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15/07/11

Oltre 30 milioni per uno sguardo veneziano a nord...


Venezia è sempre Venezia e il fascino di questa città non ha prezzo, o quasi.

Infatti record d’asta il 6 Luglio per una veduta veneziana da Sotheby's a Londra, si tratta del dipinto monumentale ( 115 per 199,5 centimetri) 'Venezia, una Veduta del Ponte di Rialto, guardando a nord, dalle Fondamenta del Carbon' di Francesco Guardi, per 26,7 milioni di sterline (in euro 42,5 milioni), cifra record per il 2011 per un quadro dipinto.

Si tratta di uno dei primi quadri che Chaloner Arcedeckne, nel lontano 1768, comprò da Francesco Guardi e si portò a Londra, creando molto interesse fra i suoi amici e facendo crescere l’attenzione su questo artista veneziano.

Cy Twombly



Edwin Parker Jr. adotta il nome di Cy Twombly col quale diventa noto come uno degli artisti più famosi e quotati di questi ultimi decenni.

Inizia la sua carriera a Boston per poi trasferirsi a New York dove conosce Robert Rauschenberg che lo introduce alla realtà pulsante degli anni 50, frequentando così personaggi come John Cage e Franz Kline, di cui diventa allievo. Nel 1959 si traferisce a Roma, dove da anche avvio alla sua delicata produzione di sculture.

Iniziato un percorso in ambito espressionista si evolve verso una personale idea di pittura, creando un proprio simbolismo/graffitismo che poi elabora in segni sempre più sfuocati, ampliando le dimensioni delle opere e della scelta cromatica.

I suoi lavori sono intensi momenti di summa pittorica, espressione poetica del gesto quotidiano del vivere.

29/06/11

Serpentine Pavilion - Peter Zumthor




L’estate è arrivata e puntuale per gli eventi esterni la Serpentine presente dal 1 Luglio il suo nuovo Padiglione, quest’anno ideato da Peter Zumthor, raffinato e attento progettista Svizzero, che per la prima volta realizza un’opera in Gran Bretagna.

E’ l’undicesiva edizione di questa interessante iniziativa che vede anche, oltre all’attività architettonica, un intervento dell’influente designer di giardini l’olandese Piet Oudolf.

Il progetto di Zumthor è stato strutturato come un hortus conclusus, uno spazio contemplativo, un luogo per riposare, un giardino all'interno di un giardino.

Si entra nel palazzo dal prato e comincia la transizione verso il giardino centrale, un luogo astratto dal mondo del rumore, del traffico e degli odori di Londra - uno spazio interno nel quale sedersi, passeggiare, osservare i fiori.

Con questo padiglione, come con le strutture precedenti, come la famose terme a Vals, in Svizzera o la Cappella Bruder Klaus a Mechernich, in Germania, Zumthor ha sottolineato gli aspetti sensoriali e spirituali dell'esperienza architettonica, dalla composizione precisa e semplice, all'uso dei materiali, all'effetto della luce.

Al centro della pratica Peter Zumthor è una raffinata selezione di materiali utilizzati per creare spazi contemplativi che evocano la dimensione spirituale del nostro fisico/ambiente. Come sempre, l'obiettivo estetico Zumthor è quello di personalizzare l'edificio proprio per il suo scopo, come un corpo fisico e un oggetto di esperienza emotiva.

Lo spazio sarà fruibile fino al 16 Ottobre 2001

Quando l'arte prende il sole sulla Costa Azzurra




Un fermento storico sta muovendo tutti i centri culturali ed artistici della Costa Azzurra.

Si festeggiano i 50 anni di arte contemporanea presenti sul territorio fra il confine italiano e la Camargue.

Tutti gli spazi artistici, musei, centri culturali, gallerie private e associazioni di territorio hanno costituito un bel progetto comune di promozione e lettura storica di questi anni ricchi d’arte.

Sono passato a Nizza la settimana scorsa, ho così visitato alcuni di questi progetti.

Il primo è stato al Théâtre de la Photographie et de l’Image Charles Nègre, che in comune con il Musée de la Photographie André Villers a Mougins, ha inaugurata un bella mostra che attraverso un centinaio di opere sul tema “Percorso fotografico” presenta undici autori, noti ed emergenti, che dimostrano la ricchezza e la diversità della creazione fotografica contemporanea nella regione costiera.

Sono presenti opere di Gabriele Basilico, che nel 1994 col suo obiettivo ha guardato l'architettura della città di Nizza, si prosegue con i lavori di Bernard Plossu, l'ambiente urbano di Galith Sultan, Olivier Monge e Lionel Bouffier, la costa di Jean-Pierre Fernandez Therese e Laurent, i grandi spazi aperti al Eric Mercantour Bourret o luoghi minimi di Michel e Frédéric Nakache Graniou. Nicolas Frémiot, si è concentrato su Mougins.

Queste immagini hanno l’intento di evidenziare le specificità della regione che è sempre stata fonte di ispirazione per gli artisti.

Tutti i fotografi hanno in comune la passione per le passeggiate. Instancabili, ostinati, vagano per la città, vagano per il paesaggio, spinti da un'ossessione per andare sempre avanti, qualunque cosa accada, e osservare, vedere, per poi scattare e condividere.

Dopo questa bella visita sono andato al Centre National d’Art Contemporain de la Villa Arson che condensa una serie di progetti articolati in quattro spazi espositivi diversi che raccolgono oltre 50 anni di pratiche artistiche.

Iniziamo da Villa Arson in cui è presentato il progetto “Le Temps de l’Action” che indaga il linguaggio della performance. Nella grande sala una tenda occupa il centro di regia che agisce su quattro grandi pannelli su cui sono proiettati tutti i progetti artistici realizzati in questi anni, mentre sulle pareti della sala sono scritti in ordine cronologico tutte le date e i principali eventi artistici accaduti.

Le proiezioni sono divise su alcuni filoni principali che possiamo semplificare in:
- 1951-1962: l'emergere di personalità e movimenti fondatori,
- 1963-1972: il Fluxus onda che semina il disordine poetico
- 1973-1990: mente e atteggiamenti alternativi coinvolti,
- 1991-2011: la ridefinizione dei generi e dei codici di prestazioni.

Questa mostra è concepita come la prima tappa di una ricerca condotta dalla Villa Arson nel settembre del 2007 sulla storia della performance in Riviera nel 1951 ad oggi. Questo progetto si concluderà nell'estate del 2012 attraverso la creazione di una banca dati on line più completo possibile sull'argomento e con una seconda mostra di film, fotografie, oggetti e documenti vari.

L'avventura è iniziata nel 1951 e segue tutte le realtà performative che si sono svolte a partire da Yves Klein e Arman ch operavano qui già a metà degli anni 1950, proseguendo con Ben e Total Theatre, Fluxus, George Brecht e Robert Filliou.

Son tantissimi gli artisti che sono stati presenti sulla Costa Azzurra fra i più noti ricordiamo: Eric Andreatta, Marcel Alocco, Anthony Alvarez, Dominique Angel, Dan Azoulay, Eleonore Bak, Marcel Bataillard, Emmanuel Benichou, Daniele Biga, Frederik Brandi, Anna Byskov, Julien Blaine, Jean-Michel Bossini, Caroline Bouissou, Roberto Bozzi, Caty Gilbert, Hervé cortina, Cresp Michel, Michel Crespin, Robin DeCourcy, Niki de Saint Phalle, Erik Dietman, Noel Dolla, Joel Ducorroy, Eric Duyckaerts, Robert Erébo, Kristof Everart, Daniel Farioli, Fred Forest, Yves Fournier, Jean-Baptiste Ganne, Olivier Garcin, Paul -Armand Gette, Doohwa Gianton, Claude Gilli, Jean-Pierre Giovannelli, Gruppo Segno, Band Guignol, la Yoko Gunji, Cai Guo-Qiang, Raymond Hains, Raoul Hébréard, Max Orda, Michel Journiac, Judith Kele, Jean-Noel Laszlo, Pierre Il Pillou, Jean-Jacques Lebel, Virginie Le Touze, Jacques Lizène, George Maciunas, martinel Denis, Jean Mas, Florent Mattei, Paul McCarthy, Médiastok, Bruno Mendonça, METCUC, Roland Miller, Elizabeth Morcellet, Patrick Moya, George Mucciarelli, Frédérique Nalbandian, Orlan, Gina Pane, Pedinielli Gilbert, Philippe Perrin, Rene Pietropaoli, Pierre Pinoncelli, Claude Rosticher, Mimmo Rotella, Ruy Blas, Bambini Vendite, Serge III, Josée Sicard, Sophie Taam, Bernard Tréal, Nicolas Uriburu, Charly Riposo furgone, Bernar Venet, Jean-Luc Verna, Eric Watier, JunkoYamasaki ...

Sul lato opposto nelle diverse salette è presentato l’evento “Le Temps de l’Ecoute” che presenta una rielaborazione delle esperienze sonore e di musica sperimentale dal 1950 ad oggi. Ecco un parziale elenco delle tematiche sonore affrontate: Éléonore Bak, Pascal Broccolichi, Jean Dupuy, Vincent Epplay, Jérôme Joy, Ludovic Lignon, Arnaud Maguet, Isabelle Sordage, Gauthier Tassart, Christian Vialard, mais aussi Jean-Pierre Massiéra, Lars Fredrikson, Yves Klein, Thomas Köner, Robert Malaval, Eléonore Bak, Eliane Radigue, Jean-Jacques Lebel, Sun Ra, Soft Machine et même les Rolling Stones…

In uno spazio a parte è presentato il lavoro di Emmanuel Regent per la sezione “Le Temps du Territoire” che raccoglie in una grande struttura una personale interpretazione dei più noti edifici architettonici presenti sulla Costa Azzurra.

La proposta di Villa Arson si conclude con la mostra degli allievi che quest’anno si diplomano nell’istituto; che è divisa parte nell’edificio stesso e parte presso la Galerie de la Marine, piattaforma voluta dal comune della città per la giovane arte proposta sulla Costa Azzura dal 1978, posta sulla promenade. In questi spazi i futuri artisti hanno liberamente realizzato una serie di progetti, secondo le proprie sensibilità, alcuni dei quali molto interessanti. Gli allievi presentati sono: André Clio, Bodin Anthony, Boyer Alexandrine, Carlier Floriane, Clair Nicolas, Costa Verana, Da Costa Esmeralda, Gerardo Laurie, Gimbert Nicolas, Goupy Anaïs, Guena Clarence, Leclair Maxime, Luquet Frédéric, Martins Maxime, Paloma Estelle, Parrot Adeline, Ptak Justine, Ren Han, Rivalan Caroline, Roubaud Vivien, Santarelli Jennifer, Schiavi Ugo, Spinetta Floriane, Teurlay Thomas, Wang Xuan He, Yim Tsang, Zheng Mengzhi.
Questa iniziativa gode del sostegno della Fondazione Bernar Venet e una giuria presieduta da Xavier Douroux selezionerà due vincitori che presenteranno le loro ricerche nel 2012.

Ho concluso la giornata al Mamac con la stupenda mostra “La Couleur en avant” ricca e variegata di opere e forme.

In un attraversamento storico di grande respiro, tempo e gusto sono proposti oltre 90 opere di 53 artisti. Una fantastica carrellata di lavori artistici che si concentra sull’elemento più visivo e affascinante, il colore, che unisce tutta la storia del fare artistico.

Il progetto è costruito attorno ad artisti di diverse generazioni che nel colore hanno il riferimento della loro scelta estetica.

Diverse linee di pensiero hanno guidato la scelta delle opere: il colore è il primo stato di sensibilità del lavoro, il suo vibrare, la sua emozione, la sua vita. Si può vedere come un elemento di spiritualità.

In diversi gruppi sono presentate opere che affermano ed evidenziano il confronti della forma e della figura dai fautori della modernità (Raoul Dufy, Henri Matisse, Pablo Picasso, Marc Chagall, Fernand Léger, Max Ernst, Nicolas de Stael, Hans Hartung, Alexander Calder ...), che si liberano al rapporto fra bianco e nero (Ellsworth Kelly, Yves Klein, Alberto Burri, Roland Flexner, Bernar Venet, Mimmo Rotella, Gottfried Honegger, Vivien Isnard, Louis Cane denis Castellas, Albert Chubac, Rotraut Klein-Moquay ...), che esplorano gli strumenti del fare pittorico (Niki de Saint Phalle, César, Arman, Martial Raysse, Georges Rousse ...).

Successive generazioni hanno spesso ripetuto ed esteso a queste riflessioni, fornendo soluzioni innovative (Robert Malaval, Patrick Saytour, Claude Viallat, André Valensi, Bernard Pagès, Noel Dolla, Daniel Dezeuze, Max Charvolen, Jean-Charles Blais, Serge III, Robert Filliou, Erik Dietman, Pierre Pinoncelli, Jacqueline Gainon) o usando nuove tecnologie e modi (Adrian Schiess, Pascal Pinaud, Cédric Teisseire, Marc ChevalierEmmanuel Regent Pietruschi Eva, Cynthia Lemesle Roubaud & Jean-Philippe, Arnaud Maguet, Jean-Baptiste Ganne, Ludovic Lignon, Julien Bouillon, Xavier Theunis, Eric Michel ...).

Segnalo anche nella Galleria a latere l’opera numero 200 di Martin Creed, un ambiente stupefacente che trasforma lo spazio architettonico con una moltitudine di palloncini bianchi.
Che viene messo in dialogo con l’opera dell’artista nizzardo Yves Klein quando l’8 aprile 1958 presso la Galerie Iris Clert realizzò "Il Vuoto”.

25/06/11

L'arte delle donne - La collezione privata di Ileana Sonnabend al Peggy Guggenheim di Venezia


L’arte ha sempre trovato nella sensibilità femminile una forte attenzione spesso nascosta da figure maschili molto imponenti e usurpatrici.

In quest’ultimo secolo le cose sono cambiate e le grandi qualità dell’universo femminile possono emergere liberandosi di questi condizionamenti.

La mostra che la Collezione Peggy Guggenheim dedica a Ileana Schapira - Sonnabend mette in risalto due stupendi mondi femminili, quello di una ricca collezionista con una ricca promotrice. Realtà che si sono incrociati nella comune passione per il cambiamento e l’arte.

Ileana Schapira viene da una ricca famiglia rumena e sviluppa un forte sentimento per l’arte che la porterà ad aprire diverse gallerie, nel suo percorso fra Europa e Stati Uniti. Seguendo un percorso di continuo sviluppo e mutazione del gusto. Anticipando sempre le forme che poi saranno di grande successo come fra gli ultimi casi l’interesse per uno sconosciuto Jeff Koons, ora considerato fra i più importanti artisti del mondo dell’arte contemporanea.

In questa bella mostra sono proposti i pezzi che costituiscono la sua personale collezione di pezzi, tutti di ottima qualità e di ricercato gusto. Gusto che sa essere fuori dagli stereotipi che spesso agli artisti sono chiesti da un collezionismo più superficiale, ma che vagliano le opere per la loro intrinseca qualità espressiva.

Per quest’occasione le opere seguono una particolare attenzione alla realtà italiana nei rimandi delle opere o degli artisti. Sono così proposti interessanti pezzi di Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, Mario Merz, Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis e tanti altri.

Ileana Sonnabend infatti strinse un forte legame con l’Italia e in particolare con Venezia, dove per molti anni affittò un appartamento durante il periodo estivo. Frequentò spesso Roma, dal 1960, durante la quale entrò in contatto con la ‘Scuola di Piazza del Popolo’ e con il mercante d’arte Plinio de Martiis, e a Venezia nel 1962, dove diventò amica di artisti, critici e galleristi come Giuseppe Santomaso, Giuseppe Marchiori, Attilio Codognato, Giovanni Camuffo e Carlo Cardazzo, creando una fitta rete di amicizie italiane, tra cui spiccano i nomi di Gian Enzo Sperone, Germano Celant, Achille Bonito Oliva, Giuseppe e Giovanna Panza, e molti altri artisti di cui Ileana avrebbe esposto le opere tra Parigi e New York.

Importante fu il ruolo di Ileana, insieme a Leo Castelli e Alan Solomon, nel portare Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, dove l’artista vince il Gran premio della Pittura, evento cruciale nella sua carriera, nella storia della Biennale di Venezia e nell’arte contemporanea europea e americana più in generale.

La mostra presenta oltre 60 opere di più di 50 artisti, selezionati da Antonio Homem, direttore della Sonnabend Gallery, New York, e figlio adottivo della collezionista. Tra i lavori in mostra mi hanno affascinato: una stupenda fotografia di Lawrence Beck, la lineare Persiana di Tano Festa, un gustoso “Vitello Tonnato” di Oldenburg, “Untitled (New York city) ” di Cy Twombly del 1956. Ma sono tantissimi i lavori proposti, tra cui un ritratto di Ileana di Andy Warhol, opere legate all’Italia di Rauschenberg, lavori di artisti italiani come Lucio Fontana, Mimmo Rotella, Schifano e Piero Manzoni, opere di artisti americani ispirate alla cultura italiana (come per esempio Jim Dine, James Rosenquist, John Baldessari), di artisti dell’Arte Povera (Zorio, Anselmo, Calzolari, Jannis Kounnelis, e Merz), di vari fotografi internazionali (tra cui Bernd e Hilla Becher, Candida Höfer, Hiroshi Sugimoto, Max Becher e Andrea Robbins), e molti altri sia italiani (Giulio Paolini, Luigi Ontani) che internazionali (Bruce Nauman, Anselm Kiefer, Philip Haas, Rona Pondick). La mostra va oltre le tematiche strettamente legate alla nostra terra per indagare la diversità, originalità, nonché brillantezza della carriera di Ileana quale promotrice e collezionista di talenti artistici emergenti.

Il catalogo, edito da Guggenheim Publications, include saggi dedicati ad Ileana Sonnabend di Achille Bonito Oliva e Germano Celant, un’intervista ad Antonio Homem, e le schede delle opere di Mario Codognato.

In foto Vitello Tonnato 1962 Claes Oldenburg