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17/02/16

Pataphysique torinese




Una bella collettiva di artisti è proposta da Alessio Moitre a Torino, sul tema della Patafisica.



Comunicato stampa :

La Galleria Moitre, dal 27 gennaio al 12 marzo 2016, in collaborazione con l’Alliance Française di Torino (esposizione presso la sede dal 26 gennaio al 10 marzo) e L’autoclave di Estrazioni Patafisiche di Milano, è lieta di presentare “Pataphysique”, mostra collettiva di artisti la cui inclinazione si muove in direzione della corrente letterario artistica Patafisica conosciuta come “la scienza delle soluzioni immaginarie”, concepita dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry nel 1898.


Letteralmente patafisica, dal francese ‘pataphysique, significa: “ciò che è vicino a ciò che è dopo la fisica”, dove per dopo la fisica s’intende la metafisica. Rispetto alle altre scienze, la Patafisica non si occupa del generale quanto piuttosto del particolare, preoccupandosi delle eccezioni rispetto alle regole.


La patafisica è dunque “la scienza delle soluzioni immaginarie”, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità. Cronologicamente è Père Ubu, personaggio creato da Alfred Jarry e protagonista di una serie di pièce teatrali, a pronunciare per la prima volta il termine Patafisica. Il personaggio di Ubu nasce sui banchi del liceo di Rennes e trae ispirazione da un professore di fisica, Félix Hébert, preso in giro dagli studenti in una parodia scolaresca. Jarry trasforma successivamente il personaggio di Hébert in Ubu dedicandogli ampio spazio nella sua opera divisa in vari cicli:  Ubu re (1896), Ubu incatenato (1899), Ubu cornuto (pubblicato nel 1944) e  Ubu sulla collina (1901).

É nel testo Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll patafisico romanzo neo-scientifico che Alfred Jarry espone i principi e le funzionalità della Patafisica soffermandosi sull’epifenomeno e spiegandolo attraverso la scoperta di un universo supplementare al nostro. Jarry dimostra così come sia sciocco decifrare un fenomeno in modo univoco quando ne esistono infinite interpretazioni.


Gli artisti presenti in mostra con opere di carattere patafisico sono Fabio Valerio Tibollo (In esposizoone all’Alliance Francaise), Lavinia Raccanello, FrancescoTudorr, Artsiom Parchynski, Spazienne, VVVB e Giulio Alvigini.

Esposizione a cura di Letizia Liguori, Nadia Lorefice, Valentina Parisio

16/02/16

Serpentine Pavilion 1 + 4


5 sono meglio di 1 per cui quest'anno saranno 5 i padiglioni estivi della Serpentine Gallery.

Così la curatrice, Julia Peyton-Jones, conclude la sua attività curatoriale alla Serpentine con questo grande iniziativa. 

Come sempre, dal 10 Giugno al 16 Ottobre, davanti alla Serpentine ci sarà quello ufficiale ideato da Bjarke Ingels mentre a corredo ci saranno negli spazi del parco altri quattro progetti di noti architetti.


Pressrealize

In tandem with the 16th Pavilion in 2016, the Serpentine Galleries has expanded its internationally acclaimed programme of exhibiting architecture in a built form by commissioning four architects to each design a 25sqm Summer House. The four Summer Houses are inspired by the nearby Queen Caroline’s Temple, a classical style summer house, built in 1734 and a stone’s throw from the Serpentine Gallery. In line with the criteria for the selection of the Pavilion architect, each architect chosen by the Serpentine has yet to build a permanent building in England.


The Serpentine Pavilion will be designed by Bjarke Ingels Group (BIG) (Copenhagen/New York); the four Summer Houses will be designed by Kunlé Adeyemi – NLÉ (Amsterdam/Lagos); Barkow Leibinger (Berlin/New York); Yona Friedman (Paris); and Asif Khan (London). 

The expanded scheme will be submitted to Westminster City Council Planning Office and District Surveyor’s Office for planning later this month. The Serpentine Summer Houses, sited one minute’s walk from the Serpentine Gallery, will complement the world-famous Pavilion commission on the Gallery’s lawn by offering visitors an unrivalled, first-hand experience of contemporary architecture by leading international architects from across the generations, within the historic parkland of Kensington Gardens.

Julia Peyton-Jones, Director, and Hans Ulrich Obrist, Co-Director, Serpentine Galleries, said:“After 15 years, the Pavilion programme has expanded. It now comprises five structures, each designed by an architect of international renown, aged between 36 and 93. The Pavilion, which will be situated on the lawn of the Serpentine Gallery, as usual, will be joined by four 25sqm Summer Houses designed in response to Queen Caroline’s Temple, a classical-style summer house built in 1734. All projects have been thrilling to commission and will be equally exciting to realise. We cannot wait to unveil them all this summer.”

The Serpentine's Pavilion commission, conceived in 2000 by Director Julia Peyton-Jones, has become an international site for architectural experimentation and has presented projects by some of the world's greatest architects. Each Pavilion is sited on the Serpentine Gallery's lawn for four months and the immediacy of the commission – taking a maximum of six months from invitation to completion – provides a unique model worldwide.

The selection of the architects, chosen for consistently extending the boundaries of architecture practice, is led by the Serpentine’s core curatorial thinking, introducing contemporary artists and architects to a wider audience. The brief is to design a 300-square-metre Pavilion that is used as a café by day and a forum for learning, debate and entertainment at night. Serpentine Galleries will be partnering with Harrods for the 2016 Pavilion Café. 

The Serpentine Pavilion is one of the top-ten most visited architectural and design exhibitions in the world. There is no budget for the project, it is realised through sponsorship, help-in-kind support and the sale of the Pavilion.






15/02/16

Hieronymus Bosch a s'Hertogenbosch


Fra le mostre da non perdersi quest'anno sicuramente quella dedicata a Jheronimus Bosch al Noordbrabants museum, che si è aperta da pochi giorni e che durerà fino al 8 Maggio.


Per l'occasione sono state raccolte tantissime opere, di grande valore, tra cui il "La nave dei folli " del Louvre, "La morte di un avaro" della National Gallery di Washington e il "Trittico  degli eremiti" dell'Accademia di Venezia.

L'evento è strutturato con diversi programmi e un ricco apparato critico/storico, molto ben fatto anche il sito. 

11/02/16

Earthrise - Scoprire com’è delicata la terra



Pare alquanto oscuro il nostro presente, immerso in tanti cambiamenti che spiazzano la società civile, ma se si fosse guardato alla ricca operosità degli artisti, qualche segnale lo si avrebbe avuto anticipatamente.
Una visita al Pav di Torino aiuterebbe molto a rinfrescare le memorie su alcuni progetti degli anni sessanta di diversi artisti che oggi paiono ancora molto contemporanei.
Una proposta espositiva che pone in risalto  alcune riflessioni intensamente attuali allora e fortemente presenti ora.


Si rimane colpiti da questi sguardi artistici così sensibili; sembravano utopie ma oggi sono realtà, sia come temi sia nelle diverse espressioni artistiche.
Riflessioni poste in diverse declinazioni, dal cinema/documentario di Ugo La Pietra alla fisicità dei tappeti di Piero Gilardi, passando per Gianfranco Baruchello, con la storica Agricola Cornelia S.p.A. al gruppo 9999 con i famosi interni naturalistici.
Si rimane colpiti dalla visione poetica ma fisica dei lavori, dove la natura è vista nel suo trasformarsi infrangendosi nelle vanità umane.
I materiali documentativi sono sempre molto ricchi e stimolanti.


La mostra “Earthrise” durerà fino al 21 Febbraio è stata curata da Marco Scotini che aveva già proposto due progetti espositivi, “Vegetation as a political agent “ sul tema del rapporto fra produzione e consumo, seguito poi da “Grow it yourself” sulle attuali azioni di alternatività.

info www.parcoartevivente.it/



Pittura infinita - L'ultimo grande racconto pittorico di Takashi Murakami


Il complesso lavoro di Takashi Murakami occupa in questo periodo il Mori Art Museum di Tokyo.

Centro dell’esposizione è il grade gruppo di pannelli denominato  “500 Arhat”  che in alcune sue parti era già stato presentato a Venezia a Palazzo Grassi, alcuni anni fa.


Qui per la prima volta è presentato tutto il gruppo, creando così un lungo percorso visivo che ci immerge nel fantastico mondo cromatico dell’artista giapponese.

Il gruppo di opere crea un lungo pannello, alto tre metri e lungo oltre cento, che ricorda un pochino lo stile del famoso arazzo di Bayeux, opera narrativa medievale.


Anche in questo caso si parla dei tempi antichi, dell’epoca dei maestri spirituali buddisti che indicano la via oltre le debolezze umane.

Info http://www.mori.art.museum/eng/


08/02/16

Dot to Dot


Per tutto il mese di Febbraio è in corso a Londra un'evento "Dot to Dot" che utilizza le nuove tecnologie per fare arte interattiva e dinamica. 

Dot to Dot è un'iniziativa di arte digitale che celebra la creatività dinamica del capitale e la sua intersezione con la tecnologia. Dot to Dot è un' immagini fissa, circolare, che si anima collegandola al sistema della rete web. 

I diversi pezzi sono visualizzati in una serie di mostre in tutta la città, tra cui Covent Garden, Borough Market, One New Change, One New ChangeThe Trunk at The Artworks in Elephant & Castle, BOX PARCO Shoreditch.




05/02/16

Peter Fischli e David Weiss al Guggenheim di New York





Il Guggenheim di New York inaugurano oggi una grande retrospettiva su Peter Fischli e David Weiss


English

The Solomon R. Guggenheim Museum presents Peter Fischli David Weiss: How to Work Better, the first comprehensive survey in a New York museum of the remarkable 33-year artistic partnership between Peter Fischli (b. 1952) and David Weiss (1946–2012). 

Gathering more than three hundred sculptures, photographs, slide projections, and videos, the presentation encapsulates and culminates the dynamic collaboration between the Swiss artists, bringing into focus the generative and incisive dialogue they sustained over the course of their joint career. Through its simultaneously witty and profound appropriation of cultural genres—from low-budget Hollywood flicks and picture-postcard views to the art historical trope of the readymade and the kind of amateur philosophy found in self-help books—the work continues to probe our grasp of reality and offer a deceptively casual meditation on how we perceive everyday life. 

As contemporary alchemists, Fischli and Weiss transformed the ordinary into something decisively not.Initially planned during David Weiss’s lifetime, Peter Fischli David Weiss: How to Work Better is organized by Nancy Spector, Jennifer and David Stockman Chief Curator and Deputy Director, and Nat Trotman, Curator, Performance and Media, in close collaboration with Peter Fischli.

Unfolding along the museum’s spiraling ramps and into one Tower gallery, the exhibition departs from a traditional retrospective’s chronological format. Instead, select bodies of work appear in dialogues that span the breadth of Fischli and Weiss’s collaboration. In this way, the presentation highlights compelling connections among different series and underscores the conceptual coherence of the artists’ multiform practice. The exhibition also focuses on the centrality of film and video to Fischli and Weiss’s practice, with photographs, sculptures, and installations placed alongside moving-image works in order to represent the full scope of their oeuvre.

Throughout the course of their partnership, Fischli and Weiss probed the idea of dualistic thinking. Perhaps because they were a team of two involved in constant dialogue and debate, they consistently interrogated Western culture’s reliance on contraries. In one way or another, everything they produced together playfully unravels what the artists understood to be “popular opposites”—labor versus leisure, fiction versus reality, kitsch versus beauty, and the banal versus the sublime. Through their sustained investigation into the everyday, Fischli and Weiss undid false dichotomies with the conviction that bewilderment might be a desirable state. The artists embodied this approach in their alter egos, Rat and Bear, who, for all their differences (rats being ugly and ubiquitous while pandas are lovable and endangered), appear as equal partners in their various misadventures. Rat and Bear 
surface throughout Fischli and Weiss’s work in a range of forms, including appearances in the early films The Least Resistance (1980–81) and The Right Way (1983); as “authors” of the artists’ book Order and Cleanliness (1981); and as a sculpture, Rat and Bear (Sleeping) (2008).

Never ones to issue statements or dictate meaning, Fischli and Weiss avoided the authoritative voice of the artist and acted instead as whimsical philosophers who pondered all questions, great and small. No inquiry was too extraordinary or too trivial, whether metaphysical or empirical, as evinced by works such as Large Question Pot (1984) and the series Question Projections (2000–2003), which features phrases both fanciful (“Is it true that traces of aliens have been found in yogurt?”) and serious (“Is everything meaningless?”). The artists aimed to confuse traditional hierarchies and value systems. Many of their projects take the form of vast archives that resemble subjective encyclopedias, accumulated over decades with little distinction made between the important and the mundane. The exhibition includes slide-show presentations of postcardlike tourist views from Visible World (1986–2012) and Airports (1987–2012) that dare us to admit their beauty. In Fotografías (2005), hand-painted signs from amusement parks and carnivals are transformed into dozens of eerie small-format black-and-white photographs. 

Suddenly This Overview (1981– ), a series of tiny clay sculptures that chronicle an idiosyncratic world history, is installed on one of the Guggenheim’s ramps as a field of over 150 miniature tableaux. In the Aye Simon Reading Room, Untitled (Venice Work) (1995)—96 hours of real-time footage shot largely in the artists’ native Zürich and including myriad scenes of labor and leisure—serves as a meditation on what constitutes the everyday in this European city and beyond.

When not documenting the world around them, Fischli and Weiss played with signs and symbols for that world. In their first project, Sausage Series (1979), the artists emulated vignettes from classical paintings and popular culture in photographed compositions of luncheon meats and household items. Subsequent series such as Rubber Sculptures (1986–88/2005–06) and Cars (1988) bring heightened attention to the products that populate daily life. 

This impulse culminated in various polyurethane installations (1991– ) that cannily subvert the Duchampian readymade with painstakingly hand-carved copies of ordinary objects ranging from table lamps, cassette tapes, and pizza boxes to the paint cans, wood scraps, and tools occupying the artists’ studio. These surrogates are meant not so much to confuse as to give pause. They are simple reminders of a more complicated existence that become holes in our perception, like blank spaces or cutouts. Unstitching the fabric of reality, Fischli and Weiss consistently courted the implausible. They often spoke about their deliberate “misuse” of time and materials. In the series of photographs titled Equilibres (A Quiet Afternoon) (1984–86) and their renowned video The Way Things Go 1987), they recorded unlikely balancing acts and chemical reactions that animated the most mundane of objects in ballets of utter precariousness. The artists created systems doomed to fail and found delight in the entropic beauty of imminent collapse.

04/02/16

Simon Starling - Red, Green, Blue, Loom Music


La galleria Franco Noero di Torino presente un nuovo progetto di Simon Starling che mi affascinano sempre moltissimo, questo poi che tratta il tema dei meccanismi e dei tessuti, ancor di più, eccovi alcuni scatti e un video




Comunicato stampa : 

Simon Starling - Red, Green, Blue, Loom Music /  20 gennaio - 5 marzo 2016

La Galleria Franco Noero è lieta di presentare Red, Green, Blue, Loom Music, quinta personale di Simon Starling con la galleria e prima mostra concepita per gli spazi di via Mottalciata.

Il nuovo progetto espositivo muove ancora una volta dal profondo interesse dell’artista per la ricchissima tradizione storica di manifattura, industria e design che caratterizza Torino. Questa volta tutto nasce dalla visita all’Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio 1843, un’azienda a conduzione familiare che ha sede nella vicina Pianezza, in un luminoso edificio del primo ‘900 un tempo fabbrica di Bakelite. L’azienda produce tessuti, galloni e cordoni di alta qualità utilizzando telai che risalgono fino al 1780. Molti dei telai sono ancora automatizzati e utilizzano le schede perforate, la rivoluzionaria tecnologia messa a punto da Joseph-Marie Jacquard alla fine del ‘700.
La straordinarietà del luogo ha immediatamente destato l’interesse che l’artista ha da lungo tempo per le tecnologie di creazione dell’immagine e, nel caso specifico, per la storia dell’elaborazione dei dati, fin dai suoi albori. L’argomento trova precedente sviluppo nel lavoro di Starling D1-Z1 (22,686,575:1), 2009, un’installazione e un film in 35 mm ispirati dallo Z1, il computer inventato da Conrad Zuse nel 1930 e programmato tramite pellicola 35 mm perforata. Il computer meccanico di Zuse fu costruito quasi un secolo dopo il viaggio del matematico e ingegnere britannico Charles Babbage a Torino, dove presento’ i progetti relativi alla costruzione di un computer ben più complesso – la Macchina Analitica – al Secondo Congresso degli Scienziati Italiani, al tempo chiamati ‘Filosofi’. Nel 1840, sulla via per Torino, Babbage si fermò alla Croix- Rousse a Lione per assistere alla produzione di un ritratto in seta tessuta di Joseph-Marie Jacquard (1752-1834) che richiedeva l’impiego di ben 24.000 schede perforate, sistema messo a punto dall’inventore francese. La cosiddetta “incisione in seta” fu in seguito presentata da Babbage a Carlo Alberto, Re di Sardegna e del Piemonte, come regalo per sua moglie la Regina Maria Teresa, ed è tuttora conservata nelle collezioni di Palazzo Reale.

L’interesse di Starling per l’Antica Fabbrica si è ulteriormente acuito quando ha notato uno spartito manoscritto poggiato sul leggio di un pianoforte a coda, del tutto inaspettatamente collocato nell’ufficio di rappresentanza dell’azienda: composta da Rinaldo Bellucci, La Macchina Tessile è una creazione musicale ispirata alle incantevoli macchine presenti nella Fabbrica. La composizione musicale è stata quindi suonata e registrata: si è potuto quindi trarne una sorta di “spartito visivo” tramite un software di visualizzazione del suono, il quale trasforma la musica in semplici bande di colore a seconda della frequenza (Hz) e dell’intensità (dB) delle note. La musica dello spartito, trasformata in un’immagine a colori dal computer, ha potuto essere riformulata in una catena di schede perforate Jacquard in cartone, sulle quali sono riportati i “dati” necessari ai telai per produrre un tessuto dalla trama di fili rossi, verdi e blu, che è l’effettiva traduzione tessile dello ‘spartito visivo’.

Il processo di traduzione della composizione musicale in tessuto è divenuto il soggetto di un film girato dall’artista in cui i telai sono protagonisti, personaggi chiave nello svolgersi di quella che può definirsi una sceneggiatura ‘automatizzata’. In galleria il cortometraggio girato da Starling viene proiettato da una particolare macchina a 3 tubi che emette luce rossa, verde e blu, producendo un’immagine a colori che replica il processo di tessitura ripreso nel film ed evoca la nascita della fotografia a colori, il cui primo esempio fu ‘messo in scena’ nel 1861 – al cospetto di un pubblico rapito – utilizzando 3 lanterne magiche con filtri rossi, verdi e blu per raffigurare un ritaglio di tessuto tartan.

Grazie alla collaborazione con Rex Lawson, esperto concertista e appassionato conoscitore di uno strumento musicale quale la pianola, o pianoforte meccanico, un esemplare Weber ‘Duo-Art’ del 1920 è stato adattato per l’accompagnamento sonoro di una sezione del film. La composizione musicale ‘trovata’ nella Fabbrica, incisa su un rotolo di carta da pianola analogamente alle schede perforate, viene eseguita a intervalli fissi dallo strumento meccanico privo di esecutore, in modo che l’affezionata ode ai telai composta da Rinaldo Bellucci, interpretazione pulsante del loro suono affascinante, faccia vibrare le sue note all’interno degli spazi post industriali della galleria.
Insieme al film e al suono della pianola che l’accompagna, ‘eseguiti’ nello spazio principale, Starling presenta altri due lavori correlati. Il primo prende le forme di 4 traduzioni, o manifestazioni equivalenti, del brano musicale di Bellucci: uno spartito manoscritto, le schede perforate utilizzate, le bande di tessuto realizzate tramite esse e il rotolo di carta perforata da pianola con l’arrangiamento musicale di Rex Lawson. L’ultimo lavoro di Starling in mostra prende invece spunto dal viaggio a Torino via Lione di Charles Babbage nel 1840, quando il matematico presento’ le sue ricerche ‘proto-digitali’, ed è realizzato con una macchina che eredita e attualizza le teorie di Jacquard, un telaio ad alta tecnologia operato da un computer. L’immagine digitale di un passo di due pagine dell’autobiografia di Babbage, Passages from the Life of a Philosopher, ha permesso di produrre un facsimile a trama tessile con il quale ci si addentra nella lettura del resoconto lirico e a tratti comico dell’incontro tra Babbage e il Re Carlo Alberto, e del dono dell’ ‘incisione in seta’ del ritratto di Jacquard.
















03/02/16

Banksy e l'immigrazione


Appena diffuso è stato subito censurato il recente disegno di Banksy, uno stencil comparso vicino all'ambasciata francese di Londra a Knightsbridge. 


Un figura che ricorda Gavroche, ragazzina del romanzo I Miserabili di Victor Hugo, che piange immersa nei lacrimogeni, l'immagine a su un lato un codice QR che invia a un video in cui i poliziotti francesi sgomberano un campo di immigrati a Calais. 










01/02/16

Dipingere il giardino moderno: da Monet a Matisse - Alla Royal Academy una grande mostra sulla pittura e i giardini

Auguste Renoir, Monet Painting in His Garden at Argenteuil, 1873

Utilizzando il lavoro di Monet, come punto di partenza, questa nuova mostra della Royal Academy di Londra propone una storia sui giardini nell'evoluzione dell'arte dal 1860 fino al 1920.

Nella vasta esposizione viene tracciata una visione del giardino moderno, nelle sue molteplici forme, come parte dei grandi cambiamenti sociali, che le stesse arti pittoriche subirono.

Emil Nolde, Flower Garden, 1922.


Si inizia così da Monet, probabilmente il più importante pittore di giardini nella storia dell'arte moderna, con alcuni suoi capolavori proseguendo poi con stupende opere di Renoir, Cezanne, Pissarro, Manet, Sargent, Kandinsky, Van Gogh, Matisse, Klimt e Klee. Un ricco ventaglio di artisti che hanno amato e spesso creato essi stessi dei fantastici giardini.


La mostra è organizzata dalla Royal Academy of Arts e il Museo d'Arte di Cleveland.



Max Liebermann, Flower Terrace in the Garden, Wannsee, 1915