Translate

Visualizzazione post con etichetta Collezione Pinault. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Collezione Pinault. Mostra tutti i post

25/03/26

Chiaroscuro




La Bourse de Commerce attingendo a un centinaio di opere della Collezione Pinault – e, per la prima volta, a diverse opere moderniste – propone la mostra Clair-obscur esplora l'eredità del chiaroscuro e la sua risonanza nel presente.




Il progetto prende avvio dalla frase del filosofo Giorgio Agamben «Il contemporaneo è colui che fissa saldamente lo sguardo sul proprio tempo per percepirne non la luce, ma l'oscurità. Tutte le epoche, per chi vive la contemporaneità, sono oscure. Il contemporaneo è proprio colui che sa vedere questa oscurità, che è capace di scrivere intingendo la penna nell'oscurità del presente»




La mostra trae ispirazione per l'idea e dalla tecnica del chiaroscuro, emersa per la prima volta nei dipinti manieristi e barocchi del XVI secolo, in particolare nelle opere di Caravaggio, che ne intensificò l'uso, immergendo il mondo terreno in una profonda oscurità penetrata da raggi di luce che accentuano il senso di tensione drammatica e gli interrogativi spirituali alla base dei suoi dipinti. In continuazione di questo viaggio nel cuore delle tenebre, Goya ha espresso tutta l'oscurità dell'umanità nelle sue opere, e il chiaroscuro da lui perfezionato continua a influenzare le opere contemporanee con il suo senso di profondità e mistero.

10/01/26

Prossimamente presso gli spazi della Collezione Pinault a Venezia


 

Ecco le prime news sulla mostre di alcuni dei più importante centri espositivi internazionale, si tratta della storica Punta della Dogana e di Palazzo Grassi a Venezia parti della costellazione Pinault .


Michael Armitage. The Promise of Change

Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027

Palazzo Grassi

A cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, art director, Serpentine Galleries, per il catalogo, e Caroline Bourgeois, advisor, Pinault Collection, e Michelle Mlati, storica dell’arte

A Palazzo Grassi Pinault Collection dedica un’importante mostra a Michael Armitage, una delle voci più singolari e riconosciute della pittura contemporanea. Oscillando tra figurazione e astrazione, racconto documentario e visioni oniriche, le opere di Armitage intrecciano ricordi personali, riferimenti culturali e immaginari simbolici, dando vita a dipinti lirici che interrogano le nozioni di identità, memoria, spiritualità e le tensioni sociopolitiche del mondo attuale.

 L’artista keniota-britannico Michael Armitage (nato nel 1984, Kenya) presenta a Palazzo Grassi un nucleo di oltre centocinquanta opere tra lavori storici e nuove produzioni che rivelano il suo linguaggio pittorico, ricco e sensibile, e mettono in scena figure e composizioni complesse con una notevole intensità cromatica, unendo diversi canoni estetici. La scelta dei soggetti e le allusioni interpretative condividono in lui la stessa forza espressiva. Il pittore non esita ad affrontare temi violenti e difficili, ritenendo che l’arte non possa ignorare la realtà ma debba al contrario impadronirsene: le conseguenze delle guerre, la corruzione e l’instabilità nelle regioni equatoriali, la crisi migratoria, il peso dello sguardo altrui o ancora gli abusi di potere costituiscono lo sfondo di alcune sue opere particolarmente toccanti.

Dividendo la propria vita tra Kenya e Indonesia, Armitage trae ispirazione da una molteplicità di fonti: fatti storici e attualità contemporanea, manifestazioni politiche, letteratura, cinema, rituali locali, architetture coloniali e moderne, fauna e flora, oltre alla storia globale dell’arte. Al centro della sua iconografia si trova l’Africa orientale, e il Kenya in particolare, che esplora con una sensibilità al tempo stesso critica e satirica, così come con una profondità visionaria. Se alcune scene sono precisamente collocate nello spazio e nel tempo — ad esempio quando l’artista ha seguito una squadra di giornalisti che documentava i movimenti d’opposizione e la loro violenta repressione durante le elezioni del 2017 in Kenya, o quando rappresenta fatti legati al confinamento del 2020–2021 — altre restano più elusive e universali. Questa ambiguità conduce Armitage verso territori fluttuanti.

La mostra a Palazzo Grassi esplora progressivamente questi paesaggi abitati, propizi all’apparizione di visioni. Le scene di Armitage si addensano o addirittura si offuscano, lasciando spazio alla nostra personale interpretazione. Di fronte a un dipinto di Michael Armitage l’occhio esita, viene messo in scacco. Coesistono più racconti, più linee d’orizzonte; gli spazi reali e quelli immaginari s’intrecciano, le versioni e i punti di vista si sovrappongono. Trattate tra violenza e dolcezza, le composizioni dell’artista, sfolgoranti nonostante l’asprezza dei temi, gli permettono di dare libero corso alle sue visioni, paesaggi abitati, se non addirittura allucinati.

Tra questi motivi, si incontrano personaggi reali e immaginari, provenienti tanto dalla letteratura africana contemporanea quanto dalla mitologia greca, che incarnano un certo stato interiore pur testimoniando una condizione esterna. Altre volte, sono individui anonimi a essere rappresentati, come nella serie dedicata alla migrazione, che tenta di raccontare, in grandi composizioni pittoriche, il viaggio pericoloso dei migranti attraverso l’Africa, la traversata marittima spesso mortale verso l’Europa e la disillusione di coloro che riescono a raggiungerla. Ispirandosi talvolta direttamente a scene dei film del regista senegalese Sembène Ousmane (1923–2007), ai personaggi dei romanzi dello scrittore keniota Ngugi wa Thiong’o (1938–2025), o ancora a composizioni pittoriche di Francisco de Goya (1746–1828), Diego Velázquez (1599–1660), o di artisti modernisti africani come Jak Katarikawe (1940-2018) e Peter Mulindwa (1943-2022), tra gli altri, Armitage condensa con grande maestria tali influenze in una forma di sintesi, creando un nuovo vocabolario contemporaneo.

Le opere dell’artista sono dipinte a olio su un tessuto ricavato dalla corteccia di alberi secondo le tradizioni ugandese e indonesiane, liberandosi così dalla tela convenzionale occidentale. Le irregolarità naturali di questo materiale — fori, pieghe e una texture ruvida — influenzano direttamente le composizioni visive, spesso molto elaborate, dell’artista. Eseguite con una tavolozza lussureggiante e sensuale, le pitture di Armitage sono il risultato di un processo di sovrapposizione e stratificazione: la pittura viene applicata, raschiata, poi nuovamente applicata, dando vita a un’immaginazione evocativa e singolare. La pratica del disegno, cui è dedicata una vasta sala all’interno della mostra, rivela inoltre l’attenzione che l’artista riserva ai dettagli, alla composizione e agli studi preparatori.

Amar Kanwar, The Peacock’s Graveyard, 2023 (still). Pinault Collection. Digital video installation, 7 screens, dimensions variable, 28 mins, 16 sec (sync, loop), edition of 6. ©Amar Kanwar, Courtesy Marian Goodman Gallery


Amar Kanwar. Co-travellers

Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027

Palazzo Grassi

A cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection

Pinault Collection presenta una mostra di Amar Kanwar che riunisce due importanti installazioni multimediali al secondo piano di Palazzo Grassi. Caratterizzato da un approccio poetico e filosofico alle questioni individuali, sociali e politiche, Amar Kanwar crea uno spazio di intersezione tra arte, documentazione e attivismo. Le sue installazioni invitano a vivere un’esperienza meditativa con la natura umana, che unisce intensità visiva, impegno e profondità narrativa.

 Amar Kanwar (nato nel 1964, India) si è distinto a partire dagli anni Novanta per i suoi film e le opere multimediali che esplorano la politica del potere, della violenza e della resistenza. Lo sguardo di Kanwar è quello di un osservatore alla ricerca di immagini e rappresentazioni che documentino la storia contemporanea del Asia meridionale. Facendo emergere narrazioni parallele, il regista si affida a documenti d’archivio e testimonianze reali, così come a immagini poetiche, per creare una narrazione stratificata. Andando oltre il giudizio sociale o politico, Kanwar trascende le narrazioni personali e collettive.

La sua installazione The Torn First Pages (2004-2008), presentata nelle sale del secondo piano di Palazzo Grassi, documenta la complessità della lotta per la democrazia in Birmania. L’opera rappresenta la pratica di Kanwar di raccogliere, sintetizzare e reimpiegare documenti d’archivio. Il titolo dell’installazione rende omaggio a un gesto di protesta del libraio Ko Than Htay, che strappava la prima pagina di ogni libro che vendeva — la pagina che, per obbligo di legge, conteneva le dichiarazioni degli obiettivi politici della dittatura militare. Attraverso materiali stampati e video proiettati su fogli di carta, l’artista attira l’attenzione sulle atrocità del regime, così come sulla forza della protesta politica in Birmania e nel mondo.

Immersa nell’oscurità viene presentata l’opera più recente dell’artista The Peacock’s Graveyard (2023). Una riflessione contemporanea sulla morte, l'impermanenza e il ciclo della vita, quest'opera è l'ultima realizzata dall'artista e fa parte della Collezione Pinault. Sette schermi invisibili, contenendo immagini o testi, tessono una coreografia fluttuante che evoca la magia del proto-cinema. Un raga (musica classica indiana melodica basata sull’improvvisazione) potente e vibrante eseguito dal pianista Utsav Lal impone un ritmo lento che evolve in una trance. Sfruttando appieno il potenziale di questa narrazione multifocale, Amar Kanwar non filma figure né usa voci, ma il testo è accompagnato da immagini metaforiche e astratte. In questi cinque racconti scritti dall’artista (per un’esperienza totale di 28 minuti), si incontrano un sacerdote furioso, un boia a cui un albero impartisce una lezione, un proprietario terriero che tradisce una promessa, un presidente reincarnato e due amici salvati dalle loro liti. Kanwar descrive queste favole semplici e metafisiche come strumenti che ci aiutano a regolare il rapporto con il mondo, la sua violenza e le sue relazioni di potere — piccole storie per adulti da portare via con sé.

Concepita da Jean-Marie Gallais, curatore della Pinault Collection, la mostra crea questo dialogo tra due opere create a vent’anni di distanza e invita i visitatori a immergersi nell’insieme di dispositivi visivi e narrativi del regista e stimola una meditazione poetica e politica sulla natura umana, sulla giustizia e l’ingiustizia, “sulle conseguenze dell’arroganza della nostra specie”, come cita l’artista. Pur assumendo una narrazione senza tempo e di finzione, The Peacock’s Graveyard affronta questioni contemporanee: temi legati alla terra, all’acqua e ai diritti umani, alla storia, alla memoria, al karma e alla moralità. The Torn First Pages osserva la resistenza individuale e collettiva delle persone comuni alla violenza. Formalmente, le opere condividono somiglianze, come se la prima fosse una premonizione della seconda, che “distilla” la stessa idea: le immagini diventano all’improvviso cristalline e le storie universali. La mostra offre così una riflessione profonda sul nostro tempo presente, “un momento della storia in cui ogni verità sembra avere un’opposta verità brutale”, spiega Kanwar.



Lorna Simpson. Third Person

Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026

Punta della Dogana

A cura di Emma Lavigne, direttrice generale e curatrice generale, Pinault Collection

Mostra realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York

La mostra personale di Lorna Simpson offre, per la prima volta in Europa, un’ampia rassegna dedicata a oltre un decennio della sua pratica pittorica. Realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York, dove nella primavera del 2025 è stata presentata una versione dal titolo “Source Notes” a cura di Loren Rosati, la mostra a Venezia rinnova il percorso espositivo riunendo circa cinquanta opere – dipinti, collage, sculture, installazioni e un film – provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista e opere inedite create specificatamente per la mostra a Punta della Dogana.

 

L’esposizione è concepita da Emma Lavigne, direttrice generale della Pinault Collection e curatrice generale, in stretto dialogo con l’artista. Il percorso veneziano propone una selezione pensata specificamente per gli spazi di Punta della Dogana, attraverso la quale l’artista costruisce la trama dei fili narrativi che danno forma agli universi di finzione e ai racconti suggeriti dalla sua opera.

Rivelatasi già a metà degli anni Ottanta per il suo approccio innovativo alla fotografia concettuale, Lorna Simpson (nata nel 1960, Stati Uniti) non ha mai smesso di esplorare in modo critico i meccanismi di costruzione delle immagini. Dalla metà degli anni 2010, la pittura si è imposta come un campo di esplorazione particolarmente fecondo del suo lavoro, attraverso il quale prolunga e approfondisce le grandi questioni che attraversano la sua opera: l’erosione e la ricomparsa della memoria, le falle della rappresentazione, l’instabilità dei racconti.

L’esposizione riunisce nuclei significativi di opere appartenenti alle serie più emblematiche di questo periodo, tra cui Ice, Special Characters ed Earth and Sky. Essa abbraccia oltre vent’anni di attività, includendo alcune delle tele realizzate per la partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia del 2015, sotto la curatela di Okwui Enwezor, fino alla presentazione di diverse opere inedite create appositamente per la mostra. Resistenti a ogni lettura univoca, le sue opere ci conducono in zone incerte poste ai margini del visibile. L’esposizione si articola attorno a tre nuclei che scandiscono il percorso. Si apre con un primo gruppo di composizioni attraversate da figure enigmatiche, echi storici e tensioni politiche che evocano i sollevamenti e la loro repressione. Queste opere diventano il teatro di ambienti inospitali e instabili, attraversati da forze diffuse. Prosegue con una serie di panorami artici, ricreati sulla base di archivi di spedizioni, che si sviluppano in gamme di blu notturni e grigi ghiacciati, conferendo a questi paesaggi cupi una dimensione sospesa e irreale. Sulla soglia della laguna veneziana, queste opere sembrano fluttuare tra due stati, porosi agli elementi e abitati da presenze spettrali pronte a dissolversi. Infine, una galleria di ritratti e di enigmatiche e maestose figure femminili, presentate in particolare nel Cube di Tadao Ando, confronta lo sguardo con la complessità delle identità e l’ambiguità della loro rappresentazione.

Da circa quindici anni, il collage occupa un posto centrale nel processo creativo di Simpson, e la mostra ne dà testimonianza con un’installazione che riunisce quaranta collage. Attingendo da un vasto archivio visivo, l’artista fa di questa pratica un terreno di sperimentazione in cui giustapposizioni, slittamenti di senso e associazioni libere trasformano queste immagini in “source notes” destinate a ispirare, in seguito, molte delle sue composizioni. L’esposizione mette in luce tutta la ricchezza di un linguaggio concettuale e plastico multiforme, che attribuisce un grande spazio all’intuizione. L’artista vi esplora la memoria collettiva, il peso degli stereotipi e i meccanismi di cancellazione, proponendo altrettanti prismi critici con cui rileggere oltre mezzo secolo di storia. L'evocazione degli stati della materia e dei fenomeni naturali – acqua, fuoco, ghiaccio, polvere, meteoriti, nuvole – compone un universo instabile, favorevole alle metamorfosi e alle temporalità sospese.



Paulo Nazareth. Algebra

Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026

Punta della Dogana

A cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente

La Pinault Collection presenta Algebra, una grande mostra personale dell’artista brasiliano Paulo Nazareth al piano superiore di Punta della Dogana. Il progetto espositivo nasce a partire dell’ampia presenza delle opere di Nazareth nella Pinault Collection e include un nucleo di opere inedite, riunendo oltre vent’anni di pratica artistica e trasformando lo spazio espositivo dell’ex dogana.

 La mostra a cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente, trae il suo titolo, Algebra, dall’arabo al-jabr, il rimettere insieme le ossa rotte, evocando l’essenza dell’algebra come arte del risolvere gli incogniti e ricomporre ciò che è stato fratturato. Per Paulo Nazareth, questo diventa una metodologia per affrontare le fratture irrisolte della storia attraverso camminate epiche nelle Americhe, nei Caraibi e nel continente africano. La sua pratica del camminare svela la violenza strutturale — razziale e coloniale — che ha modellato i confini contemporanei, proponendo forme di conoscenza radicate nella relazione invece che nell’estrazione, nella saggezza ancestrale invece che nella mappatura coloniale.

Una spessa linea di sale attraversa ogni sala, segnando una soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta sommerso. Per i visitatori più attenti, questa linea rivela lentamente la geometria di una nave fantasma — un tumbeiro, il termine portoghese per le navi negriere che attraversavano l’Atlantico. La sua architettura della sofferenza riaffiora in frammenti all’interno delle stanze, una presenza spettrale che sottende l’intera mostra. Il sale funziona sia come metafora sia come agente materiale: guarisce, corrode, si accumula.

La mostra non presenta né un approccio cronologico né tematico, ma stazioni in un continuum, una distillazione lungo il percorso espositivo di una performance arte-vita in corso. Centrale tra queste è Notícias de América della Pinault Collection, che condensa i dieci mesi di cammino di Nazareth dal Brasile a New York. Fotografie, testi e Havaianas consumate tracciano momenti in cui identità e confini si scontrano, offrendo una testimonianza diretta della migrazione come esperienza vissuta e come finzione costruita.

Quando fu invitato alla Biennale di Venezia del 2013, Nazareth creò un evento parallelo a Veneza, nello stato di Minas Gerais: una piccola città brasiliana che condivide il nome con la capitale marittima italiana. Per questa mostra, attiva nuovamente entrambi i siti in simultanea, creando un dialogo tra emisferi: la città galleggiante costruita sul commercio incontra la sua omonima senza sbocco sul mare nell’interno brasiliano. Due geografie, una pratica.

Occupando un edificio dove le merci venivano contate, tassate e registrate in registri meticolosi — Algebra chiede cosa quei sistemi contabili si rifiutassero di registrare. Nel divario tra misurazione e cancellazione, la mostra di Nazareth risolve per l’innominato, occupandosi di ciò che persiste oltre la documentazione, delle equazioni che i documenti ufficiali non riuscivano a contenere.



23/12/22

Mostre alla Bourse de Commerce di Parigi

 


Due mostre dal forte impatto emotivo ci accolgono negli spazi della Bourse de Commerce della Collezione Pinault, nel cuore di Parigi. Una collettiva dal forte percepire contemporaneo e un antologica dei lavori di  Anri.





01/05/20

Bourse de Commerce aprirà nel 2021



Doveva essere il grande evento autunnale della settimana dell'arte di Parigi, ma l'apertura della Bourse de Commerce della Collezione Pinault sarà spostata alla primavera del 2021.

Lo spostamento avviene col fine di garantire tutte le sicurezze nei lavori di ristrutturazione e avviare con una mostra di grande respiro internazionale. 

14/03/18

Nuove mostre con la Collezione Pinault a Venezia



 Rudolf Stingel, 'Untitled (Alpino, 1976)', 2006

Pinault Collection
Courtesy of the artist


Arrivano le nuove proposte di Palazzo Grassi e Punta della Dogana per la stagione 2018.

L’8 Aprile riparte la ricca programmazione Collezione Pinault con l’apertura dei suoi spazi veneziani.

A Palazzo Grassi ci sarà una mostra personale dedicata a Albert Oelhen, dal titolo ‘Cows by the water" e a Punta della Dogana "Dancing with myself", una collettiva con opere dalla Collezione Pinault in collaborazione con il Museo Folkwang di Essen, Germania.

Palazzo Grassi presenta "Cows by the water’’,la mostra personale di Albert Oehlen (1954, Krefeld,  Germania) nell’ambito del programma delle monografiche di artisti contemporanei inaugurato a Palazzo Grassi nell’aprile 2012 con Urs Fischer e proseguito con Rudolf Stingel, Irving Penn, Martial Raysse, Sigmar Polke --- alternate a esposizioni tematiche della Collezione Pinault.

La mostra, curata da Caroline Bourgeois, traccia un percorso lungo la produzione di Albert Oelhen  attraverso una selezione di circa 85 opere, dalle più note a quelle meno conosciute, realizzate dagli anni  '80 ad oggi e provenienti dalla Pinault Collection e da importanti collezioni private e musei internazionali.

La mostra presenta un allestimento inedito, non cronologico bensì scandito da un ritmo sincopato tra i diversi generi e periodi, sottolineando così il ruolo centrale della musica nella produzione dell’artista, metafora del suo metodo di lavoro dove contaminazione e ritmo, improvvisazione e ripetizione, densità e armoniadei suoni diventano gesti pittorici.

Albert Oehlen si afferma come uno dei protagonisti della pittura contemporanea grazie a una ricerca in continua evoluzione dedicata al superamento dei limiti formali e alle sperimentazioni, più che al soggetto dell’opera.

La mostra a Palazzo Grassi è la più grande monografica dedicata ad Albert Oehlen, già protagonista di importanti esposizioni in tutto il mondo tra le altre al Museo Nacional de Bellas Artes in L’Avana nel 2017, al Cleveland Museum of Art nel 2016, al New Museum di New York nel 2015, al Kunstmuseum di Bonn nel 2012 e al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 2009.

A Punta della Dogana la mostra collettiva ‘‘Dancing with myself’’ , nata dalla collaborazione tra la Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, è curata da Martin Bethenod e Florian Ebner e ed è stata presentata in una prima versione a Essen nel 2016.

‘‘Dancing with myself’’ indaga l’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera. Attraverso un’ampia varietà di pratiche artistiche e linguaggi (fotografia, video, pittura, scultura, installazioni…), di culture e provenienza, di generazioni ed esperienze, la mostra mette in luce il contrasto tra attitudini differenti: la malinconia e la vanità, il gioco ironico dell’identità e l’autobiografia politica, la riflessione esistenziale e il corpo come scultura, effigie o frammento, e la sua rappresentazione simbolica.

La mostra riunisce circa 100 opere dalla Pinault Collection da Claude Cahun a LaToya Ruby Frazier, da Gilbert & George a Cindy Sherman, da Alighiero Boetti a Maurizio Cattelan, in dialogo con una selezione di opere provenienti dal Museum Folkwang, ed è presentata in una versione inedita per gli spazi espositivi di Punta della Dogana con oltre 45 lavori non esposti in occasione della mostra a Essen.



27/07/17

Collezione Pinault prossimamente a Parigi



Il progetto culturale promosso dalla Collezione Pinault si amplia e si rafforza con l’apertura di un nuovo spazio espositivo permanente nel cuore di Parigi, nella storica sede della Bourse de Commerce.

Presentato a Parigi il progetto di restauro dell’edificio del XVI° secolo, sotto la direzione di Tadao Ando, architetto che ha firmato il recupero di Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia.




“Con la nascita di questa nuova sede in cui la mia Collezione sarà esposta, si aggiunge un nuovo tassello alla realizzazione del progetto culturale che ho intrapreso, volto a condividere la mia passione per l’arte del nostro tempo con il maggior numero di persone. Il progetto è nato a Venezia, più di dieci anni fa, con l’apertura di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana, spazi che saranno in relazione permanente con il sito parigino. Come per Venezia, questa iniziativa proviene da un impegno personale al quale ho voluto associare i membri della mia famiglia, i miei figli e in particolare François-Henri Pinault.”
François Pinault.




Dal 2006 il progetto culturale di François Pinault si è articolato secondo tre principi: una rete di musei permanenti, ubicati a Venezia - Palazzo Grassi, arricchito nel 2013 da un auditorium, il Teatrino, e Punta della Dogana - un programma espositivo temporaneo extra muros, in collaborazione con numerose istituzioni in Francia e all’estero; infine, un programma di iniziative a sostegno della creazione e della storia dell’arte come la residenza di artisti di Lens o il premio Pierre Daix.

Con l’inaugurazione della Bourse de Commerce a Parigi – prevista per l’inizio del 2019 - la collezione Pinault introduce anche un cambiamento di scala. Rafforza la sua rete di siti culturali permanenti, pur preservando l’identità di ognuna delle sue componenti. La Bourse de Commerce, Palazzo Grassi, Punta della Dogana e il Teatrino interagiranno tra loro in una relazione di collaborazione, complementarità e sinergia. In linea con questa visione, è stato conferito l’incarico di direzione del nuovo museo parigino a Martin Bethenod, che continuerà a dirigere i musei veneziani.




Affidata a un’équipe composta da Tadao Ando (Tadao Ando Architect and Associates - TAAA), Pierre-Antoine Gatier, architetto specializzato nella conservazione dei beni architettonici, l’agenzia NeM - Lucie Niney e Thibault Marca e la SETEC Costruzioni, la ristrutturazione prevede uno spazio espositivo pari a circa 3000 metri quadrati, utilizzabili autonomamente o combinati per accogliere progetti che richiedono spazi di grande ampiezza. I volumi, che vanno dalla dimensione intima a quella monumentale, sono pensati per accogliere nel modo più idoneo opere realizzate con tecniche e formati diversi, dalla fotografia alle grandi installazioni, passando per la pittura, la scultura o i video.




Gli spazi destinati all’esposizione sono completati da un auditorium da 300 posti, in grado di ospitare conferenze, convegni, proiezioni e concerti, oltre a un ampio foyer e una sala per la presentazione di installazioni video, performance e progetti sperimentali.

Lo spirito che guida il progetto architettonico e museografico è quello di un dialogo sereno, cordiale e non impositivo con il contesto storico e del patrimonio, con le opere e con il pubblico.



05/07/17

Collezione Pinault prossimamente a Parigi




Il progetto culturale promosso dalla Collezione Pinault si amplia e si rafforza con l’apertura  di un nuovo spazio espositivo permanente nel cuore di Parigi, nella storica sede della Bourse de Commerce.

Presentato a Parigi il progetto di restauro dell’edificio del XVI° secolo, sotto la direzione di Tadao Ando, architetto che ha firmato il recupero di Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia.


“Con la nascita di questa nuova sede in cui la mia Collezione sarà esposta, si aggiunge un nuovo tassello alla realizzazione del progetto culturale che ho intrapreso, volto a condividere la mia passione per l’arte del nostro tempo con il maggior numero di persone. Il progetto è nato a Venezia, più di dieci anni fa, con l’apertura di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana, spazi che saranno in relazione permanente con il sito parigino. Come per Venezia, questa iniziativa proviene da un impegno personale al quale ho voluto associare i membri della mia famiglia, i miei figli e in particolare François-Henri Pinault.”
François Pinault
  
Dal 2006 il progetto culturale di François Pinault si è articolato secondo tre principi: una rete di musei permanenti, ubicati a Venezia - Palazzo Grassi, arricchito nel 2013 da un auditorium, il Teatrino, e Punta della Dogana - un programma espositivo temporaneo extra muros, in collaborazione con numerose istituzioni in Francia e all’estero; infine, un programma di iniziative a sostegno della creazione e della storia dell’arte come la residenza di artisti di Lens o il premio Pierre Daix.




Con l’inaugurazione della Bourse de Commerce a Parigi – prevista per l’inizio del 2019 - la collezione Pinault introduce anche un cambiamento di scala. Rafforza la sua rete di siti culturali permanenti, pur preservando l’identità di ognuna delle sue componenti. La Bourse de Commerce, Palazzo Grassi, Punta della Dogana e il Teatrino interagiranno tra loro in una relazione di collaborazione, complementarità e sinergia. In linea con questa visione, è stato conferito l’incarico di direzione del nuovo museo parigino a Martin Bethenod, che continuerà a dirigere i musei veneziani.

Affidata a un’équipe composta da Tadao Ando (Tadao Ando Architect and Associates - TAAA), Pierre-Antoine Gatier, architetto specializzato nella conservazione dei beni architettonici, l’agenzia NeM - Lucie Niney e Thibault Marca e la SETEC Costruzioni, la ristrutturazione prevede uno spazio espositivo pari a circa 3000 metri quadrati, utilizzabili autonomamente o combinati per accogliere progetti che richiedono spazi di grande ampiezza. I volumi, che vanno dalla dimensione intima a quella monumentale, sono pensati per accogliere nel modo più idoneo opere realizzate con tecniche e formati diversi, dalla fotografia alle grandi installazioni, passando per la pittura, la scultura o i video. 

Gli spazi destinati all’esposizione sono completati da un auditorium da 300 posti, in grado di ospitare conferenze, convegni, proiezioni e concerti, oltre a un ampio foyer e una sala per la presentazione di installazioni video, performance e progetti sperimentali. 

 Lo spirito che guida il progetto architettonico e museografico è quello di un dialogo sereno, cordiale e non impositivo con il contesto storico e del patrimonio, con le opere e con il pubblico. 





10/03/17

Ritorna dagli abissi - grande ritorno di Damien Hirst a Venezia



E' già avviata la grande campagna promozionale per sostenere la prossima importante proposta della Collezione Pinault che si concentrerà quest'anno tutta su Damien Hirst.

Passati i grandi anni di attenzione e successo mediatico per l'artista inglese era iniziato un lento declino, forse dovuto anche alla eccessiva produzione artistica, spesso di dubbia qualità e gusto, ora il noto collezionista francese vuole rilanciarlo con un articolato evento espositivo.


Il prossimo 9 aprile a Venezia, giusto un poco prima che si avvi la nuova edizione della Biennale, si apriranno gli spazi veneziani di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, uniti per questa riscoperta su cui molti già diffondono alcuni segreti.

Pare che si tratterà di opere ispirate da Venezia stessa, cioè i suoi fondali, proposti come luogo dalle meraviglie nascoste, come potrebbe far pensare anche l'enfatico titolo "Treasures from the Wreck of the Unbelievable" (Tesori dell'incredibile relitto ). 



Ci saranno più di 250 pezzi con prezzi variabili da poche centinaia a milioni di euro.

Fra un mesetto scopriremo tutti, tenetevi quindi liberi da impegni.

05/02/13

Rispunta la Punta, sempre più ricca di proposte



In occasione delle prossime manifestazioni per la 55. Biennale internazionale d’arte di Venezia, il centro di arte contemporanea Punta della Dogana – François Pinault Foundation aprirà al pubblico una nuova esposizione di opere della Collezione Pinault. 

La mostra occuperà l’intero spazio di Punta della Dogana e proseguirà fino al 31 dicembre 2014, il collezionista François Pinault ha affidato la curatela a Caroline Bourgeois e Michael Govan. 

Caroline Bourgeois ha curato numerose esposizioni tra cui L’Argent, Joan Jonas, Valie Export, Cao Fei, Adel Abdessemed e Loris Gréaud al Plateau-FRAC Île-de-France a Parigi, che ha diretto dal 2004 al 2008, e varie mostre della collezione François Pinault Foundation, tra cui Elogio del dubbio (2011-2012) a Punta della Dogana, La voce delle immagini (2012), Madame Fisscher (2012) e Il mondo vi appartiene (2011) a Palazzo Grassi, ma anche Passage du temps (2007), a Lille, Un certain état du monde (2009), a Mosca e Qui a peur des artistes? (2009), a Dinard. 

Michael Govan è CEO e Wallis Annenberg Director del Los Angeles County Museum of Art (LACMA) dal 2006. In precedenza è stato vicedirettore della Solomon R. Guggenheim Foundation e presidente e direttore della Dia Foundation di New York dal 1994 al 2006. Ha coordinato la mostra The Great Utopia: The Russian and Soviet Avant-Garde 1915-1932 (1992) e curato numerose esposizioni tra cui Dan Flavin: A Retrospective (2007) e James Turrell: A Restrospective, che aprirà le porte al LACMA il 26 maggio 2013. 

Parallelamente, l’esposizione Rudolf Stingel, a Palazzo Grassi, aperta al pubblico dal 7 aprile 2013, proseguirà fino al 31 dicembre 2013.