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Visualizzazione post con etichetta Pac. Mostra tutti i post
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30/04/23

Yuri Ancarani al Pac di Milano



Col titolo "lascia stare i sogni" il PAC di Milano ospita una mostra monografica su Yuri Ancarani (Ravenna, 1972), curata da Diego Sileo e Iolanda Ratti.

Un funzionale allestimento raccoglie questa interessante e variegata produzione artistica che fra cinema documentario e arte video, condivide una visione espressa con diverse sfumature e codici linguistici dal forte taglio intimista. 



Affascina i suo lavoro per l'attenzione alla sfumatura, al dettaglio secondario che immerge la narrazione in una alterità emotiva. 

Narrazioni spesso intimiste ma anche condivisibili, superando così la soglia della singolarità per essere partecipative. 



Yuri Ancarani è nato nel 1972 a Ravenna ma vive e lavora a Milano. Le sue opere nascono da un'originale e accurata commistione fra cinema documentario e arte contemporanea.

Artista vincitore del premio ACACIA 2023, Ancarani ha esposto i suoi lavori in prestigiosi musei e mostre nel mondo tra cui Kunstverein Hannover (Germania), Castello di Rivoli (Rivoli Torino, Italia), Manifesta 12 (Palermo, Italia), Kunsthalle Basel (Basilea, Svizzera), 55° Biennale di Venezia, Centre Pompidou (Parigi, Francia), Hammer Museum (Los Angeles, USA) e Palais de Tokyo (Parigi, Francia), ricevendo anche numerosi riconoscimenti come il "Premio speciale della giuria Cl+" Cineasti del presente, 69° Locarno Film Festival (Locarno, Svizzera), il "Grand Prix in Lab Competition", Clermont Ferrand Film Festival (Clermont Ferrand, Francia) e arrivando tra i finalisti del David di Donatello 2022 per il miglior documentario. 

23/06/20

Prossimamente a Milano Performing PAC



Proiezioni, memorie dall’archivio, talk e performance. Al PAC di Milano arte e suono si incontrano.
 
 
Dal 2 luglio al 13 settembre 2020 il PAC riapre con una versione estesa di PERFORMING PAC, la rassegna annuale dedicata ad un tema attuale nell’ambito degli studi delle arti visive contemporanee ideata dal Comitato Scientifico. Una piattaforma aperta non solo agli addetti ai lavori, ma anche al pubblico di non specialisti, un format nato nel 2018 che quest’anno giunge alla terza edizione con il titolo di MADE OF SOUND.
 
Il tema scelto per il 2020 è il rapporto tra arte e musica, sviluppato attraverso opere video, materiali d’archivio, interventi di artisti, critici e curatori che esplorano l’interazione tra suono e immagine nella pratica e nella ricerca artistica contemporanea.
 
Si parte idealmente da Laurie Anderson, icona dell'arte multimediale, a cui il PAC rende omaggio proiettando per la prima volta il video della performance realizzata nel 2003 dall’artista newyorkese proprio al PAC in occasione della sua antologica “The Record of the Time” a cura di Jean Hubert Martin e Thierry Raspail.
 
Il video sarà accompagnato da documenti, fotografie e materiali d’archivio che raccontano la mostra del 2003.

Heart of a dog di Laurie Anderson, 2015 still da video
 
A luglio inoltre, grazie alla collaborazione con la Cineteca Italiana, sarà proiettato nel cortile del PAC il lungometraggio Heart of a dog di Laurie Anderson (2015), la storia che ha incantato e commosso la stampa alla Mostra del Cinema di Venezia. Un viaggio intimo e delicato in compagnia dell’amata cagnetta Lolabelle, una riflessione multimediale sul significato della memoria, della perdita e dell’amore.
 
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso i lavori di 5 artisti che utilizzano suono e musica nella loro ricerca:
 
Il duo Barbara and Ale (Barbara Ceriani Basilico e Alessandro Mancassola) porta al PAC il film “The sky is falling” (2017), dove il vibrafono di Elio Marchesini, percussionista della Teatro alla Scala, viene suonato su un lago ghiacciato tra montagne innevate. Il vibrare del metallo dialoga, scompare e resiste alle folate continue, mentre il musicista si ostina a non perdere il controllo, smarrito nel paesaggio.
 
Il film realizzato da Jeremy Deller con Nicholas Abrahams “Our Hobby Is Depeche Mode” (2006) fotografa la fanbase dei Depeche Mode muovendosi in poche settimane tra Messico, Stati Uniti, Germania, Romania, Brasile, Canada e Russia. Il lavoro documenta come il comportamento disordinato, caotico e spesso imprevedibile con il quale i fan si appropriano della band entri in collisione con l’immagine commerciale accuratamente elaborata del gruppo.
 
Pamela Diamante presenta “Generare Corpi Celesti - Esercizi Di Stile” (2020), installazione inedita che esplora il rapporto tra visione antropocentrica e infinito. In collaborazione con il composer Malasomma, l’artista scompone e trasla in musica le parole di Paolo, ipovedente, che narra l’emozione del ricordo di poter osservare le stelle; Antonio invece, non vedente dalla nascita, ha raffigurato su due grandi tele un cielo stellato che non ha mai potuto osservare.
 
Il duo artistico italiano Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) porta al PAC l’installazione audiovisiva “Vers l'Europa deserta, Terra Incognita” (2017), che - muovendosi in una periferia allargata tra Italia e Francia - lavora sui modelli di auto-rappresentazione condivisi dalle culture giovanili suburbane di tutta Europa attraverso mezzi come videoclip, storie di Instagram e flussi di Snapchat.
 
Nell’opera dell’artista portoghese João Onofre un'adolescente canta "La Nuit n'en Finit Plus" di Petula Clark in downtempo a capella, all'interno di una buca sul terreno di una prateria. L'opera “Untitled (N'en Finit Plus)” 2010-11, indaga il tema dell'appropriazione, declinato sia nella pratica artistica che nella musica pop, e la possibilità che questi due mondi paralleli si sovrappongano.
 

 

Invernomuto, Portrait, 2018, Photo Jim C. Nedd
    
Chiudono questa indagine sonora due ulteriori interventi:
 
nella project room una selezione di videoclip musicali diretti da sette tra i più importanti e visionari registi contemporanei - Anton Corbijn, Chris Cunningham, Jonathan Glazer, Michel Gondry, Spike Jonze, Mark Romanek, Stephane Sednaoui – raccontano le incursioni dell’arte nell’universo musicale pop e rock;
 
nel parterre l’installazione di Marie Cérisier, giovane artista di Roquebrune-Cap-Martin, che con  Pile à CD (Pila di CD/ Pila da cedere) costruisce la sua memoria personale e immaginaria in un bilico “sonoro” regalandone un frammento al pubblico, tra “équilibre” e “déséquilibre”.
 
 
EVENTI E CONTENUTI DIGITALI
Ad arricchire la rassegna sono in programma anche iniziative per esplorare le contaminazioni tra arte e musica contemporanea, che il pubblico potrà fruire in digitale:
 
#performance (live e in streaming sul canale YouTube del PAC)
VENERDÌ 11 SETTEMBRE H 21 la performance live di Invernomuto, che sperimenta l’interazione tra immagine in movimento e suono con il quarto capitolo di Black Med, un dj set supportato da proiezioni che intercetta le traiettorie tracciate dai suoni che attraversano il Mediterraneo;
 
#talk (in streaming sul canale YouTube del PAC)
SABATO 12 SETTEMBRE H 18 Andrea Lissoni, Senior Curator International Art (Film) presso la Tate Modern (2014-2020), recentemente nominato Direttore del Haus der Kunst di Monaco, sarà in dialogo con il duo Invernomuto e con Iolanda Ratti, conservatore del Museo del Novecento;
 
#music
per tutto il periodo dell’esposizione la musica accompagna il pubblico sul canale Spotify Performing PAC – High Fidelity, una playlist collaborativa dove curatori e artisti condivideranno la loro personale classifica di 5 brani, come nel romanzo di Nick Hornby;
 
#familylab (sul sito e sul canale YouTube del PAC)
Una puntata speciale dei Family Lab Digitali sarà dedicata al rapporto tra arte e musica, per fare giocare insieme grandi e piccoli anche da casa.
 
 
INGRESSO
Gratuito su prenotazione
 
ORARI
Da giovedì a domenica ore 11 - 20
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
 
INFO
pacmilano.it
via Palestro 14 - Milano

15/12/19

L'Australia al Pac

Jill Orr, Bleeding Trees, 1979. Photo Elizabeth Campbell



Il PAC di Milano, il prossimo 17 Dicembre, riparte a esplorare le culture internazionali con la più grande ricognizione sull'arte australiana contemporanea mai realizzata al di fuori del continente, una selezione di 32 artisti, sia emergenti che affermati, appartenenti a diverse generazioni e background culturali.
 
Dipinti, performance, sculture, video, disegni, fotografie e installazioni - alcune site specific - tracciano un viaggio metaforico all'interno del panorama multiculturale dell'arte contemporanea australiana, influenzato da storie personali, lingue, origini etniche, religioni e tradizioni eterogenee: dagli artisti afferenti alle molte culture aborigene e 'First Nations' a quelli che sono arrivati dal Pacifico, dall'Europa, dai paesi asiatici e dalle Americhe.
 
Indagando un'ampia costellazione di pratiche e prospettive culturali, storiche, politiche e sociali legate al contesto australiano, geograficamente "agli antipodi" rispetto a chi vive nell'emisfero settentrionale, la mostra restituisce, per induzione, un panorama del nostro presente ibrido, plurale e complesso.
 
Artisti:
Vernon Ah Kee, Tony Albert, Khadim Ali, Brook Andrew, Richard Bell, Daniel Boyd, Maria Fernanda Cardoso, Barbara Cleveland, Destiny Deacon, Hayden Fowler, Marco Fusinato, Agatha Gothe-Snape, Julie Gough, Fiona Hall, Dale Harding, Nicholas Mangan, Angelica Mesiti, Archie Moore, Callum Morton, Tom Nicholson (with Greg Lehman), Jill Orr, Mike Parr, Patricia Piccinini, Stuart Ringholt, Khaled Sabsabi, Yhonnie Scarce, Soda_Jerk, Dr Christian Thompson AO, James Tylor, Judy Watson, Jason Wing and Nyapanyapa Yunupingu.
 
 
L'apertura è corredata da una serie di performance che si svolgeranno fra il 16 e il 18 Dicembre:
 
Lunedì 16.12 ore 19 OPENING PERFORMANCE
TOWARDS A BLACK AMAZONIAN SQUARE di Mike Parr
 
Martedì 17.12 ore 15-21 PERFORMANCE
SPECTRAL ARROWS di Marco Fusinato
 
Mercoledì 18.12 ore 20:30 PROIEZIONE DEL FILM
TERROR NULLIUS del collettivo Soda_Jerk al MIC Museo Interattivo del Cinema di Milano
 
Giovedì 19.12 ore 19 VISITA GUIDATA
con Eugenio Viola e Judith Blackall

09/04/18

Pac speciale art week



Nella ricca settimana di arte milanese il Pac offre  uno "SPECIALE ART WEEK"  con una apertura dal 10 al 14  aprile dalle 9:30 alle 22:30 con biglietto ridotto € 4 alla mostra di Teresa Margolles a partire dalle 19.

Appuntamenti da non perdere:

— giovedì 12 aprile ore 19
VISITA GUIDATA GRATUITA alla mostra di Teresa Margolles; ingresso con biglietto mostra speciale € 4

— venerdì 13 aprile ore 19:30
PERFORMANCE dell'artista Teresa Margolles; ingresso con biglietto mostra speciale € 4

— domenica 15 aprile
ore 16:00  TALK all'interno di miart con Teresa Margolles e Diego Sileo curatore della mostra  (Fieramilanocity, Viale Scarampo); ingresso con biglietto miart

— domenica 15 aprile

ore 18:00 VISITA GUIDATA CON IL CURATORE al PAC  (Via Palestro 14);  ingresso con biglietto mostra speciale € 4



Con uno stile minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, le opere di Teresa Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell'ingiustizia sociale, dell'odio di genere, della marginalità e della corruzione, testimoniando le complessità della società contemporanea, indebolita da un'allarmante violenza che sta lacerando il mondo e soprattutto il Messico.

Formatasi in medicina legale, Teresa Margolles (Culiacán, Sinaloa 1963) ha studiato a fondo le dinamiche della violenza e le conseguenze che la paura ha prodotto nella società, vivendo in prima persona ciò che la guerra al narcotraffico ha causato alle città e agli abitanti, la distruzione del tessuto urbano, architettonico e sociale.

Vincitrice del Prince Claus Award 2012,Teresa Margolles ha rappresentato il Messico nella 53° Biennale di Venezia nel 2009 e le sue opere sono state esposte in numerosi musei, istituzioni e fondazioni internazionali. Oggi vive e lavora tra Città del Messico e Madrid.

27/03/18

Teresa Margolles al PAC di Milano




Dal 28 marzo al 20 maggio 2018 il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta la personale di Teresa Margolles, artista messicana nata a Culiacán, Sinaloa nel 1963 che oggi vive e lavora tra Città del Messico e Madrid. Con una particolare attitudine al crudo realismo, l’arte di Teresa Margolles testimonia le complessità della società contemporanea, indebolita dalle allarmanti proporzioni di un crimine organizzato che sta lacerando il mondo intero e soprattutto il Messico, considerato uno dei paesi più pericolosi al mondo.

Vincitrice del Prince Claus Award 2012, Teresa Margolles ha rappresentato il Messico nella 53esima Biennale di Venezia nel 2009 e le sue opere sono state esposte in numerosi musei, istituzioni e fondazioni internazionali, tra cui le Biennali di Dallas (2017) e della Bolivia (2016), il Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo (2014), il Centro de Arte Dos de Mayo a Madrid (2014), il Museo de Arte Modern di Città del Messico (2011), il Museion di Bolzano (201 1), la Kunsthalle Fridericianum a Kassel (2010) e il Los Angeles County Museum of Art (2010).

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale, la mostra è curata da Diego Sileo e si inserisce in una delle quattro linee di ricerca del Padiglione d’Arte Contemporanea, che vede protagonisti i grandi nomi del panorama artistico internazionale in vista delle settimane in cui Milano diventa vetrina mondiale con miart e Salone del Mobile, la stessa che porterà al PAC Anna Maria Maiolino nel 2019.

In occasione di miart e Art Week, infatti, venerdì 13 aprile alle ore 19:30 l’artista presenta una performance tributo a Karla, prostituta transessuale assassinata a Ciudad Juárez (Messico) nel 2016. Un gesto forte, che lascerà una ferita aperta sui muri del PAC e vedrà protagonista Sonja Victoria Vera Bohórquez, una donna transgender che si prostituisce a Zurigo.

Per tutta la settimana dal 10 al 14 aprile inoltre il PAC resta aperto fino alle 22:30 con biglietto ridotto € 4 a partire dalle 19 e organizza due visite guidate gratuite: giovedì 12 marzo alle ore 19 e domenica 15 marzo alle 18 con il curatore della mostra.

“Durante l’Art Week, la settimana che Milano dedica all’arte contemporanea con moltissime iniziative diffuse in tutta la città, Teresa Margolles sarà al PAC con una performance tributo a una delle vittime dei racconti di dolore e morte testimoniate nelle sue opere - dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno - L’attenzione al linguaggio performativo è infatti una delle cifre del PAC, sempre più attento a intercettare le tendenze della produzione artistica internazionale, e Teresa Margolles ne è un’interprete ormai affermata in tutto il mondo”.

Con una grammatica minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, le 14 installazioni di Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell’ingiustizia sociale, dell’odio di genere, della marginalità e della corruzione generando una tensione costante tra orrore e bellezza.

Formatasi in medicina legale, Teresa Margolles ha lavorato per dieci anni con il collettivo SEMEFO (Servicio Médico Forense), fondato nel 1990 a Città del Messico, che denunciava la violenza sistematica nella società contemporanea. Studiando a fondo le dinamiche scaturite dalla violenza e le conseguenze che la paura ha prodotto nella società, l’artista ha vissuto in prima persona ciò che la guerra al narcotraffico ha causat o alla città e ai suoi abitanti, la distruzione del tessuto urbano, architettonico e sociale.

Nella sua arte le tracce di questi scenari violenti diventano narrazione. All’interno degli obitori, come per le strade, l’artista raccoglie gli ultimi elementi di vita - oggetti, materiali, frammenti di edifici e fluidi corporei - se ne appropria e li trasporta negli spazi espositivi.

Di fronte alle opere di Teresa Margolles si ha la sensazione di assistere ad un gioco di forze brutali, non di certo invisibili, che provocano morte e dolore, spezzano corpi e legami (gli stessi corpi lacerati evocati dall’opera 57 cuerpos, 2010), ma producono anche nuove relazioni sociali e nuove metafore del potere. L’intento dell’artista è quello di volere esplorare la violenza, nella sua accezione di “atto politico”, ma anche gli effetti individuali e sociali di molti orrori attuali, come la tragica e costante sparizione di donne in diverse città messicane - tra le quali la ormai nota Ciudad Juárez - raccontata dall’opera La búsqueda (2014) presentata al PAC nella sua interezza per la prima volta in Italia.

La smisurata quantità dei prodotti della violenza raccontati dall’artista messicana – il dolore, i morti, i corpi sfigurati, la crudeltà, l’impunità, il terrore, l’odio – converte la sua ricerca in una vera e propria sfida. La rappresentazione della morte, in chiave più diretta come nell’operaPapeles (2003) o in chiave più metaforica come in Vaporización (2002-2018) installata al PAC in una nuova versione, costituisce un tema cupo. Avvicinarsi richiede una solida fermezza d’animo, una preparazione che renda capaci di resistere tanto alle seduzioni  quanto alle ripugnanze di un tema diverso da quelli più consueti della riflessione artistica. A dominare è spesso l’impulso di arretrare al cospetto di esperienze a dir poco impensabili, come quelle raccontate quotidianamente dal giornale messicano PM (2012) che in copertina affianca annunci pubblicitari a sfondo sessuale ad immagini di morti violente.

La drammaticità delle opere di Margolles assedia e travolge lo spettatore con la crudezza dei suoi significati e delle sue immagini, ma lo affascina anche sottoforma di lussuosi e preziosi gioielli (Joyas, 2007) dal macabro contenuto.

In riferimento a questi aspetti, quella di Margolles può essere definita una “ricerca limite”, perché la violenza invade costantemente il suo spazio morale e mentale. Il suo racconto opera infatti una metamorfosi in chi si confronta con le sue opere, obbligandolo ad assumere il difficile e doloroso ruolo di testimone. La violenza produce, non solo in chi la subisce, un particolare effetto di disgiunzione fra il vedere e il sapere. Il peso al quale si allude non è soltanto quello derivante dal testimoniare eventi disumani e inenarrabili, o dall’impegno etico che comporta per l’artista il dovere di ricordare insieme alle vittime, ma anche quello originato dalla conoscenza diretta che trasforma chi ascolta in qualcuno che vede. Proprio per questo le opere di Margolles sfidano le abituali strategie conoscitive, generando un’inquietante prossimità fra ascolto, testimonianza ed esperienza, ed è questa mescolanza di sensazioni ad essere trasmessa dalla serie di lavori tratti dal progetto Pistas de baile (2016) in cui l’artista dà voce a un gruppo di transessuali denunciando vicende di abusi e soprusi.

Per avvicinare, coinvolgere e sensibilizzare il pubblico rispetto alle tematiche trattate dal lavoro dell’artista, il PAC organizza come di consueto una serie di attività didattiche: visite guidate gratuite per il pubblico, anche con special guest, il giovedì alle 19 (con biglietto ridotto € 4) e la domenica alle 18, workshop e incontri. Sul sito il programma completo.

Accompagna i visitatori tra le opere una guida alla mostra gratuita, curata da Francesca Guerisoli, docente di Arte e Architettura e Linguaggi della Fotografia presso l’Università di Milano-Bicocca, che da tempo si occupa del rapporto dell’arte con la dimensione sociale e politica. La guida analizza le opere in mostra fornendo ai visitatori uno strumento indispensabile, con approfondimenti sul tema del femminicidio e un confronto tra Italia e Messico rispetto ai dati della violenza di genere.

La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva del PAC, con il contributo di Alcantara e Cairo Editore e con il supporto di Vulcano.

Il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale e contiene i nuovi testi del curatore e di: Tatiana Abellán, Ferran Barenblit, Emanuela Borzacchiello, Mario Canal, Oscar Gardea Duarte, Francesca Guerisoli, Raphael Gygax, Antoine Henry-Jonqueres, Mi cky Marxuach, Melissa Martin, Angel Moya Garcia, Gilbert Vicario, Eugenio Viola.

PROJECT ROOM — in occasione della mostra il PAC ospita nella Project room un focus sull’opera video Mum, I’m sorry (2017) di Martina Melilli a cura di Chiara Agnello, un progetto di Careof e Sky Academy, in collaborazione con Sky Arte HD e in partnership con il Museo del Novecento a sostegno della scena artistica italiana. L’opera, vincitrice di ArteVisione 2017 e vicina per tematiche e rimandi ai temi trattati dall’arte di Teresa Margolles, sarà anche lo spunto per due workshop al PAC aperti al pubblico il 5 e il 19 aprile, incentrati sul valore degli oggetti e sul loro potere narrativo e realizzati a seguito di una visita guidata alla mostra YA BASTA HIJOS DE PUTA.

02/03/18

Il malatino



La Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP), Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e AMACI - Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani sono liete di presentare la quinta edizione di Museo Chiama Artista, un progetto nato dal comune intento di sostenere attivamente il sistema del contemporaneo nel nostro Paese, attraverso la commissione ad artisti italiani di nuove opere che verranno successivamente presentate all'interno della rete museale. Per questo quinto capitolo del progetto, quest'anno a cura di Diego Sileo, AMACI ha chiamato l'artista Diego Marcon, che ha realizzato Il malatino (2017), un film di animazione in 16mm che verrà presentato in anteprima al PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano domenica 4 marzo alle 18.30. Il film di Diego Marcon è accompagnato dalla pubblicazione di un piccolo prezioso libro interamente dedicato al progetto, edito da Silvana Editoriale, con testi di Federica Galloni, Gianfranco Maraniello, Diego Marcon, Diego Sileo, Sofia Silva e una conversazione tra Lucrezia Calabrò Visconti e Diego Marcon.

Anticipa la presentazione una lecture con l'artista il 4 marzo alle 16.00, aperta a studenti d'arte, di cinema e a curiosi e pensata per coinvolgere il pubblico in occasione di Museo City, l'iniziativa che dal 2 al 4 marzo coinvolge i Musei milanesi valorizzandone la funzione culturale.

Con questa nuova edizione di Museo Chiama Artista prosegue la sempre più strategica collaborazione tra la DGAAP e AMACI, che ha tra i suoi obiettivi quello di favorire e divulgare le più nuove forme di sperimentazione artistica. Grazie a questa partnership virtuosa, la DGAAP e AMACI confermano di anno in anno la produzione di una nuova opera che potrà circolare nei musei associati, costituendo le basi per la creazione e fruizione di un patrimonio comune.
"La scelta per questa quinta edizione di Museo Chiama Artista di coinvolgere un talento come Diego Marcon - afferma Federica Galloni, Direttore Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane -  che ha già esposto i suoi lavori in prestigiose istituzioni culturali italiane e straniere, consolida la vocazione di questo progetto di sostenere artisti emergenti, contribuendo alla loro affermazione nel panorama dell'arte contemporanea. Nello specifico, il film Il malatino evoca con il linguaggio dell'animazione temi inseparabili da ogni esistenza umana, come la sofferenza e la morte, in una forma del tutto originale, che trae ispirazione nel passato, da capolavori quali la Fanciulla Malata di Munch o l'Enfant Malade di Medardo Rosso, creando un dialogo ideale tra la storia e contemporaneità."
"Con il progetto Museo Chiama Artista i musei d'arte contemporanea perseguono anche la felice via della sperimentazione, grazie alla positiva collaborazione tra la Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane - sottolinea Gianfranco Maraniello, Presidente di AMACI. La vocazione a un'ermeneutica del proprio tempo sollecita la partecipazione alla pratica artistica nel suo farsi e all'ideazione di specifiche strategie di produzione. Da sempre interessato ai temi dell'invisibile e sensibile osservatore della condizione umana, Marcon ha già affrontato le inquietudini del sonno e della dimensione domestica, attualizzando spettrali angosce romantiche e adottando le tecnologie disponibili in un personale linguaggio filmico che, nel caso di Il malatino, assume la forma dell'animazione in 16mm. Il soggetto del fanciullo infermo è certamente memore di una consolidata tradizione artistica, ma la pellicola a ciclo continuo di Marcon ci trattiene sull'identità del primo e dell'ultimo fotogramma del cartone animato, in uno stato di sospensione che è ulteriore metafora di un'arte che sceglie l'indeciso, la soglia, la possibilità interminabile di progettare se stessa e la vita."
Per questa quinta edizione di Museo Chiama Artista, a cura di Diego Sileo, i Direttori dei musei AMACI hanno scelto di commissionare la realizzazione di una nuova opera a Diego Marcon, artista che negli ultimi anni ha raccolto un crescente consenso museale in Italia e all'estero, con mostre in prestigiose istituzioni quali la Whitechapel Gallery di Londra, il Centre international d'art et du paysage di Vassivière, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, il Museo Villa Croce di Genova, il PAC Padiglione Arte Contemporanea di Milano, il MACRO e Palazzo delle Esposizioni a Roma.
Dopo aver esplorato nelle precedenti edizioni del premio il linguaggio video e filmico in diverse declinazioni - dal video-verità dei fratelli De Serio alla modalità docu-partecipativa di Marinella Senatore, dalla ripresa a camera fissa di Yuri Ancarani al lungometraggio di Rä di Martino - con l'invito a Diego Marcon si dà voce a un linguaggio più di nicchia, quello dell'animazione, utilizzato dall'artista con modalità personali, quasi introspettive, come se il disegno e la sua evoluzione dessero vita a fantasmi e inquietudini nascosti nel profondo dell'anima.
"La realtà analizzata da Marcon estende i propri confini, valica i limiti del verosimile per addentrarsi in nuovi territori e, nello specifico, la sua animazione si fa strumento di questo viaggio, luogo in cui s'addensa l'inesprimibile - rileva il curatore di Museo Chiama Artista, Diego Sileo. Si parte dall'affermazione che il lavoro di Marcon nel suo complesso è in fondo fantastico: ne è prova, ad esempio, il fatto che ogni immagine nasce da un impasto di sguardo obiettivo e di messa in scena, di realtà e di fantasia; l'immaginazione in lui interviene sempre, sia cercando con dati sperimentali una fusione, una dosatura, un'armonia sia giocando sullo scoppio, sulla distorsione, sulla rottura. Un'altra prova della natura fantastica della sua arte è da trovarsi anche nella credibilità che regge la percezione di ogni sua opera: qualunque sia il grado di verosimiglianza o di plausibilità delle situazioni rappresentate, lo spettatore ricostruisce le psicologie dei personaggi o riconosce gli oggetti sullo schermo partendo dal fatto che "ci crede": è quindi un'adesione soggettiva e non un riscontro oggettivo ciò che sostiene la visione di Marcon; è una misura mentale e non una scala empirica ciò che governa la sua produzione."

Il malatino verrà presentato in anteprima al PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano domenica 4 marzo alle 18.30, anticipato dalla lecture con l'artista alle ore 16.00, e successivamente sarà presentato all'interno dei musei associati AMACI seguendo un programma itinerante.
AMACI ringrazia Arena Broker, in qualità di Partner Sostenitore.

05/04/13

Jeff Wall la noia della fotografia


Sbrodolamento dei più importanti critici italiani d'arte contemporanea per lodare le foto/light box di Jeff Wall, ora in mostra al PAC di Milano. Una marea di commenti di indicibile bellezza per la banalità delle foto che devono essere guardate per svelare non si sa bene che cosa, che è successo prima che forse succederà dopo, che rimanda per un dettaglio a uno dei tanti altri che rimandano...

Per me si tratta del nulla di chi perde tempo a costruire finti set per rappresentare il finto della vita, meglio una qualsiasi foto vera di un ragazzino postata su una chat vera, serena e senza la filippica curatoriale. 

07/12/12

Confronto fra le opere di Alberto Garutti e i suoi - La scuola dell'arte, tempi difficili per l'insegnamento



Ultimamente proposte come un insigne personaggio artistico Alberto Garutti, in questi giorni, è presente in due mostre milanesi, una indirettamente con gli allievi in “Fuoriclasse. 20 anni di arte italiana nei corsi di Alberto Garutti“ alla GAM di Milano e in una retrospettiva al vicino PAC.

La cifra artistica del maestro, di raccoglitore di frammenti di vita umana, è stata estesa agli allievi, che di ogni minima traccia colgono poetiche virtù, ma a volte forse solo delle casuali impronte.

Ma non è importante l’intento è tutto nel pensiero, e qui si che di parole se ne son fatte tante, forse troppe.

Un’opera è un’opera, soprattutto, il tempo ci farà capire se vale anche la pena di tenerla o se sarà meglio dimenticarla.

Per ora ci sono questi manufatti, a volte carini, ma sicuramente poco significativi.

Tanti personaggio, una sessantina di opere, con artisti noti e meno noti, alcuni lavori risultano anche piacevoli, ma quanti altri devono alla bellezza del posto?

In generale i lavori sono molto deboli, semplici, piccoli accadimenti che non sembrano aver la forza di durare nel tempo.

Le stesse opere di Alberto Garutti sono pensieri immediati, anche interessanti, ma che appena svelati si perdono, non danno intensità duratura.

Fare arte oggi è sempre più un lavoraccio, questo settore di mercato è stato svuotato completamente e non resta molto da consumare, per cui il continuo riciclo di idee sta rendendo ancora più tedioso il goderne, forse per questo sempre di più si guarda al passato.