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Visualizzazione post con etichetta Museo Egizio. Mostra tutti i post
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04/01/25

Prossimamente musei

Museo Egizio Torino

Anno nuovo nuovi musei, anche quest'anno saranno diversi i musei che amplieranno i loro spazi o che apriranno; la domanda come sempre sorge immediata, ma quanta gente effettivamente li visiterà?

Ma questo lo scopriremo solamente nei prossimi tempi, i musei sono già tantissimi, moltissimi sono quelli che hanno praticamente zero presenze, mentre altri sembra che scoppino di pubblico, questo uno dei tanti strani meccanismi dell'idea della cultura come turismo.


V&A Museum

Fra i più interessanti di quelli che apriranno sicuramente il nuovo museo di Harlem, progettato da Adjaye Associates, sempre a New York raddoppierà i suoi spazi il New Museum, progetto dello studio Oma, che sono anche parte del rinnovamento a Torino della corte del museo Egizio, progettata da David Gianotten e Andreas Karavanas, e quasi sicuramente la nuova sede dell' Albert & Victoria Museum East a Storehouse Londra, progettato da Diller Scofidio e Renfro, mentre nel cuore di Parigi si trasferirà la Fondation Cartier, vicino al Louvre, con un rinnovamento ideato da Jean Nouvel. 

Si dovrebbe anche aprie il mitico Guggenheim Abu Dhabi, col complesso progetto di Frank Gehry, che dovrebbe completare il distretto museale del Saadivat Cultural District, per cui si sono spesi oltre 4 miliardi di dollari. 


New Museum studio Oma

04/04/18

Anche le statue muoiono





Fra tre musei torinesi; Musei Reali ( nel Salone di Palazzo Reale e nella Galleria Sabauda), Museo Egizio e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo con supporto del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia (CRAST), si è realizzato un valido progetto culturale sul tema così attuale della conservazione del patrimonio artistico.

“Anche le state muoiono” titolo preso dal  documentario di Alain Resnais e Chris Marker “Les statues meurent aussi..” del 1953 sulle espressioni artistiche africane, è una frase particolarmente commovente, che evidenzia il sempre attuale delicato tema della distruzione, per motivi politici, economici o religiosi, delle opere artistiche che sono state realizzate nel passato.

Il progetto nei Musei Reali di Torino è stato suddiviso in una sezione più spettacolare nel meraviglioso Salone delle Guardi Svizzere di Palazzo Reale, con l’opera di Mariana Castillo Deball, la riproduzione del palazzo omayyade di Qasr al-Mshatta, in Giordania

Per proseguire poi presso la Galleria Sabauda, galleria al primo piano, con una sezione dedicata all'uso commerciale delle opere che sono state distrutte, frammentate o adattate alle necessità del ricco mercato delle antichità.

Così i fregi vengono fatti a pezzettini, pale d’altare vendute a singolo pannello o sculture che sono alterate per compiacere il gusto dell’acquirente. In tal modo un vasto patrrimonio culturale viene distrutto e alterato dal suo contesto sociale. 

Segue una sezione più artistica presso il Museo Egizio, nella sala dedicata a Khaled al-Asaad, che nel 2015 per tutelare lo storico museo di Palmira si oppose sacrificandosi. Qui sono presenti alcuni manufatti recuperati dalle distruzioni e una serie di materiale storico rivisto da alcuni artisti contemporanei.  

Il progetto si conclude presso la Fondazone Sandretto Re Rebaudengo, vedi articoli qui,  dove sono presenti alcune opere storiche di “Danation memoria” e alcuni progetti di noti artisti internazionali, come Kader Attia con la grande installazione Arab Spring del 2014.



Installazione di Mariana Castillo Deball presso la Salone delle Guardie Svizzere 

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Immagini di alla Galleria Sabaudo parte del complesso dei Musei Reali di Torino 





14/09/15

Spazi di splendore - Il nuovo museo Egizio di Torino



Col completo rinnovamento del Museo Egizio di Torino, avvenuto senza mai chiuderlo, si è creato un affascinante viaggio nella storia e nella bellezza.

S’inizia immergendosi nell’ipogeo del nobile palazzo torinese, qui personaggi avventurosi e curiosi sono raccontati nel loro scoprire e salvare il vasto materiale che ha formato questo importante museo. Superate le suggestive narrazioni archeologiche si sale all’ultimo piano, il secondo, dove una serie di teche ci propone la vita quotidiana degli egizi, il primo incontro è con un’antica mummia, che già anticipa tutto il complesso universo di questo maestoso popolo.


Dall’epoca predinastica fino all’ultimo regno, si approfondisce, attraversando il museo, questa tradizione funebre che ha sempre attratto tutti, ma non solo, grazie al variegato supporto didattico proposto, riccamente presente in tutte le aree del museo, e alle utili audio-guide date in dotazione si scopre tutto il sistema sociale dell'antico popolo egizio.

Di teca in teca e in piacevoli allestimenti si conosce l’articolata vita di un popolo complesso e molto evoluto, sia si tratti del semplice lavoro di un umile panettiere sia si guardi alle pratiche della corte dei faraoni.


Affascina il fantastico mondo ricostruito attraverso una pregiata selezione di manufatti di grande valore e ricercata lavorazione, come quello dei ritrovamenti di Dei el Medina dove il ricco materiale è proposto nella sua bellezza storica ed estetica. O le sale dei papiri che riportano la telecronaca di congiure, ricette o magiche preghiere come uno dei tanti quotidiani odierni siti web.

La Galleria dei Sarcofagi è meravigliosa per gli stupendi lavori pittorici e la suggestione di pace che viene trasmessa.

Il viaggio si conclude nella spettacolare Galleria dei Re, che già da sola vale una visita, dove si vive l'emozione di una mistica notte in compagnia di statue monumentali.


Questo museo si sta potenziando, rinnovandosi e creando nella città di Torino un'offerta culturale internazionale e molto ben articolata con tutto il Polo Reale, una reale esempio di come gli investimenti ben gestiti posso essere una carta vincente per il nostro paese. 











01/04/15

Museo Egizio ritorno alla grande




Dopo due anni di intensi lavori, ma senza mai chiudere riapre il Museo Egizio di Torino, una stupenda nuova organizzazione degli spazi e dell'allestimento che rende imperdibile questo importante museo della cultura egizia. 

20/05/12

Trasformazioni sabaude - Prosegue il progetto di integrazione del Polo Reale di Torino.


 Bernado Bellotto Veduta di Torno dal lato del giardino reale

Il percorso museale torinese sta subendo grandi cambiamenti. Da poco si è avviato il trasferimento dall’Accademie delle Scienze della favolosa raccolta della Galleria Sabauda, che provvisoriamente è stata suddivisa fra Palazzo Reale e una storica mostra alla Venaria Reale. Intanto la vasta raccolta del Museo Egizio è momentaneamente in movimento e parzialmente visibile per i grandi lavori di rinnovamento che renderanno il complesso dell’Accademia uno dei più completi musei sulla cultura egizia al mondo, il tutto senza mai chiude al pubblico. 

In queste nuove trasformazioni una pregiata rivalutazione sta subendo Palazzo Reale che ora amplia la sua offerta culturale dando ospitalità alla stupenda raccolta della Galleria Sabauda che è dislocata nei restaurati spazi della Manica Nuova di Palazzo Reale e una parte nella Venaria Reale. 

Col suggestivo titolo “Torino, Europa. Le grandi opere d’arte della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale” sono presentati, in un percorso storico, alcuni capolavori della ricca collezione dei reali d’Italia. Questo evento è la prima tappa del trasferimento, destinato a completarsi entro il 2014, di tutte le opere della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale – spiega il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte Mario Turetta – che diventa così parte integrante del Polo Reale di Torino, il grande progetto costituirà un grande e importante complesso museale nel centro storico della città, costituito dalla Galleria Sabauda stessa, da Palazzo Reale, da Palazzo Chiablese, dalla Biblioteca Reale, dall’Armeria Reale, dal Museo di Antichità e dai Giardini Reali”. 

Defendente Ferrari Polittico di Sant'Ivo
In quest’ottica la mostra nella Manica Nuova, prosegue il direttore: “Si pone come una operazione di pubblico servizio, per mantenere visibili le più significative opere della Sabauda e preservare il legame di turisti e di cittadini con la Galleria, dare sin da ora inizio al processo di fidelizzazione del pubblico con la nuova sede e comunicare i primi risultati di un capillare ed approfondito lavoro di catalogazione scientifica”. 

Il percorso di visita si fonda su novantacinque opere d’arte scalate fra il XIV ed il XIX secolo. “Si tratta di sculture e soprattutto di dipinti, selezionati all’interno degli oltre milleduecento che compongono il patrimonio della Sabauda e sottoposti nella circostanza a un’accurata revisione conservativa, sottolinea la Soprintendente Edith Gabrielli. Non mancano i ‘quadri-manifesto’, ovvero i capi d’opera per cui la Sabauda è nota in tutto il mondo, dalle Stimmate di San Francesco di Jan van Eyck all’Annunciazione di Orazio Gentileschi fino al Ritratto equestre di Tommaso Francesco di Savoia Carignano di Antoon van Dyck. Questi ed altri capolavori saranno però chiamati a dialogo con opere che finora non hanno goduto dello spazio e dell’attenzione che pure meritano, a formare un percorso critico inedito e di grande rigore scientifico, volto a privilegiare il confronto tra la scuola artistica piemontese e le altre scuole, vuoi italiane, vuoi europee”. 

La Sabauda a centottanta anni esatti dalla sua fondazione - il Museo venne istituito da Carlo Alberto nel 1832 – attraverso la mostra entra in una fase del tutto nuova. L’operazione pone un taglio netto con il passato e dunque è per molti aspetti da giudicarsi rivoluzionaria. Eppure non è la prima volta che accade nella storia del museo. “Già nel 1865 la Galleria traslocò da Palazzo Madama al Palazzo dell’Accademia delle Scienze – spiega la direttrice della Galleria Sabauda Anna Maria Bava – Allora il trasferimento fu dettato da ragioni conservative, oggi invece serve per adeguare la Sabauda al nuovo ruolo di Torino, una città che almeno dai Giochi Olimpici del 2006 si è proposta sullo scacchiere internazionale come crocevia d’arte e di cultura”. 


Segnaliamo anche che fino al 24 Giugno è possibile godere, sempre presso Palazzo Reale, dell’ antologica che rende omaggio ad un indiscusso maestro francese della fotografia, per raccontare la storia di uno sguardo unico e di un artista definito “l'occhio del secolo”: Henri Cartier-Bresson. 

Jan van Eyck Le stigmate di San Francesco
L’esposizione presenta oltre 130 fotografie in bianco e nero, scattate fra i primi anni ‘30 e la fine degli anni ’70 che cristallizzano avvenimenti di portata epocale quali il funerale del Mahatma Gandhi in India, la vita nel campo di deportazione di Dessau ove l’artista ritrae una donna nell’intento di accusare un’altra donna di essere una spia della Gestapo o un meeting politico nei primi anni Cinquanta a Parigi nel Parc des Expositions nel quale diviene protagonista un uomo di spalle che si rivolge alla folla sterminata – 1952/53. Insieme a queste opere, si incontrano anche fotografie di persone comuni: uomini, donne, bambini, lavoratori, giovani ed anziani ritratti nella loro quotidianità. Scatti nei quali i soggetti non sono quasi mai in posa, ma vengono sorpresi nell’atto di compiere una qualche azione che, grazie all’attento occhio del maestro, si carica di infinita poesia. Ne è forse emblema la fotografia scattata nel carcere di Leesburg nel New Jersey, dove il braccio e la gamba di un prigioniero fuoriescono drammaticamente dalla grata di una cella di isolamento -1975 o la magnetica Downtown. New York - 1947, nella quale lo sguardo dello spettatore si concentra sui protagonisti grazie alle linee dei muri laterali che convergono in un unico punto di fuga. 

Attraversando le tre sale dedicate all’esposizione si incontreranno gli enigmatici ritratti dedicati all’artista Alberto Giacometti e fotografie di inusitata intensità e raffinata poesia come quella in cui un uomo attraversa a passo veloce la parigina Gare de Lion – 1932 o quella in cui un gruppo di persone è impegnato in un picnic domenicale sulle rive di un fiume: France. Sunday on the banks of the River Marne – 1938. Si visiteranno luoghi non sempre conosciuti come nello scatto realizzato a Diep negli anni '40, dove i volti di due giovani sulla spiaggia sono nascosti da un ombrello e si incontrerà il volto di un eunuco della corte imperiale di Pechino che sorride alla macchina fotografica nel 1948. Delicata e romantica la fotografia di due giovani su un treno colti fra le braccia di Morfeo si contrappone ad un'altra di grande sensualità ove i floridi corpi di alcune donne dominano lo spazio di Spain. Valencia Province. Alicante – 1933… Si potrebbe continuare ad elencare tutte le opere ma in ognuna di esse, l’unica costante sono la luce, il soggetto, la composizione, la geometria e la forma che confluiscono in una straordinaria condizione nella quale la perfezione formale si accompagna all’organicità della realtà metafisica trascendendone o amplificandone il significato. “Quando guardo un’opera di Henri Cartier-Bresson – scrive Yves Bonnefoy nel volume Henri Cartier- Bresson. Photographe – 1979 – provo dapprima meraviglia che possano essere accadute situazioni così ricche di senso, così intense..”