltre che uno dei luoghi chiave della biennale del prossimo anno.







21/03/17

Prossimamente Manifesta 2018



Sta prendendo forma la prossima edizione di Manifesta, che si svolgerà a Palermo nel 2018.

Sono state resi pubblici i diversi mediatori curatoriali che sono l'architetto italiano Ippolito Pestellini Laparelli dello studio OMA (Office for Metropolitan Architecture), la curatrice svizzeraa Mirjam Varadinis, che lavora al Kunsthaus di Zurigo, l'architetto e artista spagnolo Andrés Jaque  fondatore dell'Office of Political Innovation, e la giornalista olandese Bregtje van der Haak.


CS


Manifesta 12 in Palermo appointed OMA as Creative Mediator

Leoluca Orlando, Mayor of the City of Palermo, Hedwig Fijen, Director of Manifesta, and Ippolito Pestellini Laparelli, partner at OMA, are delighted to announce the Creative Mediator team for the 12th edition of Manifesta, held in Palermo, Italy, 2018.

The Office for Metropolitan Architecture (OMA) has been invited by the Director of Manifesta, Hedwig Fijen, to mediate the complex architectural and urban structure of the city of Palermo. OMA will put together an interdisciplinary team to investigate the role of city governance and address how contemporary cities are affected by tourism, gentrification, migration and climate change.

The OMA team, led by partner Ippolito Pestellini Laparelli, will investigate the urban, social and cultural transformations of Palermo and will work together with specialists from the fields of contemporary art, sociology, music, cinema and architecture. Manifesta 12 will feature a series of interactive, interdisciplinary, performative and artistic interventions. For further information and statements, please read here the press release.





The Manifesta 12 kick-off week started with the first research session of OMA in Palermo as to explore the different stratifications of Palermo’s most diverse neighborhoods and get a closer look on the social, historical and economical context of this city. The research was held by local specialists such as a social worker, student, architect and immigrants, which through their specially composed itineraries gave OMA a precise view how to understand the complexity of Palermo in all its aspects. The kick-off meeting set the premises of OMA’s urban studies on Palermo and later on, the concept of Manifesta 12 biennial program.
The choice of Rotterdam based OMA as a Creative Mediator researching the urban context in which a Manifesta Biennial is taking place, is based on the fact that the creative processes in complex cities like Palermo should always start with investigating the spatial domain in relation to certain political and governance models, forcing us to think harder about how to create a more sustainable legacy for each Manifesta Host City.



Manifesta 12 in Palermo appointed OMA as Creative Mediator

Leoluca Orlando, Mayor of the City of Palermo, Hedwig Fijen, Director of Manifesta, and Ippolito Pestellini Laparelli, partner at OMA, are delighted to announce the Creative Mediator team for the 12th edition of Manifesta, held in Palermo, Italy, 2018.

The Office for Metropolitan Architecture (OMA) has been invited by the Director of Manifesta, Hedwig Fijen, to mediate the complex architectural and urban structure of the city of Palermo. OMA will put together an interdisciplinary team to investigate the role of city governance and address how contemporary cities are affected by tourism, gentrification, migration and climate change.

The OMA team, led by partner Ippolito Pestellini Laparelli, will investigate the urban, social and cultural transformations of Palermo and will work together with specialists from the fields of contemporary art, sociology, music, cinema and architecture. Manifesta 12 will feature a series of interactive, interdisciplinary, performative and artistic interventions. For further information and statements, please read here the press release.

13/01/14

Flavio Favelli gelataio a Palermo



Si inaugura domani, 14 Gennaio, un intervento d’arte urbana contemporanea per Palermo, ad opera di Flavio Favelli, artista italiano tra i più importanti del sistema culturale internazionale, sostenuta da Confesercenti Palermo per rilanciare l’economia della città a partire dalla cultura. Favelli presente alla 55a Biennale internazionale d’arte di Venezia, ha lavorato in diverse occasioni in Sicilia e a Palermo, su tutti ha esposto presso Riso, Museo d’arte contemporanea della Sicilia, e a Termini Imerese dove ha realizzato due importanti opere installate sulla facciata del Comune in occasione della mostra ETICO’F nel 2010.


Palermo, dunque, fulcro di un’operazione che vuole lasciarsi alle spalle le paure legate alla crisi economica, alla crescente sfiducia sociale, per “ripartire” attraverso la bellezza e la leggerezza dell’arte, che può anche in un momento storicamente non facile indicare la via della rinascita, la via dell’eccellenza.

La progettazione e realizzazione di una Pitturamurale, opera d’arte pubblica, di grandi dimensioni, opera permanente, che verrà acquisita dalla città di Palermo, a beneficio dei suoi cittadini, è un segnale forte che Confesercenti vuole lanciare a dimostrazione, come afferma il neo presidente della confederazione di categoria, Mario Attinasi che: “E’ possibile ripensare ad interventi sul territorio come inneschi virtuosi di slancio economico e culturale, le due cose in un territorio unico e denso come il nostro devono per forza camminare parallele”.


I Cantieri culturali alla Zisa, meta di visite e di flussi di persone nel circuito turistico/culturale alla scoperta della città e del centro, saranno il catalizzatore di questo messaggio, attraverso l’opera che seguendo un repertorio iconografico, legato alla storia recente del nostro Paese determini un accento di riflessione sulla cultura italiana, che nella ricerca di Flavio Favelli ha un interesse notevole, rafforzando anche in tal modo l’identità storico culturale della nostra Città. L’iconografia dell’opera richiama un ricordo al quale la generazione dei fantastici anni Ottanta è legata, l’idea del benessere, del boom economico, una cultura in cui tutto era possibile e praticabile. Una memoria come auspicio di ripresa, come simulacro di un periodo d’oro al quale guardare con rinnovato entusiasmo. L’intervento d’arte pubblica, coordinato dallo storico dell’arte Agata Polizzi, sarà realizzata con l’aiuto di giovani artisti collaboratori scelti sul territorio, e maestranze locali e vedrà la partecipazione corale di più operatori del settore, tra cui la Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea e Azoto.

L’opera, tra le prime nel suo genere nella produzione di Favelli sul territorio nazionale, è un gigantesco inno alla “condivisione” dell’arte in spazi non convenzionali, arte che esce fuori da musei e galleria per andare incontro alla gente. Esempio non solo di cultura anche di educazione al bello e alla cura dello spazio pubblico che diventa così doppiamente “collettivo”. L’intervento di Favelli opera per il suo valore culturale ed artistico e per la firma internazionale, eccellenza della cultura artistica italiana contemporanea, si propone di offrire una vera e significativa offerta culturale ai cittadini, che possano così beneficiarne in modo libero e diffuso. Questa proposta, in un momento di grave recessione e crisi della società, potrebbe inserirsi nel solco della politica di meritocrazia e trasparenza attivata da questa Città, che vuole condividere con la collettività il meglio delle proprie possibilità di rafforzamento dei valori sociali, del sostegno al corretto ricambio generazionale nelle professioni, necessariamente sempre più specialistiche e internazionalizzate, e del benessere sociale. Benessere che senza dubbio passa attraverso la cultura.

Un sentito ringraziamento a: Ignazio Mortellaro, Serena Fanara, Daniela Granata, Giulia Gueci, Salvatore Davì, Maria Gracia de Pedro Il Signor Mortellaro, Sign. Mario Gnoffo, Arch. Enzo Venezia, Il Teatro Biondo di Palermo

 

Flavio Favelli (Biografia)
Nato a Firenze nel 1967, vive e lavora a Savigno (BO). Dopo la Laurea in Storia Orientale all’Università di Bologna, prende parte al Link Project (1995-2001). Ha esposto in importanti spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Tra i principali progetti personali: “ITAVIA AEROLINEE”, mostra all’Emporio della Cultura e installazione in Piazza Maggiore e Piazza VIII Agosto a Bologna dell’opera: Cerimonia-India Hotel 870: una fodera di circa 37 metri e larga 33 (apertura alare), circa 400 metri quadrati di Airtex, tela tecnica leggera color crema, tagliata e cucita sulle misure e forme del relitto del DC-9 Itavia caduto a largo di Ustica il 27 giugno 1980. L’evento è stato inserito nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il trentennale dalla strage; “China Purple”, in collaborazione con Via Farini DOCVA, nell’ambito di No Soul for Sale, A Festival of Independents, Turbine Hall, Tate Modern, Londra, 2010; “La Rotonda”, Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro, 2010; “Acrobazie #5?, a cura di Elisa Fulco, Ospedale Psichiatrico Fatebenefratelli, San Colombano al Lambro, 2009; Galleria Sales a Roma 2008; Fondazione Maison Rouge, Parigi 2007; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2007; Projectspace176, Londra 2005; Museo Pecci, Prato 2005; IIC, Los Angeles 2004; Galleria Maze, Torino, 2003; Artinprogress, Berlino, 2002 Tra le principali mostre collettive: “La scultura italiana del XXI secolo”, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 2010; “SPAZIO, Mappe del Reale”, MAXXI, Roma, 2010; “Italics”, Palazzo Grassi a Venezia; “Non Voltarti Adesso! / Don’t Look Now! – Artisti Italiani a Ca’ Pesaro”, a cura di Milovan Farronato, Ca’ Pesaro, Venezia, 2009; XV Quadriennale di Roma; Elgiz Museum a Istanbul nel 2008 e Clandestini, 50° Biennale di Venezia, 2003, Ha progettato e realizzato due installazioni bar funzionanti al MAMBO, Museo d’Arte Moderna di Bologna e al MARCA Museo di Catanzaro e due ambienti pubblici permanenti: Vestibolo nella Sede ANAS di Venezia di Palazzetto Foscari e Sala d’Attesa nel Pantheon di Bologna all’interno del Cimitero Monumentale della Certosa che accoglie la celebrazione di funerali laici.


Martedi 14 gennaio 2014 - ore 12.00 - Cantieri Culturali alla ZISA