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21/06/23

Incantevoli fragilità alle Stanze del Vetro di Venezia.

 
Vetro boemo: i grandi maestri, installation views, ph. Enrico Fiorese, courtesy LE STANZE DEL VETRO


In qusti giorni le suggestive Stanze del Vetro, presso la Fondazione Cini di Venezia presentano  l’esposizione "Vetro boemo: i grandi maestri", ed è stata prolungata la stupenda mostra sul celebre “Velario” realizzato per la copertura di Palazzo Grassi e il grande lampadario a poliedri progettato da Carlo Scarpa per “Italia 61” che rimarrà visitabili negli spazi della Fondazione Cini fino a luglio 2023


René Roubíček, Teste, 1977. Vetro multicolore soffiato a mano volante. Dimensioni ambientali. Collezione degli eredi dell’artista. Foto: Enrico Fiorese 

La mostra "Vetro boemo: i grandi maestri" è curata da Caterina Tognon e Sylva Petrová e realizzata in collaborazione con il Museo di Arti Decorative di Praga, è dedicata al vetro boemo dopo la seconda guerra mondiale e presenta il lavoro di sei grandi maestri della scultura contemporanea in vetro: Václav Cigler, Vladimír Kopecký, Stanislav Libenský e Jaroslava Brychtová, René Roubíček, Miluše Roubíčková.

In Boemia, una delle regioni dell’odierna Repubblica Ceca, a partire dal XII secolo fecero la loro comparsa dei grandi innovatori che ampliarono il panorama dell’arte vetraria europea. Nel corso della storia i maestri vetrai boemi furono costantemente spinti all’innovazione poiché incalzati dall’agguerrita concorrenza di altre regioni europee, tedesche e soprattutto italiane, la cui eccellente produzione dominava i mercati mondiali nel settore del vetro decorativo.

Questa storica competizione ebbe fine nel 1948, quando nella Cecoslovacchia di allora trionfò il regime comunista, che fino al 1989 chiuse totalmente i confini nazionali a ogni forma libera di commercio, circolazione e comunicazione con gli stati occidentali. La cosa riguardò naturalmente anche la scena vetraria, che venne sottoposta a forti limitazioni. Ciononostante il regime comunista esponeva con orgoglio le creazioni in vetro degli artisti cechi alle grandi esposizioni internazionali.



Vetro boemo: i grandi maestri, installation views, ph. Enrico Fiorese, courtesy LE STANZE DEL VETRO

La mostra presenta il lavoro di grandi personalità artistiche che, nate nelle terre ceche nei primi decenni del XX secolo, hanno visto le proprie vite scorrere di pari passo con le turbolente trasformazioni della società cecoslovacca e che nel proprio percorso di vita sperimentano il più grande conflitto europeo, poi un breve periodo democratico di soli tre anni, che si trasforma nel 1948 nel regime totalitario comunista; infine, dopo il 1989, il ritorno di una democrazia in linea con gli standard europei. È ammirevole come le innumerevoli restrizioni e libertà negate a questi artisti non siano state in grado di arrestarne la creatività né, in senso più ampio, di immobilizzare la positiva evoluzione dell’intera scena artistica cecoslovacca. In particolare, questi grandi maestri sono stati i pionieri della giovane disciplina del “vetro d’artista”: le loro creazioni, arricchite delle caratteristiche specifiche del vetro, nascono come esemplari unici e non come oggetti d’uso, proprio come è sempre stato in pittura e scultura.

La mostra si completa con diciannove fotografie di Josef Sudek (Kolín 1896–1976 Praga) della serie Glass Labyrinths, scattate in occasione della mostra Vetro Boemo Contemporaneo, organizzata a Praga nel 1970 per il V congresso dell’AIHV – Association Internationale pour l’Histoire du Verre -.


Foto di Enrico Fiorese

Le due grandi installazioni parte della mostra Venini: Luce 1921-1985, curata da Marino Barovier, e allestite nella Sala Carnelutti e Piccolo Teatro della Fondazione Cini, vicino all’ingresso della Basilica, rimarranno aperte al pubblico fino al 9 luglio 2023. I visitatori avranno così la possibilità di ammirare ancora per qualche mese il celebre Velario, realizzato per la copertura di Palazzo Grassi e formato da una serie di “festoni” con cavi d’acciaio e sfere in vetro cristallo balloton, e il monumentale lampadario a poliedri policromi, con circa quattromila elementi, progettato da Carlo Scarpa per il padiglione del Veneto all’esposizione di Torino “Italia 61” nel 1961.