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Visualizzazione post con etichetta Galleria Francesco Pantaleone. Mostra tutti i post
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26/05/15

Lovett/Codagnone - DEATH DISKO: last dance



Il 12 luglio 1979 veniva uccisa ufficialmente la disco music. Un omicidio premeditato e particolarmente cruento, efferato come solo i crimini d' odio sanno essere. 

Death the disco. Un gruppo di deejay rock organizzò Disco Demolition Night, una manifestazione anti-disco al Comiskey Park di Chicago, un importante stadio di baseball. Mentre la folla inferocita urlava all'unisono “Disco sucks”, migliaia di album e 45 giri disco music venivano distrutti e dati alle fiamme.

Lovett/Codagnone presentano in quest'ultima personale DEATH DISKO: last dance, un'interessante riflessione sulla fine della disco music, sulla fine di un'epoca caratterizzata da un inteso movimento nato dal basso che aveva dato voce e libertà alle sottoculture americane, alla libertà sessuale e, sulle piste da ballo, all'integrazione razziale più autentica. “La disco music ha abbattuto antiche barriere. Allo Studio 54, sudati e stremati, uno di fianco all’altro, c’erano i Bee Gees, Andy Warhol, Sylvester Stallone, Elton John, Salvador Dalì, anonimi bancari con in testa piume di struzzo, commercialisti sovrappeso agghindati da drag queen, operai con bicipiti da culturista e tanga in pelle, meccanici, neri, bianchi, asiatici, portoricani, italiani, gay e trans. Tutti uniti dal culto della mirror ball, la grande sfera luminosa appesa al soffitto dei disco club di tutto il Pianeta. […] Una rivoluzione che in pochi mesi ha trasformato il mondo in un’unica grande discoteca”, ricorda in un'intervista Nile Rodgers, fondatore degli Chic, una della band protagoniste della scena underground di quegli anni.

Verso la fine degli anni '70, una serie di fattori concomitanti (i cambiamenti economici e politici che portarono all'elezione del conservatore Ronald Reagan, il precipitare della crisi sociale con la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili che preannunciava lo stigma dell'epidemia dell'AIDS) segnarono il declino della disco negli Stati Uniti. Negli anni successivi alla Disco Demolition Night, numerosi sociologi descrissero la violenta reazione come “implicitamente maschilista e bigotta, un attacco alle culture non bianche e non eterosessuali”. 

Il nuovo progetto di Lovett/Codagnone, riflette su quegli eventi, che è parte della loro memoria e del nostro passato più prossimo. Un lavoro che esprime una certa malinconia, ma anche una riflessione lucida e asettica sul presente, su quei processi di normalizzazione in atto che castrano e soffocano la cultura del dissenso, del soggettivo. Processi “che inscenano un ulteriore disciplinamento: la produzione di parametri della soggettività, che siano conformi a norme astratte, le quali poi condizionano e al contempo eccedono le vite che creano, e distruggono” (J. Butler).

La libertà sessuale, la libertà dei corpi, finanche certi comportamenti eccessivamente edonistici o spregiudicati, hanno significato il riappropriarsi di spazi di vita, l'affermazione paritaria di una galassia di esistenze.


Questo nuovo corpus di opere parte dalla (nostra) storia, dalla vita dei club e della controcultura; la sua importanza politica è stata il definirsi come luogo sovversivo / dissidente e quindi fertile ed ispiratore per la produzione culturale non omologata; la crisi dell'aids e la gentrificazione  del “dance floor”, la gentrificazione della città e della nostra sessualità. Il commercio, come status dominante, così come questa versione ripulita di New York, dove le libertà autonome sono quasi scomparse, ci lascia nostalgici...(L/C)




“This is the first installation to be shown of a new body of work about (our) history of club life and culture; its political importance as a subversive/transgressive place for cultural production; the AIDS crisis and the gentrification of our sexuality and of the dance floor (direct consequences of the city gentrification). The current commercialized, cleaned-up version of New York where autonomous freedoms have nearly disappeared has left us longing….DEATH  DISKO"


Monday to Friday 10:00-13:00 / 15:00-19:00
info: info@fpac.it


Un sentito ringraziamento a PLANETA e a DI LIBORIO


info evento

artista: Lovett/Codagnone
titolo: DEATH DISKO: last dance
a cura di: Antonio Leone e Francesco Pantaleone
con un testo di:  Antonio Leone  
luogo: Bad New Business Gallery  via M. Formentini 4/6 20121 Milano
Opening: Martedì 26 Maggio 2015 dalle 18:30
durata: dal 27 Maggio al 15 Luglio 2015 
orari: dal lun al ven dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00
conferenza stampa: No
catalogo: Si - testi di A. Leone e B. Tomasino - grafica D. Faruolo
produzione: Francesco Pantaleone arte Contemporanea
ufficio stampa: New Business Promotion Milano

13/01/14

Flavio Favelli gelataio a Palermo



Si inaugura domani, 14 Gennaio, un intervento d’arte urbana contemporanea per Palermo, ad opera di Flavio Favelli, artista italiano tra i più importanti del sistema culturale internazionale, sostenuta da Confesercenti Palermo per rilanciare l’economia della città a partire dalla cultura. Favelli presente alla 55a Biennale internazionale d’arte di Venezia, ha lavorato in diverse occasioni in Sicilia e a Palermo, su tutti ha esposto presso Riso, Museo d’arte contemporanea della Sicilia, e a Termini Imerese dove ha realizzato due importanti opere installate sulla facciata del Comune in occasione della mostra ETICO’F nel 2010.


Palermo, dunque, fulcro di un’operazione che vuole lasciarsi alle spalle le paure legate alla crisi economica, alla crescente sfiducia sociale, per “ripartire” attraverso la bellezza e la leggerezza dell’arte, che può anche in un momento storicamente non facile indicare la via della rinascita, la via dell’eccellenza.

La progettazione e realizzazione di una Pitturamurale, opera d’arte pubblica, di grandi dimensioni, opera permanente, che verrà acquisita dalla città di Palermo, a beneficio dei suoi cittadini, è un segnale forte che Confesercenti vuole lanciare a dimostrazione, come afferma il neo presidente della confederazione di categoria, Mario Attinasi che: “E’ possibile ripensare ad interventi sul territorio come inneschi virtuosi di slancio economico e culturale, le due cose in un territorio unico e denso come il nostro devono per forza camminare parallele”.


I Cantieri culturali alla Zisa, meta di visite e di flussi di persone nel circuito turistico/culturale alla scoperta della città e del centro, saranno il catalizzatore di questo messaggio, attraverso l’opera che seguendo un repertorio iconografico, legato alla storia recente del nostro Paese determini un accento di riflessione sulla cultura italiana, che nella ricerca di Flavio Favelli ha un interesse notevole, rafforzando anche in tal modo l’identità storico culturale della nostra Città. L’iconografia dell’opera richiama un ricordo al quale la generazione dei fantastici anni Ottanta è legata, l’idea del benessere, del boom economico, una cultura in cui tutto era possibile e praticabile. Una memoria come auspicio di ripresa, come simulacro di un periodo d’oro al quale guardare con rinnovato entusiasmo. L’intervento d’arte pubblica, coordinato dallo storico dell’arte Agata Polizzi, sarà realizzata con l’aiuto di giovani artisti collaboratori scelti sul territorio, e maestranze locali e vedrà la partecipazione corale di più operatori del settore, tra cui la Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea e Azoto.

L’opera, tra le prime nel suo genere nella produzione di Favelli sul territorio nazionale, è un gigantesco inno alla “condivisione” dell’arte in spazi non convenzionali, arte che esce fuori da musei e galleria per andare incontro alla gente. Esempio non solo di cultura anche di educazione al bello e alla cura dello spazio pubblico che diventa così doppiamente “collettivo”. L’intervento di Favelli opera per il suo valore culturale ed artistico e per la firma internazionale, eccellenza della cultura artistica italiana contemporanea, si propone di offrire una vera e significativa offerta culturale ai cittadini, che possano così beneficiarne in modo libero e diffuso. Questa proposta, in un momento di grave recessione e crisi della società, potrebbe inserirsi nel solco della politica di meritocrazia e trasparenza attivata da questa Città, che vuole condividere con la collettività il meglio delle proprie possibilità di rafforzamento dei valori sociali, del sostegno al corretto ricambio generazionale nelle professioni, necessariamente sempre più specialistiche e internazionalizzate, e del benessere sociale. Benessere che senza dubbio passa attraverso la cultura.

Un sentito ringraziamento a: Ignazio Mortellaro, Serena Fanara, Daniela Granata, Giulia Gueci, Salvatore Davì, Maria Gracia de Pedro Il Signor Mortellaro, Sign. Mario Gnoffo, Arch. Enzo Venezia, Il Teatro Biondo di Palermo

 

Flavio Favelli (Biografia)
Nato a Firenze nel 1967, vive e lavora a Savigno (BO). Dopo la Laurea in Storia Orientale all’Università di Bologna, prende parte al Link Project (1995-2001). Ha esposto in importanti spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Tra i principali progetti personali: “ITAVIA AEROLINEE”, mostra all’Emporio della Cultura e installazione in Piazza Maggiore e Piazza VIII Agosto a Bologna dell’opera: Cerimonia-India Hotel 870: una fodera di circa 37 metri e larga 33 (apertura alare), circa 400 metri quadrati di Airtex, tela tecnica leggera color crema, tagliata e cucita sulle misure e forme del relitto del DC-9 Itavia caduto a largo di Ustica il 27 giugno 1980. L’evento è stato inserito nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il trentennale dalla strage; “China Purple”, in collaborazione con Via Farini DOCVA, nell’ambito di No Soul for Sale, A Festival of Independents, Turbine Hall, Tate Modern, Londra, 2010; “La Rotonda”, Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro, 2010; “Acrobazie #5?, a cura di Elisa Fulco, Ospedale Psichiatrico Fatebenefratelli, San Colombano al Lambro, 2009; Galleria Sales a Roma 2008; Fondazione Maison Rouge, Parigi 2007; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2007; Projectspace176, Londra 2005; Museo Pecci, Prato 2005; IIC, Los Angeles 2004; Galleria Maze, Torino, 2003; Artinprogress, Berlino, 2002 Tra le principali mostre collettive: “La scultura italiana del XXI secolo”, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 2010; “SPAZIO, Mappe del Reale”, MAXXI, Roma, 2010; “Italics”, Palazzo Grassi a Venezia; “Non Voltarti Adesso! / Don’t Look Now! – Artisti Italiani a Ca’ Pesaro”, a cura di Milovan Farronato, Ca’ Pesaro, Venezia, 2009; XV Quadriennale di Roma; Elgiz Museum a Istanbul nel 2008 e Clandestini, 50° Biennale di Venezia, 2003, Ha progettato e realizzato due installazioni bar funzionanti al MAMBO, Museo d’Arte Moderna di Bologna e al MARCA Museo di Catanzaro e due ambienti pubblici permanenti: Vestibolo nella Sede ANAS di Venezia di Palazzetto Foscari e Sala d’Attesa nel Pantheon di Bologna all’interno del Cimitero Monumentale della Certosa che accoglie la celebrazione di funerali laici.


Martedi 14 gennaio 2014 - ore 12.00 - Cantieri Culturali alla ZISA